Il meteo non prometteva bene, ma il tempo con gli U23 è stato clemente: la pioggia ha smesso di scendere proprio qualche minuto prima della partenza degli atleti. 35,6 chilometri veloci, qualche curva più tecnica e lo strappo dell’Abbazia di Rosazzo. Una prima parte più veloce, pianeggiante e senza particolari difficoltà. La seconda parte invece più impegnativa, con la salita e una discesa veloce.
Dopo il Giro d’Italia per Piganzoli appena qualche giorno di recupero e pochi allenamenti specificiDopo il Giro d’Italia per Piganzoli appena qualche giorno di recupero e pochi allenamenti specifici
Piganzoli ticolore
Il migliore è Davide Piganzoli (Eolo-Kometa), il nuovo campione italiano a cronometro, sceso per terz’ultimo dalla rampa di lancio al Velodromo di San Giovanni al Natisone. Una corsa gestita bene, con tempi regolari: il cronometro all’intertempo segna uno dei tempi migliori, è secondo. Davide prosegue poi la sua crono tricolore con una media complessiva di 48,473 orari.
Nel 2020, Piganzoli era stato terzo ai tricolori juniores a crono, dietro Milesi e GarofoliNel 2020, Piganzoli era stato terzo ai tricolori juniores a crono, dietro Milesi e Garofoli
Davide, te l’aspettavi di tornare a casa con il tricolore sulle spalle?
Devo ammettere che è una vittoria abbastanza inaspettata. Dopo il Giro mi sono preso solo tre giorni di pausa e non ho preparato la crono come avrei voluto, ma sono contento.
Come ti sei sentito durante la corsa?
Tutto sommato bene. All’intertempo dall’ammiraglia mi hanno detto che ero sui tempi del primo. Ho saputo anche della caduta di Milesi, a cui auguro un pronto recupero. Siamo amici, mi è dispiaciuto molto. Sul finale mi sentivo stanco e stavo calando, ma dall’ammiraglia mi facevano grande tifo, ci ho creduto.
La seconda parte sulla carta era quella un po’ più difficile, dove bisognava mantenere stabile l’andatura…
Sì, infatti sono andato forte, senza dare tutto e poi sul finale sono riuscito a recuperare un pochino.
PIganzoli è stato il solo corridore Eolo-Kometa fra agli U23, mentre hanno corso in 4 tra i pro’PIganzoli è stato il solo corridore Eolo-Kometa fra agli U23, mentre hanno corso in 4 tra i pro’
Montefiori e Olivo sul podio
Insegue a pochi secondi di distanza Matteo Montefiori (InEmiliaRomagna) che conclude la sua prova con 5”79 di ritardo. Ottima anche la prova di Bryan Olivo (Cycling Team Friuli): dopo aver ripreso i tre corridori partiti prima di lui e l’ottimo intertempo di 23’07”72, il friulano sale a fine giornata sul terzo gradino del podio.
Giornata sfortunata invece quella di Lorenzo Milesi, il grande favorito di oggi, in forza alla Development Team DSM, che coinvolto in una caduta pochi chilometri dopo la partenza, decide di terminare così la propria corsa verso il tricolore.
Nel team spagnolo hanno le idee chiare sull’evoluzione dei ragazzi e il fatto stesso che abbiano deciso di non fare troppa altura prima del Giro d’Italia U23 la dice lunga su quella che è l’ottica futura e i margini che lasciano ai corridori. Basso crede molto in questo atleta. E lo sta seguendo proprio come ha fatto (e fa) con Fortunato.
Il lombardo (classe 2002) punta deciso alla classifica del Giro U23 (foto Eolo-Kometa)Il lombardo (classe 2002) punta deciso alla classifica del Giro U23 (foto Eolo-Kometa)
Ma torniamo a Piganzoli. Lo avevamo visto ben destreggiarsi lo scorso anno a Campo Moro, l’arrivo più duro del Giro U23, lo avevamo poi pizzicato in difficoltà al Val d’Aosta e lo abbiamo ritrovato in rampa di lancio quest’anno, fino a vincere la Bidasoa Itzulia, il Giro dei Paesi Baschi U23.
Davide, hai vinto la Vuelta Bidasoa, che in pratica è il Giro dei Paesi Baschi U23. Inizia ad essere una corsa importante…
Eh sì. Quattro anni fa la vinse Juan Pedro Lopez, il ragazzo che ha preso la maglia rosa sull’Etna. Anche lui tra l’altro veniva dalla Fundacion Contador. Non mi aspettavo di andare così bene e tantomeno di vincere, perché sapevo di stare bene, ma anche che ero in una fase di carico. Avevo lavorato molto sul fondo. Insomma non ero al 100 pr cento. Però si dice che quando non si è al top non si ha niente da perdere.
E come è andata?
Nella prima tappa, che non era per noi, visto che l’arrivo era su uno strappo di un chilometro e mezzo che noi soffriamo, siamo rimasti davanti. Nella seconda, su un percorso nervoso, abbiamo provato a fare qualcosa ma il leader non ha perso un colpo. E nella terza tappa, sull’ultima salita ad un certo punto il leader si è staccato. E anche noi. Però poi lui è andato proprio in crisi vera. E così ci siamo ripresi un po’. Sul falsopiano abbiamo accelerato e in discesa abbiamo attaccato. Siamo andati via e abbiamo guadagnato il margine necessario per vincere.
Davide è migliorato molto nelle fasi intense degli attacchi (foto Instagram)Davide è migliorato molto nelle fasi intense degli attacchi (foto Instagram)
Continui a parlare al plurale…
Sì, mi riferisco al mio compagno Fernando Tercero. Come detto, non avevamo nulla da perdere e in questi casi salti del tutto o fai qualcosa di buono per davvero. Noi ci siamo detti: proviamo ad attaccare, male che va ci staccano loro.
E adesso l’obiettivo è il Giro d’Italia?
Assolutamente sì. Stiamo crescendo e lavorando per fare il massimo possibile al Giro. Quest’anno non andrò in altura, forse è ancora un po’ presto. Il metodo di lavoro che stiamo utilizzando è due settimane di carico e una di scarico. E in quelle di carico sono comprese anche le corse.
Stai correndo molto in Spagna, che differenze ci sono con il nostro ciclismo?
Se parliamo di pianura, il livello è leggermente più basso. E c’è anche meno nervosismo. E infatti anche prendere davanti le salite è meno complicato. Poi per noi della Fundacion Contador se vogliamo è più facile ancora, perché siamo la squadra faro in Spagna e in qualche modo abbiamo più potere in gruppo. Ma in salita… Il ritmo è più elevato e sono un po’ avanti. Non a caso chi va forte in salita in Spagna, poi è davanti anche tra i pro’. Per esempio, Igor Arrieta al primo anno era con i migliori in salita al Tour of the Alps.
Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23 (foto Eolo-Kometa)Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23 (foto Eolo-Kometa)
In cosa può e deve migliorare Piganzoli? Nella continuità? Per esempio, lo scorso anno al Val d’Aosta dopo un grande Giro eri un po’ in difficoltà…
Vero, ma in quella prima tappa ero proprio in “giornata no”. Avevo avuto problemi intestinali e infatti mi ritirai. La costanza ormai non credo mi manchi. Dall’inizio dell’anno, a parte una volta, non sono mai uscito dai primi venti e nelle gare internazionali sono arrivato davanti. Semmai devo migliorare nello sprint. Mi riferisco a quelli a ranghi ristretti. Devo essere più freddo, sgomitare di più…
Okay, ma sei pur sempre uno scalatore: certe doti sicuramente le puoi, e le devi, migliorare, ma ci sono dei limiti fisiologici. Piuttosto con la “botta” sull’attacco? Con quei 20”-30” a tutta come va?
Ecco, su questo aspetto sono migliorato perché ci ho lavorato parecchio. Durante l’inverno ho fatto diversi lavori “on-off” e in gara ne risento di meno. Soffro meno certi scatti.
Davide, sei di Sondrio, anche quest’anno il Giro U23 passa dalle tue parti, sei andato a vedere il Mortirolo, o meglio, il Guspessa?
Sì, ci sono andato giusto qualche giorno fa. Mi sono avvicinato un po’ con la macchina. Prima sono salito all’Aprica. Da lì ho girato, ho percorso la discesa e ho fatto questo versante del Mortirolo. Ho poi continuato fino a Santa Caterina Valfurva e sono tornato indietro in bici. Un bella distanza!
E come ti è sembrato questo valico di Guspessa?
Molto duro e lungo, come me lo aspettavo. Si tratta di una salita che non spiana mai, che durerà sui 40′. Anche se è lontana dal traguardo credo che la selezione avverrà lì.
Ultima domanda: farai qualche assaggio con i “grandi” della Eolo-Kometa?
E’ ancora da valutare, ma da agosto in poi qualche gara da stagista dovrei farla.
Davide Piganzoli è al secondo anno con il team Eolo-Kometa U23, arriva da una stagione ricca di sorprese, per tutti ma non per Basso che ne parla un gran bene. Davide è nato a Sondrio nel 2002, vive a Morbegno e, a sentire Ivan, è uno dei ragazzi più promettenti di casa Eolo. Dopo aver conquistato il decimo posto al Giro d’Italia under 23 alla sua prima partecipazione l’asticella si è alzata e l’attenzione intorno a lui già sale.
Piganzoli intervistato prima del via della tappa di Sondrio del Giro d’Italia under 23 dello scorso anno Piganzoli intervistato prima del via della tappa di Sondrio del Giro d’Italia under 23 dello scorso anno
Prima di tutto come ti trovi con la Eolo?
Dopo un primo anno di ambientamento vi dico bene, molto bene. Prima di essere una squadra è una famiglia, siamo tutti molto uniti anche se metà gruppo è italiano e l’altra metà spagnolo.
Che organizzazione avete alle spalle?
Davvero molto alta. Non mi sarei mai immaginato prima di venire qua che la squadra potesse essere così attrezzata. Da ogni punto di vista, come mentalità e come stile di lavoro è molto molto simile ad una squadra professionistica.
Mezzi del team Eolo-Kometa al Trofeo Piva
Dettaglio sulle bici Aurum usate dai ragazzi del team
Mezzi del team Eolo-Kometa al Trofeo Piva
Dettaglio sulle bici Aurum usate dai ragazzi del team
Rispetto alla scorsa stagione hai trovato qualche differenza?
Quest’anno riusciamo a fare molte più gare in quanto abbiamo un calendario italiano ed uno spagnolo. Sto cercando di prediligere le gare che sono più nelle mie corde, ovvero quelle più dure come Belvedere, Recioto, ho corso a San Vendemiano e al Piva (dove ha conquistato rispettivamente la 14ª e la 7ª posizione, ndr).
E in Spagna andrai a correre?
Probabilmente questo weekend farò una gara lì per cercare di fare un buon carico di lavoro e poi staccherò un breve periodo per arrivare con la giusta condizione al Giro d’Italia under 23.
Davide Piganzoli dopo l’arrivo del Trofeo Piva chiuso in settima posizione, in primo piano Andrea Montoli Davide Piganzoli dopo l’arrivo del Trofeo Piva chiuso in settima posizione, in primo piano Andrea Montoli
Che differenze noti tra correre in Italia ed in Spagna?
Direi che in Spagna il livello è un pochino inferiore rispetto a quello che abbiamo in Italia, penso che da noi ci sia uno dei più alti livelli in Europa. Lì c’è un po’ meno stress in gruppo, mentre qui si cerca di limare dappertutto soprattutto prima delle salite. Poi però una volta imboccata la salita il ritmo è identico, si va forte sempre.
Dopo il risultato dello scorso anno il Giro d’Italia è un obiettivo per la stagione?
Assolutamente, dopo la buona performance dell’anno scorso voglio cercare di ripetermi e fare meglio. Sarà difficile ma non impossibile, sono fiducioso. Anche perché l’anno scorso avevo la scuola e diversi impegni. Invece, quest’anno ho avuto un inverno ottimo, senza interruzioni, il che è fondamentale per preparare al meglio la stagione.
Come lo preparerai?
Quest’anno cercherò di fare le cose nel modo migliore, probabilmente faremo un ritiro in altura prima. Vedremo, insieme allo staff ed ai tecnici se correre qualche gara prima oppure arrivare direttamente al Giro senza gare.
E l’inverno com’è andato?
Per questa stagione abbiamo cambiato preparatore, è arrivato Giuseppe De Maria che mi sta seguendo molto bene. Ho fatto un bell’inverno, sono partito subito forte nelle gare. Vi dico la verità: non me lo aspettavo neanche io, aver passato l’inverno senza intoppi mi ha dato una marcia in più. Ho una buona condizione, speriamo di poter far bene in queste gare prima di staccare e pensare al Giro.
Sul podio del campionato italiano a crono del 2020, Piganzoli terzo, dietro Milesi e Garofoli. I tre sono tutti in continentalTricolore crono 2020, Piganzoli terzo, dietro Milesi e Garofoli. I tre sono tutti in continental
Hai lavorato anche con il team pro’?
Sì sono riuscito a fare due ritiri con loro, mi sono trovato bene. Avere questo tipo di esperienze è utile per crescere bene.
Il rapporto con Basso e Contador, com’è?
Molto buono, sono estremamente disponibili, ci chiamano spesso e si preoccupano sempre per noi. Provano ad insegnarci quello che a loro volta hanno imparato in tanti anni ai massimi livelli del ciclismo. Avere due figure così fa davvero la differenza.
Neanche Davide Piganzoli si aspettava di andare tanto forte al Giro d’Italia U23, soprattutto perché è un primo anno. Ma a quanto pare questa “regola anagrafica” vale sempre meno. Il lombardo di Morbegno è arrivato decimo a 8’40” da quel fenomeno che risponde al nome di Juan Ayuso.
Il ragazzo della Eolo-Kometa U23 va in bici in pratica da una vita. Ha iniziato a correre quando aveva otto anni…
Lo speaker Ivan Cecchini intervista “l’enfant du pays”, Piganzoli, al via da SondrioLo speaker Ivan Cecchini intervista “l’enfant du pays”, Piganzoli, al via da Sondrio
E cosa ricordi, Davide, di quella corsa?
Che ero partito davanti nei primi giri. Ero sempre a tutta, ma poi nel finale sono arrivato “morto” con la lingua di fuori in fondo al gruppo. Ho imparato subito a correre però!
Giro U23, partiamo da quel giorno a Campo Moro che forse ha segnato la tua svolta…
E’ stata una bella giornata. C’era tanto tifo sulle strade e la sentivo molto quella tappa. Si correva in Valtellina e dalle nostre parti non sempre ci sono gare di questo livello. La sera prima eravamo a Sondrio ma ho chiesto io ad amici e parenti di non venire. Volevo stare tranquillo perché ero teso. Il giorno dopo invece sono venuti i miei genitori al via e li ho rivisti con gli amici anche nell’ultimo tratto duro della salita.
Conoscere le strade: anticipare le cambiate, gli strappi, sapere dove ci sono le curve… E’ importante oppure si mena a testa bassa?
E’ importante sapere la lunghezza e la durezza di strappi e salite, riesci a risparmiare energie per il finale. E poi riesci anche a gestirti meglio.
Dopo l’arrivo a Campo Moro ci avevi detto che nonostante fosse la salita di casa non l’avevi mai scalata per intero e quando l’avevi provata ne avevi fatto solo metà: perché?
Sapevo che era lunga e dura e mi sono detto: il resto lo vedo in gara, così non mi lascio condizionare. E poi comunque la conoscevo. L’avevo fatta diverse volte quando da bambino andavamo lassù con la famiglia a fare delle gite.
Sei un primo anno: dove correvi fino all’anno scorso? E soprattutto ti aspettavi un passaggio di categoria più difficile?
Ero nella Trevigliese e sì, sinceramente mi aspettavo un approccio più difficile. Qui si corre con gente che ha anche 4-5 anni più di te, tanto più in un Giro U23 di alto livello come quello di quest’anno. Dei primi dieci solo io non ho un contratto da professionista ed anche per questo è stata una vera emozione. Non me lo aspettavo.
Tanto tifo per il “Piga” salendo verso Campo MoroTanto tifo per il “Piga” salendo verso Campo Moro
E nel team cosa ti hanno detto?
Antonio Campos, il preparatore, sapeva che stavo bene, che ero in condizione. I numeri erano buoni, ma non si aspettava che andassi così al primo anno. Anche perché di giorno in giorno stavo meglio. Sentivo la stanchezza ma riuscivo a spingere, mentre vedevo altri, che avevano più difficoltà, che erano in calando. Io invece andavo forte.
Un bel segnale in ottica corsa a tappe…
Eh sì, e infatti ci spero per il futuro.
Questo decimo posto cambia i tuoi orizzonti?
Un po’ sì. Intanto fino a martedì prossimo avrò la scuola, la maturità (una scuola di elettronica a Sondrio, ndr) poi si vedrà. Presto poi parlerò con Ivan Basso.
Hai toccato il tasto dei pro’: che rapporti ci sono tra il team U23 e quello professional nella Eolo-Kometa?
Dovevamo fare i ritiri invernali con i pro, ma causa Covid non è stato possibile. Però proprio Ivan ci ha sempre tenuti aggiornati su tutto, anche al Giro ci chiamava spesso. Ci ha fatto capire che siamo ad un livello professionistico e che potrà arrivare il nostro momento. Lui è contento di noi.
Piganzoli, classe 2002, ama correre davanti (foto Isola Press)Piganzoli, classe 2002, ama correre davanti (foto Isola Press)
Vivi in Valtellina, esci mai con i fratelli Bagioli?
Poche volte, anche perché io andavo ancora a scuola e mi allenavo di pomeriggio. Comunque capita di uscire insieme. Siamo un bel gruppetto: ci sono anche Petilli, Conca e Gavazzi, un vero maestro. E’ da anni in questo mondo.
Cosa ti ha colpito di questo Giro? Modi di correre, corridori…
Mi hanno colpito tutti i ragazzi di classifica. Verre è andato molto forte. Ma forse la cosa che mi è rimasta in mente di più è stata la Dsm che si è fermata quando è caduto Ayuso. Questo ci dice della mentalità di quel team. Mancavano 60-70 chilometri all’arrivo. Oltre a loro c’erano anche altre 5-6 squadre motivate a spingere e a quel punto Ayuso non sarebbe più rientrato, avrebbe perso il Giro. La Dsm è stata una “signora”.
La svolta è stata verso Campo Moro, come detto, ma come hai corso?
In realtà ho sempre cercato di stare davanti. Non nei primissimi, ma nelle prime 20-30 posizioni perché lì mi sento più sicuro in caso di cadute. Poi dopo Campo Moro anche, ma perché avevo voglia di fare bene. E i miei compagni mi hanno aiutato. Senza nulla togliere a loro: se qualcuno voleva o doveva andare in fuga andava, ma gli altri mi aiutavano a prendere le salite davanti.
Cosa significa per te gareggiare?
Eh – ci pensa un po’ Piganzoli – è un modo per far capire al mondo quanto valgo.
Giuseppe De Maria ha allenato Piganzoli dal 2022 al 2025. Ecco perché le prestazioni del Giro non lo hanno stupito e perché è certo che il bello debba venire
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