Due mesi di fuoco per Amadori, tra Glasgow e Avenir

27.06.2023
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«Per una volta la trasferta era vicino a casa – esordisce così il cittì Amadori in riferimento al campionato italiano under 23 – 30 minuti di macchina ed ero lì. Ho anche seguito la gara dalla moto, un modo per vivere la corsa da dentro. Il campionato italiano è uscito tecnicamente bello e impegnativo, tirato insomma. I ragazzi se le sono date per tutto l’arco della corsa, hanno gareggiato a viso aperto (in apertura il podio, foto Mario Zannoni). Come presumibile chi usciva dal Giro Next Gen aveva qualcosa in più, lo testimonia la vittoria di Busatto».

Alessio Martinelli è stato il miglio italiano al Giro Next Gen, sesto in classifica generale (foto Lisa Paletti)
Alessio Martinelli è stato il miglio italiano al Giro Next Gen, sesto in classifica generale (foto Lisa Paletti)

Un passo indietro

Il Giro Next Gen si è concluso da poco più di una settimana, Staune-Mittet ha vinto, e dopo la tappa dello Stelvio era già abbastanza chiaro il suo dominio. Il norvegese si è fatto carico degli oneri della maglia rosa custodendola fino alla fine. Gli italiani non hanno tuttavia sfigurato, il sesto posto di Martinelli ed i piazzamenti di tappa hanno dato al cittì del materiale su cui lavorare. 

«Ci siamo difesi bene – ammette – partendo dalla classifica direi che il sesto posto di Martinelli non è da buttare, anzi. La sfortuna ci ha privato di Pellizzari, il quale sulla carta era un ragazzo che poteva ambire al podio. Sarebbe stata la strada a parlare, ma una sua sfida con i grandi avrebbe fatto piacere.

«Se guardiamo tappa per tappa – continua – le cose sono andate molto meglio. I ragazzi hanno sofferto molto nella cronometro, l’unico buon risultato è stato quello di Busatto, sedicesimo. Per quanto riguarda le altre frazioni, non mi lamento. Sono andati molto bene con una vittoria di tappa e tanti piazzamenti. I due tapponi di montagna ci hanno visti in qualche modo protagonisti, con il quarto posto di Martinelli sullo Stelvio e di Cretti a Cansiglio. Non dobbiamo dimenticare che il parterre era di altissimo livello, questi atleti li vedremo anche al Tour de l’Avenir».

Due mesi di fuoco

Il tutto in vista degli impegni futuri, che saranno costruiti dal ritiro di Sestriere, per il quale si partirà il 9 luglio. Amadori passerà gran parte della sua estate in trasferta, il periodo si farà caldo non solo per il clima ma soprattutto per gli appuntamenti. 

«Dal 9 luglio – racconta Amadori – faremo un primo blocco di lavoro per il mondiale di Glasgow. Partiremo poi in direzione Francia per correre una breve gara a tappe e lì avrò le mie risposte. Il mondiale, che si correrà il 12 agosto, sarà il primo obiettivo. Senza dimenticare il Tour de l’Avenir, per il quale lavoreremo nella seconda parte del ritiro di Sestriere. Eccezionalmente questo evento è stato spostato al 20 agosto».

I giorni del Giro Next Gen hanno confermato al cittì della nazionale under 23 un fatto già noto: i devo team delle squadre WorldTour stanno scavando un solco

«Queste squadre giovanili – afferma – sono tanta roba. Programmano la stagione con obiettivi e allenamenti mirati. Hanno un modo di lavorare uguale a quello delle squadre superiori con l’obiettivo di far crescere i loro ragazzi con gare di un certo livello. Busatto ne è l’esempio più grande. Ma di ragazzi che si giovano di questo metodo ce ne sono altri, basti vedere come hanno corso il campionato italiano Belletta e Mattio, entrambi nel devo team della Jumbo-Visma».

Strade diverse

Mondiale e Tour de l’Avenir presentano tante differenze, difficile che corridori adatti come fisionomia al percorso di Glasgow possano essere protagonisti poi in Francia. Le strade da percorrere quindi sono divise, obiettivi diversi e quindi preparazioni differenti. Quello che si è notato nelle ultime gare, Giro Next Gen su tutti, visto anche il cambio di regolamento per i corridori da schierare, è che non ci sia più spazio per distinguere tra under 23 e professionisti

«Forse – dice Amadori – gli unici due che possono correre mondiale e Avenir sono Romele e Busatto. Il percorso di Glasgow si addice molto ai nostri ragazzi, su tutti loro due, ma penso anche a De Pretto o Bruttomesso. Poi c’è anche da fare un paragone su chi verrà a giocarsi la gara delle altre nazionali. Segaert è a tutti gli effetti un professionista, basta vedere cosa ha fatto ai campionati nazionali, sia a crono che in linea. Kooij è un altro corridore che potremmo avere come avversario. E’ chiaro che davanti a scelte simili noi ci adegueremo, il confine tra under 23 e professionisti è ufficialmente caduto. Noi abbiamo dei ragazzi under 23, che corrono già con i professionisti, che possono essere utili alla causa. Per il mondiale ho in mente Buratti e Milesi, per l’Avenir Piganzoli». 

Parentesi Stelvio

Sulle strade del Giro Next Gen il cittì Amadori era presente, ed ha assistito in prima persona al disastro dello Stelvio. Un suo parere è d’obbligo in situazioni delicate come questa. 

«La prima cosa che mi viene da dire – spiega – è che bisogna voltare pagina. E’ stata un’esperienza negativa che è servita a far capire a tutti che bisogna essere professionali a 360 gradi. Si è trattata di una concausa di errori e altre cose superficiali, reputo i ragazzi come ultimi nella fila delle persone che hanno sbagliato. Prima viene chi li ha messi in quelle condizioni».

Zanatta e i giovani: «Chi gli insegna a vincere?»

07.06.2023
4 min
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Il tema dei ragazzi giovani che passano professionisti è uno di quelli destinati a non consumarsi mai. Negli ultimi anni si vedono sempre più atleti tra i 18 ed i 20 anni passare nel ciclismo dei grandi. La loro permanenza tra gli under 23 è minima, o addirittura assente, ma questi ragazzi non possono prescindere dagli step di crescita necessari. Il focus però si è spostato dalle formazioni under 23 alle squadre dei professionisti. 

Amadori, cittì della nazionale under 23 ci aveva parlato così a riguardo dell’Orlen Nations Grand Prix: «Sono convinto che corse del genere, per ragazzi così giovani che già sono professionisti, servano tanto. Insegnano loro a vincere e mettersi in gioco. Ne parlavo proprio con Rossato e Zanatta, diesse di Green-Project e Eolo-Kometa».

Il secondo posto di Piganzoli in Polonia ha fatto capire che le qualità ci sono, serve tempo per affinarle (foto PT photos)
Il secondo posto di Piganzoli in Polonia ha fatto capire che le qualità ci sono, serve tempo per affinarle (foto PT photos)

Il passaggio intermedio

Colta la palla al balzo, abbiamo cercato di capire capire come sia cambiato il ruolo del direttore sportivo. Tutto avviene con maggiore anticipo e le squadre si trovano sulle spalle maggiori responsabilità. Zanatta e la Eolo-Kometa hanno la loro ricetta. 

«Con gli ultimi tre o quattro fenomeni passati da junior a professionisti – inizia – tutti i ragazzi sembrano pronti a 18 anni. Ma non può essere così, una cosa secondo me è da guardare: chi ha fatto i giusti passaggi da giovane poi ha avuto una carriera più lunga. Con questa smania di cercare i giovani forti abbiamo perso tanti corridori e tanti ne perderemo. Albanese e Rota sono l’esempio di due corridori che si stavano smarrendo e che il nostro movimento ha dovuto recuperare. Anticipare la maturazione ti fa perdere determinati gradini, come quello di imparare a vincere, cioè essere competitivo».

Fancellu e Piganzoli nel 2022 hanno corso con la maglia della nazionale il Tour de l’Avenir (foto Zoè Soullard)
Fancellu e Piganzoli nel 2022 hanno corso con la maglia della nazionale il Tour de l’Avenir (foto Zoè Soullard)

L’esempio di Piganzoli 

Uno dei giovani professionisti che Amadori ha portato in Polonia è Piganzoli, secondo in classifica generale. Lui è un prospetto interessante, che da under 23 si è fatto vedere ed ora muove i primi passi tra i grandi. 

«Piganzoli – dice Zanatta – ha lottato spesso per vincere tra gli under 23, si è costruito la giusta mentalità grazie al fatto di correre sempre tra i primi. Non è un vincente perché non ha determinate caratteristiche, ma è un corridore abbastanza completo. Negli anni scorsi andava alle gare contento di provare a vincere, di mettersi in gioco. Un ruolo importante lo ha avuto la nazionale di Amadori, che gli ha permesso di correre in determinate vetrine come l’Avenir o il mese scorso in Polonia. Corse nelle quali si può confrontare con i migliori corridori della sua età. Non si deve cadere nell’errore di pensare che un giovane, anche se professionista, non possa fare gare con la nazionale under 23».

Albanese è uno dei corridori che rischiava di smettere, è stato recuperato dal progetto Eolo-Kometa
Albanese è uno dei corridori che rischiava di smettere, è stato recuperato dal progetto Eolo-Kometa

Errare è umano

«Molti ragazzi – aggiunge – passano perché lo vogliono i procuratori o i genitori, ma anticipano i tempi. E se lo si fa quando non si è pronti si vedono delle lacune: non sono abituati a vincere, nemmeno a provarci. Peccano nella lettura della gara, nei movimenti e nell’allenarsi. Pensate a Trentin ed Ulissi, corridori che a più di trent’anni sono in grado di capire la gara e di muoversi di conseguenza. Questo perché hanno avuto una giusta militanza tra i dilettanti e hanno avuto modo di imparare i fondamentali del ciclismo.

«Ora – conclude Zanatta – sono le squadre dei professionisti che hanno in mano la maturazione dei corridori, e bisogna fare le cose per bene. Quindi dare un programma a lungo termine, portarli alle corse giuste e permettergli di sbagliare. Da un errore imparano tantissime cose, vi faccio un esempio: venerdì scorso al Giro dell’Appennino Piganzoli, Tercero e Fancellu sono rimasti fuori dai primi. Ci siamo resi conto che migliorano, crescono e questo è importante. Ogni ragazzo matura ad un’età diversa e dobbiamo dare loro modo di farlo, bisogna lasciare i giusti margini».

In Slovenia si coccolano Glivar. E’ il nuovo Pogacar?

06.06.2023
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Gal Glivar, il campioncino sloveno che ha messo in fila i successi nella Carpathian Race e nell’Orlen Nations Cup Grand Prix, è uno di quei classici casi di corridore col destino segnato. Lo si capisce ascoltando la sua storia: «Mio padre Srecko era stato corridore di buon livello (arrivò secondo al Giro di Slovenia nel ’93, ndr), poi si è dedicato alla carriera di direttore sportivo in molte squadre e io ero tante volte con lui in auto a seguire le corse. Quando avevo 9 anni ho cominciato a correre sempre nella squadra di mio padre, l’Adria Mobil e sono ancora lì…».

Ora di anni Gal ne ha 21 e la passione per il ciclismo non l’ha più lasciato. Nell’ambiente il suo nome è fra i più sussurrati come uno dei campioni del futuro, d’altronde quel che ha fatto vedere quest’anno ha davvero stupito, per la maturità dimostrata nella conduzione delle corse a tappe. Per il ciclismo ha sacrificato tutto.

Un giovanissimo Gal già sul podio. Il ciclismo è da sempre la sua grande passione
Un giovanissimo Gal già sul podio. Il ciclismo è da sempre la sua grande passione

«Ho preso il diploma e ho finito di studiare, non faccio altri sport – racconta lo sloveno – mi dedico solo al ciclismo e d’inverno faccio palestra proprio per preparare la stagione successiva. L’unico mio diletto è la chitarra, che suono piuttosto bene a quanto mi dicono».

Quest’anno hai fatto un grande miglioramento come risultati, a che cosa pensi sia dovuto?

A dir la verità non lo so. Ho fatto la stessa preparazione dell’anno scorso, ma quest’anno sono cresciuto abbastanza per vincere, mi riesce tutto facile. I risultati vengono per questo, sento che in corsa sono un corridore diverso rispetto a prima.

Il podio della terza tappa della Carpathian Race, con lo sloveno primo su Pellizzari e Putz
Il podio della terza tappa della Carpathian Race, con lo sloveno primo su Pellizzari e Putz
Come corridore pensi di essere più forte in salita o nelle cronometro?

Non credo di essere il migliore in nessuna delle due cose, ma me la cavo bene in entrambe. Le salite lunghe e ripide le soffro, soprattutto quelle delle Alpi italiane, ma riesco comunque a disimpegnarmi bene, a gestire le energie e a sfruttare le occasioni. A cronometro ho vinto titoli nazionali di categoria, mi sono sempre disimpegnato bene.

All’Orlen Nations Cup hai battuto Piganzoli che parlando di te ha detto che la tua caratteristica è che non ti stacchi mai quando provano ad attaccarti. Quanto incide la caparbietà nelle tue prestazioni?

In Polonia l’Italia aveva una squadra di talenti davvero forti. Hanno provato a farmi cedere, mi hanno attaccato ma io ho solo seguito il migliore ed ero lì, sapevo che dovevo rimanere attaccato se volevo vincere. C’era una grande pressione da parte di italiani e spagnoli perché puntavano al successo, è stata una bella battaglia.

Il ventunenne sloveno ha una buona predisposizione per le crono, al suo attivo due titoli nazionali junior
Il ventunenne sloveno ha una buona predisposizione per le crono, al suo attivo due titoli nazionali junior
Dopo i tuoi successi, molti ti paragonano a Roglic e Pogacar. Quale dei due preferisci e a chi pensi di somigliare di più?

Non ho una preferenza, sono molto tifoso quando ci sono sloveni in gara e mi piace molto guardare tutti e tre i grandi tour perché ci sono loro. In ogni grande giro abbiamo uno sloveno lì, a lottare per la vittoria e questo è esaltante, anche se il Tour de France è qualcosa di speciale a prescindere. Al Giro mi sono esaltato per Roglic, al Tour sono impazzito quando nel 2020 erano entrambi sul podio.

Quanto contano per voi giovani sloveni i loro successi, ci sono ora più ragazzi che fanno ciclismo?

Sì, da quando hanno vinto le grandi corse a tappe, ci sono molti bambini che si sono dedicati al ciclismo, molti più di prima. Basti dire che nella nostra squadra ci sono 50 o 60 giovani corridori, seguiti proprio da mio padre. Quindi il futuro dopo di loro è assicurato, si è creato un grande movimento in questo sport.

Lo sloveno con Piganzoli. Rivali in gara che fuori si stimano molto
Gal con suo padre Srecko, corridore sul finire del secolo scorso e poi diesse all’Adria Mobil
Ora correrai la Corsa della Pace, con quali ambizioni parti?

So di essere in buona forma, quindi farò tutto il possibile per vincere di nuovo una gara a tappe che so avere un grandissimo prestigio ed essere il migliore. Per me è uno degli obiettivi della stagione.

Tra Tour de l’Avenir e Mondiali dove pensi di essere più competitivo?

Dappertutto, ma ci sono anche gli altri. Ho visto ad esempio quanto sono forti gli italiani, Piganzoli e Pellizzari in particolare, anche voi italiani avere una generazione molto qualificata, io penso che attualmente siano i migliori, i miei “peggiori” avversari.

Glivar, nato a Novo Mesto il 1° maggio 2002, con i suoi compagni dell’Adria Mobil, suo team da sempre
Glivar, nato a Novo Mesto il 1° maggio 2002, con i suoi compagni dell’Adria Mobil, suo team da sempre
A proposito, tu hai già corso in Italia, come ti sei trovato?

Mi piace molto l’Italia. Ci sono stato molte volte. L’Italia è un Paese di ciclismo, dove tutti amano questo bellissimo sport e tutte le persone che fanno il tifo per le strade, è qualcosa di speciale. Ho anche fatto per metà anno lezioni di italiano, ma ho ancora bisogno di visitare di più l’Italia per imparare la lingua ed esercitarmi.

C’è già qualche squadra del World Tour con cui sei in contatto?

Sì, ho molte opzioni in ballo soprattutto da quando ho vinto l’Orlen. Ma ora devo concentrarmi sulla Corsa della Pace e sul Giro di Slovenia, devo far bene lì e poi penserò al prossimo anno e alla scelta giusta da fare.

Amadori e l’Italia che cresce: mirino sull’Avenir

05.06.2023
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Marino Amadori, cittì della nazionale under 23, non ha fatto in tempo a svuotare la valigia dopo l’Orlen Nations Grand Prix che è già il momento di rifarla. L’11 giugno partirà il Giro Next Gen e Amadori lo seguirà con attenzione, visti anche i bei risultati ottenuti di recente dai suoi ragazzi (in apertura alla presentazione della corsa in Polonia – foto PT photos). 

La voce del cittì lascia trasparire tanta felicità, d’altronde la trasferta il Polonia ha lasciato molta soddisfazione, sia in lui che nei ragazzi. 

Il secondo posto finale di Piganzoli è una grande soddisfazione per lui e tutta la nazionale (foto PT photos)
Il secondo posto finale di Piganzoli è una grande soddisfazione per lui e tutta la nazionale (foto PT photos)

Competitivi

Con la maglia azzurra si sono esaltate le qualità di Piganzoli, secondo nella classifica finale, e di Busatto, vincitore di una tappa. Ma Amadori ci tiene a sottolineare la prestazione di tutti, con un occhio anche a chi non è riuscito a partecipare. 

«Ho avuto a mia disposizione sei ragazzi, tutti molto forti – attacca Amadorivolevamo giocarci il risultato pieno e così è stato. Peccato per De Pretto che a causa di un malanno (febbre, ndr) non è riuscito a correre. Con la sua presenza la squadra sarebbe stata davvero al top. Ripeto: la volontà era quella di andare in Polonia e correre da protagonisti e così è stato. Il secondo posto finale di Piganzoli e la vittoria di tappa di Busatto sono state solamente la ciliegina sulla torta».

Le due punte per l’Italia di Amadori erano Piganzoli (in primo piano) e Pellizzari (dietro di lui) (foto PT photos)
Le due punte per l’Italia di Amadori erano Piganzoli (in primo piano) e Pellizzari (dietro di lui) (foto PT photos)

Due punte

I ragazzi designati a curare la classifica erano due: Piganzoli e Pellizzari. Quando si corre per vincere è giusto avere due frecce nel proprio arco, nel caso una delle due si “spezzi”. 

«Purtroppo – racconta il cittì – Pellizzari ha avuto un piccolo problema durante la seconda tappa. Sulla salita finale, a sette chilometri dall’arrivo gli è andata giù la sella ed abbiamo dovuto fare il cambio bici. A quel punto però la corsa era già esplosa, lui ha cercato di riportarsi sotto, ma trovava piccoli gruppetti sulla strada. Che sia arrivato in cima con meno di un minuto di ritardo fa capire quanto sia andato forte. Piganzoli si è trovato con la classifica sulle spalle e non ha sfigurato, anzi. Sono convinto che corse del genere, per ragazzi così giovani che già sono professionisti, servano tanto. Insegnano loro a vincere e mettersi in gioco. Ne parlavo proprio con Rossato e Zanatta, diesse delle rispettive squadre di Pellizzari e Piganzoli».

La crescita di Busatto, e degli altri ragazzi, nel 2023 lascia ben sperare per il futuro (foto PT photos)
La crescita di Busatto, e degli altri ragazzi, nel 2023 lascia ben sperare per il futuro (foto PT photos)

Il passo in più

Oltre alle due punte nella nazionale di Amadori erano presenti anche altri tre corridori: Busatto, Romele e Crescioli. Rispetto alla stagione scorsa si vede un progresso non indifferente, anche il cittì lo nota ed è pronto a dare il suo contributo. 

«Busatto – racconta Amadori – è un esempio del “gradino” salito tra il 2022 ed il 2023. L’anno scorso faceva grandi corse, ma gli mancava qualcosa per vincere. Quest’anno ha fatto tutto bene, i risultati lo dimostrano: ha imparato a vincere e direi che lo ha fatto nel migliore dei modi. La Liegi under 23 è stata un capolavoro. 

«Piganzoli stesso – continua – ogni anno mette un mattoncino in più. Lui ha le caratteristiche ideali per affermarsi come corridore da corse a tappe: va forte a cronometro e tiene bene sulle salite lunghe. Pellizzari uguale, al Tour of the Alps ha fatto vedere grandi cose e al Giro potrà essere uno dei protagonisti.

«Romele – chiude Amadori – si è messo in mostra ed anche lui ha ottenuto grandi prestazioni, a partire dalla vittoria al Liberazione. All’Orlen Nations Grand Prix ha provato a vincere una tappa e quando si è accorto di non riuscirci ha dato una grande mano ai suoi compagni. La sua azione ha permesso di eliminare il primo ed il secondo della classifica generale».

L’esempio di Zana e l’Avenir

Uno dei prossimi appuntamenti della nazionale under 23 sarà il Tour de l’Avenir. Anche se prima Amadori porterà i ragazzi nel consueto ritiro di Sestriere, nel mese di luglio. 

«Tutti questi esempi – ci tiene a concludere il cittì – mi riportano alla mente Zana. Nel 2021, al suo secondo anno in Bardiani, è venuto con me a fare l’Avenir ed è arrivato terzo. Penso che una corsa del genere sia stata uno step importante per la sua crescita e la consapevolezza nei propri mezzi.

«A proposito di Avenir – dice – posso dire che diventa il nostro obiettivo futuro. Sono 50 anni che non lo vinciamo (l’ultimo fu Baronchelli nel 1973, ndr). Abbiamo ottenuto sempre ottime prestazioni, ma mai il bottino pieno. Proprio per preparare al meglio questo appuntamento, ed i mondiali, porterò i ragazzi in ritiro al Sestriere. Dal 9 luglio al 6 agosto, naturalmente li farò ruotare a seconda degli impegni, dovrei avere con me tra i sei ed i dieci ragazzi per volta. Un primo gruppo verrà con me a fare una corsa a tappe in Francia, dal 28 al 31 luglio. Gli altri ragazzi passeranno dal Tour de Pologne: tra questi ci dovrebbero essere Buratti e Milesi».

Secondo in Polonia, Piganzoli fa rotta sullo Slovenia

04.06.2023
5 min
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Dopo la Top 10 in Ungheria, Davide Piganzoli ha alzato il tiro e si è presentato all’Orlen Nations Grand Prix con l’obiettivo di essere protagonista. Riuscendoci, finendo secondo battuto solo da quel Gar Glivar che in Slovenia dicono essere già l’erede pronto e sfornato dei Roglic e Pogacar, a dimostrazione che i talenti lì non nascono per caso.

Neanche da noi, a dir la verità e Davide è un talento vero. Molti lo additano come il miglior prospetto che abbiamo per le corse a tappe e le esperienze che sta facendo quest’anno lo dimostrano, con difficoltà ma anche risultati crescenti, che corra con la Eolo Kometa o, come in questo caso, con la nazionale. Ormai anche confrontarsi con i più grandi è uno stimolo che non fa più paura. Ma quando si torna nelle gare specifiche, fra i pari categoria, c’è un ruolo da interpretare.

«La gara polacca non era delle più semplici – ammette il valtellinese – ma era strutturata proprio come piace a me, con percorsi duri dove fare la differenza. Il livello era molto alto, una sorta di antipasto di quel che si vedrà all’Avenir o al mondiale, sono sicuro che quelli emersi in Polonia saranno protagonisti anche lì».

Il podio finale di Orlen, con da sinistra Wilksch (GER), Glivar (SLO) e Piganzoli
Il podio finale di Orlen, con da sinistra Wilksch (GER), Glivar (SLO) e Piganzoli
Tu come ti sei trovato?

Amadori, il nostro cittì era stato chiaro prima dell’inizio, voleva che corressimo da protagonisti, non in maniera passiva ma sempre avanti e lavorando come una squadra. Credo che alla fine sia stato così e i risultati sono arrivati, sia a livello parziale con la vittoria di Busatto nella terza tappa, sia in classifica.

Tu eri partito con il ruolo di capitano?

Diciamo che ero l’elemento più esperto della squadra e dovevo fare un po’ da guida in corsa, prendere per mano gli altri. Non è stato facile, ci siamo trovati subito a correre con un uomo in meno per la defezione forzata di De Pretto per la febbre. Ma devo dire che tutti hanno proprio per questo raddoppiato gli sforzi.

La classifica come si è andata costruendo?

Tutti i giorni sono stati impegnativi, anche quelli dove alla fine si arrivava insieme, perché già al primo giorno ci sono state cadute e molti hanno perso terreno prezioso, come ad esempio il belga Segaert. Il secondo giorno con l’arrivo in salita si è fatta molta selezione e io ho chiuso quinto, nel terzo abbiamo tutti lavorato per favorire Busatto.

Piganzoli insieme a Busatto e Pelizzari, per una nazionale protagonista in Polonia
Piganzoli insieme a Busatto e Pelizzari, per una nazionale protagonista in Polonia
Qual è stata la tappa decisiva?

La quinta che poi sarebbe stata l’ultima vista la cancellazione dell’ultima per maltempo. Anche quel giorno c’era pioggia e si è sviluppata una gran battaglia, ci siamo trovati davanti in una decina, lavorando di comune accordo per far fuori la nazionale inglese. Morgado ha vinto la tappa, Glivar secondo si è preso la maglia e io sono salito al secondo posto.

Com’è lo sloveno? Se ne parla davvero bene…

E’ davvero forte, un “cagnaccio” nel senso che è duro da staccare, non molla mai. Me lo aveva detto Pelizzari che ci aveva già corso insieme, mi aveva specificato proprio quanto fosse coriaceo. Io ho provato più volte ad attaccarlo ma non cede, anche quando è al limite.

Dopo Orlen, Piganzoli ha preso parte al Giro dell’Appennino, finendo 24° a 2’52” da Hirschi
Dopo Orlen, Piganzoli ha preso parte al Giro dell’Appennino, finendo 24° a 2’52” da Hirschi
Questa gara veniva dopo la top 10 in Ungheria e anche dopo, al Giro dell’Appennino hai mostrato una buona forma, eppure finora hai corso già molto, 27 giorni di gara…

E’ stato importante fermarmi a inizio aprile, un mese senza corse prima dell’Ungheria, pensando solo alla preparazione e a ricaricare le batterie. Correndo ho raggiunto rapidamente la condizione migliore che spero di sfruttare ancora.

Dove?

Dopo l’Appennino mi fermo una decina di giorni per tornare ad allenarmi e poi andrò al Giro di Slovenia, dicono che non dovrebbe esserci Tadej Pogacar. Non l’ho mai affrontato di persona, sarà un altro test importante per spingermi ancora oltre i miei limiti.

Il valtellinese inizia a essere molto popolare, tante le speranze riposte su di lui per le corse a tappe
Il valtellinese inizia a essere molto popolare, tante le speranze riposte su di lui per le corse a tappe
Durante la tua trasferta in Polonia e mentre la squadra era al Giro d’Italia è stata ufficializzata l’uscita di scena di Eolo dal vostro team. Sapevi già della cosa e ti ha preoccupato?

Spada ci aveva già avvertito che Eolo è stata venduta a un fondo economico, anche Basso ce ne aveva parlato, sapevamo che il futuro del team non è minimamente a rischio e quindi non mi sono soffermato su questo. Arriverà un altro sponsor di peso, noi dobbiamo solo pensare a correre e fare il nostro lavoro. Io sono sotto contratto anche per il prossimo anno, quindi non ho pensieri da quel punto di vista.

Ora arrivano tre grandi eventi: Giro Next Gen, Tour de l’Avenir e mondiale. Fra questi qual è quello a cui tieni di più?

Sinceramente alla corsa francese, voglio tornarci per fare meglio dello scorso anno (era stato quinto in classifica con due podi di tappa, ndr), ma per farlo devo essere davvero al massimo della forma, bisogna lavorare per quello.

Piganzoli in Ungheria: una top 10 tra i campioni

18.05.2023
5 min
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Davide Piganzoli rientra dal Giro di Ungheria con una top 10 in classifica generale. Un risultato che arriva in una corsa da tempo molto gettonata tra i giovani corridori. Non dimenticando, tuttavia, che il livello in corsa è davvero molto alto, tra i partecipanti quest’anno c’era anche Bernal. Il corridore della Eolo-Kometa, classe 2002, è alla prima stagione tra i grandi. 

«Sto bene – attacca Piganzoli – sono tornato dall’Ungheria da qualche giorno e mi sto godendo il Giro. Ora mi alleno per qualche giorno a casa e poi partirò insieme a Marino (Amadori, ndr) per l’Orlen Nation Grand Prix in Polonia».

Durante l’inverno Piganzoli non ha modificato la sua preparazione rispetto allo scorso anno (foto Instagram)
Durante l’inverno Piganzoli non ha modificato la sua preparazione rispetto allo scorso anno (foto Instagram)

Un piccolo stop

Il valtellinese non correva da un mese, dal GP Indurain, una caduta lo aveva messo fuori gioco. Il Giro di Ungheria era la sua prima gara dopo un periodo di recupero, il risultato è positivo, ed ha lasciato nell’animo di Piganzoli tanto buon umore. 

«Dopo la caduta in Spagna – riprende – mi sono allenato poco, ma quando mi sono ripreso sono riuscito a farlo nel migliore dei modi. Avevo qualche dubbio sulla mia condizione prima di correre, d’altronde mancavo dalle gare da un mese. I primi due giorni ho pensato a salvare la pelle, le squadre dei velocisti la facevano da padrone. I corridori presenti erano tutti di primo livello, basti pensare che degli sprinter presenti molti faranno il Tour de France. Nella seconda tappa sono finito a terra, per fortuna non ho subito infortuni particolari e mi sono rimesso in bici subito. Rientrando anche in gruppo prima dell’arrivo, così da non perdere secondi preziosi». 

Per Piganzoli anche qualche battuta con Bernal riguardo le cadute di entrambi, il colombiano è andato a terra durante la prima tappa
Per Piganzoli anche qualche battuta con Bernal riguardo le cadute di entrambi

Accanto ai campioni

Il Giro di Ungheria rappresentava per Piganzoli la terza corsa a tappe della stagione. La prima è stata l’Istrian Spring Trophy, poi è arrivata la Settimana Internazionale Coppi e Bartali e infine l’Ungheria. Un crescendo di difficoltà, sia di percorsi che di avversari. 

«Effettivamente – racconta – trovarsi a correre accanto a Hirschi e Bernal fa uno strano effetto. Soprattutto se considerate che Egan lo guardavo vincere il Giro ed il Tour, nelle tappe ungheresi, invece, ero pronto a stargli a ruota. Ho avuto anche modo di parlare con lui, prima del via della terza tappa. Nelle due frazioni precedenti siamo caduti entrambi e scherzavamo sui vari bendaggi.

«Nella terza e quarta tappa i ritmi si sono alzati – dice Piganzoli – complice il percorso più duro. Devo ammettere che mi sono sentito bene, anche se quando i pezzi forti scattavano un po’ ne risentivo. Ma stiamo lavorando per migliorare anche questo aspetto, d’altronde sono solamente pochi mesi che sono professionista».

Anche Piganzoli è caduto, nella seconda tappa, ma non ha perso tempo dai primi
Anche Piganzoli è caduto, nella seconda tappa, ma non ha perso tempo dai primi

La top 10 finale

La classifica generale del Giro di Ungheria si è disegnata nella quarta frazione. Che si è rivelata anche l’ultima vista la neutralizzazione della quinta a causa del maltempo. L’arrivo di Dobogoko era in salita e per di più dopo 200 chilometri. Un ulteriore banco di prova per Piganzoli, che però ha risposto bene. 

«Quella tappa mi ha fatto entrare nella top 10 finale – racconta soddisfatto – visto che mi sono piazzato nono sull’arrivo. E’ stata una frazione davvero difficile, sia per la distanza (206 chilometri, ndr) sia per l’arrivo in salita. Un’ascesa non difficile ma di una decina di chilometri alla quale si arrivava dopo uno strappo di cinque minuti fatto a tutta. Una grande differenza rispetto allo scorso anno è il fatto che anche ai piedi della salita si arriva a cannone. La lotta per le migliori posizioni è serratissima.

«Il gruppo – ricorda – si è ridotto fino a venticinque corridori ed io sono riuscito a rimanere sempre tra i primi. Mi è capitato più volte di sentire mal di gambe, l’anno scorso forse avrei mollato, ma quest’anno no. Fa tutto parte dell’apprendimento, diciamo che c’è uno stimolo particolare nel fare sempre di più. Un’altra cosa che posso dire è che la distanza si fa sentire, un conto è fare una salita dopo tre ore di corsa, un altro è farla dopo quattro ore e mezza».

Il classe 2002 è stato uno dei primi a credere nel progetto Eolo-Kometa (foto Instagram)
Il classe 2002 è stato uno dei primi a credere nel progetto Eolo-Kometa (foto Instagram)

Prossimi impegni

Piganzoli, come detto all’inizio, ora si prepara per correre con la nazionale under 23 in Polonia. Ma quali saranno i suoi prossimi impegni con i professionisti, e come si preparerà? Il valtellinese, come raccontato dallo stesso Ivan Basso, non ha mai fatto ritiri in altura da under 23, quest’anno sono in programma?

«A livello di preparazione – chiude – rispetto allo scorso anno non è cambiato molto, il metodo usato ha funzionato prima e va bene anche ora. I ritiri in altura non li ho ancora inseriti, complice anche la caduta che mi ha fatto rimanere fermo per un po’. Ora correrò in Polonia, poi dovrei fare il Giro di Slovenia e quello d’Austria. A luglio, probabilmente, inserirò il primo ritiro in altura, in quel mese dovrei essere più tranquillo a livello di calendario».

Piganzoli e la Valtellina: è vero amore

21.03.2023
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Passeggiate, pedalate e panorami. Davide Piganzoli ama ogni metro della sua Valtellina e lo si percepisce dal modo in cui ce l’ha raccontata. Il classe 2002 di Morbegno, si è innamorato del ciclismo pedalando su una bici da corsa a 8 anni rivolgendo lo sguardo ai colossi da scalare che costellano la galassia della Valtellina.

La passione per la bici è di casa, infatti Davide è compaesano e compagno di squadra di Francesco Gavazzi di qualche anno meno giovane (38 anni). I due pro’ della Eolo Kometa Cycling Team viaggiano per il mondo a correre qua e là e per loro il ritorno a casa ha sempre qualcosa di magico e intimo. Saliamo in sella con Piganzoli per percepire questo attaccamento alla terra e il suo amore per le strade di casa. 

Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23
Piganzoli qualche giorno fa è andato alla scoperta della tappa di Santa Cristina al prossimo Giro U23

Valtellinese DOC

«Sono nato a Sondrio, ma vivo a Morbegno. Mio papà è della Val Gerola e mia mamma di Cosio. I nonni della Val Gerola». Piganzoli ha da sempre respirato l’aria pura della Valtellina, e come lui genitori e nonni. Il suo albero genealogico fonda le sue radici in questo territorio unico. 

«Ho iniziato a correre in bici a 10 anni – dice – ho iniziato da G5. Prima ho fatto un po’ di corsa a piedi e calcio. Da esordiente ho iniziato un po’ a scoprire quelle che erano le salite intorno a casa. Poi da allievo e così via. Tutt’ora ne scopro di nuove e oltre alle salite mitiche come Stelvio, Gavia, Mortirolo, mi piacciono anche quelle un po’ meno conosciute, ma altrettanto belle».

A renderlo però un valtellinese DOC, alla domanda quale sia il piatto tipico, non ha esitato un secondo, pronunciando con un sorriso: «I pizzoccheri! Su questo non ci si può di certo lamentare. Per quanto riguarda i vini invece mentre si pedala si è accompagnati dalle viti e dalle cantine che accarezzano le colline. Io non bevo e non sono un amante, ma so che il vino dalle mie parti lo sanno fare eccome».

Le salite preferite 

I passi da queste parti si “sprecano”: Passo Gavia, Passo del Mortirolo, Passo Forcola, Passo San Marco, Salita ai Laghi di Cancano, Passo dello Stelvio, Passo dello Spluga e infine Salita a Campo Moro. Salite protagoniste del ciclismo che accolgono ogni anno migliaia di ciclisti e appassionati. Luoghi che grazie all’iniziativa Enjoy Stelvio Valtellina sono pedalabili senza il traffico in totale tranquillità.

«A me piacciono molto – dice Piganzoli – le salite al nord. Quindi in direzione di Livigno, per esempio lo Stelvio. Ho la ragazza ad Aprica e quindi faccio spesso Mortirolo e Gavia. Amo fare un po’ quelle che sono le salite storiche del ciclismo. Poi ce ne sono altre un po’ meno conosciute ma belle da scoprire come quella di Teglio oppure la salita di Eita che sale da Grosio. Sono quasi tutte impegnative e pendenti come piacciono a me».

«Se dovessi consigliarne una ad un ciclista che viene da queste parti, gli proporrei sicurante Gavia e Stelvio in quanto rappresentano due colossi e che hanno scritto pagine di storia del ciclismo passato e moderno. Almeno una volta nella vita vanno fatte».

Un luogo tranquillo

Se grazie a Enjoy Stelvio Valtellina pedalare da queste parti lo si può fare con la totale assenza delle macchine, durante l’anno la Valtellina rimane un contesto poco contaminato dalle quattro ruote.

«Di traffico – spiega Piganzoli – in Valtellina ce n’è poco. In questi giorni mi sono allenato in Toscana e sulla riviera romagnola e devo dire, senza nulla togliere a questi posti che hanno tanti altri pregi, che c’è una bella differenza. Quando torno a casa posso pedalare in tranquillità e le strade sono bellissime e si possono percorrere in modo scorrevole. Mi piace molto arrivare in cima alla salita e apprezzare il panorama. Per me non è solo bici ma qualcosa in più, è una fortuna godere di queste viste dopo essersele guadagnate con fatica e sudore

Piganzoli per un breve periodo della sua vita e carriera è andato in Spagna alla Fundacion Contador dove ha conosciuto un’altra cultura per le due ruote. «I nostri paesaggi – spiega – specialmente quelli della Valtellina, ma ovviamente sono di parte, sono bellissimi e anzi possiamo essere orgogliosi nei confronti di tutti. Certo magari da paesi come la Spagna possiamo imparare come ci si comporta nei confronti dei ciclisti, qua a volte sembra quasi che facciamo un dispetto agli automobilisti, mentre là aspettano un tuo segnale per sorpassare».

La Valtellina un paradiso naturale tra Passi e sentieri trekking
La Valtellina un paradiso naturale tra Passi e sentieri trekking

I pro’ sotto casa

I professionisti sono approdati in Valtellina innumerevoli volte e lo hanno fatto passando sotto casa di Davide Piganzoli, facendolo incuriosire e innamorare di questo sport. «Vedere passare – racconta Piganzoli – il Giro d’Italia sotto casa ha sicuramente aiutato ad avvicinarmi al ciclismo. Quando andavo a vederlo sui passi mitici o alle partenze e arrivi, sapevo che quei momenti me li sarei portati dietro per tutta la vita. Sono andato sullo Stelvio, all’Aprica e ovviamente alla partenza da Morbegno».

“Hai voluto la bici, ora pedala”. Un proverbio vecchio e ridondante ma che da queste parti acquisisce un risvolto romantico che sembra quasi di barare nei confronti di altri luoghi. «L’estate è un vero e proprio paradiso. Le temperature fresche e il contesto la rendono un luogo magico. L’inverno quando è più freddo mi piace girare intorno a casa e fare passeggiate e trekking. Amo la montagna in ogni sua sfumatura».

Valtellina

Marangoni, quanto valgono i giovani della Eolo-Kometa?

01.01.2023
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La Eolo-Kometa promuove quattro dei suoi giovani corridori dal team under 23 alla professional. Dei ragazzi che si sono distinti nella scorsa stagione e che si sono meritati la possibilità di mostrare le proprie qualità anche tra i professionisti. In questo viaggio ci accompagna Samuel Marangoni, uno dei preparatori della Eolo-Kometa, che li ha avuti sotto mano fino a pochi giorni fa. 

Piganzoli, al centro, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)
Piganzoli, a destra, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)

Il promettente Piganzoli

Davide Piganzoli è uno dei profili più interessanti non solo per la professional di Basso e Contador, ma anche per il ciclismo italiano. Scalatore dal fisico slanciato si è messo in mostra tra Spagna e Italia con degli ottimi risultati tra cui spicca il quinto posto finale al Tour de l’Avenir

«Con lui – racconta Marangoni – ho iniziato a lavorare solo ora, prima di me lo seguiva De Maria. Piganzoli promette davvero molto bene anche al di là dei valori numerici, ha già una mentalità precisa, degna di un professionista. Le caratteristiche fisiche sono quelle di un corridore che può far bene nelle corse a tappe. All’inizio farà corse di livello inferiore e poi, a seconda della preparazione, potrà affiancare i più grandi, come Fortunato, dai quali potrà imparare molto. Ha un grande recupero, cosa fondamentale per un corridore delle sue caratteristiche. Abbiamo iniziato a lavorare da poco ma al ritiro di dicembre aveva già una buona condizione, il che promette bene. Sono tutti dati da prendere con le pinze, ma la fiducia c’è».

Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)
Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)

Il silenzioso Tercero

Lo spagnolo Tercero è il gemello di Piganzoli, anche lui scalatore, nativo della regione della Mancha. I due potrebbero essere definiti benevolmente i Don Chisciotte e Sancho Panza, alternandosi il ruolo di scudiero a seconda delle esigenze. 

«Tercero – dice il preparatore – l’ho conosciuto meno in passato. Davide (Piganzoli, ndr) e lui sono come fratelli, hanno un’amicizia profonda. Lo spagnolo ha caratteristiche da scalatore puro. Nelle corse di un giorno fa fatica, diciamo che in volata è più indietro rispetto a Piganzoli. A livello caratteriale è più chiuso, deve ancora aprirsi. Anche lui partirà più tardi a correre, il cambio di categoria sarà delicato da affrontare, soprattutto per le caratteristiche fisiche. I due partiranno a correre da febbraio, probabilmente uno in Spagna e l’altro in Turchia».

Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio
Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio

Pietrobon passista

L’italiano è uno degli ultimi arrivati nel team spagnolo ed il più grande dei quattro ragazzi che passerà professionista. Il veneto è un classe 1999 e nel suo passato ci sono due anni con la Zalf e due con il CTF, oltre al 2022 con la Fundacion Contador U23 e poi da stagista con la Eolo. Un’esperienza niente male che lo lancia nel mondo dei professionisti. 

«Anche lui è stato seguito da De Maria – riprende Marangoni – ovviamente tra i membri dello staff c’è un confronto costante. Quando mi viene “passato” un corridore so esattamente di chi si tratta e del percorso fatto. Pietrobon è in ritardo sulla preparazione, a causa dell’infortunio alla spina dorsale di ottobre. L’obiettivo con lui è essere pronti per marzo, di fretta non ne abbiamo ed è giusto così. Quando nel 2022 ha corso con i professionisti ha fatto bene, ha un gran fisico da passista (191 centimetri per 72 chili, ndr). Può essere un bel profilo per le fughe, un corridore che in una professional come la nostra è molto utile. Per fare un esempio, con le dovute proporzioni, può essere un corridore alla Maestri, fughe lunghe e su terreni mossi».

Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)
Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)

L’altro spagnolo, Serrano

Javier Serrano è il secondo ragazzo spagnolo che entra nella Eolo-Kometa, ha fatto bene nelle corse in Spagna. In Italia ha corso nel 2021 nella Biesse Arvedi, prima ancora era nell’Equipo Amator della Caja Rural

«E’ un ragazzo che ho conosciuto qualche anno fa quando era al primo anno tra i dilettanti e poi ci siamo ritrovati alla Eolo. E’ un corridore molto esplosivo, con caratteristiche da corse di un giorno. E’ muscolarmente molto forte e tiene bene anche in salita e questa è una gran bella qualità. Se dovessi fare un paragone potrei accostarlo ad Albanese, ma le proporzioni da fare sono molte. Vincenzo è un corridore molto forte ed anche in volata sa imporsi bene, Serrano può dire la sua in gruppi più piccoli: da 20 corridori. Il suo debutto è più vicino, dovrebbe correre già a fine gennaio a Mallorca, quelle sono le sue gare: percorsi mossi con continui sali e scendi».

In arrivo dalla Spagna un Piganzoli formato Giri

27.12.2022
5 min
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Piganzoli è di Morbegno, più valtellinese non si può. Eppure quando lo senti parlare, ti rendi conto che l’anno alla Fundacion Contador gli ha lasciato addosso la cantilena spagnola e pensi a uno di là che parli molto bene l’italiano.

I ragazzi del 2002

Il “Piga” passa professionista alla Eolo-Kometa e, come disse Ivan Basso, è il primo assieme a Tercero ad aver sposato e creduto ancora nel progetto della squadra italo/spagnola. Assieme a Milesi, Garofoli e Germani, Piganzoli è uno di quelli da seguire con curiosità, per quel che ha fatto già vedere e l’atteggiamento con cui si affaccia al professionismo.

«Siamo sempre stati rivali in corsa – sorride – ma alla fine siamo anche tanto amici. Abbiamo condiviso bellissime gare e bei momenti. In gara però non si fanno sconti. Nel senso che si prova sempre a staccare tutti. Sapere di essere attesi non la vivo come una responsabilità. Si fanno le cose nel modo giusto, l’importante è lavorare bene e puntare agli obiettivi. Se vengono, bene. Se non vengono, ci sarà da imparare e migliorare».

Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)
Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)

«Qualche giorno fa – prosegue Piganzoli – abbiamo fatto una riunione con Alberto Contador. Diceva che si va alle gare per vincere, ognuno deve avere dentro questa cattiveria agonistica. La capacità di dire: “Vado a questa gara e voglio vincere, non solo partecipare”. Voglio arrivare alle corse sapendo di aver fatto tutto in modo perfetto per provare a vincere. Poi ovviamente si corre in 180 e vince solo uno, però si punta a essere quello lì».

Un bel salto

Piganzoli è nato nel 2002, è alto 1,74 e pesa 61 chili. Numeri da scalatore, ma nel 2022 ha vinto anche il campionato italiano a cronometro. Dopo la generale della Bidasoa Itzulia, il quinto posto al Tour de l’Avenir è stato il miglior risultato di fine stagione, con l’arrivo in salita di Saint Francois Longchamps in cui è risalito dalla decima alla quarta posizione, essendo stato il solo ad opporsi al solito Uijtdebroeks, salvo cedere una posizione nell’ultima tappa, nel giorno della vittoria dell’amico Milesi in maglia DSM.

«Mi sento pronto – dice – ho parlato con tutti gli allenatori. E’ un bel salto, però vogliamo provare a farlo tutti assieme. Ci stiamo preparando bene. Finora ho fatto un buon inverno, anche a casa. Il tempo è stato bruttino, era freddo, ma diciamo che mi sono salvato perché nel momento peggiore siamo venuti in Spagna. E qui abbiamo fatto tanti chilometri, facendo anche tanto gruppo. Il gruppo è affiatato e questo è importante».

Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini
Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini

Cuore spagnolo

Lo abbiamo incontrato nel primo ritiro della Eolo-Kometa, nel bar un po’ chiassoso dell’Oliva Nova Beach & Golf Resort, dove questa sua parlata spagnola è stata evidente.

«Me l’hanno detto in tanti – sorride – ho imparato la lingua, la parlo abbastanza bene. Credo di avere ormai una parte spagnola, perché mi hanno trattato bene, mi hanno insegnato molto. Ho fatto un bel calendario con loro, in Spagna e in giro per l’Europa. Avevamo cerchiato gli obiettivi a inizio anno. Le classiche italiane e poi il Giro, poi un probabile Tour de l’Avenir alla fine. Le classiche italiane sono andate bene, il Giro un po’ meno di quello che ci aspettavamo, ma solo perché abbiamo trovato qualcuno che andava più forte di noi. Poi abbiamo provato a fare per la prima volta l’altura a Sestriere con la nazionale e i risultati si sono visti. Sia col secondo posto a La Maurienne in Francia (corsa vinta il 6 agosto da Dinham, con 31” sull’azzurro, ndr), sia col quinto all’Avenir».

Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura
Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura

La novità altura

L’assist è eccellente. Nell’eterno discorso sui margini di crescita, vedere che un corridore ormai professionista non aveva mai lavorato in altura fa pensare a quanto si possa ancora costruire.

«Ci sono tanti italiani – dice – che fanno ritiri molto lunghi in altura, per avere i vantaggi che di sicuro ci sono. Però alla fine, parlando anche con la squadra, se questi vantaggi possiamo spostarli un pochino più avanti, a quando sarò professionista, alla fine sarà un vantaggio per tutti. Ho creduto nel progetto dall’inizio, ho avuto diverse offerte, però alla fine ho deciso di rimanere qua perché conosco la squadra. Conosco il progetto che hanno e so quanto credono in me, quindi ho deciso di premiarli. Allo stesso modo in cui loro hanno deciso di premiare me, permettendomi di rimanere».

Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)
Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)

«Adesso si ricomincia da capo – riprende Piganzoli – quello che è passato non vale più. D’ora in avanti è tutto un nuovo mondo, ma di certo la voglia di farmi vedere c’è. Punterò forte sulla strada, ma cercherò ugualmente di preparare la crono. Mi piacerebbe diventare un corridore da corse a tappe. Ho visto che ho un buon recupero, mi piacciono tanto le salite lunghe e andare bene a cronometro potrebbe essere un punto a favore».