Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Circuito del Porto 2026 (foto Camilla Santaromita)

Delle Vedove: il ritorno alla vittoria e un cammino da scrivere

21.05.2026
5 min
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Al Circuito del Porto è tornato al successo Alessio Delle Vedove, con la sua prima vittoria con il devo team della XDS Astana (in apertura foto Camilla Santaromita). Una volata vinta anche grazie all’esperienza accumulata nei chilometri e nelle tappe corse accanto a Davide Ballerini al Tour of Turkey. Il corridore veneto che da juniores aveva fatto la valigia per il Belgio, destinazione devo team dell’Intermarché ha riallacciato il filo con la vittoria a quasi tre anni di distanza. Sembrano e possono sembrare tanti, ma in mezzo ci sono piazzamenti, sconfitte e vittorie sfiorate che hanno fatto crescere Alessio Delle Vedove un passo dopo l’altro

Vincere è importante, ma non è da una corsa che si scrive il cammino di un atleta, per questo il classe 2004 in questi giorni non ha abbassato la guardia continuando ad allenarsi e lavorare al meglio. C’è una prima parte di stagione da terminare nel miglior modo possibile, poi si traccerà una riga e saranno fatti i conti di questo cammino. 

«Sarò impegnato anche alla Due Giorni Marchigiana – ci racconta Delle Vedove – mentre poi andrò in Belgio a inizio giugno per due gare nel fine settimana del 6 e 7 giugno, per concludere giugno con il Baloise Belgium Tour insieme ai professionisti. Nei due anni nel devo team dell’Intermarché ho imparato molto su come si corre lì e ora in Astana se serve un corridore da aggregare ai professionisti mi portano».

Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Delle Vedove arrivava dal Tour of Turkey, un’esperienza che gli ha fatto imparare molto
Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Delle Vedove arrivava dal Tour of Turkey, un’esperienza che gli ha fatto imparare molto
Ripartiamo dalla vittoria al Circuito del Porto? Quanto è stata importante?

E’ stata una bellissima sensazione tornare al successo dopo tanto tempo. In questi anni ho lavorato molto e sono migliorato parecchio, ma non sempre si raccolgono i risultati sperati. Diciamo che questa vittoria dà tanto morale. 

Quanto è stato difficile rimanere concentrati e lavorare al massimo anche se i risultati non arrivavano?

Per nulla, alla fine quello che mi spinge è la passione verso questo sport, che è poi il mio lavoro. La mattina mi sveglio con il sorriso e faccio tutto al meglio delle mie possibilità, non c’è stato un calo di convinzione. Anche la squadra mi ha sempre supportato e dato fiducia, e la cosa più bella è quando domenica mi hanno detto: «Oggi tocca a te, provaci».

Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
In queste due stagioni con il devo team XDS Astana Delle Vedove sta lavorando per diventare un corridore il più completo possibile
Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
In queste due stagioni con il devo team XDS Astana Delle Vedove sta lavorando per diventare un corridore il più completo possibile
Sei al secondo anno nel devo team XDS Astana, come ti stai trovando?

Bene, ho avuto modo di crescere e migliorare sotto tanti aspetti, mi sto concentrando sul diventare un corridore completo. Un cammino lungo, ma che sta ripagando gli sforzi fatti, inoltre ho avuto modo di correre tanto con i professionisti e di imparare molto anche da loro.

Ad esempio?

Al Tour of Turkey su otto giorni di gara ci sono state ben sei volate, e io ero impegnato nel treno di Ballerini. In quei chilometri e nella settimana passata insieme su quelle strade ho visto e imparato molto su come si gestisce una volata, anche solo con le parole e le indicazioni date a noi compagni, aspetti che mi sono tornati utili nella vittoria di domenica scorsa. Quando il gruppo ha preso la parte destra io mi sono messo a sinistra seguendo l’istinto e il vento.

Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Delle Vedove è alle prese con il suo ultimo anno da U23, intanto la sua crescita prosegue
Alessio Delle Vedove, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Delle Vedove è alle prese con il suo ultimo anno da U23, intanto la sua crescita prosegue
Che anno deve essere questo 2026, considerando che sarà il tuo ultimo da under 23?

Dipende da come lo si vuole intendere, io voglio e devo essere il più professionale possibile, sempre. In gara faccio, o cerco di fare, quello che mi viene chiesto a seconda dei vari aspetti tecnici e tattiche che si hanno in mente. L’obiettivo è continuare al massimo, certo che una vittoria come quella di domenica auita.

Si parla di futuro?

Se ne parlerà più avanti, a me tocca impegnarmi al massimo in allenamento e in gara, al mio procuratore e alla squadra spettano gli altri aspetti. Spero di riuscire a ritagliarmi uno spazio per passare professionista, alla fine è il sogno di tutti e spetta a me concretizzarlo. Ho tutto nelle mie mani, dovrò essere bravo a sfruttare le occasioni che mi verranno date. Poi sarà la squadra a decidere se mi vuole o meno. 

Alessio Delle Vedove, Matteo Scalco, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Al Giro Next Gen Delle Vedove non ci sarà, l’Astana Development lavorerà per Scalco, costruendo una squadra intorno a lui
Alessio Delle Vedove, Matteo Scalco, XDS Astana Team, Tour of Turkey
Al Giro Next Gen Delle Vedove non ci sarà, l’Astana Development lavorerà per Scalco, costruendo una squadra intorno a lui
Le esperienze e le gare con i professionisti cosa ti hanno dato?

Ho portato a casa tanti consigli, anche solo legati ad aspetti mentali o piccole cose tecniche, come il curare di più la salita o tenere sempre stretti denti. Dagli anni in Intermarché mi sono portato dietro una grande passione per il Belgio e tante esperienze che possono tornarmi utili anche qui.

Anche questa può essere una chiave per ritagliarsi il proprio spazio nel WorldTour?

Non nascondo che il mio sogno è diventare un corridore da Classiche, quando vado in Belgio a correre sento qualcosa in più che mi spinge e mi dà motivazione. E’ un modo di correre particolare, dove contano le qualità fisiche ma anche l’esperienza, sarebbe bello provare a diventare uno specialista di quei percorsi, intanto vediamo di fare il massimo in questa stagione.  

Giro d'Italia 2026, Paestum-Napoli, Davide Ballerini

Caduta, pioggia e teppisti, ma Napoli s’inchina a Ballerini

14.05.2026
6 min
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NAPOLI – E’ spuntato in controluce dal fondo del rettilineo e non si capiva chi fosse. La volata contro Stuyven e Magnier sembrava non dovesse mai finire, poi dall’acquazzone che ha lavato Napoli negli ultimi cinque minuti di corsa, è spuntata la faccia incredula e sfinita di Davide Ballerini, vincitore di tappa (in apertura abbracciato da Scaroni).

Quando è arrivato a fermarsi, il canturino si è accasciato sulla bici in mezzo ai massaggiatori della XDS-Astana, cercando di riprendere fiato. Abbracci, pacche e sorrisi frammisti a versi incomprensibili. Avrebbe dovuto tirare la volata a Malucelli, ma quando è caduto è stato proprio Matteo a gridargli di andare, che c’era il buco. E il Ballero ha eseguito alla perfezione. Volata napoletana da classiche del Nord, i primi tre non erano lì per caso.

Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord
Il testa a testa fra Ballerini e Stuyven come in una classica del Nord

Un tornante in pavé

Forse non tutti avevano bene a mente quell’ultima curva e lo strappo successivo. Difficile tutto sommato definirlo un arrivo in volata, per come si intende solitamente un traguardo per velocisti. Era chiaro, guardandolo bene, che non si sarebbe potuto lanciare una volata veloce. Era chiaro che da quella curva si sarebbe ripartiti quasi da fermi. Per cui, quando sono cadute le prime gocce di pioggia e il gruppo è entrato troppo allegro in quel tornante, la caduta è stata inevitabile. Chi è stato capace di entrarvi per primo, ha vinto la corsa.

«Penso di non rendermene conto ancora – dice a caldo Ballerini – ovviamente sapevo che bisognava entrare in testa all’ultima curva e ci sono riuscito. Poi ho visto a sinistra che i primi due sulla sinistra sono caduti. E neanche il tempo di rendermene conto e proprio Malucelli si è attaccato alla radio e mi ha detto di partire perché erano tutti caduti. L’ho fatto e ho sperato fino alla linea dell’arrivo che nessuno mi passasse».

Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi
Le strade portano i segni della pioggia. Nella fuga, Vergallito, Bais, Marcellusi e Tarozzi

Il treno di Milan

Milan, parlando in mezzo alla strada con un capannello di giornalisti, ha appena finito di dire che non capisce come mai si disegnino certi arrivi, se la scena deve essere per i velocisti. Dice che su queste strade bastano poche gocce di pioggia e sembra di andare sul ghiaccio. L’amarezza sul volto del friulano è lampante, ma fra i rimpianti di questo Giro, oggi c’è poco da recriminare.

Si potrebbe semmai ragionare sul livello del suo treno. Sul fatto che Stuyven avrebbero dovuto trattenerlo e che l’assenza di Teuns lo ha privato di un altro uomo chiave. Ma su questo finale, anche se ci fosse arrivato in testa con un compagno davanti, i suoi 84 chili sarebbero stati troppi per lanciarli in così poco spazio. Non era un arrivo per Milan.

Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla
Primo giorno in rosa per Eulalio che ne sta scoprendo la magia e ora vuole difenderla

Fra incredulità e pudore

Quando riagganciamo Ballerini, lui ha avuto il tempo per rendersi conto di aver vinto, ma dalle sue parole non traspare l’esaltazione che sarebbe lecito attendersi.

«I momenti duri nel ciclismo sono moltissimi – dice Ballerini – i momenti felici sono pochissimi rispetto alle ore e al tempo passato via da casa. Quindi bisogna vivere appieno le cose belle che ci capitano. Il momento più critico che puoi vivere è quando fai le cose per bene, ti alleni a casa, mangi, pesi il cibo, vai a letto presto alla sera per due mesi, poi vai alle gare e ti aspetti molto, invece i risultati non arrivano. Quello è il momento nel quale non ti devi abbattere, devi sempre restare positivo e continuare a spingere. Io dico sempre che prima o poi la ruota gira per tutti».

La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini
La tappa di Napoli è per ora la vittoria più importante di Ballerini

Vincere con Cavendish

Dice sorridendo di sentirsi un mezzo velocista, di quelli che in una tappa dura come quella di ieri a Potenza, riesce a salvare la gamba e si ritrova con più energie nei giorni successivi. Eppure mentre parla, ci assale quasi il dubbio che si senta in imbarazzo. E allora per capire meglio, gli chiediamo se non si sia sentito più appagato, aiutando Cavendish a stabilire il record di tappe del Tour.

«Devo dire la verità – conferma Ballerini – quando vinceva Cavendish era davvero come se vincessi io. Abbiamo fatto tanti ritiri, tanti giorni insieme. Si vedono più i compagni che la famiglia e insieme si provano tantissime emozioni, anche extra ciclistiche. Ognuno ha il suo compito preciso e quando questo lavoro viene ripagato, è come una vittoria. C’è anche da dire che si lavora, ma vince uno solo. Eppure in cuore mio so di aver aiutato Mark, so che è fiero di me. Ed è un bagaglio di esperienza che mi sono portato dietro e per questo devo ringraziare sia lui sia Morkov e le altre persone coinvolte in quel progetto.

«Oggi ho vinto io – prosegue Ballerini – sapevo che c’erano questi sanpietrini, sapevamo che erano molto sconnessi e sapevo anche che c’era possibilità di pioggia. Tutti sanno che qui appena c’è un po’ d’acqua, la strada diventa scivolosa. Però in certi arrivi, stacchi il cervello. Se pensi a queste cose, tiri i freni e la volata non la fai. E comunque serve anche un po’ d fortuna. Accanto a me sono caduti in tre, bastava che andassi poco più forte e sarei caduto anche io. Non sembra, ma nel ciclismo servono testa, gambe e anche molta fortuna».

Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori
Giornata tranquilla per Pellizzari, ma domani sul Blockhaus toccherà agli scalatori

Il sogno delle classiche

Gli fanno notare che ha vinto su uno strappo in pavé e in un giorno di pioggia, dove sono servite tutte le abilità di un corridore che sogna da sempre di primeggiare nelle classiche del pavé. Lui alza lo sguardo e si capisce che al Nord sia legata una sua piccola malinconia.

«Quest’anno sono andato al Nord – spiega Ballerini – con l’intento di fare qualche buon risultato. Ovviamente so che vincere è difficile, perché ci sono quei tre o quattro veramente forti e difficili da raggiungere. Però mi aspettavo un piazzamento o qualcosa che mi ripagasse per tutta la fatica che ho fatto, invece non è arrivato. Ebbene, bisogna continuare a spingere. Le classiche mi sono sempre piaciute, mi piaceranno sempre. Ho il cuore in Belgio, questo è sicuro, e ci riproverò fino alla fine».

Peccato per la caduta, felici per Ballerini: ragazzo di cuore e grande atleta. E peccato per quei due stupidi che a Marigliano, in prossimità di una rotonda, hanno tentato di far cadere i corridori, mentre il terzo li riprendeva col cellulare. In qualità di presidente dell’ACCPI e referente del CPA, Cristian Salvato ha detto che sarà sporta denuncia. La Polizia li ha identificati e per entrambi è scattato il daspo. E’ incredibile la mancanza di empatia di certe persone, incapaci di capire il male che avrebbero potuto causare. La vita degli altri non è un videogame o il trend di qualche stupido social.

Davide Ballerini, vittoria, Turchia

Ballerini più fiducioso, al Giro per sé e per la XDS-Astana

13.05.2026
4 min
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BURGAS (Bulgaria) – Tra i 184 girini partiti da Nessebar c’è anche Davide Ballerini. Quando lo abbiamo incontrato, il Ballero veniva direttamente dal Giro di Turchia, dove finalmente era tornato ad alzare le braccia al cielo.

Con il portacolori della XDS-Astana , pronto a disputare il suo sesto Giro d’Italia, abbiamo parlato di lui e della sua squadra. Tanto più che gli XDS sono partiti alla grande: una tappa e la maglia rosa con Silva, nel pieno della bagarre nelle due volate. La vivacità di Scaroni.

Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) sul podio di Antalya, al Giro di Turchia. Per il lombardo si è trattato della 10ª vittoria in carriera
Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) sul podio di Antalya, al Giro di Turchia. Per il lombardo si è trattato della 10ª vittoria in carriera

Un’astinenza troppo lunga

Ballerini, in quel dietro le quinte della presentazione dei team, era sorridente. Convinto. Un piacere rivederlo così. Il lombardo è un atleta costante, generoso e il feeling con la vittoria per uno col suo spunto veloce è determinante. La chiacchierata parte proprio dalla vittoria di Antalya.

«Era ora, più di tre anni che rimanevo all’asciutto – ha commentato Ballerini – Non era in programma il Giro di Turchia per me. Dovevo staccare dopo le classiche per venire qui al Giro un po’ più fresco, ma ho deciso io di continuare. L’ho chiesto alla squadra perché sentivo di non aver dato tutto quello che avevo nelle classiche».

Il corridore, che nell’era dei numeri, fa affidamento alle sensazioni e all’istinto conserva un fascino senza prezzo. Ballerini racconta come sentisse ancora una buona gamba. E come questa andava sfruttata. «Così – aggiunge – abbiamo deciso di andare in Turchia ed è arrivata questa vittoria. Una vittoria che rincorrevo da tanto tempo».

Con questa gamba il Ballero può aiutare anche in salita, eccolo scortare Scaroni
Con questa gamba il Ballero può aiutare anche in salita, eccolo scortare Scaroni
Con questa gamba il Ballero può aiutare anche in salita, eccolo scortare Scaroni
Con questa gamba il Ballero può aiutare anche in salita, eccolo scortare Scaroni

Se la mente cambia

Dicevamo che Ballerini è un generoso. Lo si è già visto in queste prime quattro tappe della corsa, tanto ce ne fosse bisogno. A Burgas mentre aiutava Matteo Malucelli, tra coloro che è finito in terra ai 600 metri. Ma un corridore così può e deve correre anche per se stesso. E allora gli chiediamo se questa vittoria possa cambiare qualcosa nella mente. Se faccia scattare qualcosa…

«Di sicuro qualcosa cambia. Per carità, sono consapevole del peso della mia vittoria. Non è che abbia vinto una tappa al Tour de France, per l’amor del cielo, però ti dà magari un po’ più di sicurezza. E comunque sono sempre delle gioie che ripagano gli sforzi che fai».

Ed adesso eccolo al Giro. Il tabellino segna già una top dieci. E ci racconta di un Ballerini sempre nel vivo della corsa, anche se le cose non sono andate benissimo. Ripensiamo appunto alla caduta di Burgas.

«Già nella prima settimana – spiega Ballerini – questo Giro propone tappe che, se un corridore con le mie caratteristiche è in forma, può fare belle cose. Io cercherò di dare il massimo e di sfruttare ogni occasione che si presenta per me e per la squadra».

Con Malucelli un buon feeling. In foto, da sinistra: Malucelli, Ballerini e il diesse Cenghialta
Con Malucelli un buon feeling. Ballerini è il suo ultimo uomo in questo Giro
Con Malucelli un buon feeling. Ballerini è il suo ultimo uomo in questo Giro

Per sé e per la squadra

E qui si apre giusto il capitolo del Ballerini uomo squadra. Lui e Diego Ulissi sono un po’ i capitani in pectore dei turchesi. Mentre parlavamo col Ballero, lo stesso Ulissi non era distante da noi ed era impegnato a parlare con i colleghi spagnoli di Marca.

«Come interpreteremo questo Giro noi della XDS-Astana? All’attacco. Non abbiamo un uomo di classifica, quindi cercheremo di portare a casa più tappe possibili. Il primo capitano sulla carta è Diego, che ha una grandissima esperienza. Poi è chiaro che c’è anche Christian Scaroni. Sappiamo tutti che è un grande corridore, quindi vedremo di aiutarlo».

Quel “vedremo” si è già visto. E lo stesso vale per quel correre all’attacco. Proprio nel giorno in cui Guillermo Thomas Silva ha vinto la tappa e preso la maglia, ad aprire le danze sulla salita prima del via è stato Ballerini, che ha lanciato Scaroni. Lo stesso Scaroni ha poi preparato lo sprint a Silva.

Altra curiosità. La sera della vigilia della corsa eravamo proprio nell’hotel della XDS-Astana. E Matteo Malucelli ci disse, convinto, di poter fare bene nella volata di Burgas. Ballerini sarebbe stato il suo leadout. «Domani a tutta. L’ho detto al Ballero: io mi metto dietro a te e ci pensi tu», pensando al lancio della volata. Insomma, in XDS-Astana si sanno aiutare alla grande. E Ballerini ha un ruolo cruciale.

Davide Ballerini, recon Fiandre 2026 (foto Yuri Belezeko)

Meno di 24 ore alla Ronde, le ultime dal percorso con Ballerini

04.04.2026
5 min
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ANVERSA (Belgio) – Il clima è quello solito: cielo velato, sole che raramente accende i colori, ma non piove. E per essere in Belgio in questo periodo dell’anno è una bella giornata. Con ieri si sono concluse le ricognizioni sul tracciato del Giro delle Fiandre: 278 chilometri, 16 muri da Anversa a Oudenaarde. Le ultime pedalate servono per ripassare, saggiare, testare. C’è chi cerca risposte, chi vuole rivedere l’ingresso su quel muro, chi “tasta” il pavé. La “nostra” ricognizione la viviamo con Davide Ballerini.

Il “Ballero” e la sua XDS Astana l’hanno fatta giusto ieri, quando non pioveva. Ma c’è chi aveva preferito farla giovedì. In questo secondo caso le difficoltà sono state maggiori, soprattutto sul Koppenberg, infangato e ancora sotto lavori di manutenzione: molti sono scesi di sella. Remco Evenepoel, al debutto nella Ronde, arrancava. Poi c’è chi fa la recon a tutta. Indovinate chi? Tadej Pogacar ha aggredito i muri come fosse già in gara.

Ma andiamo sul percorso con Ballerini (in apertura foto di Yuri Belezeko – XDS Astana).

Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic. E' una delle migliori speranze italiane
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic. E' una delle migliori speranze italiane
Davide Ballerini (classe 1994) ha ottenuto un incoraggiante 15° posto alla In Flanders Classic
Innanzitutto come stai Davide? Come arrivi a questo Fiandre?

Bene, ho lavorato tanto, speriamo che questo lavoro dia i suoi frutti. Le sensazioni anche delle corse precedenti non sono male. Le gare sono servite anche un po’ per sgolfare.

La volta scorsa infatti ci avevi parlato un po’ del ritmo. Avevi messo in previsione che nelle prime uscite sarebbe potuto mancare…

Ovviamente ho fatto la In Flanders Fields Classic in cui stavo bene, poi non è arrivato il risultato perché sono rimasto un po’ chiuso in volata, ma è stato importante avere le gambe per arrivare là davanti. Poi ho fatto anche la Dwars door Vlaanderen, ma non avevo ancora recuperato dalla gara prima e non ero brillantissimo. Vediamo domani. La condizione c’è.

Hai già qualche idea di come ti potrai muovere?

Cerchiamo di fare un po’ quello che sono riuscito a fare l’anno scorso, magari anticipare.

Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Il profilo del Giro delle Fiandre: 278,2 km, oltre 2.200 metri di dislivello, 3 tratti di pavè e 16 muri
Passiamo alla ricognizione vera e propria, Davide. Voi della XDS Astana che tratto avete provato?

Abbiamo fatto dai chilometri centrali in poi, cioè dal primo Oude Kwaremont fino al secondo. E’ la porzione più importante della gara, il cuore della corsa dove si presume si deciderà gran parte della gara. E poi perché, chi più e chi meno, gli altri muri, le altre stradine le conosciamo.

Quali sensazioni hai avuto sul percorso? Com’è il fondo? Cambia molto di anno in anno?

Giovedì aveva fatto qualche scroscio d’acqua e in certi punti, come sul Koppenberg, non è mai facile. Mentre ieri, quando abbiamo girato noi, era bello. Quanto cambia il percorso? Direi che non cambia moltissimo. Anche i muri sono sempre ben mantenuti. Il Kwaremont, per dire, è sempre quello.

Si è parlato di qualche piccolo cambiamento: in cosa consistono?

Tratti di raccordo sostanzialmente. Forse il cambiamento più importante è stata l’eliminazione di un pezzettino di pavé dopo il Molenberg, ma nulla di che. Al posto di quello hanno inserito però un muro: il Berendries. Alla fine sono sempre gli stessi pezzi che mettono, tolgono e rimettono, anche in base ai lavori e alla viabilità. Il Fiandre non cambia.

Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori (foto Instagram)
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Pogacar pizzicato sul Koppenberg. Lo sloveno lo ha aggredito dribblando i cicloamatori
Qual è secondo te il momento più duro?

Di sicuro il tratto che riguarda il primo Oude Kwaremont. Oltre alla difficoltà del muro, è un punto nel quale la gara entra nel vivo. Soprattutto per questo direi. E resta molto dura, ovviamente, anche la sequenza dopo il secondo Kwaremont con Paterberg, Koppenberg e gli altri. Insomma, questi due sono i momenti chiave. Lì bisogna sopravvivere e cercare di fare il possibile.

Davide, hai nominato due muri sacri come Koppenberg e Paterberg, ma c’è un muro che secondo te è un po’ insidioso?

Per me il Molenberg. Si fa a circa 100 chilometri dall’arrivo, ma è un trampolino di lancio per tanti corridori che potrebbero anticipare i movimenti dei big. Se ben ricordo anche Mads Pedersen negli anni scorsi aveva anticipato lì. Il problema è che in tanti vogliono muoversi in quel punto, ma non è facile. Per essere davanti lì devi esserlo già dal Leberg. E come me lo vorranno anche altri atleti. Insomma, è tutta una concatenazione di situazioni che per stare davanti ti fanno soffrire.

Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il "totonomi" e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il “totonomi” e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il "totonomi" e quello di Van Aert è in ascesa
Clima già caldo nelle Fiandre. Impazza il “totonomi” e quello di Van Aert è in ascesa
Abbiamo accennato al meteo: per domani dovrebbe essere buono. Voi che informazioni avete?

Un po’ nuvoloso, ma senza pioggia. E’ già una nota molto importante. Il Fiandre è una gara dura, sono più di 280 chilometri: se in più dovesse piovere, peggiora. Il pavé diventa come sapone.

Invece dell’atmosfera generale cosa si dice? Si è parlato tanto di Van Aert…

Di sicuro Wout van Aert sta salendo di condizione, però sappiamo tutti che Pogacar potrebbe essere un gradino sopra tutti. Ovviamente bisogna vedere, perché in una gara del genere può succedere di tutto. Tadej ha dimostrato di avere la gamba per fare la differenza. Mathieu van der Poel non è da sottovalutare, anche se magari nelle ultime gare non è stato il solito dominatore. Il problema è che il livello si è alzato in generale, ancora una volta. Se Pogacar guadagna 20 watt, tutti guadagnano 20 watt e la differenza rimane la stessa.

Davide Ballerini
Ballerini studia le gomme. Domani userà tubeless da 30 mm.
Davide Ballerini
Ballerini studia le gomme. Domani userà tubeless da 30 mm.
Parlaci invece del setup della tua X-Lab. Che rapporti userai?

Userò una doppia corona 55-40 e una cassetta posteriore 11-34. Sono piuttosto standard in questo senso, mentre semmai nelle gare precedenti ho provato pressioni differenti delle gomme.

E come è andata?

Se non piove, dopo le ricognizioni di questi giorni ho deciso che le gonfierò a 3,7 bar all’anteriore e 3,9 al posteriore con coperture da 30 millimetri.

Davide Ballerini

Ballerini: un inverno solido (con tanto Teide). E ora sotto col Nord

21.02.2026
5 min
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Ancora qualche ora e Davide Ballerini scenderà dal Teide. Il portacolori della XDS Astana è ormai lassù da tre settimane e di fatto è stato il grande appuntamento invernale prima dell’inizio della stagione. Ballerini è chiamato a fare bene nelle sue classiche del Nord, quelle che inizieranno la prossima settimana: da Omloop Nieuwsblad fino alla Roubaix. E’ una speranza non da poco per gli italiani. Senza dubbio è tra i più accreditati.

Dicevamo Omloop Nieuwsblad e Kuurne-Bruxelles-Kuurne, le prime due classiche che apriranno la stagione del Nord. In particolare l’Omloop, Ballerini la vinse nel 2021 e questa corsa ha sempre un posto speciale nel suo cuore.

Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) per ora ha 2 giorni di gara. In questa stagione ha debuttato al GP Castellón in Spagna
Davide Ballerini
Davide Ballerini (classe 1994) per ora ha 2 giorni di gara. In questa stagione ha debuttato al GP Castellón in Spagna
Davide Ballerini, come ci arriviamo a questi appuntamenti? Che inverno hai passato?

Direi un buon inverno, senza intoppi. Adesso la preparazione è passata dal Teide e da qui andrò all’open weekend. Poi ancora un ritiro, ma stavolta in Grecia: 10 giorni dal coach Anastopulos prima di Milano-Torino e Sanremo.

Che altura è stata quella sul Teide?

Lunga, perché volevamo continuare a costruire una buona base. Quindi le prime due settimane, soprattutto la prima, sono state abbastanza easy. Mentre nella terza settimana abbiamo iniziato ad alzare l’intensità. Facevamo i lavori quando eravamo in basso, fino ai 600-800 metri di quota. Per noi uomini veloci, o comunque non scalatori, non è facile da queste parti perché sali o scendi. Diciamo che sul Teide è stato più un lavoro improntato sul volume, mentre quello che faremo in Grecia sarà più sul ritmo e la velocità.

Chiaro, arriva dopo le prime corse e poi quello non è in quota…

Esatto, comunque anche sul Teide abbiamo fatto lavori sulla forza, sulla soglia e il fuorisoglia. Non ci siamo fatti mancare nulla.

Neanche la palestra?

Neanche quella. Soprattutto da quando ho avuto il problema al ginocchio cerco di non saltarla mai. Anche sul Teide l’ho fatta un paio di volte a settimana.

Davide Ballerini
Davide Ballerini e Christian Scaroni in allenamento. “L’effetto Scaro” può essere un bel volano per Davide (foto Instagram)
Davide Ballerini
Davide Ballerini e Christian Scaroni in allenamento. “L’effetto Scaro” può essere un bel volano per Davide (foto Instagram)
Come arriva Ballerini a queste corse? Strano passarci direttamente dall’altura…

Vediamo prima di tutto come risponderà la gamba. La cosa che potrebbe mancare è il ritmo gara. Siamo consapevoli che questo potrebbe essere un aspetto a nostro sfavore, ma non è detto. Magari potremmo anche essere più freschi rispetto a chi sta correndo in Portogallo o arriva dall’UAE Tour.

La XDS-Astana viene da una bella stagione e Scaroni ha ripreso vincendo. Lo stesso Malucelli. La sua brillantezza cosa dà a voi compagni? Si innesca una sorta di circolo virtuoso?

Beh, Scaroni aveva dimostrato di andare forte già l’anno scorso, si è confermato e di certo per lui e per tutti noi è un’ottima cosa. Vero, siamo sulla cresta dell’onda e sarebbe bello continuare a esserci, ma nel mio caso le corse in Belgio non sono facili, ci sono anche più incognite. Quello che posso dire è che ci stiamo lavorando al meglio.

Quali sono gli obiettivi di questa prima parte di stagione?

Dalla Gand alla Roubaix ogni corsa è buona per fare bene e tutte sono molto importanti per me. Proprio perché la questione Belgio, corse del Nord, è complicata, non posso dire di puntare su questa o quella corsa. Bisogna farsi trovare pronti e al massimo.

Dopo le sfortune di queste ultime due stagioni, hai un po’ di dente avvelenato?

Sì e no. Purtroppo le classiche del Nord sono quelle che sono, nel bene e nel male, e non sono mai facili sotto ogni punto di vista, specie per il corridore che sono. Alla fine, come dicevo anche prima, più che su una corsa uno come me punta su un periodo e cerca di tirarci fuori il meglio. Chiaro che se in quel periodo ti ammali o hai un infortunio perdi gran parte della tua stagione.

Davide Ballerini
Pavè, stradine, muri, polvere o fango: anche per Ballerini, l’Inferno del Nord inizia il 28 febbraio con l’Omloop Nieuwsblad
Davide Ballerini
Anche per Ballerini, l’Inferno del Nord inizia il 28 febbraio con l’Omloop Nieuwsblad
Avete fatto dei test sui materiali?

Quest’anno no perché non abbiamo cambiato nulla. Li avevamo fatti l’anno passato, ci eravamo già trovati bene e sappiamo di cosa abbiamo bisogno.

E ora appunto l’Omloop Nieuwsblad: che corsa è? E’ subito Nord puro?

Come atmosfera direi proprio di sì: sei già dentro al Nord. Certo, non c’è la gente che c’è ad un Fiandre, ma per i belgi è molto sentita.

Del percorso cosa ci dici? Quali sono le sue caratteristiche?

E’ un vero antipasto di quel tipo di classiche. Non è duro come un Fiandre, perché ci sono meno muri e meno chilometri, ma c’è anche il pavé. La corsa è più aperta anche a gruppi di 50 persone. Il nervosismo c’è ma per me non troppo, devo essere sincero. Alla fine quelle che contano davvero sono più avanti. Non che questa non sia importante, ovviamente…

C’è anche il Grammont, Davide: il muro per eccellenza. E’ quello un punto chiave?

Sinceramente quest’anno non ho visto quando capita. So che hanno cambiato qualcosa. Di solito non è decisivo. E’ spettacolare, ma non è un punto chiave. Semmai il punto chiave c’è prima, quando si viene da un tratto in pavé e ci sono dei muri in successione. Per esempio quando vinsi io ci ripresero proprio dopo il Grammont: eravamo un gruppo di una ventina. Solitamente è posizionato a 50-60 chilometri dall’arrivo. Bisognerà studiare bene il nuovo percorso, anche per questo andremo su un po’ prima per fare la ricognizione.

Febbraio 2021: Davide Ballerini conquista l’Omloop Nieuwsblad
Febbraio 2021: Davide Ballerini conquista l’Omloop Nieuwsblad
Hai fatto spesso riferimento al Fiandre? Ma davvero è tanto diversa la corsa? E anche il ritmo?

Sì, parecchio. E’ più dura e si va più forte, senza contare che ogni anno la corsa esplode prima. Ad una Omloop Nieuwsblad o altre corse simili già il fatto che non ci sia Pogacar cambia le cose.

Scorrendo la lista dei grandi con cui dovrai confrontarti, tolti “quei due” (Pogacar e Van der Poel) chi vedi bene? Chi potrebbe essere una sorpresa?

Bella domanda. Non so, Van Aert rientra e da quel che ho sentito rientra anche Pedersen, farà di tutto per esserci soprattutto alla Roubaix. Ho visto che Laporte è tornato a buoni livelli, tanto che ha anche vinto.

E il resto del tuo programma?

Sarà una stagione un po’ diversa rispetto al 2025. Anziché il Tour, tornerò al Giro d’Italia e poi farò la Vuelta.

Ballerini è convinto: «Al Tour ho capito che manca solo la vittoria»

31.07.2025
4 min
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La Grande Boucle, conclusa sull’inedito percorso di Montmartre, ha lasciato nelle gambe e nella testa di Davide Ballerini la consapevolezza di poter ambire a qualcosa di grande. Lo testimonia il fatto che tra una settimana correrà alle Arctic Race of Norway, che prenderà il via da Borkenes. I giorni dopo il Tour de France sono serviti per staccare un po’ a livello mentale, mentre le gambe girano ancora bene. Il momento va sfruttato, perché la consapevolezza e l’ambizione crescono. 

«Ci vorrà ancora qualche giorno per riprendermi totalmente dalle fatiche del Tour – dice Ballerini – sono ancora stanco. Più di testa, perché alla fine oggi sono uscito in bici per fare due orette tranquille e la condizione c’è. Lunedì sarà di nuovo tempo di chiudere le valigie e partire per la Norvegia, vediamo di sfruttare il momento positivo».

Wout Van Aert, Davide Ballerini e Tadej Pogacar sullo strappo di Montmartre, un assaggio di “classica” nella tappa finale del Tour

Dalla caduta agli Champs Elysées

Quel secondo posto di domenica sugli Champs Elysées ha lasciato un po’ di amaro in bocca all’atleta della XDS Astana, sensazione diventata più gradevole una volta raffreddati i pensieri e capito contro chi ci si è trovati contro. 

«La cosa migliore che porto a casa da questo Tour de France – prosegue – è la consapevolezza che se faccio tutto al meglio posso essere là insieme ai primi e giocarmi qualche gara. Anche perché la caduta durante la terza tappa mi ha fatto soffrire molto, ma la condizione c’era e questo mi ha aiutato a uscire dal momento difficile».

Il giorno dopo la caduta Ballerini presentava bendaggi evidenti ma ha saputo resistere e superare il momento difficile
Il giorno dopo la caduta Ballerini presentava bendaggi evidenti ma ha saputo resistere e superare il momento difficile
Il più difficile del tuo Tour?

Sicuramente, la mattina successiva alla caduta stavo davvero male. La vera risposta però l’ho avuta il giorno dopo, in quelle situazioni capisci subito se riuscirai a continuare o meno. Se quando sali in bici per andare al foglio firma senti dolori e acciacchi allora continuare diventa praticamente impossibile. Io appena sono salito in sella mi sono sentito relativamente bene, anche se devo dire che sono stato anche abbastanza fortunato.

In che senso?

Perché i giorni dopo non siamo andati davvero forte, le andature non sono state esagerate. Complice anche l’ottima condizione con la quale mi sono presentato al via da Lille. Arrivavo dalla caduta della Roubaix dove mi sono rotto lo scafoide, gli altri sono andati in altura mentre io avevo scelto di rimanere a casa per riuscire a fare tutta la riabilitazione necessaria. 

Nell’ultima settimana, riassorbite le botte, Ballerini ha provato a giocarsi la vittoria, qui a Valence dove ha chiuso quinto
Nell’ultima settimana, riassorbite le botte, Ballerini ha provato a giocarsi la vittoria, qui a Valence dove ha chiuso quinto
Cosa ti ha lasciato questo Tour?

Che non si deve mai mollare, prima o poi le gambe girano e lo faranno nel momento giusto. Ora ho visto che se mi preparo nel modo corretto posso andare forte, mi manca la vittoria e voglio raggiungerla. Nel ciclismo ne vince uno solo, quindi non è mai semplice.

Però a Parigi hai dimostrato di esserci…

Sì, per sensazioni mie e per l’entusiasmo del pubblico è stato il momento più bello. Sono consapevole che le forze in campo non erano esattamente pari, Pogacar non era al 100 per cento. Lui ha corso un Tour sempre davanti, tirato e al limite. Io ho avuto giorni nei quali mi sono staccato e ho preso il tutto con calma. Fare una, due o tre tappe in questo modo aiuta ad arrivare più freschi nel finale. Van Aert ha mostrato di essere superiore, non c’è nulla da dire. Ci ha lasciati lì con un’azione di forza impressionante. 

Nelle tappe di montagna ha potuto gestire lo sforzo e presentarsi in condizione all’ultima tappa di Parigi pronto a dare battaglia
Nelle tappe di montagna ha potuto gestire lo sforzo e presentarsi in condizione all’ultima tappa di Parigi pronto a dare battaglia
In generale cosa manca per agguantare la vittoria desiderata?

Non c’è un fattore da curare o qualcosa da fare in maniera differente. So che continuando a lavorare e preparandomi in questo modo la gamba c’è. Non si deve mai lasciare nulla al caso, prima o poi il momento arriva. 

E il Ballero? E’ pronto graffiare… già da domani

28.06.2025
5 min
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Dopo il lungo stop imposto dalla caduta alla Parigi-Roubaix, giugno ha segnato il rientro alle corse del Ballero, al secolo Davide Ballerini.
«E’ stato un periodo lungo – racconta Davide – non correvo da aprile, da quando all’uscita di un settore di pavè mi sono rotto l’uncino dell’uncinato, un osso che non sapevo neanche esistesse. E’  dalla parte opposta dello scafoide, sul palmo della mano, diciamo».

Il corridore della XDS-Astana è uno degli undici, forse dodici, italiani che vedremo sulle strade del Tour de France.

Il suo ritorno è avvenuto al GP Gippingen e poi al Tour de Suisse, passando per allenamenti serrati e un recupero non scontato. Gli abbiamo chiesto come ha vissuto questi mesi e come si sente ora alla vigilia dell’imminente campionato italiano e appunto della Grande Boucle.

Dopo due buone top 10 a Gand e Fiandre, la campagna del Nord di Ballerini si è fermata anzitempo alla Roubaix
Dopo due buone top 10 a Gand e Fiandre, la campagna del Nord di Ballerini si è fermata anzitempo alla Roubaix
Davide, com’è stato davvero il rientro?

E’ stato duro, soprattutto il periodo che ho passato a casa. Ho scelto di non andare in altura con la squadra per recuperare più in fretta. A Gippingen è stato un calvario, mi mancava tanto il ritmo gara. Allo Svizzera però, giorno dopo giorno, ho visto dei miglioramenti.

E’ stato uno Svizzera di sofferenza, ma programmato…

Sì, si sapeva. Avevo visto le tappe e parlato con il preparatore: l’obiettivo era finirlo e mettere fatica nelle gambe. E’ servito come preparazione per il Tour, questo era chiaro. Poi non era un percorso per me, figuriamoci al rientro…

Quando hai ripreso davvero ad allenarti dopo la frattura?

Sono rimasto fermo del tutto una dozzina di giorni, quindi fino alla fine di aprile. Poi ho cominciato con una settimana di rulli senza caricare il polso. Dopo un po’ sono uscito su strada, ma facevo solo un’ora o un’ora e mezza. In tutto ho perso tre settimane, forse tre e mezzo di allenamenti veri.

Nonostante la fatica, in Svizzera Ballerini ha sfiorato la vittoria. In volata è stato secondo, alle spalle di Meeus, nella 6ª tappa
In Svizzera Ballerini ha sfiorato la vittoria. In volata è stato secondo, alle spalle di Meeus, nella 6ª tappa
I rulli li facevi con la bici da crono o quella da strada?

All’inizio con quella da strada. Poi ho usato la bici da crono ed è stato molto meglio, perché non appoggiavo la mano sul manubrio e scaricavo il peso sull’avambraccio.

Avevi un tutore?

Sì. Prima una stecca, poi il chirurgo che mi ha operato mi ha detto che già due giorni dopo l’intervento potevo usare un tutore. L’importante era non muovere il polso per almeno due settimane. Poi ho iniziato a toglierlo la notte, a muovere un po’ la mano. Non sono ancora al 100 per cento, ma l’importante è che in bici non sento dolore. Ero un po’ preoccupato prima del rientro perché mi dava fastidio quando mi alzavo sui pedali, ma allo Svizzera ho visto un netto miglioramento.

Davide, come si fa a soffrire oggi in gruppo, con i ritmi così alti? Si dice sempre che nel ciclismo attuale bisogna arrivare ben preparati alle corse. Tu come ti sei gestito?

Alle spalle del rientro c’è stato tanto allenamento: questa è la base. Mi sono fatto un bel mese intenso a casa, con tante ore in sella e tante salite. Però anche se ti alleni tanto, in gara manca sempre qualcosa. In questo caso ho dovuto centellinare le energie: perché se si inizia a non recuperare più diventa un problema.

Quando il “Ballero” finiva il lavoro per il team, andava regolare. Il giusto mix fra tenere duro e non fare fuorigiri eccessivi
Quando “Ballero” finiva il lavoro per il team, andava regolare. Il giusto mix fra tenere duro e non fare fuorigiri eccessivi
Correvi col contagiri o spingevi comunque?

Dipendeva dal percorso. Se c’era un arrivo in salita lungo, magari tenevo duro per 5 chilometri e poi mi spostavo, oppure aiutavo i compagni a prendere la salita davanti. In quelle situazioni fai degli sforzi intensi. Poi salivo più tranquillo. Lo stesso nei giorni duri: andavo fin dove riuscivo e poi tiravo i remi in barca… tra virgolette.

Ora si profila il campionato italiano. Il percorso in teoria ti si addice?

Ah – sorride Ballerini – a dire la verità sembra sempre che i percorsi dell’italiano vadano bene per me! Il problema è come si fa la corsa. Anche se c’è una salita di due chilometri, o un po’ più lunga come l’anno scorso, la selezione può arrivare lo stesso: 230 chilometri, il caldo, la corsa dura dall’inizio. E’ forse la gara più difficile da vincere per dinamiche e tattiche. Ma alla fine contano sempre le gambe.

E poi ci sono team che corrono in tanti…

E’ un bel vantaggio. Loro possono controllare la corsa. Detto questo, noi della XDS-Astana siamo una bella squadra quest’anno, siamo in buon numero. Però se ti vanno via 8-9 della VF Group-Bardiani, che sono in tantissimi, tra quelli ce n’è sicuramente uno o due che vanno forte. E poi è una corsa lunga, più di 180 chilometri: non tutti riescono a emergere su quella distanza.

La fatica di Ballerini sul Mont Ventoux nel 2021, che si affronterà anche quest’anno. Quello fu il suo primo Tour (foto Instagram – Solowataggio)
La fatica di Ballerini sul Mont Ventoux nel 2021, che si affronterà anche quest’anno. Quello fu il suo primo Tour (foto Instagram – Solowataggio)
Si andrà sullo strappo di San Floriano, visto anche al Giro. I compagni che hanno fatto la corsa rosa cosa ti hanno detto?

Ho parlato con loro, mi hanno detto che non è impossibile. Però, come dicevo, dipende sempre da come viene fatta la gara.

Capitolo Tour de France: c’è un obiettivo preciso? Hai già segnato delle tappe?

Il Tour de France è una gara molto importante. Le prime tappe sono tutte mosse, se hai la gamba puoi provare a fare qualcosa. Vincere non lo so, il livello è altissimo. Ma come squadra possiamo far bene: non puntiamo alla classifica generale, ma a vincere tappe. Saremo una squadra simile a quella del Giro, costruita per provarci.

La questione dei punti resta centrale o si può pensare in modo diverso ora che la situazione è migliorata?

Ci hanno mentalizzato così da inizio anno. Le cose sono andate bene, ma attenzione: siamo ancora lì. La situazione non è del tutto felice. Non possiamo rilassarci perché siamo a metà stagione e quello che abbiamo fatto noi può essere fatto anche dalle altre squadre da qui a fine anno.

Sfida fra titani. Vicenza come una classica, vero Ballerini?

23.05.2025
6 min
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Ma era una classica del Nord o una tappa del Giro d’Italia? Una côte da Amstel Gold Race o un muro fiammingo? E vogliamo parlare degli interpreti? Mads Pedersen e Wout Van Aert, uno spettacolo per la gioia dei tifosi. Una volata da “vite spanata”, come ci ha detto Davide Ballerini. Una volata che ha visto il quarto sigillo di Mads Pedersen e Isaac Del Toro, terzo, che a forza di abbuoni (e non solo) allunga ancora un po’.

Il corridore della XDS-Astana ha commentato con noi questo splendido finale di Vicenza, tredicesimo atto del Giro d’Italia numero 108. Ballerini era in palestra e stava lavorando sodo per rientrare dopo l’incidente e la consueta frattura del polso alla Parigi-Roubaix. Ma tra un peso e l’altro si è fermato per godersi questo finale stratosferico.

Il gruppo fila tra i filari! L’Italia è davvero stupenda
Il gruppo fila tra i filari! L’Italia è davvero stupenda

Germani, Scaroni e… la UAE

La Rovigo-Vicenza scorre via tra i drittoni della Bassa e le bellezze delle colline venete. Lorenzo Germani è l’ultimo a mollare. O almeno così sembra. Poi lo raggiunge Christian Scaroni. I due vanno. Ma dietro la solita UAE Emirates si mostra famelica. Il chilometro Red Bull mette in palio secondi di abbuono e la squadra emiratina li vuole.

Scaroni si prende i primi 6″, ma poi ecco i ragazzi di Gianetti. Oggi tocca a Juan Ayuso prendersi i 4″ grazie a Isaac Del Toro che di nuovo fa la volata guardando all’indietro. E comunque mette in tasca 2″. Sulla questione fra il messicano e lo spagnolo si è detto e ridetto tutto e cosa bolle veramente in pentola ormai ce lo dirà la strada delle montagne che inizieranno domenica.

Il finale della Rovigo-Vicenza invece è da battiti alti. Mathias Vacek e Romain Bardet arrivano ai 500 metri, poi Alpecin-Deceuninck soprattutto e Visma-Lease a Bike chiudono ed è volata con la crème de la crème nelle prime posizioni.

Nel finale ci provano Germani e Scaroni. Azione ben vista da Ballerini
Nel finale ci provano Germani e Scaroni. Azione ben vista da Ballerini
Davide, dunque: un finale bellissimo…

Veramente. Non so in quanti si aspettassero i velocisti… Ma bella tappa, aperta fino alla fine.

Davide, tu con quei “bestioni” ci fai a spallate nelle classiche del Nord e sai come si muovono. Portaci in gruppo a partire da quei 600 metri finali. Cosa hai notato?

La prima cosa che ho notato è stata vedere la Alpecin che ha tirato per Kaden Groves, ma lui non aveva gambe. Chi era davanti all’ultimo chilometro ne aveva più di lui, visto che ha portato Mads Pedersen e Wout van Aert fino ai 300 metri. Poi, quando vedi che Pedersen parte così lungo… sono dolori. Fai fatica a chiudere. E fatica l’ha fatta anche Van Aert, al quale ha preso subito 2-3 metri. Ma non è facile…

Perché?

Perché contro il Pedersen attuale ci vorrebbe il Mathieu van der Poel dei giorni migliori. E un’altra cosa che mi meraviglia di Mads è come tiene la condizione. Pensate: è andato forte nelle classiche ed è da inizio Giro d’Italia che è lì.

Big davanti. Tra abbuoni e un piccolo gap sul traguardo Del Toro ha incrementato di 9″ il vantaggio su tutti rivali (solo 7″ su Ayuso, che a sua volta aveva preso un abbuono).
Big davanti. Tra abbuoni e un piccolo gap sul traguardo Del Toro ha incrementato di 9″ il vantaggio su tutti rivali (solo 7″ su Ayuso, che a sua volta aveva preso un abbuono).
E dal punto di vista di Van Aert?

Parto da prima del Giro. Io, quando l’ho visto alle classiche, mi è sembrato molto magro rispetto al suo normale, ma è chiaro che si sta riprendendo. Lui viene da due cadute gravi dell’anno scorso e magari gli ci vuole un po’ per riprendersi, anche dal punto di vista della fiducia e della sicurezza in bici. In questo è in crescendo. Ha vinto una tappa durissima.

Che poi tutti noi ci aspettiamo sempre il Van Aert che vince le volate di gruppo, ma forse quel Van Aert non c’è più?

Senza il forse. È cambiato e tanto. Ripenso alle Tirreno o ai Tour di qualche anno fa, quando vinceva gli sprint e le crono. Molto dipende da come e su cosa si allena. E per me Van Aert non si sta allenando in ottica classiche.

Interessante, vai avanti…

Van der Poel si allena da classiche e corre i grandi Giri da classiche, cioè puntando alle tappe. Van Aert, invece, è uno che lavora, che tiene in salita i migliori venti. E questa è la differenza. Poi, okay, c’è Tadej Pogacar che si mette tra di loro e vince anche le classiche e fa quello che vuole, ma questo è un altro discorso. Ma se Van Aert si allenasse per le classiche, quella differenza la farebbe anche lui. Perché ha quel motore.

Grazie alla loro potenza Van Aert e Pedersen scavano un solco con gli altri (a 5″). Del Toro è nel mezzo (a 2″)
Grazie alla loro potenza Van Aert e Pedersen scavano un solco con gli altri (a 5″). Del Toro è nel mezzo (a 2″)
Davide, oggi Pedersen ha detto che ad un primo sguardo ai suoi dati non ha visto un grande picco, ma ottimi dati sul minuto. Spiegaci meglio?

Eh – ride Ballerini – un minuto di Pedersen in quel modo si avvicina ai mille watt! Ed è una cosa incredibile. Ora non so che numeri davvero possa aver fatto, anche perché siamo già alla seconda settimana del Giro e i valori, il peso, cambiano un po’, ma di sicuro ha fatto più di 900 watt medi nei 60″. A vedere come è partito e che Van Aert ha faticato a prendergli la ruota, significa che se non sono 1000 watt, siamo lì.

Un aspetto che abbiamo notato è la differenza di esplosività e di sprint tra gli uomini da classiche e quelli da grandi Giri, benché siano questi ultimi buoni scattisti. Parliamo, insomma, della volata di Del Toro…

È una differenza dettata principalmente dal peso e quindi dai watt/chilo. Sul minuto, come diceva Pedersen, o 30″, o in certi casi anche 2′, corridori di queste caratteristiche riescono a sviluppare wattaggi impressionanti. Sono prestazioni impensabili per uomini da corse a tappe… anche se non sono fermi in volata. Mi verrebbe il termine “deep”, profondo, in inglese, per definire questo tipo di sforzo. Ebbene, un velocista, uomini da classiche come Pedersen o Van Aert, riescono ad essere anche più profondi nello sforzo così intenso rispetto allo scalatore. Riescono a “spanare di più la vite”. È una capacità. Solo che poi, dopo certi sforzi, non ti riprendi. Ci metti parecchio. Magari Pedersen anche in allenamento riesce a ripetere quello sforzo così lungo più di una volta con gli stessi valori.

Una foto che riassume quanto detto da Ballerini. Del Toro seppur arrivato dietro è più fresco di Van Aert che per allenamenti e caratteristiche riesce a dare di più
Una foto che riassume quanto detto da Ballerini. Del Toro seppur arrivato dietro è più fresco di Van Aert che per allenamenti e caratteristiche riesce a dare di più
Insomma, riescono a stare di più in acido lattico e a tollerarlo meglio?

Esatto, ma poi questo sforzo lo paghi. E sono lavori che si fanno in allenamento ai fini delle classiche: li fai un giorno e basta. Per chi punta ai grandi Giri, invece, certi sforzi sono diversi. Magari chi punta alla maglia rosa neanche allena questa profondità. Van Aert, tornando a lui, fa un po’ entrambe le cose. Per questo dicevo dell’allenarsi in modo specifico per le classiche. Nei grandi Giri conta di più il recupero. Dopo una settimana e mezzo cominciano a cambiare le cose ed emergono i corridori che recuperano meglio. E inizi a vedere chi ha motore.

Ultima domanda, Davide: cosa e chi ti ha colpito sin qui, sia della tappa di oggi, ma anche in generale?

Mi aspettavo qualcosa di più da Tom Pidcock, ma anche lui ha cambiato parecchio la base dei suoi allenamenti quest’anno. È andato molto bene a inizio stagione, però vedo che ha perso qualcosa in termini di esplosività. Una volta questi erano i suoi arrivi. Degli altri, mi è piaciuta l’azione del mio compagno Christian Scaroni, che ha tenuto duro e ha fatto quel che poteva.

XDS-Astana: inizio da incorniciare. Sentiamo coach Anastopoulos

21.04.2025
5 min
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E’ evidente che quell’aria di rinnovamento percepita già nei ritiri invernali fosse reale. In casa XDS-Astana le cose stanno davvero cambiando. Pensate che, al netto dell’Amstel Gold Race di ieri, se si stilasse la classifica per team dall’inizio della stagione, la squadra di Alexandre Vinokourov sarebbe terza, dietro solo a UAE Emirates e Lidl-Trek. Sei vittorie e la possibilità di riacciuffare il 18° posto, che garantisce il WorldTour, che resta difficile, ma non è più impossibile.

Un cambio di passo netto, che abbiamo voluto approfondire con uno dei coach del team turchese: Vasilis Anastopoulos. Già questo inverno, il capo dei preparatori Maurizio Mazzoleni – figura sempre più centrale nel progetto – ci aveva illustrato il nuovo piano tecnico. Ora il discorso si completa con la voce del tecnico greco.

Anastopoulos con Ballerini durante il training camp in Grecia (foto Instagram)
Anastopoulos con Ballerini durante il training camp in Grecia (foto Instagram)
Vasilis, partiamo da Ballerini, al netto della sfortuna alla Roubaix. E’ stato al training camp ad Atene con te, come Cavendish l’anno scorso. Come avete lavorato? Era la prima volta che veniva da te in Grecia?

Abbiamo notato che negli anni precedenti Ballerini si ammalava spesso dopo la Tirreno-Adriatico o la Parigi-Nizza. Così abbiamo deciso di cambiare qualcosa per portarlo nelle migliori condizioni alle Classiche del Nord. Invece di correre quelle gare a tappe, abbiamo preferito fare un training camp intenso di dieci giorni in Grecia, dove il clima è migliore.

Avete modificato qualcosa anche nella sua preparazione?

L’anno scorso Davide è stato sfortunato, ha avuto un infortunio al ginocchio proprio durante la campagna del Nord e ha saltato tutto. Quest’anno ci siamo concentrati molto sulla sua condizione generale. Abbiamo fatto anche un ritiro in altura al Teide, che si è rivelato perfetto come avvicinamento alla Sanremo e alle corse belghe. Abbiamo replicato scenari di corsa facendo dietro motore sia in salita che in pianura. Abbiamo lavorato tanto sulla resistenza alla fatica, perché oggi è fondamentale saper esprimere potenza non quando sei fresco, ma quando sei stanco. Su questo abbiamo lavorato molto, sia al Teide che in Grecia.

Ti aspettavi che andasse così forte a Gand e al Fiandre? E cosa ti aspettavi dalla Roubaix?

Credo che tutti abbiamo visto che Davide è stato tra i più forti e veloci. In questo momento è in una forma eccellente. Per la Roubaix, ovviamente, serve anche un po’ di fortuna (cosa che non ha avuto, ndr), ma penso che ci è arrivato davvero bene. Dal punto di vista della prestazione, sono pienamente soddisfatto.

Harold Martin Lopez (classe 2000) è il colombiano che ha vinto il Tour of Hellas
Harold Martin Lopez (classe 2000) è il colombiano che ha vinto il Tour of Hellas
Al Tour of Hellas avete vinto con Martin Lopez. In passato l’hai vinto anche tu: in questo caso sono serviti di più i consigli del coach o del corridore greco?

Direi entrambi. Una combinazione. Detengo ancora il record di vittorie di tappa e conosco ogni angolo di quella corsa. Abbiamo costruito la squadra attorno a Lopez e Ulissi, insieme ai nostri giovani della squadra devo. Abbiamo vinto la classifica generale, che era il nostro obiettivo. I bei ricordi da corridore ora si sono completati con quelli da tecnico grazie a questa vittoria con la XDS-Astana.

Lavori spesso con i velocisti: Malucelli ha vinto in Cina. Come avete lavorato con lui? Avete cambiato qualcosa?

“Malu” è seguito da Claudio Cucinotta giorno per giorno, secondo le linee guida che abbiamo stabilito nei training camp di dicembre e gennaio. Ha un piano specifico con sessioni mirate, che in passato hanno già funzionato bene con Cavendish e Ballerini, e ora sembra che diano risultati anche con lui.

In generale, si vede una XDS-Astana più viva e presente. Un bel cambio rispetto all’anno scorso. Come lo spieghi? Cosa è cambiato?

Da agosto 2024 lavoriamo a stretto contatto con il data analyst Morgan Saussine per costruire il miglior calendario possibile in base alle caratteristiche dei corridori. E’ stato necessario cambiare molto. Abbiamo inserito tante gare 1.1 e Pro-series, sempre su misura per ogni atleta. Volevamo partire forti fin dall’inizio. Abbiamo fatto due ritiri molto produttivi a dicembre e gennaio, con il supporto di Maurizio Mazzoleni. Poi sono seguiti i training camp in altura per i leader. Ora abbiamo anche Alex Dowsett come Performance Engineer e in questo momento è qui con noi in Belgio.

Malucelli ha vinto la 1ª tappa del Tour of Hainan, tre giorni dopo è toccato al compagno Aaron Gate
Malucelli ha vinto la 1ª tappa del Tour of Hainan, tre giorni dopo è toccato al compagno Aaron Gate
Chiaro…

I risultati che stiamo ottenendo dimostrano che abbiamo lavorato bene prima. Dobbiamo continuare così. Abbiamo avuto anche un po’ di sfortuna con infortuni e malanni, ma quando torneranno gli assenti ci aspettiamo altri risultati importanti.

C’è un corridore da cui ti aspetti molto o che può esplodere?

Mi aspetto molto da Sergio Higuita, che ha avuto brutte cadute e finora non ha potuto mostrare il suo vero potenziale. Sono dispiaciuto per la malattia di Bettiol, che in Belgio ha già dimostrato di saper vincere, ma spero che rientri forte. Tutti gli altri stanno rendendo al massimo. Scaroni è stata una bella rivelazione a inizio stagione, anche se sapevamo già dall’anno scorso che era forte e poteva ottenere risultati. Non voglio sottovalutare nessuno: tutti stanno dando il massimo per il team.

Romele: un gran debutto al Nord. Cosa puoi dirci di lui?

Alessandro è uno dei nostri progetti migliori. E’ salito dalla devo l’anno scorso e ha già ottenuto buoni risultati. Abbiamo deciso di dargli l’opportunità di correre le Classiche, per questo ha fatto tutta la preparazione con i big al Teide. Ha lavorato sodo e si sono visti i frutti anche qui in Belgio. Anche Davide Toneatti si sta mettendo in luce con prestazioni notevoli in gare così importanti.

Per Christian Scaroni dopo tanti piazzamenti ad inizio stagione è arrivato il successo alla Classic Var 
Per Christian Scaroni dopo tanti piazzamenti ad inizio stagione è arrivato il successo alla Classic Var 
C’è anche uno scambio continuo con il devo team, che ha già 5 vittorie. Chi può emergere da quel gruppo?

Tutto il gruppo sta andando bene ed è molto utile anche per la squadra WorldTour. Abbiamo un programma fitto e ci scambiamo spesso i corridori. Al Tour of Hellas, ad esempio, c’erano solo 2 atleti della WorldTour e 4 della Devo, ma ha funzionato tutto alla perfezione. Devo e WT: noi la consideriamo una squadra unica e siamo contenti di questo.

Per le Ardenne: cosa vi aspettate? E vedremo Scaroni? Come sta Christian?

Ci aspettiamo un buon Scaroni (ieri sfortunato e caduto, ndr), insieme a Champoussin e Velasco, che è andato molto bene al Giro dei Paesi Baschi. Sono curioso di vederli all’opera alla Freccia e alla Liegi.