Rota e Petilli: il ritiro, gli obiettivi e due parole fra amici

17.07.2022
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Simone Petilli e Lorenzo Rota sono in ritiro sulle montagne alpine per preparare la seconda parte di stagione. Un periodo di stacco nel quale si lavora, gli impegni sono alla porta ed è importante prepararsi al meglio. I due corridori della Intermarché Wanty Gobert arrivano da momenti diversi. Simone ha metabolizzato l’esclusione dal Giro ed è pronto ad aggredire i nuovi appuntamenti che si presenteranno. Lorenzo, invece, arriva da una prima parte di stagione ricca ma con qualche episodio sfortunato alle spalle, ed un secondo posto al campionato italiano che fa fatica ad andare giù, come un boccone troppo amaro.

L’Intermarché per questo ritiro ha messo a disposizione dei corridori i propri mezzi
L’Intermarché per questo ritiro ha messo a disposizione dei corridori i propri mezzi

Un programma “distensivo”

PETILLI: «Siamo entrambi partiti per il ritiro il 5 di luglio e torneremo il 20. Non siamo da soli, ci sono altri nostri compagni ed in più abbiamo il supporto del team, ma poi ognuno di noi ha la sua libertà per gestire le tabelle e gli allenamenti».

ROTA: «Siamo in una decina di compagni di squadra, siamo un po’ sparsi intorno alla zona di Livigno. Personalmente arrivavo da un periodo di corse molto intenso: tra Giro d’Italia, Giro del Belgio e campionato italiano ero un po’ cotto».

Livigno in questi giorni è meta di tanti corridori che si preparano per la seconda parte di stagione
Livigno in questi giorni è meta di tanti corridori che si preparano per la seconda parte di stagione

Obiettivi diversi

Se Petilli sta cercando continuità ed una seconda parte di stagione con delle certezze per riscattare l’esclusione dal Giro, Lorenzo vuole delle certezze. E queste passano dalla tanto agognata vittoria. La motivazione è alta per entrambi, gli obiettivi sono diversi, ma la strada è comune.

ROTA: « Devo ammettere, ma penso lo si sappia già ampiamente, che questa vittoria manca e inizia ad essere una situazione frustrante. Ci sto provando da diverso tempo e continua a succedere qualcosa che mi frena, una volta un po’ di sfortuna, altre un piccolo errore…»

PETILLI: «Io e Lorenzo parliamo tanto, ci confrontiamo ed il nostro rapporto è bello così. Ci conosciamo da tanto tempo che ormai sappiamo tutto l’uno dell’altro, o quasi. Quando mi dice che gli pesa questa vittoria mancata, gli dico che ha dimostrato di andare forte. A San Sebastian lo abbiamo scoperto tutti e poi si è riconfermato sempre, anche quest’anno sulle strade del Giro. Insomma, se arrivi ad andare forte su questi palcoscenici, vuol dire che la gamba c’è. Non deve stare a sentire i pareri ed i commenti di tutti, anche dopo il campionato italiano ne ho sentite tante…».

Un inno di Mameli amaro per Rota dopo il secondo posto al campionato italiano, un’occasione unica sfumata per poco
Un inno di Mameli amaro per Rota dopo il secondo posto al campionato italiano, un’occasione unica sfumata per poco

Quel Giro mancato

PETILLI: «Il Giro d’Italia era un mio obiettivo di inizio stagione e mi è mancato farlo, non ne ho fatto un dramma. La squadra prende le sue decisioni ed è giusto rispettarle, ovviamente mi sarebbe piaciuto correrlo. Di contro non dovrei correre la Vuelta, non era in calendario e non mi sto preparando per questo. Mi hanno inserito come prima riserva».

ROTA: «Quando ho scoperto che Simone non ci sarebbe stato al Giro d’Italia, mi è dispiaciuto molto. Io, con il senno di poi, l’avrei portato anche perché abbiamo portato due corridori nella top ten ma ci sarebbe servito qualcuno di maggior supporto in salita. “Pozzo” e Hirt si sono ritrovati spesso da soli e lui avrebbe potuto fare tanto. D’altro canto non credo che l’esclusione dal Giro o da altre corse a tappe crei un problema, farle fa sempre piacere ma non è fondamentale. Abbiamo entrambi una certa età e quindi siamo arrivati alla nostra maturazione ciclistica. Se devo essere sincero spero non vada alla Vuelta così corre con me (dice ridendo, ndr)».

Petilli dopo l’esclusione dal Giro si è rimboccato le maniche lavorando per farsi trovare pronto nelle gare di fine stagione
Petilli dopo l’esclusione dal Giro si è rimboccato le maniche lavorando per farsi trovare pronto nelle gare di fine stagione

Strade simili

PETILLI: «I programmi miei e di Lorenzo sono simili da qui a fine stagione, a parte per quanto riguarda l’approccio alle corse dopo questo ritiro. Io farò San Sebastian lui il Giro di Vallonia. Quando corriamo in Italia, vogliamo farlo al meglio, dando spettacolo, così come fatto al campionato italiano. Eravamo solo noi due della squadra e così abbiamo deciso di provarci, ci è mancato davvero poco».

ROTA: «Essendo lui di Como ed io di Bergamo abbiamo una corsa in comune su tutte in Italia: il Lombardia. L’anno scorso non sono andato benissimo e mi piacerebbe correrlo meglio, avendo la possibilità di rifarmi. Devo dire che mi piace molto di più l’arrivo a Como, si addice molto di più alle mie caratteristiche».

Rota e Petilli non sono soli, con loro ci sono anche gli altri che preparano la Vuelta
Rota e Petilli non sono soli, con loro ci sono anche gli atleti che preparano la Vuelta

Allenamenti e chiacchierate

ROTA: «In questi giorni di ritiro parliamo tanto, ma cerchiamo di spaziare un po’ negli argomenti. Parliamo di macchine, di belle ragazze – ride insieme a Simone – è bello anche così, pensare un po’ ad altro».

PETILLI: «Siamo sempre in bici, in questi giorni è divertente fare altro e chiacchierare anche con gli altri compagni di squadra che sono qui con noi».

ROTA: «Prima di lasciarvi propongo un gioco: quello dei “difetti” dell’altro, altrimenti dopo questa intervista sembriamo troppo amichevoli (scherza il bergamasco, che poi resta in silenzio un attimo, ndr). Ci sto pensando ma non mi vengono! Ah no, ecco, se devo dire qualcosa direi che sei troppe volte per terra!».

PETILLI : «Anche tu non scherzi – replica con una risata – questa cosa mi piace, così poi domani ci scattiamo nei denti per vendetta. In realtà siamo abbastanza affini, ci capita più spesso di discutere con qualcuno del gruppo piuttosto che tra di noi. Ciao Lore, a domani e mi raccomando, puntuale!».

Podenzana e ora Zana: i tre tricolori di Reverberi

11.07.2022
6 min
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Trent’anni fa, poco meno. Massimo Podenzana aveva già 32 anni, perché lui – come dice spesso scherzando – è passato a 26 che era già vecchio. A Prato si correva il campionato italiano, in un giorno caldo come a fine giugno in Puglia. E come quest’anno, fu una fuga ad assegnare la maglia tricolore. E se Zana per vincere ha dovuto fare la volata, il “Pode” preferì arrivare da solo, come da solo sarebbe arrivato anche l’anno successivo, centrando una clamorosa doppietta nel 1994 a Cles. Sono i tre tricolori di Reverberi.

Alla corte di Reverberi

Tra le curiosità e le coincidenze, oltre a quelle ultime quattro lettere, il denominatore comune per entrambi è infatti Bruno Reverberi. Tanto che dopo la vittoria di Filippo, l’attuale direttore sportivo del Team Novo Nordisk, ha mandato un messaggio al reggiano, scherzando sul fatto che abbia impiegato trent’anni per rivincere l’italiano.

«A Prato – ricorda – non ero partito per vincere, ma di sicuro per dare battaglia. Ricordo che uscimmo dal circuito di Seano che mi avevano quasi preso. Vedevo dietro Lelli e Sciandri a 100 metri, ma dissi a me stesso che finché non mi avessero raggiunto avrei tenuto duro. Col caldo non ho mai avuto problemi. Salii fino a 1’30” e alla fine ne mantenni uno su Bugno in maglia iridata, Cassani e Faresin».

Zana tricolori 2022
Zana ad Alberobello fra il presidente Dagnoni e il cittì Bennati
Zana tricolori 2022
Zana ad Alberobello fra il presidente Dagnoni e il cittì Bennati

Un altro ciclismo

Trent’anni fa, poco meno. Una vita. Forse Zana non conosce nemmeno la storia del suo predecessore, essendo nato nel 1999 che per Podenzana e gli uomini della Mercatone Uno fu invece maledetto. Ma nel 1993, con Pantani al primo anno da professionista e lo spezzino vestito della maglia Navigare, quel che sarebbe accaduto non era neppure immaginabile. Era un altro ciclismo. Prima del Giro, la squadra di Reverberi partecipò alla Vuelta, perché prima del WorldTour si poteva.

Le stesse squadre, più o meno, ma un ciclismo molto diverso…

Oggi è difficile andare alle grandi corse, devi sperare nell’invito. Prima le facevi tutte. La Navigare era una di quelle squadre piccole, che aveva sempre dentro qualche buon corridore. Bruno puntava sui giovani e, come oggi, ne prendeve sei o sette all’anno, sperando di tirarne fuori qualcuno più forte. Non io, perché ero già vecchio. Ma quell’anno passò con noi Guerini, c’erano Shefer, Barbero e Davidenko, il mio attuale team manager.

Nel 1995, passato alla Brescialat, Podenzana corre con il tricolore all’Amstel
Nel 1995, passato alla Brescialat, Podenzana corre con il tricolore all’Amstel
La maglia tricolore non ha mai cambiato valore però…

Quello non cambia. Indossarla dà sensazioni e una responsabilità. Porti la bandiera del tuo Paese in giro per il mondo. Ricordo che io ero uscito bene dal Giro d’Italia, come anche Zana, che ha fatto bene anche alla Adriatica Ionica Race. Scoprirà anche lui che quando la avrà indosso, sarà spinto a dare il massimo.

Ricordi la tua prima uscita con il tricolore sulle spalle?

Il Trofeo Melinda, se non ricordo male, che vinse Della Santa su Gianetti e Belli. Si arrivava in salita a Fondo. Di certo, ricordo quanto fu strano prepararsi. Ero così poco convinto di vincere il tricolore, che mi ero organizzato una vacanza in Sardegna con la famiglia. Di solito avrei preso la bici davvero poco, quella volta pensai più ad allenarmi che alla vacanza. Il Melinda fu una corsa dura, ma per me fu un’emozione incredibile. E poco dopo andai a Camaiore e vinsi.

Al Giro d’Italia del 1988, al 2° anno da pro’, vince a Rodi Garganico e conquista la maglia rosa
Al Giro d’Italia del 1988, al 2° anno da pro’, vince a Rodi Garganico e conquista la maglia rosa
Oggi ci si stupisce per la pulizia della maglia, nel 1993 non si pensava a un tricolore alternativo…

Credo che il primo per cui si fece una maglia diversa dalla bandiera fu Pozzato, perché la Katusha volle cambiare. La mia era tricolore e basta.

L’anno dopo vincesti nuovamente l’italiano: dopo un po’ ti sei abituato a quel simbolo?

Ero fortunato, perché il tricolore cade in un periodo in cui io sono sempre andato bene. Feci bene alla Bicicleta Basca, vinta ancora da Della Santa. Poi feci bene al Giro, che chiusi al settimo posto. Ebbi anche una caduta, ma per evitare terapie che mi distraessero o mi condizionassero, corsi fino all’italiano senza andare dal dottore. Ci andai dopo e venne fuori un problemino di facile soluzione all’anca. A Cles, al campionato italiano del 1994, feci metà corsa in gruppo e poi me ne andai.

Nel 1993 è campione italiano e corre i mondiali di Oslo, vinti da Armstrong nel diluvio
Nel 1993 è campione italiano e corre i mondiali di Oslo, vinti da Armstrong nel diluvio
E l’anno dopo cambiasti squadra: il tricolore fa mercato?

Difficilmente cambiavo squadra. Passai all’Atala, poi con Reverberi, la Brescialat, Carrera e Mercatone Uno. La Brescialat era la novità, creata da Giupponi, Leali e Bordonali. Il 1995 andò bene, al secondo anno si divisero. Io avevo il contratto con Leali e Giupponi e rischiai di smettere, perché nel 1996 la squadra che nel frattempo era diventata San Marco Group, chiuse. Poteva davvero finire la carriera, ma Boifava mi salvò.

Cosa fece?

A maggio mi aprì le porte della Carrera. Mi portò al Giro di Svizzera e poi al Tour, dove vinsi una tappa e mi sistemai per il futuro. A Boifava devo tanto, voglio ringraziarlo. Fu lui che nel alla fine di quell’anno mi portò da Luciano Pezzi e mi fece firmare con la Mercatone Uno di Marco Pantani, nonostante lui stesse facendo la Asics con Chiappucci.

Podenzana, 2° da destra, nella Mercatone che vinse il Giro del 1998 con Pantani
Podenzana, 2° da destra, nella Mercatone che vinse il Giro del 1998 con Pantani
Due anni da campione italiano cambiano la vita?

Sono sempre stato uno che non si montava la testa. Sapevo dove potevo arrivare, che poi è il consiglio che mi sento di dare a Zana. Ho vinto poco, ma corse importanti. La tappa al Tour, una al Giro. Il Toscana. Ho portato la maglia rosa e quella azzurra. Sono tutte in un armadio, anche le due tricolori, ma quelle originali.

Ti capita mai di aprire quell’armadio?

E’ successo proprio nei giorni scorsi. Ho preso il Covid e mi sono isolato su in mansarda. E così mi sono messo a riguardare le vecchie foto e le maglie, perché sennò le giornate sarebbero state lunghe. Ho aperto i cassetti e ho rivisto la maglia rosa e la gialla con la dedica e l’autografo del Panta. Bei ricordi. Mia figlia non capiva cosa stessi facendo. Non guardavo la televisione, in compenso ho rivisto la mia storia.

Ehi cittì, cosa ti ha detto il campionato italiano?

29.06.2022
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Prima di archiviarlo del tutto, torniamo ancora sul campionato italiano di Alberobello e soprattutto cosa ha detto questa corsa al cittì, Daniele Bennati. Una gara bella, tirata, che i presenti, hanno onorato al massimo. Dai 200 chilometri di fuga di Marcellusi, il primo a partire e l’ultimo ad essere ripreso, ai tentativi di attaccanti e contrattaccanti fino al vincitore Filippo Zana.

Una corsa fortemente condizionata dal caldo, ma anche dal covid e dall’imminente Tour de France: questi due punti tra l’altro sono concatenati tra loro.

Bennati (a destra) con Zana e il presidente federale, Dagnoni
Bennati (a destra) con Zana e il presidente federale, Dagnoni
Daniele, cosa ti ha detto realmente questo campionato italiano, con il percorso ispirato al mondiale di Wollongong? Al netto che diversi nomi importanti mancavano all’appello…

Un po’ di gente mancava, è vero. Penso a Ganna, Bettiol, Moscon nomi importanti che potevano essere tra i favoriti. Però credo sia stata comunque una bella gara. Su un percorso non troppo difficile, che in qualche modo era aperto a tanti corridori.

Quello sì, abbiamo visto atleti di differenti caratteristiche tecniche provarci…

Il campionato italiano è un po’ così. E’ una corsa strana, difficile da gestire anche per i nomi importanti del WorldTour che avevano pochi compagni o nessuno. E non a caso l’azione decisiva c’è stata a 40-50 chilometri dall’arrivo. Gente veloce come un Nizzolo o un Viviani, senza compagni a disposizione potevano fare poco. In situazione “normale” sarebbe potuta andare diversamente. E poi merito a quelli che sono arrivati davanti.

Zana, Piccolo, Rota, Battistella e anche Tizza che è stato a lungo con loro…

Io ho seguito parte della gara dalla moto e i primi quattro sono andati veramente forte, dall’inizio alla fine della fuga. Sapevano che sarebbe bastata una minima indecisione e da dietro, soprattutto dopo che si sono mossi Fiorelli e Baroncini, sarebbero rientrati.

Era la prima volta che seguivi una gara in moto? 

Sì e mi è piaciuto tantissimo. E’ stato come tornare in bici, come tornare in gruppo, ma senza fare fatica. Io sono ancora “fresco di corridore” e mi piace guardarli in faccia i ragazzi, studiarne il gesto tecnico, la pedalata. Dalla moto riesci ad avere veramente la percezione di ciò che succede e di chi sta bene.

Gli “stranieri” che hanno corso da soli: Bonifazio (in foto), Affini, Mozzato, Verre, Conca e Sbaragli
Gli “stranieri” che hanno corso da soli: Bonifazio (in foto), Affini, Mozzato, Verre, Conca e Sbaragli
Per gli assenti c’è stata una “tirata d’orecchie”?

Ulissi, Bettiol erano già stati positivi al covid. Venivano dalla situazione delicata che si era creata al Giro di Svizzera… tanto per fare un esempio. Non sono super felice, ma non mi sento di dire che non sono d’accordo con loro. Vivono con l’ombra del covid. Nibali ha detto: “Non capisco chi snobba il campionato italiano”. Ha ragione, ma stavolta mi sento di chiudere un occhio. Provo a mettermi nei panni di corridori e squadre che vengono da due anni difficili. A volte i team fanno fatica a fare le formazioni e c’è un appuntamento importante come il Tour all’orizzonte.

E allora, cittì, partiamo da chi c’era. Che non è stato comunque poco. Zana ha vinto, lui però è uno scalatore e immaginarlo al mondiale che si annuncia veloce risulta difficile. Di contro, neanche si può ignorare il campione nazionale…

I quattro che sono arrivati davanti hanno tutti meritato ciò che hanno fatto, non solo Zana. Poi è chiaro che il mondiale è tutta un’altra storia. Ma lasciatemi dire che in Australia ci sarà più dislivello, quindi per assurdo potrebbe essere più adatto il mondiale che l’italiano per Zana. Adesso Filippo tirerà il fiato, perché ha corso molto e avrà tempo di prepararsi. E comunque da sempre il campione nazionale va preso in considerazione. Dal Tour fino a metà settembre avrò il tempo di valutare che tipo di squadra portare. Individuare per prima cosa il capitano, poi l’alternativa e da lì tutto il resto.

E’ stato bello invece vedere come gli “stranieri” si siano dati da fare per venire a correre sino in Puglia. Pensiamo a Tizza, a Mozzato…

E questo gli fa onore. E non erano i soli. Anche Bonifazio, Affini… Per di più diversi di loro hanno corso da soli. E’ un atto di riconoscenza verso il movimento italiano. E’ attaccamento verso il tricolore. Ed è un messaggio che deve essere compreso, che deve arrivare a tutti. Di chi non è venuto per non compromettere il resto di questa stagione lo abbiamo detto, ma per gli anni futuri devono essere un esempio.

Baroncini è stato autore di un ottimo finale con Fiorelli (a destra)
Baroncini è stato autore di un ottimo finale con Fiorelli
C’è qualcuno o qualcosa che ti ha colpito, Daniele?

E’ sempre complicato fare un nome piuttosto che un altro, ma ritengo che Filippo Baroncini sia un ragazzo di grandi speranze. Mi piace moltissimo come corridore. Ha un grande talento. E lo ha dimostrato come ha vinto il mondiale under 23 lo scorso anno. Il giorno dopo il tricolore ci siamo presi un caffè ad Alberobello e mi ha confidato che voleva ripetere l’azione con cui aveva vinto il titolo iridato. Io ero in moto. Ad un certo punto mi sono fermato. Ho lasciato la fuga e ho aspettato lui e Fiorelli.

E cosa hai notato?

Gli ho visto dare delle menate pazzesche. Non solo, ma ha vinto la volata contro Fiorelli che è molto veloce. Di Baroncini sono contento. Lo sto conoscendo. Mi dicono, e vedo, che ha la testa attaccata alle spalle e che è professionale. Un ragazzo su cui fare affidamento per i prossimi mondiali e per le Olimpiadi, visto che avranno tutti caratteristiche simili.

Un bell’assist…

Sì, ma anche altri sono stati bravi. Battistella è un talento che va aggiunto nella lista. Rota, è stato fortissimo e da quel che ho visto poteva tranquillamente vincerlo lui. O Piccolo, alla prima gara dopo tanti mesi di assenza. 

Ad Alberobello non tutti ridevano. Rota secondo e deluso

27.06.2022
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E poi c’è Lorenzo Rota. Torniamo al campionato italiano di ieri. Sul podio di Alberobello Lorenzo aveva la mano sul cuore al momento dell’inno. A tratti i suoi occhi erano chiusi, come quelli di Filippo Zana. Grande, anzi enorme, sportività… per aver vissuto quel momento con tanta partecipazione, ma dentro di lui l’umore era decisamente provato.

Il corridore della Intermarché Wanty Gobert è arrivato secondo. Ancora una volta battuto in uno sprint ridotto. Nella giostra dei pronostici al via il suo nome non cadeva certo nel vuoto, ma ci si aspettava di più gente veloce come Nizzolo o Albanese. Invece ancora una volta Lorenzo ha sfiorato il colpaccio e ha dimostrato che la squadra diretta da Valerio Piva è una WorldTour vera.

Zana ride, Battistella è (quasi) impassibile, Rota (a sinistra) invece è deluso
Premiazioni tricolori: Rota (classe 1995) con la mano sul petto

La teoria di Visconti

«Mi dispiace – ha commentato ancora una volta Visconti – okay, sono contento perché ha vinto Zana con il quale ero compagno di squadra fino a qualche mese fa, ma questo ragazzo corre bene. Lorenzo sa leggere la corsa».

Visconti lo chiama e gli fa un cenno di assenso. Rota scuote il capo. «Arriva, arriva… stai tranquillo che arriva», gli dice Giovanni riferendosi alla vittoria.

«Non so cosa dire – commenta sconsolato, Rota – sono veramente deluso. E’ due anni che la sto cercando questa vittoria, ma a quanto pare non arriva. Anche se eravamo solo in due, Petilli ed io, abbiamo cercato di fare la corsa dura. E… non lo so. Non so cosa dire. 

«Posso solo dire di aver dato il meglio di me stesso. Come sempre. Ma non è bastato: sono stato ancora secondo».

Rota (qui in corsa ieri) a San Sebastian cadde nell’ultima curva in discesa. Al Giro ha perso per mezza ruota e la stessa cosa è avvenuta ieri
A San Sebastian cadde nell’ultima curva in discesa. Al Giro ha perso per me ruota e la stessa cosa è avvenuta ieri

Rota deluso

Rota è un ragazzo solare. Sempre molto disponibile. Anche dopo il secondo posto a Genova, al Giro, battuto da Oldani, non si è affranto. Una pacca sulla spalla a chi era stato più veloce di lui e via verso il giorno successivo.

Con Lorenzo proviamo ad analizzare la corsa per capire se ha sbagliato qualcosa ed eventualmente cosa. Ma a mente calda e col morale sotto i tacchi non è facile.

«Non lo so – riprende Rota – do sempre il massimo, tiro fuori tutto quello che ho. Cerco di concludere ogni corsa senza rimpianti e con le gambe finite. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) ho fatto così. Ma a quanto pare trovo sempre qualcuno più forte di me. Al Giro ho perso per mezza ruota, oggi la stessa storia.

«Ci puntavo a questo italiano, certo, ma c’erano tanti atleti forti. Poi noi siamo partiti in due. Abbiamo perso Pasqualon alla vigilia. Volevamo una corsa dura, ma in due non è facile farla. Io e Petilli abbiamo fatto il massimo. E alla fine è arrivato questo secondo posto. Però, vi dico la verità, questo proprio brucia».

Rota (classe 1995) ha un contratto con la Intermarché fino al 2024, prolungato quest’anno proprio per i suoi buoni piazzamenti
Rota (classe 1995) ha un contratto con la Intermarché fino al 2024, prolungato quest’anno proprio per i suoi buoni piazzamenti

Vacanza e altura

In questi casi più che mai bisogna cercare di voltare pagina e andare avanti. Lorenzo sin qui ha messo nel sacco 43 giorni di corsa. Tanti ma non tantissimi. La stagione quindi per lui non è finita.

«Adesso voglio andare in vacanza – dice Rota – perché sono stanchissimo e non ce la faccio più. Poi di certo andrò in altura e vediamo cosa riserverà il resto della stagione». Magari nei piani c’è la Vuelta. Che potrebbe essere perfetta proprio per preparare il mondiale. In fin dei conti è arrivato davanti.

Prima di recarsi all’antidoping, Lorenzo è raggiunto anche dalla sua famiglia. L’abbraccio della mamma, forse lo fa crollare ancora un po’ di più. Si nasconde nel tendone. Sono momenti delicati.

Anche Valerio Piva, il suo direttore sportivo, si avvicina. Gli dà una pacca sulla spalla. Non è certo questo il momento di analizzare la volata. Se fosse partito 20 metri dopo, se avesse tirato un briciolo in meno. Tanti se che servono a poco in senso assoluto e a nulla in quei frangenti.

«Ci abbiamo provato», allarga le braccia Piva. E se ne va anche lui.

Bravo Piccolo, il quarto posto è luce

26.06.2022
4 min
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Grossi complimenti a Filippo Zana, ma una delle notizie di giornata è senza dubbio il quarto posto di Andrea Piccolo. Vi rendete conto che ufficialmente fino a 72 ore fa questo ragazzo non aveva squadra?

Andrea era uno dei corridori della Gazprom-RusVelo su cui l’Uci aveva posto la “lettera scarlatta”. Senza squadra, senza corse. Andrea è uscito fuori da un periodo, anche personale, molto duro.

Il bacio con la sua compagna dopo l’arrivo. Una vera gioia questo quarto posto
Il bacio con la sua compagna dopo l’arrivo. Una vera gioia questo quarto posto

Torna la luce

Dopo l’arrivo era stanco. Grondava di sudore in un modo incredibile. Stare sotto sforzo, passare da 50 all’ora a zero e per di più con 40 gradi è un qualcosa di incredibile. Sembrava un effetto speciale del cinema per quanto ne perdeva.

Perdeva sudore Piccolo, vero, ma ha “vinto” la sua corsa. La sua ragazza Martina non faceva altro che piangere. Chi gli è stato vicino sapeva cosa ha passato.

«E’ stata una corsa calda, lunga e molto nervosa nel finale – ha detto Piccolo con grande lucidità – io speravo tanto di fare bene e mettermi in luce perché dopo questi periodi bui ci voleva proprio. E fortunatamente ce l’ho fatta».

«Dire che me lo aspettavo magari no, tuttavia sapevo di stare bene. Gli allenamenti dicevano questo. Ma la gara è tutt’altra cosa. Alla fine è un buon quarto posto. Un risultato che mi rende contento e mi dà fiducia. Davanti a me ci sono stati tre grandi nomi, gente che ha corso il Giro e ha nelle gambe tante corse».

Andrea Piccolo (classe 2001) ha un contratto con la Drone-Hopper fino a fine anno
Andrea Piccolo (classe 2001) ha un contratto con la Drone-Hopper fino a fine anno

Determinazione massima

Però non è da tutti stare fermi cinque mesi, la sua prima ed ultima gara del 2022 sin qui era stata la Volta a la Comunitat Valenciana, conclusasi il 6 febbraio.

Dalla Colpack-Ballan al salto nel WorldTour con l’Astana. I problemi. Lo stop del contratto, il ritorno tra gli under 23 alla Viris, poi il passaggio alla Gazprom-RusVelo e il suo sfortunato (e discusso) epilogo. Questo quarto posto chiude una vera Odissea. In questi casi tenere la barra dritta non è facile.

«Servono la testa e le giuste persone attorno. Solo così sono riuscito a tornare. Se sono qui è grazie a loro, grazie al mio procuratore Giuseppe Acquadro, grazie alla Drone Hopper-Androni».

Ma servono anche la testa e la voglia per far fatica. Pino Toni, il suo preparatore, ci ha detto che di motori come il suo in Italia ce ne sono due o tre al massimo. 

«Andrea – ci ha confidato Toni – ha un grande motore e una grande determinazione. Ha rifinito molto bene la sua preparazione. Nell’ultimo mese l’ho seguito da vicino e credo si sia preparato nel modo giusto».

«Eh – ride Piccolo – Pino è un grande. Adesso mi sta seguendo lui e sono molto contento. Mi trovo bene.

«Oggi non è stato facile ritrovare certi automatismi del gruppo. Non sembra, ma rientrare in gara all’improvviso non è così scontato. E poi mi mancava il ritmo gara: con qualche corsa in più, magari nel finale sarebbe potuta andare diversamente. Ma va bene così».

I suoi ex compagni hanno corso sotto l’egida della Fci. Anche Piccolo era pronto a fare così
I suoi ex compagni hanno corso sotto l’egida della Fci. Anche Piccolo era pronto a fare così

Via libera

Poche parole da parte di Piccolo. Certe situazioni lasciano il segno e non si ha minimamente la sensazione di avere di fronte un “ragazzino” di 21 anni. 

«E’ un mese – racconta Piccolo – che eravamo in ballo con la Drone-Hopper-Androni per fare il contratto. Pensate che era già da due settimane che avevo la bici, la Bottecchia. E finalmente mercoledì ci hanno accettato il nulla osta, il contratto appunto».

«Quando l’ho saputo la mente è volata ad Alberobello. Anche se in realtà l’iscrizione l’avevo già fatta. Avrei potuto prendere il via come gli altri ragazzi della Gazprom con la maglia neutra, però farlo con la maglia di questa squadra, la tua squadra, è tutta un’altra cosa. Corri con un altro spirito».

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Zana scatenato. Si prende il tricolore fra i trulli

26.06.2022
5 min
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«Sulla prima salita di giornata mi viene vicino Zana e mi fa: oh, io non faccio fatica». Filippo Fiorelli fa questa confidenza a Giovanni Visconti dietro il palco delle premiazioni, dove intanto Filippo Zana chiude gli occhi verso il cielo e si gode l’inno di Mameli, con Alberobello che canta in sottofondo.

Proprio Filippo Fiorelli aveva fatto tremare per il suo attacco nel finale. Ma come, ci si chiedeva, attacca con un compagno in fuga? «Sapevo – chiarisce il siciliano – che ormai era in cassaforte l’arrivo della fuga. Hanno attaccato, ho risposto, ho visto che non era uscito nessun altro e ho pensato di fare un buon piazzamento».

Nessun attrito dunque. Anche perché gli abbracci, le urla e gli sguardi spiritati gonfi di adrenalina erano palesemente sinceri.

Urla e abbracci “potenti” tra Zana e Fiorelli subito dopo l’arrivo
Urla e abbracci “potenti” tra Zana e Fiorelli subito dopo l’arrivo

Chapeau Bardiani

Stamattina la Bardiani Csf Faizanè era la squadra più numerosa al via con 19 atleti (e 310 borracce!). E questa superiorità l’hanno messa subito in campo. Sono stati attivi in ogni istante della corsa. E al momento buono quando a tre giri dalla fine sono usciti i “cavalli di razza”, Zana c’era.

«E’ andato tutto benissimo – dice incredulo Zana – e dire che io soffro il caldo. E questo un po’ mi preoccupava. In più il percorso non era per me. Però ho visto subito che stavo bene. Non ero il leader della squadra, ma sapevo che quelli che erano usciti bene dal Giro, come me, Gabburo, Zoccarato, potevano fare buone cose». 

«Nel finale non credevo di vincere, tanto più con gente come Battistella e Rota che sono veloci e che vedevo andavano forte. Quando passavano loro a tirare la velocità era sempre alta. Però tiravo anche io».

«Nel corso dell’ultimo chilometro pensavo: “Tutto sommato farò un bel piazzamento”. E invece ho vinto in volata! In tutta la mia carriera credo si contino sulle dita della mano le mie vittorie allo sprint. 

«Rota è partito un po’ lungo, io mi sono messo alla sua ruota ed è andata bene. Diciamo che ho vinto la volata che contava».

Volata da gamba

Visconti, contento per i suoi ex compagni che si fanno bagnare di spumante sotto il palco, commenta con l’occhio di chi la sa lunga.

«Se mi aspettavo che Filippo vincesse in volata? Su carta – ha detto Visconti – era il più lento, però questa non era una volata da sprinter, ma per chi aveva più energie. Ragazzi, ma vi rendete conto cosa significa fare 240 chilometri con questo caldo? Non vedevate che la selezione avveniva da dietro? Che nonostante ci fossero degli scalatori nessuno di loro scattava e scappava?».

Non solo, ma all’inizio dell’ultimo giro, tanto per aumentare la souspence, Zana non era riuscito a prendere la borraccia. Per fortuna che c’erano altri due massaggiatori a bordo strada. Senza acqua in un finale del genere sarebbe potuto essergli fatale.

La volata potente di Zana che batte (nell’ordine) Rota, Battistella e Piccolo
La volata potente di Zana che batte (nell’ordine) Rota, Battistella e Piccolo

Finalmente la forma

Zana sta vivendo un ottimo scorcio di stagione. Il Giro d’Italia non è andato proprio come sperava. Ma ne è uscito bene. Ha vinto l’Adriatica Ionica Race e avevamo scritto che era stata un po’ la quarta settimana del Giro. E poi ha vinto il tricolore. Insomma la forma è arrivata: tardi, ma è arrivata.

«Sì, però non possiamo dire che questa sia la quinta settimana del Giro – scherza Zana – dopo la Ionica Race mi sono riposato un paio di settimane. Sono andato sull’altopiano di Asiago, ho la fortuna di avere una casa in montagna lassù non lontano da casa mia. Quantomeno ho dormito al fresco e sento che tutto questo mi ha fatto bene.

«Ho alternato giorni facili ad altri un po’ più duri, ma nulla di che. Adesso però voglio riposare per bene. Oggi si chiude la mia prima parte di stagione».

Il cittì Daniele Bennati (qui al via da Castellaneta Marina), ha seguito i quattro giri del circuito finale dalla moto
Il cittì Daniele Bennati (qui al via da Castellaneta Marina), ha seguito i quattro giri del circuito finale dalla moto

Messaggio a Bennati?

Si chiude la sua prima parte di stagione alla grande, ma già si guarda avanti. Questa maglia, come ha detto Zana stesso sul palco, va onorata al meglio.

E cosa curiosa, ha vinto su un percorso che in teoria non era per scalatori come lui e per di più col caldo. Un percorso ideato anche per mano del cittì Daniele Bennati, oggi in moto, che lo ha voluto più simile possibile a quello iridato di Wollongong. Che Zana possa mettere in difficoltà il cittì in vista del mondiale australiano?

«Adesso è presto per dirlo – ha affermato Zana – da qui al mondiale è ancora lunga. Voglio recuperare bene, perché sugli strappi le gambe bruciavano, dopo il Giro non ho mai mollato e questa maglia va onorata al massimo».

Dopo Giro, circuiti e riposo, torna un Ciccone rinnovato

24.06.2022
4 min
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Domenica si corre, il tricolore fa gola. Ciccone ha un bel timbro di voce, rinfrancato dalla tappa vinta a Cogne, ma soprattutto dall’aver ritrovato la salute. Per un po’ è sparito, faceva fatica anche a rispondere ai messaggi.

«Dopo il Giro – dice – ho fatto due giorni di circuiti (nella foto Cycling Stars Criterium in apertura è con Nibali, Cavendish e Ballan, ndr). Poi ho avvertito la necessità di staccare del tutto. Ho riposato per cinque giorni, senza bici. Dopo una corsa come il Giro serve riposo fisico, ma sinceramente avvertivo il bisogno di tornare alle mie abitudini normali. Mangiare qualche piatto sfizioso. Diciamo che in quei pochi giorni non me la sono passata male. Poi ho ripreso in modo serio. Sono rimasto per tutto il tempo a San Marino e adesso sono di passaggio in Abruzzo per andare in Puglia».

Con la compagna Annabruna alla partenza del Giro da Pescara e la promessa (mantenuta) di rifarsi (foto Instagram)
Con Annabruna alla partenza del Giro da Pescara e la promessa (mantenuta) di rifarsi (foto Instagram)

Giro, Tour e niente altura

Non è andato in altura come tutti quelli che poi andranno al Tour, anche se in Francia ci andrà pure lui. E se al Giro il proposito di partenza, poi vanificato dal covid e vari acciacchi, era stato quello di fare classifica, al Tour de France si va per qualche tappa. Come nel 2019, quando tutto sembrava facile e soprattutto possibile.

«Mi piace il programma con Giro e Tour insieme – riflette – e il fatto che il Giro sia andato così e così, con la condizione arrivata alla fine, magari mi avvantaggerà in Francia. C’è di nuovo la Planche des Belles Filles dove presi la maglia gialla, ci sono tante belle salite. Ma onestamente non so se sia un bene o un male il fatto di sapere cosa mi aspetta. Sento addosso quel qualcosa di diverso, ma so anche che non si può abbassare mai la guardia. Correre per le tappe è meno stressante di pensare a una classifica, ma non si può certo dire che il Tour sia una corsa rilassante».

Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Ciccone torna al Tour dove nel 2019, nella foto è con Guercilena, conquistò la maglia gialla
Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Ciccone torna al Tour dove nel 2019, nella foto è con Guercilena, conquistò la maglia gialla

Obiettivo tricolore

L’umore è buono. Le traversìe di primavera sono alle spalle. La legnata del Blockhaus è stata lavata via dalla vittoria di Cogne e dalle buone sensazioni dei giorni successivi.

«Il Blockhaus – dice – è stato il seguito di un periodo duro iniziato da marzo. Ho smesso di colpo di avere sensazioni buone ed è andato avanti per settimane. Ritrovare la vittoria e tornare al livello migliore mi ha confermato quello che penso di valere. E adesso mi sento sano, sono in forze, una cosa che al Giro non ho mai percepito del tutto. Per questo al campionato italiano ci credo. Anche se non è tanto adatto alle mie caratteristiche, per quello che mi hanno detto. Punto a fare una bella gara, anche se non posso dichiarare obiettivi».

Nessun nemico

Resta da capire – e nel sentirlo si mette a ridere – se abbia finalmente tolto tutti i sassolini dalle scarpe, come cominciò a fare proprio nel giorno di Cogne.

«Mi dispiaceva – dice – ricevere parole quando stavo male. Accetto le critiche se sto bene e non rendo. Non che mi facciano piacere, ma so che ci possono stare. Però le cattiverie quando sai che sono stato male non mi vanno giù. Però, tranquilli… Sono sereno e non ho nessun nemico cui farla pagare. Mi tengo stretto questo morale e le mie gambe. Vado all’italiano e poi finalmente torno al Tour».

Il resto è un recuperare chiacchiere arretrate. Battute su questo e quello. Anche sul fatto che a San Marino abbia scelto di abitare in cima al Titano e non alla Dogana come tutti gli altri. Dice che gli piace farsi tutta quella salita per arrivare a casa e che il clima non è mai stato torrido. E poi alla battuta sul fatto che presto o tardi dovrà sposarsi, il furbo Cicco… Eh, basta così: questo semmai dovrà dirvelo lui! 

Tricolore gravel ACSI a Buonconvento, per atleti e per famiglie

16.06.2022
5 min
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Era già successo l’anno scorso tra la Val d’Arbia e la Val d’Orcia, fra le colline e le strade bianche di Buonconvento. Il primo campionato italiano gravel di ACSI era andato così bene, che più d’uno ha iniziato a chiedere una seconda edizione che facesse da rivincita e così sarà. Il 25 giugno si replica, per un evento che sarà agonistico limitatamente ai tratti cronometrati e avrà poi tutti i tratti dell’evento Eroico.

Evento per famiglie

Quel che infatti rende interessante tutto il pacchetto, inserito anche nel Nalini Road Series, è il taglio turistico dell’evento. Con il ritiro dei pacchi gara che si aprirà il giovedì, la gara il sabato e la conclusione per famiglie di domenica, si capisce che il viaggio non si esaurirà nei 130 chilometri della sfida sul percorso lungo “Terra di Siena”.

«Nova Eroica – racconta Emiliano Borgna, presidente di ACSI ciclismo – fu la prima a cogliere la portata del gravel. Avremo una manifestazione che permette ai partecipanti di vivere con bici moderne il fascino delle strade bianche e di godere in maniera nuova delle bellezze di un territorio che sembra fatto apposta per essere scoperto pedalando con questa modalità».

Presidente, torniamo sul concetto di campionato nazionale…

Nasce proprio dalla spinta del movimento e dalle aziende che stanno andando tutte in questa direzione. Negli altri eventi in giro, non ci sono grossi numeri. Questo invece è stato il precursore del mondo gravel e quindi mi sembrava giusto concedere l’assegnazione. A Buonconvento avremo una platea e numeri interessanti. L’anno scorso furono circa 1.200, altrove se va bene ne metti insieme qualche centinaio.

Si può dire che il gravel si stia facendo strada?

Decisamente ed è un mondo completamente diverso da quello delle gran fondo a cui siamo abituati. Quindi niente stress per andare in griglia. Gente che la sera prima resta a mangiare e bere alla festa del paese. C’è un bello spirito aggregativo e di divertimento. Poi per carità c’è anche quel pizzico di agonismo, dato dai tratti cronometrati, ma diciamo che sono poche le persone che vanno proprio per quello. Il resto va per godersi il territorio.

Uno spirito più vicino alla mountain bike che alla strada, insomma?

Poi vedremo se rimarrà un segmento autonomo, se si posizionerà con un target proprio. Il bello è che si parte, ci sono tanti ristori, quindi la gente si può aspettare e ricompattarsi. Soprattutto quelli cui del tempo non importa nulla. Trovano il loro passo e vanno sino al traguardo. Io ci sono già stato l’anno scorso e il fatto che sia una manifestazione eroica è già sinonimo di qualità organizzativa. Anche questo fa veramente piacere, unito al villaggio all’americana con molti stand, la zona expo e poi il fatto che la domenica venga dedicata ai bambini e le famiglie. Diversa dal solito della gran fondo.

Si corre il sabato, mentre la domenica ci sarà spazio per bambini e famiglie (foto Nova Eroica)
Si corre il sabato, mentre la domenica ci sarà spazio per bambini e famiglie (foto Nova Eroica)
Il 18 settembre ci sarà il campionato italiano gravel della FCI.

E’ tutta un’altra cosa. Il loro è stato normato dall’UCI e quindi è una manifestazione agonistica. Qua invece diciamo che all’agonismo si pensa meno. E’ più che altro una promozione del territorio e lo stare insieme. E tutto sommato va bene così, sono due eventi diversi e penso che facciano felici un po’ tutti.

Si rivede Bagioli: prima l’italiano, poi forse il Tour

09.06.2022
5 min
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Quasi due mesi di assenza dalle gare, conditi anche da un pizzico di curiosità e mistero. Non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che il nome in questione è di quelli importanti. Andrea Bagioli, dopo la Freccia del Brabante (il 13 aprile) è rientrato solo il 5 giugno al Criterium del Delfinato.

Mentre è impegnato nella corsa dell’antica provincia francese al confine con l’Italia, abbiamo sentito il 23enne valtellinese della Quick Step-Alpha Vinyl (che oggi ha chiuso al settimo posto la quinta frazione vinta da Van Aert) per capire come sono cambiati i suoi programmi dopo lo stop.

Andrea dove eravamo rimasti?

All’Amstel e al Brabante in cui non stavo bene. La seconda non l’ho nemmeno finita. Dopo il Catalunya ero partito subito per il ritiro a Sierra Nevada ma dopo tre giorni lassù mi sono ammalato. Sono stato fermo qualche giorno, ma quando ho ripreso ad allenarmi mi sentivo sempre stanco. Infatti quelle due gare le ho fatte male. A quel punto abbiamo deciso che era meglio che mi fermassi per capire. Ho fatto due settimane senza toccare la bici e nel frattempo ho fatto un po’ di controlli.

Cosa è emerso?

Tutti gli esiti erano negativi. Non era il covid che già avevo preso a febbraio. Non era mononucleosi, i cui sintomi potevano farlo pensare. In pratica era solo tanta stanchezza. Mi portavo dietro gli strascichi della bronchite che hanno preso in tanti del gruppo dopo il Catalunya. Probabilmente non avevo smaltito a dovere quei residui.

Come li hai vissuti questi due mesi?

Dal punto di vista psicologico inizialmente ero preoccupato, specie dopo la Freccia del Brabante. Poi mi sono tranquillizzato dopo che ho fatto cinque giorni a casa di assoluto riposo. Vedevo che mi sentivo meglio, non mi svegliavo più spossato. Per il resto, oltre che per allenarmi, li ho sfruttati anche per stare con la famiglia e gli amici che in pratica vedo pochissimo.

Considerando la vita intensa che fate voi corridori, questi stop forzati possono fare bene?

Direi di sì, ammesso che non ci siano motivi più seri dietro. Queste pause ti possono aiutare a ricaricare le batterie, soprattutto a livello mentale. Siamo sempre lontano da casa, facciamo viaggi e trasferimenti lunghi. Ad inizio stagione corriamo al caldo, in Arabia o negli Emirati, con diversi fusi orari di differenza. Poi torniamo in Europa per preparare le classiche del Nord con climi decisamente più freddi. Tutto influisce. E poi, almeno nel mio caso, meglio fermarsi subito per non trascinarsi i problemi e risolverli in fretta.

Adesso invece a che punto sei?

Ho ripreso a correre qui al Delfinato, la gara nella quale tutti ritengono si va più forte durante la stagione. Insomma, un bel ritorno di fuoco (ride, ndr). Battute a parte, la condizione è buona. Avverto buone sensazioni in corsa. Significa che il lavoro fatto in altura al Passo del Bernina, vicino a casa, è andato bene.

Cosa ti aspetti dal Delfinato?

Innanzitutto devo ritrovare il ritmo. Sento che manca, anche se pensavo peggio. L’idea di questi giorni è quella di cercare una fuga giusta nelle prossime tappe e magari andare a caccia di una vittoria.

Ti vedremo quindi al Tour de France o direttamente alla Vuelta, che era già in programma?

Ho dovuto rivedere il mio calendario dopo la sosta. Le Ardenne e il Giro d’Italia erano obiettivi che sono saltati. Ovviamente il Tour mi piacerebbe farlo, ma ancora non abbiamo preventivato nulla. Vediamo come esco dal Delfinato. In ogni caso anche se dovessi correre solo la Vuelta prima ci sono tante gare a luglio e agosto in cui fare bene e trovare risultati.

A proposito di obiettivi, immaginiamo che il campionato italiano lo sia. D’altronde con il successo di Barcellona hai rotto il ghiaccio con le corse importanti…

Quella vittoria (settima ed ultima tappa della Volta a Catalunya, ndr) è stata una bella soddisfazione quanto inaspettata. Mi ha dato qualche consapevolezza in più nei miei mezzi. Ho visto l’altimetria del percorso degli italiani in Puglia e si addice molto alle mie caratteristiche. Ripeto, vediamo come esco dal Delfinato ma un pensierino ce lo sto facendo, eccome.