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Nizzolo “scalatore”. Al Tour of the Alps tutta la grinta di Giacomo

21.04.2022
4 min
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A leggere l’ordine d’arrivo della prima tappa del Tour of the Alps c’è qualcosa che colpisce. Ci sono gli scalatori, per esempio Pello Bilbao, e poco dopo Giacomo Nizzolo. Le cose sono due: o lo spagnolo ha fatto lo sprint o Giacomo è andato forte in salita! E la foto in apertura con Miguel Angel Lopez la dice lunga…

La risposta giusta infatti è la seconda. Nizzolo è andato forte in salita! E anche ieri a Villabassa il corridore della Israel-Premier Tech è arrivato 76° a 8’03” dal leader, a 7′ e poco più dagli uomini di classifica e soprattutto guidando lui il gruppetto, che tra l’altro non era a fine corsa. Insomma, non è cosa da poco per un velocista, dopo una tappa col Furcia di mezzo e 3.200 metri dislivello.

Il milanese è reduce da una sfortunatissima Milano-Sanremo. Aveva tenuto i migliori ed è caduto in discesa dal Poggio, quando mancavano circa 3 chilometri a Via Roma.

Nel giorno di Lana, con un avvio più soft sul Rolle si sarebbe potuto anche pensare di lottare per la tappa
Nel giorno di Lana, con un avvio più soft sul Rolle si sarebbe potuto anche pensare di lottare per la tappa

Un velocista in salita

Nizzolo al Tour of the Alps. Cosa ci fa un velocista da queste parti?

«Eh, cosa ci fa – sorride Nizzolo – cerca la condizione giusta. E’ insolito sì, ma dato l’infortunio alla Sanremo non ho più potuto fare il programma che volevo e credo che questo sia l’unico appuntamento per fare un po’ di gamba in vista del Giro d’Italia.

«Ieri è stato un bel test. Ho tenuto duro il più possibile. Però stavo bene. Qui ci sono corridori molto più forti di me in salita e mi hanno fatto faticare molto. Però per quanto mi riguarda sono contento della condizione. L’idea è di mantenerla e di migliorarla ancora un po’».

Ecco il milanese in ritiro sull’Etna (immagine da Instagram)
Ecco il milanese in ritiro sull’Etna (immagine da Instagram)

Stimoli alti

Nizzolo ha chiesto al team di portarlo al Tour of the Alps. E quando è così i tecnici non hanno potuto far altro che accontentarlo. Un velocista che chiede di essere portato tra le montagne è un bel segnale. C’è fame, quella giusta, quella che serve.

Dopo lo stop della Sanremo, Giacomo è stato fermo alcuni giorni perché non riusciva neanche a pedalare, ma dopo si è rimesso sotto. Ha fatto tre settimane di altura sull’Etna. Ha corso alla Freccia del Brabante e poi si è messo in viaggio verso Cles.

«Gli stimoli – riprende Nizzolo – sicuramente si trovano quando hai voglia e quando hai di fronte a te un obiettivo importante come il Giro d’Italia. Però si trova sempre una soluzione. Dopo Il Tour of the Alps, non farò altura ma andrò al Gp Francoforte e da lì al Giro».

Dopo la grande prestazione di San Martino di Castrozza – Nizzolo ha terminato la sua fatica a 4” dagli scalatori – si pensava che potesse fare bene anche verso Lana. E’ vero che era la tappa con il maggior dislivello di tutto il Tour of the Alps, ma le difficoltà erano concentrate quasi tutte nella prima parte.

Giacomo Nizzolo (classe 1989) non si è risparmiato affatto tra i meleti del Trentino e dell’Alto Adige
Giacomo Nizzolo (classe 1989) non si è risparmiato affatto tra i meleti del Trentino e dell’Alto Adige

Dal Furcia alle colline

Invece, come si dice, la corsa la fanno i corridori e la corsa è esplosa già sul Rolle. E’ successo di tutto. A quel punto Nizzolo si è messo di passo ed è andato all’arrivo. E ieri infatti era di nuovo brillante.

«Se la corsa fosse andata in altro modo non avrei mandato in fuga nessuno – ci aveva detto Claudio Cozzi, diesse della Israel Premier Tech – avrei tenuto tutti gli uomini intorno a Giacomo. Lui sta bene, è motivato.

«Ed è un vero peccato che la Sanremo sia andata così. Ci lavoravamo da novembre. C’eravamo con le gambe e con la testa, ma queste sono le corse. E’ un attimo. In ogni caso il fatto che Giacomo abbia chiesto di essere portato qui la dice lunga su come sia concentrato».

In queste prime tre frazioni Nizzolo ha accumulato un ottimo lavoro. Un lavoro di qualità. E non finisce qui. E se, come spesso diciamo, oggi il velocista la volata se la deve guadagnare lui è sulla strada buona per davvero. al Giro chiaramente non starà lì a tenere duro quando ci saranno certe salite, ma pensando alle colline…