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Albanese: la vittoria è matura. Ma Basso va oltre…

23.04.2022
5 min
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Vincenzo Albanese, undicesimo alla Sanremo, davanti nelle tappe più difficili, davanti in quelle veloci… sette top ten dall’inizio dell’anno: al corridore della Eolo-Kometa manca solo la vittoria.

Al Tour of the Alps il campano ha dovuto alzare bandiera bianca dopo due frazioni. Prime avvisaglie di uno stato influenzale e, visti i tempi, giustamente non si è voluto rischiare. La squadra perciò lo ha mandato a casa, tanto più che correrà anche alla Vuelta a Asturias (29 aprile – 1° maggio).

Ivan Basso aveva fatto un raid nella gara dell’Euregio proprio nel giorno del suo ritiro e con lui abbiamo parlato di Albanese, della sua crescita e delle sue possibilità.

Ivan Basso (a sinistra) con il diesse Biagio Conte. Il team manager varesino ha seguito solo la tappa di Villabassa
Ivan Basso (a sinistra) con il diesse Biagio Conte. Il team manager varesino ha seguito solo la tappa di Villabassa
Ivan, dicevamo: ad Albanese manca solo la vittoria…

Anche nelle prime tappe gli ho detto di provarci. Ed è stato bravo. Gli manca la vittoria: ma a mio modo di vedere ha da parecchio tempo un rendimento che per me vale molto di più. Le vittorie arriveranno. E saranno anche vittorie importanti, perché è un corridore che che sta crescendo molto, sotto tutti i punti di vista. 

Sappiamo che tu hai sempre creduto molto in lui. Bacchettandolo anche su impegno, peso… avevi capito il suo grande potenziale. E adesso sta uscendo?

La prima caratteristica in cui doveva migliorare era la continuità. La continuità ti dà autostima e l’autostima ti porta ai risultati. Albanese è un corridore che non si limiterà ad andare in fuga o a vincere gare di medio livello. Ha le caratteristiche e l’età giusta (25 anni, ndr) per puntare alle grandi corse. Prendiamo la Milano-Sanremo di quest’anno. Era convinto già dall’inverno che potesse fare bene. E con un pizzico di coraggio in più, un posizionamento migliore all’ingresso del Poggio e senza la caduta di Giacomo Nizzolo avrebbe potuto lottare tranquillamente per arrivare nei primi dieci.

Hai parlato di continuità: anche per questo lo state facendo correre così tanto?

Abbiamo inserito il Tour of the Alps per volontà sua. E quando un corridore inizia a conoscersi e si confronta con i tecnici e con i preparatori, nel limite delle possibilità è giusto assecondarlo. E poi tutto ciò è coerente con quello che noi abbiamo in mente per lui. Purtroppo abbiamo avuto, nel secondo giorno di gara, dei segnali dalla sua salute che non ci hanno convinto fino in fondo. Quindi abbiamo preferito non rischiare proprio perché abbiamo davanti 40 giorni importanti tra pre-Giro e Giro d’Italia.

A Fiera di Primiero Albanese (quasi un velocista) è arrivato a ruota di Bardet e Pello Bilbao. Segno che la gamba c’è
A Fiera di Primiero Albanese (quasi un velocista) è arrivato a ruota di Bardet e Pello Bilbao. Segno che la gamba c’è
Hai parlato di Giro d’Italia. Dando uno sguardo alle tappe ce n’è qualcuna che secondo te potrebbe essere più adatta alle sue caratteristiche?

Allora, il punto è innanzitutto come correre. L’anno scorso noi della Eolo-Kometa abbiamo fatto il nostro primo Giro d’Italia, cercando di correre da protagonisti centrando la fuga. Quest’anno abbiamo una squadra più attrezzata ed è inevitabile che dobbiamo fare meglio.

E cosa vuol dire fare meglio?

Fare meglio vuol dire provare a fare una top ten nella generale con Lorenzo Fortunato. Per crescere ha bisogno di misurarsi con i migliori: lo sta già facendo ed è stato autore di un inizio di stagione convincente. Per Vincenzo, invece, ci sono almeno dieci tappe adatte. “Alba” è un atleta che ci può garantire il risultato e nel risultato metto anche la vittoria, sia con una fuga sia nel finale con i migliori.

Un corridore del genere però deve imparare a gestire la squadra. Ha nelle corde queste capacità?

Se in questi mesi ha acquisito sicurezze e il rispetto dei compagni, è perché ha dimostrato di andare forte. I compagni ti aiutano quando tu dimostri di avere le qualità per essere aiutato. Qualità sia umane che professionali. E poi abbiamo due uomini in squadra che sono maturi e hanno grande esperienza: Francesco Gavazzi e Diego Rosa. Loro ci mettono il mestiere, ma anche le gambe. Non fanno da chioccia. Ci aiutano in modo concreto. Aiutano i giovani ad andare in fuga, vanno in fuga con loro, aiutano a vincere. Ci provano loro stessi e indirettamente fanno lavorare i ragazzi… Questo è quello che stiamo vedendo con loro due e anche con Maestri.

Albanese durante un ritiro a Sierra Nevada. Dopo il ritiro al TOTA dovrebbe andare alla Vuelta a Asturias (foto Instagram)
Albanese durante un ritiro a Sierra Nevada. Dopo il ritiro al TOTA dovrebbe andare alla Vuelta a Asturias (foto Instagram)
Tornando ad Albanese e alla sua crescita fisica e mentale, c’è stato un momento di questo inverno che ti ha colpito nella sua preparazione, nei suoi allenamenti?

Più che degli allenamenti, mi ha colpito un giorno una sua telefonata. Mi scrisse se mi poteva parlare. Nella telefonata successiva mi disse: «Guarda Ivan, io ho bisogno che tu mi aiuti a tirar fuori quello che io sento di avere, ma che non riesco fino in fondo. Non mi pesa allenarmi, non mi pesa fare attenzione al cibo, non mi pesa andare in ritiro, però c’è quel qualcosa di invisibile che non va». Ovviamente con tutti i collaboratori e lo staff della squadra abbiamo cercato di aiutarlo. Il fatto che sia lui il primo a voler cambiare marcia è un ottimo segnale. Sa che si è espresso al di sotto delle sue aspettative e ora non basta più.

Nessun limite?

Vincenzo Albanese è un corridore che può fare molto di più. Un corridore che ci potrà rappresentare quando ci saranno dei mondiali e degli europei da passisti veloci. E’ un corridore come Trentin, come Colbrelli, come Nizzolo, anche se lui è un po’ più veloce. Insomma, vale questi atleti.