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Lelangue e Tour de Pologne, cosa bolle in pentola?

10.01.2023
4 min
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Finita la sua epoca con il team Lotto Soudal, che ha guidato per quattro anni, John Lelangue è tornato agli inizi. Dal primo gennaio è arrivata l’ufficialità, anche se ormai si sapeva da tempo: il belga sarà il General Manager del Tour de Pologne. Un ritorno alle origini per John che ha già lavorato in passato all’organizzazione di moltissime corse, dal Tour de France fino ai mondiali. 

Il Tour de Pologne è una corsa UCI di alto livello, i volti giovani del ciclismo hanno tutti avuto modo di mettersi in mostra sulle strade polacche. L’ultimo è stato il giovane Hayter, il britannico ha sfilato sulle vie di Cracovia portandosi a casa l’edizione numero 79 della corsa. Nel 2021 era toccato ad Almeida e l’anno prima è stato Evenepoel a portarsi a casa la maglia gialla e rossa.

Lelangue con Czeslaw e Agata Lang, con cui collabora dal primo gennaio
Lelangue con Czeslaw e Agata Lang, con cui collabora dal primo gennaio

Il ritorno

Per John Lelangue questo ritorno sa di passione e di una nuova sfida. Farà parte del Lang Team e insieme alla sua compagna Agata Lang e a suo padre Czeslaw lavorerà per rendere ancora più importante ed affascinante il Tour de Pologne.

«Sto molto bene – esclama Lelangue – in questi giorni Agata ed io siamo pieni di impegni anche a casa. E’ un bel periodo, intenso ma entusiasmante. Ho lavorato moltissimi anni nell’organizzazione di corse, ho un forte background che mi fa piacere portare in questa nuova avventura. Il mio nuovo lavoro è quello di coordinare l’attività di tante altre persone, più complicato forse rispetto al lavoro in Lotto».

Edizione speciale

Quella che si terrà nel 2023 sarà un’edizione speciale per il Tour de Pologne e per il Lang Team. Si accavallano tanti anniversari ed il modo migliore per festeggiarli è ripartire con un grande evento.

«Sarà il 95° anniversario della corsa – conferma John – che giunge alla sua 80ª edizione. In più è il trentesimo compleanno del Lang Team, insomma i motivi per festeggiare e per organizzare una grande corsa sono molti. Non abbiamo perso di vista l’obiettivo nemmeno per un secondo, fin dalla fine dell’edizione del 2022, l’organizzazione si è messa a testa bassa a lavorare sulla prossima. Tornare a lavorare nelle corse è bello, quando Czeslaw mi ha proposto questo nuovo incarico mi ha reso molto felice».

Ancora qualche segreto

Rispetto all’edizione del 2022 dovrebbero cambiare alcune cose, soprattutto dal punto di vista del percorso. L’intenzione del Lang Team e di John Lelangue è di permettere agli appassionati di scoprire nuovi volti e nuove strade della Polonia

«Per il percorso è ancora presto – replica Lelangue – insieme ad Agata e Czeslaw faremo una conferenza stampa per annunciarlo in grande stile. Il mio lavoro ora è a 360 gradi, lo definirei un approccio globale. Devo occuparmi della sicurezza, dell’organizzazione, dei team, dello staff, degli sponsor e dell’UCI. Tornare a lavorare in questo settore mi ha reso felice, è come una seconda vita. Organizzare i team professionistici è stato bello, ma quando il Lang Team mi ha proposto questo incarico, non ci ho pensato due volte. Sono tornato a fare qualcosa che mi ha sempre appassionato».

Lotto addio, Lelangue lascia e sceglie il Polonia

30.09.2022
4 min
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John Lelangue lascia la conduzione della Lotto Soudal e diventa General Manager del Tour de Pologne, dopo aver lavorato quando era più giovane all’organizzazione del Tour de France e poi nell’UCI a quella dei mondiali. 

«Sentivo che era arrivato il momento di tornare alle mie radici e avevo bisogno di una nuova sfidadice Lelangue – l’organizzazione e la gestione di gare ed eventi è un mondo che mi affascina e di cui faccio parte. Non è stata una decisione facile lasciare il mio ruolo di CEO del Lotto Soudal WorldTour Team, ma sono davvero felice di unirmi al Lang Team come General Manager».

Lelangue con Ceszlaw e Agata Lang, con cui collaborerà dal primo gennaio
Lelangue con Ceszlaw e Agata Lang, con cui collaborerà dal primo gennaio

Gli annunci di luglio

Lelangue lascia una squadra in salute quanto a struttura e organico, però destinata a retrocedere dal WorldTour. Dal prossimo anno si chiamerà Lotto-Dstny e ha già pianificato di tornare al top nel 2026, puntando nel frattempo alle wild card per le corse più importanti.

Il manager belga aveva affrontato il tema a inizio stagione, dicendo che la rincorsa ai punti non avrebbe cambiato il DNA della Lotto Soudal. Avrebbero corso ancora da attaccanti e i punti sarebbero venuti. Purtroppo, malgrado 25 vittorie, le cose non sono andate così e già durante l’estate, Soudal aveva annunciato che dal 2023 passerà come primo sponsor accanto alla Quick Step. Contestualmente è arrivata anche la decisione di Lelangue.

«L’ho presa da solo – ha detto alla stampa belga – già durante il Tour. Ad agosto l’ho annunciata al consiglio di amministrazione. Non è dipeso dalla permanenza nel WorldTour. Ho deciso che dopo quattro anni avevo portato a termine la mia missione e che ero pronto per una nuova sfida».

Fine di un ciclo

In effetti, nonostante la classifica precaria, non è passato inosservato il grande lavoro che proprio nel corso dell’estate è stato fatto attorno al team. Oltre al mercato, con l’arrivo di Jacopo Guarnieri nei treni di Caleb Ewan e Arnaud De Lie, sono stati fatti investimenti sulla ricerca della performance (nuove bici Ridley da crono), sul team femminile e sul development team che sta per diventare continental.

«Abbiamo ristrutturato la squadra – ha spiegato Lelangue – ma ora che il contratto con Soudal sta finendo e sta per subentrare Dstny, mi è sembrato il momento ideale per iniziare qualcosa di nuovo. Ci lasciamo come amici e per questo continuerò a lavorare fino all’ultimo giorno, in modo che anche la programmazione per il nuovo anno non venga lasciata indietro. Dal primo gennaio inizierò una nuova sfida all’interno del WorldTour».

Caleb Ewan è una delle star della Lotto Soudal: accetterà tre anni fuori dal WorldTour?
Caleb Ewan è una delle star della Lotto Soudal: accetterà tre anni fuori dal WorldTour?

Ritorno alle origini

E la sfida è stata annunciata oggi. Il Tour de Pologne è la corsa… di famiglia, dato che Lelangue è legato ad Agata Lang che la organizza accanto al padre Ceszlaw.

«Ci aspetta una nuova stagione ricca di novità – dice proprio Lang – e siamo davvero felici di accogliere John in squadra con la sua lunga esperienza nell’organizzazione del Tour de France e campionati del mondo. Ha molta esperienza, più di 30 anni nel ciclismo, seguiva infatti le corse quando suo padre gestiva squadre professionistiche. Si vede che appartiene a questo mondo. Inoltre, viene dal Belgio, un Paese in cui il ciclismo è quasi una religione».

L’ultima edizione del Tour de Pologne è stata vinta da Ethan Hayter su Arensman e Bilbao
L’ultima edizione del Tour de Pologne è stata vinta da Ethan Hayter su Arensman e Bilbao

Wild card garantita

Lelangue volta pagina. Se ne va con 25 vittorie 2022, i cambiamenti effettuati e l’ingaggio di bei talenti come Alec Segaert. Sarebbe facile cadere nel tranello di pensare che, allo stesso modo in cui la retrocessione costa spesso la panchina dell’allenatore, nel ciclismo si possa alla lunga pensarla allo stesso modo. A dire il vero, la Lotto Dstny avrà l’invito a tutte le corse, ma non l’obbligo di parteciparvi: spenderà meno e correrà dove vorrà, come la Alpecin nelle ultime due stagioni. Dovrà però fare i punti per rimanere la migliore delle professional.

Per ora salutiamo con piacere l’arrivo del manager belga nella corsa polacca del Lang Team e aspettiamo la fine della stagione per capire se il sistema dei punti, oltre ad aver cambiato faccia alle corse, cambierà anche il modo di pensare.

Tour de Pologne, si corre per la pace a un passo dall’Ucraina

26.07.2022
7 min
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«Al Tour de Pologne vogliamo parlare di pace». A dirlo al telefono, col loro ottimo italiano e la consueta cordialità, sono Czeslaw e Agata Lang, rispettivamente direttore generale e vice della gara a tappe polacca WorldTour. Padre e figlia stanno rientrando in auto da qualche giorno di relax prima di immergersi nella 79ª edizione della loro corsa (in programma dal 30 luglio al 5 agosto).

Sette frazioni nel sud del paese per un totale di 1.209,4 chilometri che si svolgeranno con uno spirito particolare. Il tremendo conflitto in Ucraina è più di una preoccupazione e gli organizzatori hanno pensato a qualcosa per il popolo confinante. Con i Lang abbiamo parlato sia di questi argomenti sia di quelli agonistici.

Czeslaw “Cesare” Lang ha sempre provato personalmente ogni tappa del Tour de Pologne
Czeslaw “Cesare” Lang ha sempre provato personalmente ogni tappa del Tour de Pologne

L’aspetto sociale

«Per sensibilizzare la pace in Ucraina – spiega Agata, membro del Consiglio Direttivo dell’UCI e della Commissione Strada dell’UEC – regaleremo un braccialetto a tutta la carovana del Tour de Pologne, dagli atleti agli addetti ai lavori. Chiediamo che possano indossarlo tutti mandando messaggi dedicati ogni giorno, anche dopo la nostra corsa. Inoltre parte dell’incasso delle iscrizioni al Tour de Pologne amatori (una gara che si svolgerà il 31 luglio ad Armalow a pochi chilometri dall’Ucraina, ndr) sarà devoluto in beneficenza ad una organizzazione umanitaria che accoglie i profughi. Partecipano a questa raccolta anche la Fondazione Orlen e il Lang Team (rispettivamente lo sponsor principale e la società organizzatrice del Giro di Polonia, ndr).

A fine febbraio, tre mesi dopo la presentazione della gara, ci fu lo scoppio della guerra. Przemysl, borgo di circa settantamila abitanti, fu la prima città polacca che accolse i rifugiati ucraini.

«Abbiamo temuto di dover cambiare parte del percorso – prosegue – per paura dei voli delle riprese televisive. Avremmo compreso giustamente le ragioni, invece le autorità governative e locali hanno sostenuto anche noi, lasciando l’arrivo della terza tappa. Gli siamo molto grati».

Il braccialetto con i colori dell’Ucraina che verrà indossato da ogni persona al Tour de Pologne
Czeslaw Lang mostra il braccialetto con i colori dell’Ucraina che verrà indossato da ogni persona al Tour de Pologne

«Pensate che lì c’è un centro di accoglienza – conclude Agata – che ha ospitato cinquantamila persone al giorno. L’Ucraina dista circa dieci chilometri. Finora da lì sono transitati cinque milioni di profughi di cui quasi tre sono ancora nella zona. Potete immaginare le difficoltà visto che la ricettività alberghiera non è delle più ampie. Noi come Lang Team ad esempio stiamo ospitando sedici famiglie».

Il profilo tecnico

Forse la maniera migliore per diffondere i messaggi di pace è correre. Il Tour de Pologne, che gode dello status WT dal 2011, è disegnato o approvato in gran parte da Czeslaw Lang, ribattezzato Cesare per i suoi tanti anni trascorsi in Italia da corridore.

«Avete visto – esordisce con orgoglio l’ex medaglia d’argento olimpica a Mosca ’80 – chi ha dominato il Tour de France? Jonas Vingegaard. Lui da noi aveva vinto la penultima frazione nel 2019 indossando la maglia di leader della generale. Il giorno dopo però, nel tappone conclusivo a Bukowina, pagò una grossa crisi di quasi un quarto d’ora e quel Pologne lo vinse Sivakov per 2” su Hindley, che quest’anno ha vinto il Giro d’Italia.

«La nostra corsa scopre sempre nuove stelle. Penso a Contador – continua – che ha vinto la sua prima gara da pro’ nel 2003 a Karpacz, una cronoscalata valida come ultima tappa di quella edizione. Poi ci sono stati Sagan, Moreno Moser, un giovane Ackermann, infine Almeida l’anno scorso che si è consacrato qui con le sue prime vittorie nel WorldTour. Ma ce ne sono stati tanti altri».

Che tipo di gara è il Tour de Pologne?

E’ aperto a tanti corridori, per la generale e per le tappe. In molti vogliono mettersi in mostra. Un po’ chi vuole raddrizzare una stagione così così. Un po’ chi invece è in scadenza di contratto e vuole guadagnarsi un nuovo ingaggio o il rinnovo.

Quest’anno che corsa sarà?

Prime due tappe per velocisti. Terza con arrivo ancora a Przemysl dopo quella del 2021. Sarà la più lunga con un finale da classica con strappi al 16%. La quarta e la quinta saranno le più dure, con dislivelli importanti e probabilmente decisive per la generale. Saranno belle da vedere ma anche da correre perché i contesti sono suggestivi. Erano quelli in cui mi allenavo per l’Olimpiade del 1980, mentre stava per nascere Agata e quindi ci sono affezionato. La sesta è una cronoscalata non lunga ma impegnativa, specie negli ultimi tre chilometri, adatta a passisti scalatori potenti. L’ultima tappa sarà ancora per velocisti, a meno che non scappi e arrivi al traguardo una fuga.

Favoriti?

Difficile da dire, credo si scopriranno da metà in avanti. Però abbiamo una bella starting list. Kwiatkowski, Carapaz, De Gendt, Wellens, Arensman, Ackermann, Cavendish e Demare solo per citarne alcuni.

Eravate famosi per arrivare sempre al tramonto. Quest’anno invece no. Perché?

Abbiamo cambiato gli orari di partenza per andare incontro alle esigenze di corridori e team. Tra massaggi e trasferimenti, arrivavano in hotel tardi e così abbiamo voluto favorirli. In questa modifica abbiamo avuto il supporto delle nostre due reti nazionali, TVP Sport, che è come la vostra Rai, e Polsat Sport, che ci hanno garantito ugualmente cinque ore di diretta televisiva andando in oltre cento Paesi del mondo.

Altre novità?

Sì, la maglia gialla del leader della generale avrà un nuovo sponsor. Sarà Energa, marchio del gruppo Orlen. Per il resto avremo sempre le barriere Boplan, la premiazione in memoria di Bjorg Lambrecht per il miglior giovane e il Tour de Pologne junior. Un’altra novità, per il futuro però, sarà riproporre il Tour de Pologne Women. Nel 2016 abbiamo fatto l’ultima edizione e forse eravamo troppo in anticipo sui tempi ma stiamo vedendo che il movimento femminile ora è in grande crescita. Ci stiamo pensando e vogliamo dare un nostro contributo.

Polonia junior, anche Kwiatkowski è passato di qui

16.08.2021
6 min
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Il Tour de Pologne non è solo una corsa a tappe del calendario WorldTour, ma parallelamente c’è anche la versione “junior”. Non confondetevi però con la prima categoria giovanile internazionale, perché l’appellativo della gara è puramente informale: qui corrono ragazzini dagli 11 ai 14 anni, ovvero l’equivalente dei nostri giovanissimi (le ultime due annate) ed esordienti. 

Abbiamo chiesto ad Agata Lang, vicepresidente di Lang Team la società organizzatrice del TdP, di illustrarci meglio questa iniziativa collaterale che affonda le proprie radici nel recente passato.

Quasi tutte le tappe del Polonia junior avevano la frazione per bimbi
Quasi tutte le tappe del Polonia junior avevano la frazione per bimbi
Agata raccontaci questa manifestazione.

Il Tour de Pologne junior è composto da quattro tappe quasi consecutive. Abbiamo iniziato l’11 agosto a Rzeszòw, poi abbiamo proseguito il 13 a Bielsko Biala, saltando quella di Bukovina perché c’era della salita ed era troppo impegnativa per i bambini. Poi il 14 a Katowice e il finale il 15 a Cracovia. Tutte si disputano su un circuito nelle sedi di arrivo con chilometraggi totali compresi tra i 9 e i 20 chilometri. Ci sono tre partenze diverse: maschi 13/14 anni, femmine 13/14 anni e poi tutti assieme quelli di 11/12 anni. Infine c’è la novità di quest’anno, ovvero le tre maglie di leader. Gialla per la classifica generale, nera per quella a punti e blu per il più combattivo. In pratica non manca niente. Tutti gli altri partecipanti invece corrono con una maglia rossa che gli consegniamo noi dell’organizzazione.

Mentre descrivi questa corsa ti si illuminano gli occhi.

E’ vero. I ragazzini sono preparatissimi. Tutti con il loro direttore sportivo e persino con i loro supporter, oltre alle famiglie al seguito. E’ un divertimento per loro ma è anche un modo per appassionarli al ciclismo. Penso e spero in futuro di trovare le prossime stelle, come ad esempio è stato per Kwiatkowski che anni fa aveva partecipato ad una delle nostre gare.

Da quanti anni esiste questa gara in miniatura?

Io la organizzo dal 2009, ma in realtà è iniziata più di vent’anni fa con mio nonno, padre di mia madre Margherita, che è stato corridore, vincendo tra l’altro il Tour de Pologne per tre anni consecutivi (Marian Wieckowski dal 1954 al 1956, ndr). Negli ultimi anni è sempre stato presente e si occupava di tutto ma purtroppo è mancato l’anno scorso. Non è stato solo il mio nonno, ma lo è stato per tutti i bambini che hanno partecipato, per cui abbiamo dedicato l’evento alla sua memoria. Anzi, la miglior squadra ha avuto un premio speciale ricevendo una coppa che porta il suo nome.

La gara junior è supportata dalla Federazione ciclistica polacca?

Assolutamente sì, il Polonia junior fa parte del calendario nazionale ed inoltre abbiamo il patrocinio anche del Ministero dello Sport, come si vede sul nostro road book. E’ un progetto importante, tant’è che i ragazzi si preparano tutta la stagione e negli ultimi due anni erano preoccupati perché temevano che con il covid non ci sarebbe stata. Mi chiamavano in tanti per avere informazioni, ci tengono tanto. Per loro è l’evento dell’anno.

E quanti partecipanti ci sono stati?

Quest’anno purtroppo abbiamo dovuto limitare il numero a 250 ragazzini per le questioni legate al coronavirus, le richieste erano tantissime rispetto a quello che potevamo ammettere, ma in passato ne abbiamo avuti anche 600 o addirittura 700. 

Sono numeri incredibili. 

Sì, davvero. Ovviamente erano distribuiti in più categorie, da un minimo di 8 anni ad un massimo di 14. In futuro vorrei aggiungere anche i ragazzi di 15 e 16 anni. E’ il mio sogno.

E con la promozione di questa corsa come va? Come viene percepita in Polonia?

Diciamo che sfrutta la pubblicità che facciamo per il Tour de Pologne dei professionisti. Lo avrete visto anche sul percorso della gara o sulle strade alternative dei trasferimenti che abbiamo anche tanta cartellonistica che lo promuove. Abbiamo sempre la televisione al seguito, dall’inizio alla fine delle tappe, poi ci sono tante radio nazionali e regionali, per cui direi che ha buona visibilità.

A Cracovia abbiamo visto sul palco i vincitori di due Tour de Pologne.

Sì, giusto e vi diro di più. Per entrambi abbiamo predisposto gli stessi trofei che da anni ci produce Mirko Demattè, nostro amico ed artista trentino (di Pergine Valsugana, ndr). Tutti e due hanno ricevuto lo stesso premio.

Una grande soddisfazione per i ragazzini ma anche per voi che organizzate.

Certo. E’ un progetto che personalmente mi entusiasma molto, non solo per il coinvolgimento, ma perché sono la parte più bella della giornata. Sono meravigliosi, ti fanno divertire

Testimonial d’eccezione, John Lelangue, diesse della Lotto Soudal
Testimonial d’eccezione, John Lelangue, diesse della Lotto Soudal
Questo evento collaterale potrebbe essere mutuato, magari non su tutte le tappe, anche al Giro d’Italia o nelle altre gare WorldTour?

So che La Vuelta aveva una manifestazione simile per i bambini delle scuole, ma non so quante tappe facessero. Anche al Tour de France c’era qualcosa del genere tempo fa. Sarebbe bello però che quasi tutte le gare dei professionisti avessero un evento così, perché bisogna pensare ai più piccoli e per loro è un’occasione unica. Si porterebbero l’emozione e i ricordi di queste gare per tutta la vita.

Tour de Pologne: tutti a caccia del trono di Remco

08.08.2021
5 min
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Parte domani il Tour de Pologne, corsa di sette giorni per 1.140,5 chilometri, che nel 2020 fu la prima gara a tappe dopo il blocco Covid e la ripartenza di agosto in Italia. Del 2020 ricordiamo la vittoria di Evenepoel e quella di tappa di Ballerini, mentre è difficile dimenticare la brutta caduta innescata da Groenewegen, che stava per costare cara a Jakobsen.

Campioni e tappe

Dei preparativi vi abbiamo raccontato nei giorni del Tour de France, parlandone con Agata Lang, figura centrale dell’organizzazione del Pologne. Ma adesso che il nostro Simone Carpanini è già sul posto, è venuto il momento di presentare le tappe e gli attori protagonisti attraverso le parole dei direttori sportivi che guideranno le squadre in gara

Prima tappa, Lublin-Chelm: 216,4 chilometri, 1.522 metri di dislivello
Prima tappa, Lublin-Chelm: 216,4 chilometri, 1.522 metri di dislivello

Uae per Ulissi

«Sarà una corsa bella e varia – dice Fabio Baldato (UAE-Team Emirates) – più aperta ai passisti-scalatori e ai corridori da Ardenne, con un buon spunto veloce. Di sicuro bisognerà difendersi nella cronometro che è uno di punti cruciali della corsa, dove probabilmente si deciderà la classifica finale. La squadra potrà contare su specialisti come Mikkel Bjerg per le cronometro e Fernando Gaviria per gli arrivi in volata, mentre sarà Diego Ulissi a cercare di centrare le tappe con i traguardi da finisseur e a tentare la scalata alla maglia di leader. Le tappe fondamentali che faranno la selezione per la scalata alla generale sono sicuramente la seconda con l’arrivo sullo strappo e la classica frazione di con traguardo a Bukovina. Mentre la crono segnerà i distacchi definitivi per la classifica.  Si prospetta come una bella sfida all’ultimo secondo, incerto fino alla fine».

Seconda tappa, Zamosc-Przemysl. 200,8 chilometri, 1.591 metri di dislivello
Seconda tappa, Zamosc-Przemysl. 200,8 chilometri, 1.591 metri di dislivello

Deceuninck a più punte

Non ci sarà Remco Evenepoel, vincitore con prepotenza lo scorso anno. «Penso che abbiamo una squadra molto buona per affrontare questo Tour de Pologne al meglio – commenta Geert Van Bondt (Deceuninck -Quick-Step) – con Alvaro Hodeg che ha mostrato la sua buona condizione nelle ultime settimane. Vedo buone opportunità per lui nella terza e nella settima tappa, che sicuramente saranno frazioni che favoriranno gli sprinter. Anche João Almeida e Rémi Cavagna sono in forma e molto motivati per la gara. Possiamo inoltre contare su Mikkel Honoré, che ci ha regalato una grande prestazione una settimana fa a San Sebastian, mentre Tim Declercq, Ian Garrison e Stijn Steels correranno in appoggio. La particolarità di questa edizione del Giro di Polonia è che ci sono sette tappe molto diverse tra loro e dà la possibilità ad ogni tipo di corridore di vincerne una».

Terza tappa, Sanok-Rzeszow: 226,4 chilometri, 2.625 metri di dislivello
Terza tappa, Sanok-Rzeszow: 226,4 chilometri, 2.625 metri di dislivello

Tre tappe chiave

«I punti cruciali dell’edizione 2021 del Tour de Pologne, fondamentali per conquistare la vittoria finale – dice Frans Maassen (Jumbo-Visma) – sono la seconda, la quarta e la quinta tappa, oltre alla cronometro individuale che è molto importante, ovviamente. Il segreto del successo quindi è sopravvivere a tutte le salite ed essere molto forti nella crono».

Quarta tappa, Tarnow-Bukovina Resort: 159,9 chilometri, 2.567 metri di dislivello
Quarta tappa, Tarnow-Bukovina Resort: 159,9 chilometri, 2.567 metri di dislivello

Occhio agli abbuoni

«Il Giro di Polonia è una corsa prestigiosa grazie alla sua lunga storia – dice Rolf Aldag (Team Bahrain Victorious) – e al fatto che la famiglia Lang usa la propria esperienza per costruire una gara emozionante. Rispetto al passato, il percorso ha meno tappe di pura salita, il che potrebbe renderla una gara di secondi, non di minuti, per la classifica generale. Già nel finale della seconda tappa, possono essere persi alcuni secondi importanti. La cronometro individuale di 19 chilometri non creerà grandi distacchi, ma sarà decisiva per la generale. La quarta tappa ha due salite più lunghe nel finale, questo significa che gli scalatori tradizionali che puntano alla maglia di leader dovranno  cercare di distanziare gli scattisti. Quindi le tappe due, quattro e sei saranno fondamentali per vincere il Giro di Polonia, mentre le tappe uno, tre e cinque possono essere una prova di forza per i velocisti. E anche gli abbuoni alla fine potrebbero fare la differenza».

Quinta tappa, Chokolow-Bielsko Biala: 172,8 chilometri, 2.530 metri di dislivello
Quinta tappa, Chokolow-Bielsko Biala: 172,8 chilometri, 2.530 metri di dislivello

Sobrero, prove da leader

«Il Tour de Pologne di quest’anno – dice Stefano Zanini (Astana – Premier Tech) – ha un bel percorso, con ottime opportunità per tutti i tipi di corridori, un vantaggio per lo spettacolo. Le due tappe per scalatori saranno fondamentali per la classifica e anche la crono, tecnica e lunga, potrebbe fare la differenza e mettere dei secondi tra gli uomini di classifica. Noi schiereremo una squadra che può fare bene. Sobrero sarà il nostro uomo per la cronometro, ma sia lui che Pronskiy proveranno a posizionarsi nella generale, senza stress. Gli altri aiuteranno i capitani ma saranno anche liberi di andare in fuga e conquistare una tappa».

Sesta tappa, cronometro Katowice-Katowice: 19,1 chilometri, 126 metri di dislivello
Sesta tappa, cronometro Katowice-Katowice: 19,1 chilometri, 126 metri di dislivello

Bukovina e la crono

«Ho vinto un Tour de Pologne da tecnico con Dylan Teuns – dice Maximilian Sciandri (Movistar Team) – ed è una corsa sempre abbastanza impegnativa come tracciato. Ha un buon inserimento nel calendario, un ottimo percorso e una buona organizzazione, e questo aiuta sempre. Noi abbiamo portato una squadra intorno a Ivan Cortina per gli arrivi veloci con gruppo ristretto e Matteo Jorgenson per la classifica. Credo che la tappa di Bukovina e la cronometro saranno decisive, specialmente se il tempo non sarà clemente».

Settima tappa, Zabrew-Krakow: 145,1 chilometri, 863 metri di dislivello
Settima tappa, Zabrew-Krakow: 145,1 chilometri, 863 metri di dislivello

Tanti italiani

Domani si parte e il campo partenti è di assoluta qualità. Non mancano gli italiani. Oltre ai già citati, vedremo al via Capecchi, Vendrame, Martinelli e Boaro, oltre ad Alessandro De Marchi, rientrato al Wallonie e poi a San Sebastian. Aleotti e Fabbro, Attilio Viviani e Sabatini. Moscon e Pasqualon con Rota che vorrà rifarsi della beffa di San Sebastian. Cataldo e Villella, Konychev, Conca, Oldani e Tiberi, atteso dalla crono. Sarà una corsa certamente intensa, l’ideale per recuperare dal fuso orario giapponese e riprendere le abitudini europee. A tutti, in bocca al lupo.

Un mese al Tour de Pologne, con le transenne come va?

18.07.2021
6 min
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Un mese al Tour de Pologne, corso per la prima volta nel 1928. La partenza sarà data il 9 agosto da Lubin, conclusione il 15 a Cracovia. L’ufficio comunicazione sta facendo un gran lavoro. Gli aggiornamenti arrivano in continuazione, sulla corsa e sugli eventi collaterali. L’ultimo in ordine di tempo è una gara per amatori che si svolgerà il 10 agosto ad Arlamow. Ma il Tour de Pologne è anche la corsa in cui nel 2020 si registrò la brutta caduta di Jakobsen, per la scorrettezza di Groenewegen, l’arrivo troppo veloce di Katowice e transenne non all’altezza. Per questo e per fare il punto della situazione ci siamo rivolti ad Agata Lang, colonna portante del Lang Team e membro della Commissione strade della Uec.

La vittoria finale al Tour de Pologne dello scorso anno è andata a Remco Evenepoel
La vittoria finale al Tour de Pologne dello scorso anno è andata a Remco Evenepoel

Situazione normale

Agata ha un tono di voce che mette di buon umore e il solito ottimo italiano, mentre racconta che in Polonia è caldissimo e nel pomeriggio piove sempre, per fortuna alla larga dalle inondazioni che stanno colpendo Germania e Belgio.

«Rispetto allo scorso anno è diverso – dice – eravamo la prima gara a tappe nella prima estate Covid, poi ci sarebbe stato il Tour. Bisognava capire come fare, adesso invece è tutto chiaro. La situazione in Polonia è abbastanza tranquilla, per il momento sembra una vita normale. All’aperto non mettiamo le mascherine, molte persone sono state già vaccinate e tutti i servizi sono in funzione».

Ci saranno limitazioni di pubblico?

La corsa avrà i suoi tifosi. Sulle strade, mantenendo le distanze, potranno stare tranquillamente. Da parte nostra cercheremo di salvaguardare le bolle delle squadre alla partenza e all’arrivo. Non sarà come eravamo abituati a vedere, ma ad esempio al Tour è pieno di gente. Il pubblico fa parte del ciclismo e la corsa senza tifosi è triste. Devo essere sincera, è un’altra atmosfera. Però l’importante è lavorare e andare avanti. Dare ai corridori l’opportunità di correre.

Lo scorso anno a Cracovia, vittoria di Ballerini su Ackermann e Dainese
Lo scorso anno a Cracovia, vittoria di Ballerini su Ackermann e Dainese
L’anno scorso siete stati eletti evento sportivo dell’anno…

Il Tour de Pologne è una corsa storica, ha 90 anni, per cui è importante per il nostro pubblico e per la gente. E soprattutto passiamo dai piccoli villaggi, organizziamo eventi per i ragazzi, per i bambini e per gli amatori. In pratica coinvolge tutti. 

L’anno scorso c’è stata anche la caduta di Jakobsen, ma bisogna ammettere che avete avuto una bella reazione. 

Ci siamo rivolti a Boplan e sono molto contenta della collaborazione che siamo riusciti a creare, perché comunque ora abbiamo delle transenne innovative.

Le abbiamo presentate ad aprile su bici.PRO, altra cosa rispetto alle vecchie barriere…

Le nostre erano da regolamento, ciò non toglie che essendoci nuove tecnologie ci teniamo ad innovare per implementare la sicurezza. Sono contenta che ci sia questa nuova opportunità. Li ho contattati appena le ho viste, quando sono apparse nelle gare in Belgio. A parte tutte le schede tecniche che ho letto, è arrivato anche il feedback positivo dei corridori. Sono barriere innovative che piacciono. E poi abbiamo preso anche i totem, perché sia al Giro d’Italia sia in Ungheria abbiamo visto che il lavoro dei segnalatori è rischioso. Almeno così anche lo staff lavorerà in sicurezza.

La drammatica caduta che stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la transenna)
La drammatica caduta che stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la transenna)
Boplan si accontenta davvero di entrare in sponsorizzazione, oppure avete dovuto pagare?

Questo fa parte del contratto, per cui non so se sono informazioni che posso divulgare. Comunque abbiamo una partnership. Anche loro sono molto contenti di collaborare con noi e speriamo entrambi di continuare negli anni futuri, anche se logisticamente è molto complicato.

Come mai?

Bisogna capire che una transenna pesa 40 chili, per cui per portarle dal Belgio servono sei camion e poi tutti i giorni bisognerà installarle nei vari arrivi. E’ diverso rispetto a usarle nella gara di un giorno.

Il montaggio è a carico vostro?

Tocca a noi. Per il trasporto abbiamo l’aiuto di Drutex, che è nostro partner. Magari li conoscete, perché erano sponsor nel calcio. Producono porte e finestre, però hanno un sacco di mezzi, con cui ci aiutavano già prima. Adesso hanno fatto lo sforzo in più di andare in Belgio a recuperare i materiali di Boplan. Ci tengo a precisare che li abbiamo già usati nella gara under 23, per cui prima siamo andati a ritirarli, poi li abbiamo riportati indietro. Adesso torneremo in Belgio e faremo la stessa cosa, però ne vale davvero la pena.

Com’è invece la situazione del ciclismo polacco? 

Viviamo ancora dell’ondata di Kwiatkowski e Majka, però speriamo che emergano nuovi talenti. Per esempio Kamil Malecki, un bravo ragazzo. Purtroppo ho avuto un incidente in allenamento e sta ancora recuperando. Può fare grandi cose, l’abbiamo visto anche l’anno scorso al Tour de Pologne. Ci auguriamo che i giovani seguano le orme di Kwiatkowski e che portino grandi successi come ha fatto lui.

In che modo fate promozione della corsa? 

Ne facciamo tanta. Abbiamo media nazionali e regionali. Abbiamo ripreso con gli spot al cinema. Eravamo in dubbio perché i cinema non si capiva se li avrebbero riaperti, in realtà funziona molto bene. Poi abbiamo tutta la cartellonistica nelle città. E a parte quello, la cosa più importante è che abbiamo la televisione che ci trasmette l’intera tappa, per cui sono ore di diretta televisiva. E poi tutti i web e tutti i nostri media partner. Insomma, se vieni in Polonia in quei giorni (sorride, ndr), ti accorgi che si sta svolgendo il Tour de Pologne…

Tour Pologne, Agata e Czeslaw Lang, padre e figlia, riferimenti del Lang Team
Tour Pologne, Agata e Czeslaw Lang, padre e figlia, riferimenti del Lang Team
Quindi non resta che ripartire?

Sono stati due anni difficili per noi, ma siamo pronti per affrontare questa stagione. Siamo intervenuti sulla giornata di Katowice, che non sarà una tappa in linea, ma una cronometro. Abbiamo cercato di cambiare rispetto agli anni passati, le prime due tappe ad esempio saranno completamente nuove. Per cui dai, ci siamo. Sistemiamo le ultime cose, com’è normale che sia a un mese dalla corsa, e poi davvero non resta che ripartire…