Rubino: «Avevo smesso, ma riparto con la Pregnana e una dedica da fare»

05.11.2022
5 min
Salva

Un reset forte. La voglia di staccare la spina dopo un evento tragico che aveva spento tutto attorno a sé. Ed ora di nuovo quell’interruttore che torna nella modalità “on”. Una situazione estrema ed intensa quella vissuta da Samuele Rubino negli ultimi sei mesi.

A maggio l’abbandono totale dell’attività dopo l’assurda morte di Stefano Martolini, suo diesse alla Viris Vigevano. Immediatamente dopo, un impiego lavorativo e adesso un’altra novità. Dalla bella chiacchierata che ci siamo fatti con Rubino si evince che non deve essere stato un periodo facile per lui, quanto meno quello di fine primavera. L’ex tricolore junior 2018 ci ha raccontato il vortice emozionale che l’ha travolto, cambiato e che gli ha smosso qualcosa.

Rubino ha corso con la Viris Vigevano fino alla scomparsa a maggio del suo diesse Stefano Martolini
Rubino ha corso con la Viris Vigevano fino alla scomparsa a maggio del suo diesse Stefano Martolini
Samuele, via messaggio ci hai dato appuntamento telefonico dopo il tuo turno di lavoro. Cosa stai facendo?

Da giugno sono magazziniere in una ditta vicino a Pombia (in provincia di Novara, ndr), il paese in cui abito. Facciamo import/export per merce varia, come mascherine, tamponi ed altri prodotti farmaceutici. Inizio alle 8,30 e finisco alle 17,30 con un’ora di pausa pranzo. Ho cercato e trovato il posto dopo che la Viris ha chiuso la squadra per la scomparsa di Stefano. Non riuscivo più a salire in bici, dovevo cambiare aria. Ho avuto più tempo per fare le mie cose, frequentare vecchie conoscenze anche se ho comunque condotto una vita praticamente uguale a prima.

Un colpo da kappao, immaginiamo.

Sì, assolutamente. Pensate che proprio con Stefano, pochi giorni prima, avevamo impostato il programma per fare una bella seconda parte di stagione con l’obiettivo di attirare l’attenzione magari di qualche formazione pro’. Lui per me era più di un tecnico. Al lavoro sanno della mia passione per il ciclismo e chi ero. A luglio tutti ascoltavano il Tour de France alla radio, lo facevano per me. Solo che a me non interessava nulla, mi dava fastidio sentire parlare di bici. Tuttavia sia i colleghi che gli amici di sempre mi incentivavano ogni giorno a riallacciare i legami col mio sport. Lo facevano per il mio bene. Credo che gli dispiacesse vedermi così. E li ringrazio per il pensiero.

Alla fine, come la goccia cinese, ce l’hanno fatta?

Direi di sì anche se ho riavvertito la mancanza della bici solo ultimamente. Al lavoro mi trovo bene con tutti. Vado d’accordo col mio titolare, anche lui appassionato di sport. Lui è come un diesse che però ha ancora più interesse che tutto vada per il meglio visto il suo investimento finanziario. Il contratto mi scade in questi giorni, ma non lo rinnoverò. Nel frattempo mi ha contattato una squadra che voleva farmi tornare a riattaccare il numero sulla schiena. Ho accettato. Mi spiace lasciare l’azienda però anche il mio capo, nonostante mi abbia proposto di restare con loro, ha capito la situazione.

Spiegaci pure. Con chi andrai?

Correrò con la UC Pregnana Team Scout. Mi ha chiamato Alberto Saronni (il diesse della formazione milanese, ndr), lo hanno messo in contatto con me delle persone che insistevano per il mio ritorno. Alberto mi ha fatto un discorso importante. Mi ha motivato e ho voglia di apprendere dai suoi insegnamenti, così come ho sempre fatto in passato con gli altri tecnici.

Con che spirito ti ritufferai nel mondo delle gare?

Innanzitutto devo dire che ho ricominciato a pedalare solo da pochissimi giorni. Ho davanti a me quindi un lungo periodo di preparazione. Sono pronto ad affrontarlo sapendo già che potrei fare fatica a ritrovare sensazioni, feeling e ritmo. Mi ripresento più determinato, con una mentalità nuova. Le esperienze vissute, sia a maggio che in ditta, mi hanno fatto comprendere meglio com’è la vita al di fuori del ciclismo. Benché lo sapessi già e mi applicassi a dovere, ho capito ulteriormente l’importanza della disciplina e del lavoro.

Rubino alla Lan Service nel 2021. Nelle due stagioni precedenti aveva corso con NTT Continental e Kometa Cycling
Rubino alla Lan Service nel 2021. Nelle due stagioni precedenti aveva corso con NTT Continental e Kometa Cycling
Hai già in testa gli obiettivi per il 2023? Magari attirare le attenzioni dei pro’…

Sarò elite primo anno e considerando la novità di tornare a correre è come se ripartissi da zero. Però questa cosa mi stuzzica molto. L’intenzione è di divertirmi facendo ciò che mi piace di più. Poi ovvio che vorrò fare del mio meglio, centrare risultati. In squadra vorrei portare entusiasmo, alzare il livello e ripagare la loro fiducia. Poi ci sarebbe un altro obiettivo che vorrei centrare…

Quale?

Mi piacerebbe vincere una corsa e dedicarla a Stefano. E’ una cosa a cui non avevo pensato durante il mio distacco dalla bici, tanto ne ero alienato. Ma adesso è uno stimolo. Non so se e quando succederà, ma farò di tutto perché ciò accada. Lui mi ha insegnato, anche quando era in vita e così come tutta questa storia, che la vita è una sola, che bisogna viverla al meglio e che nulla è per sempre. Sembra banale da dire, ma ogni volta che ci ripenso mi accorgo che è davvero così.

Germani, vacanze (quasi) finite: lo aspetta il WorldTour

05.11.2022
5 min
Salva

Lorenzo Germani sta per riprendere a lavorare in vista della sua prima stagione da vero professionista nel WorldTour. Con Lorenzo Milesi è stato in vacanza alle Canarie. Lì, hanno incontrato tanti altri colleghi. «Finalmente – dice il ciociaro – ho potuto staccare veramente. Perché tra Covid e cadute, anche di testa erano due anni che ero sempre impegnato».

Lorenzo è pronto a passare dalla continental alla prima squadra dell’Equipe Groupama Fdj. La società francese è un sodalizio affatto banale. Abbiamo visto dal vivo come lavorano. La squadra di Marc Madiot è stata tra le prime a credere nello sviluppo “fai da te” dei giovani.

Il loro centro di Besançon è una vera perla. E’ la loro casa. E i risultati si vedono. Quest’anno dal vivaio arrivano otto corridori. E che corridori…

Lorenzo, partiamo dagli ultimi tuffi nel mare delle Canarie…

E’ stato uno stacco vero, anche con la testa. Nelle settimane di questo riposo mi sono davvero goduto la vita. Era un bel po’ che non scendevo dalla bici.

Quando hai fatto l’ultima uscita?

In realtà mezz’ora fa! Giusto oggi (ieri per chi legge, ndr) ho deciso di fare una piccola passeggiata. Ma di fatto ero fermo dall’8 ottobre. L’ultima corsa è stata la Ronde de l’Isard che è finita il 2 ottobre. In quella settimana ho fatto 10 ore scarse di sella e poi appunto ho iniziato lo stacco completo. In squadra vogliono che stiamo fermi almeno 4-5 settimane.

E quando riprenderai?

Dalla prossima settimana. Per arrivare poi con qualche chilometro al primo ritiro della stagione, che faremo dal 9 al 20 dicembre a Calpe, in Spagna. Lì, immagino, faremo molte ore di sella. Ma non tanti lavori specifici.

E le misure del vestiario, i nuovi materiali?

Già fatto. Abbiamo fatto tutto nella prima settimana di ottobre, visite mediche incluse e lo stesso quella biomeccanica.

Germani corridore totale: ha aiutato la squadra in pianura, in salita e ha anche vinto. Oltre al tricolore, sua una tappa al Val d’Aosta (in foto)
Germani corridore totale: ha aiutato la squadra in pianura, in salita e ha anche vinto. Oltre al tricolore, sua una tappa al Val d’Aosta (in foto)
Hai cambiato qualcosa riguardo alla posizione in bici?

Abbastanza. In pratica ci siamo accorti che ero parecchio arretrato. E così abbiamo avanzato il baricentro. 

Ti sei spostato in avanti: la distanza punta sella-manubrio è più corta così?

In realtà no, perché anche il manubrio è stato avanzato. E infatti ho un “attaccone” da 140 millimetri! In più ho cambiato anche il manubrio stesso. Ne ho preso uno più piccolo, ideale per la larghezza delle mie spalle. Si tratta di una piega da 38 centimetri. Quindi adesso abbiamo la bici nuova con il manubrio integrato. Bellissima!

Passerai nel WorldTour e lo farai con molti dei tuoi compagni di squadra. Siete la banda di “JiGi” (Jerome Gannat, il diesse della continental) come lo chiamavate voi…

E questo è bello. Ci ritroveremo insieme in tante corse, soprattutto in quelle minori. Magari non ci sarà Lenny (Martinez, ndr) in quelle più veloci, ma per il resto saremo noi e qualche corridore più esperto. Devo dire che abbiamo trovato un bell’ambiente.

La Groupama-Fdj Continental è sempre stata protagonista nelle corse più importanti U23
La Groupama-Fdj Continental è sempre stata protagonista nelle corse più importanti U23
Come vi hanno accolto?

Alla grande. I ragazzi della WorldTour sono stati contenti, a partire da Gaudu, Kung, Madouas… Tutti molto disponibili. Uno chissà cosa pensa… Sai, ti ritrovi di fronte un Kung, che fin lì hai visto solo alla tv e resti un po’ spiazzato. Invece sono ragazzi semplici. In particolare Gaudu, proprio perché ci ha visto essere un bel gruppo, ci ha detto di non isolarci, che tutti siamo una squadra. Ci stiamo conoscendo…

Chi sarà il tuo direttore sportivo di riferimento?

Benoit Vaugrenard, lui ha fatto tutta la sua carriera in questa società. E’ molto esperto. Inoltre ho cambiato anche il preparatore. Adesso è uno del gruppo WorldTour.

Sai già quali gare farai, più o meno?

Di certo farò delle gare WorldTour nelle quali imparerò e lavorerò per il team con l’obiettivo di crescere ancora. Mentre nelle altre gare più piccole, tipo quelle della Coppa di Francia, le 1.1, 1.Pro, ci hanno già detto che saremo abbastanza liberi. Sono corse dall’andamento più garibaldino, più simili a quelle a cui eravamo abituati nella continental. Si adattano bene al nostro profilo.

Gannat (il secondo da sinistra) è il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
Gannat (il secondo da sinistra) è il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
E al Giro d’Italia ci pensi?

Eh – sospira Lorenzo – sarebbe bellissimo, soprattutto quest’anno che ci sono molte tappe al Centro-Sud e si arriva a Roma… Ma ci hanno già detto di no. Arriva troppo presto nel corso della stagione. Servirebbero una certa esperienza e una preparazione diversa. Al Tour invece portano il top team. Resta la speranza della Vuelta. Arrivando più in là, sia dal punto di vista della preparazione che dell’abitudine al WorldTour, dovremmo essere più pronti. Ma certo il Giro…

Eppure Lorenzo, vi abbiamo visto dal vivo più volte, e voi del gruppo continental siete davvero forti. A nostro avviso potreste già essere più pronti e “sfacciati” di quel che si possa pensare…

Siamo una squadra e questo è ciò che conta. Da parte mia sono felice che abbiano apprezzato molto il lavoro che ho fatto e hanno riconosciuto le mie qualità. Anche per questo io potrò passare dal gruppo dei velocisti a quello degli scalatori: da Demare a Gaudu, potranno scambiarmi senza problemi. In più hanno visto che so fare gruppo.

Tour of the Alps, qualità e sicurezza: scelte azzeccate

05.11.2022
7 min
Salva

Quello che è andato in scena ieri a Milano, durante la presentazione del Tour of the Alps 2023, è stato il confronto fra due modi di intendere il ciclismo. Alla presenza di Mauro Vegni, organizzatore del Giro d’Italia, il tema è venuto fuori da sé. Poi è rimasto sotto traccia, forse perché non era quella la sede idonea per un approfondimento.

Il Tour of the Alps – si legge nel comunicato ufficiale – ha infatti affermato un proprio modo di interpretare il ciclismo. Salite, dislivelli importanti ma senza altitudini estreme, brevi chilometraggi e trasferimenti ridotti al minimo. Così si può sintetizzare la “Formula TotA”, premiata dall’apprezzamento di campioni e squadre – prova ne sia il nutrito contingente World Tour schierato al via anno dopo anno – oltre che dall’entusiasmo di un pubblico sempre più vasto e internazionale.

Rohregger, Evangelista, Rossini, Giacomo Santini, Pichler: il motore operativo del Tour of the Alps
Rohregger, Evangelista, Rossini, Giacomo Santini, Pichler: il motore operativo del Tour of the Alps

La formula ToTa

Il Tour of the Alps partirà il 17 aprile 2023 dall’Austria e si concluderà il 21 in Alto Adige. Le cinque tappe propongono un modello moderno e avvincente, in cui lo spettacolo e i corridori sono prepotentemente al centro della scena. Lunghezza media delle tappe di 150,52 chilometri: la più breve di 127,5 mentre la più lunga ne misura 165,2. Ciascuna tappa del Tour of the Alps parte a metà mattinata, per concludersi nel primo pomeriggio. Una volta anche il Giro faceva così. Poi le esigenze televisive hanno fatto passare in secondo piano le esigenze degli atleti. Per cui le tappe partono all’ora di pranzo e si concludono sul far della sera, con tutte le problematiche connesse.

«Credo che per una corsa di una settimana – ha spiegato Giuseppe Saronni – la formula tecnica del Tour of the Alps rappresenti la soluzione ideale. C’è brillantezza, c’è spettacolo tutti i giorni. Il Tour of the Alps propone percorsi da ciclismo moderno. E’ corsa per scalatori, non c’è dubbio, e gli atleti la affronteranno con intensità dall’inizio alla fine».

Qualità e quantità

Probabilmente la modernità non c’entra affatto: il ciclismo è ciclismo e basta. Tuttavia è un dato di fatto che la progressiva riduzione delle distanze di gara negli ultimi tempi abbia prodotto lo spettacolo maggiore. Un orientamento nato dalla Vuelta, che non ha però rinunciato ai suoi tanti arrivi in salita, poi ripreso dal Tour. La tappa più spettacolare dell’ultima edizione, quella del Granon e del crollo di Pogacar, misurava appena 151,7 chilometri. Anche nella prossima edizione le tappe più brevi saranno quelle con l’arrivo in salita.

«Il Tour of the Alps – ha detto Davide Cassani, presente in sala – ha trovato una forte identità, grazie ai percorsi impegnativi che contraddistinguono i territori. A questa gara non si arriva per prepararsi, ma per vincere. L’inizio della prima tappa non sarà morbido e già da qui si potrà capire chi potrebbe essere il favorito della gara. In generale le corse rispetto a un tempo sono molto più spettacolari e questo perché si punta maggiormente alla qualità, rispetto alla quantità. Bisogna puntare a offrire corse che siano belle da vedere, proprio come il Tour of the Alps».

Tivù, croce e delizia

Le tre settimane dei grandi Giri non si toccano e così pure i tapponi, su questo siamo d’accordo. Eppure le tappe troppo lunghe sembrano noiose, al punto di chiedersi se i corridori di una volta fossero davvero più battaglieri. La risposta probabilmente è no, tanto che le tappe leggendarie ricorrono in un numero limitato di racconti e il resto rimane nelle statistiche.

Quel che fa la differenza è la copertura televisiva. La diretta integrale mostra anche i momenti di presunta… fiacca, risulta soporifera e costringe i cronisti spesso a vere maratone. Ne abbiamo davvero bisogno? Quei chilometri sono alla base del cumulo di fatica che nei finali avvantaggia i corridori più solidi, ma non sono spettacolari. Si ha modo finalmente di apprezzare il lavoro dei gregari, ma lo spettacolo della corsa è quello dei finali. Né si può pretendere che si vada a tutta dalla partenza all’arrivo nel nome dello spettacolo.

E’ corretto che la televisione diventi la discriminante per la modifica dei percorsi e della loro lunghezza? E’ corretto che costringa gli atleti a barbari orari di corsa? Si comprende il costo dei diritti, ma la risposta è no.

Secondo Vegni sono le grandi distanze fra Nord e Sud a costringere il Giro a tappe molto lunghe
Secondo Vegni sono le grandi distanze fra Nord e Sud a costringere il Giro a tappe molto lunghe

«Per quello che propone dal punto di vista tecnico – ha commentato Mauro Vegni – il Tour of the Alps mette in luce i corridori veri e anche coloro che potranno pensare di presentarsi con ambizioni al Giro d’Italia qualche settimana dopo. Un identikit del prossimo vincitore? Sarà un campione assoluto, un grande scalatore. Quanto al Giro, l’esigenza di tappe più lunghe deriva dal fatto che l’Italia è allungata al centro del Mediterraneo. Per coprire il più elevato numero di regioni, non si possono fare tappe troppo brevi».

Le tappe di montagna del prossimo Giro sono tutte intorno ai 200 chilometri. Non sarà questo spauracchio a indurre i corridori a condotte meno garibaldine, in attesa dell’ultima salita?

Obiettivo sicurezza

E così il Tour of the Alps si gode il momento e va avanti nel segno della sua filosofia. Al suo fianco, Trentino Marketing e la partnership entusiasta con gli omologhi del Sud Tirolo e del Tirolo Austriaco, orgogliosi di dare la partenza alla corsa.

«Intendiamo proseguire – ha detto Maurizio Evangelista, General Manager (foto di apertura) – su una direzione tecnica che incarna la modernità del ciclismo. Il ciclismo di oggi è decisamente più spettacolare rispetto a quello del passato e si è spostata anche l’asse della carriera di un corridore. Ci saranno sempre più atleti precoci ed è giusto dar loro grandi sfide con le quali confrontarsi».

«Fra i capisaldi per noi – ha proseguito – c’è il tema della sicurezza. All’interno del nostro team organizzativo, è presente un nucleo tecnico che lavora tutto l’anno su questa tematica».

Fra le note più toccanti della presentazione, c’è stato l’intervento di Sonny Colbrelli. Il video ha mostrato un uomo ancora alle prese con una scelta di vita importante e dolorosa, ma sempre innamorato pazzo della bici e del ciclismo. Sonny in Trentino ha vinto il suo titolo europeo e nel raccontarlo aveva gli occhi lucidi. Probabilmente, neanche noi siamo pronti a restare senza di lui.

Lucca tra i pro’: emozioni e promesse mantenute

05.11.2022
4 min
Salva

Spuntare la casella delle categorie di bici.PRO nella sezione “News” e “Professionisti” parlando di Riccardo Lucca ci riempie il cuore di gioia. “Succede a chi ci crede” così potremmo definire l’Odissea di Lucca, che nel 2023 sarà nelle file della Bardiani CSF Faizanè, che nella nuova stagione cambierà nome. Il trentino di Rovereto approda nel mondo dei professionisti all’età di 25 anni. Tardi se si considera la media di queste ultime stagioni, ma i sogni ed il destino non stanno a guardare i giorni o i mesi, loro passano, anche quando meno te lo aspetti.

Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni
Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni

L’inverno tanto atteso

Questo inverno, che ancora tale non si può definire viste le temperature anomale, è quello della certezza per Lucca. Ce l’ha fatta, ma da qui si riparte, guai pensare di essere arrivati.

«Dopo le corse – ci dice da casa sua – mi sono fermato per un bel periodo. Basta, avevo bisogno di fermarmi. Non sono andato in vacanza, non ne ho avuto modo. Ho cercato per un po’ qualcuno con cui andare via, poi ho deciso di godermi la tranquillità di casa. Stavamo ristrutturando e sono rimasto qui a lavorare, abbiamo demolito qualche muretto (dice ridendo, ndr). Ho iniziato in questi giorni a fare qualcosa: un po’ di corsa, qualche camminata in montagna, ma nulla di che. Il primo ritiro con la squadra sarà a metà dicembre».

La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo
La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo

Un’estate “leggera”

Il 19 agosto, sui social della squadra di Reverberi, è arrivata la notizia della firma di Lucca. Una gran bella notizia, per tanti motivi: il primo sicuramente personale per il corridore. Il secondo, è per tutti gli altri elite, mai smettere di crederci.

«A fine giugno ho avuto i primi contatti con la Bardiani – racconta Lucca – e avevo in programma un test con Pino Toni, poi slittato a causa del Covid. Avere un contratto per il 2023 mi ha fatto vivere gli ultimi mesi qui alla Work Service in maniera consapevole. L’obiettivo delle mie ultime stagioni era stato finalmente raggiunto, questo mi permetteva di andare alle corse libero di testa. Questa “spensieratezza” mi ha permesso di vincere ancora in stagione.

«Quando mi sono trovato il contratto firmato davanti ho fatto un bel respiro (dice ridendo, il buon umore non glielo toglie nessuno ora, ndr). Me lo sono proprio sudato, mi sono passate per la mente tante immagini. Quello che ho fatto prima non si cancella, anzi, mi deve aiutare a ricordare da dove sono partito».

Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan al Giro del Friuli (foto Bolgan)
Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan (foto Bolgan)

Il professionismo

Lucca ci ha corso con i professionisti, la sua non sarà un’esperienza “da zero”. Anzi, la sua vittoria più bella è arrivata proprio tra i grandi, all’Adriatica Ionica Race, nella soleggiata Sirolo.

«Sicuramente il livello si alzerà ulteriormente rispetto alle gare fatte fino ad ora, quando una professional corre tra i grandi alza le aspettative. Arrivo ad un’età più matura, questo non so se può essere un vantaggio o meno, dipende da tante cose. A 25 anni ho una maggiore consapevolezza delle mie qualità e delle mie caratteristiche, mi sento più sicuro e formato. Affronterò corse più lunghe, con chilometraggi che non ho mai fatto nemmeno in allenamento e gare a tappe più impegnative. I margini di crescita non mancheranno».

Lucca e il ds Contessa sono legati da una promessa fatta nel 2019 e finalmente realizzata: il passaggio di Riccardo tra i pro’
Lucca e il ds Contessa si sono fatti una promessa nel 2019: il passaggio tra i pro’. Matenuta!

La rivincita di Contessa

«Riccardo potrebbe essere un buonissimo gregario per una WorldTour, speriamo che almeno possa provarci in una professional». Queste le parole di Contessa, diesse della Work Service, dopo la vittoria di Lucca all’AIR

«Lui per me è contentissimo – racconta Riccardo – e io lo sono per lui. Questa è stata la nostra rivincita, Contessa in me ci ha sempre creduto. Avevamo già lavorato insieme quando ero al quarto anno, nel 2019. Mi aveva promesso che avremmo lavorato insieme per farmi passare e se non ci fossimo riusciti sarebbe stata una doppia sconfitta: per me e anche per lui. Ci siamo riusciti alla fine, anche se a distanza di qualche anno. La cosa bella è che quando sono tornato alla Work Service, non sapevo che ci sarebbe stato anche lui, forse il destino ci ha fatto riunire per mantenere quella promessa fatta qualche anno fa».

Masciarelli: tutto pronto per l’europeo, la condizione c’è

05.11.2022
5 min
Salva

Mancano poche ore all’europeo ciclocross di Namur. Lorenzo Masciarelli ci ha risposto dal Belgio dove si trova e dove c’è la sede della sua squadra: la Pauwels Sauzen-Bingoal. Sono passati pochi giorni dal Koppenbergcross e Lorenzo (che in apertura è ritratto all’edizione 2021 degli europei) ha disputato una gara nelle sue corde, almeno a leggere il decimo posto nell’ordine d’arrivo. La dinamica della corsa però ha dimostrato ben altro, con un BOA della scarpa rotto contro un paletto quando era con i primi cinque e la rimonta partita dal 17° posto. Insomma per il diciannovenne abruzzese la condizione sembra essere molto buona. 

Andiamo alla scoperta del suo avvicinamento a questa stagione del cross, fatta di corse su strada tra le WorldTour e un calendario alle porte, fatto di obiettivi misurati e voglia di crescere senza bruciare le tappe.

Lorenzo Masciarelli è da tre anni in forza alla Pauwels Sauzen Bingoal
Lorenzo Masciarelli è da tre anni in forza alla Pauwels Sauzen Bingoal
Lorenzo, come stai?

Mi sento abbastanza bene, vengo da una preparazione estiva che avevamo studiato insieme alla squadra per avvicinarsi al meglio alla stagione di cross.

Ti abbiamo visto spesso con la maglia azzurra…

Sì, anche con la nazionale abbiamo avuto un bellissimo programma di avvicinamento, prima con il Giro del Friuli e poi in Polonia

Un calendario del tutto in funzione della stagione del cross?

Tutto il calendario che abbiamo fatto su strada non è stato pieno di gare, proprio per non appesantire la preparazione e arrivare pronti alla stagione invernale. Siamo andati nell’ottica di fare più corse a tappe per cercare di mettere distanza e ritmo. Anche perché durante la stagione del cross è difficile fare distanza o avere quella qualità di allenamenti che si possono avere d’estate su strada. 

Com’è stato il tuo primo anno da under?

Mi sono trovato subito a fare delle gare tra le WorldTour come il Giro del Belgio ed è stata subito una bella esperienza. Penso mi abbia fatto crescere correre tra i grandi. 

Qui Masciarelli ai Campionati italiani ciclocross 2022 di Variano di Basiliano
Qui Masciarelli ai Campionati italiani ciclocross 2022 di Variano di Basiliano
Come ti trovi con la squadra?

Mi trovo benissimo, non mi fanno mancare niente. Sono super disponibili e diciamo che mi lasciano sempre tranquillo e senza pressioni. Poi man mano che si andrà avanti, gli appuntamenti diventeranno sempre più importanti. Stiamo lavorando in tranquillità. Tra un anno o due cambieranno gli obiettivi. In particolare per questa stagione abbiamo qualche traguardo ulteriore visto che ho un anno in più d’esperienza. 

Com’è andato questo avvio di stagione del cross?

Le prime due corse sono state dure perché dovevo ritrovare un po’ il ritmo con i professionisti qua in Belgio e sono state abbastanza impegnative. Poi dopo la nazionale ci ha portato in Spagna per cinque gare internazionali e lì diciamo che ho ritrovato la mia condizione per il cross e mi sono sentito subito bene. 

Come sono andate le prime due tappe di Coppa del Mondo?

Le prime due, a Tabor e a Maasmechelen, potevano andare meglio, ma le sensazioni erano comunque buone. 

Pochi giorni fa hai disputato una bellissima rimonta al Koppenbergcross, ce la racconti?

Mi sentivo molto bene, ero con i primi cinque. Era una gara a cui tenevo molto perché è considerabile la gara di casa e tra le mie preferite dell’anno. In una scivolata al secondo giro ho rotto il BOA della scarpa e ho dovuto fare mezzo giro “azzoppato”. Al momento del cambio scarpe ero 17° e da lì ho rimontato fino a concludere 10°. E’ stata molto dura.

Masciarelli e Toneatti entrambi impegnati anche su strada
Masciarelli e Toneatti entrambi impegnati anche su strada
Il percorso dell’europeo di Namur ti piace?

E’ bellissimo, è molto tecnico e mi piace molto. Ho visto che è cambiato leggermente rispetto agli anni precedenti e il tempo è incerto e dovrebbe piovere prima della gara, ma non il giorno stesso. Sarà bella impegnativa. Perché oltre a essere un tracciato duro, non ci sono molti tratti dove rifiatare. E dove è possibile farlo, bisogna restare comunque concentrati al massimo. Questo perché è molto facile fare errori in quei frangenti, specialmente in discesa con molti sassi e radici. Se si aggiunge il terreno probabilmente scivoloso sarà una gara molto delicata

Lo vedi adatto alle tue caratteristiche?

Mi si addice abbastanza. Ci sono due salite lunghe per essere una gara di cross. Circa 250 metri che non è poco e si può fare la differenza. 

Che obiettivo ti sei dato per questa corsa?

Non sono ancora riuscito a centrare la top five in Coppa. Vincerlo sarà difficile perché ci sono dei corridori di alto livello. Per esempio Ronhaar e Nys che al Koppenbergcross sono partiti con gli elite e hanno chiuso rispettivamente quinto e settimo. Qui in Belgio abbiamo un sito dove possiamo vedere i tempi sul giro e ho visto che hanno fatto dei gran tempi. Sarà dura ma ovviamente ci si prova sempre. Posso ipotizzare un piazzamento nei primi otto e potrei ritenermi soddisfatto. Poi ogni gara è diversa e ha la sua storia. 

Masciarelli e Vanthourenhout si allenano spesso insieme, anche questo fa parte della crescita
Masciarelli e Vanthourenhout si allenano spesso insieme, anche questo fa parte della crescita
Sei ottimista quindi?

Penso che con la condizione del Koppenbergcross, in top ten sento di poterci stare. Nel cross non si può mai sapere, basta sbagliare una partenza o una curva e si perde tantissimo quindi vedremo. La forma c’è, speriamo nel meglio. 

E dopo Namur come proseguirà la tua stagione?

Venendo da un periodo molto stressante a livello fisico e con una gran mole di gare, a dicembre faremo un po’ meno. Anche in ottica 2023, dove ci saranno molte tappe di Coppa del mondo, gare under 23 e infine il mondiale. Quindi da qui a fine anno farò qualche gara con i professionisti e qualche gara con gli U23 in Francia. 

Com’è vivere e praticare il ciclocross in Belgio?

Da italiano è una bellissima esperienza. Sono già tre anni che sono qui. E’ un modo di pensarla e vederla completamente diversa da noi. Ogni anno imparo qualcosa di nuovo. Loro hanno questo sport nella propria cultura e si vede proprio che lo amano. Se prendiamo come esempio i top al mondo come Iserbyt o Vanthourenhout hanno un modo di pensare molto diverso rispetto alla mentalità che abbiamo in Italia riguardo a questa disciplina.

Giovani, esperti e… Bernal. Quale Ineos vedremo?

04.11.2022
6 min
Salva

Tanti campioni, ma non il super leader. Almeno ad oggi 4 novembre 2022. La Ineos Grenadiers che verrà è chiamata ad un bel rimescolamento di ruoli e capitani. Carapaz ha salutato la compagnia e Bernal ancora non dà certezze. Thomas non è un bimbo…

 Matteo Tosatto ci aiuta a districarsi nel labirinto di quel che sarà con tanti atleti di ottima caratura. Perché se è vero che manca il leader dei leader è anche vero che il livello dello squadrone inglese resta molto alto.

Matteo, come detto un bel ricambio in corso. A partire da Carapaz che passa alla EF Education-Easypost…

Carapaz che è andato via è senza dubbio un perdita, ma il nostro mercato, come già quello dell’anno scorso, punta forte sui giovani. Vogliamo lavorare con loro con calma. Lasciarli tranquilli e averli pronti fra 2-3 anni.

Ma un super team come il vostro può permettersi di non avere l’uomo pronto per 2-3 anni?

Beh è un po’ come nel calcio: ci sono dei cicli che finiscono. Noi abbiamo vinto per tanto tempo con la Sky e anche con il passaggio ad Ineos abbiamo subito raccolto molto: un Tour e un Giro con Bernal. Poi non è che i leader non li abbiamo. Sì, Thomas non sarà giovane ma non è che gli manchi il pelo. E poi i nostri giovani sono di livello. Pidcock è un ottimo corridore. Sheffield ha vinto tre corse al primo anno. I fratelli Hayter vanno davvero forte. Leo ha vinto il Giro under 23 ed Ethan ha fatto un altro step che lo proietta anche verso corse molto importanti.

Dopo l’incidente dello scorso gennaio Bernal è riuscito a tornare in corsa ad agosto. Per lui una dozzina di gare, anche in aiuto del team
Dopo l’incidente dello scorso gennaio Bernal è riuscito a tornare in corsa ad agosto. Per lui una dozzina di gare, anche in aiuto del team
Hai parlato di Bernal. Certo lui deve tornare a dare garanzie…

L’ho detto alla Gazzetta dello Sport qualche giorno fa: non possiamo sapere come starà, ma noi imposteremo una preparazione invernale come se niente fosse. Come se l’incidente non ci fosse stato. E si vedrà proprio con una preparazione normale e con le prime gare come starà. Certo, Egan ad oggi è un punto di domanda. Ne siamo consapevoli, ma al tempo stesso siamo fiduciosi. E lo siamo perché intanto è tornato in corsa. Si è messo a disposizione della squadra, si è mosso. Chiaramente nè si aspettava lui, né gli abbiamo chiesto dei risultati noi.

Torniamo ai giovani, “Toso”. La lista è lunga. Ci sono anche Carlos Rodriguez e Tao Geoghegan Hart…

Carlos ha fatto un altro salto di qualità. E’ davvero un grande corridore. E Tao non ha reso nelle ultime stagioni. Ma nel complesso io credo che siamo competitivi e su questo dobbiamo lavorare. Magari anche pensando di affiancarli ai più esperti, come Castrovejo, Kwiato, Puccio… In questo momento non pensiamo che possiamo vincere i grandi Giri… forse, ma se Egan tornasse Egan avremmo già il nostro leader. Senza contare che anche nella classiche possiamo fare bene con Pidcock. E in più abbiamo preso Arensman, che è giovane ma non giovanissimo, e può essere un pedina fondamentale.

Pidcock per le classiche, non anche per i grandi Giri? Non è pronto?

Può lottare con la sua testa di campione. E anche i numeri sono dalla sua. Ma dipende anche da lui. Tom ha espresso il piacere di fare le classiche. Nei grandi Giri non parte da zero. L’anno scorso ha fatto la Vuelta, anche se non l’aveva preparata al meglio venendo dalle Olimpiadi in mtb, e quest’anno ha fatto il Tour. Al Tour nelle prime due settimane era nei top 10, per me può puntare alla classifica e darci una mano.

Cosa significa per Pidcock fare classifica in un grande Giro?

Una top 5 o anche un podio. Comunque parliamo di un ragazzo che ha dominato il Giro baby. Poi nelle corse di tre settimane c’è sempre l’incognita della terza settimana. Però, ripeto, ha già fatto due grandi Giri. Vedremo a dicembre quando parleremo con i ragazzi che cosa ha in mente. 

Per Thomas 4 Giri d’Italia: i primi due li ha finiti nelle retrovie, gli ultimi due (da capitano) si è ritirato. Eccolo sofferente sull’Etna nel 2020
Per Thomas 4 Giri d’Italia: i primi due li ha finiti nelle retrovie, gli ultimi due (da capitano) si è ritirato. Eccolo sofferente sull’Etna nel 2020
Prima si è parlato di Tao, ma può tornare ai livelli del Giro?

Tutti dicono che ha vinto un Giro strano ed in parte è vero perché si è corso ad ottobre. Però lo ha vinto con numeri di assoluto valore, battendo chi quest’anno il Giro lo ha vinto. Nel 2021 lui voleva fare il Tour perché non lo aveva mai fatto. E quest’anno le cose sono andate storte sin da subito. Il Covid, poi l’influenza alla Tirreno, di nuovo male prima del Giro, alla Vuelta cade quando era nei primi cinque… Il fatto è che qui bastano due stagioni non brillanti e con il ricambio generazionale che c’è si fa presto a dire che va tutto male. Da parte nostra avrà il giusto supporto e lui stesso sa che dovrà concentrarsi ancora di più.

Hai detto che di programmi ancora dovete parlarne, ma visto il percorso con tanta crono: è lecito attendersi un Thomas capitano al Giro?

Intanto a metà mese ci riuniamo noi del gruppo performance per capire gli obiettivi di Ineos, cioè dove vincere e dove fare podio e da lì fare in modo di arrivarci con la squadra migliore. Di solito si parte dai grandi Giri, in primis il Giro e il Tour, poi la Vuelta viene da sé. A dicembre parleremo poi con i corridori per capire ciò che vogliono. Al Giro ci teniamo molto. Negli ultimi tre anni abbiamo colto due vittorie e un secondo posto, pertanto faremo in modo di arrivarci con il team più forte possibile.

Europei di ciclocross, arriva una nazionale carica a mille

04.11.2022
5 min
Salva

E’ un’Italia ambiziosa quella che nel fine settimana si presenta al via agli europei di Namur, a dispetto di molte assenze. L’attività di ciclocross infatti è iniziata quest’anno in maniera diversa rispetto al passato, con molti big nostrani che hanno scelto la via tracciata dai vari Van Aert e Van Der Poel, ossia quella di dedicarsi alle gare sui prati solo a stagione inoltrata, dando la precedenza alle altre loro attività.

Ecco così che Jakob Dorigoni, impegnato nelle ultime Marathon di mtb stagionali oppure Silvia Persico, alle prese con la chiusura dell’annata su strada come anche Gaia Realini (e facciamo solo degli esempi) sono ancora a digiuno di gare. Il cittì Pontoni ha dovuto fare di necessità virtù e ha scelto per gli europei una propria via, costruendo un nocciolo duro attraverso un lungo ritiro intriso di gare svolto a fine stagione in Spagna e rivolto alle categorie giovanili, dalle quali l’ex iridato si attende molto.

Bertolini punta a una Top 10 a Namur che avrebbe molto valore, bissando quella dello scorso anno (foto Di Donato)
Bertolini punta a una Top 10 a Namur che avrebbe molto valore, bissando quella dello scorso anno (foto Di Donato)

Il collante della squadra

A quel ritiro era presente Samuele Leone, ormai colonna portante della Selle Italia Guerciotti Elite, che per Pontoni è quasi un collante in seno alla nazionale: «Ho seguito tutte le trasferte tranne quella di domenica a Maasmechelen. In nazionale c’è un’atmosfera supermotivante, che cambia l’approccio alle gare».

Leone si è dimostrato elemento prezioso anche per il suo team, ad esempio nelle tappe del Giro d’Italia o a Brugherio, come ha testimoniato il suo avversario Ceolin: «Correre nel ciclocross non è come su strada, nel senso che il lavoro di squadra è più episodico e diverso, ma quando capita mi metto volentieri a disposizione. A Brugherio c’era la possibilità che Bertolini rientrasse da dietro, sarebbe stato insensato per me alimentare la fuga, bisogna anche saper correre pensando all’interesse generale. Poi comunque nel ciclocross i giochi di squadra a un certo punto finiscono, quando si arriva al dunque ognuno corre per sé in base alle energie che gli sono rimaste».

Per Leone nuova convocazione in azzurro, in un team U23 molto ambizioso (foto Di Donato)
Per Leone nuova convocazione in azzurro, in un team U23 molto ambizioso (foto Di Donato)

Obiettivo Top 10 come minimo…

Questa collaborazione si può instaurare anche in nazionale? «Certamente, è successo ad esempio a Tabor dove io e Toneatti eravamo 7° e 8° e ci siamo dati una mano per tenere e ricucire su chi era davanti. Nelle fasi iniziali e centrali è più facile farlo, soprattutto su certi percorsi».

E su quello degli europei di Namur? «E’ un tracciato che conosco e che tatticamente si presta a varie interpretazioni, a me piace molto. Un percorso con dislivello, che crea distacchi sensibili, dove bisogna avere sempre un alto ritmo di gara se si vuole arrivare in alto. Per me è un vero ciclocross…».

Leone parte con un obiettivo ben chiaro in mente: «Una Top 10 è fattibile, a patto che non si verifichino problemi meccanici e questo è un discorso che vale anche per i miei compagni, siamo un po’ tutti sullo stesso livello. Poi dipende dalla giornata, a chi è favorevole e a chi no. Per il titolo degli europei poi si sa che la lotta sarà tra belgi e olandesi, in Coppa si vede che fanno la differenza e i belgi stavolta giocano in casa…».

Alice Papo, al primo anno da U23, punta a fare esperienza (foto Di Donato)
Alice Papo, al primo anno da U23, punta a fare esperienza (foto Di Donato)

La politica giovanile di Pontoni

La politica di Pontoni e della Fci è chiara, spingere molto sulle categorie giovanili per rinvigorire a lungo termine quella Elite e riequilibrarla, vista la schiacciante superiorità (non solo contro di noi…) di Belgio e Olanda, quest’ultima in particolare fra le donne. La gara femminile come detto sarà orfana della Persico bronzo iridato e le sorti italiane saranno affidate a Sara Casasola e Rebecca Gariboldi, quest’ultima quasi sorpresa dalla convocazione: «Un po’ sì, anche se so di vivere un momento di buona forma che si è evidenziato nelle ultime gare. Arriviamo all’europeo al termine di una sequenza di gare molto intensa e a me questo sta particolarmente bene».

Per la Gariboldi correre gli europei a Namur ha un sapore particolare: «Quello belga è un tempio del ciclocross e io non ci ho mai gareggiato, farlo in un’occasione così importante mi dà uno stimolo ulteriore. A me piacciono percorsi così duri, impegnativi, più adatti a una biker che a una stradista. Poi è chiaro che quando vai come la Van Empel in questo periodo domini su qualsiasi percorso: lei è una stradista, ma per me è la grande favorita di sabato».

La Gariboldi farà il suo esordio a Namur, senza porsi particolari obiettivi (foto Di Donato)
La Gariboldi farà il suo esordio a Namur, senza porsi particolari obiettivi (foto Di Donato)

Una nazionale senza Persico

L’assenza della Persico si fa sentire, ma Rebecca pone l’accento su un aspetto spesso misconosciuto: «Le imprese di Silvia hanno portato visibilità a tutto il movimento ed è chiaro che quando lei non c’è, tutti si aspettano che chi indossa la maglia azzurra come lei faccia lo stesso. Io posso dire che sia io che Sara (Casasola, ndr) daremo il meglio, poi non sono abituata a porre dei target particolari, vedremo che cosa porterà la gara».

Tutti si aspettano la solita battaglia fra olandesi, magari con la Vas come aggiunta, ma dietro? «Dietro potremmo esserci noi. Ragionavo su come sono andate le gare di Coppa del Mondo e se guardate bene, dietro la marea arancione spuntano le nostre maglie. Perché non dovrebbe essere così anche a Namur?».

Vittoria Park, dove anche i grandi ritornano bambini

04.11.2022
7 min
Salva
Una mattinata nel Vittoria Park di Capriate. L'approfondimento con Loredana Calò, Alberto Arnoldi e Alex Cavalleri che se ne prendono cura, lo gestiscono, progettano le attività e accolgono il pubblico.

Partiamo dalla fine del discorso, mentre tutto intorno il sole carezza i dossi del Vittoria Park e il brusio dell’autostrada è un sottofondo appena percettibile (in apertura la foto dell’inaugurazione è di Annalisa Flori). La stradina in stile Roubaix richiama una bici da strada, dei ragazzi saltano nell’area mountain bike. Un paio di freeriders spiegano come dovrebbe essere fatto un appoggio all’uscita della curva.

L’enorme totem del Vittoria Park lo rende visibile anche da lontano
L’enorme totem del Vittoria Park lo rende visibile anche da lontano

L’ora di motoria

All’interno della Vittoria House invece, Loredana Loi tira fuori l’argomento anticipando la domanda che era sorta spontanea entrando nel parco.

«All’interno dell’Academy – dice la Managing Director del Vittoria Park – potrebbero arrivare anche le scuole. Abbiamo numerose richieste da quelle di questo bacino, ma anche di zone un po’ più lontane per portare qua i bambini. Anziché fare la classica ora e mezza di educazione motoria a scuola, hanno chiesto di farla all’interno del nostro parco. Quindi stiamo offrendo dei pacchetti nei quali avremo l’ingresso, l’istruttore, ma anche la possibilità di avere la bicicletta che verrà fornita da alcuni dei nostri partner».

Il ciclismo nelle scuole è da sempre un miraggio che adesso in questo scorcio della provincia bergamasca può concretizzarsi, aggiungendosi alle altre (poche) località che il modo l’hanno trovato seguendo vie differenti.

Alex e Alberto in prova sul percorso del Vittoria Park: i due provengono dal mondo MTB
Alex e Alberto in prova sul percorso del Vittoria Park: i due provengono dal mondo MTB

Cinque ettari di piste

Vittoria Park, una superficie di 50.000 metri quadri accanto allo stabilimento Vittoria, subito fuori dall’uscita di Capriate. In qualche misura, arrivandoci senza averlo mai visto, fa pensare al mondo dei Teletubbies, con la Vittoria House coperta di prato verde, sotto a un tratto di pista in asfalto.

«In 5 ettari di terreno – spiega Alberto Arnoldi, Bike Park Supervisor – abbiamo cercato di costruire e di riprodurre a 360 gradi tutte le discipline del ciclismo. Per la parte più didattica e per le persone che vogliono approcciarsi al mondo del ciclismo, abbiamo una parte mountain bike divisa su tre livelli di difficoltà, facile, medio e difficile. Tutte queste aree sono suddivise e sono strutturate per fare in modo che la persona si approcci in modo graduale alle difficoltà del parco.

«E per voi che amate il ciclismo su strada – sorride – abbiamo un anello d’asfalto di circa un chilometro, lungo il quale abbiamo riprodotto il terreno delle tre grandi classiche del ciclismo che sono il Fiandre, la Parigi-Roubaix e la Strade Bianche». 

A corollario del pedalare liberi, spiega, è nata la Vittoria Academy, dedicata al mondo dei bambini e agli adulti. Entrambi hanno come approccio comune la progressione didattica e la crescita nelle varie discipline.

La Vittoria House

La Vittoria House fa pensare ai genitori che accompagnano i figli o alla meritata birra di fine allenamento. L’arredo è moderno, con legno e cristallo che si integrano molto bene nel verde dei dintorni.

«La struttura suddivisa è in due parti – spiega Alex Cavalleri, Workshop Manager di Victoria Park – in un locale c’è la zona bar e all’interno anche una piccola zona shop dove vendiamo i prodotti Vittoria. Nel secondo locale c’è una zona adibita al mondo business, quindi un auditorium per programmare qualsiasi tipo di evento, congresso e show.

«Tra i vari servizi c’è la possibilità di noleggiare diverse tipologie di bici messe a disposizione dai diversi brand che vorranno far testare i loro modelli anche prima del lancio ufficiale. Tutti gli ospiti che entreranno al Vittoria Park avranno un riferimento tecnico per piccole manutenzioni, piccoli setup e consigli tecnici su sfruttare al meglio la propria bicicletta».

La pump track si trova nell’area skills, accanto al grande air bag
La pump track si trova nell’area skills, accanto al grande air bag

Tutto con un’app

Il Vittoria Park, fa notare Cavalleri, è una struttura a 2.0 totalmente digitale, che non prevede l’uso di contanti. Ogni ospite dovrà scaricare l’applicazione Vittoria Park, registrarsi con un proprio account e acquistare le due diverse tipologie di biglietti. Da una parte, quello gratuito come visitatori, che gli permetterà di passeggiare lungo i sentieri pedonali e di entrare nella Vittoria House. Dall’altra parte, il biglietto per il ciclista, che può scegliere un’entrata giornaliera o la mezza giornata.

«Per il futuro stiamo organizzando dei pacchetti di training session da due ore – spiega – e anche la possibilità di un abbonamento per i nostri ospiti più assidui. Tramite l’applicazione Vittoria Park si possono anche noleggiare le biciclette e tutti i dispositivi di protezione individuale».

Le tariffe per ora prevedono il giornaliero a 48 euro, la mezza giornata a 24.

Tre diversi livelli

Loredana Calò, come detto, è la Managing Director del Vittoria Park e spiega che la struttura nasce come un progetto per rispondere all’esigenza di Vittoria di disporre di un’area test e per venire incontro alle esigenze del pubblico.

«Tutto il parco – spiega – è stato sviluppato su tre diversi livelli, sia per l’approccio al consumatore sia per il testing delle nostre gomme, perché questo ci permette appunto di stressare l’utilizzo degli pneumatici. E’ un progetto molto importante perché si basa sul tre fronti strategici che sono appunto tutta l’area di fun and learning e di well being, perché vogliamo rispondere a un segmento di consumatori che cercano il benessere e il miglioramento di se stessi. Abbiamo anche l’aria di branding, un’opportunità sia per Vittoria sia per le aziende che sono con noi nelle diverse partnership, di esporre prodotti, far vedere e testare i propri prodotti sia internamente nelle piste del parco sia con lo stesso consumatore.

«Un grande laboratorio di test all’aperto – conclude – che si arricchirà anche di test all’interno l’anno prossimo grazie ai Vittoria Labs. Quindi diciamo che è un asset strategico per tutta la categoria. Vogliamo diventare un polo di integrazione di tutte le conoscenze e le competenze, per sviluppare nuovi progetti, raccogliere dati e feedback dei nostri consumatori o semplicemente anche per fare eventi».

De Marchi trova squadra, cattivi pensieri alle spalle

04.11.2022
5 min
Salva

Il rumore della pioggia sul parabrezza è scrosciante, anche se De Marchi ridendo fa notare che all’orizzonte si intravede l’arcobaleno. Deve essere un presagio, annotiamo e lui sorride. Da casa a Varese, dove c’è il magazzino della Bike Exchange-Jayco, c’è un bel pezzo di strada che sa di conquista. Alessandro si è messo in auto di buon mattino per andare a prendersi la bici che lo accompagnerà per tutto l’inverno. La firma del contratto è cosa fatta, quell’arcobaleno non è per caso.

Questo su De Marchi che trova squadra a fine ottobre è uno di quei pezzi che si tengono nel cassetto in attesa che le cose diventino ufficiali. E le cose in questo caso hanno avuto un’accelerazione fulminea il 20 ottobre, quando la squadra australiana ha formalizzato l’offerta, strappando il Rosso di Buja dalla china di pessimismo lungo cui s’era avviato.

Settimo al mondiale gravel, De Marchi ha chiuso il 2022 in Veneto, con la caduta alla Veneto Classic
Settimo al mondiale gravel, De Marchi ha chiuso il 2022 in Veneto, con la caduta alla Veneto Classic

Tre costole rotte

Fino al giorno prima, infatti, Alessandro infatti lottava con le tre costole rotte alla Veneto Classic, che gli impedivano di dormire e andare in bici nell’insolita primavera esplosa per tutto il Friuli.

«Sono stato a lungo in attesa – diceva – fra mille incastri. Situazioni che potrebbero concretizzarsi. Quando perdi il primo giro del mercato, va così. La gente forse si ferma davanti all’età? Sarà pur vero, ma l’anno scorso di questi tempi vincevo la Tre Valli Varesine. Non ero pronto a vivere questa situazione, perché avrò pure 36 anni, ma penso che nel giusto ambiente potrei ancora fare le mie cosette».

E alla fine proprio i tuoi 36 anni sono diventati un valore aggiunto…

E’ l’argomento che hanno usato, anche per spiegare il fatto che siano venuti a cercarmi così tardi. Brent (Copeland, manager del team, ndr) mi ha dato un’interpretazione molto interessante. Per il 2023 hanno inserito parecchi giovani, tra neopro’ e nuova gente. Mi pare 7-8 ragazzi sotto i 23 anni e hanno bisogno di un innesto un po’ più vecchietto e per questo hanno visto in me una buona figura. In particolare mi hanno anticipato il progetto del Giro, nel senso che probabilmente vorrebbero mandare un gruppo relativamente giovane, portando me come… chioccia.

In cima alla salita di San Luca, De Marchi ha chiuso il Giro dell’Emilia al 27° posto
In cima alla salita di San Luca, De Marchi ha chiuso il Giro dell’Emilia al 27° posto
Un bel ruolo, no?

La prima cosa cui ho pensato è che riprendo a fare quello che facevo con i ragazzi del Cycling Team Friuli, anche se ultimamente ci siamo visti un po’ meno. Quest’anno è stato particolare e non li ho seguiti tanto sulla bici. Però l’ho fatto in passato ed era una cosa che mi piaceva un sacco, mi dava soddisfazione. E poterlo fare perché la squadra che ti prende te lo chiede esplicitamente, è proprio una bella cosa.

Il pessimismo è alle spalle?

Sono davvero caduto in piedi. Tra tutte quante, questa era la situazione migliore. Mi avevano cercato già prima della Israel, sono davvero contento. Con Brent mi ero visto durante l’estate, io l’avevo approcciato un attimo e lui è stato molto onesto e chiaro fin da subito, rivelandosi poi di parola. Mi disse che sarebbe venuto a cercarmi, qualora avesse avuto bisogno. Era agosto e ora mi sembra di poter dire che avrò a che fare con delle buone persone.

La fiammella c’è sempre stata oppure ormai si stava spegnendo?

La lucina c’era, però ammetto che a un certo punto era diventata abbastanza piccolina. Avevo iniziato a pensare anche a come potesse essere la vita senza la bici? Perché insomma, alla fine devi essere anche un po’ pratico. Le bollette da pagare ce le hai, quindi dovevo pensare a cosa fare. Chiudere così mi sarebbe davvero scocciato.

Dopo la Vuelta, De Marchi ha corso a Peccioli, lanciando il finale di stagione
Dopo la Vuelta, De Marchi ha corso a Peccioli, lanciando il finale di stagione
E’ stato bravo il tuo procuratore Scimone oppure avevi seminato bene?

Raimondo è stato importante e forse decisivo, perché in un certo periodo ero abbastanza sfiduciato dal fatto di non ricevere offerte. Pensavo: “Ho fatto tanto, ho dato tanto, l’anno scorso erano tutti contenti di vedermi in maglia rosa e adesso non trovo un contratto?”. E lì Raimondo è stato quello che ogni tanto mi faceva rinsavire. Due sberloni e mi ha tenuto a bada. Però indubbiamente, quando ti vengono a chiamare parlando di esperienza, il fatto di aver seminato qualcosa è evidente.

Come ti ponevi davanti al De Marchi demotivato delle ultime settimane?

Ammetto che tutta la stagione, specialmente la parte finale, è stata abbastanza dura. Se mi guardo indietro, non mi riconosco perché ho subito il colpo. Ancora una volta, venivo da un 2021 super, ero pronto a darci dentro, invece la primavera che ho passato mi ha distrutto piano piano. Mi ha lasciato mentalmente un po’ indebolito al momento di preparare la seconda parte di stagione. Alla Vuelta ho iniziato a pedalare, poi c’è stata la caduta. E su tutto, c’era ovviamente questa cosa del contratto che si è sommata e non ha assolutamente aiutato.

E finalmente adesso potrai dedicarti nuovamente bene alle crono: Pinotti ti starà già aspettando…

Questa è stata forse la prima cosa che ho pensato, avendo visto il percorso del Giro. So che Marco è lì che mi aspetta e onestamente non vedo l’ora.

De Marchi in maglia rosa è ora anche l’immagine di una campagna Enel
De Marchi in maglia rosa è ora anche l’immagine di una campagna Enel
Che effetto ha fatto retrocedere fra le professional?

Ci sono dei momenti in cui è stata vissuta, specialmente all’inizio, come una cosa ancora recuperabile e non così grave. Nella fase finale, quando era chiaro che non saremmo riusciti a recuperare, si è cominciato ad attaccare il sistema e dire che non fosse giusto. Ma credo che sia stato tutto la conseguenza dei due anni precedenti.

A casa come l’hanno presa? Tua moglie Anna si era un po’ intristita pure lei, oppure aveva più fiducia di te?

Anna ci credeva più di me. Ogni tanto anche lei mi diceva di smetterla di piangermi addosso. Qualche schiaffone l’ho preso anche in casa, insomma. Perciò adesso vado a conoscere le persone con cui lavorerò e inizio un inverno normale. Ne avevo proprio bisogno.