Quel fuoco c’è ancora? Scaroni dice di sì. E rilancia…

28.12.2022
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Uno dei corridori della Gazprom, che alla Adriatica Ionica Race avevano colpito Martinelli per la grinta in ogni corsa, durante l’estate è passato alla Astana Qazaqstan guidata proprio dal bresciano. E’ Christian Scaroni, che nella corsa di Argentin aveva gli occhi iniettati di sangue e vinse pure due tappe. Alla fine di novembre, il team kazako gli ha rinnovato il contratto per il 2023.

Carboni, Scaroni, Malucelli: Christian ha appena vinto la sua seconda tappa alla Adriatica Ionica
Carboni, Scaroni, Malucelli: Christian ha appena vinto la sua seconda tappa alla Adriatica Ionica

Dal Polonia al Lombardia

Dal Polonia in cui ha debuttato e fino al Lombardia, Scaroni ha lottato con le unghie e con i denti. Così, arrivando nell’hotel della squadra sulla costa del Sud della Spagna, ci siamo chiesti se quel fuoco ci sia ancora o sia cambiato in qualcosa d’altro.

«Il fuoco c’è sempre – sorride – e sicuramente per me avere un anno di contratto qua, rappresenta un’opportunità e darò il massimo, come l’ho dato la passata stagione per meritarmi la possibilità. Ecco, per me è fondamentale far bene. E per quello c’è bisogno del fuoco dentro. Il più grande augurio che posso fare ai miei compagni di squadra è di avere lo stesso slancio. Anche l’anno scorso di questi tempi lavoravamo sereni, poi è successo quello che sappiamo. Speriamo che nel 2023 le cose siano normali».

Sul Grappa ha difeso la maglia di leader della Adriatica Ionica. E quando l’ha persa, ha vinto un’altra tappa
Sul Grappa ha difeso la maglia di leader della Adriatica Ionica. E quando l’ha persa, ha vinto un’altra tappa
Con quali obiettivi riparti?

Ne ho tanti nella testa, anche se ovviamente sono difficili da raggiungere. L’anno scorso, il calendario era un po’ diverso. Ho fatto tante corse in Italia dove il livello era leggermente più basso. Quest’anno partirò ancora una volta dalla Valenciana, ma dopo ci saranno gare toste dove vincere sarà difficile. Se ci saranno corridori in condizioni migliori, sicuramente sarò il primo a mettermi in discussione e darò una mano alla squadra, ma nella testa il primo obiettivo è tornare a vincere.

Anche nel 2021 iniziasti una bella preparazione, avete cambiato qualcosa?

Sicuramente, come tutti gli anni, a dicembre si lavora tanto sulla quantità, ma gradualmente si va anche a recuperare la qualità. A gennaio invece faremo un altro ritiro dove l’impronta sarà soprattutto sulla qualità, per arrivare pronti alle corse. Pronti a vincere, insomma.

Dopo la lunga sosta, Scaroni torna a un foglio firma al Giro di Polonia: è arrivata l’Astana
Dopo la lunga sosta, Scaroni torna a un foglio firma al Giro di Polonia: è arrivata l’Astana
Che cosa possiamo aspettarci?

Penso di poter dire che sono un corridore non del tutto da scoprire, ma ancora con molti margini di crescita. Nella riflessione che ho fatto quest’inverno, ho pensato ai miei tre anni da professionista. Nel primo c’è stato il Covid e ho fatto poche corse. Il secondo anno mi è servito un po’ per ambientarmi: ho raccolto qualche risultato e, per questo, il 2022 sarebbe stato fondamentale. Invece è successo quello che è successo e mi ha condizionato, nonostante le due vittorie e qualche piazzamento prestigioso. Io credo che per me il 2023 sarà ancora più importante e voglio dimostrare che valgo.

Le due vittorie erano figlie della rabbia o del livello raggiunto?

Già l’inverno scorso, quando parlammo a Calpe, mi sentivo pronto per fare questo salto. Sicuramente non pensavo di essere così competitivo alla Adriatica Ionica, perché non correvo dal Giro di Sicilia di due mesi prima. Non sapevo cosa potessi aspettarmi, però diciamo che mi sono difeso bene. Quelle due vittorie mi hanno salvato e mi hanno dato visibilità. E l’Astana mi ha offerto questa occasione che per me è stata fondamentale.

Nel 2019, prima di passare, Scaroni ha corso con la FDJ Continental: forte in salita, veloce allo sprint
Nel 2019, prima di passare, Scaroni ha corso con la FDJ Continental: forte in salita, veloce allo sprint
Davi per scontato il prolungamento del contratto?

Di scontato nel mondo del ciclismo ormai non c’è più nulla. Io ho lavorato come se avessi altri anni davanti, sereno e con la testa lucida, pensando sempre all’obiettivo che era fare risultato, ma anche lavorare per i compagni quando serviva. Tutto il resto è venuto da sé. Parlando con Vinokourov, è venuta fuori la complicità giusta per continuare ancora un anno. Potevano essere già due, ma va bene così. Sono consapevole di quello che posso dare e sono sicuro che i risultati arriveranno.

Hai trovato dei riferimenti in squadra?

Lutsenko mi ha impressionato per come lavora e quanto è determinato. Battistella lo conosco dai dilettanti: averlo in squadra sicuramente è un punto di riferimento anche per me. Poi c’è Luis Leon Sanchez, che a vederlo lavorare ha il suo perché. Diciamo che non ho un riferimento fisso, ma tante persone da cui prendere spunto. Anche Felline, un corridore che cerca di insegnare ai giovani. Ho tanti punti di riferimento.

Adriatica Ionica Race, 1ª tappa: a Monfalcone, il primo centro di Scaroni su Zana in pieno inferno Gazprom
Adriatica Ionica Race, 1ª tappa: a Monfalcone, il primo centro di Scaroni su Zana in pieno inferno Gazprom
Martinelli bresciano è un appoggio in più?

Abita anche abbastanza vicino a me, lo sento spesso, ma non c’è solo lui. Ci sono anche altri direttori, come Zanini e Manzoni. Li sento settimanalmente, quindi diciamo che è un gruppo nel quale siamo tutti integrati e ci sentiamo a nostro agio.

Ti abbiamo visto parlottare a lungo coi meccanici…

Quest’anno ho fatto alcune modifiche alle misure della bici. E con Yeyo Corral, il nostro biomeccanico, abbiamo apportato una modifica importante. Abbiamo cambiato le pedivelle, passando da 172,5 a 170. E’ una prova, ma sono sicuro che può darmi qualcosa in più. Sicuramente sto lavorando anche su questo, ma di base cerco di curare bene tutti i fronti. Non devo perdere in salita perché sennò non mi ritrovo davanti coi corridori importante, ma soprattutto non devo perdere lo spunto veloce.

Ti sembra che il cambiamento funzioni?

A livello di sensazioni, le pedivelle più corte mi danno uno spunto migliore, che già prima era buono. In salita invece vedo un’agilità diversa. Questa prova era già stata fatta anche con altri corridori, io ero al limite, ma adesso abbiamo deciso e vediamo come andrà. Se non mi trovassi bene, sarebbe un attimo tornare alle 172,5. Se ci sono adattamenti, meglio provarli qua. Non ti metti a farli in piena stagione. Per ora sembrano buone, vedremo quando i ritmi e l’intensità di allenamento saranno più alti, se sarà stata una scelta azzeccata.

Canola e Scaroni, con Bugno e Mauro Vegni nella conferenza stampa di Salò al Giro, che parve una farsa
Canola e Scaroni, con Bugno e Mauro Vegni nella conferenza stampa di Salò al Giro, che parve una farsa
Cosa resta del gruppo Gazprom?

Sento specialmente Canola. La sua è una situazione particolare perché forse è l’unico che non ha trovato squadra e questa cosa mi rattrista. Lui era stato il mio faro quando arrivai. Vederlo adesso senza squadra mi mette tristezza. Poi sento anche gli altri compagni di squadra come Carboni, Malucelli, Conci Sento anche loro e sicuramente li incrocerò alle corse.

Natale a casa?

Esatto, coi parenti, visto che il ritiro ci ha portato via per 16 giorni. Natale a casa per recuperare il tempo perso, poi ai primi di gennaio si ripartirà per le Canarie, in attesa di tornare ad Altea per il secondo ritiro e da lì si comincerà a correre. Alle Canarie vado con altri compagni di squadra come, Martinelli e Riabushenko. Stare a casa è quello che vorremmo tutti, ma allenarsi con zero gradi è difficile e siccome è un lavoro, si cerca di ottimizzare il tempo al massimo.

Il Natale dei tre tenori. E’ stato spettacolo puro

27.12.2022
6 min
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Il ciclocross sta vivendo giorni magici. Durante le festività natalizie, quando quasi tutto lo sport si ferma salvo poche discipline invernali e in attesa della ripresa di quasi tutti i campionati calcistici dopo la sbornia mondiale, l’attività sui prati è diventata l’evento sportivo di punta, grazie alle ripetute sfide fra i 3 tenori. Come ci si aspettava, il loro ingresso nel panorama internazionale ha cambiato del tutto le gerarchie: Van Der Poel, Van Aert e Pidcock fanno gara a sé (salvo rari casi come a Vermiglio) elevando al massimo l’aspetto tecnico ma anche l’incertezza su ogni prova.

A Gavere Van Der Poel ha stroncato Van Aert nel penultimo giro
A Gavere Van Der Poel ha stroncato Van Aert nel penultimo giro

Van der Poel-Van Aert, per ora 2-2

La particolarità delle sfide di quest’anno è che sono sempre incerte, non c’è una netta supremazia. Lo scorso anno ad esempio, complici i problemi alla schiena di Van Der Poel, Van Aert aveva fatto il bello e il cattivo tempo e la sua assenza ai mondiali aveva di fatto spianato la strada a Pidcock verso la maglia iridata. Quest’anno invece gli esiti sono impronosticabili: ad Anversa (Coppa del mondo), VDP aveva messo in fila tutti, a Mol (Exact Cross) Van Aert si è preso la sua rivincita, a Gavere (ancora Coppa), nuovo successo per l’olandese. Oggi a Zolder gara epica per il Superprestige, con i due Van che se le sono date di santa ragione.

La sfida di Zolder (una delle classiche più ambite nel ciclocross) ha visto i due fare la differenza fin dal primo giro e poi giocare di fine strategia: Van Der Poel provava spesso in discesa, ma Van Aert ha mostrato nel complesso una guida più pulita. Nell’ultima decisiva tornata l’olandese ha provato a stroncare l’avversario, ma quand’era nel massimo sforzo ha sbagliato ad affrontare l’ultima salita, permettendo a Van Aert di ritornargli sotto. VDP lo ha lasciato davanti per lanciare la volata, ma nel momento in cui doveva rispondere gli è saltato il pedale destro e la corsa si è chiusa col successo del padrone di casa.

24 ore dopo il belga si è preso la rivincita anche grazie a qualche errore di VDP
24 ore dopo il belga si è preso la rivincita anche grazie a qualche errore di VDP

VDP: il problema della tenuta

Dietro queste continue sfide si consuma un profondo confronto tecnico, ma anche psicologico, retaggio ma anche anticipo di quel che sarà la stagione su strada. La vittoria di Van Aert a Mol, ad esempio, aveva profondamente scosso Van Der Poel anche per com’era arrivata, con il belga in fuga dalle battute iniziali e gli altri due protagonisti a inseguirlo, cercando anche di aiutarsi, senza successo.

«Non so davvero come spiegarmi questa differenza di rendimento – aveva raccontato subito dopo la gara – spero di avere gambe migliori per offrire più resistenza, altrimenti sarò sempre dietro a Van Aert».

A Gavere, nella giornata di Santo Stefano, le cose sono andate diversamente perché il campione della Jumbo Visma non è riuscito a fare la differenza nella prima parte, così al quinto dei sei giri previsti Van Der Poel ha portato la sua offensiva andando a vincere con 27” sul belga e 54” su Pidcock. A differenza del rivale, però, Van Aert ha guardato il tutto dalla parte del bicchiere mezzo pieno: «Per me è un risultato che vale perché la percezione che avevo era che stavo commettendo molti errori, invece ero in linea con gli altri e aver perso di pochi secondi mi soddisfa».

Per Pidcock buoni risultati, ma deve migliorare nella fase di lancio
Per Pidcock buoni risultati, ma deve migliorare nella fase di lancio

Pidcock e le partenze rallentate

A dimostrazione che la realtà dipende sempre da che prospettiva si guarda, le dichiarazioni di Pidcock sono state ben diverse, a dispetto del fatto che era comunque in contatto con i rivali.

«Ho avuto per tutta la gara una strana sensazione di pesantezza, come se stessi portando una macchina sulle spalle. Non direi fosse colpa del mezzo meccanico, erano le gambe che erano a terra».

E considerando che comunque è stato l’unico a rimanere a contatto degli altri due “mostri”, significa che la differenza fra i tre è minima.

Questo sempre se Tom riesce a partire forte: si è visto anche a Zolder (percorso con i suoi lunghi rettilinei non molto favorevole alle sue caratteristiche fisiche), la gara del Superprestige dove il britannico è partito troppo piano pur essendo in prima fila, è rimasto intruppato nel gruppo e quando ha completato la rimonta sugli altri, i due erano ormai troppo lontani.

Van Aert vincitore a Mol, primo successo stagionale sul rivale olandese
Van Aert vincitore a Mol, primo successo stagionale sul rivale olandese

Ogni volta due corse in una

D’altronde ci sono anche altri fattori che fanno pensare come il campione del mondo fosse davvero vicino ai rivali “più anziani”. A Mol ad esempio Pidcock aveva provato a far saltare il banco con un attacco da lontano, costringendo di fatto i due rivali a inseguire dandosi obtorto collo un aiuto per ricucire lo strappo e solo per questo ci erano riusciti, con Van Aert che alla fine portò l’affondo decisivo. Pidcock resta comunque all’altezza degli altri due, unico altro ammesso nell’olimpo.

Prendiamo Gavere: abbiamo detto dei distacchi contenuti di Van Aert e Pidcock nei confronti di Van Der Poel, ma per vedere l’arrivo degli altri c’è stato da attendere molto di più. Finora le gare con tutti i tre tenori presenti hanno visto il podio monopolizzato, salvo nel caso di Anversa quando Pidcock finì ottavo e di Zolder dove Van Der Haar è riuscito a precedere il britannico. La sensazione è che ormai le gare abbiamo sempre due facce: c’è chi lotta per la vittoria parziale e chi compete per le classifiche dei circuiti. In Coppa ad esempio Sweeck e Vanthourenhout si contendono il trofeo di cristallo a suon di punti, lo stesso avviene nel Superprestige fra lo stesso Sweeck e Van Der Haar.

Il podio di Gavere con i tre tenori racchiusi nello spazio di un minuto
Il podio di Gavere con i tre tenori racchiusi nello spazio di un minuto

Due parole (buone) su Iserbyt

Iserbyt da parte sua sconta una stagione sfortunata, nella quale al momento dell’ingresso in campo dei grandi, ha scontato l’ennesimo dei brutti infortuni che sembrano contraddistinguere la sua carriera. Quando vinceva e lottava con gli altri, molti lo criticavano sui social. Nessuno però ha levato una parola sul fatto che Iserbyt sta provando a rimanere nel giro, a competere per la vittoria nelle challenge pur a fronte di un fisico che mostra la corda (oggi 11° a 1’58” da Van Aert), tanto è vero che fa fatica addirittura a camminare, eppure continua a pedalare e non proprio piano…

Mosca gregario, con orgoglio e gratitudine

27.12.2022
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Professione gregario e grato alla squadra per la possibilità di farlo. Jacopo Mosca è approdato alla Trek-Segafredo nell’agosto 2019, mettendosi subito a disposizione dei compagni. Nel 2020, nel folle anno dopo il lockdown, riuscì a portarsi a casa qualche piazzamento, ma la sua vocazione non è mai venuta meno.

Mosca ha chiuso la stagione alla Japan Cup, lavorando per Ciccone: settimo
Mosca ha chiuso la stagione alla Japan Cup, lavorando per Ciccone: settimo

Ritorno al 2021

Lo abbiamo incontrato al primo ritiro della Trek-Segafredo, prima del rompete le righe che ha rispedito i corridori a casa, alla vigilia della nuova stagione. Il 2022 non è andato come si aspettava, per cui il Mosca che racconta le proprie ambizioni, è carico come una molla.

«Ho visto che anche in un anno difficile come quello appena terminato – dice – in cui per mille problemi sono andato piano, il mio supporto alla squadra non è mancato. Ho trovato il mio ruolo, che sia per supportare il giovane di turno oppure Mads Pedersen o “Cicco”, chiunque ci sia. Spero che nel 2023 tornerò a essere me stesso e sarò in grado di supportarli non solo all’inizio della corsa, ma quando serve. Il mio contributo non è quello del 2022, ma quello che si è visto fino al Giro del 2021».

Il pieno di gel e barrette per Mosca prima dell’allenamento e si parte
Il pieno di gel e barrette per Mosca prima dell’allenamento e si parte
Che cosa ti è successo?

Ho avuto problemi fisici, la testa è stata sempre a posto, anche se a fine stagione ero demoralizzato. Diciamo che mi hanno mandato una fattura da pagare. Non voglio parlare di sfortune, perché le sfortune sono altre, però certo le ho prese proprio tutte…

Mentre ora?

Va tutto bene. Siamo tornati dalle vacanze il 14 novembre, sono salito in bici e stavo meglio che a febbraio 2022, dopo un mese che non la toccavo. Perché comunque il fisico era poco allenato, ma sano. Ogni giorno che mi alleno, ci sono dei miglioramenti. Sono partito con una base, poi ho iniziato a incrementare i lavori. Non ti inventi niente. Da quest’anno mi segue Slongo, quindi con Elisa (la sua compagna Longo Borghini, ndr) abbiamo in comune anche l’allenatore ed è tutto più facile. Sono contento di avere questa possibilità. Sono partito tranquillo, lavorando tanto sulla base.

Passaggio alla Tre Valli Varesine Donne, vinta da Elisa
Passaggio alla Tre Valli Varesine Donne, vinta da Elisa
Il gregario deve saper fare tutto?

Nel 2019, pensavo di cavarmela in salita, invece ho scoperto di non essere un granché. In compenso ho scoperto di essere molto… stupido (sorride, ndr) e quindi mi butto bene nelle volate e so tenere le posizioni quando serve. Non sono veloce, ma a fine gara posso supportare quelli veloci. Diciamo che sono un corridore completo, quindi mi viene da dire che vado piano dappertutto. Non eccello da nessuna parte, ma non sono nemmeno da buttare.

Si va davvero così forte?

Sicuramente si vede che ogni anno si cresce. Se prima una salita la passavi in 50, adesso ce ne sono 80. Nelle gare WorldTour è peggio, perché il livello è altissimo. E’ sempre bello vedere di essere rimasti in un gruppo piccolo, perché pensi di poter fare qualcosa. Invece adesso siamo tutti a blocco, ma siamo rimasti in cento. La cosa migliore da fare è raggiungere il proprio massimo, poi vedere quello che si può fare. Se io sono al massimo e gli altri vanno forte, puoi giocare d’astuzia o provare delle tattiche, ma le gambe poi parlano.

Mosca sicuro: la Vuelta ha fatto bene a Tiberi. Se sale lo scalino, prende il volo
Mosca sicuro: la Vuelta ha fatto bene a Tiberi. Se sale lo scalino, prende il volo
Il gregario dà consigli?

Con Ciccone abbiamo la stessa età, ma lui ha la sua testa e la sua visione, sicuramente un po’ difficile da gestire. Lui ti dice che in salita fa meno fatica, mentre noi siamo a tutta. Oppure lui fa più fatica in pianura e noi al contrario, quindi si fatica a trovare un punto di incontro. Sicuramente mi trovo meglio a dare dritte al Tiberi di turno oppure a Baroncini, quando li vedi fare degli errori che in futuro dovrebbero evitare. Sono in camera con Baroncini e a volte, giusto per ricordargli che è giovane, alzo la voce. Tiberi l’ho visto dal 2020 quando ha fatto lo stagista e il ragazzo si sta accendendo. La Vuelta gli ha fatto bene. Ha un motore così importante che prima o poi uscirà. Chiaro che sta a lui fare quel saltino, ma secondo me c’è da dire una cosa: è passato a vent’anni e ha fatto il dilettante nel tempo del Covid. Secondo me viene fuori. Lo dicono tutti, ma basta vederlo pedalare: è forte.

Perché sei passato con Slongo?

Ero seguito dalla Mapei sin dagli anni in Viris. Con Matteo Azzolini, che era il mio allenatore, avevamo addirittura corso nello stesso periodo, perché ha due anni più di me. Mi trovavo bene, ma dopo tanti anni e l’ultima stagione che ho avuto, nel 2023 ho pensato di cambiare. Ne ho parlato con lui e ne ho parlato con la squadra e per loro ovviamente non c’era problema che passassi con Paolo. E’ una persona con un’esperienza storica. Segue Elisa da anni e secondo me sono in buone mani. In più siamo in squadra insieme dal 2020 e mi aveva già seguito nei ritiri che avevamo fatto in preparazione al Giro di quell’anno. Nel 2021 siamo stati sul Teide, quindi bene o male sapeva già come sono. Vedo i lavori che fa, poi c’è da dire una cosa: come la mischi la mischi, non è che passi dall’acqua dolce all’acqua salata. Devi inquadrare le giuste linee, poi sei a posto.

Mosca e Longo Borghini si sono allenati spesso insieme, a volte sfidandosi (foto Instagram)
Mosca e Longo Borghini si sono allenati spesso insieme, a volte sfidandosi (foto Instagram)
Come vanno gli allenamenti con Elisa?

Fino ad ora abbiamo sempre lavorato assieme. Chiaro che le velocità di crociera in pianura sono diverse. Un professionista che si allena, va in giro facile sopra i 35-38 all’ora in pianura. Direi 40, ma non vorrei sembrare esagerato. Metti il 54 e parti, è questione di wattaggi. Loro fortunatamente, essendo anche leggere, fanno più fatica in pianura, però Elisa mi fa penare in salita. Se facciamo il medio, arrivo in cima un attimo prima, ma sinceramente non ho neanche il tempo di mettere la mantellina

Non vi sfidate mai?

Non avrebbe senso, ognuno ha i suoi lavori. Ma in alcuni momenti dell’anno, tipo l’anno scorso prima del Tour, abbiamo fatto qualche allenamento insieme in cui lei aveva bisogno di fare un po’ di ritmo. E allora abbiamo fatto degli allenamenti in cui cercavo di tirarle il collo e ci sono riuscito. Sono arrivato a casa morto ed era morta anche lei, almeno questo è divertente. Sicuramente fino ad ora ci siamo allenati assieme, ma mi aspetto che io ora aumenterò i volumi di lavoro, però per l’atleta che è lei e per l’atleta che sono io, secondo me riusciremo a uscire qualche volta insieme. Poi c’è da dire che dal ritiro di gennaio in poi, ci vedremo veramente poco. Perciò sarà bene incastrare gli allenamenti. Ognuno coi suoi lavori da fare, però almeno ci si vede…

Filippo Zana: bici nuova, compagni nuovi… e un gallo

27.12.2022
4 min
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Il gallo canta in sottofondo, ma questo non ferma Filippo Zana dal raccontarci i suoi primi approcci con la nuova squadra, la BikeExchange-Jayco che presto sarà Jayco-AlUla. Il campione italiano è appassionato di animali e prima di uscire in bici li va a governare. E il gallo s’intromette spesso nell’intervista!

Il corridore veneto è uno dei gioielli italiani per i quali si sono aperte le porte del WorldTour. Sono bastati pochi giorni di ritiro per capire che tutto è cambiato, che tutto è diverso. Ma al netto della felicità, Filippo ha subito capito che c’è da rimboccarsi le maniche.

Filippo Zana (classe 1999) è il campione italiano. Passa dalla Bardiani alla Jayco-AlUla
Filippo Zana (classe 1999) è il campione italiano. Passa dalla Bardiani alla Jayco-AlUla
Filippo, primi momenti con la nuova squadra, cosa ci dici?

Dico che mi sono trovato veramente bene. Non pensavo di trovarmi così sin dall’inizio. Invece mi hanno accolto come se fossi sempre stato lì, nonostante il mio inglese non sia super. Però piano, piano ci sto prendendo confidenza. Anche loro mi hanno detto di non preoccuparmi: «Vedrai, in un mese o due impari in fretta». E infatti già al termine del primo ritiro, in dieci giorni, ero migliorato. No, no… sono tanto, tanto contento e motivato.

Perché non pensavi di trovarti così bene? Quali difficoltà ti aspettavi?

Beh, con il cambio di squadra stesso magari all’inizio era un po’ dura ambientarsi. E’ qualcosa di nuovo. Però mi sono sentito subito parte del team.

Il tuo tecnico di riferimento è Marco Pinotti

Abbiamo messo giù una parte di calendario. Marco mi ha aiutato all’inizio con la comprensione di alcune cose. A volte era lui che me le rispiegava meglio.

Com’era una giornata tipo durante il vostro ritiro? E che differenze hai notato rispetto all’anno passato?

Sveglia sempre verso le 8,30 perché in Spagna, si sa, è comoda! La colazione era pronta anche prima, visto che noi avevamo i nostri cuochi e già questa è una differenza rispetto al passato. Avere il cuoco in squadra è tutta un’altra cosa: si mangia sempre bene, sempre quello indicato dalla nutrizionista e tutto di ottima qualità. Poi verso le 10 si partiva in bici. Si tornava nel primo pomeriggio e trovavamo sempre pronto da mangiare. Sulla tavola c’era quello che indicava la nutrizionista. Sull’alimentazione mi sono trovato veramente bene e credo che questo farà una bella differenza. Poi massaggi e cena. Ma con gli altri ragazzi ci trovavamo un po’ prima: parlavamo, facevamo gruppo. E a proposito di gruppo, credo che per essere stato il primo ritiro, ci sia già un bell’ambiente. 

Una foto di un vecchio ritiro della squadra australiana. Zana ha parlato molto di gruppo (foto Instagram)
Una foto di un vecchio ritiro della squadra australiana. Zana ha parlato molto di gruppo (foto Instagram)
Cosa avete fatto in bici?

Un bel blocco di lavoro con molte ore di sella. Pochi lavori specifici, ma tanti chilometri. Ci avevano diviso per gruppi. Io ero con quello che andava un po’ meglio in salita, ma ogni tanto ci mescolavano, anche per farci conoscere meglio. E quando ci mescolavano c’erano anche i velocisti, visto che le intensità non erano altissime.

E invece, Filippo, a livello di bici, di questioni tecniche come è andata? Ti sei adattato subito alla nuova bici?

Mamma mia, sì! Anche sotto questo aspetto sono rimasto molto contento. Qualsiasi esigenza viene esaudita e avere questo colloquio continuo con meccanici o con i rappresentanti di Giant stessi che partecipano molto è stimolante. Loro ci chiedono sempre come possono migliorare la bici.

Parlare con i meccanici, esigenze… c’è stato dunque qualcosa sulla quale hai dovuto insistere per trovare la quadra?

Diciamo che con la bici nuova non ho trovato subito la posizione ideale, ci ho messo un mesetto. E una volta trovata ho cercato di migliorarla ancora. Alla fine era tutto nuovo. Ora va bene, anzi molto bene. Ho abbassato un po’ la sella e l’ho anche un po’ spostata in avanti, così da avere una spinta ancora più forte.

Rispetto alla passata stagione il vicentino ha implementato il lavoro con la bici da crono
Rispetto alla passata stagione il vicentino ha implementato il lavoro con la bici da crono
E la bici da crono?

Ci abbiamo lavorato sin da subito. E anche questa è stata una bella differenza rispetto all’anno scorso. Nel ritiro dell’anno passato l’avevo usata una volta. Adesso non ce l’ho a casa perché non aveva senso portarla via e poi fra dieci giorni riportarla in Spagna. In ritiro abbiamo fatto delle prove di cronosquadre e a gennaio è previsto un altro blocco di lavoro anche con la bici da crono. Ormai abbiamo visto che fa la differenza. 

Prima, Filippo, hai detto che avete tirato giù un po’ di programmi con Pinotti, cosa ci puoi dire?

Inizierò alla Ruta del Sol, poi farò due gare di un giorno in Francia, la Strade Bianche, forse la Milano-Torino e in teoria io sono in lista per il Catalunya. 

E il Giro d’Italia?

Ci spero! Stiamo ancora programmando bene il tutto.

In attesa di Simon Yates, c’è qualcuno che ti ha impressionato in ritiro? 

Posso dire che quando Stybar passava a tirare si faceva sentire! E’ davvero un grande professionista. Sarà importante il prossimo ritiro quando saremo tutti. Però è bello allenarsi con grandi campioni. E’ uno stimolo in più per andare forte.

Coppi e il Vigorelli: di nuovo insieme 80 anni dopo

27.12.2022
6 min
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A metà di via Padova, non lontano dalla fermata della metro Rovereto dove i palazzi si fanno sempre più alti e fitti, sorge il Parco Trotter. Una vera istituzione per i milanesi e per gli amanti del ciclismo, specialmente quello d’epoca. All’interno del parco, infatti, c’è un ippodromo, che negli anni tra il 1919 ed il 1925 ha ospitato più volte l’arrivo del Giro d’Italia e del Giro di Lombardia.

Le date ed i momenti si uniscono, e verrebbe da dire che non lo fanno mai per caso. Il 7 novembre del 1942, Fausto Coppi, all’interno del Velodromo Vigorelli, stabilì il record dell’Ora: 45,798 chilometri. Un numero impressionante per l’epoca e le condizioni in cui si svolse. Nel 1942, infatti, l’Italia e il mondo intero erano nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Il “Campionissimo” stampò quel record in un momento storico complicato. E proprio per questo è rimasto e rimarrà a lungo nella memoria di tutti. 

A novembre c’è stata la giornata celebrativa per il record dell’Ora di Coppi
A novembre c’è stata la giornata celebrativa per il record dell’Ora di Coppi

La celebrazione

Ad ottant’anni di distanza il Comitato Velodromo Vigorelli ha voluto ricordare il Record dell’Ora di Coppi con un evento all’interno del teatro di quell’impresa: il Vigorelli, per l’appunto. Sul parquet messo recentemente a nuovo, i membri del Comitato hanno dato vita ad una “passeggiata” che ricalca fedelmente le orme della memoria

«La giornata – ha spiegato Davide Peverali, presidente del Comitato Velodromo Vigorelli – è stata ideata per celebrare questo grande anniversario. Durante la giornata era possibile prenotare delle visite guidate per visitare la pista ed i luoghi del Vigorelli».

Il Vigorelli è aperto 3 giorni a settimana per permettere ai ragazzi di allenarsi in sicurezza
Il Vigorelli è aperto 3 giorni a settimana per permettere ai ragazzi di allenarsi in sicurezza

Il Velodromo rinato

La celebrazione di uno dei ciclisti più importanti della storia è anche un modo per affermare che il Velodromo Vigorelli è ufficialmente rinato. Il parquet è tornato lucente e cavalcato da tanti appassionati, di qualsiasi età

«Vogliamo rendere la città di Milano più vicina ai ciclisti – continua il presidente del Comitato – grazie alla presenza del velodromo possiamo eliminare i rischi esterni legati a questo sport. Si tratta di una possibilità rivolta a tutti, dai più grandi ai più piccoli. Per il momento la pista rimane aperta per 3 giorni a settimana per un totale di sei ore, anche se la disponibilità totale sarebbe del doppio. Non sfruttiamo tutto il monte ore perché la nostra comunità, una trentina di iscritti non è ancora così ampia. Il progetto è appena nato e le iniziative non mancheranno».

Look è partner tecnico del Comitato Velodromo Vigorelli e fornisce le bici per girare in pista
Look è partner tecnico del Comitato Velodromo Vigorelli e fornisce le bici per girare in pista

Il 2023 per affermarsi

Il prossimo anno diventerà importante per capire ed affermare i progetti portati avanti dal Comitato Velodromo Vigorelli. I ragazzi sono al centro del progetto che punta a crescere per far tornare il famoso velodromo un punto di riferimento del ciclismo italiano. 

«Nel 2023 – dice Peverali – abbiamo due progetti fondamentali da far proseguire: il primo è far diventare il Vigorelli un centro territoriale pista, la Federazione ha già dato il benestare. Quello dell’attività agonistica rappresenta un fiore all’occhiello per noi, i ragazzi dai tredici anni in poi potranno allenarsi con il supporto dei nostri istruttori federali. Il secondo progetto, ancora più importante è legato ai più piccoli: ai bambini. Si tratta di una scuola di ciclismo dove si insegneranno le attività basilari per guidare e gestire la bicicletta. Stiamo portando avanti anche una collaborazione futura con un’ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica, ndr) legata alla mountain bike: i ragazzi in questo modo avranno una panoramica più ampia di tutto il mondo del ciclismo».

Coppi va in scena

I momenti per celebrare e ricordare il record dell’Ora di Coppi non finiscono. All’interno del Parco Trotter, nella chiesetta che si trova nella zona nord, è andato in scena uno spettacolo teatrale per ricordare le gesta del “Campionissimo”. Davide Ferrari ha dato vita alle parole del romanzo di Gianni Brera: Coppi e il Diavolo. 

Coppi e Brera sono nati entrambi nel 1919: il primo il 15 settembre, mentre il secondo sette giorni prima: l’8 settembre. Il giornalista ha voluto raccogliere nel suo romanzo la vita e le gesta di un uomo che ha trovato nella bici il modo di completarsi. Quello messo in scena da Davide Ferrari è un monologo che coinvolge ed appassiona. Studiato e rappresentato sulla scena con pochi elementi ma che rendono perfettamente l’idea dell’atmosfera e dell’ambiente che Coppi riusciva a radunare intorno a sé. Accendendo, dentro di noi, una piccola fiamma che ci fa riscoprire le gesta di un ciclismo eroico che ormai non c’è più.

«L’idea – racconta l’artista – è nata nel 2019, per celebrare il centenario della nascita di Coppi e Brera. Del ciclismo mi hanno sempre appassionato le storie, come quella di Coppi. E grazie a questo spettacolo, ho avuto modo di portarla in giro per tutta Italia. Portare in scena quel libro è risultato facile, perché è ricco di temi interessanti, soprattutto quelli umani. La contrapposizione a Coppi del diavolo è quel tormento che ognuno di noi ha dentro e nel quale tutti riescono a riconoscersi».

«Gli oggetti di scena – dice Ferrari – sono pochi ed intimi. Il palco si divide in tre punti: un tavolino con una macchina da scrivere, una parte centrale ed una sedia. La semplicità della scena permette a tutti gli spettatori di potersi immaginare quello che succede, usando l’immaginazione».

L’alimentazione di Masnada tra bici e palestra

27.12.2022
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La preparazione invernale da tradizione include sessioni di palestra abbinate ad allenamenti su strada. Lunghe e stressanti giornate di carico di lavoro, che per essere ottimizzate devono essere accompagnate dalle giuste porzioni nel piatto. Per vedere come si applicano i consigli nutrizionali generali in questi casi, abbiamo intervistato Fausto Masnada (in apertura con Evenepoel e Cattaneo), di ritorno dal ritiro a Calpe con la Quick Step-Alpha Vinyl, in procinto di diventare Soudal-Quick Step.

Dieta calcolata al dettaglio

Per avere una dieta sempre adattata al fabbisogno di ciascun atleta, nel team belga ci sono tre nutrizioniste che seguono i corridori al dettaglio. Sono loro a calcolare a seconda della tipologia e durata di allenamento previsto, quello che potrebbe essere il loro consumo calorico e indicando così i pasti e gli spuntini della giornata.

Cappuccino a colazione per Masnada prima di partire (foto Quick Step-Alpha Vinyl)
Cappuccino a colazione per Masnada prima di partire (foto Quick Step-Alpha Vinyl)

«Da quando ho cominciato la preparazione invernale – racconta Faustola mia dieta è già cambiata parecchio. Le prime sedute in palestra di solito seguivano a un giorno in cui pedalavo due orette, mentre ora il carico di allenamento è aumentato, quindi la dieta deve sempre essere bilanciata per permettermi di recuperare al meglio. Mi capita di fare quattro ore il giorno prima. Poi a differenza di molti, preferisco fare l’opposto: prima bici e poi palestra. Quindi tre ore in sella alla mattina seguente e al pomeriggio altre due ore circa in palestra. In queste giornate, solitamente tre a settimana, arrivo a consumare anche 4.000-5.000 calorie».

Tra alimentazione e integrazione

«La nutrizionista mi ha spiegato che per fare i lavori di forza in palestra sono comunque necessari i carboidrati, quindi a differenza di quanto ero solito pensare, per pranzo mangio sia cereali che carne o uova, quindi sia carboidrati che proteine. In questo modo recupero meglio e dopo circa 2 ore posso iniziare la palestra».

Curare con precisione la qualità e la quantità degli alimenti nonché il timing nella dieta spesso significa sostenere l’organismo a sufficienza, senza dover ricorrere ad un’infinità di integratori.

«Grazie al pranzo completo – spiega Masnada – non necessito di particolari integratori per sostenere l’allenamento in palestra. Non prendo ulteriori amminoacidi, perché li ho già assunti con la giusta combinazione di alimenti a pranzo e per idratarmi durante la palestra bevo acqua. La nutrizionista mi ha solamente consigliato di assumere creatina in quantità sempre proporzionale al carico di lavoro, per cicli di quattro settimane».

Questo è un integratore utile negli sforzi anaerobici di forza massimale, spesso abbinato a periodi incentrati sullo sviluppo muscolare, ma che deve essere consigliato da un esperto sulla base della storia clinica dell’individuo per evitare effetti indesiderati.

Pausa durante l’allenamento, per mangiare qualcosa prima di ripartire (foto Quick Step-Alpha Vinyl)
Pausa durante l’allenamento, per mangiare qualcosa prima di ripartire (foto Quick Step-Alpha Vinyl)

Il recupero post-palestra 

In vista dell’allenamento del giorno successivo, per un corretto recupero muscolare al termine di una simile giornata di carico, Fausto fa uno snack con una parte di proteine ad alto valore biologico per la rigenerazione dei tessuti. Queste sono facilmente assimilabili e contengono una buona quantità di aminoacidi essenziali, e con una parte di carboidrati per il recupero delle energie.

«Al termine della palestra – spiega – mangio uno yogurt greco con delle gallette oppure bevo uno shake fatto con le whey proteins (ovvero le proteine del siero del latte che vengono digerite ed assorbite rapidamente, ndr) e del latte zuccherato, nel mio caso però mai vaccino. Non ho molta tolleranza per il latte quindi preferisco bevande vegetali come il latte di mandorla, di riso o di avena o altrimenti l’acqua. In quest’ultimo caso, devo poi mangiare anche qualche galletta o biscotto di avena per arrivare alla giusta porzione di carboidrati».

Il ritiro di Calpe ha confermato che per il 2023 Masnada sarà l’angelo custode di Remco (foto Instagram)
Il ritiro di Calpe ha confermato che per il 2023 Masnada sarà l’angelo custode di Remco (foto Instagram)

La distribuzione delle proteine

«Fino a un paio di anni fa ero convinto di dover mangiare anche 300 grammi di pollo e piuttosto rinunciare ai carboidrati in inverno. Seguendo i consigli della nutrizionista, ho capito che sia in estate che in inverno il fisico ha bisogno di tutti i nutrienti. Inoltre bastano molte meno proteine, però distribuite nell’arco della giornata».

In un complessivo stato di corretta idratazione, per la sintesi proteica sono infatti sufficienti più porzioni ridotte di proteine ad alto valore biologico.

«La mia porzione di pollo si è dimezzata rispetto a prima – continua Fausto – però ho introdotto anche uno snack proteico serale, prima di andare a dormire, che solitamente è uno yogurt».

La sosta caffè durante il ritiro è una pausa obbligata (foto Quick Step-Alpha Vinyl)
La sosta caffè durante il ritiro è una pausa obbligata (foto Quick Step-Alpha Vinyl)

Termina così la giornata di doppio allenamento di Fausto, almeno in questo periodo, visto che come lui stesso ha detto la sua dieta è già cambiata molto dall’ inizio della preparazione invernale. Tanti sono i dettagli, che grazie al supporto di un nutrizionista, si curano ogni giorno per arrivare a performance di livello. Anche se, come ripetiamo sempre, uno sgarro ogni tanto non compromette l’esito. E quindi Fausto per questo si è unito alla famiglia attorno alla tavola imbandita per le festività dove sicuramente non mancherà né polenta né panettone.

In arrivo dalla Spagna un Piganzoli formato Giri

27.12.2022
5 min
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Piganzoli è di Morbegno, più valtellinese non si può. Eppure quando lo senti parlare, ti rendi conto che l’anno alla Fundacion Contador gli ha lasciato addosso la cantilena spagnola e pensi a uno di là che parli molto bene l’italiano.

I ragazzi del 2002

Il “Piga” passa professionista alla Eolo-Kometa e, come disse Ivan Basso, è il primo assieme a Tercero ad aver sposato e creduto ancora nel progetto della squadra italo/spagnola. Assieme a Milesi, Garofoli e Germani, Piganzoli è uno di quelli da seguire con curiosità, per quel che ha fatto già vedere e l’atteggiamento con cui si affaccia al professionismo.

«Siamo sempre stati rivali in corsa – sorride – ma alla fine siamo anche tanto amici. Abbiamo condiviso bellissime gare e bei momenti. In gara però non si fanno sconti. Nel senso che si prova sempre a staccare tutti. Sapere di essere attesi non la vivo come una responsabilità. Si fanno le cose nel modo giusto, l’importante è lavorare bene e puntare agli obiettivi. Se vengono, bene. Se non vengono, ci sarà da imparare e migliorare».

Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)
Mattina in palestra, Piganzoli lavora con Barredo sulla stabilità del ginocchio (foto Maurizio Borserini)

«Qualche giorno fa – prosegue Piganzoli – abbiamo fatto una riunione con Alberto Contador. Diceva che si va alle gare per vincere, ognuno deve avere dentro questa cattiveria agonistica. La capacità di dire: “Vado a questa gara e voglio vincere, non solo partecipare”. Voglio arrivare alle corse sapendo di aver fatto tutto in modo perfetto per provare a vincere. Poi ovviamente si corre in 180 e vince solo uno, però si punta a essere quello lì».

Un bel salto

Piganzoli è nato nel 2002, è alto 1,74 e pesa 61 chili. Numeri da scalatore, ma nel 2022 ha vinto anche il campionato italiano a cronometro. Dopo la generale della Bidasoa Itzulia, il quinto posto al Tour de l’Avenir è stato il miglior risultato di fine stagione, con l’arrivo in salita di Saint Francois Longchamps in cui è risalito dalla decima alla quarta posizione, essendo stato il solo ad opporsi al solito Uijtdebroeks, salvo cedere una posizione nell’ultima tappa, nel giorno della vittoria dell’amico Milesi in maglia DSM.

«Mi sento pronto – dice – ho parlato con tutti gli allenatori. E’ un bel salto, però vogliamo provare a farlo tutti assieme. Ci stiamo preparando bene. Finora ho fatto un buon inverno, anche a casa. Il tempo è stato bruttino, era freddo, ma diciamo che mi sono salvato perché nel momento peggiore siamo venuti in Spagna. E qui abbiamo fatto tanti chilometri, facendo anche tanto gruppo. Il gruppo è affiatato e questo è importante».

Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini
Davide Piganzoli è stato il terzo italiano a vincere la Bidasoa Itzulia, dopo Mancuso e Orsini

Cuore spagnolo

Lo abbiamo incontrato nel primo ritiro della Eolo-Kometa, nel bar un po’ chiassoso dell’Oliva Nova Beach & Golf Resort, dove questa sua parlata spagnola è stata evidente.

«Me l’hanno detto in tanti – sorride – ho imparato la lingua, la parlo abbastanza bene. Credo di avere ormai una parte spagnola, perché mi hanno trattato bene, mi hanno insegnato molto. Ho fatto un bel calendario con loro, in Spagna e in giro per l’Europa. Avevamo cerchiato gli obiettivi a inizio anno. Le classiche italiane e poi il Giro, poi un probabile Tour de l’Avenir alla fine. Le classiche italiane sono andate bene, il Giro un po’ meno di quello che ci aspettavamo, ma solo perché abbiamo trovato qualcuno che andava più forte di noi. Poi abbiamo provato a fare per la prima volta l’altura a Sestriere con la nazionale e i risultati si sono visti. Sia col secondo posto a La Maurienne in Francia (corsa vinta il 6 agosto da Dinham, con 31” sull’azzurro, ndr), sia col quinto all’Avenir».

Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura
Milesi e Piganzoli a Sestriere, preparando l’Avenir: per Davide era la prima volta in altura

La novità altura

L’assist è eccellente. Nell’eterno discorso sui margini di crescita, vedere che un corridore ormai professionista non aveva mai lavorato in altura fa pensare a quanto si possa ancora costruire.

«Ci sono tanti italiani – dice – che fanno ritiri molto lunghi in altura, per avere i vantaggi che di sicuro ci sono. Però alla fine, parlando anche con la squadra, se questi vantaggi possiamo spostarli un pochino più avanti, a quando sarò professionista, alla fine sarà un vantaggio per tutti. Ho creduto nel progetto dall’inizio, ho avuto diverse offerte, però alla fine ho deciso di rimanere qua perché conosco la squadra. Conosco il progetto che hanno e so quanto credono in me, quindi ho deciso di premiarli. Allo stesso modo in cui loro hanno deciso di premiare me, permettendomi di rimanere».

Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)
Anche per il 2022, le bici del team saranno le Aurum, l’azienda che ha Contador e Basso come soci (foto Maurizio Borserini)

«Adesso si ricomincia da capo – riprende Piganzoli – quello che è passato non vale più. D’ora in avanti è tutto un nuovo mondo, ma di certo la voglia di farmi vedere c’è. Punterò forte sulla strada, ma cercherò ugualmente di preparare la crono. Mi piacerebbe diventare un corridore da corse a tappe. Ho visto che ho un buon recupero, mi piacciono tanto le salite lunghe e andare bene a cronometro potrebbe essere un punto a favore».

Team Cingolani, fra campioni e ragazzi di casa

26.12.2022
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«A casa nostra si vive di pane e ciclismo». Parole di Francesco Cingolani, che ormai è diventato “comandante in capo” di un’autentica armata, unica alternativa ai grandi team del Nord-Est che da sempre fanno il bello e il cattivo tempo nel ciclocross. Il team si avvia a festeggiare il suo trentennale (avverrà nel 2024), ma la storia è forse ancora più antica, se si pensa che la squadra nasce da quel che era il Gs Pianello, la società del paese che attraverso il Cingolani Bike Shop, negozio di riferimento non solo per le Marche, ha allargato i suoi confini a dismisura.

La storia di Francesco affonda le radici a quando era egli stesso un ciclocrossista di vaglia, nel giro della nazionale con due mondiali disputati all’attivo. Poi la sua attività si è chiusa agonisticamente ma si è espansa a dismisura, tra negozio e squadra, sulla quale ha lavorato tantissimo: «Quando abbiamo iniziato, era un piccolo team locale, man mano si è sviluppato di pari passo con il negozio. Ora abbiamo qualcosa come 200 tesserati e seguiamo un po’ tutte le attività, dal ciclocross alla mtb, dal ciclismo amatoriale su strada all’enduro. Nel ciclocross andiamo dagli esordienti agli elite con un totale di 12 atleti, insomma è un’attività a 360 gradi e l’impegno conseguente è enorme».

Tommaso Cingolani, campione italiano esordienti di 1° anno nel 2022
Tommaso Cingolani, campione italiano esordienti di 1° anno nel 2022
Il vostro non è più un team locale considerando anche la provenienza dei vostri tesserati.

Effettivamente abbiamo fatto del team una squadra nazionale: Pavan è piemontese, la Gariboldi lombarda, Debora Piana (una delle big delle marathon di mtb, ndr) è del Triveneto, ora è arrivata anche Francesca Saccu che è ligure. Questa scelta è stata fatta anche perché il nostro marchio si sta diffondendo a macchia d’olio, ormai non lavoriamo più solo con il negozio, l’attività commerciale si è spostata fortemente sull’online e quindi abbiamo anche bisogno di nomi per supportare la nostra presenza nell’intero territorio nazionale.

Un team nazionale, ma anche un team di famiglia considerando i due ragazzi, Filippo e Tommaso che continuano a vincere e convincere fra gli esordienti, come si è visto anche al recente Giro d’Italia…

Avere due figli in gara un po’ cambia le prospettive, ma il mio compito è non avere favoritismi nei confronti di nessuno, né fra loro né con gli altri. E’ chiaro che dentro di me, le loro gare sono sentite quasi più di quando correvo io, diciamo che sono emozioni diverse rispetto a quando corre qualcun altro con la nostra maglia, ma le emozioni ci sono sempre.

Filippo Cingolani ha vinto quest’anno il tricolore esordienti di 1° anno nel cross country mtb
Filippo Cingolani ha vinto quest’anno il tricolore esordienti di 1° anno nel cross country mtb
Non c’è il rischio che, proprio per non mostrare favoritismi, ti mostri anche più severo e attento con loro?

No, tengo tutto dentro. Poi, quando siamo a casa, riparliamo anche delle gare, degli allenamenti, di quel che c’è da fare. Bisogna considerare il fatto che stiamo parlando di ragazzi, per i quali l’attività deve mantenere un alone di divertimento e spensieratezza, anche se certamente parlando di esordienti, significa che si comincia a fare un po’ più sul serio. Poi sono in un periodo nel quale lo sviluppo fisico differenziato incide molto sui risultati: a me interessa che si divertano e ci mettano passione e quella non manca, per il valore dei risultati se ne parlerà più avanti.

Quanto incide il team dal punto di vista commerciale, sull’immagine del marchio e conseguentemente sulle vendite?

Ha un effetto positivo, rafforza il nome e il fatto di essere ormai un team nazionale è qualcosa di più, un veicolo importante nell’evoluzione del nome Cingolani. Il mercato è influenzato dalle nostre apparizioni in giro per l’Italia durante tutto l’anno e i risultati sono un bel volano per incrementare le vendite.

Previsti anche ritiri fuori i confini: qui a Benidorm gli specialisti di mtb e strada
Previsti anche ritiri fuori i confini: qui a Benidorm gli specialisti di mtb e strada
E’ anche vero però che, rispetto ad altre realtà di vertice del ciclocross italiano, la posizione geografica non vi aiuta…

E’ vero, chi opera nel Nord-Est è facilitato nelle sue trasferte perché la maggior parte delle gare più importanti sono lì. La gestione dei costi è più semplice, noi dobbiamo davvero essere molto attenti nella nostra gestione perché ogni trasferta significa farsi almeno 400-500 chilometri. Ho letto i costi che team di vertice come la DP66 sostiene, noi siamo su quelle cifre per le nostre trasferte, ma per farlo dobbiamo ridurre il numero degli atleti in gara, quindi pro capite paghiamo molto di più. Molti ragazzi per questo seguono di base il calendario dell’Adriatico Cross Tour, che consente trasferte molto più abbordabili.

Vi sentite una sorta di mosca bianca nel panorama del Centro-Sud d’Italia?

Non come prima. Devo constatare con piacere che rispetto a qualche anno fa c’è maggior movimento, ci sono realtà che si stanno affermando da noi nelle Marche come nel Lazio o in Puglia e questo è un segnale molto positivo.

Per il team l’attività preminente resta nell’Adriatico Cross Tour, più vicino come distanze
Per il team l’attività preminente resta nell’Adriatico Cross Tour, più vicino come distanze
Che cosa vi aspettate ora?

Gennaio è il mese dei campionati italiani, differenziati con le gare assolute per le categorie internazionali a Ostia Antica (RM) e quelle per le categorie giovanili a fine mese a San Fior (TV). Passato gennaio ci concentreremo sulla programmazione per la mountain bike: chi non ha fatto attività invernale esordirà nello stesso mese, chi viene dal ciclocross partirà a marzo. Pronostici non ne faccio, contiamo di continuare sulla stessa falsariga delle ultime settimane.

EDITORIALE / Le scelte per il ciclismo che cambia

26.12.2022
5 min
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Le scelte per un mondo che cambia. Questa frase mutuata dal mondo scout continua a risuonarmi nella testa davanti ai cambiamenti che stanno investendo il ciclismo, in nome dei quali forse è il caso di rivedere qualche idea.

Le nostre radici

Abbiamo salutato Gimondi, Baldini e Adorni, perdendo riferimenti preziosi della nostra storia. Ci hanno preso per mano migliaia di volte, tramandando la magia di uno sport che prima di loro era stato raccontato da Coppi e Bartali, in una sorta di staffetta fra leggende. Sulla loro esperienza si sono formate le generazioni successive, da cui sono nati i direttori sportivi che portano avanti le squadre del ciclismo giovanile.

Per anni la loro bussola è stata l’esperienza, codificata con gli anni e il passa parola. Mangiare poco per essere magri, fare tante ore e tutto il resto del campionario. E mentre da noi si andava avanti così, mietendo per anni successi, all’estero si formavano tecnici che, non avendo alle spalle tanti campioni, a un certo punto hanno cominciato a chiedersi se quelle esperienze fossero migliorabili con l’apporto della scienza.

Gimondi e Adorni hanno raccontato pagine di grandissimo ciclismo mondiale, prima di loro Coppi e Bartali
Gimondi e Adorni hanno raccontato pagine di grandissimo ciclismo mondiale, prima di loro Coppi e Bartali

Lo scetticismo di chi non capisce

Inizialmente sono stati guardati con lo scetticismo di chi non capisce. Ricordiamo le battute fra corridori verso quelli del Team Sky e il loro modo di mangiare, cui ora si sono tutti adeguati. Infatti a un certo punto è iniziata la ricorsa per riprendere il tempo perso. Purtroppo però, come in tutti gli inseguimenti, si sono spese le forze migliori per agganciare quelli davanti, che nel frattempo hanno avuto il tempo per mangiare, recuperare e rilanciare.

Poco abbiamo ascoltato le parole di Alfredo Martini: «I corridori giovani – diceva – vogliono sapere quello che succederà, non quello che succedeva ai nostri tempi!».

Fu il Team Sky, qui alla Vuelta del 2011, a portare il primo grande cambiamento nel ciclismo che ancora cambia
Fu il Team Sky, qui alla Vuelta 2011, a portare il cambiamento nel ciclismo che ancora cambia

Il mestiere del corridore

Il lavoro del corridore è cambiato radicalmente e attaccarsi agli schemi del passato per riportarlo indietro è una battaglia di retroguardia, animata da una logica comprensibile, ma improponibile.

«Quando ci sono dei cambiamenti generazionali – ha detto ieri Maurizio Mazzoleni – si fa sempre il confronto con la propria generazione. Però in realtà ogni generazione ha le sue prerogative».

Eliminare le radio e i misuratori di potenza in gara (fra i professionisti) sono le contromisure richieste con maggiore insistenza: non nego di averlo fatto anche io, soltanto perché per anni ci siamo trovati davanti all’appiattimento di atleti, nati nel vecchio mondo e incapaci di emanciparsi di fronte alle novità tecnologiche.

Che cosa mi ha fatto cambiare idea? L’osservazione del mondo che cambia. L’intervista a Prudhomme pubblicata ieri ha confermato che le cose stanno cambiando, quantomeno nel professionismo.

«La corsa la fanno i corridori – ha detto il capo del Tour ad Alberto Dolfin – per cui non è vero che dipende tutto dal percorso. Questa generazione di fenomeni, ad esempio, utilizza il percorso in maniera migliore rispetto alla precedente e questo diverte i più giovani».

La Jumbo Visma ha ribaltato il Tour del 2022 ricorrendo al meglio della tecnologia in base al percorso
La Jumbo Visma ha ribaltato il Tour del 2022 ricorrendo al meglio della tecnologia in base al percorso

La passione resta

Torniamo all’intervista con Mazzoleni. Il lavoro dei corridori è cambiato, ma continua a basarsi sulla stessa passione che animò Gimondi, Baldini e Adorni. La differenza è che oltre a dover andare in bicicletta, al corridore sono richieste concentrazione e competenza. Per contro, essendo nato e cresciuto nel contesto moderno, userà le tecnologie per dare il meglio e non per sentirsene limitato. Vi sembra che Evenepoel, Pogacar, Van der Poel, Ayuso, Van Aert e Vingegaard abbiano un modo di correre limitato dagli strumenti di cui dispongono?

Se questo succede ancora in casa nostra, forse è perché chi guida i ragazzi – soprattutto allievi e juniores – viene da quel passato e non è riuscito a cambiare atteggiamento.

«Si è tutto modernizzato – ha detto qualche tempo da Giovanni Visconti – ma il vero cambiamento si avrà quando lo stesso ricambio ci sarà fra i tecnici delle categorie giovanili, dove ci sono ancora anziani che vanno ringraziati per il loro impegno, ma che non riescono a stare al passo con i tempi».

Alcuni hanno capito la necessità di aggiornarsi e hanno aperto la porta a contributi più qualificati, come si raccontava parlando di Adriano Malori e della sua collaborazione con Primo Borghi, suo mentore di un tempo, ma il problema resta, come confermava Diego Bragato durante il ritiro della nazionale a Noto.

«I direttori sportivi che escono dalla Scuola Tecnici – ha detto – sono ex atleti con una laurea in Scienze Motorie. Quando escono dai corsi sono preparatissimi, poi arrivano nelle società e trovano vecchi dirigenti che non escono dai vecchi schemi».

Chiare le parole di Visconti: si cambia davvero quando si cambieranno i tecnici delle categorie giovanili (foto Trinacria Ciclismo)
Chiaro Visconti: si cambia davvero quando si cambieranno i tecnici delle giovanili (foto Trinacria Ciclismo)

Curiosità e studio

Saper fare le scelte per un mondo che cambia, ad esempio, significa essere capaci di guardare con curiosità e senza paraocchi all’arrivo di corridori dal mondo dalla Zwift Academy. Bisognerebbe essere grati a ogni sistema che permetta di valorizzare il talento: tanto poi l’ultima parola spetterà sempre alla strada!

Se si chiude la porta e ci si trincera dietro commenti scettici e sarcastici, come si fece a suo tempo con l’alimentazione del Team Sky, si evidenziano semplicemente la propria insicurezza e l’ammissione implicita di non essere all’altezza del nuovo corso. Per due atleti che escono da un’accademia virtuale, quanti ne abbiamo fatti smettere nel nome delle vecchie regole e dei passaggi poco seguiti?

Non facciamo come a Roma, in cui non è possibile costruire strade nuove per difendere le vestigia di coccio e pietra dell’Impero. Guardiamo avanti, facciamo stare bene chi c’è. Vigiliamo con severità che non venga tradito lo spirito del ciclismo. E ricordiamo chi c’era, senza per questo rinunciare a crescere.