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Finalmente Rota! E adesso il bilancio non è più a zero

06.08.2022
5 min
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Finalmente è arrivata. Lorenzo Rota ha vinto la sua prima corsa da professionista! Sembra incredibile visto il buon corridore che è, ma è proprio così. La vittoria è arrivata nella seconda frazione dello Sazka Tour, una breve corsa a tappe in Repubblica Ceca.

Avevamo lasciato Rota al limite delle lacrime in quel di Alberobello. Quel giorno pochi come lui volevano la vittoria e quel titolo. Tra i corridori delle WorldTour al via, era senza dubbio quello più affamato.

Eppure anche quella volta fu secondo.

«Ci provo da tanto tempo – ci disse il lombardo – l’ho presa bene al Giro dopo la sconfitta da Oldani, ma anche stavolta no».

Grande lavoro per la Intermarché Wanty Gobert: Pozzovivo (ieri terzo), Taaramae e Rota (in terza ruota) i capitani di giornata
Grande lavoro per la Intermarché Wanty Gobert: Pozzovivo (ieri terzo), Taaramae e Rota (in terza ruota) i capitani di giornata

Prima vittoria

Sulle rampe di Pustevny, perla delle montagne a cavallo tra Slesia e Moravia, e a due passi dal confine slovacco e più precisamente da casa di Sagan, la storia di Rota ha preso un altro corso.

«So che questa vittoria non è un italiano o un San Sebastian – dice Rota – ma vincere è… sempre vincere! E’ da tanto tempo che la cercavo. Questo zero in casella mi pesava parecchio. Che dire: sono contento!

«Spero d’ora in poi di essermi sbloccato e di non sbagliare più i finali di corsa».

«Quel giorno ad Alberobello, la mia delusione non era tanto per quella circostanza ma perché iniziavano ad essere tante le “botte”. E accumula, accumula.. ero arrivato al limite. Però adesso, a mente fredda, dico anche che ero stanco, poco lucido. E magari mi comporterei in maniera diversa».

E la sua lucidità traspare sin da subito e da come racconta il finale vittorioso di ieri.

«Qui siamo una squadra forte e volevamo la corsa dura. Avevamo lavorato tutto il giorno, specie sulle salite. Poi nel finale c’era questa scalata impegnativa di 7,5 chilometri. La tattica era che io dovessi scattare ai -4,5 dall’arrivo e così ho fatto. Ironia della sorte mi è venuto dietro Filippo Zana. A quel punto essendo noi in superiorità numerica ho mollato. Quindi è scattato Taaramae.

«Credevo vincesse lui perché aveva guadagnato 25″. Invece gli altri hanno tirato. Così ai 400 metri lo abbiamo ripreso, ai 300 sono partito e… è andata bene!».

Il finale era parecchio stretto. Ma Rota e gli altri lo conoscevano bene, anche perché ci erano passati già durante la corsa (salvo svoltare un po’ prima del traguardo) e perché era lo stesso arrivo dell’anno precedente. Il sangue freddo però non gli è mancato.

Al Wallonie Rota ha trovato tappe più veloci rispetto all’attesa, ideali però per fare ritmo (foto @cyclingmedia_agency)
Al Wallonie Rota ha trovato tappe più veloci rispetto all’attesa, ideali però per fare ritmo (foto @cyclingmedia_agency)

La rinascita

Ma facciamo un passo indietro. Torniamo laddove questa vittoria ha, molto probabilmente, la sua genesi. Ad Alberobello se ne andò con la delusione. Ma il “giorno dopo” Lorenzo aveva già il piglio di chi aveva ripreso a lavorare sodo. L’altura, il rientro alle gare, ancora dei buoni piazzamenti, il lavoro per la squadra… Fino ad oggi.

«Dopo l’italiano – riprende Rota – sono rimasto alcuni giorni in Puglia. La mia famiglia ha una casa nei pressi di Ostuni: un po’ di relax, mare… riposo assoluto. Avevo bisogno di staccare totalmente. Di azzerare tutto.

Dopo quei giorni in Puglia, Rota ha ripreso a darci sotto. Se ne è andato in altura sul Bernina dove è rimasto per 15 giorni. E da lì è rientrato alle corse.

«Sono rientrato al Tour de Wallonie, dove ho fatto quarto. Sono rimasto un po’ deluso da questa corsa: credevo che il percorso fosse un po’ più duro. Poi ho insistito per andare a San Sebastian, ma il recupero tra le due gare era poco. Senza contare che l’ultima tappa era piena di pavé. E si è fatta sentire.

«Infatti a San Sebastian non stavo benissimo, però sono riuscito ugualmente ad entrare nei primi dieci».

Rota (classe 1995) ha siglato la sua prima vittoria da pro’, nonostante sia uno dei migliori italiani nel ranking UCI. E’ anche leader della gara
Rota (classe 1995) ha siglato la sua prima vittoria da pro’, nonostante sia uno dei migliori italiani nel ranking UCI. E’ anche leader della gara

Dettagli rivisti

Rota è un professionista serio, uno che lavora sodo e cerca il dettaglio. E forse proprio questa ricerca della perfezione ha cambiato qualcosa, speriamo definitivamente.

Lui stesso ha chiesto di rivedere alcuni dettagli al suo preparatore.

«Mi segue Luca Quinti – dice Rota – me lo ha presentato Fausto Masnada. Lavoro con Luca da tre anni e devo dire che sono tre anni che sono a buoni livelli. Il merito dunque è anche suo. E della squadra (la Intermarché Wanty Gobert, ndr) che mi lascia la possibilità di avere un coach esterno.

«Non lo fanno tutti i team, ma loro hanno capito che a volte conta anche la stabilità mentale che può darti un allenatore. E io con Luca parlo molto, mi fido. Quando non sono d’accordissimo su alcune cose ci confrontiamo».

«Proprio perché lui è meticoloso, dopo l’italiano ha rivisto e analizzato i file di tutte le mie volate e ci siamo resi conto che negli ultimi anni avevamo lavorato molto sulla salita e poco per questo genere di sforzi. Quindi avevo perso un po’ di spunto. Già dall’ultimo ritiro in quota pertanto abbiamo rivisto alcune cose e siamo tornati a lavorare un po’ di più sul minuto, i due minuti a tutta».

E a quanto pare ha funzionato, caro Lorenzo.