Più salita e meno crono: nuovo Ganna in arrivo?

22.02.2023
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Prima crono di stagione: facile pronosticare Ganna, invece vince Kung. L’ordine di arrivo in Algarve diventa il pretesto per alcuni ragionamenti con Adriano Malori. Quando c’è di mezzo Ganna, l’emiliano aguzza la vista nel nome della stima e l’ammirazione verso il Pippo nazionale.

Una crono strana quella di Lagos, lunga 24,4 chilometri che Ganna avrebbe dovuto papparsi in un solo boccone. Invece è arrivato terzo, conquistando però il secondo posto nella classifica finale. Uno strano incrocio, cui sommare i due ottimi piazzamenti nelle tappe di salita.

I primi segnali del buon rendimento di Ganna in salita arrivano dalla Vuelta a San Juan
I primi segnali del buon rendimento di Ganna in salita arrivano dalla Vuelta a San Juan

Segnali argentini

Alla Vuelta a San Juan, Ganna aveva raccontato di essere indietro di condizione, ma il suo rendimento in salita di allora e a maggior ragione di oggi fa pensare che il ritardo non sia così grave. Insomma, il fatto che nella crono abbia vinto Kung non è clamoroso, ma forse – suggerisce Malori – c’è sotto dell’altro. Ovviamente siamo nell’ambito delle ipotesi, che però meritano di essere seguite.

«La prestazione di Kung – dice Malori – non mi sorprende. E’ quella di Pippo, invece. Non tanto per il terzo posto, ma perché alla fine ha dato solo 6 secondi a Martinez. Per contro è andato molto bene in salita. Io l’Algarve l’ho fatta e quelle due salite non sono facili, soprattutto per uno con il peso di Pippo. Vedere come le ha scalate e cosa ha fatto in Argentina, quando ha mollato Bernal ed Evenepoel che pesano 20 chili meno di lui, mi fa pensare proprio che Filippo stia lavorando in una direzione diversa».

Lo sforzo sull’ultima salita dell’Algarve toglie il fiato, ma Ganna arriva davanti
Lo sforzo sull’ultima salita dell’Algarve toglie il fiato, ma Ganna arriva davanti

Martinez a 6 secondi

Ecco la provocazione, lo spunto. Malori continua nel ragionamento. Ganna potrebbe aver dato solo 6 secondi a Martinez perché nel frattempo potrebbe aver lavorato sulle salite. Ma con quale obiettivo?

«Pippo ha 26 anni – dice Malori – e ha dominato le cronometro in lungo e in largo. E’ stato campione del mondo dell’inseguimento sin da quando era un ragazzino. Così ora potrebbe avere in testa di cambiare obiettivi: classiche e un certo tipo di corse a tappe. Chiaramente non gare con salite lunghe, non la Tirreno, a meno che non si tornasse a una Tirreno di strappi, senza montagne e con la crono alla fine. In quel caso, Ganna avrebbe almeno 40 secondi di vantaggio sugli scalatori e se ne potrebbe ragionare. Ovviamente non si parla di grandi Giri».

All’Alto de Foia, secondo giorno dell’Algarve, Ganna arriva con 7″ dal vincitore Cort Nielsen
All’Alto de Foia, secondo giorno dell’Algarve, Ganna arriva con 7″ dal vincitore Cort Nielsen

Davanti in salita

Il ritardo di condizione secondo Malori non regge. Se sei indietro, non tieni così duro sull’Alto del Colorado in Argentina e tantomeno su certi strappi portoghesi.

«Ci sta che possa aver sfruttato la condizione del quartetto sull’Alto del Malhao – spiega Adriano – che è una salita ripida, ma breve. Però sull’altro arrivo in salita all’Alto da Foia, dove ha vinto Cort Nielsen, Pippo è rimasto in coda a soffrire per tutta la salita e alla fine è arrivato a 7 secondi. Ha avuto la resistenza per tenere una salita di 20 minuti, con gli altri che si staccavano e lui in fondo a soffrire. Per me quest’anno ha qualcosa di più in salita. Lo abbiamo già visto fare prestazioni impressionanti, però magari era in fuga o perché lavorava in testa al gruppo».

Sull’Alto de Malhao del penultimo giorno, Ganna arriva a 20″ da Pidcock
Sull’Alto de Malhao del penultimo giorno, Ganna arriva a 20″ da Pidcock

Obiettivo Sanremo?

Ganna a quest’ora avrà già arricciato il naso. Tanti negli anni hanno cercato di spingerlo verso i Giri, ma non è il caso di Malori: le tre settimane sono e restano off limits. C’è una struttura fisica da rispettare.

«Sicuramente per andare meglio in salita – dice l’emiliano – un po’ di massa magra deve perderla, anche se comunque è già molto tirato. Credo che nelle crono e in pista continuerà ad andare fortissimo, ma ci sta che voglia prendere altre direzioni. Anche le classiche. Perché non pensare a un Fiandre? Oppure la Sanremo. Su una salita come la Cipressa, è lui che stacca gli altri con la sua potenza: quella non è una salita ripida. Il suo rendimento in salita e il calo a crono dell’Algarve, in cui non ha fatto neanche secondo, ma terzo, mi fanno pensare. Se avesse perso da Kung per 5 secondi, sarebbe stata una crono normale. E’ insolito il fatto che abbia preso 10 secondi dallo svizzero e ne abbia dati solo 6 a Daniel Martinez, che pure a crono va bene ed è stato anche campione colombiano. Non si può neanche pensare a una condizione scarsa, perché sennò in salita non arrivi a quel modo».

Al di là dei miglioramenti in salita, l’appuntamento per Ganna sono le Olimpiadi in pista. Nel 2022 ha anche stabilito il record dell’Ora
Va bene la salite, ma l’appuntamento per Ganna sono le Olimpiadi in pista: nel 2022 ha anche stabilito il record dell’Ora

Ritorno in pista

Insomma, mesi fa Malori si era detto contrario al fatto che Ganna mollasse la crono inseguendo miglioramenti tutti da ponderare, ma adesso il suo giudizio è cambiato.

«Ero il primo contrario al fatto di non snaturarsi – sorride – ma sono pronto a rimangiarmi la parola. Ganna ha già fatto il record dell’Ora e quello dell’inseguimento. Ha vinto due maglie iridate a crono, ci sta che provi a cambiare un po’, per poi decidere se vale la pena continuare a puntare sulle brevi corse a tappe. Per la pista alle Olimpiadi, secondo me gli basterà riallenarsi e ritroverà il suo livello. Però è chiaro che per lui la crono resta il punto forte. Se davvero vuole puntare alle corse a tappe ed essere un nuovo Ganna, dovrà ricercare il giusto equilibrio fra crono e salita».

Purosangue in prima squadra, Gannat riparte dal gruppo

21.02.2023
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Avrà un bel lavoro da fare Jerome Gannat quest’anno con i tanti “ragazzini” che si ritrova attorno. Se il Team Dsm è la squadra più giovane del WorldTour, quella più giovane in assoluto tra le tre fasce di team professionistici (WT, professional e continental) è l’Equipe Continentale Groupama-Fdj: l’età media dei francesini è di 18,3 anni.

Gannat, direttore sportivo della giovane squadra, si sta già rimboccando le maniche. E lo fa con il suo consueto sorriso e con pazienza. Nelle occasioni in cui lo abbiamo visto all’opera dal vivo, abbiamo notato un tecnico pacato, che all’occorrenza sapeva richiamare tutti all’ordine, ma anche che lasciava spazio ai suoi atleti.

Emblematica fu la tappa di Peveragno dello scorso Giro U23. Tattica folle, azzardata, da parte dei suoi, ma se ci fossero riusciti avremmo parlato d’impresa storica. A volte il limite tra successo e insuccesso è molto, molto sottile.

Al netto di tutto questo, vogliamo capire come ripartirà questo team che era composto da tutti, ma proprio tutti, campioni: Martinez, Gregoire, Thompson, Germani, Paleni… Come lavoravano? Come erano riusciti a costruire quel dream team?

Jerome Gannat (classe 1970) è il diesse dell’Equipe Continentale Groupama-Fdj
Jerome Gannat (classe 1970) è il diesse dell’Equipe Continentale Groupama-Fdj
Jerome, i tuoi “cavalli purosangue” sono passati quest’inverno…

Bene! E’ l’obiettivo di una continental portare i suoi ragazzi in prima squadra dopo averli cresciuti. Il 2022 rimane per noi una stagione eccezionale visti i risultati raccolti: 29 vittorie, il 1° posto nella classifica UCI Europe Tour Continental e 8 corridori che appunto si sono uniti al team WorldTour. I corridori non sono destinati a rimanere a lungo nel nostro team di sviluppo. Al massimo possono restarci il tempo di durata di tutta la categoria under 23, ma per il momento la maggioranza rimane solo una stagione o due al massimo. Ciò significa che il processo di formazione sta funzionando bene ed è efficace. I corridori quando arrivano nella nostra squadra progrediscono. Questa è una delle nostre qualità principali.

In termini di stimoli, come riparte la squadra? 

Sappiamo che per il 2023 stiamo iniziando un nuovo ciclo con 11 nuovi corridori su una forza lavoro di 12. Nove provengono dagli juniores, due da altri team e solo Eddy Le Huitouze è ancora presente dall’anno scorso. E’ quasi una nuova squadra, un po’ come quando il team è stato creato nel 2019.

Avrai un bel da fare: devi quasi ripartire da zero…

Questo non è un problema, perché fa parte della vita di una development. Il team WorldTour ha reclutato esclusivamente corridori dal suo team continental, cioè da noi. Quella che verrà è una nuova ondata, che sempre il team WorldTour spera di portare avanti negli anni futuri. E’ una prova del successo e della fiducia della prima squadra nel suo team di sviluppo.

Giro della Valle d’Aosta: Thompson e Martinez in parata. Spesso i ragazzi di Gannat “giocavano” in corsa (foto Courthoud)
Giro della Valle d’Aosta: Thompson e Martinez in parata. Spesso i ragazzi di Gannat “giocavano” in corsa (foto Courthoud)
In che modo la Groupama-Fdj seleziona i suoi giovani corridori? In pratica: come funziona lo scouting?

Lo scouting è un’asse importante in un team di sviluppo. E’ chiaro che oggi il reclutamento sta virando verso la categoria juniores e che la competizione tra gli stessi team di sviluppo è importante. Ma noi insistiamo sulla formazione e sullo sviluppo di qualità. Il nostro team ha sede nello stesso luogo della WorldTour, a Besançon. Lì abbiamo a disposizione tutto ciò che ci serve per fare al meglio il nostro lavoro. C’è tutto il personale: allenatore, direttore sportivo, fisioterapista, osteopata… E’ un vero e proprio centro di formazione a disposizione del corridore (e dei tecnici stessi, ndr). 

Lorenzo Germani ce ne parlava con orgoglio e piacere in effetti…

Questo è un elemento di successo nella nostro progetto di crescita. Inoltre, le statistiche confermano la nostra qualità della formazione. Molti dei nostri allenatori viaggiano e seguono dal vivo le gare juniores e abbiamo sviluppato nel nostro Performance Center di Besançon, dei test per rilevare il potenziale futuro. Si tratta di una serie di test fisiologici e sul campo.

Quali sono questi test?

I nostri test a Besançon si concentrano su una valutazione del potenziale del corridore e del suo profilo di potenza fisica. Naturalmente stimando anche la sua possibile progressione. Un corridore junior anche di qualità mondiale deve continuare a progredire se desidera evolversi a livello continental, prima e WorldTour poi. 

Cosa valutate per scegliere un ragazzo? Si è parlato di seguire le gare juniores, ma ci sono solo numeri e risultati sul piatto?

Abbiamo avuto un follow-up junior per tre anni. Da 4 a 5 juniores vengono seguiti e formati dai nostri coach. Offriamo loro degli stage e li aiutiamo dal punto di vista del materiale. Al nostro training camp a Calpe, per esempio, c’erano quattro juniores. Tre corridori del nostro team 2023 provengono dal programma juniores. Inoltre, insistiamo anche con le interviste al ragazzo, cioè ci parliamo, perché è importante conoscere le qualità umane del corridore.

Per curiosità, chi sono quei tre juniores che provengono dal vostro follow-up?

Jens Verbrugghe, Ronan Augé e Thibaud Gruel. Anche Lenny Martinez, per dire, era uno di loro.

Il livello della squadra francese 2022 era talmente alto che spesso Germani svolgeva il ruolo di gregario quando sarebbe stato leader in qualsiasi altra squadra
Il livello della squadra francese 2022 era talmente alto che spesso Germani svolgeva il ruolo di gregario
Fino allo scorso anno tu e la tua squadra andavate alle gare sempre per vincere, ora quali saranno gli obiettivi?

Ogni anno insisto sul collettivo e sul gruppo. L’anno scorso, anche se c’erano corridori con un alto potenziale, abbiamo dovuto creare un collettivo e un gruppo. Dodici corridori su tredici hanno vinto almeno una gara, il che significa che era un gruppo forte e unito. Quest’anno è una nuova sfida per tutto lo staff ed è un nuovo obiettivo costruire un gruppo al di là dei risultati in senso stretto. Il ciclismo è uno sport individuale, ma che si corre in squadra. E la squadra rimane fondamentale nel nostro processo di formazione.

Di questi dodici ragazzi che hai ce n’è uno più pronto di altri?

Le prime gare saranno importanti per il nostro gruppo e, come ho detto nella risposta precedente, la nostra prima parte di stagione sarà incentrata sul concetto di gruppo. Tutti progrediranno e avranno l’opportunità di esprimersi. Anche nel 2022, ad ogni partenza di gara, la strategia prevedeva la vittoria di uno dei nostri corridori. Il briefing veniva fatto sempre in questo senso. Per questa stagione il collettivo sarà ancora più importante e insisteremo in questa direzione. La vittoria è un risultato, un elemento fondamentale nella competizione, ma può essere ignorato. Molti atleti hanno il potenziale per vincere le gare, ma le vinceranno grazie alla squadra.

«La vittoria è un risultato, un elemento fondamentale nella competizione, ma può essere ignorato». Queste parole di Gannat possono sembrare una frase fatta, ma è proprio su questo aspetto che si basa tutto il senso di un team development. Il risultato non è la vittoria o l’obiettivo, ma la formazione di un atleta. Tuttavia per perseguire tutto ciò a nostro avviso è necessario non avere la pressione del risultato stesso. Pressioni che possono arrivare “dai piani alti”, dagli sponsor… ma per farlo servono investimenti specifici. Jumbo Visma, Dsm e la stessa Groupama-Fdj ne sono esempi calzanti, permettono di disinteressarsi della vittoria come unico scopo.

Zoe Backstedt, una ragazzina con le idee molto chiare

21.02.2023
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Sorridente e decisa, Zoe Backstedt non è più “solo” la figlia di Magnus e Megan Hughes, ma è una giovane campionessa che si lascia influenzare in modo marginale dall’esterno. Il suo palmares da junior è notevole. Tre mondiali juniores (due strada e uno a crono). Un mondiale su pista. Tre ori agli europei su pista. Un oro e due argenti ai mondiali di cross. Un oro agli europei di cross.

L’abbiamo incontrata a Girona quasi per caso e con lei abbiamo fatto quattro chiacchiere. Corre per il Team EF-Education-TIBCO-SVB.

In azione agli ultimi mondiali di ciclocross, chiusi al secondo posto fra le U23 (foto twilcha)
In azione agli ultimi mondiali di ciclocross, chiusi al secondo posto fra le U23 (foto twilcha)
Dopo il mondiale di cross ti stai riposando?

Più che riposare diciamo che ho passato qualche giorno a casa in tranquillità, senza allenamenti pressanti e lasciando da parte tutta la parte del lavoro specifico. Ma è ora di iniziare a mettersi d’impegno in vista della stagione su strada.

Che programmi hai per il 2023?

L’obiettivo principale è quello di mettere esperienza nella testa e nelle gambe e mi riferisco all’attività su strada. Sono al servizio del team e dovrò aiutare le mie compagne. Poi arriverà la stagione di ciclocross, presumibilmente non inizierò con le prime gare in autunno, ma con lo scattare dell’inverno e sicuramente in Belgio. Non c’è ancora un calendario definito. Di sicuro diminuirò l’attività su pista.

Qui a chiacchierare con Georg Steinhauser, corridore del Team EF-Easypost
Qui a chiacchierare con Georg Steinhauser, corridore del Team EF-Easypost
Hai 19 anni, ma sembri già una veterana per tutto quello che fai e per come parli. Motivazioni, passione ed incoscienza?

Mi piace la bicicletta e mi piace il ciclismo, sento che è un mondo che mi appartiene e io appartengo a lui. Voglio vincere e sono determinata a farlo. Il pensiero della vittoria mi dà forza e adrenalina. Mi spinge a fare meglio e ad oltrepassare quel limite. Sempre un po’ più avanti. Mi piace vedere il cambiamento delle mie performance, che di anno in anno sono migliori.

Abbiamo pedalato in gruppo con lei sulle strade intorno a Girona
Abbiamo pedalato in gruppo con lei sulle strade intorno a Girona
Se oggi fossi obbligata a scegliere una sola disciplina?

Impossibile rispondere ad una domanda del genere, non posso fare a meno della bici da strada e neppure dell’attività cx. Della strada mi piacciono la velocità, il vento in faccia e le ore in sella. Del ciclocross mi divertono il fango e la tecnica della guida. Non mi vedo senza una bicicletta, non riesco a pensarci.

Che ruolo hanno i tuoi genitori nella tua vita sportiva?

La mia famiglia è tutto, ma io ho anche la mia vita. Mio padre è stato anche il mio allenatore e ad ora rimane il mio riferimento per molte cose, ma ho dovuto fare una scelta. Infatti, da qualche tempo a questa parte, per gli allenamenti faccio riferimento al coach della nazionale britannica. Ho preferito scindere gli affetti dall’attività sportiva, che oggi è anche il mio lavoro. Mio padre e mia madre, così come mia sorella sono insostituibili, ma quello che io devo affrontare sulla bicicletta è un’altra cosa.

Anche nei momenti di riposo non abbandona la bici
Anche nei momenti di riposo non abbandona la bici
Ti rivedi in tua mamma, oppure in tuo padre?

Credo di assomigliare di più a mia madre, che è stata un’ottima sprinter. Forse le assomiglio anche per il modo che ho nell’affrontare le situazioni e prendere le decisioni.

Tuo padre Magnus ti racconta di tanto in tanto della sua carriera?

Capita spesso e ormai i suoi racconti, le sue storie si mescolano con i consigli e i paragoni con il ciclismo di oggi. Io ovviamente gli racconto il ciclismo così come è ora. Ma sentire le parole di mio padre, è qualcosa di speciale e iconico che fa anche capire le differenze tra generazioni.

Zoe Backstedt, la personalità di una veterana, ma ha 19 anni
Zoe Backstedt, la personalità di una veterana, ma ha 19 anni
Hai un campione, un atleta e/o una persona nel quale ti immedesimi?

Marianne Vos, senza dubbi. Io ero piccola e lei era sui campi di gara a vincere e dare battaglia. Ora ci sono anche io nella mischia e lei è sempre li. Per me è un mito e un domani mi piacerebbe poter dire di aver fatto una carriera come la sua.

Nella vita che conduci oggi, qual’è la cosa che ti piace di più e quella che proprio non sopporti?

La cosa che mi piace di più fare è viaggiare e farlo grazie alla passione per la bici non ha prezzo. Vedo luoghi diversi in continuazione e conosco molta la gente. Il risvolto negativo è la lontananza da casa per periodi lunghi.

Zoe tra Elynor e la madre Megan: tra strada e ciclocross ha già 4 maglie iridate al suo attivo
Zoe insieme alla madre Megan: tra strada e ciclocross ha già 4 maglie iridate al suo attivo
Cosa sogni per il tuo futuro?

Quello che sogno veramente è diventare campionessa olimpica e vincere le due maggiori classiche, la Roubaix ed il Fiandre. Forse di più la Roubaix. Immaginare che padre e figlia l’hanno vinta è un’emozione che mi fa venire i brividi in ogni momento.

Troppe moto in corsa? Mollema lancia il sasso

21.02.2023
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Tutto è nato da una recente intervista di Bauke Mollema su Cycling Weekly. Il corridore olandese della Trek Segafredo è andato giù pesante in merito alla gestione delle moto in corsa, affermando a chiare lettere che esse incidono fortemente sull’evoluzione di alcune corse.

«Nella seconda tappa della Volta a la Comunitat Valenciana – ha raccontato Mollema – la moto delle riprese televisive era neanche 5 metri davanti alla corsa nella fase finale, quella con arrivo in salita. Non c’era spazio per muoversi. La moto è un fattore che può cambiare le gare, può decidere se una fuga possa arrivare al traguardo o no, può influire sull’andatura del gruppo. E’ un aspetto troppo trascurato».

Noi abbiamo voluto andare più a fondo sulla questione chiamando in causa Paolo Longo Borghini, ex professionista che da molti anni lavora come regolatore per Rcs Sport. Rintracciato nel corso del Tour of Oman, Paolo non vuole replicare a Mollema, ma chiarire alcuni aspetti importanti legati alla sua professione: «La gestione del traffico interno di una corsa ciclistica è un argomento delicato e se devo essere sincero, di polemiche simili ce ne sono state sempre, da molto prima che iniziassi a correre, figurarsi da quando svolgo questo lavoro…».

Mollema ha acceso la discussione sul comportamento delle moto, spesso influenti sulle corse
Mollema ha acceso la discussione sul comportamento delle moto, spesso influenti sulle corse
Quanti sono i mezzi che siete chiamati a gestire?

Tanti. Intanto bisogna chiarire che alcuni sono direttamente gestiti dalla Giuria e sono quelli che curano direttamente la regolarità della corsa. Degli altri si occupa l’organizzazione: le moto per fotografi e tv sono solo una parte, ci sono poi i mezzi dei team e le nostre moto, chiamate a gestire il percorso in testa e in coda, costantemente in contatto radio. Quelli che stanno più a contatto con i corridori sono sicuramente quelli adibiti a foto e riprese televisive, marginalmente anche quella con la lavagna per i distacchi.

Mollema lamentava la distanza troppo ridotta delle moto con i corridori…

Come detto, di discorsi simili ne sento dalla notte dei tempi. E’ un po’ un gioco delle parti. Se sei in fuga sei portato a lamentarti delle moto che possono aiutare gli inseguitori, se sei dietro pensi che le moto davanti diano la scia a chi è in fuga… La distanza è senza dubbio un aspetto fondamentale, il pilota deve sempre mantenere uno spazio, certamente nel corso della gara può capitare qualche frangente dove questa distanza sia ridotta, ma se si tratta di brevi tratti, non incide sulla corsa.

Un’immagine dalla Vuelta a San Juan, con una nuvola di moto presenti, ma a debita distanza
Un’immagine dalla Vuelta a San Juan, con una nuvola di moto presenti, ma a debita distanza
Voi controllate che questa distanza venga rispettata?

E’ nostro dovere. Spesso in una corsa, soprattutto nei grandi Giri dove si lavora per tre settimane quasi ininterrotte, capita che i piloti vengano richiamati, sanzionati, si è arrivati anche alla loro esclusione dalla corsa per giornate di gara ed è ben chiaro come questo sia professionalmente un problema. Ma dirò di più: la recente normativa approvata dall’Uci ha previsto che la sanzione, anche la più estrema, coinvolga non solo il pilota, ma anche il fotografo o l’operatore Tv.

D’altronde per certi versi è anche giusto, il pilota è uno strumento a disposizione di chi deve seguire la gara…

Vero, ma non dobbiamo dimenticare un fatto: non è che in una corsa professionistica entri chiunque con la sua moto. Vengono fatti dei corsi specifici, molto qualificati, bisogna acquisire un permesso perché dal punto di vista legale la responsabilità è in primis di chi guida. Questo viene insegnato sia ai corsi Uci che a quelli della Federazione italiana. Poi, sia chiaro, è umano commettere errori, ne fanno tanti anche coloro che guidano le ammiraglie. Il nostro non è un lavoro semplice…

Paolo Longo Borghini è il fratello di Elisa. Ha corso da professionista dal 2004 al 2014
Paolo Longo Borghini è il fratello di Elisa. Ha corso da professionista dal 2004 al 2014
Nella sua intervista Mollema parla anche di recenti studi scientifici che hanno stabilito come la distanza ideale per le moto sia intorno ai 40 metri.

Di studi ne sono stati fatti tanti. Un particolare effetto sulla gara lo può avere la moto dell’operatore Tv che segue la corsa in piedi: è stato rilevato che il mezzo così congegniato sposta una notevole massa d’aria creando una scia che si estende per metri, in questo modo può influire su chi gli è dietro favorendo la sua azione. Per questo dico che una presenza ravvicinata può capitare, ma deve durare pochi secondi.

Il problema dal punto di vista regolamentare è stato affrontato?

Sì, l’Uci ad esempio ha recentemente cambiato le regole per le cronometro: un mezzo prima poteva avvicinarsi fino a 10 metri, ora deve stare almeno a 25 metri proprio per evitare eventuali scie, sempre in base a studi scientifici effettuati.

Il corridore olandese parla anche dell’eventuale adozione dei droni per le riprese, come avviene per altri sport come ad esempio lo sci alpino…

Tema delicato. Non si può fare un paragone con altre discipline sportive. Innanzitutto dobbiamo considerare che l’attuale legislazione vieta espressamente l’utilizzo dei droni in situazioni simili, per ragioni di sicurezza. Un eventuale guasto con conseguente caduta del drone su una massa di persone come un gruppo ciclistico avrebbe conseguenze devastanti, non stai seguendo un atleta solitario come nello sci.

Contador al Giro d’Italia 2015. Nel corso degli anni la gestione delle moto è cambiata (foto Getty Images)
Contador al Giro d’Italia 2015. Nel corso degli anni la gestione delle moto è cambiata (foto Getty Images)
Quindi sei contrario?

Non ho detto questo. Io sono sempre aperto all’adozione di nuove tecnologie. Sicuramente si arriverà ad avere mezzi talmente sicuri che potranno essere impiegati anche nel nostro campo, ma è ancora troppo presto. Oltretutto basti pensare che chi guida un drone dovrebbe giocoforza essere nella carovana al seguito della corsa, quindi sarebbe un mezzo in più. Io credo che il momento per la loro adozione arriverà, ma non ora.

Da quanto fai questo lavoro?

Sono in Rcs dal 2015. E’ un mestiere per molti versi affascinante, soprattutto per chi per anni è stato dall’altra parte della barricata. Tempo fa riguardavo le foto di un arrivo al Giro d’Italia anni Ottanta: vi rendete conto di quante moto e quanti mezzi c’erano intorno a un corridore? I passi in avanti in tal senso sono stati enormi e bisogna considerare che oggi le richieste per seguire una corsa sono molte di più. Per questo dico che le polemiche ci sono sempre state, ma non mi pare che i risultati cambino per colpa di una moto…

Il negozio prende quota, ma Chirico ora scopre il gravel

21.02.2023
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Luca Chirico è di ritorno da Livigno, dove ha passato il fine settimana sulla neve delle montagne svizzere, godendosi uno dei pochi svaghi da quando ha iniziato la nuova avventura da imprenditore nel negozio di bici, che abbiamo già visitato insieme.  

«Domenica – racconta – ho avuto modo di partecipare ad un circuito gravel a Saint Moritz, una bella e nuova esperienza. Ho iniziato a collaborare con Titici, sono amico di un ragazzo di Como che mi ha coinvolto in questo nuovo progetto. L’idea è di andare in giro e partecipare a questi eventi ed abbiamo creato un “team” che si chiama Sartoria Ciclistica di Como, porterà anche il nome del mio negozio. Al nostro fianco ci sono anche Fulcrum e Prologo. E’ un modo particolare di vivere la bici quello del gravel, l’ho provato e mi è piaciuto subito, però non ho intenzione di farlo in maniera competitiva.

«Da quando ho smesso di correre, sto uscendo molto meno. In più se avessi voluto mantenere un profilo competitivo, sarei rimasto nell’agonismo. Non mi piace nemmeno l’idea di partecipare a competizioni amatoriali da ex professionista, preferisco godermi la bici senza lo stress dell’agonismo. Organizzo dei tour di e-bike nel mio negozio e qualche volta degli amici mi convincono a uscire su strada, ma quando fa freddo non se ne parla! E’ cambiato tutto, ho stravolto la mia vita. Ci sono dei ritmi più frenetici rispetto a quelli che avevo da corridore, il negozio richiede tanto impegno, ma mi dà molte soddisfazioni».

Nel suo fine settimana a St. Moritz Chirico ha avuto modo di scoprire il gravel
Nel suo fine settimana a St. Moritz Chirico ha avuto modo di scoprire il gravel

Nuovo focus

In pochi mesi infatti per Chirico è cambiato tutto, dalle corse è passato a gestire un negozio, con tutti i pensieri del caso. La programmazione è a lungo termine, anche se qualcosa in questi primi mesi si è già raccolto.

«Bisogna modificare completamente mentalità – spiega – il negozio, che si chiama “In fuga – Luca Chirico Bike Experience”, mi porta tanti pensieri. Allo stesso tempo, però, mi dà molte soddisfazioni. L’ho aperto il 20 ottobre e, nonostante il periodo non fosse il migliore, sono molto soddisfatto. I primi due mesi sono andati bene, poi a gennaio c’è stata una frenata, ma ora c’è stata una ripartenza. Tutti dicevano che il mercato fosse inchiodato, ma negli ultimi anni il ciclismo è cresciuto molto, anche in inverno. Un periodo che solitamente vedeva meno appassionati in giro. Ora, complici anche le nuove discipline che stanno emergendo, la bici è diventata un mezzo che va bene anche tutto l’anno».

Il negozio di Chirico ha aperto il 20 ottobre a Porto Ceresio in provincia di Varese
Il negozio di Chirico ha aperto il 20 ottobre a Porto Ceresio in provincia di Varese

Dall’altra parte

Per un professionista cambiare mentalità non è sempre facile, ma come se l’è cavata l’ex corridore della Drone Hopper?

«Diventare imprenditore avendo avuto un passato da professionista ha i suoi lati positivi, devo ammetterlo. Quando la gente mi chiede un consiglio, capisco che si fida ed in fondo in questi anni di esperienze ne ho fatte e qualche bici – racconta ridendo – l’ho vista. Mi rendo conto di avere un’idea tecnica quando il cliente mi parla e il mio curriculum da corridore porta i clienti a fidarsi un po’ di più.

«La cosa più complicata è stata il passare a spiegare il mezzo. Prima lo guidavo e la cosa finiva lì, ora mi trovo a dover raccontare l’emozione della bici. Mi piace come nuovo ruolo, sono sempre stato uno che ci sta bene in mezzo alla gente. Preferisco parlare e lasciare al cliente poi la decisione finale, consapevole che se spieghi bene poi ti danno fiducia».

L’ultima corsa da professionista di Chirico è stato il Giro di Lombardia
L’ultima corsa da professionista di Chirico è stato il Giro di Lombardia

Gravel = avventura

Con questo nuovo progetto gravel, la bici ha il sapore dell’avventura: nei mesi primaverili c’è il progetto di andare in Spagna e Francia a fare degli eventi.

«Però io voglio vivere queste esperienze – conclude – godendomi il senso di comunità tipico del gravel. Si tratta di una disciplina tanto in crescita, me ne rendo sempre più conto. I clienti che vengono in negozio da me sono persone che fino al giorno prima non sono mai andate in bici. Da questo capisco come lo spirito del gravel sia allettante, lo stimolo è di godere e apprezzare la natura che ci circonda. Nella mia vita ho avuto la possibilità di correre in molti posti, ma di vedere poco. Ogni tanto fermarsi a fare una foto è bello».

Zanini al lavoro: nasce il treno Astana per Cavendish

21.02.2023
4 min
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«Era la prima volta che lavoravo con “Cav” e ho avuto un’ottima impressione. L’ho visto davvero come un leader». Stefano Zanini, storico direttore sportivo dell’Astana Qazaqstan entra subito nel merito parlando di Mark Cavendish.

Il grandissimo sprinter inglese, tra l’altro campione nazionale in carica, è approdato quest’anno al team kazako. Team che non ha mai avuto un velocista così importante nel peso della squadra stessa. Senza Lopez e senza Nibali, un corridore così rischia di delineare i connotati della squadra stessa.

L’obiettivo principale, oltre che correre e fare bene, è prendersi il record assoluto di tappe vinte al Tour de France, che al momento condivide con Eddy Merckx: 34 vittorie.

Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi storici dell’Astana Qazaqstan: è col team kazako dal 2013
Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi storici dell’Astana: è col team kazako dal 2013
Stefano, cosa ti è sembrato di Cavendish all’Astana?

Come detto è la prima volta che ci lavoro. Ho trovato un leader nei modi, nel modo di rapportarsi con i compagni. Si è subito integrato. In ritiro l’ho visto effettivamente poco, giusto un paio di giorni, ma in Oman ci sono stato di più. Mark ti coinvolge.

Sa fare squadra, dunque.

Sì, sì, parla… Per esempio nella prima tappa dell’Oman ha raccolto la squadra e ha spiegato ai ragazzi come fare per lo sprint, cosa voleva. «Facciamo così, facciamo “colà”»… E in effetti non avevo mai visto un’Astana così unita ai 200 metri dall’arrivo. Bello! E l’ho visto coinvolto anche in altre tappe: ha dato il suo contributo per Lutsenko e Tejada.

Descriviamo meglio quel “così, colà”.

In Oman aveva stabili due uomini per il suo “treno”, chiamiamolo così: Fedorov e Laas. Gli ha detto che gli dovevano essere vicini per davvero e gli ha spiegato come dovevano comportarsi nel finale. Per esempio: se diceva destra una volta, si dovevano spostare a destra di un metro. Se lo diceva due volte, di due metri… E la cosa bella è che loro lo hanno fatto e lui gli ha dato fiducia. Mark si fidava, li seguiva. In riunione gli diceva: «Tu fai così che io ti seguo».

Cav si è ben ambientato. Eccolo scherzare con Tejada, uno dei leader per la generale in Oman (foto Instagram)
Cav si è ben ambientato. Eccolo scherzare con Tejada, uno dei leader per la generale in Oman (foto Instagram)
Beh, in effetti è bello! Sono tecnicismi che da fuori non si vedono…

E poi sai, se lo dice un campione come lui, cosa fai: non lo ascolti? Il palmares conta.

Ieri è iniziato il UAE Tour e prima eravate stati in Oman, avete lavorato sul treno magari prima dell’Oman?

No, non c’è stato modo. Abbiamo soprattutto parlato. E sono rimasto stupito di come poi sia andata in corsa. Da quel che ho visto è uno stimolo per i ragazzi. Per chi deve svolgere un certo lavoro ha una determinata motivazione.

E quindi come sarà il treno che vedremo? Avete un’idea?

Al UAE Tour ci sono Bol, Gruzdev e Martinelli che vanno ad aggiungersi a Laas e Fedorov, presenti invece in Oman.  E sono già cinque nomi. Fedorov è colui che allunga il gruppo: ha una “trenata” davvero importante. Poi ci sono anche Gidich e Syritsa, il ragazzo nuovo che abbiamo preso – ha una potenza impressionante – che sono veloci e potrebbero fare l’ultimo uomo.

Siete voi che decidete la posizione dei corridori nel treno o è Cavendish?

Lo si farà insieme man mano che passeranno le corse da qui al Tour (a tal proposito ieri Vinokourov ha lasciato una porta aperta anche per il Giro, ndr). L’importante è fare delle prove ogni volta che ce ne sarà occasione, anche sbagliando. E al UAE Tour ci sono già occasioni importanti (Ieri Cavendish è entrato assieme a Cees Bol nel ventaglio che ha deciso la corsa, piazzandosi terzo in volata, ndr).

Cees Bol porta fuori Cavendish nel finale della tappa di ieri al UAE Tour. Secondo Zanini, anche Fedorov può svolgere bene questo ruolo
Bol porta fuori Cavendish nel finale della tappa di ieri al UAE Tour. Secondo Zanini, anche Fedorov può svolgere bene questo ruolo
Stefano Zanini è stato un ottimo velocista e un grandioso apripista: gli sarebbe piaciuta una situazione così, scortare un campione quale Cav?

Eh, mi sarebbe piaciuto. E lo dico perché, ripeto, ho notato un’Astana ma vista prima. Avrei avuto belle possibilità con lui. Io ho lavorato con Minali, Steels, Boonen e qualcosa anche con McEwen e loro si sono sempre fidati di me. Per chi ricopre questo ruolo è uno stimolo importante per fare bene il tuo mestiere e dare tutto in gara. In diverse interviste Steels ha detto: «Quando sono in volata con Zazà, chiudo gli occhi e mi lascio portare da lui».

E secondo te Cavendish conosce il passato del suo direttore sportivo?

Boh, credo di sì! Però io non gliel’ho detto. Se posso do un consiglio, ma non sto lì a dire: «Io facevo così, o così».

Qual è quindi il segreto per un buon treno?

La fiducia, soprattutto nell’ultimo uomo. E per questo ho detto che è importante lavorare insieme. Il capitano, il velocista non deve avere mai l’intenzione di saltare su qualche altra ruota.

Esosport, la seconda vita dei copertoni usati

20.02.2023
6 min
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Di Esosport ci accorgiamo ai primi di dicembre leggendo di Vittoria e del programma Re-Cycling, legato allo smaltimento dei vecchi pneumatici. Chi va in bici lo sa bene. Non sempre il ciclista si comporta come dovrebbe. Nelle strade capita di vedere camere d’aria buttate e assai più spesso i negozi di bici, per risparmiare due soldi, chiamano un furgone senza scritte né bandiera che si fa carico di portare via le vecchie gomme. E Dio solo sa dove va a sotterrarle o bruciarle…

L’idea di qualcuno che lavori per rendere il sistema ecologico è stata da subito interessante, unita al riciclo dei materiali che, tramite l’Associazione GoGreen Onlus danno vita ai Giardini di Betty e alla Pista di Pietro. Pietro è Mennea, il compianto campione olimpico dei 100 metri. Betty invece era Elisabetta Salvioni Meletiou, scomparsa prematuramente e coinvolta in prima persona nella nascita di Esosport. E proprio a suo marito Nicolas Meletiou, Managing Director di ESO, abbiamo chiesto di raccontare l’idea, il progetto e l’azienda.

«Già dal 1999 – racconta – abbiamo avuto l’obiettivo di introdurre un servizio che in Italia non esisteva: quello dello smaltimento dei rifiuti da ufficio. La gente buttava i toner delle stampanti nella spazzatura, noi abbiamo proposto di metterli in una scatola che si chiama ESObox, che ritiriamo noi, per evitare che finiscano nelle discariche. Nel 2009, 10 anni dopo, succede una cosa strana…».

Nicolas Meletiou è arrivato al ciclismo per caso e non se ne è più staccato, anche se resta un runner
Nicolas Meletiou è arrivato al ciclismo per caso e non se ne è più staccato, anche se resta un runner
Che cosa?

Io sono maratoneta amatoriale e un giorno arriva Marco Marchei, che invece è un maratoneta vero, e mi dice: «Guarda, io ho 20 paia di scarpe da ginnastica con cui ho corso due volte con la nazionale alle Olimpiadi e un sacco di gare in giro per il mondo. Non voglio buttarle via perché vanno a finire nella raccolta indifferenziata dei rifiuti. Che cosa possiamo fare?». Lo ascolto e gli dico di lasciarmi il tempo per pensarci. Esosport Run nasce così.

Che cosa fate con quelle scarpe?

Iniziamo a tagliarle e a dividere il tessuto dalla gomma. All’epoca come direttore tecnico dell’azienda c’era ancora mia moglie, che è mancata nel 2011. Dopo quella prima fase, iniziamo a triturare le scarpe e capiamo quasi subito che con la gomma possiamo fare dei giardini. Così in un battito, organizziamo il modo per ritirare le scarpe esauste. Quando poi nel 2011 Elisabetta è mancata, io ho deciso di dedicare questo progetto a lei, chiamandolo “Il giardino di Betty”.

Come si passa dalle scarpe da corsa alle gomme della bici?

Per caso. Durante una maratona cambio scarpe e mi lusso un tendine. Vado dal dottor Sergio Migliorini, un pezzo grosso nella medicina dello sport, e lui mi dice: «Per un po’ niente corsa, devi andare in bicicletta». Quindi vado a comprarne una, inizio a pedalare e il terzo giorno buco. Faccio per sistemare la ruota. Rifiuto le offerte di aiuto e alla fine ci riesco, ma resto con la camera d’aria in mano. Quindi cosa faccio? Torno da Decathlon, dove avevo comprato la bicicletta, e chiedo di smaltirla.

Le mattonelle di Esosport sono antishock e sono usate per giardini e piste di atletica
Le mattonelle di Esosport sono antishock e sono usate per giardini e piste di atletica
Che cosa le rispondono?

Il ragazzo del settore ciclismo mi dice che non fanno la raccolta e che rischiano regolarmente di prendere multe. E a me si accende la lampadina, perché quello è il mio lavoro. E dico: «Scusate, perché non ci pensiamo noi a ritirare le camere di area delle biciclette?». E così parte anche Esosport Bike.

Abbiamo letto di Vittoria…

Vittoria è stata brava, perché ha coperto i costi di smaltimento per un certo numero di negozi. Al servizio pensa ESO, perché abbiamo le autorizzazioni e l’impianto per trattare questi materiali. La cosa che trovo interessante è che l’azienda che produce pneumatici si è veramente data da fare per far sì che questi vadano a finire nel modo giusto.

E i negozi?

Tanti ciclisti sono bravissimi, altri sono un po’ birichini. Il servizio non costa tanto, ma alcuni preferiscono chiamare l’abusivo di turno che fa sparire gli pneumatici, ma non si sa dove vanno a finire. Con noi costa 180 euro, con un abusivo ne bastano 50. E se quel meccanico non è una persona attenta all’ambiente, sceglie la soluzione meno pulita.

Parliamo di gomme o anche di altre parti di bici?

Ci sono anche le selle, per le quali siamo in contatto con la Brooks. Stiamo facendo i primi esperimenti di triturazione per fare anche lì del materiale utile per il giardino o le piste di atletica leggera, per esempio. Lo scopo finale è la realizzazione di qualcosa e non il semplice smantellare e disperdere. Recuperare e riciclare, questo è il motto.

E’ un tema che fa parlare?

Suscita molto interesse e combacia con la sostenibilità. Io vado nelle scuole a insegnare, perché i ragazzi hanno bisogno di imparare queste cose, cioè l’etica sociale e l’etica ambientale, che è una cosa estremamente importante.

Le sedi di ESO ed Esosport sono tutte in zona Milano?

ESO, l’azienda che trasporta i rifiuti d’ufficio, è a Milano. Invece a Tolentino, in provincia di Macerata, c’è il primo impianto dei 10 impianti che vogliamo fare in Italia proprio per il recupero dei materiali derivanti dallo sport.

A Tolentino sorge il primo dei 10 impianti Esosport, dedicato ad Amato Cannara
A Tolentino sorge il primo dei 10 impianti Esosport, dedicato ad Amato Cannara
Perché Tolentino?

Perché mio nonno Amato era di Tolentino e quindi ho deciso di dedicare a lui questa cosa. Era un grande lavoratore, una bellissima persona e quindi era importante dare il suo nome al progetto: Amato Cannara Plant. E giusto sabato c’è stata la conferenza stampa col sindaco di Tolentino per celebrare un Giardino di Betty e iniziare il programma di ritiro delle scarpe da ginnastica per la costruzione di un nuovo giardino all’asilo nido di Tolentino.

Technipes #inEmiliaRomagna, si respira aria nuova

20.02.2023
6 min
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Dodici atleti: 6 under 23 e 6 elite. Il nuovo progetto riparte da loro. Siamo stati alla presentazione del Team Technipes #inEmiliaRomagna a Santarcangelo di Romagna. La percezione è che oltre al nome, l’aria da queste parti sia cambiata. Non in modo negativo, l’organico dello staff è rimasto lo stesso, ma si è decisamente allargato sotto tutti i punti di vista. Il progetto nato nel 2019 dall’impegno di APT Servizi Emilia Romagna e Consorzio Terrabici diventa continental e lo fa seriamente, con ambizioni chiare e corridori promettenti. 

Lo stesso focus  

La Regione Emilia Romagna rimane un polmone della squadra. Quest’anno sarà affiancata dall’azienda Technipes di Santarcangelo di Romagna. Il focus sarà lo stesso: far crescere i propri giovani grazie al confronto diretto con le grandi realtà del ciclismo italiano e internazionale.

«Il cicloturismo è uno dei settori maggiormente in crescita – ha detto Davide Cassani, Presidente APT Servizi Emilia-Romagna – eppure in Emilia-Romagna mancava una squadra di ambassador del territorio e che ne portassero in giro i colori con la propria attività. Così è nato il team U23 nel 2019, di cui sono stato l’ideatore, ma che vede un gruppo forte, con uno staff capace, che ha grande passione per questo sport e che lavora ogni giorno per rendere realtà questo progetto.

«Siamo partiti un passo alla volta – conclude l’ex cittì – ma il progetto e il team sono cresciuti man mano, vincendo in questi anni una tappa al Giro Giovani, indossando la maglia rosa, vestendo l’azzurro della nazionale U23 e portando un corridore, Tarozzi, al professionismo. Oggi, insieme a Technipes, a Bianchi e agli altri importanti partner, il progetto fa un ulteriore passo avanti».

Nuovi diesse e opportunità

Vi abbiamo già parlato dei nuovi diesse, Francesco Chicchi e Mario Chiesa. Due nomi con esperienza che si vanno ad aggiungere a quelli di Coppolillo, Calzoni e Contoli. Con loro il gruppo si rinforza anche di elementi del ciclismo dei professionisti, come il preparatore della Movistar Leonardo Piepoli, nel ruolo di consulente e collaboratore di Alessandro Malaguti.

Due fil rouge che accompagnano la squadra dalla sua nascita sono “Coppo” ed Emanuele Ansaloni. Il primo come timoniere, il secondo è il capitano non capitano, che ha vestito tutte le maglie di questa #inEmiliaRomagna.

«Oggi hai fatto bene – spiega Ansaloni – domani è un altro giorno. Coppolillo ti tiene sempre con i piedi per terra e motivato per il futuro. Il merito della squadra e della crescita è anche suo. E’ sempre stato un cuore pulsante del progetto fin dal 2019. Sul piatto ora abbiamo tutto quello che serve per andare nei professionisti. Certe squadre hanno meno e siamo noi che dobbiamo cercare di valorizzare questa opportunità. Lo stimolo in più quest’anno c’è perché correre con i pro’ ti fa capire com’è fatto il vero ciclismo. Poi si ha l’occasione di correre anche tra i dilettanti e cercare di fare la differenza per emergere. E questo è un po’ il “segreto” delle continental».

L’identikit della squadra

Un nome, una descrizione. Ansaloni apre la sua personalissima agenda..

Dapporto: «In un gruppo ristretto può dire la sua sempre. E’ stato in nazionale varie volte e sono sicuro che quest’anno può ambire alle vittorie che l’anno scorso sono mancate».

Collinelli: «Un passista giovane e molto veloce. Una garanzia per fare l’ultimo uomo, è bravo a farsi strada in gruppo, occhio da pistard. Una ruota veloce».

Montefiori: «Vice campione italiano a cronometro, non è più una sorpresa. I suoi obiettivi sono sicuramente internazionali».

Masoni: «E’ la definizione di uomo squadra ed è anche molto forte e attaccante». 

Umbri: «Veloce e molto potente, sono convinto che potrà fare bene. Un finisseur».

Nessler: «Ha fatto un finale di stagione importante. Il suo pane è la salita, in arrivi tortuosi ed esplosivi potrà dire la sua».

Petrelli: «Abbiamo corso insieme da juniores. Va sempre all’attacco e sa come muoversi per giocare le sue carte».

Sergiampietri: «Giovane, piccolo ma con un carattere deciso».

Innocenti: «E’ sempre stato una promessa. Un leone ferito e affamato per quello che gli è successo. Si vuole riscattare».

Monaco: «Ha avuto delle sfortune, va molto forte in salita e sarà la nostra chioccia con i pro’ avendo già esperienze. La sua missione principale sarà tornare in alto».

Forques: «E’ il nostro cavallo pazzo. Un ragazzo che fa squadra, solare e carismatico. Ha un bel motore, sarà una sorpresa per tutti perché viene dal triathlon e sarà la sua prima vera e propria stagione su strada». 

Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019
Qui Emanuele Ansaloni presente nella formazione di Faenza dal 2019

Le ambizioni di Ansaloni

Davide Cassani, durante la presentazione, lo ha interpellato per far capire che questa squadra ha un’anima e se c’è qualcuno che la rappresenta sotto il punto di vista di serietà, ambizioni e valori è proprio Ansaloni.

«Ansa è da troppo tempo con noi – dice Cassani – non perché non lo vogliamo. Un corridore come lui sarebbe prezioso in ogni squadra. Vogliamo che ci saluti perché vorrebbe dire essere diventato professionista».

«L’anno scorso – conclude Ansaloni – ho fatto quel terzo posto al campionato italiano su strada e non mi sono mai reso conto di aver sfiorato quella maglia. In primis, come è ovvio che sia, il mio obiettivo è quello di passare professionista. Voglio mettermi in evidenza nelle gare con i pro’ e proverò ad attaccare sempre per cercare di fare bene senza avere in mente il tutto o niente del risultato. Quando invece correrò tra i dilettanti, beh lì invece l’obiettivo è vincere».

EDITORIALE / Caro Pogacar, sei cannibale o kamikaze?

20.02.2023
5 min
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Anche se nel Tour dello scorso anno è finito allo spiedo, la sensazione che Tadej Pogacar sia la lepre e gli altri inseguano si fa ogni giorno più forte, pur con alcune variabili su cui ragionare.

Quando incontrammo lo sloveno a Benidorm nel primo ritiro del UAE Team Emirates, si disse con una certa chiarezza che Tadej avrebbe vissuto un avvio di stagione meno pressante. Per questo pensammo che la scoppola del Tour lo avesse indotto a una maggior cautela, volendo fermamente vincere il terzo.

Vingegaard è stato a lungo in ritiro e debutterà il 23 febbraio al Gran Camino (foto Instagram)
Vingegaard è stato a lungo in ritiro e debutterà il 23 febbraio al Gran Camino (foto Instagram)

La logica (non) condivisa

C’era una logica. La stessa che guida la preparazione degli atleti della Jumbo-Visma e, come emerge dall’intervista di stamattina con Paolo Artuso, anche quelli della Bora-Hansgrohe. Una logica non necessariamente condivisibile, ma capace di spostare gli equilibri. Le corse sono tutte a livelli altissimi: meglio arrivarci freschi piuttosto che rischiare di spendere troppo prima.

Se i più forti seguono una linea, gli altri copiano per non farsi trovare impreparati. Lo schema è identico per tutti. Altura e corsa, altura e corsa. Per tutti, ma in apparenza non per Pogacar.

In barba alla partenza più tranquilla, lo sloveno ha debuttato il 13 febbraio alla Jaén Paraiso Interior e ha vinto. Poi si è schierato al via della Vuelta a Andalucia, vincendo tre tappe e la classifica. Ora è atteso alla Strade Bianche e di lì probabilmente alla Parigi-Nizza, la Sanremo e le classiche del Nord dal Fiandre alla Liegi. E correrà per vincere.

Dopo il debutto alla Vuelta a San Juan, Evenepoel è da oggi in corsa al UAE Tour con grandi ambizioni
Dopo il debutto alla Vuelta a San Juan, Evenepoel è da oggi in corsa al UAE Tour con grandi ambizioni

Cannibale o kamikaze

Nelle prime corse della stagione, Pogacar si è comportato come lo scorso anno. Nel 2022 infatti arrivò al Tour con 10 vittorie e, una volta in Francia, iniziò a sprintare, attaccare, scattare e dare spettacolo. Sarebbe stato tutto perfetto, se non fosse capitato a un certo punto il buco nero del Granon. La squadra ha sempre detto di volerne capire la causa, senza però venirne a capo. Almeno non ufficialmente.

Non si è mai capito se sia stata una crisi di fame o se Pogacar, come si pensò allora, abbia avuto altro, forse anche un blando Covid come alcuni compagni di squadra. Sta di fatto che quel giorno si spense la luce e si cominciò a ragionare sul suo correre dispendioso dei mesi e dei giorni precedenti.

Il 2023 è iniziato allo stesso modo, con il piglio sbarazzino che fa di Tadej una sorta di novello cannibale, al cospetto di avversari che si nascondono ancora.

L’interpretazione è doppia. Si può pensare che Pogacar sappia esattamente quale sia stato il problema del Granon e quindi corra come sempre all’attacco. Oppure semplicemente, vivendo il ciclismo con leggerezza invidiabile, abbia deciso di godersela ogni giorno, cogliendo l’attimo.

Van Aert e Van der Poel, come Pogacar ed Evenepoel, sono i profeti di questo nuovo modo di correre
Van Aert e Van der Poel, come Pogacar ed Evenepoel, sono i profeti di questo nuovo modo di correre

Il nuovo corso

Qual che ne sia la spiegazione, Pogacar ha già vinto. Non è per caso che, dovendo comporre un ipotetico dream team del ciclismo, i posti già occupati siano quelli di Van der Poel, Van Aert, Pogacar ed Evenepoel. Gli altri entreranno magari a farne parte, da Vingegaard a Roglic passando per Sagan e Bernal, ma dopo una selezione in cui per varie ragioni si potrebbe persino ragionare di escluderli.

In questi giorni sui vari social non sono mancati gli scambi fra lo sloveno e alcuni dei rivali. Il primo con Evenepoel, nel giorno dell’ennesima vittoria in Andalucia. Remco lo ha pregato di non vincere più e l’altro gli ha risposto che adesso tocca a lui. Poi con Geraint Thomas, che si è fotografato con un ciuffo di capelli fuori dal casco, chiedendo a Pogacar se così andasse bene. E l’altro gli ha risposto che in quel modo risparmierà almeno 10 watt.

Alla Valenciana, si è registrata la vittoria di Ciccone sull’Alto de Pinos, dopo un inverno redditizio
Alla Valenciana, si è registrata la vittoria di Ciccone sull’Alto de Pinos, dopo un inverno redditizio

Rinascimento italiano

Questa leggerezza sta scavando il solco e cambiando le abitudini del gruppo, quanto a interpretazioni di corsa, e costringendo le persone normali a fare gli straordinari per reggere il livello. Una leggerezza che fa capire insieme quanto sia cambiato il mondo del ciclismo, libero da logiche di spartizioni che non troppi anni fa fecero puntare il dito verso chi, come Pantani, vinceva ogni volta che ne aveva l’occasione. Qualcuno borbotta davanti allo strapotere di Pogacar, ma nessuno pensa che quel che fa sia sbagliato. E’ il nuovo corso del ciclismo degli squadroni, in cui la molla non è più l’invidia dei grandi verso i piccoli.

E in questo scacchiere di campioni, piace far notare che gli italiani hanno iniziato l’anno con il piede giusto. Con vittorie e ottimi piazzamenti. Se finalmente riusciremo a lasciarci dietro i disagi e le conseguenze rimediabili del Covid, forse ci accorgeremo che le nostre mamme sono ancora capaci di generare campioni.