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Cinque minuti per scoprire le 7 vite di Chirico

23.01.2021
6 min
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«A casa c’è la neve – ride Chirico – giù in basso ci sono 18 gradi. Se penso che l’altro giorno ho fatto un allenamento con lo Squalo a meno due, mi sa che non torno più su…».

Come un gatto

Luca Chirico ha più vite di un gatto. Il varesino, incontrato sulla cima dell’Etna, veste oggi la maglia dell’Androni, ma andando a ritroso nella sua carriera, sono più le volte in cui è stato a un passo dallo smettere di quelle in cui ha rischiato di vincere. La storia è complessa e passa per due interventi all’arteria femorale, qualche caduta di troppo, incomprensioni non meglio precisate e tutta una serie di coincidenze grazie alle quali è ancora in gruppo. Il fatto che siamo qua a parlare di lui non è dovuto però un atto di clemenza, bensì al ricordo di quando Luca era un azzurro che ha corso due mondiali da junior e da U23 e alla curiosità di capire quanta testa serva per non mandare tutto in malora.

Nella tappa di Sestriere al Giro 2020 arriva nel gruppetto di Fabbro e Majka
Sestriere, al Giro 2020: arriva con Fabbro e Majka

La tappa turca

«Le volte in cui ho rischiato davvero di smettere – dice al tavolo del bar del Rifugio Sapienza – sono state un paio. Nel 2016 ho avuto il primo problema all’arteria e la squadra (la Bardiani-Csf, ndr) non mi ha confermato. Sembrava che dovessi smettere, ma avevo fatto l’operazione proprio per andare in bici e così ho trovato la squadra turca: la Torku. Lì sono andato bene e ho firmato con l’Androni, ma un po’ il problema dell’arteria e un po’ qualche incomprensione, abbiamo rescisso il contratto. Se ripenso a quel periodo, mi sono fidato delle persone sbagliate, ma capita e neanche io ho avuto la capacità di reagire. Poi sembrava che dovessi cominciare a giugno con la Nippo, in cui smetteva Cunego, ma non se ne fece niente…».

Due volte azzurro

Già così sarebbe bastato. Chirico ha gli occhi chiari che non stanno mai fermi e un parlare a scatti che rende anche bene l’idea del corridore che era e che cerca ancora di essere. Non ha un carattere semplice. In gara riesce a trasfigurarsi oltre i suoi limiti allo stesso modo in cui, se le cose non vanno, si butta giù. Uno scattante sugli strappi e poi veloce in volata. Uno che se te lo porti in fuga e ti distrai, potrebbe fregarti per bene. Un uomo tagliato su misura per l’Androni Giocattoli, anche se tornare a vestire questa maglia proprio semplice non è stato.

Nel 2014, Chirico in maglia Trevigiani, vince il Memorial Rusconi
Nel 2014, Chirico in maglia Trevigiani, vince il Memorial Rusconi
Quindi siamo arrivati a metà 2018 e Chirico è senza squadra…

Ormai l’avevo messa lì, dopo sette mesi senza correre. Gente che continuava a passare professionista, chi vuoi che mi prendesse? Avevo 26 anni, neanche tanti. La fortuna è stata conoscere a metà 2018 Giampietro Foletti di Asteel, l’agenzia di comunicazione e marketing che affianca l’Androni. E lui ha cominciato a credere in me e mi incitava ad allenarmi. E come lui ha iniziato a farlo Fabio Aru. E così ho continuato a pedalare. Sono arrivato ad avere un nuovo aggancio con Savio e Bellini e per il 2020 sono rientrato con l’Androni.

L’anno del Covid, perfetto per ricominciare…

Ma alla fine è andato anche bene. Sono ripartito dalla Malesia, ma sono caduto e mi sono ritirato. Poi il Savoie Mont Blanc alla ripartenza dopo tanto lavoro con Aru a Sestriere. La prima gara in cui ho avuto buone sensazioni è stato il campionato italiano, mentre non sono contento del Giro. Sono stato bene qua in Sicilia, ma appena siamo passati di là ho sempre avuto problemi di respirazione. In più mi mancavano la confidenza con le gare e con le prime posizioni. Al Coppi e Bartali stavo per lanciare la mia bella volata a Forlì, convinto di fare bene, ma Bagioli ha scartato e sono finito per terra…

Ai mondiali di Ponferrada, con Martinelli, nel giorno della rivelazione di Moscon
Ai mondiali di Ponferrada, con Martinelli, nel giorno della rivelazione di Moscon
Pensi che la tua storia sarebbe stata diversa senza tanti intoppi?

Ho perso tanto, soprattutto per le due operazioni. Ho tantissimi rimpianti. Venivo dal mondiale di Offida con gli juniores e quello di Ponferrada da U23, potevo avere una bella carriera. Di sicuro non mi è tornato indietro quello che ho dato. Però credo di avere ancora dei margini. E con il Giro nelle gambe, il 2021 potrebbe essere davvero il primo anno ben fatto.

Ti alleni con Bartoli, giusto?

Ci sono arrivato tramite Ulissi, con cui mi alleno a Lugano. Mi ha messo in contatto lui, perché hanno lavorato a lungo insieme. E con Michele mi sono trovato subito bene, considerando anche che non avevo un preparatore da due anni.

Michele dice che puoi ottenere di più di quanto hai fatto vedere finora e che l’attività che ha fatto in questi ultimi anni non è stata per niente solida…

Dopo l’ultimo test, pochi giorni fa, mi ha detto che siamo tre step avanti rispetto allo scorso anno nello stesso periodo. Avevo perso forza e resistenza. A casa facevo le 5 ore, ma non è mai come farle in gara. Il Giro, come detto, mi ha dato una bella base.

Nel 2017 corre con la Torku. Si vede in Italia solo per i tricolori di Ivrea
Nel 2017 corre con la Torku. Si vede in Italia solo per i tricolori di Ivrea
Cosa dicevi dell’uscita con lo Squalo?

Mi capita spesso di allenarmi con Vincenzo e ogni volta è estremamente motivante. Dà sempre consigli, parliamo molto e riesce a suggerirmi dritte su allenamento, corsa e vita che per me sono molto importanti. Ho tanto da imparare. In più allenarsi con lui in salita è come quando in gara vai oltre i tuoi limiti, il livello si alza tanto e il tempo passa meglio. L’altro giorno abbiamo deciso di fare una salita fino a mille metri. C’erano due gradi sotto zero, un metro di neve e ghiaccio sulla strada. Ma siamo arrivati su e ci siamo quasi divertiti. Anche lui è venuto in Sicilia per Capodanno, qua il tempo è incredibile. Ma adesso speriamo di ripartire.

Da Laigueglia?

Avrei dovuto cominciare a San Juan, adesso vediamo. Dall’11 al 24 febbraio saremo in ritiro in Liguria e lì si faranno i piani, in attesa degli inviti di Rcs. Per noi andare al Giro sarebbe la svolta della stagione.

Dopo le sei ore e i 4.000 metri di dislivello del mercoledì, celebrati con 80 grammi di pasta in bianco con il pomodoro a parte, giovedì Chirico si è concesso un giorno di riposo. Giretto sul mare e cannolo.
«Anche qua è zona rossa – ha scherzato – ma c’è il sole. Ti prendi il caffè, te lo porti fuori e sembra tutto normale. Da noi, se resti fuori a prendere il caffè, congeli…».