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Chirico riparte da casa e dalla… fuga giusta

27.10.2022
6 min
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«La mia ultima corsa – dice Chirico – è stato il Lombardia. Ero stato male, non dovevo neanche farlo. Però mancava un corridore, così sono partito dicendo alla squadra che potevo fare al massimo 50 chilometri. A quel punto sono salito in ammiraglia. A Como, sono andato da amici a vedere il finale della corsa e da lì ho preso la bici e sono venuto a casa. Non è stato facile, perché avevo ancora il numero sulla schiena e un po’ di magone. Sono arrivato, c’era la mia compagna e sinceramente ho pianto. Perché ho capito che in quel momento finiva la mia carriera agonistica. Ho ancora a casa la maglia col numero, non l’ho lavata. Quella maglia resterà l’unica che non lavo. Non ho vinto la Roubaix, non ho fatto niente, però non la lavo e rimane lì. La mia ultima maglia».

Nelle ultime quattro stagioni, Chirico ha corso alla corte di Gianni Savio
Nelle ultime quattro stagioni, Chirico ha corso alla corte di Gianni Savio

Un autunno stranissimo

Porto Ceresio sonnecchia placido sulla sponda del lago di Lugano. La giornata è calda in modo strano, si va in bici in maglietta e pantaloncini, ma lo capisci che non è normale. L’autunno somiglia a una timida estate, mentre Luca Chirico ci aspetta sulla porta del negozio nuovo. L’ha chiamato “In fuga – Luca Chirico Bike Experience” e l’ha inaugurato giovedì scorso, anche se i lavori erano iniziati in primavera. L’idea era di aprirlo per l’estate e intercettare un po’ di stranieri, ma il progetto è cambiato perciò è slittato tutto in avanti.

«E io nel frattempo correvo – sorride – il cantiere l’ha seguito mio cognato che ha un’impresa edile. Quindi per fortuna mi ha alleggerito un po’ su quel fronte. La parte che ha coinvolto me invece è stata più che altro cercare i fornitori e le bici in un momento in cui non c’erano bici. Il lavoro è stato incastrare gli incontri rispetto ai miei impegni di allenamento. Non è facile passare da atleta a imprenditore, cambia tutto. Ancora non sono entrato nell’ottica, alcune cose mi mancano. Ho delle lacune, però piano piano inizio a entrare nel meccanismo che ti fa capire come andare avanti, come procedere. All’inizio c’è un casino in testa, incredibile. Mille cose cui pensare, soprattutto la burocrazia. Per fortuna mi ha aiutato mia sorella che ha due pasticcerie…».

Il negozio è stato inaugurato il 20 ottobre: si trova a Porto Ceresio, paese natale di Chirico
Il negozio è stato inaugurato il 20 ottobre: si trova a Porto Ceresio, paese natale di Chirico
Perché non dovevi fare il Lombardia?

Da giugno sono stato alle prese con un’infiammazione dolorosissima di tutto il fianco sinistro. Prima andava e veniva, poi a volte non lo sentivo. Invece da agosto mi ha sempre fatto male, senza capire a cosa sia dovuto. Dopo il ritiro di Livigno, sono rientrato a Peccioli e ho avuto ancora problemi. Da lì ho annullato tutte le gare, era inutile prendere in giro me stesso e la squadra. Era veramente avvilente. Pedalavo al 30 per cento con la sinistra e al 70 con la destra.

Nel frattempo la Drone Hopper ha avuto i suoi problemi. Hai pensato di guardarti intorno?

La verità? Non ho neanche provato a cercare una squadra per l’anno prossimo. Non me la sentivo, ero veramente giù di morale. Non sono stato il professionista che mi aspettavo, perché comunque da quando ho avuto il problema all’arteria iliaca non sono mai più tornato sui livelli che avrei voluto. Ma non mi piango addosso e non ho mai cercato scuse. Sono felicissimo della mia vita. Sabato mi sono sposato con Francesca, in due settimane è cambiato tutto. Avremmo voluto anticipare perché suo padre stava molto male, ma non ce l’ha fatta. Alla fine ci siamo sposati lo stesso, era quello che anche lui avrebbe voluto. 

La carriera da pro’, fra varie sfortune, è stata inferiore alle sue attese
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Qualche rimpianto?

Ne ho dal punto di vista dei risultati, perché mi rendo conto che avrei davvero potuto dare di più. Sono frasi fatte, che magari dicono tutti. Però mi guardo indietro e dico che se il fisico non si fosse messo in mezzo, avrei potuto fare molto di più. E cosa posso farci?

Perché il nome “In fuga”?

Perché per me questa è una fuga da quello che sono stato. Sono stato un corridore e per il nome del negozio cercavo un nome dal gergo ciclistico che mi appartenesse. Mi rendo conto che nella mia vita non ho fatto tante fughe, però spero che questa qua sia quella più importante che mi porti lontano.

Gli arredi sono tutti su misura: nel negozio si vendono le bici Aurum, Hersh e Focus e si noleggiano e-Bike
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Ti mancherà la vita del corridore?

Ultimamente facevo fatica ad andare via da casa, ma era una fatica legata alla sofferenza fisica e quindi non andava bene. Ogni volta che preparavo la valigia, ero col magone a chiedermi: ma perché lo sto facendo? Il problema alla gamba persiste, ne ho girate tante. Ancora adesso sto andando in fisioterapia, stamattina ero a Bellinzona a farmi trattare dall’unico che un po’ mi ha tolto il dolore. Vorrei provare a stare bene perché un domani vorrei uscire in bici con i miei amici e uno dei migliori è Fabio Aru.

Anche lui ha si è operato all’arteria iliaca…

Infatti ci confrontiamo tanto su questo tema, perché abbiamo avuto praticamente lo stesso problema. La differenza è che lui era già un campione affermato, io avevo 22 anni e mi sono trovato a dover affrontare questo problema più grande di me. E alla fine cosa si fa? Ci si mette il cuore in pace, ma si vive lo sport in modo totalmente diverso.

I risultati più belli da U23: nel 2014 in maglia Trevigiani, Chirico vince il Memorial Rusconi
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Come si vive?

Fabio stesso negli ultimi anni non era il Fabio che conosco adesso. Era spesso nervoso perché essendo abituato alla competizione ad alto livello, a causa di questo problema era diventato solo un numero. Perdi sicurezza. Prima che venisse anche a me, nel 2015 a 23 anni feci un bel Giro d’Italia. Mi dissi che quello era l’inizio di un percorso, invece l’anno scorso dalla prima gara venne fuori il problema.

Il resto della mattinata se ne va in chiacchiere e racconti. La torta preparata da sua sorella per la festa a sorpresa per l’addio di Nibali. I percorsi di allenamento nella zona del lago. I ricordi dei compagni dei primi tempi, da Barbin a Rino Gasparrini che avrebbe meritato di passare. Milesi direttore sportivo e gli ultimi tempi da pro’ in quel clima pesante della squadra. Ora tutto questo appartiene al passato e forse un po’ di magone verrà a galla quando gli amici partiranno per i primi ritiri. Ma per il momento non ci pensa. E piuttosto abbiamo un problema: non ha ancora detto a sua madre che ha deciso di smettere. Speriamo l’abbia fatto prima dell’uscita di questo articolo…