Più volte abbiamo raccontato come quest’anno la Green Project-Bardianiabbia cambiato passo in termini di organizzazione. Un “piccolo” passo per ridurre il gap fra professional e WorldTour. Nuovi materiali, nuovo metodo di lavoro e nuovo staff medico. E su questo Alessandro Tonelli aveva espresso giudizi positivi.
Il nuovo staff medico della Green Project-Bardiani. Da sinistra: Andrea Giorgi, Maurizio Vicini e Borja Martinez GonzalezIl nuovo staff medico della Green Project-Bardiani. Da sinistra: Andrea Giorgi, Maurizio Vicini e Borja Martinez Gonzalez
Più sicurezza
Ma nel concreto cosa significa per un atleta avere un supporto simile? Cosa dà in più? E’ lo stesso Tonelli a fare chiarezza.
«Ti senti più sicuro – spiega con tono netto il bresciano – è un po’ come con il preparatore. Magari fai anche bene per conto tuo, con la tua esperienza, ma sapere di avere qualcuno che vede i tuoi errori, che ti corregge non è poco. Ti aiuta a migliorare. E loro ci “stanno sopra” parecchio… in modo positivo». Quando Tonelli dice” loro” si riferisce al “triumvirato” Vicini, Giorgi e Borja.
«Cosa è cambiato nella vita pratica? Non molto a dire il vero. Il peso al mattino me lo prendevo anche prima e informavo il mio preparatore. Adesso tramite una App lo invio anche allo staff medico. Lo staff medico a sua volta informa cosa va e cosa c’è da correggere al direttore sportivo di riferimento. In questo modo quando si sente con l’atleta gliene parla.
«Senza contare che tutto è coordinato anche con il preparatore: tutti sanno quali gare faccio, quando, cosa devo fare per arrivarci al meglio.
«Io credo che questo metodo di lavoro sia importante soprattutto per i più giovani, tanto più che fanno meno gare a tappe e più gare di un giorno quindi sono chiamati a continui “test”, devono fare da soli».
Dello staff medico e della performance fanno parte anche i massaggiatori e l’osteopata Emanuele Cosentino (foto Instagram)Dello staff medico e della performance fanno parte anche i massaggiatori e l’osteopata Emanuele Cosentino (foto Instagram)
Presenza costante
«Quel che mi ha colpito è che Vicini, Giorgi e Gorka sono molto presenti, soprattutto alle gare: almeno uno di loro c’è sempre. Prima e dopo ogni corsa ci fanno delle analisi, dei rilevamenti. Per esempio, prima della Strade Bianche ci hanno fatto la plicometria, che non eseguivamo da un po’. Oppure l’impedenziometria».
Il fatto d’interfacciarsi continuamente con lo staff medico che “ti sta sopra”, come dice Tonelli, apporta il beneficio di poter correggere sempre qualcosa e di evitare il più possibile gli errori.
«Faccio un esempio concreto – dice Tonelli – proprio con l’impedenziometria. Nelle ultime tappe delle gare majorchine ho preso molto freddo, nevicava anche. Ebbene qualche giorno dopo nelle prime due frazioni della Valenciana, ero in leggero sovrappeso. E proprio grazie a questo esame ci siamo accorti che ritenevo parecchi liquidi. Era una reazione al freddo. Così il medico ha parlato con il massaggiatore e si è optato per dei massaggi più drenanti e con l’applicazione di alcuni tape. In questo modo ho smaltito meglio e più velocemente quei liquidi, e quindi quel peso, in eccesso».
Ma i benefici possono essere anche nel lungo periodo. Tonelli racconta di esami e banche dati più approfonditi che consentono di capire meglio se si è più per le corse a tappe o per quelle di un giorno. Dipende dal recupero, dalla capacità di immagazzinare il glicogeno.
Tonelli (classe 1992) racconta che anche dopo la corsa sono sottoposti ad esami e rilevamenti preziosi ai fini della prestazioneTonelli (classe 1992) racconta che anche dopo la corsa sono sottoposti ad esami e rilevamenti preziosi ai fini della prestazione
Preparatore e staff
Insomma il supporto è di quelli importanti. Da ciò che racconta Tonelli, è facile capire perché abbia esordito con quella frase: uno staff così ti dà più sicurezza.
Alessandro è seguito da Claudio Cucinotta. Lo staff medico della sua squadra e il coach friulano sono in contatto e questo è un passo fondamentale. Ma è importante anche che il preparatore sia moderno ed elastico. Che sappia ben interagire con i programmi che la squadra ha per l’atleta. E potrà sembrare strano, ma non è così banale.
«Sono seguito da Cucinotta da molti anni. Con lui mi trovo bene anche perché Claudio si aggiorna continuamente. Su dieci lavori che faccio, cinque sono sempre i soliti, ma 5 sono totalmente diversi rispetto a 10 anni fa.
«All’inizio tutta questa attenzione da parte dell’intero staff ti può anche far storcere il naso, perché comunque le cose da tenere sotto controllo sono parecchie, ma poi vedi che in effetti le cose migliorano, che i risultati arrivano…
«E poi parliamoci chiaro – e qui Tonelli va a riallacciarsi al discoro del gap con le squadre WT – ti devi adattare al mondo che va avanti, altrimenti resti indietro. Mentre la vecchia scuola non la pensa così. Credono che bastino ancora solo le gambe. Chiaro, quelle servono, ma sono parte di un insieme: materiali, alimentazione…
«Oggi in termini di prestazione tra chi vince e chi arriva in gruppo c’è l’1% di differenza, ma in termini di materiali la differenza è molto maggiore. Va da sé che tutto conta».
Anche uno staff medico più preparato. Anche se… ti sta sopra!
Ci sono persone che non vedi, grazie alle quali le squadre si trasformano in gruppi vincenti. Per questo, al momento di dare vita al Tudor Pro Cycling Team, Fabian Cancellara ha chiamato Ricardo Scheidecker, con cui aveva lavorato ai tempi della Leopard-Trek. Il portoghese però era già impegnato con la Quick Step-Alpha Vinyl, in cui svolgeva il ruolo di Technical&Development Director e inzialmente ha declinato l’invito. Era lì da sei anni, quelli in cui la squadra è diventata il Wolfpack, ottenendo alcuni fra i risultati migliori della sua storia, fra cui il primo grande Giro.
Ricardo viene da Lisbona, ma vive fra l’Italia, Lussemburgo, Portogallo e Svizzera (foto Tudor Pro Cycling Team)Ricardo viene da Lisbona, ma vive fra l’Italia, Lussemburgo, Portogallo e Svizzera (foto Tudor Pro Cycling Team)
Dietro le quinte
Ricardo non parla con i giornalisti e non ha account social. E’ uno tosto: una sola parola e lavorare dietro le quinte, ma questa volta ha fatto un’eccezione. Perché alla fine ha lasciato la squadra di Lefevere? E come si fa a far decollare una squadra appena nata?
«Con Fabian – racconta in questi giorni alla Tirreno – sono amico da sempre, da quell’anno in cui abbiamo lavorato insieme alla Leopard. Lui è uno di quelli di cui ho sempre tenuto il numero di telefono, perché si è creata negli anni un’amicizia importante, basata sul rispetto e la riconoscenza reciproca. Mi ha sempre detto che il giorno in cui avesse fatto una squadra, sarebbe venuto a prendermi. Io però ero nella Quick Step. Gli ultimi sei anni sono stati i migliori della storia, forse migliori anche di quando c’erano Museeuw e Boonen. Per questo inizialmente gli ho detto di no.
«Quando però alla fine del 2022 mi sono reso conto che non avrei più potuto portare altro valore al team, ci ho riflettuto e ho accettato la nuova sfida. Non è stato facile lasciare quel gruppo di amici, ma adesso che ho conosciuto bene la realtà Tudor, dico che sarei stato uno stupido a non accettare l’offerta».
Il team svizzero ha bici BMC, abbigliamento Assos e auto Mercedes: scelte al top (foto Tudor Pro Cycling Team)Il team svizzero ha bici BMC, abbigliamento Assos e auto Mercedes: scelte al top (foto Tudor Pro Cycling Team)
Cosa facevi alla Quick Step?
Erano già un grande gruppo, ma gli mancavano la struttura, il metodo e il modo di mettere insieme i vari caratteri. Serviva qualcuno capace di fare da collante e io lo so fare. Alla fine dei conti, non sono un gestore. Non ho studiato alla Bocconi, come diceva il “Brama” per prendermi in giro. Ma alla fine siamo riusciti a ottimizzare il valore delle persone, spingendo tutti a dare di più. E qui alla Tudor si dovrà fare più o meno lo stesso. Sono felice di aver trovato un management capace di confronti costanti.
Siete partiti da zero?
Ho cominciato il primo ottobre e in questi cinque mesi abbiamo fatto tantissimo. Fabian ha investito nelle persone attorno ai corridori prima di investire nei corridori e questa è una cosa intelligentissima. Poi c’è Tudor. Li ho conosciuti a novembre, siamo andati a visitarli. Ecco perché dico che sarei stato uno stupido a rifiutare…
Cancellara è il proprietario del Tudor Pro Cycling Team. E’ stato lui a chiamare Ricardo ScheideckerCancellara è il proprietario del Tudor Pro Cycling Team. E’ stato lui a chiamare Ricardo Scheidecker
Perché?
Sono delle persone superlative. Degli uomini d’affari, logicamente, ma di un serietà, una classe, una riservatezza e una fiducia che non ho mai conosciuto nei 12-13 che faccio questo lavoro. Neanche quando eravamo alla Saxo Bank, che con Riis erano una cosa sola. Qui c’è il potenziale per arrivare lontanissimo. Se facciamo le cose per bene, saremo riconosciuti per la nostra competenza.
Che cosa ti ha chiesto Fabian?
Data la serietà del progetto, voleva l’esperienza di qualcuno che avesse gestito il dipartimento sportivo di una squadra importante. Fabian conosce le mie caratteristiche umane. Sa che persona sono e io so che persona è lui. Mi ha detto che, dovendo crescere un passo per volta, sarei stato un asset fondamentale nella costruzione della squadra e specificamente del dipartimento sportivo.
Froidevaux è campione svizzero 2022, ha 24 anni. Lo scorso anno ha vinto anche la Serenissima GravelFroidevaux è campione svizzero 2022, ha 24 anni. Lo scorso anno ha vinto anche la Serenissima Gravel
Quanto è cambiato il Fabian manager rispetto al campione?
Questa è una bellissima domanda. La sua essenza non è cambiata. E’ un uomo buono e di grande umanità. Umile a 360 gradi, di un altruismo veramente agli antipodi dell’egocentrismo che si potrebbe immaginare dopo una carriera come la sua. Fabian Cancellara è un’icona dello sport: in Svizzera c’è Federer e poi c’è lui. L’avevo lasciato 13 anni fa e ovviamente siamo invecchiati entrambi, ma lui è veramente maturato… benissimamente. Si può dire? Magari è una parola che non esiste, ma rende l’idea.
Dove è nata la tua esperienza?
Ho smesso di correre nel 1996 e sono andato a fare il meccanico per la Federazione portoghese. Ho sempre assorbito quel che riguarda il ciclismo, perché è una grande passione. Nel 2000 ho lasciato la nazionale. Pur essendo praticamente astemio, sono stato per cinque anni nel marketing delle bevande alcoliche. Nel 2005 sono tornato al ciclismo accanto al direttore tecnico del Giro del Portogallo e altre corse internazionali. Poi sono entrato all’UCI, dove ho guadagnato un enorme bagaglio amministrativo e la comprensione delle dinamiche politiche del ciclismo. Finché sono stato chiamato per costruire la Leopard-Trek di Flavio Becca.
Pellaud è uno degli acquisti di quest’anno: era alla Trek-Segafredo, non ha resistito al richiamo svizzeroPellaud è uno degli acquisti di quest’anno: era alla Trek-Segafredo, non ha resistito al richiamo svizzero
Con quale ruolo?
Facevo due lavori. La parte amministrava/finanziaria e un ruolo di raccordo con tutti i partner tecnici. E lì è cominciato il mio collegamento con la parte sportiva. Quando poi dopo due anni c’è stata la fusione con RadioShack, non mi identificavo più col progetto e sono andato via senza un lavoro. A giugno mi chiamò Riis. I budget erano chiusi, credo abbia fatto uno sforzo economico anche a livello personale per ingaggiarmi. Non mi scorderò mai di lui, è stato una persona molto importante nella mia vita e mi dispiace che non sia più nel mondo di ciclismo. Da Bjarne ho imparato tantissimo, lo spirito di squadra e tutto quello che poi ho portato con me alla Quick Step.
E adesso alla Tudor?
Io non sono bravo in niente, ma so capire le persone, la loro essenza, le capacità e le loro debolezze. Lo stesso studio che faccio su me stesso per dare il massimo, lo applico con gli altri. Questo è il segreto e credo che sia uno dei miei ruoli fondamentali, che non è scritto da nessuna parte, ma che per me è la priorità.
Reichenbach è uno degli uomini di esperienza. E’ pro’ dal 2013, nel 2019 è stato campione svizzeroReichenbach è uno degli uomini di esperienza. E’ pro’ dal 2013, nel 2019 è stato campione svizzero
Sei uno che ha portato delle regole o inizialmente hai osservato?
Ho osservato. Lascio lavorare le persone, soprattutto se, come in questo caso, arrivano da ambienti e storie diversi. Solo pochi hanno già lavorato insieme. Per cui ora sono nella fase di conoscenza, poi alcune cose andranno raddrizzate e altre continueranno così. Si tratta di adattare persone diverse, perché il risultato sia positivo. Io non ho problemi ad adattarmi, ma soprattutto ad aspettare. Credo nelle persone e le loro capacità, solo che avendo provenienze diverse, vanno accompagnate perché si integrino al meglio. E poi probabilmente andranno indicate, regole, matrici, processi e procedure nel modo più veloce, perché sennò la barca non va nella direzione giusta. Il mio concetto è dare fiducia a tutti, per avere in cambio la loro.
In questi primi mesi, segui la squadra o fai lavoro d’ufficio?
La squadra esiste nelle corse. Per cui in inverno abbiamo fatto tanto lavoro di ufficio e sulle varie piattaforme tecnologiche. Poi sono stato a entrambi i training camp, cosa che prima non facevo: stavo pochi giorni e andavo via. L’ultimo giorno del ritiro di gennaio, siamo andati in galleria del vento con cinque corridori. Cerco di essere presente il più possibile perché la squadra possa funzionare al meglio.
Tom Bohli, qui alla Tirreno, ha 29 anni e in precedenza ha corso alla BMC e poi alla CofidisTom Bohli, qui alla Tirreno, ha 29 anni e in precedenza ha corso alla BMC e poi alla Cofidis
Si punta a crescere?
L’investimento sulla struttura tecnica è quella che permette ai corridori di crescere, con la speranza di attrarne in futuro anche alcuni di spessore, anche perché offriamo un servizio di alta qualità. Abbiamo bici BMC, abbigliamento Assos, tutti nostri partner sono al top. Siamo una professional con la mentalità della WorldTour. Faccio spesso l’analogia con la Alpecin degli ultimi anni, che per attività e risultati non si è mai discostata troppo dal livello WorldTour. Che è cresciuta e ha smesso presto di essere solo la squadra di Van der Poel.
La struttura c’è.
Non abbiamo l’assillo della vittoria, ma vogliamo l’unione e l’aggressività in corsa. Poi le gambe faranno quello che possono, però dobbiamo essere uniti e dobbiamo dimostrare carattere. Questo è l’investimento per creare la nostra base, la nostra identità.
Julian Alaphilippe inizia il secondo anno da campione del mondo facendo tesoro degli errori del passato. Sarà meno impulsivo. Impossibile vincerle tutte
Una cicatrice sempre più marcata sul braccio destro. Un brutto infortunio che riporta Baroncini esattamente a un anno fa. Fortunatamente “brutto” solo dal punto di vista sportivo e non ai fini del suo proseguimento della carriera. Il radio destro di Filippo ha fatto di nuovo “crack” (per la terza volta, ndr) in seguito ad una caduta alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne.
Il primo pensiero va alla sfortuna che purtroppo ricade e colpisce spesso nello stesso punto. Ci siamo però chiesti se dietro a queste coincidenze ci possa essere una qualche variabile. Scopriamo insieme al Dottor Maurizio Radi del FisioRadi Medical Center che cosa aspetta a Filippo e perché è capitato un’altra volta…
Qui una foto d’esempio di una placca installata sul radio (foto di Daniele Bernabei fisioterapista)Qui una foto d’esempio di una placca installata sul radio (foto di Daniele Bernabei fisioterapista)
C’è una correlazione tra queste fratture? Si può ipotizzare una predisposizione a questo tipo di infortuni?
Assolutamente no, considerando la giovane età e il fatto che sia un atleta professionista, che dal punto di vista fisico sta bene. Discordo analogo per l’assunzione vitaminica corretta, soprattutto per quanto riguarda la vitamina D. Quindi escluderei una fragilità ossea.
Per lui è la terza volta in un anno…
Il rischio di nuova frattura se si ricade sopra una vecchia frattura, soprattutto se ha ancora la placca installata, è ricorrente. E questo è il caso che ha coinvolto Baroncini.
E’ una fattura comune?
Cadendo in bici, quando si ha un impatto a terra, si creano sia un colpo diretto, ma anche delle leve che portano alla frattura ossea. Purtroppo è ricorrente.
Qual’è la dinamica che porta a questo tipo di infortuni?
E’ facile che si vada giù con la mano e a quel punto andare a fratturare il polso è facile. Nei ciclisti sono ricorrenti le rotture di polso, spalla, clavicola o femore. Si cade su un’articolazione e se c’è un impatto importante a certe velocità è facile incorrere in questo tipo di infortuni.
La terza frattura al radio sempre alla mano destra l’ha subita alla Kuurne-Bruxelles-KuurneLa terza frattura al radio sempre alla mano destra l’ha subita alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne
Il fisico quindi non c’entra niente?
La sfortuna è il principale fattore. Non esistono corporature più o meno predisposte in questi atleti allenati. Curano ogni dettaglio ed escluderei queste supposizioni che implicano una fragilità ossea dell’atleta. Banalmente se cadeva a sinistra rompeva quello sinistro. Credo sia una triste coincidenza.
Come si recupera da un infortunio di questo genere?
Possiamo dire che se l’hanno operato è sicuramente una frattura scomposta che necessitava di un intervento chirurgico. C’è da dire che negli atleti di alto livello spesso e volentieri succede che se c’è il dubbio di operare o meno si cerca di effettuare l’intervento chirurgico e avere quindi una certezza di un recupero magari migliore e in tempi più brevi. Mettendo una placca, il recupero e la calcificazione ossea avviene meglio e prima.
Che fisioterapia viene prevista?
Ridurre e stabilizzare la frattura. Di solito viene posizionata una placca che si salda con delle viti che devono garantire la stabilità della frattura. Questa stabilità velocizza anche il callo osseo. Il velocizzare il callo osseo, ci permette di ottimizzare la ripresa. Dopo l’intervento vieni immobilizzato mettendo un gesso o in questo caso viene sostituito oggi da dei tutori termoplastici. Questo permette di far muovere le dita fin da subito all’atleta e non perdere quella parte di funzionalità che è importante tenere attiva.
Fisioradi si occupa di riabilitazione e fisioterapia anche specifica per il ciclismoFisioradi si occupa di riabilitazione e fisioterapia anche specifica per il ciclismo
Quanto tempo ci vuole per riprendersi?
Sono fratture che si possono risolvere nel giro di 5 o 6 settimane. A distanza di 15 giorni si fa una radiografia di controllo e si valuta che tutto vada bene. Si valuta se il tutore può essere già tolto per fare della fisioterapia antifiammatoria e passiva. Essendo un ciclista gli si può fare un tutore particolare per pedalare sui rulli già dopo una quindicina di giorni.
E’ difficile risalire in sella?
Con un intervento di questo tipo e un trattamento tempestivo, la frattura si può considerare superata nel giro di due o tre mesi. Quando risalirà in bici, continuerà a fare esercizi specifici per la mano, poi però la potrà concludere senza strascichi salvo imprevisti o complicazioni.
Un anno fa la frattura del radio alla Volta au Algarve (foto Instagram)Un anno fa la frattura del radio alla Volta au Algarve (foto Instagram)
La si può incasellare quindi tra gli infortuni con una ripresa più rapida?
Sì. A differenza delle articolazioni di caviglia, ginocchio o femore dove si è direttamente bloccati nell’atto della pedalata. Quando vengono interessate zone come polso, spalla e clavicola permettono di accorciare i tempi di recupero ma sopratutto di perdere meno tono muscolare in quanto si va a riprendere più velocemente la bicicletta anche solo sui rulli.
E’ una frattura che ci si porta dietro negli anni?
C’è un recupero effettivo. Più avanti ci sarà anche la possibilità di rimuovere la placca per evitare che in futuro crei fastidio al polso. Questo avviene di solito dopo un anno.
Come per la corporatura non esistono cause per quanto riguarda il modo di cadere…
Lo si può rompere o perché si butta la mano a terra oppure perché c’è un impatto diretto. Diciamo che la dinamica è semplice e istintiva. Quando si cade, questo tipo di fratture sono conseguenti a una dispersione di energia sull’asfalto o terreno che sia.
Con l’insolita cronosquadre alle spalle, in cui ha piazzato una stoccata finale terrificante, Tadej Pogacar entra nel vivo della Parigi-Nizza, che ha deciso di correre per la prima volta. Nei giorni di Siena alla Strade Bianche, si è parlato spesso della sua assenza e del fatto che il calendario internazionale non sia ben congegnato. Se la corsa francese fosse partita di lunedì come la Tirreno-Adriatico, Pogacar avrebbe corso sugli sterrati toscani e sfidato Pidcock. Ma evidentemente ASO ha voluto i due weekend di gara e l’UCI l’ha accontentata.
Wellens ha raggiunto Pogacar alla Parigi-Nizza dopo la Strade Bianche: per il belga un programma di classicheWellens ha raggiunto Pogacar alla Parigi-Nizza dopo la Strade Bianche: per il belga un programma di classiche
Perché non hai corso la Strade Bianche? Wellens l’ha fatto poi ti ha raggiunto in Francia…
Ho pensato che fosse una bella sfida farlo, ma alla fine la Parigi-Nizza è stata una scelta più sicura. Sarebbe stata davvero dura finire con un buon risultato in entrambe le corse. Non si sa in anticipo, ma se alle Strade ci fosse stato tempo cattivo, sarebbe servito qualche giorno per riprendersi da quel tipo di percorso e non avrei potuto permettermelo, dovendo correre la Parigi-Nizza. Wellens qui non deve preoccuparsi della classifica, c’è una bella differenza.
Perché fare la Parigi-Nizza e non la Tirreno?
Ho già fatto due volte la Tirreno e l’ho vinta. Era arrivato il momento di ravvivare il mio programma e cambiarlo un po’. Non avevo mai corso la Parigi-Nizza, non mi sembra tanto male. I primi giorni sono stati un po’ frenetici, la cronosquadra ha fatto un po’ ordine, ma sta venendo fuori una settimana veloce. Dopo la Ruta del Sol, mi sono allenato bene a Monaco, dove era più caldo che qui.
Pogacar ha vinto le ultime due edizioni della Tirreno-Adriatico (qui nel 2022 sul Carpegna), ma non aveva mai corso la Parigi-NizzaPogacar ha vinto le ultime due edizioni della Tirreno-Adriatico, ma non aveva mai corso la Parigi-Nizza
La Parigi-Nizza è anche il primo incontro/scontro con Vingegaard dai giorni del Tour…
E non nascondo che questo abbia messo del sale nella storia. Non vedo l’ora di sfidarlo in salita. Lui è in forma, penso di esserlo anch’io. Sarà una corsa divertente. Anche se non c’è solo lui.
Pensi che la sfida con Jonas sarà il sale della sfida?
Non credo. Mi avevano detto e mi sto rendendo conto che è una delle gare più dure della stagione. Tanti tifosi, maltempo, tante scalate, strade veloci e insidiose. Il vero test è con me stesso. Se vinco, è un bonus per la fiducia, ma non aggiungerà nulla sul Tour, che è ancora molto lontano. Sarebbe una grande gara che aggiungo al mio palmares.
Pogacar e Vingegaard si sono reincontrati per la prima in gara volta dopo il Tour: marcatura stretta fra squadrePogacar e Vingegaard si sono reincontrati per la prima in gara volta dopo il Tour: marcatura stretta fra squadre
Sono passate tre tappe, chi pensi sia il favorito?
Vingegaard in primis. Ha dimostrato al Gran Camino di essere davvero in forma. Poi c’è Simon Yates, che ha dimostrato più volte di poter vincere questa corsa. L’anno scorso fu davvero impressionante nell’ultima tappa, che si ripete identica quest’anno (il britannico arrivò a Nizza da solo, staccando Van Aert e Roglic, ndr). Quasi tutte le squadre hanno un corridore forte che punta alla classifica, sarà davvero imprevedibile.
Dove si decide la corsa?
Sulla carta, le ultime due tappe sono le più dure. La cronometro a squadre è stata importante. Ma tenendo conto anche del vento delle prime tappe, si deve essere concentrati ogni giorno.
Pogacar ha tenuto la maglia bianca dei giovani nelle prime due tappe: ora è passata a O’BrienPogacar ha tenuto la maglia bianca dei giovani nelle prime due tappe: ora è passata a O’Brien
Che cosa ti è sembrato di questa strana cronosquadre?
Le tattiche sono rimaste praticamente le stesse, con la differenza che gli ultimi chilometri sono stati un po’ diversi. Solo il finale mi è parso leggermente anomalo, ma in ogni caso per andare veloci serviva avere attorno i compagni.
Cosa sai dell’arrivo di oggi a La Loge des Gardes e quello di sabato al Col de la Couillole?
Conosco la tappa di domenica, perché vivendo a Monaco in qualche modo è una corsa di casa. So com’è la salita di sabato, ma perché l’ho vista su Google Earth e Veloviewer. Comunque, una salita è una salita. Che tu la conosca o meno, devi pedalare ed esprimere quanta più potenza possibile.
Pogacar ha debuttato al Fiandre lo scorso anno, tenendo subito testa a Van der Poel sui muriPogacar ha debuttato al Fiandre lo scorso anno, tenendo subito testa a Van der Poel sui muri
Pensi che la Parigi-Nizza ti servirà in vista delle classiche di primavera?
Penso che aiuterà. Se corri per vincere, devi essere al top della forma ogni giorno e io sono qui per la vittoria finale. Mi sento già bene, ma mi manca ancora un po’ di forma fisica. La Parigi-Nizza mi darà una spinta per i prossimi mesi.
Philippe Gilbert sostiene che puoi vincere tutti e cinque i monumenti. A lui manca la Milano-Sanremo. Vincerli tutti può essere un tuo obiettivo?
E’ una grande sfida. Ne ho già due, i due che meglio si adattano al mio profilo di corridore: la Liegi e il Lombardia. Ce ne sono altri tre che mi piacciono meno. Non è qualcosa per cui mi dannerò l’anima, vedremo dove andrò a finire. Prendiamo la Sanremo. Ogni anno ci arrivo più vicino, ma vincere è ancora molto difficile. Dopo 300 chilometri devi fare le cose alla perfezione sul Poggio, una salita molto corta. Proverò di nuovo, ho ancora molti anni davanti a me. Abito vicino a Sanremo, ci vado spesso in bicicletta. Ho già immaginato diversi scenari per quel giorno.
Pogacar è arrivato alla Parigi-Nizza per puntare alla generale e per questo ha saltato la Strade BiancheLa UAE Emirates ha chiuso la cronosquadre al 5° posto, a 23″ dalla Jumbo Visma
Vingegaard al confronto ha un programma più mirato sul Tour. Non pensi di correre troppo?
Penso che sarebbe noioso se ogni anno mi concentrassi solo sul Tour. Mi piace soprattutto scoprire altre cose di questo sport e vedere fin dove posso arrivare. Cerco nuove sfide e cerco di ricordarmi che il ciclismo, oltre ad essere il mio lavoro, è anche il mio hobby. Mi parlano di Merckx, paragone impossibile. Però anche a lui piaceva il suo sport e si poneva sempre nuove sfide.
Perché ti piace tanto il Fiandre?
Non lo so. Ce l’ho in testa dai mondiali di Leuven 2021. Sono rimasto sorpreso da quell’atmosfera speciale. E poi ho avuto la fortuna di partecipare ed è stato semplicemente spettacolare. Mi sono divertito come un bambino, dando tutto sino alla fine. Il Fiandre è stato una delle migliori gare che abbia mai fatto.
Dopo aver sentito Affini ecco l'altra squadra che cercherà di mettere i bastoni tra le ruote della UAE Emirates, la Ineos Grenadiers. Puccio ci dice tutto
Il Team UnoX, di matrice norvegese e danese, continua a far parlare di sé. I corridori si mettono in mostra nelle corse importanti, ma anche la dotazione tecnica è motivo di dibattito. Non in ultimo il casco utilizzato dagli atleti per le prove contro il tempo.
Che piaccia oppure no, è un’espressione della ricerca della massima efficienza e di sicuro la gratificazione estetica non è il primo fattore che è stato considerato. O meglio, il design è funzionale alla prestazione ed è il risultato dei dati raccolti nella galleria del vento. Entriamo nel dettaglio del casco sviluppato da Sweet Protection, Mips e proprio dalla UnoX.
L’esordio ufficiale del casco alla Volta ao Algarve 2023 (foto Szymon Gruchalski)L’esordio ufficiale del casco alla Volta ao Algarve 2023 (foto Szymon Gruchalski)
Lo zampino di Mips
C’è anche lo zampino svedese, perché Mipsnon è solo un sistema di protezione che aumenta il potere di slittamento del casco in caso d’impatto, grazie alla distribuzione delle forze negative, ma è anche una parte attiva in fatto di sviluppo, presa di coscienza della sicurezza ed è un marchio che nasce nel polo universitario di Stoccolma.
Tanta galleria del vento e simulazioni virtuali (foto Sweet Protection)Tanta galleria del vento e simulazioni virtuali (foto Sweet Protection)
UnoX e la Formula1
Il team UnoX rappresenta in questo caso il veicolo dei test sul campo, il collegamento con Mips porta anche all’utilizzo di tecnologie aerodinamiche normalmente impiegate in ambito motoristico con la F1.
«Quando si lavora e si ricerca il miglior risultato possibile a questi livelli – dice Casper Von Folsach, Performance Manager e coach del Team UnoX – è fondamentale azzerare le variabili in gioco, o comunque avere il maggior controllo possibile su di esse. Inoltre è fondamentale tradurre la potenza espressa sui pedali,trasformandola in velocità. La più grande variabile del binomio bicicletta/corridore è proprio quest’ultimo ed è difficilmente controllabile. Ma si può intervenire sugli equipaggiamenti indossati dall’atleta ed il casco è un punto critico.
«Questo casco porta con sé un’innovazione incredibile – prosegue Folsach – per via della ricerca e per gli ingenti investimenti che sono stati fatti nello sviluppare una serie di tecnologie, soluzioni che saranno utili anche in futuro per l’evoluzione di altre categorie. Il Redeemer V2i utilizzato dai ragazzi del Team UnoX ha l’obiettivo primario di convogliare i flussi d’aria attorno alla testa, limitando gli effetti negativi che si generano con l’impatto sulle spalle e contro il torso».
Coprire il più possibile le spalle del corridore (foto Szymon Gruchalski)Coprire il più possibile le spalle del corridore (foto Szymon Gruchalski)
Lo stack anche per i caschi
Lo stack, termine che si riferisce ad una quota geometrica della bicicletta e molto utilizzato negli ultimi anni, identifica l’altezza da un punto A ad un punto B. Nel caso del casco, un ridotto valore dello stack sta a significare un’altezza frontale ridotta, con una conseguente riduzione della superficie che impatta contro lo spazio.
«Il design complessivo del Redeemer Mips – ancora Folsach – è ottenuto anche grazie all’impiego di materiali con densità diverse. La forma permette al corridore di sfruttare le potenzialità del prodotto -continua Folsach – e di trovare sempre il perfetto allineamento anche in caso di vento laterale. In questo modo si minimizzano gli effetti negativi del drag e la performance non è mai sacrificata, c’è sempre un vantaggio. Quest’ultimo è difficile da quantificare, perché la vita reale e molto differente dalla galleria del vento».
La fascia in carbonio e il foro centraleLa fascia in carbonio e il foro centrale
Il bypass per l’aria
Al centro del casco c’è un vero e proprio buco che prende il nome di Laminar Flow Bypass. Non è un canale di ventilazione, ma ha il compito di aumentare l’efficienza aerodinamica complessiva, anche quando spira il vento laterale: la situazione peggiore. Non solo: il foro e i due canali interni, destro e sinistro, diventano dei convogliatori che aiutano a mantenere la posizione più efficace della testa e si comportano come una sorta di acceleratore.
Questa forma strana, creata per essere efficiente (foto Szymon Gruchalski)Questa forma strana, creata per essere efficiente (foto Szymon Gruchalski)
Come è costruito
Il casco Redeemer V2i adotta una calotta ottenuta grazie ad una laminazione multipla di policarbonato, materiale mai usato in precedenza. Ha diversi spessori in base alle zone ed è combinato con del tessuto in carbonio pre-preg. Internamente è inserita la slitta Mips della categoria Air Node. L’ancoraggio del Mips è dedicato e sviluppato in modo specifico, così come i piccoli pads (imbottiture). Comprende una visiera con delle prese d’aria superiori per una corretta espulsione dell’umidità.
Lo sviluppo del Redeemer V2Vi Mips di Sweet Protection è iniziato nel 2019 e ha debuttato alla Volta ao Algarve 2023. Come vuole il protocollo UCI, anche questo casco deve essere reso disponibile per il pubblico. Sarà sul mercato nel corso dei mesi autunnali del 2023, ad un prezzo (ancora da definire nei dettagli) di 450 euro. In aggiunta abbiamo posto un paio di quesiti aThomas Laersen Roed, senior Designer di Sweet Protection.
Thomas Laersen Roed, senior Designer di Sweet Protection (foto Sweet Protection)Thomas Laersen Roed, senior Designer di Sweet Protection (foto Sweet Protection)
Quali sono le risorse impiegate per sviluppare il progetto Redeemer?
Abbiamo investito oltre 100 ore con i moduli CFD, al pari degli studi aerodinamici utilizzati inF1. C’è stata una scansione 3D completa degli atleti e ogni dato raccolto, anche nelle fasi successive ai test, è stato sovrapposto ad altri.
Quale è stata la parte più difficile da sviluppare e quale da produrre?
In termini di sviluppo la geometria complessiva del prodottoha richiesto un impegno non tracurabile, perché ha toccato diversi aspetti, alcuni dei quali mai affrontati in precedenza. In fatto di produzione ci sono diverse criticità, perché anche in questo caso, per alcune parti del casco sarà una sorta di prima, come ad esempio la fascia di carbonio frontale. Questo significa variare anche delle convinzioni produttive.
Quanto pesa il Redeemer?
Dipende dalla taglia, ma comunque il valore alla bilancia di riferimento è di poco superiore ai 400 grammi.
Stamattina Marta Cavalli è entrata nuovamente dal portone nell’Istituto Comprensivo Marco Gerolamo Vida di San Bassano, invitata a parlare della sua vita, del ciclismo, dello sport e di come lo si possa collegare alla scuola. Ha parlato di cultura alimentare e di sicurezza stradale, poi è tornata a casa ed è uscita per allenarsi.
«E’ stata una bella emozione – racconta – perché mi sono proprio rivista nei ragazzi e nella loro sorpresa nell’avere a che fare con qualcuno di più giovane, perché comunque sono sempre con professori che hanno un’età superiore. Avere davanti una ragazza più giovane li ha resi più partecipi e questo mi ha fatto piacere. E mi sembrato di tornare indietro nelle stesse emozioni. Anche a me è piaciuto molto perché mi sono raccontata in un modo diverso e ho visto lo stupore negli occhi dei ragazzi. Spero che abbiano trovato anche loro la stessa motivazione che ho io.
«E’ stata proprio una bella esperienza. Sono stata dalle 10 alle 12. Ho parlato per un’oretta, poi quando ho chiesto se ci fossero domande, i ragazzi si sono scatenati. La domanda più interessante è stata se mi sarei mai immaginata di arrivare dove sono adesso. Mentre per la più strana mi hanno chiesto la velocità massima mai raggiunta. Ero indecisa se dire la verità o meno. I ragazzi tendono ad emulare le cose pericolose, quindi non sapevo se dire che in discesa si arriva “facilmente” a 100 all’ora. Alla fine ho detto la verità. E a quel punto… boato di sorpresa generale!!!».».
La FDJ Suez non le mette fretta: il suo processo di crescita è ancora nel pienoLa FDJ Suez non le mette fretta: il suo processo di crescita è ancora nel pieno
Inizio faticoso
Il suo inizio di stagione è stato problematico. Dopo un inverno positivo, all’inizio delle corse Marta non ha avvertito le sensazioni che si aspettava. E così, con una decisione inattesa ma fondata, la squadra l’ha vista correre al UAE Tour e poi alla Het Nieuwsblad e poi l’ha fermata.
«Sto facendo un po’ fatica – spiega – più che altro con il ritmo gara, quando proprio la corsa si fa dura, anche in pianura. Ho sentito di essere un po’ in deficit. I tecnici dicono che può risalire tutto alla caduta del Tour. E proprio guardando questo aspetto, ho capito che era necessario prendersi ancora qualche giorno, qualche settimana per definire bene la condizione e riparare queste piccole mancanze».
Dopo le prime due gare, il 2023 di Cavalli si è interrotto per un supplemento di preparazione (foto FDJ Suez)Dopo le prime due gare, il 2023 di Cavalli si è interrotto per un supplemento di preparazione (foto FDJ Suez)
Sei sempre rimasta a casa per lavorare?
Nessun ritiro, sono a casa. Adesso il clima è più gradevole, quindi si lavora bene. La preparazione è tutta proiettata sul miglioramento, perché le basi le ho fatte e sono anche belle solide. Quindi si lavora più per cercare lucidità, brillantezza e ritmo gara.
Non sarà anche che dovendo fare classiche, Giro, Tour, mondiale e tutte le corse che vengono dopo il mondiale, sia anche utile partire un po’ più piano?
Dipende dagli obiettivi. Come primo avevo fissato la Strade Bianche e comunque avevamo visto che, gestendo bene una fase di recupero a metà stagione, si sarebbe potuto fare tutto il programma. In questo modo, con meno gare nelle gambe, sicuramente rivedremo il calendario. Detto questo, non c’è ancora una data di rientro. Guardiamo ai prossimi giorni, magari si potrebbe correre al Binda o magari no. Il giorno in cui dovessi star bene, sarei la prima a dire di provare e loro mi inserirebbero. Però l’importante è prendersi il tempo giusto, non c’è la fretta di rientrare a tutti i costi.
Longoo Borghini e Cavalli: sul fronte delle corse dure, due colonne del ciclismo italianoLongoo Borghini e Cavalli: sul fronte delle corse dure, due colonne del ciclismo italiano
La stai vivendo sorprendentemente bene…
Allora, con calma (sorride, ndr). I primi giorni non è stato facile, però adesso la sto prendendo giorno per giorno. Anche come un’opportunità per capire meglio quali effetti abbiano su di me certi allenamenti. Il 2022 è stato un anno importante, dove ho ottenuto dei risultati veramente sorprendenti, ma lo considero parte di un processo di crescita. Quest’anno non devo arrivare ancora a quel livello, ma devo cercare di migliorarmi e per farlo a volte può esserci anche l’inconveniente di non vincere. Il problema è che ormai si è creata l’aspettativa, quindi se non vinco, la gente si interroga. Noi invece lo vediamo più razionalmente, come un processo di crescita.
Aspettativa della gente, oppure anche di Marta?
No, bè, anche mia.
Il UAE Tour ha fatto capire a Cavalli che manca la necessaria brillantezza anche in pianuraIl UAE Tour ha fatto capire a Cavalli che manca la necessaria brillantezza anche in pianura
Che tipo di preparazione stai facendo?
L’attività principale è il dietro motore. Un esercizio di sforzi brevi, ma intensi. Un’intensità non troppo protratta nel tempo, quindi più volate, allunghi, accelerazioni. Anche se non lo abbiamo ancora definito, stavo pensando anche a fare qualche passaggio in pista.
Hai seguito la Strade Bianche?
Ho visto la replica quando sono rientrata, perché prima ero fuori in bici. E’ uscita una bella corsa. Quando ho visto Vollering e Kopecky, inizialmente pensavo che dall’ammiraglia gli avessero comunicato di giocarsela. E così è stato, ma inizialmente sembrava che non fossero proprio contente l’una dell’altra. Riguardando i video, si vede che comunque appena dopo l’arrivo si sorridono. Quindi credo che sia emersa forse più la stanchezza di una gara dura, rispetto all’emozione di aver fatto prima e seconda. Avremo comunque l’occasione nelle prossime settimane e nelle prossime gare, di vedere se fra loro c’è della ruggine, per poterne magari approfittare.
L’Het Nieuwsblad è stato l’ultima corsa finora di Marta Cavalli e si è conclusa con il ritiroL’Het Nieuwsblad è stato l’ultima corsa finora di Marta Cavalli e si è conclusa con il ritiro
Cosa ti è parso di Van Vleuten che non è riuscita a rispondere?
Credo che sia frutto di una preparazione. Ora come ora, il livello è cresciuto tantissimo rispetto agli ultimi due anni. Ora il gruppo di atlete che possono giocarsi le gare è molto più ampio. Sono tante quelle che riescono ad arrivare brillanti nei momenti chiave. E se lei ora è in preparazione per le Ardenne, non essendo già al 100 per cento, non è più una bomba come al solito. Una volta il suo 90 per cento le bastava per fare la differenza, ora non è più così. Sa di non avere ulteriori margini di miglioramento. E avendo deciso di ritirarsi a fine anno, avrà concentrato i suoi sforzi sugli obiettivi che vuole davvero centrare.
Van Vleuten domina anche a La Super Planche des Belles Filles e conquista il Tour Femmes. Marta Cavalli avrebbe potuto contrastarla come al Giro Donne?
Giovanni Carboni è ripartito, già da settembre della scorsa stagione, dalla Kern Pharma, team professional spagnolo. Il corridore di Fano aveva trovato continuità in vista del 2023, pronto a ripartire. Non tutto però è andato nel verso giusto, Carboni dopo le prime gare tra Spagna e Oman, si trova in questi giorni sul Teide…
Il calendario di Carboni è iniziato con la Valenciana, poi Tour of Oman e Gran Camino, tanti chilometri per crescere di condizioneCarboni ha iniziato con la Valenciana, poi Tour of Oman e Gran Camino, tanti chilometri per crescere di condizione
L’incidente
L’obiettivo era lavorare con la squadra in vista dei prossimi impegni, gli allenamenti però sono stati interrotti da un macchina, che nel parcheggio dell’hotel in cima al vulcano ha deciso di mandare a terra il povero Carboni.
«Per entrare nell’hotel c’è una strada secondaria – racconta – con dei parcheggi a sinistra. La vettura in questione si è fermata ed io ho pensato che stesse per svoltare a sinistra ed entrare nei parcheggi, così sono passato a destra. Il passeggero ha aperto inavvertitamente la portiera e io nell’evitarla sono finito a terra. Mi sono fatto una “bella” notte in ospedale venerdì, i medici pensavano mi fossi rotto la rotula, per fortuna si tratta solamente di un ematoma. In compenso mi sono ritrovato con sette punti in volto, non ho capito bene in che modo me li sono procurati.
«Il ginocchio sta meglio – prosegue – oggi (lunedì, ndr) il fisioterapista mi ha detto che possiamo iniziare con un po’ di riabilitazione. Meglio perché non mi sono rotto nulla, ma sicuramente una settimana di allenamento la perderò. Non il modo migliore per iniziare, anzi proseguire la stagione. Anche perché nel frattempo, in ospedale, mi sono preso un virus gastrointestinale. Dovevo rimanere in ritiro con la squadra fino al 17 marzo e dal 19 avrei ripreso a correre con focus sui Paesi Baschi e sul Tour of the Alps».
Arrivato sul Teide venerdì per allenarsi in vista dei prossimi impegni, il giorno stesso l’incidente che lo ha rallentato (foto Instagram)Arrivato sul Teide venerdì per allenarsi in vista dei prossimi impegni, il giorno stesso l’incidente che lo ha rallentato (foto Instagram)
La nuova squadra
Nonostante questo non sia un momento propriamente roseo, parliamo volentieri con Carboni. L’intento è quello di sbirciare all’interno della professional spagnola. Un mondo che abbiamo avuto poche opportunità di vedere da dentro, il marchigiano sarà il nostro “infiltrato”.
«Mi sono buttato in questa avventura – dice Carboni – ho trovato un ambiente piccolo, ma di grande umanità. E’ un team con una mentalità buona e con tanta professionalità. Mi trovo bene qui soprattutto per questo, capiscono il corridore e si lavora su tutti gli aspetti: dalla preparazione ai materiali. Le bici Giant sono le stesse usate dalla Jayco-AlUla, chiaramente il team WorldTour ha la priorità nella fornitura dei materiali ,ma a noi non manca nulla».
Il marchigiano è approdato alla Kern Pharma nel settembre del 2022Il marchigiano è approdato alla Kern Pharma nel settembre del 2022
Culture simili
Spagna e Italia sono caratterizzate da culture e tratti sociali, simili. Le differenze, come logico che sia, ci sono e con Carboni proviamo ad addentrarci in queste.
«Come ambiente mi sembra davvero similare all’Italia su molti aspetti – parla Carboni – ci sono ovviamente delle differenze. Devi essere, in primo luogo, pronto ad imparare la lingua. Io ho iniziato a studiare spagnolo per capire meglio i compagni e tutto lo staff. Serve per entrare meglio nei meccanismi perché a volte rischi di rimanere fuori dai legami. Anche se gli spagnoli, per indole, sono molto inclusivi. All’interno dell’ambiente squadra non c’è stress, si guarda più alla prestazione che al risultato. In gara, non si corre con l’eccessiva foga che a volte ho trovato in Italia, si ha più testa.
«Sono stato molto in Spagna in questi primi mesi, più per esigenza del team, visto il calendario. Dopo il debutto alla Valenciana avevamo solo pochi giorni prima di partire per l’Oman, così sono rimasto lì. Allo stesso modo, prima di iniziare il Gran Camino ho alloggiato a Pamplona, dove c’è la sede del team. In Spagna ho notato una grande cultura della bici e più rispetto per il ciclista rispetto all’Italia. Il clima è simile a quello di casa, forse leggermente più caldo».
Con i compagni c’è un buon feeling, la squadra è molto aperta e si corre senza troppo stress (foto Instagram)La bici è la stessa in dotazione al team World Tour Jayco AlUla (foto Instagram)Con i compagni c’è un buon feeling, la squadra è molto aperta e si corre senza troppo stress (foto Instagram)La bici è la stessa in dotazione al team World Tour Jayco AlUla (foto Instagram)
Calendario
Carboni, nonostante il momentaneo stop, ha corso molto in questo inizio di stagione. La Kern Pharma ha preso parte a molte corse, sia di prima che di seconda fascia. Un calendario pieno nonostante sia una professional.
«Personalmente – riprende – ho svolto solo gare a tappe, mi servivano per alzare i giri del motore in vista delle prossime. Anche se questo stop un po’ rimescolerà le carte in tavola, spero di riuscire a partecipare comunque a Paesi Baschi e Tour of the Alps. Nonostante la Kern Pharma sia una professional, ha comunque una buona programmazione, poi chiaramente ci sono delle corse alle quali dovremo attendere l’ufficialità dell’invito.
«La squadra però ha una grande considerazione, non solo in Spagna. ASO la vede di buon occhio ed è spesso invitata alle corse francesi, grazie a questo nella prima parte di stagione abbiamo fatto costantemente doppia attività. In più, come detto prima questo bel rapporto con ASO ci permette di prendere parte anche a gare importanti nelle Ardenne. Siccome la Kern Pharma è uno dei migliori team spagnoli, siamo sempre in lizza per partecipare alla Vuelta».
Carboni (secondo da sinistra) è l’unico italiano del team, si è messo a studiare lo spagnolo per entrare meglio nei meccanismiCarboni (secondo da sinistra) è l’unico italiano del team, sta studiando lo spagnolo per interagire meglio con compagni e staff
Sponsor e team
I dettagli differiscono non poco da quello che siamo abituati a vedere, le parole di Carboni ce lo confermano. Tutto ciò passa anche dall’atteggiamento dei manager e dello sponsor stesso.
«L’organizzazione è elevata – replica Carboni – ma non si guarda solo allo sport, ma anche alla persona. L’opinione del corridore viene presa in considerazione ed ha un peso. Ogni decisione è condivisa, un dettaglio fondamentale nel ciclismo, ma anche nello sport in generale. Negli ultimi anni lo stress è aumentato tanto, bisogna avere il piacere di fare determinate cose. Altrimenti, come si è visto, si fa sempre più fatica a fare il corridore.
Un esempio, da questo punto di vista, arriva dallo sponsor stesso: Kern Pharma. La prima volta che ho conosciuto l’amministratore delegato dell’azienda, nel presentare il nuovo anno ha voluto specificare che la prestazione conta, ma fino ad un certo punto. La sua vittoria sarebbe quella di vederci di nuovo tutti a gennaio 2024, questo vorrebbe dire che tutti si è stati validi, seri e si è fatto un anno all’altezza. Uno sponsor che parla in questi termini e non esclusivamente di vittoria mi ha sorpreso, in Italia non ero abituato di certo in questo modo. Da noi si parla solo di vincere, qui no e anche per questo sono contento della mia scelta».
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Tra poche ore alla Parigi-Nizza si corre una cronosquadre che in qualche modo è già nella storia. Diversamente dalle solite volte, il tempo infatti sarà preso sul primo atleta e non sul quarto. Il che è una rivoluzione sostanziale. Come verrà affrontata? Ne abbiamo parlato con Simone Pedrazzini, direttore sportivo della UAE Emirates di Tadej Pogacar.
Simone Pedrazzini (classe 1967) è uno dei direttori sportivi della UAE Emirates. E’ in questo gruppo dal 2014Simone Pedrazzini (classe 1967) è uno dei direttori sportivi della UAE Emirates. E’ in questo gruppo dal 2014
Cronosquadre vera?
La tappa in questione sarà la terza di questa Parigi-Nizza. E’ un anello di 32,2 chilometri con partenza e arrivo a Dampierre-en-Burly, nel cuore della Loira, ma sarebbe meglio dire della Francia (è quasi al centro geografico della Nazione). Il suo percorso è pianeggiate o leggermente vallonato.
In molti, tra cui un grande della specialità come Stefan Kung, hanno detto che non è una vera cronosquadre.
In realtà non è proprio così, secondo noi… e anche secondo quel che ci ha detto Pedrazzini. In primis perché il primo atleta che taglia il traguardo dà il tempo a tutta a la squadra, in una sorta di tutti per uno e uno per tutti, e poi perché comunque bisognerà correre compatti ugualmente. Magari cambierà un po’ la tattica, quello sì.
L’altimetria filante della cronometro a squadre, terza tappa della Parigi-Nizza 2023 Il finale rispecchia il resto della crono: vallonato e veloce. Discorso diverso se il tempo sul primo fosse stato preso in cima ad una salitaL’altimetria filante della cronometro a squadre, terza tappa della Parigi-Nizza 2023 Il finale rispecchia il resto della crono: vallonato e veloce. Discorso diverso se il tempo sul primo fosse stato preso in cima ad una salita
Simone, cosa vi sembra questa crono?
Noi abbiamo fatto la ricognizione venerdì scorso. Siamo partiti appositamente un giorno prima per venire a vederne il percorso. Abbiamo cercato di visionarlo al meglio che potevamo per non lasciare nulla al caso.
UAE Emirates sta cambiando marcia in quanto ai materiali. Anche ieri alla Tirreno in una crono per super specialisti ne avete piazzati due nei primi sette. La ricognizione è servita anche per scegliere i materiali?
Sì, ci stiamo lavorando parecchio, ma sono lavori che richiedono tempo per avere determinati risultati. Però vediamo che i ragazzi sono contenti, hanno fiducia in questi materiali. Vedono che sono buoni e quindi si sentono più sicuri e motivati. Poi per noi della UAE Emirates era importante migliorare in una specialità in cui fino ad oggi avevamo fatto fatica… Tadej a parte!
Veniamo al nocciolo della questione: il tempo sarà preso sul primo e non sul quarto. Quindi si corre apertamente solo per il leader?
In realtà con il fatto che il tempo si prende sul primo ci aspettavamo un arrivo ben più duro, ma così non è. Noi non crediamo che poi alla fine arriverà realmente un solo corridore. Immaginiamo ne possano arrivare anche tre. Si tratta di un percorso veloce, anche nel finale e non so quanto realmente potranno fare la differenza corridori da soli.
La Jumbo-Visma è favorita. Magari Affini (qui in testa), a 14″ da Pedersen, nel finale potrebbe dare una “botta” e conquistare la leadershipLa Jumbo-Visma è favorita. Magari Affini (qui in testa), a 14″ da Pedersen, nel finale potrebbe dare una “botta” e conquistare la leadership
La vostra tattica?
Per dire, Tadej non si risparmierà. Lui e i ragazzi, soprattutto, lavoreranno in base alle loro possibilità. Poi magari ci sta che nel finale Pogacar dia un’accelerate delle sue e che resti da solo. Ma questo avverrà non per una scelta tattica.
Voi oggi sapete tutto dei vostri atleti, specie prima di una crono. Sapete che quel corridore può stare a 400 watt per un tot di chilometri o a 500 watt per un tot secondi. Avete già un’idea di chi tirerà, di come sarà gestito lo sforzo?
I dati li abbiamo, ma non pensiamo ad una crono per uno solo. La prestazione arriverà restando compatti. Lo sforzo sarà molto intenso per tutti, poi negli ultimi 500 metri chi ne avrà di più andrà avanti. Occhio però anche ai dati. Siamo già al terzo giorno di corsa. Veniamo da due tappe non impossibili, ma molto combattute: è diverso da una cronosquadre al primo giorno. I ragazzi pedaleranno anche in base alle loro sensazioni del momento. Dovranno gestirsi.
La gestione è fondamentale, anche perché la crono non è così corta…
E anche se noi, in base ai dati che abbiamo, diciamo a uno che deve tirare per 30” ma può farlo per 15”, la sua crono durerà molto. Si squilibra tutto e cala la resa.
Dopo l’arrivo, ieri Pogacar ha fatto il defaticamento sui rulli con la bici da crono (foto Instagram)Dopo l’arrivo, ieri Pogacar ha fatto il defaticamento sui rulli con la bici da crono (foto Instagram)
Hai detto che probabilmente arriverà più di un corridore, ma la gestione degli atleti come sarà? È ipotizzabile che chi deve arrivare davanti, ai -3 chilometri salti qualche cambio e quell’atleta o due che danno tutto prima possano staccarsi? O vedremo un’impostazione più tradizionale?
Come detto l’obiettivo è restare uniti e in tanti più a lungo possibile per fare più velocità. L’organizzazione ha previsto una media oraria di 54-55 all’ora e anche noi crediamo si viaggi su quelle velocità. In più non dovrebbe piovere e non dovrebbe esserci un grande vento. Quindi più si sta compatti e meglio è.
I corridori ti sembrano interessati a questa nuova formula?
Beh, quando c’è Tadej in corsa tutti danno il 200%. Lo vediamo sempre. Anche in questi primi due giorni si sono impegnati al massimo per gli sprint intermedi (Tadej ha guadagnato 12″ in tutto, ndr), andando a caccia di abbuoni che potrebbero essere decisivi per la corsa. Di certo vorranno dare tutto anche oggi. Non partiamo da favoriti, ma vogliamo fare una crono al meglio delle nostre possibilità.
Juan Ayuso è pronto a dare assalto alla sua seconda Vuelta. Punta in alto e lo nasconde solo in parte. Ma la sfida con Vingegaard, Roglic ed Evenepoel lo stuzzica
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Dopo aver vinto la crono di apertura della Tirreno-Adriatico, Ganna ha ringraziato Cioni che lo seguiva sull’ammiraglia. Il percorso di Lido di Camaiore prevedeva due curve e una chicane: che cosa può avergli detto di così decisivo?
Lo abbiamo chiesto al toscano, che stasera lascerà la Tirreno-Adriatico per rientrare in corsa alla Per Sempre Alfredo e poi il Coppi e Bartali.
«Che cosa gli ho detto? Pippo è molto preciso – comincia Cioni – su tutto quello che riguarda le condizioni dell’asfalto. Le buche e i tombini. Quindi, anche se era un percorso facile, di buche ce n’erano e c’erano delle cose da trasmettere. Specialmente adesso che, con le posizioni estremizzate, non guardano più tantissimo avanti. Quindi se li aiuti a impostare la linea giusta, possono stare più tempo in posizione. Sono più aereodinamici. Se non devono guardare troppo avanti, riescono a tenere la posizione migliore. E questo su un percorso così veloce aiuta parecchio».
Il percorso della prima tappa prevedeva due curve e una “esse” per immettersi nel finaleIl percorso della prima tappa prevedeva due curve e una “esse” per immettersi nel finale
Questo significa che il sopralluogo sul percorso lo fate insieme o lo fai solo tu e lui si fida di cosa gli dici?
A volte io faccio un pre-sopralluogo. Però poi ne facciamo sempre uno insieme, in cui si confermano le varie note. Ieri si è fatto solo una volta, solo quello insieme. Lui davanti in bici con la radio e io dietro con l’ammiraglia. Lo seguivo e vedevo dove passava e gli chiedevo conferma. Poi se vedevo se c’era qualche buco, qualche tombino importante lo segnavo io. Di solito guido io e accanto ho chi prende nota. Altrimenti faccio guidare qualcun altro e sono io che scrivo. Alla fine del sopralluogo ho in mano una sorta di road book con tutte le problematiche del percorso.
Cosa c’è scritto?
Su un percorso più tecnico, fra le indicazioni si includono anche le curve, che però ieri non c’erano. In tutto gli avrò dato 20-25 indicazioni. Non abbiamo codici particolari, di solito gli scambi sono abbastanza semplici. Non ieri, lo ripeto, però in genere si indicano le posizioni, se stare con le mani sopra o sulle protesi. Se una curva è impegnativa si discute prima se c’è da frenare o non frenare, quindi può essere “full” o “frenare”. Ad esempio su percorsi più impegnativi, ci possono essere alcune curve che hanno la linea lunga, in cui bisogna stare larghi e poi chiudere. Oppure si dà l’indicazione se una curva ha l’uscita veloce o quando sono cieche o se tornano indietro. Però in genere, Pippo ha un’ottima memoria fotografica.
Cioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi, quando il Team Ineos Grenadiers era ancora SkyCioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi, quando il Team Ineos Grenadiers era ancora Sky
In quali occasioni allora l’indicazione diventa decisiva?
Quando magari sei in una corsa a tappe e non c’è la possibilità di fare una ricognizione, è chiaro che avere comunque una conferma dalla macchina li tranquillizza.
Si entra anche nel merito del quando spingere oppure cambiare rapporto?
Sì, anche se non era ieri il caso. Se si va verso una salita e c’è un punto che è stato identificato come passaggio importante, nelle note viene inserita la cambiata. Poi ci possono essere informazioni su potenze target da ricordare in alcune sezioni. Ma ormai non possiamo più essere in collegamento e vedere i loro dati tramite il Garmin, per cui la gestione dei rapporti e dei wattaggi sta tutta sulle sue spalle. In base alla simulazione che si è fatta prima della gara, puoi dare dei riferimenti di cui tenere conto.
Ganna sapeva di avere una grande occasione: eccolo con Velo, cittì azzurro della cronoGanna sapeva di avere una grande occasione: eccolo con Velo, cittì azzurro della crono
Ieri al giro di boa è stato super cauto.
Sulla bici c’è Pippo. Se vuole fare un passaggio a 50 all’ora, è lui che prende la decisione finale. Ieri a tornare ha fatto in tranquillità anche l’ultima S, senza prendere rischi, perché comunque sapevamo che stava facendo un gran tempo. E soprattutto, cadere non piace a nessuno.
Che tipo di informazioni gli hai dato sui tempi?
Solo l’intermedio al passaggio, quando hanno comunicato i 10 secondi di vantaggio. In genere lui vuole l’informazione, quindi il riferimento con altri corridori, ma quello a volte cambia. Ogni corridore vuole le note a suo modo, Pippo vuole i distacchi.
La posizione di Ganna è cambiata grazie alle nuove regole: protesi inclinate di 30° e 14 mm più alte: ridotto l’impatto frontaleTirreno 2022, le protesi sono meno inclinate, quindi più basse: difficile nascondersi con la testa dietro le maniLa posizione di Ganna è cambiata grazie alle nuove regole: protesi inclinate di 30° e 14 mm più alte: ridotto l’impatto frontaleTirreno 2022, le protesi sono meno inclinate, quindi più basse: difficile nascondersi con la testa dietro le mani
Sono informazioni che lo condizionano?
Tante volte si dice: «Okay, noi facciamo il nostro e l’obiettivo è eseguire al massimo il piano. Se poi c’è uno più forte, chapeau!». Nel senso che non si varia la tattica se i tempi sono diversi. L’unica cosa che può variare è che in certe condizioni magari prendi un rischio un po’ più calcolato, se sei in vantaggio o se sei in svantaggio. Magari decide di tirare un po’ di più nelle curve.
Ad esempio nel record dell’Ora, Pippo ha sovvertito la tabella. Gli capita anche nelle crono?
Questa era corta. Comunque il discorso di voler seguire un programma al 100 per cento può essere un’arma a doppio taglio, che funziona se è fatta bene. Però in una gara a tappe, in cui magari hai una situazione pregressa di affaticamento, una cosa è quello che hai pianificato, altro come stanno davvero le cose. E se trovi una giornata di grazia, perché limitarsi? Quindi sì, lui di solito ha un piano, che però può cambiare per diversi fattori.
Al secondo posto si è piazzato Lennard Kamna, che diventa uno dei contendenti per la vittoria finaleAl secondo posto si è piazzato Lennard Kamna, che diventa uno dei contendenti per la vittoria finale
Quali?
Ad esempio il meteo. Se c’è una condizione meteo diversa da quella prevista, questo potrebbe rendere il piano sbagliato. Quindi con tutti provo a far capire cosa devono cambiare, se si accorgono che la condizione meteo è differente. Fra le variabili che a Pippo interessano molto c’è la durata.
La durata della crono?
Ieri è andato più veloce della durata che avevo ipotizzato, che era intorno ai 13 minuti (Ganna ha vinto in 12’28”, ndr). Quindi penso che ieri fosse in una giornata di grazia. Comunque era una crono semplice da gestire, perché l’andata era un po’ più veloce del ritorno, quindi abbiamo seguito una distribuzione super classica con l’obiettivo di arrivare a dare tutto all’arrivo. In altre crono, magari puoi decidere di spendere tutto in un altro posto e quindi si deve essere più attenti.
Pippo ha detto che di aver fatto tre blocchi di lavoro prima di arrivare alla Tirreno: tutto per vincere questa crono?
No, proprio no. Per vincere ieri ha lavorato solo nell’ultimo blocco, che abbiamo fatto in pista. Prima la bici da crono non l’ha neanche presa, perché abbiamo lavorato più in funzione della Roubaix.
Giorni fa, parlando con Luca Oggiano, è venuto fuori che la posizione di Ganna non sia ancora del tutto a posto…
Forse un passaggio in galleria potrebbe essere previsto, ma ad ora non è stato inserito nel calendario. La verità è che le posizioni non sono mai complete e chi si ferma è perduto.