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Pogacar, un solo colpo, ma giusto per vincere il Lombardia

09.10.2021
5 min
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Doveva solo decidere dove e quando, anche se non tutti pensavano che stavolta fosse forte abbastanza. Nell’anno dei vincitori debuttanti, dopo Colbrelli alla Roubaix, Tadej Pogacar si porta a casa il Giro di Lombardia con un’azione delle sue. Tutti aspettavano Roglic dopo le prove all’Emilia e al Gran Piemonte, ma forse a fine stagione si fa meglio a dosare le forse per giocarsi tutto sul bersaglio grande.

«Non so lui – dice il giovane sloveno – nel mio caso non direi che in quelle corse ho cercato di risparmiarmi. Semplicemente i brutti giorni possono capitare. Io ho sempre cercato di fare il massimo. Non sapevo cosa sarebbe successo qui oggi…».

Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo
Dopo l’arrivo è crollato sull’asfalto, sfinito e incredulo

Da Como a Bergamo

Il Lombardia da Como a Bergamo è sempre un boccone faticoso da masticare, pur riconoscendo il valore di tornare con una simile festa nella Bergamo straziata dal Covid. Sapevamo che sarebbe stato bello, ma forse la corsa avrebbe diritto ad un’identità più precisa, che renda possibile comparazioni e racconti incrociati. Non è forse vero che fra tutte le prove monumento, questa sia la sola che cambia spesso percorso e salite?

Ci arrivi a fine stagione, come quando alla fine di un lungo viaggio vai a sederti nella trattoria di sempre. Solo che invece di trovare i piatti e i sapori che rendono classico quell’appuntamento a tavola, un giorno scopri un menù totalmente diverso. Il cuoco è bravo, non mangerai male. Ma è innegabile che per un po’ dovrai convivere con la sorpresa.

Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…
Davvero strano il Ghisallo in partenza e percorso al contrario…

Un bel momento

Mancavano 36 chilometri all’arrivo, quando Pogacar ha colto l’ispirazione ed è partito. In quei frangenti è questione di attimi. E se dal gruppetto di testa sul passo Ganda va via Pogacar, uno come Alaphilippe deve seguirlo: non fare calcoli o pensare che si rialzerà. Pogacar non attacca mai a vanvera. Invece il campione del mondo ha esitato, forse non avendo le gambe per fare diversamente. E così nella scia dello sloveno si è lanciato Fausto Masnada, che le strade qui intorno le conosce molto bene, visto che ci è nato.

«Era già da un po’ – racconta Pogacar – che Formolo e Majka venivano a chiedermi cosa avremmo fatto, ma onestamente fino all’ultima salita non ne avevo idea. In quel momento invece mi è venuta l’idea di capire come stessero gli altri e ho provato. E’ stato un bel momento. Sapevo dov’ero e cosa stavo facendo.

«E anche quando Masnada ha smesso di tirare, ho capito che non potevo costringerlo. Alla radio sentivo i vantaggi, sapevo di dover andare il più regolare possibile e poi fare la salita finale al massimo. Mentre allo sprint… Poteva anche rimontarmi, ma sapevo che potevo giocarmela».

Nel 2022 un altro Tour

I paragoni si rincorrono e tutto sommato viene da chiedersi a cosa serva chiedere e cosa ci si aspetta che risponda quando gli dici che solo Coppi e Merckx prima di lui hanno vinto nello stesso anno il Tour e due prove monumento. Nel suo caso la Liegi e il Lombardia.

Le misteriose gomme azzurre della Jumbo? Ce le spiega Vittoria
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«Mi piace correre – dice col massimo candore – mi piacciono le classiche e le corse a tappe, che per certi versi sono più interessanti. Fare paragoni è difficile. Alla storia francamente non ci penso. Quello che mi piace fare è andare sulla mia bici, godermi il momento e non pensare a cosa farò da grande. Il mio sogno è godermi il ciclismo più che posso. E quando tutto questo finirà, cercherò altri obiettivi. Ma non è ancora il momento.

«Presto si parlerà di programmi per il prossimo anno e sarà composto da grandi corse, ma non dal Giro. Mi piacerebbe fare Giro, Tour e Vuelta. Ma è impossibile fare tutto e l’anno prossimo l’obiettivo principale sarà nuovamente il Tour».

Pensiero a Peiper

Chi sperava di vederlo al Giro, avrà ora un brutto colpo. La sensazione è che l’italianità supposta della Uae, in cui ci ostiniamo a vedere le vestigia della Lampre, sia ormai tramontata da un pezzo. Per cui il fascino immenso del Giro, che da italiani sentiamo forte e a suo modo sacro, non attacca in un corridore che non preoccupandosi (giustamente) di entrare nella storia, forse non sa neanche troppo bene chi sia quel Coppi cui ci si ostina a paragonarlo. Ma l’ultimo pensiero per Allan Peiper è pieno di delicatezza.

«Lo conobbi anni fa – dice – alla corsa di Cadel Evans in Australia. Poi abbiamo iniziato a collaborare e abbiamo vinto insieme il Tour. Gli auguro tutto il meglio e di portare avanti la sua lotta».

Il tecnico australiano del UAE Team Emirates sta lottando contro un cancro e le sue apparizioni nel ciclismo sono sempre più rare. Nel parlare di lui, il pacifico Tadej Pogacar è parso commuoversi.