La prima parte della stagione che ha rappresentato l’esordio nel WordTour per Mattia Gaffuri si è conclusa anzitempo, alla terza tappa del Giro di Romandia. I postumi della caduta rimediati al Tour of the Alps hanno costretto il corridore lombardo a dire stop. Una pausa era comunque prevista, anche perché l’atleta della Picnic PostNL ha attaccato il numero sulla schiena al UAE Tour il 16 febbraio. Nel frattempo sono passati quasi tre mesi e tanti chilometri sotto le ruote.
«E’ stato un esordio intenso – racconta Mattia Gaffuri da casa – nel quale ho preso parte a corse di altissimo livello, praticamente tutte di categoria WorldTour (a parte Gran Premio Miguel Indurain e Tour of the Alps, ndr). Di gara in gara ho sentito parecchi miglioramenti, ci vorrà comunque del tempo per misurare il tutto in maniera dettagliata».


Al Tour of the Alps ti sei trovato per la prima volta a curare la classifica in una corsa a tappe, com’è andata?
E’ stata un’emozione molto forte, essere davanti insieme ai corridori più quotati del gruppo fa un certo effetto. Anche avere tanto sostegno dai tifosi lungo le strade è bello. Ho imparato tante cose, la principale è che se si vuole fare classifica a certi livelli bisogna partire con in testa quell’obiettivo.
Spiegaci meglio, per favore…
A differenza degli scorsi anni il livello è sicuramente più alto, in corsa non si può sprecare neanche l’1 per cento di energie. Si deve fare attenzione a tutto. Sicuramente la caduta della quarta tappa non mi ha aiutato, ma l’ultimo giorno mi sono trovato proprio a corto di forze.


Tu non partivi con in testa l’idea di curare la classifica generale?
No, ero partito con l’obiettivo di cercare un risultato di tappa. Anche per questo nella seconda frazione, quella con arrivo in Val Martello, ero in fuga. Se fossi partito per fare classifica non avrei fatto quell’azione. Al primo arrivo in salita si sa che solitamente il gruppo non lascia spazio alle azioni di giornata.
Eppure lo hai trovato, terminando la tappa al terzo posto, un bel segnale…
Una volta lì davanti ci speravo, poi nulla è mai scontato a questi livelli. Quando mi sono trovato con un minuto di vantaggio ho capito di poter fare qualcosa. Non ho la fiammata per reggere il cambio di ritmo degli scalatori più forti, sono un regolarista. Per questo nel momento in cui mi ha raggiunto Pellizzari ho capito di avere una chance.


Cosa ti manca per cercare di fare classifica?
Tanti piccoli aspetti, ad esempio risparmiare le giuste energie tappa per tappa. Ed è una cosa che impari con l’esperienza: ad esempio come e quando rilanciare, oppure il momento o il modo in cui risalire in gruppo. Tutti trucchetti per non finirsi. Sono aspetti che devo imparare, anche perché non sarò il più giovane del gruppo ma sicuramente ho ancora tanto da apprendere.
Conquistato il WorldTour qual è la sfida di quest’anno?
Dimostrare che posso correre a questi livelli. Già il fatto di essere andato contro il parere di molti mi ha dato forza. Ora ho tante persone che mi sostengono, ma quattro o cinque anni fa in pochi credevano nelle mie possibilità di entrare nel WorldTour. Avevo in testa l’obiettivo di fare dei buoni risultati, e il podio di tappa al Tour of the Alps è qualcosa di estremamente positivo.


In quali aspetti senti di poter ancora migliorare?
Ci sono dei punti sui quali è difficile progredire, perché sono legati a un aspetto di talento o genetica. Snaturarsi per inseguirli sarebbe sbagliato, a questo livello si deve cercare di progredire e rimanere in linea con le proprie qualità.
Quali sono le tue?
Non ho i numeri per restare con chi entra nei top 5 o top 10 nelle corse a tappe, ma riesco ad emergere quando la corsa diventa dura e i chilometri passano. Tanto di un risultato passa da ciò che succede prima del finale di gara, quindi credo che migliorare in piccoli aspetti può portare ad emergere.


Se guardiamo alla seconda parte di stagione, a cosa aspiri?
A chiudere il gap imparando e migliorando ancora, il resto arriverà di conseguenza. Il trend al momento è positivo. Il mio calendario ad ora prevede il Tour de Suisse e i campionati italiani sia in linea che a cronometro. Poi mi fermerò e andrò in altura, la mia prima corsa ad agosto sarà San Sebastian.
E’ pensabile inserire un Grande Giro già quest’anno?
Lo spero, ma vedremo. C’era l’idea di fare il Giro d’Italia ma la squadra ha optato per portare una rosa diversa. Vorrei guadagnarmi questa occasione, direi che si deve guardare alla Vuelta.