Madame Rousse, signora Alaphilippe e del ciclismo mondiale

01.05.2023
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Alla vigilia della Doyenne, in un hotel nel centro di Liegi, Marion Rousse ha incontrato la stampa per fare il punto della situazione. Trentadue anni, atleta dal 2010 al 2015, al suo attivo ha la vittoria al campionato francese del 2012. I suoi tanti ruoli – organizzatrice del Tour Femmes e opinionista per la televisione pubblica – fanno della francese un prezioso interlocutore. E come tale, ecco le sue parole sui vari aspetti del ciclismo con cui ha quotidianamente a che fare, ricordando che oltre le cariche professionali, Marion è anche la compagna di Julian Alaphilippe e la madre di suo figlio Nino.

Kopecky e Vollering sono le punte della SD Worx che corre sempre per vincere
Kopecky e Vollering sono le punte della SD Worx che corre sempre per vincere

Su classiche e donne

«Questa primavera – ha detto Rousse – non ci siamo annoiati un attimo. Abbiamo assistito a grandi corse e sempre con vincitori diversi. Lotte Kopecky è stata fortissima al Giro delle Fiandre. Alison Jackson ci ha sorpreso alla Roubaix. Infine nelle Ardenne abbiamo visto Demi Vollering fare un altro passo avanti. E’ stato un piacere commentare le loro imprese. La nuova generazione sta lasciando un segno sempre più profondo. I nomi emersi nel Tour de France Femmes dello scorso anno sono diventate i riferimenti in gruppo. Vollering non ha usurpato il titolo di regina delle classiche. E’ sicura di sé e lo dimostra sulla bici».

Podio di rito con i due vincitori del Giro delle Fiandre: Pogacar e Kopecky
Podio di rito con i due vincitori del Giro delle Fiandre: Pogacar e Kopecky

Sui progressi di Kopecky

«Conosciamo Lotte da parecchio tempo. La sua qualità principale – ha approfondito Rousse – era lo spunto veloce, ma da quegli inizi è diventata una campionessa con più armi a disposizione. Ora può davvero gestire più situazioni. Il fatto di aver tenuto testa a una specialista come Vollering alle Strade Bianche è stata la conferma che può brillare su tutti i terreni. Ma quello che mi ha colpito di più è stato come si è comportata alla Nokere Koerse, poco dopo un dramma personale (la morte del fratello Seppe, ndr). Ha dimostrato di essere una campionessa anche mentalmente e questo rafforza la mia convinzione che con lei ne vedremo ancora delle belle».

Annemiek Van Vleuten ha vinto il Tour Femmes. Accanto a lei incalza una giovane generazione
Annemiek Van Vleuten ha vinto il Tour Femmes. Accanto a lei incalza una giovane generazione

Sulla SD Worx

«Pogacar ha vinto molto nelle gare maschili – ha sorriso – ma la SD Worx ha due atlete come Vollering e Kopecky che sono spesso favorite, senza che le gare diventino noiose. La loro squadra non controlla la corsa per colpire solo sull’ultima salita. Prendono in mano la situazione e danno fuoco alle polveri a 100 chilometri dal traguardo. In testa alle corse ci sono continui capovolgimenti e anche scenari diversi. Non ho dubbi nel dire che le corse oggi sono più spettacolari».

Il danese Vingegaard ha conquistato il Tour de France 2022
Il danese Vingegaard ha conquistato il Tour de France 2022

Sul Tour Femmes

«Siamo riusciti a trasformare il Tour de France Femmes dell’anno scorso – ha detto con orgoglio – nella quarta parte di una serie televisiva (sorridendo, ndr). Dopo tre settimane di Tour maschile, il pubblico si è fatto coinvolgere nel Tour delle donne come fosse la quarta settimana del precedente. Abbiamo raggiunto oltre 20 milioni di spettatori. Questo è un grande passo. Ora dobbiamo stare attenti, perché non vogliamo che la corsa cresca più velocemente del movimento stesso. Vogliamo continuare a lavorare e lasciare che il Tour de France Femmes cresca in modo da trasformare le ragazze in eroine per un pubblico molto vasto».

Van der Poel taglia il traguardo della Roubaix: Mathieu fa grande spettacolo
Van der Poel taglia il traguardo della Roubaix: Mathieu fa grande spettacolo

Sugli uomini imbattibili

«Questi grandi corridori – ha detto Rousse – rendono le cose molto più facili per noi commentatori, rispetto a prima. Succede sempre qualcosa, a 100 chilometri dal traguardo la corsa è già tutta per aria. Pogacar si è distinto più degli altri, ma ci sono uomini come Evenepoel, Van der Poel e Van Aert che non sono da meno. Così vedi corridori come Pedersen o Asgreen che si rendono conto di essere leggermente meno forti e allora devono inventarsi ogni volta qualcosa per vincere. Questo offre scenari eccezionali e siamo fortunati a poterli vivere. I campioni di oggi hanno temperamento e questo rende fantastico il lavoro dei commentatori».

Vivere accanto ad Alaphilippe ha fatto capire a Marion Rousse l’essenza del professionismo
Vivere accanto ad Alaphilippe ha fatto capire a Marion Rousse l’essenza del professionismo

Sulle cadute rovinose

«Durante la Liegi-Bastogne-Liegi dello scorso anno – ha ammesso con una punta di dolore – quando Julian è caduto, per la prima volta non sono riuscita a mettere da parte le mie emozioni. Quando senti al telefono un dottore che piange, sai che è una cosa seria. Il fatto che i corridori continuino sempre a limare rende le gare sempre più pericolose. C’è sempre meno rispetto e più irritazione. La pressione sta aumentando perché si spendono più soldi e anche gli sponsor si aspettano risultati. Nei punti decisivi della gara, tutti vogliono essere davanti. Questo tipo di pressione non era così 20 anni fa. Il ciclismo è già uno sport tanto duro fisicamente, ma oggi è diventato faticoso anche mentalmente. Ne ho un ottimo esempio a casa. Per essere un campione in bicicletta, non devi più solo essere in grado di pedalare forte. E’ diventato un mondo difficile».

Adam Yates, Caruso, Bernal: verdetti dal Romandia

30.04.2023
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Con una volata lunga, potente e intelligente Fernando Gaviria si è aggiudicato l’ultima tappa del Giro di Romandia. La corsa svizzera arrivava sulle sponde del Lago di Ginevra, dove il gigantesco zampillo schizzava nell’aria centinaia di litri di acqua al minuto. Una potenza pari a quella del colombiano che in questa stagione ha firmato così il suo secondo successo.

«E’ stata una giornata difficile – ha detto Gaviria – mi sono staccato sulle salite (molte nella parte centrale, ndr) ma la squadra mi è stata vicino. Nel finale però stavo bene. All’ultimo chilometro ero ben piazzato e sono partito lungo. Questo successo è molto importante per me in vista del Giro perché mi sono allenato tanto e bene».

Ma questa bella corsa nel nord ovest della Svizzera ci ha detto molto di più. Sono emersi verdetti interessanti sui quali è bene fare delle considerazioni, a partire dal vincitore della corsa, Adam Yates, e della sua squadra.

Prima però, tanto per restare in casa Movistar, un appunto di merito va a Matteo Jorgenson. Lo spilungone californiano è arrivato secondo nella generale. Continua ad essere costante nel rendimento e se oggi Gaviria ha potuto vincere, una grossa mano gliel’ha data lui. Nei chilometri finali è stato grazie alle sue trenate se il vantaggio della fuga è letteralmente crollato. Occhio dunque a questo classe 1999.

In casa UAE

Ma torniamo ad Adam Yates. La prima di queste riflessioni riguarda proprio la UAE Emirates. La squadra di Mauro Gianetti conferma il suo trend di crescita. In questa stagione Adam ha preso parte a tre corse a tappe da capitano, ne ha vinte due e in una è caduto.

Matxin – come sempre – era stato di parola: «Ayuso andrà al Romandia in supporto di Adam Yates. Ma se starà bene come fermarlo?». E ancora: «Juan sa aiutare i compagni». Dopo la prestazione a crono e la maglia di leader finita sulle spalle del giovane spagnolo si è verificato tutto alla lettera. Verso Thyon 2000 Ayuso ha capito di non essere al meglio e ha dato via libera a Yates. Morale: tappa, maglia e corsa ad Adam.

«Sono contento per me e per la squadra – ha detto Yates – era giusto ieri stare vicino ad Ayuso, perché lui è un talento. Ma poi non era al meglio e mi ha detto di andare. Oggi abbiamo controllato la gara con tranquillità. Siamo una squadra forte e compatta. E’ una vittoria di tutti noi».

Questo certifica che la UAE sta lavorando bene e che per questo ciclismo di livello siderale servono dei gregari di extra lusso. Adam Yates aveva questo spazio del Romandia per sé. Lo ha sfruttato al meglio e ora lavorerà in ottica Tour per Pogacar. E lo farà con convinzione nei propri mezzi, con la tranquillità di chi ha vinto e potrà così dare il 101 per cento per lo sloveno.

Capitolo Ayuso: siamo di fronte ad un nuovo fenomeno. Lo sapevamo, sì, ma stare lontano dalle corse per tanti mesi, rientrare mentre gli altri sono a pieno regime e ottenere un successo a crono, un secondo posto in un’altra tappa e dare una grossa mano ai compagni non è da tutti. Specie se hai appena 20 anni.

Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro
Al Romandia visto un ottimo Caruso. Bene in salita, ma bene anche a crono (sesto). Ottimi segnali in vista del Giro

Caruso c’è

Damiano Caruso: zitto, zitto “Damianuzzo” esce sempre. Nel tappone di Thyon arriva terzo a 19” da un super Yates. E’ in forma Giro d’Italia. Al Giro di Sicilia era palesemente ingolfato dal tanto lavoro. Che sia ancora una volta lui il salvatore della Patria? E’ probabile.

Damiano non ama troppo sentir parlare di ruolo da capitano, leader, classifica… però è lì. Queste prestazioni danno consapevolezza. La salita di Thyon era una scalata vera. Lunga. Dura. Adesso il siciliano della Bahrain-Victorious sa che ha lavorato bene. E che si è scontrato con gente che faceva del Romandia un obiettivo primario.

«Conoscevo molto bene l’ultima salita” – ha detto Caruso – era lunga quindi era fondamentale gestire al meglio lo sforzo. E io l’ho gestito bene. Nel finale ho avuto la forza di aumentare e agguantare il terzo posto.

«Questo podio nella classifica generale mi dà soddisfazione perché dopo Il Giro di Sicilia volevo dimostrare che la mia condizione è buona. Inoltre mi dà morale e più fiducia in vista del Giro».

Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates
Ai 2090 metri di Thyon 2000 Bernal è giunto ottavo a 54″ da Adam Yates

Toh, Bernal

Un altro corridore che può uscire col sorriso dalla Svizzera Romanda è Egan Bernal. Il colombiano della Ineos Grenadiers batte un colpo… non in terra, finalmente. Ottavo nell’arrivo in salita, ottavo nelle generale. Per la prima volta dall’inizio dell’anno, ma se vogliamo dal suo ritorno alle corse, Bernal riesce a concludere una gara senza intoppi

E questo è un bel segnale non solo per Egan, ma per il ciclismo intero che potrebbe ritrovare un altro protagonista sopraffino. In attesa di sfide epocali con Pogacar, Evenepoel, Vingegaard… le poche parole di Egan dicono tutto: «Non si tratta di numeri, ma di carattere. Una top dieci nella generale per me è una piccola grande vittoria. Ora torniamo a casa e continuiamo ad allenarci».

Un Fortunato in crescita, in marcia dalle Asturie sull’Italia

30.04.2023
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Il tono di voce non è più quello del ragazzino felice per aver pescato il jolly. Lorenzo Fortunato ha terminato le premiazioni alla Vuelta Asturias e ora sta facendo rotta verso l’albergo. Stasera cenerà con la squadra e poi tornerà a casa.

Mancano sei giorni al Giro d’Italia. Anche nel 2021, il bolognese passò da qui e arrivò tredicesimo, per poi vincere sullo Zoncolan. Questa volta se ne va con una vittoria di tappa e la classifica finale nello zaino e lo stesso avvicinamento alla corsa rosa cambia di sapore. Non è tanto per la vittoria, fa capire Lorenzo, quando semmai per la consapevolezza che il buon lavoro svolto finora sta dando buoni frutti.

«Sono contento – ammette quando gli chiediamo se si senta finalmente più leggero – ma vi dico che prima non mi sentivo così pesante. Vincere è stato un’ottima cosa per me e per la Eolo-Kometa, perché mi dà fiducia. Conferma il fatto che si è lavorato bene. Al Tour of the Alps ci eravamo mossi nel modo giusto. Prima o poi torna tutto ed è da tutto l’anno che stavano facendo bene».

Il duello tra Fortunato ed Einer Rubio ha animato la Vuelta Asturias
Il duello tra Fortunato ed Einer Rubio ha animato la Vuelta Asturias

Vittoria e prudenza

Ieri è ventuta la vittoria di tappa a Cangas del Narcea, con la lucidità di chi vuole alzare le braccia, ma non vuole rischiare un solo grammo più del necessario, per non compromettere il Giro. Sull’Alto de Acebo, Fortunato ha sferrato il primo attacco, prima con Einer Rubio e poi restando da solo. Il margine di 45 secondi era tranquillizzante, ma c’era ancora da fare la discesa verso l’arrivo, con tutte le possibili insidie del caso e in testa la maledetta serie di cadute dello scorso anno. Poco importa perciò che al traguardo i 45 secondi siano diventati 30. Sono bastati per alzare le braccia al cielo e ritrovare la vittoria che mancava dal 16 giugno 2021, quando si prese il Monte Grappa e la classifica finale della Adriatica Ionica Race.

«Sono molto contento – ha detto ieri – sull’ultima salita ho cercato di andare a tavoletta per lasciarmi tutti alle spalle e non dover rischiare in discesa, visto che il Giro è alle porte e voglio fare bene lì. E’ stato incredibile riuscire ad andare da solo e vincere. Ora è il momento di difendere il primato in classifica generale, ma sono molto tranquillo perché tutti i miei compagni e la squadra hanno dimostrato di essere molto forti».

Ieri a Cangas del Narcea, la vittoria di Fortunato e la maglia di leader
Ieri a Cangas del Narcea, la vittoria di Fortunatoe la maglia di leader

Tour of the Alps e Teide

Oggi si è trattato di controllare Einer Rubio per impedirgli di essere troppo minaccioso, con quel sottile piano di vincere la tappa con Vincenzo Albanese, invece anticipato a Oviedo da Pelayo Sanchez della Burgos BH.

«Sono stati tre giorni importanti – prosegue Albanese – e ora in testa abbiamo il Giro. La squadra ha girato bene, abbiamo tirato tutto il giorno. Abbiamo tenuto la fuga vicina, ma purtroppo alla fine siano stati anticipati (Albanese è arrivato secondo a 17”, ndr). Arrivo a Pescara con due vittorie, una tappa e la generale, ma per fare il bilancio di questa primavera aspetterò fine maggio. La differenza di avvicinamento rispetto allo scorso anno è il fatto che quest’anno sono passato attraverso il Tour of the Alps e un blocco di altura in più sul Teide. Sono arrivato a queste corse un po’ più leggero dello scorso anno e questo mi ha facilitato in salita. In tutti gli sport, il livello si è alzato, perciò bisogna cercare di migliorare ogni anno. Non bisogna sentirsi mai arrivati. Io ho cercato di migliorare, sapevo di poterlo fare in alcune cose e l’ho fatto. Ma adesso penserò già a cosa poter migliorare ancora per il futuro».

Einer Rubio sarà al Giro. Il secondo posto finale dà valore alla vittoria di tappa al UAE Tour
Einer Rubio sarà al Giro. Il secondo posto finale dà valore alla vittoria di tappa al UAE Tour

Si punta alle tappe

Quello che forse ci si aspettava, come detto all’inizio, è che la vittoria fosse un momento di sblocco. Invece Fortunato da questo punto di vista resta in equilibrio, senza lasciarsi andare a grossi slanci.

«Lo scorso anno – dice – non è stato difficile come magari si sarebbe potuto pensare da fuori. Vi dico la verità: io sono sempre migliorato. Dal 2021 al 2022 ho fatto un saltino e poi ne ho fatto un altro quest’anno. Magari per la stampa non è stato così. Per me il 2022 è stato un anno buio per le cadute e non per i risultati. Per quelli sono sempre rimasto sereno, perché sapevo che stavo lavorando bene. E con lo stesso spirito vado al Giro. Proverò a partire più tranquillo, dato che saranno decisive la seconda e la terza settimana. Non guardo la classifica, ma guarderò le tappe. Se poi il piazzamento verrà di conseguenza, tanto meglio. Il primo anno ho vinto una tappa e sono arrivato 16°. L’anno scorso guardavo alla classifica e sono arrivato 15°, perciò voglio correre tranquillo. Guarderò le tappe e se nell’ultima settimana sarò lì davanti, allora la imposterò in modo diverso».

Nella tappa finale di Oviedo, Vincenzo Albanese ha colto il secondo posto: il 4° del 2023
Nella tappa finale di Oviedo, Vincenzo Albanese ha colto il secondo posto: il 4° del 2023

Recupero e relax

Da qui alla partenza del Giro, ci sarà da recuperare. Stasera cena con i compagni, poi se ne starà tranquillo con Veronica. Ceneranno a casa, perché di cene al ristorante ne ha fatte e ne farà sin troppe. Le prime tappe a suo dire permettono di ambientarsi in modo graduale.

«Dopo la crono – spiega – ci sono due giornate intermedie, per cui magari quando arriviamo a Pescara facciamo un bell’allenamento con la squadra, ma per muovere le gambe. Ho corso e fatto altura sul Teide, devo solo recuperare. Saremo in Abruzzo da mercoledì e sabato finalmente si parte…».

Ultime sgambate prima del Giro. Un giorno a casa Covili

30.04.2023
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S. ANTONIO DI PAVULLO – Gli incontri a casa dei corridori sono sempre un’occasione per scoprire le curiosità delle loro zone di allenamento. Perché il ciclista nasce per pedalare ma cresce diventando un esploratore. L’altopiano modenese di Pavullo nel Frignano è il territorio di Luca Covili, che possiamo anche considerarlo guida turistica di un’area ben più vasta. Quando non è in ritiro, lui sa che strade andare a cercare attorno a sé per preparare gli appuntamenti più importanti.

Fra meno di una settimana parte il Giro d’Italia e noi facciamo una visita a domicilio del 26enne della Green Project Bardiani CSF Faizanè. Quest’anno lui punta a curare un po’ di più la classifica, o quanto meno migliorare quella dello scorso anno. Ci incontriamo nel giorno in cui lui deve uscire con la bici da crono per alcuni lavori specifici. Ci condividiamo la posizione in tempo reale e intercettiamo Covili a pochi chilometri da casa su un tratto di strada celebre per un altro sport. Sta facendo ripetute sui falsopiani di Coscogno dove c’è uno degli undici impianti provinciali riconosciuti dalla federazione del lancio del ruzzolone. Modena è la capitale di questo antico gioco (che tutti in realtà conosciamo se ci riflettiamo bene) e quassù si sono svolti più volte i campionati nazionali con una partecipazione piuttosto sentita.

Compagno di allenamento

La giornata è calda, c’è bel tempo ma non il cielo non è nitido. Un vero peccato perché dalla porta di casa Covili si sarebbe visto ancora meglio il Cimone. Assieme a Luca c’è anche Stefano Masoni, classe 2002 della Technipes #inEmiliaRomagna, anche lui di Pavullo. Compatibilmente ai loro impegni, si trovano spesso per allenarsi pur rispettando le proprie tabelle di lavoro. Stefano, ormai alla fine del suo allenamento, abita vicino allo scalatore della Green Project e lo scorta fino davanti alla sua abitazione.

«Quest’anno ci stiamo allenando di più insieme – spiega Masoni – e ho notato fin da subito la crescita di Luca in tanti particolari. Anzi, spinge forte e in salita lo lascio andare anche perché per fortuna mia ho lavori diversi dai suoi da fare (sorride, ndr). Si è impegnato tanto in vista del Giro. Forse il suo punto debole resta la crono ma ha lavorato sodo anche sulla specialità e in quella finale della Coppi e Bartali non è andato così male. Luca quando ha la gamba può andare bene dappertutto».

Al Tour of the Alps, Covili ha centrato la fuga all’ultima tappa chiudendo sesto e traendo buone indicazioni
Luca prendiamo spunto dalla crono. Come hai curato questo esercizio?

Sto usando tanto la bici da crono e mi sono accorto immediatamente dei miglioramenti. Più la uso e meno mi fanno male quei muscoli che, vista la posizione più schiacciata, solitamente mi davano fastidio. Mi alleno sempre nella piana in cui eravamo prima. Alla fine qui ci sono posti in cui poter sviluppare certi lavori. Faccio sedute da un’ora e mezza e ogni tanto cambio bici finendo con un po’ di dietro motore. Adesso mi sento a mio agio su quel tipo di bici, anche dal punto di vista mentale cercando di restare sempre concentrato

Al Giro ci saranno tre prove contro il tempo, di cui l’ultima in salita più adatta a te. Ti spaventano?

Con la squadra partiremo il 3 maggio e nei giorni successivi faremo la ricognizione della crono inaugurale di Fossacesia Marina. Sono quasi 20 chilometri di pista ciclabile da fare a tutta su un tracciato molto veloce e ondulato nel finale. Avrò subito qualche indicazione su di me. Quella di Cesena sarà altrettanto veloce ma per specialisti. Saranno 35 chilometri e solo nel 2019 alla Riccione-San Marino avevo fatto una distanza simile, pagando tanto. Spero che quest’anno vada meglio (sorride, ndr) limitando di più i danni. Infine quella del Lussari, malgrado sia di poco più di 18 chilometri, durerà più di quella di Cesena. Sarà un altro tipo di sforzo e, sebbene sia molto dura, è forse quella che mi preoccupa di meno. In questi anni sono cresciuto. Solitamente io più vado avanti e meglio sto, perdendo poco in performance. Però si sarà sempre a fine Giro e si sa che bisognerà vedere quante energie uno avrà consumato, anche a livello mentale. Ci penseremo il giorno prima.

Nel 2022 hai chiuso 24° nella generale, quarto italiano, quinto nei giovani. Quest’anno punterai di più alla classifica?

Rispetto ad un anno fa mi basterebbe non prendere una crisi nera da 20 minuti come nella tappa dell’Etna al quarto giorno. Avevo pagato le frazioni in Ungheria, il trasferimento e la ripartenza a gas aperto. La mia intenzione sarebbe quella di perdere il meno possibile in ogni tappa, quanto meno all’inizio. Già nelle prime tappe ci sono arrivi in salita come a Lago Laceno e Campo Imperatore e l’idea è quella di cercare di restare con i migliori. Dovrò essere bravo a non voler strafare perché poi rischi di non averne più dopo. Mi metterò alla prova in qualcosa che ho iniziato a fare da poco. Ovvio che se perderò del tempo dovrò iniziare a recuperarlo.

Andando in fuga, giusto?

Esatto. Una cosa simile, con le dovute proporzioni, l’ho fatto al Tour of the Alps. All’ultima frazione ho cercato di anticipare i tempi con un gruppetto e alla fine sono riuscito a chiudere sesto a Brunico. Al Giro la volontà è di curare la generale ma vedremo dopo la famosa crono di Cesena cosa fare. Non voglio snaturare troppo il mio modo di correre. Se ci sarà l’occasione di andare in una fuga giusta, di quelle in cui ti giochi qualcosa, non me la lascerò scappare. Ad oggi questo tipo di tattica la lascerei per la seconda parte del Giro. Vedremo giorno per giorno.

L’avvicinamento al Giro com’è andato?

Intanto ho fatto l’ultima distanza con buone sensazioni. E’ andato tutto in crescendo, già dalla Coppi e Bartali in poi. Al Tour of the Alps guadagnavo sempre qualcosina ogni giorno in condizione nonostante fossi stato in altura al Teide fino ad una settimana prima. Infatti i primi giorni ero un po’ ingolfato però credo che al Giro dovrei stare abbastanza bene. Questo sarà il mio quarto Giro anche se lo considero il terzo perché quello del 2020 è durato solo un giorno. Mi sento molto maturato rispetto a quattro-cinque anni fa ed anche dal punto di vista della pressione sono riuscito a gestire tutto bene. Non mi sono creato aspettative ed anche l’eventuale cattivo risultato lo contestualizzerei alla fine. Ho sicuramente molti più stimoli che paure. Il Giro è sempre il Giro e ti dà sempre motivazioni forti.

Meglio vincere una tappa o fare un’ottima classifica? Qual è il vero obiettivo di Luca Covili nei giorni di maggio?

Nemmeno da chiedere. La tappa tutta la vita. Non la baratterei mai (risponde ridendo, ndr). Battute a parte, sono entrambi obiettivi legati fra loro ma che, come dicevo prima, valuteremo col passare del tempo. Sappiamo che nelle ultime tappe mosse o di montagna si aprono un po’ di più gli spazi per gli attaccanti. Ne ho parlato con la squadra, mi sento pronto a giocarmi le mie carte e perché no, provare a conquistare una tappa.

Covili è uno scalatore che predilige le salite lunghe. Sta migliorando la sua esplosività su quelle corte
Covili è uno scalatore che predilige le salite lunghe. Sta migliorando la sua esplosività su quelle corte
Nei giovani si parla tanto di ossessioni da risultati. Tra junior e U23 ti sei fatto tanta gavetta vincendo poco anche se non ti sono mancate le soddisfazioni. Che effetto ti fa adesso considerato una delle punte della tua squadra al Giro?

Sicuramente mi muovo meglio in gruppo in generale e so di essere tra i più esperti della Green Project. In realtà però non ci penso tanto perché non mi sento arrivato. Io stesso devo e voglio migliorare ancora perché l’ambizione è quella di arrivare nel WorldTour. Non credo ci sia un insegnamento giusto, posso solo dire però che bisogna continuare a lavorare sodo anche se non sei un fenomeno. So che ci sono momenti in cui ci si demoralizza perché le cose non vanno mai per il verso giusto magari a causa di una caduta o altro. E tuttavia non si deve mollare. Ognuno deve farlo col proprio metodo. Quando le cose mi andavano male, io mi allenavo ancor più costantemente. Lo sto facendo ancora adesso per altri obiettivi.

Giro 2003, rileggiamo il romanzo con Garzelli

30.04.2023
6 min
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Rivivere a distanza di vent’anni quel che successe al Giro d’Italia del 2003 ha un che di romantico. E’ come un bel romanzo che si dipana capitolo dopo capitolo fino a svelare solamente alla fine il suo epilogo, incerto fino alla conclusione. Fu una bella edizione, quella, con protagonisti di primissimo piano e il fatto che fossero pressoché tutti italiani dà al tutto un pizzico di malinconia.

Uno di quei protagonisti al Giro c’è ancora, ma in altra veste. Stefano Garzelli, colonna della Rai, viene da giorni intensi, dopo aver fatto la spola fra il Belgio per seguire le classiche e le ricognizioni per le varie tappe della corsa rosa. Ripensare a quell’esperienza così lontana nel tempo, pietra miliare della sua giovinezza prima ancora che della sua carriera, riaccende antiche emozioni e lo allontana dalle frenesie quotidiane.

«E’ vero, ripensandoci è come un romanzo – afferma il varesino – ed è normale che viva i ricordi con un po’ di nostalgia perché fu un’edizione piena di significati, molti anche acquisiti dopo, ripensandoci perché fu l’ultima edizione con al via Marco Pantani».

Pantani e Garzelli sulle dure rampe dello Zoncolan. La gente è in visibilio…
Pantani e Garzelli sulle dure rampe dello Zoncolan. La gente è in visibilio…
Di primo acchito qual è l’immagine che ti viene subito in mente?

Se chiudo gli occhi è come se mi vedessi da fuori, mentre salgo sulle rampe dello Zoncolan insieme a Marco. Era la prima volta che si affrontava la dura salita friulana, erano rampe molto dure. Io e Marco affiancati, quelle due “teste smerigliate” sotto il cielo, uno di fianco all’altro, con la gente che ci incitava. Poi quella tappa la vinse Simoni, ma il primo ricordo che mi viene è proprio legato a quest’immagine. La più bella, la più indelebile nella memoria.

Che Giro fu?

Davvero molto bello e lo dico senza averlo vinto. Sulle prime ci rimani male, è logico che sia così, ma a distanza di tanto tempo credo sia stata una bella pagina di sport, tre settimane molto intense che disegnarono un’edizione rimasta nella storia, godibile dalla prima all’ultima tappa proprio come un romanzo, la definizione è esatta.

Prima tappa a Lecce, Petacchi batte Cipollini. Alla fine vincerà 6 tappe, 2 invece per l’iridato
Prima tappa a Lecce, Petacchi batte Cipollini. Alla fine vincerà 6 tappe, 2 invece per l’iridato
Anche tu hai subito citato Marco. Quella fu la sua ultima edizione prima della tragedia di Cesenatico. Che Pantani era quello contro cui ti confrontavi?

E’ stato probabilmente l’ultimo momento di spicco della sua carriera. Partì che non era ancora al massimo, ma trovò la condizione strada facendo e a tratti sembrava tornato quello di un tempo. Diede vita a prestazioni di alto livello, ma non aveva ancora la costanza di prima. In certi momenti però, quando scattava sui pedali era un’emozione vederlo anche per chi come me era in lotta con lui.

Non eravate più in squadra insieme…

No, eravamo avversari, ma questo non influiva sul nostro rapporto. Parlavamo tutti i giorni, in corsa e fuori, ci si incrociava al mattino prima del via. Si vedeva che finalmente era tranquillo e voleva essere competitivo. Aveva ancora la voglia di faticare per tornare il campione che era.

Pantani affranto dopo la caduta di Sampeyre. Eppure quello fu un Giro positivo per il Pirata, alla fine 14°
Pantani affranto dopo la caduta di Sampeyre. Eppure quello fu un Giro positivo per il Pirata, alla fine 14°
La prima settimana fu dedicata prevalentemente alle volate…

Sì, ma ci fu spazio anche per i capitani che puntavano alla classifica. Io mi aggiudicai la terza frazione, quella di Terme Luigiane dove si arrivò con un gruppo ampio, ma non era uno sprint per velocisti. Anticipai la volata e vinsi su Casagrande e Petacchi che conservò la maglia rosa. Io salii al secondo posto a 17” e cominciai a fare un pensierino al simbolo del primato.

Quattro giorni dopo un’altra vittoria, al Terminillo.

Di ben altra pasta, quella fu una giornata durissima, con distacchi enormi. A 5 chilometri dal traguardo eravamo rimasti in 4: io, Simoni, Noè e Tonkov. Si vedeva però che io e Simoni eravamo superiori, lui dava strattonate forti ma io tenevo. Mi affiancavo a lui e lo guardavo, per fargli capire che non mi faceva male. Poi in volata la spuntai e mi presi la maglia, gli altri presero belle botte (Casagrande oltre 2 minuti e mezzo, Pantani un altro in aggiunta, ndr).

L’acuto del Terminillo, il secondo al Giro 2003 valse a Garzelli la conquista della maglia rosa
L’acuto del Terminillo, il secondo al Giro 2003 valse a Garzelli la conquista della maglia rosa
Che cosa successe dopo?

A Faenza, Simoni si prese la maglia per soli 2” nella tappa vinta dal norvegese Arvesen. Sullo Zoncolan il campione trentino era rimasto staccato dopo la mia azione con Pantani, ma si riprese e conquistò altri 34”, ampliando poi il vantaggio nella frazione dell’Alpe di Pampeago, vinta ancora da lui, e nella cronometro di Bolzano. Era però ancora tutto da giocare, fino alla tappa di Chianale.

Quella della grande caduta…

Già, uno dei momenti più duri della mia carriera. Discesa, Simoni è davanti. La giornata è terribile: pioggia, grandine, asfalto che dire scivoloso è poco. Fa talmente freddo che la sensibilità alle mani è quasi nulla. Ma devo recuperare, quindi affronto la discesa del Sampeyre a tutta. Solo che prendo una curva a sinistra troppo forte, le ruote non tengono e volo via. Attaccato a me c’è Pantani e anche lui fa un bel ruzzolone. Siamo messi male, ci rialziamo dopo tempo e finiamo a 7 minuti. Il Giro in pratica finisce lì.

La terribile discesa del Sampeyre, con ghiaccio sulla strada. In 34 finirono fuori tempo massimo
La terribile discesa del Sampeyre, con ghiaccio sulla strada. In 34 finirono fuori tempo massimo
Rimpianti?

A dir la verità no, dovevo provarci. Le cadute fanno parte del ciclismo, anche quelle ne diventano la storia. Mi arrabbiai, tanto. Ma ora riguardo a quei momenti con uno stato d’animo diverso, per certi versi anche romantico.

Ci sono punti in comune tra quel Giro e quello che sta per partire?

Fare paragoni fra gare distanziate di vent’anni è troppo difficile. Il ciclismo è cambiato molto più di quanto dica il tempo, sono due epoche completamente diverse. Potrei dire che anche quel Giro nasceva sotto il marchio della sfida a due fra Simoni e me come effettivamente fu e come dovrebbe essere il prossimo incentrato sul confronto Evenepoel-Roglic. Ma le differenze sono enormi.

Simoni con Garzelli, i due favoriti della vigilia onorarono il pronostico finendo ai primi due posti
Simoni con Garzelli, i due favoriti della vigilia onorarono il pronostico finendo ai primi due posti
Tu hai lavorato alle ricognizioni delle tappe. Da quel punto di vista, come disegno generale, trovi affinità?

Il Giro è diverso ogni anno. Ci sono edizioni più dure ed edizioni meno, anni con salite storiche e anni con nuove ascese. Quest’anno ad esempio tornano le Tre Cime di Lavaredo e il Bondone che non è stato affrontato molto spesso. Quell’anno ci fu il Terminillo e stavolta si sale a Campo Imperatore. Ogni anno si cambia, ogni anno lo spettacolo si rinnova.

E l’atmosfera vissuta è diversa da quella di allora?

Quando la vivi da corridore ha un sapore diverso, sei parte di un grande show. Ora con il lavoro che faccio non riesco a godermi tanto quel che succede intorno, ho troppi pensieri a cui far fronte, ma non nascondo che quando sono all’arrivo, vedo la gente, la carovana che arriva qualcosa alla gola mi prende. E quando guardo la luce negli occhi di chi vince e di chi indossa la maglia rosa, mi accorgo che quella luce è la stessa di allora e di sempre.

Lavori forzati sull’Etna. La rincorsa di Pozzovivo

30.04.2023
5 min
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Il messaggio di Pozzovivo arriva dopo un paio di giorni che cerchiamo di parlare con lui. «Sono stati due giorni logisticamente complicati – c’è scritto – in giro per bike fitting e test in galleria del vento facendo sempre base sull’Etna».

Mancano sei giorni all’inizio del Giro d’Italia. Domenico è entrato nella stagione il 21 marzo alla Settimana Coppi e Bartali, dovendo fare in corso d’opera tutte quelle operazioni cui normalmente si dedica l’inverno. La fine del rapporto con la Intermarché non lo ha lasciato indifferente, ma da grande professionista quale è sempre stato, si è rimboccato le maniche e ha provato a conciliare l’allenamento, le corse e la ricerca della posizione migliore.

«Ma devo ammettere – spiega –  che al Tour of the Alps non ho avuto purtroppo grandi sensazioni. Perciò ho cercato di prendere qualche contromisura, vediamo se riparto come vorrei. Ci poteva stare che non andassi come speravo, non avevo grandi riferimenti, dato che fino a poco prima ero stato in altura. Di solito, mi bastava scendere e stavo bene. Invece questa volta non c’è stato il cambiamento che immaginavo. Mi staccavo da 12 corridori…».

Due giorni fa Pozzovivo è volato a Gorizia per dei test in galleria del vento
Due giorni fa Pozzovivo è volato a Gorizia per dei test in galleria del vento
Perché cercare ancora la posizione a così poco dall’inizio del Giro?

Ho voluto rimetterci mano dopo la Coppi e Bartali, per tornare alla posizione precedente. Sicuramente ho sbagliato qualcosa e così sono tornato un po’ indietro sulle scelte. Fa parte del ciclismo di adesso. Se non provi ad andare al limite, non riesci a stare al passo. Come pure nell’allenamento, ormai rischi sempre di andare in overtraining. Devi arrivare veramente al limite, mentre una volta ti accontentavi di valori che erano sufficienti per essere a un certo livello.

Perché la galleria del vento?

Quella per la posizione a cronometro. Non avevo ancora fatto nulla, avevo presa la bici in mano alla Coppi e Bartali e mi serviva una base di lavoro. Siamo stati a Gorizia e mi è piaciuto il lavoro che abbiamo fatto. L’unica cosa complicata è stata la logistica, un po’ troppo tirata. Se ci fosse stato un incidente sulla Venezia-Trieste, saltava tutto. E nel mezzo, per non farci mancare nulla e perdere altri 15 minuti, ho avuto un controllo antidoping, lassù in galleria. Poi ho fatto l’ultima corsa del giorno fino all’aeroporto con la bici da crono…

In effetti quest’anno sei arrivato un po’ troppo lungo col contratto…

Infatti da febbraio in poi la mia testa era occupata dalle preoccupazioni. Purtroppo non sono uno che riesce a spegnere il cervello, quindi comunque lavoravo e pensavo a tutte le difficoltà, i mal di gambe e i mal di schiena che mi sarebbero venuti a cambiare bici.

Aveva già corso sulla Factor. Dice di trovarsi meglio con le ruote da 45
Aveva già corso sulla Factor. Dice di trovarsi meglio con le ruote da 45
Come ti trovi con la bici nuova?

La guido abbastanza bene, dipende dalle ruote. Stranamente vado meglio col profilo alto che con quelle medie. Meglio le 45 delle 30. Per il resto è una bella bici. Con la Factor avevo già corso nel 2017 alla Ag2R e posso dire che è un’altra bici rispetto ad allora.

Lo scorso anno rimanesti senza squadra perché la Qhubeka chiuse, che cosa hai provato quando la Intermarché non ti ha confermato?

Ci sono rimasto piuttosto male, perché penso che avevo raggiunto quel che avevo promesso e forse anche di più. Mi aspettavo un trattamento diverso, ma non mi servono queste motivazioni per essere più cattivo in corsa. La motivazione ce l’ho dentro, non ho bisogno di cercarla fuori.

Lo scorso anno a fine Giro parlammo della voglia di fare finalmente il Giro perfetto…

Ma quest’anno credo che lo escludiamo a priori. Credo che la condizione giusta arriverà semmai per il Lombardia (ride con una punta di malinconia, ndr). E ci sarà da capire il programma che farò dopo il Giro. Non faremo la Vuelta, per cui bisognerà capire.

Lo scorso anno Pozzovivo ha chiuso il Giro in 8ª posizione. Qui in azione sul Passo Fedaia, penultima tappa
Lo scorso anno Pozzovivo ha chiuso il Giro in 8ª posizione. Qui in azione sul Passo Fedaia, penultima tappa
Da quello che racconti, a parte i periodi delle corse, hai trascorso il resto del tempo in altura…

Ci sono stato tanto, come gli altri anni. Teide, Etna e Val Senales. Mi è andata anche bene, perché non è detto che trovi le camere chiamando due settimane prima. Invece sono riuscito a gestire bene questo tipo di logistica. A febbraio ero sul Teide, che è stata la carta della disperazione, pensando che magari fosse l’ultima volta. Ero su senza squadra e me la sono vissuta a metà tra turista e corridore, allenandomi e guardando i paesaggi.

Hai avuto momenti di sconforto?

E’ capitato, soprattutto se le cose non andavano. In bici facevo quello che dovevo fare, però è capitato di pensare che questa volta non avrei trovato squadra. Quando hai una certa età, la domanda che ti poni quando sei in difficoltà è chi te lo faccia fare. «Smetti, sei patetico», te lo dici da solo, mentre magari da giovane non lo fai. I momenti difficili ci sono in tutte le stagioni e a tutte l’età, la differenza è l’entusiasmo con cui le affronti. L’incoscienza del giovane è diversa dalla motivazione di uno che ha passato tante battaglie.

Con quale obiettivo parti per il Giro?

Sarebbe duro non dichiarare che voglio fare classifica. Ci devo arrivare con quella mentalità, per avere delle motivazioni più solide. Non è uguale partire all’avventura, tirando a campare.

Finora Pozzovivo ha corso Coppi e Bartali e Tour of the Alps, trascorrendo il resto del tempo in altura
Finora il lucano ha corso Coppi e Bartali e Tour of the Alps, trascorrendo il resto del tempo in altura
Quali risposte cercherai in questa settimana? Che cosa ti manca?

Essere di nuovo brillante, com’ero fino a due settimane fa. Ho corso al Tour of the Alps, la velocità di gambe l’ho fatta in corsa. Sono stati cinque giorni belli tirati, ho recuperato bene e ora serve semmai qualche richiamo. Quello che voglio è vedere attraverso i test che ci finalmente ci sono. Un grande Giro non ti perdona. Una volta si cresceva, si perdeva peso durante la corsa. Adesso con l’arrivo in salita il terzo giorno, devi arrivare subito a posto. Perciò quello che voglio è ritrovare la brillantezza e scacciare i cattivi pensieri. Lavorerò ancora, poi scenderò dall’Etna, farò una tappa nella casa di Cosenza. E poi andremo a vedere da vicino il Giro d’Italia… 

Con prof Pinotti le tre crono rosa ai “raggi X”

29.04.2023
7 min
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Pochi giorni alla partenza del Giro d’Italia. La corsa rosa 2023 è stata ribattezzata da qualcuno anche come il Giro delle crono. Saranno ben tre: la prima tappa, la nona e la penultima, per un totale di 73,2 chilometri. Pertanto c’è da giurare che avranno un peso importante nell’economia della gara.

Marco Pinotti è un tecnico in forza alla Jayco-AlUla, ma soprattutto è un esperto di cronometro e di materiali. L’ex tricolore contro il tempo ci porta dunque in sella a scoprire nel dettaglio i chilometri di queste tre, fondamentali, tappe.

Marco Pinotti (classe 1976) è uno dei tecnici della Jayco-AluLa
Marco Pinotti (classe 1976) è uno dei tecnici della Jayco-AluLa
Marco, tre crono ma c’è chi dice che siano due, perché l’ultima è un po’ particolare?

Ma è anche la più affascinante secondo me! Ieri De Marchi è andato a vederla: me ne ha parlato e mi ha mandato il video. Ritengo sia la più bella e proporrà una grande sfida.

Ma partiamo dalla prima cronometro: quella con partenza da Pescara…

E’ una versione estesa di quella di Budapest (nella foto di apertura) dello scorso anno. E non tanto perché sia relativamente tortuosa, quanto per la gestione dello sforzo. C’è una parte tutta piatta sulla ciclabile lungo il mare ed è parecchio esposta. E poi c’è la parte di salita verso Ortona. Non è dura. E’ pedalabile e prevede tre tornanti nei quali bisogna rilanciare. E qui serve la gamba per spingere ancora di più.

Ma sono sempre i cronomen i favoriti: è così?

Sì, sì, però quello strappo nel finale spezza il ritmo e può fare la differenza per coloro che sono i più forti in pianura.

1ª tappa: crono Fossacesia Marina – Ortona, Costa dei Trabocchi: km 18,4
1ª tappa: crono Fossacesia Marina – Ortona, Costa dei Trabocchi: km 18,4
Visto che ne hai parlato, riguardo alla gestione dello sforzo come si fa? Si va al “100 per cento” sin da subito, o si arriva all’imbocco della salita al “99 per cento”?

Io andrei al 99 per cento. O meglio, partirei a 100, poi probabilmente cercherei di respirare. Diciamo che un chilometro prima della salita “recupererei” un pochino. Prenderei quel tanto di fiato che basta per quello sforzo di quel chilometro e 200 metri di salita.

Quanto dura lo strappo?

Un paio di minuti, due minuti e 20”. Quindi forse andrei anche al 98 per cento prima. Il discorso è questo: se vai al “risparmio” al 98-99 per cento magari perdi 1” al chilometro, mentre solo su quello strappo puoi perdere 10”.

A livello di materiali, si farà con una bici da crono chiaramente…

Sì, sì… bici da crono assolutamente. Bisogna azzeccare il rapporto che ti consenta di fare la salita con la corona grande. Penso ad un 56 o anche ad un 58 e un rapporto adeguato dietro. Poi credo che in tal senso conterà anche il vento. Per quel che ho monitorato fino adesso, in quel punto il vento arriva dal mare e può spingere un po’ il corridore. Più raramente è trasversale da Nord o da Sud.

9ª tappa: crono Savignano sul Rubicone-Cesena (Technogym Village): km 35
9ª tappa: crono Savignano sul Rubicone-Cesena (Technogym Village): km 35
Passiamo alla seconda crono. A Cesena è proprio crono pura! Se ci fossero stati 10 chilometri in più sarebbe stata una prova contro il tempo stile anni ’90…

Eh sì, una decina di minuti di sforzo in più e sarebbe stata proprio una crono anni ’90. Si tratta di una prova piatta. Ci sono due, tre cavalcavia e un sottopassaggio. Se proprio vogliamo spaccare il cappello in due possiamo dire che i primi 13 chilometri, fino a Cesena, sono in leggerissima, impercettibile discesa. Mentre andando verso l’interno, verso gli Appennini, tende a tirare, appena, appena…

In questi casi secondo te queste pendenze sono talmente impercettibili che si va con lo stesso rapporto oppure c’è un dente di differenza?

Secondo un dente di differenza c’è. Alla fine si sentono queste “pendenze” se si spinge a tutta. Quindi se nel tratto a scendere si gira il 56×12, nel tratto opposto si andrà di 56X13. E per me conta anche la distribuzione dello sforzo. Watt e cadenza vanno a braccetto. Magari nel tratto che “scende” qualche watt e qualche rpm in meno, il contrario quando si “sale”. Anche per questo è molto importante riuscire a fare una distribuzione dello sforzo negativa.

Cioè più watt nella seconda parte…

Esatto. E non è facile. Sono 35 minuti, quasi 40, di fatica e non sono pochi da fare a tutta.

Vista la zona, più ampia tra mare e montagne rispetto alla prima crono in Abruzzo, qui il vento può anche essere da Nord/Sud o comanda ancora quello che spira dal mare?

Con precisione ancora non lo so, ma di base la mattina viene da Nord-Est e il pomeriggio da Sud-Est. Saranno interessanti gli orari di partenza dei favoriti per la crono e per la generale, anche se questi ultimi dopo la frazione di Campo Imperatore dovrebbero essere tutti vicini. La classifica sarà già abbastanza assestata. Mentre il cronoman magari potrebbe risparmiare qualcosa per questa frazione nei giorni precedenti.

20ª tappa: crono Tarvisio-Monte Lussari: km 18,6
20ª tappa: crono Tarvisio-Monte Lussari: km 18,6
Arriviamo così all’ultima crono, quella del Monte Lussari. Una cronometro che solitamente “fanno in venti”: vale a dire specialisti e uomini di classifica.

Quella del Lussari è una frazione contro il tempo davvero difficile da gestire: è una cronoscalata, ma prima ci sono 11 chilometri di pianura. Poi si gira a sinistra e si sale. La parte centrale di questa salita è molto dura: 5 chilometri micidiali e su sfondo particolare che molto ricorda quello di Plan de Corones di qualche anno fa, ma dovrebbe essere un po’ più scorrevole. Il finale molla un po’ ed è abbastanza veloce: intorno al 4 per cento.

Il cambio bici è “obbligatorio” dunque?

Si cambierà sicuro. Non so ancora bene quale sarà la logistica perché da terra non si può sostituire la bici ma non so come gestiranno le ammiraglie al seguito: non so se possano salire. Io credo che i corridori salteranno sulla bici da strada 100-200 metri dopo l’inizio della salita, quando la velocità è bassa e si perde meno tempo.


Come ci si adatta ad una bici così tanto diversa? Secondo te i big si sono allenati a questo cambio?

Non lo so, ma spero di no, perché i miei di big ci sono allenati!


C’è qualche accorgimento sulla bici tradizionale per questa scalata finale? Non so, spostare tutta la sella in avanti, montare un’attacco manubrio corto… Insomma un’assetto da pura salita.

Le posizioni oggi sono già tutte abbastanza estreme, soprattutto per gli scalatori. Io non cambierei tanto perché alla fine sono già efficienti nella loro posizione abituale. Sì, da un da un punto di vista biomeccanico portare la sella avanti di 2 centimetri avrebbe senso, ma c’è il rischio (elevato) che poi il corridore non riesca ad essere efficiente, tanto più dopo tanti giorni di gara consecutivi. E poi bisogna considerare che ci deve stare un bel po’. Parliamo di mezz’ora almeno, non di una manciata di minuti.

La Planche des Belles Filles fu fatale per Roglic (in foto) al Tour 2020. Quella del Lussari è simile. Primoz magari ci avrà preso le misure
La Planche des Belles Filles fu fatale per Roglic (in foto) al Tour 2020. Quella del Lussari è simile. Primoz magari ci avrà preso le misure

Caspita! In effetti calcolando distanza e pendenze la durata della salita è quella…

Potenzialmente questa è la crono più lunga delle tre. Anzi, sicuramente è la più lunga come durata: 40′ ipotizzo. Ha il potenziale della crono che tre anni fa stravolse il Tour de France, quella della Planche di Belles Filles, tanto cara a Pogacar. Questa è un po’ più corta come chilometraggio, ma se vai in crisi… sei da solo. Non ti puoi inventare molto.


Se verso Ortona si andava al 98-99 per cento prima dello strappo, qui a quanto si deve andare prima del Lussari?

A non più del 90 per cento. Devi arrivare ai piedi della salita col serbatoio pieno. Consideriamo che il primo tratto dura poco più di una decina di minuti. In quel tratto cerchi di fare velocità sfruttando la bici da crono. Un Ganna che spinge a tutta può guadagnare anche un minuto e mezzo in quella porzione, ma poi ne perde almeno quattro in salita. Non è facile. E’ una crono che può cambiare le carte in tavola e può stravolgere il Giro. Io mi aspetto differenze di un minuto e mezzo anche tra i big.

Come hai detto tu: sei lì da solo…

Ripeto, penso alla crono delle Belles Filles. Quella durava 55′ minuti e prevedeva più pianura, qui c’è più salita. Ma il concetto è quello.

Quindi i favoriti sono?

Nella seconda crono c’è “già scritto” Ganna! Nella prima Ganna o Kung. Nella terza vedo un uomo di classifica.

Ursella riparte: la gamba cresce, ora si fa sul serio

29.04.2023
5 min
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L’ultimo anno di Lorenzo Ursella è stato un incubo, ma adesso che sensazioni e numeri si stanno allineando, magari quello stringere i denti diventerà un punto a suo favore. Il friulano del Team DSM Development era caduto al Giro di Bretagna, in un 27 aprile senza particolari motivi di interesse. Tappa nervosa, il finale pieno di salite e discese. E quando gli erano caduti davanti, lui aveva messo piede a terra, ma poco aveva potuto contro lo tsunami del gruppo. Lo avevano travolto e sbattuto giù, rompendogli il malleolo e la tibia. L’intervento era stato anche tempestivo, ma convivere con la placca e le viti non è stato una passeggiata, anche se a settembre era tornato in gruppo e da allora non si è più fermato.

«Parto mercoledì per l’Olanda – racconta – dopo che l’anno scorso, con quello che è successo, non ho corso più di tanto e non ho potuto esprimermi al massimo o crescere come avrei voluto. Diciamo che il 2022 l’ho perso, ma ora sto lavorando tanto con la squadra e sento che la gamba sta iniziando a crescere e la condizione sta uscendo. Mi dispiace essermi ritirato per una caduta dal Giro di Sicilia, ci tenevo. In assoluto, da quando ad agosto ho ripreso a uscire in bicicletta, non mi sono mai fermato. Ho fatto tutto l’inverno in bicicletta».

Lorenzo Ursella è friulano della classe 2003: corre con il team olandese dallo scorso anno (foto Team DSM)
Lorenzo Ursella è friulano della classe 2003: corre con il team olandese dallo scorso anno (foto Team DSM)
Quale sarà il tuo programma?

Starò su in Olanda tutto il mese di maggio. Ho due gare di un giorno il 5 e il 6 maggio e poi dal 17 al 21 la Fleche du Sud, che invece si corre in Lussemburgo. Da lì la corsa successiva saranno i campionati italiani. Non parlo invece del Giro d’Italia U23 perché sono riserva, anche se mi piacerebbe partecipare. Bisognerà vedere la mia condizione e quella degli altri.

Quando dici che la gamba comincia a girare è un discorso globale o stai lavorando sulle tue qualità veloci?

Per adesso abbiamo messo un po’ da parte il discorso volate, perché comunque il picco ce l’ho, quindi lo spunto veloce è a posto. Stiamo lavorando tanto sulla resistenza e la salita. Aumentiamo le ore di allenamento settimana per settimana. Magari un paio di mesi fa dopo tre minuti a tutta ero già finito, adesso riesco a fare il doppio. Ogni allenamento aumentiamo un pochino per arrivare un giorno al risultato che cerchiamo. I numeri dicono che fisicamente sono sulla buona strada. E questo mi rende più ottimista. Lo sono sempre stato, perché un giorno voglio arrivare a fare qualcosa di importante.

Quindi non parliamo soltanto di quantità, ma anche di lavori specifici?

Esatto. Questa settimana ho avuto un blocco di tante ore in bicicletta, però anche con parecchi lavori. E’ chiaro che un po’ si perderà come punta di velocità, perché calando di peso e aumentando la resistenza, è logico che il picco si abbassi. Però ogni due settimane facciamo dei richiami o dei lavori in palestra per verificare la situazione su tutti i fronti.

Ursella ha disputato il Giro di Sicilia con la nazionale: si è ritirato per caduta il terzo giorno
Ursella ha disputato il Giro di Sicilia con la nazionale: si è ritirato per caduta il terzo giorno
Come ti trovi in squadra?

Bene. Loro hanno un metodo non dico severo, però diciamo che bisogna rispettarlo. Sono molto puntigliosi sulle cose, bisogna attenersi a quello che dicono. E’ un sistema che magari non va bene a chiunque, però io mi trovo abbastanza bene. Ogni tanto anch’io ho i miei momenti, però diciamo che quando hai l’abitudine al lavoro, riesci a fartela andare bene.

Cosa si prova a non vincere da un anno e mezzo?

L’anno scorso è stato brutto, perché non correndo tanto, non è stata una bella esperienza. Il primo mesetto col gesso è stato abbastanza duro. Infatti la squadra mi ha detto di mettere da parte la bicicletta e così mi son concentrato su tutt’altro e l’ho passata. Quest’anno sto cercando di pensare positivo e di andare avanti, perché vedo che i risultati stanno venendo. Bisogna solo aspettare, magari anche un po’ di fortuna.

In questi giorni a casa ti sei allenato da solo?

Qua in zona, soprattutto nel periodo invernale, mi trovo sia con De Marchi che con Jonathan Milan. Abbiamo un bel gruppetto e ci alleniamo spesso insieme. Adesso è un po’ più difficile perché siamo tutti in giro per le gare.

Ursella ha ripreso ad allenarsi la scorsa estate, dopo l’infortunio del 27 aprile 2022 (foto Team DSM)
Ursella ha ripreso ad allenarsi la scorsa estate, dopo l’infortunio del 27 aprile 2022 (foto Team DSM)
Con Amadori ti sei sentito per il mondiale o l’europeo?

Ho parlato con lui già a inizio anno e ha detto che gli piacerebbe appunto avermi e per questo mi ha inserito nella rosa più ampia. Adesso però tocca a me dimostrare qualcosa. In teoria maggio dovrebbe essere un periodo buono, perché le prossime gare sono abbastanza adatte a me e quindi devo dimostrare qualcosa adesso. Sono le classiche gare del Nord, con strappi ripidi però corti e magari l’arrivo in volata.

Chiaramente è presto per parlare di passaggio nella WorldTour, anche se a fine anno scade il contratto…

Dopo quello che è successo l’anno scorso, non abbiamo parlato. Non ho avuto risultati, sarebbe illogico. Detto questo, non so sinceramente cosa faremo a fine anno. Stiamo guardando e anche la squadra starà facendo le sue valutazioni.

Sette giorni al Giro: la RAI, Fabretti e il ritorno di Cassani

29.04.2023
6 min
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Le classiche del Nord hanno infiammato i tifosi sulle strade e fatto crescere gli ascolti televisivi. A una settimana esatta dal Giro, la sensazione di avere un tesoretto di credito da gestire con attenzione è comune in tutti gli operatori dell’informazione. La squadra di RAI Sport, che con il gruppo del Nord ha raggiunto grandi livelli di intensità e approfondimento, si sta preparando per il viaggio lungo le strade italiane. Le dimissioni di Alessandra De Stefano sono arrivate probabilmente quando il grosso del lavoro era stato definito e progettato. Ed è proprio dell’offerta relativa al Giro che parliamo con Alessandro Fabretti, classe 1968, vicedirettore e responsabile per il ciclismo.

La crono di apertura del Giro d’Italia 2023 si correrà quasi totalmente sulla ciclabile Costa dei Trabucchi (foto Chieti Today)
La crono di apertura del Giro d’Italia 2023 si correrà quasi totalmente sulla ciclabile Costa dei Trabucchi (foto Chieti Today)
Che Giro ci attende?

Non rinneghiamo il passato e quanto fatto da Alessandra De Stefano, quella resta la base. Però cerchiamo di dare sempre qualcosa di nuovo. Per quest’anno ad esempio stiamo lavorando per riportare Cassani al Giro. L’idea è di fare con lui il backstage del dopo arrivo durante il Processo alla Tappa. Che cosa ci distingue da altre televisioni?

Che cosa?

Il fatto che noi siamo al Giro e siamo liberi di andare ovunque. Eppure non avevamo mai mostrato cosa succede tra l’arrivo e il podio. L’idea è che Davide Cassani ed Ettore Giovannelli prendano la telecamera e ci mostrino quello che io ho definito il paddock del Giro d’Italia. Come avveniva con Ettore, quando faceva la Formula Uno. Si prendono il microfono e la telecamera e mostrano i corridori che fanno defaticamento o che mangiano. Si spiega cosa mangiano e magari si fa una battuta con loro. Si vedrà magari Vegni e qualche direttore sportivo arrabbiato. Il corridore stanco e quello che si lecca le ferite. Vogliamo dare la sensazione di cosa accade dopo l’arrivo del Giro e non solo quello.

Sulle moto RAI del Giro viaggeranno Giada Borgato e Stefano Rizzato
Sulle moto RAI del Giro viaggeranno Giada Borgato e Stefano Rizzato
Cos’altro?

Intorno alle 14 l’idea è di andare ai pullman e farne aprire qualcuno. Così anche in questo caso mostreremo che cosa succede là sopra mentre si aspetta l’arrivo, perché generalmente nessuno lo sa. Parliamo con l’autista e cerchiamo di entrare sempre più dove le telecamere non sono ancora arrivate. Oltre a questo, punteremo sempre più sulla realtà aumentata, che può piacere oppure no, che non tutti capiscono, ma è il futuro.

Alla Sanremo c’era Giada Borgato sulla moto…

Giada ci sarà anche al Giro, assieme a Stefano Rizzato. Alla Sanremo ha funzionato molto bene. Mentre Stefano ha più il taglio del giornalista e quindi farà la cronaca, racconterà le sensazioni e cercherà di andare in profondità, Giada è più tecnica. Divideremo in questo modo i due ruoli e in ogni fase della corsa interverranno l’una o l’altro in base alle loro competenze.

Le moto ripresa, gli elicotteri e la troupe a terra: il Giro della RAI è un impegno eccezionale
Le moto ripresa, gli elicotteri e la troupe a terra: il Giro della RAI è un impegno eccezionale
Sarete in onda per tutto il giorno?

Dal mattino fino a notte inoltrata o meglio alla mattina successiva, su Rai Sport HD e su Rai Due. Un’ora prima della partenza ci sarà “Aspettando il Giro” con Tommaso Mecarozzi e Stefano Garzelli, quindi sensazioni, umori e tutto il resto. Poi avremo la prima diretta e a seguire “Giro all’arrivo”. Poi “Il Processo alla tappa” fino alle 18. Dalle 20 alle 21 quello che prima si chiamava “Giro Sera”. Infine alle 24 la riproposizione di tutta la tappa.

Per la diretta ci saranno Pancani e Petacchi?

Loro due più Fabio Genovesi, che torna a gran richiesta, perché è un personaggio e una persona di grande cultura (i tre sono insieme nella foto di apertura, ndr). Francesco gestisce molto bene i suoi interventi, sa integrarlo nel modo migliore.

Dovrebbe tornare al Giro anche Cassani, qui a Firenze con Prudhomme e il sindaco Nardella alla presentazione del Tour
Dovrebbe tornare al Giro anche Cassani, qui a Firenze con Prudhomme e il sindaco Nardella alla presentazione del Tour
Gli ascolti salgono grazie a questi grandi campioni?

Lo zoccolo duro rimane costante e diventa durissimo quando c’è un italiano che vince. Le classiche hanno tenuto bene, lo share è salito e siamo molto soddisfatti. Alla Liegi avremmo avuto buoni ascolti anche se non avesse vinto Evenepoel.

Ne avete fatto un buon racconto, onore al merito…

Condivido questa lettura, sono d’accordo. Quel gruppo funziona, ma vorrei riportare dentro anche Andrea De Luca, che merita i suoi spazi (voci di corridoio, lo vedono come commentatore al Tour de France, ndr). La cosa che mi fa molto piacere – questo lo dico come amante del ciclismo – è che facciano sempre un buon ascolto anche le gare più piccole e quelle dei dilettanti. Segno che il pubblico italiano vuole il ciclismo.

Messina, 11 maggio 2022: al Processo alla Tappa di Alessandro Fabretti, Vincenzo Nibali annuncia il ritiro a fine stagione
Messina, 11 maggio 2022: al Processo alla Tappa di Fabretti, Nibali annuncia il ritiro a fine stagione
Il Processo alla tappa resta tuo? Che esperienza è stata lo scorso anno?

Resta mio, confermo. L’anno scorso per certi aspetti non è stato un gran Giro, quindi trovare spunti per processare qualcuno o qualcosa è stato complicato. Non ha mai piovuto, fortunatamente non ci sono state cadute, i primi sono stati i migliori, i peggiori sono stati gli ultimi. Ci sono state fughe a orologeria, nel senso che era palese che le avrebbero riprese negli ultimi 5 chilometri. Nonostante tutto, abbiamo avuto dei bei momenti…

Uno su tutti, l’annuncio del ritiro di Nibali?

Per certi versi, è stata la notizia più forte e per me è stato un momento molto sentito. Siamo entrambi nel ciclismo da tantissimi anni, ormai sono 30, e Vincenzo l’abbiamo visto nascere. Lo abbiamo sempre nominato e mi è sempre piaciuto molto come atleta e come persona. Lo capivo quando si impuntava su alcune cose o prendeva posizione, le ho sempre condivise. Per cui ho vissuto quel momento come un distacco, quasi il taglio del cordone ombelicale.

Alessandra De Stefano si è dimessa il 20 aprile dopo 18 mesi alla direzione di Rai Sport
Alessandra De Stefano si è dimessa il 20 aprile dopo 18 mesi alla direzione di Rai Sport
Come un compagno di viaggio che si ferma…

Per me è stato il filo conduttore di tante trasferte al Giro o al Tour. L’ho sempre tifato, per questo probabilmente quella trasmissione è venuta bene, perché io per primo l’ho sentita molto. Non sono stato un attore che cercava di fare sensazione: quel giorno là sopra c’era emozione vera.

Chi prende la prima maglia rosa?

Ci sarà la grande sfida fra Evenepoel e Ganna. La crono non è semplicissima, ma sarei contento già di avere un grande duello fra il campione del mondo e il cronoman più forte. Quanto agli altri italiani, spero che Ciccone ce la faccia. Il Giro ha un percorso che mi piace e c’è un bel parterre. In questo periodo siamo a tutta per definire i dettagli. Davvero non vedo l’ora che questa settimana voli e che ci ritroviamo tutti in Abruzzo per cominciare.