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Ursella e quelle viti nella caviglia che lo fanno tremare

09.09.2022
4 min
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Lorenzo Ursella è tornato in gruppo dopo un lungo periodo di assenza, quasi 5 mesi, lo ha fatto al Flanders Tomorrow Tour. L’ultima gara disputata era il Tour de Bretagne, in Francia a fine aprile, corsa nemmeno terminata per il ragazzone friulano che da questa stagione corre nel team Development DSM. Una nuova avventura in Olanda che era iniziata con tanta motivazione ma che ha preso una brutta piega sulla strada che portava da Loheac a Le Hinglé.

«Sono caduto in corsa – dice Ursella dal suo appartamento in Olanda – e ho riportato la frattura esposta del malleolo e della tibia. Mi hanno operato il giorno stesso mettendomi delle placche e delle viti per bloccare la frattura».

Per Ursella un inizio difficile in Olanda, la caduta di aprile ha rovinato il lavoro fatto nei mesi precedenti
Per Ursella un inizio difficile in Olanda, la caduta di aprile ha rovinato il lavoro fatto nei mesi precedenti

Un lungo stop

Nella sua avventura lontano da casa Lorenzo ha trovato qualche difficoltà sul percorso, questa frattura è stata quasi un colpo da KO. Ursella è tornato a casa sua e in questi mesi si è curato rimettendo tutto in ordine, o per lo meno provandoci.

«C’era stata una caduta nella prima parte del gruppo, io per non finire a terra ho appoggiato il piede. Solo che da dietro arrivava l’altra metà del gruppo, che mi ha travolto schiacciandomi contro l’asfalto, causandomi, appunto, questa frattura. Ho fatto due mesi con il gesso ed ero completamente fermo, in quel periodo ho perso tutta la massa muscolare. Nei mesi successivi mi hanno messo un tutore di supporto ed ho iniziato a fare riabilitazione con palestra ed i classici elastici per riprendere un po’ di forza. Da un mese a questa parte mi sono rimesso in bici, e da inizio settembre sono tornato in corsa». 

Ursella alla Borgo Molino correva insieme al suo “gemello” Bruttomesso, i due poi si sono divisi: il primo è andato in Olanda, l’altro alla Zalf
Ursella alla Borgo Molino correva con il suo “gemello” Bruttomesso, i due poi si sono divisi: il primo è andato in Olanda, l’altro alla Zalf

La lenta ripresa

La caviglia è una parte delicata dell’atleta, in qualsiasi sport, soprattutto nel ciclismo dove la forza e la spinta passano dal piede. Riprendere non è semplice e il timore di una nuova caduta è dietro l’angolo.

«A livello della frattura non mi sento così a posto, anche perché ho ancora delle viti ed una placca che dovrò tenere fino al prossimo inverno. Le toglierò solamente nel novembre del 2023. Ho voluto iniziare a correre ora perché avevo bisogno di testare la risposta del mio corpo e togliermi qualche paura che mi è rimasta dopo la caduta. Ho notato, infatti, che ogni tanto quando in gruppo si frena, io inchiodo del tutto e mi fermo. Ripartire ogni volta è una fatica, ovviamente la fiducia la riacquisti solamente in corsa. Mi fa male ogni tanto e mi si gonfia, in particolar modo a fine gara, ma è normale sia così, quella che farò da qui a fine anno è più una preparazione verso il prossimo inverno e la stagione 2023».

Lorenzo ha trovato un modo diverso di allenarsi in Olanda, meno ore ma lavori più specifici svolti ad alta intensità (foto team DSM)
Lorenzo ha trovato un modo diverso di allenarsi in Olanda, meno ore ma lavori più specifici(foto team DSM)

L’inizio complicato

Al di là l’infortunio subito e le complicanze che ne derivano, l’inizio di stagione di Ursella non è stato semplice. Poche gare e difficilmente portate a termine, con tante difficoltà fin dai primi giorni. 

«Il periodo di adattamento non è stato facile, ho sofferto molto ed è stata dura. Più che dal punto di vista della vita direi proprio da quello agonistico. Ho sofferto tanto il ritmo gara perché qui corrono in modo diverso, sempre a tutta e non ero abituato. All’inizio facevo fatica anche a stare in gruppo, poi piano piano ho acquisito maggior ritmo sentendomi sempre meglio. Non era neanche un problema dovuto alla preparazione invernale, tra ritiri e allenamenti abbiamo lavorato molto bene.

«A livello personale mi trovo bene, mi piace vivere per conto mio. Tutti i miei compagni che vengono da fuori vivono nelle casette della squadra e siamo tutti vicini. Ogni tanto usciamo a mangiare o passiamo il tempo insieme. All’inizio ho avuto qualche difficoltà con l’inglese, in questi mesi a casa ho studiato molto e ho rafforzato la lingua, ora riesco a confrontarmi meglio con tutti. Stare lontano da casa dopo tanto tempo pesa, però riesco comunque a tornare ogni tanto e vedere la mia famiglia. La squadra è organizzata molto bene nel gestire gli impegni, è tutto molto schematico. Di solito corriamo per un mese di fila, poi stacchiamo due settimane e in quel periodo torno a casa».