Prime pedalate, dieta e progetti: il diario di Masnada

03.12.2023
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«Abbigliamento invernale – scrive Masnada – gambe indolenzite, battiti alle stelle, sensazioni di ipoglicemia dopo una sola ora di allenamento, salite di 2 chilometri che sembrano infinite: ecco il riassunto delle prime uscite su strada. Sono il solo?».

Con queste parole il bergamasco ha salutato i suoi follower su Instagram alla ripresa degli allenamenti. Fausto viene da due anni storti, fra il Covid e soprattutto i problemi al soprasella, risolti con un intervento chirurgico, che lo hanno costretto a rinunciare prima ancora di averci provato. Per cui se da un lato c’è da aspettarsi che abbia voglia di spaccare il mondo, dall’altro vederlo alle prese con i disagi di chiunque rimonti in bici dopo un lungo periodo senza allenarsi lo rende molto umano. E questo fa crescere la voglia di approfondire il discorso. 

Dopo il Giro di Ungheria di metà maggio, Masnada è tornato in gara a Plouay a inizio settembre
Dopo il Giro di Ungheria di metà maggio, Masnada è tornato in gara a Plouay a inizio settembre

I problemi alle spalle

Il rientro in gruppo dopo tre mesi senza corse, da maggio a settembre, gli ha fatto capire che quei problemi sono alle spalle. Per cui ora, avendo cura che tutto sia a posto, dal fondello alla posizione in sella, la preparazione è ripresa con la giusta gradualità. Ma è vero dunque che anche i professionisti soffrono?

«Quando si riprende – sorride – le sensazioni sicuramente sono di fatica. Alla fine sono stato fermo più o meno 24 giorni e il corpo dimentica subito che sei un atleta di alto livello. Dopo due, tre settimane ti sembra veramente di ripartire da zero. E allora te lo dici anche. “A fine stagione ero in uno stato di condizione super e bastano tre settimane per ritrovarsi a fare una fatica così assurda?”. Però, già dopo 15 giorni si riprende a pedalare discretamente, anche se il lavoro per ritornare a una condizione ottimale è davvero lungo».

Non c’è niente di meglio di un caffè prima di partire: alla ripresa, l’alimentazione cambia (foto Instagram)
Non c’è niente di meglio di un caffè prima di partire: alla ripresa, l’alimentazione cambia (foto Instagram)
Qual è la sensazione più negativa?

Proprio quella di salire in bicicletta, tornare alla posizione classica e pensare che non sia la tua. Non ho toccato niente nelle misure, è come l’ho lasciata, ma quando ci sono salito non sembrava la solita bici. Non ero comodo. Sembra quasi che non sei più capace di guidarla. Sembra che qualcuno abbia toccato l’altezza della sella e del manubrio. Sembra tutto sfasato. In realtà è questione di abitudine, di come il corpo si adatta a ogni cambiamento. Però la sensazione più brutta è proprio questa.

E poi c’è l’aspetto psicologico? Il cervello ricorda come facevi certe salite, ma le gambe non ce la fanno…

Sì, assolutamente. Sono coinvolte tutte le sensazioni. I battiti sono alti. Ti sembra di non andare avanti. Fai fatica sulle salite che solitamente usi per fare riscaldamento e di colpo ti sembrano impegnative. Proprio capisci di non essere in condizione e di essere ripartito da una fase zero. E sai che devi far fatica.

Cosa dice la bilancia?

Difficilmente d’inverno mantengo il peso che ho a fine stagione. Quest’anno dopo l’ultima corsa ero molto magro, per cui diciamo che 3 chili e mezzo li ho messi tutti. Ma per perderli il cammino sarà lungo, questo è un passaggio molto importante.

Ventesimo al Lombardia, nel finale di stagione Masnada aveva ritrovato una buona condizione
Ventesimo al Lombardia, nel finale di stagione Masnada aveva ritrovato una buona condizione
E’ bene che il ritorno al peso forma sia un processo lungo?

Sì, perché se perdi 3 chili e mezzo in due settimane, vuol dire che hai fatto qualcosa di non sano e salutare. In questa fase si lavora sulla forza, si sta in palestra e si gettano le basi, per cui è giusto mangiare normalmente. E’ giusto allenarsi bene, fare delle tabelle di lavoro in cui aumenti gradualmente i carichi di lavoro. Allo stesso tempo, allenandoti cala anche il peso. Alla fine si ingrassa perché dal bruciare 3-4.000 calorie al giorno, si sta in spiaggia per tutto il giorno e se ne bruciano 2.000. E poi si mangia peggio, anche come genuinità dei cibi.

Per cui il dimagrimento deve essere integrato con il ritorno della condizione?

Non sono le tre settimane che influenzano una stagione. Più che altro è importante come mangi da quando ricominci. La strategia attraverso cui perdi peso è molto mirata e calcolata anche nei tempi, con il supporto del dietologo della squadra. Lui conosce il nostro storico, conosce i nostri dati e ci imposta la dieta. Può anche succedere che nel primo mese non si perde neanche un chilo, però si pareggiano le calorie assunte con quelle bruciate, mantenendo lo stesso peso.

E quando si svolta davvero?

Quando si valuta che si è fatto un mese in cui abbiamo lavorato parecchio sulla forza in palestra, non allenandosi per 30 ore a settimana, perché siamo ancora nella fase iniziale. Concluso questo periodo, si cambia marcia e magari iniziamo a togliere 3-400 kilocalorie al giorno, per arrivare alla prima gara che abbiamo già perso un chilo e mezzo. Sarà necessario aver eliminato i chili di troppo per l’appuntamento più importante. La questione del perdere peso è diventata molto studiata e mirata.

L’ultima gara 2023 è stata la Japan Cup, insieme ad Alaphilippe e Knox, chiusa al 14° posto
L’ultima gara 2023 è stata la Japan Cup, insieme ad Alaphilippe, chiusa al 14° posto
Nel momento in cui risali in bicicletta, c’è anche una svolta nell’alimentazione?

E’ il momento in cui comincio a dare più importanza alla qualità del cibo. Nella prima fase non sono uno che già pesa gli alimenti o guarda le quantità. Comunque inizio una dieta sana ed equilibrata. So per esperienza a quante calorie corrispondano più o meno le porzioni, ma sono ancora nella fase di ripresa dal periodo delle vacanze. Per cui ho ricominciato a mangiare sano e in base agli allenamenti che faccio. Quando poi mancherà un mese alla prima corsa oppure inizierò ad allenarmi molto di più, allora anche l’alimentazione diventerà più precisa.

C’è qualche alimento che comunque alla ripresa va eliminato?

I fritti. In vacanza capita di mangiare le patatine o piatti diversi dal solito. Il dolce ancora lo tengo, magari per il giorno in cui faccio tanto allenamento. Però le cose più elaborate e grasse cerco di eliminarle.

In queste settimane che portano al primo ritiro si cerca una condizione che permetta di reggere il lavoro tutti insieme?

Il ritiro non è una gara. Per quanto mi riguarda, sarà importante arrivare pronto alla prima gara. Il ritiro di dicembre è un avvicinamento, ma comunque molto dipende dai programmi. Noi arriveremo in Spagna e avremo i primi tre giorni per fare le foto e le varie attività per gli sponsor e la squadra. Solo successivamente inizieremo ad allenarci, però essendo consapevoli che siamo a dicembre e non siamo ancora a un mese dalle corse.

Masnada ha sempre fatto parte del gruppo Evenepoel, ma il suo avvio di 2024 sarà diverso (foto Instagram)
Masnada ha sempre fatto parte del gruppo Evenepoel, ma il suo avvio di 2024 sarà diverso (foto Instagram)
Quindi come si lavora?

Ci alleniamo comunque, facciamo le nostre 3-4 ore. Andiamo in palestra. Lavoriamo gradualmente, seguendo un piano. Non c’è più la moda di andare in ritiro e fare 30 ore a settimana. Siamo a dicembre, non avrebbe senso. Bisogna pianificare il lavoro. Ma è chiaro che nessuno arriva al ritiro senza allenamento, perché tutti hanno ricominciato la preparazione. Tutti stanno seguendo a casa le proprie tabelle, però non c’è assolutamente nessuna sfida. Si farà il primo test, ma è un test che serve per avere dei parametri su cui allenarsi dal primo mese e fino al ritiro di gennaio. Sono solo valutazioni dello stato attuale di condizione, sapendo che c’è tutto il tempo per lavorare e arrivare alle corse con una buona forma.

A dicembre si guarda anche la posizione in sella, per poi non toccarla più?

La squadra ci dà la libertà di andare dal proprio biomeccanico, io avrò un check definitivo settimana prossima. Così porterò le misure in ritiro e i meccanici potranno iniziare a preparare le bici per la prossima stagione. Mi appoggio ancora a Vedovati, che mi conosce da sempre e gli lascio fare l’ultima verifica, però lavoro con il Centro Salute Integrata. Lo ha aperto da poco il mio osteopata di sempre, che collabora con un biomeccanico di Terni, che viene su a Bergamo proprio per farci il posizionamento in bicicletta. Hanno sistemi avanzati. Ad esempio la videoanalisi e un macchinario che misura la pressione in sella in base ai vari spostamenti e alle misure del bacino, permettendo di modificare dettagli minimi che possono fare la differenza in un’attività di endurance come la nostra.

Con la squadra avete già fatto un team building in Belgio, come è andata?

C’era una bella atmosfera, nonostante 11 ragazzi abbiano cambiato squadra. E’ arrivato un bel gruppo di 5-6 giovani, molto svegli e molto simpatici, con cui abbiamo legato subito. Abbiamo fatto una giornata solo tra noi corridori, in cui lo psicologo ci aveva assegnato delle prove da compiere. In una di queste, dovevamo arrivare a Ostenda con il treno, senza la possibilità di utilizzare i telefoni ed effettuando alcune sfide lungo il percorso. Un team building vero e proprio e secondo me è stato molto bello perché abbiamo parlato direttamente con le persone, senza essere distratti dal telefono. E’ stata una cosa molto intelligente.

Nel mini ritiro di novembre in Belgio, Masnada ha avuto modo di legare con Moscon (foto Instagram)
Nel mini ritiro di novembre in Belgio, Masnada ha avuto modo di legare con Moscon (foto Instagram)
Come hai visto Moscon?

Veramente motivato. Alla fine ho passato più tempo con lui che con gli altri, perché essendo italiano c’è sempre più affiatamento. Una sera siamo rimasti con Cattaneo, Bramati e lui a chiacchierare dopo cena ed è stato bello, perché Gianni è una bella persona, alla fine è un buono. Si era un po’ perso per una serie di motivazioni, però è un atleta di talento, quello che ha vinto non l’ha inventato. Il motore ce l’ha e i numeri li ha. Secondo me servirà dargli un po’ di fiducia e che lui torni a credere in se stesso. Mi ha fatto una bella impressione e anche lui è tornato a casa contentissimo.

Invece che cosa vogliamo per Fausto Masnada dal 2024?

Sicuramente che torni a fare una stagione ad alti livelli da febbraio fino a ottobre. Non voglio più avere problemi di salute, vorrei semplicemente riuscire a fare il mio lavoro senza nessun inghippo. Quando riesco a lavorare bene, i risultati arrivano e l’ho sempre dimostrato. Vengo da due stagioni veramente catastrofiche ed era difficile trovare sempre una giustificazione, però davvero non stavo bene. Credo che avrò un calendario leggermente diverso da Remco, soprattutto nei primi mesi della stagione. Se poi mi schiereranno al Tour per aiutarlo nel suo grande obiettivo di stagione, sarò super contento di andare. Ma voglio tornare ad alto livello, quella sarà la prima cosa.

Uijtdebroeks: il Giro e quei dettagli maniacali per la crono

02.12.2023
5 min
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Cian Uijtdebroeks sarà una delle stelle del prossimo Giro d’Italia. L’erede di Remco Evenepoel, così dicono in Belgio, quest’anno ha preso le misure ai grandi Giri con la Vuelta e ora vuole continuare questa sfida con le tre settimane.

Classe 2003, il corridore della Bora-Hansgrohe ha già le idee chiare. Molto chiare. Il suo grande obiettivo della prossima stagione è, come detto il Giro d’Italia, dove viene per fare bene. Non per fare esperienza.

«L’obiettivo per il prossimo anno è il Giro – ha detto Uijtdebroeks – ho fatto la Vuelta, il mio primo grande Giro, pochi mesi fa e l’ho chiusa all’ottavo posto. Quindi voglio fare meglio. Una top 10 o top 5 sono la mia ambizione».

Cian Uijtdebroeks alla serata in suo onore indetta dalla cittadinanza di Hannut qualche giorno fa (foto DH)
Cian Uijtdebroeks alla serata in suo onore indetta dalla cittadinanza di Hannut qualche giorno fa (foto DH)

Rotta sull’Italia

Il percorso della corsa rosa ben si adatta alle caratteristiche di Cian. Anche se è uno scalatore, il corridore di Hannut, nei pressi di Liegi, va molto bene a cronometro. E sappiamo che le tappe contro l’orologio al Giro 2024 saranno due. E anche piuttosto impegnative.

Cian dedica grande attenzione a questa specialità e ha sviluppato una certa sensibilità con i materiali, tanto da lamentarsi dopo la Chrono des Nations, nei confronti della fornitura tecnica.

Lui e Remco avevano la stessa bici, ma rendimenti diversi. Rendimenti che secondo fonti attendibili erano imputabili non solo alle gambe, ma anche ad alcuni accorgimenti tecnici.

E questo ci dice di un atleta con personalità. Con le idee chiare appunto. Non è un caso che in vista del Giro abbia chiesto alla squadra di partecipare al prossimo Catalunya. La corsa spagnola propone infatti salite lunghe e sul filo dei 2.000 metri, ideali in ottica di preparazione. Una mentalità figlia del ciclismo moderno. I ragazzi sono super focalizzati sin da subito.

Uijtdebroeks in effetti deve migliorare a crono, ma nonostante tutto va forte e la cura sin dalle categorie giovanili
Uijtdebroeks in effetti deve migliorare a crono, ma nonostante tutto va forte e la cura sin dalle categorie giovanili

La crono nei dettagli

E restando su questo tema, vale la pena insistere sul discorso crono. Al Giro ne sono previsti 68,7 chilometri e potrebbero essere decisivi. Cian ha ammesso di aver chiesto dei consigli proprio a Remco, e forse quella lamentela era arrivata proprio dopo un confronto col campione del mondo contro il tempo.

«Per la crono – ha detto Uijtdebroeks – chiedo consiglio a molte persone, anche a Remco. Durante qualche gara di tanto in tanto andavo da lui e ci parlavo. Remco è un vero specialista. E’ una questione di dettagli, ovviamente».

Ma c’è di più. Quel giorno alla Chrono des Nations oltre ad un guasto meccanico (la rottura di una leva del cambio), c’erano dei numeri che non lo soddisfacevano.

«Se devo venire qui – disse Cian ad Het Nieuwsblad – per imparare, che almeno le cose funzionino bene. Non voglio perdere tempo. Con i miei 65 chili, pedalo a quasi 400 watt di media per un’ora, ma tutto deve essere messo a punto. Dobbiamo migliorare soprattutto per quanto riguarda l’aerodinamica. Quest’inverno dovremo passare molto tempo in galleria del vento e in pista per ottenere finalmente una posizione più decente. Gente come Evenepoel o Ayuso hanno un coefficiente aerodinamico migliore del mio. Loro hanno un CdA di 1,5, io sono quasi a 2: perdo minuti solo per quello. E’ chiaro che la Bora deve lavorarci».

Dichiarazioni forti, specie per un ventenne e chiaramente il team non fu felicissimo di queste esternazioni. Da qui scattò (e forse c’è ancora) anche una serie di voci di mercato. Ma per ora Cian ha detto che onorerà il contratto col team tedesco che scadrà al termine della prossima stagione. In più con l’arrivo di Roglic magari la squadra sarà più incentivata a lavorare in questa direzione.

«Stiamo aggiustando la mia posizione sulla bici da cronometro e sto anche lavorando sul mio corpo in termini di flessibilità. Sto facendo esercizi di cui non avevo sentito parlare fino a poco tempo fa».

Cian tra i giganti. Eccolo alla Vuelta lottare in salita con Kuss e Ayuso
Cian tra i giganti. Eccolo alla Vuelta lottare in salita con Kuss e Ayuso

Liegi mon amour

Uijtdebroeks ha parlato durante una premiazione che il suo Comune, Hannut, ha voluto riservagli. In Belgio è così, il professionista di casa va onorato. Davanti al sindaco e a molti tifosi, sono finite sul banco anche le classiche.

«Sono contento di essere in Belgio – ha detto Cian – perché alla fine non ci sto molto. Anche in virtù delle mie caratteristiche fisiche, corro molto più in Spagna che qui. Non sono come Van Aert che fa molte classiche».

Abolens, la frazione di Uijtdebroeks, è in Vallonia, ma è proprio sul confine con le Fiandre (Cian è un perfetto bilingue). E’ all’interno di un triangolo da sogno per gli amanti del ciclismo. C’è Liegi a Sud Est, Huy a Sud. Leuven, sede dei mondiali 2021, a Nord Est. Tutte ad una manciata di chilometri.

«Mi piacerebbe fare la Liegi – ha proseguito Cian – pur sapendo che non potrò vincerla, in quanto verrò da un training camp in altura. Però sarebbe utile in chiave di preparazione per il Giro. E comunque sarebbe bellissimo correrla sulle strade di casa, tra i miei tifosi. In ogni caso conoscerò il mio programma preciso a fine dicembre».

Alto 1,84 per 65 chili, Uijtdebroeks vanta numeri da scalatore. Ha concluso la Vuelta in 8ª posizione a 8′ netti da Kuss
Alto 1,84 per 65 chili, Uijtdebroeks vanta numeri da scalatore. Ha concluso la Vuelta in 8ª posizione a 8′ netti da Kuss

Nel 2024 Giro e Vuelta?

E questo programma potrebbe riservare altre sorprese, come il secondo GT in stagione. Il prossimo anno Uijtdebroeks avrà 21 anni e potrebbe essere un passo enorme. Ma stupirsi ancora oggi delle performance dei giovani è forse sbagliato. In più parliamo di Giro e Vuelta. Nel mezzo ci sono quasi tre mesi. Tra gli uomini di classifica fece qualcosa di simile Thymen Arensman nel 2022, ma all’epoca dei fatti aveva un anno in più.

«Vorrei aspettare di vedere il percorso della Vuelta prima di decidere – ha concluso Uijtdebroeks – correre due grandi Giri in un anno potrebbe essere un’opzione, ma neanche voglio finirmi: sono giovane. Mentre per il Tour credo sia ancora un po’ presto. Immagino dovrò aspettare una stagione o due».

Ernie e protrusioni, che ruolo ha la bici? Parola all’osteopata

02.12.2023
6 min
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Siamo partiti dall’intervista di Venchiarutti. I ciclisti possono arrivare ad avere problemi con ernie e protrusioni? La risposta è sì. Ma le cause è bene distinguerle. Se si parla di cadute, le dinamiche sono infinite e possono portare ad uno sviluppo successivo di problemi anche cronici. Se invece si parte dal presupposto che una posizione scorretta in bici possa portare a ernie allora il cerchio si stringe di molto, anzi se si guardano i pro’ quasi non esiste.

Per analizzare l’argomento in modo esaustivo si devono approfondire due branche ampie. Ortopedia per quanto riguarda le cadute e osteopatia per quanto riguarda le posizioni scorrette. Per quest’ultima ci siamo affidati al parere esperto di Gianluca Carretta, osteopata di campioni come Nibali, Basso, Cancellara e Armstrong e tanti altri.

Gianluca Carretta
Gianluca Carretta ha lavorato con tantissimi pro’
Gianluca Carretta
Gianluca Carretta ha lavorato con tantissimi pro’
Un corridore che cade e ha un infortunio alla schiena capita che impieghi meno tempo a riprendere in modo più efficace rispetto a un corridore che sviluppi delle ernie o delle protrusioni che diventano quasi un problema cronico…

Bisogna distinguere bene le due situazioni. Sono spesso diverse. Quella cronicizzata, che è la componente discale. L’altra che invece normalmente è dovuta a problemi disfunzionali da caduta. Vale a dire che la caduta normalmente lascia situazioni particolari a livello delle componenti articolari, che portano ad una sintomatologia acuta, però più facilmente risolvibili. Questo perché la struttura resta integra nel momento in cui il corridore ritrova un equilibrio e torna completamente a posto. Invece i problemi legati alle discopatie sono legati a fatti degenerativi, il che vale a dire che il disco perde progressivamente acqua. 

In che modo?

Tende a disidratarsi a ridursi di spessore e questo può portare a dolori che normalmente sono in effetti un po’ più difficili da risolvere, ammesso che la sintomatologia non sia dovuta alla presenza anche di protusione o di ernie, vale a dire fuoriuscita di questo materiale nucleare che sta al centro del disco. 

Il peggiore dei casi per un ciclista?

L’ernia diventa molto invalidante, perché normalmente può entrare in contatto con la radice nervosa. A quel punto lì può creare un’infiammazione lungo il decorso del nervo in questione, che può essere nervo sciatico nella stragrande maggioranza dei casi, piuttosto che nervo crurale e anche altri. 

Le differenti patologie che possono colpire le vertebre
Le differenti patologie che possono colpire le vertebre
Quali sono le cause di protrusioni ed ernie?

Difficilmente le cause sono traumatiche, nel senso che è difficile che un disco tra virgolette, possa ledersi, cioè rompersi con un trauma. Personalmente non credo di averle mai viste in più di trent’anni di carriera. Io però non sono un neurochirurgo, parlo da osteopata. Sicuramente un ortopedico ha delle casistiche completamente diverse, magari più legate appunto a queste situazioni strutturali. Però personalmente ritengo che il disco difficilmente possa rompersi da trauma, quindi i problemi che portano i danni normalmente sono di tipo posturale.

Quindi?

Quindi le posture scorrette o una predisposizione magari dovuta al fatto che le curve, in questo caso la curva lombare, è piuttosto rettificata e questo porta a una compressione dei dischi anomala che può essere dovuta al sovraccarico. Questo non per il peso del carico ponderale, ma per errori che involontariamente si commettono e portano a dei microtraumi sul disco. Alla lunga questo può essere sottoposto a pressioni, rompere questi anelli contenitivi e causare fuoriuscite.

Hai mai trattato pro’ con queste casistiche?

Se pensiamo a ciclisti professionisti, no. Non ricordo di aver visto situazioni diciamo tra virgolette drammatiche. Mi sono imbattuto in tutte forme di disfunzione. Anche perché un ciclista professionista è comunque un soggetto giovane, per cui è difficile che i dischi vengano usurati al punto da produrre un ernia. Negli amatori invece è un discorso più ricorrente. Lì ne ho visti tanti, però si parla magari di cinquantenni che sottopongono la schiena non solo al carico della bicicletta, ma ai carichi del lavoro quotidiano. Un amatore che lavora in ufficio e sta seduto 8 ore al giorno, potenzialmente è molto a rischio perché purtroppo le posizioni a sedere tendono a invertire completamente la curva lombare, quindi sottopongono i dischi a pressioni anomale e predispongono a queste forme di tipo degenerativo. Il pro’ ha il massaggiatore, il fisioterapista, il biomeccanico e tutta una serie di prevenzioni che rendono impossibile questa degenerazione.

La protrusione e le ernie sono condizioni dolorose che spesso nascono da abitudini scorrette protratte nel tempo
La protrusione e le ernie sono condizioni dolorose che spesso nascono da abitudini scorrette protratte nel tempo
La bici quindi non è una causa di queste sintomatologie?

Nell’immaginario popolare lo stare in bicicletta può essere potenzialmente dannoso per la schiena, ma in realtà nel momento in cui sei più meccanicamente in posizione ideale e quindi scarichi il peso del corpo correttamente tra sella e manubrio, è difficilissimo che questo provochi predisposizioni verso protrusioni ed ernie. 

Venchiarutti ci ha detto proprio questo, quando pedalava stava quasi meglio…

Questo è qualcosa che io sento ricorrentemente in alcuni pazienti. Ci sono pazienti a cui il neurochirurgo o il neurologo sconsigliano di andare in bicicletta quando poi in realtà in bicicletta starebbero benissimo. E quindi non vedo il motivo del non andare. Poi è chiaro che la bicicletta non cura. Però se io ho un’ernia e questa tocca la radice nervosa nel momento in cui sono in bicicletta, io non riesco a pedalare perché ho la gamba che mi va in tilt. Quindi in quel caso non ci sarebbe il dubbio. 

Se la bici non fa né bene né male, cosa bisogna fare per prevenire?

Bisogna fare la ginnastica posturale, ginnastica in acqua, si devono rafforzare la struttura e il tronco con allenamenti specifici.

Sulla schiena di Bernal, qui prima della rieducazione in acqua, i segni degli interventi spinali
Sulla schiena di Bernal, qui prima della rieducazione in acqua, i segni degli interventi spinali
In conclusione, quando si parla di protrusioni ed ernie ci sono due strade differenti che vi ci portano…

Se parliamo di lesioni vere, di rottura di un qualcosa il discorso diventa ortopedico. Se parliamo invece di disfunzioni, potenzialmente sono problemi che alla lunga ma molto alla lunga, se non si interviene per risolverli, possono rappresentare un fattore presupponente verso i problemi discali. Il ciclista sviluppa un numero illimitato di movimenti. Basti pensare che 90 pedalate al minuto, in un’ora sono 5.400 movimenti. Basta una piccola retrazione, cioè un accorciamento di un muscolo, o una leggera differenza nella pedalata che diventa asimmetrica o anche il fare poco stretching…

Che cosa può succedere?

Questi tre casi possono portare a problemi. Perché ogni movimento che si fa in qualche modo viene frenato da questi muscoli che potenzialmente possono andare a interferire sulle articolazioni. Quindi non ci sono solo i traumi, ma tanti altri componenti. Si passa anche per la masticazione, una vescica sotto un piede che ci porta a camminare male. Però parliamo di problemi che portano al dolore immediato e che sono risolvibili, se individuati bene, in qualche giorno al massimo qualche settimana. 

Di Fresco illustra il nuovo Casano e l’arrivo di Pino Toni

02.12.2023
5 min
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Tra le novità del 2024 ce n’è una che riguarda il mondo degli juniores, più precisamente il Team Casano, squadra che partecipa all’organizzazione del Giro della Lunigiana (foto Fruzzetti in apertura). La squadra guidata dal diesse Giuseppe Di Fresco vede entrare nel suo staff il preparatore Pino Toni. Una figura che abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni: il suo arrivo è un bello spunto da cui partire. 

Solo atleti di 2° anno

«Partiamo con il dire – si aggancia al discorso Di Fresco – che l’organico sarà di una decina di ragazzi, tutti di secondo anno. E’ una scelta che riguarda il percorso di crescita degli atleti, lavoriamo con gli stessi per due anni. Da un lato serve per programmare dei minicicli, dall’altro non nascondo che ormai ci sono delle grosse difficoltà nel prendere nuovi atleti. Molti hanno già il procuratore e si guardano tanto intorno (il famoso junior che andrà a correre all’Auto Eder ne è un esempio concreto, ndr).

«Anche prendere dei ragazzi di primo anno è comunque un costo importante – continua – perché bisogna pagare il punteggio alla squadra o al Comitato regionale. Complici questi fattori e la mia passione per scommettere su ragazzi meno di spicco, ho scelto anche di puntare su nomi meno appariscenti. In più il ciclismo qui in Versilia è in magra, non ci sono più tanti juniores, devo andare a cercarli anche nelle altre province toscane o in Liguria. Insomma anche in questa categoria, sempre più importante, ci sono tanti fattori che incidono nel costruire una squadra».

I ragazzi del Casano saranno tutti di secondo anno, un modo per portare avanti il lavoro già iniziato (foto Fruzzetti)
I ragazzi del Casano saranno tutti di secondo anno, un modo per portare avanti il lavoro già iniziato (foto Fruzzetti)

Nuovo preparatore

Una grossa novità, si diceva, è l’arrivo di Pino Toni, che per la prossima stagione si occuperà della preparazione e della gestione dei ragazzi del Casano. Prima la squadra era seguita da Della Tommasina, che però ha scelto di continuare con il suo percorso accademico, lasciando così il gruppo di “Beppe” Di Fresco.

«Io e Di Fresco – racconta Pino Toni – abbiamo iniziato a lavorare insieme da quando lui era alla Berti, agli inizi del 2000. Da quella squadra juniores sono passati corridori come Caruso, che ho seguito personalmente alla Mastromarco e con il quale ancora collaboro. Quando Beppe (Di Fresco, ndr) è tornato a lavorare con gli juniores al Casano, c’era Della Tommasina come preparatore. Quest’anno la collaborazione è finita e sono subentrato io. Di diverso ci sarà il passaggio a Training Peaks rispetto alla piattaforma che hanno usato fino a quest’anno».

Bufalini, a sinistra, è un ragazzo sul quale Di Fresco ha scommesso all’inizio del 2023 (foto Fruzzetti)
Bufalini è un ragazzo sul quale Di Fresco ha scommesso all’inizio del 2023 (foto Fruzzetti)

Già pronti

L’importanza crescente della categoria juniores è sotto gli occhi di tutti. Sembrano saperlo anche i ragazzi, che ormai sono sempre più attrezzati.

«Ho trovato una realtà molto preparata – conferma Pino Toni – i ragazzi sono quasi tutti di secondo anno. Sanno usare bene i misuratori di potenza e conoscono bene i vari metodi di allenamento. La parte difficile del lavoro sarà ottimizzare il tempo a loro disposizione, soprattutto in inverno, periodo dove si costruisce la stagione. Capita ad inizio stagione, quando le gare sono poche, di portarli a qualche corsa giusto per fare ritmo.

«I corridori – continua – hanno la scuola in questo periodo, che deve giustamente essere una priorità. Mi faccio mandare un questionario con l’orario, non è facile, soprattutto se ci si paragona all’estero. Quando guardo i ragazzi stranieri del team CPS o del team Franco Ballerini, vedo che fanno lavori differenti. E’ facile che in inverno loro vadano in Spagna per tre settimane di preparazione, con 20-25 ore a settimana di allenamento. Se rimani in Italia tra scuola e freddo, non riesci a fare certi volumi. Lo sport da noi non è considerato come l’anticamera di un lavoro o qualcosa che possa dare lustro alla Nazione, piuttosto viene visto come un impedimento».

Un altro prospetto interessante è Gabelloni (foto Fruzzetti)
Un altro prospetto interessante è Gabelloni (foto Fruzzetti)

Tante alternative

Come conferma Di Fresco il Team Casano non farà doppia attività, per dare ai ragazzi i giusti periodi di riposo e allenamento. Un metodo che permetterà di programmare al meglio la stagione. 

«Ottimizzare vuole dire – conclude Toni – creare delle attività alternative alle diverse ore in bici.  Bisogna tenere i ragazzi impegnati con della ginnastica, palestra e rulli. Si alternano queste attività per tenere il corpo in movimento: magari inserisco un’ora di esercizi a corpo libero e un’ora di rulli. Le piattaforme di allenamento sono sviluppatissime e riesco a coordinare bene il lavoro da svolgere. Il mio metodo di allenamento è uguale per tutte le categorie che seguo, alla fine gli juniores sono diventati un primo grande scalino. E’ una categoria in cui cresci tantissimo, i team WorldTour vengono a prendere i corridori e li portano nelle squadre di sviluppo. E’ da junior che ti formi, nelle altre categorie puoi “solamente” migliorare, affinare quello che già sei».

Le idee di Lappartient e il timore di contraddirle

02.12.2023
6 min
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Chissà se David Lappartient, il megapresidente dell’Uci sapeva che, nel rilasciare la lunga intervista di qualche giorno fa a DirectVélo, avrebbe smosso così tanto le acque. Di quel che è successo nel mondo del ciclocross abbiamo avuta testimonianza diretta al Superprestige di Niel, con la protesta neanche troppo velata dei team principali verso le sue dichiarazioni. Tuttavia il dirigente francese ha coinvolto tutto il mondo delle due ruote.

La particolarità è che se da una parte il presidente non si è sentito successivamente di commentare ulteriormente, di entrare ancor più nello specifico di alcuni argomenti, dall’altra molti altri “attori” del mondo delle due ruote hanno preferito evitare accuratamente ogni commento, quasi timorosi di smuovere le acque.

Il massimo dirigente francese a colloquio con il gruppo, dopo la forzata sosta a Glasgow 2023
Il massimo dirigente francese a colloquio con il gruppo, dopo la forzata sosta a Glasgow 2023

Non solo presidente dell’Uci

Quel che Lappartient ha messo sul tavolo non è di poco conto e stupisce il fatto che una simile presa di posizione sia arrivata ora, alla vigilia dei Giochi di Parigi 2024. Giochi che lo vedono assoluto protagonista, visto che dal giugno 2023 unisce alla carica di numero 1 dell’organo internazionale anche quella di presidente del Comitato olimpico francese. Lappartient è in carica sul trono dell’Uci dal 2017, nel 2025 andrà a caccia del terzo mandato, intanto pensa già oltre, alle riforme del 2026 che a suo dire saranno profonde.

Bisogna capire se saranno anche legittime. Potrebbero esserlo quelle riguardanti la Coppa del mondo di ciclocross, per la quale ha detto di pensare a un giro di vite. Chi salta una gara per partecipare a un’altra prova non del circuito, verrà escluso dallo stesso e anche dai mondiali. E’ questo che ha scatenato le ire dei team ed è su questo che ora si tratta a fari spenti, perché il rilancio della challenge non può passare senza l’avvallo delle squadre che costituiscono l’humus dell’attività. Ora la Coppa è articolata su 14 gare e si vuole arrivare a 15, sempre nel weekend: che spazi restano agli altri?

Nel ciclocross c’è grande tensione dopo le dichiarazioni di Lappartient legate alla Coppa del mondo
Nel ciclocross c’è grande tensione dopo le dichiarazioni di Lappartient legate alla Coppa del mondo

Classiche e contraddizioni

Certamente qualcosa va fatto, non è un caso se alla tappa inaugurale di Waterloo negli Usa c’erano solo 4 dei primi 10 del ranking e prossimamente, a Vermiglio, sono annunciate già defezioni di peso come quella dell’olandese Van Der Haar. Lappartient ha messo già sul tavolo qualche proposta come la diminuzione della durata totale delle competizioni e l’aumento dei punti validi per il ranking Uci. Basterà?

Le cronache si sono concentrate sul discorso legato al ciclocross, ma Lappartient è andato ben oltre e nel suo progetto di riforma un ruolo preminente lo avrà il calendario. Nella sua disamina il dirigente è andato anche in apparente contraddizione. Da una parte ha detto che è necessario accorpare sempre più l’attività in varie zone geografiche: «L’esperienza delle classiche franco-belghe che portano lì le squadre per tre settimane va ripetuta. Mettiamo insieme le prove in varie zone in modo da ridurre gli spostamenti per avere benefici sia economici che ambientali».

La Vuelta potrebbe cambiare ancora periodo di svolgimento per evitare il gran caldo
La Vuelta potrebbe cambiare ancora periodo di svolgimento per evitare il gran caldo

La riforma del calendario

Tutto bello, salvo poi sentire che non è assolutamente detto che Fiandre e Roubaix debbano sempre svolgersi in primavera e che non è un delitto pensare a un’inversione tra Liegi e Lombardia. In barba alle tradizioni, spazzando via ogni punto fermo. Lappartient avrebbe anche accarezzato l’idea di accorciare i grandi Giri, trovando però un netto no da parte degli organizzatori (Aso e Rcs, insieme a Flanders Classics tengono su il nocciolo duro dell’attività, impossibile tenere fede ai propri propositi andando loro contro…) mentre non è favorevole all’allungamento di altre corse fino a due settimane.

«Perché pensare alle gare sempre alla domenica? Perché le corse a tappe non possono partire di domenica e chiudersi al sabato? Le classiche hanno dimostrato che si vive di ciclismo anche di mercoledì o venerdì, con tanta gente sulle strade».

In questo Lappartient non sbaglia, seguendo d’altronde un fiume che coinvolge tanti altri sport, come il tennis che prevede tante finali di sabato. Nella sua rincorsa al cambiamento, il francese pensa anche a spostare la Vuelta da agosto, per evitare il gran caldo che d’altronde colpisce anche l’Australia a gennaio, quando l’attività si rimette in moto e intanto pensa a introdurre nel WorldTour nuove piazze, come ad esempio il Sudamerica.

Il podio della Liegi-Bastogne-Liegi 2020, corsa a fine estate. Lappartient pensa di riprovarci…
Il podio della Liegi-Bastogne-Liegi 2020, corsa a fine estate. Lappartient pensa di riprovarci…

Gli errori di calcio e basket

Capitolo Superlega. Qui ci si sarebbe aspettati una presa di posizione ferra, soprattutto dopo l’abortito progetto di fusione fra Jumbo Visma e Soudal QuickStep, invece i toni sono molto concilianti. Lappartient vuole assolutamente evitare una contrapposizione come quella ormai da guerra conclamata che c’è nel basket o sotterranea come nel calcio. La tutela dei grandi eventi passa per un accordo con i team.

«E’ desiderio dei team – ha detto – essere più coinvolti economicamente per avere maggiori dividendi e una soluzione si può trovare discutendone. Ci sono 5 squadre che oggi dominano e le altre che seguono a ruota, ma se le prime 5 si concentrano su loro stesse, paghiamo tutti. Dobbiamo invece lavorare insieme perché il prodotto ciclismo diventi più appetibile, commercializzabile. A parte i tre grandi gruppi organizzativi, non ci sono altri enti in grado di negoziare accordi di teletrasmissione, bisogna farlo tutti insieme, generando più entrate».

Ultimo aspetto, quello della sicurezza e qui Lappartient prosegue su quanto fatto in estate con il lancio di SafeR, l’organismo delegato al controllo della sicurezza nelle corse. L’idea è fare in modo che tutti contribuiscano, seguendo l’esempio della Formula 1: circuiti più sicuri ma anche auto più sicure. Quindi tutti i componenti del mondo ciclistico hanno la loro fetta di responsabilità. Si pensa a un giro di vite nell’autorizzazione delle zone di arrivo, nella scelta delle strade («Come pensare che strade dove le auto vanno a 30 all’ora possano accogliere gruppi di ciclismo che viaggiano al doppio della velocità?»).

In tema di sicurezza verranno rivisti tutti i sistemi di approvazione degli arrivi
In tema di sicurezza verranno rivisti tutti i sistemi di approvazione degli arrivi

Ciclismo a pagamento…

L’idea di Lappartient va però oltre, spingendo verso gare in circuito con il pubblico invitato a pagare un biglietto.

«Quando organizzavo il GP Plumelec – ha detto – chiedevamo 5 euro a persona. Dicevamo che era necessario per far sì che la gara fosse nel calendario delle Pro Series e la gente pagava volentieri». Sarà anche vero, strano però che le gare in circuito per antonomasia, come i mondiali, abbiano nel frattempo cambiato pelle strutturandosi sul modello della tappa finale del Tour, con il circuito riservato solo alle battute finali. Una grande classica in circuito non avrebbe lo stesso fascino e Lappartient non può non saperlo…

La forma per il primo ritiro? Almeno al 50 per cento…

02.12.2023
5 min
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Nel ciclismo della continua evoluzione, cambia anche l’approccio al primo ritiro. Tra pochi giorni cominceranno i training camp. Atleti, staff, preparatori si ritroveranno e di fatto daranno vita alla nuova stagione. Ma se una volta il ritiro di dicembre era davvero quello della ripresa, adesso è già un momento piuttosto impegnativo.

Ma quanto più impegnativo? E soprattutto, come si arriva a questo primo ritiro? Ne abbiamo parlato con coach Claudio Cucinotta, uno dei preparatori ormai storici dell’Astana Qazaqstan.

Claudio Cucinotta, classe 1982, è uno dei preparatori dell’Astana
Claudio Cucinotta, classe 1982, è uno dei preparatori dell’Astana
Claudio, sentendo gli stessi corridori sembra che oggi bisogna arrivare pronti anche al ritiro. Si va forte anche lì. E’ davvero così?

In un mondo che va forte, in cui nella vita di tutti i giorni si corre, anche nel ciclismo è così. In effetti il periodo di vacanza degli atleti si è ridotto e con esso anche quello di transizione, cioè delle attività alternative, come le camminate, le nuotate, la mtb…. Ormai s’inizia a gennaio e soprattutto chi deve andare in Australia non può arrivarci al 70 per cento. Se oggi ti presenti così, ti lasciano in mezzo alla strada. Anche se sei un campione. Senza contare che prendi delle gran tirate d’orecchie, fuorigiri talmente grandi che diventano controproducenti.

Quindi come si arriva al primo ritiro? Com’è questo approccio?

Un po’ tutti i team iniziano nella prima settimana di dicembre e finiscono poco prima di Natale. Noi in Astana Qazaqstan, per esempio, andiamo in Spagna dal 6 al 20 dicembre. Io credo che un atleta oggi debba arrivare al primo ritiro al 50 per cento della forma almeno. Deve avere una buona base. Deve presentarsi con le tre ore e mezza, anche quattro, nelle gambe. Qualche anno bastava un’ora di meno, circa.

Definisci “qualche anno fa”.

Prima del Covid, quindi 2019. Ormai il Covid ha segnato una sorta di “prima e Dopo Cristo”, un cambio epocale. E si vede dalle prestazioni. Devi essere sempre sul pezzo.

Quindi se prima era un ritiro dove partire da zero o quasi, adesso è più avanzato. Viene dunque da chiedersi: cosa si fa in ritiro?

Sostanzialmente si lavora sulla base, la base aerobica, Z2 o Z3, ma affiancandoci anche dei lavori, la forza, anche in palestra.

Specie nel primo ritiro la palestra è un punto fisso. I bilancieri non mancano mai
Specie nel primo ritiro la palestra è un punto fisso. I bilancieri non mancano mai
Palestra?

Sì, sì… si presuppone che il corridore stia facendo palestra già da un po’ e in questa fase della preparazione sospenderla per due settimane (tanto dura il ritiro) non avrebbe senso. Durante il camp si fanno almeno due sedute di palestra a settimana. E infatti i team oggi scelgono hotel attrezzati o in alternativa si attrezzano essi stessi, portando dei bilancieri.

Claudio, prima hai detto che si riducono i tempi del riposo. Spiegaci meglio…

Il riposo assoluto oggi è mediamente di due settimane, qualcuno che ha avuto una stagione più intensa o un finale lungo può arrivare a tre. Poi si riprende e il periodo di transizione, cioè delle attività alternative ormai è davvero breve, una settimana, dieci giorni al massimo. Poi si inizia a pedalare. 

Facciamo un esempio concreto di un corridore dell’Astana che sa che il 6 dicembre deve presentarsi in ritiro. Quando riprende?

Ai primi di novembre ha ripreso ad allenarsi in bici, pertanto arriva a fine mese che quelle tre ore e mezza, quattro, le tiene benone. Quindi arriva in ritiro con già 4-5 settimane di pedalate e palestra. Io farei fare anche la mtb come attività alternativa in questo contesto: è pur sempre il gesto della pedalata e si richiama la tecnica. Per quel che mi riguarda la mtb la farei fare un paio di volte anche nel pieno della stagione. Poi ci può stare qualcuno sia un po’ in ritardo. Questo infatti è il periodo per sistemare eventuali problemi: rimovere qualche placca da una clavicola, un intervento ai denti… e allora è un po’ più indietro.

In chilometri ci sono differenze? Oggi con quanti chilometri si presentano?

Sono 15 ore di allenamento in sella a settimana mediamente, quindi direi almeno 1.500 chilometri, forse anche 2.000. In passato erano 500-600 di meno, cioè un 30 per cento in meno. 

Avere un buon peso già al primo ritiro è molto importante. Qui il dottor Borja della Green Project-Bardiani controlla uno dei suoi corridori
Avere un buon peso già al primo ritiro è molto importante. Qui il dottor Borja della Green Project-Bardiani controlla uno dei suoi corridori
E il 30 per cento in meno di chilometri corrisponde anche al livello di forma generale?

Direi proprio di sì. Chiaro che sono numeri grossolani, ma pur sempre indicativi.

E questo vale anche per il peso?

Certamente. Anche il peso deve essere buono. Però è anche vero che essendosi ridotti i tempi del riposo, gli atleti hanno anche meno tempo per ingrassare. Prima i 5-6 chili in più erano la norma, adesso si oscilla fra i 2 e i 4 chili. Se sono di più è un problema, specie per chi deve andare in Australia. Alla fine dall’inizio del ritiro alla prima gara c’è poco più di un mese e perdere tutti quei chili in un mese è un problema su cui intervenire.

Prima abbiamo accennato a cosa si fa in ritiro, si può dare anche una stima dei chilometri?

Posto che dipende anche dal meteo, direi sui 1.200-1.500 chilometri. In questa fase i ragazzi vanno abbastanza tranquilli, anche se qualche lavoro non manca e non solo in Z2 o Z3, magari si fanno lavori di forza o anche ad altissime intensità, come gli sprint, ma sono molto brevi. Insomma non si va ad intaccare la soglia o il fuorisoglia. Non c’è ancora una base abbastanza ampia e solida per supportare quei lavori. Lavori che invece vengono fatti nel secondo ritiro, quello di gennaio. Magari in questo primo camp i ragazzi possono “giocare” per un momento, e ci sta anche bene, ma non devono fare tutto l’allenamento tirato.

Giovanni Visconti ci porta nel (suo) mondo dei rulli

01.12.2023
4 min
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Giovanni Visconti e il suo modo di vedere ed interpretare il mondo dell’allenamento con i rulli. Il siciliano, professionista dal 2005 al 2022, utilizza un sistema Magneticdays.

A cosa serve uno strumento così fatto e cosa è cambiato nel “mondo dei rulli” fino ad oggi? Un prodotto del genere è da considerare esclusivamente uno strumento per l’allenamento al chiuso, oppure è molto di più? Il training sempre più specifico obbliga a completare l’uscita esterna con una seduta di indoor training?

Visconti con Marco Sbragi di Magneticdays (foto MD)
Visconti con Marco Sbragi di Magneticdays (foto MD)
Cosa significa per te pedalare sui rulli e usare una piattaforma come Magneticdays?

Un sistema come Magneticdays è talmente completo che è quasi riduttivo categorizzarlo come rullo. In generale ti permette di ottimizzare il tempo quando questo è poco, ottenendo il massimo da un lasso di tempo che appunto è ridotto. La qualità dall’allenamento che si ottiene è elevatissima, a tratti anche difficile da replicare all’esterno, se andiamo nello specifico. Tanta, tanta qualità.

Una seduta di specifico eseguita al chiuso può sostituire uno specifico fatto in esterno?

La variabile da considerare non è solo una. Prima di tutto è necessario adeguare il proprio FTP, perché quello che si utilizza outdoor non è lo stesso che si usa al chiuso. Andiamo a stimolare anche una capacità di concentrazione che all’esterno è influenzata da più fattori. A mio parere una seduta specifica che rimane al di sotto dell’ora offre tanta sostanza in fatto di qualità, ma deve essere completata con altre fasi dell’allenamento che si ottengono con l’uscita su strada.

La postazione di allenamento di Visconti (foto Visconti)
La postazione di allenamento di Visconti (foto Visconti)
Al massimo un’ora?

Lo ritengo un lasso di tempo produttivo, oltre i 60 minuti entrano in gioco altri fattori, come ad esempio l’idratazione.

Ci sono dei segreti che permettono di sfruttare il lavoro specifico indoor?

E’ fondamentale capire come sfruttare il prodotto e la situazione. Quando si pedala sui rulli bisogna mettersi in testa che non si può fare fondo come lo si fa in esterno, ma si può stimolare la forza. Si possono fare degli ottimi lavori con i cambi di ritmo ed esplosivi, solo per fare tre esempi.

Visconti e Valverde hanno corso insieme dal 2012 al 2016
Visconti e Valverde hanno corso insieme dal 2012 al 2016
Da pro’ usavi i rulli?

Li usavo quando non c’era altra soluzione, ma è pur vero che la mia carriera di corridore ha attraversato tre generazioni. Agli inizi i rulli si usavano per fare girare le gambe e sistemi come Magneticdays non esistevano. Negli ultimi anni preferivo fare alcuni lavori specifici al chiuso, perché mi rendevo conto che la qualità era più elevata e limitavo anche il rischio di malanni.

Hai mai pensato che avendo da subito uno strumento più completo avresti avuto risultati migliori?

Si ci ho pensato, ma sarebbe stato necessario avere anche la mentalità di oggi con l’approccio moderno. La tecnologia aiuta e se usata nel modo corretto è complice del miglioramento.

Il “rullo” Jarvis, una sorta di cuore del sistema MD (foto MD)
Il “rullo” Jarvis, una sorta di cuore del sistema MD (foto MD)
I sistemi di rulli più evoluti sono utili anche per la autovalutazione?

Certo, assolutamente sì e ti permette di farlo con qualità. Lo anche grazie alle diverse possibilità di lettura dei dati, un sistema come Magneticdays ti fa vedere anche i Newton.

Il ciclismo di oggi può fare a meno dei rulli con i suoi numeri?

Ogni epoca ha le sue. A mio modo di vedere saper sfruttare le piattaforme di indoor training di oggi fa parte dei marginal gains di cui tanto si parla. Oggi il ciclismo è fatto di professionisti che curano il minimo dettaglio, anni addietro si andava molto più a braccio.

Nuoto e ciclismo: con Morelli fra pro e contro

01.12.2023
4 min
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Ce lo aveva accennato Franco Pellizotti, diesse della Bahrain Victorious, a proposito di Antonio Tiberi. «A livello fisico ha avuto qualche problema alla schiena e deve fare della ginnastica posturale per risolverli. E’ bene che si facciano prima dell’inizio della stagione perché una volta in bici tutto deve essere a posto. Lo sta facendo andando qualche volta in piscina».

Andrea Morelli insieme a Bauke Mollema dopo la conquista della maglia iridata nel Mixed Relay 2019 (foto Instagram)
Andrea Morelli insieme a Bauke Mollema dopo la conquista della maglia iridata nel Mixed Relay 2019 (foto Instagram)

Una base di esperienza

Lo stesso Tiberi ha poi confermato che durante la preparazione va in piscina a nuotare. Ma quali benefici può portare il nuoto? Sono concreti? Servono durante la stagione? Le tante domande che ci sono venute in mente le abbiamo girate ad Andrea Morelli, Direttore del ciclismo presso Mapei Sport, tecnico e allenatore di ciclismo che ha lavorato anche nel triathlon, disciplina che prevede una parte sostanziosa di nuoto (foto di apertura SolisImages). 

«Partiamo con il dire – spiega Morelli – che il nuoto per un ciclista professionista viene usato in maniera completamente differente. Un atleta del livello di Tiberi non usa il nuoto in fase di preparazione per migliorare la capacità aerobica, non ne troverebbe giovamento. Viene usato per lo più per mantenersi in movimento nella fase di riattivazione, dopo le vacanze. E’ un modo per riattivare il fisico durante la preparazione: c’è chi va a correre e chi, invece, preferisce andare in piscina».

Il nuoto può sostituire i lavori in palestra, specialmente quelli a secco
Il nuoto può sostituire i lavori in palestra, specialmente quelli a secco
Si tratta di un’attività diversa dalla bici, ma l’atleta va comunque seguito, giusto?

Certamente. Dovete considerare che come tutte le attività “accessorie” non è qualcosa che si impone all’atleta. Deve innanzitutto piacere, quindi deve essere fatta con voglia. Diciamo che bisogna essere dei tipi “acquatici”. Se si va in piscina e si ha paura dell’acqua, gli effetti sul fisico sono controproducenti.

In che senso?

C’è da considerare, come in tutte le cose, un aspetto mentale. Se si va a nuotare contro voglia o si ha poca dimestichezza con l’acqua, il rischio è di lavorare male. E così al posto di avere degli effetti benefici, si hanno dei peggioramenti. Va considerato un altro aspetto. 

Quale?

Che nuotare è estremamente faticoso, se si ha poca massa grassa restare a galla è difficile perché è la massa grassa che favorisce il galleggiamento.

Nuotare a rana aiuta a combattere i problemi della zona lombare (foto Stilelibero)
Nuotare a rana aiuta a combattere i problemi della zona lombare (foto Stilelibero)
Che differenza c’è rispetto alle altre discipline alternative come la corsa?

Rispetto alla corsa o al praticare bici fuoristrada, il nuoto è meno traumatico, non è un’attività che va a caricare le articolazioni tendineo-muscolari. Ciclismo su strada e nuoto sono comparabili, perché entrambe non producono contrazioni eccentriche. Per dirla breve, non sollecitano le ossa e quindi non le rinforzano. 

Il nuoto quindi quali benefici porta?

Dal punto di vista della condizione aiuta a riprendere la fase aerobica perché si lavora sul sistema cardio-circolatorio. Come detto prima, non porta a un incremento di questa fase, per far ciò che questo accada bisognerebbe farlo diventare la propria disciplina di riferimento. 

E dal punto di vista muscolare?

Grazie al nuoto si vanno a fare dei lavori sulla muscolatura di supporto, il cosiddetto core. E’ utile per mantenere un livello base di forza. Spesso il nuoto è utile per sistemare problemi di lombalgia o scoliosi. Per esempio, se si hanno problemi di lombalgia, è utile nuotare a “rana” perché si va a rinforzare quell’area. In più se si fanno delle sessioni di nuoto rilassate, quindi con dei gesti ampi e movimenti lenti, si riesce a lavorare bene sulla mobilità articolare. 

Il nuoto è uno sport estremamente ripetitivo, uno dei rischi è la noia nel fare sempre il solito gesto (foto Giuseppe Sozzi)
Il nuoto è uno sport estremamente ripetitivo, uno dei rischi è la noia nel fare sempre il solito gesto (foto Giuseppe Sozzi)
Può sostituire la palestra?

In un certo senso sì. Si lavora molto sulla forza-resistenza in maniera diversa rispetto a quelli che sono i lavori a secco in palestra. Ma attenzione, se la domanda è: “Il nuoto fa bene ai ciclisti?”, la risposta è, come in tutti i casi: “Dipende”. 

Ci spieghi…

Ricordo che come tutte le attività accessorie si parte dal piacere personale. L’atleta deve essere contento di andare in piscina, così come deve essere contento di andare a correre a piedi. In più in caso di patologie vanno valutati tutti i casi per indicare la strada giusta al fine correggerle.

Segaert divisi: Loic al Bahrain, Alec resta in Belgio

01.12.2023
5 min
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Si dividono in modo forse inatteso le strade dei fratelli Segaert (in apertura nell’immagine Photo News/GVA) e la cosa è a suo modo sorprendente. Julien Pinot ad esempio sarebbe stato ben contento, a un certo punto della sua carriera, di cercare stimoli nuovi in una squadra diversa dalla Groupama-FDJ. Invece Thibaut non ha mai voluto lasciare Madiot: il fratello ne ha preso atto ed è rimasto al suo fianco.

La cosa non si è ripetuta invece con Loic e Alec Segaert, i due fratelli nati e cresciuti nella fiamminga Roselare. Il primo, il più grande, è l’allenatore. Il secondo, cinque anni di meno, è una giovane promessa del ciclismo belga, con due anni ancora di contratto alla Lotto-Dstny.

Loic Segaert, ha allenato suo fratello nelle categorie giovanili e lo ha poi seguito alla Lotto-Dstny
Loic Segaert, ha allenato suo fratello nelle categorie giovanili e lo ha poi seguito alla Lotto-Dstny

Una corte serrata

Forse Loic ha pensato che altrove avrà maggior considerazione e possibilità. Perciò a 25 anni, ha accettato l’offerta del Team Bahrain Victorious. La notizia ha colto di sorpresa tutti coloro che pensavano all’inscindibilità della coppia, invece Loic è parso estremamente lucido.

«Forse è stata una sorpresa per il mondo esterno – ha ammesso – ma certamente non per me. Sapevo già da qualche mese che sarebbe successo, i contatti con la nuova squadra risalgono a molto tempo fa. Il team manager Miholjevic mi ha parlato per la prima volta quasi due anni fa. Siamo sempre rimasti in contatto e negli ultimi mesi il loro interesse si è fatto concreto. Anche altre squadre mi hanno contattato, ma il Bahrain si è fatto avanti con una proposta concreta, che ho accettato».

Loic Segaert sarà l’allenatore di Alberto Bruttomesso e di altri due atleti del “devo” team
Loic Segaert sarà l’allenatore di Alberto Bruttomesso e di altri due atleti del “devo” team

Coach di Bruttomesso

Nel team, che lo scorso anno ha perso Paolo Artuso, ma può contare su allenatori come Andrea Fusaz, Michele Bartoli, Tim Kennaugh e Aritz Arberas, il ruolo di Segaert è stato già discusso e definito. Gli sono stati affidati infatti corridori come Kamil Gradek (33 anni), Johan Price-Pjetersen (24), Ahmed Madan (23) e il giovane Alberto Bruttomesso (20).

«Aiuterò anche due corridori del team development – ha spiegato Segaert – in modo che possano integrarsi senza problemi nella WorldTour quando passeranno nel 2025. Sarò quindi il loro allenatore sin da adesso. In questo modo sapremo già cosa aspettarci gli uni dagli altri. Price-Pjetersen è un cronoman, quindi con lui posso continuare quello che stavo già facendo con Alec. Gradek è un gregario, devo prepararlo per le gare in cui dovrà lavorare. Bruttomesso lo allenerò nel modo più graduale possibile, affinché si unisca agevolmente al team WorldTour».

Loic Segaert, classe 1998, ha corso fino agli U23, poi si è laureato ed è diventato allenatore
Loic Segaert, classe 1998, ha corso fino agli U23, poi si è laureato ed è diventato allenatore

Fra poco il ritiro

Finora si è svolto tutto su piattaforme online e al telefono, la parte più… viva del suo lavoro inizierà a partire dal 6 dicembre nel ritiro di Altea, con il primo contatto con la squadra e i suoi atleti.

«Finalmente – ha sorriso Loic Segaert – incontrerò la maggior parte dei corridori per la prima volta. Anche se sto già lavorando duro per conoscere la squadra il più velocemente possibile, le strutture, l’organizzazione… Ho fatto tante telefonate in queste settimane e mi sono anche impegnato ad analizzare i corridori. Cosa potrebbero fare di meglio? Come possiamo migliorare le loro prestazioni nelle prove a cronometro? Quel genere di cose. Come allenatore parlo molto con i miei corridori, per individuare con loro gli obiettivi più realistici. I risultati non sono strettamente collegati a questo lavoro, l’obiettivo è semplicemente aiutarli a sviluppare il loro massimo potenziale».

Voglia di crescere

Fin qui tutto nei binari di una nuova collaborazione, ma come si viene a patti col fatto di aver lasciato suo fratello in Belgio? Loic, che ha corso sino al primo anno da U23 e quindi magari sa che cambiare squadra fa parte del gioco, non se ne cruccia troppo. Anzi, vede nel cambiamento un passo in avanti anche per Alec. I due insieme hanno centrato per due volte l’argento al mondiale crono U23 (l’ultimo lo scorso agosto dietro Milesi), due titoli europei ugualmente contro il tempo e anche due secondi posti agli ultimi campionati nazionali del Belgio: dietro Evenepoel nella prova in linea, dietro Van Aert nella crono.

«Certamente è un peccato che io e Alec non possiamo più lavorare insieme – ha spiegato Loic – ma questa è un’opportunità per entrambi. Proprio come me, Alec ora dovrà fare un passo fuori dalla sua comfort zone, iniziando a lavorare con Sander Cordeel. In questi anni sono stato anche il tramite fra lui e i meccanici per la messa a punto della bici da crono, ora dovrà farlo più spesso da solo, ma questo lo renderà più consapevole degli aspetti tecnici. Neppure per me sarà facile. Passo in una squadra internazionale, dove non si parlerà fiammingo, ma praticamente solo l’inglese. Avevo da tempo voglia di superare i miei limiti e di motivarmi ancora di più. Per questo ho accettato la nuova sfida».

Il ritiro di Altea bussa alle porte. L’Hotel Cap Negret vedrà a breve l’arrivo di atleti e tecnici del Team Bahrain Victorious e fra questi ci sarà Loic Segaert. Di sicuro verrà presto travolto nel vortice delle mille cose da fare, ma chissà che nei ragionamenti di Miholjevic non faccia già capolino la possibilità di riformare la coppia dei fratelli. Nel 2026 anche Alec sarà libero dal contratto con la Lotto e avrà ancora 23 anni.