Lidl-Trek: Larrazabal e i problemi della panchina lunga

28.12.2023
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CALPE (Spagna) – Dopo aver ascoltato molti dei ragazzi della Lidl-Trek, i quali ci hanno illustrato i loro programmi, chiudiamo la “carrellata spagnola” con Josu Larrazabal, capo dei preparatori e responsabile della performance del team americano.

Larrazabal ha spiegato i progetti della squadra con chiarezza. La posta in palio è sempre più alta. La Lidl-Trek, stando alla classifica UCI 2023, è la quinta forza in carica, alle spalle di UAE Emirates, Jumbo-Visma, Soudal-Quick Step e Ineos Grenadiers. Va detto però che la squadra di Guercilena è salita di ben sette posizioni nell’ultima stagione e il gap con la terza, la Soudal, si è ridotto. Visto l’imponente ciclomercato è lecito pensare che la Lidl-Trek sia pronta al salto che la proietterebbe sul podio.

Prima del Tour il cambio di sponsor. Con l’arrivo di Lidl si sono aperti nuovi scenari per la squadra di Larrazabal
Prima del Tour il cambio di sponsor. Con l’arrivo di Lidl si sono aperti nuovi scenari per la squadra di Larrazabal
Josu, una squadra molto rinnovata e anche molto rinforzata. Cosa ne pensi?

Tra le grandi, siamo la squadra che ha cambiato di più, è vero. Questo è stato possibile anche grazie all’arrivo del nuovo sponsor avvenuto nel corso dell’anno. Da un secondo sponsor, siamo passati ad un innesto che è diventato il primo nome, Lidl. E questo ha cambiato la misura del progetto, permettendoci di fare uno step in avanti. Siamo dunque potuti intervenire con forza sul mercato.

E con quale criterio?

Definendo il profilo dei corridori che ci mancavano. E lo abbiamo fatto sia guardando alle classiche, che alle volate. Alla fine avevamo solo Mads (Pedersen, ndr) per gli sprint. Ma direi anche per i grandi Giri, grazie all’arrivo di Tao Geoghegan Hart soprattutto.

Da italiani siamo curiosi della gestione di Consonni e Milan, sia su strada ma anche su pista. Sappiamo che hai avuto anche un incontro con Villa. Cosa puoi dirci?

Quando si fa un progetto a lungo termine con un leader quale diventerà Milan, era necessario portagli un uomo di fiducia per la volata. C’erano sul piatto alcuni nomi e alla fine quello di Simone ci è parso ideale, sia per i suoi numeri di potenza, ma anche per gli aspetti tecnici e per il loro feeling. Simone lo conoscevo un po’, quando ci s’incontrava nei vari ritiri a Sierra Nevada. Notavo un certo modo di porsi, il suo lato umano e questo nella filosofia Lidl-Trek è importante.

Dopo Milan, la Lidl-Trek ha preso anche Consonni. Un duo che ha feeling tecnici e di amicizia
Dopo Milan, la Lidl-Trek ha preso anche Consonni. Un duo che ha feeling tecnici e di amicizia
Simone era dunque il profilo perfetto?

Sì e infatti la trattativa è stata piuttosto veloce. Senza contare che lui e Milan faranno un programma simile. E vogliamo che rispettino anche la pista. Anche se Trek non ha la bici da pista, la nostra squadra può perseguire obiettivi importanti come le Olimpiadi. Serviva una buona coordinazione con Marco Villa e l’allenatore degli azzurri Diego Bragato, con i quali abbiamo parlato.

Questo primo anno di Milan e Consonni in Lidl-Trek sarà di adattamento visto che ci sono le Olimpiadi?

Non è un anno per fare troppi cambiamenti. Abbiamo già diviso i vari periodi, tra cui l’avvicinamento a Parigi con qualche gara a tappe. Vogliamo arrivare alle Olimpiadi nel modo migliore. Poi è chiaro che vincere è importante. Però conta anche l’approccio. Come ho detto prima questo è un progetto a lungo termine. Intanto partiamo con questa bozza di lavoro, poi vedremo. Io per esempio penso al treno, ai ruoli, alle posizioni.

Chi ci sarà in questo treno?

Chiaramente Consonni, ma anche Edward Theuns. Loro due saranno sempre al fianco di Milan. Poi altri corridori cambieranno. Magari nelle classiche, che vedono altri modi di correre, ci potrebbero essere altri uomini, ma in corse più lineari da volata loro due non mancheranno mai. Nelle altre corse, per esempio, penso che un Jacopo Mosca potrebbe essere utile per tirare tanti chilometri quando si è lontano dal traguardo. E in questo lui è il numero uno. Senza contare che è un corridore versatile.

Lo scorso anno Pedersen ha lavorato sodo anche per Ciccone, oltre che per le sue volate. Quest’anno stesso spirito, ma “panchina più lunga”
Lo scorso anno Pedersen ha anche lavorato sodo anche per Ciccone. Quest’anno stesso spirito, ma “panchina più lunga”
Ciccone ci ha detto che sarà il leader al Giro d’Italia, però poi ci saranno anche il velocista, Milan, e il cacciatore di tappe, Bagioli. Come farai a trovare il giusto equilibrio?

Trovare l’equilibrio è il mio ruolo e quello dei diesse. E’ chiaro che non siamo i favoriti per vincere il Giro e come quelle squadre che non hanno il leader unico per la generale, ci deve essere almeno il secondo obiettivo. Possiamo curare altri aspetti. Noi abbiamo già analizzato tutte le tappe del Giro. Abbiamo una bozza di quante frazioni possono arrivare in volata, in quante può arrivare la fuga… Questo ha un impatto sulla formazione. 

Chiaro…

Quello che ci manca ora, ma non potremo saperlo prima di marzo inoltrato, è sapere come andranno i corridori nel corso della stagione. Questo ci servirà per le ultime conferme ed arrivare al meglio al Giro. Il bello della corsa rosa è che ti consente di fare alcuni cambiamenti senza perdere la stagione. Penso proprio a Ciccone l’anno scorso. Si è ammalato di Covid proprio prima del Giro e con qualche aggiustamento è riuscito a fare un Tour eccezionale. Per ora abbiamo una bozza di titolari, ma se qualcuno non dovesse andare, il “Piano B” deve essere al pari del “Piano A”, senza variare il ruolo del corridore che intendevamo portare.

E’ la panchina lunga del calcio…

Se vogliamo crescere è così. Se si ammala il gregario per la salita, devo avere un altro gregario che sia allo stesso livello del “titolare” o appena meno. Ma per queste ultime decisioni, servono le gare. Una cosa è certa: Cicco dovrà avere sempre almeno due uomini per le tappe di salita e uno per quelle di pianura che lo aiuti a tenere la posizione e a stare fuori dai pericoli. Pensando alle volate poi in una tappa piatta, non saremmo i soli a voler arrivare allo sprint. Possiamo condividere il lavoro con gli altri.

Larrazabal crede molto in Geoghegan Hart: l’inglese può far fare lo step definitivo alla Lidl-Trek (foto Instagram)
Larrazabal crede molto in Geoghegan Hart: l’inglese può far fare lo step definitivo alla Lidl-Trek (foto Instagram)
Come sta Tao?

La sua riabilitazione è andata molto bene. Tutte le misure fatte sul suo corpo sono risultate ottimali. So che si sente bene. Ovviamente deve riportare in alto la condizione. Ma queste saranno conferme che arriveranno strada facendo. I tanti parametri di oggi ci consentono di avere dati sempre aggiornati e validi. Lui è un leader naturale. E’ un capitano. E non è un caso che lo abbiamo preso. Quando Tao sarà apposto si definiranno i suoi obiettivi.

E in Lidl-Trek non mancano neanche i giovani. Giovani già pronti: pensiamo per esempio a Skjelmose e Nys.

Matias Skjelmose è in una crescita costante e neanche noi sappiamo dove potrà arrivare e in che direzione. Se farà un altro step come nel 2023, non avrà grossi limiti. Abbiamo visto che è molto competitivo nelle gare di un giorno, penso alle Ardenne, ma anche in quelle a tappe. Thibau Nys è stato un bella sorpresa. E’ un giovane “non giovane”: si vede che a casa ha un bel professore! Suo papà, Sven, ha fatto un bel lavoro in termini di educazione generale e tecnica. Per loro due vedo una crescita più esponenziale che lineare. E non sono i soli giovani forti che abbiamo.

Insomma hai problemi di panchina lunga!

Bellissimi problemi – ride Larrazabal – comunque è vero, alla fine andiamo proprio nella direzione del calcio. 

Van Aert e Jumbo sulle pietre: scatta l’operazione Roubaix

28.12.2023
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Le Classiche del Nord sono lontane, ma chi ha segnato in rosso quelle date già ci pensa. Wout Van Aert e la Jumbo Visma (che dal primo gennaio sarà Visma-Lease a Bike) sono tra quelli. Il team olandese era sulle pietre della Roubaix qualche giorno fa. Tra loro c’era anche Edoardo Affini, scudiero di Wout Van Aert nelle ultime edizioni e preziosa pedina della squadra (in apertura Photo News/HLN). 

Una pedalata di un centinaio di chilometri, come riportato dal file Strava dei presenti. Un modo per riprendere il feeling con le ruvide pietre che tanto hanno fatto male a Van Aert nell’ultima edizione della Parigi-Roubaix

Sul profilo Strava di Affini ecco la ricognizione degli ultimi 110 chilometri della Roubaix
Sul profilo Strava di Affini ecco la ricognizione degli ultimi 110 chilometri della Roubaix

Ripartenza sulle pietre

Affini lavora, insieme ai suoi compagni di squadra, per iniziare la stagione nel migliore dei modi. Anche in Jumbo Visma i gruppi sono divisi a seconda delle bozze dei vari calendari. C’è chi riparte dall’Australia, a breve, e chi, invece, riprenderà più avanti. 

«Anche in questo periodo natalizio – dice Affini – mi sono tenuto attivo, non ci si può fermare. Mi hanno dato un calendario indicativo, ripartirò dalla Omloop Het Nieuwsblad, quindi tra un mese e mezzo praticamente. E’ lo stesso inizio di stagione che ho da tre anni a questa parte e mi trovo bene, il tempo per correre ci sarà.

«Chi partirà dall’Australia – continua – è già in viaggio praticamente. Mentre noi che iniziamo dalle corse del Nord andremo in ritiro a gennaio, sempre in Spagna, per una decina di giorni. Ormai siamo tutti lì, se volessimo fare una corsa WorldTour non ci sarebbe alcun problema (dice con una risata, ndr)». 

Il feeling con le pietre va ricostruito passo dopo passo per arrivare pronti al grande evento
Il feeling con le pietre va ricostruito passo dopo passo per arrivare pronti al grande evento

Ritrovare la pedalata

E’ di qualche giorno fa, più precisamente del 20 dicembre, l’ultima ricognizione della Jumbo sulle pietre. Le poche foto sono rimbalzate da una parte all’altra del web. 

«In occasione della presentazione del team – spiega Affini – abbiamo sfruttato la vicinanza e siamo andati a fare una ricognizione sulle pietre della Roubaix. Non sono di certo le stesse pietre che trovi nella settimana della corsa, queste erano sporche e non curate, ma è sempre utile fare un giro. Si è trattata di una ricognizione nella quale provare i vari materiali: copertoni, pressioni, gruppo e tutto il resto. E’ utile perché non si ha modo di passare spesso su questi settori, alla fine se ci pedali sopra 3 o 4 volte all’anno è tanto».

Wout Van Aert “scortato” da Laporte durante la ricognizione del 20 dicembre (Photo News/HLN)
Wout Van Aert è stato scortato anche da Laporte durante la ricognizione del 20 dicembre (Photo News/HLN)

Un’idea di base

Curare tutto nel minimo dettaglio serve per arrivare al 100 per cento nel giorno della corsa. I materiali devono essere sicuri: forse il belga, scottato dalla foratura della passata edizione, ha deciso di prendere con largo anticipo l’impegno.

«Sicuramente la foratura fuori dal Carrefour de l’Arbre – continua Affini – non ha fatto piacere a Wout. Però in queste corse c’è anche una dose di sfortuna, noi dobbiamo arrivare pronti per quello che ci riguarda: la parte meccanica. La Roubaix mette sotto stress la bici nella sua interezza. Nel giorno in cui siamo andati a provare i tratti di pavè, abbiamo cercato di curare tutto. Bisogna arrivare nella settimana della corsa con una linea di cosa serve, non ci si può ridurre alla ricognizione del giovedì (quella che anticipa la gara, ndr). 

«Siamo partiti dal settore prima della Foresta di Arenberg e siamo arrivati fino al velodromo di Roubaix. Le velocità non sono state esagerate, ma in alcuni settori come la Foresta, il Carrefour e Mons en Pévèle devi spingere un pochino di più altrimenti non ne esci. E comunque spingere un po’ serve anche per testare i materiali, passeggiare non è utile».

Van Aert “cacciatore”

La Jumbo era presente in gran numero sulle strade della Roubaix, anche se foto e immagini sono state tutte per Van Aert. 

«Sfruttando il fatto che fossimo lì vicino per la presentazione del team – dice ancora Affini – eravamo un bel po’. Praticamente tutto il blocco delle Classiche del Nord, in totale eravamo in una decina. Una sorta di lista lunga. Wout l’ho visto concentrato, ma comunque sereno. In queste situazioni devi essere attento perché cerchi il “pelo nell’uovo”. Si fa il punto sui vari prodotti che i nostri partner ci mettono a disposizione».

Copertoni, pressioni, gruppo… La preparazione e i test dei materiali partono da lontano (foto Instagram)
Copertoni, pressioni, gruppo… La preparazione e i test dei materiali partono da lontano (foto Instagram)

Materiali e test

«Quella del 2024 potrebbe essere la mia quinta Parigi-Roubaix – conclude Affini – non ho un’esperienza esagerata, ma ho visto tanti cambiamenti tecnici. Uno dei più grandi riguarda la dimensione delle coperture, dovuta all’allargarsi della “luce delle forcelle”. Ora un copertone da 30 millimetri passa ovunque. Noi abbiamo provato diverse misure e, di conseguenza, varie pressioni. Un’altra grande novità arrivata nel tempo sono i tubeless e l’air liner, forniti da Vittoria.

«Nella ricognizione vanno valutate anche le parti meccaniche. Il cambio in una corsa come la Roubaix è messo tanto sotto pressione e lavora in condizioni uniche. La “cambiata” è diversa, la catena saltella su e giù e non essendo mai “in tiro” l’affidabilità deve essere massima. Trovare qualche criticità ora ci dà la possibilità di lavorarci su da qui alla settimana che precede la gara».

Nuovo allenatore, il tabù di Parigi e più ore: è la Consonni 2.0

28.12.2023
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OLIVA (Spagna) – L’ultima volta che con Chiara Consonni si parlò di Olimpiadi, anche il suo spirito indomito traballava. Il cittì Salvoldi l’aveva lasciata fuori da quelle di Tokyo e la bergamasca non la prese affatto bene. Forse per questo se il discorso finisce su Parigi 2024, Chiara preferisce non parlarne.

Il primo anno in WorldTour ha portato quattro vittorie e tanti piazzamenti, correndo accanto a una leader come Marta Bastianelli, da cui Chiara ha avuto tanto da imparare. In più è arrivata la chiamata nelle Fiamme Azzurre, a coronare un lungo inseguimento. Nel frattempo c’è stato da lavorare per trasformare la frizzante “Conso” in una professionista irreprensibile, con la certezza che i margini siano ancora molto ampi.

«Sto cercando di mettere a posto le piccole cose – dice Consonni – per iniziare al meglio. La pausa è stata breve, sembra ieri che eravamo ancora in Cina. Ci sono state tante cose da fare e ora siamo pronti a ripartire. Il 10 gennaio ci saranno gli europei in pista, quindi iniziamo subito a bomba. E’ un po’ presto, ma va bene per capire a che punto siamo come gruppo e come prestazioni».

A Glasgow, Consonni ha corso il quartetto e la madison, conclusa da sola per la caduta di Martina Fidanza
A Glasgow, Consonni ha corso il quartetto e la madison, conclusa da sola per la caduta di Martina Fidanza
Con la nazionale vi siete visti a Noto, cosa avete fatto?

Abbiamo fatto strada, tanta strada. Faceva caldo, quasi 25 gradi: meglio che in Spagna. Abbiamo iniziato a creare già il gruppo della pista, stare con quelle ragazze mi diverte sempre, quindi è stato bello. Siamo stati una decina di giorni, tornata a casa ho fatto un po’ di pista e poi siamo venuti qui.

Vittoria Guazzini ha detto che il focus del suo 2024 saranno le Olimpiadi.

Non lo so, per me è un argomento tabù. Tre anni fa ho cercato di giocarmela, ma è andata a finire male. Da ogni sconfitta ci si rialza e si cerca di migliorare quello che non è andato. Quindi sto facendo questo: sto cercando di diventare migliore per meritare quel posto.

Per il secondo anno consecutivo, Consonni ha vinto l’ultima tappa del Giro: nel 2022 a Padova, nel 2023 a Olbia
Per il secondo anno consecutivo, Consonni ha vinto l’ultima tappa del Giro: nel 2022 a Padova, nel 2023 a Olbia
Che cosa rimane dopo una simile delusione?

Tanta voglia di riprovare. Sicuramente penso di essere maturata come atleta e come persona, quindi ho molta più consapevolezza di quali sono i miei mezzi e l’intenzione di usarli al meglio. E poi c’è l’ambizione di perfezionare tutti gli aspetti cui magari prima non davo importanza e invece sono essenziali.

Quindi a Parigi non ci pensi?

No, per adesso no. Per ora il mio focus è fare bene agli europei. Poi iniziare bene su strada, sicuramente nelle classiche. Abbiamo una bella squadra, ci sono 2-3 ragazze che possono aiutarmi nei finali in volata e cui a mia volta anche io posso dare una mano, quando il finale sarà più adatto a loro. Poi da metà stagione in poi, vorrei focalizzarmi sulla pista e vedere cosa si riuscirà a fare.

Sin dagli anni della Valcar, Arzeni allenava le sue ragazze. Ora non è più possibile: il team non vuole sovrapposizioni di ruoli
Sin dagli anni della Valcar, Arzeni allenava le sue ragazze. Ora non più: il team non vuole sovrapposizioni di ruoli
Nel frattempo anche tu hai cambiato preparatore, come va senza Arzeni?

Sono aumentate quantità e qualità. Ho fatto più palestra. Siamo riusciti a mettere insieme una serie di piccoli cambiamenti, cercando di perfezionare anche certi lavori. Ho iniziato a lavorare con Luca Zenti. Sicuramente è una persona nuova, che però mi conosce poco. Ugualmente ho tanta voglia di lavorare anche con lui, mi trovo molto bene, quindi vediamo. Ovviamente il Capo rimane sempre il Capo, però la squadra ha preso questa decisione e abbiamo dovuto cambiare, non c’è stato tanto da scegliere.

La squadra sta crescendo, sono arrivati volti nuovi, come sta andando?

Sinceramente il fatto che mi abbiano aiutato a perfezionare il mio treno, sistemando quello che nell’ultima stagione non è andato sempre bene, mi motiva ancora di più. Mi fa capire che credono in me e questo mi dà tanta motivazione. L’obiettivo è andare avanti e migliorarci sempre.

Dopo aver corso Giro e Tour, ai mondiali di Glasgow si è visto il miglioramento di Consonni in salita
Dopo aver corso Giro e Tour, ai mondiali di Glasgow si è visto il miglioramento di Consonni in salita
Il dramma dei velocisti, è sempre la salita. Come si fa a conviverci?

Sicuramente stando più attenti al peso, allenandoci per più ore come abbiamo cominciato a fare in ritiro. Le distanze più lunghe sono necessarie, anche perché quest’anno hanno aumentato ancora il chilometraggio delle gare, quindi diciamo che lo sprint viene dopo un miglioramento globale della resistenza. Abbiamo fatto blocchi di lavoro più intensi e più lunghi, poi prima degli europei il piano è di perfezionare il lavoro in pista, che viene bene anche per combattere il freddo.

Forse anche per questo alcune ragazze si sono riavvicinate al velodromo?

CI sono molti vantaggi. A me ha sempre dato il colpo di pedale che mi mancava, quindi non è per caso che anche altre ragazze si siano riavvicinate al velodromo. Prima del ritiro è venuta anche Sofia Bertizzolo. Sono lavori che magari sembrano faticosi se non li facevi da 3-4 anni, ma che se mantieni costanza per tutto l’inverno, ti aiutano tanto anche nelle classiche su strada. A me che sono velocista danno tanto anche nei cambi di ritmo in volata. Al punto che se in futuro non dovessi più correre in pista a livello internazionale, continuerei comunque ad usarla in preparazione.

Tour of Guangxi, ultima tappa alle spalle. Un filo di trucco per il podio e la stagione è finita così
Tour of Guangxi, ultima tappa alle spalle. Un filo di trucco per il podio e la stagione è finita così
C’è stata davvero una sterzata nel gruppo pista dopo il discorso di Amadio a Glasgow?

Quello che è successo ha una ragione precisa. Il cambiamento di due anni fa, con la pista passata tutta nelle mani di Villa, per noi ragazze è stato drastico. Ci siamo ritrovate a cambiare tutto il nostro modo di lavorare e gestire gli allenamenti. Il primo anno è andata bene, il secondo anno un po’ meno, ma stiamo imparando dai nostri errori. Ci stiamo organizzando per andare in pista più spesso e questa cosa deve partire soprattutto da noi. Sappiamo che lavorando bene, possiamo dire la nostra, quindi sta a noi organizzarci. Anche perché siamo diventate grandi, quindi riusciamo a capire quali sono le nostre esigenze e riusciamo a tenere unito il gruppo.

Scegliamo una classica che vorresti vincere?

La Dwars door Vlaanderen. Nel 2022 l’ho vinta, ma ho fatto anche seconda per due volte, l’ultima proprio quest’anno. Mi piacerebbe vincerla ancora, il percorso mi piace tantissimo e parto sempre motivata, perché so che posso dare tanto. E’ un piccolo Fiandre. Ma se devo pensare in grande e alzare il tiro, mi piacerebbe anche la Gand-Wevelgem, che è la gara del cuore da quando ero piccolina.

Il record di Cavendish? Viviani è pronto a scommetterci

28.12.2023
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Uno dei grandi temi della stagione ciclistica che verrà è il tentativo di record di vittorie al Tour di Marc Cavendish. Ne basta una, eppure sembra davvero la più difficile. Aveva anche deciso di mollare, ma poi ci ha ripensato, spinto anche dall’Astana che ha deciso d’investire buona parte della sua stagione su questo progetto.

Nell’ambiente ci si divide fra chi è scettico e chi invece pensa che a dispetto dell’età, “Cav” abbia tutto per riuscire nell’impresa e fra questi uno dei più convinti è Elia Viviani. L’olimpionico non si basa solo sulla sua esperienza, sulla comunanza di tante stagioni a sfidarsi in giro per il mondo, ma su ragionamenti oggettivi.

«Pensandoci bene – ricorda Viviani – Cavendish poteva vincere anche lo scorso anno, se non fosse stato costretto al ritiro. E’ vero, c’era Philipsen una spanna superiore a tutti, ma si è visto all’ultima tappa come ci fosse la possibilità di sovvertire le gerarchie della corsa e Mark, con la sua esperienza, nell’ultima settimana poteva approfittare della situazione. Non vinci la tappa finale del Giro d’Italia per caso».

Viviani è sicuro che Cavendish possa battere il record condiviso con Merckx, 34 tappe vinte al Tour
Viviani è sicuro che Cavendish possa battere il record condiviso con Merckx, 34 tappe vinte al Tour
Tu conoscendolo avresti mai pensato di vederlo ancora protagonista?

Inizialmente ero anch’io scettico, pensavo che avrebbe fatto fatica a competere con le nuove generazioni, ma mi ha smentito. Inoltre ha trovato un manager come Vinokourov che gli ha messo tutto a disposizione, perché crede in questa idea e sta lavorando per favorirlo in tutti i sensi, dalla scelta dei compagni di avventura a tutta la struttura orientata verso l’obiettivo. Tanto che sono convinto che Cavendish possa anche centrare più di una tappa al Tour, allungare la striscia record.

Una stagione orientata completamente sul Tour: secondo te non è un rischio?

Su questo ho qualche perplessità, lo ammetto. Pensavo avrebbe ricopiato la passata stagione, invece ha seguito le orme del ciclismo moderno dove si focalizza un obiettivo e si lavora solo per quello. Io da velocista in base a come sono andate le cose, non avrei cambiato. “Cav” d’altronde aveva iniziato il Giro che non era ancora brillante, ma correndo ha guadagnato condizione e nella terza settimana era al top. C’è un fattore che mi fa pensare che la sua scelta sia stata cambiata.

Cav ha chiuso tardi la stagione per rimettersi poi all’opera pensando a come avvicinarsi al Tour
Cav ha chiuso tardi la stagione per rimettersi poi all’opera pensando a come avvicinarsi al Tour
Quale?

L’arrivo del tecnico greco Vasilis Anastopoulos. Lo conosce bene, lo aveva portato a vincere ben 4 tappe al Tour, sa come si fa. Evidentemente ha costruito un cammino di avvicinamento mirato per farlo spiccare quando realmente servirà.

E’ un Cavendish diverso da quello che affrontavi anni fa?

Per forza di cose. Si è adattato, come abbiamo fatto tutti noi della vecchia generazione. Prima ad esempio avevamo opportunità nelle classiche, almeno quelle a noi più congeniali. Oggi anche nelle gare piatte, trovi strappi dove ci sono corridori che fanno la differenza e fanno esplodere la corsa. Noi non abbiamo più le stesse chance. Ci siamo dovuti adattare, puntando molto sulle cose a tappe.

Per il britannico c’è sempre un bagno di folla. Ora vuol chiudere alla grande
Per il britannico c’è sempre un bagno di folla. Ora vuol chiudere alla grande
Rispetto al passato l’esperienza sopperisce il calo fisico?

Dipende. E’ chiaro che qualche watt in meno ci sia, è la natura delle cose e sta al corridore riuscire a compensare. L’esperienza aiuta nei grandi Giri. All’inizio sono tutti leoni, ma poi piano piano le cose cambiano e bisogna saper fare i conti con se stessi. Questa differenza non c’è e non può esserci nelle altre corse a tappe dove vince chi ha più watt a disposizione, non c’è tempo per smuovere i valori in campo.

L’Astana ha anche costruito un team intorno a lui…

Un super team direi. Bol, Morkov, Ballerini sono elementi di primissimo piano, uniti a uno come Anastopoulos che ha grande capacità e sa come portarli al meglio, sono tutti fattori importanti per centrare il loro obiettivo. Io sono convinto che alla fine il record cambierà padrone.

Mark insieme a Morkov, si riforma la coppia che ha vinto tantissimo con la Quick Step
Mark insieme a Morkov, si riforma la coppia che ha vinto tantissimo con la Quick Step
Veniamo a te e alla stagione che sta iniziando. Che cosa farai dopo le feste?

Non sarò agli europei su pista per precisa scelta, fatta da Villa e dal team di comune accordo. Partirò il 5 gennaio per l’Australia dove resterò un mese, prima per affrontare le gare della stagione su strada con un occhio di riguardo alla Cadel Evans Great Ocean Road Race che ho già vinto e ho segnato col cerchio rosso sulla mia agenda. Poi sarò al via della tappa di Nations Cup su pista. Abbiamo optato per questo programma perché è il più compatibile con le esigenze del team e le mie, in una stagione che è tutta orientata verso Parigi.

Quindi andrai avanti abbinando strada e pista…

Sì, ma lavorando molto sulla strada sia per le mie esigenze, ma anche portare a casa risultati per la squadra. Sarò ad esempio al Uae Tour che è una corsa molto adatta alle ruote veloci. L’obiettivo della prima parte dell’anno è comunque il Giro d’Italia, dove voglio arrivare al massimo. Molto dipenderà dalle scelte della squadra che è fortissima: se si punterà con forza alla classifica allora il baricentro del team sarà orientato su quello, se invece si punterà alle tappe avrò più possibilità. Poi fari puntati per l’ultimo mese su Parigi, per coronare il mio sogno.

Secondo anno in vista, Germani cambia ritmo e ambizioni

28.12.2023
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CALPE (Spagna) – Quando nel corso della scorribanda spagnola siamo entrati nell’hotel in cui alloggia anche la Groupama-FDJ in coabitazione con il Movistar Team e la Total Energies, l’incontro con Lorenzo Germani era in cima alla lista degli appuntamenti. Il ciociaro è l’ultimo italiano rimasto nella squadra di Madiot ed è uno di quelli da cui ci si aspetta un segnale.

Con 22 anni a marzo, Germani si accinge a vivere il secondo anno nel WorldTour e nello scriverne ci rendiamo conto di essere vittime della nevrosi per cui si vorrebbe tutto e subito. Probabilmente accade perché i suoi amici della continental, da Martinez a Gregoire, sono passati ugualmente lo scorso anno e si sono già fatti vedere in modo importante. La realtà è che la squadra francese è nel pieno di una metamrofosi. Pinot ha smesso e Demare è passato alla Arkea-Samsic e così in pochi mesi il gruppo ha cambiato faccia.

Al via del Romandia, Germani ai primi passi nel WorldTour, Pinot ormai sulla porta del ritiro
Al via del Romandia, Germani ai primi passi nel WorldTour, Pinot ormai sulla porta del ritiro

Il discorso di Madiot

Germani lo troviamo in un divano nella hall da cui si vede la spiaggia di Calpe in pieno sole. Il ritiro è agli sgoccioli, la testa è già alle Feste e poi all’inizio della stagione. La squadra ha da poco fatto le foto ufficiali con le nuove bici Wilier Triestina, che però non si possono ancora mostrare. Germani dice che sono molto veloci, sia quella da strada sia quella da crono. Per il montaggio hanno mantenuto Shimano, come prima con le Lapierre. Il ritiro di Pinot ha lasciato un bel vuoto di carisma, come si riparte?

«Marc Madiot – attacca Germani – ci ha fatto uno dei suoi discorsi di inizio, prendendo l’ultima frase detta da Pinot alla squadra prima di andarsene: “Prendetevi cura della squadra”. Quindi ha detto che per tutti noi, che nel 2023 eravamo la nouvelle vague, il 2024 sarà un nuovo inizio. C’è stato un bel cambiamento anche all’interno dello staff, alcuni sono andati in pensione e sono arrivati dei nuovi. Marc resta comunque molto ambizioso, sono arrivate nuove figure nel campo della performance perché possiamo avere sempre qualcosa di più. Quindi ha concluso che non dobbiamo sentirci spaesati perché certi personaggi se ne sono andati. Mancheranno, ma abbiamo l’organizzazione per non farli rimpiangere».

Al posto di Yvon Madiot andato in pensione, Mauduit (qui con Gaudu) è capo della Direzione Corsa (foto Groupama-FDJ)
Al posto di Yvon Madiot andato in pensione, Mauduit (qui con Gaudu) è capo della Direzione Corsa (foto Groupama-FDJ)
E sarà davvero così?

Di sicuro sarà difficile non sentirne la mancanza. Penso sul piano dei punti, visto che Thibaut e Demare ne facevano tantissimi. Quest’anno toccherà a noi, a Gregoire e Martinez, che hanno la mia età. Insomma, il tempo dell’apprendistato sta per terminare e bisogna cominciare a portare dei frutti. Ora la squadra è nelle mani di Kung, Gaudu, Madouas e di certo Gregoire e Lenny Martinez, che ha fatto una stagione incredibile. Poi immagino una seconda linea con Rudy Molard e Geniets e Pacher.

E Germani?

Germani farà un calendario molto più WorldTour di quello che ha già fatto e che è stato ugualmente importante. La squadra ha fiducia in me, vedono che lavoro bene e faccio quel che devo. Prima del 10 gennaio non possiamo dare i dettagli, ma farò un calendario molto italiano, quindi è abbastanza prevedibile che sarò a Laigueglia, poi Strade Bianche, Tirreno, Sanremo e Giro d’Italia. In avvio si sta ragionando sul Provence e Drome Ardeche.

A che punto sei della tua crescita?

Dopo la Vuelta, mi sento più forte fisicamente e con più esperienza. Per conferma, aspetto di vedere le prime gare e come reagisce il fisico. La preparazione è cambiata perché non farò l’Australia. Quindi dato che inizio a metà febbraio, ho affrontato una ripresa più light. Per il resto sarà tutto uguale, a partire da quando si inizieranno a fare l’intensità e i vari lavori. Posso dire che ho chiesto di lavorare di più. Va bene crescere per gradi e il fatto che siamo giovani, però voglio anche spingere il limite un po’ più avanti. Perciò ho chiesto di aumentare l’intensità, le ripetizioni e le ore.

Da quando ha chiesto di allenarsi di più, Germani torna spesso a casa spossato… (foto Instagram)
Da quando ha chiesto di allenarsi di più, Germani torna spesso a casa spossato… (foto Instagram)
Vedere Martinez e Gregoire già a un livello così alto è un pungolo?

Dal momento che la squadra va bene, lo stimolo a lavorare meglio viene da sé. Il fatto di essere cresciuti ciclisticamente insieme, mi spinge a cercare di restare con loro, diciamo così.

Sembri sempre molto posato ed educato, anche se chi ti conosce meglio dice che in corsa sei una iena. Chi ha ragione?

Sono calmo, ma in realtà non sono calmo (sorride, ndr). Sapeste tutto quello che mi gira per la testa… A volte non parlo e mi tengo tutto dentro, ma in corsa è diverso. Metto i paraocchi come i cavalli da corsa, guardo solo la linea che c’è davanti e faccio il massimo. I timori reverenziali li ho avuto in parte il primo anno, poi ho concluso che sono un corridore come gli altri. Ho un contratto come pure Van der Poel. Lui prende milioni e io prendo migliaia, ma questo è un altro discorso. I timori reverenziali non te li puoi permettere, perché alla fine siamo tutti sulla stessa strada e su una bicicletta. Non è scritto da nessuna parte che uno ha dei privilegi, in corsa siamo tutti corridori.

Quindi riparti più cattivo?

Già prima della Vuelta avevamo parlato del non avere paura e di non porci limiti. Così ho fatto e la Vuelta è andata bene. Soprattutto noi giovani abbiamo corso con lo stesso piglio che avevamo messo in luce nella continental. Senza paura. Forse è vero che un grande Giro ti cambia il motore, perché sento di avere più forza e più resistenza. Magari a livello di picco non sarò cresciuto in egual misura, ma mi sento più solido.

La Vuelta è stata il primo Giro di Germani e l’ha corsa in modo sbarazzino. Qui in fuga verso l’Angliru
La Vuelta è stata il primo Giro di Germani e l’ha corsa in modo sbarazzino. Qui in fuga verso l’Angliru
Quando hai chiesto di lavorare di più, la squadra come l’ha presa?

Ne ho parlato con l’allenatore. Lui sa che non sono mai rientrato a casa da un allenamento davvero morto, quindi è stato d’accordo purché si aumenti nel modo giusto. Il desiderio sarebbe quello di ricominciare ad alzare le braccia al cielo, ma visto il calendario che faccio, sarà difficile. Io voglio continuare a progredire e crescere, poi per vincere c’è tempo. Però a fine 2024 mi scade il contratto, per cui non mi dispiacerebbe dare un segnale.

In nazionale eri sempre assieme a Milesi e Garofoli. Uno ha vinto il mondiale crono, l’altro ha avuto sfortuna, ma ha detto che accetterebbe la convocazione per mondiale U23 e per Tour de l’Avenir. Tu cosa ne pensi?

Assolutamente no. Dal momento in cui ho fatto la Vuelta, ho deciso che non avrei accettato più la chiamata di Amadori, per rispetto dei veri under 23. Se mi avessero chiesto di scegliere tra Vuelta e Avenir, ovvio che avrei scelto la Vuelta. In generale penso che bisognerebbe fare quello che ci fa crescere, non quello che ci fa vincere soltanto perché siamo andati correre con ragazzi di livello inferiore.

Pensi che vinceresti facilmente il mondiale U23?

Non ho detto questo, solo che non mi apporterebbe nulla a livello di crescita. E’ vero che non preparo una corsa per vincerla da due anni, ma credo che i veri U23 abbiano diritto a giocarsi la sola loro corsa che ha la televisione per tutto il giorno. Quelle che faccio io hanno sempre la diretta. Io almeno la penso così. Però (ghigna, ndr) ero certo che Gianmarco avrebbe risposto così.

Le distanze crescono, Gasparrini si rimbocca le maniche

27.12.2023
5 min
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OLIVA (SPAGNA) – Con la benedizione di Marta Bastianelli. Eleonora Camilla Gasparrini non è più la ragazzina con lo sguardo impertinente, ma un’atleta con la maiuscola. E Marta se ne è accorta semplicemente vivendole accanto nell’ultima stagione della carriera.

La “Gaspa” era annunciata da Arzeni sin da quando era poco più di una junior e, forte di un titolo europeo, si era affacciata nel grande gruppo con la maglia della Valcar. La sua presenza era stata per il “Capo” il modo per digerire più facilmente la partenza di Elisa Balsamo prima e poi delle altre grandi.

«Stiamo crescendo piano piano – sorride – ogni anno si si fa un passo in più nel modo giusto. Inizio anche a vedere qualche risultato, quindi sono contenta. Leggere quelle parole di Marta è stato un grande onore. La scorsa stagione ho avuto modo di avere tanto a che fare con lei. Siamo riuscite a confrontarci spesso e sentirla parlare a quel modo mi ha dato tanto morale».

Eleonora Camilla Gasparrini è nata a Torino il 25 marzo 2002. Nel 2020 ha vinto l’europeo juniores, dal 2022 è alla UAE
Eleonora Camilla Gasparrini è nata a Torino il 25 marzo 2002. Nel 2020 ha vinto l’europeo juniores, dal 2022 è alla UAE

Il WorldTour a vent’anni

La “Gaspa” ha il piglio del monello e il rigore della professionista. Questo testimonia il carattere e insieme fa capire che l’arrivo del WorldTour ha stretto le maglie anche fra le ragazze.

«Il modo in cui si convive con questa disciplina – spiega – è una cosa molto soggettiva. Per me non è un peso e lo faccio perché mi piace. Mi piace anche essere professionale, ma è chiaro che per i livelli a cui è adesso il ciclismo, è necessario fare delle rinunce. A essere onesta però, ho anche il modo di divertirmi e il tempo per farlo, ovviamente nei giusti momenti. Da fine ottobre a fine novembre si può mollare al 100 per cento. Invece durante la stagione ci sono magari periodi in cui fare un passo indietro per ricaricarsi un po’, ma senza fare chissà cosa. Già stare in famiglia in questo periodo e vedersi con gli amici prima che parta la stagione è una bellissima opportunità».

Le distanze crescono

Siamo in una fase di passaggio. Traghettato il movimento verso il professionismo, adesso l’UCI ha messo mano alle distanze di gara, aumentandole.

«L’aumento delle distanze – conferma Gasparrini – è un dato oggettivo. Io sono sempre stata abituata a non fare troppe ore, puntando più sull’intensità. Adesso invece c’è da allungare e lo stiamo facendo anche in questo caso in modo graduale. Mi rendo conto che sto vivendo il periodo di passaggio, facendo tutto per gradi. Quando faccio la distanza, si tratta solo di endurance, senza lavori in particolare. Comunque siamo sopra le quattro ore. Però un conto è farle da sola, altro è farle in gruppo. In questo caso infatti, come in ritiro, si può allungare.

«In Spagna abbiamo cercato di sfruttare il caldo e il bel tempo. Per i lavori di intensità si lavora a casa, anche se fa freddo, magari ricorrendo a qualche seduta indoor sul ciclomulino e andando un paio di volte in palestra. E comunque d’inverno non c’è solo la bici, a casa c’è anche lo sci di fondo, visto che abito vicino a località sciistiche. E’ anche il modo per svagarmi un po’». 

Nel 2023 per Gasparrini ci sono stati 52 giorni di gara, con la vittoria al Tour de Suisse
Nel 2023 per Gasparrini ci sono stati 52 giorni di gara, con la vittoria al Tour de Suisse

Lo sguardo sull’Amstel

Il tempo di spiegare che sui rulli preferisce la musica alle serie tv, che diventano un’ottima compagnia quando c’è solo da far girare le gambe, poi Gasparrini solleva il velo sulle ambizioni per la prossima stagione.

«Vorrei avere più lucidità nei momenti clou delle gare – dice – perché a volte perdo l’attimo, vorrei cercare di essere più pronta. Mi rendo conto che con l’esperienza, inizi a leggere le gare in maniera diversa e a capirle meglio. Nonostante da junior abbia vinto bene, qui c’è un altro mondo. Nelle juniores eravamo solo italiane e con un modo di correre totalmente diverso. Nelle poche esperienze che avevo fatto con la nazionale, avevo visto parecchie differenze nelle tattiche delle straniere. Un obiettivo per il 2024? Vi direi una classica che quest’anno ho fatto per la prima volta, cioè l’Amstel Gold Race. Secondo me potrebbe essere adatta alle mie caratteristiche. Un percorso misto e vario, con un arrivo leggermente all’insù che potrebbe fare per me».

Al Tour Femmes con “Yaya” Sanguineti: le ragazze della Valcar si cercano in continuazione
Al Tour Femmes con “Yaya” Sanguineti: le ragazze della Valcar si cercano in continuazione

Lo spirito Valcar

Con la benedizione di Marta Bastianelli, che però non è più parte del gruppo. La sua uscita ha ridisegnato gli equilibri in seno al UAE Team Adq, con atlete come Chiara Consonni, Silvia Persico ed Erica Magnaldi a raccoglierne il testimone. E con Arzeni in ammiraglia, anche se non più unico capo, in qualche modo lo spirito della Valcar aleggia ancora.

«Credo che ricreare la Valcar da qualche altra parte – sorride – sia quasi impossibile. Però c’è lo spirito giusto e arrivano anche i risultati. C’è un bel gruppo, siamo uniti, ci divertiamo e anche quello è importante, visto che stiamo tantissimo tempo via da casa. Ci rendiamo conto che il ciclismo sta crescendo e bisogna stare al passo, anche a livello di struttura di squadra. Sono arrivate nuove figure professionali, ma se si vuole una struttura ben solida, bisogna fare assolutamente così».

Coordinare altura e corse: i segreti di Slongo

27.12.2023
4 min
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«Non so che tipo di vantaggio otterrò, non so se non facendolo sarei a un livello più basso. Però stavamo cercando un posto per provare e abbiamo trovato la coincidenza con il Tour Colombia. L’accoppiata fra ritiro (in altura, ndr) e corsa potrebbe funzionare bene».

Lette con calma queste parole di Mark Cavendish ci hanno portato alla domanda: come si gestisce l’accoppiata tra altura e corsa? Il velocista dell’Isola di Man ha anche detto, proprio qualche riga sopra, di non essere mai andato in altura in passato. 

Il Parador de las Canadas del Teide di Tenerife sorge a quota 2.200 metri: da gennaio sarà pieno di atleti
Il Parador de las Canadas del Teide di Tenerife sorge a quota 2.200 metri: da gennaio sarà pieno di atleti

Il lavoro in quota

Ci siamo così recati virtualmente da Paolo Slongo, preparatore della Lidl-Trek. Il quale in passato ha lavorato tanto con Vincenzo Nibali anche in questo campo: coordinare altura e corsa

«Partirei – dice Slongo –  nello spiegare rapidamente in cosa consiste l’altura. Serve per due motivi: il primo è fisiologico. Normalmente si va in altura per migliorare i valori ematici, questo grazie a carichi di lavoro intensi. Si trovano facilmente molte salite e il carico di lavoro diventa molto intenso. Cosa importante soprattutto all’inizio della stagione. Anche noi in Lidl-Trek andiamo in altura a febbraio. Con Nibali, ad esempio, andavamo sul Teide».

«L’altura – continua il preparatore – prevede un adattamento del corpo alla pressione atmosferica. Il periodo di adattamento c’è anche quando si torna al livello del mare, ma questa è più una cosa individuale. Per esempio Rodriguez (Purito, ndr) non ne aveva bisogno».

Nibali sul Teide con Slongo, suo fratello Antonio e Mosca, per preparare il Giro
Sul Teide con Slongo, suo fratello Antonio e Mosca, per preparare il Giro
Qual è il rischio se una volta tornati si va subito in corsa e non si è pronti?

Quando si torna dal ritiro in quota i battiti sono più alti, si ha una buona fase aerobica, ma non anaerobica. Se si va subito in gara il rischio è di non essere performanti e di pagarla a caro prezzo. Praticamente perdi tutto il lavoro fatto e ci si deve fermare per riequilibrare il corpo. Con Nibali, ad esempio, avevamo trovato il giusto equilibrio in vista del Giro d’Italia.

Ovvero?

Si tornava dall’altura, che come detto si faceva al Teide. Faceva il periodo di adattamento e poi andava al Tour of the Alps (così hanno fatto nel 2013 e nel 2016 in occasione delle due vittorie al Giro di Vincenzo, ndr). In Trentino non era al massimo delle prestazioni, ma sapevamo che sarebbe arrivato al Giro pronto. 

Dopo l’Amstel Gold Race, chi va al Giro di solito torna in altura
Dopo l’Amstel Gold Race, chi va al Giro di solito torna in altura
Al Giro di Colombia, dove dovrebbe andare Cavendish, si aggiunge la gara, che avviene già in quota. In quel caso l’equilibrio come si trova?

A mio modo di vedere l’Astana andrà in Colombia due o tre settimane prima della gara. Si parte sempre da una fase di adattamento, quindi i classici quattro giorni. Poi ci si allena, ma senza esagerare nei carichi, perché poi si deve affrontare la gara. 

Nella fase di adattamento, che sembra essere la più importante, che dati si guardano?

La frequenza cardiaca, che è un valore fisiologico e aiuta a capire meglio in che stato è il fisico dell’atleta. Quando arrivi in altura i battiti tendono a non salire. Noi preparatori, per lo meno la maggior parte, utilizziamo anche il saturimetro, per capire il livello di ossigenazione del sangue. L’adattamento, prima di una corsa in quota come il Giro di Colombia diventa ancor più fondamentale.

Come mai?

Un periodo troppo breve prima della corsa non permette l’adattamento, in gara si fanno sforzi troppo grandi e li si pagano una volta tornati a casa. Per questo dico che serve andare lì due o tre settimane prima della gara. 

Cavendish ha iniziato la preparazione nel ritiro di Altea. Il debutto in Colombia sarà preceduto da un altro ritiro (foto Astana Qazaqstan Team)
Cavendish ha iniziato la preparazione nel ritiro di Altea. Il debutto in Colombia sarà preceduto da un altro ritiro (foto Astana Qazaqstan Team)
In allenamento però la fatica si può gestire, in corsa no. Questo può provocare dei problemi?

No, se il fisico è pronto a reggere determinati sforzi. L’altura insieme alla gara può portare dei vantaggi. Da un lato è meglio del ritiro, perché si fanno sforzi elevati che portano dei benefici nel lungo periodo. 

Per un velocista come Cavendish che vantaggi può portare l’altura?

Un lavoro grossissimo al livello aerobico che non pesa sulla testa dell’atleta. In altura prendi una salita di 10-15 chilometri e sai che hai un’ora o più di Z2. A casa non riesci a trovare tratti così lunghi e costanti. Si possono fare tranquillamente anche lavori dedicati ai velocisti, come lavori intermittenti o sprint.

Scaroni al bivio: spinge sulla forza esplosiva e si tiene la salita

27.12.2023
5 min
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ALTEA (Spagna) – Il secondo posto alla Arctic Race of Norway brucia ancora. Sarebbe bastato che nell’ultima tappa la squadra avesse lavorato per lui e con l’abbuono il corridore bresciano si sarebbe portato a casa la classifica. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta dopo i piazzamenti e la vittoria di Gazzoli. Invece Scaroni è finito sesto, con la netta sensazione tuttavia che qualcosa non abbia funzionato.

«Sicuramente ho voltato pagina – racconta Christian – ma quell’episodio mi ha fatto scattare il clic nella testa. L’anno prossimo, come dice Mazzoleni, vedremo uno “Scaro 2.0”. Quella corsa fa parte del passato, peccato non averla vinta».

Il ritiro si è tenuto ad Altea fino al 20 di dicembre e qui abbiamo incontrato Scaroni (foto Astana Qazaqstan Team)
Il ritiro si è tenuto ad Altea fino al 20 di dicembre e qui abbiamo incontrato Scaroni (foto Astana Qazaqstan Team)
Comincia il secondo anno nel WorldTour, a che punto siamo?

Il percorso di crescita sta andando bene. Ora manca soltanto vincere. Quest’anno ho raccolto tanti piazzamenti, probabilmente troppi. Cerchiamo di aggiustare la mira per il prossimo anno.

Che cosa ti è mancato?

Sicuramente un piccolo gradino. Mi sono trovato spesso a giocarmi le corse in gruppetti ristretti, ma per svariati motivi non ce l’ho fatta. Così ora stiamo lavorando sullo spunto veloce, senza però perdere i valori in salita. Questa è sempre stata la mia paura, però sto facendo un buon lavoro e fra poco parlerà la strada.

In che modo si migliora in volata?

Lavorando sulla forza esplosiva. Abbiamo inserito più palestra rispetto allo scorso anno. E poi, tramite il potenziometro, che utilizziamo per verificare se ci sono miglioramenti, abbiamo visto che ho fatto dei passi avanti. Certamente in gara ci saranno tantissime variabili, ma il lavoro che stiamo facendo dà frutti positivi e in salita non ho perso niente.

Dopo il 2° posto in Norvegia, Scaroni ha centrato il 7° posto alla Coppa Bernocchi. Qui in azione al Lombardia
Dopo il 2° posto in Norvegia, Scaroni ha centrato il 7° posto alla Bernocchi. Qui al Lombardia
Solo palestra?

Soprattutto palestra, poi lavori in bici. Parecchie partenze da fermo oppure lanciate. Seduto oppure in piedi. Abbiamo variato molto, ma sempre pensando alla forza esplosiva. Invece per tenere in salita, si fa tanta… salita. Quindi le Sfr e poi i lavori di soglia molto prima del solito, dato che inizio dall’Australia. In realtà l’ho saputo abbastanza tardi. Ero in vacanza, sono rientrato il 12 novembre e ho iniziato subito ad andare in bici. Magari sono un pelo in ritardo e all’inizio mancherà qualcosa, ma la stagione non finisce in Australia.

Hai fatto qualche volata con Cavendish, giusto per prendere qualche misura?

No, per fortuna Mark per tutto il ritiro è uscito in un altro gruppo (ride, ndr), altrimenti mi avrebbe fatto passare la voglia di fare volate. Ne ho fatta una con Lutsenko, che è veloce e ha la volata lunghissima. Nei primi 100 metri siamo stati affiancati e dopo mi ha sverniciato. Ora ci ridiamo sopra, però ci sono stati dei miglioramenti. Sono motivato, quando faccio le volate con corridori più forti di me, non parto battuto.

Che cosa possiamo aspettarci da questo “Scaro 2.0”?

Oltre che sugli sprint, stiamo lavorare anche sull’aspetto mentale. Parliamo molto e i direttori sportivi mi hanno detto che devo imparare ad assumermi di più le responsabilità, a essere più cattivo. Quest’anno mi sono accorto che in qualche frangente mi è mancata la cattiveria per essere più egoista e questo mi ha fatto perdere delle corse. Abbiamo capito che sono un buon corridore, ma devo provare a fare qualcosa di più. Non voglio essere ricordato come uno che fa solo piazzamenti.

Gli sprint ristretti hanno visto Scaroni in difficoltà, per questo ha lavorato di più sull’esplosività
Gli sprint ristretti hanno visto Scaroni in difficoltà, per questo ha lavorato di più sull’esplosività
Non sei un po’ troppo drastico?

No, voglio salire il gradino che manca, altrimenti sarò un incompiuto per tutta la carriera. E visto che adesso mi sto avvicinando agli anni più importanti in cui la maturazione fisica arriverà al massimo (l’anno prossimo ne avrò 27), voglio raccogliere qualcosa di importante.

Pensi che lo stop della Gazprom ti abbia tolto qualcosa?

Fisicamente no, mentalmente sì. Non dimenticherò mai i momenti passati insieme. Sento spesso Renat (Khamidouline, il team manager della Gazprom-RusVelo, ndr) che ancora adesso mi spiega il punto della causa con l’UCI. Per cui fisicamente ho voltato pagina, mentalmente tutti i corridori, lo staff e la parte dirigenziale sono parte della forza che riesco a ricavare ogni giorno. Da una storia negativa ho tratto qualcosa di positivo, quindi guardo avanti, ma non dimentico.

Programmi per il nuovo anno?

Farò il Giro d’Italia: dei tre è quello più freddo e a me il caldo non piace. Per cui debutterò in Australia, poi Algarve, Parigi-Nizza e un ritiro in altura. Quindi le classiche delle Ardenne e il Giro d’Italia. E’ un programma bello e impegnativo, corse facili non ce ne sono, però la squadra ha bisogno di corridori per le prove WorldTour e io non mi tiro indietro. E’ la mia occasione, se riesco a piazzare una vittoria, potrò dire di aver salito il gradino.

La sua ultima vittoria è stata la tappa di Ascoli Piceno, in volata, alla Adriatica Ionica Race del 2022
La sua ultima vittoria è stata la tappa di Ascoli Piceno, in volata, alla Adriatica Ionica Race del 2022
Tutta la pressione che ti metti è un peso da gestire?

Sono un po’ di anni che convivo con la pressione e diciamo che non l’ho mai sentita più di tanto. A volte anche Mazzoleni e Martinelli percepiscono che non sono tranquillo, però a 26 anni devo imparare a conviverci. Anche perché l’anno prossimo avrò un ruolo abbastanza importante, quindi se non imparo a gestirla adesso, quando ci riesco più?

Ti sei spiegato che cosa non abbia funzionato in Norvegia?

Ho smesso di pensarci, ci ho messo un po’, ma preferisco pensare che sia stata un’incomprensione. In gruppo ci sono tanti corridori, ma non tutti sono uguali. Però ragazzi, davvero preferisco non parlarne più.

Lacquaniti e le idee molto chiare per la sua Ceratizit

27.12.2023
5 min
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Dopo le parole di qualche giorno fa di Arianna Fidanza, torniamo in casa Ceratizit-WNT, il team tedesco divenuto WorldTour. Come capita spesso, anche in questa squadra c’è molta Italia. E c’è non solo nelle atlete ma anche nei piani alti. Uno dei direttori sportivi, ma con diverse mansioni manageriali, è Fortunato Lacquaniti.

Il tecnico italiano era in Spagna, a Calpe, per seguire da vicino le sue ragazze, anche se ammette che tra riunioni e la spola con l’Italia per impegni istituzionali, le ha seguite piuttosto poco. Almeno per quel concerne gli allenamenti su strada.

Fortunato Lacquaniti (classe 1963) è uno dei diesse della Ceratizit-WNT. E’ in ammiraglia dal 2005: debutto alla Top Girls Fassa Bortolo
Lacquaniti (classe 1963) è uno dei diesse della Ceratizit-WNT. Salì in ammiraglia dal 2005 con la Top Girls Fassa Bortolo
Fortunato, che squadra pensi di avere tra le mani?

Lo scorso anno abbiamo iniziato un percorso che ci ha visto lavorare bene. Tutti noi abbiamo delle ambizioni importanti. Ormai questa squadra è al decimo anno di attività e, come sapete, siamo riusciti ad ottenere la licenza WorldTour. Siamo stati decimi nel ranking UCI 2023. Questa per noi è la base, adesso dobbiamo restare su questi livelli.

E a certi livelli serve sia lavorare con le giovani, che nel ciclomercato: lo vediamo anche tra gli uomini…

Noi siamo partiti con un’idea precisa: far crescere la struttura. E lo abbiamo fatto anche inserendo delle figure competenti nei vari ambiti, come per esempio un coordinatore per la logistica, un nutrizionista, dei nuovi fisioterapisti. Insomma volevamo implementare la struttura nel suo insieme e non solo puntare sulle atlete. Visto che siamo chiamati a fare un salto sia di categoria che di qualità, era necessario questo visto il livello del ciclismo femminile. Senza contare che il calendario è fitto. Dovevamo, e dobbiamo, creare una base solida. Sportivamente ripartiamo dalle 11 vittorie e i 18 secondi posti di questa stagione. Eravamo partiti sedicesimi nel ranking e siamo arrivati ben più in alto. Questo ci dà fiducia. E ci ha portato delle giovani interessanti.

Quindi si punta sui margini interni?

Sì, poi è normale che c’è anche un discorso di campagna acquisti. Ma questa è legata anche a scadenze di contratto, budget. Ma in tal senso sarà importante far bene quest’anno in ottica 2025.

A Mouscron Arianna Fidanza lancia la volata alla sorella Martina che vince (foto Fellusch)
A Mouscron Arianna Fidanza lancia la volata alla sorella Martina che vince (foto Fellusch)
In squadra ci sono tre italiane: le due sorelle Fidanza, Martina e Arianna, e Alice Maria Arzuffi. Cosa ti aspetti da loro?

Tutte e tre hanno fatto un’ottima annata. Le Fidanza hanno vinto e Arzuffi è andata forte, forse mai così forte su strada. Alice ha colto un decimo posto in una tappa al Tour e anche al Ceratizit Festival in Olanda è andata bene. Io credo che tutte e tre possano dare molto, specie se supportate bene dal team. Per Martina soprattutto sarà un anno particolare, visto che ci sono le Olimpiadi. Dovrà dividersi tra strada e pista e di conseguenza nei giorni di Calpe abbiamo stilato un programma condiviso con la Federazione. Noi ci teniamo.

In cosa devono migliorare queste tre ragazze?

Martina ha una grande classe e non dimentichiamo che è ancora giovane (classe 1999, ndr). Lo scorso anno ha ottenuto delle vittorie, ma anche degli ottimi secondi posti, in quanto raggiunti su palcoscenici importanti e contro atlete di primo piano come Consonni e Wiebes. Per me deve programmare bene la sua doppia attività. Se ci riuscirà, sono convinto che arriveranno grandi cose perché ha margini enormi.

Passiamo ad Arianna…

Anche Arianna lo scorso anno è maturata ancora. Ha vinto ad inizio stagione, poi è stata di grande supporto per la squadra. Sta diventando un po’ meno velocista e un po’ più per gare “up and down”, quindi un pelo più dure. Pertanto ha la motivazione e la possibilità di fare bene anche in quel tipo di corse. Penso alla Gand-Wevelgem per esempio. Ma certo deve stare bene. E poi la vedo mentalizzata, in quanto ha dimostrato di poterlo fare. Ed è stata brava anche a tirare le volate alla sorella.

Arzuffi (classe 1994) sempre più stradista e meno crossista. Lo scorso anno ha messo nel sacco 51 giorni di gara, come mai aveva fatto in carriera
Arzuffi (classe 1994) sempre più stradista e meno crossista. Lo scorso anno ha messo nel sacco 51 giorni di gara, come mai in carriera
E per quanto riguarda Arzuffi?

A lei forse mancava un po’ di fiducia. Veniva dal cross e non aveva mai fatto una stagione o delle gare in cui doveva essere leader. Le è successo per esempio in Itzulia e in Navarra ed è entrata anche nella top 10 quando aveva delle responsabilità, mostrando un certo carisma. Io credo che per Alice si tratti dunque più un miglioramento psicologico che tecnico. Ne stiamo parlando sin dall’anno scorso. E’ una professionista al 100 per cento.

E le altre?

Un grossissimo step lo ha fatto la francese Cedrine Kerbaol. Ha vinto tre corse e la maglia bianca al Tour. E per noi avere in squadra una francese che conquista quella maglia è stato molto, ma proprio molto, importante. L’ha indossata sin dal primo giorno. L’abbiamo difesa coi denti, con un grande aiuto del team anche sul Tourmalet. Non chiedetemi i margini di questa atleta perché per lei davvero non saprei quantificarli, vista anche la sua giovane età.

Kerbaol, giovane francese, in maglia bianca al Tour Femmes. Va forte anche a crono, specialità di cui campionessa nazionale
Kerbaol, giovane francese, in maglia bianca al Tour Femmes. Va forte anche a crono, specialità di cui campionessa nazionale
Di certo non pochi, visto che parliamo di una classe 2001…

Esatto. Belle cose le potrà fare anche Kathrin Schweinberger. Anche lei ha vinto nella passata stagione. E’ una passista veloce. Mi aspetto parecchio anche da Sandra Alonso. Per lei ci sono in corso diversi cambiamenti, anche tecnici, legati alla preparazione. Queste sono le atlete più pronte. Le altre ragazze sono più giovani e hanno bisogno di tempo.

Fortunato, tu hai diretto campionesse di primissimo piano, vedi Guderzo o Bastianelli. Negli ultimi 3-4 anni è cambiato il tuo lavoro di diesse?

Io ho fatto anche il team manager, ma il ciclismo moderno ha bisogno di figure importanti. Ci servono ruoli definiti, ognuno specializzato nel proprio settore. E infatti, come dicevo prima, abbiamo inserito il nutrizionista, il responsabile della logistica… L’esperienza, come magari potrei averla io un po’ su tutto, non basta più. Il ciclismo moderno richiede lo specialista per fare al meglio quella determinata cosa. E’ una necessità ormai.