Conquistata Torino, Biniam Girmay alza per la seconda volta le braccia al cielo e questa volta anche la bici. Il traguardo di Colombey les Deux Eglises è fradicio di pioggia e sul rettilineo in leggera salita il corridore eritreo è stato più freddo e potente di Jasper Philipsen, partito prima e poi rimontato. Alle loro spalle, Arnaud De Lie avrebbe avuto forse le gambe per passarli, ma ha dovuto smettere di pedalare.
Un giorno bastardo
E’ un giorno bastardo, con la notizia della morte di André Drege arrivata dal Tour of Austria a raggelare la voglia di raccontare. Come lo scorso anno con Mader al Tour de Suisse, come ogni volta che succede e uno di questi ragazzi paga con la vita il suo sogno di corridore. Non conoscevamo Drege, della caduta si sa che è avvenuta in una discesa e poco altro. Ripensando alla picchiata di Tadej Pogacar martedì giù dal Galibier, ci rendiamo conto che una mano invisibile li protegge dal male, ma può capitare che a volte non basti. Giusto ieri a Forlì un gruppo di amici si è radunato per ricordare Fabio Casartelli, che in quel maledetto Tour del 1995 aveva l’età di Drege oggi, in questo ripetersi doloroso e sfiancante delle stesse parole.
André Drege, 25 anni, è scomparso al Tour of Austria. Qui vince il Tour of Rhodes a inizio stagioneAndré Drege, 25 anni, è scomparso al Tour of Austria. Qui vince il Tour of Rhodes a inizio stagione
In fuga con Drege
Biniam Girmay alza per la seconda volta le braccia al cielo, ma la tappa di oggi si è svolta nel segno di un altro norvegese, Jonas Abrahamsen, 28 anni, rimasto in fuga per 170 chilometri, prima che il gruppo si ricordasse che c’era da celebrare un’altra volata. Per cui, quando il corridore del Team Uno X Mobility è passato sul traguardo a 1’55” dal vincitore, la sua maglia pois aveva poco da raccontare, se non la stanchezza e un mesto sorriso.
Sono così pochi i corridori norvegesi, che forse la sera della fuga più lunga si trasformerà in un lento mal di testa. Al campionato nazionale, i due hanno pedalato insieme nel finale, arrivando in coppia al traguardo, con 1’04” di distacco dal vincitore.
Girmay ha aspettato che partisse Philipsen e poi lo ha rimontatoPer la Intermarché-Wanty una doppietta che dà tanto moraleGirmay ha aspettato che partisse Philipsen e poi lo ha rimontatoPer la Intermarché-Wanty una doppietta che dà tanto morale
Uno scalatore di 78 chili
Eppure la sua storia merita un racconto, per portare via la mente dalla tragedia, di cui si sa ancora troppo poco e avvenuta a quasi 900 chilometri da questo scorcio così verde di Francia. Quando è salito sul palco per essere premiato con la maglia degli scalatori, come gli succede dall’inizio del Tour, è parso ancora una volta insolito che quel primato sia stato consegnato a un corridore alto 1,83 per 78 chili.
Non è scritto da nessuna parte che il re degli scalatori debba essere sottile come Froome, ma di certo ha raramente questa fisicità. E’ vero che le grandi salite siano ancora lontane da venire e che le tante fughe gli permettono di raggranellare punti, ma la sua storia merita ugualmente un racconto.
Abrahamsen ha 28 anni, pesa 78 chili ed è alto 1,83. oggi è stato in fuga per 170 chilometriAbrahamsen ha 28 anni, pesa 78 chili ed è alto 1,83. oggi è stato in fuga per 170 chilometri
I disturbi alimentari
Quando era under 23 infatti, Jonas Abrahamsen era ossessionato dall’essere il più leggero possibile. Non era una fissazione troppo rara, anche se negli ultimi anni le teorie sulla nutrizione hanno riscritto la storia. Ci si attaccava al rapporto fra potenza e peso e si pensava che il modo migliore per essere performanti fosse essere il più magri possibile. Abbiamo parlato a lungo dei disordini alimentari generati da questa convinzione e così è accaduto per il norvegese. A un certo punto il suo peso è sceso a 60 chili ed è stata l’inizio del problema.
«Quando ho iniziato a correre – ha raccontato – essere magri era molto popolare. Tutti i corridori che ammiravo lo erano. Ho sempre sperato di arrivare a 60 chili, ma era difficile tenere quel peso, soprattutto perché avevo sempre fame e poi soprattutto non riuscivo a spingere. Mi sentivo come se non avessi fatto i progressi in cui avevo sempre sperato. Essere leggero non significava andare forte in salita e così ho cominciato a riprendere peso. Ho scoperto che i muscoli funzionano meglio se ricevono carburante. Così ho preso 20 chili, poi lentamente mi sono messo in equilibrio e adesso ne ho 18 in più».
La maglia gialla e i castelli, la Francia è una serie ininterrotta di cartolineLa maglia gialla e i castelli, la Francia è una serie ininterrotta di cartoline
L’intervento del nutrizionista
Ha raccontato in una trasmissione televisiva norvegese, che mostrò alcune sue foto nudo sulla bicicletta, che l’eccesso di magrezza aveva portato via il desiderio sessuale. Al contrario, una volta tornato a mangiare, il suo corpo ha iniziato a convivere una una pubertà tardiva, che lo ha portato a crescere di 5-6 centimetri e all’iniziare a farsi la barba. Ovviamente non si è trattato soltanto di mangiare di più, quei 18 chili non sono fatti di fritti e birra, ma sono stati riguadagnati grazie alla collaborazione con James Moran, il nutrizionista della squadra.
«E’ pazzesco – ammette il corridore – la mia plicometria è fondamentalmente la stessa, ma i miei muscoli sono aumentati di 20 chili. Ora mangio in modo normale e il mio corpo reagisce molto bene».
Abrahamsen indossa la maglia a pois sin dal primo giorno del TourAbrahamsen indossa la maglia a pois sin dal primo giorno del Tour
Bilancia addio
Le sue ammissioni in Norvegia hanno provocato una serie di reazioni e fatto capire che dietro la difficoltà di sconfiggere i disturbi alimentari c’è soprattutto la vergogna di affrontarli.
«Penso che sia molto importante – ha detto Abrahnsen a The Cycling Podcast – che i giovani ciclisti mangino abbastanza. Ho pesato a lungo ogni cosa che mangiavo, ma ora mangio ciò di cui il mio corpo ha bisogno. E in modo davvero sorprendente vado più forte in salita ora di quando pesavo 60 chili».
La maglia a pois è ancora sua e magari rimarrà tale fino ai giorni sui Pirenei. A quel punto gli scalatori di 60 chili prenderanno il sopravvento e lui si farà una risata. Quel peso per lui non era naturale, averlo capito in tempo gli ha salvato la carriera.
Le performance di Vingegaard superiori a Roglic possono spaccare la Jumbo Visma. Con Garzelli ripassiamo situazioni simili, per capire come potrebbe finire
Da qui sono passati fior fior di campioni e da qui tanti altri ne vedremo, a cominciare dal prossimo 17 luglio. In Valle d’Aosta (e non solo) assisteremo a corse combattute dalla creme delle creme del dilettantismo mondiale. Anche se forse parlare di dilettantismo al giorno d’oggi non è neanche più troppo corretto.
Tra i nomi più in voga quello di Golliker, che lo scorso anno vinse la seconda frazione. Si parte dalla sua FranciaTra i nomi più in voga quello di Golliker, che lo scorso anno vinse la seconda frazione. Si parte dalla sua Francia
Due “sconfinamenti”
Con patron Riccardo Moret, entriamo dunque nel cuore del Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta – Mont Blanc. S’inizia il 17 luglio, come detto, e si termina il 21. Ad organizzare il tutto è la storica Società Ciclistica Valdostana.
«Edizione 60: direi che è un traguardo importante – inizia Moret – e ne siamo orgogliosi. Quest’anno, anche per rinforzare il tocco d’internazionalità, torniamo in Francia. Nel 2023 in quegli stessi giorni dall’altra parte del Monte Bianco c’era il Tour de France e non era il caso di gravare ulteriormente su quel territorio. Stavolta invece ci partiremo e lo faremo con la Saint Gervais Mont Blanc – Passy Plaine. E’ una tappa particolare, molto breve, ma che lascerà subito il segno, grazie ai suoi 12 chilometri di salita finale che porta a 1.300 metri di quota. E sono proprio le strade del Tour. Pensate che siamo stati là a fare un sopralluogo e ci sono ancora le scritte sulle strade dedicate ai campioni».
Un altro must del Valle d’Aosta che ritorna è lo sconfinamento in Piemonte. «Con la seconda tappa si andrà prima nella zona del Biellese e poi in quella del Canavese, dall’altra parte della Dora. Sarà un grande saliscendi. Queste sono le strade che ha toccato il Giro d’Italia e anche il Gran Piemonte qualche settimana prima del Giro, dove si era imposto Bettiol».
1ª tappa: 40 km e 1.150 metri di dislivello2ª tappa: 127 km e 1700 metri di dislivello3ª tappa: 129 km e 3.000 metri di dislivello4ª tappa: 163 km e 3.800 metri di dislivello5 tappa: 95 km e 2.950 metri di dislivello1ª tappa: 40 km e 1.150 metri di dislivello2ª tappa: 127 km e 1700 metri di dislivello3ª tappa: 129 km e 3.000 metri di dislivello4ª tappa: 163 km e 3.800 metri di dislivello5 tappa: 95 km e 2.950 metri di dislivello
In Valle d’Aosta
Ecco dunque che torna protagonista la Valle d’Aosta con le ultime tre frazioni: le più dure e le più caratteristiche.
Davvero interessante è la frazione che porta a Prè Saint Didier. Un arrivo in discesa preceduto dalle scalate di Verrogne, prime, e del San Carlo poi. «Salite che – ricorda Moret – videro protagonista Carapaz nel 2019. in pratica gli ultimi 60 chilometri sono identici. Ci tengo a far notare che con questo arrivo in qualche modo circondiamo il Monte Bianco. Alla prima tappa siamo arrivati in un versante, adesso in un altro.
«La quarta tappa è il tappone per me. Se non altro per la distanza, oltre 160 chilometri e tante salite dure: Tsecore, Col de Joux e poi l’arrivo in quota a Champoluc, a 1.600 metri. Gli ultimi 40 chilometri sono infernali».
C’è poi la quinta frazione che potrebbe rimettere tutto in discussione e cioè quella, classica ormai, che porta la carovana a Cervinia con la scalata del Saint Pantaleon in precedenza.
Come sempre si toccheranno luoghi di grande pregio storico-naturalistico. Ecco, il Castello di SarreCome sempre si toccheranno luoghi di grande pregio storico-naturalistico. Ecco, il Castello di Sarre
Le ultime…
Rispetto alla scorso anno si battono località più note. Moret spiega che è stata una scelta legata anche alla richiesta dei territori. Nel 2023 si toccarono punti della Valle davvero selvaggi, ricordiamo per esempio Clavalitè: poco noto, ma di una bellezza strabiliante. La bellezza comunque non mancherà neanche stavolta.
Anche i recenti eventi meteorologici hanno creato non pochi problemi ai valdostani. Basta ricordare quel che è successo a Cogne. «Per fortuna – assicura Moret – le strade che interessano il prossimo Giro della Valle d’Aosta non sono state toccate. Ci sono stati problemi solo a Cervinia, ma ho visto che sono sulla buona strada per rimettere in sesto la zona d’arrivo, coinvolta dall’inondazione del torrente Marmora».
Anche quest’anno non mancheranno la diretta streaming e le spettacolari immagini con il droneAnche quest’anno non mancheranno la diretta streaming e le spettacolari immagini con il drone
Parterre super
E poi ci sono loro, i protagonisti. Quest’anno l’elenco degli iscritti “scotta”! Vedremo tappe davvero tirate e con grandi corridori. Tanto per rendere l’idea: ci sono sei atleti della top 10 del Giro Next. E questa qualità è figlia di una valanga di richieste: 59 a pronte di 28 team partecipanti.
«La selezione – racconta Alberto Vigonesi, che segue la parte mediatica e quest’anno anche tecnica del Giro della Valle d’Aosta – l’abbiamo già fatta verso gennaio, in modo da dare alle squadre tempo e modo di organizzarsi. Sono arrivate quasi sessanta di richieste. Capite bene che abbiamo dovuto… andarci giù con l’accetta.
«Ci sono tutte le migliori squadre under 23 o continental, tranne la Visma – Lease a Bike, la Decathlon e la Trek, che in effetti ha un team estremamente giovane. Pertanto possiamo annunciare che ci sarà Jarno Widar, il re del Giro Next Gen che vuole fare la doppietta. Quella doppietta che in tempi recenti è riuscita solo a Pavel Sivakov nel 2018».
Tra i big stranieri la Alpecin-Deceuninck dovrebbe portare sia Del Grosso che Verstrynge per la classifica. La Groupama-Fdj Continental, orfana dell’infortunato Brieuc Rolland, punterà forte su Golliker. UAE Emirates Gen Z con Torres e Glivar.
Sarà presente con la maglia della nazionale, anche il campione italiano Edoardo ZamperiniSarà presente con la maglia della nazionale, anche il campione italiano Edoardo Zamperini
Tanta Italia
«Abbiamo aumentato un po’ lo spazio per i team italiani, visto che quest’anno compiamo 60 edizioni ci sembrava giusto così», ha detto Vigonesi.
Al via ci sarà anche la nazionale azzurra di Marino Amadori che in Valle farà le prove in vista dell’Avenir. Avenir che non vedrà la presenza di Pellizzari.
«La lista di Amadori è arrivata proprio pochi giorno fa – va avanti Vigonesi – ci sarà il campione italiano, Zamperini, e con lui anche Roganti e Agostinacchio. Mentre passando ai tema, la Polti-Kometa si presenta Bagnara leader e la MBH Bank-Colpack conKajamini e Novak. E infine c’è la VF Bardiani che tra i nomi più in vista schiererà Pinarello e Scalco».
Con i 15,7 chilometri contro il tempo, scatta domani da Brescia il Giro d’Italia Women targato Rcs Sport. Dalla Lombardia all’Abruzzo, si snoderà un percorso, a detta di atleti e tecnici, dalla durezza crescente dalla prima all’ottava ed ultima tappa. A parte la crono iniziale ed un paio di occasioni per velociste, il terreno per attaccare o cercare gloria personale non mancherà.
Ma dove si deciderà il Giro Women? Chi punta alla maglia rosa finale de L’Aquila dovrà fare i conti con tanti metri di dislivello e noi abbiamo fatto un rapido sondaggio tra diversi diesse per capire il loro pensiero. Le risposte sembrano univoche indicando nel Blockhaus il giudice supremo della corsa, però per qualcuno ci possono essere dei punti di svolta alternativi da non sottovalutare. Ecco cosa ci hanno detto.
Il Giro Women avrà un totale di 876,7 chilometri per un dislivello complessivo di 11.950 metri. Si parte con una crono individuale molto tecnicaTappa 2, occasione per le velociste. Il finale ondulato in circuito non dovrebbe creare troppo scompiglioTappa 3, primo arrivo in salita. L’ascesa verso Toano misura 12,5 km al 5% medio, ma potrebbe restare indigesto a qualche atletaTappa 4, terreno per attaccanti. I 1500 metri di dislivello sono concentrati negli ultimi 50 chilometri di gara, serviranno attenzione e condizioneTappa 5, rivincita per le sprinter o spazio alla fuga? Potrebbe essere una giornata di relativa calma Tappa 6, altimetria da classica. La frazione più lunga nasconde insidie e può stimolare la fantasia di tante atleteTappa 7, indicata come quella decisiva. Davanti al doppio Blockhaus (Cima Alfonsina Strada) le big che puntano alla vittoria finale non possono più nascondersiTappa 8, ultime fatiche da gestire. Il gran finale che porta a L’Aquila può servire per rimediare, stravolgere o confermare la generaleIl Giro Women avrà un totale di 876,7 chilometri per un dislivello complessivo di 11.950 metri. Si parte con una crono individuale molto tecnicaTappa 2, occasione per le velociste. Il finale ondulato in circuito non dovrebbe creare troppo scompiglioTappa 3, primo arrivo in salita. L’ascesa verso Toano misura 12,5 km al 5% medio, ma potrebbe restare indigesto a qualche atletaTappa 4, terreno per attaccanti. I 1500 metri di dislivello sono concentrati negli ultimi 50 chilometri di gara, serviranno attenzione e condizioneTappa 5, rivincita per le sprinter o spazio alla fuga? Potrebbe essere una giornata di relativa calma Tappa 6, altimetria da classica. La frazione più lunga nasconde insidie e può stimolare la fantasia di tante atleteTappa 7, indicata come quella decisiva. Davanti al doppio Blockhaus (Cima Alfonsina Strada) le big che puntano alla vittoria finale non possono più nascondersiTappa 8, ultime fatiche da gestire. Il gran finale che porta a L’Aquila può servire per rimediare, stravolgere o confermare la generale
L’istantanea di Zini
Il primo a dare il proprio parere è Walter Zini, team manager della Bepink-Bongioanni, formazione sempre pronta ad animare le tappe e che cercherà di mettere in mostra i migliori talenti. Per il tecnico milanese non sarà solo la settima frazione l’ago della bilancia.
«Sicuramente la tappa del Blockhaus – analizza – sarà importante perché ha 3.600 metri di dislivello, ma credo che, un pezzetto oggi e un pezzetto domani, è facile che si possano già vedere delle differenze tra le donne di classifica nei giorni precedenti. Da lì si capirà chi non vincerà il Giro, così come penso che l’ultimo giorno potrebbero esserci delle “cotte”. In ogni caso bisognerà vedere chi sarà al via e di conseguenza capire che tattiche adotteranno le squadre più attrezzate.»
Per Zini le differenze dei valori in campo si vedranno anche nelle tappe intermedie prima delle ultime due tappe di alta montagnaPer Zini le differenze dei valori in campo si vedranno anche nelle tappe intermedie prima delle ultime due tappe di alta montagna
Visto da Lacquaniti
Anche Fortunato Lacquaniti, diesse della Ceratizit-WNT che quest’anno è sbarcata nel WorldTour, è dello stesso avviso, seppur con un spunto di discussione ulteriore. Per stessa ammissione del tecnico veneto, il team tedesco, che finora ha conquistato undici vittorie (le ultime tre al Thuringen Tour con Martina Fidanza e Alonso), al Giro vorrà incrementare il bottino puntando più ai successi parziali che alla generale.
«La doppia scalata Passo Lanciano-Blockhaus – spiega – sarà l’ultimo scontro qualora ci fossero ancora i giochi in sospeso, però per me ci arriveranno con posizioni già ben delineate. Le tappe intermedie, come ad esempio il primo arrivo in salita a Toano alla terza tappa e il giorno successivo a Urbino con un finale intenso, potrebbero già creare distacchi importanti. Dalla crono di Brescia avremo subito una indicazione dei valori in gara. E’ un Giro Women ben disegnato, che tuttavia potrebbe essere difficile da interpretare per diversi motivi. Oltre a vedere gli organici delle formazioni più forti, bisognerà vedere quali saranno gli obiettivi reali. Ci saranno atlete che correranno in funzione delle Olimpiadi e quindi queste strategie di preparazione potrebbero condizionare l’andamento della corsa.»
Per Lacquaniti il Giro Women è ben disegnato, ma difficile da interpretare per diversi motivi ed alcune strategiePer Lacquaniti il Giro Women è ben disegnato, ma difficile da interpretare per diversi motivi ed alcune strategie
L’opinione di Fidanza
Sulla rilevanza del totem abruzzese nell’economia della gara si sbilanciaGiovanni Fidanza. Per il team manager della Isolmant-Premac-Vittoria – che ha lanciato verso il WorldTour proprio l’abruzzese Gaia Realini, una delle favorite alla vittoria finale – tutto si giocherà alla penultima giornata.
«La crono di Brescia – commenta l’ex pro’ della Chateau d’Ax con cui vinse una tappa al Tour e al Giro – è molto tecnica e lo strappo del Castello può essere indigesto a qualche atleta. Così come la salita di Toano al terzo giorno potrebbe creare distacchi. Tuttavia le cosiddette tappe intermedie, come quella mossa di Chieti, secondo me saranno molto controllate. E’ per questo che penso che si deciderà tutto sul Blockhaus. Per tutte sarà lo sforzo massimo, tant’è che per me l’ultima tappa de L’Aquila, che è comunque molto dura, servirà solo per limare secondi o posizioni di rincalzo nella generale. Comunque tutte dovranno correre con molta attenzione sul piano tattico.»
Giovanni Fidanza prevede molto controllo nelle tappe intermedie, Blockhaus decisivo e nessun stravolgimento nell’ultima tappaGiovanni Fidanza prevede molto controllo nelle tappe intermedie, Blockhaus decisivo e nessun stravolgimento nell’ultima tappa
La previsione di Bronzini
Ancora più sicura appare Giorgia Bronzini, diesse di una Human Powered Health che si presenta al Giro Women col morale alto per merito della vittoria nella generale di Edwards al Thuringen Tour e con l’obiettivo di curare la classifica con Malcotti.
«Vi rispondo velocemente – dice la piacentina col suo solito spirito intriso di grande conoscenza tattica – e senza troppe esitazioni. Il Blockhaus deciderà tutto. La salita è molto dura e le atlete avranno le visioni già al primo passaggio. Gli ultimi tre giorni sono impegnativi, ma tutto ruota attorno a quella tappa. Il Blockhaus penso che possa essere determinante per chi vorrà riscattare una brutta prova il giorno precedente. O viceversa possa essere la salita nella quale puoi prendere una sonora crisi che non puoi più rimediare il giorno dopo. Di certo le ragazze che puntano alla generale dovranno essere molto brave a gestire le energie, tenendo conto anche delle temperature alte che potrebbero esserci.»
Per Bronzini sarà fondamentale la gestione delle energie, ma il Giro Women sarà deciso dal BlockhausPer Bronzini sarà fondamentale la gestione delle energie, ma il Giro Women sarà deciso dal Blockhaus
Le impressioni di Busato
Sull’ammiraglia della Top Girls Fassa Bortolo restringono le contendenti ad un numero ridotto di corridori che si giocheranno tutto alla settima tappa. Se lo storico team manager Lucio Rigato è onorato di partecipare al suo ennesimo Giro femminile in trentadue anni di attività, sperando che la vincitrice sia la sua ex atleta Longo Borghini, il diesse Matteo Busato entra più nello specifico.
«Penso che la crono iniziale – afferma l’ex pro’ di Castelfranco Veneto – potrà dire chi sta bene e chi meno, ma non farà grandi distacchi. Il livello delle atlete più forti è molto alto e sanno preparare molto bene gare del genere. Il Giro è comunque duro anche nelle tappe che non tutti considerano. Ad esempio, la quarta che arriva ad Urbino ha un dislivello alto concentrato negli ultimi cinquanta chilometri. Queste tappe serviranno per fare selezione e per me alla tappa del Blockhaus ci si arriverà con la generale già definita o racchiusa a tre atlete, non di più.»
Secondo Busato la generale sarà già ristretta a tre atlete nei giorni precedenti all’arrivo del Blockhaus (foto Top Girls)Secondo Busato la generale sarà già ristretta a tre atlete nei giorni precedenti all’arrivo del Blockhaus (foto Top Girls)
Il parere in casa UAE
La nostra rapida inchiesta termina bussando alla porta della UAE Team ADQ, dove ci risponde la general manager Cherie Pridham. La squadra degli Emirati Arabi Uniti si dividerà tra la generale con Magnaldi e i successi di tappa con Persico e Consonni, ma anche per la dirigente britannica esiste solo un punto chiave.
«Credo – sintetizza – che tutto si deciderà nella Lanciano-Blockhaus, la tappa regina della corsa con le salite più impegnative e con le quote più alte. Sarà una sfida fondamentale per i corridori dal punto di vista fisico, ma anche strategico poiché la salita avrà un impatto significativo sulla classifica generale. Arrivando al penultimo giorno di gara, ci sono poche possibilità di recupero o errori tattici. I distacchi che si apriranno su queste cime saranno decisivi.»
Fra una settimana conosceremo il verdetto emesso dal Blockhaus, però anche le altre tappe di questo Giro d’Italia Women promettono battaglia e spettacolo.
Nel 2023 la Isolmant Premac Vittoria di Fidanza avrà anche un team junior. Non ci saranno più Realini e Zanetti ma altre atlete sono pronte a farsi vedere
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Nei giorni che hanno preceduto la partenza del Tour de France da Firenze, c’è stato un susseguirsi di conferenze e di incontri tra varie figure tecniche. Dei veri e propri confronti tra professionisti del settore a riguardo di diversi temi. Uno di quelli affrontati nel caldo di Firenze è stato sull’utilizzo delle pedivelle corte. Conferenza tenuta da Borut Fonda, consulente biomeccanico esterno di Tadej Pogacar (il UAE Team Emirates ha confermato). A questa lezione ha partecipato Alessandro Colò, biomeccanico e uno degli organizzatori del Giro della Lunigiana.
«Si è tratta di una vera e propria masterclass – racconta – sulla biomeccanica, con docente Boret Fonda, uno dei grandi fautori delle pedivelle corte. La cosa bella dell’incontro era la possibilità di intervenire e di confrontarsi. Uno dei temi sui quali ci siamo dilungati maggiormente è stato proprio quello legato all’utilizzo delle pedivelle corte».
A sinistra Alessandro Colò. A destra Borut Fonda consulente biomeccanico di Pogacar esterno al teamA sinistra Alessandro Colò. A destra Borut Fonda consulente biomeccanico di Pogacar esterno al team
Qualche novità
Tadej Pogacar nel corso delle ultime tre stagioni ha deciso di accorciare la misura delle pedivelle utilizzate. E’ passato dalle 172,5 millimetri alle 170, fino ad arrivare ora alle 165 millimetri. L’accorciamento delle pedivelle rappresenta, nel mondo del professionismo, una novità. Un’altra soluzione che è arrivata da poco è quella dell’avanzamento della sella.
«Chiaramente – replica Colò – dipende da atleta ad atleta, ma è vero. Queste sono le due novità tecniche di maggior spicco. Tra l’altro, proprio legato all’avanzamento della sella, c’è stato un bel dibattito. Negli anni passati si pensava che un avanzamento della sella potesse portare dolori e problemi alle ginocchia. E’ stato però testato che non è vero, lo stesso Fonda ci ha scherzato su dicendo che siamo stati noi italiani ad inculcare questa paura infondata. Prima di partire però vorrei fare una precisazione a proposito di Pogacar».
Questa la Colnago utilizzata da Pogacar al Tour de France, spiccano le pedivelle da 165 millimetriQuesta la Colnago utilizzata da Pogacar al Tour de France, spiccano le pedivelle da 165 millimetri
Prego, dicci pure.
Stiamo parlando di un campione e di un atleta di massimo livello. Prima di effettuare delle modifiche alla sua posizione in bici vanno fatti tanti ragionamenti. Lui, come tutti i professionisti, pedala per un totale di 35.000 chilometri all’anno. Anche la più piccola modifica può portare dei problemi o ad altri aggiustamenti.
Quindi serve tempo?
Noi abbiamo scoperto che Pogacar stesse utilizzando delle pedivelle da 165 millimetri alla Strade Bianche, suo esordio stagionale. Ma lui ha pedalato con quella misura di pedivelle per tutta la preparazione e tutto l’inverno. Come detto anche da Borda nella masterclass a Firenze, Tadej ha fatto dei test e si è trovata la quadra a 165 millimetri, complici anche dei problemi fisici che non è dato però sapere.
Questo è lo strumento che permette di misurare la potenza di coppia Questo è lo strumento che permette di misurare la potenza di coppia
Scendiamo nel dettaglio, come cambia la pedalata con delle pedivelle più corte?
Il movimento migliora, diventa più rotondo e controllato. Ma non tutti possono adoperare questa scelta, per farlo ci sono dei parametri da rispettare: predisposizione ad andare agile e una volontà di migliorare la performance. Come detto cambiare posizione in bici ad un corridore professionista è delicato, per farlo devono esserci delle esigenze chiare.
A livello di movimento cosa cambia?
Le pedivelle corte portano ad avere una minore escursione della gamba, quindi si apre meno l’anca. Di conseguenza si ha uno stess articolare inferiore.
La lunghezza delle pedivelle è regolabile, così da poter fare diversi testLa lunghezza delle pedivelle è regolabile, così da poter fare diversi test
Come si capisce se si sono avuti dei miglioramenti?
La strumentazione c’è ed è estremamente precisa. Si utilizzano degli analizzatori di coppia che calcolano come il ciclista eroga la forza sui pedali. Ne esce un grafico che dimostra come una data misura risponde rispetto ad un’altra.
Le pedivelle corte non sono quindi una soluzione adatta a tutti, e chi ne può giovare?
Sono ideali, o meglio possono portare vantaggi importanti, agli scalatori. Questi pedalano molto a lungo con potenze elevate. Pensate a Pogacar sul Galibier: 50 minuti di salita. Con le pedivelle corte puoi cercare di coordinare meglio la pedalata, garantendo uniformità e un perdita minore di potenza.
Il tutto si traduce in un grafico che riporta la coppia e l’angolo della pedivellaIl tutto si traduce in un grafico che riporta la coppia e l’angolo della pedivella
I velocisti non ne traggono vantaggio.
No. Loro hanno picchi di potenza assurdi e per tempi brevi, una volata dura 15 secondi e la forza impressa sui pedali è troppa per essere controllata. La pedalata di un velocista lanciato nello sprint non può essere gestita, è forza pura.
Anche la conformazione fisica gioca un ruolo importante?
Certo. Se un atleta ha delle gambe estremamente lunghe non potrà usare pedivelle da 165 millimetri. Immaginate Froome con delle pedivelle corte, farebbe una fatica immane. Alla base di tutto c’è una proporzione fisica. Pogacar è alto 176 centimetri, ed è passato da pedivelle lunghe 172,5 millimetri a quelle da 165 millimetri. Froome, per fare un esempio, è alto 186 centimetri, in proporzione per fare lo stesso salto dovrebbe passare da pedivelle da 175 millimetri a quelle da 170.
Il fisico gioca una parte importante, un corridore con leve lunghe non riesce a sfruttare al meglio le pedivelle troppo corteIl fisico gioca una parte importante, un corridore con leve lunghe non riesce a sfruttare al meglio le pedivelle troppo corte
Cosa vuol dire controllare meglio la pedalata?
Avere una maggiore rotondità di pedalata, questo comporta meno punti morti e una miglior distribuzione della potenza. Nella fase di risalita la forza è sempre zero, ma riducendo questa parte si pedala attivamente per maggior tempo. Il beneficio finale è anche legato ad una maggior facilità di coordinazione dello sforzo
Bernal conferma che dopo il Giro del 2021, per il prossimo anno è giunto il tempo di tornare al Tour. La schiena è a posto. E a settembre lavoro in pista
Con due vittorie al Lotto Thuringen Ladies Tour, Martina Fidanza si è già lanciata verso il grande appuntamento olimpico di Parigi e verbo non potrebbe essere più appropriato, visto che stiamo parlando della ragazza chiamata ad avviare il trenino dell’inseguimento verso il grande sogno. La ragazza di Ponte San Pietro ha chiuso come meglio non si poteva la prima porzione di gare su strada, conquistando due sprint di seguito in un contesto molto qualificato.
Le feste del team per le sue due vittorie, che hanno restituito il sorriso dopo l’incidente di ArchibaldLe feste del team per le sue due vittorie, che hanno restituito il sorriso dopo l’incidente di Archibald
La portacolori della Ceratizit WNT ha ricevuto dalla prova tedesca una grande iniezione di fiducia non solo per i successi, ma per la gara in se stessa: «Era una corsa a tappe di sei giorni, quindi una di quelle lunghe, inferiore solo a Giro e Tour in quanto a durata. Oltretutto si è rivelata molto impegnativa perché c’era pochissima pianura. Una gara che in questo periodo della stagione è stata ideale per me che avevo già deciso a inizio anno di non prendere parte al Giro Donne per concentrarmi per un mese sul lavoro per la pista».
Al di là delle due vittorie che indicazioni hai avuto per la tua prova?
Ottime, anche perché se guardo a come sono arrivata alla corsa tedesca c’era poco di che essere allegri. Arrivavo da tre settimane di allenamento molto impegnative e sentivo le gambe molto pesanti, non avevo buone sensazioni. Non gareggiando da un mese, con il solo anticipo del campionato italiano peraltro neanche concluso, quindi sapevo che mi sarebbe mancato il ritmo gara. Non ero preoccupata, piuttosto consapevole della difficoltà che faceva parte di un cammino.
Prima della corsa tedesca, la Fidanza aveva preso parte alla prova tricolore correndo per le FF.OO.Prima della corsa tedesca, la Fidanza aveva preso parte alla prova tricolore correndo per le FF.OO.
E poi?
La prima tappa diciamo che è servita per sbloccarmi, anche mentalmente, successivamente c’erano due frazioni, quelle di Gera e di Erfurt, destinate a una volata generale e lì mi sono trovata bene, la squadra ha lavorato per me e queste due vittorie sono state un’ottima attestazione del lavoro svolto. Poi sono arrivate le frazioni più dure e alla fine ero stanca. Appena tornata ho subito iniziato con 3 giorni di lavoro su pista e ora si va avanti su quella direzione.
Tu sei parte integrante del quartetto, a meno di un mese dal vostro torneo qual è la situazione generale?
Noi abbiamo iniziato a concentrarci su Parigi sin dal rientro dalla tappa di Nations Cup in Canada, sull’onda della grande performance sostenuta lì. Con Villa abbiamo lavorato bene, compatibilmente con gli impegni che aveva ognuna di noi con il suo team siamo sempre riuscite a essere almeno in 4 in ogni sessione, svolgendo tutti i lavori previsti nonostante le difficoltà. Ora nell’ultimo mese sarà molto importante riuscire a ritrovare le sensazioni giuste, quelle da mettere in campo in gara anche se fino al turno qualificativo non avremo naturalmente test agonistici.
Il quartetto azzurro gareggerà il 6 e 7 agosto. A Martina Fidanza il compito di lanciarloIl quartetto azzurro gareggerà il 6 e 7 agosto. A Martina Fidanza il compito di lanciarlo
Il vostro cammino è stato comunque non semplice, considerando il grave infortunio di Elisa Balsamo rientrata nel gruppo proprio in extremis…
Io ho condiviso con lei le tre settimane di lavoro a Livigno e ho potuto vedere davanti ai miei occhi la sua crescita, non solo dal punto di vista fisico e della condizione di forma, ma soprattutto della consapevolezza. Ha lavorato molto duramente, con un obiettivo chiaro. Io l’ho vista molto bene e posso scommettere che a Parigi sarà la vera Elisa Balsamo.
Tu sei compagna di squadra di Katie Archibald, messa fuori gioco da un incidente domestico. Quanto perde la Gran Bretagna secondo te?
Intanto sono particolarmente addolorata per quanto è successo a Katie perché so quanto ci teneva. E’ chiaro che la squadra perde qualcosa, ma questo secondo me non cambia granché nelle gerarchie della vigilia. Conosciamo il quartetto britannico, lo abbiamo già affrontato senza di lei e resta sempre uno dei favoriti per l’oro a Parigi. Noi non dobbiamo commettere l’errore di guardare gli avversari, entrare nel gioco di chi perde e chi guadagna con un ingresso o l’altro. Dobbiamo pensare solo a noi stesse, completare il percorso soprattutto a livello tecnico per riuscire a tirare fuori il meglio. Per intenderci, dobbiamo pensare che l’assenza di Katie non cambi nulla.
Katie Archibald, messa fuori gioco da un grave incidente domestico. Doveva gareggiare in 3 specialitàKatie Archibald, messa fuori gioco da un grave incidente domestico. Doveva gareggiare in 3 specialità
Un aspetto importante del torneo olimpico sarà anche la gestione dei tempi prima e dopo ogni impegno.
Il nostro torneo, a differenza di quello maschile, sarà articolato come le altre gare, il primo giorno per qualificazioni, il secondo per primo turno e finali. Noi di solito arriviamo al velodromo molto prima, almeno due ore e iniziamo a lavorare sui rulli per fare quel lavoro necessario per sbloccare il fisico ed entrare nel ritmo gara. Poi una breve sosta e si riprende con la seconda parte, sempre sui rulli, questa tesa al vero e proprio riscaldamento. Importantissimo sarà gestire il tempo fra una gara e l’altra: ci saranno tra le 4 e le 5 ore, questo dovrebbe consentirci, seppur in tempi stretti, di tornare in albergo, mangiare e rilassarci un po’ prima di ricominciare ed è un buon vantaggio.
Martina sta dedicando tutto l’ultimo mese alla pista, con un intervallo in alturaMartina sta dedicando tutto l’ultimo mese alla pista, con un intervallo in altura
Tu sarai chiamata a un ruolo importantissimo, il lancio…
Sì, infatti stiamo lavorando molto su questo aspetto e anche sulla seconda tirata, per capire quanto potrò dare alla squadra prima di staccarmi.
Tu non sarai al Giro come le tue compagne: che cosa farai?
Sfrutterò quella settimana per tornare a Livigno e fare un po’ di altura prima di tornare e affrontare con le compagne la parte finale della preparazione. Quella sì che sarà una volata importante…
Il mondiale. Tre giorni dopo, il matrimonio. Poi il Simac Ladies Tour. Il fine stagione di Elisa Balsamo è stato vivace. Ma adesso si stacca e poi si riparte a mille
Centottanta metri: è stato il distacco tra il primo e il secondo, che tradotti in 25,5 chilometri fanno una differenza di appena 0,7 per cento. La crono più che mai è la disciplina dei numeri e i numeri non tradiscono. Tutto secondo pronostico. Nonostante questo, la Nuits-Saint Georges – Gevrey Chambertin, settima tappa di questo Tour de France, è stata da mangiarsi le unghie. Da stare seduti sulla punta del divano. Ha vinto Remco Evenepoel, su Tadej Pogacar,Primoz Roglic e Jonas Vingegaard.
Ed è stata una crono da mangiarsi le unghie perché finalmente tutti i migliori sono venuti allo scontro. Viene da chiedersi se si sia corso in Francia o su Marte. I top a livelli siderali…
I quattro giganti hanno scavato un solco tra loro e il resto del mondo, guarda caso gli stessi che si giocheranno la Grande Boucle.
Remco Evenepoel (classe 2000) conquista il suo primo successo al Tour. In apertura la sua posizione perfettaRemco Evenepoel (classe 2000) conquista il suo primo successo al Tour. In apertura la sua posizione perfetta
Remco marziano
Partiamo dal vincitore. Remco Evenepoel ha ribadito, semmai ce ne fosse stato bisogno, perché è lui il campione del mondo di specialità. Aerodinamico come nessun altro, non solo ha vinto, ma ha fatto la differenza esattamente nei tratti in cui si attendeva potesse andare più forte, vale a dire quelli in pianura. Quelli in cui c’era “solo” da spingere sul filo de 60 all’ora.
Il belga aveva il 62×11. Nonostante un piccolo problema tecnico, nel finale quando Pogacar gli si era avvicinato, è riuscito a scavare ancora qualcosa.
«Oggi – ci ha riferito Giampaolo Mondini, che cura i rapporti di Specialized con i team – Remco di più proprio non poteva fare. Era un percorso molto tecnico, c’erano certe stradine strette incredibili. Magari dalla tv non si percepivano. Già solo per uscire dal paese di partenza in un chilometro c’erano 4-5 svolte tecniche. E anche la discesa era tutta una sequenza di destra-sinistra: se sbagliavi una curva perdevi tutta la ritmica e dovevi frenare. Quindi bene così: su carta Remco avrebbe potuto guadagnare massimo 25”, ne ha presi 12”. Va bene».
Nel finale, Evenepoel credeva di aver forato. «In realtà ha preso un sasso, ma con la ruota lenticolare in queste situazioni il rumore è lo stesso di una foratura. La gomma era sana, ma nel finale per paura che la sua posteriore avesse perso un po’ di pressione è stato un po’ conservativo».
«Mi sono sentito molto bene durante tutta la tappa – ha detto Evenepoel – Come l’abbiamo gestita? Abbiamo pensato più alla vittoria di tappa che ai distacchi per la classifica generale quindi direi missione è compiuta. Penso penso che Tadej è intoccabile, dopodiché c’è la gara e non si sa mai cosa può succedere in grande Giro. Da parte mia più passano le tappe e meglio mi sento. Da oggi inizieremo a pensare al podio. Penso di avere le gambe per questo».
Il “pacchetto crono” di Pogacar ha fatto netti passi in avanti. Tadej ottimo anche nella guidaIl “pacchetto crono” di Pogacar ha fatto netti passi in avanti. Tadej ottimo anche nella guida
Tadej vola anche a crono
Giuseppe Martinellilo aveva detto un paio di giorni fa: «Per me Pogacar può vincere anche la crono e se non lo farà mi aspetto distacchi molto piccoli. Lo sloveno è più forte dell’anno scorso e forse anche più del Giro d’Italia», insomma come si suol dire: passa l’angelo e dice amen.
La maglia gialla la crono non l’ha vinta, ma la cura dimagrante e aerodinamica della sua Colnago si è vista eccome. Si è vista per il risultato, per la compostezza di Tadej e anche per la sua fluidità di guida. Se si guardano gli intermedi, ha recuperato qualcosina a Remco proprio nel tratto più tecnico.
Questa dozzina di secondi persi dal campione del mondo contro il tempo, sono ripagati dalla felicità dei 25” dati a Vingegaard che ora è a 1’15”. Tour chiuso? Neanche per sogno. E Tadej lo sa…
«Sono contento di come sia andata oggi – ha detto il corridore della UAE Emirates – Ho perso contro il campione del mondo e adesso dovrò guardarlo un po’ più da vicino. Ma ho aggiunto un po’ di distacco su Jonas, Primoz e gli atri ragazzi. Davvero oggi non potevo chiedere di più. Forse ho esagerato un po’ in salita e poi ho sofferto alla fine della salita stessa. Ma è andata bene e… mi sono divertito». Mi sono divertito: solo Pogacar può dire una cosa simile dopo una crono tanto delicata!
Esperto e solido, Primoz Roglic è giunto 3° a 34″ da Remco. Ora è 4° nella generale a 1’36” da PogacarEsperto e solido, Primoz Roglic è giunto 3° a 34″ da Remco. Ora è 4° nella generale a 1’36” da Pogacar
Roglic silenzioso
E poi c’è lui, Roglic. Zitto, silenzioso. Non sai mai se scatterà o se si staccherà. Quando Vingegaard e Pogacar sin qui se le sono date, lui ha sempre faticato, al netto del fatto che alla fine dopo il Galibier a Valloire ci è arrivato benone.
Primoz, che aveva il 60×10, ha fatto un’ottima cronometro. Non a caso è il campione olimpico. Nel finale è andato alla pari con Remco. Scelta saggia, la sua, di non strafare all’inizio come gli era successo già altre volte. Ma la crono del Lussari 2023 evidentemente gli ha lasciato un bell’insegnamento e non solo un bel ricordo.
«Ha faticato – ha detto Roglic – ma ho fatto del mio meglio, quindi sono contento della prestazione. Dopo questa crono posso essere ottimista. E’ un bel segnale per me».
Anche Roglic pedala su Specialized e di nuovo Mondini ci ha detto la sua: «E’ ormai chiaro che Roglic dopo il fattaccio del 2020 abbia un approccio meno irruento con le crono: non parte fortissimo. La sua è stata un’ottima gestione. Se andiamo a vedere la stessa del Delfinato dove aveva fatto le prove».
Posizione e materiali ottimi per Vingegaard. D’ora in poi le cose dovrebbero migliorare per luiPosizione e materiali ottimi per Vingegaard. D’ora in poi le cose dovrebbero migliorare per lui
Vingegaard cova
Infine andiamo a casa del corridore della Visma-Lease a Bike. Tra i “fab four” è quello che è andato più piano. Il che fa anche un certo effetto scriverlo, ma tant’è.
Eppure Adriano Malori, che ha seguito la crono ai microfoni di Radio Rai 1, come al solito non è stato banale.
«Non mi aspettavo una difesa tanto brillante di Vingegaard. Oggi per me Jonas ha preso l’ultima “sberletta” da Pogacar poi invertirà la rotta». In effetti ha perso esattamente 1” a chilometro dallo sloveno. Se pensiamo a come è arrivato a questo Tour è strabiliante. L’anno scorso a Combloux fece un mega-numero anche perché si dice avesse provato quel percorso una trentina di volte. Stavolta le cose sono andate diversamente per lui».
«Sinceramente sono contento della mia prestazione – ha detto Vingegaard – ho perso 37” da Remco e 25” da Pogacar. Dite che è un successo per lui? Io non credo sia così. Mi aspettavo di perdere di più».
Sempre il danese, quasi a dare manforte a Malori, ha aggiunto: «L’anno scorso in due tappe gli ho preso 7 minuti e mezzo, quindi vado avanti con il mio piano. E’ già tanto essere qui. Avendo perso un po’ di muscoli a causa dell’incidente il test esplosivo sul San Luca, che temevo di più, sin qui è stata la notizia più bella. Posso dire che la mia forma sta crescendo».
PINEROLO – Pensi a Pinerolo e ti vengono alla mente tappe epiche del Giro d’Italia e, vista la recente zampata di Tadej Pogacar di martedì, anche del Tour de France. Ci troviamo in una terra magica per il ciclismo, quella in cui nel 1949 trionfò Fausto Coppi dopo la mitica fuga in solitaria con indosso l’indelebile maglia biancoceleste. Poco sopra San Secondo di Pinerolo, ad aspettarci troviamo, in sella alla sua inseparabile Wilier, Simone Avondetto.
La sua maglia stellata di campione europeo assoluto, casacca che mai nessun azzurro aveva indossato nella storia della mountain bike, ci rapisce lo sguardo. Un breve saluto e poi il ventiquattrenne che già tra gli under 23 aveva centrato l’accoppiata titolo continentale e iridato, ci comincia a raccontare come tutto è nato, grazie anche allo stimolo del fratello maggiore Gabriele, che ha continuato a macinare chilometri in ice trike (bici a tre ruote) anche dopo un brutto male.
Un sogno che assume contorni ancora più nitidi ora che il ventiquattrenne della Wilier Triestina–Pirelli Factory Team vestirà la casacca azzurra della nazionale all’Olimpiade di Parigi 2024. La conferma è arrivata giusto oggi nella conferenza stampa organizzata da Coni e Federciclismo alla Sala Giunta del Coni.
Simone Avondetto, 24 anni, con la maglia di campione europeo (foto UEC)Simone Avondetto, 24 anni, con la maglia di campione europeo (foto UEC)
Simone, che effetto fa vedere il tuo nome nella lista dei convocati per i Giochi?
Le Olimpiadi sono l’evento sportivo più grande al mondo: è un onore per me poterci andare. Quando sei piccolo sogni di arrivare lì, ai Giochi, è un sogno che si avvera e sono molto emozionato di averlo tramutato in realtà.
Quando hai iniziato a fare mountain bike?
Sin da piccolino, ho fatto tutte le categorie giovanili. Le prime gare ho cominciato a farle quando avevo 6 anni.
Perché questo sport?
I miei genitori andavano in bici e ho iniziato così. Mio papà ancora adesso ogni tanto si cimenta in qualche gara amatoriale, ma mai di alto livello. Poi mio fratello maggiore Gabriele, che ha fatto gare sino a qualche anno fa. Ci siamo sempre allenati insieme e andavamo alle gare insieme, per cui è stato bello crescere insieme in quest’ambiente. La bici non è soltanto a due ruote, ma anche a tre e sono contento di allenarmi spesso qui attorno a casa con lui, tra strada e sentieri che si possono percorrere anche col trike o con l’handbike.
Con suo fratello Gabriele, passato alla ice trike (bici a tre ruote) dopo un brutto maleCon suo fratello Gabriele, passato alla ice trike (bici a tre ruote) dopo un brutto male
La maglia di campione europeo pesa o è una spinta in più?
Per me non cambia nulla. L’europeo era un obiettivo, quello l’ho centrato, ma la stagione non è finita lì e ce ne sono altri da raggiungere. Indossare o non indossare questa maglia però non mi fa differenza, nel senso che è tutto uguale a prima e non mi ha condizionato nell’avvicinamento olimpico a Parigi.
Ci pensi però a quando sembrava soltanto un sogno lontano?
Sì, devo ammetterlo. All’europeo stavo bene, quindi puntavo a fare una bella gara, anche se non mi aspettavo di vincere. Invece, ci sono riuscito e ne sono fiero.
Che ne pensi del percorso di Parigi?
E’ un po’ diverso da quelli che siamo abituati ad affrontare in Coppa del mondo perché è tutto artificiale, con un terreno molto compatto e veloce. Anche se non è uno dei miei preferiti, so che si sono impegnati tantissimo per renderlo il più bello possibile, quindi, sono sicuro che ci divertiremo.
Il percorso di crescita Simone Avondetto prosegue: l’europeo ha seguito il mondiale U23Il percorso di crescita Simone Avondetto prosegue: l’europeo ha seguito il mondiale U23
Hai già parlato di tattiche col ct Mirko Celestino?
Vedremo come gestire la gara. Con Mirko c’è un gran rapporto ci troviamo bene, oramai è un veterano visto che dovrebbe essere all’ottavo anno da ct. Per quanto riguarda, invece, il movimento italiano, c’è ancora tanto da fare affinché cresca e si allarghi sin dalla base. Gli altri Paesi come Francia, Danimarca e Svizzera hanno dei vivai sconfinati e te ne accorgi quando vai alle gare. Alla fine, dalla massa qualcuno forte esce sempre.
Hai stravinto col freddo, col caldo come te la cavi?
Vedremo, non so (sorride, ndr). A Parigi per fortuna siamo abbastanza a nord, per cui speriamo che le temperature non siano troppo alte e che questo fattore non incida.
Tante stelle della strada sono dei funamboli anche nel cross country. Dall’olimpionico Tom Pidcock al fuoriclasse Mathieu Van der Poel: che ne pensi di questa tendenza?
Fa bene al nostro mondo e loro sicuramente portano un po’ di pubblico e appassionano le folle. In più, alzano l’asticella sotto il punto di vista tecnico delle gare, per cui vedo soltanto punti favorevoli da questo. Sono tutti degli esempi, esprimono talento puro e sono convinto che ci sia sempre qualcosa da imparare da loro. Van der Poel ha detto che abbandonerà la mountain bike, dunque, penso che non lo vedremo più alle gare per un po’ dopo Parigi. Pidcock invece continua a dividersi tra strada e mountain bike.
Pidcock resta un riferimento anche nel mondo della mountain bike, forse il suo preferitoPidcock resta un riferimento anche nel mondo della mountain bike, forse il suo preferito
Che cosa ruberesti all’asso britannico?
A Pidcock probabilmente tutto, perché se è sempre lì davanti vuol dire che va molto di più di tutti gli altri. Potessi avere le sue gambe, sarebbe fantastico.
Hai mai pensato di fare il percorso opposto e provare la strada?
Sinceramente no. Mi piace quello che faccio e non penso che cambierei. Mi alleno circa 20 ore a settimana e ho la fortuna che la mia passione è diventata il mio lavoro. E’ vero, ogni tanto bisogna stare tanto via da casa, ma lo faccio sempre super volentieri.
Hai qualche idolo a cui ti sei ispirato?
Su tutti Nino Schurter. Poi ancora Absalon e Kulhavy, sono cresciuto un po’ in quell’epoca. Nino non smette di correre, per cui me lo trovo sempre lì anche in Coppa del mondo. Ricordo l’emozione di vedermi al suo fianco le prime volte e fa effetto il fatto che sia ancora competitivo ad altissimo livello a 38 anni suonati e lotti sempre per la vittoria, sbagliando raramente.
Avondetto corre con la maglia del Wilier Triestina–Pirelli Factory TeamAvondetto corre con la maglia del Wilier Triestina–Pirelli Factory Team
Se non avessi fatto mountain bike, ti saresti cimentato in qualche altro sport?
Non saprei, perché a livello agonistico ho sempre fatto questo sin da ragazzino. Mi piacciono molto lo sci di fondo o il biathlon, quindi chissà. Quest’anno la neve è un po’ scarseggiata, ma quando potevo andavo a sciare anche lo scorso inverno, di solito a Pragelato.
E al mondiale di fine agosto in Andorra ci pensi?
E’ un bellissimo tracciato, su cui facevano anche Coppa del mondo per cui anche quello è sicuramente nella lista degli obiettivi stagionali.
Martina Fidanza riparte dopo una breve vacanza. I mondiali di Glasgow e il discorso di Amadio hanno segnato la svolta. Verso Parigi non si può sbagliare
ROMA – La sede è quella giusta. Nella Sala Giunta del Coni si ritrovano tutti i tecnici delle nostre nazionali, con il presidente Dagnoni e quelli del Coni e del Comitato paralimpico: Malagò e Pancalli. Il Tour de France è nel pieno, Ganna sta correndo il Tour of Austria, le Olimpiadi di Parigi appaiono come un traguardo vicino eppure nei discorsi e nei calcoli dei tecnici sembrano ancora lontanissime. Malagò fa il punto scherzosamente delle medaglie, con il ciclismo e l’atletica che se la giocano al filo di lana e la scherma che è irraggiungibile.
E’ anche l’occasione per grandi annunci, come quello dell’accordo di sei anni con Infront che si occuperà di collocare il brand FCI nel posto che merita sul fronte del reperimento delle risorse e dell’organizzazione di eventi. In attesa di avere altri dettagli – dato che l’annuncio colpisce, le intenzioni sono chiare, restano da capire bene il come e gli importi (il comunicato uscito a seguire resta nel vago) – si tratta di un potenziale passo in avanti che punta a raggiungere gli standard di altre federazioni.
Ecco il momento della firma del contratto tra FCI e Infront, rappresentato da Alessandro GiacominiEcco il momento della firma del contratto tra FCI e Infront, rappresentato da Alessandro Giacomini
Crono: Longo, Ganna e Bettiol
Ma questo è il giorno delle nazionali e di un primo sguardo su Parigi. E così, seguendo l’ordine del calendario delle gare, i tecnici ci guidano nelle loro scelte. Il primo è Marco Velo, il cittì delle crono.
«I tre nomi che ho scelto – dice – sono Longo Borghini per le donne, Bettiol e Ganna per gli uomini. Gli atleti hanno avuto avvicinamenti diversi, ma siamo consapevoli che andremo a Parigi al 100 per cento. Vado con aspettative alte, insomma. I ragazzi stanno bene. Ho avuto parecchie difficoltà nello scegliere le squadre femminili. Nell’ultima prova, il campionato italiano di Grosseto, avevo chiesto alle due atlete in lizza che non arrivassero a 4-5 secondi. Ma siccome le donne mi mettono sempre in difficoltà, hanno pensato di arrivare a 90 centesimi (in realtà il verdetto della strada è stato riscritto dalla Giuria a favore di Vittoria Guazzini, ndr). Alla fine però ho scelto Longo Borghini, tenendo conto anche degli impegni in pista di Guazzini»:
Ai tricolori crono delle donne, Guazzini batte Longo Borghini. A Parigi andrà la piemonteseAi tricolori crono delle donne, Guazzini batte Longo Borghini. A Parigi andrà la piemontese
Celestino e la MTB
Mirko Celestino è il cittì della mountain bike, ma nessuno dimentica i suoi trascorsi da stradista. Il ligure si è calato ottimamente nella parte e spiega con piglio.
«Sono molto soddisfatto dei risultati dei nostri ragazzi – dice – ci presentiamo a Parigi con la quota massima, con due uomini e due donne. Questo per me è un orgoglio. I ragazzi si stanno preparando veramente bene, in questo weekend correranno in Coppa del mondo. Siamo in rifinitura, si stano comportando molto bene. Le donne convocate sono Chiara Teocchi e Martina Berta e correranno il 28 luglio. Il giorno seguente toccherà a Luca Braidot e Simone Avondetto. Alcuni giorni prima della nostra partenza, a Pergine Valsugana si svolgeranno i campionati italiani».
Roberto Amadio, il cittì della BMX Tommaso Lupi e Mirko Celestino per la MTBRoberto Amadio, il cittì della BMX Tommaso Lupi e Mirko Celestino per la MTB
Bertagnoli per la BMX
La BMX è rientrata in extremis grazie a una carta olimpica arrivata quasi per il rotto della cuffia. Si vede che il cittì Tommaso Lupi non ci sta a parlare solo di fortuna, per cui le sue parole sono legate alla prestazione e alla qualità dell’atleta convocato.
«Confermo un avvicinamento molto intenso – spiega – dopo due anni duri, cercando di portare a casa più punti possibili. Abbiamo avuto qualche infortunio che non ci ha aiutato, ma siamo riusciti a confermare la wild card per un uomo, che correrà il 2-3 agosto. Ho scelto Pietro Bertagnoli, classe 1999, che ha fatto una grande finale a Verona. E’ giovane, ma ha già grande esperienza. L’ho scelto per le doti che ha dimostrato in pista e anche in chiave futura. Ha dimostrato grande tenacia, ha avuto qualche infortunio di troppo, ma l’ho visto sereno».
Alberto Bettiol sarà il faro della squadra, in cui sarà affiancato da Luca Mozzato ed Elia VivianiAlberto Bettiol sarà il faro della squadra, in cui sarà affiancato da Luca Mozzato ed Elia Viviani
Bettiol, Mozzato e Viviani
Bennati è emozionato e si capisce. Per arrivare fin qui ha dovuto sfogliare la margherita e Dio solo sa quanto sia stato complicato scegliere due nomi, dato che il terzo è stato assegnato d’ufficio dalla Federazione a Viviani.
«E’ una grande emozione – conferma – perché è la mia prima Olimpiade e la tensione va crescendo. Spero di poterla finalizzare con buon risultato. I tre atleti saranno Alberto Bettiol, Luca Mozzato ed Elia Viviani. Bettiol si è laureato da poco campione italiano, mi è piaciuto soprattutto il suo atteggiamento anche nelle gare minori. Gli avevo chiesto continuità e sta dimostrando di essere uno dei nostri corridori più rappresentativi. Sarà il faro della squadra, anche se avremo solo tre atleti. Mozzato, anche lui al Tour come Alberto, si è guadagnato la convocazione a suon di risultati, facendo secondo al Fiandre dietro Van der Poel. Su quel percorso, con Bettiol, può giocarsi una medaglia.
«Viviani invece è stato una scelta condivisa con tutta la Federazione. Il suo ruolo sarà fondamentale all’interno della prova in linea, soprattutto nella prima parte di gara per cercare di tenere gli altri fuori dai pericoli e gestire i primi 200 chilometri di una gara lunga 280. Ha tutte le caratteristiche per svolgere questo ruolo da regista in corsa. Faremo un mini raduno in Val di Fassa dal 27 al 2 agosto prima della partenza».
I presidenti del CONI e del Comitato paralimpico: Giovanni Malagò e Luca PancalliI presidenti del CONI e del Comitato paralimpico: Giovanni Malagò e Luca Pancalli
Donne al top
Sangalli è quello più esperto e se per Bennati si tratta di un debutto, il tecnico delle donne si avvia alla quarta Olimpiade.
«Ma entrando qui dentro – dice Sangalli – il cuore batte sempre più forte. Per la gara in linea ci saranno Balsamo, Cecchini, Longo Borghini e Persico. E’ una squadra forte, di riferimento a livello mondiale, infatti andiamo con il massimo delle quote. E’ una squadra preparata per qualsiasi situazione di gara. Se sarà dura, avremo Longo Borghini e Persico. Per un’eventuale volata abbiamo Elisa Balsamo, che rientra da un incidente che ha coinvolto un’altra P.O. come Sofia Bertizzolo, ed è una delle due donne più veloci al mondo.
«Elisa ha recuperato, avrà giornate altalenanti ma dopo il Giro arriverà in piena forma per affrontare la strada e la pista. Elena Cecchini sarà la regista in corsa, ruolo che svolge abitualmente nella sua squadra, che è la più forte del mondo. Vado a Parigi con ambizioni alte. Abbiamo appena concluso un raduno in quota a Passo San Pellegrino, poi correranno il Giro d’Italia e ci troveremo ancora in Val di Fassa».
Elisa Balsamo è rientrata dall’infortunio al campionato italiano. Ora è attesa dal Giro d’ItaliaElisa Balsamo è rientrata dall’infortunio al campionato italiano. Ora è attesa dal Giro d’Italia
Torna la velocità
La pista viene per ultima, ma forse è il settore da cui a Parigi ci attendiamo qualche oro, il salto doppio e la piroetta. Abbiamo tutto quello che serve per lasciare il segno. Marco Villa si vede che è uomo di campo e preferirebbe essere a Montichari con i suoi, ma adesso tocca a lui.
«Inizierei con le specialità veloci – dice – che sono la novità, grazie a Miriam Vece che in questi anni è riuscita con tenacia ad arrivare alla qualifica di Parigi. Abbiamo avuto una doppia carta olimpica, Miriam ha qualificato un’altra ragazza. La abbiamo data a una giovane, a Sara Fiorin, che ha partecipato alle qualifiche.
Nella velocità femminile, Miriam Vece ha ottenuto due pass olimpici per la velocità femminile. Con lei Sara FiorinNella velocità femminile, Miriam Vece ha ottenuto due pass olimpici per la velocità femminile. Con lei Sara Fiorin
I due quartetti
Il momento più atteso, quello dei quartetti e del settore endurance più in generale, dato che a Parigi ci saranno cinque atleti e dovranno fare tutto. La surreale programmazione del CIO ha reso le scelte e la programmazione ben più che scomoda.
«Nel settore endurance femminile – prosegue Villa – abbiamo 5 posti, grazie anche alla carta P. Verranno a Parigi Alzini, Consonni, Paternoster, Fidanza e Guazzini. A loro, come per Viviani fra gli uomini, si aggiungerà dalla strada Elisa Balsamo, grazie alla convocazione di Sangalli.
«Nel maschile il quartetto olimpico: Milan, Consonni, Lamon e Ganna, cui si aggiunge Manlio Moro che in questi giorni sta andando molto forte. Elia Viviani ci sarà grazie alla convocazione su strada e alla collaborazione della FCI, per aver considerato quello che è Elia per il settore della pista. Un vero trascinatore».
Foto ricordo per i tecnici azzurri al CONI: Addesi Villa, Sangalli, Dagnoni, Bennati, Velo, Lupi e CelestinoFoto ricordo per i tecnici azzurri al CONI: Addesi Villa, Sangalli, Bennati, Velo, Lupi e Celestino
Un programma a incastro
Proprio la pista forse sconta in questo momento la sovrapposizione dei calendari. Villa parla e non vedeva l’ora di farlo e nella sua esposizione capisci anche che razza di puzzle gigante sia far coincidere la presenza degli atleti in pista e nei ritiri.
«Con il settore maschile – prosegue Villa – abbiamo individuato delle date per la presenza in pista. Ganna è impegnato prima con la crono. Adesso sta correndo il Giro d’Austria, mentre il quartetto si sta allenando a Montichiari. Il 9-10 ci troveremo tutti. Poi Ganna farà altura fino al 17 luglio. Dal 18 al 20 luglio ci troveremo tutti, poi Filippo partirà per la crono. Fatta quella, tornerà a Montichiari, dove dal 28 al primo agosto mattina potremo allenarci bene. Ci alleniamo fino all’ultimo in Italia, visto che il programma olimpico concede un’ora e mezza al giorno in pista e mi sembra poco. Siamo un gruppo forte, non posso nasconderlo, ma abbiamo bisogno dei sincronismi necessari. Arriviamo da favoriti, non dimentichiamo però che a Tokyo abbiamo vinto per pochissimo.
«Per quanto riguarda le donne – chiude Villa – abbiamo dovuto individuare delle date. Ci sarà il Giro, cui parteciperanno in cinque. Abbiamo lavorato molto prima, la settimana prossima non ci sarà possibilità di specializzare il quartetto. Ci troveremo il 16 luglio e avremo più tempo rispetto al quartetto maschile per preparare. Il solo punto di domanda è come Elisa Balsamo uscirà dal Giro d’Italia».
Alla conferenza di Roma è presente anche Paolo Addesi, tecnico della nazionale strada paralimpici. Assente invece Silvano Perusini per la pista. A loro dedicheremo un approfondimento a parte, il semplice elenco di nomi non sarebbe sufficiente.
La voce di Edoardo Zambanini oltrepassa il microfono del telefono con un tono raggiante e simpatico. Il classe 2001 della Bahrain Victorious sta andando a Livigno per trascorrere tre giorni un po’ diversi, ma sempre con la bici al suo fianco. La prima parte di stagione è alle spalle, terminata con il Giro di Slovenia e poi con il terzo posto al campionato italiano. Ora Zambanini prepara le fatiche della seconda metà dell’anno.
«Sto andando a Livigno – racconta – perché ci sono su la mia ragazza e alcuni compagni di squadra. Niente altura, quella arriverà settimana prossima quando con il team andremo in ritiro. Avevo voglia di cambiare zone di allenamento. Ho ripreso lunedì dopo una breve pausa arrivata al termine del campionato italiano. Ho staccato per una settimana e sono andato al mare, vicino a San Marino. Ho sfruttato la vicinanza per andare a godermi il Tour in Italia, ho visto l’arrivo di Rimini e la partenza da Cesenatico».
La stagione di Zambanini è iniziata a gennaio, con l’AlUla TourLa stagione di Zambanini è iniziata a gennaio, con l’AlUla Tour
Lenta ripresa
Le vacanze per Zambanini sono finite: brevi ma comunque rigeneranti. Una settimana al caldo con l’unico pensiero di rilassarsi e godersi il meritato riposo dopo una prima parte di stagione intensa.
«Lunedì ho ripreso gli allenamenti – continua – con calma. Ho fatto un’uscita leggera, di un paio d’ore, con il passare dei giorni ho aumentato l’impegno in sella, ma senza esagerare. Domani (oggi per chi legge, ndr) ho in programma una mezza distanza, ma nulla di troppo intenso.
«Il 2024 – riprende – è stato un anno più fortunato rispetto a quello passato, almeno dal punto di vista della salute. Non ho avuto intoppi e mi sono allenato parecchio bene, con grande continuità. Nei primi mesi non avevo in programma nessuna altura, anche perché non ero nella selezione per il Giro d’Italia. La squadra voleva farmi fare altre corse, l’idea era quella di andare alle Vuelta».
Al Tour of Antalya ha corso con libertà concludendo terzo nella generaleAl Tour of Antalya ha corso con libertà concludendo terzo nella generale
Cos’è cambiato?
Che sono andato forte fin dalla prima parte di stagione, al Saudi Tour ho dato una mano ai velocisti. Da lì sono andato all’Antalya dove ho avuto spazio per me e ho raccolto un buon terzo posto nella generale. Poi ho messo insieme tante esperienze importanti, con un calendario interamente WorldTour: Strade Bianche, Catalunya, Baschi, Freccia Vallone e Romandia.
Avevi già 36 giorni di corsa nelle gambe e ancora il Giro d’Italia da affrontare.
Ho corso parecchio, ma mi ha fatto bene, praticamente mi alternavo tra corse e casa. Una settimana da una parte e una dall’altra. Poi rispetto al 2023 ho avuto un grande cambiamento: il preparatore. Da Fusaz sono passato a lavorare con Michele Bartoli.
Come mai?
La squadra ha deciso così. Da subito abbiamo avuto un bel feeling, ha un metodo di allenamento che mi piace. Gran parte del merito per questa prima parte di stagione corsa a buoni livelli va a lui.
Il risultato di maggior prestigio è stato il secondo posto di tappa dietro Hermans al Giro dei Paesi BaschiIl risultato di maggior prestigio è stato il secondo posto di tappa dietro Hermans al Giro dei Paesi Baschi
Tanto che arrivata la convocazione per il Giro, accanto a Tiberi, che esperienza è stata?
Al Giro mi sono divertito tutti i giorni. Ho fatto la fatica giusta ma il tempo è volato, sono 21 tappe che porto tutte nel cuore. Mi sono messo a disposizione di Tiberi, vero, ma anche di Bauhaus finché c’è stato. Ogni giorno avevo qualcosa da fare e sono felice di com’è andato. Il mio compito era di rimanere accanto a Tiberi fino all’ultima salita, da lì andavo su con il mio passo.
Cosa hai imparato in quelle tre settimane?
Che lo spirito di squadra fa tanto. Noi avevamo un team davvero unito, sia tra noi corridori che con lo staff. Eravamo tanti italiani e questo ha contribuito al divertimento. Al Giro del 2023 non mi ero divertito così tanto, forse perché arrivavo con un’altra condizione.
Zambanini ha corso il Giro accanto a Tiberi, con il quale dal 2024 condivide il preparatore: BartoliZambanini ha corso il Giro accanto a Tiberi, con il quale dal 2024 condivide il preparatore: Bartoli
Fatiche concluse con un bel terzo posto al campionato italiano.
Prima sono andato al Giro di Slovenia, dove stavo molto bene e ho lavorato per Pello Bilbao che stava preparando il Tour de France. In classifica mi sono piazzato dodicesimo, ma la gamba era buona. Infatti al campionato italiano ho avuto più spazio e ho raggiunto il terzo posto finale, mi sono giocato le mie carte.
Dimostrando che quando hai spazio sai cosa fare.
Sì, devo dire che quando mi è stata data libertà d’azione ho sempre fatto bene, in generale. Ricordo al primo anno, nel 2022 al Giro di Ungheria ero arrivato quarto nella generale, così come al Gran Piemonte.
La prima parte di stagione si è conclusa con un ottimo terzo posto al campionato italiano, segno che la gamba c’èLa prima parte di stagione si è conclusa con un ottimo terzo posto al campionato italiano, segno che la gamba c’è
E’ ora di prendersi ancora più libertà?
Ne ho parlato con la squadra e ho chiesto proprio questa cosa. Nella seconda metà di stagione mi piacerebbe avere più chance. La Bahrain mi ha fatto crescere bene, se avrò questa condizione da qui a fine anno potrò giocarmi le mie carte.
Anche perché sei in scadenza…
Questa cosa non mi preoccupa, con la squadra parlo costantemente e lo faremo ancora da qui a fine anno. Non resta che rimboccarsi le maniche, fare questi 20 giorni d’altura e fiondarmi nel finale di stagione. Ripartirò dal Giro di Polonia, poi Gran Bretagna, Plouay, Canada, Tre Valli Varesine, Gran Piemonte e Lombardia.
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