Van der Poel cade, Van Aert attacca, Zonhoven esplode

08.01.2023
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Un battito di ciglia e Van der Poel è per terra. Il momento è quello in cui invece ha deciso di prendere l’iniziativa. C’è quella dannata discesa sabbiosa in cui nel giro precedente Van Aert lo ha fatto dannare. Così Mathieu si è messo in testa di prenderla davanti per fare la sua linea. L’operazione funziona, almeno così sembra. Quel tratto è ormai alle spalle, Mathieu si ritrova in testa alla Coppa del mondo di Zonhoven.

L’attacco di Van der Poel ha dato l’esito sperato: la discesa più insidiosa è stata neutralizzata
L’attacco di Van der Poel ha dato l’esito sperato: la discesa più insidiosa è stata neutralizzata

L’errore fatale

Invece, come Pidcock qualche settimana prima a Baal, all’olandese si gira la ruota anteriore, che poi si impunta. Non può far altro che cadere (immagine UCI in apertura). La bici lo spara verso la piccola scarpata, mentre alle sue spalle Van Aert ha una freddezza da numero uno.

Mette piede a terra, gli gira intorno e poi riparte. Se quello del giro precedente era stato un attacco per sondare il terreno, questa volta Wout sa di doverne approfittare. Non ne avrebbe avuto bisogno, probabilmente: il suo colpo di pedale pareva già superiore. Ma non si può mai sapere e così fila via. L’altro dietro sarà sicuramente scosso. Si tratta della terza caduta, in più c’è il dolore alla schiena che si è riaffacciato, gli ha impedito ieri di correre a Gullegem e adesso si agita come uno spettro.

I due da domani lavoreranno in Spagna con l’obiettivo del mondiale di inizio febbraio. Ognuno di loro sa esattamente cosa fare per arrivarci al top, tenendo conto che di lì a tre settimane si ritroveranno per le prime sfide sul pavé.

La resa di Mathieu

Un paio di secondi nella gara di un’ora, come quel paio di secondi che fecero capire a Pantani che Tonkov fosse maturo. Spesso anche gli eventi più grandi sono determinati da una scintilla, all’interno della quale sta il racconto più grande.

Van Aert si ritrova presto da solo, in questo anfiteatro pazzesco che ha richiamato all’aperto una folla da stadio. Forse il colpo d’occhio sarebbe stato così anche ieri a Gullegem, ma la pioggia li aveva persuasi a restarsene a bere birra nei maxi tendoni. Oggi sono tutti fuori, richiamati dal duello fra i due giganti, che però questa volta ha un padrone e uno sconfitto.

«E’ un po’ strano dire che è una gara molto deludente quando arrivi secondo – dice Van der Poel – ma penso che tutti abbiano visto che al momento non sono al mio livello normale. Questo è molto frustrante. Da una parte ci sono i miei problemi alla schiena, dall’altra c’è che Wout è molto forte, non mi sognerei mai di sminuire la sua prestazione. Ho bisogno di più forza per essere al suo livello. Domani parto per uno stage in Spagna e forse è proprio il momento giusto per riprendermi e lavorare su questa schiena. Il pubblico è stato meraviglioso, ma non è stato bello essere incoraggiato nella sconfitta».

La diplomazia di Wout

In Spagna domattina volerà anche Van Aert, come ci ha già raccontato ieri. Fra i due ci sono agonismo e rispetto, anche nelle dichiarazioni. La superiorità del belga è stata palese, ma dalle sue parole emerge altro. E se l’acclamazione del pubblico è stata in qualche modo frustrante per Van der Poel, Wout se l’è proprio goduta, salutando la folla a mezzo giro dalla fine, quando si è reso conto di aver ormai la vittoria in tasca.

«Questo è l’unico cross del calendario – dice il campione belga – in cui hai un vero contatto con il pubblico. Capisci dalle loro urla se in un altro punto del percorso sta succedendo qualcosa. E se fai un bel numero, le voci esplodono. E’ un bel percorso, di quelli in cui si può provare piacere anche nel pieno della sofferenza e oggi nonostante tutto, ero stanco.

«Avevo la sensazione di poter tenere un ritmo elevato, ma dopo tante gare consecutive, non avevo il cambio di ritmo giusto. Ho cercato di approfittare degli errori commessi da Mathieu, perché è stato un giorno difficile per tutti. Nella seconda metà di gara si è visto che ciascuno cercava di prendere il suo ritmo. Ora ho bisogno di recuperare. Da domani mi allenerò anche io con la squadra in Spagna. Ho bisogno di chilometri al sole».

Gullegem, una maxi festa per il ciclismo e per Van Aert

07.01.2023
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Van Aert da queste parti è una fede. Dopo due ore tra la gente e dopo averlo visto benedire i bambini, ti chiedi se in realtà non sia capace anche di trasformare in birra la pioggia che sta cadendo incessantemente. La terra si è subito squagliata in una melma infernale, ma tanto hanno tutti ai piedi gli stivali di gomma e si spostano da un punto all’altro del percorso, con una birra nella mano.

Il posto si chiama Gullegem, paesone alle porte di Kortrijk, nel cuore delle Fiandre. Si è corsa la settima prova del Super Prestige che anticipa la Coppa del mondo di domani a Zonhoven, ma qui più che la corsa a restarti negli occhi è l’ambiente.

«Quando sei da solo al comando – dice Van Aert dopo il podio – riesci a malapena a riconoscere gli amici più stretti. Gli altri sono macchie di colore, quello che percepisci è l’atmosfera. E nel ciclocross è sempre come una grande festa e questo mi piace molto. Può darsi che da fuori si possa pensare che in queste gare io abbia pressione, come accade ogni volta che ho un numero sulla schiena. Ma non è vero. Per me tutto questo è molto rilassante, perché nel cross ho raggiunto tutti i risultati possibili e corro per divertimento».

Fango e gomme

Dopo la vittoria di Ceylin Del Carmen Alvarado, la gara degli uomini è iniziata sotto i primi scrosci di pioggia. E la pioggia ha cambiato le carte in tavola. Lo diciamo a Van Aert che si fa una risata: dopo la ricognizione dell’ora di pranzo, aveva detto che il percorso gli era parso tecnico, ma con meno fango di quanto avesse immaginato.

«Con la pioggia – ride – il fango è venuto rapidamente. Non era un percorso super duro da correre, ma molto scivoloso. E questo ha creato situazioni complicate. 

«Siamo partiti tutti con le gomme larghe, perché la pioggia era abbastanza forte prima della partenza e si poteva pensare che il terreno avrebbe mollato. Successivamente sono passato a una pressione degli pneumatici più bassa. Ma su un fondo così scivoloso e privo di aderenza, non ci sono gomme che tengano…».

Come sapone marrone

Così a un certo punto, dopo aver dato l’impressione di volersi accontentare, il santo di Herentals ha preso il volo. Ha cambiato faccia e passo e alle sue spalle per Iserbyt e Vanthourenhout, il campione europeo e vincitore di Vermiglio che pure era partito alla grande, si è spenta la luce.

«Quando Wout ha accelerato – racconta Iserbyt – non ho avuto la forza. Spingeva in modo impressionante nel fango e oggi si scivolava davvero. Era come andare in uno schifoso sapone marrone. Ma alla fine è stato anche bello, davanti a un grande pubblico. Mi sono divertito».

«Non so cosa sia successo esattamente – gli fa eco il campione europeo cercando di capire perché il suo telaio si sia rotto – all’inizio è andata piuttosto bene. Poi ho iniziato a fare sempre più errori, ho anche forato. Però sono contento di essere ancora sul podio, al netto della sfortuna, sono soddisfatto».

Attacco non pianificato

Wout adesso si è seduto e dopo aver risposto alle tante domande in fiammingo, ci concede qualche battuta in inglese (imparare il fiammingo potrebbe essere la prossima sfida!).

«Perché ho deciso di andare da solo? Per le sensazioni. All’inizio – spiega – ho visto che stare in gruppo era rischioso, non era facile stare sulle ruote su questo percorso scivoloso. Così ho pensato che avrebbe avuto più senso andare al comando e trovare le mie traiettorie. E appena ho potuto accelerare, ho trovato il mio ritmo evitando rischi.

«Sono molto contento di questa vittoria. Le ultime due settimane sono state davvero buone, ho ottenuto delle belle vittorie, soprattutto nel Super Prestige. Ho vinto a Diegem, che era sempre stata difficile. E ora ho anche vinto Gullegem per la prima volta».

Ultimi cross di stagione

Dopo la Coppa del mondo, Wout volerà in Spagna con la Jumbo Visma per allenarsi su strada. Correrà la Coppa del mondo di Benidorm e proseguirà fino ai mondiali, dove si chiuderà la sua stagione del cross.

«Mi piace mischiare le cose – sorride – rende il ciclismo interessante. Sono abituato a farlo e per me è la miglior combinazione. Prima che inizi la stagione del cross mi alleno il più possibile nei boschi per prendere nuovamente confidenza con la bici, ma adesso fra le corse esco solo su strada».

I bambini stravedono per Van Aert: il pubblico è tutto per lui, almeno quello belga
I bambini stravedono per Van Aert: il pubblico è tutto per lui, almeno quello belga

A casa come Binda?

Nei giorni scorsi qualcuno si è lamentato perché a causa del suo strapotere e quello di Van der Poel (fermo per un ritorno di mal di schiena) gli altri vincono poco e il movimento si starebbe indebolendo. Dovranno pagarlo perché non corra più, come fu per Binda. Ma prima andatelo a dire a tutta quella gente e ai bambini che ogni volta lo aspettano come fosse davvero un messia. Ditegli che siccome è troppo forte, non l’hanno portato e loro devono andare ad applaudire davanti ai camper sempre vuoti di tutti gli altri.

Sembra di sentire i cori di quelli che si lamentavano perché Pantani vinceva sempre. Quando l’hanno fermato, forse il ciclismo degli altri è diventato più forte? Date retta, fratelli belgi. Non sarà un santo e magari non fa miracoli, ma tenetevelo stretto. Uno così e quelli che cercano di batterlo danno un senso alla passione per il ciclismo.

Il Natale dei tre tenori. E’ stato spettacolo puro

27.12.2022
6 min
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Il ciclocross sta vivendo giorni magici. Durante le festività natalizie, quando quasi tutto lo sport si ferma salvo poche discipline invernali e in attesa della ripresa di quasi tutti i campionati calcistici dopo la sbornia mondiale, l’attività sui prati è diventata l’evento sportivo di punta, grazie alle ripetute sfide fra i 3 tenori. Come ci si aspettava, il loro ingresso nel panorama internazionale ha cambiato del tutto le gerarchie: Van Der Poel, Van Aert e Pidcock fanno gara a sé (salvo rari casi come a Vermiglio) elevando al massimo l’aspetto tecnico ma anche l’incertezza su ogni prova.

A Gavere Van Der Poel ha stroncato Van Aert nel penultimo giro
A Gavere Van Der Poel ha stroncato Van Aert nel penultimo giro

Van der Poel-Van Aert, per ora 2-2

La particolarità delle sfide di quest’anno è che sono sempre incerte, non c’è una netta supremazia. Lo scorso anno ad esempio, complici i problemi alla schiena di Van Der Poel, Van Aert aveva fatto il bello e il cattivo tempo e la sua assenza ai mondiali aveva di fatto spianato la strada a Pidcock verso la maglia iridata. Quest’anno invece gli esiti sono impronosticabili: ad Anversa (Coppa del mondo), VDP aveva messo in fila tutti, a Mol (Exact Cross) Van Aert si è preso la sua rivincita, a Gavere (ancora Coppa), nuovo successo per l’olandese. Oggi a Zolder gara epica per il Superprestige, con i due Van che se le sono date di santa ragione.

La sfida di Zolder (una delle classiche più ambite nel ciclocross) ha visto i due fare la differenza fin dal primo giro e poi giocare di fine strategia: Van Der Poel provava spesso in discesa, ma Van Aert ha mostrato nel complesso una guida più pulita. Nell’ultima decisiva tornata l’olandese ha provato a stroncare l’avversario, ma quand’era nel massimo sforzo ha sbagliato ad affrontare l’ultima salita, permettendo a Van Aert di ritornargli sotto. VDP lo ha lasciato davanti per lanciare la volata, ma nel momento in cui doveva rispondere gli è saltato il pedale destro e la corsa si è chiusa col successo del padrone di casa.

24 ore dopo il belga si è preso la rivincita anche grazie a qualche errore di VDP
24 ore dopo il belga si è preso la rivincita anche grazie a qualche errore di VDP

VDP: il problema della tenuta

Dietro queste continue sfide si consuma un profondo confronto tecnico, ma anche psicologico, retaggio ma anche anticipo di quel che sarà la stagione su strada. La vittoria di Van Aert a Mol, ad esempio, aveva profondamente scosso Van Der Poel anche per com’era arrivata, con il belga in fuga dalle battute iniziali e gli altri due protagonisti a inseguirlo, cercando anche di aiutarsi, senza successo.

«Non so davvero come spiegarmi questa differenza di rendimento – aveva raccontato subito dopo la gara – spero di avere gambe migliori per offrire più resistenza, altrimenti sarò sempre dietro a Van Aert».

A Gavere, nella giornata di Santo Stefano, le cose sono andate diversamente perché il campione della Jumbo Visma non è riuscito a fare la differenza nella prima parte, così al quinto dei sei giri previsti Van Der Poel ha portato la sua offensiva andando a vincere con 27” sul belga e 54” su Pidcock. A differenza del rivale, però, Van Aert ha guardato il tutto dalla parte del bicchiere mezzo pieno: «Per me è un risultato che vale perché la percezione che avevo era che stavo commettendo molti errori, invece ero in linea con gli altri e aver perso di pochi secondi mi soddisfa».

Per Pidcock buoni risultati, ma deve migliorare nella fase di lancio
Per Pidcock buoni risultati, ma deve migliorare nella fase di lancio

Pidcock e le partenze rallentate

A dimostrazione che la realtà dipende sempre da che prospettiva si guarda, le dichiarazioni di Pidcock sono state ben diverse, a dispetto del fatto che era comunque in contatto con i rivali.

«Ho avuto per tutta la gara una strana sensazione di pesantezza, come se stessi portando una macchina sulle spalle. Non direi fosse colpa del mezzo meccanico, erano le gambe che erano a terra».

E considerando che comunque è stato l’unico a rimanere a contatto degli altri due “mostri”, significa che la differenza fra i tre è minima.

Questo sempre se Tom riesce a partire forte: si è visto anche a Zolder (percorso con i suoi lunghi rettilinei non molto favorevole alle sue caratteristiche fisiche), la gara del Superprestige dove il britannico è partito troppo piano pur essendo in prima fila, è rimasto intruppato nel gruppo e quando ha completato la rimonta sugli altri, i due erano ormai troppo lontani.

Van Aert vincitore a Mol, primo successo stagionale sul rivale olandese
Van Aert vincitore a Mol, primo successo stagionale sul rivale olandese

Ogni volta due corse in una

D’altronde ci sono anche altri fattori che fanno pensare come il campione del mondo fosse davvero vicino ai rivali “più anziani”. A Mol ad esempio Pidcock aveva provato a far saltare il banco con un attacco da lontano, costringendo di fatto i due rivali a inseguire dandosi obtorto collo un aiuto per ricucire lo strappo e solo per questo ci erano riusciti, con Van Aert che alla fine portò l’affondo decisivo. Pidcock resta comunque all’altezza degli altri due, unico altro ammesso nell’olimpo.

Prendiamo Gavere: abbiamo detto dei distacchi contenuti di Van Aert e Pidcock nei confronti di Van Der Poel, ma per vedere l’arrivo degli altri c’è stato da attendere molto di più. Finora le gare con tutti i tre tenori presenti hanno visto il podio monopolizzato, salvo nel caso di Anversa quando Pidcock finì ottavo e di Zolder dove Van Der Haar è riuscito a precedere il britannico. La sensazione è che ormai le gare abbiamo sempre due facce: c’è chi lotta per la vittoria parziale e chi compete per le classifiche dei circuiti. In Coppa ad esempio Sweeck e Vanthourenhout si contendono il trofeo di cristallo a suon di punti, lo stesso avviene nel Superprestige fra lo stesso Sweeck e Van Der Haar.

Il podio di Gavere con i tre tenori racchiusi nello spazio di un minuto
Il podio di Gavere con i tre tenori racchiusi nello spazio di un minuto

Due parole (buone) su Iserbyt

Iserbyt da parte sua sconta una stagione sfortunata, nella quale al momento dell’ingresso in campo dei grandi, ha scontato l’ennesimo dei brutti infortuni che sembrano contraddistinguere la sua carriera. Quando vinceva e lottava con gli altri, molti lo criticavano sui social. Nessuno però ha levato una parola sul fatto che Iserbyt sta provando a rimanere nel giro, a competere per la vittoria nelle challenge pur a fronte di un fisico che mostra la corda (oggi 11° a 1’58” da Van Aert), tanto è vero che fa fatica addirittura a camminare, eppure continua a pedalare e non proprio piano…

La Jumbo Visma 2023 in diretta (esclusiva) su bici.PRO

22.12.2022
3 min
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La squadra dei record alza il velo sulle formazioni per il 2023 e lo fa presso il Move di Amsterdam. Un luogo di riferimento per la città, progettato nel 1931 dall’architetto Jan Wils che aveva già disegnato lo Stadio Olimpico in cui i Giochi approdarono nel 1928. Centro da paese dei balocchi, che oggi funge da punto di esposizione del Gruppo PON (che detiene marchi come Skoda, Cupra e Cervélo), il Move è collegato allo Stadionplein della città olandese e ospita ristoranti, esposizioni di auto, esposizioni di bici, mostre ed eventi esclusivi concentrati prevalentemente sulla mobilità. Per la Jumbo Visma squadra numero uno al mondo del 2022 non poteva esserci miglior location.

Tour de France 2022, Wout Van Aert a Parigi con la famiglia e la maglia verde
Tour de France 2022, Wout Van Aert a Parigi con la famiglia e la maglia verde

Numeri uno al mondo

La Jumbo Visma è il team che nel 2022 ha vinto 48 corse con gli uomini del WorldTour e 12 con le donne. Trofei come quello del Tour de France, Parigi-Nizza e Delfinato. Tra le sue file, nomi come Wout Van Aert, Jonas Vingegaarg, Primoz Roglic, Christophe Laporte, il nostro Edoardo Affini, Marianne Vos e per la prima volta due italiani anche nel team continental: Belletta e Mattio.

Oggi si alza il velo sugli organici e le novità della prossima stagione, che in qualche modo bici.PRO ha già avuto modo di vedere in esclusiva durante la recente visita al quartier generale del team a s’Hertogenbosh. Lo show verrà condotto da Orla Chennaoui (giornalista televisiva nordirlandese ed ex campionessa nazionale di salto triplo) e da Sander Kleikers (presentatore televisivo olandese di Eurosport).

Vingegaard e il suo Tour sono il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo visma)
Vingegaard e il suo Tour sono il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo visma)

Sessanta corridori

Non tutti i corridori saranno presenti e fra gli assenti si contano Marianne Vos, Steven Kruijswijk e Christophe Laporte. In compenso, sul palco del Move Amsterdam saliranno Van Aert, Vingegaard, Roglic, Affini, Van Baarle e gli altri che compongono l’organico complessivo di 60 corridori.

La squadra è stata in ritiro fino a due giorni fa nelle campagne spagnole di Denia ed è pronta a ripartire per la nuova stagione, rinforzata dall’arrivo di corridori come Dylan Van Baarle che quest’anno ha vinto la Roubaix e Attila Valter, promessa ungherese per le corse a tappe che ha anche indossato la maglia rosa del Giro d’Italia.

La presentazione della Jumbo Visma 2023 viene trasmessa in streaming su sette piattaforme specializzate, fra cui bici.PRO.

Van Aert padrone anche quando le cose vanno male…

12.12.2022
5 min
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Quando si parla di ciclocross internazionale, si potrebbe quasi riportare tutto ai poemi epici dell’antica Grecia, alle storie fatte di esseri umani e semidei e se neanche un incidente meccanico riesce a frenare la corsa di uno di questi semidei verso la vittoria (nello specifico Wout Van Aert) sembra quasi che per gli esseri umani (quasi tutti gli altri) non ci sia speranza…

La storia della tappa irlandese di Coppa del Mondo in una Dublino fredda ma entusiasta con oltre 8.000 presenti ai bordi del circuito vive soprattutto su un episodio. Eravamo nella seconda metà gara e ormai la prova si era andata delineando. L’assenza di Mathieu Van Der Poel vincitore delle ultime due tappe e provvisoriamente assente dai campi di ciclocross perché impegnato nel primo ritiro prestagionale dell’Alpecin Deceuninck, aveva un po’ scombinato le carte. Nessuno aveva preso l’iniziativa, così a giocarsi apparentemente la vittoria erano in 6. Apparentemente perché fra loro c’erano i due Tenori rimasti, Van Aert appunto e Pidcock.

Il podio finale con Van Aert primo con 14″ su Sweeck e 17″ su Pidcock. Sweeck sale in testa alla classifica (foto Uci)
Il podio finale con Van Aert primo con 14″ su Sweeck e 17″ su Pidcock. Sweeck sale in testa alla classifica (foto Uci)

L’asciugamano maledetto

Passando davanti ai box, Van Aert si faceva consegnare un asciugamano per ripulirsi dal fango imperante sul percorso, dopo che il ghiaccio della mattina si era sciolto con il susseguirsi dei passaggi.

Inavvertitamente, l’asciugamano (che Van Aert mostra nella foto di apertura) gli sfuggiva dalle mani andando a incastrarsi nel deragliatore posteriore. La bici era inutilizzabile, per fortuna del belga però la zona dei box era ancora vicina e allora via di corsa per raggiungere la postazione e prendere l’altra bici. Questa almeno la buona sorte evidenziata da molti addetti ai lavori, ma ci sono altri due motivi alla base della sua vittoria.

Per Van Aert quella di Dublino è la prima vittoria stagionale in Coppa, alla sua seconda gara
Per Van Aert quella di Dublino è la prima vittoria stagionale in Coppa, alla sua seconda gara

La bici appena pulita

Il primo è legato proprio alla bici: a dispetto del fango, Van Aert non aveva cambiato il suo mezzo in quel passaggio, non reputando la propria bici ancora eccessivamente intrisa di fango, così ha potuto inforcare l’altro modello perfettamente ripulito dai meccanici. Il secondo fattore è invece legato al comportamento degli avversari, che si sono guardati bene dall’attaccarlo. Si dirà: è stato un gesto di rispetto, ma questa regola può valere per la strada, nel ciclocross “mors tua, vita mea”, è sempre stato così. Il fatto è che i corridori hanno ormai un “inferiority complex” nei suoi confronti e non si avventurano a sfidarlo anche quando potrebbero farlo.

Nell’occasione il belga, al suo primo centro stagionale in Coppa, ha dato sfoggio di tutta la sua esperienza: «Sono rimasto calmo, davanti non erano pronti ad attaccare e ho pensato a fare tutto nel migliore dei modi. Nel cross la calma è fondamentale, tutto può cambiare da un momento all’altro».
L’inconveniente è costato nel complesso 16” a Van Aert che non ci ha messo poi tanto a recuperare sugli avversari e poi, su un tratto sabbioso, ha dato l’accelerata rivelatasi decisiva. L’unico che ha provato a tenere il passo è stato Sweeck, a caccia del simbolo del primato: «Ho avuto le p… per provare a rispondergli” affermava senza mezzi termini al traguardo, soddisfatto della sua seconda piazza a 14”.

Oltre 8.000 i presenti a Dublino, dato rarissimo fuori dal Belgio (foto Eurosport)
Oltre 8.000 i presenti a Dublino, dato rarissimo fuori dal Belgio (foto Eurosport)

Eppure ancora troppi errori…

Da buon perfezionista, Van Aert ha accolto la vittoria senza troppa enfasi, guardando soprattutto a quel che non è andato e leggendo bene le sue parole, sembra di risentire il suo grande rivale Van Der Poel dopo le sue prime vittorie: «Non è andato tutto liscio: nella prima parte ho faticato a riagganciarmi ai primi, sono anche caduto in un passaggio e nel complesso della gara gli errori tecnici sono stati tanti. Il fango era davvero tantissimo e ci ha messo in difficoltà».

E l’altro tenore? Tom Pidcock ci teneva tantissimo alla gara irlandese e alla fine il terzo posto finale a 17” lo ha soddisfatto: «E’ stata una gara strana, nella quale mi sono accorto di andare sempre allo stesso ritmo, seppur sostenuto, ma quando Van Aert ha fatto la differenza non ne avevo per rispondergli. Il gruppo nella prima parte era numeroso e non c’era davvero un punto dove poter fare la differenza. Devo dire però che sarei stato molto deluso se alla fine non fossi riuscito a salire sul podio. Il terzo posto in queste condizioni era il massimo che potessi fare».

Per Pidcock un terzo posto buono nella tappa a cui teneva di più
Per Pidcock un terzo posto buono nella tappa a cui teneva di più

Difesa iridata? No, ma…

Pur in una gara che non è proprio andata come sperava, Pidcock ha aperto un piccolissimo spiraglio alla sua difesa della maglia iridata, d’altronde a ogni gara è sempre quella la domanda che i giornalisti gli rivolgono: «Probabilmente non ci sarò, ma non sono proprio sicuro. In fin dei conti non è neanche un problema che mi assilla, io voglio godermi una stagione di ciclocross ad alto livello, ma pensando alla strada». Sarà davvero difficile vederlo in gara a Hoogerheide il 5 febbraio, ma come ha detto Van Aert le cose nel ciclocross possono sempre cambiare…

EDITORIALE / Cross, il coraggio di guardare lontano

12.12.2022
5 min
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La Coppa del mondo di Vermiglio è il modo italiano per restare agganciati al treno dei cross mondiale, alle spalle del quale si va delineando la strategia potente di Flanders Classics. Restarne fuori non sarebbe utile né lungimirante. La prova di Coppa del mondo corsa ieri a Dublino con vittoria di Van Aert è la testimonianza di questo nuovo corso.

«Abbiamo organizzato nello Sport Ireland Campus – ha spiegato Tomas Van der Spiegel che di Flanders Classics è il CEO – dove si erano già svolti dei campionati europei. Era una superficie erbosa, che si è trasformata in fango. Ci sarebbero stati certamente posti più belli in Irlanda, ma la gara è stata un grande evento. Siamo molto contenti della vendita dei biglietti e i media irlandesi hanno dato grandissimo risalto alla presenza di Van Aert e Pidcock».

Un evento di cross ha un elevato ritorno di immagine in cambio di un investimento contenuto
Un evento di cross ha un elevato ritorno di immagine in cambio di un investimento contenuto

Città e turismo

Il cross nelle città e nelle località turistiche è una ricetta che funziona, come quando la Coppa del mondo di mountain bike iniziò a fare tappa nelle capitali europee, da Roma a Madrid.

«Abbiamo avuto un grande riscontro – prosegue Van der Spiegel – perché per ammissione della autorità irlandesi, la rete stradale di lì è relativamente pericolosa e molti giovani ciclisti praticano il ciclocross. Ci hanno detto che in Irlanda ci sono eventi di cross con 600 partecipanti ogni fine settimana. Non uno sport di campioni, come in Belgio, ma un’importante occasione di partecipazione. I governi vedono una prova di Coppa del mondo come un’organizzazione relativamente economica. Un buon rapporto qualità/prezzo in un periodo dell’anno in cui non c’è grande offerta di eventi. Porti al via i migliori del mondo, ieri mancava soltanto Van der Poel, impegnato in ritiro con la sua squadra. La partecipazione è una delle nostre attenzioni. Abbiamo investito nel ciclocross, ci crediamo molto, ma dobbiamo vedere come possiamo migliorare la partecipazione».

Vermiglio 2021, Tomas Van der Spiegel con Van Aert: i campioni fanno crescere gli eventi (foto Twitter)
Vermiglio 2021, Tomas Van der Spiegel con Van Aert: i campioni fanno crescere gli eventi (foto Twitter)

Ingaggi e squadre

La chiave di volta sta negli ingaggi, un discorso che Van der Spiegel ha sempre dimostrato di sapere e voler cavalcare: primo organizzatore ad aver accettato di ragionare sulla spartizione dei diritti televisivi con i team. La Coppa del mondo non paga e questo è l’anello debole secondo il manager della società belga, che è coinvolta direttamente nella sua organizzazione.

«Abbiamo appena sospeso la discussione iniziale sui soldi – spiega – ma lasciatemi dire che in qualsiasi sport i soldi vanno direttamente o indirettamente agli atleti. Solo nel ciclocross questo non avviene in modo ideale. Esiste una microeconomia che al momento non viene utilizzata per migliorare lo sport. Il modello finanziario è troppo frammentato, ma anche i team devono fare la loro parte. Per ora il ciclocross è ancora molto individuale. Ognuno si prende cura di sé, nel proprio camper, con l’aiuto di suo fratello, suo padre e un meccanico che per caso conosce. Ma già basta vedere come cambiano le cose quando si muovono squadre come Jumbo Visma, oppure Ineos e Pauwels-Sauzen».

Ad Anversa si sono incrociati Van Aert e Van der Poel, assente a Dublino per un ritiro con la squadra
Ad Anversa si sono incrociati Van Aert e Van der Poel, assente a Dublino per un ritiro con la squadra

Il cross e i giovani

Occorre fare in fretta e gestire il movimento con lungimiranza: è troppo elevato il rischio che il ciclismo finisca nelle retrovie di una società e di uno sport che stanno cambiando linguaggio e abitudini. E qui arriva l’affermazione più coraggiosa di Van der Spiegel.

«Il ciclocross – annota – è diventato uno sport diverso. Una volta c’erano gli specialisti di ciascuna disciplina, ora è tutto insieme. E’ cambiato il modo in cui le persone vivono lo sport. Con rispetto per tutti i cross delle Fiandre, non è qui che risiede il futuro di questo sport. La gioventù non sta davvero più con le ossa nel fango fiammingo ogni fine settimana. Ora c’è Netflix e le persone vivono con i telefoni in mano. La sfida è trasformare il ciclocross in un prodotto che piacerà ancora nel 2030 all’interno di quella fascia di età, senza perdere di vista la tradizione. Le persone accettano il cambiamento, ma ci vuole tempo, come quando abbiamo tolto il Muur dal Fiandre. I corridori vedono che Flanders Classic sta investendo. All’arrivo ora abbiamo un truck riscaldato, in cui i possono fare le loro interviste. Costa denaro. Organizziamo noi 6 delle 14 prove di Coppa del mondo. E’ una scelta consapevole, non un segno di debolezza. Il solo modo per alzare ancora l’asticella».

Sono cadute le barriere fra cross e strada, anche gli specialisti fanno stabilmente la dopia attività
Sono cadute le barriere fra cross e strada, anche gli specialisti fanno stabilmente la dopia attività

Fare sistema

L’Italia avrebbe bisogno di una cabina di regia altrettanto lungimirante. La frammentazione del calendario, gli incroci poco condivisibili, i diversi circuiti… Tutto ciò che a vario titolo non riesce a comporre lo stesso mosaico fa sì che il cross rimanga nella nicchia degli appassionati, che ne sono l’anima ma forse non bastano per esserne il futuro. E se un colosso come l’organizzatore belga ha il coraggio di dire che il futuro del cross non passa per le gare fiamminghe, immaginare una cabina di regia italiana che lo porti nelle città del Nord come quelle del Sud sarebbe quantomeno una suggestione da cavalcare. Il futuro è nella condivisione. Chi pensa di poter andare avanti da solo non ha capito che il mondo è cambiato. E che per avere, a volte è necessario anche dare.

A VDP la prima sfida dei tre tenori. Ma Van Aert è vicino

04.12.2022
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Se li chiamano i “tre tenori” non è un caso. Come avveniva con i concerti dei vari Pavarotti, Domingo e Carreras, quando c’erano tutti e tre era uno spettacolo unico, che valeva il prezzo del biglietto. Nel ciclocross avviene qualcosa di simile: quando Van Der Poel, Van Aert e Pidcock sono tutti e tre in gara, il livello è talmente alto che si tratta di uno spettacolo unico, che appassiona chi è sul posto e incolla allo schermo chi guarda. Gli altri diventano comprimari loro malgrado e sanno di esserlo.

Ad Anversa c’è stato il primo confronto fra i tre e gli spunti di riflessione non sono mancati. Sin dalla partenza. Guardate con molta attenzione le due foto a confronto: nella prima si vede la testa del gruppo, con Van Aert già impegnato in discesa e Van Der Poel alla curva. Il belga, sfruttando le vittorie dello scorso anno, ha comunque conservato un ranking più che valido, partendo dalla seconda fila. VDP invece è relegato in fondo al gruppo (nella passata stagione non ha praticamente mai gareggiato per colpa della schiena) ma il viso e la posizione del corpo dice chiaramente che sta recuperando.

Tre espressioni che dicono tutto…

L’olandese infatti è stato lestissimo a porsi alle spalle dei primi e questa volta i vari specialisti Vanthourenhout, Iserbyt, Sweeck non ci hanno neanche provato a fare la differenza e profittare della situazione. Idem per Van Aert, che a differenza di quel che avevano fatto all’esordio stagionale Pidcock e VDP (presentatisi in gara con solo pochissime ore di allenamento specifico) ha svolto una preparazione metodica. Ha provato la fuga iniziale con l’olandese Mees Hendricks, ma VDP è piombato su di lui già prima della fine del primo giro. E lì il belga ha capito come sarebbe finita.

Ma torniamo alle foto della partenza, la seconda. C’è la maglia iridata di Pidcock in evidenza, impicciato in mezzo al folto del gruppo. Il britannico, che solo il giorno prima nel Superprestige a Boom (complice anche una caduta di Mathieu) aveva inflitto all’olandese la sua prima sconfitta, ha vissuto una vera giornata no: intanto ha impiegato molto tempo per superare gli avversari e provare a recuperare, ma ormai i due avversari erano andati e Tom è andato avanti di conserva, finendo appena 8° a più di un minuto. Se si guarda la foto, si vede che nel campione della Ineos c’è la consapevolezza che la gara, appena iniziata, rischia di essere già compromessa non perché c’è troppa gente davanti, ma perché quei due sono già lontani.

Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout
Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout

La prima è di Van Der Poel

Alla fine Van Der Poel ha fatto valere la sua maggiore condizione specifica: nel secondo dei sette giri ha accelerato salutando la compagnia. Proprio la tattica che tante volte Van Aert ha messo in pratica logorandolo e questo nella mente dell’olandese accresce il sapore per la sua vittoria. Il campione della Jumbo Visma prima ha formato un terzetto all’inseguimento con Van Der Haar e Vanthourenhout, ma ha ben presto capito che non potevano dargli una mano e non che non lo volessero, considerato ad esempio che il campione europeo è in piena lotta per la conquista del trofeo di cristallo. Semplicemente, non potevano.

Così Van Aert ha provato l’inseguimento solitario, ma non riusciva mai a inquadrare il rivale, così alla fine si è adeguato al secondo posto. Almeno per stavolta. «Per oggi è bastato – ha sentenziato Van Der Poel – ma devo migliorare per tenergli testa, avevo detto che a Natale Wout sarà al massimo e dovrò esserlo anch’io. E’ stata dura correre due terzi di gara da solo, ma stavolta non ci sono stati errori tecnici come la domenica precedente e ho creato un margine di sicurezza».

Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro
Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro

In Spagna pensando alle classiche

Van Aert dal canto suo non se l’è presa più di tanto: «Ha fatto un giro super veloce e non ne avevo abbastanza per rispondere. E’ bello però aver tenuto a bada gli altri. Io un errore tecnico l’ho fatto e mi è costato una caduta sugli ostacoli, so che devo lavorarci sopra perché non l’ho fatto. Per il resto ho guidato un po’ sotto al mio limite per evitare proprio errori costosi».

Ora tutti aspettano la rivincita, ma non sarà immediata. Van Der Poel infatti parte per la Spagna, per il ritiro dell’Alpecin Deceuninck com’era previsto alla vigilia dell’inizio della stagione, visto come sono finora andate le cose, non ne è propriamente felice: «E’ un peccato perché sono appena entrato nel ritmo giusto, ci sto prendendo gusto e ritrovo sensazioni che pensavo di aver dimenticato dopo i problemi della passata stagione. Ma so che mi serve una base di lavoro per un altro grande obiettivo del 2023 che sono le classiche di primavera e non posso assolutamente saltare questa fase di allenamento. Il piano è questo e va rispettato».

Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa
Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa

Pidcock, rivincita a Dublino?

Van Aert ne potrà approfittare? Probabile, visto come si è comportato ad Anversa: «Sto meglio del previsto, reggo bene anche gli alti ritmi purché siano costanti, ma devo lavorare sulle variazioni. Per essere al 100 per cento servono altre settimane di lavoro, ma intanto va bene così». Domenica a Dublino andrà a caccia della prima vittoria proprio contro Pidcock. E state sicuri che il britannico ha già il dente avvelenato…

La doppia uscita sarà la regola: il Belli pensiero

30.11.2022
5 min
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Due sedute di allenamento, entrambe in bicicletta. Per Wladimir Belli, preparatore atletico ormai di lungo corso, il futuro del ciclismo sarà questo. Alla doppia seduta si è arrivati da qualche anno, ma la differenza è che oggi si va al mattino in bicicletta e al pomeriggio in palestra per pesi o esercizi di corpo libero: a breve ci sarà la bici anche al pomeriggio. Ma anche il ciclismo, come il resto del mondo e degli altri sport, va verso la ricerca di una prestazione sempre più di alto livello. Che sconfina a volte nel fanatismo, nell’esagerazione, nella perdita di un romanticismo che da sempre contraddistingue questo sport e i corridori che lo animano

Belli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di Eurosport
Belli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di Eurosport

«Oggi – spiega Belli – già dopo il Lombardia alcune squadre radunano i propri corridori in ritiro. Si stacca sempre meno, difficilmente si va oltre i venti giorni di vacanza tra la fine della stagione e l’inizio della preparazione invernale».

Una modalità che rischia di logorare fisico e testa e che si aggiunge ad altri accorgimenti tutti diretti verso la stessa direzione: professionisti concentrati sul lavoro 12 mesi l’anno

«Anche con l’alimentazione è così – aggiunge colui che oggi è anche un’apprezzata voce di Eurosport – i corridori non ingrassano più fino a 6 chili come succedeva un tempo. Rimangono sempre vicini al peso forma, ma questo richiede sforzi e sacrifici».

Matteo Trentin
Trentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forte
Matteo Trentin
Trentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forte

Sport alternativi

Altro aspetto che stride con quanto si era soliti fare fino a qualche anno fa: gli sport alternativi.

«Nella pausa invernale – ricorda Belli – frequentemente ci si dedicava ad altre attività come la corsa in montagna, le camminate in quota, oppure il classico sci di fondo o il nuoto. Questo oggi non è più consentito. Quando si riprende dopo la pausa, si monta subito in sella per macinare chilometri. L’unico sport alternativo accettato è la mountain bike, ma sempre di bicicletta si tratta».

Eccezione cross

Così per quasi tutti. Fortunatamente, almeno per chi ricerca nel ciclismo ancora tracce del suo dna, c’è chi varia sul tema. E non sono nomi da poco, anzi.

«Van Aert e Van der Poel – spiega l’ex corridore bergamasco – corrono ancora a piedi durante la preparazione invernale. Questo però perché sono anche ciclocrossisti praticanti, cosa che gli consente di non perdere la brillantezza che, al contrario, gli altri sport possono togliere, imballando un po’ la gamba».

Van Aert corsa 2022
Van Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programma
Van Aert corsa 2022
Van Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programma

Lo stress logora

Mode che passano e che si mescolano ad evidenze scientifiche. Ma Belli è d’accordo o meno con la nuova tendenza?

«Non sono molto d’accordo – risponde sicuro – perché questo stress psicofisico rischia di accorciare le carriere dei corridori ed esasperare il mondo del ciclismo. Credo che staccare di più e dedicarsi a qualcosa di altro sia necessario per tutti».

Qualità e quantità

Di certo c’è che non è più utile ricorrere ad allenamenti eccessivamente lunghi. Le corse stanno diventando sempre più brevi – ad eccezione delle classiche Monumento – per cui la qualità prevale sulla quantità.

Ad incrementare la specificità e la qualità degli allenamenti, sono arrivate anche le nuove scuole. Quelle nordiche ad esempio (Danimarca e Norvegia su tutte) per cui, grazie alla facilità con cui si può viaggiare oggi, si riesce ad allenarsi anche d’inverno in luoghi più idonei alla bicicletta, esportando il modello. Senza dimenticare la scuola britannica, esplosa da Wiggins in poi. E l’Italia?

Le gare si accorciano e scendono i volumi di allenamento. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometri
Le gare si accorciano e scendono i volumi. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometri

«Abbiamo da sempre un’ottima scuola come preparatori atletici – sottolinea Belli – ma pecchiamo nelle categorie giovanili. Il discorso è complesso e ampio, tutto parte dalla necessità di rivedere il concetto di sport nelle scuole. Ora è trascurato, mentre negli altri Paesi hanno capito che educare i giovani allo sport incide sulla salute pubblica a lungo termine.

«Il ciclismo dovrebbe anche tornare un po’ indietro, quando ogni paese di provincia aveva la propria squadretta e portava i corridori a gareggiare senza badare a troppe strategie. Oggi invece il successo a tutti i costi è inculcato dalle famiglie e dalle stesse squadre».

Poter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovani
Poter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovani

Rischio social

In ultimo, la questione della condivisione dei dati di allenamento che porta i giovani a voler emulare i professionisti dal momento che possono vedere come si allenano.

«Succede sempre più spesso – chiude Belli – ma può essere un problema. Oggi tutti sanno tutto, mentre un tempo si guardava ai professionisti più esperti cercando di carpire segreti e imparare il mestiere. Rientra nel discorso delle performance a tutti i costi, che poi rischia di presentare il conto: se da giovane vinci tutto, poi da professionista incontri difficoltà e rischi di saltare subito».

Mezz’ora con Wout Van Aert, leader totale

26.11.2022
7 min
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Il capello “ordinatamente disordinato”, una lattina in mano e una gran voglia di parlare, Wout Van Aert è un vero padrone di casa al Service course della Jumbo-Visma. Dopo aver parlato con i giornalisti belgi, il campione si concede alla stampa straniera.

Una lunga chiacchierata a tutto tondo. Il corridore della Jumbo-Visma non è ancora super tiratissimo, ma sembra sulla buona via. Ha il volto disteso di chi ha osservato una (meritata) sosta rigenerativa. Dopo il mondiale è rimasto in Australia con la famiglia. Presto tornerà ad indossare i panni del crossista.

A tutta sulle classiche

I primi obiettivi su strada del 2023 sono le classiche. Le sue classiche, quelle per quali con la squadra ha già iniziato i sopralluoghi. Anche perché sembra esserci una voglia di rivincita rispetto alla passata stagione, quando il Covid gli ha impedito di prendere il via al Giro delle Fiandre.

«Covid a parte – dice Van Aert – la forma fisica era molto buona, la migliore per le classiche di primavera e per il Fiandre. Poi con quella settimana di stop mi sono ritrovato con una buona condizione anche per la Liegi e la Roubaix».

E si toglie un sassolino: «Se avessi saputo che avrei preso il Covid due giorni prima del Fiandre, probabilmente sarei andato ai mondiali di cross negli Stati Uniti. Un po’ di rimorso… Ma mi piace avere un piano ben strutturato. Penso che la stagione scorsa sia stata un ottimo esempio del fatto che non puoi sempre programmare tutto. Devi provare ad essere in buona forma al momento giusto.

«L’anno scorso ho capito come mantenere una buona forma durante le gare. Stavo bene alla Het Nieuwsblad, ma ero ancora più forte ad Harelbeke quasi un mese dopo. E mi sentivo ancora più forte alla Liegi un mese dopo ancora. Mi sono accorto al primo anno da pro’ che si trattava di qualcosa che avrei dovuto capire e penso di esserci riuscito».

Wout Van Aert, in maglia verde, è un vero leader per i compagni (che lo ascoltano moltissimo), per lo staff, per i tifosi
Wout Van Aert, in maglia verde, è un vero leader per i compagni (che lo ascoltano moltissimo), per lo staff, per i tifosi

Leader naturale

Una cosa che abbiamo notato stando “vicino” a Van Aert tra gare e ritiri, ma anche interviste in tv, è il suo essere leader. E lo è nonostante compagni importanti. Lo è per il pubblico, lo è per i tecnici. E allora gli chiediamo apertamente se lui leader si senta.

«Un pochino», replica Wout, compiaciuto. «Ogni tanto parlando con i compagni avverto una sorta di rispetto, il che è molto piacevole ovviamente. Provo sempre a impegnarmi per far sì che tutti si sentano accolti e motivati. Penso che essere leader sia nella mia natura, inoltre mi piace aiutare gli altri.

«So come ci si sente quando qualcuno è grato nei tuoi confronti e penso sia importante che tutti ricevano attenzioni, non vanno date per scontate. Il nostro non è solo un lavoro, ma anche una passione, per questo è fondamentale che tutti siano motivati».

Anche il fatto di restare in Belgio contribuisce ad alimentare questa leadership, questo carisma. Lo scorso anno ai mondiali di Leuven vedemmo dal vivo (e vi raccontammo) cos’è Van Aert per la sua Nazione. Quando è a casa e rientra dagli allenamenti ci sono decine di persone ad attenderlo.

«E ogni tanto – ammette – qualcuno bussa anche alla porta. Fa piacere, è una cosa buona. In Belgio il ciclismo è uno sport popolarissimo ed è anche per questo che faccio bei soldi, mi godo la vita e devo accettare i fans.

«Non ho assolutamente intenzione di lasciare il Belgio. Mi piace vivere vicino alla mia famiglia. L’anno scorso ho dormito più di 200 notti lontano da casa, il 70 per cento dell’anno. Il restante 30 mi piace passarlo a casa».

Ai mondiali, ma non solo, c’era un tifo enorme per Van Aert. E alla vigilia del mondiale, Leuven intonava cori in suo favore
Ai mondiali, ma non solo, c’era un tifo enorme per Van Aert. E alla vigilia del mondiale, Leuven intonava cori in suo favore

I monumenti

E casa sua è Herentals, la stessa cittadina di Rik Van Looy, un gigante del passato e uno dei pochissimi ad aver vinto tutte e cinque le classiche Monumento. Spesso ci si chiede se Van Aert, visto il suo essere eclettico, possa puntare ad un grande Giro. Ma magari prima c’è questo traguardo che non è così meno importante.

«Vincere – dice Wout – tutti e cinque i Monumenti è difficilissimo, ma non impossibile. E’ già difficile prendere parte a tutti e cinque i Monumenti in un anno. Quindi per ora mi focalizzo solo su alcune. Se adesso penso al Lombardia e alla Liegi (le più dure per lui, ndr), so che mi serve comunque un po’ di fortuna. Sono da tre anni nel WorldTour e ho vinto la Sanremo, quindi sarebbe stupido dire ora: “Okay le provo tutte e cinque”. Intanto pensiamo alla seconda, poi vedremo.

«In genere non trovo nulla davvero impossibile. E penso che sia anche questo ad avermi portato qua: altrimenti sarei ancora un corridore di ciclocross. Fare cose nuove mi motiva.

«L’anno scorso, subito dopo il Covid ho chiamato il team e gli ho detto che avrei voluto prolungare le classiche, provare la Liegi. Sarebbe stata l’occasione per capire se facesse per me. E se finisci sul podio senza una preparazione ottimale sai che nel futuro è possibile».

«Per ora il mio obiettivo è vincere: vincere più gare possibili, vincere le classiche e magari indossare la maglia iridata un giorno».

Il podio iridato della crono 2021. Per Wout fu una delusione. E sulla pressione dice: «Difficile dire che mi piaccia, ma mi fa dare il meglio»
Il podio iridato della crono 2021. Per Wout fu una delusione. E sulla pressione dice: «Difficile dire che mi piaccia, ma mi fa dare il meglio»

Su Ganna…

E chissà se tra le sfide impossibili, Van Aert mette anche il record dell’Ora. Secondo il suo compagno Affini se fosse solo una questione di “motore” Wout sarebbe in grado. 

«Cosa penso del Record di Ganna? Che è andato veloce! Non penso di poterlo battere. Lui è uno dei migliori, forse il migliore. Inoltre ha esperienza su pista, il che è molto importante per il record.

«Non sto pensando di provarci. E se non penso di provarci è anche più stupido dire: “Potrei batterlo, ma non lo farò”. Ganna ha portato l’asticella molto in alto e forse potrebbe andare ancora più veloce».

Wout racconta anche che ha seguito il record quando era in vacanza e che sua moglie si era innervosita perché si era sintonizzato sul ciclismo. Insomma anche i campioni hanno gli stessi problemi degli uomini normali! Filippo e Wout si stimano, nonostante la batosta che lo scorso anno Ganna gli ha inflitto a casa sua nella crono iridata.

«Quella in effetti – racconta Van Aert – è stata una delusione. Ho fatto quella crono perché era in Belgio, ma in realtà con il mio allenamento ero focalizzato sulla strada. Ma dopo aver perso solo di 5” ho pensato che sarei potuto andare più veloce se mi ci fossi concentrato davvero. Per questo ero così deluso».

Wout Van Aert, Strade Bianche 2020
Van Aert ha vinto la Strade Bianche nel 2020. Durante l’intervista, non ha chiuso del tutto la porta sulla sua presenza al Giro 2023
Wout Van Aert, Strade Bianche 2020
Van Aert ha vinto la Strade Bianche nel 2020. Durante l’intervista, non ha chiuso del tutto la porta sulla sua presenza al Giro 2023

Wout e l’Italia

Le chiacchiere vanno avanti. Wout non lesina parole e parla senza mezzi termini, con la sicurezza del leader anche in questo caso. Spalle dritte, volto rilassato e mento alto. Sembra che neanche ponderi quello deve dire: è naturale, sincero, soprattutto con se stesso. E dalle chiacchiere che vanno avanti spunta l’Italia. 

«Non so se tornerò alla Tirreno – spiega Van Aert – molto dipenderà dalla preparazione e dal cross. Mi pacerebbe tornare in Italia e non solo per la Sanremo, ma anche per le Strade Bianche. Bellissima. Sul Giro non so: la squadra lo fa. Vedremo…».

Van Aert ci è anche venuto in vacanza in Italia. E più precisamente in Sardegna.

«Mi piace l’Italia, ci ho corso, ci sono stato per allenarmi e ci ho fatto le vacanze. Sono stato in Sardegna. Avevo il matrimonio di un caro amico e spero di poter tornare presto perché è bellissimo. Ci sono i mari più belli che abbia mai visto. Sono stato anche in Puglia, in Costiera Amalfitana, a Firenze. E poi la pasta… Mi piace il vostro modo di mangiare: antipasto, primo, secondo… E’ così perfetto!».