Pogacar Liegi 2021

Pogacar come Merckx? Parola a Saronni che li conosce…

18.06.2021
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Pogacar come Merckx. Il paragone può sembrare azzardato, irriverente, esagerato, però è un fatto che lo sloveno sta diventando una sorta di “re mida” del ciclismo: dove va, vince. Che siano grandi Giri o gare a tappe brevi, grandi classiche o prove locali, il denominatore è uno solo, il suo arrivo a braccia alzate. Alla faccia della specializzazione e anche di quei sottili equilibri che regnano fra i corridori e le squadre, dove ognuno reclama un pezzetto di spazio.

Giuseppe Saronni, che fa parte dell’Uae Team Emirates e in certi momenti una sorta di Pigmalione per lo sloveno, con Merckx ci ha corso e quindi è la persona ideale per fare da ponte fra i due periodi: «Era il ‘77, io entravo nel mondo professionistico e lui stava per lasciarlo, facemmo insieme il Giro di Sardegna e qualche altra gara, poi a metà stagione si ritirò. Non era certo il Merckx dei bei tempi, ma aveva ancora un carisma enorme».

Saronni Ulissi 2019
Saronni con Diego Ulissi, secondo al Giro di Slovenia aiutando Pogacar a conquistare il successo pieno
Saronni Ulissi 2019
Saronni con Diego Ulissi, secondo al Giro di Slovenia aiutando Pogacar a conquistare il successo pieno
Il paragone ci può stare?

E’ azzardato, ma è un dato di fatto che siamo di fronte a un vero talento che fa di tutto per vincere, che lotta sempre per il massimo risultato. Tadej sa bene che il prossimo Tour sarà ben diverso da quello passato, perché l’atteggiamento degli altri nei suoi confronti sarà cambiato. Lo scorso anno ha vinto anche per errori altrui, che difficilmente verranno ripetuti: i team stanno cambiando le strategie in vista della Grande Boucle e bisognerà tenerne conto.

Resta il fatto che, in qualsiasi gara va, Pogacar vince, sembra non lasciare agli altri che le briciole, proprio come faceva il “cannibale”…

Beh, lui neanche quelle… – afferma Saronni ridendo – Eddy aveva uno strapotere tale da schiacciare tutto il mondo ciclistico, i corridori proprio non riuscivano a trovare spazi e prendevano quello che potevano. Anche in quel breve frangente che condividemmo le nostre strade, sentivo che i corridori facevano di tutto per staccarlo, per batterlo, era ancora un motivo di vanto anche se non era più il Merckx dei bei tempi.

Merckx Colnago
Merckx con Ernesto Colnago, oggi al fianco di Pogacar: un altro trait union fra due epoche
Merckx Colnago
Merckx con Ernesto Colnago, oggi al fianco di Pogacar: un altro trait union fra due epoche
Rapportando tutto questo a oggi e a Tadej?

Sono epoche troppo diverse: noi facevamo 120-130 giorni di gara, oggi al massimo si raggiungono gli 80. Merckx in un anno vinceva 50 gare, io ne vincevo 40, oggi Tadej che ne vince 15 scatena grandi discussioni come stiamo facendo noi ora. Chi vince tanto dà fastidio, è chiaro ma è anche normale che sia così e ciò comporta che gli altri ti corrano contro.

Anche altri vincono molto, ma Tadej riesce a farlo nei contesti più disparati, battendo gli specialisti delle classiche come quelli delle brevi corse a tappe…

Nelle corse in linea intervengono molti fattori e puoi anche cogliere le occasioni, soprattutto su certi percorsi, nei grandi Giri il discorso è diverso. Questo Tour sarà particolare, con un Roglic che ha corso meno e arriva più carico: magari nell’ultima settimana avrà ancora qualche scricchiolio, ma resta il grande antagonista. La Ineos ha la squadra più forte, ma non c’è il riferimento assoluto, hanno 4-5 corridori che possono però gestire la corsa. Sarà un Tour complicato e questo Tadej lo sa.

Pogacar Slovenia 2021
L’ultimo trionfo di Pogacar nel 2021, dominando nella sua Slovenia (foto Rai/Getty Images)
Pogacar Slovenia 2021
L’ultimo trionfo di Pogacar nel 2021, dominando nella sua Slovenia (foto Rai/Getty Images)
Come ci arriva?

Lui è sempre pronto, sempre di buon umore, con l’approccio giusto. Sarà fondamentale superare la prima settimana senza incidenti e fra questi inserisco ventagli, cadute, piccoli errori. Vedremo poi come interpretare la corsa: è un Tour diverso dallo scorso anno, con meno arrivi in salita, con molti chilometri a cronometro ma non con la cronoscalata del 2020 che sconvolse la classifica.

E come ci arriva la Uae? Si disse lo scorso anno che Pogacar aveva vinto pur senza avere un team all’altezza, ma quest’anno sembra una formazione diversa…

Molto dipenderà da loro: corridori come Majka, McNulty, Hirschi, lo stesso Formolo saranno utilissimi in pianura e in media montagna, ma sarà fondamentale che qualcuno di loro sia con Tadej quando nelle salite principali il gruppo dei migliori si assottiglierà, rimarranno in 12-15 e fra questi più uomini di Ineos, Lotto, Jumbo. Tadej non dovrà rimanere solo, perché non potrà rispondere a tutti. I ragazzi sanno che la conferma della maglia gialla passa anche per le loro ruote…

EDITORIALE / Quello che perdono i campioni nascosti

31.05.2021
3 min
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«Tante volte la gente crede che per essere felici serva avere sempre di più – ha detto Bernal ieri a Milano – ma io ho imparato che questo ti allontana dalla vera felicità. Per quella bastano le cose semplici e io adesso sono un uomo felice». Il Giro d’Italia di Bernal va in archivio portando con sé le storie del colombiano e di Caruso che, seppure nati da storie e strade diverse, hanno conquistato pubblico e addetti ai lavori con la cifra della semplicità. Fatica. Famiglia. Dedizione. Grinta. Rispetto del lavoro. Il coraggio di raccontarsi. La grande dignità nell’ammettere i momenti difficili. I campioni di ciclismo sono prima di tutto uomini ed è proprio questa dimensione così vicina alla nostra a renderli se possibile più grandi.

A Sega di Ala a Tonina il riconoscimento di Marco Pantani come campione più amato del Giro
A Sega di Ala a Tonina il riconoscimento di Marco Pantani come campione più amato del Giro

«Sono cresciuto con i miei valori – ha detto Caruso dopo la tappa vinta – e li ho portati avanti nel tempo. Prima di essere un ciclista, mi piace pensare di essere un uomo e una persona perbene».

Filtri e controlli

Ci sono i filtri. Ci sono gli uffici stampa. E per carità, crediamo anche noi che serva preservare la vita privata dei campioni e la tranquillità durante gli allenamenti. Quello che invece non serve è impedirgli di esprimersi. E’ chiaro che raccontarsi nei momenti della vittoria sia più facile che farlo in quelli difficili, ma crediamo che proprio da questa dialettica con la stampa e di riflesso col pubblico nasca l’immagine di campioni a 360 gradi, che finiranno con l’essere comunque un riferimento per chi guarda a loro cercando l’ispirazione. Abbiamo narrato con i brividi le prime vittorie di Pantani, siamo rimasti senza parole adeguate davanti alle più grandi e ascoltato con angoscia, capacità critica e brividi diversi le sue difficoltà, senza che nelle occasioni pubbliche Marco si sia mai nascosto. Privare il campione di un vero confronto, selezionando al suo posto gli argomenti è fargli probabilmente un torto.

I talenti vanno preservati dall’assalto dei media, ma anche educati al confronto: a chi giova isolarli?
I talenti vanno preservati dall’assalto dei media, ma anche educati al confronto: a chi giova isolarli?

«Il dopo Tour – ha detto ancora Bernal – fu un miscuglio di tutto. Ho vinto la maglia gialla a 22 anni e non sapevo cosa fare con la mia vita. Avevo raggiunto il sogno di ogni ciclista: e adesso che faccio?».

Campioni nascosti

Pensiamo a Pogacar, che in questi giorni si sta allenando a Livigno, e alla difficoltà di incontrarlo e parlare con lui. Pensiamo a Nibali, che ha tanto da raccontare e dare, ma viene tenuto al riparo (probabilmente anche per sua volontà) da domande che inevitabilmente a questo punto sarebbero scomode. E’ un lavoro non semplice e ce ne rendiamo conto, ma isolare i campioni dal confronto, assecondare la voglia di chiudersi o confinarli in ambienti controllati e ovattati, significa privarli del confronto e del modo, a tratti scomodo, di prendere contatto con la realtà.

Pogacar Bernal Tour 2020

Bernal e Pogacar, a quando il grande match?

30.05.2021
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Mettiamo a confronto i due talenti del momento per le corse a tappe – Egan Bernal e Tadej Pogacarquel confronto che per varie ragioni ancora non c’è stato. Bernal è nato nel 1997 ed è professionista dal 2016, finora ha conquistato 26 vittorie, il Giro diventerebbe la ventisettesima. Pogacar, più giovane di un anno, è passato professionista solamente nel 2019 e vanta 23 successi.

I due si sono affrontati tre volte, ma il Tour dello scorso anno, vinto dallo sloveno, non è stato un vero terreno di battaglia perché Bernal era la pallida controfigura di se stesso, ritirato a metà corsa senza avere mai inciso. Quest’anno i due erano insieme nella fuga vincente della Strade Bianche, con Bernal alla fine terzo e Pogacar settimo, mentre alla Tirreno-Adriatico vinta dallo sloveno, il colombiano è finito quarto.

Pogacar Tirreno Adriatico 2021
Pogacar e Bernal all’ultima Tirreno-Adriatico, vinta dallo sloveno con Bernal 4° a 4’13”
Pogacar Tirreno Adriatico 2021
Pogacar e Bernal all’ultima Tirreno-Adriatico, vinta dallo sloveno con Bernal 4° a 4’13”

Le crono e le alte quote

E’ chiaro che vederli l’uno contro l’altro in una grande corsa a tappe è un sogno, a patto che entrambi siano davvero al massimo della forma, ma come sarebbe questo confronto, che cosa potremmo aspettarci? Abbiamo provato a scrutare nella palla di vetro con Stefano Garzelli: «Sarebbe una sfida strabiliante, dal pronostico impossibile, ma nella quale influirebbero molte variabili».

La prima variabile da considerare è data dalle caratteristiche dei due corridori: «Pogacar può avere dalla sua le capacità a cronometro, Bernal può fare una grande differenza sulle salite con altitudini sopra i 2.000 metri. Sotto questo aspetto il colombiano è sfavorito dal fatto che salite simili sono rare (al Giro, lo Stelvio e il Gavia, quando si fanno, al Tour il Galibier oppure l’Iseran) e anche, come caratteristica, la facilità estrema con cui Pogacar vince dappertutto, quel killer instinct davvero raro da trovare».

Pogacar Liegi 2021
Pogacar ha mostrato finora maggiore duttilità, anche nelle classiche: qui 1° alla Liegi 2021
Pogacar Liegi 2021
Pogacar ha mostrato finora maggiore duttilità, anche nelle classiche: qui 1° alla Liegi 2021

L’importanza del team

Un altro aspetto è costituito dal team di supporto, anche se è chiaro a tutti che Pogacar abbia vinto lo scorso Tour senza grande aiuto da parte della Uae: «Ed è altrettanto chiaro che gli uomini che ha la Ineos sono di qualità unica: Carapaz, Adam Yates, Thomas, Geoghegan Hart. Se Bernal parte in un grande Giro, è però ormai a un livello tale da essere da considerare capitano a tutti gli effetti e chi di questi sarà d’accordo nel lavorare per lui? Più probabile che vengano utilizzati altri corridori, come quelli visti al Giro».

E per quanto riguarda la Uae? «E’ evidente che c’è una differenza sostanziale – risponde Garzelli – ma Hirschi può costituire un validissimo supporto. A Pogacar serve maggiore sostegno in salita e i dirigenti del team stanno già pensando al prossimo ciclomercato per rafforzare la squadra in tal senso».

Bernal Tour 2019
Bernal, trionfatore al Tour 2019 senza vincere una tappa, ma svettando sul Col de l’Iseran
Bernal, trionfatore al Tour 2019 senza vincere una tappa, ma svettando sul Col de l’Iseran

Sfida decisiva alla Vuelta?

Bisogna poi considerare il terreno di battaglia: Giro d’Italia e Tour de France non sono la stessa cosa. Dove sono più adattabili i due campioni? «E’ una bella domanda… Dipende molto dal percorso che viene disegnato: un Giro con Stelvio e Gavia darebbe a Bernal un trampolino eccezionale per la sua naturale abitudine a pedalare in alta quota, mutuata dalle sue stesse origini. Un Tour con molti chilometri a cronometro sarebbe invece un aiuto per Pogacar. Ma le cose possono anche invertirsi, in fin dei conti nel 2019 Bernal fece la differenza proprio in altura».

Il calendario dice che a settembre, alla Vuelta di Spagna, saranno entrambi della partita. Potrebbe essere quello il vero terreno di scontro? Garzelli è scettico: «Io non credo, molto dipenderà dalle Olimpiadi. Bernal dovrà mantenere un certo livello anche dopo il Giro per non arrivare a Tokyo in calo di condizione, Pogacar vuole correre il Tour per vincerlo, arrivare subito dopo a Tokyo e sfruttare la forma della Grande Boucle, ma dopo? Credo che la Ineos stessa punterà su Yates per la corsa spagnola. Per la grande sfida dovremo attendere il prossimo anno e sperare…».

Zigart Pogacar 2021

Urska Zigart, non più solo la fidanzata di Pogacar

14.05.2021
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Nell’incessante susseguirsi di eventi e notizie che contraddistinguono ognuna di queste giornate ciclistiche, quella relativa alla vittoria di Urska Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Valenciana era passata un po’ inosservata, eppure la 24enne slovena di Lubiana non è un personaggio comune perché stiamo parlando della fidanzata di Tadej Pogacar, il numero 1 del ciclismo contemporaneo. Il vincitore del Tour, attualmente in preparazione per la difesa della maglia gialla al Tour.

Per la Zigart, nata a Slovenska Bistrika, questa è stata la seconda vittoria in carriera, dopo il titolo nazionale a cronometro nel 2020 e può segnare il superamento di un confine, un salto di qualità da lei atteso: «Credo di poter migliorare molto e di avere tanto potenziale, mi sento forte ma posso diventarlo molto di più, ho solo bisogno di credere nelle mie doti. In un team di alto livello posso solo migliorare, le vittorie così potrebbero arrivare più facilmente».

La carriera professionistica è iniziata in una città, Lubiana, famosa più per sport come il basket che per il ciclismo, che cosa ti ha spinto a cercare gloria con la bicicletta?

Lubiana è una città multisportiva, dove le discipline più diffuse sono il calcio, la pallavolo e anche il basket. Io ho iniziato a praticare il ciclismo nel 2015, avevo 17 anni, qui c’è l’unica squadra slovena di livello internazionale e volevo farne parte perché poteva essere un modo per girare il mondo.

Che tipo di ciclista sei?

Sicuramente una scalatrice, vado bene soprattutto sulle ascese non estreme, ma in salita vado meglio.

Le salite sono il terreno migliore per Urska Zigart, che però ha qualità anche a cronometro
Le salite sono il terreno migliore per Urska Zigart, che però ha qualità anche a cronometro
Nella tua carriera quanto ti è stato vicino Tadej e quanto tu lo sei per lui?

Difficile dirlo. Abbiamo una storia ciclistica ancora recente – aggiunge la Zigart – non so quanto gli possa essere d’aiuto, ma di certo faccio di tutto per essergli accanto, stiamo insieme da 3 anni, abbiamo condiviso più corse. Lui fa lo stesso con me (nella foto d’apertura alla partenza del Trofeo Binda, ndr) e questa credo che sia la cosa più importante.

Da quando ha vinto il Tour, la pressione dei media su di lui è aumentata, quanto questo pesa sulla vostra vita di coppia?

Diciamo che sembra che ognuno voglia un pezzo di lui… Cerchiamo se possibile di stare un po’ alla larga dai riflettori per avere un po’ di tempo per noi noi stessi ma sappiamo che questo fa parte del gioco, è un prezzo da pagare, sta a noi adeguarci.

L’arrivo della Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Comunitat Valenciana, chiusa al 52° posto
Zivart Valenciana 2021
L’arrivo della Zigart nell’ultima tappa della Vuelta Comunitat Valenciana, chiusa al 52° posto
Quali sono i sogni di Urska Zigart?

Quella di domenica è stata solo la prima vittoria e questo era già un sogno, spero che ne seguano altre e che possa competere per le classiche di maggior livello. La Liegi-Bastogne-Liegi è quella che mi affascina di più, ma devo crescere ancora tanto per essere a quel livello.

Sai che il prossimo anno ci sarà anche il Tour femminile…

Certo e questo è un altro sogno. So di poter dare il meglio nelle corse a tappe proprio perché sono a mio agio in salita. Per poter puntare alla vittoria devo migliorare a cronometro, ma magari un giorno sarà Tadej a festeggiare una mia maglia gialla…

Zivart Alé BCT 2020
Lo scorso anno Urska Zigart ha militato all’Alé BCT Ljubljana
Lo scorso anno Urska Zigart ha militato all’Alé BCT Ljubljana
Fino allo scorso anno eri all’Alé BTC Ljubljana, società slovena con una forte componente italiana. Sei mai stata dalle nostre parti?

Molte volte, siamo “vicini di casa”, non parlo bene l’italiano ma lo capisco, ho corso con atlete italiane di spessore e visto molte città. Adoro poi le Dolomiti per sciare. In squadra, alla Alé BTC Ljubljana stavo molto bene, ma sapevo che avevo bisogno di cambiare per continuare il mio cammino di crescita e i risultati al Team Bikeexchange mi stanno dando ragione.

Tutta la Liegi in uno sprint. I tre del podio (più uno)

25.04.2021
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Una Liegi-Bastogne-Liegi da rivivere in un chilometro. L’ultimo. Lo sprint.  In palio un monumento per cinque corridori. Undici côtes, 4.500 metri di dislivello, 260 chilometri e le fiammate della Ineos Grenadiers hanno portato a questo finale.

Lo sprint a cinque. Tra Pogacar, Alaphilippe, Gaudu, Valverde e Woods
Liegi 2021
Pogacar vince la Liegi 2021 allo sprint al colpo di reni

Gaudu, Alaphilippe, Valverde, Woods e Pogacar all’improvviso smettono di collaborare. L’asfalto di Quai des Ardennes, il lungo Mosa che ospita l’arrivo, potrebbe essere tranquillamente il parquet di una pista. Ultime due curve a destra e 800 metri da fare a tutta.

Lo sprint di Pogacar

La Liegi probabilmente per lui vale come una tappa dei Paesi Baschi (con tutto il rispetto per la corsa spagnola, ndr). La pressione o la paura Pogacar non sa neanche dove siano di casa. In un modo o nell’altro all’ultimo chilometro si trova nella migliore posizione, l’ultima. 

L’abbraccio tra Formolo e Pogacar
L’abbraccio tra Formolo e Pogacar

I crampetti avvertiti all’uscita di Boncelles sembrano essere un ricordo. E poi la gamba è più fresca e tutto sommato c’è anche un bel po’ di voglia di riscatto: non aver fatto la Freccia scotta. Scotta perché sa che sta bene. 

Pogacar resta dietro. Quando lo sprint viene lanciato forse perde anche un metro, ma è normale. E’ l’effetto elastico, sono i tempi di reazione. Però prende anche meno aria e infatti risale, accorcia le distanze dal primo, ancora Valverde. Il drappello si apre a ventaglio e lui è il quinto che esce fuori ad un velocità altissima proprio sull’arrivo. Il colpo di reni in rimonta è magistrale.

«E’ incredibile – continua a ripetere Tadej dopo l’arrivo – non ci credo». Ogni tanto lancia degli urletti. Pochi secondi dopo arriva Formolo. Tadej gli dice: «Ho vinto!». I due si abbracciano. Lui ringrazia i compagni e alla fine Roccia gli fa: «Dai che stasera ci mangiamo un super hamburger».

Dopo l’arrivo, il suo capolavoro diventa ancora di più da manuale. Tadej infatti conferma che voleva controllare Alaphilippe, il più pericoloso e ci è riuscito restando ultimo. «Le gambe erano buone. Che dire: sto vivendo il sogno del ciclismo. Adesso un po’ di riposo in famiglia e poi penseremo al Tour de France».

Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»
Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»

Alaphilippe pistard

Partiamo da lui. Al triangolo rosso è in testa. Posizione pericolosa, specie con questa andatura quasi da surplace. Il campione del mondo però è furbo. Si stringe alla transenna esterna e punta dritto, va largo e si crea lo spazio per mettersi in coda, dietro di lui un solo corridore. Indovinate quale?

Le gambe sono buone. Non tremano di paura. No, non è da Alaphilippe farsela sotto. E poi con quel gesto ha mostrato lucidità. Adesso non deve far altro che aspettare, aspettare e intuire un decimo prima colui che lancerà lo sprint. E’ in coda e può studiare bene gli avversari. Quel momento arriva. Si muove Valverde e ai 300 metri è il più lesto a rispondere. Spinge, risale, sorpassa… la Liegi è lì. Ma un’ombra lo affianca e al colpo di reni lo sorpassa. E’ secondo. Sbatte i pugni sul manubrio dopo essersi allontano dalle telecamere. Non ci sta. 

«Questa Liegi è la sua corsa stregata – dice una mezz’ora dopo il traguardo il suo diesse Davide Bramati – ma non state qui a farmi tirare fuori di nuovo questi pensieri», aggiunge sconsolato il Brama.

«Chapeau a loro – dice invece Alaphilippe – mi dispiace perché i ragazzi hanno fatto un grandissimo lavoro. Ma uno sprint dopo 260 chilometri si può perdere, sono le gambe che hanno fatto la differenza. Io ho spinto al massimo e ho pensato a fare il mio sprint. Alla fine le mie classiche delle Ardenne sono andate bene, ne ho vinta una e ho fatto un podio. Si è lanciato benissimo Pogacar, non credo di aver anticipato io».

Gaudu dopo l’arrivo non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti da pro’
Gaudu non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti

Un nuovo grande: Gaudu

David Gaudu aveva dato appuntamento ai grandi venerdì. Ci aveva detto che gli piacevano le classiche e che la Liegi era la sua preferita. Ci aveva detto anche che lavorava per il testa a testa con i big in salita. E non ha mancato il rendez-vous.

Alle 16,37 del giorno della Liberazione 2021, il corridore della Groupama-Fdj si è fatto trovare in cima alla Roche aux Faucons con i primi. Per scappare via e diventare definitivamente un big anche lui. Un altro della nuova generazione che avanza.

Nel chilometro finale lui sta nel mezzo. Alla radio gli dicono di controllare Alaphilippe. Ma non è facile. Diciamo la verità, certi sprint devi anche saperli affrontare. Però tutto sommato se ne resta buono dietro. Segue la “massa” e “scopre” di essere anche veloce. E di avere gambe

La mattina è stato l’unico a presentarsi in zona mista ben coperto, senza bici e con le scarpe da ginnastica. Mani incrociate dietro la schiena, faceva finta di essere tranquillo. Era invece serissimo. Ma un punto in più per lui, che ha tenuto botta alla pressione, e per essere stato puntuale!

Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno concluso rispettivamente quinto e quarto
Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno chiuso quinto e quarto

Onore a Valverde 

Ma anche se volevamo parlare solo dei protagonisti del podio, non possiamo non aggiungerne uno: il quarto, Alejandro Valverde.

Ecco il suo sprint. Il volpone s’incolla alla ruota del più veloce e pericoloso, Alaphilippe. Il problema è che quello è anche una faina, non solo il campione del mondo. Prende larga l’ultima curva e lo fa ritrovare in testa. Allora lo spagnolo fa una buona cosa, ma non la migliore: si mette su un lato, ma quello esterno. Il rettilineo finale infatti gira leggermente verso destra. In pratica difende il lato lungo. Chi lo passa sulla destra dovrà fare meno strada. Ma certo, valle a pensare queste cose dopo 260 chilometri.

Le gambe poi sono quelle che sono. Parte ai 300 metri, lo sprint non è quella di una volta, quindi tanto vale giocarsela lunga. Sogna per 150 metri, rema come un disperato per gli altri 150. Una medaglia di legno sì, ma piena di onore, di orgoglio e di rispetto.

Ragazzi, chapeau: 41 anni oggi. La Liegi gli ha anche cantato la canzoncina degli auguri prima del via. Unzue, team manager della Movistar, dopo l’arrivo, se ne sta da solo in un lato del bus a fare avanti e dietro. Se potesse gli toglierebbe dieci anni e gli rinnoverebbe il contratto per altrettanto tempo.

Il saggio Marcato, un po’ maestro, un po’ guerriero

23.04.2021
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«Quando avevo poco più di 20 anni – sorride Marcato – facevo un allenamento di sei ore e il giorno dopo, non dico che avevo già recuperato, però stavo bene. Adesso quando faccio un allenamento importante di sei ore, magari ho bisogno di due giorni per recuperare. E’ una differenza che fa pensare».

Il Tour of the Alps si avvia alla conclusione, il dialetto trentino ha preso il posto dell’ingombrante tedesco dei giorni scorsi e il caffè al bar ha un gusto più accogliente. Il veneziano del Uae Team Emirates ha appena firmato il foglio di partenza e, mentre parla, un angolo della memoria va indietro, cercando la prima volta che lo incontrammo. Probabilmente fu nel 2004, quando correva alla Bata di Rino Baron con Leonardo Moser e lo stesso Michelusi che ora allena Aru alla Qhubeka-Assos, ma bisognerà controllare. Di sicuro la sua storia nel ciclismo, vissuta spesso con il sorriso, ha radici profonde.

Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita
Al Tour of the Alps, per Marcato lavoro per la squadra e tanta salita

«Doveva essere la stagione della ripresa – dice – e in parte lo è, di certo rispetto a quella passata, perché le corse ci sono. E noi come movimento ciclistico internazionale abbiamo dimostrato di poter correre in sicurezza. Ci sono stati tanti sforzi da parte delle squadre e degli organizzatori, abbiamo fatto vedere che il ciclismo si può fare. E per me è lo stesso. Poter correre è quello che più voglio fare e avere questa opportunità, sia pure fra tamponi e il resto, fa molto piacere».

Però… che cosa ci fa un uomo del Nord sulle montagne del Trentino?

Ho fatto la prima parte lassù. E archiviate le pietre sono venuto qui a fare un po’ di salita e un po’ di fatica. Non sono qui a preparare il Giro, la carta di identità parla chiaro. Ci sono tanti giovani e tante pedine da giocare, nei grandi Giri e nelle altre corse. Se me lo chiederanno, sarò pronto e ben felice di partecipare, ma giustamente prima vengono gli interessi di squadra.

Prima del Tour of the Alps, Marcato ha fatto il suo… giro sul pavé del Nord
Prima del Tour of the Alps, un giro sul pavé del Nord
Un tempo la parola “giovane” si associava alla freschezza, ma anche all’inesperienza. Possibile che oggi sia sinonimo di “invincibile” e che sappiano già tutto?

Quelli che passano sono molto informati. Un po’ perché magari, fin da quando sono juniores, hanno metodologie di allenamento avanzate. Però sicuramente ci sono corse e corse. Nelle classiche del pavé conta tanto l’esperienza e nonostante si sia già pronti a livello tecnico e fisico, sapere dove limare, dove essere davanti al momento giusto, dove recuperare è fondamentale. Soprattutto nelle corse di sei ore, dove la posizione in gruppo fa la differenza. Mentre magari in altre corse, con tante salite o l’arrivo secco, la freschezza di un giovane viene fuori e può fare la differenza.

Quali obiettivi si possono avere allora a 37 anni?

Un obiettivo concreto per me è fare una bella stagione, visto che comunque è la mia 17ª da professionista, e cercare sempre di dare il massimo per la squadra. Ci sono stati anni in cui ho provato a vincere e a prendermi le mie soddisfazioni personali, però sono anche consapevole dei miei limiti. Oggi il mio obiettivo è aiutare i compagni, essere presente e magari insegnare qualcosa ai giovani. Fa sempre piacere, mi inorgoglisce sapere che mi vedono come punto di riferimento e mi ascoltano.

Alla Vuelta del 2019 Marcato con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
Alla Vuelta del 2019 con Pogacar, a ruota di Valverde, assistendo il giovane campione
A proposito di giovani, che effetto fa andare a correre con Pogacar in squadra?

Sicuramente vai alle corse per vincere e già questo ti dà morale, uno stimolo in più per dare il 110 per cento. Tadej trascina un po’ tutti. Sai che comunque sarà presente, sai che ogni tuo sforzo viene ripagato e penso che questo sia la cosa più bella e più importante per ottenere risultati e vivere tutte le corse in armonia.

Parliamo di un giovane che ha bisogno di ascoltare o di un giovane che non è più giovane?

E’ uno che a livello di testa è molto forte. Sa dove può arrivare e ha ben chiaro il suo percorso. Magari man mano che si presenteranno le occasioni, ci potranno essere dei momenti in cui avrà bisogno di essere indirizzato o corse in cui potrà avere bisogno di un consiglio. Già alla Vuelta di due anni fa, mi è capitato di dividerci la stanza per un mese. Ci si parlava spesso. E uno che ascolta. Non dà mai nulla per scontato. Fu la Vuelta da neoprofessionista, con tre tappe vinte e il podio.

Marco Marcato ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ha scortato Pogacar al Tour 2020, arrivando a Parigi in giallo
Ci pensi mai a cosa farai da grande?

Ci si pensa sì, al dopo. Ho 37 anni quest’anno. Il ciclismo è sempre più stressante, devi fare l’atleta per 365 giorni all’anno, non è semplice. Nonostante questo, dico che finché mi alzo al mattino e ho voglia di fare sacrifici e di allenarmi e sono competitivo, perché smettere? Però comunque la testa rivolta al dopo c’è. Vedremo se si presenteranno delle occasioni, anche rimanere nell’ambiente, mi farebbe piacere.

A casa tutto bene?

Sì, dai. Le bimbe, Aurora e Alice, vanno a scuola e questa è una gran cosa, soprattutto in questi giorni in cui mia moglie Elisa è sola a casa. Le scuole chiuse e la didattica a distanza sono state una bella prova. Adesso sembra che le cose vadano meglio e poi stasera torna a casa papà per dare una mano…

Uae Team Emirates, da Pogacar a Trentin li hanno tutti loro…

20.04.2021
3 min
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Dopo il clamoroso trionfo di Tadej Pogacar all’ultimo Tour de France, la squadra degli Emirati Arabi ha lavorato molto sul fronte degli acquisti, perché l’evoluzione della Grande Boucle aveva dimostrato che lo sloveno aveva bisogno di un team molto più forte e in grado di sostenerlo. L’arrivo del polacco Rafal Majka, corridore stabilmente nell’alta classifica nei grandi Giri, deve fungere da supporto principale per Pogacar, che nel 2021 punterà tutto sulla riconferma della maglia gialla. Perché ciò avvenga servirà però anche un salto di qualità nell’occasione che conta da parte di tutti i corridori qualificati come McNulty, Molano, Dombrowski, l’esperto Rui Costa, ai quali si chiederà anche di fare bella figura nelle altre corse a tappe.

Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale
Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale

Con l’arrivo in extremis di Hirschi, la squadra sale di livello anche per le classiche, trovando nello svizzero ma anche nell’altro acquisto Matteo Trentin elementi di spicco in grado di sbancare ogni tipo di corsa e soprattutto non puntando tutto sulle volate, ma privilegiando autentici e vincenti colpi di mano. Attenzione poi a Davide Formolo, che ha dimostrato più volte di poter aspirare a grandi traguardi, soprattutto nelle corse d’un giorno. A Fernando Gaviria resterà il compito di raccogliere il più possibile nelle volate senza dimenticare l’esperienza di Alexander Kristoff, sempre da considerare nelle prove più veloci. Come si vede di carne al fuoco ce n’è tanta, per tentare finalmente la scalata al primo posto del ranking UCI.

Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff
Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Andres Camilo GomezMariquitaCol02.06.19992020
Mikkel BjergCopenaghenDen03.11.19982018
Sven Erik BystromHaugesundNor21.01.19922015
Valerio ContiRomaIta30.03.19932014
Alberto Rui CostaPovoa de PorzimPor05.10.19862007
Alessandro CoviBorgomaneroIta28.09.19982020
David De La CruzSabadellEsp06.05.19892012
Joseph DombrowskyMarshallUsa12.05.19912013
Davide FormoloNegrarIta25.10.19922014
Fernando GaviriaLa CejaCol19.08.19942016
Ryan GibbsonJohannesburgRsa13.08.19942017
Marc HirschiBernaSui24.08.19982019
Alexander KristoffOsloNor05.07.19872010
Vegard Stake LaengenOsloNor07.02.19892013
Rafael MajkaCracoviaPol12.09.19892011
Marco MarcatoSan Donà Di PiaveIta11.02.19842005
Brandon McNultyPhoenixUsa02.04.19982017
Yousif Mirza Al-HammadiKhor FakkanUae08.10.19882016
Juan Sebastian MolanoPaipaCol04.11.19942015
Cristian Camilo MunozVentaquemadaCol20.03.19962017
Ivo OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Rui OliveiraVila Nova De GaiaPor05.09.19962015
Tadej PogacarKomendaSlo21.09.19982019
Jan Polanc KranjSlo06.05.19922013
Aleksandr RiabushenkoMinsk Blr12.10.19952018
Maximilian RichezeBuenos AiresArg07.03.19832006
Matteo TrentinBorgo ValsuganaIta02.08.19892011
Oliviero TroiaBordigheraIta01.09.19942017
Diego UlissiCecinaIta15.07.892010

DIRIGENTI

Jose Antonio FernandezEspGeneral Manager
Allan PeiperAusDirettore Sportivo
Fabio BaldatoItaAss.Direttore Sportivo
Rubens BertogliatiSuiAss.Direttore Sportivo
Aurelio Corral RuizEspAss.Direttore Sportivo
Manuele MoriItaAss.Direttore Sportivo
Fabrizio GuidiItaAss.Direttore Sportivo
Andrej HauptmanItaAss.Direttore Sportivo
Marco MarzanoIta Ass.Direttore Sportivo
Simone Pedrazzini ItaAss.Direttore Sportivo
Bruno VicinoItaAss.Direttore Sportivo
John WakefieldRsaAss.Direttore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Colnago è entrata a far parte della stessa famiglia del team degli Emirati Arabi e ora tutti i corridori del UAE Team Emirates pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo. Delle vere fuoriserie montate con il Campagnolo Super Record EPS, ruote Bora e pneumatici Vittoria.

CONTATTI

UAE TEAM EMIRATES (Uae)

CGS Cycling Team AG, Via Vedeggio 3, 6814 Lamone (SUI)

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Facebook: @@UAETEAMEMIRATES

Twitter: @TeamEmiratesUAE

Instagram: uae_team_emirates

Colnago V3Rs Pogacar

La Colnago che piace a tutti da Pogacar fino a Gaviria

20.04.2021
4 min
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Il UAE Team Emirates è una squadra piena di campioni, basta pensare che troviamo l’ultimo vincitore del Tour de France Tadej Pogacar, il velocista colombiano Fernando Gaviria fino al nostro Matteo Trentin e al fortissimo svizzero Marc Hirschi. Tutti questi campioni pedalano sulla V3Rs di Colnago per le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo.

Più rigida e più leggera

La V3Rs è l’evoluzione dei telai precedenti, vale a dire il V1-r e il V2-r, ma con delle caratteristiche che la rendono in linea con le ultime tendenze tecniche. La V3Rs ha un telaio in fibra di carbonio monoscocca con un peso di 790 grammi nella taglia 50s in versione disco. Per raggiungere questo risultato Colnago ha utilizzato un nuovo tipo di carbonio, che ha permesso di aumentare la rigidità alle flessioni laterali. Il risultato è che questa nuova versione è più rigido del 12% nel comparto posteriore e del 6% in quello anteriore, rispetto al V2-r.
Un grande lavoro è stato fatto nella forcella, completamente ridisegnata e dal peso di 390 grammi. La grande novità è nel nuovo design con i foderi concavi nella parte superiore che permette di montare pneumatici fino a 28 millimetri di larghezza.

Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar con la V3Rs con i freni tradizionali
Tadej Pogacar Giro Paesi Baschi Colnago V3Rs
Tadej Pogacar al Giro dei Paesi Baschi con la V3Rs con i freni tradizionali

Prestazioni su ogni tipo di percorso

Un’altra zona tutta nuova è la chiusura del reggisella, dove i tecnici Colnago hanno lavorato per ridurre il peso. Il sistema presente sulla V3Rs è più leggero e più piccolo rispetto sia a quello della V2-r che del C64. Inoltre, è completamente integrato nella scocca e permette una migliore modulabilità del serraggio.

Anche per le geometrie sono state apportate delle migliorie per favorire la guidabilità. Il tubo sterzo è stato accorciato, con la forcella che è stata allungata. Il movimento centrale è stato abbassato in modo da avere un baricentro più attaccato al terreno. In sostanza la V3Rs è una bicicletta che fornisce ottime prestazioni su tutti i terreni anche grazie al design dei tubi che favoriscono l’aerodinamicità.

Disco o caliper

Una particolarità dei corridori dell’UAE Tema Emirates è quella di usare la V3Rs sia con i freni a disco (nell’immagine di apertura) che con i freni caliper. Una scelta che viene fatta soprattutto da Pogacar, che usa l’una o l’altra versione in base alle caratteristiche dei tracciati che deve affrontare.

Ruote e manubri italiani

A livello di ruote l’UAE Team Emirates è equipaggiato con le Campagnolo Bora One e con le nuove Bora Ultra WTO con profili da 33, 45 e 60 millimetri. Rimaniamo in Italia anche per il manubrio che è fornito da Deda Elementi con l’elegante Alanera, che permette il passaggio interno di tutti i cavi e un design piatto che favorisce l’aerodinamica.

Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d’Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d'Italia a Torino
Davide Formolo con la K.one impegnato nel prologo del Giro d’Italia a Torino

Linee estreme e forcella nuova

La Colnago K.one è la bicicletta frutto di numerosi test in galleria del vento, che da il meglio di se dai 50 chilometri orari in su. Rispetto al suo predecessore K.zero, la K.one vanta una rigidità maggiorata del 12% e un miglioramento aerodinamico dell’8%. I freni caliper sono nascosti, infatti quello anteriore è posto nella parte superiore della forcella e coperto da una cover, mentre quello posteriore è posto sotto i foderi bassi subito dietro la scatola del movimento centrale. I corridori dell’UAE Team Emirates usano le prolunghe Jet di Deda Elementi.

 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera
 Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi

La scheda tecnica

GruppoCampagnolo Super Record EPS
RuoteCampagnolo Bora
PneumaticiVittoria
ManubrioDeda Elementi
Sella Prologo
ReggisellaColnago
PedaliLook

Tanta Italia anche fra i componenti

Per quanto riguarda la componentistica troviamo tanta Italia, infatti Campagnolo fornisce il gruppo Super Record EPS e come abbiamo già detto le ruote. I portaborracce sono di Elite, i manubri sono di Deda Elementi e i pneumatici Vittoria. A completare le Colnago di Trentin e compagni ci sono le selle di Prologo e i pedali Look.