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Glivar, primo anno con Pogacar e già inizia a vincere

06.02.2024
5 min
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Di Gal Glivar avevamo già avuto modo di occuparci dopo il clamore suscitato lo scorso anno dalle sue vittorie nella prima parte di stagione. Si parlava di lui come del nuovo Pogacar, l’ennesimo talento emerso dal prolifico movimento sloveno. Da allora il 21enne ha cambiato squadra, entrando nell’universo della Uae attraverso la porta del devo team, ma sin dalle prime battute ha fatto vedere di che pasta è fatto, andandosi a prendere il Tour of Sharjah.

Miglior inizio di stagione non ci poteva essere: «Mi sono preparato bene durante l’inverno – racconta subito dopo il suo ritorno a casa – prima della partenza si era deciso che sarei stato il leader della squadra per via della mia forma. E’ stato bello arrivare con un piano alla corsa e seguirlo fino alla vittoria finale».

Seconda tappa del Tour of Sharjah, vince il francese Barbier. Alle sue spalle Bonifazio (a destra) e Glivar (a sinistra)
Seconda tappa del Tour of Sharjah, vince il francese Barbier. Alle sue spalle Bonifazio (a destra) e Glivar (a sinistra)
Che ambiente hai trovato nella corsa araba, che cosa ti ha colpito di più del Paese e della gente?

E’ un posto che sta davvero crescendo nel ciclismo ed è incredibile vedere tanti ciclisti lì tifare per noi e per la nostra squadra. Le persone erano fantastiche, ci hanno fatto sentire davvero a casa. Sono tutti così gentili ed è bellissimo correre in questo Paese. Abbiamo trovato molto pubblico alla partenza come anche alla fine delle tappe. C’erano tante persone, anche persone importanti degli Emirati Arabi Uniti, si vede che ci tengono alla gara e tengono che noi del team di casa facciamo bella figura.

Che livello di corsa era, quanta concorrenza hai trovato?

C’erano 165 corridori provenienti da molte nazioni. C’erano molte squadre asiatiche e alcune professional europee. Quindi il livello era piuttosto alto e questo mi incoraggia molto, so di aver fatto qualcosa d’importante.

Il podio finale con molti sceicchi del luogo. Glivar ha vinto con 22″ su Heidemann (GER) e 37″ su Budyak (UKR)
Il podio finale con molti sceicchi del luogo. Glivar ha vinto con 22″ su Heidemann (GER) e 37″ su Budyak (UKR)
Noi c’eravamo sentiti nello scorso giugno, tu da agosto sei alla Uae. Che cosa è cambiato?

Ho fatto qualche mese con la squadra maggiore, ora sono nel devo team. Questo è il nuovo progetto del gruppo arabo ed è un progetto straordinario, che permette di crescere e fare le proprie esperienze guardando anche ai più grandi. Io venivo dal team sloveno dell’Adria, passando in una realtà così grande sono rimasto attonito. E’ la migliore squadra del mondo con i migliori ciclisti. Ha tutto ciò di cui abbiamo bisogno, la migliore attrezzatura, la migliore alimentazione, il miglior allenatore. Non c’è situazione migliore per crescere.

In base a questi mesi e soprattutto all’ultima vittoria, continui ad essere un corridore per corse a tappe?

A dir la verità ho sì vinto la classifica generale, ma non mi vedo come un corridore da classifica generale. Le mie caratteristiche sono migliori per le classiche come le gare lunghe con salite brevi, come la Liegi-Bastogne-Liegi. Queste sono le gare che amo di più.

La gara negli Emirati ha visto la Uae Gen Z correre in protezione di Glivar (foto Tour of Sharjah)
La gara negli Emirati ha visto la Uae Gen Z correre in protezione di Glivar (foto Tour of Sharjah)
Come ti trovi a correre con Pogacar e quali sono i rapporti con lui?

E’ davvero un grande corridore, ma prima di tutto una brava persona, quindi è davvero bello allenarsi con lui. E’ rilassato e professionale ma anche molto veloce. Molto… Quindi se voglio allenarmi con lui devo dare il massimo tutto il giorno e io non sono al suo livello. Per questo non ci alleniamo molto insieme. Almeno per adesso, devo ancora crescere e migliorare.

Tutti dicono che la Uae è una squadra di campioni dove quindi è più difficile trovare spazio per un giovane. E’ vero?

Sì, la squadra ha molte stelle, ma anche molti aiutanti come il mio buon amico Domen Novak della squadra maggiore. Mi alleno molto con lui, ma la squadra è davvero ottima per lo sviluppo perché lavoriamo con le stesse persone e siamo davvero connessi con il team principale.

Lo sloveno ha capitalizzato il successo nella crono. Lo vedremo all’opera a Murcia e Almeria
Lo sloveno ha capitalizzato il successo nella crono. Lo vedremo all’opera a Murcia e Almeria
La seconda parte di 2023 non ti aveva visto protagonista come la prima. E’ stato il contraccolpo del passaggio di squadra?

Dopo i campionati nazionali ho avuto il Covid che mi ha lasciato dei problemi ai polmoni, mi allenavo ma non ritrovavo la mia forma. Essa è arrivata solo alla fine della stagione, ero di nuovo ad un buon livello al Giro della Croazia. A quel punto hanno deciso che mi avrebbero portato al devo team.

Tu sei considerato già l’erede di Pogacar anche se siete entrambi molto giovani. Ma ci sono in Slovenia altri ragazzi al vostro livello?

Non abbiamo un grande bacino di corridori come Italia, Spagna o Francia. Ma abbiamo molto potenziale in quelli che emergono e approdano fra i professionisti e penso che tra qualche anno il ciclismo sloveno salirà di livello anche dal punto di vista numerico.

Ora che cosa ti aspetti da questa stagione?

Il nostro programma prevede di vincere gare con il team Gen Z e di fare esperienza con tutti i corridori del team WT. Quindi farò metà gare con il team di sviluppo e metà con quello principale. Il tutto al fine di migliorare, fare esperienza e imparare il più possibile. Magari ripetendo quanto avvenuto negli Emirati anche un po’ più vicino a casa…