Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CMG

Il ciclismo senza Pogacar e il coraggio ritrovato dei suoi avversari

25.10.2026
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L’argomento era emerso il giorno dopo la vittoria di Paul Seixas al Lombardia, il francesino della Decathlon aveva appena vinto la prima Classica Monumento della carriera e nella conferenza stampa parlava di coraggio e ambizione. Parole arrivate dopo la scarica di adrenalina del successo più importante della sua giovane carriera, una sorta di redenzione che ha nascosto subito la delusione e l’insoddisfazione maturate a Montreal. Paul Seixas al margine del Lombardia ha detto che lavora ogni giorno per diventare il numero uno al mondo, lo fa perché il talento e l’ambizione lo spingono e fanno ardere in lui la voglia di vincere. 

Questo finale di stagione senza Tadej Pogacar ci ha fatto ricordare che viviamo in un’epoca di grandi corridori: Mathieu Van Der Poel, Michael Matthews, Remco Evenepoel, Giulio Ciccone e ovviamente Paul Seixas. Tanti altri sono coloro che si sono ricordati di valere più di qualche piazzamento, basti chiedere ad Enric Mas e a quante volte ha sognato di vincere un Grande Giro. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Felix Gall, Enric Mas, Vuelta 2026
La Vuelta è stata l’ultima corsa di Tadej Pogacar, poi la caduta ha costretto lo sloveno al ritiro, lo rivedremo in gruppo all’inizio della prossima stagione
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Felix Gall, Enric Mas, Vuelta 2026
La Vuelta è stata l’ultima corsa di Tadej Pogacar, poi la caduta ha costretto lo sloveno al ritiro, lo rivedremo in gruppo all’inizio della prossima stagione

Senza sua maestà

La caduta in Spagna di Tadej Pogacar ha aperto una finestra sul mondo che fino a quel momento era coperto dalle spalle larghe e dal talento dello sloveno. Tanta era la forza di Pogacar che il rischio era di dimenticarsi del resto, la sensazione sembrava essere che anche i corridori stessi si fossero dimenticati del loro valore. E’ servito il carattere di un ragazzino francese di 19 anni per pensare di vedere un affronto al re. Prima alla Strade Bianche, poi alla Liegi e infine con la vittoria al Lombardia, Paul Seixas ha gettato il guanto di sfida. 

Abbiamo intercettato Roberto Damiani alla fine della stagione, mentre i corridori vanno in vacanza e scappano dall’altra parte del mondo e chi resta si gode qualche momento di normalità. 

«Con quella caduta tutti avevano percepito che saremmo tornati a vedere un ciclismo diverso – commenta Damiani – il dominio di Pogacar era ed è meritato, ci mancherebbe. Però eravamo arrivati a vedere una sudditanza sia verso di lui che nei confronti del UAE Team Emirates».

Vuelta Espana 2026, Alto de Aitana, Enric Mas Nicolau
La Vuelta è diventata terreno di caccia e di dominio di Enric Mas, lo spagnolo è riuscito a coronare il sogno di vincere un Grande Giro
Vuelta Espana 2026, Alto de Aitana, Enric Mas Nicolau
La Vuelta è diventata terreno di caccia e di dominio di Enric Mas, lo spagnolo è riuscito a coronare il sogno di vincere un Grande Giro
Dominio che durava da un po’…

Al Lombardia dello scorso anno si era percepito ancora di più, oltre a Pogacar la squadra aveva sei corridori che sarebbero stati tranquillamente dei capitani nelle altre formazioni in gruppo. Un dominio per un certo senso quasi frustrante, anche perché nessuno poi provava e resistere. 

Il primo a scottarsi fu Bagioli al mondiale di Zurigo nel 2024…

Da un paio d’anni a questa parte, il canovaccio tattico era un attacco di Pogacar, uno o due che provavano a restargli a ruota e poco dopo cedevano. Facevano un fuorigiri talmente alto che poi perdevano anche il podio e da secondi finivano quinti, sesti o peggio. 

Summer McNulty, da ragazza Oak , moglie di Brandon dal 2023, è stata a sua volta una ciclista
Il mondiale è stata una corsa tattica, di gambe e spettacolare, vinta da McNulty con coraggio
Summer McNulty, da ragazza Oak , moglie di Brandon dal 2023, è stata a sua volta una ciclista
Il mondiale è stata una corsa tattica, di gambe e spettacolare, vinta da McNulty con coraggio
Alla fine si era optato per lasciarlo andare?

Sembrava l’unica soluzione, Pogacar attaccava e gli altri si giocavano i piazzamenti, se a questo aggiungi il fatto che le squadre lottano per i punti viene facile capire il perché. Oltre alla superiorità di Pogacar.

Siamo tornati a vedere delle corse aperte?

Per il risultato finale sì, se pensiamo al mondiale è stato vinto da un corridore di talento ma che ha fatto un’azione tatticamente intelligente. Senza dimenticare il lavoro di squadra che hanno fatto i compagni di nazionale di McNulty. Allo stesso modo il Lombardia è stata una gara bellissima, dove Seixas ha fatto un’azione impressionante.

Figlia del coraggio?

Di una motivazione ritrovata, perché se prima alla partenza l’atteggiamento era quasi di sconfitta anticipata adesso abbiamo assistito a corridori con grinta e fame ritrovata. 

Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Giulio Ciccone
Il Lombardia ha permesso ai Seixas di correre con l’ambizione e il coraggio dei grandi campioni, un mattone importante per la sua crescita e consapevolezza
Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Giulio Ciccone
Il Lombardia ha permesso ai Seixas di correre con l’ambizione e il coraggio dei grandi campioni, un mattone importante per la sua crescita e consapevolezza
E quando tornerà Pogacar?

Benvenga, ma dovremo trovare il modo di rendere la corsa interessante. Di provare cose nuove, uscire dai soliti canovacci tattici. Ricordo che Felice Gimondi disse una frase secondo me attuale quando un tifoso gli disse che senza Eddy Merckx avrebbe vinto di più. Lui rispose: «Magari senza Merckx non sarei diventato Felice Gimondi».

Questo per dire?

Che Pogacar continuerà a fare quello che gli riesce meglio, saranno gli avversari a dover trovare il modo di batterlo. A mio avviso serve più coraggio, sia tattico che di corsa. A volte in gara si vedono team collaborare con la UAE per interessi comuni, ma se sono i più forti, per batterli bisogna isolarli. 

Torniamo al fatto che serve coraggio?

Alfredo Martini diceva che certe volte per vincere bisogna rischiare di perdere, ma quando le squadre guardano ai punti UCI allora tutto diventa più monotono. 

Il Lombardia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Protagonista del finale di stagione è stato anche il nostro Ciccone, a lui il coraggio non è mai mancato ma ha ritrovato nuova verve
Il Lombardia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Protagonista del finale di stagione è stato anche il nostro Ciccone, a lui il coraggio non è mai mancato ma ha ritrovato nuova verve
I grandi campioni come Van Der Poel Van Aert, Seixas o Ciccone però non guardano a questo, corrono per vincere…

Infatti penso che Seixas sia stata una bella ventata di aria fresca, ha corso con l’istinto e il coraggio di provare a contrastare Pogacar. Lo stesso hanno fatto Van Der Poel e Van Aert. E Seixas senza Pogacar ha corso un mondiale sbagliando tattica, però ha imparato qualcosa di nuovo.

C’è tanta curiosità il ritorno di Pogacar?

Si dovrà capire se tornerà lo stesso, personalmente credo di sì e che sarà questo per altre stagioni. Ma le prima gare del prossimo anno serviranno per misurare la temperatura e vedere cosa succede.

Tour de France 2026, Plateau de Solaison, Remco Evenepoel, Tadej Pogacar

Bastano due crono (lunghe) perché sia il Tour di Evenepoel?

23.10.2026
5 min
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Questo Tour è fatto su misura per Remco Evenepoel? Il tempo che si sollevasse il velo e dedicato il giusto tempo allo studio dei percorsi, in Belgio è partito il tam tam secondo cui l’edizione 2027 potrebbe essere fatta per il loro beniamino, che quest’anno lo ha chiuso al secondo posto. Certo la caduta di Vingegaard potrebbe aver giocato a suo favore, ma è un fatto che Remco abbia limato tre minuti nei confronti di Pogacar: le distanze sono ancora siderali, quest’anno tuttavia il belga ha chiuso a 6’26”, mentre nel 2024 fu terzo a 9’18”.

Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)
Il Palazzo dei Congressi di Parigi ha seguito con entusiasmo la presentazione del Tour 2027 (foto ASO/Laure Boutiot)

Un vantaggio per i cronoman

Le due cronometro per un totale di 71 chilometri sembrano la chiave di volta del prossimo Tour de France: soprattutto la prima. A parità di forze, Remco potrebbe davvero mettere sotto Pogacar e presentarsi alle Alpi con un vantaggio. Nella seconda, con le Alpi nelle gambe, il gap potrebbe ridursi o addirittura ribaltarsi.

«L’anno scorso Evenepoel ha dimostrato di poter puntare alla vittoria finale – ha detto a Parigi Thierry Gouvenou, tracciatore del Tour – e se tornerà con la stessa forma, dovrebbe essere contento di questo percorso. Le tappe di montagna hanno sempre creato grandi distacchi negli ultimi anni, ora vogliamo dare ai corridori più veloci la possibilità di guadagnare un vantaggio sugli scalatori puri».

Bernard Hinault dubita che Evenepoel possa battere Pogacar al Tour: è migliorato, ma soffre troppo gli scatti in salita (foto Anouk Flesh)
Bernard Hinault dubita che Evenepoel possa battere Pogacar al Tour: è migliorato, ma soffre troppo gli scatti in salita (foto Anouk Flesh)

Hinault non abbocca

In realtà la platea di ieri al Palazzo dei Congressi di Parigi era piuttosto spaccata e a fare da contraltare all’entusiasno dei media belgi è arrivata come una sentenza la considerazione di Bernard Hinault, affiancato da Pogacar a quota cinque Tour vinti e in procinto di essere superato.

«Questo Tour – ha dichiarato – è ancora troppo duro per Evenepoel. Ha fatto buoni progressi quest’anno, era più leggero e saliva molto meglio, ma in salita non riesce a gestire gli attacchi improvvisi. Evenepoel è uno scalatore da ritmo. Penso che possa vincere delle tappe l’anno prossimo, sicuramente le due cronometro. Ma non credo nella classifica generale. C’è semplicemente uno che è migliore degli altri e Pogacar in più vorrà la rivincita per la Vuelta. Ma comunque, potrei sbagliarmi. E soprattutto Evenepoel stesso deve credere di potercela fare».

Thevenet e Merckx, protagonisti di un'epica sfida al Tour de France 1975
Thevenet e Merckx, protagonisti di un’epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale
Thevenet e Merckx, protagonisti di un'epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale
Thevenet e Merckx, protagonisti di un’epica sfida al Tour de France 1975 in cui lo sfidante batté il Cannibale

Thevenet e la normalità di vincere

Non troppo lontano da Hinault è parso Bernard Thévenet, vincitore di due Tour de France: nel primo, quello del 1975, riuscì a battere Eddy Merckx, l’imbattibile di allora.

«Remco Evenepoel – ha detto – mi ha impressionato perché è migliorato in montagna, mentre Paul Seixas continuerà a crescere e sarà più vicino a Pogacar rispetto a quest’anno. Ma non so dire se tutto questo basterà per colmare la differenza. Tadej può vincere il sesto Tour e lascerebbe un segno molto profondo nella storia, anche se forse non nel cuore degli appassionati di ciclismo. Farebbe qualcosa di straordinario, che purtroppo verrà considerato ordinario perché per Pogacar vincere è diventata la normalità.

«Quando Indurain vinse cinque Tour e quando per primo lo fece Anquetil, tutti rimasero stupiti per la grandezza dell’impresa. Perché lo stesso stupore si ripeta oggi, bisognerebbe che Pogacar vincesse per un soffio. Quelle due crono che sorridono a Evenepoel potrebbero essere utili proprio a questo».

Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster, capo dei tecnici della Red Bull-Bora, pensa che il percorso del Tour 2027 sia dalla parte di Evenepoel
Zak Dempster è a capo dei tecnici della Red Bull-Bora
Zak Dempster, capo dei tecnici della Red Bull-Bora, pensa che il percorso del Tour 2027 sia dalla parte di Evenepoel

L’ottimismo di coach Dempster

Sul tema è stato tirato in ballo anche Zak Dempster, capo dei settore performance della Red Bull-Bora, cui è approdato quest’anno dopo aver dato grandi segnali al Team Ineos.

«Il percorso ci favorisce – ha detto – la prima settimana si preannuncia particolarmente intensa e sarà fondamentale evitare problemi. La lunga cronometro individuale al termine della prima settimana ci offre un’ottima opportunità per farci notare fin da subito e questo potrebbe essere di grande importanza in vista delle Alpi nella seconda settimana. La seconda cronometro è un altro punto forte di questo percorso.

«Siamo contenti del ritorno di un maggior numero di chilometri a cronometro individuale, perché aggiungono una dimensione in più alla corsa e rendono la lotta per la maglia gialla ancora più aperta ed emozionante. Nel complesso, questo è un percorso che esalta i nostri punti di forza e ci dà tutte le ragioni per puntare alla maglia gialla»,

Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)
Prudhomme ha tenuto a precisare che le due crono servono per stimolare il duello fra passisti e scalatori (foto ASO/Maxime Delobel)

Prudhomme e la resa dei conti

Dalla squadra tedesca non arrivano anticipazioni sulla possibile formazione per il Tour. Ralf Denk ha detto che per decidere aspetteranno di avere in mano anche il percorso del Giro e solo dopo questo inizieranno a parlarne con i corridori per decidere se schierare due leader come nel 2026. Ma intanto il perché delle due crono arriva proprio da Christian Prudhomme, patron del Tour.

«Non progettiamo mai un percorso per un corridore specifico – ha spiegato – piuttosto li facciamo per diversi tipi di corridori. Negli ultimi anni, abbiamo creato percorsi più favorevoli agli attaccanti, ma qui ci troviamo con corridori – penso in particolare al campione europeo, mondiale e olimpico a cronometro – che sono molto costanti nelle prove a cronometro e sono capaci di grandi cose anche in montagna.

«Sappiamo benissimo che Tadej Pogacar domina ovunque, che ha un talento incredibile ed è emerso su qualunque tipo di percorso gli abbiamo proposto. I più forti emergono sempre e potrebbe essere di nuovo così, potrebbe vincere lui entrambe le cronometro del prossimo Tour de France. Ma io ho sempre avuto in mente la storia di Bahamontes e Anquetil, lo scalatore alato e il re delle cronometro. Uno guadagnava tempo sul suo terreno e l’altro recuperava sul suo. Non sarebbe bello che ci fosse una resa dei conti?».

Planimetria generale Tour de France 2027

Tour 2027, un altro banchetto per Pogacar e due morsi per Remco

22.10.2026
10 min
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Il tempo di veder scorrere i titoli di coda sotto alla presentazione del Tour de France e di leggere più nei dettagli il dossier press e la voce di Martinelli arriva chiara da Lodetto, dalla casa in cui siamo stati due mesi fa per i 50 anni dal suo argento alle Olimpiadi di Montreal.

La presentazione ha seguito il solito schema, passata prima dalla celebrazione e l’annuncio del Tour Femmes e a seguire quello maschile. Le immagini più suggestive della scorsa edizione e poi il nuovo percorso, con la partenza da Edimburgo: la più a nord dell’intera storia del Tour. Si corre dal 2 al 25 luglio 2027.

Ci saranno in totale 21 tappe, tre delle quali in Gran Bretagna: 7 pianeggianti, 6 di collina, 6 di montagna, fra cui 3 arrivi in salita (Grand Colombier, Les Saisies e Saint-Lary-Soulan Col du Portet), 2 cronometro individuali e piuttosto veloci e 3 giorni di riposo, come quando si rientra da una partenza all’estero. Le due cronometro individuali – 38 chilometri tra Blois e Chambord (tappa 7) e 33 chilometri intorno a Tolosa (tappa 16) – sommano 71 chilometri: la distanza più lunga contro il tempo dal 2012.

Prima settimana nervosa, con strappi e occasioni fino alla prima cronometro. Il riposo e poi le Alpi nella seconda settimana, con tre tappe consecutive e a distanza di due giorni l’arrivo di Mende. La seconda cronometro all’indomani del terzo riposo e le due tappe sui Pirenei. Chiusura a Parigi con partenza dal velodromo olimpico di Saint Quentin en Yvelines, il circuito degli Champs Elysees e quello di Montmartre.

Martinelli non lo dice, ma nella sua storia d’ammiraglia gli è capitato per quattro volte di partire d’Oltremanica. E se l’edizione 2007 non fu per lui degna di nota, quella del 1994 lo vide guidare Pantani sul podio alla prima partecipazione, nel 1998 vinse il Tour con lo stesso Pantani e nel 2014 lo vinse con Nibali. Di fatto, Martinelli è l’ultimo tecnico italiano ad aver vinto il Tour con un corridore italiano ed è anche il penultimo.

Giuseppe Martinelli, Vincenzo Nibali, Paolo Slongo, Tour de France 2014
Sono passati 12 anni dall’ultima vittoria italiana del Tour, con Nibali ottimamente guidato da Martinelli e Paolo Slongo
Giuseppe Martinelli, Vincenzo Nibali, Paolo Slongo, Tour de France 2014
Sono passati 12 anni dall’ultima vittoria italiana del Tour, con Nibali ottimamente guidato da Martinelli e Paolo Slongo
Domanda secca: che cosa te ne pare?

A me sembra che tutti gli anni il Tour diventi più duro. Sarebbe duro anche se ci fosse meno salita, ma se ogni volta mettono dentro le salite mitiche, questo fa la differenza. Possono anche inserirne di nuove, ma finché ci saranno certe montagne, il Tour prenderà sempre la solita piega.

Questa volta hanno inserito due crono veloci che strizzano l’occhio agli specialisi…

Secondo me hanno pensato anche al fatto di dare un vantaggio non solo a Evenepoel, ma a chiunque possa insidiare Pogacar. Intendiamoci, anche Tadej va forte a cronometro e anche Vingegaard. Remco però va fortissimo e credo che il Tour abbia pensato anche a questo. 

Potrebbe essere la prima volta che Pogacar arriva alle Alpi, che ci sono subito dopo, un po’ indietro in modo che attacchi per recuperare e non per fare il vuoto?

Potrebbe essere. Settanta chilometri a cronometro non sono pochi per i tempi moderni, ma io ricordo Tour negli anni Novanta con 120 chilometri contro il tempo. Tra il prologo, che quest’anno non c’è, una tappa alla fine della prima settimana o all’inizio della seconda e una nella terza, si arrivava spesso intorno ai 120.

Dopo la crono, ci sono tre tappe alpine di seguito, si potrebbe decidere tutto, come spesso accade, nella seconda settimana?

Le Alpi incidono sempre molto sul Tour, dico la verità. Anzi, diciamo che quando vengono prima dei Pirenei, incidono ancora di più. Perché le Alpi sono salite abbastanza più difficili, con pendenze superiori, su cui lo scalatore riesce a fare più la differenza. I Pirenei sono salite più lunghe, più pedalabili e alla fine incidono meno . Fare le Alpi prima dei Pirenei è sempre stato più duro, a vantaggio dello scalatore vero.

Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)
Direttori degli eventi, come già da qualche anno, saranno ancora Christian Prudhomme per il Tour uomini e Marion Rousse per le donne (ASO/Maxime Delobel)

Le 21 tappe del Tour de France 2027

Queste le 21 tappe del Tour de France 2027, edizione numero 114, presentato stamattina. Si parte da Edimburgo e poi si rimane per altre due tappe in Gran Bretagna. Si torna in Francia dal nord e con tappe mosse e qualche volata, si va verso la prima crono e le Alpi. I Pirenei vengono dopo, anche dopo la seconda crono. Gran finale a Parigi, con il ritorno sulla salita di Montmartre. Distanza di 3.479 chilometri in attesa di omologazione e dislivello di 53.450 metri. Abbuoni agli arrivi di 10, 6, 4 secondi.

DataTappaPartenza-ArrivoChilometri
2/71ª tappaEdimburgo-Carlisle185
3/72ª tappaKeswick-Liverpool223
4/73ª tappaWelshpool-Cardiff223
5/7Riposo
6/74ª tappaCherbourg en Cotentin-Cherbourg en Cotentin171
7/75ª tappaPontorson-Plumelec178
8/76ª tappaVannes-Angers193
9/77ª tappaBlois-Chambord (crono ind.)38
10/78ª tappaBourges-Le Creusot224
11/79ª tappaVillars les Dombes – Grand Colombier162
12/7Riposo
13/710ª tappaAnnecy-Sallanches171
14/711ª tappaCluses-Les Saises150
15/712ª tappaChambery-Valence162
16/713ª tappaAubenas-Montpellier164
17/714ª tappaMontpellier-Mende199
18/715ª tappaRodez-Albi169
19/7Riposo
20/716ª tappaTolosa-Tolosa (crono ind.)33
21/717ª tappaMuret-Pau186
22/718ª tappaPau-Col du Portet174
23/719ª tappaHasparren-Laruns160
24/720ª tappaMaubourguet-Libourne198
25/721ª tappaSaint Quentin en Yvelines-Parigi Campi Elisi116
Totale chilometri: 3.47
Era anche un po’ che non si facevano tre tappe alpine consecutive: quando ci sono queste triplette, al terzo giorno non tutti risorgono. Tanti vanno a fondo…

Sono tre tappe difficili. Mi fanno male le gambe solo a pensare alla Grand Colombiere. La facevamo spesso e volentieri al Delfinato e mi ricordo che quando arrivi alla Colombiere, poi devi fare ancora 7 chilometri di salita per arrivare sopra. A me sembrava di fare fatica anche sull’ammiraglia. Nella tappa di Sallanches forse non ci sono grandi montagne, ma non c’è un metro di pianura. E poi arriva la terza tappa a Les Saisies che è veramente dura.

Il pronostico potrebbe essere scontato, ma secondo te Pogaca avrà vita leggermente più dura?

Dico la verità: io credo che in questo momento Pogacar sia imbattibile nelle gare di tre settimane. Togliamo la caduta della Vuelta, perché credo che senza la caduta avrebbe vinto anche in Spagna, come fai a pensare che qualcuno possa batterlo? Va bene, c’è Seixas che può competere con lui. Ma la sicurezza, l’esperienza e tutto il resto che ha Pogacar in questo momento gli dà il vantaggio di arrivare a certi appuntamenti con una certa serenità. L’altro invece, finché c’è Pogacar, arriverà sempre con un fardello di possibilità in meno. Perché Tadej è veramente un super, capito?

Quindi neanche il fatto che possa avere attorno più rivali può impensierirlo?

Per me in questo momento è imbattibile nelle cose di tre settimane. Ha un recupero eccezionale, sa dove muovere la squadra e ha talmente tanta esperienza e lucidità mentale, che sa mettere in difficoltà gli avversari anche senza cercare l’impresa. Credo anzi che la cercherà sempre meno, puntando a durare di più per centrare il suo obiettivo di vincere tutto.

Correrà di riserva?

Ha cominciato l’anno scorso a fare questo ragionamento rispetto agli anni prima. Ha iniziato a correre senza dare davvero tutto, un po’ perché voleva far arrivare Del Toro sul podio e poi per tenersi le forze.

Quindi, visto il percorso, le crono e le salite, Evenepoel, Seixas, Ayuso, Vingegaard, Mas e Gall partono battuti. Se avessi un corridore di questi, proveresti qualcosa contro Pogacar?

Cercherei di andare dove lui non c’è. Seixas probabilmente è costretto, visto che lo hanno infilato sulla strada dell’avversario numero uno. Lui sicuramente al Tour ci sarà e si giocherà tutto, ma agli altri suggerirei di cercare qualcos’altro. Almeno se vuoi vincere: se invece vuoi essere della partita, allora puoi andare in Francia. L’Evenepoel dell’ultimo Tour potrebbe vincere il Giro facilmente come Vingegaard quest’anno e il fatto che il danese, venendo al Giro, abbia centrato la tripla corona prima di Pogacar va considerato una vittoria.

Quindi c’è da immaginarsi che Tadej faccia i numeri fino alla seconda settimana, dove ci sono le Alpi, poi corra in maniera un po’ conservativa nella terza?

Secondo me sì. Pogacar può veramente vincere il tour sulle Alpi e poi gestire il resto e correre sugli altri, vedendo cosa succede tra quelli che lottano per andare sul podio.

Nel finale torna la tappa di Parigi con Montmartre, che è super spettacolare. Mettere una crono alla fine non servirebbe a niente, perché comunque ci arriverebbero con distacchi abissali?

Sì, secondo me loro hanno capito che mettere Montmartre vuol dire portare 50.000-100.000 persone in più a Parigi. Perché tra andare a vedere l’ultima tappa com’era prima e com’è adesso, bisogna dire che oggi è dieci volte più bella. Dopo due anni potevano anche fare il vecchio arrivo per velocisti e magari lo rifaranno, però in questo momento per loro è più importante portare più gente a Parigi.

Ce lo porteresti Pellizzari a questo Tour?

Io sono sempre convinto che bruciare le tappe non serva. C’è in giro questa voce, però io lo vedrei ancora al Giro d’Italia, in cui facendo tutto bene può lottare per il podio. A meno che non vada al Tour come Piganzoli, cioè chiamato all’ultimo e quindi senza pressione e fai un Tour bellissimo. Se vai al Tour così giovane, non devi avere pressioni…

Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Velocisti, scalatori e corridori per la classifica: il parterre come sempre pieno di star (ASO/Maxime Delobel)
Che al Tour sono notevoli, hai ragione.

Il fatto è che se ti dicono che vai al Tour, inizi a sentirtelo dentro. Senti già la pressione di arrivare al Tour e lì incontri i migliori del mondo, in tutti i pezzettini di chilometro che fai. Parti alla mattina e arrivi al chilometro zero e senti che sei al Tour. La pressione del Tour ti stritola, hai capito? Perciò evviva Pellizzari al Tour, ma a patto che vada senza l’idea di fare classifica contro quella gente.

Il 3 novembre a Roma si solleverà il velo anche sul Giro d’Italia. A quel punto le squadre avranno in mano quel che serve per impostare i programmi dei loro campioni. Da quel momento in avanti ciascuno di loro avrà un sogno da coltivare. La doppia crono del Tour strizza l’occhio a Evenepoel, pare che anche il Giro non baderà a spese in questo senso. Si annuncia un inverno di grandi ragionamenti.

Giro del Veneto 2026, Santuario Monte Berico di Vicenza, Brandon McNulty

L’iride non cambierà la prospettiva di McNulty. O forse sì?

20.10.2026
4 min
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Brandon McNulty ha concluso la sua stagione da sogno facendo saltare il tappo a un’altra bottiglia, quella della Veneto Classic, in un finale difficile persino da sognare però non del tutto da escludere (la foto di apertura si riferisce invece alla salita di Monte Berico al Giro del Veneto). Quando ironizzando sul loro strapotere, alla fine dei discorsi si aggiunge che i corridori della UAE Emirates altrove sarebbero tutti capitani, non si fa per dire, ma perché è vero. E l’americano, già campione del mondo della crono juniores a Doha 2016, non fa eccezione. Solo che per calcolo e lungimiranza ha messo la sua leadership al servizio di uno molto più capitano di lui.

In suo favore si è espresso anche l’americano più impresentabile del ciclismo – Lance Armstrong, l’ultimo iridato prima di McNulty – dicendo di essere da anni un suo sostenitore e auspicando un ruolo di maggior prestigio per lui nella squadra di Gianetti.

Il ritorno di Tadej

Quando tornerà Pogacar sarà davvero tutto come prima? Questo è certo e forse sarà anche peggio, perché lo sloveno vorrà rimarcare la differenza e lo immaginiamo ancora più concentrato e forte, ma intanto McNulty si godrà la sua parentesi di gloria che nessuno – tantomeno Pogacar – potrà e di certo non vuole portargli via.

«La vittoria di Montreal significa molto per me – ha detto Brandon prima del Giro dell’Emilia – sto ancora cercando di metabolizzarla e di assimilarla completamente. E’ un grande onore indossare la maglia iridata, ma il mio approccio non cambia. Continueremo a correre come abbiamo sempre fatto. Che si tratti di attaccare o di aiutare i miei compagni di squadra: conosco bene il mio ruolo e sappiamo benissimo come funziona. Quindi continueremo così».

Serviva un campione alla Sanremo per riportare Pogacar in testa dopo la caduta e McNulty non si è tirato indietro
Serviva un campione alla Sanremo per riportare Pogacar in testa dopo la caduta e McNulty non si è tirato indietro
Serviva un campione alla Sanremo per riportare Pogacar in testa dopo la caduta e McNulty non si è tirato indietro
Serviva un campione alla Sanremo per riportare Pogacar in testa dopo la caduta e McNulty non si è tirato indietro

Gregario iridato

Secondo all’Agostoni, quinto al Lombardia, primo alla Veneto Classic, in una carriera che lo ha visto vincere al Polonia e alla Cro Race, come pure una tappa al Giro e una alla Vuelta, in linea e anche a crono, in un continuo migliorarsi dopo il sesto posto alle Olimpiadi di Tokyo. Il contratto con la UAE Emirates è lungo fino al 2030 ed è legittimo chiedersi se la squadra stia disegnando per lui un calendario che gli dia più libertà.

«Resto lo stesso corridore – dice McNulty, quasi a voler evitare malintesi – con i miei punti di forza e le mie debolezze. Continuerò sulla strada che ha dato buoni frutti nelle ultime cinque, sei stagioni e cercherò di migliorare. Onorerò la maglia in alcune grandi corse, ma non ci saranno cambiamenti drastici. Per me, trovarmi in testa al gruppo con Tadej a ruota sarà sempre un onore. Non lo vivo come un peso. Non c’è nulla di negativo: anzi mi dà coraggio e mi motiva.

«Ho sempre amato correre, ma con la maglia iridata è ancora più piacevole. Ho la sensazione che i giorni passino più in fretta, non conto i chilometri e anche quando sulla bici inizio ad avvertire dolore, guardo le bande iridate ed è come se riuscissi a ignorarlo. Non sono diventato invincibile, ho dei limiti, ma mi sento più libero di fare, sbagliare, essere aggressivo in gara».

Sua moglie Summer Moak, 27 anni, ha corso alla Rally Cycling negli stessi anni di McNulty
Sua moglie Summer Moak, 27 anni, ha corso alla Rally Cycling nel 2018-2019: gli stessi anni di McNulty
Sua moglie Summer Moak, 27 anni, ha corso alla Rally Cycling negli stessi anni di McNulty
Sua moglie Summer Moak, 27 anni, ha corso alla Rally Cycling nel 2018-2019: gli stessi anni di McNulty

Una tappa al Tour

Bene così, verrebbe da dire: il nuovo campione del mondo è un uomo maturo e sa di essere nella squadra più grande, da cui si va via soltanto mettendosi di traverso, come dimostra la storia recente di Ayuso.

«Ho più fiducia in me stesso – ha raccontato – meno paura di sbagliare. So di dover lavorare per trovare le energie che servono e la giusta strategia nei finali di gara, come è successo benissimo a Montreal. Le classiche mi piacciono, l’Amstel e la Liegi sono sempre state tra le mie preferite e mi piacerebbe correrle protagonista, ma ovviamente se c’è Tadej, il discorso cambia.

«Nei Grandi Giri non mi faccio grosse illusioni, non credo di poterli vincere, già un podio sarebbe un risultato enorme. Su quel lato, è meglio lavorare per Tadej e per Del Toro. Il mio obiettivo più ragionevole sarebbe vincere una tappa al Tour, dato che le ho già vinte alla Vuelta e al Giro. Una tappa al Tour in maglia iridata sarebbe davvero il massimo».

Pneumatico Continental per Tadej Pogacar

Tadej Pogacar testimonial Continental: la strada si condivide insieme

20.10.2026
3 min
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Continental celebra la collaborazione con Tadej Pogacar attraverso una speciale Collector’s Edition del Grand Prix 5000 S TR, uno degli pneumatici da corsa di riferimento del marchio tedesco. Il nuovo modello è dedicato al campione sloveno, plurivincitore del Tour de France e del campionato del mondo, e nasce con un obiettivo che va oltre le prestazioni sportive.

Il progetto rientra infatti nella campagna “Share the Road”, promossa da Continental per sensibilizzare automobilisti e ciclisti sull’importanza della sicurezza stradale, della convivenza e del rispetto reciproco.

Protagonista dell’iniziativa è Pogi, un personaggio ideato da Continental insieme a Tadej Pogacar. Attraverso una serie di video animati, Pogi racconta situazioni legate alla mobilità quotidiana e trasmette un messaggio semplice: la strada appartiene a tutti. La campagna vuole difatti incoraggiare comportamenti più responsabili e una maggiore attenzione verso gli altri utenti della strada.

Per rendere ancora più riconoscibile il progetto, ogni confezione del Continental Grand Prix 5000 S TR Pogacar Edition comprenderà anche un esclusivo oggetto da collezione raffigurante  lo stesso Pogi.

Tecnologia e dettagli esclusivi

La versione dedicata a Pogacar mantiene le caratteristiche tecniche del Grand Prix 5000 S TR, aggiungendo una personalizzazione estetica specifica. Lo pneumatico, proposto nella misura 700x30C (30-622), presenta una colorazione completamente nera e grafiche dedicate al campione sloveno. Tra i dettagli spiccano il logo Pogi e centinaia di piccoli loghi Tadej Pogačar integrati nella scritta Grand Prix 5000 S TR.

Sul piano prettamente tecnico, si ritrovano le principali tecnologie Continental:

  •  BlackChili Compound: la mescola sviluppata per offrire un equilibrio tra scorrevolezza, aderenza e durata.
  • Vectran Breaker: lo strato protettivo progettato per aumentare la resistenza alle forature.
  • Active Comfort Technology: la soluzione che contribuisce ad assorbire le vibrazioni trasmesse dal fondo stradale.
  • Lazer Grip: particolare lavorazione della superficie laterale del battistrada, pensata per migliorare il grip in curva.

Lo pneumatico pesa 300 grammi ed è Tubeless Ready, con compatibilità dichiarata anche per i cerchi hookless.

Pneumatico Continental per Tadej Pogacar
Continental ha realizzato uno pneumatico intitolato al campione sloveno
Pneumatico Continental per Tadej Pogacar
Continental ha realizzato uno pneumatico intitolato al campione sloveno

Per appassionati e… collezionisti

Secondo Hannah Ferle, Product Manager Road di Continental, la collaborazione con un atleta del livello di Tadej Pogacar rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro di sviluppo dell’azienda. Questa nuova edizione vuole difatti combinare velocità, aderenza e affidabilità con un messaggio concreto a favore di una maggiore sicurezza sulle strade.

Il risultato è un prodotto destinato sia ai ciclisti che cercano prestazioni elevate sia agli appassionati che desiderano possedere un oggetto esclusivo legato al campione sloveno.

Il nuovo pneumatico sarà distribuito a livello internazionale attraverso una selezione di rivenditori Continental. Il prezzo di listino è di 109,95 euro per pneumatico. La confezione comprende il Grand Prix 5000 S TR con grafiche personalizzate e il personaggio Pogi da collezione (importante, non è destinato all’utilizzo come giocattolo).

Con questa Collector’s Edition, Continental rafforza il proprio legame con il ciclismo professionistico e affianca all’innovazione tecnologica un’iniziativa dedicata al rispetto e alla condivisione della strada.

Continental

Il Lombardia 2026, UAE Team Emirates

Da Pogacar a McNulty, con Matxin il complicato 2026 della UAE

14.10.2026
6 min
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In apparenza non era cambiato nulla, neppure la fiducia sul fatto che avrebbero vinto loro. Alla partenza del Giro di Lombardia, attorno al pullman della UAE Emirates c’era insolitamente parecchio spazio, quello che non ci sarebbe stato con Pogacar a bordo. Eppure sotto c’era ancora la Colnago iridata e sopra il campione del mondo, Brandon McNulty, atteso da sua moglie Summer. Gianetti in un angolo parlava con Agostini, Matxin faceva avanti e indietro fra i corridori e i meccanici.

Il resto era il solito andirivieni prima di una corsa importante, palesemente con meno stress. Quando c’è Tadej, la pressione dei giornalisti, degli sponsor e dei tifosi può essere asfissiante. Per questo Matxin, disponibile come sempre, non ha avuto problemi nella mattina di Bergamo a concenderci anche più dei cinque minuti che gli abbiamo chiesto per toglierci qualche curiosità: su Pogacar, su McNulty iridato e anche su Tim Wellens, che ai mondiali non c’è andato per rispetto verso la sua squadra. E per loro fortuna, viene da pensare, McNulty non l’ha pensata così…

Matxin è uno dei tre massimi dirigenti della UAE Emirates, responsabile dell'area tecnica
Matxin è uno dei tre massimi dirigenti della UAE Emirates, responsabile dell’area tecnica
Matxin è uno dei tre massimi dirigenti della UAE Emirates, responsabile dell'area tecnica
Matxin è uno dei tre massimi dirigenti della UAE Emirates, responsabile dell’area tecnica
Quanto è stato duro il giorno della caduta di Pogacar?

Quando cade un corridore, per me diventa il momento più brutto dell’anno, è così da sempre. Quando pensi che ha fatto gli allenamenti in altura, tanti sacrifici, ha seguito la nutrizione al dettaglio e poi di colpo perde tutto… Non solo i nostri, sapete? La sensazione di quando un corridore deve salire in ambulanza, è brutta qualsiasi sia il corridore. Quindi non stai tanto a pensare ai programmi della squadra. Non so se altrove la pensino diversamente, per noi viene prima la salute del corridore e tutto quello che serve sapere e fare perché guarisca.

Ai programmi si pensa dopo?

Quello è il secondo passaggio e noi quest’anno abbiamo dovuto farlo spesso. Nel 2026 abbiamo avuto 18 corridori rotti, due con il virus di Epstein Barr (la mononucleosi, ndr), Almeida l’abbiamo perso tutto l’anno, lo stesso con Jay Vine. Anche McNulty lo abbiamo perso per tre mesi a causa dell’Epstein Barr. Per tutto questo, il programma è stato modificato per più del 57 per cento. Tanti corridori che avevano in programma di allenarsi sono stati chiamati per coprire quelli che si sono infortunati.

Una cosa del genere in questo ciclismo di grande programmazione è un bel problema…

Infatti ad aprile sapevamo che non avremmo vinto 97 gare come l’anno scorso, ma ugualmente siamo arrivati a 74 e speriamo oggi di arrivare a 75 (purtroppo per Matxin, Del Toro non è andato come si sperava e il numero delle vittorie UAE è cresciuto grazie alle vittorie di Oliveira in Giappone, non al Lombardia, ndr).

Matxin si aspettava che McNulty potesse fare un bel mondiale, non vincere: «Il suo lavoro è prezioso, ma viene spesso valorizzato poco»
Matxin si aspettava che McNulty potesse fare un bel mondiale, non vincere: «Il suo lavoro è prezioso, ma viene spesso valorizzato poco»
Matxin si aspettava che McNulty potesse fare un bel mondiale, non vincere: «Il suo lavoro è prezioso, ma viene spesso valorizzato poco»
Matxin si aspettava che McNulty potesse fare un bel mondiale, non vincere: «Il suo lavoro è prezioso, ma viene spesso valorizzato poco»
Abbiamo letto della voglia di Tadej di rientrare per europei e Lombardia: ci avete pensato?

Certo che ci abbiamo pensato, non si può dire che non ci abbiamo pensato. Però alla fine devi mettere sulla bilancia le problematiche e i benefici. Ovviamente il beneficio è sempre vincere, ma una volta che è caduto, era giusto che la scelta fosse presa a livello medico. Si può dire che abbiamo dato la precedenza a un approccio preventivo, piuttosto che correre qualsiasi richio.

E’ stato difficile farglielo accettare?

No, non è andata così (il tono si indurisce e per un istante, Matxin si irrigidisce, ndr). Non è successo che la squadra ha deciso di non farlo correre, anche se è passato questo tipo di messaggio. E’ stata una decisione presa con lo staff medico. C’era bisogno di quelle settimane di stop e si è deciso da subito che la stagione fosse finita.

Quando lo si è rivisto in bici, i tifosi hanno iniziato a sperarci…

E’ chiaro che le cose siano migliorate con il passare del tempo e, appena ha potuto, Tadej ha ripreso ad allenarsi, perché è un corridore e gli piace andare in bicicletta. E’ andata così, ma non ci siamo messi a rispondere a tutte le ipotesi, perché avrebbe significato dare credito a voci che non ne hanno.

Wellens ha rifiutato la covocazione belga per i mondiali di Montreal e negli stessi giorni è stato terzo alla CRO Race
Wellens ha rifiutato la covocazione belga per i mondiali di Montreal e negli stessi giorni è stato terzo alla CRO Race: per Matxin una sua libera scelta
Wellens ha rifiutato la covocazione belga per i mondiali di Montreal e negli stessi giorni è stato terzo alla CRO Race
Wellens ha rifiutato la covocazione belga per i mondiali di Montreal e negli stessi giorni è stato terzo alla CRO Race: per Matxin una sua libera scelta
Quindi era già stato deciso dopo gli esami post caduta?

Abbiamo uno specialista della riabilitazione che è stato con lui fino al ritorno a casa, come ogni volta che un corridore cade. Come quando è caduto Stella oppure Baroncini. Il medico oppure qualcuno dello staff della squadra resta accanto al corridore in ospedale, poi lo accompagna fino a casa perché non si senta abbandonato e possa iniziare il recupero in modo più soft.

La vittoria di McNulty a Montreal è stata una sorpresa anche per voi oppure ci si poteva aspettare qualcosa?

Sapevamo che qualcosa poteva fare – sorride Matxin – ma certo non predico il futuro. Sappiamo che se gli lasci due metri, poi è difficile inseguirlo, perché è uno specialista della crono. Sa difendersi sulle salite, anche se non sempre le sue azioni sono stato valorizzate, perché magari non sono diventate vittorie. Penso al numero che ha fatto a Barcellona, al Tour de France. Alla fine ha vinto Del Toro e anche Tadej è arrivato davanti, ma hanno potuto farlo grazie a Brandon, che ha tirato da solo per tutto il circuito.

Adesso però devi toglierci una curiosità su Wellens: è vero che non è andato ai mondiali per rispetto verso la squadra e i tanti infortunati?

Questo secondo me dovete chiederlo a lui, perché non so cosa si sia detto con il cittì della nazionale. Tanto volte dipende anche da come si senta il corridore, magari in relazione al percorso.

Ad Almeida, Matxin avrebbe consigliato di non correre il mondiale, ma il Lussemburgo: la scelta però è dei corridori
Ad Almeida, Matxin avrebbe consigliato di non correre il mondiale, ma il Lussemburgo: la scelta però è dei corridori
Ad Almeida, Matxin avrebbe consigliato di non correre il mondiale, ma il Lussemburgo: la scelta però è dei corridori
Ad Almeida, Matxin avrebbe consigliato di non correre il mondiale, ma il Lussemburgo: la scelta però è dei corridori
Quindi voi non gli avete chiesto nulla?

Proprio no. Per me il momento più difficile dell’anno è fare il programma quando ci sono europei e mondiali, perché abbiamo come minimo 25 corridori che possono essere convocati. Ma quella è una scelta della nazionale, noi non diciamo nulla e neanche potremmo farlo. Ogni volta che mi chiama Pauwels, il cittì del Belgio, e mi chiede disponibilità, da parte mia ha carta bianca. Lo stesso con gli italiani e i francesi. Al contrario, diamo tutto il materiale, ma di questo non parla mai nessuno. Tante volte diamo il pullman per la nazionale slovena, per la nazionale colombiana, per chi ce lo chiede. Diamo materiale ai nostri corridori, dalle bici ai gel o tutto quello che serve.

Quindi la scelta è stata di Wellens?

Faccio delle ipotesi, perché non so come sia andata. Può capitare che il corridore valuti il percorso: se va bene oppure no. Oppure può considerare se il tipo di ruolo che gli propongono lo soddisfi: magari può non avere voglia di andare a tirare nei primi cento chilometri.

Magari non aveva voglia di tirare per il nemico Evenepoel?

Ma no, Remco è un avversario, ma è un amico. Tante volte, quando si rendono conto di non essere corridori importanti nel progetto tecnico, alcuni preferiscono non correre. Però lo ripeto: sono ipotesi e ragionamenti senza sapere esattamente il perché della scelta. Al contrario, se vogliono il mio consiglio – Matxin allarga le mani – io avrei detto ad Almeida che avrebbe fatto meglio a correre il Lussemburgo, piuttosto che andare a Montreal senza nemmeno finire la gara. Perché so che stagione faticosa ha fatto e al Lussemburgo, con la crono e tutti i migliori ai mondiali, avrebbe avuto il modo di prendersi anche lui una soddisfazione.

Tour de France 2026, Paul Seixas, Remco Evenepoel, Juan Ayuso, Mattias Skjelmose

EDITORIALE / Quando Pogacar tornerà, sarà tutto come prima?

12.10.2026
6 min
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Quando Pogacar sarà nuovamente al suo posto, ricomincerà tutto come prima. Tadej sceglierà la corsa e il punto, andrà all’attacco e agli altri non resterà che inchinarsi. Andrà davvero così oppure il coraggio trovato in questi due mesi insoliti sarà la scintilla perché qualcosa cambi?

Seixas non ha avuto paura lo scorso anno, quando con l’incoscienza dei 18 anni lo sfidò al mondiale, al campionato europeo e anche al Lombardia. Poi lo ha affrontato all’ultima Liegi e lo ha visto dominare al Tour, prendendo le prime misure. E ora che il francese ha vinto il Lombardia a vent’anni, tre di vantaggio sullo sloveno, ha davanti un inverno di lavoro per avvicinarsi alla maestà di Tadej.

Chissà come saranno le prossime sfide, quando lo sloveno si troverà a fare i conti, di volta in volta nelle classiche e nei giri, con l’entusiasmo del francese, la forza di Evenepoel e quella di Vingegaard, la testardaggine di Gall, di Jorgenson e Skjelmose, di Pellizzari, Ciccone e Piganzoli e magari la verve ritrovata di Ayuso e di Enric Mas. Tutta gente che si è fatta spazio grazie alla sua assenza, siamo d’accordo, ma che nel frattempo potrebbe aver scoperto nelle gambe e nel cervello la forza per tirare il mantello dell’imperatore.

Quando Pogacar sarà nuovamente al suo posto, probabilmente sarà più forte di prima, perché sa già che non gli concederanno la minima sbavatura e, conoscendolo, per vincere vorrà essere più che perfetto. Quello che Seixas ha fatto sul Civiglio inizierà a farlo a 90 chilometri dall’arrivo. Ma quanto gli costerà questa estrema ricerca?

Tadej Pogacar, Sencur
Pogacar ha ricevuto l’abbraccio del suo pubblico sloveno, prima, durante e dopo gli europei di Sencur
Tadej Pogacar, Sencur
Pogacar ha ricevuto l’abbraccio del suo pubblico sloveno, prima, durante e dopo gli europei di Sencur

I mondiali non voluti

Prima i mondiali su strada in Canada, poi l’UCI ha spedito il gruppo della pista in Cina e quello della gravel in Australia. A nessuno sembra troppo? Di certo è parso troppo ad alcune federazioni storiche – dall’Italia al Belgio, passando per la Gran Bretagna – che hanno scelto di disertare la gravel australiana di Nannup. Se ci pensate è peggio di quanto si fece lo scorso anno a Kigali, quando fu portato un numero ridotto di atleti. Questa volta, prima ancora di porsi il problema, si è scelto di non andare e non dare aiuto agli atleti interessati.

L’Italia infatti è stata rappresentata da Erica Magnaldi (quarta al traguardo su cui è passata per prima Marianne Vos) che ha indossato la maglia azzurra per amor di patria, ma non certo per aver ricevuto particolari contributi. Idem per il belga Vermeersch, battuto allo sprint da Magnus Bak Klaris. Il campione uscente è volato agli antipodi ugualmente a spese sue, ringraziando la UAE Emirates che, al pari di quello che ha fatto con la Magnaldi, gli ha fornito il materiale tecnico necessario. Non per caso, Colnago aveva appena lanciato la sua nuova gravel e il mondiale ignorato da tutti sarebbe stato la vetrina ideale.

Le risorse federali sono limitate e non era possibile prevedere una spedizione numerosa in Australia. Del resto, la gravel non è disciplina olimpica e alla fine, dovendo far di conto, è legittimo che si sia preferito puntare prima sulla strada e sulla pista, avendo avuto i mondiali di mountain bike in casa. Ma forse, guardando a quello che si è speso e le persone e i personaggi che sono stati portati in Canada, siamo certi che non ci fosse la possibilità di risparmiare la somma necessaria per un biglietto aereo e il soggiorno dell’atleta piemontese?

Erica Magnaldi è volata a sue spese ai mondiali gravel in Australia, assieme a Dario Giovine (foto Luca Troglia)
Erica Magnaldi è volata a sue spese ai mondiali gravel in Australia, assieme a Dario Giovine (foto Luca Troglia)
Erica Magnaldi è volata a sue spese ai mondiali gravel in Australia, assieme a Dario Giovine (foto Luca Troglia)
Erica Magnaldi è volata a sue spese ai mondiali gravel in Australia, assieme a Dario Giovine (foto Luca Troglia)

I tricolori d’autunno

Intanto è notizia degli ultimi giorni che il 24 ottobre saranno assegnati gli altri titoli italiani a cronometro: a fine giugno, prima data individuata, a Cuneo c’era stato spazio soltanto per gli uomini elite, mentre le donne non gareggiarono per la disputa che portò al commissariamento della Lega Ciclismo e alla cancellazione della prova femminile.

Qual è il senso di un campionato italiano a cronometro il 24 ottobre? Vittoria Guazzini, prima nelle ultime due stagioni e attualmente ai mondiali pista, non ci sarà perché in vacanza: capita ed è molto comprensibile al termine di stagioni così estenuanti. Mentre Elisa Longo Borghini, che prima ha stretto i denti fino al podio del Tour, poi ha tirato e portato medaglie ai mondiali e agli europei, adesso avrebbe soltanto bisogno di riposo per guarire dalla tendinite al ginocchio.

Invece ci sarà, per attaccamento a ciò che Il tricolore per lei da sempre rappresenta (probabilmente anche per i punti che faranno comodo alla squadra) e per questo sarà costretta ancora a sottoporsi ogni giorno per altre due settimane alle terapie al ginocchio, quando qualsiasi medico le imporrebbe un periodo di riposo. Come le hanno detto: nessuno ha mai vinto contro una tendinite.

Nel frattempo le atlete e gli atleti che cambiano squadra hanno già restituito da tempo le bici da crono e questo vorrà dire riaprire i magazzini e tirare fuori nuovamente il necessario. I più giovani per quel periodo dovrebbero essere nel pieno della fase di recupero per riprendere a breve con la palestra. E chi ha cominciato la scuola avrà poco tempo per prepararsi. Nessuno ci ha pensato?

Le cronometro tricolori sono state assegnate all’Esperia di Piasco, società che con il supporto di Extra Giro riuscirà a organizzare tutto in breve tempo e probabilmente spendendo molto meno di quel che avrebbe dovuto sborsare a cose normali. Siamo tutti concordi tuttavia nel dire che sarebbe stato imbarazzante andare in letargo senza aver assegnato il titolo nazionale di una specialità olimpica.

Prima Evenepoel al Lombardia, poi Godon alla Parigi-Tours: questa volta la lettura del comunicato dei corridori è avvenuta per  iniziativa del CPA
Dopo Evenepoel al Lombardia, è stato Godon a leggere il comunicato per la sicurezza dei corridori alla Parigi-Tours: questa volta per inziativa del CPA
Prima Evenepoel al Lombardia, poi Godon alla Parigi-Tours: questa volta la lettura del comunicato dei corridori è avvenuta per  iniziativa del CPA
Dopo Evenepoel al Lombardia, è stato Godon a leggere il comunicato per la sicurezza dei corridori alla Parigi-Tours: questa volta per inziativa del CPA

La protesta dei corridori

Torniamo a casa dal Lombardia con il senso di un Pellizzari sacrificato prima del tempo e una girandola pazzesca di notizie di mercato, legate a fusioni fra società, squadre che chiudono e procuratori super indaffarati per piazzare i loro ultimi corridori. Un frullare di news che arrivano dal ciclismo maschile e anche da quello femminile, dove fa riflettere la vicenda di un’atleta in procinto di accasarsi nella nuova squadra, avendo firmato in precedenza degli impegni con altre due società. Il giochino di liberarsi pagando le penali andrebbe in qualche modo arginato. Ma se le squadre per prime si prestano, vuol dire che l’andazzo gli sta bene e hanno trovato anche loro il modo di trarne vantaggio.

Nel frattempo i corridori hanno provato a farsi sentire ritardando la partenza prima del Lombardia e poi della Parigi-Tours. Alcuni di loro si sono detti infastiditi dal fatto che la protesta non sia stata organizzata dall’associazione che li rappresenta, ma siamo certi che lo avrebbe fatto? Qualcuno fra il pubblico ha invece chiesto a cosa sia servito e che cosa abbiano ottenuto: domanda fondata.

Sul momento sono solo riusciti a far innervosire gli organizzatori. Il giorno in cui, davanti all’assenza di provvedimenti e risposte, decideranno di non partire, allora forse il castello costruito sulle loro spalle inizierà a vacillare sul serio. E chi comanda capirà di non avere a che fare con dei soldatini disposti a tutto, ma donne e uomini che hanno bisogno di far sentire la loro voce. Se solo chi li rappresenta fosse meno conciliante e andasse dritto al sodo, forse certe tematiche sulla sicurezza sarebbero arrivate da tempo (e in modo serio) sul tavolo di chi comanda.

Tadej Pogacar, Sencur

Pogacar, il re è ai box ma il protagonista è sempre lui

11.10.2026
5 min
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Il Lombardia è andato in scena senza il suo re indiscusso. Per la prima volta dopo cinque successi consecutivi, Tadej Pogacar ha guardato da lontano la Classica delle foglie morte. Eppure, anche senza essere al via, lo sloveno ha continuato a occupare la scena. La sua assenza pesa, alimenta domande e tiene accesa l’attesa per il suo ritorno.

Questo sentimento lo abbiamo constatato anche a Sencur, durante i Campionati europei, dove Pogacar si è concesso all’abbraccio della sua gente. Niente corsa, soltanto sorrisi, saluti e qualche parola sul presente quando alla domenica è spuntato fuori dal finestrino di auto della corsa. T-shirt verde-grigio militare, cappellino e la sua solita semplicità.

Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Qualche giorno dopo la caduta della Vuelta, Pogacar ha tenuto i tifosi in souspence (foto Instagram @tadejpogacar)
Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Qualche giorno dopo la caduta della Vuelta, Pogacar ha tenuto i tifosi in souspence (foto Instagram @tadejpogacar)

Dalla caduta alla ripresa

Il campione ha ripreso a pedalare, ma la strada verso la piena condizione è ancora lunga. Dopo la caduta alla Vuelta, il recupero è diventato l’unico vero obiettivo. Il resto, per ora, può aspettare.

La stagione di Pogacar si è interrotta bruscamente il 29 agosto, durante l’ottava tappa della corsa spagnola, quando quella caduta ha compromesso il suo finale di questo trionfante 2026. Lo sloveno, che aveva già messo nel mirino nuovi traguardi, ha riportato una frattura scomposta della clavicola sinistra, una frattura cervicale stabile a livello della settima vertebra e una commozione cerebrale. Si è reso necessario un intervento chirurgico alla clavicola. Da quel momento, il programma agonistico è passato in secondo piano. Il suo umore faceva su e giù. Ma la speranza di rimetterlo in pista per mondiali ed europei ancora c’era, seppur flebile.

Poi ai primi di settembre, il 5 per l’esattezza, la UAE Emirates ha ufficializzato la fine anticipata della sua stagione. Niente mondiali, niente europei e niente Lombardia. Una decisione condivisa con lo staff medico, senza fissare scadenze per il rientro alle competizioni. La priorità era consentire al corpo di recuperare completamente, senza aggiungere rischi a un infortunio che coinvolgeva più distretti.

«Le prime settimane non sono state semplici – ha detto Pogacar – i primi quindici giorni sono stati particolarmente duri, con pochi momenti positivi. La svolta è arrivata nella terza settimana, quando ho potuto iniziare a muovermi con maggiore continuità, salire sui rulli e iniziare la fisioterapia». Lì probabilmente l’uomo è tornato a sentirsi atleta e il motore in qualche modo si è riacceso.

Il campione ha comunque potuto festeggiare un altro traguardo: il rinnovo con la UAE fino al termine del 2032. Un segnale di continuità in un momento complicato. «Ora – ha aggiunto Tadej – non servono scorciatoie. La ripresa deve rispettare tempi e tappe, perché l’obiettivo non è tornare presto, ma tornare davvero pronto».

Tadej Pogacar, Sencur
L’abbraccio con Mezgec che ha concluso la carriera durante la prova in linea slovena
L’abbraccio con Mezgec che ha concluso la carriera durante la prova in linea slovena

Sogno rimasto nel cassetto

A Sencur Pogacar ha ritrovato il calore di casa. I campionati europei si svolgevano a pochi chilometri dai luoghi in cui è cresciuto. Anzi, il tratto in linea lambiva la sua Komenda e passava anche in quella rotatoria all’ingresso del paese a lui dedicata e che vi abbiamo fatto vedere. Tadej ci teneva moltissimo a questo appuntamento ed è un sogno che probabilmente resterà chiuso nel cassetto quello di trionfare in casa. A meno che in Slovenia non decidano di riorganizzare gli europei a breve!

Addirittura proprio a Sencur era circolata la voce che forse si sarebbe schierato al via, per una sorta di passerella iniziale. Voci alimentate dalla ripresa in bicicletta e dalla presenza del suo nome nelle liste preliminari già al mondiale. Un’ipotesi suggestiva, ma che non ha mai trovato riscontro in un programma agonistico concreto.

Lo stesso Pogacar ha ammesso di aver pensato alla possibilità di prendere il via. In un momento del recupero, ha raccontato, gli è venuta voglia di correre. Le gambe sembravano chiedere di tornare a misurarsi con gli avversari, soprattutto davanti al proprio pubblico. Ma il desiderio non poteva cancellare la realtà. Per quanto forte la condizione proprio non c’era. In più sembrava avesse dei formicolii ai piedi quando pedalava.

«Dopo una sola settimana di uscite su strada, la condizione era ancora lontana da quella necessaria per affrontare una competizione di alto livello. Uscivo con Urska (Zigart, la moglie, ndr) e stavolta ero io starle a ruota sia in salita che in discesa», ha specificato il diretto interessato.

Il campione ha quindi scelto di vivere gli Europei da spettatore. Una presenza comunque significativa, attesa e, secondo il nostro parere, giusta. Quel cameo fatto nel giorno della prova in linea ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi sloveni. E forse anche di Pogacar stesso.

Quella domenica Tadej ha anche salutato Luka Mezgec, amico e compagno di nazionale che ha concluso la propria carriera proprio con la prova in linea europea. Un incontro carico di ricordi, tra cui la vittoria di Mezgec a Trieste al Giro d’Italia del 2014, quando Pogacar era ancora un adolescente. Era il suo idolo, pensate un po’! Anche lì la folla per poco non lo ha divorato. Anche a noi restano il dubbio e la curiosità di sapere cosa sarebbe stato il circuito Sencur e la salita di Mozjanca se ci fosse stato Pogacar in gara…

Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)
Pogacar è risalito in bici la settimana prima del mondiale sfoggiando la sua ultima maglia iridata. E poi ha fatto stessa cosa con quella di campione europeo (foto Instagram)

Ma Tadej è già al 2027

Il successo di Brandon McNulty ai mondiali di Montreal, dove l’americano ha conquistato il titolo iridato su strada, ha rappresentato una delle soddisfazioni più belle di questo periodo. Pogacar si è congratulato con il compagno. «All’inizio facevo il tifo per gli sloveni, ma quando alla fine ho visto Brandon davanti ho sperato per lui. Se lo è meritato proprio», aveva dichiarato ai media sloveni..

La ripresa, la maglia iridata del compagno, l’abbraccio della gente. In qualche modo inizia da qui il 2027 di Tadej Pogacar. E’ presto per definire un programma ovviamente. Anche lo stesso programma sarà stilato in base ai tempi e alle modalità di recupero. Facciamo un esempio: la cosa che più preoccupa sono le vertebre cervicali. In virtù di questo magari potrebbe saltare la Roubaix. Ipotesi, congettura del tutto nostra, sia chiaro. Giusto per far capire che è presto e tutto in divenire.

In UAE la cosa l’hanno presa di petto. Tadej da nostre fonti sta lavorando sodo e tutto sta procedendo secondo programma. «Il periodo di riposo più lungo – ha spiegato Pogacar – potrebbe comportare una ripresa del lavoro anticipata di circa un mese rispetto alla normale preparazione».

In casa UAE non vogliono forzare il recupero. Se lo possono permettere visti i tanti campioni che hanno. E al tempo stesso devono fare così visto il patrimonio che rappresenta Tadej stesso. Un patrimonio su cui hanno deciso di puntare fino al 2032. Il contratto è stato rinnovato e allungato, segno che la fiducia nel re c’è ancora.

Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, vittoria

Seixas: un morso al Lombardia e un messaggio a Pogacar

10.10.2026
5 min
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COMO – La semplicità con la quale Paul Seixas racconta di come ha vinto la sua prima Classica Monumento dice tanto della caratura e della forza mentale di questo corridore. Un francese vince il Lombardia a Como, otto anni dopo Thibaut Pinot, diventando anche il più giovane corridore a vincere questa corsa strappando un record che resisteva dal 1905, anno della prima edizione. 

Paul Seixas ha fatto ciò che aveva in mente, attaccare sul Civiglio e togliersi tutti di ruota. Gli ultimi a resistere sono stati Giulio Ciccone ed Enric Mas, arrivati poi con ordine inverso sulla linea d’arrivo. Un attacco di ritmo, il francesino ha reso semplicemente impossibile agli altri seguirlo. Non uno scatto, ma un’inesorabile progressione che ha spento gli avversari ed ha acceso la luce sul suo talento. 

«Sul Civiglio ho avuto la sensazione che il ritmo fosse un po’ troppo lento – ha detto Seixas – e ho deciso di allungare ai due chilometri dalla vetta. Speravo che gli altri rimanessero indietro, una volta in discesa ho capito di avere un buon vantaggio ma non abbastanza. Nel breve tratto di pianura ho fatto una mini cronometro».

Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Tom Pidcock, Giulio Ciccone
Il momento chiave del Lombardia, Seixas aumenta il ritmo sul Civiglio, gli resistono Pidcock e Ciccone ma poi alzeranno bandiera bianca
Il Lombardia 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM, Van Rysel, Tom Pidcock, Giulio Ciccone
Il momento chiave del Lombardia, Seixas aumenta il ritmo sul Civiglio, gli resistono Pidcock e Ciccone ma poi alzeranno bandiera bianca
Avevi deciso il punto dell’attacco e lo hai rispettato?

Sapevamo che il percorso fosse adatto a una fuga in solitaria perché non prevedeva grandi difficoltà nel finale. Mi sembra fosse la strategia migliore per poi gestirmi da solo, ed è andata esattamente così. Ho dato il massimo e quando sono passato in cima all’ultima salita da solo sapevo di essere vicino alla vittoria. 

Sei diventato il più giovane corridore a vincere il Lombardia, cosa significa per te?

Con tutto il rispetto, mi interessa solo vincere. Oggi è stata la prima vittoria in una Monumento ed è bellissimo, questa giornata la ricorderò per tutta la vita. E’ pazzesco, lo è anche per il mio Paese e spero di portare altri successi. Pensare che Thibaut Pinot otto fa ha vinto qui mi ha aiutato tanto, sarebbe bello che questa vittoria sia di ispirazione per altri ragazzi. 

Ogni anno hai fatto vedere grandi cose e progressi sorprendenti, come vivi tutto questo?

Penso che non esista un destino, le cose non arrivano in maniera naturale ma devi costruirti il tuo percorso. Bisogna impegnarsi per ottenere quello che si vuole, ho lavorato davvero sodo con il mio allenatore. A volte si perde anche, si commettono errori, ma bisogna tenere la testa alta fino ai prossimi obiettivi. Dopo il mondiale non ho corso il campionato europeo per arrivare pronto qui e la scelta ha ripagato. 

Che stagione è stata?

Se all’inizio dell’anno qualcuno mi avesse detto che avrei ottenuto questi risultati sarei rimasto sorpreso. E’ stato un anno fantastico, come lo è stato il 2025. E’ pazzesco pensare che in due anni ho raggiunto questi risultati. Durante la stagione ogni volta mi sono sorpreso di me stesso, mi alleno duramente ma anche la squadra fa un grande lavoro per mettermi nelle migliori condizioni. 

Primo al Lombardia, secondo alla Liegi e alla Strade Bianche, nelle gare più combattute hai dimostrato di essere il corridore più forte dietro Pogacar?

Non mi metterei come secondo in assoluto dietro Pogacar. Lui al momento è il migliore ma ci sono ottimi corridori, a volte si vince e altre si perde. Non è una singola gara a renderti meglio degli altri. In gruppo ci sono tanti corridori fantastici, a volte vincerò io e altre volte loro. E’ così che funziona. La cosa più importante per me oggi è che ho vinto e ne sono davvero orgoglioso. 

Vuoi provare a diventare tu il migliore al mondo?

Sì, è qualcosa di audace, un sogno, ma mi sto impegnando per raggiungerlo. Ad esempio oggi ho lavorato per il sogno di vincere una Monumento e ce l’ho fatta. Forse un giorno riuscirò a diventare il più forte, o magari no. Però ci proverò sempre. 

Tornando al mondiale, hai sentito forse troppa pressione dall’esterno?

Onestamente non si tratta di pressione, ma di ciò che voglio raggiungere e a volte senti di poter puntare alla vittoria. In altri momenti commetti errori che ti impediscono di arrivare dove vorresti, ma penso che gli errori facciano parte del gioco. Non direi che è stata la pressione a farmi fare questo. 

Podio Lombardia 2026: Paul Seixas, Enric Mas, Giulio Ciccone
Sul podio in questo Lombardia salgono Paul Seixas, Enric Mas e l’eterno Giulio Ciccone
Podio Lombardia 2026: Paul Seixas, Enric Mas, Giulio Ciccone
Sul podio in questo Lombardia salgono Paul Seixas, Enric Mas e l’eterno Giulio Ciccone
Come hai trovato la forza di cambiare mentalità e ripartire?

Potrebbero essere passate due ore o un giorno, ma non è stato così lungo. A volte devi sfogare ciò che hai nel cuore per passare a qualcos’altro (in riferimento all’intervista rilasciata in zona mista a Montreal, ndr). Ho semplicemente detto quello che pensavo in quel momento, poi ho riflettuto su cosa avessi sbagliato. A quel punto ho cambiato prospettiva e ho deciso di allenarmi per l’ultima corsa dell’anno, che sarebbe stata questa. 

Dopo la vittoria alla Freccia Vallone pensavi alla Liegi, mentre ora sembri goderti maggiormente questo successo..

Quando finisci una corsa pensi sempre a preparare quella successiva, al riposo e tutto ciò che serve. Oggi non c’è perché è l’ultima gara dell’anno e si va in vacanza. Credo di essermi sentito più coinvolto in gara e di essermi espresso nel migliore dei modi. Ma in ogni corsa che ho vinto mi sono goduto il successo, magari in famiglia e con gli amici o i compagni di squadra è diverso. Lontano dalle telecamere.