ROUBAIX (Francia) – Wout Van Aert piange e non la smette più, dal momento in cui ha tagliato il traguardo alzando un dito al cielo come a dire: «Eccomi, ci sono anch’io, finalmente», ma che in realtà significa anche molto altro. Tadej Pogacar deve rimettersi in tasca il sogno di conquistare tutte e cinque le Monumento, oggi è il giorno di Van Aert. Finalmente, diciamo tutti.
A cinque chilometri dall’arrivo lo speaker del velodromo di Roubaix ha chiesto quanti fossero i sostenitori del belga e quanti quelli dello sloveno. Il boato che si è alzato per Wout Van Aert non ha lasciato dubbi: Roubaix oggi era tutta per lui.
«Ci ho creduto davvero – dice Wout Van Aert in conferenza stampa – dopo il Carrefour de l’Arbre. Una volta usciti da quel tratto di pavé sapevo di avere una buona possibilità, la strada era ancora lunga e sarebbero potute succedere molte cose. Ma da quel momento ci ho creduto davvero».


Pace fatta
Van Aert ha rincorso per anni una gara che sembrava stregata. Quasi impossibile da centrare per un corridore che in carriera avrebbe meritato di vincere molto di più, invece spesso si è trovato con una collezione di piazzamenti difficili da digerire. Lui è stato capace di mandarli giù, ripartire senza mai farsi abbattere.
«Sono super orgoglioso di quanto fatto oggi – racconta ancora il belga – perché vincere questa gara significa praticamente tutto per me. Tutti noi ciclisti facciamo moltissimi sacrifici per arrivare a questi livelli e lottare in gare come la Roubaix. Vincere con uno sprint a due contro Tadej Pogacar e la sua bellissima maglia iridata penso sia la cosa migliore che mi potesse capitare. E’ un sogno che si avvera, finalmente».




Il cuore di Wout
La Parigi-Roubaix era così radicata nella testa di Wout Van Aert in una maniera quasi difficile da spiegare. Per due volte l’ha sfiorata salendo sul podio in entrambe le occasioni, secondo nel 2022, terzo nel 2023. Il cerchio si è chiuso, e vale molto di più di una semplice vittoria.
«Per otto anni ho inseguito questa gara – spiega – l’ho corsa per la prima volta nel 2018, ed è stata subito una giornata molto triste. Quel giorno Michael Goolaerts morì, perdere un compagno di squadra in corsa è qualcosa di crudele (entrambi correvano per la Vérandas Willems-Crelan, ndr). Personalmente feci una bella gara e capii che mi si addiceva davvero.
«Da allora il mio obiettivo è sempre stato di vincere, per alzare il dito al cielo e dedicarla a lui. Nei giorni scorsi, passando nel punto in cui avvenne l’incidente fatale, mi è venuta la pelle d’oca. Mi piace credere che Michael mi abbia dato un po’ di energia oggi, per questo dedicare la vittoria a lui e alla sua famiglia è meraviglioso».




Attendere
Van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix, nell’anno in cui forse in pochi ci speravano. I fari sono sempre stati puntati sul duello tra Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel, entrambi a caccia di un pezzo di storia e di record da battere.
Invece ha vinto Wout Van Aert, con un successo che alla Visma Lease a Bike hanno inseguito per anni. La gioia è di tutti, da Laporte oggi quinto e che racconta di quanto servisse un successo del genere per il belga. E’ di Affini, che è stato scudiere di Van Aert in ogni momento, soprattutto in quelli più difficili. Come di Mattio, alla sua prima Roubaix tra i grandi e che una volta saputo della vittoria di Van Aert è entrato nel velodromo incitando la folla.
«L’attacco da dietro di Pogacar sul settore di Mons en Pevele – racconta Van Aert – mi ha fatto decidere di restare alla sua ruota nei settori di pavé finali, per evitare di essere attaccato ancora a quel modo. Chiudere sul suo allungo mi è costato tanto, ho dovuto scavare a fondo nelle mie energie. Da quel momento ho capito che il mio unico obiettivo era rimanergli a ruota».




Un sogno lungo anni
«Penso di aver avuto una grande condizione oggi – conclude – ma non è stato l’unico anno in cui mi sentivo bene. Sarebbe una bella storia dire che mi sono sentito meglio rispetto agli altri anni, ma così non è, solo che in passato le circostanze non sono state dalla mia parte. Anche oggi ho avuto un po’ di sfortuna, ma sono riuscito a reagire nel modo giusto. Penso che le altre edizioni mi abbiano dato le conoscenze necessarie.
«La squadra ha rincorso questa gara per anni, era il sogno di Richard Plugge (General Manager della Visma, ndr). Mi sento orgoglioso di aver portato a termine un lavoro durato tanto tempo. Un grazie va anche ai miei compagni con i quali abbiamo fatto qualcosa di incredibile».