LIEGI (Belgio) – Seixas è contento e ai giornalisti ci sta facendo ormai l’abitudine. Aver vinto la Freccia Vallone l’aveva già messo al riparo dalle attese della Liegi, ma aver resistito fino a 13 chilometri dall’arrivo alle sfuriate di Pogacar gli ha dato la conferma di aver fatto un altro passetto. E’ troppo intelligente e umile per lanciarsi in proclami, ma il tono della sua voce è tutto fuorché stupito. Sa quanto vale, sa che è presto e sa che il tempo gioca a suo favore. E soprattutto, continua a correre per vincere, anche se si tratta di sfidare Tadej Pogacar.
«Sappiamo che Pogacar ha surclassato tutti negli ultimi anni – ammette Seixas – quindi il secondo posto con distacco minimo è un buon risultato. Bisogna procedere un passo alla volta. Alla Strade Bianche non sono riuscito a seguire il suo primo attacco, oggi invece sì. Sono contento della mia prestazione e mi viene anche da considerare il grande lavoro della squadra, perché a Siena mi sono trovato un po’ isolato e di conseguenza non sono riuscito a stargli dietro quando attaccava. Oggi invece ero proprio dietro di lui, posizionato perfettamente dalla squadra per tutta la gara. E credo che questo mi abbia permesso di resistere. Il vantaggio di essere proprio dietro di lui è stato qualcosa di speciale».


Che cosa manca a Seixas per arrivare al livello di Pogacar?
Devo ancora migliorare e poi, visto il livello a cui è arrivato, è già estremamente difficile stargli dietro. Il suo attacco è stato una delle azioni più potenti di sempre, quindi riuscire a resistere e lottare contro di lui fino alla Roche aux Faucons è stato qualcosa di buono. C’è ancora del lavoro da fare ed è normale, ma non dobbiamo anticipare troppo le cose, per cui oggi ci accontenteremo.
Puoi raccontare che cosa è successo nel momento in cui ti ha staccato?
Sulla Redoute ero davvero al limite assoluto, la velocità con cui stavamo salendo mi ha lasciato senza parole. Pensavo: come farò a resistere ancora? Era tutta una questione di tempo e quando ha attaccato la Roche aux Faucons, non ci è voluto molto perché mi arrendessi. Ero davvero al limite e poi ho resistito come meglio potevo. Comunque finché ce l’ho fatta è stato bello poter riprendere fiato e dargli qualche cambio. Abbiamo accumulato il vantaggio necessario per arrivare al traguardo, ma sull’ultima salita ha giocato benissimo le sue carte. Oggi è stato il più forte, non ero tanto lontano, ma tant’è.
Credi sia stato solo un fatto di forza o anche di esperienza?
Penso che l’esperienza aiuti sempre, anche se oggi la gara non è stata poi così complicata. Le squadre dettavano il ritmo, bisognava solo rimanere nella loro scia ed essere lì al momento giusto, finché mi sono ritrovato da solo con lui. Quindi cosa avrei potuto fare meglio oggi prima del posizionamento?
Che cosa?
Non molto, a dire il vero. Ero nella sua scia ed era tutto quello che dovevo fare e che oggi era cruciale. Quando siamo usciti dalla Redoute per andare verso la Roche aux Faucons forse avrei potuto dargli dei cambi più corti, ma credo che fosse un duello uno contro uno ed entrambi ce lo aspettavamo. Non avevo intenzione di fare giochetti rischiando di innervosirlo e anche di far recuperare gli altri.


Quindi è stato un fatto di forza?
Non credo che tatticamente avrei potuto fare molto meglio. Oggi mi è mancata la potenza e certo, in un contesto di gara diverso, forse l’esperienza mi avrebbe aiutato di più. Ma oggi, in definitiva, la situazione mi ha favorito. La corsa era molto dura, quindi il posizionamento era leggermente più facile e questo mi ha permesso di esprimere semplicemente le mie capacità fisiche senza che l’esperienza giocasse un ruolo troppo importante. E’ vero, in una Monumento così lunga ci sono delle incognite, ma sapevo di aver fatto bene l’anno scorso al Lombardia. Sapevo di essere in grado di competere per le prime posizioni in una Classica Monumento, ma oggi non è servito a molto.
Che cosa è cambiato in Paul Seixas dopo il Lombardia?
Credo di aver fatto un vero e proprio salto di qualità in termini di resistenza, tanto che la difficoltà della corsa oggi si è quasi rivelata un vantaggio. Riesco a ripetere molti sforzi e a recuperare bene, quindi penso di aver fatto un balzo in avanti in questo senso. E questo si è visto anche ai Paesi Baschi. Ripetere gli sforzi non è stato un problema, quindi, continuerò su questa strada.
I Paesi Baschi sono stati utili per preparare queste corse?
Sono stati decisivi per la mia preparazione alla Freccia Vallone e alla Liegi, anche se a volte gli sforzi sulle salite spagnole sono più lunghi che qui. Ma mi ero allenato un po’ su entrambe le tipologie di corsa e sapevo che si completavano a vicenda. La squadra mi ha supportato benissimo e ha creato un programma molto interessante, che mi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Prova ne sono la vittoria di Huy e il secondo posto di oggi.




Cosa si può chiedere di più?
Niente, questo primo anno è destinato ad essere difficile. Penso che l’inizio di stagione sia più che soddisfacente ed è stato gestito molto bene. Questo piazzamento si può considerare una vittoria pensando a quello che verrà, ma nella vita non ci sono certezze. Finché non l’hai fatto, non l’hai fatto: questo è tutto. Ma ovviamente, ora che sono arrivato secondo, la mia prossima ambizione sarà quella di vincere una Monumento. Ma dipenderà da molte cose. Nella vita bisogna essere ambiziosi e io lavorerò in questa direzione.
Diciannove anni, poche frasi ma tutte ben costruite e piene di argomenti. Paul Seixas è arrivato nel ciclismo come un lampo, professionista dopo gli juniores e la vittoria al Tour de l’Avenir nel primo anno. Un azzardo, come ogni volta che si bruciano le tappe. Come fece Evenepoel, che dopo i fuochi d’artificio degli inizi si va accomodando su una dimensione leggermente più umana.
Il contratto con la Decathlon CMA durerà sino alla fine del 2027, voci dicono che abbia firmato per un futuro diverso già dopo l’Avenir, ma di questo non c’è certezza. Quel che è certo è che uno così non andrebbe mai in una squadra in cui il solo orizzonte sia tirare per un altro. Specie se l’altro è l’avversario che vuole battere. Speriamo che nello sport almeno questo valore venga salvaguardato.