Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Mattias Skjelmose, la Redoute

Skjelmose, la Liegi e la delusione che non passa

29.04.2026
5 min
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LIEGI (Belgio) – Arrivato al pullman dopo aver fatto il diavolo a quattro per tutto il finale della corsa, Mattias Skjelmose pare preda di una disperazione più delusa che rabbiosa. Ha i capelli radi e dritti subito dopo aver tolto il casco, la faccia sporca di polvere, cammina in piccoli cerchi nello spazio delimitato dai nastri scorrevoli della squadra, finché lo raggiunge la compagna Hannah che lo abbraccia a lungo. Lui cerca di scostarsi per non sporcarle gli abiti, ma quella stretta è ciò che gli serve per riallineare i pianeti. Lei poi si allontana e chiede di aspettare cinque minuti.

Non un secondo di più e poi Skjelmose si avvicina per raccontare la sua Liegi e il sogno, che lo scorso anno fu di Ciccone, di essere il primo dopo i marziani. Parte dalla fuga del mattino, che non ha capito come sia nata, ma che ha permesso al gruppo di procedere ad andatura sostenuta, evitando pericolosi… assembramenti all’attacco delle salite.

E quando poi la Redoute ha messo ciascuno al suo posto, dietro hanno iniziato a ragionare sugli sviluppi possibili. Davanti c’erano Pogacar e Seixas, agli altri restava l’ultimo gradino del podio e Skjelmose l’ha inseguito resistendo sulla Redoute (foto di apertura) e poi attaccando ancora sulla Roche aux Faucons. Si pensa che conti soltanto vincere: da quando ci sono in giro certi campioni, anche il podio è tornato a valere tanto.

«Ci sono molte cose – dice Skjelmose – che in questo momento stanno succedendo nella mia testa. Ma quando si prende parte a una gara di ciclismo e altri sono stati più fortunati, probabilmente bisogna farsene una ragione. Ma non è facile. Non era la mia prima Liegi e non credo di aver mai corso un finale così forte».

La sua compagna Hannah ha tranquillizzato Skjelmose che poi ha trovato la voglia di parlare
La sua compagna Hannah ha tranquillizzato Skjelmose che poi ha trovato la voglia di parlare
La sua compagna Hannah ha tranquillizzato Skjelmose che poi ha trovato la voglia di parlare
La sua compagna Hannah ha tranquillizzato Skjelmose che poi ha trovato la voglia di parlare

I buoni segnali

Ci credeva. Venerdì era arrivato Ciccone dall’altura, ma era chiaro che il danese si sentisse leader della squadra. Il secondo posto dell’Amstel (un secondo dietro Evenepoel, dopo averla vinta l’anno scorso) e il quinto della Freccia Vallone (a otto secondi da Seixas) lo autorizzavano a sperare in qualcosa di bello. Per questo nel finale si è esposto tanto e adesso gli manca la conferma che avendo fatto diversamente, sarebbe finita meglio.

«E’ un peccato che questa volta il mio distacco – dice Skjelmose – sia così grande rispetto alle due corse precedenti. Anche a quelli dietro di me è mancato qualcosa, perché se fossi riuscito ad avvantaggiarmi con uno o due uomini nel finale, sarebbe andata diversamente. Sono contento della mia condizione e del fatto che questo metodo di preparazione funzioni. Ho fatto tutto nel modo giusto».

Vincitore uscente e protagonista all'Amstel, con Evenepoel, ma in Olanda non c'era Pogacar
Vincitore uscente e protagonista all’Amstel, ecco Skjelmose con Evenepoel, ma in Olanda non c’era Pogacar
Vincitore uscente e protagonista all'Amstel, con Evenepoel, ma in Olanda non c'era Pogacar
Vincitore uscente e protagonista all’Amstel, ecco Skjelmose con Evenepoel, ma in Olanda non c’era Pogacar

Terzo sulla Redoute

Nella Redoute più veloce di sempre, quella in cui Pogacar e Seixas hanno umiliato i rivali fuggendo a una velocità mai vista prima, Skjelmose è stato il primo alle loro spalle. Da italiani mai domi, per qualche istante abbiamo pensato che si trattasse di Ciccone. Quando però l’inquadratura ha stretto sull’uomo della Lidl-Trek, si è visto subito che si trattasse del danese.

«Avevamo già deciso di prenderla davanti – racconta – e poi ci siamo ritrovati in testa. Non ho dato veramente tutto, perché sapevo bene che non avrei tenuto il ritmo di Tadej e Paul e dietro c’era un gruppo relativamente numeroso. Ho mantenuto il mio ritmo ed è un peccato che dietro di me ci fosse un gruppo di sette uomini, non due o tre. Se mi fossi fatto raggiungere un po’ prima, avrei avuto ancora delle possibilità.

«Sapevo bene che i due davanti non avrebbero rallentato, speravo semmai che potesse esserci qualcuno dietro di me. Sapevo bene che lo scenario migliore sarebbe stato lottare per il terzo posto e così è stato. Questa volta non è andata, però sono riuscito a passare bene la Redoute».

L'arrivo di Ciccone alla Liegi ha dato alla Lidl-Trek un'arma in più, ma Skjelmose ha sempre ragionato da leader
L’arrivo di Ciccone alla Liegi ha dato alla Lidl-Trek un’arma in più, ma Skjelmose ha sempre ragionato da leader
L'arrivo di Ciccone alla Liegi ha dato alla Lidl-Trek un'arma in più, ma Skjelmose ha sempre ragionato da leader
L’arrivo di Ciccone alla Liegi ha dato alla Lidl-Trek un’arma in più, ma Skjelmose ha sempre ragionato da leader

L’ultimo guizzo

Parla con le mani sui fianchi e lo sguardo perso lungo il corso dell’Ourthe lungo il quale vogano placidamente i canoisti del circolo di Liegi. C’è l’aria dello smantellamento tipico di questa corsa e qualche istante fa un tipo enorme e pelato con la maglietta nera ci è passato accanto per prendere proprio le valige di Mattias, atteso ora a una lunga assenza dalle gare in vista del Tour.

Lo hanno ripreso, come era logico che fosse, oppure ha lasciato che lo facessero. Poi sulla Cote de la Roche aux Faucons, pilotato da Ciccone, Skjelmose ci ha provato ancora, tanta era la sua voglia di puntare al podio.

«Quando siamo arrivati in cima alla Redoute – ricorda parlando del tecnico che lo conosce da sempreKim Andersen dall’ammiraglia mi ha chiesto come mi sentissi e io stavo davvero bene: non ho mai avuto prima d’ora gambe tanto buone in una gara così lunga. Per questo ho deciso di aspettare e poi provare a spingere sull’ultima salita. Ho preso margine e a quel punto si trattava di vedere chi sarebbe venuto con me.

«Non so cosa sia successo dietro, ma avevo un vantaggio relativamente grande. Solo che in cima c’era vento contrario e con una strada così larga, era davvero difficilissimo farci qualcosa. Ho fatto del mio meglio, quindi c’è poco da recriminare».

Poco dopo l'arrivo, Ciccone, chiuso in colata contro le transenne, armeggiava con la bici
Poco dopo l’arrivo, Ciccone, chiuso in volata contro le transenne, armeggiava con la bici
Poco dopo l'arrivo, Ciccone, chiuso in colata contro le transenne, armeggiava con la bici
Poco dopo l’arrivo, Ciccone, chiuso in volata contro le transenne, armeggiava con la bici

La torta senza ciliegina

Forse l’unico rimprovero che può farsi, la ciliegina che non è riuscito a mettere sulla torta, è stato proprio lo sprint affrontato con poca concentrazione. Stava bene, ma quando si è reso conto che davanti avevano già iniziato la volata, lui era troppo indietro per risalire, mentre Ciccone è finito chiuso contro le transenne. Hanno corso bene, dice, la strategia messa in atto li ha visti entrambi nel cuore della corsa e forse proprio per questo il suo umore è così frustrato.

Si vede che parlare lo ha aiutato a rimettere in ordine i pensieri. Al pullman nel frattempo è arrivato anche Ciccone con un diavolo per capello. Skjelmose fa un cenno alla compagna, si ravvia i capelli e poi va a cambiarsi. La Liegi dei normali l’ha vinta Evenepoel, che ha corso il finale come un velocista e si è preso il podio in volata. Fra coloro che hanno provato a ottenerlo facendo la corsa, non c’è dubbio che Skjelmose sia quello che ci ha messo più anima. E l’anima, quando le cose vanno storte, fa molto più male delle gambe.