Paul Seixas, Decathlon CMA CMG

Seixas al Tour: idee, sensazioni e attese, parola a Garzelli

06.05.2026
6 min
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Il nodo è stato sciolto, Paul Seixas sarà al via del prossimo Tour de France. L’annuncio è arrivato tramite i canali social del suo team, la Decathlon CMA CGM, con un breve video nel quale il talento francese ha detto ai nonni (e allo stesso tempo a tutto il mondo) che prenderà parte alla Grande Boucle. Le voci che lo davano alla partenza di un Grande Giro in questa stagione si erano fatte sempre più insistenti fin dall’inverno. L’exploit al Giro dei Paesi Baschi, dominato e vinto, e il successo sul Muro di Huy avevano rafforzato le sensazioni di vederlo su palcoscenici ben più impegnativi.

Sensazioni che sono diventate dei solidi pilastri quando alla Liegi-Bastogne-Liegi il francesino classe 2006 è stato l’unico a tenere testa alle sfuriate di Tadej Pogacar sulla Redoute. Insomma, i tempi, per quanto possano sembrare precoci, sono ormai maturi. 

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Seixas in questo inizio di stagione è stato l’unico che ha provato a reagire agli attacchi di Pogacar, dimostrando grande tenacia

Dal Lunigiana al Tour

Del talento di Paul Seixas si parla da quando al secondo anno da junior ha dominato in lungo e in largo. A partire dalla Liegi di categoria, passando per le corse sulle Alpi francesi e arrivando anche al Giro della Lunigiana, vinto in un bellissimo testa a testa contro il nostro Lorenzo Finn

A quel Giro della Lunigiana insieme a noi c’era anche Stefano Garzelli, che ha commentato la gara sul posto. Lo stesso commentatore tecnico della RAI se lo è ritrovato davanti anche alla Liegi-Bastogne-Liegi di qualche settimana fa. La tentazione di parlare per analizzare e commentare la scelta del francese era forte, così abbiamo alzato il telefono e ne è nato l’articolo che state leggendo. 

Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Sul Muro di Huy il diciannovenne Paul Seixas è diventato il più giovane a vincere la Freccia Vallone
Stefano, la sensazione è che il mondo del ciclismo sembra essersi finalmente tolto un peso dal petto: Seixas sarà al Tour…

Vero, era una di quelle notizie che teneva tutti in sospeso. Anche se nei giorni scorsi ho letto una bella intervista a Miguel Indurain, il quale ha detto una cosa che condivido pienamente.

Cioè?

Che sia un bel rischio per Seixas andare al Tour e che abbia più da perdere dopo ciò che ha fatto vedere in questa prima parte di stagione. E’ giovane, ma siamo in un mondo in cui ci si dimentica subito di certe dinamiche. Soprattutto se poi si va a correre in certi contesti, come può essere il Tour de France. 

Sembra essere stata quasi una spinta popolare…

C’è da capirli. E’ una decisione coraggiosa, ma siamo davanti a un ragazzo molto più maturo della media. Forse sarebbe stato meglio passare da una corsa a tappe del calibro della Vuelta, ma il rischio era che in caso di crisi o risultati sotto le aspettative le reazioni sarebbero state le stesse, con la gente pronta a dire: «Se non va forte alla Vuelta figuriamoci al Tour».

La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
Il Giro dei Paesi Baschi, vinto con facilità disarmante, ha fatto vedere un Seixas forte anche nelle corse a tappe
Una volta scelto di fare il passo, a questo punto meglio farlo tutto insieme?

Avrebbe potuto anche correre al Giro o alla Vuelta, ma alla fine sarebbe stata la stessa cosa a livello di attenzione e di attese. Quindi tanto vale andare al Tour. 

Tu cosa ne pensi?

E’ giovane, ha 19 anni (ne farà 20 il prossimo 24 settembre, ndr) ma le aspettative sono già alte. Giornalisti, appassionati, tifosi (e la Francia intera ci sentiamo di dire noi, ndr) avranno gli occhi puntati su di lui. Certo che c’è differenza dal correre contro i più forti nelle corse di un giorno o alle gare di una settimana. Le tre settimane del Tour de France non sono uno scherzo. 

Considerando che Seixas non corre per partecipare, lo abbiamo visto…

Non credo ne sia capace. Personalmente avrei fatto un altro anno a fare gare di una settimana con l’obiettivo di vincerle. Poi ci sarebbe stato tutto il tempo, nel 2027, di fare il Tour de France.

Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Meno di un anno fa Seixas vinceva il Tour de l’Avenir, ora guarda alla corsa dei grandi (foto Tour de l’Avenir)
Cosa ci possiamo aspettare da Seixas al Tour?

Se fossi la squadra metterei le mani avanti, chiarendo che si va per provare a vincere una tappa e non per la classifica generale. Più che di gambe lo vedo indietro di esperienza rispetto a un possibile podio. Lo scorso anno Lipowitz fece terzo, ma arrivò in sordina. Seixas avrà intorno a sé una pressione importante. A mio avviso deve arrivare con l’approccio di chi ha tutto da imparare.

Mentalmente sembra solido, anzi solidissimo.

Lo è perché fa parte della sua personalità, ma anche perché fino ad adesso tutto sta andando per il meglio. Credo sia un giovane capace di accettare una giornata storta con la lucidità giusta. Io mi aspetto un Seixas capace di correre davanti, lo ha dimostrato, anche se torno a dire che tre settimane sono lunghe. 

La cosa impressionante è che due anni fa vinceva il Lunigiana, ora si parla di Tour de France…

E ci va da protagonista, due anni fa era al Lunigiana e nel frattempo ha vinto ai Baschi, la Freccia e ha fatto secondo alla Liegi. Senza dimenticare il terzo posto all’europeo nel 2025 e la grande prestazione al mondiale in Ruanda.

Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Paul Seixas in maglia verde al Giro della Lunigiana 2024 (foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Al Tour correrà contro un altro ex enfant prodige: Evenepoel, secondo te si possono accostare?

Non direi. Il ciclismo è cambiato tanto da quando Evenepoel è arrivato nel professionismo, anche se entrambi sono passati direttamente dalla categoria juniores al WorldTour. Ma il belga mi sembra meno solido mentalmente rispetto a Seixas, che invece paragono a Pellizzari. Li vedo tranquilli e rilassati, come se la pressione gli scivolasse via.

Ha ancora senso il paragone Seixas-Finn?

Ormai non più, da quando erano nella categoria juniores hanno poi fatto scelte totalmente differenti. Finn ha seguito la strada giusta, quella canonica. Seixas è l’eccezione. Non che Finn non valga, anzi, a me piace molto. Penso si potrà tornare a fare un parallelismo tra loro tra un paio d’anni, quando avranno una serie di esperienze comuni alle spalle. 

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Tadej Pogacar, Paul Seixas

Classiche del Nord, ultimi appunti prima di rientrare

03.05.2026
9 min
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LEUVEN (Belgio) – Succede sempre, quando si chiude la valigia delle classiche e si va via da quassù, di voltarsi indietro. E allora la lunga attesa del volo di ritorno diventa il pretesto per riavvolgere il nastro e rivivere gli spicchi di emozione che ci hanno fatto saltare sul divano, sulla sedia della sala stampa, sul ciglio della strada, perché ognuno a questo punto sarà capace di collegare le emozioni delle classiche del Nord al momento preciso in cui le ha provate.

Avevamo da passare la giornata tra il checkout dell’appartamento di Liegi e il volo di rientro e così ci siamo fermati al sole di un caffè di Leuven, davanti alla City Hall tutta imbacuccata per i lavori che la riporteranno al suo splendore.

Camminando per le vie della città e dopo essere passati in auto sul rettilineo che portò la maglia iridata a Elisa Balsamo e Filippo Baroncini, per un attimo è parso di sentire ancora il vociare di allora, poi la quotidianità di centinaia di studenti e biciclette ha preso il sopravvento. E mentre sorseggiavamo l’ultima Leffe di questo viaggio, abbiamo iniziato a lasciar correre gli appunti sul quaderno che ci ha accompagnato sulle strade delle Classiche del Nord.

L'attesa del volo di rientro nel centro di Leuven, riordinando idee e appunti (depositphotos.com)
L’attesa del volo di rientro nel centro di Leuven, riordinando idee e appunti sulle classiche appena concluse (depositphotos.com)
L'attesa del volo di rientro nel centro di Leuven, riordinando idee e appunti (depositphotos.com)
L’attesa del volo di rientro nel centro di Leuven, riordinando idee e appunti sulle classiche appena concluse (depositphotos.com)

Il Fiandre della discordia

Eravamo arrivati al Fiandre, la prima Monumento tra le classiche del Nord, con la vittoria di Van der Poel ad Harelbeke, il suo duello con Van Aert nella nuova Gand (poi vinta da Philipsen) e il trionfo di Ganna a Waregem. Peccato che Pippo se ne sia poi tornato a casa: aveva in testa la Roubaix e ha ritenuto che il Fiandre sarebbe stato troppo duro. Infatti, mentre lui andava via, in Belgio arrivava Pogacar che, dopo la sbornia della Sanremo, avrebbe cercato di trasformare la corsa dei Muri e la Roubaix, le due classiche che lo attendevano, in un’arena infernale.

A raccontarcelo c’era Filippo Lorenzon, in quella parte di Belgio che parla fiammingo e annega il tempo nella birra. Il Fiandre in televisione invece ce l’hanno raccontato su Eurosport, perché la RAI non l’ha trasmesso (fra le classiche sono rimaste scoperte anche l’Amstel e la Freccia Vallone) con le prevedibili rimostranze di chi invece l’avrebbe apprezzato.

Ma è stato il Fiandre di ben altre dispute. Di Van der Poel fortissimo, ma non abbastanza per resistere a Pogacar sul Qwaremont, eppure ostinatamente generoso nel dargli i cambi. Pochi secondi alle loro spalle c’era Evenepoel e non sapremo mai che cosa sarebbe cambiato se Remco fosse rientrato.

Dicono che Van der Poel abbia collaborato perché fra corridori alla pari non si usa l’astuzia e chi invece suggerisce di farlo viene definito un Solone. In questo ciclismo dove contano più i like delle vittorie, è vietato essere scaltri? Cosa te ne fai di un secondo posto al Fiandre se ti chiami Van der Poel e hai già perso la Sanremo? Pogacar invece ha fatto il suo e ha vinto, come ogni volta che attacca il numero, nei giri e nelle classiche: come già alla Strade Bianche e alla Sanremo. E Van der Poel, pur fortissimo, lo ha visto andare via.

Il duello alla pari fra Pogacar e Van der Poel al Fiandre: siamo sicuri che fosse davvero alla pari?
Il duello alla pari fra Pogacar e Van der Poel al Fiandre: guardiamoli in faccia, siamo sicuri che fosse davvero alla pari?
Il duello alla pari fra Pogacar e Van der Poel al Fiandre: siamo sicuri che fosse davvero alla pari?
Il duello alla pari fra Pogacar e Van der Poel al Fiandre: guardiamoli in faccia, siamo sicuri che fosse davvero alla pari?

La Roubaix delle lacrime

Alla Roubaix, c’era per la prima volta Stefano Masi e anche lui se l’è cavata bene. La fortuna del debuttante in queste classiche del Nord gli ha consegnato fra le mani una delle vittorie più belle degli ultimi anni: quella di Van Aert.

La cabala delle classiche è spietata e il fortissimo Van der Poel, quello che al Fiandre se l’è giocata alla pari col più forte di tutti i tempi (così viene definito Pogacar), si è ritrovato a piedi nella Foresta di Arenberg per una doppia foratura. In precedenza aveva bucato anche Pogacar (alzi la mano chi si è salvato in questa Roubaix!). Questa volta tuttavia, in barba al galateo fra pari, Mathieu si è messo a fare il forcing per rendergli il rientro faticoso.

Tadej invece è rientrato perché proprio l’olandese nella seconda parte della Foresta ha tirato il fiato e proprio in quel momento ha bucato e si è ritrovato con la bici di Philipsen che aveva i pedali sbagliati. A volte capita anche ai migliori, nelle classiche più importanti.

Scene da Far West, con pezzi di terra sollevati da ruote velocissime e contraccolpi molto violenti sui manubri. Il suo inseguimento rabbioso ha avuto del prodigioso, ma è stato rintuzzato da Pogacar e poi da Van Aert che si è preso la briga e di certo il gusto (cit.) di mettersi davanti per impedirgli di rientrare. In queste classiche così dure si combatte, gli avversari di colpo diventano nemici.

La lunga corsa di Tadej e Wout verso Roubaix è stata uno dei momenti di maggiore lirica sportiva della campagna di queste classiche e forse di tutto l’anno. Pogacar ha provato selvaggiamente a staccarlo, ma nelle classiche senza salite, anche Tadej torna un po’ normale. E Van Aert deve aver visto davanti l’occasione per rifarsi di anni di sfiga pazzesca.

Lo ha controllato, non si è sfinito dandogli cambi, forse perché ha avuto l’umiltà di non sentirsi pari al più forte di tutti i tempi. Gli ha preso la ruota per ripararsi dal vento con numeri da equilibrista. E quando si è trattato di fare la volata, ha preso la rabbia e le malinconie di tanti secondi posti, li ha shakerati in una mistura esplosiva, e ha scaricato nei pedali tutto quello che aveva. Difficile dire, come qualcuno ha ipotizzato, se anche Pogacar fosse contento. Di certo lo era Van Aert e Dio solo sa se non se lo è meritato.

La vittoria di Van Aert alla Roubaix è stata quella più emotivamente forte fra le classiche 2026
La vittoria di Van Aert alla Roubaix è stata quella emotivamente più forte fra le classiche 2026
La vittoria di Van Aert alla Roubaix è stata qaLa vittoria di Van Aert alla Roubaix è stata quella più emotivamente forte fra le classiche 2026uella più emotivamente forte
La vittoria di Van Aert alla Roubaix è stata quella emotivamente più forte fra le classiche 2026

La Freccia dello stupore

Il tempo di vedere l’Amstel di Evenepoel e annotare le meraviglie di Seixas al Giro dei Paesi Baschi ed è stato tempo di Freccia Vallone. Una volta, alla vigilia della settimana, si faceva il cambio degli uomini. Quelli del pavé se ne andavano e arrivavano gli scalatori per le classiche delle Ardenne: in certi anni si andava persino all’aeroporto di Bruxelles per accoglierli e fotografarli con la valigia e magari si approfittava dell’occasione per andare all’Area Cargo e spedire in Italia i rullini delle diapositive, perché li facessero sviluppare. Chi è nato dopo non apprezzerà mai abbastanza quale immenso cambio sia iniziato con le fotocamere digitali.

Cambiano i tempi, gli uomini e cambiano gli scenari e a volte anche i percorsi delle classiche. Le pietre e la polvere di pianura lasciano il posto a colline di conifere e salite e il Muro d’Huy con le sue sei cappelle votive diventano una inesorabile via crucis.

C’era il sole alla partenza da Herstal, ma la luce più vivida è stata quella di Paul Seixas sul Muro d’Huy. Lo avevamo immaginato presentando la corsa: senza Pogacar, avrebbe vinto lui. Così effettivamente è stato, ma la consapevolezza con cui il francese (19 anni e al debutto in queste classiche) ha respinto la banale equazione ha acceso i fari sulla sua maturità. Non un’esitazione nel parlare, nessuna paura di ammettere eventuali limiti e neppure di parlare della sua voglia di vincere. Gli unici argomenti su cui fa il finto tonto sono la partecipazione al Tour e l’eventuale firma per squadre diverse.

Ha preso la testa ai 250 metri del Muro, lasciato al posto giusto dai compagni di squadra, motivati come missionari. Poi ha accelerato gradualmente, togliendo una goccia per volta l’ossigeno dai muscoli dei rivali. Non li ha stroncati come fece Pogacar l’anno scorso, ma ugualmente li ha portati inesorabilmente al punto di rottura. Freccia Vallone vinta a 19 anni, mentre Evenepoel, rimasto a casa per riposarsi, andava verso la Liegi.

A 19 anni, Paul Seixas è diventato il più giovane vincitore della Freccia Vallone
A 19 anni, Paul Seixas è diventato il più giovane vincitore della Freccia Vallone
A 19 anni, Paul Seixas è diventato il più giovane vincitore della Freccia Vallone
A 19 anni, Paul Seixas è diventato il più giovane vincitore della Freccia Vallone

La Liegi del cannibale

Liegi, l’ultimo atto ne lungo viaggio delle classiche. La birra è agli sgoccioli e dovendo guidare resistiamo alla tentazione di chiederne un’altra. Dicono che per vincere la quarta Pogacar non abbia faticato per sbarazzarsi di Seixas, la verità è che il francesino è stato il rivale più coriaceo che Tadej abbia trovato di recente sulla sua strada, al pari di Pidcock alla Sanremo, ma su un percorso mille volte più duro.

C’era l’attesa delle grandi occasioni. Da una parte Tadej, al rientro dopo lo smacco della Roubaix. Dall’altra Seixas, che catalizzava le attenzioni. Poi Evenepoel, che veniva dalla vittoria dell’Amstel e due Liegi in passato le ha comunque vinte. Quindi Pidcock e un discendere di altri nomi in caccia del podio. Alla presentazione delle squadre in Place Saint Lambert schiere di bambini si sporgevano dalle transenne chiedendo l’autografo e chiamandoli tutti per nome. Per la decana di tutte le classiche (prima edizione nel 1892) non mancava neppure un ingrediente.

La Liegi è un continuo fra autostrade e stradine. Quelli bravi li vedono passare anche sei volte, ma quando arrivano alla Redoute di solito si fermano e si godono il passaggio. I tagli standard prevedono invece la sosta a Baraque Frituur, poi alla Cote de Saint Roch di Houffalize, quindi la salita e la discesa dello Stockeu, infine una bella corsa veloce fino al traguardo.

La fuga estemporanea di 52 corridori ha fatto pensare a un grave errore del gruppo inseguitore e lo sarebbe stato se quei corridori si fossero trovati lì per scelta: sarebbe stata una grande imboscata ed Evenepoel ne avrebbe potuto trarre l’occasione per vincere. Invece erano lì per caso e si è visto.

A chi dice che la Redoute sia meno incisiva di un tempo, consigliamo di rivivere l’avvicinamento e poi l’esplosione. Come sul Monte Sante Marie, sulla Cipressa e sul Poggio, come sul Qwaremont, il corridore più forte di tutti i tempi ha sferrato l’attacco più veloce di tutti i tempi, scalando la salita simbolo a 24,2 di media (foto di apertura). Eppure dice che quando si è voltato, sapeva esattamente che Seixas sarebbe stato lì: non si aspettava magari che sulla cima il francese si prendesse il KOM impiegando secondo Velon un secondo meno di lui.

Nell'abbraccio fra Pogacar e Seixas dopo la Liegi, un sorriso che sa di rispetto reciproco
Nell’abbraccio fra Pogacar e Seixas dopo la Liegi, un sorriso che sa di rispetto reciproco
Nell'abbraccio fra Pogacar e Seixas dopo la Liegi, un sorriso che sa di rispetto reciproco
Nell’abbraccio fra Pogacar e Seixas dopo la Liegi, un sorriso che sa di rispetto reciproco

La resa di Remco

Siamo onesti, con l’ultimo sorso di birra che se ne va, nessuno credeva che Seixas avrebbe potuto staccare Tadej: sulla Redoute era già parso al gancio e quante volte si può morire in sella? Seixas c’è riuscito la prima volta, ma ha dovuto inchinarsi la seconda. E quando anche lui è arrivato a cottura, Tadej ha accelerato da seduto e lo ha lasciato lì. Il gap è ancora notevole, si è visto nelle classiche e probabilmente lo scopriremo nei prossimi Giri: quegli otto anni di differenza pretendono i giusti tempi (lo stesso Pogacar i suoi 2 anni da U23 se li è fatti), ma le prospettive sono pazzesche.

Lo sloveno non ci è parso tiratissimo come alla Sanremo, osservandolo nelle interviste e poi in bici sembra avere ancora quel di più che forse gli è servito alla Roubaix. Oppure passando dalle pietre alle salite, ha lavorato sulla forza. Di certo la forza l’ha usata con disinvoltura: ha aumentato la cadenza e ha costretto Seixas alla resa.

Dietro di loro, Evenepoel ha mostrato ancora una volta il fianco e poi nella conferenza stampa del dopo gara, è parso quasi in imbarazzo nel dover giustificare la sua prova opaca. C’è stato molto più spirito nei tentativi di Skjelmose che nella sua volata per il terzo posto. Chissà se il suo professionismo sbalorditivo a 18 anni non gli abbia imposto un limite di sviluppo che ora si sta palesando. Magari non è vero e Remco ci sbalordirà ancora, però se fossimo nei panni di Seixas e di chi lo gestisce, un pensierino lo faremmo.

Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
7 min
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Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious

Omrzel: Catalunya, TotA e le prime sfide nel WorldTour

01.05.2026
5 min
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TRENTO (TN) – Jakob Omrzel era uno dei volti più attesi al Tour of the Alps, il campione sloveno in carica è passato nel WorldTour dopo solamente un anno tra gli under 23. Una stagione, quella con la Bahrain Victorious Development che lo ha portato a vincere il Giro Next Gen a Pinerolo. Lo sloveno classe 2006 si era poi messo in mostra anche al Giro della Valle d’Aosta e vincendo a Capodarco. Nonostante un Tour de l’Avenir sottotono era poi arrivata una bella prestazione alla Cro Race a fine stagione, così il salto nel WorldTour è sembrata la soluzione migliore per continuare la crescita intrapresa. 

Degli enfant prodige della classe del 2006, tra cui figura Paul Seixas, Lorenzo Finn e appunto Jakob Omrzel, il solo ad essere rimasto tra gli under 23 è l’azzurro. Solamente il tempo ci dirà se è stata la scelta giusta o meno, anche se noi una mezza idea ce l’abbiamo. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Jakob Omrzel al Tour of the Alps si è messo alla prova contro alcuni degli scalatori più forti in gruppo
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Jakob Omrzel al Tour of the Alps si è messo alla prova contro alcuni degli scalatori più forti in gruppo

Passi intermedi

C’era tanta curiosità intorno a Jakob Omrzel, infatti il corridore della Bahrain Victorious tra le salite del Tour of the Alps è stato chiamato a mettersi alla prova contro avversari di un certo spessore. Oltre al vincitore Giulio Pellizzari si è scontrato contro Egan Bernal, Thymen Arensman, Michael Storer e altri scalatori tutti indirizzati verso il prossimo Giro d’Italia

«Innanzitutto sono contento di come sta andando questo primo anno nel WorldTour – ci racconta Omrzel – sto vivendo tante nuove esperienze e sto cercando di seguire un po’ il flusso degli eventi. Imparo tanto e nel frattempo cerco di migliorare la mia condizione. 

Lo sloveno nel 2025 ha vinto il Giro Next Gen (foto La Presse)
Lo sloveno nel 2025 ha vinto il Giro Next Gen (foto La Presse)
Eri reduce dalla tua prima corsa di categoria WorldTour, alla Vuelta a Catalunya, com’è andata?

Bene, alla fine della settimana di gare mi sono sentito davvero contento di com’è andata. Si è trattata di una gara estremamente interessante, a partire dal luogo ma anche per l’esperienza di una gara WorldTour. Sicuramente il ritmo è diverso, le strategie sono diverse e lo è anche il modo di approcciare la corsa. Mi è piaciuto molto, se mi fossi sentito un po’ meglio di gambe sarebbe stato ancora più bello, ma sono alle prime esperienze.

In questo Tour of the Alps come ti sei trovato?

Bene, a mio agio con questo genere di sforzi e anche sulle salite più lunghe. Penso che non sia un livello troppo alto, alla fine siamo tutti fatti della stessa pasta, per cui c’è solo da lavorare e migliorare ancora. 

Omrzel si è poi riconfermato vincendo anche a Capodarco una delle gare di riferimento per la categoria U23
Omrzel si è poi riconfermato vincendo anche a Capodarco una delle gare di riferimento per la categoria U23
Il salto da under 23 al World Tour sta andando bene?

Giorno dopo giorno sento di stare sempre meglio, ogni volta che corro faccio un passo in avanti. Passare da una squadra under 23 (anche se devo team, ndr) al WorldTour è stato impegnativo. Ci sono tante persone in più che fanno parte del processo. Cercare di elaborare il tutto non è semplice, ma è stimolante. 

C’è qualcuno che ti ha aiutato maggiormente?

Tutti mi stanno dando una grande mano, a partire dai compagni di squadra più grandi, passando per lo staff e i diesse. Avere delle figure di riferimento come le loro penso sia una bella cosa, perché hanno grande esperienza. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Per Omrzel il passaggio nel WorldTour ha portato nuovi stimoli e nuove sfide
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
Per Omrzel il passaggio nel WorldTour ha portato nuovi stimoli e nuove sfide
Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

Mettermi alla prova, imparare e capire come funziona tutto. Ovviamente cerco anche di ottenere il miglior risultato possibile, sia per me che per la squadra. Non sono arrivato qui per far parte del gruppo e basta, voglio cercare di ricavare qualcosa sia di personale ma anche per i miei compagni. 

In che ambiti c’è da migliorare?

Tutti, sicuramente sento di essere uno scalatore, ma in questo momento del ciclismo si deve essere performanti in ogni ambito. Certo, non sono un velocista, ma sono in grado di andare forte in pianura e di giocarmi le mie chance in uno sprint ristretto. 

In tanti ti hanno definito un ciclista molto sveglio, lo si è visto anche dal modo in cui hai vinto il Giro Next Gen lo scorso anno…

E’ importante valutare ogni situazione, non si può correre a testa bassa sempre. Se ne ho l’occasione cerco di cogliere il momento giusto e di leggere la corsa. In termini di miglioramento personale credo che se uno cerca di imparare e si concentra al massimo è in grado di crescere molto. Si trova sempre il modo di vedere le cose da prospettive diverse, ma questo è anche il motivo per cui andiamo in bici. Mi piace pensare a ogni situazione specifica e al modo in cui l’affronterò. 

Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
La maglia di campione sloveno non rappresenta un peso, ma solamente uno stimolo per fare sempre meglio
Tour of the Alps 2026, Jakob Omrzel, Bahrain Victorious
La maglia di campione sloveno non rappresenta un peso, ma solamente uno stimolo per fare sempre meglio
Indossi la maglia di campione sloveno, senti una pressione maggiore?

No, penso sia solamente un onore indossarla. E’ molto bella e la porto con orgoglio, ma da questa maglia non viene alcuna pressione. Arriva un po’ di mentalità in più, non so come dire ma ti senti maggiormente ambizioso. E’ solo uno stimolo positivo. 

In tanti cercano di accostarti a Pogacar, come vivi questo accostamento?

E’ normale che succeda. Nello sport è sempre così, se hai qualcuno che è della stessa nazione di sicuro gli altri cercano di mettervi a confronto, ma penso che con lui (Pogacar, ndr) sia impossibile. Io voglio solamente essere Jakob, non mi lamenterei se fossi come Pogacar, ma lui è unico nel suo genere.

Alle radici del Pogi Team, regalo di Pogacar alla Slovenia

Alle radici del Pogi Team, regalo di Pogacar alla Slovenia

30.04.2026
5 min
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Le vittorie di Tadej Pogacar stanno diventando un volano economico e sociale che sta investendo tutta la Slovenia come un benefico tornado. A dir la verità il campione vincitutto di oggi ha avuto occhio lungo, perché già ai primordi delle sue grandi vittorie, quando stava rapidamente scalando le gerarchie fino in cima, sapeva che le stesse non dovevano rimanere fini a se stesse e ha voluto creare una struttura tale che permettesse a tanti altri di seguire le sue orme. Così è nato il Pogi Team.

Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana
Luka Pibernik, professionista fino al 2020, poi è diventato manager del Pogi Team Gusto Ljubljana

Chi frequenta il mondo delle due ruote ha sicuramente notato la formazione slovena, diventata una presenza fissa in molte manifestazioni, anche nel nostro Paese. La vittoria di Stajnar al Giro di Bosnia Erzegovina è stata la perla di questa stagione, riproponendo il team in primo piano. A gestirlo – e non si tratta di un compito semplice come si vedrà in seguito – è una vecchia conoscenza del ciclismo italiano, Luka Pibernik a lungo pro’ fra Lampre e Bahrain che oggi a 32 anni gestisce l’universo Pogi Team che è piuttosto vasto.

«E’ stato fondato nel 2021 – racconta – e a spingere verso questa scelta è stato innanzitutto il padre di Tadej che faceva da allenatore. Si sono messi padre e figlio a creare tutta l’intelaiatura. L’idea era innanzitutto di fare qualcosa al livello base, per i giovanissimi, poi però la squadra è andata allargandosi coprendo sempre più categorie. Ogni anno abbiamo più corridori soprattutto tra i più piccoli, per costruire una buona storia per il ciclismo in Slovenia».

Il team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il Pogi Team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Il Pogi Team fondato da Pogacar è continental, ma ha anche una filiera vastissima, fino ai bambini
Quanto è presente Tadej nel team? Si allena con voi, segue i vostri risultati, vi contatta…

Diciamo che ci segue sempre con molta attenzione, ma allenarsi con i ragazzi è praticamente impossibile, è sempre in giro per il mondo per gareggiare e preparare i suoi impegni. Ma a fine stagione non manca mai all’evento di chiusura, tre giorni nei quali si pedala insieme e si condividono le esperienze gettando le basi per la stagione successiva. Per i ragazzi è fondamentale averlo con loro e Tadej è sempre molto disponibile con tutti, ci tiene molto.

Quanto è importante il suo esempio per i ragazzi?

Tantissimo. Sapere che è il più grande di questi tempi e non solo, che è del proprio Paese è una grande gioia e uno stimolo. E’ proprio a questo che teniamo tutti, fare che il suo esempio non resti isolato, ma intorno si crei un vero movimento che possa prolungare i suoi effetti nel tempo, anche dopo che Tadej si sarà ritirato, naturalmente tra molti anni speriamo…

Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Mihael Stajnar è il leader del Pogi Team: ha conquistato di recente il Tour of Bosnia Erzegovina
Spesso venite a gareggiare in Italia, perché proprio qui?

Sono corse con una grande tradizione, ideali per imparare e per crescere. Lo facevamo anche prima, lo facevano anche le squadre nelle quali il giovanissimo Pogacar correva. In Italia ci sono tante belle corse, in Slovenia il calendario non è così ricco e i ragazzi per crescere hanno bisogno di fare esperienze. E’ fondamentale che possano crescere con corridori stranieri, confrontarsi con qualcuno molto forte perché così diventano più forti loro.

Quanti corridori fanno parte del team?

La sua struttura è molto composita, perché ormai andiamo dai giovanissimi, allievi, juniores, U23. In totale abbiamo superato i 400 tesserati. Nella squadra di vertice, quella continental U23 sono una decina, compreso Mihael Stajnar vincitore in Bosnia e secondo alla Porec Classic. Lui con i suoi 25 anni è il più esperto, poi sono tutti ragazzi dai 18 ai 21 anni compreso anche un ciclista cinese, Yi Wei Zeng. L’appuntamento principale per noi sarà il Giro di Slovenia, nella seconda metà di giugno. Tutti hanno il sogno di fare del ciclismo il proprio lavoro, poi vedremo se e chi ci riuscirà, ma noi vogliamo metterli nella condizione di farlo.

Pogacar con i bambini del team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del Pogi Team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Pogacar con i bambini del Pogi Team: a fine stagione partecipa sempre al raduno con tutte le categorie
Quanto è cambiato il ciclismo in Slovenia da quando c’è Pogacar?

Secondo me più del 300 per cento… Adesso ci sono tanti amatori, prima non era così, questo significa che il ciclismo si sta diffondendo a tutti i livelli e tutte le età.  Sta diventando lo sport più importante e famoso in Slovenia.

Anche più del basket? E’ più conosciuto Pogacar o Doncic?

E’ difficile da dire perché Doncic agisce in America, i suoi successi sono meno immediati. Tadej è unico, sta cambiando la storia, è quello che fa la differenza. Sarebbe bello avere suoi eredi che nascono da qui, ma è difficile trovare un campione ogni anno. Noi dobbiamo fare il meglio possibile. Alla fine nasceranno altri ottimi corridori, magari non così forti, ma vincenti, ne sono sicuro.

Coppa Montes. Padovan svetta dove Pogacar fallì

Coppa Montes. Padovan svetta dove Pogacar fallì

27.04.2026
6 min
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Non è una gara come tutte le altre. A parte il fatto che la Coppa Montes, arrivata quest’anno alla sua 71esima edizione, è una delle principali prove internazionali del calendario italiano, sono le sue motivazioni che la rendono una pietra miliare nel calendario juniores e per questo, prima di parlare dei verdetti che la corsa ha emesso nella fatidica giornata del 25 Aprile, è giusto occuparci delle sue radici.

Perché il fatto che la gara si disputi nella giornata dedicata alla Liberazione non è casuale. La prova ricorda la figura di Silvio Monguzzi e degli altri eroi della Resistenza, martiri in un periodo terribile della storia d’Italia ma che da quella è diventata quella che ancora è, pur con tutte le sue contraddizioni. Si gareggia a Monfalcone (GO) dove l’azione dei Partigiani è stata fondamentale e proprio per onorare le loro figure è nata la corsa, come spiega Massimo Masat, il presidente del comitato organizzatore che altri non è che la sezione provinciale dell’ANPI.

La partenza della 71esima edizione disputata sabato scorso, con 159 corridori al via (foto XPIX.IT)
La partenza della 71esima edizione disputata sabato scorso, con 159 corridori al via (foto XPIX.IT)
La partenza della 71esima edizione disputata sabato scorso, con 159 corridori al via (foto XPIX.IT)
La partenza della 71esima edizione disputata sabato scorso, con 159 corridori al via (foto XPIX.IT)

Corsa legata alla storia partigiana

«72 anni fa si decise di onorare attraverso una competizione ciclistica quella che fu una figura di questo territorio, un partigiano torturato dai nazifascisti e morto a Palmanova. Non era un partigiano convenzionale, era uno che si era prodigato sempre per approvvigionare i partigiani che stavano in montagna. Inventò l’intendenza Montes, che raccoglieva viveri, vestiti per portarli ai partigiani in montagna, ovviamente con un livello di rischio altissimo».

Non è un caso il fatto che il percorso di gara prevede anche uno sconfinamento in Slovenia «I primi 50 chilometri sono in pianura, con 10 traguardi volanti che ricordano sempre figure salienti della Resistenza, dove sono gli stessi familiari dei partigiani a mettere i premi. A seguire inizia una parte molto più delicata, che comprende quattro gran premi della montagna, affacciati sul Collio. E’ una gara sentitissima, molto agonistica, eppure è anche un percorso che regala paesaggi bellissimi per chi volesse affrontarlo in maniera cicloturistica.

La classica friulana ha avuto al via molti team estri, tra cui 5 devo team del WorldTour (foto XPIX.IT)
La classica friulana ha avuto al via molti team esteri, tra cui 5 devo team del WorldTour (foto XPIX.IT)
La classica friulana ha avuto al via molti team estri, tra cui 5 devo team del WorldTour (foto XPIX.IT)
La classica friulana ha avuto al via molti team esteri, tra cui 5 devo team del WorldTour (foto XPIX.IT)

Un piccolo campionato del mondo

«Tornando al percorso, discesi da Rutar, entriamo a Zecla, in Slovenia e questa è stata la grande novità di questa edizione. Facciamo 4 o 5 chilometri oltreconfine e poi rientriamo in Italia sotto la salita di San Floriano, quella che è stata percorsa ai campionati italiani professionisti sul circuito di Gorizia nell’edizione ‘25».

La corsa è quasi un campionato del mondo, avendo radunato ben 20 squadre straniere tra cui 5 devo team: «Negli anni scorsi abbiamo avuto i complimenti di tutti quelli che sono venuti. Ci piace pensare, fatti i dovuti distinguo, che è in piccolo una sorta di Liegi per gli juniores, con le salite ben distribuite e un occhio sempre privilegiato per la sicurezza. Non sono salite particolarmente lunghe, ma con punte che vanno anche al 12-13 per cento. Chi vince la Montes ha molto spesso un futuro fra i pro’, qui sono passati Mohoric giunto secondo, Milan l’ha vinta dopo essere caduto, Omrzel ha fatto il vuoto. Per due volte è venuto Pogacar e per due volte è finito terzo…».

Edizione del 2015. Vince lo sloveno Primozic, a sinistra un giovanissimo Pogacar, 3° come l'anno successivo (foto Bonaventura)
Edizione del 2015. Vince lo sloveno Primozic, a sinistra un giovanissimo Pogacar, 3° come l’anno successivo (foto Bonaventura)
Edizione del 2015. Vince lo sloveno Primozic, a sinistra un giovanissimo Pogacar, 3° come l'anno successivo (foto Bonaventura)
Edizione del 2015. Vince lo sloveno Primozic, a sinistra un giovanissimo Pogacar, 3° come l’anno successivo (foto Bonaventura)

Padovan, obiettivo centrato in pieno

L’ultimo di questa serie, augurandogli di avere identica fortuna, è Nicola Padovan che a 18 anni appena compiuti ha portato a casa l’ultima edizione. Il giorno prima era già stato protagonista al Liberazione di Roma, finendo 8°, a Monfalcone ha sbaragliato la concorrenza.

«Vivo a San Pietro di Feletto e pratico ciclismo da piccolissimo, iniziando già da G1 – racconta Padovan – Mi sono appassionato al ciclismo perché i miei tre fratelli correvano in bici. Vedendo loro ho deciso di seguire la loro strada e sono andato anche più lontano. La prima parte di stagione era andata bene, con la vittoria del team alla nostra prima corsa e il mio terzo posto a Orsago, dove avevo dichiarato che il cerchio rosso della stagione era la Montes, perché la vedevo corsa dai miei fratelli e mi era sempre piaciuta. Volevo arrivarci con la miglior forma possibile».

Padovan si lancia verso la vittoria, battendo il belga De Smet e Brandon Fedrizzi (foto Ciclismoblog)
Padovan si lancia verso la vittoria, battendo il belga De Smet e Brandon Fedrizzi (foto XPIX.IT)
Padovan si lancia verso la vittoria, battendo il belga De Smet e Brandon Fedrizzi (foto Ciclismoblog)
Padovan si lancia verso la vittoria, battendo il belga De Smet e Brandon Fedrizzi (foto XPIX.IT)

La presenza delle squadre straniere

La corsa l’ha sempre sentita in pugno: «La parte piana è stata fatta a tutta velocità – sottolinea Padovan – Infatti, sono arrivato sotto la salita che ero un po’ affaticato. La prima l’abbiamo fatta forte, la seconda un po’ più piano, da quando sono arrivato in cima alla seconda, che era quella dove avevo paura di staccarmi, ho pensato solo che dovevo tenere, così mi giocavo le mie carte in volata (foto di apertura Ciclismoblog, ndr)».

La presenza delle squadre straniere si è sentita? «Di sicuro hanno fatto un ritmo elevato fin dall’inizio e poi comunque gareggiare contro le squadre straniere ti mette un po’ più sotto pressione e ti dà meno sicurezza perché è gente che va già forte e non sei così convinto di rimanere con i primi. Ma questo rende la vittoria ancora più bella, era una cosa che volevo e sono riuscita ad ottenerla».

Per Padovan finora due vittorie e altre 4 Top 10. Risultati che potrebbero aprirgli le porte della nazionale (foto Ciclismoblog)
Per Padovan finora due vittorie e altre 4 Top 10. Risultati che potrebbero aprirgli le porte della nazionale (foto Ciclismoblog)
Per Padovan finora due vittorie e altrre 4 Top 10. Risultati che potrebbero aprirgli le porte della nazionale (foto Ciclismoblog)
Per Padovan finora due vittorie e altre 4 Top 10. Risultati che potrebbero aprirgli le porte della nazionale (foto Ciclismoblog)

Una vittoria che ha portato frutti

Il fatto che a Monfalcone ci fossero i devo team ha dato al suo successo anche un altro significato: «Dopo l’arrivo molti emissari si sono avvicinati e questo mi ha fatto molto piacere, ho avuto primi contatti e ciò mi fa sperare per la fine della stagione. Non posso fare nomi, ma qualcuno si è detto interessato a farmi passare con loro».

Nel caso il trasferirsi all’estero, che cosa rappresenterebbe? «Il timore maggiore sarebbe la lingua – ammette Padovan – l’inglese lo capisco, ma non lo so parlare bene e questo è un freno, ma per il resto, per vivere all’estero, non ci sarebbero grandi problemi».

Con questo successo possono schiudersi anche le porte della maglia azzurra: «Su pista ho già avuto modo, ma è chiaro che indossarla su strada ha un valore diverso. Spero che ci sia occasione per provare quest’emozione».

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Paul Seixas, Tadej Pogacar

La Redoute col Cannibale, poi la resa: ma Seixas non si inchina

26.04.2026
6 min
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LIEGI (Belgio) – Seixas è contento e ai giornalisti ci sta facendo ormai l’abitudine. Aver vinto la Freccia Vallone l’aveva già messo al riparo dalle attese della Liegi, ma aver resistito fino a 13 chilometri dall’arrivo alle sfuriate di Pogacar gli ha dato la conferma di aver fatto un altro passetto. E’ troppo intelligente e umile per lanciarsi in proclami, ma il tono della sua voce è tutto fuorché stupito. Sa quanto vale, sa che è presto e sa che il tempo gioca a suo favore. E soprattutto, continua a correre per vincere, anche se si tratta di sfidare Tadej Pogacar.

«Sappiamo che Pogacar ha surclassato tutti negli ultimi anni – ammette Seixas – quindi il secondo posto con distacco minimo è un buon risultato. Bisogna procedere un passo alla volta. Alla Strade Bianche non sono riuscito a seguire il suo primo attacco, oggi invece sì. Sono contento della mia prestazione e mi viene anche da considerare il grande lavoro della squadra, perché a Siena mi sono trovato un po’ isolato e di conseguenza non sono riuscito a stargli dietro quando attaccava. Oggi invece ero proprio dietro di lui, posizionato perfettamente dalla squadra per tutta la gara. E credo che questo mi abbia permesso di resistere. Il vantaggio di essere proprio dietro di lui è stato qualcosa di speciale».

La vittoria alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Le vittorie alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
La vittoria alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Le vittorie alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Che cosa manca a Seixas per arrivare al livello di Pogacar?

Devo ancora migliorare e poi, visto il livello a cui è arrivato, è già estremamente difficile stargli dietro. Il suo attacco è stato una delle azioni più potenti di sempre, quindi riuscire a resistere e lottare contro di lui fino alla Roche aux Faucons è stato qualcosa di buono. C’è ancora del lavoro da fare ed è normale, ma non dobbiamo anticipare troppo le cose, per cui oggi ci accontenteremo.

Puoi raccontare che cosa è successo nel momento in cui ti ha staccato?

Sulla Redoute ero davvero al limite assoluto, la velocità con cui stavamo salendo mi ha lasciato senza parole. Pensavo: come farò a resistere ancora? Era tutta una questione di tempo e quando ha attaccato la Roche aux Faucons, non ci è voluto molto perché mi arrendessi. Ero davvero al limite e poi ho resistito come meglio potevo. Comunque finché ce l’ho fatta è stato bello poter riprendere fiato e dargli qualche cambio. Abbiamo accumulato il vantaggio necessario per arrivare al traguardo, ma sull’ultima salita ha giocato benissimo le sue carte. Oggi è stato il più forte, non ero tanto lontano, ma tant’è.

Credi sia stato solo un fatto di forza o anche di esperienza?

Penso che l’esperienza aiuti sempre, anche se oggi la gara non è stata poi così complicata. Le squadre dettavano il ritmo, bisognava solo rimanere nella loro scia ed essere lì al momento giusto, finché mi sono ritrovato da solo con lui. Quindi cosa avrei potuto fare meglio oggi prima del posizionamento?

Che cosa?

Non molto, a dire il vero. Ero nella sua scia ed era tutto quello che dovevo fare e che oggi era cruciale. Quando siamo usciti dalla Redoute per andare verso la Roche aux Faucons forse avrei potuto dargli dei cambi più corti, ma credo che fosse un duello uno contro uno ed entrambi ce lo aspettavamo. Non avevo intenzione di fare giochetti rischiando di innervosirlo e anche di far recuperare gli altri.

Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Quindi è stato un fatto di forza?

Non credo che tatticamente avrei potuto fare molto meglio. Oggi mi è mancata la potenza e certo, in un contesto di gara diverso, forse l’esperienza mi avrebbe aiutato di più. Ma oggi, in definitiva, la situazione mi ha favorito. La corsa era molto dura, quindi il posizionamento era leggermente più facile e questo mi ha permesso di esprimere semplicemente le mie capacità fisiche senza che l’esperienza giocasse un ruolo troppo importante. E’ vero, in una Monumento così lunga ci sono delle incognite, ma sapevo di aver fatto bene l’anno scorso al Lombardia. Sapevo di essere in grado di competere per le prime posizioni in una Classica Monumento, ma oggi non è servito a molto.

Che cosa è cambiato in Paul Seixas dopo il Lombardia?

Credo di aver fatto un vero e proprio salto di qualità in termini di resistenza, tanto che la difficoltà della corsa oggi si è quasi rivelata un vantaggio. Riesco a ripetere molti sforzi e a recuperare bene, quindi penso di aver fatto un balzo in avanti in questo senso. E questo si è visto anche ai Paesi Baschi. Ripetere gli sforzi non è stato un problema, quindi, continuerò su questa strada.

I Paesi Baschi sono stati utili per preparare queste corse?

Sono stati decisivi per la mia preparazione alla Freccia Vallone e alla Liegi, anche se a volte gli sforzi sulle salite spagnole sono più lunghi che qui. Ma mi ero allenato un po’ su entrambe le tipologie di corsa e sapevo che si completavano a vicenda. La squadra mi ha supportato benissimo e ha creato un programma molto interessante, che mi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Prova ne sono la vittoria di Huy e il secondo posto di oggi.

Cosa si può chiedere di più?

Niente, questo primo anno è destinato ad essere difficile. Penso che l’inizio di stagione sia più che soddisfacente ed è stato gestito molto bene. Questo piazzamento si può considerare una vittoria pensando a quello che verrà, ma nella vita non ci sono certezze. Finché non l’hai fatto, non l’hai fatto: questo è tutto. Ma ovviamente, ora che sono arrivato secondo, la mia prossima ambizione sarà quella di vincere una Monumento. Ma dipenderà da molte cose. Nella vita bisogna essere ambiziosi e io lavorerò in questa direzione.

Diciannove anni, poche frasi ma tutte ben costruite e piene di argomenti. Paul Seixas è arrivato nel ciclismo come un lampo, professionista dopo gli juniores e la vittoria al Tour de l’Avenir nel primo anno. Un azzardo, come ogni volta che si bruciano le tappe. Come fece Evenepoel, che dopo i fuochi d’artificio degli inizi si va accomodando su una dimensione leggermente più umana.

Il contratto con la Decathlon CMA durerà sino alla fine del 2027, voci dicono che abbia firmato per un futuro diverso già dopo l’Avenir, ma di questo non c’è certezza. Quel che è certo è che uno così non andrebbe mai in una squadra in cui il solo orizzonte sia tirare per un altro. Specie se l’altro è l’avversario che vuole battere. Speriamo che nello sport almeno questo valore venga salvaguardato.

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Tadej Pogacar, Paul Seixas

Pogacar fa poker a Liegi, ma questa volta è stata dura

26.04.2026
6 min
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LIEGI (Belgio) – A un certo punto è parso che nessuno avesse nulla più da chiedergli. Tadej Pogacar ha vinto la quarta Liegi, come Argentin e appena un passo sotto Merckx. E anche se questa volta ha trovato più resistenza del solito, la sensazione (probabilmente sbagliata) è che non l’abbia trovato particolarmente emozionante. Emozione che invece c’è stata sull’arrivo quando ha puntato le dita al cielo nel ricordo di Camilo Muñoz, suo compagno dal 2019 al 2021, scomparso due giorni fa.

Vincere la Liegi a questo livello potrebbe sembrare quasi un esercizio matematico. Per cui, neutralizzata la fuga fiume del mattino (52 uomini fra cui Evenepoel), la UAE Emirates ha ripreso in mano la corsa, portando il capitano all’attacco della Redoute. E qui, nella consueta cornice di pubblico, la salita è esplosa quando Tadej ha attaccato e alla sua ruota si è lanciato subito Seixas.

Erano tre i più attesi del mattino, ma a quel punto Evenepoel era già defilato, dimostrando di essere sempre più spesso un corridore come gli altri. Invece Seixas ha tenuto fede alle attese e alle loro spalle si è scavato un baratro che, inquadrato dall’alto, ha fatto cogliere la differenza disarmante fra i primi due e gli altri. Per una volta, guardandosi alle spalle, Pogacar ha visto di non essere solo. E ha avuto la conferma che nel gruppo sia davvero arrivato un brutto cliente.

Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile

L’abbraccio al traguardo

Per staccare Seixas, Pogacar ha dovuto attendere la Cote de la Roche aux Faucons. Prima non si è mosso, ha lasciato che l’altro facesse la sua parte e ha atteso quell’ultima salita da cui la corsa si tuffa su Liegi. L’ha puntata a una velocità da asfissia e proprio mentre si cominciava a ragionare dello sprint, dato che Seixas sembrava in controllo, si è ripetuto il copione di sempre.

Il francese ha perso una pedalata e poi un’altra e in breve quel piccolo margine si è trasformato nei 45 secondi che li hanno divisi sul traguardo. Pogacar ha fatto la differenza da seduto, ma quando glielo chiediamo, dice che non è stato per una scelta tecnica: ha solo pensato a spingere. Alle loro spalle, a 1’42” Evenepoel ha giocato il finale da corridore esperto e con una bella volata ha conquistato il terzo posto.

Tadej ha avuto il tempo per una sorsata d’acqua, poi si è voltato verso Seixas e gli ha dedicato un abbraccio che è stato forse l’immagine più bella del giorno (foto di apertura). Si sussurra che il francese potrebbe finire nella sua stessa squadra: visto il duello di oggi, lo troveremmo un peccato.

«Sarò sincero – dice Pogacar – ero un po’ nervoso all’inizio, quando è partito quel grosso gruppo e stavamo spingendo al massimo per cercare di recuperare subito. Poi ci siamo calmati un po’, abbiamo resettato la mente e abbiamo modificato la nostra strategia. E’ brutto avere un gruppo così grande davanti: è sempre difficile collaborare con così tanti corridori in testa, ma con Remco non si sa mai.

«Quindi abbiamo dovuto pedalare al massimo e ringrazio la Decathlon che ha messo due uomini per darci una mano e il vantaggio ha subito preso a calare velocemente. E’ stata una giornata davvero frenetica, sono successe molte cose ed è stato interessante, ma non ci siamo fatti prendere dal panico. I ragazzi hanno fatto un buon lavoro, sono orgoglioso di come abbiamo lavorato».

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar

Il punto dell’attacco

Ha attaccato per la terza volta nello stesso punto della Redoute, ma quando glielo fanno notare sembra non dargli troppa attenzione. Se si tratta di una tattica che hanno studiato, pensiamo, non vorrà svelarla. Altrimenti c’è veramente da credere che le sue vittorie siano fatte di solo istinto e grandi gambe.

«La Redoute è una salita dura – spiega – e quando ci si arriva sono già passate cinque ore di gara e la stanchezza nelle gambe è tanta. Quindi per me è un buon punto per andare. Ogni anno è un po’ diverso, ma questa volta Benoit (Cosnefroy, ndr) ha fatto benissimo. Poi però è arrivato il momento in cui penso che fosse al limite delle sue energie e così sono partito.

«Sorpreso quando mi sono voltato e ho visto Seixas? Per niente. Era lì dove pensavo che sarebbe stato. Sono rimasto impressionato e stupito da quanto sia forte e ne parlerò sicuramente con lui. Ha fatto una gara fantastica e l’ha resa per me una delle più difficili. Aveva già dimostrato un inizio di stagione straordinario, con risultati incredibili e una grande maturità. E’ davvero bello vederlo così forte e penso di non aver mai visto uno scalatore più forte di lui».

Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore

L’erede al trono

Parla col cuore in mano della squadra e dei compagni e di quanto ogni volta gli faccia piacere ritrovarli. E’ la strana dimensione di un corridore che oggi ha partecipato alla quinta corsa di stagione, avendone vinte quattro, ma il resto del tempo lo passa ad allenarsi da solo

«Non corro molto – riconosce – ma ogni gara porta con sé aspettative, pressione e sfide. Mi sono allenato molto, cercando di essere la migliore versione di me stesso in ogni gara che ho disputato finora e penso di esserci riuscito. E’ andata piuttosto bene, direi che è stata una bella primavera e mi sono divertito molto durante il periodo di preparazione per ogni gara. Vedremo come andrà e se ci divertiremo di nuovo.

«Però intanto mi sono accorto che avere intorno Paul Seixas potrebbe diventare una motivazione. Il fatto che a 19 anni corra a un livello così alto penso che dia motivazione a tutti gli altri e ci spinga a migliorare ancora, perché ha 19 anni e va così forte, ma di solito il fisico è al massimo della forma tra i 26 e i 30 anni. Per cui dovremo lavorare sodo per cercare di vincere il più possibile anche il prossimo anno, finché non ci sbaraglierà tutti (ride, ndr).

«Per me sarà facile cercare di lavorare ancora e meglio, per lui invece alla lunga potrebbe essere più difficile, ma so per certo che diventerà sempre più forte ogni anno. Io non sto certo diventando più giovane, per cui credo che sia una questione di tempo».

Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie

Da martedì Pogacar sarà in gara al Romandia e dice di non vedere l’ora, perché non l’ha mai fatto ed è curioso di aggiungere delle grandi corse per lui nuove.

«E’ anche una bella zona – dice con un sorriso – un po’ la conosco e come al solito cercherò di dare il massimo. E in qualche modo darà il via alla transizione verso le corse a tappe, dopo questo primo periodo dedicato alle corse di un giorno. E poi farò qualche ricognizione e poi andrò in vacanza prima di prepararmi per il Tour».

Nient’altro da aggiungere, qualche domanda in sloveno per la televisione di casa e poi accompagnato da Luke Maguire, Pogacar riprende la via del pullman. Un’altra sera di festa in casa UAE, ma stavolta anziché tornare a casa, Tadej farà rotta verso la prossima corsa: destinazione Villars sur Glane, da cui martedì inizierà il 79° Tour de Romandie.

Liegi Bastogne Liegi 2026, presentazione squadre, 25.04.2026, Tadej Pogacar

Tre sfidanti per la Liegi: Seixas e Remco assedio a Pogacar

25.04.2026
5 min
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LIEGI (Belgio) – Ieri mattina, dovendo percorrere gli ultimi 100 chilometri della Liegi, il pullman della UAE Emirates XRG si è fermato in un punto imprecisato fra Vielsalm e Trois Ponts. E mentre i corridori ne scendevano alla spicciolata, sull’altro lato della strada si è fermato il mezzo della Decathlon, in una sorta di marcatura inconsapevole che però in un solo colpo d’occhio ha dato la cifra della Liegi-Bastogne-Liegi di domani. Seixas getta il guanto di sfida, Pogacar lo ha raccolto e in mezzo c’è Evenepoel. Anche Remco si è affacciato al professionismo giovane come il francese (vinse San Sebastian a 19 anni), ma lui la Liegi l’ha già vinta per due volte.

La presentazione delle squadre a Place Saint Lambert (già tornata lo scorso anno) ha restituito alla Doyenne il suo teatro preferito. Liegi è una vecchia regina ammantata di velluto che sta cercando di rifarsi il trucco. Nuovi palazzi, grattacieli e centri commerciali, ma il centro è ostaggio dell’incuria. Quel velluto che un tempo fu splendido porta i segni del tempo ed è un peccato. Il cielo è di un bell’azzurro squillante, l’aria è fresca. Nei bar ai bordi della piazza, birre e aperitivi danno l’idea della festa.

Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni

La quinta di Pogacar

Pogacar correrà domani la quinta corsa di stagione. Delle prime quattro, tre le ha vinte e nella quarta – la Roubaix – è arrivato secondo. La Liegi è anche la quarta Monumento di stagione, avendo vinto sinora la Sanremo e il Fiandre. Tadej è arrivato in Belgio giovedì sera. Ieri mattina ha svolto la consueta recon sul percorso, staccando i compagni sulla Redoute e andando avanti da solo fino dopo la salita successiva. Il fatto di avere uno sfidante giovane come Seixas probabilmente lo intriga, anche se finora gli scontri diretti sono stati tutti a suo favore: dagli europei 2025 alla Strade Bianche.

«Non so davvero cosa aspettarmi – dice – ma penso che sarà una Liegi molto dura perché molti dei contendenti sono in ottima forma. Ci sono diversi punti del percorso che possono prestarsi ad attacchi, ma noi faremo la nostra corsa. Abbiamo un’ottima squadra e cerchiamo di seguire il nostro piano. Vediamo cosa accadrà all’attacco della Redoute, se sarà meglio andare via da soli come negli ultimi anni o qualcos’altro di sorprendente. Non ne abbiamo ancora parlato, forse mi limiterò a seguire e vedrò cosa succede, ma ovviamente darò il massimo per cercare di vincere la gara.

«Come ho seguito Seixas negli ultimi giorni? Come voi, alla televisione. Se però volete sapere che cosa penso di lui, direi che lo ammiro molto, vista la sua giovane età. E’ così maturo e sta dimostrando in gara quanto sia bravo come corridore. Penso che abbia un futuro brillante e sono sicuro che domani darà il meglio di sé».

Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi
Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi

Seixas coi piedi per terra

Col francesino della Decathlon avevamo già parlato dopo la vittoria della Freccia Vallone. Mentre i suoi rivali si risparmiavano in attesa della Liegi, lui ha conquistato il Muro d’Huy. Se davvero la Liegi ha la porta chiusa, la Freccia Vallone sarà un bel modo per consolarsi nelle prossime settimane.

«La Liegi è sicuramente una grande corsa – dice Seixas – mi sto preparando da molto tempo e sono davvero emozionato di essere al via. Il confronto con Tadej e Remco non può che spronarmi a migliorare. Sono entrambi corridori incredibilmente forti e cercherò di lottare con loro, quindi non vedo l’ora che arrivi la gara. Non credo di poter essere messo sullo stesso piano di Pogacar: l’ho incrociato una volta sola alla Strade Bianche e abbiamo visto come è andata. Penso che Tadej sia il miglior corridore di tutti i tempi e il solo pensiero di poter correre contro di lui è già una cosa fantastica, vedremo come andrà.

«La Liegi sarà un’esperienza ma anche una gara da vincere: quando solo al via, il mio unico obiettivo è vincere, ma comunque andrà sarà una grande conclusione per questo blocco di gare. L’obiettivo è lottare con loro e non avere problemi. Sono sicuramente in ottima forma, la cosa più importante è che domani mi senta bene. Stasera mi rilasserò e me la godrò. Non vedo l’ora, ma bisogna rimanere calmi, altrimenti, come si dice, si perde il controllo.

«Credo che aspetteremo tutti fino alla Redoute – conclude – poi le cose si faranno inevitabilmente più difficili con l’avvicinamento alla salita della Maquisard, che è diversa dagli anni precedenti e potrebbe rendere la corsa ancora più dura, quindi vedremo come andrà. Penso che prima della Redoute, vista la discesa per arrivarci, sarà difficile che succeda qualcosa di significativo. Se si riuscisse a formare un gruppo leggermente più piccolo prima della Redoute, si eviterebbe di correre grossi rischi in discesa».

Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi

E Remco fa il furbo

Remco sta nel mezzo, un passo avanti rispetto a Pidcock, ma ben attento a non lanciarsi in dichiarazioni troppo roboanti. Le lezioni delle ultime volte lo hanno segnato e piuttosto che sbilanciarsi e annunciare propositi bellicosi, preferisce (facendo probabilmente violenza alla sua indole) restare un passo indietro.

«Dopo la vittoria dell’Amstel – dice – non è stata una vera pausa. La corsa è stata piuttosto lunga, 6 ore, e indecisa sino alla fine. Ho deciso di non partecipare alla Freccia Vallone per essere al massimo domani e tutti i passi di avvicinamento sono andati bene, quindi spero di essere al 100 per cento. Difficile dire dove si potrebbe attaccare, penso che la corsa esploderà sulla Redoute. Ci saranno degli attacchi, quindi sarà indispensabile arrivare all’inizio della salita con la massima efficienza possibile.

«Penso di avere buone possibilità, ma bisogna considerare che ci sono ancora altri corridori in ottima forma che vogliono dare il massimo e puntare alla vittoria o al podio. Tutti sanno che, ai miei occhi, Tadej è sempre davanti a tutti gli altri e poi c’è un gruppo molto numeroso di corridori di altissimo livello. Seixas è impressionante, questo è certo. Non dobbiamo dimenticare che ha solo 19 anni e che potrebbe avere davanti ancora 10 anni di carriera. E’ chiaro che deve impegnarsi per non perdere la concentrazione, ma davvero gli auguro una carriera lunga e ricca di successi. Io però spero di essere lì per la battaglia e lottare per la vittoria».

Nel baillamme della presentazione delle squadre, abbiamo incontrato diversi italiani. Ciccone, secondo lo scorso anno e appena arrivato dall’altura. Zana, in buona luce alla Freccia Vallone. Il piemontese Mattio, che dopo aver vinto la Roubaix accanto a Van Aert, ora proverà le cotes della Liegi. Tiberi che pochi hanno annotato nelle loro previsioni. Velasco e Scaroni, con qualcosa da dimostrare. Sarà una Liegi forse scontata, ma non ci sarà nulla di noioso.