LIEGI (Belgio) – A un certo punto è parso che nessuno avesse nulla più da chiedergli. Tadej Pogacar ha vinto la quarta Liegi, come Argentin e appena un passo sotto Merckx. E anche se questa volta ha trovato più resistenza del solito, la sensazione (probabilmente sbagliata) è che non l’abbia trovato particolarmente emozionante. Emozione che invece c’è stata sull’arrivo quando ha puntato le dita al cielo nel ricordo di Camilo Muñoz, suo compagno dal 2019 al 2021, scomparso due giorni fa.
Vincere la Liegi a questo livello potrebbe sembrare quasi un esercizio matematico. Per cui, neutralizzata la fuga fiume del mattino (52 uomini fra cui Evenepoel), la UAE Emirates ha ripreso in mano la corsa, portando il capitano all’attacco della Redoute. E qui, nella consueta cornice di pubblico, la salita è esplosa quando Tadej ha attaccato e alla sua ruota si è lanciato subito Seixas.
Erano tre i più attesi del mattino, ma a quel punto Evenepoel era già defilato, dimostrando di essere sempre più spesso un corridore come gli altri. Invece Seixas ha tenuto fede alle attese e alle loro spalle si è scavato un baratro che, inquadrato dall’alto, ha fatto cogliere la differenza disarmante fra i primi due e gli altri. Per una volta, guardandosi alle spalle, Pogacar ha visto di non essere solo. E ha avuto la conferma che nel gruppo sia davvero arrivato un brutto cliente.


L’abbraccio al traguardo
Per staccare Seixas, Pogacar ha dovuto attendere la Cote de la Roche aux Faucons. Prima non si è mosso, ha lasciato che l’altro facesse la sua parte e ha atteso quell’ultima salita da cui la corsa si tuffa su Liegi. L’ha puntata a una velocità da asfissia e proprio mentre si cominciava a ragionare dello sprint, dato che Seixas sembrava in controllo, si è ripetuto il copione di sempre.
Il francese ha perso una pedalata e poi un’altra e in breve quel piccolo margine si è trasformato nei 45 secondi che li hanno divisi sul traguardo. Pogacar ha fatto la differenza da seduto, ma quando glielo chiediamo, dice che non è stato per una scelta tecnica: ha solo pensato a spingere. Alle loro spalle, a 1’42” Evenepoel ha giocato il finale da corridore esperto e con una bella volata ha conquistato il terzo posto.
Tadej ha avuto il tempo per una sorsata d’acqua, poi si è voltato verso Seixas e gli ha dedicato un abbraccio che è stato forse l’immagine più bella del giorno (foto di apertura). Si sussurra che il francese potrebbe finire nella sua stessa squadra: visto il duello di oggi, lo troveremmo un peccato.
«Sarò sincero – dice Pogacar – ero un po’ nervoso all’inizio, quando è partito quel grosso gruppo e stavamo spingendo al massimo per cercare di recuperare subito. Poi ci siamo calmati un po’, abbiamo resettato la mente e abbiamo modificato la nostra strategia. E’ brutto avere un gruppo così grande davanti: è sempre difficile collaborare con così tanti corridori in testa, ma con Remco non si sa mai.
«Quindi abbiamo dovuto pedalare al massimo e ringrazio la Decathlon che ha messo due uomini per darci una mano e il vantaggio ha subito preso a calare velocemente. E’ stata una giornata davvero frenetica, sono successe molte cose ed è stato interessante, ma non ci siamo fatti prendere dal panico. I ragazzi hanno fatto un lavoro, sono orgoglioso di come abbiamo lavorato».


Il punto dell’attacco
Ha attaccato per la terza volta nello stesso punto della Redoute, ma quando glielo fanno notare sembra non dargli troppa attenzione. Se si tratta di una tattica che hanno studiato, pensiamo, non vorrà svelarla. Altrimenti c’è veramente da credere che le sue vittorie siano fatte di solo istinto e grandi gambe.
«La Redoute è una salita dura – spiega – e quando ci si arriva sono già passate cinque ore di gara e la stanchezza nelle gambe è tanta. Quindi per me è un buon punto per andare. Ogni anno è un po’ diverso, ma questa volta Benoit (Cosnefroy, ndr) ha fatto benissimo. Poi però è arrivato il momento in cui penso che fosse al limite delle sue energie e così sono partito.
«Sorpreso quando mi sono voltato e ho visto Seixas? Per niente. Era lì dove pensavo che sarebbe stato. Sono rimasto impressionato e stupito da quanto sia forte e ne parlerò sicuramente con lui. Ha fatto una gara fantastica e l’ha resa per me una delle più difficili. Aveva già dimostrato un inizio di stagione straordinario, con risultati incredibili e una grande maturità. E’ davvero bello vederlo così forte e penso di non aver mai visto uno scalatore più forte di lui».


L’erede al trono
Parla col cuore in mano della squadra e dei compagni e di quanto ogni volta gli faccia piacere ritrovarli. E’ la strana dimensione di un corridore che oggi ha partecipato alla quinta corsa di stagione, avendone vinte quattro, ma il resto del tempo lo passa ad allenarsi da solo.
«Non corro molto – riconosce – ma ogni gara porta con sé aspettative, pressione e sfide. Mi sono allenato molto, cercando di essere la migliore versione di me stesso in ogni gara che ho disputato finora e penso di esserci riuscito. E’ andata piuttosto bene, direi che è stata una bella primavera e mi sono divertito molto durante il periodo di preparazione per ogni gara. Vedremo come andrà e se ci divertiremo di nuovo.
«Però intanto mi sono accorto che avere intorno Paul Seixas potrebbe diventare una motivazione. Il fatto che a 19 anni corra a un livello così alto penso che dia motivazione a tutti gli altri e ci spinga a migliorare ancora, perché ha 19 anni e va così forte, ma di solito il fisico è al massimo della forma tra i 26 e i 30 anni. Per cui dovremo lavorare sodo per cercare di vincere il più possibile anche il prossimo anno, finché non ci sbaraglierà tutti (ride, ndr).
«Per me sarà facile cercare di lavorare ancora e meglio, per lui invece alla lunga potrebbe essere più difficile, ma so per certo che diventerà sempre più forte ogni anno. Io non sto certo diventando più giovane, per cui credo che sia una questione di tempo».


Da martedì Pogacar sarà in gara al Romandia e dice di non vedere l’ora, perché non l’ha mai fatto ed è curioso di aggiungere delle grandi corse per lui nuove.
«E’ anche una bella zona – dice con un sorriso – un po’ la conosco e come al solito cercherò di dare il massimo. E in qualche modo darà il via alla transizione verso le corse a tappe, dopo questo primo periodo dedicato alle corse di un giorno. E poi farò qualche ricognizione e poi andrò in vacanza prima di prepararmi per il Tour».
Nient’altro da aggiungere, qualche domanda in sloveno per la televisione di casa e poi accompagnato da Luke Maguire, Pogacar riprende la via del pullman. Un’altra sera di festa in casa UAE, ma stavolta anziché tornare a casa, Tadej farà rotta verso la prossima corsa: destinazione Villars sur Glane, da cui martedì inizierà il 79° Tour de Romandie.