Il Giro di Romandia si è concluso con la vittoria apparentemente schiacciante di Tadej Pogacar. Uno a caso! Eppure la corsa elvetica non è stata così banale. Sono emersi degli spunti che vogliamo analizzare con Domenico Pozzovivo, il quale l’ha commentata per la TV svizzera.
Non solo Tadej Pogacar infatti ha dominato la scena. Sono emersi come minimo altri due nomi: quello di Florian Lipowitz, sempre più convincente in seno alla Red Bull-Bora, e quello di Dorian Godon, francese della Ineos Grenadiers, non solo forte ma anche con le idee molto chiare, a quanto pare. Mentre fra poche ore Pozzovivo tornerà nelle vesti di corridore al Tour oh Hellas in Grecia, ecco la sua analisi.


Dunque, Domenico, cosa ti è sembrato in generale questo Romandia?
C’era un favorito e, se andiamo alla cruda analisi dei vincitori, alla fine ne usciamo con solo due nomi. C’è stato un dominatore della classifica nelle tappe più impegnative e poi, dall’altra parte, anche Godon che si è fatto valere nelle uniche occasioni in cui davvero aveva la possibilità di vincere.
Ti ha stupito questo Godon? Te lo aspettavi?
Proprio aspettare no, però va detto anche che non ne sta sbagliando una. Le sue dichiarazioni sono spesso in linea con quello che fa nelle gare, quindi iniziavo ad aspettarmelo perché in effetti aveva dichiarato come obiettivo quello di riuscire a vincere le tappe più adatte, nelle corse di una settimana (tutte WorldTour) a cui partecipava. E ci sta riuscendo: è uno degli acquisti del ciclomercato dell’anno scorso che sta mantenendo di più le promesse.
E poi c’è lui: Pogacar. Ha dominato ma non ha fatto l’assolo mostruoso come ci ha abituato. Ha inflitto più distacco alla Strade Bianche, corsa di un giorno, che in una settimana di Romandia!
Tadej arrivava comunque da una primavera incentrata sulle classiche, con un evidente orientamento della preparazione e anche della conformazione fisica alle salite brevi e agli sforzi più violenti e intensi. Devo dire che sicuramente si è notata una certa prudenza da parte sua nel non andare nello sconosciuto quando c’erano da fare sforzi sui 20-25 minuti. Immagino, e anche lui ha dichiarato quindi ci credo, che non abbia lavorato su questo aspetto.


Un po’ si è notato…
L’ho visto non assolutamente in difficoltà, ma comunque in gestione sulle salite più impegnative. Anche perché, se dobbiamo poi analizzare le tappe, in quella di Martigny c’era un lunghissimo tratto di vento contro dalla salita dura su cui poteva fare la differenza all’arrivo. Pertanto sarebbe stata un’impresa parecchio ardua. E non sarebbe stato intelligente mettersi nelle gambe così tanta fatica già dalla seconda tappa del Romandia. E così lo sloveno ha vinto in maniera un po’ più speculativa rispetto al solito.
Pogacar ha detto di essersi lasciato andare con la palestra. Hai notato più muscoli? E, sensazione nostra, forse aveva anche un chiletto in più, non solo muscoli. Un chiletto che giustamente gli serviva magari per la Roubaix…
Direi che aveva anche un paio di chili in più rispetto alla sua forma da Tour de France. Per questo sulle salite anche lui sentiva di avere qualcosina in meno. Ovvio che poi da lì a essere messo in difficoltà ne passa tantissimo visto il suo enorme margine su tutti. Tanto è vero che ogni volta che veniva attaccato rispondeva senza problemi. L’unico che davvero gli è stato vicino è stato Lipowitz.
Eccolo qui, il capitolo più interessante del Romandia. Questo giovane tedesco mostra sempre più solidità fisica e anche mentale. Seguendolo da vicino, cosa ti è parso?
Ho notato un’ulteriore crescita dall’anno scorso a livello di maturità, di consapevolezza dei propri mezzi. Non è da tutti seguire Pogacar e cercare persino di attaccarlo, come è successo anche l’ultimo giorno qui al Romandia. Significa comunque aver acquisito una mentalità importante di alto livello e lui stesso, rispetto agli avversari più credibili, ha scavato un bel solco.


Negli equilibri con la squadra come lo vedi? Senza criticare Remco Evenepoel, con cui condividerà la leadership al Tour, ma Florian sembra più stabile del belga…
Hanno caratteri molto diversi. Remco è uno capace di motivare la squadra e anche perché fa azioni spettacolari, non ha paura di prendersi responsabilità. Anche Lipowitz, nel suo essere meno appariscente, con la sua solidità è un atleta che sa motivare la squadra e devo dire che alla fine l’ho vista molto compatta attorno a lui. Il giorno di Martigny hanno un po’ giocato sul fatto che ci fossero all’inseguimento altri suoi compagni e quindi Lipowitz ha potuto beneficiare di un bonus tattico, senza tirare nel gruppetto davanti. Tuttavia non so quali fossero le gerarchie rispetto a Roglic quel giorno. Poi queste gerarchie si sono chiarite immediatamente il giorno dopo e da lì mi è sembrato più padrone della squadra.
L’anno scorso, Domenico, ci parlasti del suo core, dicendoci che era molto forte. C’è qualche dettaglio che è cambiato in merito a Lipowitz?
Il suo stile, che era già inconfondibile, sembra quello di chi ha ancora i bastoncini del biathlon tra le mani! Tutto proiettato com’è con le braccia sulle leve… Però la parte che spinge è completamente ferma, a conferma che il suo core è stabile, anzi forse ancora di più di un anno fa. Quando spinge, Florian tende meno ad avanzare sulla sella per compensare. E questo è un piccolo vantaggio.
In ottica Tour potrebbe essere il rivale di Vingegaard?
Secondo me no, perché il livello di quei due, mi riferisco a Vingegaard e Pogacar, è ancora superiore. Però potrebbe imporsi come uno che, rispetto al resto della compagnia, fa la netta differenza, come di fatto è stato in questo Romandia.


Capitolo Lenny Martinez: terzo sì, ma staccatissimo rispetto ai primi due. Ti aspettavi qualcosina di più da lui?
Un po’ sì, soprattutto alla luce della prima salita vera della settimana in cui non ha mai mollato. In quel frangente Lenny era stato l’unico a non perdere nemmeno un secondo dalle ruote di Pogacar. Prometteva molto bene per il prosieguo del Romandia. Ma ci ha un po’ abituato a queste performance altalenanti anche nelle gare di una settimana. Va forte, però a volte paga per eccesso di impeto, come sabato quando ha risposto troppo violentemente all’attacco di Pogacar. Da lì ha fatto fatica persino a tenere le ruote del gruppetto inseguitore.
Martinez è quello che alla Parigi-Nizza ha mollato più tardi di tutti Vingegaard, rispondendogli anche. Idem al Romandia con Pogacar. E’ importante fare queste prove e gettare il cuore oltre l’ostacolo, oppure secondo te bisognerebbe sempre fermarsi prima che si accenda l’allarme rosso?
Per un giovane come lui è ancora giusto cercare i propri limiti. Provare, vedere, capire. Ovvio però che alla fisiologia non si comanda e il cuore oltre l’ostacolo può fare poco. Se sai che i tuoi valori sono di un determinato livello sulla durata dello sforzo che stai affrontando e vai molto oltre, a un certo punto sai che la pagherai. E’ una visione poco romantica, ma è così.