Ciccone in Francia, puntando su tricolori, Olimpiadi e Vuelta

11.06.2021
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L’ultima volta che l’abbiamo visto, Ciccone si stava rialzando a fatica dopo l’arrivo di Sega di Ala al Giro d’Italia. La caduta in cui era rimasto coinvolto stava iniziando a presentare il conto. Per cui se in sella e a caldo gli era riuscito di stringere i denti e arrivare al traguardo, sia pure a 7’58” da Daniel Martin (foto di apertura), quel breve tempo seduto per terra aveva dato all’adrenalina il tempo di scendere e anche il gesto più semplice sembrava impossibile. Lo avevano aiutato a vestirsi il dottor Magni e Paolo Barbieri, l’addetto stampa della Trek-Segafredo, accompagnandolo con lo sguardo mentre dolorante scendeva in bici verso i pullman fermi ai piedi della salita.

«Quella notte – racconta sul lettino dei massaggi alla Route d’Occitanie da cui ha ripreso a correre – ho avuto dissenteria e febbre alta. Non so se sia stato legato alla caduta o alla somma delle cose. Mi sono svegliato il giorno dopo che ero morto, ma lo stesso ho provato a vestirmi per andare alla partenza. I pullman erano a un chilometro dal foglio firma e nel fare avanti e indietro ho capito che non ce l’avrei mai fatta ad arrivare a Stradella. E a quel punto ho alzato bandiera bianca».

A Campo Felice un giorno positivo fra buone sensazioni e il pubblico di casa
A Campo Felice un giorno positivo fra buone sensazioni e il pubblico di casa

Bene sul Giau

Da allora, mentre smaltiva i postumi della botta alla mano e alla schiena, l’abruzzese ha fatto i conti con cinque giorni di virus intestinale che l’hanno debilitato. Poi finalmente le cose hanno ricominciato a girare in un verso accettabile, al punto da preparare la valigia e ricominciare a correre. Sembra una vita, ma il Giro è finito da meno di due settimane.

«All’inizio sono stato a casa dei miei in Abruzzo – racconta – perché dovevo andare a Roma per le visite olimpiche al Coni, poi sono tornato a Monaco. I primi 3-4 giorni in bici sono stati brutti, avevo sensazioni pesanti. Poi sono arrivati i primi segnali positivi. Pensare che mi sono nuovamente dovuto ritirare dal Giro mi fa girare le scatole, perché quest’anno è stato davvero inaspettato. L’anno scorso avevo avuto il Covid, ci stava e anzi sarebbe stato un miracolo se l’avessi finito. Quest’anno stavo bene, l’avevo preparato bene, non ero stanco. La condizione reggeva, l’avevo visto sul Giau. E’ stata davvero una mazzata, anche se essere a quel punto ancora con ottime gambe resta una bella cosa che mi dà tranquillità per il futuro».

Bene anche sullo Zoncolan. Sale con Caruso e Martinez e cede 1’09” a Bernal
Bene anche sullo Zoncolan. Sale con Caruso e Martinez e cede 1’09” a Bernal

Nibali e Tokyo

Come capita spesso nel ciclismo, è la strada più che i corridori a cambiare i piani. Il programma iniziale per la Trek era infatti che Ciccone fosse d’appoggio per Nibali, mentre la Vuelta sarebbe stata il suo primo banco di prova come leader in un grande Giro.

«Ma non parliamo al passato – sorride – il programma non cambia. Vincenzo ha avuto addosso la sfortuna da prima del Giro e anche durante. Ha pagato tutto insieme e per lui che ha vinto tutto, è più difficile essere lì e non riuscire a risollevarsi. Il momento non è facile, ma non dimentico che l’anno scorso il progetto Tokyo era nato attorno a lui e secondo me merita ancora quella maglia, anche se capire dai media come siano le cose è sempre difficile. Le Olimpiadi, per le quali ho fatto anche il vaccino, sono un obiettivo anche per me, se ne ragionava dal 2019. Adesso il discorso è arrivare bene al campionato italiano, questa corsa serve per non buttare giù la condizione del Giro. Poi valuteremo in che modo arrivare in Spagna».

Quarto nel tappone di Cortina, con ottime sensazioni sul Giau
Quarto nel tappone di Cortina, con ottime sensazioni sul Giau

Ma Remco vale

Il 2021 ha rimesso parzialmente le cose a posto e Ciccone si è ripreso il suo nella scala gerarchica del gruppo, dopo che il 2020 aveva fatto vacillare le certezze di tanti sotto i colpi dei giovanissimi.

«Ma lo stesso – riflette – quei supergiovani restano dei fenomeni. L’età media in cui si è competitivi si è abbassata di tanto. Noi da junior andavano al mare, loro fanno già la vita dei professionisti. Anche Evenepoel tutto sommato non è uscito affatto male dal Giro, anche se si è ritirato. Non ha preso schiaffi, considerato da dove veniva e l’incidente che aveva alle spalle, è andato anche forte. Non puoi andare alla partenza del Giro d’Italia dopo 10 mesi senza corse e pensare di giocartelo. Non so come e perché abbiano fatto i loro programmi, ma Remco resta un grande corridore».

Ciccone è rientrato in corsa alla Route d’Occitanie, dove ieri ha vinto Vendrame
Ciccone è rientrato in corsa alla Route d’Occitanie, dove ieri ha vinto Vendrame

Dal Tourmalet a Imola

La prima tappa in Occitanie l’ha vinta Vendrame, cui evidentemente portiamo fortuna, dato che con bici.PRO aveva in qualche modo annunciato la vittoria del Giro e l’altra sera ci aveva raccontato dei suoi piani per l’Occitanie. Giulio ha concluso nel gruppo a 4 secondi dal veneto e guarda già avanti.

«Lo sapete come sono – ride – se sto bene, non resto a guardare. Correre per fare ritmo non appartiene al mio dna e qui ci sono le salite. C’è anche il Tourmalet… Ho ancora il buon sapore di alcuni giorni del Giro. Quello in Abruzzo è un gran ricordo, quello di San Giacomo è stato il migliore. Perché nella valle ho sprecato tanto, ma sulla salita finale ho risposto io a tutti gli attacchi di Bernal. Il Giro mi ha dato tante indicazioni. Posso essere lì con loro e nel mezzo ho gestito bene una crisi a Montalcino. Ora perciò guardiamo ai prossimi giorni e poi al campionato italiano che mi ingolosisce tanto. Gli acciacchi del Giro mi hanno un po’ rallentato, pensiamo a ritrovare il colpo di pedale e poi ne parliamo…».

Due o tre cose che ho capito del “mio” Ciccone

20.05.2021
4 min
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Con poco meno di due minuti subiti ieri e la classifica che lo vede ora 8° a 2’24” da Bernal, Ciccone osserva la classifica con lo sguardo apparentemente disinteressato di chi lotterà un giorno per volta. Guercilena lo ha chiarito e a Giulio sta bene così. E’ il suo mantra, forse il modo di non risentire delle tensioni. La sua indole di attaccante infatti rende difficile restare a ruota dell’avversario e probabilmente l’abruzzese trova più difficile centellinare le energie che sparare tutto in attacchi spettacolari. Roberto Reverberi, con cui Ciccone è passato professionista e da cui ha imparato il mestiere, lo ha capito osservandolo e ripensando al ragazzino pelle e ossa che nel 2016 scortò alla vittoria di Sestola al suo primo Giro d’Italia (foto di apertura).

«Che possa vincere, secondo me no – dice – ma può essere da podio. Ieri è stata una corsa un po’ particolare. C’era tensione. Se uno non è tanto pratico su strade così, ha un sacco di tensione, paura di cadere e di rimanere dietro. Però in condizioni normali, il Giro è ancora lungo. Può tranquillamente arrivare sul podio. La giornata storta ci sta. Non la vedo così grave, ne voleranno di minuti ad andare alla fine… E’ più facile che i distacchi pesanti li prendano altri, piuttosto che lui».

Il passo falso di Montalcino è un incidente di percorso: il Giro è ancora lunghissimo
Il passo falso di Montalcino è un incidente di percorso: il Giro è ancora lunghissimo
D’altra parte nella terza settimana ha già fatto vedere di starci comodo…

Se andate a guardare due anni fa (lasciate stare l’anno scorso che è stato strano e poi ha avuto il covid), corse per la maglia dei Gpm ed andò forte. Nella terza settimana, nella penultima tappa a Monte Avena è stato in fuga per due volte e due volte lo hanno ripreso. E quando sotto l’ultima salita gli sono arrivati addosso i primi della classifica, è rimasto con loro ed è arrivato terzo. Se avesse fatto classifica, si è capito che sarebbe arrivato quarto o quinto già due anni fa. Adesso magari gli hanno dato i gradi di capitano, perché hanno visto che Nibali non va tanto bene, però secondo me nella terza settimana può andar forte.

Possibile che la vera fatica sia dosare le energie?

Secondo me soffre a stare a ruota. Gliel’ho detto anche io, l’altro giorno: «Stai lì, stai buono non ti muovere. Non avere la pressione di far classifica, hanno portato Nibali per quello. Dovrà essere lui a sentire la pressione. Poi quello che viene, viene. Se anche arrivi 10°-12°, non sei partito per quello. Che pressione puoi avere?». Invece lui risponde che adesso le pressioni si cominciano a sentire… Secondo me, se corre tranquillo, senza scattare, si accorgerà che ogni giorno ne salterà qualcuno. Nella terza settimana, Cicco può fare la differenza.

E’ difficile fargli accettare un modo di correre così freddo?

A lui piace andare all’attacco, perché sa che potrebbe vincere. Stare lì fermo gli costa. Ma finché non ha 6-7-8 minuti, non lo lasciano andare. Deve puntare a muoversi nei finali, chissà se l’ha capito. Lo sanno che è pericoloso, che se si avvicina la maglia, può far qualcosa sulle salite vere.

Al Giro del 2019, terzo il penultimo giorno a Monte Avena dopo due fughe
Al Giro del 2019, terzo il penultimo giorno a Monte Avena dopo due fughe
L’esempio di Nibali può aiutarlo.

Nibali sa come si corre, so che gli ha già detto più volte di stare tranquillo, ma quando uno ha l’indole dell’attaccante, è dura tenerlo a bada. Giulio fatica più a stare fermo che ad attaccare, sapendo com’è. Se viene l’ultima settimana e la gamba sta bene, poi può anche muoversi. Conta la testa, non puoi rischiare di saltare. Il ciclismo moderno è così, una volta facevano magari anche attacchi da lontano, adesso si aspetta l’ultima salita e nemmeno troppo lontano dall’arrivo per non rischiare di perdere il secondo, il terzo, il quarto posto…

Un bel cambio di mentalità, in effetti…

E’ uno che vincere non gli fa mica schifo! E’ uno che cerca di dare il massimo, è meticoloso nelle cose che fa. Però è evidente che devi cambiare se vuoi fare l’uomo di classifica in un grande Giro. Se attacchi oggi, domani rischi di lasciarci e penne. Ma d’altra parte è l’unico che in Italia può arrivare nei primi cinque. E per adesso la situazione è questa qui.

Un bel bivio sulla strada di Nibali. Parla Garzelli…

18.05.2021
4 min
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Il pensiero dell’ultimo editoriale ha messo in moto un collegamento. Nibali potrebbe essere per Ciccone quel che Pantani fu per Garzelli nel 2000? Marco a quel tempo aveva 30 anni, era ancora lo scalatore più forte al mondo, ma usciva da un periodo drammatico. Nibali di anni ne ha 36 e il suo arrivo al Giro è stato piuttosto tormentato.

La corsa oggi riposa, Garzelli non ha incombenze televisive e si presta al ragionamento. I discorsi al Processo alla Tappa hanno fatto capire il continuo scambio di messaggi tra lui e Ciccone e il fatto che il varesino abbia già fiutato nel corridore della Trek-Segafredo il profumo della grande condizione, ma adesso andremo oltre.

«Stiamo vivendo un Giro bellissimo – dice Stefano – oggi al mondo i fenomeni sono Pogacar, Bernal ed Evenepoel e qui ne abbiamo due. In più con Bernal in maglia rosa, adesso salirà anche l’attenzione mondiale. E ancora non abbiamo fatto niente. Ho fatto i sopralluoghi delle ultime 10 tappe e da sabato prossimo sullo Zoncolan si apre un altro Giro. Ma secondo me, la tappa più pericolosa sarà quella di domani a Montalcino. Non conterà solo la gamba, serviranno anche abilità e fortuna».

Nibali e Ciccone: gli equilibri nella Trek-Segafredo stanno cambiando?
Nibali e Ciccone: gli equilibri nella Trek-Segafredo stanno cambiando?
Come vedi Ciccone?

Ha dimostrato una condizione impressionante. Già a San Giacomo. Ha fatto quel finale così bello, dopo essere stato per 30 chilometri all’attacco con Bettiol. Si è salvato grazie alla gamba che ha.

Lo vedi Nibali che lo aiuta come Marco con te nel 2000?

E’ un discorso fattibile e direi anche naturale. Vincenzo ci ha abituato a dei grandi recuperi, ma questa volta la vedo difficile. Un po’ per l’infortunio e un po’ perché gli anni passano. A Campo Felice si è difeso bene, ma ha davanti dei ragazzi fortissimi, predisposti per vincere, sia a livello fisico sia mentale. Non penso che Vincenzo abbia voglia di lottare per altre due settimane per arrivare ottavo. Non è nella sua indole.

Quindi?

Quindi gli consiglio l’opzione di aiutare Ciccone, oppure quella di uscire pesantemente di classifica e provare a vincere un paio di tappe. Ma se riesce ad assimilare la bellezza di quel patto col compagno, credo che ne avrebbe un grande giovamento anche lui. 

A Campo Felice, Ciccone è stato tatticamente impeccabile
A Campo Felice, Ciccone è stato tatticamente impeccabile
Il suo apporto servirebbe a far capre a Giulio il modo migliore per correre.

Questo è un altro punto. Secondo me, Giulio sbaglia a vivere giorno per giorno. Sei secondo in classifica, mettiti a ruota di Bernal e segui lui. Quando nel 2000 Casagrande prese la maglia sull’Abetone, io ero secondo e mi misi alla sua ruota. Avevo aiutato Marco a vincere il Giro, sapevo che cosa volesse dire gestire le tre settimane. Giulio dice di non volere pressioni, allora si limiti a seguire Bernal, perché il Giro è molto lungo. Anche perché se si muovesse ora, non gli lascerebbero spazio. Dovrà aspettare il momento giusto e semmai attaccare a colpo sicuro, quando ci sarà la possibilità di far davvero male.

Pensi che se ne renda conto?

Credo di sì, nonostante quello che dice. Si è allenato bene. La terza settimana nelle gambe ce l’ha, quando vinse a Ponte di Legno era verso fine Giro. Forse con lui siamo ripetitivi, perché in alcune occasioni ha corso male. Il Giro si vince con le gambe e con la testa. E a Campo Felice è stato perfetto. Ha tenuto bene Bernal, lo ha perso solo quando Egan ha messo il 53.

Nibali potrebbe aiutarlo a Montalcino?

Sarebbe decisivo, anche perché è uno di quelli che guida meglio. Vincenzo ricorda sicuramente quel che accadde nel 2010, quando lui rimase vicino a Basso. E io credo che domani la Trek-Segafredo dovrà fare una scelta e dare la precedenza a Ciccone. Almeno se ci fossi io sull’ammiraglia, farei così. Secondo me da domani anche Mollema dovrebbe smettere di andare in fuga. E anche Nibali potrebbe diventare un faro per Ciccone. Non credo pensino che Vincenzo possa arrivare sul podo.

Il consiglio di Garzelli per Ciccone: «A ruota di Bernal e aspetta» (foto Alessandro Federico)
Il consiglio di Garzelli per Ciccone: «A ruota di Bernal e aspetta» (foto Alessandro Federico)
Il campione che aiuta il compagno più giovane la vive bene o mastica amaro?

Un pochino mastica amaro, però lo fa. So che Marco non faceva i salti di gioia a stare accanto a me sull’Izoard, voleva andare a vincere la tappa e sappiamo bene che cosa avrebbe significato per lui. Per questo quel giorno ne uscì come un gigante. E credo che sarebbe così anche per Vincenzo. E’ uno che sembra sempre distaccato, ne acquisirebbe per primo un grande valore.

Ma Ciccone era lì. Ci sarà fino a Milano?

16.05.2021
4 min
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E poi c’è Giulio Ciccone. Oggi l’abruzzese ci ha messo di tutto e di più, ci ha messo anche quello che non aveva. Sotto l’arrivo per poco non cade. Il suo addetto stampa, Paolo Barbieri, riesce a stento a tenerlo. Giulio lancia un grido e poi finalmente riesce a sganciare il pedale. Beve e poi tossisce. Ed è più l’acqua che cade in terra di quella che manda giù. Sfinito. Però lo sguardo è di quelli presenti, non è stralunato. Il che ci dice che la base è buona.

Ciccone sorretto dal suo addetto stampa dopo l’arrivo di Campo Felice
Ciccone sorretto dal suo addetto stampa dopo l’arrivo di Campo Felice

Aria di casa

La sua gente lo ha spinto a più non posso. Ieri aveva assaporato l’aria di casa nel passaggio a Chieti. Oggi ha fatto di più. Come un falco, già prima di Rocca di Cambio, ha battezzato la ruota di Bernal, neanche fosse un velocista che si mette dietro allo sprinter che reputa favorito. Sul momento dello scatto del colombiano, ha reagito immediatamente. Poi si è dovuto arrendere alla super potenza dello stesso colombiano.

«E’ stato molto bello correre nelle mie zone. C’era tanta gente. E anche per questo c’era voglia di fare qualcosa. Un secondo posto è difficile da accettare, soprattutto sulle strade di casa. Però la tappa era impegnativa e questo piazzamento conferma che la mia condizione è buona».

In Abruzzo si aspetta Ciccone (e non solo lui) con gli arrosticini di pecora
In Abruzzo si aspetta Ciccone (e non solo lui) con gli arrosticini

Cambio di tattica

E questo suo stare bene lo ha portato a cambiare atteggiamento in gara. Forse, anzi senza forse, neanche Giulio immaginava di stare così. E le sue stesse parole dopo San Giacomo dicono molto: «Non mi aspettavo di essere tanto brillante nell’ultima salita. Col senno del poi seguire Bettiol è stato un errore».

E quindi adesso ha iniziato a correre come un uomo di classifica, quale effettivamente è. In fin dei conti era settimo prima di partire da Castel di Sangro questa mattina ed è quarto questa sera.

«Per ora si corre alla giornata – dice il corridore della Trek-Segafredo – cercando di dare il massimo, poi si vedrà. Anche con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo fatto un ottimo lavoro. Il Giro è lungo. E continueremo a lottare».

Tratto sterrato: Bernal pronto a partire, Ciccone è concentrato sulla sua ruota
Tratto sterrato: Bernal pronto a partire, Ciccone è concentrato sulla sua ruota

Un finale tremendo

Tanta salita, ancora pioggia, ma in fin dei conti si è deciso tutto all’ultimo, almeno guardando la corsa da fuori. Perché poi da dentro le cose non sono andate proprio così.

«Oggi siamo partiti veramente forte – dice Ciccone – Per i primi 70 chilometri la fuga era sempre lì. Ho anche sofferto molto, non lo nego. E per questo credo che questa tappa resterà nelle gambe. Io sono contento della mia condizione, ho chiuso la corsa con i ragazzi che lottano per la classifica generale.

«Oggi non abbiamo perso tempo ed era una tappa dura. La condizione sta migliorando. Ho provato a seguire Bernal ma era davvero troppo forte. Quando ho visto che ha messo il 53 – fa una pausa e ride – ho provato solo a salire con il mio passo e a dare il massimo».

Ciccone esce così dal suo Abruzzo, e più in generale da questa prima parte di Appennini, decisamente più motivato e fiducioso di come ci era arrivato. L’attacco di Sestola, annullato in quattro pedalate da Landa, il tentativo verso Ascoli, il secondo posto di oggi. Adesso ne abbiamo la certezza. E’ lui il capitano della Trek-Segafredo e punterà alla generale.

«In classifica ho fatto un piccolo passo in avanti – dice Ciccone – e si sono anche un po’ scoperte le carte. Sappiamo che Bernal è quello che va più forte. Adesso la Ineos ha la maglia e ci sarà una gestione della corsa diversa. Noi dobbiamo sfruttare al massimo questa situazione. Vedremo giorno per giorno, senza programmare nulla».

Trek-Segafredo, squadra esperta e molto “italiana”

20.04.2021
3 min
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Pochissimi cambi nella squadra americana, che ha mantenuto pressoché inalterato il suo assetto, che nel corso degli ultimi anni l’ha resa competitiva in ogni tipologia di gara. Una formazione a forte trazione italiana, che ha naturalmente in Vincenzo Nibali il suo faro, soprattutto per il grande carisma e i risultati conseguiti in carriera dal siciliano.

Nibali ha corso il Giro d’Italia in cerca della condizione per le Olimpiadi di Tokyo
Nibali ha corso il Giro d’Italia in cerca della condizione per le Olimpiadi di Tokyo

Lo Squalo e Tokyo

Lo Squalo ha già detto che l’obiettivo della stagione saranno le Olimpiadi, per questo sarà al Giro per fare classifica e al Tour per rifinire la condizione, probabilmente disputandone solo una parte per poi lasciare all’olandese Mollema le redini della squadra puntando alla Top 10.

L’addio di Richie Porte in tal senso può pesare, ma dall’altra parte costituisce anche una maggiore responsabilità per Giulio Ciccone, sul quale non è un mistero che si punti apertamente per un grande futuro nelle corse a tappe. E le sue prove al Giro ne sono la prova.

Giulio Ciccone, speranza italiana per i Giri, prosegue nella sua crescita graduale e di qualità
Giulio Ciccone prosegue nella sua crescita graduale e di qualità

Moschetti cresce

Un altro corridore da tenere sotto controllo è Matteo Moschetti, finora frenato da qualche infortunio di troppo ma che ha già dimostrato di essere potenzialmente uno dei più veloci dell’intero panorama professionistico.

Abbiamo parlato di corridori capaci di emergere nelle gare a tappe ma anche nelle classiche, come i curriculum di Nibali e Mollema dimostrano, ma per le corse d’un giorno non vanno dimenticati Edward Theuns e ancor di più Jasper Stuyven, come anche l’ex iridato Mads Pedersen.

In questo contesti si inseriscono i due giovani virgulti Quinn Simmons e Antonio Tiberi, estremamente promettente visti i risultati da junior.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Julien BernardNeversFra17.03.19922016
Gianluca BrambillaBellanoIta22.08.19872010
Giulio CicconeChietiIta20.12.19942016
Nicola ConciTrentoIta05.01.19972018
Koen De KortGoudaNed08.09.19822005
Niklas EgKibaekDen06.01.19952018
Jakob EgholmHolbaekDen27.04.19982017
Kenny ElissondeLonjumeauFra22.07.19912011
Amanuel GhebreigzabhierA.Abeba (ETH)Eri17.08.19942018
Alexander Kamp EgestedKogeDen14.12.19932013
Alex KirschWeimerskirschLux12.06.19922015
Emils LiepinsDobeleLat29.10.19922015
Juan P.Lopez PerezLebrijaEsp31.07.19972020
Bauke MollemaGroningenNed26.11.19862008
Jacopo MoscaSaviglianoIta29.08.19932017
Matteo MoschettiRobecco s.NaviglioIta14.08.19962019
Ryan MullenBirkenheadIrl07.08.19942016
Antonio NibaliMessinaIta23.09.19922014
Vincenzo NibaliMessinaIta14.11.19842005
Mads PedersenLejreDen18.12.19952016
Charles B. QuatermanOxfordGbr06.09.19982017
Kiel ReijnenBainbridge IslandUsa01.06.19862008
Michel RiesLussemburgoLux11.03.19982020
Quinn SimmonsDurangoUsa08.05.20012020
Mattias Skjelmose JensenCopenaghenDen26.09.20002020
Toms SkujinsSiguldaLat15.06.19912016
Jasper StuyvenLovanioBel17.04.19922014
Edward TheunsGandBel30.04.19912014
Antonio TiberiFrosinoneIta24.06.20012020

DIRIGENTI

Luca GuercilenaItaGeneral Manager
Steven De JonghNedDirettore Sportivo
Kim AndersenDenDirettore Sportivo
Adriano BaffiItaDirettore Sportivo
Markel Irizar AramburuEspDirettore Sportivo
Luc MeersmanNedDirettore Sportivo
Yaroslav PopovichUkrDirettore Sportivo
Gregory RastSuiDirettore Sportivo
Paolo SlongoItaDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Nibali e compagni possono contare su quattro modelli Trek: la leggera Emonda , la più veloce Madone, la più comoda Domane e la SpeedConcept per le prove contro il tempo. Essere il team di riferimento di un brand come Trek ha i suoi vantaggi e i suoi oneri. Materiale sempre al top e l’assistenza nello sviluppo del prodotto sono facce della stessa medaglia. Le bici sono equipaggiate con lo Sram Red eTap AXS, ruote Bontrager e coperture Pirelli.

CONTATTI

TREK-SEGAFREDO (Usa)

Filliersdreef 11, 980 Deinze (BEL)

elke_weylandt@trekfr.comwww.treksegafredo.com

Facebook: @TrekSegafredo

Twitter: @TrekSegafredo

Instagram: treksegafredo

Ciccone a Sierra Nevada, con un occhio sul Giro

16.04.2021
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Altro che sole, altro che caldo, Giulio Ciccone, almeno in questi primi giorni di ritiro in altura sta trovando freddo e persino un po’ di neve. Lui però mena a testa bassa. Dalle immagini che arrivano da Sierra Nevada sembra pedali forte e bene, segno che il problema fisico al ginocchio è superato.

Ciccone in volo verso il ritiro di Sierra Nevada (foto Instagram)
Ciccone in volo verso il ritiro di Sierra Nevada (foto Instagram)

Un inizio incerto

L’abruzzese dopo il ritiro alla Vuelta Catalunya proprio per quel problema al ginocchio era un po’ sparito dai radar. Quello stop fu poi più precauzionale che non necessario: la tendinite fu bloccata sul nascere e Cicco ha perso solo pochissimi giorni di allenamento, tuttavia la sua assenza era rumorosa. Di fatto la sua ultima immagine al grande pubblico italiano, quello della tv per capirci, era l’attacco verso Prati di Tivo alla Tirreno. Tra l’altro un attacco scemato così come era nato. E questo aveva destato preoccupazione. 

Noi ne avevamo parlato con due esperti, Giuseppe Martinelli e Stefano Garzelli per fare un’analisi della prima parte di stagione dell’abruzzese. I due sembravano “tranquilli” e fiduciosi, che sarebbe stata solo una questione tempo.

Ciccone alla Tirreno ci ha messo grinta, ma non è bastato (26° a 17’50” da Pogacar)
Ciccone alla Tirreno ci ha messo grinta, ma non è bastato (26° a 17’50” da Pogacar)

Ciccone in altura 

Ebbene poche ore dopo quell’articolo ecco lo scalatore della Trek-Segafredo volare, nel vero senso della parola, verso il Sud della Spagna, verso Sierra Nevada. E questa fu subito una risposta ai dubbi di Garzelli sul perché Giulio, visto che non stava correndo, non fosse almeno in altura.

Cicco sta lavorando per il Giro, anche se il grande obiettivo di stagione è la Vuelta, che quest’anno anticipa un po’. Parte da Burgos il 14 agosto e finisce a Santiago de Compostela il 5 settembre. 

«Partirò più lentamente», aveva detto Giulio ad inizio stagione e di fatto è stato questo “mantra” a farlo restare tranquillo quando i risultati non arrivavano. 

«Se l’intenzione fosse stata quella di partire forte avrei avuto dei dubbi – ha dichiarato Ciccone a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, qualche giorno fa – Ma l’idea resta quella di fare un cammino regolare, senza strafare. Mi manca la parte del lavoro che farò adesso».

Ormai i cosiddetti “blocchi di lavoro” e l’altura sono pilastri fondamentali prima di certi impegni. E lo sono per capitani e per gregari. Il lavoro molto specifico, concertato e controllato dal preparatore, serve. E’ così. E questi passaggi obbligati oltre ad avere concreti effetti sul fisico li anche hanno nella mente del corridore, il quale si concentra, “sta sul pezzo”. Ormai sono un po’ una password per affrontare certe sfide.

Giulio (a sinistra) con Mollema, altro leader della Trek al Giro
Giulio (a sinistra) con Mollema, altro leader della Trek al Giro

Quale ruolo al Giro?

Abbiamo parlato di gregari. Sia chiaro, al Giro d’Italia non è che Ciccone sarà un “portaborracce” (con tutto il rispetto per chi svolge questo ruolo), ma sarà il cosiddetto gregario di lusso, per Nibali e Mollema. Tuttavia qualche domanda bisogna porsela dopo i recenti fatti che hanno riguardato lo Squalo. Nibali sarà ancora leader? Che garanzie può dare dopo l’infortunio al polso? Il ruolo di Ciccone cambierà o sarà tardi per modificare i piani in base al programma che Larrazabal ha previsto per lui?

Ciccone però non ha dubbi: «Non parto con ambizioni di classifica generale – ha detto sempre alla Gazzetta, Giulio – in questo senso Vincenzo e Bauke offrono più garanzie. Io punto ad una tappa e punto ad arrivare al top della forma».

Tra l’altro bisogna anche considerare Mollema, l’olandese sappiamo essere un vero “mastino” e alla distanza esce sempre. Se Cicco e Nibali non ci dovessero essere, occhio a lui in casa Trek-Segafredo.

La vittoria di Sestola al Giro 2016, la prima da pro’ per Ciccone
La vittoria di Sestola al Giro 2016, la prima da pro’ per Ciccone

Strategia Trek

Ma è sull’ultima parte della dichiarazione di Ciccone che bisogna ragionare: “punto ad arrivare al top della forma”. Spesso si è detto che la condizione migliore si trova strada facendo in una gara a tappe di tre settimane, specie per un giovane. Allora urge andare a rivedere il disegno della corsa rosa.

Nelle prime dieci tappe il rischio maggiore per assurdo arriva nel punto vicino casa di Ciccone, cioè l’arrivo a San Giacomo, balcone su Ascoli Piceno. Prima sì, c’è la tappa di Sestola, ma c’è da immaginare che per gli uomini di classifica quella scalata non possa incidere così tanto, visto che è molto pedalabile. Inoltre Sestola rievoca splendidi ricordi a Giulio. Proprio lì, da neoprofessionista, colse il suo primo successo. 

In qualche modo il percorso potrebbe aiutarlo. E ritrovarsi con il pieno di energie nel finale.

Martinelli, riguardo a Giulio, ci aveva detto una cosa, da volpone qual è, che torna in mente sempre più prepotentemente: «La squadra potrebbe aver adottato una strategia di comunicazione volta a proteggerlo dalle pressioni». Come a dire: sotto, sotto puntano su di lui.

E con questo dubbio intrigante, aspettiamo Ciccone sulle strade del Giro. Se avesse ragione “Martino”…

Garzelli e Martinelli: «Caro Ciccone è ora di provarci»

09.04.2021
6 min
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E veniamo a lui, Giulio Ciccone. Speranza (e realtà) del nostro ciclismo che però sin qui ci è apparso un po’ indietro. L’abruzzese esce da un 2020 pressoché inesistente, lasciatecelo dire, ma non per colpa sua. Anzi, era anche partito bene vincendo la prima gara a Laigueglia. Poi lo stop, la ripresa e il Covid. Della sua situazione e del suo futuro, facciamo il punto con Stefano Garzelli e Giuseppe Martinelli.

Emilio Magni, Giulio ciccone
Il dottor Emilio Magni e Giulio Ciccone al Giro 2020: l’abruzzese si è fermato dopo 13 tappe
Emilio Magni, Giulio ciccone
Emilio Magni, Giulio Ciccone al Giro 2020 per lui finito dopo 13 tappe

Inizio lento (giustificato)

Covid che in lui ha inciso più di altri. Andare al Giro con i postumi del virus e una preparazione non adeguata non ha fatto altro che rallentarlo ulteriormente.

Ma forse proprio per questo motivo era lecito attendersi qualcosa di più in questa prima parte dell’anno. E’ vero che Giulio ha dichiarato che il suo grande obiettivo è la Vuelta, è vero che Luca Guercilena al via della Tirreno ci aveva detto che era un po’ indietro e che sarebbe andato in crescendo, ma non vedere mai un’attaccante nato come lui nel vivo della corsa un po’ ci spaventa. In più “Cicco” ha lasciato l’ultima gara a cui preso parte, il Catalunya, per un problema al ginocchio.

Insomma: che stagione dobbiamo aspettarci? Sono campanelli d’allarme o tutto sommato le cose procedono secondo programma? Un secondo posto ad inizio stagione (2ª tappa del Tour de la Provence) può farci stare tranquilli?

Stefano Garzelli (48 anni), oggi è un commentatore Rai
Stefano Garzelli (48 anni), oggi è un commentatore Rai

Garzelli lo attende

«Giulio – spiega Garzelli, ex maglia rosa e ora commentatore Rai – ha vinto la maglia azzurra di miglior scalatore del Giro ed anche una tappa molto dura e questo ha posto in lui grandi aspettative, però non ha ancora provato a far classifica veramente. Deve testare realmente il suo recupero, come tiene la pressione. Il fatto di avere Nibali vicino è un buon vantaggio: riflettori e attenzioni volgeranno molto più su Vincenzo che su di lui.

«Credo sia giusto avere delle aspettative su di Ciccone – riprende Garzelli – non è sopravvalutato, però deve provare a far classifica per saperlo. Come detto, deve avere la pressione addosso, fare delle crono davvero a tutta, testare il recupero, arrivare davanti anche nelle tappe veloci… Una gara di tre settimane non la vinci perché vai forte in salita, ma perché sei sempre davanti, perché ti salvi e non crolli nel giorno di crisi, che tanto c’è sempre».

Tanta fatica verso Prati di Tivo alla Tirreno. Giulio aveva attaccato ma si è poi staccato
Verso Prati di Tivo, alla Tirreno, Giulio aveva attaccato ma si è poi staccato

Meno impulsività

Garzelli in qualche vuole aspettare che punti davvero ad una grande corsa a tappe, prima di giudicare Ciccone. Il potenziale c’è, ma va dimostrato.

«In Italia che possono far bene nelle gare a tappe, dopo Vincenzo, ci sono lui e Masnada, ma credo che Fausto dovrà aiutare i compagni. Giulio ormai ha un’età matura per fare questa prova. L’aver vinto la maglia azzurra ti consente di staccarti in qualche tappa, di mollare mentalmente e fisicamente. La maglia rosa no. Lui deve essere meno impulsivo, forse questo potrebbe essere il suo problema maggiore».

Infine il varesino si pone qualche dubbio sul perché Ciccone, se punta a fare bene al Giro, non sia in altura come tutti gli altri, capitani e non. 

Giuseppe Martinelli (66 anni), diesse dell’Astana
Giuseppe Martinelli (66 anni), diesse dell’Astana

Martinelli lo ammira

E dalla voce del corridore passiamo a quella del direttore sportivo, Giuseppe Martinelli dell’Astana Premiertech. 

«Ciccone è sicuramente uno di quei corridori buoni che abbiamo in Italia – dice Martinelli – Forse ci si aspettava qualcosa di più viste le sue vittorie, ma c’è chi matura prima e chi ci mette un po’ di più. Non dimentichiamo che questo ragazzo vinse una tappa al Giro “da bambino”, il che vuol dire molto. Adesso è chiamato al salto di qualità: ha l’età giusta, la squadra ideale e la vicinanza di Nibali che gli può insegnare molto».

“Martino” fa poi un’analisi molto interessante sul suo ritardo in questa stagione e in quella passata.

«Ciccone ha spesso avuto qualche inconveniente e nel ciclismo di oggi è molto, molto difficile recuperare. Non è come una volta che andavi alle corse ti mettevi a ruota e piano piano ritrovavi la forma. No, adesso devi essere pronto. E se non lo sei ti stacchi. Se il tuo cammino prevede, per esempio, Tirreno, altura, Tour of the Alps e Giro e va secondo i programmi okay, altrimenti te la porti dietro per parecchio tempo.

Ciccone re di Sestola al Giro 2016. Quest’anno ci si ritorna, che sia di buon auspicio
Ciccone re di Sestola al Giro 2016. Quest’anno ci si ritorna, che sia di buon auspicio

La continuità

«Cosa gli manca? Non posso rispondere con precisione perché non ho il ragazzo sottomano, né l’insieme dei suoi dati e poter vedere i suoi margini – continua Martinelli – E’ un corridore che a me è sempre piaciuto. Si butta nella mischia, non ha paura di attaccare, non sta lì ad aspettare. Ai tempi della Bardiani Cfs, con Shefer che lo conosceva bene, volavamo anche prenderlo, ma aveva già un contratto e non lo disturbammo.

«Deve forse aumentare un po’ il suo motore ma per farlo gli serve continuità. Come dicevo prima deve avere una serie di stagioni senza intoppi che gli consentano davvero di esprimersi. Altrimenti per quanto forte possa andare rischia di restare fuori dai podi già prima di partire, visto che ci sono 4-5 atleti che stanno vincendo tutto».

Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia
Il Laigueglia 2020, corso in azzurro, è stata l’ultima vittoria di Ciccone
Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia 2020
Il Laigueglia 2020, corso in azzurro, è stata l’ultima vittoria di Ciccone

La pressione

Ma il fatto che alla Tirreno non sia andato benissimo, che al Catalunya si sia ritirato, non possono essere campanelli di allarme?

«Se non ha avuto un programma lineare c’è il rischio che al Giro possa brancolare un po’ nel buio – conclude “Martino” – ma potrebbe anche rientrare nel programma che la Trek-Segafredo ha deciso per lui. Magari lo hanno fatto per non mettergli addosso la pressione e che debba fare solo un assaggio di classifica. Consideriamo anche che ci sono delle strategie di comunicazione. Magari fa i primi dieci giorni e vede come va. Ma deve provare se i grandi Giri sono il suo obiettivo e non può aspettare che arrivi l’anno buono o perfetto, perché le stagioni passano».

Da parte nostra non possiamo che augurarci che Ciccone ritrovi presto la sua condizione. L’Italia ha bisogno di un corridore come lui che sa vincere… dando spettacolo.

Chiappucci: «Forza Nibali e lasciamo in pace Ganna»

Giada Gambino
29.03.2021
3 min
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Il ciclismo moderno fa sorgere tante domande, dubbi e perplessità. Claudio Chiappucci, che di questo mondo ne sa davvero tanto, ha accettato di rispondere a cinque domande su cinque temi di attualità e ci ha dato la sua visione… 

Le nuove metodiche di preparazione hanno riscritto l’approccio con le corse
L’approccio con le corse è cambiato radicalmete

Come sta cambiando il ciclismo? 

«C’è stata una grande crescita tecnologica – dice Chiappucci – è mutato molto il mondo attuale sia per la programmazione che per la preparazione. C’è sicuramente in atto un cambiamento». 

Nibali per ora resta il fulcro del ciclismo italiano, in attesa che crescano Ciccone e gli altri
Nibali per ora resta il fulcro del ciclismo italiano

Italia sempre Nibali dipendente? 

«Attualmente – risponde Chiappucci – non abbiamo un giovane che lo possa sostituire. Aspettiamo che alcuni, come ad esempio Ciccone, riescano a crescere da questo punto di vista e farsi valere in un grande Giro. Trovare altri nomi non è impossibile, ma attualmente è difficile; dobbiamo solo aspettare e, nel frattempo, Nibali rimane la nostra grande punta».

Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Camigliatello Silano
Ganna nei grandi Giri? Basta mettergli pressioni, ha bisogno di crescere e capire
Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Camigliatello Silano
Ganna nei grandi Giri? Basta mettergli pressioni

Ganna può vincere i grandi Giri?

«E’ presto per dire cosa potrebbe fare lui. E’ un corridore che sta emergendo e che sta subendo un po’ di pressioni. Va molto bene a cronometro – suggerisce Chiappucci – ma bisogna dargli il tempo di crescere e maturare per affrontare anche la salita, che è centrale nelle corse a tappe. Un conto è correre fuori gara per quanto riguarda la classifica generale e vincere una tappa anche abbastanza dura, come ha fatto lui nello scorso Giro d’Italia. Un altro è correre per far classifica, con i migliori ti controllano e non ti fanno andare via così facilmente».

Trek Segafredo donne, Elisa Longo Borghini
Le donne nel WorldTour hanno lo stesso materiale degli uomini
Le donne nel WorldTour hanno lo stesso materiale degli uomini

Come vedi il ciclismo femminile?

«C’è stato un salto di qualità per quanto riguarda tutto ciò che riguarda gli aspetti tecnici e pratici del mondo femminile. Le squadre ci tengono ad avere il meglio per le loro atlete e di fatto le più grandi nel WorldTour hanno lo stesso equipaggiamento dei team maschili corrispondenti. E soprattutto, noi italiani – dice Chiappucci – dovremmo essere orgogliosi di avere atlete di un certo livello che in campo internazionale riescono a farsi valere e ad avere la meglio». 

Inizio stagione 1996, Chiappucci e Pantani con il team manager Boifava, senza procuratori
Inizio 1996, Chiappucci e Pantani con Boifava, senza procuratori

Atleti di ieri e di oggi: le differenze?

«Gli atleti di un tempo – riflette Chiappucci – avevano caratteristiche diverse rispetto agli attuali. Avevano la capacità di farsi da soli, erano grandi atleti. Oggi i ciclisti di grande livello hanno tutto a disposizione grazie alla tecnologia e hanno uno staff ben composto e articolato che li aiuta in vari ambiti. Uno come me è stato capace di fare tutto da sé. Non ho avuto bisogno di manager o altre figure a sostegno della mia immagine, ci pensavo io».

Ottimi squilli azzurri da Almeria e Provence

15.02.2021
5 min
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Giacomo Nizzolo non sta nella pelle. E’ bastata una volata per fugare ogni dubbio sulla condizione, facendo dimenticare l’incidente di fine anno, in cui batté il ginocchio sul manubrio, perdendo davvero tanti giorni di allenamento. Alla Clasica de Almeria c’è arrivato con due obiettivi. Il primo, quello di stressare un po’ il suo treno per capirne la condizione in vista dello Uae Tour. Il secondo, provare a vincere. Ce lo aveva detto nell’ultima intervista di appena pochi giorni fa: «Sempre, credo di averlo dimostrato. Io ci provo sempre e poi comunque sarà un’ottima occasione per provare il treno».

Treno okay

Ieri dopo la vittoria il tono delle dichiarazioni era allegro. Accanto a lui, Pelucchi e Walsheid sono due vagoni del treno cui il campione europeo e d’Italia chiederà spesso man forte.

«Sono davvero felice – ha detto – per la vittoria e il grande lavoro fatto dalla squadra. Abbiamo cercato di controllare la corsa sin dall’inizio, ma c’è stato un andamento strano, con una serie di rallentamenti causati dal vento. Il finale è stato piuttosto pericoloso, ma siamo riusciti a prendere una buona posizione per lo sprint e così ora sono davvero felice per la squadra. Ora possiamo guardare avanti con fiducia».

Ballerini 1° de Provence

Nei giorni procedenti, dalla Francia sono arrivati altri interessantissimi segnali da parte di corridori italiani. Da Davide Ballerini, vincitore di due tappe al Tour de La Provence, a Giulio Ciccone, passando per Filippo Conca che ha sperimentato tanto vento in faccia e alla fine ha conquistato la classifica degli scalatori.

«Avevo buone gambe arrivando in gara dopo il ritiro – ha detto Ballerini dopo aver battuto Demare – ma non mi aspettavo niente del genere. Avevamo una squadra molto forte ed eravamo tutti estremamente motivati, quindi vincere il primo giorno è stato semplicemente fantastico».

Ballerini 2° de Provence

L’indomani, altra vittoria, ma questa volta sullo strappo di Manosque e dopo la caduta di Alaphilippe.

«Quando vedi come lavora questa squadra – ha detto – senti di dover dare il massimo e lottare per la vittoria fino all’ultimo momento. Basta guardare il loro impegno: sono stati incredibili, l’unica squadra a lavorare instancabilmente davanti fino all’ultimo chilometro e tenermi lassù. Lo sprint è stato duro, ma ho lottato fino all’ultimo briciolo di energia e sono contento di aver potuto ripagare questi fantastici ragazzi».

Cicco in arrivo

Alle sue spalle è terminato Ciccone, che progressivamente ritrova sensazioni e smalto, al punto da arrivare il giorno dopo 6° sul Mont Ventoux.

«Il Ventoux è stata una prova generale – ha detto dopo la corsa – sia per la salita che abbiamo affrontato che per i rivali. Finché il ritmo è stato alto ma costante, ho tenuto bene le posizioni di testa. Con il cambio di ritmo ai meno 3 ho sofferto. Me l’aspettavo, quindi posso giudicare incoraggiante il risultato. Per ora, i migliori sono stati più brillanti, ma va bene così. Ho vissuto tre giorni di intenso lavoro e tre prestazioni oltre le aspettative. Ho avuto la prova che l’allenamento di questo inverno è stato buono, che mi sono completamente ripreso e che sono sulla strada per competere al 100 per centro per gli obiettivi che ho in testa».