Il Cassani della moto parte da Nibali e sgrana il rosario

30.05.2021
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Cassani sulla moto azzurra ha vissuto un Giro davvero speciale. Chiunque abbia seguito una corsa in moto lo sa bene. E’ come essere in gruppo. Vedi gli sguardi. Senti le voci. Impari i gesti. Riesci a scambiare poche parole. E semmai vedi cose che alle telecamere sfuggono e ti permettono, se hai un ruolo come il suo, di approfondire il discorso dopo le tappe. Cassani infatti non ha raccontato tutto, ma di certo sul suo taccuino sono finiti i nomi per le Olimpiadi. Gli azzurri di Tokyo usciranno dal Giro e non dal Tour. Del resto, se il percorso ha una salita di 6 chilometri al 10 per cento, non puoi prescindere dagli scalatori. Già, ma chi portare?

Dalla moto Rai, Cassani ha potuto osservare al meglio i suoi azzurri
Dalla moto Rai, Cassani ha potuto osservare al meglio i suoi azzurri

Come sta Nibali?

Quando ci si trova fra giornalisti a parlare della squadra per le prossime Olimpiadi, il primo nome su cui ci si sofferma è quello di Vincenzo Nibali. Una sorta di diritto all’azzurro che gli viene dalla storia e dalla sete di rivalsa sulla sfortuna di Rio. Si disse che il siciliano avesse prolungato la carriera proprio per prendersi la rivincita olimpica, ma le cose non stanno andando secondo i suoi disegni. La frattura del polso prima del Giro d’Italia gli ha impedito di esprimersi come avrebbe voluto. Cassani lo sa.

«Più o meno sto ricevendo le risposte che mi aspettavo – dice il commissario tecnico azzurro – ma con Vincenzo dovrò fare una chiacchierata. Sono stato molto chiaro, ora dobbiamo verificare, come lui per primo ha raccontato due giorni fa al Processo alla Tappa. Quel Nibali ora non c’è e non so se si ritroverà. Però è uno che lotta, per questo voglio parlarci chiaramente nei prossimi giorni».

Caruso ha conquistato con il coraggio, la personalità l’ha sempre avuta
Caruso ha conquistato con il coraggio, la personalità l’ha sempre avuta

Conferma Bettiol

Se aver vinto grandi corse è un titolo preferenziale, alla rosa degli azzurri si aggiunge subito il nome di Bettiol, re del Fiandre 2019, su cui Cassani ragiona in modo concretissimo.

«Certo che aver vinto grandi corse è importante – sorride – non credo che uno che non ha mai vinto possa pensare di cominciare dalle Olimpiadi. Con Alberto sono rimasto sempre in contatto e a parte l’ultimo periodo un po’ spento, non aveva più dato grossi segnali in salita, cosa che invece qui al Giro ha fatto alla grande. Mi ha impressionato in un paio di situazioni per il lavoro fatto con Carthy. Sul Giau e soprattutto a Sega di Ala se lo è portato sulle spalle. E poi ha vinto. Uno così non lo puoi lasciare fuori, ma ricordiamoci che il risultato in una corsa come quella viene solo se si mette insieme una grande squadra. E’ per questo che devono essere uomini speciali ed è per questo, ad esempio, che cinque anni fa uno come Damiano Caruso faceva già parte della spedizione».

Bettiol ha vinto, ma soprattutto ha dato grandi segnali in salita
Bettiol ha vinto, ma soprattutto ha dato grandi segnali in salita

Caruso, capitano vero

Già, come non parlare del Damiano nazionale che ieri ha fatto venire i brividi all’Italia del ciclismo? Per dare al pezzo un po’ di sapore di Giro, vale la pena annotare che l’intervista con Cassani si è fatta tentando di scendere da Campodolcino verso Chiavenna, in una coda interminabile provocata dalla rottura di uno dei camion che trasportano le transenne (altro che pullman), proprio nella serata di gloria di Caruso.

«Mi è piaciuto – dice Cassani, che ha seguito anche la tappa di Valle Spluga sulla moto – perché in una situazione per lui nuova, in cui tutti pensavamo avrebbe gestito, ha dato più di quanto anche lui si aspettasse. Non ha avuto paura, ha rischiato. Ha ragionato da capitano vero, lui che in fondo capitano di strada lo è sempre stato. E a margine di tutto questo, non si è mai snaturato, è sempre stato se stesso. Oggi (ieri, ndr) ci ha regalato una tappa bellissima».

Moscon è uno di quelli su cui il cittì conta: «Lo conosco bene»
Gianni Moscon è uno di quelli su cui il cittì conta: «Lo conosco bene»

Moscon e gli altri

Il quarto di cui si parla è Moscon, quello del Tour of the Alps più che quello di fine Giro, dove una caduta l’ha un po’ messo fuori gioco.

«Gianni è partito bene – dice Cassani – poi la caduta gli ha messo un po’ di sabbiolina negli ingranaggi. Con lui ho sempre avuto uno splendido rapporto e anche molto chiaro. Ci sono stati anni in cui nessuno gli dava fiducia e lui ha tirato fuori due mondiali coi fiocchi a Innsbruck e Harrogate. E anni come lo scorso in cui mi sono reso conto che non stava bene ed è rimasto a casa. Con Gianni so parlare, è un punto di forza. Ma come ci siamo detti, non è la sola alternativa a Nibali.

«Sto prendendo in considerazione anche Formolo, che per caratteristiche è uno da classiche e vorrei tanto sapere perché, dopo aver detto che avrebbe puntato alle tappe, si è messo a far classifica. E poi ci sono De Marchi, con cui comunque voglio parlare, Ciccone sperando che si rimetta presto e Ulissi che ha fatto vedere qualcosa di buono. Mi servono dei fondisti e non avendo fra i nostri cinque un favorito per l’oro, bisognerà correre in base ai corridori che abbiamo».

Grazie Rai e Fci

Ultimi due capitoli, l’avvicinamento e la crono. «Il Tour lo faranno in pochi – dice – fra quelli che puntano alle Olimpiadi. I nostri sono seri professionisti, per cui immagino una fase di altura e semmai la Settimana Italiana in Sardegna per rifinire. Quanto alla partenza per Tokyo, stiamo valutando due date, perché c’è il dubbio che, una volta là, non ci permettano di allenarci su strada. Mentre per la crono, a Ganna si potrebbe affiancare Bettiol che va molto bene. E’ tutto scritto negli appunti di questo Giro, durante il quale ho avuto la grande opportunità della moto grazie alla Rai e alla Federazione. Sono riuscito a restare concentrato sul mio ruolo, sono stato un Cassani diverso da quello degli anni in postazione. E’ stata un’esperienza bellissima, che ha aggiunto tasselli importanti al mio lavoro. Non mi ha deconcentrato, mi ha permesso di farlo a un livello superiore».

Moser dorelan 1984

L’ultimo giorno: Moser e il ricordo del 1984

30.05.2021
2 min
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Ultimo giorno del Giro d’Italia: a differenza di quanto avviene al Tour, dove la frazione finale è sempre la passerella degli Champs Elysées con la classifica già delineata, nella corsa rosa spesso si è optato per chiudere con la cronometro, in più occasioni risolutiva. Quando si parla di ultima giornata al Giro, la mente di tantissimi appassionati torna indietro nel tempo, a quella mitica domenica del 1984 quando Francesco Moser (in apertura nella foto d’archivio tratta da L’Arena di Verona) completò la sua clamorosa rimonta ai danni del francese Laurent Fignon, vincendo il Giro quand’era nella parte finale della sua eccezionale carriera.

Tornando indietro nel tempo, il campione trentino sottolinea alcuni aspetti: «Quel Giro era particolare, con un grande spazio per gli abbuoni che costruivano la classifica. Ricordo ad esempio che il terzultimo giorno avevo perso la maglia a favore di Fignon, il penultimo a Treviso feci la volata e arrivando secondo presi 10” che si rivelarono molto importanti, soprattutto per il morale».

Hindley Hart 2020
Hindley e Geoghegan Hart, una sfida che nel 2020 si è risolta davvero all’ultimo minuto
Hindley Hart 2020
Hindley e Geoghegan Hart, una sfida che nel 2020 si è risolta davvero all’ultimo minuto
Una grande corsa a tappe che si risolve l’ultimo giorno ha un fascino particolare, perché non si adotta sempre questa soluzione?

Dipende molto dai tracciati – risponde Moser – se ben ricordate anche al Tour ci si giocò molto nell’ultima tappa, lo stesso Fignon perse anche la corsa francese contro Lemond. Oppure quel che avvenne al Giro lo scorso anno, con la sfida fra Tao Geoghegan Hart e Jay Hindley partiti per l’ultima crono con lo stesso tempo, giocandosi tutto in una tappa.

Quindi la crono è sempre decisiva?

E’ chiaro che se il tracciato è in linea sarà ben difficile fare la differenza, anche se il distacco è minimo, quindi difficilmente si prova a rimescolare le carte. C’è quasi un accordo non scritto di lasciare lo status quo. Nelle cronometro invece si è uno contro l’altro.

Che cosa influisce secondo te?

Dipende dalla situazione di classifica, dipende anche dal percorso che complessivamente è stato disegnato. Una cosa che non ho mai digerito è la scelta di dare abbuoni in tutte le tappe meno che nelle cronometro e questo falsa un po’ la corsa, dà agli scalatori un vantaggio secondo me ingiusto, ma a questa stortura non è mai stato posto rimedio.

Dovendo scegliere fra la cronometro e la tappa in linea per l’ultimo giorno, che cosa preferirebbe Moser?

Non ho una preferenza: la tappa in linea spesso è in circuito, è una festa per tutti coloro che sono arrivati alla fine perché anche quello è un gran risultato, dopo oltre tre settimane ma si tende a dimenticarlo troppo facilmente…

Nonno Turi e quelle lacrime per suo figlio Damiano

29.05.2021
3 min
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Nonno Turi, così lo chiama il piccolo Oscar, se ne è andato in campagna, dove il telefono non prende. C’è solo internet. La tappa di suo figlio Damiano l’ha vista dal divano di casa e non deve essere stato facile tenerlo a bada.

«Ho sfasciato due sedie e un piccolo tavolino – ammette con la voce che gli trema – ma sarò ben contento di ricomprarli. E’ una soddisfazione enorme. Adesso hanno capito quanto vale Damiano, una vittoria che ci voleva. Mio figlio è un duro e non è vecchio. Lo vedranno».

Ragusa sta impazzendo per il ciclismo. Se prima nessuno se ne interessava, al di fuori degli appassionati, adesso anche il sindaco Cassì si è fatto prendere dalla febbre e ha illuminato il Municipio di rosa.

Da ieri sera, il Comune di Ragusa è illuminato di rosa: la città impazzita per il Giro
Da ieri sera, il Comune di Ragusa è illuminato di rosa: la città impazzita per il Giro

Un uomo retto

Nonno Turi l’hanno citato da tutte le parti, soprattutto il 23 maggio scorso, nella ricorrenza della morte del giudice Falcone. Salvatore Caruso faceva parte della sua scorta anche prima, quando venne trovata la bomba nella casa dell’Addaura, ma a lui non piace troppo parlarne. Di una cosa però va fiero: quando si parla di Damiano come di una brava persona.

«Sono fierissimo dei miei figli – dice Salvatore, in apertura con Damiano e Federico – hanno valori morali alti rispetto alla media. Avete visto il gesto che ha fatto con il compagno? Quello si chiama rispetto. Per Damiano la famiglia è tutto e vi do per certo che per restare a vivere a Ragusa, ci ha rimesso una barca di soldi. Ma lui sa che quando è via, sua moglie e i suoi figli sono in famiglia. Quando vede le foto di Oscar, suo figlio, che gioca con nonno Turi, lui è tranquillo. E Oscar è innamorato di me, perché lo faccio giocare e fare le capriole…».

Puntare in alto

Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato di sua nuora Ornella (la moglie di Damiano), ma anche il padre è per Caruso un bel punto di riferimento.

«Se la tappa va bene – sorride Salvatore – chiama lui, se va male chiamo io. Per quello non vado alle corse, perché gli metto ansia. Quaggiù abbiamo vissuto il Giro molto intensamente. Lo abbiamo visto caricarsi di questa responsabilità. Quando è caduto Landa, ci siamo sentiti e mi ha detto che non sapeva se puntare a una tappa o a provare la classifica. Io non ho avuto dubbi e gli ho detto di puntare in alto. E oggi ha vinto da campione».

Il ringraziamento a Pello Bilbao dà la misura dell’uomo (immagini tv)
Il ringraziamento a Pello Bilbao dà la misura dell’uomo (immagini tv)

«Non mi staccano più»

Nonno Turi è in campagna perché ha voglia di stare da solo. E sul finale del Giro ha chiaramente il punto di vista di un padre.

«Io credo che Bernal abbia paura di lui – dice – l’avete sentito come ci scherzava? Damiano andrà forte anche nella crono, lui quando ha la testa giusta è un toro. Vi ricordate la crono dell’ultimo Tour? Sapete quando gli è scattata la molla? Dopo Montalcino. Quella sera mi ha chiamato e mi ha detto: “Papà, non mi stacca più nessuno!”. Così siamo andati avanti una tappa dopo l’altra. E vi confesso che oggi ho pianto, io che non piango mai. E’ la terza volta. La prima quando è nato Damiano. La seconda quando è nato suo fratello Federico. E poi ho pianto anche oggi. Grazie della telefonata (la voce si increspa, ndr), adesso vorrei stare ancora un po’ da solo…».

Caruso, follia, intelligenza e un giorno da campione

29.05.2021
6 min
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Guardalo in faccia, hai visto che grinta? Mancano 200 metri al traguardo, si abbassa sul manubrio e ha in faccia un ghigno di rabbia che non si vedeva da un pezzo. Oggi più che mai sta correndo per Damiano, oggi è tutto per sé. E’ un tardo pomeriggio sui monti fra l’Italia e la Svizzera e la sensazione di aver vissuto una giornata indimenticabile è chiara a tutti i presenti. In sala stampa è scattato l’applauso, come non accadeva da tempo. Guardalo in faccia, hai visto che grinta? E che splendida follia è stato il suo attacco?

Un giorno in alta quota sulle Alpi fra la Svizzera e l’Italia
Un giorno in alta quota sulle Alpi fra la Svizzera e l’Italia

Per Battaglini

«Lo so io quanto ho lavorato in questi anni per essere qui – dice – niente nasce per caso. Ho pensato a mille cose. Alla fatica di tre settimane. Al lavoro dei compagni. Al sogno che si realizzava. Ho pensato a Mauro Battaglini e al fatto che volevo dedicargli la vittoria come aveva fatto Bettiol. Sarebbe stato già contento del podio, con la tappa l’abbiamo mandato in estasi. Sono l’uomo più felice della terra».

In cima al passo Spluga si muovono i Dsm: Bilbao e Caruso in scia. Mossa vincente o follia?
In cima al passo Spluga si muovono i Dsm: Bilbao e Caruso in scia. Mossa vincente o follia?

Au revoir, Bardet

Guardalo in faccia, hai visto che grinta? Accelera ancora e questa volta il dannato francese si siede. Poveretto Bardet, non se lo merita proprio, ma quando uno sta sempre a ruota e ti dà la sensazione di volersene approfittare, ogni centimetro che si apre fra le ruote è una promessa di giustizia. E a due chilometri dall’arrivo il divario si amplia, Bardet si siede e Damiano vola via.

Bardet resta a ruota, non dà cambi: starà facendo il furbo?
Bardet resta a ruota, non dà cambi: starà facendo il furbo?

Follia e intelligenza

«Non c’era niente di pianificato – racconta – certe volte le cose nascono così e ci vuole un pizzico di follia e di intelligenza. Quando abbiamo visto che quelli del Team Dsm si erano portati davanti sul Passo Spluga, ho detto a Pello di venire con me davanti, che stava per succedere qualcosa. L’ho incitato per tutta la tappa e mentre lui tirava, pensavo che se qualcosa fosse venuto, sarebbe stato per merito suo. Chissà che cosa avremmo potuto fare se fossimo rimasti in cinque. Il 70 per cento di questa vittoria è suo. Alla fine ho deciso di dare tutto, per non vanificare il lavoro del mio compagno».

Binari contorti

Guardalo in faccia, visto che gioia? Sta in piedi in mezzo alla strada, mentre quelli della squadra lo abbracciano. Sul traguardo ha scosso il capo e mentre guarda verso l’arrivo è come se nei suoi occhi si stesse ricomponendo la scena. Caruso Damiano, siciliano di 33 anni, sta esattamente dove tutti credevamo potesse arrivare quando passò professionista. La vita ha binari che a volte si aggrovigliano e ogni bivio rischia di diventare decisivo. Damiano queste cose avrebbe potuto farle prima, ma prima non aveva la testa sgombra come ci ha raccontato qualche giorno fa. Cosa sarebbe cambiato se non avesse rinnovato il contratto con la Liquigas e fosse andato subito alla Bmc?

A 2 chilometri dall’arrivo, Damiano molla Bardet e va via da solo. La follia inizia a prendere forma
A 2 chilometri dall’arrivo, Damiano molla Bardet e va via da solo. La follia inizia a prendere forma

Oggi campione

«Da domani – dice – non diventerò mica un super vincente… Ma queste tre settimane mi hanno insegnato tanto, ho acquisito consapevolezza di quello che posso fare. Quando è caduto Landa, non sapevo che cosa fare. Poi qualcuno mi ha spinto a puntare in alto, a vincere una tappa e soprattutto a fare classifica. Ho corso per vincere, siamo corridori professionisti pagati per fare risultato. E io mi reputo un ottimo professionista, perché non ho mai vinto da campione. Eppure oggi ho avuto la mia giornata da campione».

Prima vittoria di tappa al Giro per Damiano Caruso e 2° posto più solido
Prima vittoria di tappa al Giro per Damiano Caruso e 2° posto più solido

Un grande cuore

Guardalo in faccia, visto gli occhi lucidi? Le emozioni sono come il battito del cuore quando sei fuori soglia. Pulsano vorticosamente, poi lentamente iniziano a posarsi e ricominci a respirare. E Damiano adesso, seduto su questa sedia che profuma di vittoria, sta pensando a tutti coloro che oggi e negli ultimi giorni hanno tirato per lui. Si commuove, perché per essere Damiano Caruso servono certamente delle grandi gambe, ma soprattutto serve il suo grande cuore. E oggi che il mondo del ciclismo si sta accorgendo di lui, lui ricorda chi c’è sempre stato e lì si ferma. Giusto così.

Al centro della strada, lentamente Caruso si rende conto della vittoria
Al centro della strada, lentamente Caruso si rende conto della vittoria

Svolta a Montalcino

«La gente sulla strada – dice – è stata stupenda oggi e per tutto il Giro. Sento che mi vogliono bene, forse perché ho sempre cercato di essere una persona corretta. Sono cresciuto con i miei valori e li ho portati avanti nel tempo. Prima di essere un ciclista, mi piace pensare di essere un uomo e una persona perbene. Quei gesti sul traguardo erano il modo di ricordare Mauro, mio padre e mia madre, mia moglie, i mei figli. Ho vissuto la prima parte della carriera in modo più tranquillo, ma questa volta mi sono lanciato nella sfida che è stata soprattutto una sfida per me stesso. Ho cominciato a sentire fiducia dopo la tappa di Montalcino, perché ero abbastanza convinto che mi avrebbero staccato. Da quel giorno ho cominciato a chiedermi: “Perché accontentarsi? Provaci, sogna in grande. Male che vada tornerai a essere il Caruso di prima. Perché non fare sogni impossibili?”. Per me questo Giro potrebbe finire anche qui».

L’attacco ha spiazzato Yates, che puntava al secondo posto invece perde 51″
L’attacco ha spiazzato Yates, che puntava al secondo posto invece perde 51″

Continua a sognare

Guardalo in faccia, visto che grinta? Gli occhi si riaccendono. Bene i valori e bene anche le dediche, ma perché non fare sogni impossibili? La crono di domani è lunga, Bernal dà la sensazione di temerla. Lo scorso anno, nel folle Tour di Pogacar e della rimonta su Roglic, Damiano fu settimo nell’ultima crono. E anche allora aveva negli occhi il fuoco.

Crono a tutta

«E infatti domani darò tutto – dice – non voglio fare calcoli, guardare tempi e numeri. Voglio godermi ogni minuto, dalla prova percorso al riscaldamento. Voglio godermi ciascuno di quei 30 chilometri. Domani per me sarà una giornata speciale, una grande chiusura. Certo che darò tutto. Il Giro non finisce stasera, teniamolo aperto fino a domani…».

Roche, gli sfottò di Bardet e una Scott che va veloce

29.05.2021
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Terzo a Stradella, perché alla fine l’ha passato anche Consonni, Nicholas Roche, figlio di Stephen e cugino di Daniel Martin, ha ormai più di un capello bianco ed essendo professionista dal 2005 ne ha anche il diritto. Avete idea di quanti pensieri, fatiche e situazioni si vivono in così tanto tempo? L’altro giorno lo avevamo chiamato in causa per il modo di correre furibondo di questi ultimi anni e per il problema della sicurezza che non dipende solo dai percorsi.

Oggi invece la curiosità verte sul suo strumento di lavoro, la bicicletta (nella foto di apertura al Tour of the Alps). Perché quando in carriera ne hai cambiate così tante, diventi una sorta di tester molto attendibile. E se da una parte è vero che se chiedete a qualsiasi corridore un’opinione sulla propria bici, vi risponderà (ogni anno allo stesso modo) che è la migliore di sempre, leggendo fra le righe è possibile cogliere le sfumature. Perciò, dato che dal 2014 Nico ha pedalato su Specialized, Pinarello, Bmc, Cervélo e ora Scott, ci siamo fatti raccontare qualcosa di più sull’ultima arrivata in casa Team Dsm. Partendo dalla discesa del Giau che, a detta di mezzo gruppo, col gelo e l’acqua ha messo a dura prova i freni di tutti i team.

Questa la Addict di Hindley, poi ritirato, al via del Giro
Questa la Addict di Hindley, poi ritirato, al via del Giro

«Ma per fortuna noi – dice – non abbiamo avuto problemi importanti. Abbiamo frenato tantissimo, ma sempre in sicurezza. Ho sentito i compagni e anche amici di altre squadre. Qualcuno è arrivato al limite».

Quando si cambia la bici, si chiedono informazioni agli amici oppure si prende a scatola chiusa?

Avevo chiesto a Matthews e Trentin, che abitano vicini a Monaco. Non avevo mai corso prima con Scott, ma quando entrambi mi hanno detto che è un’ottima bici per aerodinamica e rigidità, ci sono salito sopra più tranquillo. E devo dire che ho anche trovato subito la posizione.

Bardet ha fatto il record della discesa del Giau con ruote Shimano da 650
Bardet ha fatto il record della discesa del Giau con ruote Shimano da 650
Aerodinamica e rigida?

L’anteriore non lo smuovi, è molto preciso. Quando vai full gas con le ruote alte, diventa molto rigida e difficile da guidare. Devi trovare il giusto compromesso, scegliendo le ruote giuste. E devi saperla guidare. Io ad esempio la discesa del Giau l’ho fatta piano, a rischio zero, perché non avevo fretta di arrivare a Cortina. Mi sono fermato in cima, avevo finito il mio lavoro. Mi sono cambiato la maglia. Per me un Giro ben riuscito è un Giro che arriva a Milano. Non sono come i velocisti che vincono una tappa e vanno via. Ma se avessi dovuto fare la discesa del Giau con le ruote alte e a tutto gas, sarebbe stata un bell’impegno. Bardet per questo mi ha preso in giro.

Per cosa?

Perché secondo Strava ha fatto il record della discesa e mi ha dato 2 minuti. Lui ha usato delle ruote Shimano per me fantastiche da 650. Una mezza misura fra l’alto e il medio profilo. Io ero innamorato delle 650 senza dischi, ma ora che le hanno aggiornate, devo dire che sono davvero il top. Ma in squadra ne abbiamo soltanto due paia e le ha solo lui: per la bici da gara e su quella di scorta.

Con quali gomme state correndo?

Ho riscoperto i tubolari Vittoria. Devo ammettere che negli anni alla Cofidis non li amavo, invece dal 2017 con la Bmc, da quando hanno cambiato tanto anche in azienda, sono diventati un’altra cosa. Un altro mondo rispetto a 12 anni fa.

Hai mai fatto una volata con la Addict?

Sì ed è vero che è una bici che sa fare tutto. Non ho sprintato per vincere, ma al Tour of the Alps ho vinto lo sprint del gruppo a Naturno, alle spalle della fuga. Ha una buona velocità. L’anno scorso avevamo la bici per gli scalatori e la bici per quelli più veloci. In questa devo dire che convivono entrambe le anime e va bene anche per un corridore come me che pesa 70 chili e non 58 come gli scalatori.

Questa la volata di Naturno al Tour of the Alps, vinta su Padun
Questa la volata di Naturno al Tour of the Alps, vinta su Padun
Quando hai usato per la prima volta i freni a disco?

L’anno scorso con la R5. C’è stato un periodo di adattamento, poi si ricomincia a spingere e sposti più avanti il limite. Ci hanno venduto i freni a disco parlando della sicurezza, omettendo di dire che grazie ai dischi, ai telai sempre più aerodinamici e alle ruote velocissime, ci si spinge ancora più vicini al limite. Le discese sono pazzesche. In pianura si vola. Negli ultimi due o tre anni, c’è stato un salto di qualità pazzesco…

Per il resto della storia, tornate indietro di qualche pagina. Il tema merita un’attenta rilettura…

Savoldelli discesa

Savoldelli: «In discesa si può fare la differenza…»

29.05.2021
2 min
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Il Giro volge ormai al termine, oggi ultime montagne a disposizione per chi vuole ancora provare a cambiare la classifica. Certe volte però le montagne andrebbero lette in senso contrario, il che significa che non sempre sono le salite a fare la differenza, anche le discese possono rappresentare un fattore. Nessuno come Paolo Savoldelli può testimoniarlo, dall’alto delle due vittorie al Giro d’Italia nel 2002 e 2005. Il corridore bergamasco è sempre stato considerato uno dei migliori discesisti del panorama ciclistico e sa soprattutto quanto peso le picchiate possano avere nell’economia del Giro.

Guardando il profilo della tappa Savoldelli spiega che cosa conta di più nell’affrontare la discesa: «Intanto è importante com’è strutturata, che tipo di curve ci sono, poi dove la discesa è posizionata: se vicino all’arrivo si possono fare anche importanti differenze, lontano la situazione è diversa. Poi non bisogna dimenticare quanto possa influire il tempo: con la pioggia può cambiare tutto».

Quanto influisce la tattica nell’affrontare una picchiata?

Tantissimo, se sai che qualcuno è attaccabile e con la discesa non ha molta dimestichezza, allora sfrutti tutte le possibilità per metterlo in difficoltà sin dall’inizio. Oggi però è davvero difficile vedere qualcuno che fa la differenza.

Savoldelli Giro 2005
Due vittorie per Paolo Savoldelli, nel 2002 e 2005, grazie anche alle sue doti di discesista
Savo Giro 2005
Due vittorie per Paolo Savoldelli, nel 2002 e 2005, grazie anche alle sue doti di discesista
Come si affronta una discesa?

E’ fondamentale capire in anticipo come sarà la curva successiva e impostarla nella maniera giusta: spesso il percorso non si conosceva ai miei tempi, adesso magari con le app le cose possono essere cambiate. Si faceva qualche precedente escursione sul percorso per capirlo meglio. Il discesista deve capire dove va la curva e che cosa c’è dopo, dove rilanciare la bici.

Quali sono le discese dove si può guadagnare di più?

A differenza di quel che si può pensare, quelle con tornanti non consentono di fare la differenza perché sei sempre un riferimento per chi è dietro. Nelle discese con tante semicurve, se vai forte puoi invece guadagnare di più. Dipende molto dal “manico”: quella ideale secondo me è dal Fauniera con tante semicurve sin dalla cima, dove se mantieni alta la velocità puoi davvero staccare gli avversari.

Quanto influisce la pioggia?

Chiaramente tantissimo, devi in quel caso avere una guida pulita altrimenti i rischi sono molto alti perché non puoi correggere le traiettorie, le gomme possono non far presa sul terreno. Resto comunque dell’idea che sia sempre buona cosa andare in avanscoperta per capire com’è una discesa e come affrontarla, le sensazioni che hai sul posto nessuna app te le può dare…

Un altro giorno è andato: Tosatto racconta

29.05.2021
4 min
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Gli ultimi giorni del Giro sono un frullatore di emozioni e cose da fare, soprattutto quando devi organizzare il lavoro della squadra che lo sta vincendo. Così per parlare con Matteo Tosatto c’è da prendere il numerino e aspettare che il direttore veneto abbia finito il giro delle stanze e se ti va bene riesce a infilarti prima del secondo giro di meeting. Oggi si combatte in alta quota, ieri s’è fatto un altro passo importante. Ma dopo le parole dette da Bernal per spiegare il giorno dalla crisi di Sega di Ala alla rinascita sull’Alpe di Mera, c’era un paio di spunti che meritava approfondimento. E’ notte quando il tecnico della Ineos Grenadiers richiama, la voce provata e insieme l’abitudine di stringere i denti coltivata in anni sulla bici.

La crisi di Sega di Ala alle spalle, la paura è passata
La crisi di Sega di Ala alle spalle, la paura è passata

«Non è stato poi così difficile convincere Egan a una tattica più attendista – dice – perché sappiamo che può capitare di dover correre diversamente da una settimana all’altra. A Sega di Ala abbiamo patito quel cambio di ritmo, per cui alla partenza ci siamo detti: “Oggi facciamo una crono. Castroviejo che è il più regolare tira finché ne ha e poi tocca a Martinez”. Egan ha capito subito. Avere uno come Dani, che è pure 7° in classifica, è un vantaggio di cui dobbiamo approfittare al massimo. Loro davanti e noi dietro con l’ammiraglia a dirgli ogni chilometro pendenze e distacchi. E così fino in cima».

Paura e consapevolezza

A fronte dello sgomento dello scorso anno per aver perso Thomas in avvio e doversi reinventare il Giro, forse Sega di Ala è stata poca roba, ma bisogna ammettere che un cedimento del leader a tre tappe dalla fine era qualcosa difficile da maneggiare.

Puccio, Castroviejo, Ganna, quelli per il lavoro pesante
Puccio, Castroviejo, Ganna, quelli per il lavoro pesante

«Non abbiamo avuto la certezza che fosse alle spalle – dice – fino al traguardo di oggi (ieri per chi legge, ndr). La sola cosa che sapevo alla partenza era il valore della squadra. Egan ha compagni che stanno bene e per lui sono pronti a dare la vita. A Sega di Ala abbiamo preso un distacco. Sul momento magari c’è stata un po’ di paura, ma dopo aver ben recuperato si è trasformata in una presa di coscienza. Yates sta andando più forte. Paura di cosa? Di aver perso la condizione, ma io gliel’ho detto subito che molto probabilmente ha pagato il secondo giorno di riposo».

Il primo caldo

Giorno balordo, peraltro, quello trascorso dalle squadre a Canazei. Gli unici che sono riusciti ad allenarsi bene sono stati i coraggiosi usciti di buon mattino, oppure quelli che hanno accettato di farlo sotto la pioggia. Dalle 10 in avanti, infatti, sulla Val di Fassa è arrivato il temporale che ha fatto scendere bruscamente le temperature fino ai 10 gradi.

Dani Martinez, 7° in classifica, è una pedina decisiva sulle salite
Dani Martinez, 7° in classifica, è una pedina decisiva sulle salite

«Dovevamo uscire anche noi – dice – ma quando abbiamo visto il cambiamento di tempo, con Egan e Martinez si è preferito lavorare sui rulli. Il resto della squadra è uscito, ma dopo 45 minuti sono rientrati, mezzi morti di freddo. E invece il giorno dopo è venuto fuori il primo vero caldo. Egan veniva dalla Colombia, dove in quota ha trovato temperature fresche. Poi a Monaco ha piovuto sempre. Quindi la prima parte di Giro con acqua e freddo. E di colpo i 25 gradi di Sega di Ala. Quando questi cambiamenti così rapidi avvengono nella terza settimana, capisci quanto sia crudele un grande Giro. Diventa tutto più difficile. Il caldo ti svuota e quella sera l’alimentazione corretta è stata decisiva, anche in vista delle tappe successive. E ieri infatti eravamo in prima linea, pronti per giocarcela».

Serve la squadra

Non è detto che sia finita e per scaramanzia avrebbe anche voglia di chiuderla qui, ma l’ultima tappa di montagna bussa alle porte. Da Verbania a Montespluga: primi 70 chilometri di pianura e restanti 90 con tre grandi montagne che per tre volte passeranno i 2.000 metri.

Per attaccare da lontano servirà la squadra, Ineos pronta per difendersi
Per attaccare da lontano servirà la squadra, Ineos pronta per difendersi

«Chi vorrà attaccare da lontano – dice Tosatto – dovrà avere una grande squadra. Staremo a vedere. Noi terremo gli occhi aperti con i nostri ragazzi nella prima parte e poi anche nella seconda. E’ il classico giorno in cui i rivali contano, ma la cosa più importante è restare concentrati su se stessi. E poi alla fine tireremo le somme».

Si parte alle 12,20 da Verbania, si costeggia il lago sconfinando in Svizzera e poi in successione passo San Bernardino, Spluga e ritorno in Italia per l’arrivo. E intorno alle 17 sarà stato scritto anche il 20° capitolo di questa intensa storia rosa.

Non è tempo per le risse, la maglia rosa usa la testa

28.05.2021
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Le sfide in montagna sono risse di strada, dove di solito vince chi mena per primo oppure, se subisce un colpo, è in grado di darne subito altri due. Spiegatelo voi a uno che è abituato a menare per primo come Bernal, che nel momento in cui Yates lo avrebbe attaccato, sarebbe dovuto rimanere fermo e lasciare che a difenderlo fossero i compagni.

Finito il lavoro della squadra, è partito in prima persona con Almeida
Finito il lavoro della squadra, è partito in prima persona con Almeida

Il tempo della saggezza

Egan ascolta il punto e ne conviene: è stato strano, eppure il realismo con cui spiega la difesa verso l’Alpe di Mera ci mette davanti un campione ben più lucido e completo di quanto a volte si tenda a immaginare.

«In questo momento – dice – il mio obiettivo è arrivare in maglia rosa fino a Milano e vincere il Giro d’Italia. Quando c’è bisogno di muovere la corsa e ne ho le gambe, sono il primo a scatenare le… risse. Ma so che in questo momento c’è un corridore più forte di me e quindi la cosa da fare è gestire il vantaggio accumulato nei giorni scorsi, quando ho potuto attaccare e muovere la corsa. Dietro questi due minuti e mezzo c’è il lavoro di tutta la squadra, non è solo il mio vantaggio. E’ anche il loro. E non voglio rischiare di sciupare la loro fatica commettendo degli errori. E oggi abbiamo fatto uno step molto importante verso la meta».

Sul traguardo Bernal ha perduto qualche secondo: non era tappa per le risse
Sul traguardo Bernal ha perduto qualche secondo: non era tappa per le risse

La paura alle spalle

Ha avuto paura. Durante uno scambio di messaggi con chi meglio lo conosce, ci era stato fatto notare che nell’intervista dopo Sega di Ala, Egan avesse gli occhi impauriti. Non gli era capitato molte volte di essere staccato in salita come aveva fato Yates e quella crisi rischiava di portarsela dietro anche nei giorni successivi.

«Questa è stata una giornata molto importante – conferma – dopo quello che è successo due giorni fa. Quella sera ho cercato di mangiare bene e recuperare. Ieri la stessa cosa. Ho mangiato bene durante la tappa e la sera ho cominciato a fare il pieno di carboidrati. Dopo le sensazioni di oggi, sono fiducioso per domani. Sarà importante recuperare bene anche stasera per arrivare alla crono con la forza che serve».

Firma della maglia rosa a margine della conferenza stampa
Firma della maglia rosa a margine della conferenza stampa

Effetto dell’altura

Però intanto lo scenario non è quello che si aspettava, anche se avendo studiato i suoi allenamenti su Strava, era abbastanza prevedibile che con lo scemare dell’effetto dell’altura le sue prestazioni si sarebbero normalizzate.

«Ma io pensavo succedesse il contrario – dice – cioè di perdere terreno nelle prime tappe e di finire in crescendo. Nella mia testa, la prima tappa in cui guadagnare era quella di Montalcino, invece quando ci siano arrivati, avevo già un vantaggio. Ma il punto di questi giorni non è che io sto male, perché io sto bene. Solo che Yates sta meglio.

Ad attenderlo in cima la sua Maria Fernanda
Ad attenderlo in cima la sua Maria Fernanda

«Per questo sono contento di aver avuto accanto un compagno esperto come Castroviejo. Mi ha detto: “Tranquillo, ci penso io!”. E’ difficile restare calmi quando scattano e guadagnano subito qualcosa. Ma ho pensato: io non vado piano e anche gli altri prima o poi dovranno tirare il fiato. Oggi abbiamo corso così, dopo che l’altro giorno ho sbagliato a seguirlo. Poi è vero che ho calato qualcosina nel finale. Forse avrei potuto impiegare 10 secondi in meno, non lo so. Ma avrei buttato via energie che sarà meglio ritrovarsi domani e domenica. A questo punto è meglio sfruttare il vantaggio che ritrovarmi a corto di gambe nella crono…»

Egan non abbocca, ma adesso Yates “punta” Caruso

28.05.2021
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Stavolta gli schiaffi di Yates hanno fatto meno male che a Sega di Ala, ma gli hanno reso la vittoria di tappa. Per questo il britannico in cima a questo monte così verde ha il sorriso dei giorni migliori. Chissà, forse è stato davvero il sole a dargli la forza per attaccare a 6,4 chilometri dall’arrivo. Ora dice che l’ha fatto per la tappa, ma il piano era ben più ambizioso e consisteva nel misurare la temperatura a Bernal. Questa volta però Egan è stato gelido nel reagire e l’attacco di Yates si è molto ridimensionato. Anche se ora il britannico punta dritto al secondo posto di Caruso.

Nella fuga del mattino un brillante Aleotti: il “ragazzino” ha grande recupero
Nella fuga del mattino un brillante Aleotti: il “ragazzino” ha grande recupero

Avvio faticoso

Che cosa sia successo fra il Tour of the Alps e l’inizio del Giro non è chiaro e magari neanche c’è tanto da spiegare.

«Sono arrivato al Giro con una buona forma – dice il capitano del Team Bike Exchange – poi ho cominciato a perdere terreno qua e là, soffrendo anche il freddo. Ho avuto male alla gamba destra e anche problemi di torcicollo. La verità è che in una corsa di tre settimane non puoi permetterti di lasciare troppo tempo per strada, per cui forse è vero che la condizione sia arrivata in ritardo e proprio per approfittarne domani cercheremo di fare il massimo, ma sarà difficile, perché il distacco è ancora grande».

Yates è partito da solo a 6,4 chilometri dall’arrivo: uno scatto notevole e ora punta alla rosa?
Yates è partito da solo a 6,4 chilometri dall’arrivo: uno scatto notevole

Caruso in trappola

Oggi alla sua trappola ha abboccato Caruso e nel sentirlo parlare dopo l’arrivo, mentre ammetteva con la solita onestà l’errore, ci si è stretto il cuore. I 20 secondi che li dividono sono davvero poca cosa e domani sarà un altro giorno duro, con la crono di domenica che sulla carta potrebbe favorire Damiano, ma di solito nell’ultima settimana premia le forze più fresche.

«L’ho fatto per le persone cui l’ho promesso – ha detto il siciliano – non potevo lasciarlo andare. Lo devo a me stesso e chi mi ha chiesto di provarci. Onore a Yates che oggi in salita è stato il più forte. Io andrò avanti una tappa alla volta e domenica tireremo le somme».

Sarà per averne letto l’intervista poche ore fa, nel sentirlo parlare abbiamo immaginato gli occhi lucidi di sua moglie Ornella e pensato che domani saremo tutti al suo fianco spingendolo col cuore.

Questa volta Caruso ha risposto allo scatto di Yates che minacciava il 2° posto e ha pagato…
Questa volta Caruso ha risposto allo scatto di Yates che minacciava il 2° posto e ha pagato…

Sfida in alta quota

A Yates ridono gli occhi e basta poco per ricordare la sfortuna che l’ha colpito negli ultimi mesi e come la vittoria sia il balsamo migliore.
«Sono davvero contento – dice – la squadra ha fatto un lavoro fantastico oggi, ha davvero controllato l’inizio, ha lavorato molto e sono riuscito a finirlo, quindi sono davvero molto felice. Ho visto che i ragazzi di Ineos erano felici di scandire il tempo e ho avuto la sensazione che mi avrebbero lasciato andare oggi. Non appena ho attaccato, ho visto che avevo pensato giusto, quindi ho provato a dare tutto gas, anche se la tappa non è stata dura. Loro però si sono confermati fortissimi e questo per la tappa di domani rende tutto più complicato. Sarà molto dura, di nuovo in alta quota. Vedremo cosa posso fare, sto facendo del mio meglio..».

La vittoria basterà a Yates o domani proverà ancora? Punta al 2° posto
La vittoria basterà a Yates o domani proverà ancora? Punta al 2° posto

Giro, mon amour

Il Giro gli si attaglia alla perfezione, peccato che spesso sia lui ad essere fuori sincro.

«Il Giro – dice – lo guardavo in televisione quando ero più piccolo. Vedevo le immagini dei tapponi di montagna. Mi piacciono i percorsi, mi piace il cibo, mi piace la gente che ha grande passione. C’è un solo modo per riaprire questa corsa ed è attaccare da lontano, ma Ineos ha una grande squadra e io dovrò capire come staranno le mie gambe. Di certo darò il 100 per cento. E poi si vedrà…».