Tonelli e Rivi, l’apertura più bella per lo show dei giganti

20.03.2022
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Tonelli e Rivi in fuga fino al Poggio. Come le band che aprono il concerto delle rockstar, anche alla Sanremo le professional hanno scelto la fuga come solo modo per avere ribalta e inquadrature. E’ l’unico spazio che viene loro concesso dalle WorldTour, per la disciplina non scritta e non necessariamente elegante che vige nel gruppo. Fa eccezione la Alpecin-Fenix che alla massima categoria approderà presto per merito. Per il resto, il gruppo esige che i più… piccoli restino al loro posto nelle retrovie. Al punto che l’undicesimo posto di Albanese e quel Fiorelli capace di prendere la Cipressa in venticinquesima posizione sono da annotare tra i fatti rilevanti della giornata.

Ieri lo scampolo di maggior gloria è spettato a Samuele Rivi e Alessandro Tonelli, partiti dall’inizio e capaci con il passare dei chilometri e delle ore di liberarsi dei due corridori della Drone Hopper, dei due Astana e di Conca, stremato dai crampi.

La fuga ha preso il largo in partenza, ma non ha guadagnato più di 7 minuti
La fuga ha preso il largo in partenza, ma non ha guadagnato più di 7 minuti

Un conto aperto

Alessandro Tonelli corre con la Bardiani-Csf-Faizané, ha 29 anni ed è professionista dal 2015. Con la Sanremo aveva un conto aperto e ieri probabilmente ne ha saldato una parte.

«Non pensavo di arrivare così avanti – ha detto dopo la doccia e poggiandosi all’ammiraglia – volevo almeno scollinare la Cipressa, perché è il quarto anno di fila che andavo in fuga e ogni anno sono arrivato più avanti. L’anno scorso mi hanno preso a metà salita, quest’anno volevo scollinarla, invece sono arrivato alle prime curve del Poggio, meglio di così non poteva andare…». 

Ricordi lontani

Rivi di anni ne ha 23 ed è professionista dallo scorso anno con la Eolo-Kometa. Lui la Sanremo l’aveva vista solo in televisione e quando si è ritrovato nella fuga, ha pensato che il gruppo avrebbe lasciato minuti a grappoli.

«Invece non ci hanno lasciato tanto spazio – ha ammesso – mi ricordavo quando le guardavo in tv, che alla fuga lasciavano anche 12 minuti. Invece ne abbiamo avuti al massimo 7, perciò mi sono detto che ci avrebbero preso presto e mi sarebbe toccato fare fatica anche dopo. La mattina mi hanno lasciato via libera, non vedevo l’ora. E’ stata una sorpresa arrivare così lontano, lo è stato per tutti. Il Poggio sarebbe stato comunque decisivo…».

Sul Capo Berta, è stato Rivi a forzare i tempi, tagliando fuori i due della Drone Hopper
Sul Capo Berta, è stato Rivi a forzare i tempi, tagliando fuori i due della Drone Hopper

Destini intrecciati

Dal momento dell’attacco, la loro giornata è stata parallela e intrecciata da scelte comuni. Come quando si sono resi conto che il resto della compagnia non aveva più gambe.

TONELLI: «Abbiamo sempre collaborato, poi la fatica si è fatta sentire e gli altri hanno iniziato a saltare i cambi. E’ salito un po’ di nervosismo, così Rivi ha voluto fare forte il Capo Berta e si sono rimescolate le carte. Sulla Cipressa invece ho accelerato io da metà in poi e siamo rimasti in due. Ho anche provato a staccarlo, ma non ci sono riuscito, però è stato meglio così, perché tra Cipressa e Poggio ci siamo dati due cambi».

RIVI: «Si è visto che cominciavano a tirare poco. Non avevano grandi gambe, però portarseli in giro non fa mai piacere. Abbiamo accelerato un po’ perché il gruppo si avvicinava. La visibilità in tv per una squadra come la nostra è sempre utile».

Il forcing della UAE Emirates sulla Cipressa ha iniziato a intaccare il vantaggio della fuga
Il forcing della UAE Emirates sulla Cipressa ha iniziato a intaccare il vantaggio della fuga

Un giorno lunghissimo

Una giornata interminabile, da dividere in frazioni per farla passare meglio. Anche se il vento ha reso ogni corsa frenetica e anche il tempo alla fine è passato.

TONELLI: «Quand’è così, si parla o vado nei miei pensieri e basta. Questa volta siamo stati molto fortunati, perché c’era vento a favore e siamo andati veloce. La prima parte mi è passata molto veloce fino al Turchino. Mi sembrava di non andare avanti da Genova ad Albenga e poi è volata. Sul Poggio non mi ero accorto che li avevo a ruota. Ho fatto la curva larga e nel rilanciare mi sono guardato dietro e c’era Laporte che tirava. Fuga finita. Se fossimo stati due in più, potevamo pensare di arrivare, ma così era impossibile».

RIVI: «Non abbiamo parlato tantissimo, un po’ sul Turchino, perché c’erano le condizioni migliori per fare due chiacchiere, per il resto siamo andati forte tutto il tempo. Il vento non è mai stato del tutto a favore. Siamo partiti ed era laterale, poi ci sono stati dei tratti a favore, ma sul mare e lungo la costa non era sempre da dietro. A volte venivano delle ventate contro che rendevano l’azione non troppo regolare. A tratti andavamo a 40 all’ora, a volte a 55. Era un po’ strano. Questo ha reso la corsa più facile soprattutto per noi in fuga, perché ci ha permesso di avere un ritmo più alto e il gruppo avrebbe dovuto andare troppo forte per chiuderci subito. Anche con un minuto in più non sarei riuscito ad arrivare davanti, ma è stato bello così».

Tonelli e Rivi si sono ritrovati sull’Aurelia dopo la Cipressa e sono arrivati al Poggio
Tonelli e Rivi si sono ritrovati sull’Aurelia dopo la Cipressa e sono arrivati al Poggio

Entrambi sono ripartiti acclamati dai compagni e dai tifosi che li hanno riconosciuti. Per Rivi si tratterà ora di correre la Coppi e Bartali, Tonelli andrà al Nord. Di certo le loro immagini rimarranno ancora per un po’ negli occhi del pubblico che ha seguito la diretta integrale e dei tifosi che lungo la strada aspettavano la corsa. Una fuga così non passa inosservata, degno antipasto per un finale da gran gourmet.

Albanese: «Da zero a 100 il passo è lungo»

18.03.2022
4 min
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«La Sanremo è nella mia testa – diceva ieri Albanese mentre il treno lo portava verso Milano – non guardate le prime due, sono un altro corridore. Sto ingranando. La squadra non mi fa mancare niente. Ho passato un buon inverno, mi sono allenato bene. Ho iniziato forte con un podio a Mallorca. E sabato voglio proprio fare una bella gara».

In azione alla Vuelta Andalucia, dopo il debutto di Mallorca
In azione alla Vuelta Andalucia, dopo il debutto di Mallorca

Da zero a cento

Vincenzo Albanese, 25 anni, maglia della Eolo-Kometa. Quando alla fine del 2021 s’è trattato di mettere mano al portafogli, Basso ha dovuto fare uno sforzo supplementare per Fortunato e per lui. Pur non avendo vinto, i tanti podi e gli altri piazzamenti hanno suggerito al team di tenerselo stretto. E adesso che arriva la Sanremo, la corsa che sembra tagliata sulla sua misura, si percepisce nelle sue parole la grande grinta. Che non vuol dire spararla grossa con proclami difficili da sostenere, ma volerci provare a fondo.

«Lorenzo ed io – diceva – siamo un po’ i riferimenti della squadra, almeno ci proviamo. Ma penso che finora abbiamo fatto tutti bella figura, entrando nelle fughe e nei finali dove ci è stato possibile. Non posso passare da zero a 100 in un anno e non ho difficoltà ad ammettere che là fuori ci sono corridori molto più forti di me. Ma corrergli accanto mi farà crescere e sperare che magari un domani anche io potrò giocarmi certe corse. Fare una bella Sanremo significa arrivare coi primi, nel primo gruppo. E poi vada come deve andare…».

Tirreno, nella tappa dei muri fermani, Albanese in fuga con Davide Ballerini
Tirreno, nella tappa dei muri fermani, Albanese in fuga con Davide Ballerini

Contro la Juventus

La Tirreno è stata banco di prova e blocco di lavoro, in un quadro di evidente disparità di forze tra i team WorldTour e i professional.

«A parte il freddo che è stato tanto – proseguiva “Vincio” – mi sono giocato la mia carta nella tappa dei muri, anche se ai 500 metri è passato Pogacar e mi ha strappato via… le scritte dai pantaloncini. Sapevamo che sarebbe partita la fuga, ma non potevamo immaginare che ci entrasse Benjamin Thomas, che aveva solo un minuto in classifica e per questo non ci hanno lasciato andare. Invece il giorno prima, verso Bellante, sono stato male di stomaco. Tanti corridori hanno avuto problemi di gastroenterite e bronchite, ma diciamo che era davvero freddo. Quanto al livello delle squadre, è palese che alcune WorldTour di grande budget facciano un altro sport. E’ come andare con la Salernitana contro la Juventus. Magari per qualcuno l’undicesimo posto di Terni è banale, per me che ricordo le sgomitate e la guerra per le posizioni, non lo è stato…».

«Sono un corridore nuovo – dice – lasciate stare il Vincenzo Albanese degli anni scorsi»
«Sono un corridore nuovo – dice – lasciate stare il Vincenzo Albanese degli anni scorsi»

Il meritato rispetto

Eppure la piccola Eolo-Kometa, già lodata da Pozzato per la bella immagine attorno cui ruota il progetto, si sta guadagnando la considerazione dei grandi del gruppo. Lo aveva detto Rivi ad Antalya, capita di risentirlo dalla bocca di Albanese.

«Anche le WorldTour – confermava – adesso ci rispettano. Corriamo bene, siamo corretti, non vengono a dirci niente. Avere due corridori esperti come Gavazzi e Diego Rosa, che sono stati entrambi in grandi squadre, ci permette di avere ottimi consigli su come muoverci per non fare brutte figure o danneggiare gli altri. E questo è positivo».

Rosa e Gavazzi hanno dato alla squadra la credibilità giusta al cospetto degli squadroni
Rosa e Gavazzi hanno dato alla squadra la credibilità giusta al cospetto degli squadroni

Sanremo infinita

Così adesso non resta che correre la Sanremo, la prima per la Eolo-Kometa, che nelle parole di Contador è un orgoglio e insieme un obiettivo.

«Ho fatto una settimana di scarico – spiega Albanese – perché i cinque giorni da domenica alla Sanremo non sono poi molti. Serve essere freschi per fare una gara di 300 chilometri e bisogna evitare di guardare il computerino e i cartelli che indicano la distanza. Si può cominciare a farlo negli ultimi 70-80 chilometri, altrimenti non passa mai.

«E comunque, la tappa di Carpegna alla Tirreno era di 215 chilometri e ho impiegato poco più di 6 ore, una quarantina di minuti meno che alla Sanremo. E’ quel numero 3 davanti che la rende lunghissima. Andrò al via con il 41-54, anche se con questi ritmi, saremo sempre con il 54. Le ruote alte e le previsioni che parlano di vento a favore. Sarà una Sanremo veloce, durerà poco. E so già che Gavazzi e Rosa saranno decisivi per prendere Cipressa e Poggio nelle giusta posizione. Loro due saranno il mio scudo…».

Fancellu, il buio alle spalle. Finalmente adesso si corre

15.03.2022
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Il suo credito nei confronti della sfortuna ha maturato ormai interessi incalcolabili. Quantomeno in relazione allo stretto periodo nel quale si è sviluppato. Alessandro Fancellu (in apertura in azione al Gran Camino) da aprile 2021 ad oggi ha corso pochissimo.

Nella passata stagione lo hanno condizionato problemi fisici in primavera e un incidente a settembre. Quest’anno, quando tutto sembrava essere tornato sotto controllo, ecco che arrivano due positività al Covid a cavallo del suo esordio in Spagna. Circostanze che minano le certezze di atleti fatti e finiti, figuriamoci di un ragazzo di 21 anni. Eppure lo scalatore della Eolo-Kometa ha carattere ed è già pronto a ripartire con rinnovato ottimismo.

Rintracciamo Fancellu mentre rientra da un servizio fotografico fatto nell’azienda di uno sponsor della sua formazione. Dalla voce capiamo subito che la voglia di correre, anzi di fare fatica, è tanta. E che il suo prossimo calendario agonistico è particolarmente stimolante.

Alessandro Fancellu impegnato nella crono della 4ª tappa del Gran Camino, in Spagna, suo esordio stagionale
Alessandro Fancellu impegnato nella crono della 4ª tappa del Gran Camino, in Spagna, suo esordio stagionale
Alessandro, come stai innanzitutto?

Va meglio ora, ho ripreso ad allenarmi già da un po’. Non è stato semplice però. La prima positività al Covid l’ho avuta alla vigilia del mio debutto al Tour of Antalya (10-13 febbraio, dove nel 2020 ha ottenuto un terzo posto nella generale a 4” dal vincitore, ndr). Non ho avuto alcun sintomo, solo un po’ di stanchezza. Poi, quando mi sono negativizzato, ho potuto correre in Galizia il Gran Camino (24-27 febbraio, ndr) ma al rientro ho ripreso il Covid. Stavolta mi ha debilitato molto di più e ci ho messo più tempo a riprendermi.

Dal punto di vista morale invece hai avuto contraccolpi?

Un po’ sì, forse è ciò che ho patito maggiormente. Pensate. Erano dieci mesi che non correvo, mi ero allenato bene, avevo una voglia incredibile e poi ti capita così. Mi ha buttato giù però per mia fortuna la squadra mi ha aiutato tanto. Stefano Zanatta (il diesse, ndr) mi ha tirato su di morale, ci sentivamo ogni giorno. Ed anche Basso e Contador mi hanno chiamato per confortarmi.

A questo punto sei pronto per ripartire. Il tuo calendario quale sarà?

Corro domani la Milano-Torino. Poi a Firenze la Per Sempre Alfredo e a Larciano il Gp Industria (rispettivamente 20 e 27 marzo, ndr). Infine dovrei fare il Giro di Sicilia (12-15 aprile, ndr) e Tour of the Alps (18-22 aprile, ndr). In queste gare potrei giocarmi una convocazione per il Giro d’Italia, ma è ovviamente presto per dirlo. Per la seconda parte di stagione invece vedremo più avanti i miei programmi. Ora sono concentrato alle imminenti corse.

Fancellu sotto sforzo alla Settimana Coppi e Bartali dell’anno scorso. Anche in questo inizio di 2022 sa che dovrà fare fatica
Fancellu sotto sforzo alla Settimana Coppi e Bartali del 2021
E’ come se ricominciassi da zero la preparazione…

Più o meno sì. Avevo fatto fatica nella gara spagnola per prendere il giusto ritmo. Adesso so che mi toccherà la stessa sofferenza (dice ridendo, ndr). Però ripartire da una gara importante come la Milano-Torino ti dà la scossa vedendo gli iscritti. Gare così danno grandi motivazioni.

Con la Eolo-Kometa purtroppo hai corso poco. Come ti trovi?

Benissimo. Credo sia la dimensione per me. E’ la formazione giusta per crescere. In questi anni si è fatta conoscere e ha dimostrato di sapere correre bene, oltre che vincere belle corse. Anche alla Tirreno-Adriatico i miei compagni si sono fatti vedere in tutte le tappe e sono stati protagonisti (Davide Bais ha vestito per due giorni la maglia verde, ndr). Naturalmente grazie a questi risultati, tutti siamo più contenti e si rende meglio sia in allenamento che in gara.

Dove potremo vedere il miglior Fancellu? Che obiettivi hai?

Spero di potermi mettere in mostra presto perché significherebbe che sono tornato in condizione. Per fortuna siamo a marzo, c’è tutto il tempo per correre, anche se è presto per dire che risultati potrei fare e dove. Il mio principale obiettivo di questa stagione è ritrovare le sensazioni migliori dopo un ultimo anno molto difficile. Sento di essere sulla strada giusta.

Fortunato studia da grande e Basso lo osserva. Sentite qua…

14.03.2022
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Nonostante un paio di buchi in discesa e un guasto tecnico che l’ha costretto a fermarsi, Lorenzo Fortunato sul Carpegna ha venduto la pelle a carissimo prezzo. Era la prima salita di stagione, affrontata per giunta in un clima da lupi, eppure lo scalatore bolognese ha chiuso prima di corridori ben più navigati come Uran e Barguil e tutto sommato non troppo lontano da Evenepoel. Intendiamoci, niente di stratosferico, eppure un piccolo segnale da un ragazzo che ha iniziato la stagione al piccolo trotto, avendo i suoi obiettivi da maggio in avanti. E che, soprattutto, sta vivendo in una dimensione per lui totalmente nuova.

Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati
Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati

Ne abbiamo parlato perciò con Ivan Basso. La Eolo-Kometa ha investito parecchio per trattenerlo ed è chiaro che si aspetti degli altri passi avanti dopo le vittorie del 2021. Abbiamo scritto di recente su quanto sia difficile confermarsi, perciò con Ivan cerchiamo di capire quali siano e quanto alte le attese.

Che idea ti sei fatto di Lorenzo?

E’ un ragazzo che sta tirando fuori quello che aveva fatto vedere nelle categorie giovanili e che poi aveva perso per troppo tempo. Lo smalto di correre nelle prime posizioni. Ha faticato un po’ a riprenderlo. In questo momento lo vedo che vuole correre da campione, ma ancora non può, non ce l’ha dentro. Non ha ancora la statura per farlo e l’esempio c’è stato a Carpegna.

Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran e Barguil
Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran
Che analisi hai fatto?

Ne ho parlato con lui dopo la tappa. Ha voluto fare corsa con i migliori e non ha osato. Non ha voluto anticipare insieme a Rosa perché aveva paura di staccarsi e ha portato a casa un dignitoso 17° posto. In una corsa così, può sembrare un risultato da poco, ma se guardiamo con chi era e dov’era un anno fa, quando non aveva fatto ancora un piazzamento nei primi 50…

Sta prendendo le misure?

Credo sia giusto che si metta alla prova, ma per ottenere dei risultati deve correre sicuramente in un altro modo, non come a Carpegna. Però a me piacciono i corridori che a volte prendono la responsabilità, fanno delle cose e poi capiscono che era meglio gestirla in un altro modo. Non li considero errori, li considero percorsi di crescita. E’ un corridore che secondo me ci farà divertire durante la stagione.

Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Che cosa poteva fare di diverso a Carpegna?

Ha fatto un’ottima gara, ma penso che se avesse osato nella prima scalata, avendo le gambe per arrivare 17° prima di Uran e gli altri, avrebbe potuto scollinare con 15-30 secondi e non avere poi problemi in discesa. Tra l’altro deve migliorare, perché ha preso due buchi proprio venendo giù.

Come si pone Fortunato davanti a certe osservazioni?

Ascolta i ragionamenti, li analizza e a volte ne propone altri. Fortunato è uno dei corridori più intelligenti che ho avuto nella mia gestione.

Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Stando così le cose, al Giro ha senso correre per fare classifica?

Il modo in cui correremo al Giro è un’idea in evoluzione anche nella mia testa, non ce l’ho ancora chiaro. Devo dire la verità: mi ha sorpreso positivamente questo suo inizio di stagione. Tenete conto che adesso deve fare un ritiro in altura di tre settimane, poi le ultime due gare di rifinitura prima del Giro. Quindi non pensavo fosse così avanti. Dopo lo Zoncolan si è confermato all’Adriatica Ionica. Ha fatto un ottimo Lombardia correndo con i migliori. Ha già fatto un secondo posto alla Ruta del Sol, ma non era preparato per andar forte. Doveva fare una buona primavera, ma il suo obiettivo è più avanti.

Sappiamo che va bene in salita, avete lavorato ad esempio sulla crono?

Quest’inverno, è andato con Sean Yates (uno dei diesse della squadra, ndr) a Londra per tre giorni in galleria del vento. Sean si sta occupando di lui per l’aspetto crono e la cura dei dettagli. Abbiamo Zanatta che cura di più programmi e risorse umane, in stile Liquigas diciamo. Mentre Yates invece si occupa di materiali e posizione.

D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
Non c’è rischio che Lorenzo si metta addosso troppa pressione?

Deve farlo! Secondo me è una persona molto intelligente e poi abbiamo visto che la regge molto bene. Non solo quella che gli mettiamo noi, ma anche quella che si mette da sé, correndo e analizzando ogni cosa che fa. Lo vedo correre da grande. Io credo che Fortunato non abbia nulla da invidiare a Damiano Caruso o al Ciccone di turno.

Non gente qualunque…

Non posso proiettarlo in direzione Nibali ovviamente, però ricordo quando Damiano correva con noi alla Liquigas e vinse la tappa alla Coppi e Bartali. Avreste pensato allora che avrebbe fatto secondo al Giro? Era un ragazzo forte, che aveva fatto delle bellissime cose da under 23. Però doveva crescere, lavorare nel modo giusto, trovare sicurezza. Mancava la maturità che ora l’ha portato a ottenere dei risultati. Lorenzo può seguire il suo percorso. Di questo sono piuttosto sicuro. E può farlo con noi…

La Eolo-Kometa prepara la campagna d’Ungheria

16.02.2022
6 min
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Si va in Ungheria. Il Giro d’Italia ritrova la partenza rinviata lo scorso anno per il Covid e si racconta che nelle strade di Budapest il fermento sia già notevole. Immaginarsi cosa possa passare per la testa dei pochissimi corridori ungheresi del gruppo che, dopo la maglia rosa 2021 di Attila Valter, vengono riconosciuti per strada e stanno vivendo un momento di grande esaltazione...

Due di loro – Marton Dina ed Erik Fetter – corrono alla Eolo-Kometa, che ha un’importante radice ungherese. Dal 1994 infatti, proprio il secondo sponsor ha impiantato la produzione nel Paese magiaro, fino a diventare una delle maggiori aziende di lavorazione delle carni suine e uno degli attori principali del mercato ungherese.

I due della Eolo-Kometa

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Dina al Tour of Antalya, mentre abbiamo raggiunto telefonicamente Fetter, che in questi giorni si trova a Tenerife per allenarsi. Non sul Teide, anche se ieri è arrivato in cima, ma al livello del mare per approfittare del caldo. Dei due, lui è forse quello più avanti, avendo anche vinto nel 2021 una tappa al Tour du Limousin e il campionato nazionale a crono. Ad entrambi abbiamo chiesto che cosa rappresenterebbe per loro esserci in quei giorni rosa a Budapest. E ad entrambi si sono illuminati gli occhi.

Marton Dina ha appena concluso il Tour of Antalya e correrà alla Strade Bianche
Marton Dina ha appena concluso il Tour of Antalya e correrà alla Strade Bianche

Dina, sogno Giro

Marton Dina ha 25 anni, vive a Budapest e sfiora il metro e 90. E’ entrato nell’orbita Eolo nel 2019, quando la squadra era ancora continental, arrivando dopo circa un mese secondo al Giro d’Ungheria. Ad Antalya ha lavorato per i compagni, restando sempre un passo indietro.

«Il Giro a Budapest – dice – è un grande sogno. Penso sia bello per il ciclismo ungherese e per tutto il Paese. Il mio sogno è esserci, ma sarà dura, lo so. Tutti nel team vorrebbero esserci, non solo noi ungheresi. E’ l’obiettivo principale per la squadra. Perciò non credo che dovrò giocarmi il posto con Erik, anche se è presumibile che un ungherese ci dovrà essere. Detto questo, vedremo se saremo entrambi al via del Giro o se andremo entrambi al Giro d’Ungheria. Per il team è chiaro che dovranno andare i migliori corridori. Non importa se saranno ungheresi, italiani, spagnoli o portoghesi…».

Strano calendario

Il calendario dice che a partire dal 6 maggio, Budapest accoglierà la partenza del Giro. Cinque giorni dopo scatterà invece il Tour of Hongrie, corsa di 5 tappe. Il Paese vivrà un maggio ad alta tensione ciclistica.

«In città ci sarà una grande folla – spiega – gente che verrà soprattutto per Attila Valter, che l’anno scorso è stato in maglia rosa e da quel momento la gente è impazzita per lui. Continuo a vivere in Ungheria, mi alleno su quelle strade insieme ai miei colleghi. Siamo amici come i colombiani (ride, ndr) ed è bello ritrovarsi in bici la mattina. In futuro forse mi trasferirò in Spagna o Italia. Essere professionista mi piace molto, questa squadra è una famiglia. Mi trovo bene con gli italiani e gli spagnoli. Quando sono arrivato era ancora continental, ma la presenza di di Basso e Contador la rendeva molto interessante. Ho scelto bene…».

Fetter non ha ancora debuttato nel 2022, lo farà presto al Gran Camino in Galicia
Fetter non ha ancora debuttato nel 2022, lo farà presto al Gran Camino in Galicia

L’effetto Attila

Sogno è la stessa parola che usa Fetter, immaginando la partenza del Giro da Budapest, in cui è nato, pur vivendo a Pilisvorosvar. Anche lui è alto intorno a 1,90.

«Siamo tre – dice includendo nel discorso anche Attila Valter – e per allenarci spesso li aspetto a casa mia, perché è più vicina alle montagne e le strade sono migliori. Quanto al Giro, parlo di sogno perché alcuni anni fa sarebbe stato impossibile solo immaginare che una corsa così importante potesse venire in città, sulle strade in cui mi alleno. E’ una cosa che capita una volta nella vita. In Ungheria ogni anno aumenta la gente che va in bici e grazie alla maglia rosa di Attila Valter, adesso ci riconoscono nelle strade».

Nel 2021 Fetter ha partecipato agli europei U23 di Trento, chiudendo al 4° posto
Nel 2021 Fetter ha partecipato agli europei U23 di Trento, chiudendo al 4° posto

Programma da Giro

Anche Fetter però evita di concentrarsi solamente sul Giro d’Italia, avendo capito che la selezione per andarci sarà severa.

«Preferisco pensare a tutte le corse che farò – dice – e se dovessi andare al Giro, sarebbe per la buona condizione e per i risultati che eventualmente otterrò. Non mi azzardo a fare neanche una previsione su chi andrà fra me e Marton, perché magari ci ritroveremo entrambi al Giro d’Ungheria, che per la squadra è pure importantissimo. Perciò adesso penso a finire questo ritiro e poi a fare un buon debutto al Gran Camino, la nuova corsa a tappe in Galizia, poi alla Tirreno-Adriatico. Mi sento già in forma, non vedo l’ora di dimostrarlo».

Altro non dice, ma nello snocciolare i suoi programmi, appare abbastanza chiaro che un pezzetto di numero per la partenza da Budapest lo senta un po’ suo. Dopo la Tirreno infatti andrà in altura e poi parteciperà al Tour of the Alps. Di solito è il cammino più collaudato per il Giro d’Italia.

Caro Rivi, per aiutare Fortunato rinunceresti alle fughe?

14.02.2022
5 min
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Sabato finalmente Rivi è andato in fuga. Nella tappa di Termessos con arrivo in salita non sarebbe servito stare attorno a Lonardi, così lui e Bais, corregionali e compagni di squadra alla Eolo-Kometa, sono entrati nell’azione che si è giocata la corsa. E stando lì davanti, il gigante di Trento ha respirato la sua aria preferita.

Samuele Rivi è di quelli che i riflettori non li cerca e si meraviglia quando lo trovano. Infatti quando siamo arrivati al furgone e Francesco Caielli, addetto stampa del team varesino gli ha chiesto di scendere, si è sentito chiaramente dall’interno: «Sicuro che vogliano me?».

Insomma, un po’ la sua discrezione e un po’ la tendenza dei media a concedere spazi in base ai punti UCI, quando ce lo siamo trovato di fronte, era quasi in imbarazzo. Poi il ghiaccio si è sciolto.

Nell’anfiteatro di Aspendos, la Eolo-Kometa in posa. Rivi è il primo da sinistra
Nell’anfiteatro di Aspendos, la eolo-Kometa in posa. Rivi è il primo da sinistra
Finalmente all’attacco…

Mi piace particolarmente andare in fuga. Se mi avessero dato il via libera sarei andato volentieri anche nelle prime tappe, ma mi hanno tenuto in gruppo. Cerco di fare quello che mi dicono, poi se c’è la possibilità di attaccare è bello. Perché entri nel vivo della corsa subito e insomma… Penso che senti la corsa in maniera diversa, in una maniera che mi piace molto. Fa parte di me.

Il fuggitivo è il primo che la gente vede arrivare, dopo le staffette e le prime auto.

Ci ho pensato, soprattutto al Giro d’Italia con tanti spettatori. C’era tantissima gente a bordo strada ed era emozionante (nella tappa di Sega di Ala, ha anche riconosciuto suo fratello, che non vedeva da un mese, ndr). Anche io mi ricordo quando andavo sulla strada del Giro e i primi che vedi effettivamente sono quelli in fuga. Hai sempre il tifo di tutta la gente, perché uno può avere come beniamino i grandissimi scalatori o chi va a vincere la classifica generale o la tappa, però la fuga prende sempre il tifo da tutti. Io non penso di aver sentito mai nessuno dire: speriamo che li vanno a riprendere. Ti sostengono sempre e penso che sia bello.

Una fuga che ricordi?

Oddio, ne ho viste tante. Perché ogni volta che c’era il Giro del Trentino o il Giro d’Italia, ero a bordo strada. Però mi piaceva di più andare in zona arrivo, perché poi andavo a chiedere le borracce ai massaggiatori, per provare a portare a casa qualcosa.

E se ti trovi in fuga con uno che non collabora?

Inizia il nervosismo. Se non ci sono le telecamere, può scappare qualche parola (sorride, ndr). Se ci sono le telecamere bisogna darsi un contegno. Però dipende dalle situazioni. Se uno non collabora perché non ce la fa, allora porti pazienza. Però se è un corridore importante che non collabora, allora innervosisce

Ogni cosa a suo tempo

Rivi è alto 1,87, pesa sui 72 chili e sul viso porta la barba incolta e un sorriso buono. Siccome è un ragazzo di spirito, sul bus è lui che sceglie la playlist. Sulla bici è allungato come prima di lui, ad esempio, Leonardo Giordani. E al pari dell’iridato U23 di Verona 1999, anche Samuele va forte in salita. Lui al professionismo c’è arrivato senza vittorie, dopo due anni alla Viris Vigevano e uno al Tirol KTM.

«A volte il corpo – ha detto in una precedente intervista – ha bisogno di tempo per maturare ed ognuno ha i suoi ritmi. E’ fondamentale capire se il ciclismo può essere una strada per il futuro e se si è adatti a farlo: servono tanta testa e dedizione»

Nelle tappe di pianura del Tour of Antalya, Rivi ha lavorato per tenere coperto Lonardi
Nelle tappe di pianura del Tour of Antalya, Rivi ha lavorato per tenere coperto Lonardi
Che inverno è stato?

Abbastanza freddo a casa, però poi siamo stati in ritiro con la squadra in Spagna e abbiamo trovato temperature migliori. Comunque un inverno regolare come l’anno scorso. Ci siamo potuti allenare nonostante la situazione del Covid e questo è stato un aspetto positivo.

Hai visto crescere questa squadra, com’è dall’interno?

E’ bello farne parte dal primo anno e sicuramente mi accorgo che siamo più rispettati in gruppo. Però c’è ancora tanto da lavorare, non ci accontentiamo, facciamo sempre il nostro lavoro. 

Bene le fughe, infatti, ma c’è anche da aiutare.

E’ bello, ma è diverso. L’ideale sarebbe poter aiutare i compagni essendo già in fuga (ride, ndr). Per noi comunque è un lavoro, quindi dobbiamo fare quello che dice la squadra. E poi è ovvio che aiutare in modo fondamentale un compagno che vince è una bella soddisfazione.

Con Pellaud e Marengo in una fuga del Giro 2021: nel 2022, se ci sarà, avrà la stessa libertà di movimento?
Con Pellaud e Marengo in una fuga del Giro 2021: nel 2022, se ci sarà, avrà la stessa libertà di movimento?
E qui veniamo a Fortunato: com’è vederlo diventare capitano?

Non fa molto effetto, in realtà, perché il rapporto con noi non è cambiato. E’ un ragazzo molto umile, simpatico. Ha fatto anche una videochiamata l’altra sera, perché in questi giorni ha iniziato anche lui a correre. Era in hotel, sempre sorridente, non è che abbiamo vissuto un grande cambiamento in lui. Poi è chiaro che nel modo di correre, alcune dinamiche cambieranno. Per un’eventuale classifica al Giro d’Italia o comunque altre corse, bisogna comportarsi in maniera diversa. Non ci si può permettere di prendere dietro alcune salite o alcuni punti cruciali della corsa, perché avendo un corridore che può fare da leader in una corsa del genere, ci sarà da aiutarlo nel migliore dei modi.

Rimboccarsi le maniche, insomma…

Ovvio, è bello a volte avere dei riconoscimenti, ma il nostro lavoro è sempre cercare di vincere delle corse e questo non cambia.

Più chilometri, palestra, crono e altura: Fortunato fa sul serio

13.02.2022
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Tra i corridori che hanno iniziato il 2022 agonistico in questo week-end, c’è anche Lorenzo Fortunato (in apertura foto Borserini). Il campioncino della Eolo–Kometa è uno dei più attesi per questa stagione. Non a caso Ivan Basso lo ha investito dei gradi di capitano della sua squadra. E’ lui l’uomo di classifica.

Proprio l’ex maglia rosa, e ora team manager della Eolo-Kometa, gli ha fatto cambiare mentalità la scorsa estate. Modi di lavorare, l’impegno nei confronti della cronometro, senso di responsabilità. E Fortunato sembra aver accolto bene tutto ciò. Dopo i successi dell’anno scorso, l’asticella per lui si alza. C’è la voglia di fare classifica al Giro e vedere dove si arriva. In ogni caso: è solo l’inizio…

Lorenzo Fortunato con Ivan Basso. Il manager varesino sa bene come si cresce in ottica grandi Giri (foto Instagram)
Lorenzo Fortunato con Ivan Basso. Il manager varesino sa bene come si cresce in ottica grandi Giri (foto Instagram)
Lorenzo, è il primo inverno da corridore importante. Come lo hai passato?

Ho lavorato con più consapevolezza e obiettivi concreti. Voglio arrivare alle corse per vincere, ma al tempo stesso ci arrivo più tranquillo.

Tranquillo? Eppure dovresti avere più pressione in teoria…

Sì, un po’ più di pressione in generale c’è, ma per ora non mi pesa. E’ voglia di fare risultato. Dico che sono più tranquillo perché se mi sono allenato così riesco a rendere di più. E poi perché è diverso allenarsi sapendo di andare forte, di esserci… anziché allenarsi per farsi trovare pronto.

Cosa intendi per “allenato così”?

Che ho lavorato più degli anni scorsi: ho fatto più chilometri, più palestra, più cronometro.

Quanto di più?

Ne parlavo con il preparatore giusto qualche giorno fa. Nei mesi fra dicembre e gennaio ho fatto 1.500 chilometri in più rispetto all’anno scorso. Una media di tre ore di allenamento in più a settimana. In pratica una seduta in più nell’arco dei sette giorni.

Per Fortunato 1.500 chilometri in più tra dicembre e gennaio rispetto all’anno scorso (foto Maurizio Borserini)
Per Fortunato 1.500 chilometri in più tra dicembre e gennaio rispetto all’anno scorso (foto Maurizio Borserini)
Cosa hai cambiato di più?

Per ora non abbiamo lavorato molto sull’esplosività, ma sulla resistenza. Alla fine io ho determinate caratteristiche ed è giusto lavorare su quelle. Se mi metto a lavorare sulle volate o sulle salite cortissime miglioro lo 0,5%, meglio battere il ferro dove è caldo. Nel mio caso quindi, meglio lavorare sulle salite, anche quelle più lunghe. E meglio lavorare a crono. Non per vincere chiaramente.

Della crono parlasti già in autunno. Hai continuato a lavorarci…

Sì, parecchio direi. Sono andato a Silverstone in Inghilterra, in galleria del vento, e abbiamo cambiato totalmente posizione. Adesso ho un manubrio fatto appositamente per me e devo dire che mi sento molto più a mio agio. Qualche miglioramento già c’è stato, adesso vediamo un po’ in gara.

Con questi manubri personalizzati migliora anche la guida?

Più che altro cambiano le velocità in pianura. Adesso ho le mani molto più vicino alla faccia, sono più chiuso. E per me che ero salito sulla bici da crono praticamente durante lo scorso Giro d’Italia… è un bel salto.

Questo ti darà una carica pazzesca, ti fa sentire un corridore con la “C” maiuscola…

Vero, ti dà una bella carica. La squadra non mi fa mancare niente. Alla fine è come se fossi in una Ineos-Grenadiers o un’Astana… Ho lo stesso trattamento dei loro leader. Ed è importante.

Hai fatto dei cambiamenti tecnici?

La maggior parte dei componenti sono gli stessi: gomme Vittoria, ruote Enve, pulegge CeramicSpeed… Mentre il gruppo è Sram. Per l’allenamento ho scelto il 52, ma a seconda dei percorsi in gara lo cambierò con il 54, rapporto che ho sempre usato lo scorso anno. L’unica cosa è che con Sram se uso il 54 ho 42 e non il 39, per questo bisognerà vedere bene i percorsi prima di scegliere le corone anteriori. Dietro, invece abbiamo fisso il 10-30.

Il bolognese è andato in galleria del vento per reimpostare la sua posizione a crono
Il bolognese è andato in galleria del vento per reimpostare la sua posizione a crono
Passiamo agli impegni, agli obiettivi. Tutta questa mole di lavoro è in ottica Giro d’Italia, immaginiamo… Ci arriverai in crescendo oppure avete previsto un picco in precedenza?

Sarà un crescendo graduale. Inizio adesso in Andalucia e poi farò delle corse in Italia, su tutte la Tirreno-Adriatico. Dopodiché, in attesa del Giro andrò in altura a Sierra Nevada. E ci resterò quasi un mese. 

Un mese! Determinatissimo…

Sì, sì… Dopo forse dovrei fare un’altra corsa prima del Giro. Ma vediamo. Tutto questo poi in attesa che sia ufficializzata la nostra presenza nella corsa rosa.

Più o meno siete gli stessi della passata stagione, ma è arrivato Diego Rosa. Lo conoscevi? Nei ritiri eravate nello stesso gruppo di lavoro?

Non lo conoscevo molto, ma sì: ci siamo allenati insieme tantissimo e abbiamo chiacchierato. Mi sono trovato bene con lui. Diego è stato in grandi squadre e gli ho chiesto tante cose. Gli ho chiesto delle corse e lui mi ha raccontato soprattutto come si gestiva nei grandi Giri.

Pietrobon: dal Cycling Team Friuli alla Eolo-Kometa

03.02.2022
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Tra le tante novità di questo 2022 c’è il passaggio di Andrea Pietrobon al team Eolo-Kometa, nella formazione under 23. Squadra che nella stagione 2022 avrà al suo interno tanta Italia. Dopo due anni corsi con il Cycling Team Friuli (foto Scanferla in apertura), il giovane corridore veneto si è accasato nel team di Basso e Contador.

«I primi contatti con la Eolo li ho avuti a maggio della scorsa stagione – ci racconta – prima del Giro d’Italia under 23. Poi tra luglio e agosto ho avuto dei problemi fisici che mi hanno condizionato il resto dell’anno. Inizialmente sarei dovuto passare con il team professional, ma vista la situazione ho parlato con Ivan Basso e abbiamo deciso di fare le cose con più calma».

Come stai? I problemi sono alle spalle?

Sì, come detto abbiamo deciso di fare le cose con più calma e, in fondo, va bene così. Già nel 2021 ho avuto modo di parlare con i medici della Eolo e sembra che si sia individuata la soluzione. L’obiettivo è trovare la condizione e ritornare ad andare forte, poi verso metà stagione vedremo se fare lo stagista con la professional.

La preparazione è andata bene?

Tutto secondo i piani, a dicembre ho fatto il primo ritiro con la squadra al completo (team under 23 e professional, ndr). Eravamo ad Oliva, vicino a Calpe. Ho avuto modo di lavorare bene e di parlare con Ivan e di conoscere lo staff. L’organizzazione è al top, hanno uno staff preparatissimo e numeroso. Ci sono tanti meccanici, allenatori, medici, sei sempre seguito al meglio.

Andrea Pietrobon, a sinistra, con il procuratore Scimone e Matteo Fabbro
Andrea Pietrobon, a sinistra, con il procuratore Scimone e Matteo Fabbro
Che differenze hai trovato?

Non molte, al Cycling Team Friuli abbiamo sempre lavorato bene e con uno staff di primo livello, come qui. Il team è molto “italiano” e quindi anche trovare il feeling con compagni e staff è stato semplice.

Con Basso cosa vi siete detti?

Abbiamo parlato un po’ della mia condizione, di come sto e dei programmi. Lui è eccezionale, mette tutti a proprio agio ed è davvero disponibile. Ha una tecnica di comunicazione ed un’empatia invidiabili, non è un caso che il team sia cresciuto tanto in così poco tempo.

A gennaio come ti sei allenato?

Ho fatto un mese alle Canarie, sono tornato l’1 febbraio, ho fatto tre settimane in compagnia di Aleotti e Fabbro e una settimana da solo.

Ti sei confrontato anche con loro sulla tua scelta?

Sì, mi hanno detto di non aver fretta, mi fido molto di quel che mi dicono. Noi del Cycling Team Friuli siamo una vera famiglia. I rapporti con Aleotti poi sono sempre stati buoni, ho corso con lui nel 2020 e ci siamo sempre confrontati in maniera serena.

Andrea Pietrobon ha corso due stagioni con il Cycling Team Friuli. Qui con il diesse Boscolo
Andrea Pietrobon per due stagioni con il CT Friuli, qui con il ds Boscolo
Gli obiettivi per la stagione quali sono?

Inizierò a correre il 19 febbraio in Spagna, gran parte delle corse saranno lì. Oltre a ritrovare il colpo di pedale mi piacerebbe fare qualche gara con la nazionale, come lo scorso anno. Sarebbe bello partecipare alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali

Sarete tanti italiani nella squadra under 23?

Siamo sette. Sebastiano Minoia, Edoardo Alleva, Gabriele Raccagni, Manuel Oioli, Andrea Montoli, Davide Piganzoli ed io. Non sentirò la mancanza dell’Italia, ora mi aspetta un bel mese di febbraio in Spagna tra il ritiro, di nuovo ad Oliva, e le prime gare. Poi tornerò a casa.

Zanatta: «Ravasi deve trovare la sua dimensione»

31.01.2022
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«Perché Edward Ravasi è un talento e va tutelato fino alla fine». Così ci eravamo lasciati nell’ultimo articolo con il ragazzo di Besnate, in provincia di Varese, dopo un Giro d’Italia non esaltante. Ma come stanno andando effettivamente le cose per il classe 1994? Ne parliamo con il suo direttore sportivo, Stefano Zanatta.

Passato professionista con le stigmate del campione, Ravasi ha avuto qualche difficoltà nell’adattarsi al professionismo. L’esperienza nel WorldTour e l’approdo alla Eolo-Kometa. E attese… disattese. Tuttavia dall’estate qualcosa sembra essere cambiato… In positivo.

Stefano Zanatta è uno dei direttori sportivi della Eolo-Kometa dalla scorsa stagione (foto Maurizio Borserini)
Zanatta è uno dei diesse della Eolo-Kometa dalla scorsa stagione (foto Maurizio Borserini)
Stefano, dicevamo di Ravasi: un talento da tutelare…

Sicuramente “Eddy” ha pagato lo scotto del passaggio. E’ approdato subito in un team importante (UAE Team Emirates, ndr), con grandi capitani e un certo modo di correre. Si è ritrovato in un mondo in cui è rimasto spaesato, di conseguenza ha perso fiducia in se stesso e in più ha fatto qualche errore, come esagerare nell’essere meticoloso.

Come arrivare troppo magro al Giro…

Lo scorso anno è arrivato da noi con quella voglia di riscatto come se fosse l’ultimo anno da under 23. Invece non è così. Doveva capire in che team era capitato. Lui era abituato al WorldTour, dove c’erano altri obiettivi, altri metodi di lavoro. Ma passare da una squadra all’altra non è come accendere o spegnere l’interruttore.

Come avete lavorato con lui?

Abbiamo cercato di recuperarlo nel fisico e nella testa soprattutto. Un lavoro fatto specialmente nella seconda parte dell’anno. Di certo Eddy era il più deluso di tutti del suo rendimento. Tuttavia verso fine stagione ha mostrato una grande voglia di fare, di rimettersi in gioco che poi è quello che gli avevamo chiesto anche noi.

E cosa gli avevate chiesto di preciso?

Di lavorare con più tranquillità, di andare alle corse senza aspettative enormi. Gi avevamo chiesto di far bene su qualche salita. E lo ha fatto. Adesso è molto più sereno.

Quando avete deciso di riconfermarlo?

In base agli investimenti fatti e ai conseguenti conti, qualche dubbio se confermarlo o meno c’è stato, ma come ho già detto vista l’ultima parte di stagione c’è sembrato che Edward sia entrato nella mentalità della squadra. Posto che il valore del ragazzo c’è: come avete detto voi stessi infatti quello che ha fatto da dilettante, non lo ha fatto per caso. Deve solo capire bene qual è il suo posto nel gruppo.

Ravasi ha ottime doti da scalatore. Per Zanatta dovrà puntare su quelle
Ravasi ha ottime doti da scalatore. Per Zanatta dovrà puntare su quelle
E dov’è?

Beh, in salita va bene e può fare qualcosa di buono. Però un conto è che corri alla Caruso dello scorso Giro in cui sei leader di una squadra, un altro è correre per un piazzamento tra il 15° o il 20° posto, che serve a poco. Edward può fare bene in tappe dure, anticipare, entrare nelle fughe. E’ bravo in salita, ma se deve fare una cronoscalata non tiene il confronto coi big, per intenderci. Siamo una squadra professional, una squadra di giovani, dobbiamo farci valere in altri modi. Se vinciamo quasi sicuramente è perché anticipiamo. Se un nostro velocista conquista lo sprint generale è perché un big ha sbagliato la volata. Per noi, per esempio, è importante anche che Ravasi stia vicino a Fortunato, il nostro capitano.

Prima hai detto che Ravasi è sin troppo meticoloso, cosa intendevi?

Noi cerchiamo di essere competitivi nel team con delle figure professionali valide in ogni ramo: medici, preparatori, nutrizionisti… L’idea è quella di ragionare come una piccola WorldTour. Questo per mettere i corridori nelle migliori condizioni possibili. Ravasi ha fatto quattro anni di WorldTour, ma se pensi di passare e vincere il Giro al primo anno ti sbagli. Pertanto deve capire queste situazioni. Il che non significa lavorare come un matto, anzi… Deve lavorare il giusto e non avere aspettative enormi.

Questo discorso delle aspettative ricorre spesso…

Sta a noi capire la qualità del corridore e prima lo capiamo e prima possiamo “ottimizzarlo”. Nel caso di Ravasi, che è stato nel WorldTour non è facile tornare indietro. Non è facile cambiare mentalità, ma bisogna capire dove si è, bisogna capire la propria dimensione.

E secondo te l’ha capita?

Io credo di sì. Quest’estate dopo il Giro d’Italia, con Ivan Basso, ci siamo ritrovati a casa Eolo con Ravasi ed anche con altri ragazzi per fare il punto della situazione, per guardare al futuro. A Edward abbiamo detto che non deve stare lì a perdersi in mille pensieri se ha mangiato un po’ meno proteine o se ha fatto un’ora di allenamento in meno. E in effetti lo abbiamo visto con un altro spirito, adesso sembra contento di salire in bici e di attaccare il numero sulla schiena. Poi vediamo come andranno le prossime corse, ma quelle finali della passata stagione le ha fatte come volevamo. E tutto sommato anche quest’inverno ha lavorato bene.

L’abbraccio della Eolo-Kometa con Ravasi. Dopo il meeting con la squadra c’è stata la svolta (foto Maurizio Borserini)
L’abbraccio della Eolo-Kometa con Ravasi. Dopo il meeting con la squadra c’è stata la svolta (foto Maurizio Borserini)
Aiutare Fortunato, anticipare… a conti fatti è un ridimensionamento per Ravasi?

Bravi, bisogna essere realisti. Perché illudere i ragazzi? Tu gli metti a disposizione tutto quello che puoi, poi sta a loro dare il massimo. Aiutare un compagno che magari va forte significa essere davanti al tempo stesso. E se ne dovesse avere di più, meglio così.

Che calendario avete previsto per lui?

Inizierà a Laigueglia, farà gare di un giorno come Larciano. E poi abbiamo previsto Coppi e Bartali, Sicilia, Tour of the Alps ed eventualmente il Giro d’Italia, anche se la nostra partecipazione non è ancora ufficiale. L’idea è quella di arrivare con 15 atleti pronti da scegliere per il Giro.

Che Ravasi vedremo quindi in questo 2022?

Mi auguro di vedere uno scalatore che anticipa e non aspetta il confronto diretto con i migliori. Mi auguro di vederlo vincente e protagonista nelle corse adatte alla nostra categoria, penso a Larciano. Anche se poi andiamo a vedere chi ha vinto questi giorni a Mallorca non ci sono più corse di secondo piano! Ma ecco, proprio in questo caso un Ravasi pimpante può stare vicino ad Albanese, che in queste gare ha iniziato bene ottenendo anche un podio.