Giù il tabù della massaggiatrice. L’esperienza di Laura Doimo

29.12.2022
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Donne e ciclismo, un connubio che fino a qualche anno fa non era così scontato, anzi… Ma qualcosa si muove. Merito dei tempi che cambiano e, nel caso più specifico, dell’avvento del WorldTour femminile che ha dato un grande impulso anche culturale se vogliamo. E così ecco che Fabiana Luperini diventa la prima direttrice sportiva italiana in una squadra maschile, il Team Corratecche ci siano più addette stampa e persino delle massaggiatrici in pianta stabile tra i pro’. Una di queste è Laura Doimo.

E quello della massaggiatrice è il ruolo più delicato. Interfacciarsi con una massaggiatrice donna per molti è più complicato. E anche per questo motivo per loro trovare spazio nei team non è facile. La Doimo però è una di coloro che invece sembra averlo trovato questo spazio. Laura infatti dalla prossima stagione farà parte dello staff della Q36.5

Ad aprire le porte del grande ciclismo alla Doimo è stato Francesco Frassi (alla destra di Laura), ora diesse della Corratec
Ad aprire le porte del grande ciclismo alla Doimo è stato Francesco Frassi (alla destra di Laura), ora diesse della Corratec
Laura sei stata la prima massaggiatrice italiana in una squadra maschile… Tu avevi iniziato con l’Amore e Vita e c’era anche Francesco Frassi, il quale ha oggi richiamato alla Corratec anche la Luperini. Serviva dunque una persona più sensibile per rompere questo tabù?

Sì, fu Frassi a coinvolgermi tra gli uomini. Io ero nel mondo femminile, ma volevo passare a quello maschile. Facemmo una trasferta in Francia. Era una gara di cinque giorni. Erano i tempi dell’Amore e Vita e quella esperienza mi ha praticamente fatto entrare nel mondo maschile. Sei anni fa poi la differenza era molto più marcata, adesso invece tra donne e uomini è tutto molto più simile. A quei tempi una donna ai massaggi faceva paura. Frassi mi disse: “Non ti preoccupare, vieni via con noi, vedrai che non cambia tanto”. Mi piacque tantissimo e mi accorsi subito che era tutta un’altra cosa.

Da lì è iniziato il tutto?

Esatto, perché poi sembra un mondo grande, ma in realtà è piccolissimo. Ti vedono, ti conoscono e ti chiamano. Quest’anno ho lavorato con tante squadre, una diversa dall’altra… anche under 23. Ero al Giro under 23 con l’interregionale.

Laura, raccontaci un po’ la tua storia…

Sono stata insieme ad un corridore per quattro anni. Era un professionista che correva nel WorldTour. Io ero estetista, facevo già i massaggi e avevo fatto dei corsi e degli studi che poi andando avanti ho perfezionato e continuo a fare anche in ambito sportivo. Già all’epoca facevo dei massaggi e spesso li praticavo sul mio compagno. E’ successo che una volta sono andata a vederlo al Tour de France. Sono rimasta con gli altri massaggiatori all’interno del bus e per due giorni ho fatto tutto quello che facevano loro: dagli alberghi a tutto il resto e mi sono innamorata di questo mestiere.

La Doimo ha lottato per ottenere un posto in una squadra maschile. Le prime esperienze risalgono al 2015/2016 con l’Amore e Vita
La Doimo ha lottato per ottenere un posto in una squadra maschile. Le prime esperienze risalgono al 2015/2016 con l’Amore e Vita
E’ comprensibile. E come sei arrivata al ciclismo?

Mi piace muovermi, essere sempre in giro e il mondo dello sport lo adoro. Poi la storia con questo atleta è finita, ho continuato ad avere il mio centro di estetica, ma contestualmente un amico mi ha chiesto se volevo fare la massaggiatrice in una squadra ciclistica femminile. Ho imparato il mestiere anche grazie ad un massaggiatore e fisioterapista della mia zona che lavorava nel ciclismo. Qualche tempo dopo mi hanno proposto di fare questo lavoro a tempo pieno. E così ho mollato il mio centro…

E adesso sei alla Q36.5…

L’anno scorso ho provato a chiedere a tutte le maggiori squadre, soprattutto squadre italiane. Ma queste non vogliono saperne di donne. Alcune squadre straniere sì, anche se non sono entusiaste in prima battuta. Però all’estero è diverso. E’ più accettato questo mio ruolo. Quest’anno ho firmato con la Q36.5. A loro invece piace proprio: vogliono le donne nello staff perché molti di quel gruppo ci si sono trovati bene in passato. 

Resta difficile trovare squadra?

C’è molta difficoltà. Ho avuto delle belle soddisfazioni. Molti ragazzi si sono trovati veramente bene con me, e io con loro. Per assurdo è più facile rispetto al mondo delle donne che è più particolare.

Laura ha collaborato anche con squadre femminile, tra queste la Valcar
La massaggiatrice ha collaborato anche con squadre femminile, tra queste la Valcar
C’è una sorta di pudore da parte dei corridori verso la massaggiatrice donna, pensando che devono spogliarsi durante il massaggio? 

Pudore… io lo vedo dalla parte della donna, perché magari un massaggiatore uomo queste cose non le nota. Diciamo che siamo in un mondo dove gli ormoni sono molto alti, sia nei ragazzi che nello staff. Ma forse, anzi senza forse, gli atleti sono molto più tranquilli. Sì, può succedere a volte che un corridore ci provi, però non ci sono problemi. So io come fare. Il peggio è il resto dello staff. Molti quando vedono una donna, magari anche piacevole, dopo un po’ di giorni che magari si è in trasferta cominciano a fare gli “sciocchi”. Quindi se tu donna sei una persona un po’ debole…

Ci “caschi”….

Esatto. Succede il caos e ti rovini la reputazione, il rapporto di lavoro. Io l’ho sempre detto a me stessa dal primo momento che sono entrata nelle squadre maschili: “Non devo fare la scema”. Non mi è difficile, non ho più vent’anni, quindi so gestire la mia vita. Però è già successo che ragazze più giovani di me siano rimaste coinvolte in alcune storie e si siano bruciate. E tutto sommato posso anche capirlo: ragazzo e ragazza giovani, carini…  Però bisogna ricordarsi che si è sul posto di lavoro. Devi essere professionale e rigare dritta. Perché se sbagli una volta sei segnata per sempre. 

Per molti anni il ciclismo è stato un tabù per le donne anche negli staff. Adesso le cose stanno cambiando
Per molti anni il ciclismo è stato un tabù per le donne anche negli staff. Adesso le cose stanno cambiando
Nel mondo femminile gli staff sono dominati dalle “quote rosa”: è più facile?

Il mondo femminile è completamente un’altra cosa. Là tutto è concesso e non ci sono certi problemi. Però a me piace essere seria: fuori dal lavoro ho la mia vita, all’interno del lavoro ne ho un’altra. Nel mondo femminile è più facile chiaramente. Negli ultimi due anni soprattutto stanno proprio cercando donne per gli staff. E vogliono donne che abbiano potere come le diesse, o che guidino i bus, che facciano i massaggi e persino il meccanico… anche se quest’ultima figura è un po’ più difficile da trovare al femminile. In questi anni ho avuto richieste di continuo dal mondo femminile.

E tu? Prima hai detto che è anche più particolare…

Ci ho già lavorato per quattro anni e posso dire che con le ragazze non è facile. Soprattutto da un punto di vista psicologico. Da donna ammetto che caratterialmente siamo più difficili da gestire. Spesso le atlete se non c’è un problema se lo inventano. E devi avere tanta, tanta pazienza. L’anno scorso ho lavorato con le ragazze dell’Alé e mi son trovata bene con tutte, però è un continuo lavoro psicologico. Vedendola da terapeuta, i ragazzi combattono un po’ di più.

Adesso quante massaggiatrici siete più o meno tra professionisti e professioniste?

Non saprei dire un numero, ma ne vedo sempre di più. Addette stampa ce ne sono parecchie… Comunque i team WorldTour che hanno sia la squadra femminile che quella maschile hanno un numero maggiori di massaggiatrici. Hanno ormai lo staff unico e se lo scambiano. Perciò capita spesso che le donne che sono con le donne magari vadano anche con la squadra maschile. Anche diversi medici sono donne.

Val di Sole a Pieterse, ma Persico ci fa sognare

17.12.2022
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«Non avevo i freni, non avevo i freni». Silvia Persico si lascia andare queste prime parole pochi istanti dopo l’arrivo. Il tempo di riempire i polmoni di ossigeno e poi la lombarda, accasciata sulla sua bici, si tira su. Il cross della Val di Sole si è appena concluso.

Quando si rialza, Vermiglio esplode in un applauso per la campionessa italiana. Silvia ha perso il podio proprio nelle curve finali, dalla Alvarado e dalla Bakker, ma il suo quarto posto non è assolutamente da buttare.

Un altro sport 

Questa mattina le condizioni erano totalmente diverse rispetto a ieri. La neve era durissima. Nella notte, contrariamente a quanto si pensasse, in alcuni tratti è stata ulteriormente grattata. E questo ha fatto emergere ancora più terra e sporco.

«Questa mattina era totalmente diverso – spiegava Martino Fruet – è quasi un altro sport. Ieri si affondava anche di 20 centimetri e per fare un giro ci volevano circa 11 minuti per gli uomini. Oggi invece le donne lo hanno fatto in poco più di 8 minuti. Le velocità erano molto più alte.

«In più lo sporco in superficie ha migliorato moltissimo la visibilità. Lo scorso anno senza sole e la pista completamente innevata, la luce era piatta. Non si distinguevano bene i canali. E questo incide molto nella prestazione, è un po’ il discorso della visibilità per gli sciatori».

Colpo di scena

La gara è filata via con un grande colpo di scena. La campionessa uscente, Fem Van Empel, era in testa. Ad un tratto è caduta e poco dopo è stata costretta al ritiro.

In quel momento la Val di Sole ha esultato, ma non per lo stop della olandese. La Persico infatti aveva agguantato e superato la Alvarado: Silvia era in testa alla corsa!

Ma in quello stesso momento iniziavano i problemi. L’azzurra mostrava una grandissima gamba però continuava a commettere tanti piccoli errori in curva, nei traversi e contestualmente perdeva del terreno.

Intanto Puck Pieterse da dietro rimontava forte. La belga guidava splendidamente e ben presto sfuggiva via tra le curve ad Alvarado e appunto alla nostra Silvia.

Freno galeotto

La medaglia di legno da una parte brucia, ma dall’altra lascia ottime speranze. Proprio la scorsa settimana il suo preparatore e direttore sportivo, Davide Arzeni, ci aveva detto che Silvia era ancora indietro con la preparazione e il fatto che andasse già così forte era un ottimo segnale.

«Non so cosa sia successo alla mia guida – dice Silvia – il freno anteriore era andato. Ho fatto una delle mie migliori gare. Però, e l’avevo già detto prima della corsa, la neve non è proprio il mio terreno. 

«La scelta delle gomme? Rifarei quella che ho fatto: ho usato quelle da fango e andavano bene. Purtroppo io non ho una guida molto leggera come sarebbe stato ideale sulla neve. Sono migliorata tanto, ma c’è ancora tanto da migliorare». 

Sognare… si deve

La sensazione è che Silvia atleticamente fosse la più forte in pista. E’ vero che commetteva parecchi errori, è anche caduta in partenza nonostante un super sprint iniziale, però nei rettilinei spingeva forte.

«Sono contenta per questo piazzamento – va avanti la Persico – anche se ci tenevo a prendere un posto sul podio. Speriamo di continuare così. Come prima prova di Coppa della stagione non è male.

«Sì, atleticamente sarò anche stata bene, però il ciclocross è fatto anche di tecnica. Vero anche che quella della neve non è una condizione che si trova spesso, pertanto sono molto fiduciosa in vista delle prossime gare». 

«Come diceva Arzeni non ho ancora cominciato a fare certi lavori. Magari quando inizieremo a farli speriamo di raccogliere una vittoria in Coppa del mondo. Intanto, l’obiettivo è quello di riconfermarmi in maglia tricolore. E poi di puntare in alto al campionato del mondo»

«Possiamo sognare, Silvia?», le chiediamo… «Esatto», ribatte lei mentre si allontana sorridendo.

Fra cross e strada, il piano di Arzeni per Silvia Persico

12.12.2022
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E per fortuna che Silvia Persico doveva partire piano nel ciclocross! Prime tre gare e prime tre vittorie per la campionessa italiana. La stessa Silvia (in apertura a Faè di Oderzo, foto Alessio Pederiva) ci aveva detto così nell’intervista di qualche settimana fa. E invece…  Tuttavia era stata onesta: ce lo conferma Davide “Capo” Arzeni.

Entrambi li abbiamo incontrati nel ritiro della loro futura squadra, con la quale però hanno già iniziato a lavorare, vale a dire il UAE Team Adq. Tecnico e atleta provengono da quella grande famiglia che è la Valcar Travel & Service e dalla relativa squadra di cross: la FAS Airport Services. Da anni si dividono fra strada e fuoristrada. Ma quest’anno con il WorldTour che incombe certi equilibri sono cambiati. O quantomeno stanno cambiando.

Davide Arzeni lavora con Silvia Persico da molte stagioni
Davide Arzeni lavora con Silvia Persico da molte stagioni
Davide, Silvia ci aveva detto che sarebbe partita più piano nel cross. Ci aveva detto che non pensava di andare subito forte e invece…

Non smentisco Silvia, perché in realtà è proprio così. Stiamo facendo una preparazione mirata più alla strada e agli appuntamenti importanti… della strada. Se vado a confrontare gli allenamenti dell’anno scorso con quelli attuali, non ci stiamo allenando meno… ci stiamo allenando molto meno. Poi c’è anche da dire che fino ad ora abbiamo corso comunque in Italia e il livello si sa non è stellare.

Il livello non alto, è vero, però ci sono ragazze che sono a pieno regime da due mesi…

In questi primi giorni di gare di Silvia, ciò che volevo era cercare un po’ di ritmo, ma ho visto qualcosa in più. Ho visto una Silvia che pur non essendo in condizione, ve lo garantisco, può essere già competitiva per entrare nelle prime dieci in Coppa del mondo. E’ una sorpresa perché, vi ripeto, la preparazione è davvero mirata alla strada e obiettivi che arriveranno più in là nella stagione. Tanto per rendere l’idea, l’anno scorso in questo periodo lavoravamo sulle ripetute 40”-20”… quest’anno non abbiamo fatto neanche un 20”-40”.

E allora possiamo dire che la Persico parte da un gradino più alto?

Silvia sta proseguendo la sua maturazione fisica e atletica. E lo vediamo anche dai test con gli altri coach del team. Sta mostrando di avere un motore di quelli importanti. Per ora le sta riuscendo tutto facile. 

Ieri l’atleta lombarda (classe 1997) ha vinto anche a Jesolo (foto Instagram)
Ieri l’atleta lombarda (classe 1997) ha vinto anche a Jesolo (foto Instagram)
Quanto è stato importante dunque il 2022 sia da un punto di vista fisico, relativo ai grandi Giri fatti, sia da un punto di vista mentale?

Certamente ha acquisito maggior consapevolezza mentale e poi credo che, nonostante sia stata ferma a lungo, abbia fatto il giusto riposo. La condizione attuale è frutto ancora del lavoro fatto fino a settembre, cioè quando ha chiuso la stagione con i mondiali. Se un’atleta comincia ad andare forte in queste gare così importanti, vuol dire che le gambe ci sono, ma anche la testa. Per correre a questi livelli significa che hai la consapevolezza di poter competere con le più forti al mondo. Vi dico un’altra cosa…

Vai!

Lei crede di poter competere per vincere addirittura il mondiale di ciclocross. Ci pensa… quantomeno pensa e punta a confermare il risultato dell’anno scorso, quando fu terza. 

E tu credi sia possibile?

Sì… ma come obiettivo intanto mi pongo l’italiano. Il prossimo sabato inizierà a confrontarsi anche con le più forti olandesi, belghe… E lì veramente inizieremo a vedere i valori in campo. O almeno come è messa Silvia rispetto a loro.

La Persico sta utilizzando un telaio Colnago con geometrie gravel… ma sembra essere super performante (foto Alessio Pederiva)
La Persico sta utilizzando un telaio Colnago con geometrie gravel… ma sembra essere super performante (foto Alessio Pederiva)
Quindi la Val di Sole sarà il vero termometro della sua condizione?

Direi di sì, perché comunque la ragazza che sta andando più forte è la Van Empel, che l’anno scorso tra l’altro ha vinto proprio in Val di Sole, e dovrebbe essere presente. In queste tre gare Silvia è veramente andata a fare allenamento: i primi allenamenti tirati. Ma ripeto, stiamo lavorando proprio in funzione della strada. Stiamo per esempio lavorando ancora tantissimo in palestra. 

E allora Davide, quali saranno i grandi obiettivi su strada? Vista come è andata la passata stagione possiamo immaginare siano le corse a tappe…

Il primo obiettivo è sicuramente il UAE Tour (9-12 febbraio, ndr) perché è la corsa di casa e qui ci tengono molto. Tra l’altro sarà qualche giorno dopo il mondiale di cross, quindi si presuppone che Silvia ci arriverà in condizione. Dopo questa gara, ci sarà ovviamente un periodo di stacco e questo ci porterà a cambiare in parte gli obiettivi per quanto riguarda le classiche del Nord. Mentre l’anno scorso abbiamo puntato di più sulle gare fiamminghe, quest’anno punteremo di più su quelle delle Ardenne. Silvia farà il giro delle Fiandre, ma con l’obiettivo di arrivare in condizione in corse come l’Amstel o la Liegi. E poi verrà tutto il resto.

Canins, due Tour e un Giro: «Bene la tecnica, meglio la fantasia»

06.11.2022
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Uno sguardo al ciclismo femminile con Maria Canins, due Tour vinti (foto di apertura), un Giro e un mondiale cronosquadre. E per farlo partiamo proprio da una frase che la campionessa ci disse qualche tempo fa. In un’intervista alla vigilia delle Olimpiadi, Gabriele Gentili le chiese se seguisse ancora il ciclismo femminile.

La Canins rispose così: «Un po’ sì… Forse andrò contro corrente, ma ho sempre pensato che il grande errore del ciclismo femminile sia stato quello di andare troppo dietro a quanto fanno i pro’, quando invece bisognerebbe scegliere una propria via, più semplice, più divertente. Il paragone con l’altro sesso sarà sempre perdente, è come paragonare la gara dei 100 metri maschile in atletica a quella femminile, sarà sempre la prima ad attira.

«Non capisco come facciano a correre con quegli auricolari sempre nelle orecchie, io non li avrei sopportati. A me piaceva correre e inventare, un giorno andava bene e l’altro magari no, ma così era più divertente».

Sei sempre del parere che cercare di paragonare il ciclismo femminile a quello maschile sia sbagliato dopo un anno così intenso per il ciclismo in rosa?

Per me ve bene tutto, il paragone ci sta, ma non deve essere troppo. Va a finire che con troppe gare ci si stanchi e si stanchino le atlete, perché rispetto agli uomini hanno lo stesso calendario, ma sono di meno. Quella a cui abbiamo assistito è stata una stagione davvero ricca di gare.

Troppe gare finiscono per annoiare dunque?

Se non ti fermi mai, arriva il momento in cui poi ti stanchi, che smetti di divertirti, perché almeno per me parte tutto da lì: dal divertimento. E magari va a finire che molli. Devi avere il tempo per te stessa. Ricordiamoci che parliamo di ragazze giovani.

Con la Vuelta che aumenterà man mano le sue tappe, presto avremmo tre grandi Giri anche tra le donne. Hai seguito la presentazione del prossimo Tour Femmes?

Non troppo, ma so che non c’è tanta salita. Almeno così mi hanno detto. Che c’è solo una tappa di montagna.

Mondiali 2022, la Canins ha esaltato il gesto tecnico-atletico della Van Vleuten nel finale
Mondiali 2022, la Canins ha esaltato il gesto tecnico-atletico della Van Vleuten nel finale
Che ci sia un solo tappone è vero, tra l’altro si scalano Aspin e Tourmalet, ma per noi è un tracciato molto duro. La salita non manca e si fa fatica a trovare una frazione per velociste pure…

In effetti in Francia di piatto piatto c’è ben poco. La pianura francese è sempre un po’ vallonata. Però mi fa piacere che ci siano queste tappe di alta montagna così prestigiose. In generale mi piace questo ciclismo moderno, è tornato più d’attacco come in passato

Però rispetto al passato è stato fatto un bel balzo in avanti…

Sicuro, in confronto a noi non c’è paragone. La Cappellotto mi tiene informata e mi dice che da qualche anno girano anche bei “soldini” per le ragazze, è tutto un altro mondo. Noi eravamo le appassionate che correvano. Oggi oltre a buoni stipendi vedo i bus, i massaggiatori, staff importanti… Bello.

E a Maria Canins sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo?

No – risponde secca l’altoatesina – e il primo motivo per cui dico no è che non sarei stata in grado di accettare chi mi guidava dalla macchina: «Vai, aspetta, attacca». Per me il ciclismo era come giocare a carte. E ne ho perse di corse… A volte sbagliavo, ma seguivo le mie gambe. Anche io avevo il mio direttore sportivo che mi diceva di aspettare, e io magari non lo ascoltavo, ma non c’erano gli stessi vincoli di oggi. E poi non mi piacciono le radioline.

Sulle radioline (si vede il filo sul petto della Paladin) la Canins mette il veto: incidono troppo sul suo modo di concepire il ciclismo
Sulle radioline (si vede il filo sul petto della Paladin) la Canins mette il veto
Concetto che avevi espresso anche la volta scorsa…

Avete visto che bello il mondiale? Con la Van Vleuten che, mezza morta, è riuscita a restare attaccata alle altre e rientrando da dietro le ha passate tutte senza che queste potessero più fare niente. Secondo voi sarebbe successo se avessero avuto le radioline e avessero detto a quelle davanti dei distacchi o ciò che succedeva dietro? O l’austriaca che ha vinto le Olimpiadi. Oggi le atlete senza radioline sono come api che vagabondano in cerca del fiore giusto.

Pensiero chiaro, ci sembra di aver capito: un ciclismo professionistico e d’avanguardia, ma senza radio?

Via le cuffie dalle orecchie e sarebbe un ciclismo di nuovo più semplice, altrimenti diventa un po’ come fare sport ai videogiochi. Se tu vuoi vincere invece devi stare attenta, devi osare. Io per esempio correvo davanti per due motivi: uno, perché in gruppo ero imbranata. E due, perché stando lì controllavo sempre chi scattava, chi c’era, chi non c’era, chi stava bene. 

Massaggiatori, preparatori, diesse… ti sarebbe piaciuto avere queste figure professionali al tuo fianco?

Io venivo dallo sci di fondo e lì i massaggi a quell’epoca non si sapeva neanche cosa fossero. Quando arrivai nel ciclismo mi chiesero: «Maria vuoi un massaggio?». E io risposi: «Un massaggio? E perché?». Ricordo che ad un Giro del Veneto vedevo che li faceva una ragazzina di 19 anni e io a 30 anni non li avevo mai fatti. E idem con i nutrizionisti. A me è sempre piaciuto mangiare di tutto, ma con moderazione… Come faccio ancora oggi del resto.

Bus, nutrizionisti, massaggiatori, materiali evoluti, team più strutturati… Maria è favorevole a tutto ciò
Bus, nutrizionisti, massaggiatori, materiali evoluti, team più strutturati… Maria è favorevole a tutto ciò
E sul fronte della preparazione?

Facevo da sola. Io venivo da altri sport, come detto. Prima ancora del fondo c’era la corsa. La corsa è la base. Sostanzialmente ripresi le teorie della corsa e le applicai al ciclismo: allunghi, ripetute, distanze… Facevo da me. Ricordo che per le pulsazioni si appoggiavano le dita all’altezza della gola. Poi venne il cardiofrequenzimetro e fu un bel passo in avanti.

Quindi hai usato certi strumentazioni?

Sì, sì. Attenzione, io non sono contro l’evoluzione. Anzi, specie quella tecnica, mi piace. Se le ragazze per andare forte sentono di aver bisogno del preparatore, del nutrizionista o altro è giusto che vi ricorrano.

Evoluzione tecnica…

Mi è sempre piaciuta e mi affascina ancora. Sono per le innovazioni. Sono stata la prima ad usare i pedali a sgancio rapido e ad avere il computerino sul manubrio. In questo modo potevo regolarmi su quanto mancasse al traguardo volante, all’arrivo… La stessa cosa per l’abbigliamento. Oggi i capi sono super tecnici. Ed è giusto che non vadano in giro ancora con il pulmino e i completini aperti ad asciugare sui sedili per il giorno dopo. No, no… mi piace questa evoluzione e questa organizzazione.

Calendari, Covid e WT: mancano le atlete? Sangalli a te…

17.04.2022
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«Alla fine tra le donne corrono sempre le stesse e il più delle volte sono le più forti». Parole di Marco Villa, cittì della pista, con cui abbiamo parlato qualche giorno fa. E di cui parliamo anche con Paolo Sangalli, il collega per le donne.

Il “tecnico del parquet” lamentava le difficoltà di avere gli atleti sotto mano in un calendario sempre più fitto. E la cosa si accentua ancora di più con le donne. L’avvento del WorldTour, infatti, ha pressato non poco i loro impegni. Una “carenza di atlete” dettata anche dal fatto che le squadre femminili non hanno un organico corposo come quello dei colleghi uomini.

Paolo Sangalli (classe 1970) è il cittì del settore strada femminile elite e juniores
Paolo Sangalli (classe 1970) è il cittì del settore strada femminile elite e juniores

Scalatrici alla Roubaix?

A prescindere dall’impegno su pista, questi “pensieri ad alta voce” sul calendario femminile li abbiamo girati, come detto, a Paolo Sangalli. 

Con lui siamo partiti, dall’esempio di Marta Cavalli (ieri comunque ottima quinta) un’atleta molto leggera, quasi una scalatrice (il quasi è d’obbligo), che è stata schierata ieri alla Parigi-Roubaix. Ma sia chiaro, quello della Cavalli è solo un esempio. Come lei anche altre atlete.

«Nel caso della Cavalli – dice Sangalli – non bisogna lasciarsi ingannare. Anche se non ha un fisico possente, Marta è comunque un’ottima passista. Va forte a crono ed è portata per certi sforzi. E poi con l’asciutto, al contrario dello scorso anno, emergono ancora di più i valori di potenza vera. Emerge chi ha più watt. E lei per esempio li sa sprigionare.

«Io dico – continua il cittì – che piuttosto la scelta di far correre quasi sempre le stesse sia determinata principalmente dal momento storico che stiamo vivendo. Un momento legato al Covid. Anche molti team maschili si trovano in difficoltà con i corridori. Corrono le stesse atlete perché molte sono malate, è un qualcosa di fisiologico».

La Bingoal Chevalmeiere alla Freccia del Brabante ha schierato solo quattro atlete su sei disponibili
La Bingoal Chevalmeiere alla Freccia del Brabante ha schierato solo quattro atlete su sei disponibili

Il post Covid

«Prendiamo – continua Sangalli – per esempio la Trek-Sagafredo. Loro avevano la Deignan, campionessa uscente, che aspetta un bambino e quindi chiaramente non gareggia. Altre atlete invece sono ferme perché malate.

«Non solo, ma in alcuni casi si è trattato di scelta tecnica. Alla Freccia del Brabante, per esempio, non sono partite la Longo Borghini, la Bastianelli… proprio perché puntavano alla Roubaix. E alcune squadre sono partite con meno atlete del previsto (vedi Bingoal e Sd Worx, ndr).

«Che poi gli organici delle donne, non siano ancora alla pari di quelli maschili è sicuro. Ma ci sono margini per crescere, col tempo ci si arriva: ne sono certo. Ma ripeto, a mio avviso, il problema principale restano il Covid e il “non-Covid”. Vediamo gente che magari è positiva, non ha niente, ma è ferma a casa. Tra gli uomini col tempo sono emerse molte bronchiti, miocarditi… insomma c’è tutta una lunga coda che incide».

Per Sangalli le convocazioni delle juniores vengono fatte su altre basi, non solo in base al percorso
Per Sangalli le convocazioni delle juniores vengono fatte su altre basi, non solo in base al percorso

Juniores ed elite…

Per Sangalli il discorso del “corrono sempre le stesse” ha radici differenti. Per lui non esiste che il “Piepoli della situazione” vada a fare la Roubaix. Sangalli sceglie la formazione in base alla tipologia di percorso e le caratteristiche delle atlete.

«Per le elite, assolutamente è così – spiega il cittì – questo è come ragiono con loro. Con le junior invece il discorso è un po’ diverso. Con loro punto ad avere il gruppo, a creare lo zoccolo duro. Proprio in questi giorni sto valutando le ragazze da portare al Tour dell’Occitaine e ancora prima alla Gand e poi ai Paesi Baschi di agosto. Voglio appunto creare il gruppo per l’europeo e per il mondiale, quindi ci sta che possa schierare anche atlete non adattissime a quella corsa.

«Ma perché? Perché voglio fargli fare più esperienza possibile. Il risultato con loro non è la prima cosa. Poi è chiaro che si cerca sempre di fare bene. Se una ragazza giovane alla Gand non sa andare sul pavè ci sta, ma se mai inizia…».

«Io spero – conclude Sangalli – che con l’estate le cose possano migliorare. Anche perché ci sono il Giro e il Tour. E’ un periodo storico, tra Covid e i primi passi del WorldTour, che richiede un assestamento, un equilibrio, che sono convinto arriverà».

Bertizzolo: al UAE Team Adq il ciclismo finalmente è donna

09.03.2022
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Sofia Bertizzolo è tornata alla vittoria. Lo ha fatto a Montignoso, ma il traguardo non conta. Ciò che fa la differenza è la sensazione di aver vinto, che cambia la fiducia e la percezione. Da quest’anno la vicentina indossa la maglia del UAE Team Adq e la cosa le va particolarmente a genio.

«Questa nuova prospettiva – spiega – mi esalta. E’ bello che la squadra sia passata dalle mani di una donna, Alessia Piccolo, a un’altra donna, Melissa Moncada. Non so quanto tutto questo sia dipeso da Pogacar, che però in tempi non sospetti disse che gli sarebbe piaciuto ci fosse anche un team femminile. In ogni caso è bello che Colnago sia stato acquisito da una società che ha la stessa Melissa al comando. La punta della piramide al femminile. Sotto ci siamo noi atlete. E in mezzo uno staff di uomini. Una bella collaborazione, una bella commistione».

A Montignoso, all’indomani della Strade Bianche, la prima vittoria di stagione (foto Bastengason)
A Montignoso, all’indomani della Strade Bianche, la prima vittoria di stagione (foto Bastengason)

Pochi fronzoli

Sofia Bertizzolo sta sempre sul concreto. E quando le chiedi di commentare l’inizio di stagione, la sua sintesi è chiarissima.

«La squadra ha iniziato sulla retta via – dice – con le tre vittorie di Marta Bastianelli. Purtroppo siamo state un po’ sotto tono alla Strade Bianche, la prima corsa WorldTour, e non so se le aspettative fossero alte nella squadra o in noi atlete. Il fatto di aver vinto il giorno dopo è stato importante. Il feeling della vittoria aiuta a vincere. E comunque siamo ancora a marzo e ho già fatto 11 corse. Tante altre ne verranno. Domani vado in Olanda per correre sabato, ma devo dire che è… nocivo stare a casa fra una corsa e l’altra. Cerchi di fare tutto e sei sempre di corsa».

Si capisce che dietro c’è la UAE Emirates degli uomini?

Diciamo che siamo ancora la Alé che insegue la UAE. Il cambio c’è stato tardi, quindi dobbiamo ancora metterci a posto per gestione e materiali. Però stanno facendo bene. C’è il nutrizionista e spero che arrivi il secondo direttore sportivo per le corse del Nord, con l’ammiraglia davanti e VeloViewer, perché fa davvero la differenza. Però sono contenta che si siano buttati. E dato che dall’anno prossimo stare o non stare nel WorldTour dipenderà dal ranking, è bene rodarsi subito e prendere le misure.

Al via della Strade Bianche, dove il risultato è stato inferiore alle attese
Al via della Strade Bianche, dove il risultato è stato inferiore alle attese
E’ bello farne parte?

E’ molto bello. Si capisce che dietro c’è qualcosa di grande che ci offre un ottimo appoggio.

Cosa prevede il tuo programma?

Le classiche tranne la Roubaix e il Giro del Lussemburgo a chiusura della primavera. A maggio si recupera, poi l’estate andrà maneggiata con attenzione. Ci sono tante corse a tappe e va visto come gestirle, visto che il tempo fra una e l’altra è spesso poco.

Elisa Balsamo ha lasciato la Polizia, puntando sul professionismo. Tu ci hai mai pensato?

Non ho parlato con Elisa, non conosco il perché della sua scelta. Quello che posso dire è che il ciclismo femminile si sta sviluppando tantissimo. Sono qui dal 2016 e ricordo che i primi tempi ci cambiavamo in mezzo alla strada senza avere neppure un camper. Però non siamo ancora arrivate alla certezza nel futuro. Il discorso non è quanto guadagno finché corro, ma il dopo.

Essere nelle Fiamme Oro è una tranquillità…

Io non ho una laurea, il futuro è incerto. E’ stato fondamentale essere in Polizia per non dover andare a lavorare la sera al bar per avere i soldi per comprare le proteine. Andiamo avanti con contratti di uno-due anni. E poi c’è il discorso della maternità…

Primo assaggio di Nord a Le Samyn, corsa conclusa in 87ª posizione
Primo assaggio di Nord a Le Samyn, corsa conclusa in 87ª posizione
Che non è prevista?

Sono contenta che Lizzie Deignan abbia condiviso il fatto di essere in attesa di un altro figlio e la volontà di tornare dopo, ma non tutte possono permettersi di farlo. Non so quante squadre ti riprenderebbero dopo. Per questo dico che oggi la Polizia è fondamentale.

Giro o Tour?

Giro e Tour, entrambi. Poi vedremo con quali obiettivi. A norma il mio programma li prevede entrambi.

Guazzini come un treno: «Il recupero? Meglio del previsto»

16.02.2022
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Vittoria Guazzini non ha ancora iniziato la sua stagione agonistica. La toscana è passata dalla squadra di Valentino Villa alla FDJ-Nouvelle Aquitaine, team WorldTour. Un salto per il quale è sicuramente pronta, ma che complice l’infortunio alla caviglia l’ha un po’ rallentata. Almeno all’inizio.

Tra i ritiri con il team e quelli con la nazionale, la Guazzini ha passato gran parte dell’inverno in Spagna (foto Instagram – T. Maheux)
Tra vari ritiri, Guazzini ha passato gran parte dell’inverno in Spagna (foto Instagram – T. Maheux)

Caviglia in ripresa

La “Guazz” è tosta e già va come un treno. Alcune voci dicevano che nel ritiro in pista, chiamando in causa molto sulla forza, era stata costretta a fare un piccolo lavoro differenziato, ma lei smentisce categoricamente.

«No, no… che differenziato – racconta Vittoria – nell’ultimo ritiro ho svolto tutto il lavoro insieme alla squadra. In quello di dicembre invece sì, avevo fatto qualcosa in meno, ma avevo ripreso davvero da poco tempo. Con il tempo sono tornata a regime.

«Certo, non sono ancora al 100%, tutte le sere metto il ghiaccio perché la caviglia è sempre un po’ calda e sento che pulsa. Eseguo sempre degli esercizi di mobilità e vado in palestra. Ma questa l’avrei fatta a prescindere dalla caviglia.

«In palestra lavoro un bel po’, ci vado almeno due volte a settimana. Facendo anche la pista per me è molto importante. Inizio con dei circuiti anche per la parte superiore del corpo, poi passo alla parte di forza: squat, stacchi, bilanciere e lavori in isometria. Anche nel ritiro in Spagna su strada sono riuscita a fare un richiamo».

Caduta alla Roubaix, Vittoria rientrerà all’Omloop Het Nieuwsblad il 26 febbraio, 117 giorni dopo l’infortunio (foto Instagram)
Caduta alla Roubaix, Vittoria rientrerà all’Omloop Het Nieuwsblad il 26 febbraio, 117 giorni dopo l’infortunio (foto Instagram)

Si riparte dal Belgio

La Guazzini però è ottimista. Alla fine riesce a spingere forte e il programma procede bene: «Direi anche meglio del previsto – riprende Vittoria – inizierò a gareggiare a fine mese, in Belgio».

Nel ciclismo moderno iniziare a fine febbraio, significa scontarsi con gente che corre quasi da un mese. La differenza potrebbe essere piuttosto netta.

«Paura del ritmo? Mah, forse chi ha iniziato alla Valenciana – dice – darà una dimostrazione di maggior ritmo, ma anche altre ragazze apriranno la loro stagione in Belgio, insomma non sarò la sola. Più che il ritmo, semmai mi preoccupa lo stare in gruppo. Dovrò ritrovare il feeling, specie dopo il trauma della caduta alla Roubaix. Ma sono certa che dopo le prime pedalate tutto tornerà come prima».

Il ritmo però è già buono. Vittoria è reduce dal ritiro in Spagna con la nazionale, dove ha svolto un ottimo volume di lavoro con le altre ragazze.

«Cercavamo di uscire insieme, ma poi ognuna in questo periodo della stagione aveva il suo programma da sbrigare. Però alla fine si rientrava sempre insieme. I percorsi erano quelli. E c’era sempre tanta salita! Anche se non si esce insieme per l’intero allenamento, questi ritiri sono importanti per fare gruppo».

Alla FDJ-Nouvella Aquitaine, la toscana ha ritrovato la sua ex compagna Marta Cavalli (foto Instagram – T. Maheux)
Alla FDJ-Nouvella Aquitaine, ha ritrovato Marta Cavalli (foto Instagram – T. Maheux)

Inizio tranquillo?

Nella Valcar-Travel & Service Vittoria Guazzini era una delle leader indiscusse. E al tempo stesso una gregaria di super lusso per gli sprint di Elisa Balsamo. Quali saranno i suoi ruoli e suoi obiettivi in questa stagione?

«Non so di preciso che ruolo avrò, immagino che soprattutto all’inizio dovrò aiutare la squadra. Bisognerà anche ambientarsi un po’ con le altre ragazze, tutte hanno una gran voglia di fare e tutte sono molto forti.

«Io per le volate? Velocista pura non lo sono mai stata, non è la mia caratteristica principale, poi un eventuale lavoro specifico che dovrò fare dipenderà dal team che sarà schierato, dalla tipologia della gara. Vediamo…

«Prevedo un picco di forma per le classiche di inizio stagione e quelle del Belgio. Non so neanche se resterò lassù dopo le prime corse. Ma prima di pensare a questa o a quella gara, intanto pensiamo a ripartire.

«Il sogno? Il Giro delle Fiandre, ma al momento… è proprio un sogno».

FAS Airport Service, Bramati: «Inizio okay, ma non fermiamoci»

03.02.2022
5 min
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Come andata la prima stagione della FAS – Airport Service? «E secondo voi com’è questo bilancio?». Si apre con una contro-domanda la chiacchierata con Luca Bramati, direttore sportivo del team di ciclocross nato quest’anno. Con lui già avevamo tracciato un primo bilancio, ma la stagione si era aperta da poco. Adesso il quadro è decisamente più completo.

La sua contro-risposta già dice molto sulla prima stagione delle ragazze del presidente Valentino Villa. Una stagione suggellata dal bronzo iridato di pochi giorni fa di Silvia Persico, senza dimenticare le cinque vittorie, tra cui il titolo nazionale con la stessa Persico, un quarto posto di Eva Lechner in Coppa del mondo e molti buoni piazzamenti di Alice Maria Arzuffi e di Lucia Bramati. Piazzamenti, che quest’ultima ha spesso colto correndo con le elite pur essendo una U23.

Eva Lechner conquista il GP Valfontanabuona ai primi di dicembre. Poi a fine mese il malanno che l’ha limitata (foto Instagram)
Eva Lechner conquista il GP Valfontanabuona ai primi di dicembre. Poi a fine mese il malanno che l’ha limitata (foto Instagram)

Pollice in alto

«Io direi – spiega Bramati – che la FAS Airport Service è andata alla grande. Nessuno si aspettava una cosa del genere e sono stracontento.
«Da quando ho preso in mano questo team ho lavorato proprio per quello, per creare un ottimo ambiente e una squadra competitiva, ma mai avrei pensato di finire dove abbiamo finito. Con il presidente Villa ho avuto sin da subito carta bianca. Anzi, tante volte ero io che chiedevo, che mi ponevo dei dubbi… E lui puntualmente mi lasciava agire liberamente. Si è fidato di me».

Alice Maria Arzuffi era la campionessa italiana in carica, il titolo è poi passato alla compagna Persico (foto Instagram)
Alice Maria Arzuffi era la campionessa italiana in carica, il titolo è poi passato alla compagna Persico (foto Instagram)

Verso il futuro

Quando tra dirigenza e staff tecnico si crea questo buon rapporto le cose non possono che andare bene. E anche gli eventuali problemi si superano con maggior slancio. È più facile trovare un accordo e forse anche in virtù di questo ottimo rapporto, Bramati guarda già al futuro.
«E’ andata bene, ma forse potevamo fare anche qualcosina di più, soprattutto con Alice Maria Arzuffi e, lo premetto, non pensate che io non sia contento di lei. Dico solo che probabilmente potevamo sfruttarla ancora meglio».



«Perché? Perché magari poteva esserci un rapporto di fiducia reciproco da stringere. Alice, come tutti gli sportivi, si deve fidare. Io e lei abbiamo iniziato a lavorare insieme da quest’anno. In passato, per quel poco che abbiamo avuto a che fare, non avevamo legato moltissimo… Però devo dire che siamo stati bravi entrambi a venirci incontro. Anzi, devo dire che lavorando con lei ho scoperto una bellissima persona oltre che un’ottima atleta, ma questo già lo sapevo. Eh sì: abbiamo già buttato giù qualcosa per il prossimo anno».

Silvia Persico a Besancon, in Coppa del mondo (foto Instagram – Twila Muzzi)
Silvia Persico a Besancon, in Coppa del mondo (foto Instagram – Twila Muzzi)

Pro’ al 100%

Bramati sembra già avere mille idee per la testa, forse proprio perché c’è questo ottimo rapporto con il presidente Villa.

«La verità – riprende Bramati – è che per questi progetti servono tanti soldi, adesso vediamo come va con il presidente e con gli sponsor. Già sapere che sono contenti è importante.
«Mille idee? Eh sì, quelle non mancano mai. Ma la mia idea principale è quella di lavorare bene per continuare a crescere. Per me questo è stato il punto di partenza, ma per farlo, come ho detto, la questione monetaria è centrale e tutti devono essere contenti di questo obiettivo».

«Faccio un esempio pratico. Questa estate a Livigno ad agosto c’erano dei team belgi di ciclocross che si allenavano, stavano facendo altura, già pensando alla stagione invernale. Se vogliamo fare il salto anche noi serve questo tipo d’impegno: stage, trasferte per le gare più importanti, materiali…».


La FAS Airport Service ha fornito due delle quattro pedine dell’oro nella mix ralay di Fayetteville. Qui la Persico dà il cambio alla Bramati
La FAS Airport Service ha fornito due delle quattro pedine dell’oro nella mix ralay di Fayetteville. Qui la Persico dà il cambio alla Bramati

Eva, Lucia e Silvia


Infine a Bramati strappiamo un giudizio flash anche sulle altre tre ragazze del team, visto che della Arzuffi ci ha già parlato: Eva Lechner, sua figlia Lucia e Silvia Persico.

«Eva – spiega Bramati – ha un po’ ciccato il mondiale, però va anche detto che si è ammalata in un periodo bruttissimo in ottica iridata e questo l’ha debilitata non poco. E infatti anche agli italiani non era in ottima condizione».


«Mia figlia Lucia, idem. Lei addirittura l’italiano neanche lo ha fatto. Ha preso un virus intestinale: in dieci giorni ha perso 3 chili. Io e Daniele Pontoni siamo convinti che lo abbia preso a Dendermonde. Lì c’era un vero “schifo” a terra e in certi casi se qualcosa ti va in bocca può creare dei problemi. In passato questo è già successo, non sarebbe la prima volta. So che è accaduto persino a gente che ha corso la Parigi-Roubaix».


«Di Silvia Persico il bronzo iridato me lo aspettavo sì e no. Sapendo anche che un paio di avversarie avrebbero corso con le under 23, e visto come era andata ad Hoogerheide, lei poteva cogliere l’occasione ed è stata davvero brava a correre come ha corso. A rendere il 100% nel giorno giusto.

«So che lei vuole puntare ancora di più sul ciclocross, ma adesso inizierà la stagione su strada. Credo che si fermerà un po’ prima proprio pensando alla successiva stagione di cross. Per questo motivo dovrò parlare bene anche con Davide Arzeni, il suo preparatore».



«Ma più che delle singole io torno a parlare del discorso del gruppo e all’idea di continuare a crescere tutti insieme. Perché riguardo a Lucia ci sta che lei debba crescere, è ancora una “bambina“. Già da questa settimana, tanto per rendere l’idea, è tornata a pensare alla scuola, alla maturità. E solo dopo tornerà a fare la ciclista a tempo pieno. Per i miglioramenti delle altre invece il discorso cambia. Non è solo fisiologico.

«Faccio un esempio: Silvia Persico, lei deve per me migliorare dal punto di vista tecnico. Ma su questa cosa non ci ho ancora mai lavorato. Nella mia testa perciò c’è l’idea di fare uno stage tecnico».

UAE Team ADQ, le donne in bici. I progetti di Gianetti

15.01.2022
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Il WorldTour femminile cresce, la UAE cresce ed ecco la UAE Team ADQ. E Mauro Gianetti, il team manager, della corazzata non ha mai nascosto i suoi piani e le ambizioni di questa squadra, o meglio, di questo gruppo. Ci sta lavorando e ci lavorerà ancora.

E allora insieme a lui andiamo a scoprire questo nuovo progetto “rosa”.

Già lo scorso Gianetti e il suo gruppo andarono negli Emirati per la promozione del ciclismo (Photo Fizza)
Già lo scorso Gianetti e il suo gruppo andarono negli Emirati per la promozione del ciclismo (Photo Fizza)
Mauro, come nasce l’avventura con questo team?

In generale il progetto UAE è un grande investimento. Un investimento in tutto: nei corridori, sul piano tecnologico, dei materiali, abbiamo ingegneri, abbiamo un biomeccanico che lavora al 100% con noi. E’ un qualcosa di corale. In tutto ciò la squadra maschile è parte del progetto di sviluppo del ciclismo negli Emirati Arabi. L’idea è di mettere le persone in bici. Siamo partiti con gli uomini ma non era un progetto esclusivo per loro. Noi pensiamo alla salute e al benessere, e questo è anche e soprattutto donna. Andare in bici è semplice, è bello, puoi farlo a qualsiasi ora, in compagnia o da sola. La bici è senso di libertà. Tutto ciò lo stiamo sviluppando da anni ed era arrivato il momento di avere anche una squadra femminile.

E quando è arrivato questo momento?

La scorsa estate. Di ritorno da Tokyo ci siamo fermati negli Emirati Arabi per mettere in piedi tutto ciò. C’era anche Tadej (Pogacar, ndr). Abbiamo iniziato a fare delle valutazioni e delle indagini di mercato. Abbiamo contattato diversi team e alla fine con la squadra (la Alè BTC Lubjana, ndr) di Alessia Piccolo e la sua Alè c’è stata l’opportunità ideale.

Perché l’opportunità ideale si è realizzata con loro?

Per loro stava diventando un po’ troppo impegnativo. Perché è vero che il ciclismo femminile sta diventando più importante, ma è anche più costoso. Noi inoltre cercavamo delle atlete di livello, che loro avevano. Pertanto l’occasione era ideale per entrambi. Da lì siamo partiti.

La Colnago VR3s in dotazione alle ragazze del nuovo team di Gianetti (foto Instagram – UAE ADQ)
La Colnago VR3s in dotazione alle ragazze del nuovo team di Gianetti (foto Instagram – UAE ADQ)
Che struttura avrete?

Anche per rispetto di chi c’era in precedenza, abbiamo lasciato esattamente lo stesso gruppo, ma ugualmente vi abbiamo posto Rubens Bertogliati come general manager. Abbiamo pensato che questa fosse la modalità migliore per iniziare. Ed è anche un modo per rispettare le idee di pensiero del Paese che ci rappresenta, un Paese molto accogliente.

Appunto, Mauro, cosa significa avere un team femminile in un Paese arabo?

Gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese straordinario. Vi dico solo che da questo 1° gennaio il weekend anche per loro è il sabato e la domenica, non più il giovedì e il venerdì come per gli altri Paesi arabi.

Davvero una grande apertura…

Spesso si fa confusione e si confondono gli Emirati Arabi con Arabia Saudita, Oman… Che non centrano “nulla” con gli Emirati. Negli Emirati c’è molta tolleranza. Basta pensare che il 90% della popolazione è straniera e che molte donne sono alla dirigenza di aziende importanti. E’ fuori che si ha l’impressione che siano una “marcia indietro”. Posso dire che spesso le donne sono più rispettate lì che altrove. Quindi per noi è davvero un grande stimolo avere una squadra femminile. 

Prima, Mauro, hai parlato anche di biomeccanica e di materiali. La vostra bici ha delle geometrie apposite per le donne?

La Colnago V3Rs comprende tutte le taglie, che siano per uomini o per donne. Vanno bene dall’atleta più piccolo al più grande. Le caratteristiche del carbonio però sono adattate a seconda delle misure del telaio stesso. In poche parole il telaio di Laengen, che è alto quasi 2 metri, è diverso da quello dello scalatore di 1,60 metri. Sono fibre particolari. Però ci tengo a dire anche una cosa, in Colnago si va a cercare il compromesso tra peso e rigidità, ma aggiungerei anche sicurezza. Per Colnago e per noi è la prima cosa: mai avere un telaio con 10 grammi in meno a scapito di qualità e sicurezza. 

La Bastianelli, già in Alé BTC Ljubljana, sarà alla ADQ. Altre italiane di spicco sono gli innesti di Magnaldi e Bertizzolo
La Bastianelli, già in Alé BTC Ljubljana, sarà alla ADQ. Altre italiane di spicco sono gli innesti di Magnaldi e Bertizzolo
La stagione 2022 ancora deve iniziare, ma già pensate a quella 2023 in qualche modo?

Si lavora sempre in ottica futura! Da quando il team è partito si pensa sempre a cosa fare per migliorare. Si osserva, si ascolta… Pensare di aver raggiunto il massimo sarebbe un errore. L’evoluzione è costante. E andare avanti è la costante del mio mestiere.

Mauro, che obiettivi vi ponete? Visto che è tornato anche il Tour femminile ci pensate ad una doppietta uomini e donne?

Sognare non costa nulla! Ma a me non piacciono troppo i sogni, preferisco gli obiettivi. Quelli puoi raggiungerli con il lavoro. Il nostro primo obiettivo appunto è quello di avere un gruppo solido attorno ai corridori, per supportarli al meglio al livello di staff e materiali. Nella ADQ abbiamo un gruppo misto: ragazze molto giovani e altre più esperte, come Marta Bastianelli e Mavi Garcia. Loro, insieme alle molte 19-20 enni sono un bel mix.