Bertolini Guerciotti 2021

Europei di cross, Pontoni suona la carica azzurra

05.11.2021
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Una rappresentativa di 22 convocati. Contingente presente quasi al completo in tutte le categorie, salvo che fra gli Elite, dove ci saranno i due big Gioele Bertolini (nella foto d’apertura) e Jakob Dorigoni. La squadra di Daniele Pontoni è pronta e già diretta verso il Col du Vam, teatro nel weekend dei Campionati Europei che rappresentano il primo grande appuntamento della stagione.

Il luogo della disfida ha avuto un peso non indifferente nelle scelte del Cittì friulano, che lo ha studiato nei particolari: «Quello degli Europei un percorso durissimo, questo è innegabile, io dico che è un mix tra i tracciati dei Mondiali di Valkenburg e quelli italiani di Sappada e Monte Prat. Non è tecnicissimo, ma ha altimetrie importanti, 30 metri a giro che alla fine si fanno sentire, con una salita al 18 per cento in acciottolato e un arrivo sempre in salita. Nella Ronde Van Drenthe, la gara femminile del World Tour, hanno affrontato la parte finale del circuito per tre volte e quella salita faceva male».

Iserbyt Europei 2020
Eli Iserbyt è il campione uscente, viene da 3 successi nelle ultime 5 uscite. Si riconfermerà?
Iserbyt Europei 2020
Eli Iserbyt è il campione uscente, viene da 3 successi nelle ultime 5 uscite. Si riconfermerà?
Che squadra è quella azzurra?

Una formazione ambiziosa, soprattutto nelle categorie giovanili e il fatto che in una rassegna ufficiale tornino le gare loro riservate è per me il tema principale della rassegna, ci riappropriamo dell’essenza del ciclocross messa da parte nell’ultima stagione. Sui giovani però c’è da fare un discorso a parte: con loro sono stato molto chiaro, infatti nella successiva tappa di Coppa del Mondo a Tabor, aperta alle loro categorie, ci saranno atleti diversi dagli Europei perché voglio che ci sia una rotazione e tutti devono fare esperienze internazionali, capire che cosa significa gareggiare ad alto livello. Abbiamo numeri qualitativamente importanti e tutti devono avere le loro occasioni.

Lo scorso anno pensi che la pandemia abbia privato il movimento di quale risultato internazionale importante?

Sicuramente. Avevamo ad esempio un movimento junior maschile eccezionale, penso a Masciarelli ma anche ad Agostinacchio, Olivo, Fede e altri. Potevamo lasciare un segno, ma dall’altra parte so anche che il percorso dei Mondiali di Ostenda non era fatto per le nostre caratteristiche e avremmo fatto fatica. Resta comunque il fatto che abbiamo un bacino di talenti molto promettente sul quale dobbiamo lavorare.

Toneatti Brugherio 2021
Dopo l’ottima esperienza americana Toneatti ha vinto l’Internazionale di Brugherio (foto Billiani)
Toneatti Brugherio 2021
Dopo l’ottima esperienza americana Toneatti ha vinto l’Internazionale di Brugherio (foto Billiani)
Che cosa ti aspetti oggi in quelle stesse categorie?

Le prospettive sono buone, ma solo la gara potrà dare i responsi giusti perché noi come gli altri partiamo al buio. Io ho guardato gare internazionali, ho studiato resoconti, mi sono fatto un’idea su chi saranno i favoriti in ogni categoria, ma mai come quest’anno si parte senza una precisa base data dai confronti precedenti. Io sono comunque convinto che nelle due prove junior possiamo dire la nostra, Paletti e la Corvi possono davvero conquistare qualcosa d’importante.

Anche nelle gare Under 23 pensi che siamo in lizza per il podio?

Penso proprio di sì, qui abbiamo già riscontri più freschi soprattutto in campo femminile con la Realini che in America ha fatto molto bene e con un po’ di fortuna può giocarsela alla pari con le olandesi, ma non vanno sottovalutati neanche i maschi, Fontana e Toneatti arrivano all’appuntamento nella forma giusta e con la giusta esperienza. Sarà fondamentale vedere il loro approccio con il percorso, nelle prove prima della gara.

Gaia Realini, Europei ciclocross, s'Hertogenbosch, 2020
Gaia Realini sarà una delle punte azzurre, in gara domenica fra le Under 23
Gaia Realini, Europei ciclocross, s'Hertogenbosch, 2020
Gaia Realini sarà una delle punte azzurre, in gara domenica fra le Under 23
Venendo alle Elite femminili, se guardiamo le prime prove di Coppa vediamo che dietro l’armata olandese, l’Italia è quella che ha una forza d’urto maggiore, se ci fosse una classifica a squadre saremmo tranquillamente secondi…

E’ vero perché abbiamo una costanza di rendimento medio-alta e le tre consecutive Top 10 conquistate sempre da atlete diverse (Lechner, Arzuffi, Persico in sequenza) lo dimostra. Ma non abbiamo più solo loro: la Teocchi ad esempio agli Europei non c’è perché ha ripreso da poco, ma è del gruppo, lo stesso dicasi per Gariboldi e Bulleri che nelle loro uscite internazionali mi sono piaciute. Ecco, vorrei che fosse sottolineato il fatto che da parte dei team c’è un atteggiamento nuovo, aperto all’estero: a Tabor ci saranno più team italiani presenti e questo è per me un grande aiuto.

Che cosa ti aspetti da Bertolini e Dorigoni?

Io sono convinto che faranno una bellissima figura. Guardo Bertolini e ripenso alla sua prova iridata di Valkenburg, questa volta il percorso può aiutarlo a ottenere qualcosa di simile. E’ in buona condizione, al Guerciotti lo ha dimostrato, arriva nella forma giusta. Per me entrambi sono in grado di entrare fra i primi 10 e sarebbe un grande segnale per il movimento.

Arzuffi Waterloo 2021
Con la Arzuffi, ma anche con Lechner e Persico l’obiettivo è la Top 10 fra le elite
Arzuffi Waterloo 2021
Con la Arzuffi, ma anche con Lechner e Persico l’obiettivo è la Top 10 fra le elite
Che cosa dirai ai ragazzi prima della partenza?

Io dico che sempre che nelle gare di un giorno può succedere di tutto. Ricordo sempre l’esempio di Bradbury, l’australiano che vinse l’oro olimpico nello short track: non era il favorito, anzi non era neanche da considerare per il podio, eppure le cose si misero in modo tale che la sua giornata di grazia lo portò al massimo risultato possibile. Una giornata simile per arrivare per tutti, prima o poi e perché non agli Europei sabato o domenica?

Bielli, da Scotti a Pontoni e in mezzo… il ciclismo indoor

04.11.2021
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Billo, al secolo Luigi Bielli da Siena ma di padre abruzzese, che lavorò sul set del film su Bartali e spiegò a Favino cosa sia un ciclista (foto di apertura), è passato dall’essere collaboratore di Fausto Scotti, con cui lavorava dal 2005, allo stesso ruolo con Daniele Pontoni. Eppure, quando l’altro giorno all’annuncio dei nuovi tecnici è stato detto che è anche il tecnico azzurro del ciclismo indoor, più di qualcuno è saltato dalla sedia. Un po’ perché forse non tutti sanno cosa sia il ciclismo indoor e poi perché probabilmente si ignora che l’Italia ha addirittura una nazionale.

«Ma io in realtà il ciclismo indoor ce l’avevo già – ride Billo – solo che questa volta se ne è parlato in pubblico con l’idea di valorizzarlo. Sono discipline molto popolari nel Nord Europa, fra Svizzera, Austria, Germania, Ungheria. Da noi non sono mai decollate, perché le abbiamo sempre considerate di nicchia. Lassù invece, con inverni molto freddi, si fanno solo gli sport al chiuso e allora si ritrovano con tanto pubblico per le esibizioni di ciclismo artistico e le partite di ciclopalla. Domenica scorsa si sono fatti i mondiali a Stoccarda…».

Chi sono gli italiani di queste specialità?

Ragazzi e ragazze nati all’estero, che hanno doppio passaporto e che finalmente possono indossare la maglia azzurra. Il primo si chiama Marco Gaggio, che ha cominciato nel 2012 a Dusseldorf e adesso fa il tecnico. Lui per vestire l’azzurro le prime volte usava una maglia della nazionale di calcio con lo scudetto. Poi ci sono le sorelle Zubner di Berlino, che fanno il doppio con evoluzioni anche pericolose. E poi una ragazza giovane di 19 anni che si chiama Magdalena Yukiko Muller, che ha partecipato ai mondiali. Vengono a fare la visita di idoneità a Bressanone e gareggiano come atleti azzurri.

In cosa consistono le gare?

Il ciclopalla sono delle partite con gironi, l’artistico sono gare singole o con più atleti. In cinque minuti devono fare 30 esercizi con coefficienti di difficoltà dichiarati, con penalità nel caso commettano errori o non completino il programma. Agli europei di Glasgow in cui si disputeranno tutte le discipline del ciclismo, ci saremo anche noi.

Come fai col ciclocross?

Per fortuna Pontoni ha potuto essere sui campi di gara e io sono rientrato appena finiti i mondiali. 

Scotti Bielli
Una foto dai mondiali di cross 2016 a Pont Chateau: a sinistra il cittì Scotti e a destra Bielli
Scotti Bielli
Una foto dai mondiali di cross 2016 a Pont Chateau: a sinistra il cittì Scotti e a destra Bielli
Come è stato il passaggio da Scotti a Pontoni?

Daniele è una cima, è avanti a tutti. Programma ogni cosa. Magari è ancora nella fase in cui prende le misure, ma non gli sfugge niente. Agli atleti parla molto chiaramente delle sue scelte. Da una parte li motiva, dall’altra prima delle gare di osservazione gli spiega chiaramente che cosa si aspetta perché possano essere convocati. Glielo dice in faccia, nessun segreto o sorprese successive. Sta attento ai particolari…

Ad esempio?

Se in gara si scolla il tubolare, forse il corridore non è stato abbastanza attento alla bici. Perché è vero che quella è responsabilità del meccanico, ma un corridore che punta a fare bene a certi livelli deve controllare tutto, baciare la bici, ispezionarla millimetro per millimetro. Un conto è la foratura, altro la gomma che si stacca.

Come avete preparato gli europei?

Siamo andati a Col du Vam per vedere la logistica e per studiare i percorsi. Poi siamo tornati e abbiamo riferito alle squadre e agli atleti quali potrebbero essere le condizioni in caso di freddo e vento laterale e quanto siano dure le salite. Hanno avuto tre settimane di tempo per farsi trovare pronti. E in base ai risultati si è fatta la scelta. La maglia azzurra è per pochi selezionati e vincenti, la nostra nazionale deve tornare in alto.

«Pontoni ha un bellissimo rapporto con gli alteti – dice Bielli – parla molto chiaro con tutti»
«Pontoni ha un bellissimo rapporto con gli alteti – dice Bielli – parla molto chiaro con tutti»
Abbiamo buone chance?

Abbiamo tanti atleti di ottimo livello, su tutte Gaia Realini, che ha la sfortuna di trovarsi davanti un muro come la Vas, che è pure giovanissima.

Vedi continuità tra il lavoro di Scotti e quello di Pontoni?

Direi di sì. A parte gli junior di primo anno che arrivano alla nazionale per la prima volta, il resto del gruppo è composto dalla nazionale di Fausto, da Bertolini a Dorigoni, passando per Lucia Bramati e Filippo Fontana. I due hanno anche collaborato di recente.

Nel fare cosa?

Scotti organizza il Giro d’Italia Ciclocross e Daniele gli ha chiesto di fare qualche modifica ai percorsi per poter valutare meglio gli atleti degli europei e lui l’ha assecondato. Fausto l’hanno attaccato, ma è stato un bravo tecnico. Bravissimo per organizzare le trasferte, poi può aver commesso dei piccoli errori. Ma non è facile. Si lavora per il bene dei ragazzi e nessuno di noi è infallibile.

Fayetteville gradini 2021

Pontoni: «Visto il percorso. Ai mondiali saremo competitivi»

24.10.2021
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La trasferta americana di Coppa del Mondo si è chiusa, già il circuito Uci prevede per la domenica la prima prova europea a Zonhoven, ma intanto il neocittì Daniele Pontoni ha riposto nella sua cartella fogli e fogli di appunti, legati alla seconda delle prove della Coppa, quella disputata a Fayetteville, dove a fine gennaio del 2022 si assegneranno i titoli mondiali della specialità.

Parlando del percorso, Daniele si esalta, perché ha trovato sensazioni che gli hanno riportato bei ricordi: «E’ un tracciato bellissimo e noi abbiamo avuto una grande fortuna: quella di affrontarlo sia in condizioni di terreno asciutto e bel tempo, alla vigilia, sia con fango e pioggia nel giorno di gara il che ci ha dato numerose indicazioni».

Fayetteville 2021
Un particolare della zona di gara: a Fayetteville gran parte del tracciato è stato costruito appositamente
Fayetteville 2021
Un particolare della zona di gara: a Fayetteville gran parte del tracciato è stato costruito appositamente
Che cosa c’è scritto sui tuoi appunti?

Innanzitutto che è un tracciato che non ti lascia respirare, è molto impegnativo soprattutto se capiterà una giornata come quella della gara di Coppa, soprattutto quando sono scese in gara le donne. Fai fatica a fare la differenza se non sei al massimo della condizione. Nella prima parte c’è una lunga discesa che porta a una salita verso i box, ma la seconda parte è più difficile.

Perché?

Innanzitutto ti trovi di fronte una salita che tocca punte del 20 per cento di pendenza dove c’è il rischio di dover mettere piede a terra, poi tra il 1° e il 2° box ci sono continui saliscendi e una scalinata di ben 34 gradini che alla lunga si farà sentire sulle gambe dei corridori anche perché non sono gradini regolari quindi è importante anche curare l’appoggio.

Vos Fayetteville 2021
Marianne Vos impegnata sui famosi 34 gradini: l’olandese, quarta, si è rifatta a Iowa City
Vos Fayetteville 2021
Marianne Vos impegnata sui famosi 34 gradini: l’olandese, quarta, si è rifatta a Iowa City
Ti ha sorpreso una scalinata così lunga? Non sempre se ne trovano di simili…

Non è una novità, in passato ci sono stati percorsi anche con 100 gradini e oltre, ricordo ad esempio che a Diegem nel 1991 mi trovai di fronte una scalinata che non finiva davvero più… La particolarità del tracciato è un’altra: è quasi tutto artificiale. Anche l’erba è stata portata e posta sul percorso con giganteschi rotoli, esattamente come si fa con gli stadi di calcio. Gli organizzatori hanno fatto un lavoro enorme, questo era per loro un test fondamentale per capire come muoversi ora in vista dei Mondiali. 

Che indicazioni ne hai tratto in funzione dei tuoi ragazzi?

Non dovremo sbagliare nulla, in termini di preparazione, i ragazzi dovranno essere al massimo se vorranno ben figurare. Il tracciato li ha impressionati non poco: Gaia Realini (che ha chiuso 15esima, quinta fra le Under 23) mi ha detto che le sembrava di scalare l’Everest…

Azzurri Fayetteville 2021
Il gruppo azzurro presente in America: buoni risultati e tante indicazioni per i mondiali (foto FCI)
Azzurri Fayetteville 2021
Il gruppo azzurro presente in America: buoni risultati e tante indicazioni per i mondiali (foto FCI)
I ragazzi come hanno gestito questa trasferta?

E’ stata un’esperienza molto importante per loro. Nel complesso i risultati mi hanno soddisfatto, anche se chiaramente si può fare sempre meglio, le ragazze ad esempio sono andate benissimo nella prima tappa e poi in leggero calando, ma in questo periodo della stagione è normalissimo. A Fayetteville, ad esempio, Toneatti ha forato al primo giro ripartendo dalla 40esima posizione, poi ha avuto un altro problema meccanico, eppure ha chiuso comunque 17° e anche Masciarelli, partito dalla penultima fila ha mantenuto un rendimento costante che era quello che gli si chiedeva. 

Allarghiamo un po’ il discorso: ti sei già fatto un’idea di quali saranno i protagonisti della gara iridata? Partiamo dalle donne…

Non si esce dall’ordine di arrivo, che ha visto la campionessa mondiale Brand precedere l’altra olandese Betsema e l’americana Honsinger. Ecco, bisognerà fare attenzione alle padrone di casa proprio perché corrono su un percorso che conosceranno a memoria e si adatteranno meglio delle stesse olandesi. La Vos ha chiuso quarta, ma ha avuto qualche problema alla bici tanto è vero che 4 giorni dopo nella tappa di Iowa City è tornata a dettare legge.

Fayetteville Hermans 2021
L’arrivo vittorioso di Hermans nella prova di Coppa (foto D.Mable/CXMagazine)
Fayetteville Hermans 2021
L’arrivo vittorioso di Hermans nella prova di Coppa (foto D.Mable/CXMagazine)
E per quel che riguarda gli uomini?

Qui il discorso è diverso, i 3 Tenori sono sopra tutti: Van Der Poel, Van Aert e Pidcock, se come presumibile arriveranno al massimo della forma, faranno corsa a sé, anche se Quinten Hermans, vincitore in Coppa del mondo, mi ha impressionato proprio per come si è adattato a quel tracciato e penso che potrà dire la sua più di Iserbyt, vincitore di due delle tre tappe americane, che però andrà verificato più avanti nel suo rendimento, proprio quando arriveranno gli stradisti.

In base a quel che hai visto, sei più o meno ottimista?

Ribadisco che dovremo prepararci come si deve e la nostra fortuna è che i percorsi italiani non sono poi così diversi da quelli che abbiamo trovato oltreoceano. A oggi potrei dire che almeno in tre categorie saremo decisamente competitivi e non vado oltre, ma non dobbiamo dimenticare che siamo solamente a ottobre. Intanto la trasferta è servita anche per trovare la giusta collocazione logistica, abbiamo affittato un hotel a soli 7 chilometri dal percorso di gara: un buon risultato passa anche per queste cose…

Celestino, Pontoni e una strana (ma bella) collaborazione

13.10.2021
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«Pronto Mirko? Sono Daniele mi farebbe piacere collaborare con te e vedere come lavori». Una telefonata nel bel mezzo dell’estate: Daniele Pontoni chiama Mirko Celestino ed ecco che nasce un bel progetto, che è già una bella storia. Un tecnico, anzi un cittì che aiuta l’altro. Finora si era visto poco, almeno in certe misure. Quasi solo con Villa e Cassani, quindi strada e pista, ma qualcosa sta cambiando. Vuoi per le direttive della Fci, vuoi per il buonsenso dei tecnici stessi, ma Celestino e Pontoni una mano se la sono data e se la daranno.

Pontoni Colledani
Pontoni è cittì del cross da questa estate. Per il friulano un grande passato anche nella Mtb
Pontoni Colledani
Pontoni è cittì del cross da questa estate. Per il friulano un grande passato anche nella Mtb

Il lavoro del cittì

Davvero è così? E perché? Vogliamo sapere come è andata e lo chiediamo proprio a Celestino.

«E’ vero – ammette Celestino – c’è una collaborazione come non c’era mai stata prima. Io sui campi del cross e Pontoni su quelli della mountain bike. E’ la nuova direzione…

«”Ponto” ha una fortuna che io non ho avuto e cioè qualcuno che possa stargli vicino nei suoi inizi da commissario tecnico. Non si tratta infatti di fare “solo” il direttore sportivo, vale e a dire fare le convocazioni e dare le direttive per la gara. No, un cittì deve gestire il budget, organizzare la trasferta, gestire il magazzino… Io ormai sono cinque anni che ricopro questo ruolo e mi sono fatto le ossa. Ma all’inizio è stata dura. Quando ci siamo sentiti Daniele mi ha detto: aiutami su queste cose perché sono inesperto. Lui ha sempre avuto il suo club, ma la nazionale è tutt’altra cosa».

Celestino in Francia? E Pontoni (a destra) fa le veci del cittì alla Mythos Primiero di Massimo Panighel (al suo fianco)
Celstino in Francia e Ponti fa il “cittì della mtb” alla Mythos. Eccolo con Panighel e Simoni

Primo passo in Serbia

E così succede che i due tecnici questa estate si ritrovino a braccetto in Serbia, in occasione del campionato europeo marathon (foto in apertura). Le sensazioni sono subito positive da entrambi le parti. Tanto che qualche settimana dopo in occasione delle premondiali indicate da Celestino stesso c’è una concomitanza tra due marathon. E così Mirko va in Francia alla Forestiere e Daniele a Fiera di Primiero, per la Mythos.

«La verità – continua Celestino – è che alla fine serve gente che sta sul campo, gente che ti aiuta e che contribuisce a limare lo stress di una trasferta, che faccia anche il lavoro sporco e si rimbocchi le maniche. Venendo in Serbia, Ponto ha potuto vedere come andavano gestite alcune cose. Doveva venire anche al mondiale di Capoliveri, ma poi era troppo imminente la sua partenza per la Coppa del mondo di ciclocross in America. No, no… devo dire che siamo già amici e che questa collaborazione farà bene ad entrambi».

E sì, perché anche Celestino ha teso la mano. Mirko si è detto disponibile ad andare sui campi del ciclocross. senza contare che possono dare uno sguardo dal vivo anche agli atleti. Pensiamo solo ai biker che d’inverno fanno ciclocross.

«Esatto: andrò ad aiutarlo nel ciclocross. Anche se non è il mio mondo, lo ammetto. Gli ho detto: tu mi dici cosa devo fare e io lo faccio». A prescindere dalla battuta, che ricorda quella del comico di Zelig, emerge lo spirito di collaborazione anche da parte di Celestino.

Celestino è tecnico della nazionale Mtb da cinque anni. Segue tre specialità (uomini e donne): cross country, marathon ed eliminator
Celestino è tecnico della nazionale Mtb da 5 anni. Segue tre specialità (uomini e donne): cross country, marathon ed eliminator

Due ragazzi umili

Stima e fiducia reciproca per due caratteri e due storie che tutto sommato si somigliano: vocazione verso il lavoro, una lunga e prosperosa carriera da atleti e una buona dose di umiltà.

«Pontoni non lo conoscevo – conclude Celestino – Sapevo chi fosse, qualche parola di circostanza ma nulla più. Ma è bastato poco per capirci. E’ una di quelle persone che basta che ci stai quattro ore e sembra che lo conosci da una vita. E la cosa bella è che ho notato che questa sintonia si è creata anche con il mio staff. Lui mi ha detto: che bel gruppo che hai intorno a te, Mirko. C’è gente che dà l’anima. Si vede che lavorano non solo perché possano dire “sono stato in nazionale”, ma proprio perché ci credono.

«Pensate che anche i miei collaboratori hanno detto che in caso di chiamata sono pronti ad aiutare Pontoni. Quella telefonata l’avrei dovuta fare io!». 

Jesolo 2021

Stagione in partenza, Pontoni traccia la linea

07.10.2021
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Si comincia. Domenica a Jesolo con la prima tappa di Coppa Europa (foto di apertura, vittorie per Nadir Colledani e Eva Lechner) la stagione del cross è entrata ufficialmente nel vivo, ma non c’è stato neanche il tempo di guardare le classifiche che subito Pontoni e la nazionale hanno preparato le valigie per la lunga trasferta verso gli Stati Uniti, dove da domenica andranno in scena ben 3 tappe di Coppa del mondo nello spazio di una settimana, primi appuntamenti della challenge completamente rimodernata e gonfiata nel suo numero di gare: ben 16.

Il neoresponsabile del settore Daniele Pontoni ha spinto fortemente per programmare la trasferta, a dispetto degli indubbi oneri economici e la Fci lo ha accontentato: «Devo dire grazie alla sensibilità dei dirigenti che hanno capito quanto questo viaggio sia importante. La seconda delle tre tappe sarà sul percorso dei mondiali, avremo così modo di studiarlo nei particolari, conoscerlo e prendere le misure. Andremo con una rappresentativa contenuta nei numeri, ma fatta da ragazzi che hanno già mostrato di avere una buona condizione, adatta al momento considerando che siamo all’inizio e gli appuntamenti che contano davvero sono ancora lontani».

Realini Jesolo 2021
Eva Lechner inseguita da Gaia Realini: le due stelle del cross italiano a Jesolo hanno già mostrato cose buone
Realini Jesolo 2021
Eva Lechner inseguita da Gaia Realini: le due stelle del cross italiano a Jesolo hanno già mostrato cose buone
Si comincia quando la stagione su strada è ancora in corsa…

E’ un fattore che ormai è normale in questo calendario ciclistico senza sosta. La Arzuffi e la Realini hanno svolto molta attività nel corso dell’anno, Toneatti si è dedicato alla Mtb mentre Masciarelli ha già fatto qualche uscita nel ciclocross, ma anche lui ha gareggiato molto su strada. Non è un problema, anzi rientra nell’ottica della multidisciplinarietà che dobbiamo assolutamente perseguire. I ragazzi comunque erano stati preallertati già da oltre un mese e hanno avuto modo e tempo per raggiungere un grado di forma adeguato all’impegno.

Un calendario così ricco (oltre alla Coppa, ci sono 8 tappe di Superprestige e di X2O Trophee e in ambito italiano 7 tappe del Giro d’Italia più altre 23 prove nazionali) non costituisce un’enormità in relazione ai numeri del movimento?

Io sono sempre stato convinto che è meglio l’abbondanza della miseria. Sta ai team e agli atleti sapersi gestire, saper scegliere gli appuntamenti giusti e soprattutto focalizzare gli obiettivi. Avere due prove nazionali ogni domenica non è uno svantaggio, consente ai team di poter fare attività avendo un buon ambito di scelte. Non dimentichiamoci che veniamo da una stagione nella quale ogni appuntamento era a rischio, si è navigato nell’incertezza assoluta. Ora c’è più possibilità di gestirsi.

Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni (qui con Bryan Olivo) farà il suo esordio da cittì domenica a Waterloo (USA)
Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni (qui con Bryan Olivo) farà il suo esordio da cittì domenica a Waterloo (USA)
E’ pur vero però che con un accavallarsi dei calendari, il risultato sarà che quel che vedremo a inizio stagione nel ciclocross non corrisponderà ai valori dei mondiali…

Si è già visto e sarà ancora così, sempre di più, ma non è detto che sia un male – risponde Pontoni – inizialmente si andranno a stabilire gerarchie che poi giocoforza saranno rimesse in discussione quando arriveranno i big, presumibilmente non prima di novembre. Guardate cos’è successo lo scorso anno, con Iserbyt protagonista assoluto fino agli europei e poi molto meno brillante quando sono entrati in scena i vari Van der Poel, Van Aert e Pidcock. Dobbiamo abituarci a questo e nel futuro le cose cambieranno ancora.

Come?

Io penso che non ora, ma fra 2-3 anni dovremo fare i conti anche con una nuova specialità, la gravel, che avrà sue gare e suoi interpreti che poi si travaseranno nelle altre discipline e viceversa. Per questo è fondamentale che atleti e team imparino a programmarsi, tenendo anche nel dovuto conto i momenti di totale stacco dall’attività e questo vale per tutte le discipline.

Iserbyt Lokeren 2021
Privo della concorrenza dei 3 Tenori, Eli Iserbyt ha subito vinto al Rapencross di Lokeren
Iserbyt Lokeren 2021
Privo della concorrenza dei 3 Tenori, Eli Iserbyt ha subito vinto al Rapencross di Lokeren
In base a queste tue prime settimane nel nuovo incarico, come sono i rapporti fra strada e offroad, c’è sempre diffidenza dal mondo dei professionisti?

Io dico che le cose stanno cambiando. Vi porto un esempio: Mirko Celestino, il tecnico della Mtb, ha voluto la mia collaborazione per europei e mondiali di cross country e io farò lo stesso per le gare titolate nel ciclocross. C’è dialogo fra tutte le componenti tecniche, su questo la Federazione è stata chiara.

Vero, però poi capitano casi come quello di Francesca Baroni che vive in un conflitto fra i team di strada e ciclocross che potrebbe portarla ad abbandonare l’attività…

E’ un caso delicato che potrà risolversi sono trovando un punto di equilibrio fra atleta e team su strada. Io posso dire che con Francesca ci siamo sentiti spesso e lei sa qual è il suo posto nella nazionale di Pontoni e Bielli, poi rispetteremo le sue scelte, ma sa che l’aspettiamo e che siamo una grande famiglia della quale lei fa parte. Sulla vicenda non voglio dare giudizi, spero solo che tutto si risolva per il meglio. Deve però essere chiaro che non è una vicenda che rispecchia un generale sistema di convivenza fra le varie attività, teso alla collaborazione.

Van Aert VDP 2021
Van Aert e Van Der Poel: ancora in gara su strada, nel ciclocross torneranno forse a novembre
Van Aert VDP 2021
Van Aert e Van Der Poel: ancora in gara su strada, nel ciclocross torneranno forse a novembre
Un’altra novità di queste settimane è l’approdo di Bertolini alla Selle Italia Guerciotti di Dorigoni: per i due più forti del momento essere nella stessa squadra è un vantaggio o no?

Rientriamo nel discorso di prima: se hai più eventi puoi anche decidere di mandarli in gare diverse e farli incontrare solamente in alcuni appuntamenti. Sono due ragazzi ormai maturi, che fanno parte del team forse più preparato in Italia, nel quale ho corso anch’io e so bene come si muovono, con quale professionalità, come sono attrezzati.

Secondo te i tempi sono maturi per abbattere la tanto vituperata diarchia Belgio-Olanda?

No, non ora – sentenzia Pontoni – ma sicuramente si sta lavorando per questo. In tale ottica vedo molto di buon occhio la Coppa Europa, che allarga la base continentale a Paesi non di primissimo piano, ma rendiamoci conto che abbiamo a che fare con realtà che per numeri di praticanti e mezzi sono nettamente avanti. Io sono ottimista e dico che ci si arriverà, ma col tempo.

Pidcock Mtb Tokyo 2021

Pontoni, visto Pidcock che capacità di guida?

01.08.2021
4 min
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A mente fredda, che cosa ha permesso a Tom Pidcock di conquistare la medaglia d’oro olimpica nella Mtb? Messa da parte la concitazione del momento e delle ore immediatamente successive, rileggendo la gara è facile notare come il britannico abbia potuto godere di un elemento in più rispetto agli specialisti puri: la sua capacità di guida, che gli permetteva di guadagnare terreno nei tratti più difficili, nelle discese più tecniche, nei passaggi sui pietroni che hanno messo in crisi anche affermati campioni.

Pidcock Vdp Tokyo 2021
Pidcock vede cadere Van Der Poel davanti a sé: quel passaggio così difficile farà la differenza per il britannico
Pidcock Vdp Tokyo 2021
Pidcock vede cadere Van Der Poel davanti a sé: quel passaggio così difficile farà la differenza per il britannico

Una lettura che trova d’accordo il nuovo cittì della nazionale italiana di ciclocross Daniele Pontoni e dalla quale prendiamo il via per parlare anche del futuro del britannico: «E’ indubbio che Pidcock avesse qualcosa in più nella guida, infatti guadagnava nei tratti più tecnici perdendo poi nei passaggi più pedalabili. Questa andatura a elastico è stata frutto di tattica o solo di diverse caratteristiche tecniche? Probabilmente lo sa solo lui, io comunque già all’inizio del secondo giro ero sicuro della sua vittoria».

Questa capacità di guida gli deriva dalla sua pratica del ciclocross?

Sicuramente l’attività sui prati gli ha fornito un bagaglio importante, ma bisogna considerare anche quel che gli ha dato madre natura. Pidcock ha un baricentro basso che gli permetteva di affrontare al meglio i passaggi più tecnici, soprattutto i passaggi su sassi che hanno messo in difficoltà tanti.

Pidcock Lussemburgo 2017
La prima vera apparizione di Tom Pidcock, vincitore ai mondiali di ciclocross juniores 2017
Pidcock Lussemburgo 2017
La prima vera apparizione di Tom Pidcock, vincitore ai mondiali di ciclocross juniores 2017
I vantaggi visti nella Mtb possono emergere anche su strada?

Domanda complessa: ricordo quando lo vidi per la prima volta, ai mondiali di ciclocross 2017 in Lussemburgo, gara junior, il classico corridore che lo vedi e ti chedi: «Ma questo da dove è uscito fuori?». Quello che ha fatto su strada mi ha stupito enormemente, soprattutto per quanto fatto in breve tempo, così giovane. E’ come Van Der Poel: qualsiasi bici inforca, riesce ad emergere. Poi non va dimenticato chi è dietro di lui, lo staff, la squadra della Ineos Grenadiers che lo supporta al 100 per cento e che gli permette di tradurre su strada la sua capacità muscolare.

Parlavi prima di baricentro basso: è sempre un vantaggio?

Dipende dal percorso e dalle condizioni climatiche: su tracciati fangosi e ghiacciati, nei tratti più tecnici ha sicuramente un vantaggio, nei piattoni è diverso e il vantaggio svanisce.

Ora Pidcock è atteso alla Vuelta e poi ai mondiali in Belgio, su strade che lo hanno già messo in ouce
Ora Pidcock è atteso alla Vuelta e poi ai mondiali in Belgio, su strade che lo hanno già messo in ouce
Secondo te dopo questo oro che cosa farà: già si sa che ora tornerà alla strada e farà la Vuelta, ma si farà rivedere in Mtb?

Diciamo che non la mollerà del tutto, è probabile che voglia difendere il titolo a Parigi 2024, ma certamente si dedicherà di più a strada e ciclocross, Magari programmerà qualche incursione d’estate per i grandi appuntamenti titolati, ma il calendario dovrà essere studiato approfonditamente.

In Italia troveremo un Pidcock?

Sì, se lo naturalizziamo… Scherzi a parte, è molto presto per noi. Abbiamo delle buone leve fra esordienti e allievi, ma è prematuro dare giudizi di merito, devono lavorare. Anche agli Europei Giovanili di Mtb in Val d’Aosta si è visto che ci sono nazioni nettamente avanti nella struttura, nell’approccio al ciclismo moderno. Noi dobbiamo formare gli atleti del futuro con progetti a lungo termine, che contemplino l’attività a 360 gradi.

Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Pontoni, nuovo cittì azzurro, sta preparando l’inizio della stagione di Coppa del mondo
Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Pontoni, nuovo cittì azzurro, sta preparando l’inizio della stagione di Coppa del mondo
Intanto la stagione del ciclocross inizierà presto, porterai i ragazzi alle prime prove di Coppa del mondo negli Usa?

Il progetto è quello, avere 4-5 ragazzi da portare anche per visionare percorso e logistica dei prossimi mondiali. I ragazzi saranno divisi fra i due sessi e verranno anche da altre attività attuali, Mtb o strada. E’ presto per fare dei nomi, ma sto valutando tutta una serie di situazioni.

La prossima stagione si preannuncia molto ricca, tra la Coppa del mondo allargata e l’introduzione della Coppa Europa: c’è materiale sufficiente per coprire tutti gli eventi?

Io sono sempre stato convinto che è meglio avere tanta scelta, poi starà ai tecnici, sia nazionali che di società, indirizzare i ragazzi verso gli appuntamenti giusti. D’inverno ci possono essere tante variabili, tra infortuni e malanni di stagione che cambiano i programmi. Noi dobbiamo pensare a un discorso complessivo e avere tante possibilità è un aiuto.

Pontoni Colledani

Pontoni è già al lavoro: «Ho un bel progetto in mente…»

28.06.2021
4 min
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Toccherà al due volte campione del mondo Daniele Pontoni assumersi la responsabilità del ciclocross nazionale, attraverso tre anni che nella sua testa ha già disegnato come fosse un circuito di gara, dove spingere e dove rallentare, dove tirare e dove forzare la mano. C’è un progetto alla base di tutto ed è su questo che andrà avanti nel suo cammino, per dare nuovo impulso al settore.

Quando gli è arrivata la proposta, Daniele si è emozionato, ma poi ha dovuto pensare a che cosa questo comportava, soprattutto agli incarichi da lasciare in funzione del nuovo, a cominciare dal suo team, DP66, colonna dell’attività ciclocrossistica italiana, una creatura che lascia in buone mani: «Se non avessi saputo che persone fidate avrebbero preso in mano la squadra, dal presidente Michele Casasola ad Achille Santin, avrei avuto qualche remora, invece so che il team continuerà a crescere e rimarremo in contatto».

Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni insieme a Bryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplina
Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Bryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplina
La tua regione, il Friuli Venezia Giulia, è un riferimento assoluto nel mondo dell’offroad…

Ci sono molti team di valore il che significa molti atleti, ma il mio sguardo non è più legato solo al Friuli, io voglio essere il cittì di tutti, avere una visione d’insieme sulla base di un programma condiviso, che porterò avanti con il mio staff.

Che situazione trovi all’atto dell’insediamento?

I numeri sono sotto gli occhi di tutti, abbiamo un’autentica esplosione di attività giovanile che andrà gestita con attenzione, ma credo che i numeri cresceranno ancora. Parlo da genitore: portare un ragazzino a fare ciclocross come Bmx, Mtb, pista è molto più sicuro che farlo pedalare su strada e questo concetto deve essere una stella polare per noi. Certo, le cadute ci sono sempre e quindi i pericoli, ma l’attrattiva è enorme e la maggiore sicurezza è una garanzia.

Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Nel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un Superprestige
Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Nel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un Superprestige
E dal punto di vista tecnico?

E’ chiaro che non abbiamo i Van Der Poel o i Van Aert, ma quelli sono extraterrestri. Noi abbiamo ragazzi che possono farsi valere, ma anzi dico di più: il Covid ci ha penalizzato, agli ultimi mondiali avremmo avuto una nazionale junior in grado di stupire tutti, quei ragazzi sono stati privati di una grande opportunità, ma so che nell’arco di 2-3 anni, con un’oculata programmazione condivisa con i club, si riprenderanno tutto con gli interessi.

Non possiamo nasconderci però che ti accingi a un compito difficile com’è sempre stato nel ciclocross, dove a differenza dell’estero da noi manca una cultura che consenta di unirlo all’attività su strada. Pensi che anche tu ti troverai a combattere contro i mulini a vento?

No, non voglio crederci, non voglio che questo incarico nasca sotto gli auspici di una battaglia. Dobbiamo avere una visione d’insieme, guardando non al ciclocross in quanto tale ma a un discorso che riguardi tutto il fuoristrada e che non veda l’ambiente della strada come un nemico. Bisogna capire che se un atleta emerge se ne avvantaggia lui stesso ma anche la squadra, nel ciclocross come su strada.

Pontoni Mondiali 1992
Pontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e Frischknecht
Pontoni Mondiali 1992
Pontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e Frischknecht
Non pensi di trovarti di fronte una cultura ancora un po’ legata a vecchi schemi?

La cultura sta cambiando perché stanno cambiando le persone: ci sono nuovi diesse e preparatori, nuove idee si stanno affermando. Noi dobbiamo sapere che i cambiamenti non si fanno certo in due giorni, ma tre anni è un periodo sufficiente per raggiungere quegli obiettivi strutturali che mi prefiggo. 

Con Fausto Scotti c’è già stato un passaggio di consegne?

No, semplicemente perché con Fausto resteremo in stretto contatto. Ha lavorato molto bene in questi anni e i risultati si vedono, bisogna andare avanti su quella strada. E’ chiaro che devo capire come funziona la macchina, è come quando entri in un nuovo posto di lavoro e prima bisogna prenderci la mano e capire i meccanismi, poi sarà tutto più semplice

Con che spirito inizi quest’avventura?

Appena l’ho saputo ho sentito salire l’adrenalina come se fossi stato in gara: so che non sarà facile, che andrò incontro a lodi e critiche, ma fa parte del gioco. Io sono pronto, mettiamoci al lavoro…

Scotti Lechner

Scotti, addio ciclocross: «Ma mi vedrete ancora…»

26.06.2021
4 min
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Non sono state notti semplici, le ultime per Fausto Scotti. Notti insonni fatte di riflessioni, di dubbi, di confronti con sua moglie, alle porte di un cambio di vita, dopo ben 16 anni alla guida dell’Italia del ciclocross. Nel quadro della ridistribuzione degli incarichi tecnici in seno alla Fci, a Scotti è stato assegnato il ruolo di responsabile del nuovo settore dedicato a Gravel, Enduro e bici elettriche, un terreno vergine tutto da scoprire e sul quale costruire.

Una nuova sfida che non ha spiazzato il tecnico romano: da tempo si parlava di un rimpasto che lo avrebbe coinvolto, pochi però sapevano che di tutto ciò Scotti era protagonista diretto e non vittima inconsapevole: «Sono due mesi che già sapevo di questa possibile novità e ho iniziato a documentarmi, ma è un mondo tutto nuovo, sono tre discipline da costruire, a cominciare da normative e regolamenti e da collegare con altri aspetti. Non parliamo solo di agonismo come molti pensano perché queste sono le bici del futuro che potranno avere un forte impatto sul turismo e dobbiamo tenerne conto».

Che situazione lasci nel ciclocross?

Quando lo presi in mano era un settore praticamente disastrato, che doveva essere ricostruito. Basti pensare che in ogni gara nazionale, considerando tutte le categorie si faticava a raggiungere i 200 corridori. Agli ultimi Campionati Italiani ci sono stati 1.200 partecipanti, come praticanti c’è davvero tanta roba. Il problema è l’alta qualità, ma lì bisogna prima risolvere il dissidio con la strada.

Gravel Bmc 2021
Tra i nuovi compiti di Fausto Scotti c’è quello di dare nuovo impulso alla diffusione delle bici gravel e della loro attività
Gravel Bmc 2021
Tra i nuovi compiti di Fausto Scotti c’è quello di dare nuovo impulso alla diffusione delle bici gravel e della loro attività
In che senso?

Inutile menare il can per l’aia, sfido chiunque a trovare un team manager italiano pronto ad accettare di condividere un suo corridore con un team su strada. Serve un progetto preciso, una collaborazione reale fra i due mondi altrimenti anche Daniele Pontoni rischia di sbattere contro un muro. Con la sua esperienza è la migliore scelta che si potesse fare per l’ambiente, ma temo che non basti. I Van Der Poel o Van Aert da noi sono ancora un sogno…

Fausto Scotti però resta nel ciclocross, se non altro come responsabile del Giro d’Italia

Continuerò a lavorarci perché siamo proprietari del marchio, ma non so con che mansione, perché a questo punto la mia vita è tutta in divenire: se mi assumo un incarico come quello che Dagnoni e il consiglio mi hanno dato, devo portarlo avanti col massimo impegno, per questo prima di accettare ne ho parlato a lungo con mia moglie. Il Giro non è un impegno facile, c’è da trovare uno sponsor di sostegno, da allestire ben 12 gare per la prossima stagione. Vedremo… 

Fausto Scotti
Scotti ha guidato il ciclocross italiano per 16 anni, ottenendo molti successi con i giovani e le donne
Fausto Scotti
Scotti ha guidato il ciclocross italiano per 16 anni, ottenendo molti successi con i giovani e le donne
Il Giro resta però il riferimento del movimento ciclocrossistico…

Bisogna fare tanta attività, questo è certo, con i numeri che il ciclocross italiano ha, mettersi d’accordo con le istituzioni, gli enti locali. In questo periodo post-pandemia è tutto molto difficile, non nascondiamocelo.

Guardandoti indietro sei soddisfatto di quel che hai fatto?

Molto, ho la coscienza pulita perché ho fatto quel che potevo, venivo da oltre vent’anni di attività e 16 da Cittì, credo di aver dato tanto a questo mondo. Spesso ho remato controcorrente, ho avuto tanti che mi hanno messo i bastoni fra le ruote, ma sono andato comunque avanti e mi pare che nel corso di questi 16 anni, di soddisfazioni per il ciclocross italiano ne siano arrivate (nella foto di apertura con Eva Lechner, ndr), anche se i vertici sono ancora lontani. 

Qualche mese fa però ci avevi parlato del tuo sogno di costruire il primo team professionistico italiano. Ce l’hai ancora?

Certo, ma come detto non posso sapere ora se potrò dedicarmici, è mio dovere dare alla Fci la massima disponibilità. La squadra si potrebbe già costruire, ho 4-5 corridori forti da Paesi dell’Est europeo a cui unire i migliori italiani, verrebbe fuori un bel team, ma serve tanto impegno, innanzitutto di tempo prima ancora che di denaro e per ora non posso sapere se avrò l’uno e l’altro…

Pidcock Ebike 2020
Nella foto Uci il trionfo di Tom Pidcock agli ultimi Mondiali di E-bike, corsi quasi a sorpresa
Pidcock Ebike 2020
Nella foto Uci il trionfo di Tom Pidcock agli ultimi Mondiali di E-bike, corsi quasi a sorpresa
Che cosa sai del nuovo mondo nel quale ti stai per immergere?

E’ un bacino d’utenza che fa paura, non posso dimenticare che Pidcock lo scorso anno ha preso 100 mila euro solo per fare i Mondiali di E-bike, che poi ha vinto. Dobbiamo lavorare sul movimento a 360°, pensare anche alla produzione, a incentivare il lavoro industriale in Italia su bici e motori perché possiamo essere anche superiori al Giappone. Soprattutto poi dobbiamo guardare ai giovani perché queste bici possono intercettare nuovi target finora disinteressati al ciclismo.

Ti porti dietro bei ricordi?

Tanti, soprattutto tanti bei rapporti: gente come Aru, Trentin, Fontana mi hanno subito chiamato per informarsi appena trapelata la notizia. Altri per i quali ho dato l’anima non l’hanno fatto, ma non importa…

Pontoni: «Dopo l’incidente Pidcock potrebbe avere paura»

07.06.2021
4 min
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La scorsa settimana Tom Pidcock ha avuto un incidente: è stato investito da un’auto. Il fenomeno inglese era in allenamento sui Pirenei. Da quel che si è capito una vettura lo ha colpito da dietro e Tom è rovinato a terra fratturandosi la clavicola. Vedendo la foto di come era ridotta la sua Pinarello si può quasi dire che gli sia “andata bene”. La Ineos-Grenadiers ha reso la cosa pubblica quando Tom era addirittura già stato operato.

Tutto ciò sconvolge l’avvicinamento ai Giochi di Tokyo2020 del talento di Leeds. E non solo nelle tempistiche (poco male che abbia saltato il Tour de Suisse), ma anche dal punto di vista psicologico. Come potrà affrontare salti, discese tecniche e rock garden sapendo di avere una clavicola in quelle condizioni?

La bici di Pidcock dopo l’incidente
La bici di Pidcock dopo l’incidente

L’esperienza di Pontoni

Ne abbiamo parlato con Daniele Pontoni che di offroad e di clavicole rotte se ne intende. Tom correrà con il “tarlo” nella testa?

«L’approccio – dice il tecnico friulano – cambia. Riporto il mio esempio. Ho rotto la clavicola due volte, la prima sul Bondone e la seconda a Pila. La seconda volta fu difficile. Io feci una cavolata. In pratica mi voltai per controllare la posteriore, l’anteriore mi finì in una canalina di scolo. Feci una capriola in avanti e mi fratturai quell’osso. Alla ripresa ebbi grossi problemi, avevo paura. Quando ripresi, nella gare di Coppa arrivavo sempre ultimo. Un giorno dissi a Gregori, l’allora tecnico azzurro, di rimandarmi a casa. Piangevo. Non potevo continuare in quelle condizioni.

«A Mont Saint’Anne (uno dei tracciati storici e più difficili, ndr) ero in ricognizione quando arrivai in cima alla discesa più grande. Staccai il pedale: un piede a terra, l’altro agganciato sull’altro pedale. Ero bloccato. Un mio amico spagnolo arrivò da dietro, mi diede una pacca sulla schiena e andai giù lungo questo pendio, senza il pedale agganciato. Avevo un controllo pari a zero. Però in qualche modo arrivai in fondo. In quel momento cambiò tutto. Il giorno dopo pur partendo ultimo arrivai terzo. Quindi anche a Tom potrebbe volerglici del tempo». 

Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Daniele Pontoni. Oggi il friulano dirige la sua squadra, la DP 66. Per anni è stato un azzurro della Mtb e del cross
Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Daniele Pontoni. Oggi il friulano dirige la sua squadra, la DP 66. Per anni è stato un azzurro della Mtb e del Cx

Occhio alla testa

La parte psicologica conta molto, quindi. 

«Io – riprende Pontoni – ero spaventato perché non avevo visto la dinamica della mia caduta, come era stata generata. Pidcock magari può essere avvantaggiato dal fatto che l’incidente lo ha subito su strada e non in Mtb, in una situazione totalmente differente. Non ha “traumi” con la Mtb. Ricordo che un’altra volta ebbi un problema con un menisco. Fui operato e 12 giorni dopo vinsi una gara in volata. La testa conta».

Una cosa è certa che se un corridore come Pontoni, che non aveva peli sullo stomaco, che si buttava anche nel fuoco ha passato momenti del genere, non è detto che per Pidcock sia tutto liscio. Anche se per l’inglese sembra tutto okay.

L’inglese dopo l’operazione. «Un completino sicuro», ha detto. Il fatto che ci scherzi su è un buon segno (foto Instagram)
L’inglese dopo l’operazione. «Un completino sicuro», ha detto (foto Instagram)

In linea coi tempi 

E poi c’è la componente fisico-atletica vera e propria: questo incidente lo taglia fuori dai giochi per le medaglie? Oppure gli lascia il tempo necessario? Tom è stato fermo solo pochi giorni.

«Ha tutto il tempo di riprendersi. La gara olimpica di Mtb c’è a fine luglio e ha 40 giorni abbondanti a partire da oggi. Certo che sono settimane importanti queste per dare le ultime “botte” e poi iniziare a scaricare e a prepararsi per il viaggio, ma è anche vero che oggi sono avanti con le terapie di recupero. Presumo che farà più strada, per evitare traumi alla clavicola».

«Ho iniziato a seguire Pidcock in quel mondiale di ciclocross che vinse in Lussemburgo nel 2017 – conclude Pontoni – Prima credo lo conoscessero solo gli inglesi. E’ un predestinato. Che andasse forte nel cross e nella Mtb me lo aspettavo, dove mi ha stupito invece è su strada. Già l’anno scorso non credevo potesse vincere il Giro U23. Come Van Aert e Van der Poel può far bene su tutte le specialità, anche se ha un fisico diverso da quei due. Un fisico alla Pontoni!».