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Pontoni: «Dopo l’incidente Pidcock potrebbe avere paura»

07.06.2021
4 min
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La scorsa settimana Tom Pidcock ha avuto un incidente: è stato investito da un’auto. Il fenomeno inglese era in allenamento sui Pirenei. Da quel che si è capito una vettura lo ha colpito da dietro e Tom è rovinato a terra fratturandosi la clavicola. Vedendo la foto di come era ridotta la sua Pinarello si può quasi dire che gli sia “andata bene”. La Ineos-Grenadiers ha reso la cosa pubblica quando Tom era addirittura già stato operato.

Tutto ciò sconvolge l’avvicinamento ai Giochi di Tokyo2020 del talento di Leeds. E non solo nelle tempistiche (poco male che abbia saltato il Tour de Suisse), ma anche dal punto di vista psicologico. Come potrà affrontare salti, discese tecniche e rock garden sapendo di avere una clavicola in quelle condizioni?

La bici di Pidcock dopo l’incidente
La bici di Pidcock dopo l’incidente

L’esperienza di Pontoni

Ne abbiamo parlato con Daniele Pontoni che di offroad e di clavicole rotte se ne intende. Tom correrà con il “tarlo” nella testa?

«L’approccio – dice il tecnico friulano – cambia. Riporto il mio esempio. Ho rotto la clavicola due volte, la prima sul Bondone e la seconda a Pila. La seconda volta fu difficile. Io feci una cavolata. In pratica mi voltai per controllare la posteriore, l’anteriore mi finì in una canalina di scolo. Feci una capriola in avanti e mi fratturai quell’osso. Alla ripresa ebbi grossi problemi, avevo paura. Quando ripresi, nella gare di Coppa arrivavo sempre ultimo. Un giorno dissi a Gregori, l’allora tecnico azzurro, di rimandarmi a casa. Piangevo. Non potevo continuare in quelle condizioni.

«A Mont Saint’Anne (uno dei tracciati storici e più difficili, ndr) ero in ricognizione quando arrivai in cima alla discesa più grande. Staccai il pedale: un piede a terra, l’altro agganciato sull’altro pedale. Ero bloccato. Un mio amico spagnolo arrivò da dietro, mi diede una pacca sulla schiena e andai giù lungo questo pendio, senza il pedale agganciato. Avevo un controllo pari a zero. Però in qualche modo arrivai in fondo. In quel momento cambiò tutto. Il giorno dopo pur partendo ultimo arrivai terzo. Quindi anche a Tom potrebbe volerglici del tempo». 

Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Daniele Pontoni. Oggi il friulano dirige la sua squadra, la DP 66. Per anni è stato un azzurro della Mtb e del cross
Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Daniele Pontoni. Oggi il friulano dirige la sua squadra, la DP 66. Per anni è stato un azzurro della Mtb e del Cx

Occhio alla testa

La parte psicologica conta molto, quindi. 

«Io – riprende Pontoni – ero spaventato perché non avevo visto la dinamica della mia caduta, come era stata generata. Pidcock magari può essere avvantaggiato dal fatto che l’incidente lo ha subito su strada e non in Mtb, in una situazione totalmente differente. Non ha “traumi” con la Mtb. Ricordo che un’altra volta ebbi un problema con un menisco. Fui operato e 12 giorni dopo vinsi una gara in volata. La testa conta».

Una cosa è certa che se un corridore come Pontoni, che non aveva peli sullo stomaco, che si buttava anche nel fuoco ha passato momenti del genere, non è detto che per Pidcock sia tutto liscio. Anche se per l’inglese sembra tutto okay.

L’inglese dopo l’operazione. «Un completino sicuro», ha detto. Il fatto che ci scherzi su è un buon segno (foto Instagram)
L’inglese dopo l’operazione. «Un completino sicuro», ha detto (foto Instagram)

In linea coi tempi 

E poi c’è la componente fisico-atletica vera e propria: questo incidente lo taglia fuori dai giochi per le medaglie? Oppure gli lascia il tempo necessario? Tom è stato fermo solo pochi giorni.

«Ha tutto il tempo di riprendersi. La gara olimpica di Mtb c’è a fine luglio e ha 40 giorni abbondanti a partire da oggi. Certo che sono settimane importanti queste per dare le ultime “botte” e poi iniziare a scaricare e a prepararsi per il viaggio, ma è anche vero che oggi sono avanti con le terapie di recupero. Presumo che farà più strada, per evitare traumi alla clavicola».

«Ho iniziato a seguire Pidcock in quel mondiale di ciclocross che vinse in Lussemburgo nel 2017 – conclude Pontoni – Prima credo lo conoscessero solo gli inglesi. E’ un predestinato. Che andasse forte nel cross e nella Mtb me lo aspettavo, dove mi ha stupito invece è su strada. Già l’anno scorso non credevo potesse vincere il Giro U23. Come Van Aert e Van der Poel può far bene su tutte le specialità, anche se ha un fisico diverso da quei due. Un fisico alla Pontoni!».