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Pontoni Colledani

Pontoni è già al lavoro: «Ho un bel progetto in mente…»

28.06.2021
4 min
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Toccherà al due volte campione del mondo Daniele Pontoni assumersi la responsabilità del ciclocross nazionale, attraverso tre anni che nella sua testa ha già disegnato come fosse un circuito di gara, dove spingere e dove rallentare, dove tirare e dove forzare la mano. C’è un progetto alla base di tutto ed è su questo che andrà avanti nel suo cammino, per dare nuovo impulso al settore.

Quando gli è arrivata la proposta, Daniele si è emozionato, ma poi ha dovuto pensare a che cosa questo comportava, soprattutto agli incarichi da lasciare in funzione del nuovo, a cominciare dal suo team, DP66, colonna dell’attività ciclocrossistica italiana, una creatura che lascia in buone mani: «Se non avessi saputo che persone fidate avrebbero preso in mano la squadra, dal presidente Michele Casasola ad Achille Santin, avrei avuto qualche remora, invece so che il team continuerà a crescere e rimarremo in contatto».

Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Pontoni insieme a Bryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplina
Bryan Olivo, Daniele Pontoni, 2018
Bryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplina
La tua regione, il Friuli Venezia Giulia, è un riferimento assoluto nel mondo dell’offroad…

Ci sono molti team di valore il che significa molti atleti, ma il mio sguardo non è più legato solo al Friuli, io voglio essere il cittì di tutti, avere una visione d’insieme sulla base di un programma condiviso, che porterò avanti con il mio staff.

Che situazione trovi all’atto dell’insediamento?

I numeri sono sotto gli occhi di tutti, abbiamo un’autentica esplosione di attività giovanile che andrà gestita con attenzione, ma credo che i numeri cresceranno ancora. Parlo da genitore: portare un ragazzino a fare ciclocross come Bmx, Mtb, pista è molto più sicuro che farlo pedalare su strada e questo concetto deve essere una stella polare per noi. Certo, le cadute ci sono sempre e quindi i pericoli, ma l’attrattiva è enorme e la maggiore sicurezza è una garanzia.

Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Nel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un Superprestige
Daniele Pontoni, Jesolo, Giro d'Italia Ciclocross 2020
Nel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un Superprestige
E dal punto di vista tecnico?

E’ chiaro che non abbiamo i Van Der Poel o i Van Aert, ma quelli sono extraterrestri. Noi abbiamo ragazzi che possono farsi valere, ma anzi dico di più: il Covid ci ha penalizzato, agli ultimi mondiali avremmo avuto una nazionale junior in grado di stupire tutti, quei ragazzi sono stati privati di una grande opportunità, ma so che nell’arco di 2-3 anni, con un’oculata programmazione condivisa con i club, si riprenderanno tutto con gli interessi.

Non possiamo nasconderci però che ti accingi a un compito difficile com’è sempre stato nel ciclocross, dove a differenza dell’estero da noi manca una cultura che consenta di unirlo all’attività su strada. Pensi che anche tu ti troverai a combattere contro i mulini a vento?

No, non voglio crederci, non voglio che questo incarico nasca sotto gli auspici di una battaglia. Dobbiamo avere una visione d’insieme, guardando non al ciclocross in quanto tale ma a un discorso che riguardi tutto il fuoristrada e che non veda l’ambiente della strada come un nemico. Bisogna capire che se un atleta emerge se ne avvantaggia lui stesso ma anche la squadra, nel ciclocross come su strada.

Pontoni Mondiali 1992
Pontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e Frischknecht
Pontoni Mondiali 1992
Pontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e Frischknecht
Non pensi di trovarti di fronte una cultura ancora un po’ legata a vecchi schemi?

La cultura sta cambiando perché stanno cambiando le persone: ci sono nuovi diesse e preparatori, nuove idee si stanno affermando. Noi dobbiamo sapere che i cambiamenti non si fanno certo in due giorni, ma tre anni è un periodo sufficiente per raggiungere quegli obiettivi strutturali che mi prefiggo. 

Con Fausto Scotti c’è già stato un passaggio di consegne?

No, semplicemente perché con Fausto resteremo in stretto contatto. Ha lavorato molto bene in questi anni e i risultati si vedono, bisogna andare avanti su quella strada. E’ chiaro che devo capire come funziona la macchina, è come quando entri in un nuovo posto di lavoro e prima bisogna prenderci la mano e capire i meccanismi, poi sarà tutto più semplice

Con che spirito inizi quest’avventura?

Appena l’ho saputo ho sentito salire l’adrenalina come se fossi stato in gara: so che non sarà facile, che andrò incontro a lodi e critiche, ma fa parte del gioco. Io sono pronto, mettiamoci al lavoro…