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Cassani, la doppia attività e cosa dicono le squadre

16.01.2021
3 min
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Multidisciplinarietà: uno dei punti saldi di Davide Cassani da quando è alla guida della nazionale, anzi delle nazionali azzurre. E anche da prima, da quando era commentatore della Rai. In questi anni la situazione è certamente migliorata. I giovani soprattutto hanno così agganciato i loro scarpini su più tipi di pedali…

Tuttavia non sempre questa doppia o a volte anche tripla, attività è ben vista. Non ultimo il “caso” Aru. Nella nuova squadra, la Qhubeka Assos, qualcuno non era felicissimo di vedere il proprio corridore destreggiarsi tra le fettucce del ciclocross. Poi per fortuna è prevalsa la linea del buon senso e tutto è rientrato. E lo stesso vale per alcuni team U23 che non fanno i salti di gioia per le convocazioni di Marco Villa in pista.

Da quando Cassani è il coordinatore delle nazionali azzurre abbiamo riscontrato che c’è molto più dialogo tra i vari tecnici, come mostra anche la foto in apertura che ritrae il tecnico romagnolo con Marco Villa, appunto “padrone di casa” della pista.

Cassani osserva l’allenamento della nazionale di cross prima di Ostenda 2021
Cassani osserva l’allenamento della nazionale di cross
Cassani: più dialogo dicevamo. L’esperienza di Gaia Tormena ne è l’esempio lampante (dalla Mtb Eliminator alla pista, ndr) con segnalazione da tecnico a tecnico…

Quello era il mio obiettivo. Alla fine siamo un’unica squadra in cui ogni disciplina aiuta l’altra. Proprio entro fine gennaio faremo 130 test a ragazzi di varia età. Ho chiesto dei nomi anche dalla Bmx. 

Ep pure, a volte le squadre non sono contente delle convocazioni dei loro atleti in altre attività…

L’obiettivo sono i giovani: farli crescere al meglio. Ci sono esempi come Viviani e Ganna che con l’attività su pista stanno facendo molto bene su strada. E viceversa. Vero, i problemi ci sono però io cerco sempre il dialogo. E l’obiettivo interessa i corridori. Lo dimostrano i fatti. Andate a vedere i primi dei ranking mondiali Uci che cosa hanno fatto o fanno.

In effetti ci sono molti talenti che hanno più “storie sportive” nella loro formazione… 

Non bisogna avere i paraocchi, ma guardare anche cosa fanno gli altri. In più andiamo verso un’era in cui reclutare ragazzi da specialità più sicure (il riferimento è al traffico, ndr) , come Bmx, ciclocross Mtb è fondamentale.

Però sembra che multidisciplinarietà e reclutamenti siano finalizzati alla strada. E’ così?

No, non è così. Sono i corridori che alla fine scelgono e non i tecnici. E’ come quando finisci le scuole superiori e devi scegliere cosa studiare all’università: lettere, ingegneria o economia. Anche qui è una formazione. Ma così facendo hai la possibilità di scegliere. Noi tecnici ti diciamo: tu sei biker ma puoi andare forte su strada. Poi sta al corridore…

I gemelli Braidot (biker) hanno preso parte in azzurro al Trofeo Laigueglia 2020
I gemelli Braidot (biker) in azzurro al Trofeo Laigueglia 2020
In tanti anni chi è o chi sono gli esempi migliori di questo progetto?

Sarebbe facile dire Filippo Ganna. Ma è così. Già ai tempi ne parlammo con De Candido e con Villa: avevamo davanti un talento con valori importanti. E così già dall’ultimo anno juniores andai da Pinarello e gli dissi: Fausto questo ragazzo ha dei numeri straordinari, a lui serve una Bolide. Fausto Pinarello non ne mise a disposizione una, ma tre o quattro. Dando ai ragazzi una possibilità in più per affrontare una specialità particolare.

Però anche se le squadre a volte storcono il naso, si comincia a capire il valore di questo sistema…

E’ un progetto ampio che riguarda i genitori, le squadre, i ragazzi e probabilmente ce ne stiamo rendendo conto solo adesso.