Il ciclocross tira e tira forte. E così Cannondale apre il gas e presenta la SuperSix EVO Cx, progettata proprio per offrire il massimo supporto ai corridori della specialità nelle più disparate situazioni di guida che il cross presenta loro. Il progetto non è per caso: è infatti la sintesi di quello che l’azienda americana ha imparato dai progetti SuperX ed EVO, raccogliendo e utilizzando il meglio delle tecnologie quanto a aerodinamica, guidabilità, versatilità e raggiungimento della velocità. Il cross infatti è una disciplina in continua evoluzione e grazie ad atleti sempre più forti come Van der Poel e Van Aert raggiunge ormai delle velocità piuttosto ragguardevoli.
Il colpo d’occhio e l’aerodinamica di una bici da strada, con le specifiche offroadIl colpo d’occhio e l’aerodinamica di una bici da strada, con le specifiche offroad
Puro ciclocross
Gli amanti di Cannondale a questo punto hanno capito tutto, agli altri lo raccontiamo noi. Il colpo di genio è infatti quello di unire alle specifiche fuoristradistiche della Super X le qualità di velocità della EVO, una delle bici da strada più aerodinamiche.
Perciò parliamo di una bici da cross quando diciamo che lo spazio libero per ogni lato è di 13 millimetri montando gomme da 33 millimetri (si può salire fino a 45 per uso non agonistico): questo fa sì che si riduca l’accumulo di fango e sporco e una superiore facilità in frenata.
I tubi sono la sintesi fra la Super X da cross e la base EVO dei modelli aerodinamici
Il carro posteriore è breve e dona grande reattività
Anche con le gomme da 33 millimetri, il fango viene espulso alla grande
I tubi sono la sintesi fra la Super X da cross e la base EVO dei modelli aerodinamici
Il carro posteriore è breve e dona grande reattività
Anche con le gomme da 33 millimetri, il fango viene espulso alla grande
Pura aerodinamica
Parliamo invece di una bici aero citando il profilo dei tubi aerodinamici che su strada rendono la Super X EVO Cx veloce quasi quanto una bici da strada, con il dettaglio dei foderi corti che la rendono estremamente reattiva e l’avancorsa sufficientemente lungo da rendere la bici guidabile nello stretto e insieme stabile in velocità.
Identico alla EVO è il carbonio ad alto modulo con cui è costruito il telaio, per una bici che viene poi montata con lo Sram Force 1 a 11 velocità, freni a disco Sram Force1 e reggisella Hollowgram KNOT. Gomme di serie 700cx33, colore Purple Haze (che tradotto significa foschia viola).
La SuperSix EVO Cx si infila nell’aria come una lama
La bici è montata con lo Sram Force 1 a 11 velocità
Le leve dello Sram Force 1 sono davvero inconfondibili
La SuperSix EVO Cx si infila nell’aria come una lama
La bici è montata con lo Sram Force 1 a 11 velocità
Le leve dello Sram Force 1 sono davvero inconfondibili
Pronta per la Valcar?
Non stupisce che il brand americano abbia deciso di investire così forte sul ciclocross e una considerazione a margine scatta da sé guardando al ciclocross (femminile) di casa nostra. E’ ormai ben più che che una supposizione che la Valcar stia per lanciare una squadra di cross e dato che il team di Valentino Villa è da anni fedelissimo a Cannondale, perché non pensare che con questa bici possa correre il prossimo anno anche la campionessa italiana Alice Maria Arzuffi?
La bici è disponibile nelle misure 46, 51, 54, 56, 58 al prezzo di 4.199 euro.
Il 26 dicembre, Van der Poel torna in gara nel cross e sarà subito sfida diretta. Il racconto della caduta e del guaio al ginocchio. E la voglia di stupire
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In Belgio sono riprese finalmente le corse e proprio in questo weekend si sta svolgendo la Aubel-Thimister-Stavelot, corsa nelle Ardenne ai piedi dello Stockeu che domani si concluderà con una piccola Liegi di 100 chilometri. In gruppo, con la maglia della Bert Containers-Pauwels Sauzen c’è Lorenzo Masciarelli, giovane promessa del ciclocross, che proprio nei giorni scorsi ha firmato un biennale con la Pauwels Sauzen continental, con un’opzione fino al 2025. E visto che abbiamo parlato di Alec Segaert, che con Lorenzo ha corso proprio a Stradella, abbiamo riacceso i riflettori su Masciarelli sentendo suo padre Simone, ex professionista, la cui storia vi abbiamo raccontato lo scorso anno.
In Belgio l’estate non è ancora arrivata, piove in continuazione e fa anche parecchio freddo. Simone va avanti con il suo lavoro in fabbrica e intanto con un occhio segue il giovane corridore di casa.
Da allievo all’arrivo in Belgio con Klaas Vantornout, El Iserbyt e Michael VanthorenhoutDa allievo all’arrivo in Belgio con Klaas Vantornout, El Iserbyt e Michael Vanthorenhout
I belgi si sono affezionati, insomma…
Hanno insistito, ci tenevano a confermarlo per come è andato lo scorso inverno. Per De Clercq è un fatto personale, gli vuole bene. Il fatto che sia arrivato secondo in Coppa del mondo e abbia vinto l’unica gara dura internazionale che si è fatta in Belgio sono stati due passaggi decisivi. Ha dato parecchia visibilità al team. E poi lo hanno visto reggere bene in allenamento il passo di Iserbyt (campione europeo di ciclocross, ndr) e Vantourenhout, che vivono qui vicino. Così lo hanno riconfermato e gli hanno fatto un contrattino di due anni con opzione fino al 2025, in modo che per le prossime due stagioni proverà ad andare forte nel cross che per loro rimane centrale, ma da fine aprile ad agosto correrà su strada.
Di che squadra parliamo?
Di una continental, una bella squadra, con corridori come Iserbyt, Sweeck e Vanthourenhout. Vengono invitati in corse come il Giro del Belgio e il Giro di Vallonia e tante gare fra Belgio e Olanda. Ci sono corridori giovani come lui, ad esempio Ryan Kamp, ma non farà corse under 23. Lo buttano subito dentro con gli altri ragazzi che hanno qui nel loro vivaio.
Ora sta correndo su strada, giusto?
Da fine maggio quando si è chiusa la scuola fino a qualche giorno fa era in Italia, perché qui non si correva. Ho preferito farlo scendere giù ed è riuscito a fare una quindicina di gare. Ha fatto parecchi piazzamenti, non ha vinto perché comunque da solo è difficile. E forse ho avuto un po’ di pressione…
Lorenzo con suo padre Simone prima del via dei campionati italiani juniores a Lecce 2020Lorenzo con suo padre Simone prima del via dei campionati italiani juniores a Lecce 2020
Per cosa?
Forse voleva dimostrare qualcosa. All’inizio è stato chiamato da De Candido per fare dei test a Montichiari, poi abbiamo avuto parecchi problemi a livello di permessi per farlo correre. In federazione se la sono presa con calma e la richiesta in Belgio è arrivata tardi. Sono passati due mesi, praticamente ha saltato la prima parte e quando è arrivato voleva spaccare il mondo. Tatticamente è irruento, non è attendista. Ha fatto parecchi piazzamenti, qualche quarto posto…
Quali saranno i suoi tecnici?
Principalmente dei crossisti. Prima c’era Gianni Meersmans, che però è andato con Nys. Al suo posto alla Pauwels è arrivato Groenendaal, con Mario De Clercq che fa un po’ da coordinatore e gestisce la parte atletica, i materiali e i programmi. E’ un bel gruppo, Lorenzo farà la sua esperienza. E come tutti i ragazzi ha come riferimenti Van Aert e Van der Poel. Si dividono tra i due, perché anche Van der Poel praticamente è belga. Lui è nato e vive in Belgio, anche se ha il passaporto olandese. Perfino l’accento è di qua. E anche se a volte fa degli errori assurdi come quella passerella a Tokyo, resta un fenomeno.
Si guadagna bene a questo livello?
Alla Pauwels gli hanno fatto una tabella premi. Poi se vai forte, nel cross ci sono gli ingaggi. Dall’Italia si erano fatte avanti alcune squadre. Fossimo stati ancora giù, lo avrei mandato volentieri con Balducci alla Mastromarco, perché Gabriele è amico e segue Lorenzo da parecchio. Il futuro comunque è abbastanza chiaro, Mario lo ha detto.
Lorenzo ha corso anche il Gp Liberazione in maglia azzurra. Da sinistra Paletti, Masciarelli, Olivo, Agostinacchio, Siffredi e CarrerAl Gp Liberazione. Da sinistra: Paletti, Masciarelli, Olivo e Agostinacchio
Come sarà?
Ci prendiamo due anni per vedere se diventa un top rider nel cross, quelli che hanno ingaggi da sogno. Altrimenti ci dedichiamo alla strada. E intanto corre facendo esperienza. La squadra è composta da 10 corridori e di questi solo sette fanno strada, per cui le occasioni non mancheranno. Anche gare come il Giro del Belgio dove il prossimo anno, senza le Olimpiadi, arriveranno anche Van Aert e Van der Poel.
Va ancora forte su strada?
Secondo me va più forte su strada che nel cross, ma lo dico da genitore e non da tecnico. Dietro al Koppenberg c’è una salita di un paio di chilometri e l’altro giorno ha staccato Iserbyt, che pure usciva dal Tour de Wallonie. Una salita breve, su cui Ely doveva essere avvantaggiato, invece Lorenzo lo ha lasciato per strada. Qua tutti si chiedono come mai non abbia vinto, ma purtroppo non ha ancora avuto la squadra accanto e la testa giusta. Vuole spaccare il mondo, ma non sempre ci riesci. Comunque secondo me si trova nell’ambiente giusto, con la fortuna di stare in un team come la Pauwels e fare quello che gli piace. Meglio di così non poteva capitare.
A tu per tu con Davide Toneatti, uno dei due italiani all'Astana Qazaqstan Development. Sarà un esperimento: pochissima esperienza su strada e un futuro tutto da costruire
Un altro treno da prendere per Francesca Baroni, che si avvicina al debutto su strada con la squadra di Fidanza. Un mondo tutto da scoprire, ma senza paura
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Toccherà al due volte campione del mondo Daniele Pontoni assumersi la responsabilità del ciclocross nazionale, attraverso tre anni che nella sua testa ha già disegnato come fosse un circuito di gara, dove spingere e dove rallentare, dove tirare e dove forzare la mano. C’è un progetto alla base di tutto ed è su questo che andrà avanti nel suo cammino, per dare nuovo impulso al settore.
Quando gli è arrivata la proposta, Daniele si è emozionato, ma poi ha dovuto pensare a che cosa questo comportava, soprattutto agli incarichi da lasciare in funzione del nuovo, a cominciare dal suo team, DP66, colonna dell’attività ciclocrossistica italiana, una creatura che lascia in buone mani: «Se non avessi saputo che persone fidate avrebbero preso in mano la squadra, dal presidente Michele Casasola ad Achille Santin, avrei avuto qualche remora, invece so che il team continuerà a crescere e rimarremo in contatto».
Pontoni insieme a Bryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplinaBryan Olivo, uno dei tanti talenti usciti dal suo team e che punta alla multidisciplina
La tua regione, il Friuli Venezia Giulia, è un riferimento assoluto nel mondo dell’offroad…
Ci sono molti team di valore il che significa molti atleti, ma il mio sguardo non è più legato solo al Friuli, io voglio essere il cittì di tutti, avere una visione d’insieme sulla base di un programma condiviso, che porterò avanti con il mio staff.
Che situazione trovi all’atto dell’insediamento?
I numeri sono sotto gli occhi di tutti, abbiamo un’autentica esplosione di attività giovanile che andrà gestita con attenzione, ma credo che i numeri cresceranno ancora. Parlo da genitore: portare un ragazzino a fare ciclocross come Bmx, Mtb, pista è molto più sicuro che farlo pedalare su strada e questo concetto deve essere una stella polare per noi. Certo, le cadute ci sono sempre e quindi i pericoli, ma l’attrattiva è enorme e la maggiore sicurezza è una garanzia.
Nel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un SuperprestigeNel curriculum di Pontoni ci sono due titoli mondiali, 10 italiani, una Coppa del Mondo e un Superprestige
E dal punto di vista tecnico?
E’ chiaro che non abbiamo i Van Der Poel o i Van Aert, ma quelli sono extraterrestri. Noi abbiamo ragazzi che possono farsi valere, ma anzi dico di più: il Covid ci ha penalizzato, agli ultimi mondiali avremmo avuto una nazionale junior in grado di stupire tutti, quei ragazzi sono stati privati di una grande opportunità, ma so che nell’arco di 2-3 anni, con un’oculata programmazione condivisa con i club, si riprenderanno tutto con gli interessi.
Non possiamo nasconderci però che ti accingi a un compito difficile com’è sempre stato nel ciclocross, dove a differenza dell’estero da noi manca una cultura che consenta di unirlo all’attività su strada. Pensi che anche tu ti troverai a combattere contro i mulini a vento?
No, non voglio crederci, non voglio che questo incarico nasca sotto gli auspici di una battaglia. Dobbiamo avere una visione d’insieme, guardando non al ciclocross in quanto tale ma a un discorso che riguardi tutto il fuoristrada e che non veda l’ambiente della strada come un nemico. Bisogna capire che se un atleta emerge se ne avvantaggia lui stesso ma anche la squadra, nel ciclocross come su strada.
Pontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e FrischknechtPontoni in gara ai Mondiali di ciclocross 1992 a Leeds (GBR), vinti davanti agli elvetici Runkel e Frischknecht
Non pensi di trovarti di fronte una cultura ancora un po’ legata a vecchi schemi?
La cultura sta cambiando perché stanno cambiando le persone: ci sono nuovi diesse e preparatori, nuove idee si stanno affermando. Noi dobbiamo sapere che i cambiamenti non si fanno certo in due giorni, ma tre anni è un periodo sufficiente per raggiungere quegli obiettivi strutturali che mi prefiggo.
Con Fausto Scotti c’è già stato un passaggio di consegne?
No, semplicemente perché con Fausto resteremo in stretto contatto. Ha lavorato molto bene in questi anni e i risultati si vedono, bisogna andare avanti su quella strada. E’ chiaro che devo capire come funziona la macchina, è come quando entri in un nuovo posto di lavoro e prima bisogna prenderci la mano e capire i meccanismi, poi sarà tutto più semplice
Con che spirito inizi quest’avventura?
Appena l’ho saputo ho sentito salire l’adrenalina come se fossi stato in gara: so che non sarà facile, che andrò incontro a lodi e critiche, ma fa parte del gioco. Io sono pronto, mettiamoci al lavoro…
Non sono state notti semplici, le ultime per Fausto Scotti. Notti insonni fatte di riflessioni, di dubbi, di confronti con sua moglie, alle porte di un cambio di vita, dopo ben 16 anni alla guida dell’Italia del ciclocross. Nel quadro della ridistribuzione degli incarichi tecnici in seno alla Fci, a Scotti è stato assegnato il ruolo di responsabile del nuovo settore dedicato a Gravel, Enduro e bici elettriche, un terreno vergine tutto da scoprire e sul quale costruire.
Una nuova sfida che non ha spiazzato il tecnico romano: da tempo si parlava di un rimpasto che lo avrebbe coinvolto, pochi però sapevano che di tutto ciò Scotti era protagonista diretto e non vittima inconsapevole: «Sono due mesi che già sapevo di questa possibile novità e ho iniziato a documentarmi, ma è un mondo tutto nuovo, sono tre discipline da costruire, a cominciare da normative e regolamenti e da collegare con altri aspetti. Non parliamo solo di agonismo come molti pensano perché queste sono le bici del futuro che potranno avere un forte impatto sul turismo e dobbiamo tenerne conto».
Che situazione lasci nel ciclocross?
Quando lo presi in mano era un settore praticamente disastrato, che doveva essere ricostruito. Basti pensare che in ogni gara nazionale, considerando tutte le categorie si faticava a raggiungere i 200 corridori. Agli ultimi Campionati Italiani ci sono stati 1.200 partecipanti, come praticanti c’è davvero tanta roba. Il problema è l’alta qualità, ma lì bisogna prima risolvere il dissidio con la strada.
Tra i nuovi compiti di Fausto Scotti c’è quello di dare nuovo impulso alla diffusione delle bici gravel e della loro attivitàTra i nuovi compiti di Fausto Scotti c’è quello di dare nuovo impulso alla diffusione delle bici gravel e della loro attività
In che senso?
Inutile menare il can per l’aia, sfido chiunque a trovare un team manager italiano pronto ad accettare di condividere un suo corridore con un team su strada. Serve un progetto preciso, una collaborazione reale fra i due mondi altrimenti anche Daniele Pontoni rischia di sbattere contro un muro. Con la sua esperienza è la migliore scelta che si potesse fare per l’ambiente, ma temo che non basti. I Van Der Poel o Van Aert da noi sono ancora un sogno…
Fausto Scotti però resta nel ciclocross, se non altro come responsabile del Giro d’Italia…
Continuerò a lavorarci perché siamo proprietari del marchio, ma non so con che mansione, perché a questo punto la mia vita è tutta in divenire: se mi assumo un incarico come quello che Dagnoni e il consiglio mi hanno dato, devo portarlo avanti col massimo impegno, per questo prima di accettare ne ho parlato a lungo con mia moglie. Il Giro non è un impegno facile, c’è da trovare uno sponsor di sostegno, da allestire ben 12 gare per la prossima stagione. Vedremo…
Scotti ha guidato il ciclocross italiano per 16 anni, ottenendo molti successi con i giovani e le donneScotti ha guidato il ciclocross italiano per 16 anni, ottenendo molti successi con i giovani e le donne
Il Giro resta però il riferimento del movimento ciclocrossistico…
Bisogna fare tanta attività, questo è certo, con i numeri che il ciclocross italiano ha, mettersi d’accordo con le istituzioni, gli enti locali. In questo periodo post-pandemia è tutto molto difficile, non nascondiamocelo.
Guardandoti indietro sei soddisfatto di quel che hai fatto?
Molto, ho la coscienza pulita perché ho fatto quel che potevo, venivo da oltre vent’anni di attività e 16 da Cittì, credo di aver dato tanto a questo mondo. Spesso ho remato controcorrente, ho avuto tanti che mi hanno messo i bastoni fra le ruote, ma sono andato comunque avanti e mi pare che nel corso di questi 16 anni, di soddisfazioni per il ciclocross italiano ne siano arrivate (nella foto di apertura con Eva Lechner, ndr), anche se i vertici sono ancora lontani.
Certo, ma come detto non posso sapere ora se potrò dedicarmici, è mio dovere dare alla Fci la massima disponibilità. La squadra si potrebbe già costruire, ho 4-5 corridori forti da Paesi dell’Est europeo a cui unire i migliori italiani, verrebbe fuori un bel team, ma serve tanto impegno, innanzitutto di tempo prima ancora che di denaro e per ora non posso sapere se avrò l’uno e l’altro…
Nella foto Uci il trionfo di Tom Pidcock agli ultimi Mondiali di E-bike, corsi quasi a sorpresaNella foto Uci il trionfo di Tom Pidcock agli ultimi Mondiali di E-bike, corsi quasi a sorpresa
Che cosa sai del nuovo mondo nel quale ti stai per immergere?
E’ un bacino d’utenza che fa paura, non posso dimenticare che Pidcock lo scorso anno ha preso 100 mila euro solo per fare i Mondiali di E-bike, che poi ha vinto. Dobbiamo lavorare sul movimento a 360°, pensare anche alla produzione, a incentivare il lavoro industriale in Italia su bici e motori perché possiamo essere anche superiori al Giappone. Soprattutto poi dobbiamo guardare ai giovani perché queste bici possono intercettare nuovi target finora disinteressati al ciclismo.
Ti porti dietro bei ricordi?
Tanti, soprattutto tanti bei rapporti: gente come Aru, Trentin, Fontana mi hanno subito chiamato per informarsi appena trapelata la notizia. Altri per i quali ho dato l’anima non l’hanno fatto, ma non importa…
Alla conclusione della stagione di ciclocross, Fausto Scotti lo aveva promesso: «C’è ancora tanto da fare, anche fuori dall’attività specifica». La nazionale sui prati non si è fermata, anzi. Il Ct ha continuato a controllare, contattare, lavorare e ha portato avanti un progetto ambizioso, difficile ma che promette molto: tenere in attività i suoi ragazzi facendo fare loro altre specialità. E’ nata da quest’idea la partecipazione degli azzurri all’ultimo Gran Premio Liberazione su strada a Roma. E non sarà un episodio isolato.
«Facendo parte dell’organizzazione della classica romana – spiega il tecnico azzurro – ho pensato che fosse l’occasione giusta per far fare esperienza ai miei ragazzi junior. Avrei voluto vedere all’opera anche gli allievi, ma la loro partecipazione era più complicata, così abbiamo lasciato spazio a un altro team. Con i ragazzi ero stato chiaro: per i primi 10 giri avevano libertà assoluta, poi l’impegno era stare nei primi 3 e provare a fare la corsa e hanno tutti risposto bene».
Siffredi ai piedi del podio
Effettivamente, rivedendo a mente fredda l’evoluzione della gara, la partecipazione della nazionale non è stata fine a se stessa e poteva anche essere più fruttuosa, senza gli incidenti a Lorenzo Masciarelli, costretto a un gran lavoro per rientrare privandolo delle energie utili per il finale e a Filippo Agostinacchio (rottura della forcella in una caduta e ritiro anticipato). Nel finale Matteo Siffredi ha provato il colpo a sensazione, alla fine il suo 4° posto è stato comunque un attestato di valore per tutto il gruppo.
Il pugliese Carrer aiuta Masciarelli a rientrare in gruppo (foto Bit & Led, anche in apertura)Il pugliese Carrer aiuta Masciarelli a rientrare in gruppo (foto Bit & Led, anche in apertura)
Il progetto di Scotti guarda sempre al ciclocross come fine ultimo, ma serve anche per inculcare nei ragazzi quella cultura alla multidisciplina che sta facendo proseliti nel mondo, dietro i risultati sensazionali dei “tre tenori” Van Der Poel, Van Aert e Pidcock. Siffredi rispecchia fedelmente questi canoni: «Strada l’ho sempre fatta, il problema è riuscire a conciliare le varie attività: adesso per esempio entriamo nella parte clou della stagione di Mtb, con le prove di Coppa del Mondo e le gare titolate e per me sono l’obiettivo principale».
Il genovese classe 2003 riconosce che questi continui salti sono però utili per allargare i suoi orizzonti: «Mi accorgo sempre più che ogni disciplina aiuta a crescere nelle altre: l’attività offroad, ad esempio, si è rivelata utilissima per assimilare i cambi di ritmo su strada ed essere quindi propositivo, non correre passivamente. Per me la Mtb resta la disciplina principale nel mio futuro, ma continuerei a dividermi volentieri se trovassi una squadra che me lo permettesse».
Da sinistra: Paletti, Masciarelli, Olivo, Agostinacchio, Siffredi e CarrerAlcuni degli azzurri in gara. Da sinistra: Paletti, Masciarelli, Olivo e Agostinacchio
Agostinacchio: «Ci voglio riprovare»
Chi invece si proietta direttamente verso il ciclocross è Filippo Agostinacchio: «Anch’io voglio fortemente continuare a praticare tutto, dalla strada alla Mtb ma il ciclocross è la specialità che mi affascina maggiormente. Su strada avevo già corso in questa stagione finendo nella Top 10 a Stevenà di Caneva e vorrei continuare, se Scotti mi chiamerà ancora, ma devo dare spazio preminente alla Mtb dove difendo la posizione di leader di categoria agli Internazionali d’Italia».
Con questi ritmi, quando potranno riposare questi ragazzi? Non c’è il rischio di saturazione? E’ lo stesso Agostinacchio a rispondere: «Basta effettuare riposi più brevi, invece del mese canonico senza bici io stacco un paio di settimane a settembre e riprendo la preparazione per il ciclocross leggermente più avanti”. Un po’ quello che fa Mathieu Van Der Poel: “Lo so, mi ispiro a lui…».
Fausto Scotti e il suo aiutante Luigi Bielli: Presto di nuovo impegnati nel calendario U23Fausto Scotti e il suo aiutante Luigi Bielli: presto di nuovo impegnati nel calendario U23
E ora si punta all’Eroica…
Già, VDP. L’idea di avere tanti piccoli VDP in squadra illumina gli occhi di Scotti: «Sono ragazzi che sanno guidare e che riescono a cavarsela in ogni situazione. Sono fenomenali, pieni di energie, sanno già leggere la gara ma sono anche pieni di domande e di curiosità com’è giusto per la loro età».
Il progetto non è concluso con il Liberazione, anche perché dopo le loro prove a Roma stanno fioccando gli inviti: «Grazie anche al tecnico di categoria De Candido che mi appoggia in pieno. Probabilmente saremmo all’Eroica junior del 16 maggio, con un gruppo ancora più folto, poi andremo avanti fino a metà agosto quando inizieremo i lavori per il ciclocross. L’importante è che i ragazzi mantengano questa voglia di mettersi sempre alla prova per conoscersi meglio. I campioni nascono così…».
Follonica ha ospitato i Campionati Italiani Giovanili di ciclocross. Organizzava la ASD Romano Scotti. Una festa di sport sotto lo sguardo del CT Pontoni
Il gravel è una disciplina in espansione, che come abbiamo detto più volte, si sta ritagliando un suo spazio specifico oltre a proporsi come disciplina da affiancare alla bici da corsa in alcuni periodo dell’anno. Non a caso anche alcuni professionisti salgono sulla bici da gravel per staccare la spina a fine stagione. In Italia c’è un marchio che ha puntato da subito su questo nuovo modo di pedalare, stiamo parlando di Guerciotti.
Dal ciclocross al gravel
Il marchio lombardo vanta unalunga esperienza nel ciclocross e ha messo in campo questa qualità per progettare le sue biciclette gravel. «Noi abbiamo sempre creduto nel gravel – ci spiega Alessandro Guerciotti – e abbiamo proposto fin da subito delle biciclette specifiche per questa disciplina. Siamo un marchio che viene dal mondo del ciclocross e abbiamo utilizzato le nostre conoscenze tecniche in questa disciplina per realizzare le biciclette gravel. Ovviamente le geometrie sono state adattate ad un altro tipo di utilizzo, più orientato al comfort e al divertimento».
La Guerciotti Brera La Guerciotti Brera ha un telaio completamente in carbonio
Per l’agonista
La gamma gravel di Guerciotti al momento vede due modelli: Brera e Greto. «Brera è un telaio completamente in carbonio che vanta una qualità e una struttura derivanti direttamente dal ciclocross. Anche la forcella ha una struttura che viene dalla nostra esperienza nel ciclocross. Parliamo di una bicicletta dedicata al “gravellista” evoluto a cui piace fare tanti chilometri. La potremmo definire la bicicletta per l’agonista evoluto del gravel».
Telaio in carbonio
Come ci ha detto Alessandro Guerciotti la Brera è una bicicletta con un telaio in fibra di carbonio rinforzato nelle zone di massima torsione. Questa lavorazione fa in modo di avere una bicicletta elastica e allo stesso tempo rigida in fase di rilancio. Il peso del telaio è di 1.270 grammi ed è dotato di occhielli per montare le borse e fino a due borracce per affrontare anche i viaggi. Il manubrio svasato oltre ad agevolare la guida sui terreni accidentati permette di montare un’ulteriore borsa. La forcella di derivazione ciclocrossista permette di montare cerchi larghi con pneumatici che possono arrivare fino a 42 millimetri di larghezza.
La Greto con telaio in alluminio e forcella in carbonioLa Greto vanta un telaio in alluminio idroformato con la forcella in carbonio monoscocca
La gravel versatile
«Il modello Greto ha un telaio in alluminio idroformato – ci spiega Alessandro Guerciotti – abbinato a una forcella in carbonio monoscocca come quella che c’è sulla Brera. Questa bicicletta l’abbiamo pensata per un pubblico più vasto, per quelle persone a cui piace farsi un bel giro durante il week end e usa la stessa bicicletta per andare a lavoro durante la settimana. Tanti hanno abbandonato la mountain bike per una gravel proprio perché quest’ultima è più versatile».
Gli occhielli per montare le borse sulla GretoNella parte superiore del tubo orizzontale della Greto ci sono gli occhielli per le borse
La più venduta
In questo momento di grande boom della bicicletta è importante offrire biciclette dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. «Greto sta riscuotendo un grande successo perché con 1.900 euro si può avere una bicicletta montata con lo Shimano 105 e una componentistica di qualità. Non a caso è il modello che vendiamo di più». Il modello Greto ha un telaio in alluminio 7075 che ferma l’ago della bilancia a 1.490 grammi. La geometria è orientata al massimo comfort ed è pensata per un pubblico di stampo amatoriale. Anche per questo modello sono presenti gli occhielli per montare le borse e due borracce. Il manubrio svasato permette di montare un’ulteriore borsa. Grazie alla forcella in carbonio si possono montare gomme fino a 42 millimetri di larghezza che permettono di affrontare qualunque terreno.
La Brera I.ON con motore PoliniLa Brera I.ON è dotata di motorizzazione Polini
C’è anche l’elettrico
Alessandro Guerciotti ci tiene a ricordare che a completare la gamma gravel c’è anche la Brera I.ON, la versione a pedalata assistita e dotato di motore Polini, di cui abbiamo parlato approfonditamente nel momento della sua presentazione. Infine, uno sguardo al futuro. «Il gravel per noi è molto importante – ci dice Guerciotti – e per il futuro stiamo preparando nuovi prodotti sia in termini di nuovi montaggi che di nuovi modelli. In questo modo vogliamo offrire la bici giusta ad ogni tipologia di utente, per soddisfare ogni esigenza».
A Montichiari la settimana scorsa, il 15 febbraio, era di lunedì e Rachele Barbieri faceva quel che ha sempre fatto negli ultimi anni. Girare e lavorare sodo per i suoi obiettivi che sono lo scratch e la madison, ma ugualmente seguendo la moto negli allenamento del quartetto. In pista tutte fanno tutto, ma come per un’illuminazione era saltato agli occhi che la modenese il giorno prima aveva fatto una gara di cross all’aeroporto di Lugo, festeggiando così un insolito giorno di San Valentino. Se ne era già parlato qualche settimana fa, ma il passaggio dal fango al parquet ha suscitato qualche curiosità. Possibile che non ci siano fastidi, traumi e/o risentimenti muscolari che rendano in qualche modo incompatibili le due discipline, soprattutto a così breve distanza di tempo?
Il giorno di San Valentino, un cross a Lugo di Romagna con la nuova magliaIl giorno di San Valentino, un cross a Lugo di Romagna con la nuova maglia
Rachele, che nel frattempo ha portato anche a lavare la macchina, corre per le Fiamme Oro, ha il suo team per l’attività ordinaria e si divide fra la bici e il volontariato nell’Avap (associazione volontari assistenza pubblica). Il cross, come ci raccontò già ai campionati italiani di Lecce, è una passione che durante l’ultimo inverno le ha permesso di mantenere la condizione senza sottoporsi a lavori troppo pesanti.
Il fatto di correre per divertimento riduce gli stress?
Sicuramente non ho corso alla morte, soprattutto domenica scorsa. Devo dire che quest’anno il cross si è dimostrato molto produttivo. Una gara dura 40 minuti che poi è la durata di una madison in pista. Quindi gli sforzi sono simili, il cuore si alza allo stesso modo. In una gara di cross, soprattutto se c’è fango, si raggiungono wattaggi molto elevati, che aiutano a sostenere meglio i lavori di forza/resistenza in pista.
Cambia di molto però la frequenza di pedalata, no?
Ed è il motivo per cui le due specialità possono davvero essere complementari. Nel cross si usa una cadenza molto più bassa, in pista è l’esatto contrario. Come se nel cross facessi lavori di forza e in pista velocizzassi.
Da gennaio, le ragazze di Salvoldi hanno ripreso ad allenarsi in pista per due giorni a settimanaDa gennaio, in pista per due giorni a settimana
Domenica cross e lunedì pista: si può fare?
Questo è molto soggettivo. Se in pista ci fosse una gara molto importante, allora eviterei di fare cross il giorno prima. Ma tornando allo scorso fine settimana, ero più affaticata per il freddo che per la corsa a piedi, ad esempio.
La corsa a piedi non provoca dei microtraumi che poi in pista ad esempio induriscono le gambe?
La corsa va allenata, dovresti farla due volte a settimana in modo che in gara non sia una fase completamente sconosciuta e io quest’anno non l’ho fatto. In assoluto non dà grandi problemi rispetto alla pista, ma è chiaro che devi saperla inserire nei giorni giusti. Sono altri i traumi del cross…
Ad esempio?
E’ facile cadere, anche se non ti fai male. Il giorno dopo una gara di cross ho sempre le gambe piene di lividi, perché prendi un sacco di colpi, anche semplicemente salendo e scendendo dalla bici. Quel che resta dopo una gara è un affaticamento buono, che viene perché ad esempio per uscire dal fango devi fare degli sforzi intensi.
Rachele Barbieri e Martina Alzini, defaticamento sui rulli in pistaRachele durante il defaticamento sui rulli in pista
Dopo un cross si fa defaticamento sui rulli?
Sui rulli o su strada, se c’è un tratto pianeggiante e senza traffico nei dintorni. Il defaticamento si fa sempre. E’ lo stesso tipo di lavoro che facciamo normalmente in pista dopo una seduta di lavoro specifico. Un quarto d’ora tranquilla, facendo girare le gambe.
Salvoldi è favorevole a questo doppio impegno?
Mi ha detto che ho fatto bene a dedicarmi al cross lo scorso inverno. Perché agli europei in pista avevo raggiunto una buona condizione (a Plovdiv, Rachele ha centrato l’argento nell’eliminazione, ndr) e sarebbe stato un peccato rimanere ferma a vederla andar via.
Alice Maria Arzuffi è ancora alle prese con il ciclocross. In Italia le corse sono finite, ma è pur vero che da questo punto di vista la ragazza di Giussano è belga fino al midollo, quindi ha ancora davanti due weekend di attività, che porteranno il bilancio stagionale poco intorno a quota 25. Lo scorso anno, senza il Covid, lo score fu superiore a 30. Davvero tanto!
Ventisei anni e gli occhi sempre azzurri, Arzuffi è tornata alla Valcar in cui aveva già corso nel 2019 e da cui tutto sommato non sarebbe mai andata via. Fu costretta dal momento difficile attraversato dalla società nel settembre del 2019, di cui ci ha raccontato anche il presidente Villa. A quel punto, visto che stava per aprirsi la parentesi cruciale del cross, Alice (che comunque è tesserata per le Fiamme Oro) ha deciso di tornare alla Bizkaia Durango, squadra basca, per correre nel cross con il Team 777.
Quest’anno Alice Maria Arzuffi ha conquistato il tricolore elite a LecceQuest’anno ha conquistato il tricolore elite a Lecce
«Ma dato che il mio allenatore è Davide Arzeni – dice – il fatto di tornare alla Valcar mi permette di avere una gestione perfetta fra strada e cross. Per cui mi prenderò due settimane di stacco e sarò pronta per il debutto alla Freccia Vallone e alla Liegi. Certo, non sarà un debutto banale: la squadra sa che andrò per aiutare, perché non potrò essere pronta subito. Ma quest’anno sono super motivata anche su strada. Quando fai parte di un gruppo così forte, è normale essere stimolati. Credo di poter centrare buoni risultati nelle classiche. Nelle classifiche generali, la mia preparazione non mi permette di ottenere risultati clamorosi».
Eppure forse per caratteristiche sarebbero il tuo pane quotidiano?
Esatto. Credo che per fibre muscolari e caratteristiche atletiche, potrei essere un’atleta da corse a tappe. Sono fatta più per le gare di endurance che per i 50 minuti a tutta del cross. Ma ugualmenteil cross rimane la scelta principale.
Per te questo è chiaro: non si tratta di un riempitivo dopo la strada…
E’ assolutamente una prima scelta. Lo dimostra il livello cui sono arrivati gli uomini con Van der Poel e Van Aert, ma anche le gare femminili in Belgio e Olanda sono molto cresciute. Una come Lucinda Brand che prima veniva per divertirsi, adesso ne ha fatto la sua scelta primaria. A mio giudizio invece in Italia la specialità è sottovalutata. Siamo in due, massimo tre a seguire l’attività internazionale in Nord Europa e francamente è triste.
Ci sono giovani in arrivo.
E magari adesso forse si smuove qualcosa. Servirebbe che i team decidessero di fare attività internazionale. Lasciando stare la stagione del Covid, in Italia ci sono 4 gare internazionali all’anno, in Belgio ce ne sono 25. Anche per questo il livello degli atleti di lassù è così alto.
Sfinita agli europei 2020 di s’HertogenboschSfinita agli europei 2020 di s’Hertogenbosch
Cosa porterai con te di questa esperienza nel cross?
Tantissima esperienza. Non avrei vinto tante gare senza questa scelta di vita. Prima non ero preparata tecnicamente, adesso so parlare della mia bici, delle scelte tecniche sulle corone, ad esempio, e posso ragionare sulla pressione delle gomme. E poi mi porto via la consapevolezza di quanto sia grande questo sport ed è quello che mi piacerebbe trasmettere agli italiani. A volte penso che vorrei fare il cittì. Servirebbero squadre di cross che d’estate corrano su strada, in modo da dare un programma completo. Altrimenti finirà come sempre che lo junior forte lo mandano su strada…
Per 4 volte tricolore dal 2013 al 2016, qui a Monte Prat 2016Per 4 volte tricolore dal 2013 al 2016, qui a Monte Prat 2016
Onore alla scelta di Masciarelli, allora?
Merita ammirazione. Ai mondiali ho parlato anche con suo padre, che si è trasferito lassù per dare un’occasione a Lorenzo, ma si sono dati un limite di tempo. Se non dovesse emergere per stare fra i top 10 a livello mondiale, ripiegherà sulla strada.
Parliamo della strada allora, quali sono le tue corse?
Sicuramente le mie preferite sono Amstel e Fiandre. Negli ultimi anni non ho fatto le classiche, perché ad aprile non sono al top della forma, ma sono certamente un obiettivo cui punterò nella mia carriera. E allora magari con il cross mi fermerò dopo il mondiale.
Nel 2020 ha corso su strada con la Bizkaua Durango e nel cross con la 777Nel 2020 ha corso su strada con la Bizkaua Durango e nel cross con la 777
E la Roubaix?
E’ quella con più affinità con il cross, ma non diciamolo ad Arzeni, perché è troppo vicina al mio rientro. Lo stacco che dovrò fare servirà per recuperare a livello fisico e anche mentale. Potrei tirare dritto, perché la condizione è migliore rispetto a tante che non hanno gareggiato, ma non ho nelle gambe la distanza che serve.
Provata la nuova Cannondale?
Non ancora, ma sono stracontenta di averla. Non vedo l’ora di cominciare, ma adesso sarà meglio pensare al cross. Sabato scorso c’era la neve e guardando le foto che pubblicano le ragazze lassù, sarà comunque freddissimo.
Chiusa la parentesi del cross, davanti alle ruote di Francesca Baroni si apre quella più vasta della stradacon la squadra di Fidanza: un altro treno da prendere al volo. Ma come si fa alla fine di un viaggio, nei giorni del riposo, si scorre l’album delle foto, rileggendo quel che è stato per capire (almeno provarci) quel che sarà.
La sua stagione è stata un vero crescendo, nel segno di una maturazione atletica palpabile e probabilmente della maggior convinzione nei suoi mezzi.Le parole di inizio stagione e quelle del suo allenatore Pino Toni componevano un quadro già molto interessante, che oggi può essere appeso alla parete dei ricordi, liberando già il posto per il successivo.
Con suo padre e sua madre: Alessandro Guerciotti, che meglio li conosce, dice che la famiglia Baroni è davvero speciale (foto Instagram)Con suo padre e sua madre: una famiglia davvero speciale (foto Instagram)
Torniamo a Ostenda, alla partenza. Baroni emozione o concentrazione?
Tutte e due… Logicamente quando parti per un mondiale l’emozione è sempre alta, ma devi provare a tenere alta anche la concentrazione, cosa che ho cercato di fare.
Pensi di aver avuto il miglior avvicinamento?
Il mondiale arriva sempre a fine stagione. Dopo i campionati Italiani mi sentivo bene, abbiamo provato con il mio preparatore a mantenere la condizione e così è andata.
Quanto senti di essere cresciuta in questa stagione?
Non saprei, ho lavorato tanto e bene (almeno così penso!). E alla fine sono arrivati anche i risultati, ma c’è sempre da crescere tanto. Il livello delle mie avversarie è molto alto.
Crescita più atletica o nella sicurezza in te stessa?
Entrambe… Come già spiegato il lavoro fisico è stato intenso, poi quando vedi che riesci ad ottenere qualche buon risultato, arriva anche più sicurezza nei tuoi mezzi, ma non è sempre facile. A volte i risultati non sono dalla tua e allora… è più dura!
Te lo aspettavi un piazzamento così buono?
Volevo fare bene, ci ho provato… Il mio obiettivo era correre il meglio possibile senza pensare alla posizione in classifica che avrei ottenuto. L’importante era provare a dare il massimo senza dover avere dei rimpianti dopo la prestazione, una cosa che cerco di fare sempre. A volte va bene, a volte va meno bene, ma così sono le gare…
Nell’ultima gara prima di passare su strada, ha ottenuto il quinto posto ai mondiali under 23 di OstendaBaroni ha ottenuto il 5° posto ai mondiali U23 di Ostenda
A cosa hai pensato quando alla fine Scotti ti ha detto di attaccare?
All’ultimo giro, Fausto ha provato a seguirmi metro per metro incitandomi al massimo. Diceva di crederci fino in fondo, che mi stavo giocando una buona posizione. Alla fine ho fatto anche la volata…
E’ bello trovarsi nella seconda metà di un mondiale avendo ancora forze da spendere?
E’ una mia caratteristica. Se riesco a gestirmi bene nella prima parte di gara, riesco a dare il meglio nella seconda parte. Di solito a metà gara ho un piccolo calo, prendo un gel e cerco di ripartire. Al mondiale così ho fatto e per mia fortuna è andata bene!
Che cosa hai pensato appena hai visto il percorso?
Che non era il meglio per le mie caratteristiche, c’era da correre molto e nella sabbia. Quest’anno mi sono allenata meglio nella corsa a piedi, devo sempre lavorarci molto, ma sicuramente mi trovo migliorata rispetto agli anni precedenti, dove nei pezzi a piedi (ride, ndr) mi piantavo proprio!
Quest’anno, ha lavorato tanto sulla corsa a piedi nella sabbia: eccola agli europeiHa lavorato tanto sulla corsa a piedi nella sabbia
Che cosa hai pensato invece dopo averlo provato?
Che alla fine non era proprio come me lo ero immaginato. E’ vero, c’era molto da correre, ma c’era anche una parte sull’erba pedalabile dove recuperare.
Quando le francesi sono cadute davanti a te in avvio, hai pensato che potesse essere un momento cruciale della corsa?
Nel cross le cadute dopo la partenza sono quasi normali, vanno sempre messe in preventivo, specie quando si parte dietro. Non sempre è facile recuperare e spesso compromettono il risultato della gara. A Ostenda sono ripartita subito, per fortuna sono stata… sveglia nello scendere subito dalla bici per uscirne prima. E alla fine non ho perso molto dal primo gruppo, poi è iniziata la mia rincorsa…
Che cosa avevi in testa dopo l’arrivo, quando hai alzato il braccio?
Ero incredula, quasi meravigliata, ma molto, molto felice per il 5° posto ottenuto. Visto anche il livello delle avversarie che ero riuscita a mettermi dietro.
Con Alessandro Guerciotti dopo i tricolori di Lecce: nel cross la collaborazione proseguiràCon Alessandro Guerciotti dopo i tricolori di Lecce
Come definiresti Fausto Scotti?
Fausto Scotti è il CT della nazionale da quando io ho iniziato a praticare il ciclocross, c’è sempre stato. L’ho sempre rispettato, anche se a dire il vero – non me ne voglia – qualche volta non ho capito e accettato qualche sua scelta nelle convocazioni. Ad esempio quando per diverse volte non ha portato le ragazze in Coppa del mondo… e portava solo i maschi.
Come sei stata accolta a casa al ritorno?
In maniera molto semplice. Quando sono rientrata mia mamma è venuta a prendermi alla stazione… Battute a parte, cerchiamo sempre di rimanere con i piedi per terra, senza esaltarci più di troppo. I buoni risultati logicamente fanno piacere, ma devono spingerci a lavorare sempre meglio, cosa che in famiglia cerchiamo di fare tutte le volte!
Adesso su strada con Fidanza, temi di dover lasciare da parte il cross oppure ci sarà sempre?
Vorrei cercare di fare bene, Fidanza mi ha dato questa opportunità e cercherò di ripagarlo al meglio delle mie capacità. Anche se su strada al momento non posso dire di avere la stessa esperienza acquisita nel cross, ma come sempre sono pronta a mettermi alla prova! D’accordo anche con lui, continuerò ancora con il cross…
Francesca Baroni affronterà la stagione su strada e ci sarà da imparare tanto. Questa maglia per un po’ andrà riposta (foto Billiani)Si riparte per la strada: per un po’ la maglia finirà nel cassetto (foto Billiani)
Credi che la bici sia al momento il modo migliore per esprimere la vera Francesca?
Per il momento la bici è la mia vita! Cosa aggiungere?
Come ti trovi con Pino Toni? Continuerà a seguirti lui anche per la strada?
Pino Toni è il mio preparatore già da qualche anno, mi conosce bene, sono molto in confidenza con lui. Mi… sopporta e alla fine riusciamo sempre a trovare un accordo per gli allenamenti. Sarà così anche per la strada…
Ci dai una definizione di bellezza in rapporto alla vita?
“La vita è bella” è anche il titolo di un famoso film. Va vissuta al meglio, cercando sempre il lato positivo delle cose, in famiglia mi hanno sempre insegnato di accettarla per quello che è. Anche nei momenti più difficili, pensiamo sempre che la “salute” sia la cosa più importante. Quando c’è quella, c’è tutto…
Una ragazza spensierata che sa dare il giusto valore alle esperienze che viveUna ragazza spensierata, attaccata ai valori buoni della vita
Che cosa ti fa stare davvero bene?
La serenità e la tranquillità sono le cose che più mi fanno stare bene!
Che cosa, quale condotta ti dà fastidio?
La malignità, la falsità, la cattiveria e la “furbizia” sono le cose che più mi danno fastidio!
C’è amicizia tra rivali?
Non sempre è facile, ma penso che si possa anche diventare amiche tra rivali, perché no? Personalmente cerco nell’amicizia valori molto alti. In primis la sincerità e il rispetto e purtroppo spesso tra rivali queste non è facile che ci siano…
Il complimento più bello che ti sia stato mai fatto?
Che sono “una buona”, anche se nella vita a volte non è sempre un vantaggio!
La Pinarello Crossista F di Pidcock, la bici che vedremo in azione al Mondiale di ciclocross di Fayteville. Il campione britannico ha contribuito allo sviluppo del progetto, che ha iniziato a prendere forma nella primavera 2021