Aru ringrazia il cross e riprende la bici da strada

17.01.2021
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Aru ringrazia e torna a casa. Dopo il ritiro con la nazionale di ciclocross e la gara di Variano di Basiliano, forse è venuto il momento di rimettere ogni cosa nella giusta prospettiva. La gara di oggi è stata dura e sfortunata, il passivo di 5’53” dal vincitore è impietoso. Fra due giorni inizierà il ritiro spagnolo del Team Qhubeka-Assos. Nonostante quel che si è detto, Fabio ha avuto la possibilità di andare in ritiro e correre quest’ultima prova. Dal tono di voce appare tutto chiaro.

«Il terreno era ghiacciato – dice mentre in sottofondo l’autostrada parla del ritorno a casa – sono partito benino, mi pare settimo. Ma la prima curva era scivolosa e sono caduto. Da quel momento è andato tutto storto, compresi i pedali che non agganciavano bene. Caliamo un velo…».

Una buona partenza per il corridore sardo, in 7ª posizione, che alla prima curva però avrà qualche problema (foto Billiani)
Una buona partenza per il corridore sardo (foto Billiani)
E’ arrivato il momento delle analisi, di tirare una riga e fare il punto della situazione.

Il ritiro di Ardea è andato molto bene. Ho trovato un gruppo eccezionale, alcuni li conoscevo, altri li ho scoperti. Ci siamo allenati tanto, abbiamo fatto un bel blocco di lavoro. Sono stati giorni molto costruttivi.

Contento dell’accoglienza?

E’ stata speciale. Ho trovato persone contente di vedermi e anche io sono stato molto contento di essere in mezzo a loro. Sarei stato libero di restarmene a casa, invece ho noleggiato un furgone e mi sono messo in gioco. Ho voluto dare un taglio alla negatività degli ultimi mesi, in mezzo alle persone che mi conoscevano da prima che diventassi Aru.

Ora si volta pagina?

Intanto vado a casa. Poi via, si vola a scoprire la nuova squadra. Il primo ritiro è importante per conoscersi.

Pensi di essere riuscito a prepararti bene anche per la strada?

In questi giorni ho parlato molto con i ragazzi della nazionale, ero curioso. Anche loro utilizzano la bici da strada, ma in questo periodo non devono fare chissà quali distanze. Io invece fra una gara e l’altra ho comunque fatto uscite da 3 a 5 ore. Di fatto ho corso nel cross con una preparazione per la strada. Per cui sto bene e non vedo l’ora di cominciare.

Al traguardo per Aru un passivo di quasi 6 minuti, ma un altro grande allenamento (foto Billiani)
Al traguardo per Aru un passivo di quasi 6 minuti (foto Billiani)
Sembra di capire che se la parentesi del cross finisse adesso, non sarebbe un dramma…

Assolutamente no. Dovevo fare un paio di gare e ne sono venute fuori sei. Ho lavorato e mi sono divertito parecchio. Se dovessi tirare ora una riga, direi che l’ho vissuta giorno per giorno e così continuerò a fare. Ma non dimentico che la ma priorità resta la strada.

Il cross ti è stato utile?

E’ venuto tutto a favore. Non correvo da tante settimane e aver gareggiato mentre le prime corse su strada sono state annullate avrà certamente una ricaduta positiva. Dal ritiro, la testa sarà sulla stagione della strada, il cui inizio è ormai imminente. Aspetto che sia la squadra ad annunciare il calendario, ma credo che inizialmente farò una serie di gare brevi.

Quindi basta ciclocross?

Sono tornato nella realtà e gareggiare mi ha fatto molto bene. Sono gare vere, molto esigenti. Si corre a ritmo alto, vanno davvero forte. Il mondiale sarebbe molto più esigente, in mezzo a dei mostri che mangiano pane e ciclocross. Staremo a vedere, per ora voglio stare un po’ a casa e poi pensare al nuovo anno. A breve avrò il mio programma e inizieremo ad allenarci, sul mare vicino Girona. Non c’è niente da dimostrare in allenamento, i veri segnali dovrò darli in corsa. E davvero non vedo l’ora.

Trinx Eva Lechner

Per Eva Lechner, una Trinx tutta speciale

14.01.2021
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Durante i campionati italiani di ciclocross abbiamo potuto ammirare da vicino molte biciclette. Fra questa ci ha incuriosito in modo particolare la Trinx in dotazione a Eva Lechner. Avevamo parlato di questo marchio in un altro articolo con Luca Bramati, che è il Responsabile del team e collaboratore tecnico per lo sviluppo.

Più spazio per il fango

Ricordiamo che Trinx al momento non è commercializzato in Europa, ma si sta organizzando costruendo una nuova fabbrica, che produrrà tutta l’alta gamma destinata proprio ai nostri mercati.
Abbiamo chiesto a Luca Bramati di descriverci la Factory Team in dotazione alla Lechner.

«Questa bicicletta è prodotta con il carbonio Toray T1000 – inizia a spiegarci – hanno allargato il carro posteriore e hanno tolto il ponticello fra i due pendenti per facilitare lo smaltimento del fango. Anche la forcella anteriore è molto larga sempre per lo stesso motivo». Si nota come i pendenti posteriori hanno l’attacco basso sul tubo verticale. Questa scelta che è molto attuale nelle biciclette moderne, fa si che il carro sia molto compatto e reattivo.

L’attacco basso dei pendenti posteriori
L’attacco basso dei pendenti posteriori che sono ben distanziati per espellere il fango

Continua evoluzione

Come ci tiene a sottolineare Bramati, il marchio cinese è molto attento allo sviluppo delle biciclette. Gli ingegneri ascoltano e mettono in pratica con grande velocità i suggerimenti che gli atleti e lui per primo gli forniscono in modo costante.

Proprio grazie a questo lavoro sono state adottate delle soluzioni tecniche interessanti.
«Hanno allargato il cuscinetto superiore dello sterzo che è diventato grande come quello sotto. In questo modo entrambi i cuscinetti sono da 1″-1/8 e sono riusciti a far passare i cavi internamente – Bramati aggiunge – questa soluzione l’adotteremo anche sulle mountain bike per le prossime Olimpiadi».

La forcella ha un passaggio per le gomme molto largo
La forcella ha un passaggio delle gomme (Challenge in questo caso) molto largo

Doppia corona

Fra le caratteristiche della Trinx della Lechner, abbiamo notato la guarnitura con la doppia corona: «Preferisce così – ci spiega Bramati – perché su certi percorsi più veloci, come quello di Lecce, le piace usare il 42 o il 44 con cui riesce a fare più velocità». Per completezza di informazione diciamo che come corona piccola usa la 38 con un pacco pignoni 11-32.

Il punto di innesto dei cavi nello sterzo
Il punto d’innesto dei cavi nello sterzo

Tra le altre caratteristiche abbiamo notato che insieme al gruppo Shimano Dura Ace Di2, viene utilizzato un bilanciere posteriore Ceramic Speed. Per quanto riguarda la guarnitura e le pedivelle vengono utilizzati dei prodotti della Easton, così come per il manubrio e l’attacco. Passando alle ruote, la campionessa altoatesina utilizza le Miche SWR che sono in dotazione al Team Star Casinò per il quale gareggia. Per i pneumatici la Lechner utilizza i Challenge, un marchio molto utilizzato nel ciclocross, ovviamente da 33 millimetri.

Lechner, cosa non ha funzionato a Lecce?

10.01.2021
3 min
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La notizia della gara femminile è che non ha vinto Eva Lechner. Nulla da togliere alla bravissima Maria Alice Arzuffi sia chiaro, ma qualcosa si è inceppato nel potente motore dell’altoatesina.

Dopo il via la portacolori dell’Esercito aveva preso la testa e tutto lasciava presagire al copione che ci si poteva attendere. Prima Lechner e seconda Azruffi, o quantomeno loro due che scappano. E invece…

Invece succede che nello sport e tanto più nel ciclocross non c’è mai nulla di scritto. Due giri in testa per Eva, ma il suo ritmo non è alto. Sono in cinque, oltre a lei e alla Arzuffi, ci sono anche la Teocchi, la Gariboldi e la Bulleri. E dietro il buco non è così ampio. Quando ci passano radenti, sfiorando le fettucce, si sentono i respiri. E non sono quelli di chi sta “morendo” sulla bici.

Lechner in primo piano e sullo sfondo Teocchi e Gariboldi che scappano
Lechner e sullo sfondo Teocchi e Gariboldi che scappano

Troppa pressione

Come la Arzuffi mette il naso davanti esplode la corsa. Lechner cede. Teocchi resta sulle sue ruote e forse perde l’attimo giusto per seguire la Poliziotta. Forse Chiara, anche lei dell’Esercito, non voleva fare uno sgarro alla capitana, ma poi anche lei la sorpassa. Per qualche giro Eva è addirittura fuori dal podio. Cosa è successo?

«Non è facile correre quando ti danno già tutti per vincitrice – prova a spiegare il suo direttore sportivo, Luca Bramati – In effetti Eva ieri era molto tesa, sentiva particolarmente questa gara. E’ partita con questa tensione addosso. Si è sbloccata solo nella seconda metà della gara, ma a quel punto non è riuscita a recuperare. Però ci sta… le corse si vincono e si perdono».

Ma come può una ragazza così titolata ed esperta cadere ancora in questi “tranelli”?

«Quando sei favorita devi essere fredda il più possibile – riprende Bramati – però se l’è giocata ancora e arrivare sul podio dopo tutti questi anni, conferma che è ancora una grande campionessa».

Analisi a mente fredda

Dopo l’arrivo la Lechner quasi vuole, scappare. Cerca di stare sola, almeno quegli istanti prima di raggiungere il podio. Il che è comprensibile. Si cambia ai margini delle fettucce e si aggrega alle altre con qualche minuto di ritardo sotto al palco della premiazione. Podio, che alla fine è riuscita ad agguantare riuscendo a riacciuffare Rebecca Gariboldi, bravissima, e a riavvicinarsi a Chiara Teocchi.

«Cosa è successo? Sono partita un po’ male e poi ho fatto fatica, vabbè… è andata così – dice con voce rotta – Devo analizzare bene cosa è successo a mente fredda perché non lo so adesso. Dico davvero. Mi aspettavo, o me mi potevo aspettare, che la Azruffi andasse forte, ma non le altre. Okay, che anche io non ero competitiva come al solito, ma questo ha complicato le cose».

Eva Lechner (35 anni) era la tricolore in carica
Eva Lechner (35 anni) era la tricolore in carica

Dubbi iridati

Ma più che per l’italiano adesso suona il campanello d’allarme in vista dei mondiali di Ostenda, nei quali lei è la capitana, non solo delle donne, ma la veterana del gruppo. Certo che lottare per il podio lassù sarà difficile, ma proprio perché servirà una Lechner super per ottenere un piazzamento, preoccuparsi è lecito.

«Prima di tutto bisogna essere convocate per il mondiale, poi si vedrà – conclude Eva – Non conosco il percorso iridato. Non ci ho mai gareggiato, da quel punto di vista è tutto un “chi lo sa”. Il tracciato oggi era cambiato, ma per assurdo mi piaceva di più: più infangato, più lento. E le scelte tecniche le rifarei tutte. No, non è stato quello a determinare questa giornata».

Fontana batte Pavan e la pressione del favorito

10.01.2021
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«Quando si parte da favoriti la cosa più difficile è vincere. Non c’è di peggio che sentire la pressione e avere addosso gli occhi di tutti. Pensi: okay, sono il più forte, però potrebbe succedere questo o quello. Ho passato notti migliori di quest’ultima!», parole non caldo, ma a caldissimo di Filippo Fontana, appena laureatosi campione italiano di ciclocross U23.

A Lecce, nel catino del Parco di Belloluogo, il Carabiniere trevigiano partiva con i favori del pronostico, soprattutto dopo aver dominato alla stragrande l’ultima tappa del GIC a Porto Sant’Elpidio.

Filippo Fontana, in azione sulla scalinata

Un crescendo rossiniano

Pronti via e il gruppo si allunga subito. Già dopo mezzo giro i migliori hanno un piccolo margine. Tuttavia Filippo non è lì davanti a menare in testa. Ci ha messo un po’, ma poi è stato un crescendo rossiniano.

«In partenza sono riuscito a partire davanti e a tirarmi fuori dai rischi – spiega Fontana – poi più o meno a metà giro c’è stato un contatto con Pavan. Sono anche finito per terra e mi è caduta la catena, quindi ho perso parecchie posizioni. Ero indietro. Non ho perso i nervi e mi sono riavvicinato “senza fretta”. Ho visto che i primi tre ci stavano dando dentro. Sono rimasto due giri là dietro a pochi secondi a guardarli combattere. Finché ho potuto aspettare l’ho fatto, poi sono passato davanti, ho fatto il mio ritmo e… è andata bene».

Fontana è spesso autore di prestazioni e picchi di forma di assoluto valore. Alcuni tecnici, dicevano che avrebbe potuto lottare per il podio con gli elite senza problemi. Ma come mai Filippo ha questi picchi e poi sparisce?

«Non accadrà più – dice con sicurezza – prima dovevo studiare e ogni tanto mollavo, ma adesso ho finito».

Filippo Fontana, nell’ultima prova del mattino. Il Carabiniere era molto teso
Fontana, nell’ultima prova del mattino. Il Carabiniere era teso

Tensioni e previsioni

In prova Fontana era concentratissimo. Il suo volto era una maschera. Sguardo nel vuoto, apparentemente assente. Segno che era davvero sulle sue e che effettivamente la pressione c’era.

«Come detto la sentivo, però devo dire che poi ho fatto la gara perfetta – riprende Fontana – E’ andata esattamente come immaginavo. Era molto importante non sbagliare e io oggi non ho sbagliato nemmeno una curva. Al contrario di Pavan che secondo me più che di gamba si è staccato perché faceva troppi errori nelle curve.

«Inoltre per non rischiare nulla, prima dell’ultimo giro ho cambiato bici. Perché si era attaccato molto fango e cominciava a diventare pesante. Ed anche quella è stata una buona scelta».

Mentre si reca al podio per l’autovestizione della maglia, in tempi di covid si è visto anche questo, Filippo continuava a dirci le sue impressioni. Intanto qualcuno del suo staff gli pone un asciugamano, giusto per togliersi il grosso del fango.

«Ho capito che ce l’avrei potuta fare non tanto quando ho chiuso su Pavan, ma quando l’ho staccato del tutto, perché comunque nei rettilinei all’inizio mi rientrava sempre».

Marco Pavan, ha chiuso in seconda piazza
Marco Pavan (D’Amico Um Tolls) ha chiuso in seconda piazza

E Pavan?

Marco Pavan se l’è giocata sino alla fine, cioè a due giri dalla fine. Il ragazzo della D’Amico UM Tolls ci ha provato e per qualche tratto ci ha anche creduto.

«La differenza Pippo l’ha fatta sul guidato – dice Pavan – E’ stata una gara molto incerta nelle prime fasi, poi si è riusciti a fare un po’ la differenza. Ma quando è riuscito a rientrare, Filippo si è messo davanti nel tratto tecnico e non c’è stato più niente da fare. Nelle parti più veloci riuscivo a guadagnargli qualcosa, ma nella seconda parte del percorso lui riprendeva tutto il vantaggio.

«Avrei preferito un percorso un po’ più asciutto. Venerdì abbiamo provato ed era completamente diverso. Non dico che il terreno fosse più veloce, ma sicuramente era più compatto e si riusciva ad essere più tranquilli e stabili nella parte tecnica, però un argento non è da buttare. Quando siamo rimasti in due un po’ ci ho sperato. Sapevo che farlo passare davanti sarebbe stato un handicap e non sono riuscito a ripassarlo a mia volta. Lì si è vista la differenza. A quel punto ho guardato più indietro che davanti, cercando di salvare almeno la piazza d’onore».

Infine, terzo, un bravissimo Davide Toneatti. Il ragazzo della DP66 è stato autore di una bella rimonta, dopo essere stato costretto al cambio della bici per un guasto tecnico. Toneatti aveva dovuto correre a piedi circa 200 metri prima di raggiungere la zona dei box e saltare in sella alla bici di scorta.

Jakob Dorigoni Campione Italiano

Le Northwave del campione italiano di ciclocross

05.01.2021
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Il ciclocross come abbiamo detto più volte, è una disciplina che ha dei punti di contatto sia con la strada sia con la mountain bike. Una componente che è fondamentale in tutte le discipline ciclistiche è certamente la scarpa. Per capirne qualcosa in più abbiamo contattato sia Niccolò Matos, Art Direction e Communication Manager di Northwave, sia Jakob Dorigoni, il campione italiano di ciclocross (in apertura a San Fior, nella foto di Alessandro Billiani).

Scarpe da mountain bike

Come abbiamo detto in precedenza, la scarpa è uno dei componenti più importanti nel ciclismo, in quanto è tramite questa che passa la forza che viene trasmessa ai pedali. Inoltre, deve avere tutta una serie di qualità, come la traspirabilità, la leggerezza, la comodità e una certa rigidità.
«Per quanto riguarda le scarpe di Dorigoni – inizia Niccolò Matos – usa le Ghost Pro da mountain bike, che è la nostra top di gamma per quanto riguarda l’offroad».

Northwave Ghost Pro
La Ghost Pro in cui sono ben visibili i bumper in TPU
Northwave Ghost Pro
La Ghost Pro in cui sono ben visibili i bumper in TPU in punta, sul tacco e lateralmente

Northwave con Michelin

Northwave ha sviluppato questa scarpa in maniera tale da avere tutta una serie di caratteristiche che la rendono adatta sia per chi pratica il cross country o le marathon con la mountain bike che per i ciclocrossisti: «Abbiamo sviluppato una scarpa con una suola in carbonio leggera e rigida. A differenza delle scarpe da strada, ovviamente c’è uno sviluppo della suola pensato per le necessità del fuori strada. Abbiamo collaborato con Michelin andando ad inserire degli inserti in gomma minimali solo nelle zone di contatto con il terreno. Questo sempre per favorire il fattore leggerezza».

Fattore resistenza

Una scarpa pensata per un utilizzo sui sentieri o nel fango deve avere qualche accortezza in termini di resistenza.
«Rispetto alle scarpe da strada – continua Niccolò Matos – sulla tomaia sono stati aggiunti dei bumper in TPU nella zona del puntale, del tacco e sui fianchi per proteggerle dalle abrasioni e dai tagli che nell’off road possono avvenire più facilmente. Per il resto la costruzione della tomaia è la stessa della versione strada, con lo stesso sistema di chiusura con il doppio rotore SLW3»

Suola Ghost Pro
La suola in carbonio con gli inserti in gomma di Michelin
Suola Ghost Pro
La suola in carbonio con gli inserti in gomma di Michelin

Northwave standard

Abbiamo chiesto a Niccolò Matos se le scarpe di Jakob Dorigoni fossero in qualche modo su misura.
«Dorigoni si trova molto bene con le nostre scarpe e utilizza le stesse identiche che ogni amatore può trovare in commercio. Come dicevo qualche tempo fa, applichiamo qualche piccola modifica solo alle scarpe che usa Filippo Ganna, ma perché nel suo caso i watt sprigionati sono veramente tanti, altrimenti i nostri atleti usano le scarpe standard».

Solette personalizzate

C’è una parte della scarpa che il corridore può personalizzare ed è la soletta interna.

«Io ho il piede piatto – ci spiega Jakob Dorigoni – e quindi mi sono fatto fare una soletta con uno spessore maggiore».

Oltre alla soletta è possibile montare dei tacchetti nella punta della scarpa: «Si usano quando ci sono dei terreni ghiacciati per avere più grip. Quest’anno non li ho ancora utilizzati, mentre l’anno scorso li ho montati in qualche occasione – e poi aggiunge Dorigoni – c’era una gara con un tratto in contro pendenza e in quel caso li ho messi».

Jakob Dorigoni in azione con la maglia della nazionale italiana
Jakob Dorigoni in azione con la maglia della nazionale italiana

Il mercato offre vari tipi di tacchetti per il ciclocross.

«Ci sono diverse tipologie, più stretti o più lunghi, però io mi trovo bene con quelli Northwave che sono un pò più grossi – precisa Dorigoni – non li utilizzo molte volte perché bisogna abituarsi ad usarli, c’è il rischio che se non stai attento ti finiscono dentro i pedali quando vai a riagganciare le scarpe».

Facilità di regolazione

Infine abbiamo chiesto a Dorigoni come si trova ad usare delle scarpe native da mountain bike nel ciclocross.

«Utilizzo le Northwave da tanti anni e mi sono sempre trovato bene. Negli ultimi anni hanno apportato delle ottime migliorie tecniche. Con i due rotori riesco a stringere le scarpe in maniera precisa e con una pressione uniforme su tutto il piede. Anche se nel ciclocross capita poco, perché le gare sono brevi, i due rotori mi permettono anche in gara di stringere o allargare la chiusura molto facilmente e velocemente»

Van Aert Bianchi Zolder Pro

La Zolder Pro “mascherata” di Van Aert

04.01.2021
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Siamo in piena stagione di ciclocross e il mondiale si avvicina, con i due fenomeni della disciplina che continuano a suonarsele di santa ragione. Come ormai tutti sanno la Jumbo-Visma di Wout Van Aert ha cambiato biciclette passando da Bianchi a Cervélo. Ma siccome il marchio canadese non ha in gamma una bici da ciclocross, Van Aert continuerà la stagione con la sua nuova Bianchi Zolder Pro verniciata con i colori della Jumbo Visma (foto di apertura).

Configurazione unica

Recentemente Bianchi ha rimodellato la Zolder Pro seguendo anche i consigli che gli sono arrivati da Van Aert. Diciamo subito che il tre volte campione del mondo di ciclocross usa la Zolder Pro in una configurazione che non è disponibile sul mercato. Per noi comuni mortali amatori la Zolder Pro è disponibile con il gruppo Shimano GRX 600, ruote Vision Team 30 con pneumatici Vittoria e manubrio, attacco e reggisella firmati da Reparto Corse di Bianchi nella colorazione Celeste. Bianchi propone anche il solo kit telaio, oltre che Celeste, anche nella colorazione Nero Purple/Rainbow.

Wout Van Aert in azione a piedi con la Zolder Pro
Wout Van Aert in azione in un tratto a piedi con la Zolder Pro

La configurazione creata per Van Aert vede l’utilizzo dello Shimano Dura Ace Di2 come gruppo. Il campione belga usa spesso la combinazione 39-46 all’anteriore con un pacco pignoni 11-28. Van Aert è uno dei pochi che continua ad usare la doppia corona anteriore, come ci aveva fatto notare Enrico Franzoi in una intervista qualche tempo fa. Per quanto riguarda la misura delle pedivelle, Van Aert usa quelle da 172,5 millimetri: anche qui una conferma delle ultime tendenze tecniche del mondo professionistico, con pedivelle più corte rispetto ad alcune stagioni addietro. Per quanto riguarda i pedali vengono montati degli Shimano XTR di nuova generazione leggermente più sottili.

Manubrio integrato

A livello di manubrio la Zolder Pro di Van Aert monta il Vision Metron 6D. Anche il reggisella in carbonio è firmato Vision, mentre la sella è una Fizik Antares R1 con carro in carbonio. Passando alle ruote, ritroviamo Shimano con le C40 in carbonio sulle quali vengono montati dei tubolari Dugast da 33 millimetri di larghezza.

Van Aert in discesa in un tratto fangoso
Van Aert all’opera in discesa in un tratto fangoso

Nuovo carro

Come dicevamo all’inizio Bianchi ha rimodellato la Zolder Pro, migliorando alcuni aspetti. Partiamo dal carro posteriore che ora vede i foderi ribassati per una maggiore reattività e allo stesso tempo un comfort migliore. Inoltre, è stato rimosso il ponte fra i due foderi verticali. Questa scelta è stata fatta per migliorare l’eliminazione del fango, un aspetto fondamentale nel ciclocross.

Il movimento centrale è stato alzato per migliorare la distanza delle pedivelle da terra. In questo modo si ha un migliore scorrimento nei tratti tortuosi o con ostacoli sul terreno. Sempre generosa la misura del movimento centrale che rimane un Press Fit BB86.
Pochi ma significativi, i cambiamenti della forcella, che ora risulta più squadrata nella parte interna. Soluzione che permette di montare gomme fino a 40 millimetri di larghezza e di far passare meglio il fango.

Un ultimo aspetto che è stato proprio richiesto da Van Aert è il posizionamento del secondo portaborraccia. Questo è stato ribassato per permettere una più facile presa in spalla della bicicletta. Un dettaglio che però può fare la differenza in gara.

Stabile e performante

Per quanto riguarda le geometrie, la Zolder Pro presenta delle misure tipiche delle bici da ciclocross votate alle competizioni, con dei foderi posteriori bassi da 42,5 centimetri, un angolo sterzo abbastanza aperto e un angolo sella aggressivo per migliorare la spinta della pedalata sui terreni accidentati classici del ciclocross.

Lunghezza tubo sella (cm)Lunghezza tubo orizzontale (cm)Angolo sterzoAngolo sellaLunghezza foderi posteriori (cm)Altezza tubo sterzo (cm)
485170,5°75,5°42,510
5052,570,5°75°42,511,5
5253,571°74,5°42,512,5
5454,571,5°74°42,513,5
565672°73,5°42,514,5
5857,572,5°73°42,516
Le geometrie della Bianchi Zolder Pro

Il risultato è una bicicletta che favorisce la guidabilità e la stabilità ma con un’impostazione di pedalata votata alla ricerca della performance.

Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020

Otto anni dopo, Aru rientra nel cross ed è quarto

27.12.2020
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L’ultima volta, prima di oggi ad Ancona, fu il 15 gennaio del 2012 a Solbiate Olona: da allora Fabio Aru, diventato nel frattempo professionista, non era più sceso in una gara di cross. Il cittì azzurro Scotti ce lo aveva sussurrato a ottobre, incontrando qualche scetticismo che non abbiamo problemi ad ammettere. Ci disse che avremmo rivisto il sardo correre nel fango come ai vecchi tempi, così quando ieri è arrivata la conferma della sua presenza nel Cross di Ancona-Trofeo Le Velò, la prima cosa è stata chiamarli entrambi.

Fabio si stava dirigendo a Malpensa, dove si sarebbe incontrato con un suo ex compagno di squadra, Maurizio Anzalone, che ora fa il meccanico di bici a Lugano. Avrebbero noleggiato un van, caricato bici e idropulitrici, e assieme sarebbero scesi nelle Marche. Scotti invece era a casa, per il primo Santo Stefano senza cross della sua vita, pronto a partire a sua volta per Ancona.

Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020
Quarto all’arrivo, difficile immaginare per Aru un così bel ritorno nel cross (foto Passarini)
Fabio Aru, ciclocross Ancona 2020
Quarto all’arrivo: Aru è sfinito (foto Passarini)

«Mamma mia – dice Fabio, ritratto in apertura nella foto di Lanfranco Passarini – nel fuoristrada si fa fatica. Dura un’ora, ma quell’ora… Se vi dico i battiti medi che ho tenuto, non mi credete. Un fango mai visto. Poche volte ho corso con così tanta melma. Fino a ieri ha piovuto, oggi no. Per terra c’era argilla, buona per fare i mattoni. Ma mi sono divertito. L’accoglienza è stata super».

Numero uno

Lo hanno fatto partire con il numero uno: la gente del cross riconosce quelli con lo stesso sangue, anche se nel frattempo si sono allontanati. Al via c’erano corridori di peso, tanto che alla fine la vittoria è andata a Gioele Bertolini su Luca Pescarmona, suo compagno al Team Bramati, e su Stefano Capponi, a lungo nel mirino proprio di Aru, che ha dovuto accontentarsi del quarto posto. Risultato se vogliamo sbalorditivo, considerando che Fabio ha ricevuto le bici una settimana fa e le ha usate due volte. E che non ha fatto alcuna preparazione specifica, se non lunghe camminate nei boschi, percorsi con le ciaspole e uscite sulla gravel.

Come è andata?

Sono partito davanti – sorride – ma avendo tutto materiale nuovo, ho sbagliato ad agganciare il pedale e mi sono ritrovato subito in 15ª posizione. Il percorso era abbastanza tecnico per il rientro, però all’arrivo stavo quasi riprendendo il terzo. Mi sono divertito, è andata meglio del previsto. Alla fine, dopo tanti anni, pensavo peggio.

Lorenzo Masciarelli, ciclocross Ancona
Vittoria ad Ancona anche per Lorenzo Masciarelli fra gli juniores (foto Passarini)
Lorenzo Masciarelli, ciclocross Ancona
Fra gli juniores, vittoria di Masciarelli (foto Passarini)
Cambiava qualcosa senza il fango?

Sarebbe stato sicuramente meglio. Vedremo martedì a San Fior. Non conta il percorso, ma il tempo. Pare ci sarà nevischio. Oggi cambiavo bici due volte a giro. Per Anzalone era la prima volta da meccanico in una gara di cross, anche se da corridore qualcuna l’ha fatta anche lui.

Anzalone, varesino classe 1985, entra nella stanza per fare il punto sulle bici, mentre Fabio ha le gambe infilate nei due grossi tubi neri del pressomassaggio con cui cerca di recuperare.

«E’ stata dura anche per me – dice Anzalone – non ero abituato. Meglio correrlo il cross. Ho il fango fino ai capelli». 

Tutti per lui

Il programma prevede che restino insieme fino alla gara di San Fior. Per stasera dormiranno ad Ancona. E visto che domani qua il tempo mette bello, usciranno insieme in bici prima di fare rotta sul Veneto.

«C’erano tutti i miei mentori – sorride – c’era Cevenini da cui ho vissuto i primi tempi a Bologna. C’era Fausto Scotti e c’era pure Billo (Luigi Bielli, braccio destro di Scotti ed ex pistard azzurro, ndr). E’ venuto anche Olivano Locatelli». Quando gli diciamo che mancava soltanto Martinelli, aggiunge che in realtà Martino gli ha mandato un messaggio su Instagram. Attorno a questo ragazzo, ormai padre di famiglia, si respira tanto affetto.

Correrai altri cross?

Di sicuro San Fior e poi forse il Città di Cremona, il 2 gennaio. E’ vicino casa, vado in giornata. E poi a fine gennaio ci sarà il ritiro con la squadra, per cui magari ci sarà il tempo per altre gare. Avrei voluto iniziare il 20, ma non c’è stato il tempo. Mi è mancato qualcosa in fase di organizzazione e per avere il via libera dalle due squadre.

Ciclocross Ancona, Gioele Bertolini, Fabio Aru
Ai piedi del podio, Aru con il 1° Bertolini, il 2° Pescarmona e il 3° Capponi (foto Passarini)
Ciclocross Ancona, Gioele Bertolini, Fabio Aru
Ai piedi del podio, Aru con il 1° Bertolini (foto Passarini)
La Uae sarà stata contenta di vederti con quella maglia, che era sparita dal ritiro del Tour…

Non lo so, ma mi scocciava finire il mio percorso in squadra con quel Tour, l’ho fatto anche per questo. 

Soddisfatto di come è andata?

E’ una bella disciplina. Tutta la stagione sarebbe troppo in vista della strada, ma 6-7 gare sarebbero utili. Per come mi sono divertito oggi, ne farei ancora. Se così non fosse, non sarei andato via da casa, lasciando Valentina e Ginevra. Mi serviva qualcosa di diverso per ripartire. La routine è noiosa. Sono andato sulle ciaspole fino a pochi giorni fa, mi sono anche allenato su strada. Se oggi fosse stato troppo duro, non continuerei. Ho sempre avuto un’importante capacità di stare a tutta. E’ quella la fase in cui si fa la differenza. Queste gare sono importanti anche per certi fuorigiri.

Eli Iserbyt, Superprestige Zolder 2020

Iserbyt respira, il gomito non è rotto…

26.12.2020
4 min
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La penultima tappa del Superprestige di Heusden-Zolder, più che per la vittoria di Mathieu Van Der Poel, resterà impressa nella memoria per il brutto incidente nel quale è incorso il campione europeo Eli Iserbyt (nella foto di apertura), leader della classifica generale.

Tornante traditore

Eravamo nella fase iniziale del terzo giro e il campione del mondo olandese aveva appena impresso la sua proverbiale accelerazione facendo il vuoto alle sue spalle. Iserbyt era al comando del gruppetto inseguitore, quando in un tornante è scivolato sul fango secco. Su di lui, mentre provava a rialzarsi, è franato Lars Van Der Haar e il belga è caduto con il peso del suo corpo sul gomito sinistro. Mentre gli altri risalivano in sella, Iserbyt ha iniziato a contorcersi e a girarsi su se stesso in preda al dolore, tanto che gli addetti sono dovuti entrare sul percorso e prenderlo in braccio per portarlo fuori.

Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
Mathieu Van der Poel, arrivo in solitaria nel Superprestige di Zolder. Van Aert 2° a 38″
Mathieu Van der Poel, Superprestige Zolder 2020
A Zolder, 1° Van der Poel, 2° Van Aert a 38″

A Capodanno

Si era capito subito che l’infortunio era grave e a confermarlo sono stati gli stessi responsabili della sua squadra, la Pauwels-Sauzen Bingoal affermando che, dopo i primi controlli medici e mentre Iserbyt veniva portato in ambulanza al più vicino ospedale, la frattura del gomito era più di un sospetto.

Tuttavia dopo esami più approfonditi si è scoperto che si tratta solo di una forte lussazione, che rende meno complicato il recupero. Un vero peccato, ma anche la speranza che si riaccende in chiave mondiale, dato che Iserbyt potrebbe tornare in gara il primo dell’anno. Dopo le ultime uscite un po’ opache, il belga sembrava tornato quello della vittoria europea. Tanto che nelle prime due tornate era stato l’unico a provare a tenere il passo dello scatenato Van Der Poel. Difficile dire ora se l’infortunio gli costerà la classifica del Superprestige, dove ha subìto il sorpasso da parte del connazionale Toon Aerts.

«Fortunatamente non hanno trovato una frattura – ha detto Iserbyt alle telecamere di Sporza – il mio gomito si è slogato. Proprio mentre il braccio era allungato, qualcuno lo ha colpito, provocando la lussazione e la slogatura del gomito. Non ho mai provato tanto dolore. Un aspetto positivo di questo incidente è stato che il mio braccio non era a terra, altrimenti si sarebbe sicuramente rotto. Vorrei rientrare a Baal il 1° gennaio. Aspetto di vedere cosa dirà lo specialista lunedì a Kortrijk. Il mio obiettivo è ancora il campionato belga del 10 gennaio a Meulebeke. Sono pienamente concentrato su questo obiettivo».

Rivincita VdP

La gara a quel punto ha avuto una doppia lettura. Da una parte Van Der Poel che volava verso un’altra vittoria, riscattando così la delusione incassata prima di Natale a Herentals, nella tappa dell’X2O Badkamers Trophy quando una foratura aveva lasciato via libera a Van Aert. Dall’altra gli inseguitori a lottare per le piazze d’onore, compresi lo stesso Van Aert, attardato da una foratura sempre nel “maledetto” terzo giro e Thomas Pidcock. Il britannico di fatto è stato subito messo fuori gioco alla prima curva da una caduta a centro gruppo. Essendo partito dietro per la mancanza di punti nella challenge, il corridore della Trinity ha dovuto sempre inseguire, senza però mai poter entrare nel vivo della competizione.

Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio, oltre ai due giganti, sale Lars Van Der Haar
Wout Van Aert (BEL - Team Jumbo - Visma) - Mathieu Van Der Poel (NED - Alpecin - Fenix) - Lars Van Den Haar (NED - Telenet Baloise Lions), Superprestige Zolder 2020
Sul podio anche Lars Van Der Haar

Speedy Van Aert

Alla fine Van Der Poel ha vinto con 38” su Van Aert, ma a favore del belga va sottolineato lo splendido penultimo giro, dove ha abbassato di 2” il limite stabilito dall’olandese, chiudendo di fatto la competizione per la seconda piazza, anche Van Der Haar gl è arrivato ad un solo secondo, ma solo perché Van Aert si era già rialzato (forse un po’ troppo presto…). Pidcock ha chiuso 9° a 1’01”.

In campo femminile solita sfilata di olandesi e “solita” vittoria della Brand: curioso il fatto che nell’ultima tornata, con 4 atlete a giocarsi la vittoria, la Brand, già davanti a tutte, si sia piantata in salita, costringendo le avversarie a mettere piede a terra. Un errore che di fatto le ha consentito di lanciare la volata nettamente in testa, vincendo davanti ad Alvarado e Worst.

Wout Van Aert, Herentals 2020

Dal cross alla strada, quale futuro per i tre tenori?

26.12.2020
3 min
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Nel cross il periodo delle feste natalizie è storicamente quello più ricco. Da oggi e fino al 3 gennaio saranno ben 5 gli eventi internazionali in programma, divisi fra le varie challenge. Oggi Van der Poel ha stravinto nel Superprestige di Zolder, ma senza che ci sia stata contesa. Negli occhi perciò abbiamo ancora lo splendido spettacolo di domenica scorsa a Namur, in Coppa del mondo, con la sfida a viso aperto fra i tre grandi della specialità, Van Der Poel, Van Aert e Pidcock, finiti nell’ordine. Una sfida che ha detto molto anche in proiezione futura e non parliamo solamente del ciclocross e dei mondiali di fine gennaio, ma anche delle loro rispettive ambizioni su strada. 

Molto c’è da capire, per farlo sono necessari occhi attenti ed esperti. Noi ci siamo serviti di quelli di Enrico Franzoi, ultimo azzurro a salire sul podio iridato elite del cross nel 2007.

«Di tempo ne è passato – racconta il veneziano – ma guardando la gara belga devo dire che questi campioni vanno forte, decisamente più forte di come andavo io».

Tom Pidcock, mondiali 2020
Tom Pidcock, passo da scalatore: sulle salite è il più forte dei tre
Tom Pidcock, mondiali 2020
Tom Pidcock è il più forte nei tratti in salita
Partiamo dal vincitore Mathieu Van Der Poel, come l’hai visto?

Ha sicuramente tanto margine di progresso davanti a sé. Si vede che rispetto agli altri due ha riposato un po’ di più, evidentemente aveva bisogno di ricaricare le batterie. Sta seguendo l’esempio dello scorso anno, sono sicuro che per fine gennaio avrà una condizione stratosferica. Per ora gli manca brillantezza.

A un certo punto, sembrava che VdP non ne avesse più e che Pidcock potesse scappar via…

Nel cross, la brillantezza incide anche sulla tecnica e può comportare passaggi a vuoto, ma col carattere ha reagito. L’olandese ha solo bisogno di correre, facendolo ritroverà anche la capacità di fare la differenza nella guida come gli è sempre accaduto.

Van Aert in che condizioni ti è parso?

Premesso che a simili livelli le differenze sono veramente minime, si vede che il belga ha lavorato più su strada e quindi paga rispetto agli altri quanto a tecnica specifica. Van Aert è più passista, Van Der Poel è più veloce ed esplosivo, nelle fasi di rilancio guadagnava sempre. Il belga però ha più fondo e questo gli deriva proprio dalla preparazione fatta pensando alla successiva stagione 2021. Secondo me si è ben programmato, anche lui per i mondiali sarà al top, il giusto equilibrio fra tutte le componenti.

Mathieu Van der Poel, Herentals 2020
Mathieu Van der Poel ha esplosività da vendere ed è arrivato al cross più fresco di Van Aert
Mathieu Van der Poel, Herentals 2020
Van der Poel, il più fresco dei tre
Resta il terzo incomodo, Thomas Pidcock…

Va in salita che è una meraviglia, si vedono le qualità da scalatore. E’ meno potente degli altri due, ma ha un rapporto peso/potenza secondo me superiore. E’ chiaro che su tracciati piani soffre, anche a Namur dove c’era da spingere sul passo perdeva. Ma sui tracciati più tecnici e con difficoltà altimetriche, può davvero dare filo da torcere agli altri due

Guardandolo, credi al fatto che si alleni poco per il ciclocross?

Non saprei, ma sono sicuro che ha doti tecniche naturali, si vede che fa azioni di guida che gli vengono spontanee. Diciamo che come tecnica si avvicina di più a VdP, Van Aert è un filino inferiore. Quello che a Pidcock manca è l’esperienza, data l’età e nel finale l’esperienza paga sempre…

Proiettando quanto si è visto alla prossima stagione su strada?

Il ciclocross è molto diverso dal ciclismo su strada, è difficile fare paragoni, ma vedo l’olandese come un grande cacciatore di classiche, grazie alla sua potenza unita alle sue doti veloci. Pidcock è più tagliato per le prove a tappe. Van Aert è potente sul passo, potrà fare davvero bene nelle Classiche del Nord. Anche a me erano le gare che piacevano di più, soprattutto la Roubaix. Van Aert è il più simile a me dei tre, un po’ mi ci rivedo, facendo le dovute differenze…