BERGAMO – McNulty ha il volto stanco ma felice di chi ha vinto sapendo di aver dato tutto quello che aveva in corpo, ed anche qualcosa di più. Il finale della quindicesima tappa del Giro d’Italia è la copia del Lombardia del 2021, quel giorno vinse un altro corridore in maglia UAE Emirates: Tadej Pogacar. Anche in questo caso si è trattato di uno sprint ristretto, con tre atleti che arrivano fino agli ultimi metri lasciando con il fiato sospeso il pubblico. McNulty vince di forza e con grande cattiveria agonistica, anticipando sulla linea bianca Healy e Frigo, con quest’ultimo che ha lanciato la volata dai 500 metri una volta rientrato sulle ruote dei primi due.
Lo statunitense si disseta dopo l’arrivo, oggi i corridori hanno affrontato il primo caldo dopo due settimane di pioggiaL’abbraccio dello staff della UAE Emirates, a Bergamo è arrivato il secondo successo di questo GiroLo statunitense si disseta dopo l’arrivo, oggi i corridori hanno affrontato il primo caldo dopo due settimane di pioggiaL’abbraccio dello staff della UAE Emirates, a Bergamo è arrivato il secondo successo di questo Giro
Una lunga giornata
Il sole si affaccia finalmente sul Giro d’Italia, ricordandoci che siamo a maggio ed è ormai primavera inoltrata. Le strade delle valli bergamasche diventano un punto di ritrovo per appassionati ed amanti di ciclismo, con colori e rumori che intasano l’aria di “amore infinito”.
«E’ stata finalmente una bella giornata di sole – racconta lo statunitense nel post corsa – ma la fatica non è mancata. Fin dai primi chilometri ci siamo dati battaglia per prendere la fuga e rimanere nelle posizioni di testa. Il gruppo dei primi era davvero numeroso (inizialmente era composto da diciassette corridori, ndr) ma la strada man mano ha accumulato fatica nelle gambe. La tappa era lunga ed estremamente difficile, con tante salite e strade tortuose, le quali non ti permettevano di deconcentrarti nemmeno un secondo. Avevo provato anche nei giorni precedenti ad entrare in qualche fuga ma non ero al meglio della condizione, oggi per fortuna è stato diverso».
Il forcing di Healy sullo strappo finale di Città Alta non ha portato i frutti speratiIl forcing di Healy sullo strappo finale di Città Alta non ha portato i frutti sperati
Sfida a eliminazione
Con i chilometri che scorrevano sotto le ruote ed il respiro sempre più pesante i diciassette uomini che hanno animato la tappa sono diminuiti sempre più. Uno scatto di Bonifazio a 45 chilometri dall’arrivo, prima del traguardo volante di Almenno, ha animato la corsa. La scalata alla Roncola, ultima salita di giornata, è stata il passaggio chiave di questa tappa.
«Frigo è scattato dopo il lavoro dei Movistar – continua McNulty, con il volto arrossato dal sole – l’ho seguito subito e ci siamo avvantaggiati ma poi Healy è tornato sotto. E’ stato l’irlandese ad alzare il ritmo sulle pendenze della Roncola, Non era facile seguirlo, ma non mi sono arreso ed ho proseguito del mio passo. Ho approfittato della discesa per riportarmi su di lui senza troppo affanno, un fuori giri lo avrei pagato sicuramente di più.
Ben Healy ha dato tutto, forse avrebbe potuto risparmiare un po’ di energie ad inizio tappa per affrontare meglio il finaleHealy ha dato tutto, forse avrebbe potuto risparmiare un po’ di energie ad inizio tappa per affrontare meglio il finale
Healy sprecone
Il giovane irlandese della EF Education Easy Post è stato uno dei protagonisti di giornata, se non il principale. Si è dimostrato uno dei più attivi battagliando con Rubio ad ogni GPM, i due in cima a Passo Valcava sono arrivati anche ad uno spalla a spalla molto aggressivo. Healy era consapevole di essere il più forte oggi, ma non è riuscito a portare a casa il bottino pieno, complice una gestione di gara non eccellente.
«Healy – conclude McNulty – ha attaccato spesso, lo ha fatto anche sulla salita di Bergamo Alta. In precedenza, Frigo è riuscito a rientrare su di noi nel tratto di strada tra la Roncola e lo strappo finale. Ho cercato di approfittare di un momento di indecisione tra noi tre ai meno sette dall’arrivo ma non è andata bene. Il duello finale si è svolto sulla salita di Bergamo Alta. E’ stato davvero uno spettacolo vedere così tanta gente a bordo strada, ha sicuramente aiutato a sentire meno la fatica. Ben (Healy, ndr) ha affrontato quello strappo finale a tutta ma sono riuscito a resistere.
«Nella breve discesa che portava all’ultimo chilometro Frigo è rientrato ancora, dimostrando di essere molto forte, ed ha lanciato uno sprint lungo. L’ho tenuto a bada e per fortuna sono rimasto in testa per tutta la volata finale. E’ la mia prima vittoria in un grande Giro e sono davvero felice di ciò. Ora arriva il giorno di riposo e poi l’ultima settimana, che sarà davvero tosta».
Norma Gimondi ha accettato di correre accanto a Martinello alle elezioni federali. Affinità nel programma. Il ciclismo ha bisogno di rottura dal passato
BERGAMO – Bonifazio arriva trascinando i piedi, stanco morto. Le sue gambe da velocista sulle strade di Bergamo hanno sofferto le pene dell’inferno, ma ha fatto bene il suo lavoro, proteggendo nella fuga Laurens Huys, cui la Intermarche-Wanty ha chiesto di tenere duro in classifica. Si guarda intorno e lo intercettiamo prima che salga sul pullman, mentre a un paio di metri il suo direttore sportivo Valerio Piva armeggia nell’ammiraglia prima di scenderne e archiviare la tappa.
«Mi sono trovato davanti insieme a Huys – racconta Bonifazio – non abbiamo preso rischi nelle discese e poi nel finale ho attaccato sulla Roncola per mettere in crisi gli altri compagni di fuga, in modo che il mio compagno non tirasse prima della salita e ci arrivasse spendendo meno. Io sto abbastanza bene, la stanchezza inizia a farsi sentire, il risveglio è sempre traumatico. Il freddo ha fatto la sua parte, perché non ti fa realmente capire la tua condizione e recuperare quando ogni giorno ti congeli, è veramente dura. Questo Giro non ha favorito noi sprinter, quindi bisogna cercare di sopravvivere tutti i giorni…».
Bonifazio è entrato nella fuga pur sapendo che il percorso fosse troppo duro per lui: ha aiutato il compagno HuysIl percorso, annunciato tra i più duri, ha lanciato la fuga, ma non ha visto scintille fra gli uomini di classificaBonifazio è entrato nella fuga pur sapendo che il percorso fosse troppo duro per lui: ha aiutato il compagno HuysIl percorso, annunciato tra i più duri, ha lanciato la fuga, ma non ha visto scintille fra gli uomini di classifica
Anche questa volta gli uomini di classifica si sono fatti pregare e alla fine non si sono presentati alla festa. Quei due secondi fra il gruppetto di Almeida e quello di Pinot sono stati conseguenza di una discesa fatta in modo più spregiudicato, ma nulla di più. E così, approfittando della saggezza di Valerio Piva, proviamo a capire che cosa si pensi là dietro, nella lunga fila delle ammiraglie, mentre davanti le star del Giro lasciano passare i chilometri e le occasioni.
Qualcuno poco fa sull’arrivo ha parlato di un Giro che si deciderà con il colpo di un solo giorno. Perché è troppo duro, ha tappe troppo lunghe e a causa del freddo nessuno si muove…
Un Giro troppo duro? Non lo so, tutti i Giri sono duri – risponde Piva con gli occhi che lampeggiano di scetticismo – e si sapeva prima di venire che fosse una corsa difficile e con tante salite. E’ chiaro che ognuno fa le sue scelte sugli atleti da portare, capaci di gestire queste situazioni. Il freddo c’è stato e anche tanto, ma purtroppo quello non si può gestire. Sono situazioni difficili per tutti, io lo so perché ho vissuto il Gavia (nel 1988 il Giro fu sconvolto da una bufera di neve sul passo valtellinese, ndr). Qui non è stata una sola giornata, ma quasi tutte le tappe finora. Però sono convinto che il Giro sarà spettacolare nell’ultima settimana e anche questo si sapeva…
Piva è convinto che il Giro si deciderà nella terza settimana e non si stupisce per l’attendismo dei bigPiva è convinto che il Giro si deciderà nella terza settimana e non si stupisce per l’attendismo dei big
Anche questo si sapeva?
Certo, perché chi sa gestirsi aspetta la terza settimana. Quindi io mi aspetto che Roglic e Thomas e quelli che sono rimasti a giocarsi la vittoria si sfideranno sulle salite, come era prevedibile. Roglic ha gestito la squadra con il giusto approccio. Se vuoi essere competitivo nelle tappe più dure, devi fare così.
Oggi sulla carta era una tappa di quelle, no?
Lo pensavo anche io, ma visto che domani c’è il riposo hanno rimandato al Bondone di martedì, alle Tre Cime di Lavaredo, a Zoldo e alla cronometro finale. Attenzione perché lì, sul Monte Lussari, si può decidere il Giro. Le forze sono quelle e chi ha speso all’inizio rischia di pagare.
Possiamo dire che l’assenza di Evenepoel ha tolto un po’ di imprevedibilità?
Quando all’inizio li vedevo battersi per pochi secondi, ero un po’ perplesso. Non è facile gestire le tre settimane, soprattutto su questo percorso. Con Remco cambiava qualcosa chiaramente, avrebbe dato del pepe a questo Giro, ma qualche dubbio mi resta.
Gli italiani onorano il Giro. Nella prima fuga ci sono Albanese, Frigo, Ballerini, Velasco, Gavazzi e PasqualonGli italiani onorano il Giro. Nella prima fuga ci sono Albanese, Frigo, Ballerini, Velasco, Gavazzi e Pasqualon
Su cosa?
Sarebbe riuscito ad arrivare in fondo a quel modo? Chiaramente non lo sapremo mai e, se ci fosse riuscito, sarebbe stato un grandissimo. Per ora non ci resta che aspettare le prossime tappe dure. Tanti si sono resi conto che la selezione verrà dal meteo e dai percorsi e aspettano i giorni chiave perché non ci sono tante forze da sciupare.
E il vostro Giro?
Sapevamo dall’inizio che non abbiamo nessuno per la classifica. Cerchiamo di andare nelle fughe, con corridori che non sono scalatori o velocisti top. Quindi cerchiamo di anticipare per provare a vincere una tappa. Ci siamo andati vicino, ma qui il livello della nostra squadra è quello che si può vedere. Dispiace che non sia venuto Taco Van der Hoorn, che però è stato male. Lui una tappa poteva vincerla, lo ha già fatto.
Armirail ha pedalato sotto il sole di Bergamo con la maglia rosa e una Lapierre in tintaGiornata ben meno stressante rispetto a quelle in rosa per Thomas. Domani il riposo e poi sarà guerra…Armirail ha pedalato sotto il sole di Bergamo con la maglia rosa e una Lapierre in tintaGiornata ben meno stressante rispetto a quelle in rosa per Thomas. Domani il riposo e poi sarà guerra…
Poi Piva saluta, deve salire sul pullman per parlare con i suoi ragazzi. Lascia capire che Bonifazio oggi lo ha stupito e quando gli diciamo che nella squadra ci sarebbe stato ancora bene Pozzovivo, preferisce non dire nulla. Fosse stato per lui, il lucano sarebbe stato ancora qui. Ma adesso che anche Domenico è tornato a casa per il Covid, stare a rivangare l’argomento non serve a niente. Valerio sparisce, la tappa di Bergamo è finita. Probabilmente quelle magnifiche schiere di tifosi lungo il percorso avrebbero meritato altro spettacolo. Merito e applauso a tutti gli uomini della fuga.
Alessandro Verre è il secondo corridore più giovane al Giro d’Italia, dietro solo a Matthew Riccitello della Israel Premier Tech. L’atleta dell’Arkea-Samsic si prepara al suo esordio in una grande corsa a tappe. Non traspare troppa tensione, anche se un punta c’è, d’altronde è la corsa dei sogni.
«Tutto sembra iniziato molti giorni fa – ci racconta Alessandro Verre – c’è tanto stress intorno al Giro. Solamente giovedì con il viaggio ed il problema avuto con la consegna delle bici da crono da parte del corriere. Le aveva la squadra in Francia, sono arrivate verso l’ora di pranzo e siamo andati subito a sistemare la posizione».
Ecco Pozzovivo e Verre, entrambi lucani, tra i due ci sono quasi 20 anni di differenzaEcco Pozzovivo e Verre, entrambi lucani, tra i due ci sono quasi 20 anni di differenza
Come mai?
Non mi trovavo con la posizione usata lo scorso anno, avevo dei dolori, soprattutto i giorni dopo averla usata.
La bici si trovava in Francia, vuol dire che l’hai usata poco quest’anno?
E’ la prima volta che la prendo in mano, non sono uno specialista di queste prove, anche se non le disdegno. Abbiamo fatto una pedalata per prendere le misure con la bici giovedì, volevamo visionare il percorso della crono, ma era troppo lontano dal nostro albergo. Così si è deciso di fare una pedalata sulle strade della terza tappa.
Quando hai scoperto che saresti venuto al Giro?
Due settimane fa, dopo le ultime corse. La squadra ha visto che stavo andando bene e che la condizione c’era, ed è arrivata la convocazione.
L’Arkea durante la presentazione delle squadre di giovedì sera, avvenuta a Pescara, Verre è il primo da destraL’Arkea durante la presentazione delle squadre di giovedì sera, avvenuta a Pescara, Verre è il primo da destra
Che cosa hai fatto per curare al meglio l’avvicinamento?
Sono stato dodici giorni in ritiro sull’Etna. Ho fatto qualche allenamento per migliorare i cambi di ritmo, mi ero accorto che mancasse qualcosa in quell’ambito. Non ho mai affrontato allenamenti troppo intensi.
Cosa pensavi da solo in cima al vulcano, ti ha sopraffatto l’emozione di questa convocazione?
Ho cercato di pensarci il meno possibile, sono un po’ scaramantico, meno ci penso meglio sto. In fondo vado in bici per piacere, già questo è un ottimo passatempo, poi tutti i giorni avevo la salita per tornare in hotel. Insomma, facevo prima a pensare quanto fosse dura, anche perché dovevo farla tutti i giorni (dice con una risata, ndr).
Quindi pochi pensieri sul Giro?
Pochi, preferivo guardare il panorama e concentrarmi sul lavoro da fare, mi davo delle piccole sfide per portare a casa il dislivello che volevo.
Il lucano ha trascorso dodici giorni in ritiro sull’Etna prima di partire per il GiroVerre ha cercato di stemperare la tensione concentrandosi sulla salita e gli allenamentiIl lucano ha trascorso dodici giorni in ritiro sull’Etna prima di partire per il GiroVerre ha cercato di stemperare la tensione concentrandosi sulla salita e gli allenamenti
L’anno scorso la corsa rosa era passata da casa tua, quest’anno torna, qualcuno ti verrà a trovare?
Praticamente l’anno scorso mi è entrato in casa, quest’anno arriva a Melfi, che è un’oretta da dove abito. Non so se qualcuno verrà a salutarmi, non mi sono sentito con nessuno, lasciamo la sorpresa.
L’arrivo di Lago Laceno dista 120 chilometri dal tuo paese, Marsicovetere. L’hai già fatta?
Mai! Volevo andare a fare una ricognizione, ma la neve me lo ha impedito, l’affronterò anche io ad occhi chiusi. In Costiera sono andato spesso in inverno per sfuggire dal freddo, è un percorso mosso che si addice tanto alla fuga.
Mentre quella di Bergamo?
Su quelle strade mi sono allenato per un anno intero quando correvo alla Colpack. Quella sarà una tappa davvero impegnativa, pronti via e si fa passo Valcava dal lato di Lecco, il più duro. Poi Selvino, un’altra breve salita ed infine Roncola e città alta. Non sarà una passeggiata. E’ la nostra tappa di casa visto che si arriva vicino alla sede di Bianchi.
La tappa di Bergamo la conosce bene, su quelle strade si è allenato per un anno intero quando era alla ColpackLa tappa di Bergamo la conosce bene, su quelle strade si è allenato per un anno intero quando era alla Colpack
Se pensi al Giro cosa ti viene in mente?
E’ la corsa che sognavo da bambino, dopo scuola e dopo gli allenamenti tornavo a casa per guardare tutte le tappe.
Tensione?
Lo sto vivendo nella maniera più tranquilla possibile, la tensione un pochino c’è, in fondo è una grande corsa a tappe. Andrò avanti giorno per giorno con un due parole guida.
CAZZANO SANT’ANDREA – Le montagne che contornano la Val Seriana si fanno più aguzze man mano che procede. Sembrano quasi pronte a mordere il cielo, come tanti canini affilati. Per salire a Casnigo la strada prende una svolta a destra e si inerpica subito. Un dentello di un chilometro e mezzo con un paio di tornanti che metterebbero in difficoltà più di qualche corridore. Simone Gualdi ci dà appuntamento qui, su queste rampe. Mentre lo aspettiamo, poco lontano dal cartello di benvenuto, i rumori di una fabbrica interrompono la pace del paesino.
Gualdi ha partecipato all’Eroica Juniores con la nazionale, ottenendo il secondo posto (foto FCI)Gualdi ha partecipato all’Eroica Juniores con la nazionale, ottenendo il secondo posto (foto FCI)
Tra calcio e ciclismo
In realtà Simone abita un paio di chilometri dopo Casnigo, il paese si chiama Cazzano Sant’Andrea. Poco più di 1.600 abitanti, la casa si trova in una zona un po’ più isolata, una palazzina di pochi piani. Saliamo le scale e ci apre la porta papà Marco, pochi istanti dopo entra anche sua mamma Chiara, con le borse della spesa in mano.
Simone si fionda sotto la doccia e intanto noi parliamo con i genitori. Marco è un cuoco e lavora a Dalmine, a una mezz’oretta da casa, traffico permettendo. Sua moglie Chiara, invece, è un’infermiera nella casa di riposo di Gandino, a pochi chilometri da casa.
«Anche se con il lavoro facciamo fatica ad avere molti giorni liberi – racconta il papà – abbiamo seguito molto le gare di Simone, fin da piccolo. Durante la settimana è autonomo, anche se devo ammettere che quando è fuori in allenamento un po’ di ansia c’è».
«Io alle gare non sono mai andata – replica la madre con una risata – ed è meglio così, mi viene l’ansia. Davide, il fratello piccolo, gioca a calcio a Vertova, non lontano da qui. Abbiamo provato a farlo andare in bici, ma ha prevalso l’amore per il pallone».
Una doccia veloce ed il giovane bergamasco è pronto a raccontarsiUna doccia veloce ed il giovane bergamasco è pronto a raccontarsi
Cresciuto in “casa”
Simone Gualdi ha lo sguardo deciso e una buona parlantina, non serve molto tempo per prendere confidenza. Il corridore della Scuola Ciclismo Cene va in bici da tanti anni e lo ha sempre fatto vicino a casa.
«Ho iniziato quando ero in terza elementare – racconta seduto al tavolo del soggiorno – già pedalavo da solo su una mountain bike, così, per piacere personale. Poi in terza elementare dei miei amici mi hanno coinvolto e sono andato a provare. La squadra era la Gazzanighese. I primi tre anni faticavo a finire le corse, ero uno dei più piccoli e fisicamente soffrivo. Ho avuto anche la tentazione di lasciare ma non ho desistito, mi piaceva troppo la bici.
«Poi tutto ad un tratto sono cresciuto e sono arrivato a vincere, la cosa bella è che tra Gazzanighese e Scuola Ciclismo Cene c’è un legame profondo. La maggior parte dei ragazzi con i quali corro ora li conosco da quando avevo 8 anni. Sono contento di come è andato e come sta andando il mio percorso di crescita. Alla fine mi alleno molto, ma senza finirmi».
Il 2022 è finito in crescendo, al Giro della Lunigiana è arrivata la maglia biancaPoche settimane dopo eccolo in corsa ai mondiali di Wollongong con la nazionale di SalvoldiIl 2022 è finito in crescendo, al Giro della Lunigiana è arrivata la maglia biancaPoche settimane dopo eccolo in corsa ai mondiali di Wollongong con la nazionale di Salvoldi
Il presente e il passato recente
Il corridore bergamasco, classe 2005, è uno dei volti del ciclismo nazionale. Nella seconda metà della scorsa stagione si è affermato tra Giro della Lunigiana e la convocazione ai mondiali di Wollongong. Nel 2023, invece, ha già corso con la maglia azzurra alla Gand-Wevelgem e alla Eroica Internazionale Juniores Coppa delle Nazioni, corsa a tappe di tre giorni chiusa al secondo posto in classifica generale.
«Questi primi mesi della nuova stagione – riprende mentre finisce di sorseggiare la bevanda per il recupero – sono andati bene. Ho aggiunto molte gare internazionali al calendario. La Gand-Wevelgem non è andata benissimo, il clima non ha aiutato. Mentre l’Eroica è stata molto più positiva, il livello era alto e confrontarsi con certe realtà fa sempre bene. Ora mi aspetta un’altra tappa di Coppa delle Nazioni, sempre con la nazionale, questa volta in Repubblica Ceca. Le salite, il mio terreno preferito, saranno una bella incognita, ma non vedo l’ora di mettermi alla prova. Sono contento di aver trovato continuità con l’Italia, Salvoldi organizza ogni mese tre giorni di ritiro. E’ un modo di lavorare che mi piace, si crea un bel gruppo e ci abituiamo a correre insieme.
«Le esperienze in campo internazionale – continua Gualdi – sono iniziate con il Giro della Lunigiana. Una gara che mi ha lasciato molto, ma anche un po’ di amaro in bocca, perché il podio mi è sfuggito di pochi secondi a causa di un problema meccanico (il bergamasco ha comunque vinto la maglia della classifica dei giovani, ndr)».
Durante la pausa dal ciclismo c’è tempo per seguire l’Atalanta, sua squadra del cuore, qui in trasferta a ZagabriaDurante la pausa dal ciclismo c’è tempo per seguire l’Atalanta, sua squadra del cuore, qui in trasferta a Zagabria
Neroazzurro
I colori del cuore di Simone sono due: il nero e l’azzurro, gli stessi che si incontrano sulla maglia dell’Atalanta, della quale è tifoso. Il suo amore per il calcio arriva da lontano e glielo ha regalato un suo ex allenatore.
«Il calcio è uno sport che conosci per forza – dice con una risata – anche se non ti interessa davvero. Nel mio caso i miei amici ne parlano e lo seguono molto, la passione per la Dea (l’Atalanta, ndr) deriva dall’amore per la mia terra. Dello stadio mi piace l’atmosfera che si respira, sia nel pre partita che durante i 90 minuti. Con il fatto che si gioca molto in inverno riesco andare qualche volta allo stadio a vedere le partite. Rigorosamente in curva, nella parte calda del tifo! Mi sono divertito a fare anche qualche trasferta, una delle più belle è stata quella di Zagabria per i gironi di Champions League. Dodici ore di pullman, insieme ai tifosi, una gran bella giornata. Siamo partiti da casa la mattina e siamo tornati il giorno seguente.
«Mio fratello gioca a calcio, ma non possiamo andare insieme allo stadio – confida con una risatina – è interista. Qualche volta è venuto con me a vedere l’Atalanta ma è si è trattata di una scelta di compagnia, non di tifo».
Gli amici sono sempre pronti a seguirlo e sono tra i primi ad interessarsi dei risultati di GualdiGli amici sono sempre pronti a seguirlo e sono tra i primi ad interessarsi dei risultati di Gualdi
Futuro? Praticamente scritto
Con i suoi 18 anni appena compiuti Gualdi apre gli occhi al futuro con grande interesse. Nel prossimo futuro qualcosa è già scritto, altro è da scrivere e proverà a farlo nel migliore dei modi.
«Il prossimo anno – racconta – sarò con la Circus ReUz (il devo team della Intermarché-Circus-Wanty, ndr). E’ un contatto nato abbastanza recentemente, si parla di un paio di mesi fa. Ho parlato con i diesse Visbeek e Tamouridis, la scelta è presto fatta, l’opportunità è unica. Mi hanno cercato anche delle squadre italiane, ma l’esperienza all’estero mi permette di avere più continuità nella crescita. Seguirò un programma più delineato, con allenamenti e recuperi programmati. Avrò modo di correre tante gare internazionali, per aumentare a mano a mano il livello. In più dal 2026 sarò nella formazione WorldTour.
«Gli obiettivi per questa stagione sono altri – conclude – mi piacerebbe fare bene alla Due Giorni di Vertova, la corsa di casa. L’anno scorso sono arrivato terzo nella gara del sabato, mentre la domenica mi sono ritirato. In gara si affronta la salita di Casnigo, quella dove ci siamo incontrati oggi, lì mi aspetteranno i miei amici. L’anno scorso hanno fatto un tifo infernale. Mi piacerebbe migliorarmi anche al Giro della Lunigiana e provare a vincere il campionato italiano, tra qualche giorno andrò a vedere il percorso».
Anche la fidanzata Beatrice lo segue spesso alle gareDurante la pausa invernale c’è anche il tempo di divertirsi con gli amiciTra i gadget non può mancare la custodia del telefono personalizzata di EevyeAnche la fidanzata Beatrice lo segue spesso alle gareDurante la pausa invernale c’è anche il tempo di divertirsi con gli amiciTra i gadget non può mancare la custodia del telefono personalizzata di Eevye
Scuola e amici
Gualdi si trova al quarto anno dell’Istituto Valle Seriana perito meccanico, a Gazzaniga. La scuola va bene, ci dice, il Piano Formativo Personalizzato lo aiuta a rimanere al passo.
«I professori sono molto comprensivi – spiega – e anche i compagni mi aiutano tanto. Riesco a rimanere al passo con lo studio e questo è importante, non nascondo che a volte porto i libri anche in trasferta, ma fatico a studiare. Dopo le gare mi riposo e la testa va subito alla tappa successiva. Quando sono a casa, invece, mi organizzo bene, la prossima settimana ci sono delle verifiche che dovrò saltare per andare con la nazionale in Repubblica Ceca. Ho già concordato con i professori quando recuperare le verifiche e le interrogazioni.
«Gli amici sono una parte importante della mia vita – finisce di raccontare – siamo molto uniti. Mi chiedono spesso come vanno le corse e quando non esco per preparare una gara o per allenarmi capiscono. In inverno riesco a godermi di più la loro compagnia, ci piace fare le cose che fanno tutti. Divertirsi è importante, la categoria juniores aumenta di importanza, ma siamo comunque ragazzi».
Lo sguardo di Michelin e dei suoi tecnici è rivolto al futuro, dalla collaborazione con i team WorldTour nascono spunti e idee da tradurre poi in prodotti
Persico, Romele, Quaranta e Meris insieme a Rossella Di Leo e tutto il Tea Colpack-Ballan, per un giorno nella sede di Santini a Bergamo. Per le foto. Per esplorare il reparto produzione. Infine per imparare a cucire la maglia con cui correranno a partire da sabato prossimo
Alla fine quello che ha lavorato meglio è Persico. Davide ha un certo occhio nel cucire e una buona manualità, dice la signora bionda che a turno ha ospitato i corridori del Team Colpack-Ballan alla sua macchina per cucire. Romele ha presto capito che correre in bici per certi versi è meglio che lavorare. Meris ha cucito la maglia con un buco. Quaranta ci ha provato.
Per i quattro corridori bergamaschi della squadra di Rossella Di Leo, la mattinata nella produzione di Santini Cycling si trasforma in una presa di contatto accelerato col mondo del lavoro e la complessità di realizzare la maglia con cui correranno. L’hanno vista nascere in un computer. Essere stampata su grandi rotoli di carta. Diventare una sagoma da ritagliare. Essere finalmente trasferita su tessuto. E alla fine trasformarsi in una serie di pezze da cucire. Molto più semplice infilarla e sudarci dentro, hanno pensato i corridori. Persico intanto guardava ed era curioso.
La nuova sede di Santini, un altro mondo rispetto alla nostra prima visita e che non si può mostrare prima della presentazione, ha ospitato il Team Colpack al gran completo, velocisti della pista compresi. Tutti gli sponsor del team. I mezzi parcheggiati fuori. E intorno l’azienda bergamasca che da quest’anno veste la squadra, a raccontare il luogo e i prodotti che saranno forniti. Bergamo stamattina è calda, nei notiziari intanto si parla di laghi e fiumi al minino.
Per le foto ufficiali del 2023, si è scelta la nuova sede Santini, che sarà presentata a maggio (foto Rodella)Per le foto ufficiali del 2023, si è scelta la nuova sede Santini, che sarà presentata a maggio (foto Rodella)
Donna fra le donne
Rossella Di Leo ha l’espressione soddisfatta. La team manager del Team Colpack-Ballan respira la vigilia di una buona stagione e intanto si frega le mani, donna nel mondo del ciclismo, per la neonata collaborazione con Santini, che a sua volta è amministrata da due donne: Paola e Monica. Il Cavalier Pietro Santini si aggira orgoglioso, intrattiene e osserva ogni dettaglio.
«In realtà – precisa – abbiamo iniziato la collaborazione col Maglificio Santini tanto tempo fa, parlo di trent’anni, quando con la UC Bergamasca eravamo ancora alle prime squadre dilettantistiche. Quest’anno è iniziata una nuova collaborazione che ci rende davvero orgogliosi».
Anche per il 2023, il Team Colpack-Ballan correrà su bici CinelliAnche per il 2023, il Team Colpack-Ballan correrà su bici Cinelli
La stagione del riscatto
Sulla stagione si potrebbe dire tanto, ma par di capire che sarà meglio aspettare il debutto di sabato alla San Geo, tirata ancora una volta a lucido da Gianni Pozzani.
«Due anni fa – prosegue Rossella – abbiamo vinto il Giro d’Italia con Ayuso e il campionato del mondo con Baroncini. Sono state due grosse soddisfazioni, arrivate dopo 32 anni di attività. Non è passato molto tempo, ma sembra che tutti si siano già dimenticati di quel periodo. Il 2022 è stato una stagione difficile per varie sfortune. Comunque venivamo da due anni di Covid, per cui siamo in cerca di riscatto. Abbiamo una squadra giovane come siamo abituati a fare. Sono tutti under 23 tranne Boscaro, che corre nelle Fiamme Azzurre. Abbiamo fiducia nei giovani».
La grafica della maglia è insolita e interessante, dato che rappresenta i sacchi neri di produzione ColpackLa grafica della maglia è insolita e interessante, dato che rappresenta i sacchi neri di produzione Colpack
I sacchi neri
La singolarità della maglia sta nella grafica che la riempie. Si potrebbe pensare a una fantasia astratta, ma basta osservare con più attenzione e farsi guidare da Stefano Devicenzi di Santini per rendersi conto del messaggio.
«La grafica della maglia – spiega- è nata in seguito a un profondo studio e alla possibilità di avere carta bianca. Così abbiamo studiato qualcosa un po’ diverso dal solito. Magari non è facile intuirlo o scoprirlo da soli, ma se indirizzati si possono cogliere dei dettagli molto interessanti. La proposta nasce dal nostro designer che sviluppa le collezioni e lavora sulla linea grafica e il visual a livello aziendale.
«L’idea è stata quella di mettere sotto una luce mai avuta prima il main sponsor della squadra. Abbiamo utilizzato una grafica che a primo impatto può sembrare un pattern astratto, quando in realtà rappresenta la produzione di Colpack. Sono dei sacchi della spazzatura, un elemento in apparenza povero che diventa l’elemento distintivo per la maglia 2023».
La maglia è in stampa su carta: i corridori la vedono avvolgersi sul rotolo biancoDavide Persico dispone le pezze ritagliate sulla base grafica da cui il colore passerà sulla stoffaLa maglia è in stampa su carta: i corridori la vedono avvolgersi sul rotolo biancoDavide Persico dispone le pezze ritagliate sulla base grafica da cui il colore passerà sulla stoffa
«Per noi è un orgoglio – dice – semplicemente per il fatto che siamo due realtà del territorio bergamasco, quindi il fatto di collaborare ci è parso naturale. Abbiamo iniziato a confrontarci, a parlare e ci siamo trovati subito in sintonia. Perché non mettere insieme due realtà bergamasche come la Colpack, che è una bellissima realtà nel ciclismo dei giovani, e noi che siamo fermamente convinti dello sviluppo del territorio in cui in cui lavoriamo?
Prima la dimostrazione di un’addetta alla cucitura, poi toccherà ai corridori. La maglia è un puzzle di tanti pezziPersico è quello che l’ha presa più seriamente e infatti è riuscito a cucire qualcosa, sotto lo sguardo di MerisLa maglia non è riuscita, così Romele si consola trasformandola in un sottocascoPrima la dimostrazione di un’addetta alla cucitura, poi toccherà ai corridori. La maglia è un puzzle di tanti pezziPersico è quello che l’ha presa più seriamente e infatti è riuscito a cucire qualcosa, sotto lo sguardo di MerisLa maglia non è riuscita, così Romele si consola trasformandola in un sottocasco
«Come necessità tecniche, una continental non differisce tantissimo da una squadra professionistica. Cambiano i numeri, cambiano gli impegni. Per fare un parallelismo, sono in linea con le squadre femminili del WorldTour attuale, che comunque hanno una fornitura e una tecnicità dei prodotti identiche a quelle dei professionisti. Nel nostro caso, comunque, la squadra l’abbiamo equipaggiata con il meglio che possiamo offrire».
Masnada è stato il solo capace di reggere il ritmo di Pogacar. Lo ha ripreso in discesa e ha provato a staccarlo a Città Alta. Un secondo che sa di vittoria
Il piano di Vingegaard consisteva nel far stancare Pogacar, evitando fuori giri e tenendolo nel mirino. Alessandro Vanotti ne è convinto e spiega perché
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Valigia pronta? «Sì, sì, sono già in aeroporto a Bergamo. Ho già fatto tutto, aspetto di imbarcarmi. C’è un volo diretto su Porto, molto comodo». Nicola Conci (in apertura nell’immagine photonews) ha la voce squillante come all’inizio delle vacanze. L’inverno dei ritiri e del lavoro è finito e con le corse inizia anche il divertimento. Se un corridore non si diverte alle corse, forse ha un problema. E il debutto stagionale, per quanto privo di riferimenti e certezze, è sempre un momento elettrizzante.
«Devo dire che è stato un bell’inverno – racconta il trentino – in generale mi sento bene e penso di aver fatto tutto nel migliore dei modi, quindi sono pronto. Ovviamente c’è l’incognita, come sempre, del fatto che si vada alle corse senza confronto con gli altri. Ci sono diversi corridori che hanno già corso e qualcuno ha anche dimostrato di andare molto forte, tipo Rui Costa o comunque l’Intermarché. Non resta che andare, dare il massimo e vedere come va…».
Appena passato dalla Gazprom (chiusa a seguito della guerra ucraina) alla Alpecin, Conci si è subito messo in luce Appena passato dalla Gazprom (chiusa a seguito della guerra ucraina) alla Alpecin, Conci si è subito messo in luce
Ritorno al WorldTour
Il ritorno nel WorldTour ha portato con sé nuove abitudini e nuove esigenze da parte della squadra, la Alpecin-Deceuninck, a cominciare dal calendario e dalla preparazione.
«Abbiamo dovuto un po’ rivedere il calendario», spiega. «L’anno scorso riuscivano a fare diverse corse, tra virgolette secondarie, anche se ormai di secondario non c’è più niente. Quest’anno, essendo WorldTour e avendo l’obbligo di fare tutte le corse WorldTour, abbiamo tolto dall’inizio stagione quelle 3-4 gare come Mallorca oppure il Saudi Tour. Quindi, dopo la partenza all’Etoile de Besseges, la Figueira Champions Classic di domenica sarà il secondo debutto europeo, mentre altri inizieranno in Spagna la prossima settimana con Murcia».
Nonostante abbia corso nel team continental della Alpecin, nel 2022 Conci ha corso i mondiali di WollongongNonostante abbia corso nel team continental della Alpecin, nel 2022 Conci ha corso i mondiali di Wollongong
Passando dal Development Team al WorldTour cosa è cambiato per te?
Non tantissimo, perché alla fine bene o male l’impronta che viene data al Development Team è quella della WorldTour. Certo, a livello di allenamenti ho notato una maggiore qualità, maggiore cura, attenzione. Ho inserito qualche allenamento che l’anno scorso vedevo fare agli altri, come ad esempio le famose uscite low carb e cose del genere. Però in generale non è che sia cambiato moltissimo.
Ti alleni ancora con Alberati o sei passato ai preparatori della squadra?
Sono passato con i tecnici della squadra. Il mio allenatore si chiama Elliot Lipski, che è inglese ma abita in Toscana (Lipski è anche capo della performance del team femminile Fenix-Deceuninck, ndr). Non parliamo italiano, anche se penso che ne sarebbe capace. Comunichiamo in inglese, è in gamba, è giovane e poi è molto moderno. Mi piace, mi trovo bene.
E’ difficile cambiare preparatore dopo un po’ di tempo con lo stesso?
Sì e no. Sì perché ogni giorno hai dei lavori diversi e magari devi chiedere spiegazioni su cosa siano e come vadano fatti. Quindi bisogna dedicare del tempo in più nel capire il tipo di allenamento. Però in generale può anche essere una spinta a fare qualcosa di nuovo. Bene o male tutti i preparatori hanno la loro filosofia e se per tanto tempo si segue la stessa linea, dopo un po’ i lavori si conoscono e forse si hanno meno stimoli. Invece cambiando allenatore, quell’aria di novità può dare la sveglia.
Lipski, primo da destra con il ds Cornelisse, Petra Stiasny e il medico Beeckmans, è preparatore di Conci (foto Facepeeters)Lipski, primo da destra con il ds Cornelisse e Petra Stiasny, è il preparatore di Conci (foto Facepeeters)
Si parlava con Scaroni nel ritiro di dicembre della determinazione degli atleti ex Gazprom, degli occhi iniettati di sangue e del rischio che, avendo trovato squadra, possa affievolirsi…
Io penso di no e soprattutto è molto soggettivo. Dal mio punto di vista, quel sangue agli occhi nasceva sì dalla storia Gazprom, ma anche dal fatto che avessi… buttato i quattro anni precedenti, fra qualche errore e l’intervento all’arteria iliaca. Avevo tanta voglia di far bene e quindi quella cattiveria c’era già, anche se ovviamente la storia di Gazprom è stata un qualcosa in più. Però, in generale, ormai mi sento di dover andare alle gare e dare sempre il massimo. Dal mio punto di vista, penso che quella determinazione ci sia ancora e ce l’avrò per un bel po’.
Quindi il fatto di avere il Giro nel mirino non significa che la stagione sarà solo una lunga attesa…
Assolutamente. In realtà per la squadra, queste corse portoghesi sono un po’ di passaggio e di rodaggio. Per me personalmente, se ci sono delle occasioni da prendere, non mi tiro certo indietro, anzi. Io sono qua per provare a fare già bene. Poi è ovvio, è la prima gara, non ho ancora corso. Ma queste non possono essere scuse: devo andare a tutta e basta.
Il programma l’hai potuto scegliere tu?
Ne abbiamo parlato insieme al ritiro di dicembre. In realtà la bozza che mi avevano dato mi era piaciuta abbastanza fin da subito, quindi non è che si sia rimasto lì a discutere più di tanto. E’ un bel programma. Volevo fare il Giro e anche il Tour, ovviamente. Tutti i corridori sognano di fare il Tour, però penso che per ora sia meglio fare il Giro. In più quest’anno ci sono diverse tappe che per me hanno un valore particolare.
I quattro anni alla Trek-Segafredo non sono andati come Conci si aspettava. La sua voglia di riscatto è palpabileI quattro anni alla Trek-Segafredo non sono andati come Conci si aspettava. La sua voglia di riscatto è palpabile
Di quali tappe parliamo?
C’è la partenza da Pergine, quindi proprio a casa mia. L’arrivo sul Bondone del giorno prima. E poi c’è l’arrivo di Bergamo, dove vivo da qualche tempo. Insomma ci sono più tappe che, per una cosa o per l’altra, hanno un valore particolare. Certo, per il discorso che facevamo prima, non ho intenzione di andare al Giro e fare 10 giorni a pensare a quei giorni, perché non sono nelle condizioni di poterlo fare. Sono determinato ad andare a tutta fin da subito e ogni occasione deve essere quella buona. Poi ovviamente se le occasioni dovessero nascere proprio in quelle tappe, benvengano.
L’avvicinamento al Giro sarà canonico o con il nuovo allenatore cambierà qualcosa?
Dopo queste prime gare, ci saranno due corse a tappe in ottica Giro: il Catalunya e i Paesi Baschi. Sono un gran bel blocco, perché sono corse di altissimo livello, ma anche dure e anche abbastanza ravvicinate. A livello fisico sarà un bell’impegno. E poi il Giro. Insomma, non si può arrivare al Giro con troppi giorni di corsa o comunque un pelino stanchi. Si è capito che bisogna correre, ma anche allenarsi bene e prepararsi per la corsa sotto tutti gli aspetti.
Ci sarà anche l’altura?
Sì, dobbiamo ancora parlarne bene, però qualcosa dovremmo fare. Ovviamente tra i Baschi e il Giro c’è qualche settimana, quindi andremo in altura, ma non so ancora dove.
Conci è approdato alla Alpecin nel 2022. Lo ha accolto Sbaragli, veterano nel team tedesco (photonews)Conci è approdato alla Alpecin nel 2022. Lo ha accolto Sbaragli, veterano nel team tedesco (photonews)
Dopo l’intervento all’arteria iliaca e col nuovo preparatore, hai tenuto la stessa posizione in sella?
Tutto invariato. Qualche anno fa, tramite Masnada ho conosciuto Aldo Vedovati ed è una delle 2-3 persone di cui mi fido ciecamente. Per la posizione mi affido a lui e sono contento di come mi sento in bici. Poi Aldo è una bellissima persona e ogni volta che posso avere a che fare con lui, ne sono felice. Ogni consiglio e ogni piccolo movimento che mi suggerisce, lo prendo come fosse la Bibbia. Per la posizione sono con lui. Quando sei professionista, alla fine hai tante cose che possono aiutarti e tante che possono anche farti… del male. E’ facilissimo perdersi.
E quindi come si fa?
Quello che ho notato è che abbiamo a disposizione mille risorse, ma dobbiamo essere bravi a capire chi e che cosa ci serva veramente. So che se andassi a fare altri bike fitting, magari tramite la squadra e dopo aver visto la posizione con Aldo, troverei delle cose che secondo loro non vanno bene. Può essere l’altezza sella, la pressione sui pedali, la pressione sulla sella. Quindi devi essere bravo a capire di chi vuoi veramente fidarti è seguire una strada, altrimenti si diventa matti.
Nella Alpecin ci sono anche Vergallito e Mareczko: “Kuba” doveva debuttare ad Antalya, gara annullata per il terremotoNella Alpecin ci sono anche Vergallito e Mareczko: “Kuba” doveva debuttare ad Antalya, gara annullata per il terremoto
Ti aspettavi che Van der Poel potesse vincere il mondiale di cross?
In ritiro l’ho visto ben poco, perché abbiamo i gruppi di allenamento e poi si rimane divisi anche a pranzo e cena, quindi non è che abbia avuto tantissimo a che fare con Mathieu. Però il giorno del mondiale, mio papà mi ha scritto: «Chi vince?». E gli ho detto: «Van der Poel in volata». Lui invece ha risposto: «No, Van Aert in volata». Alla fine ho avuto ragione io.
Vedi? L’allievo ha superato il maestro…
Esatto.
Una risata. L’altoparlante che annuncia un volo, non ancora il suo. Domenica si comincia dal Portogallo e sempre in Portogallo Conci resterà per la Volta ao Algarve. Siamo davvero curiosi. Il suo patrimonio atletico è di quelli importanti, è arrivato il momento di metterlo finalmente in mostra.
Quando finisce la carriera e non sei pronto per fermarti, fatichi a farci pace. Così Davide Villella, che alla fine del 2022 si è trovato senza squadra, è li che ragiona sui motivi che hanno spinto la Cofidis a non rinnovargli il contratto e su cosa non abbia funzionato nella sua carriera da predestinato. Quando riusciamo a ripescarlo, il discorso percorre l’asse di equilibrio fra dita da puntare e il tentativo di fare autocritica.
«Ormai è andata – dice – la situazione è questa. Non spettava a me cercare squadra, dovrebbero farlo altre persone. Però, vabbè..».
Villella è nato a Magenta il 27 giungo 1991, è alto 1,82 e pesa 66 chili. E’ passato pro’ nel 2014Villella è nato a Magenta il 27 giungo 1991, è alto 1,82 e pesa 66 chili. E’ passato pro’ nel 2014
In rampa di lancio
Il suo ultimo anno da under 23, il 2013 dei mondiali di Firenze, era stato a dir poco trionfale, con sei vittorie fra cui due tappe e la classifica finale del Val d’Aosta e poi il Piccolo Giro di Lombardia. Lo aveva preso la Cannondale, in un percorso parallelo a quello di Formolo: entrambi rappresentati da Mauro Battaglini.
In quegli anni le cose sembravano funzionare. Rapporto in salita, belle accelerazioni, qualche vittoria. Poi lentamente avvenne un cambio di pelle. Pur continuando a fare i suoi piazzamenti, il bergamasco ha provato a trasformarsi in gregario di lusso. Due anni alla Astana, poi alla Movistar si è ritrovato a lavorare per Valverde e Mas, con tanto di investitura da parte di Cataldo, che lo aveva individuato come suo successore in cabina di regia nella squadra spagnola.
Finché nel 2022 Villella è approdato alla Cofidis, indicato assieme a Cimolai da Roberto Damiani, che lo preferì allo stesso Cataldo in ragione del fatto che fosse più giovane. Ma le cose non sono andate come pensava. A vederlo da fuori, sembrava che Davide avesse perso mordente, in un periodo in cui non puoi mollare un metro. La coincidenza di alcuni problemi tecnici ha composto definitivamente il quadro.
Sono gli attacchi di Villella, ai mondiali U23 di Firenze 2013, a far esplodere la corsaIl precedenza aveva vinto il Giro della Valle d’AostaInfine a ottobre, saluta così gli U23: Giro di Lomabrdia e addio 2013Sono gli attacchi di Villella, ai mondiali U23 di Firenze 2013, a far esplodere la corsaIl precedenza aveva vinto il Giro della Valle d’AostaInfine a ottobre, saluta così gli U23: Giro di Lomabrdia e addio 2013
Che cosa è successo?
Ho avuto problemi meccanici in momenti poco indicati. La sella che scendeva anche di un centimetro, ad esempio. Al Tour of Oman, è successo nel momento in cui si faceva il ventaglio che ha deciso la corsa. Potevo entrare nei 10 finali e invece niente. Oppure nella tappa del Giro d’Italia a Potenza (quinto dopo 130 chilometri di fuga, ndr). Prima si è rotto il cambio. Così ho preso la bici di scorta e mi è scesa la sella. Sono rientrato sulla fuga, ho rialzato la sella, ma non abbastanza. E sono arrivato al traguardo, con 5 millimetri di altezza in meno.
Si è capito perché?
Una cosa strana. A casa avevo lo stesso modello, ci ho messo del fissante e non è mai più successo. Alle corse capitava, a me e ad altri. Non credo sia la bici, sarà stato probabilmente qualcosa legato al lavoro dei meccanici. A volte salvi la stagione anche con un giorno alla grande e Potenza è stata un’occasione buttata vianon per colpa mia (sull’importanza dell’occasione sfumata per i problemi meccanici, anche il diesse Damiani si dice d’accordo, ndr).
Nella tappa di Potenza del Giro, una serie di problemi tecnici hanno impedito a Villella di giocarsi la vittoriaNella tappa di Potenza del Giro, una serie di problemi tecnici hanno impedito a Villella di giocarsi la vittoria
Perché sei andato alla Cofidis e non sei rimasto alla Movistar?
Non lo so perché non sia andata avanti con Movistar. Quando mi è stata data un po’ più di libertà nel finale di stagione, ho fatto qualche piazzamento, ma ho anche aiutato Valverde a vincere una tappa al Giro di Sicilia. Alla Cofidis avevano visto quei piazzamenti e con la questione della classifica WorldTour, cercavano atleti che potessero farne ancora. Per quello mi hanno fatto un solo anno di contratto, ma mi era stato detto che avrei firmato per un altro. Si doveva solo discutere della cifra, almeno questo è quello che mi diceva il procuratore che aveva parlato con Vasseur (Alex Carera conferma che fino al Giro, la Cofidis fosse contenta di Villella. Come lui, anche Damiani, ndr).
Non può essere dipeso da te?
Forse sì. Mi sono un po’ abbattuto, nell’ultimo anno soprattutto. I problemi tecnici sono stati mazzate morali che si sono riflesse sui risultati. In più, non mi sono mai trovato con la squadra. Non ho imparato la lingua come avevo fatto con lo spagnolo e con l’inglese e quella è stata una mia pecca. Non sapere la lingua ti limita molto, ma nemmeno puoi pretendere di parlarla benissimo in così pochi mesi. Non so dire se ci siano state altre scelte che si potevano evitare, però con il senno di poi siamo tutti bravi.
Nei due anni alla Movistar (2020 e 2021), Villella si è trasformato in luogotenente di lussoNei due anni alla Movistar (2020 e 2021), Villella si è trasformato in luogotenente di lusso
Sei sempre stato un lupo solitario…
Sono uno cui piace allenarsi da solo. Quindi anche se c’è gente che conosco, a parte Formolo con cui ci si trovava quando ero a Monaco, rimango sempre abbastanza per i fatti miei negli allenamenti. A volte mi seguiva qualche amico amatore. Ho sempre fatto così, non so se sia giusto o sbagliato, però è quello che sono.
Ti sei mai sentito davvero forte?
Si parla di anni fa, era il 2016. Avevo fatto quinto al Lombardia, poi avevo vinto la Japan Cup. L’anno dopo ho vinto la maglia degli scalatori alla Vuelta. Alla fine però sono più stato un gregario più che un vincente. E per questo, in aggiunta alle mie responsabilità, sono stato anche sfortunato a capitare nella Cofidis che andava a caccia di punti.
Villella e Formolo, passati assieme’ assieme alla Cannondale, qui al Beghelli del 2014Davide Villella re delle salite alla Vuelta 2017Villella e Formolo, passati assieme’ assieme alla Cannondale, qui al Beghelli del 2014Davide Villella re delle salite alla Vuelta 2017
Quando hai capito che si metteva male?
Dopo il Giro. Avevo chiesto di riposare un po’, invece la squadra ha insistito perché corressi il Giro di Svizzera. Ci sono andato, ho fatto due tappe e sono tornato a casa, perché sia fisicamente sia mentalmente ero proprio arrivato. Da lì mi sembra che non l’abbiano presa bene (Damiani però esclude che ci sia un nesso fra il ritiro e la mancata conferma, ndr).
Ne hai parlato con Damiani?
Con Roberto ho un buon rapporto, è un buon direttore e mi ha aiutato tanto. Anche con il francese, quando mi ha visto spaesato. Ma alla fine il risultato è stato questo e, per quello che so, non mi ha più cercato nessuno. Mi sarebbe piaciuto andare in una squadra come la Eolo, solo che anche lì non c’era più posto. Avevano finito il budget, perché quando gliel’hanno chiesto, era fine ottobre.
La Cofidis gli ha chiesto indietro la bici per i primi di dicembre, per cui non ha più pedalatoLa Cofidis gli ha chiesto indietro la bici per i primi di dicembre, per cui non ha più pedalato
Cosa farai adesso?
Qualche mese un po’ tranquillo, per dedicarmi alle cose che non ho fatto in questi anni. Al dopo ci penserò più avanti. Non sto andando in bici, perché mi è stata ritirata. Avevo chiesto se me la potevano lasciare sino a fine anno, ma ho dovuto riportarla ai primi di dicembre. L’unico che mi abbia mandato un messaggio è stato Cimolai, che ho sentito l’altro giorno. Qualche chiamata con Damiani, ma poi zero. Alla fine non avevo fatto grandi annunci sul fatto che stessi smettendo.
Ci pensi spesso?
Molto spesso. Durante il giorno e anche la notte prima di dormire. Sapevo che prima o poi sarebbe finita, però non pensavo in questo modo. Così passo le giornate facendo qualche corsetta a piedi e cercando di tenermi occupato. Ho fatto una vacanza a New York con la ragazza e spero di farne un’altra fra uno o due mesi. Nel frattempo ho ordinato la bici, che però arriva a febbraio. Ma se anche qualcuno mi proponesse di ripartire, forse non troverei gli stimoli giusti. Mi piacerebbe entrare in un’azienda vicino casa, magari da Santini, per fare un esempio. Alla fine quella può essere una chiave per tenere un piede dentro.
Masnada è stato il solo capace di reggere il ritmo di Pogacar. Lo ha ripreso in discesa e ha provato a staccarlo a Città Alta. Un secondo che sa di vittoria
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Due sedute di allenamento, entrambe in bicicletta. Per Wladimir Belli, preparatore atletico ormai di lungo corso, il futuro del ciclismo sarà questo. Alla doppia seduta si è arrivati da qualche anno, ma la differenza è che oggi si va al mattino in bicicletta e al pomeriggio in palestra per pesi o esercizi di corpo libero: a breve ci sarà la bici anche al pomeriggio. Ma anche il ciclismo, come il resto del mondo e degli altri sport, va verso la ricerca di una prestazione sempre più di alto livello. Che sconfina a volte nel fanatismo, nell’esagerazione, nella perdita di un romanticismo che da sempre contraddistingue questo sport e i corridori che lo animano
Belli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di EurosportBelli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di Eurosport
«Oggi – spiega Belli – già dopo il Lombardia alcune squadre radunano i propri corridori in ritiro. Si stacca sempre meno, difficilmente si va oltre i venti giorni di vacanza tra la fine della stagione e l’inizio della preparazione invernale».
Una modalità che rischia di logorare fisico e testa e che si aggiunge ad altri accorgimenti tutti diretti verso la stessa direzione: professionisti concentrati sul lavoro 12 mesi l’anno.
«Anche con l’alimentazione è così – aggiunge colui che oggi è anche un’apprezzata voce di Eurosport – i corridori non ingrassano più fino a 6 chili come succedeva un tempo. Rimangono sempre vicini al peso forma, ma questo richiede sforzi e sacrifici».
Trentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forteTrentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forte
Sport alternativi
Altro aspetto che stride con quanto si era soliti fare fino a qualche anno fa: gli sport alternativi.
«Nella pausa invernale – ricorda Belli – frequentemente ci si dedicava ad altre attività come la corsa in montagna, le camminate in quota, oppure il classico sci di fondo o il nuoto. Questo oggi non è più consentito. Quando si riprende dopo la pausa, si monta subito in sella per macinare chilometri. L’unico sport alternativo accettato è la mountain bike, ma sempre di bicicletta si tratta».
Eccezione cross
Così per quasi tutti. Fortunatamente, almeno per chi ricerca nel ciclismo ancora tracce del suo dna, c’è chi varia sul tema. E non sono nomi da poco, anzi.
«Van Aert e Van der Poel – spiega l’ex corridore bergamasco – corrono ancora a piedi durante la preparazione invernale. Questo però perché sono anche ciclocrossisti praticanti, cosa che gli consente di non perdere la brillantezza che, al contrario, gli altri sport possono togliere, imballando un po’ la gamba».
Van Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programmaVan Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programma
Lo stress logora
Mode che passano e che si mescolano ad evidenze scientifiche. Ma Belli è d’accordo o meno con la nuova tendenza?
«Non sono molto d’accordo – risponde sicuro – perché questo stress psicofisico rischia di accorciare le carriere dei corridori ed esasperare il mondo del ciclismo. Credo che staccare di più e dedicarsi a qualcosa di altro sia necessario per tutti».
Qualità e quantità
Di certo c’è che non è più utile ricorrere ad allenamenti eccessivamente lunghi. Le corse stanno diventando sempre più brevi – ad eccezione delle classiche Monumento – per cui la qualità prevale sulla quantità.
Ad incrementare la specificità e la qualità degli allenamenti, sono arrivate anche le nuove scuole. Quelle nordiche ad esempio (Danimarca e Norvegia su tutte) per cui, grazie alla facilità con cui si può viaggiare oggi, si riesce ad allenarsi anche d’inverno in luoghi più idonei alla bicicletta, esportando il modello. Senza dimenticare la scuola britannica, esplosa da Wiggins in poi. E l’Italia?
Le gare si accorciano e scendono i volumi di allenamento. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometriLe gare si accorciano e scendono i volumi. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometri
«Abbiamo da sempre un’ottima scuola come preparatori atletici – sottolinea Belli – ma pecchiamo nelle categorie giovanili. Il discorso è complesso e ampio, tutto parte dalla necessità di rivedere il concetto di sport nelle scuole. Ora è trascurato, mentre negli altri Paesi hanno capito che educare i giovani allo sport incide sulla salute pubblica a lungo termine.
«Il ciclismo dovrebbe anche tornare un po’ indietro, quando ogni paese di provincia aveva la propria squadretta e portava i corridori a gareggiare senza badare a troppe strategie. Oggi invece il successo a tutti i costi è inculcato dalle famiglie e dalle stesse squadre».
Poter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovaniPoter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovani
Rischio social
In ultimo, la questione della condivisione dei dati di allenamento che porta i giovani a voler emulare i professionisti dal momento che possono vedere come si allenano.
«Succede sempre più spesso – chiude Belli – ma può essere un problema. Oggi tutti sanno tutto, mentre un tempo si guardava ai professionisti più esperti cercando di carpire segreti e imparare il mestiere. Rientra nel discorso delle performance a tutti i costi, che poi rischia di presentare il conto: se da giovane vinci tutto, poi da professionista incontri difficoltà e rischi di saltare subito».
Fausto Masnada si presenta alla classica serata di fine stagione, organizzata dal suo Fans Club a Laxolo (Val Brembilla), con l’aria di chi sa di non aver vissuto la sua miglior stagione, ma con la testa alta di un bergamasco doc che è consapevole di aver dato il massimo ogni volta che ha attaccato il numero sulla schiena: una vittoria di tappa al Tour of Oman e la vittoria della Vuelta da gregario di Remco Evenepoel a referto. Accoglie ospiti, stringe mani, abbraccia forte amici di una vita, accarezza parenti meno giovani, felici di rivedere il proprio giovanotto come in famiglia ad un pranzo di Natale.
La cena del Fans Club Fausto Masnada si è tenuta nel weekend al ristornate La Trota di Laxolo (Bergamo)La cena del Fans Club Fausto Masnada si è tenuta nel weekend al ristornate La Trota di Laxolo (Bergamo)
Incarico speciale
Il corridore della Quick-Step Alpha Vinyl Team si gode la serata, ma non toglie lo sguardo da tigre che lo contraddistingue da corridore e pone già obiettivi per il 2023. E che obiettivi. Lo dice un po’ tra i denti, inserendolo tra una considerazione generica ed un’altra, ma alla fine lo ammette.
«La squadra – rivela – vuole che io sia al fianco di Remco (Evenepoel, ndr) il più possibile. Il calendario e i programmi sono ancora da definire, ma secondo le prime informazioni che ho ricevuto, dovremmo correre insieme almeno per tre quarti della stagione».
Masnada ha già aiutato Evenepoel al Giro del 2021, qui nella tappa di San Giacomo, con Almeida nel mezzoMasnada ha già aiutato Evenepoel al Giro del 2021, qui nella tappa di San Giacomo, con Almeida nel mezzo
L’uomo per la salita
Un’investitura che non può che fare onore a Masnada, considerando il colosso che è la squadra, ricordando che Evenepoel è campione del mondo in carica e vincitore della Vuelta, accennando al fatto che per molti è “il nuovo Merckx”. Ogni grande campione ha un suo scudiero fidato e Masnada si candida ad esserlo, soprattutto in salita.
«Ci troviamo molto bene insieme – ha spiegato Masnada – è un campione, è una stella nascente che però si è già affermata. Essere al suo fianco è un onore, ma anche una ghiotta occasione da non sprecare: dovrò giocare le mie carte nel migliore dei modi».
Non potevano mancare Rossella DI Leo e Gianluca Valoti, che lo hanno guidato fra gli U23 alla ColpackNon potevano mancare Rossella DI Leo e Gianluca Valoti, che lo hanno guidato fra gli U23 alla Colpack
Gloria per sé
Scudiero sì, ma sempre con ambizione. Lo dimostra quando chiarisce che «i ruoli in corsa poi si decideranno sempre all’ultimo», riferendosi ancora alla coppia fissa con Remco. Di certo c’è che il team non smetterà di investire sempre di più sui grandi Giri. Masnada sulle tre settimane c’è e allora chissà che qualche ruolo di primo piano in una delle tre corse regine non possa assumerlo lui.
La buttiamo lì: il Giro, secondo qualcuno, è stato disegnato proprio per convincere il campione del mondo a correrlo. E quest’anno Bergamo – terra di Masnada – torna ad essere arrivo di tappa con transito a due passi da casa del 24enne di Laxolo. Chissà che non possa avere un giorno di “libera uscita”…
Sotto lo striscione del Fans Club, tutte le maglie vestite da Masnada in carrieraSotto lo striscione del Fans Club, tutte le maglie vestite da Masnada in carriera
La spinta dei tifosi
Una provocazione rilanciata da Davide Manzoni, factotum del Fans Club e migliore amico di Masnada da sempre. Hanno corso insieme e pochi lo conoscono come lui.
«Sono sicuro – dice – che Remco abbia molte più possibilità di vincere con Fausto in quel ruolo, perché se a Fausto assegni un compito, lo porta a termine al meglio. Detto questo, mi auguro che riesca a togliersi qualche soddisfazione personale, ma nel WorldTour: so che vittorie come quella in Oman non lo soddisfano molto… (sorride, ndr)».
Masnada arriva in solitaria sul traguardo di Muscat: il Tour of Oman aveva aperto alla grande il 2022Masnada arriva in solitaria sul traguardo di Muscat: il Tour of Oman aveva aperto alla grande il 2022
L’esame del Gabbione
Tornando agli obiettivi personali, Masnada guarda al 2023 con fiducia. La stagione conclusa è stata falcidiata da intoppi: mononucleosi, Covid e infiammazione al soprasella che lo ha tormentato per tutto l’anno. Si è concesso una lunga sosta invernale e ora è tornato in sella forte di una consapevolezza: una stagione nera in una carriera di alto livello capita a tutti e lui il suo jolly se lo è giocato.
Al secondo giorno di allenamento, dopo una vacanza in Giordania con la fidanzata Federica (nella foto di apertura, assieme a lui e al giornalista Renato Fossani), ha già affrontato il Gabbione: sono i primi tre chilometri della Roncola (da Almenno San Salvatore, versante più dolce) che incrociano poi l’altro versante della medesima salita, quello che inizia a Barlino dove le pendenze sono ben oltre la doppia cifra e dove il Giro passerà proprio nel 2023.
«Non mi piacciono gli allenamenti completamente piatti – spiega – e così, trovandomi a Bergamo dopo le vacanze, ho voluto inserire questa salita al 4-5 per cento per testarmi al termine dell’uscita. E’ stata davvero dura, succede anche a noi pro’: quando si torna in sella dopo un lungo stop ci si sente davvero indietro di condizione».
Remco Evenepoel va a casa dopo la caduta di Sega di Ala, ma la scelta di portarlo al Giro fa acqua da dovunque la si guardi. Ne abbiamo parlato con Damiani