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Diamante-Potenza, la tappa dei trabocchetti. Che ne dici Verre?

25.11.2021
5 min
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Giro d’Italia 2022. Tappa numero sette. La seconda sulla Penisola, ma primo vero assaggio di difficoltà per tutta la frazione. Da Diamante a Potenza: 198 chilometri e ben 4.500 metri di dislivello. Una tappa così lascia il segno. Soprattutto lascia il segno un dislivello così. Non si deve scalare lo Stelvio o il Gavia. Qui al massimo si arriva a 1.405 metri di quota. La parola pianura, in pratica non esiste.

E Alessandro Verre, campioncino, nato proprio su quelle strade lo sa bene. L’ex Colpack-Ballan, dal 2022 nelle file della Arkea-Samsic, viene dal cuore di questa interessantissima tappa, da Marsicovetere, lungo la salita più dura, quella di Monte Scuro.

Il centro storico di Diamante è caratterizzato da 80 murales. Anche qui arrivò il Giro. Fu nel 1982 e vinse Moser
Il centro storico di Diamante è caratterizzato da 80 murales. Anche qui arrivò il Giro. Fu nel 1982 e vinse Moser

Diamante: bici e cultura

Partenza da Diamante dicevamo. Questa località in provincia di Cosenza non vedeva l’ora di ospitare la corsa rosa.

«Per noi è un onore – spiega con entusiasmo il presidente del consiglio comunale, Francesco Bartalotta – presto ci sarà il sopralluogo da parte di Rcs e inizierà questa avventura. Stiamo preparando degli eventi collaterali in merito. Per esempio ci sarà un gemellaggio con la città di Potenza. Ci dovrebbe essere un passaggio simbolico del Trofeo Senza Fine tra il nostro sindaco e il loro. E probabilmente Vegni sarà collegato da remoto».

«Per noi il Giro è molto importante. Siamo anche candidati a città Capitale della cultura italiana 2024 e un evento popolare come il Giro si lega molto con la cultura. Il centro storico di Diamante per esempio si è aperto molto. Abbiamo 80 murales dipinti da artisti provenienti da tutto il mondo.

«Ci stiamo aprendo alla mobilità sostenibile e alle potenzialità della bici. Ci sono i primi “albergabici” e il nostro territorio ben si presta alla pratica del ciclismo. Abbiamo le coste e le montagne. In meno di 20 chilometri si passa dal mare a mille metri di quota.

«Da noi si tiene sempre una pedalata per famiglie e bambini, ebbene quest’anno ad aprile ripercorrerà le fasi iniziali della tappa, i quattro chilometri nell’area cittadina». 

Da Rebellin a Verre

Ma lasciate le coste ecco le prime salite. Il Passo Colla e Monte Sirino, dove vinse Rebellin nel 1996, e qui entra in gioco Verre.

«Da questo punto in poi conosco… tutto – dice Alessandro – sono le mie strade. Non le faccio tutte perché alcune sono distanti da casa mia e io sono molto pignolo con gli allenamenti.

«Questa tappa è un’emozione. Troppa emozione! Ho scoperto quasi per caso che il Giro sarebbe passato di qua. Un mio amico mi ha mandato su WhatsApp un messaggio con l’altimetria e la cronotabella. Credevo fosse uno scherzo. Poi mi sono informato e ho visto che era vero, fino all’ufficialità da parte di Rcs.

«E’ dura. Si vede dall’altimetria e dai 4.500 metri di dislivello, che qui al Sud senza vette altissime sono tantissimi. Per me potrebbe arrivare una fuga, non so se di un gruppetto o di un uomo solo, anche perché dentro Potenza c’è un altro strappetto che dall’altimetria non si vede e potrebbe essere decisivo».

Diamante – Potenza: 198 chilometri e 4.500 metri di dislivello
Diamante – Potenza: 198 chilometri e 4.500 metri di dislivello

Occhio a Calvello

«Le salite? Quella che porta a Viaggiano – riprende Verre – già è una salita. Sembra un falsopiano, ma sale. Ci vorranno una dozzina di minuti dal basso per farla tutta. Poi in cima c’è il traguardo volante. Monte Scuro è molto impegnativa. E’ talmente dura che io per esempio ci vado solo se devo fare dei lavori specifici per la salita. Ci sono 6 chilometri al 10 per cento.

«L’imbocco non è facile perché si arriva dopo una breve discesa con due semicurve in paese abbastanza strette e si passa subito sul ripido.

«La scalata dopo, quella che sale da Calvello è molto impegnativa, anche se dall’altimetria non sembra. E non c’è neanche il Gpm. Spesso ci sono tratti al 10-12%. Mentre l’ultima salita, La Sellata, è la più pedalabile. L’ho fatta in allenamento. L’ho fatta prima del Val d’Aosta ed è durata 20′. E lo stesso credo varrà per Monte Scuro.

«Ma strade e salite in corsa sono molto “diverse”».

Monte Scuro punto X

«Se ci sarò? Non lo so – conclude Verre – io lo spero. Fra pochi giorni in ritiro decideremo molte cose, anche perché so che Amadori punta su di me e bisognerà stabilire i programmi. Ma se non dovessi esserci me ne andrò con gli amici ad aspettare la corsa facendo la brace in cima a Monte Scuro, per me il punto più bello.

«Magari non sarà quello decisivo, perché da lì al traguardo manca molto e, come detto, il circuito dentro Potenza non è piatto. Una cosa è certa però: dopo Monte Sirino i big devono stare davanti. Le strade non sono super tecniche e neanche le discese, a parte qualche tratto verso Pignola venendo giù dalla Sellata, però con un dislivello così… bisogna stare attenti, qualcuno potrebbe attaccare. 

«A me ricorda molto la tappa di Sestola del Giro dell’anno scorso. Non quella che facemmo noi al Giro under 23, ma quella dei pro’, anche se lì si arrivava in salita. La paragonerei a quella per la durezza».