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Cimolai dalla Vuelta: «Il ciclismo dei punti? Una vergogna»

31.08.2022
4 min
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Dopo la mazzata presa ieri nella crono per mano di Evenepoel, il gruppo della Vuelta riparte ingobbito in una tappa per velocisti: 191,2 chilometri da El Pozo Alimentacion a Cabo de Gata. Tra gli uomini veloci che non lotteranno per la vittoria c’è sicuramente Davide Cimolai (in apertura nella foto Instagram/Getty Sport), che dovrà lavorare per il compagno Bryan Coquard, uno dei 10 corridori del team col miglior punteggio. Questo stabilisce il regolamento UCI in termini di ranking. Così se anche Coquard bucasse e il friulano vincesse la tappa, il suo risultato non porterebbe punti alla Cofidis. Adesso funziona così e francamente si fa fatica a non considerarlo un obbrobrio. E non c’è niente peggio del senso di inutilità a rendere pesante una corsa già dura come la Vuelta di quest’anno.

Cimolai è stato portato alla Vuelta per aiutare i corridori preposti a fare punti
Cimolai è stato portato alla Vuelta per aiutare i corridori preposti a fare punti
E’ davvero più dura del solito?

Per noi velocisti di sicuro. Non ricordavo che fosse così dura e tirata e soprattutto non c’è la minima gestione del gruppetto. Qui scoppiano e poi si raggruppano, che è un’altra cosa rispetto a quello che si fa al Giro o al Tour.

La tua presenza nasce per aiutare Coquard?

Esatto, non era previsto che la facessi. Ma visto che la condizione è buona, hanno previsto di aggiungermi. Sono stato per un mese a Livigno, poi sono andato al Polonia, sono caduto e addio europei. Però stavo bene. Spero di potermi rifare nella volata di Madrid.

Vuoi dire che Coquard non finirà la Vuelta?

Esatto, venerdì dopo la volata andrà a casa per partecipare ad altre corse. Bisogna fare punti, lo trovo ridicolo e potremmo parlarne per ore. E’ così da tutto l’anno. Questa cosa dei punti ha aggiunto uno stress incredibile. E il paradosso è che si fanno più punti nelle piccole corse che non hanno peso, che in quelle più grandi.

Che cosa vuol dire?

Prendiamo il mio caso dell’anno scorso, con un terzo alla Tirreno, ad esempio, e due secondi posti al Giro. Sono corse di qualità, con un livello superiore, che però portano pochi punti, diciamo 100. Altri corridori che sono andati a vincere una corsetta in giro, ne prendono 125. Ecco che è un attimo trovarsi fuori dai migliori 10 del team.

Purtroppo il Polonia gli ha spento il sorriso: una caduta e addio campionati europei
Purtroppo il Polonia gli ha spento il sorriso: una caduta e addio campionati europei
Come si fa per starci?

A inizio stagione, invece di pensare alle corse importanti, vai a fare corsette in Belgio e Olanda. Spero che cambi. Nella mia squadra ci sono corridori che non hanno fatto una sola top 5, eppure hanno più di 500 punti. Lo trovo vergognoso, ma per ora è così.

Quindi l’eventuale vittoria di tappa a Madrid cosa sarebbe?

Soddisfazione personale e poco altro. Coquard è uno dei velocisti più forti e ha meno punti di chi in proporzione non ha fatto niente.

L’obiettivo è la salvezza…

Non sono contento, ma capisco la squadra. L’obiettivo è salvarsi e anche se siamo tranquilli, è stato impegnativo arrivarci. Non mi aspettavo di fare un anno così. Capisco, sto zitto e faccio il mio lavoro.

Raro momento di quiete della Vuelta, in compagnia di De Marchi, friulano come lui
Raro momento di quiete della Vuelta, in compagnia di De Marchi, friulano come lui
Chissà quale mentalità prenderà il neopro’ che debutta in questi anni…

Sarà totalmente diverso. Come minimo si crescerà più egoisti.

Cosa prevede il tuo programma?

Finirò la Vuelta oltre gli 80 giorni di corsa, che sono tanti. Per cui spero di poter fare ancora 2-3 corse, come la Bernocchi e il Giro del Veneto, e poi per quest’anno basta.

Perciò appuntamento a Madrid?

E’ l’unico obiettivo personale di questa Vuelta. Servirà l’aiuto della squadra e sperare che le altre, con questa cosa dei punti, non trasformino quella tappa in un gran casino.