Evenepoel: impresa pazzesca e grande vittoria di squadra

25.09.2022
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Quando ha deciso che anche Lutsenko era di troppo mancavano 25,7 chilometri al traguardo. Quello che aveva fatto sino a quel punto aveva già dello straordinario e in qualche modo aveva messo in pratica quanto annunciato dai belgi alla vigilia. Remco Evenepoel da lontano, Wout Van Aert nel finale. Forse, volendo leggere fra le pieghe della corsa, Remco si è mosso un po’ prima di quanto si aspettasse il compagno di nazionale. Perché mano a mano che la testa della corsa si fosse avvicinata al traguardo, le azioni del gigante di Herentals sarebbero aumentate di valore.

Remco non si è neppure voltato, si è limitato ad alzarsi sui pedali e dare due colpi più energici degli altri. E per il kazako si sono spenti luce e sogni.

Il resto è stata la cavalcata eccezionale che tutti hanno visto. Con la stessa sicurezza che alla Vuelta gli ha permesso di divorare la crono di Alicante, lunga curiosamente quanto la sua fuga di oggi.

Mancano 27,5 chilometri all’arrivo: Remco lascia Lutsenko
Mancano 27,5 chilometri all’arrivo: remco lascia Lutsenko

Un anno da sogno

Remco Evenepoel arriva davanti ai giornalisti dopo aver abbracciato e ricevuto abbracci. Bello quello con Van Aert dopo l’arrivo e bello anche quello con Alaphilippe, suo fratello maggiore alla  Quick Step-Alpha Vinyl. La gente ai piedi del palco lo ha osannato, perché quel suo vincere sfrontato ha conquistato la gente accalcata nel parco in riva al mare.

«Penso che sia ancora incredibile – dice – questa stagione non ha niente di normale. E’ iniziata a febbraio con la Valenciana e alle mie spalle non c’erano grandi vittorie. Sono venute la prima Monumento, un grande Giro e il mondiale. Come faccio a crederci?».

Vittoria di squadra

Ha corso e vinto con la sfacciataggine di quando da junior conquistò allo stesso modo il mondiale di Innsbruck, ma rispetto a quel Remco, quello di oggi è più saggio e attento. Non celebra se stesso e la sua impresa solitaria, ma la inquadra al centro di una scena più ampia.

«Oggi il team è stato fortissimo – dice il neoiridato – sempre in testa e mai a inseguire. Si è creato davvero il perfetto scenario. E quando i francesi hanno aperto la corsa, ci siamo ritrovati in quattro davanti e quattro dietro. Non potevamo aspettarci niente di meglio. Quello che abbiamo fatto era nei piani. Avere due leader è stata la migliore decisione, ma è chiaro che queste scelte dipendono dal percorso. Fosse stato più veloce, nessun dubbio a puntare tutto su Van Aert, ma così era bene essere di più».

«Ho capito di aver vinto solo alla fine. Quando ero con Lutsenko pensavo di avere buone possibilità. Quando l’ho staccato, ho pensato di aver rischiato. L’ultimo giro da solo poteva essere un rischio, ma quando sono arrivato in cima all’ultima salita, ho iniziato a vedere l’arrivo.

«In discesa sono stato super veloce. E finalmente ai 3 chilometri dall’arrivo, ho capito che presto sarei stato il nuovo campione del mondo».

Evenepoel rompe gli indugi: lo segue solo Lutsenko
Evenepoel rompe gli indugi: lo segue solo Lutsenko

Svolta alla Tirreno

La svolta nella sua stagione e di riflesso nella sua carriera pare ci sia stata a marzo in Italia, dopo l’aspra lezione alla Tirreno-Adriatico. Tornò a casa con la coda fra le gambe, avendo capito che prepararsi per una corsa a tappe e seguire la giusta dieta non sono cose solo per gli altri.

«Perciò dopo aver vinto la Liegi – racconta – ho cominciato a preparare la Vuelta e a fare le cose nel modo giusto. Ho imparato a conoscere il mio corpo, a gestire l’allenamento e il recupero. La conoscenza e la pazienza, che portano i grandi risultati. E oggi è venuta la vittoria più bella di tutte. Ogni corridore inizia con dei sogni. I miei erano la Liegi, un grande Giro e il mondiale (alza lo sguardo e sorride, ndr), ma non avevo mai sognato di vincerli nello stesso anno. Però non parliamo delle mie vittorie solitarie, perché anche se sul traguardo ci sono io, dietro c’è un team di uomini e donne che mi aiutano e lavorano con me».

Van Aert all’attacco, nonostante Evenepoel al comando. Per poco ai belgi non riusciva il doppio podio
Van Aert all’attacco, nonostante Evenepoel al comando. Per poco ai belgi non riusciva il doppio podio

Evenepoel e la pressione

I giorni di Wollongong hanno avuto voci e colori diversi. Il jet-lag non gli ha fatto sconti e così nel giorno della crono, dove pure ha preso il terzo posto, ammette di non aver avuto la capacità di soffrire, semplicemente perché era ancora stanco.

«Ma la settimana in più di recupero e allenamenti con la squadra – annuisce Remco – hanno riportato nel mio corpo la freschezza giusta. Stamattina mi sentivo nuovamente fresco e con la testa libera. So che adesso qualcuno mi chiederà di vincere il Tour, ma finalmente posso dire che il problema della pressione è qualcosa che non mi disturba più.

«Ho un gruppo di lavoro e una famiglia che mi circondano e mi rendono forte. Non vinci mai da solo e non sei solo neppure quando perdi. Sono tutti concetti che ho imparato mentre mi rialzavo dall’incidente del Lombardia. La rieducazione mi ha reso quello che sono ora».

Tempo per la festa

Lo vedi che smania per andare. Dice che non ha ancora acceso il telefono perché non c’è un wifi e il roaming gli costerebbe troppo. Dice che Alaphilippe gli ha fatto i complimenti e lo ha salutato, sapendo che il mondiale sarà la sua ultima corsa di stagione. Dice di voler festeggiare finalmente la Vuelta e ora questo “cadeaux” aggiuntivo.

Poi sta un attimo zitto al pensiero delle vacanze e aggiunge che magari la prima uscita ufficiale con la maglia iridata potrebbe anche farla. Ma la lascia cadere nel vuoto. Lo stesso che resta nell’immensa sala stampa, quando se ne va. Wollongong 2022 finisce qui, le nostre storie andranno avanti ancora per un po’…

Belgio, la santa alleanza è una bella gatta da pelare

23.09.2022
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In Belgio hanno promesso di non farsi la guerra. E se sarà davvero così, per tutti gli altri sarà un bel guaio. Stiamo parlando di Wout Van Aert e Remco Evenepoel, che nella conferenza stampa hanno ricostruito il post gara di Leuven 2021, ammettendo di aver rilasciato entrambi qualche dichiarazione di troppo. Hanno giurato di averne parlato fra loro e che quest’anno le cose andranno diversamente. Il botta e risposta che hanno inscenato ha avuto effettivamente il sapore di un’alleanza stretta col sangue.

Van Aert Evenepoel 2021
I sorrisi dello scorso anno a Leuven fra i leader del Belgio nascondevano una tensione reciproca che poi fu pagata in gara
Van Aert Evenepoel 2021
I sorrisi di Leuven fra i leader del Belgio nascondevano una tensione che poi fu pagata in gara

La santa alleanza

«Vogliamo vincere come Belgio – ha spiegato Evenepoel – conosco le capacità di Wout, lui conosce le mie. Possiamo lavorare insieme perfettamente nel finale».

«Se corriamo insieme – ha fatto eco Van Aert – abbiamo solo maggiori possibilità di vincere. Normalmente ho uno sprint migliore di Remco, così lui potrà anticipare. Ma non troppo presto. Entrambi dovremo sfruttare la possibilità di arrivare in due nel finale. Dobbiamo tenerci entrambe le opzioni».

«Sono d’accordo con Wout – ha sottolineato Evenepoel – meglio restare insieme il più a lungo possibile e non sprecare le forze in modo stupido. Il percorso non è facile, sarà un continuo girare in cui la fatica sarà decisiva. Molti occhi saranno puntati su di noi, ma dobbiamo mantenere la calma e lavorare insieme come una squadra. Anche perché Italia, Olanda e Francia non faranno sconti. Dobbiamo evitare situazioni come l’anno scorso. Lo scenario ideale? Arrivare in finale con un gruppo di 7-8 corridori, con dentro due di noi».

Nella conferenza stampa di ieri nell’hotel del Belgio, Van Aert ed Evenepoel hanno siglato la santa alleanza (@Belga)
Nella conferenza stampa nell’hotel del Belgio, Van Aert ed Evenepoel hanno siglato la santa alleanza (@Belga)

«L’importante è non attaccare troppo presto – ha chiosato Van Aert – questo è un percorso su cui non bisogna sprecare energie. Ti svuota e ti ritrovi senza gambe quando la corsa si decide».

Due settimane insieme

Quel che più li ha segnati nella gara dello scorso anno furono l’affiatamento e la tattica dei francesi, che impressero alla corsa un ritmo subito elevatissimo. I belgi rimasero colpiti dall’unita degli uomini di Alaphilippe, che si contrappose alle tensioni fra loro che pure correvano in casa. Finì così che Van Aert, reduce dalla crono, si ritrovò con le gambe in croce a sostenere il ritmo che lo tagliò fuori nel finale. Per questo ha raccontato di aver lavorato sulle fasi di partenza già dall’inverno.

L’unità del blocco francese (qui tirato da Alaphilippe) è diventato il modello per il Belgio
L’unità del blocco francese (qui tirato da Alaphilippe) è diventato il modello per il Belgio

«Siamo arrivati in Australia – dice Van Aert – con largo anticipo e questo non è irrilevante per l’atmosfera in squadra. E’ diverso dallo stare insieme pochi giorni prima di una corsa. Quando fai gruppo per due settimane, riesci a recuperare bene dal jet-lag e a trovare il modo per andare d’accordo con tutti. Il viaggio dal Canada è stato duro, ma ora mi sento bene. Non rimpiango il fatto di non aver corso la crono. Lo avevo scelto in primavera, ne resto convinto e non si può dire che l’avrei vinta io. Mercoledì è stato il primo giorno di maltempo, prima mi sono sempre allenato bene. Mi sento pronto, la preparazione è andata come previsto».

Tre chili in meno

Evenepoel regge il gioco e si dice sicuro che, nonostante la Vuelta e il fuso da recuperare, nelle gambe ci sia ancora la benzina giusta per l’ultimo colpo.

«Mi sento meglio di una settimana fa – dice – ho più energia in corpo. Oggi è stato il primo giorno in cui mi sono svegliato dopo le 6,30 e questa è una buona notizia. Il corpo finalmente si è adattato. Difficile dire se ho le stesse gambe della Liegi. Siamo in una fase diversa della stagione, peso tre chili in meno. Quindi non ha senso fare paragoni. Quello che so è che Mount Pleasant potrà anche non essere la salita più dura del mondo, ma dopo una corsa così lunga e probabilmente tirata, per stare davanti bisognerà essere molto forti».

Segaert, l’argento della crono su un prototipo Ridley

21.09.2022
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«La mia strategia di gara – ha detto Segaert dopo l’argento nella crono U23 –  è stata elaborata da mio fratello Loic, che è anche il mio allenatore e in cui ho piena fiducia. Ci abbiamo lavorato fino all’ultimo per via dei cambiamenti del vento. Nonostante un simile piano, è sempre difficile contenersi durante un mondiale. Con tutto quell’incoraggiamento lungo la strada e anche pensando alle persone che stanno guardando da casa. Era particolarmente importante trattenersi nel primo giro, ma penso di non aver risparmiato abbastanza. Ero ancora forte , ma non è bastato».

L’argento accettato con soddisfazione da Segaert, davanti alla superiorità indiscussa di Waerenskjold
L’argento accettato con soddisfazione da Segaert, davanti alla superiorità indiscussa di Waerenskjold

Scoperto per caso

Alec Segaert lo scoprimmo un anno fa per le sue frequentazioni italiane. Senza darlo troppo a vedere, il giovane belga, che nel 2021 era ancora uno junior, veniva a correre (e vincere) da noi, con l’appoggio del Team Ballerini. Solo che con il passare dei mesi, quella che poteva sembrare una presenza simpatica, si è trasformata nell’identikit di un campione, che ha da poco firmato un contratto WorldTour con la Lotto Dstny. Diventerà professionista dal primo giugno 2024: prima si concentrerà sui suoi studi di ingegneria, grazie a una norma dell’ordinamento belga che permette agli atleti di vertice di distribuire i loro esami universitari in base ai loro impegni agonistici. E Segaert, che ha 19 anni, ha ribadito di volersi laureare a tutti i costi.

Dopo essere stato campione europeo juniores a Trento lo scorso anno e aver vinto anche la Chrono des Nations, a luglio Segaert è diventato campione d’Europa nella crono U23 ad Anadia, in Portogallo.

«Il titolo europeo mi ha motivato – ha detto – ma non sapevo come sarei potuto andare andare al mondiale, perché ci sono state poche prove a cronometro di riferimento in questa stagione. Mi aspettavo molto dal norvegese Waerenskjold, dal tedesco Hessman, da Leo Hayter e anche dall’italiano Milesi dal quale ho perso l’ultima tappa del Tour de l’Avenir. Avevo visto bene…».

Nel 2021 da junior Segaert ha vinto a Stradella per distacco
Nel 2021 da junior Segaert ha vinto a Stradella per distacco

«Il percorso mi è subito piaciuto – ha proseguito – molte curve, molti saliscendi, zero pianura e nessuna salita troppo dura. Bisognava capire bene dove dare il massimo e dove recuperare. La mia ambizione? Certo mi sarebbe piaciuto vincere una medaglia, ma se fossi finito quinto, sarei stato contento anche di quello».

Tattica norvegese

E’ arrivato secondo, pagando forse la gestione troppo arrembante, al cospetto del norvegese che invece ha saputo dosare meglio gli sforzi.

«A metà gara – ammette Segaert – sapevo di avere più o meno lo stesso tempo di Waerenskjold, ma sapevo anche che lui aveva fatto un fantastico secondo giro. Da quel momento in poi ho capito che l’oro sarebbe stato molto difficile, ma anche l’argento sarebbe stato fantastico. Così ho continuato a spingere e alla fine è arrivato».

Segaert ha vinto per due anni di seguito l’europeo a crono. Questo il primo, nel 2021, da junior su Cian Uijtdebroeks
Segaert ha vinto per due anni l’europeo a crono. Questo il primo, nel 2021, da junior su Uijtdebroeks

La famiglia al seguito

Mai previsione fu più azzeccata. Il norvegese Waerenskjold che l’ha battuto e Hayter che gli è finito dietro sono stati i primi due nomi, con l’eccezione di Milesi che si è fermato al 10° posto, senza sprizzare troppa gioia. Sul traguardo di Wollongong, Segaert ha trovato anche la sua famiglia, che si è sobbarcata il viaggio per stargli accanto. Vincere il mondiale U23 è da sempre il sogno di suo padre e la crono ha messo in tutto il clan belga una bella fiducia in vista della prova su strada.

«Il piano a lungo termine – ha detto il padre Frank al belga Het Nieuwsblad – è quello di diventare campione del mondo nella categoria U23. Dopo il titolo europeo in Portogallo e soprattutto il tanto lavoro che abbiamo fatto, sapevamo che una medaglia fosse alla sua portata e come genitori abbiamo voluto esserci. Per condividere la gioia, ma anche per esserci se le cose non fossero andate secondo i piani».

In Australia è volata tutta la famiglia Segaert, per turismo e per sostegno (@Belga)
In Australia è volata tutta la famiglia Segaert, per turismo e per sostegno (@Belga)

La nuova Ridley

Per la crono, fra le curiosità più evidenti c’è anche il fatto che Segaert è stato il primo in assoluto ad avere la nuova bici da cronometro di Ridley, sponsor della Lotto-Soudal.

«L’intenzione era che la bici fosse pronta per il Tour de France – ha spiegato il fratello-allenatore Loic – noi ci speravamo, anche in modo che si potessero apportare modifiche se necessario. Sfortunatamente non ci sono riusciti, quindi Alec è stato il primo in assoluto a correre con la nuova bici da cronometro, in realtà ancora un prototipo. Venerdì ci sarà la corsa su strada. Ora sappiamo che la condizione è davvero buona. Se non per se stesso, mio fratello sarà in grado di aiutare un compagno di squadra a vincere il mondiale».

Segaert ha portato al debutto l’attesissima bici da crono di Ridley: un vero prototipo privo di scritte
Segaert ha portato al debutto l’attesissima bici da crono di Ridley: un vero prototipo privo di scritte

Futuro nella Lotto

Alec ha concluso parlando già da professionista navigato e proiettandosi verso il futuro nella Lotto Dstny, nel cui team di sviluppo sta vivendo il primo anno da under 23.

«In questa stagione – ha detto – ho notato quanto questa squadra mi stia seguendo. L’ambiente di lavoro, ma anche l’ambizione di continuare a migliorare. Da un lato, c’è la grande esperienza di talenti che sono arrivati dal devo team, come Wellens, Vermeersch e De Lie. Ma d’altra parte la squadra continua a svilupparsi. Ad esempio nel reparto performance o quando si tratta di materiali. La nuova bici da cronometro di Ridley ha sicuramente giocato un ruolo nella mia decisione di firmare con loro».

Delle Vedove e il futuro alla Intermarché: «Voglio imparare»

12.09.2022
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Alessio Delle Vedove corre veloce verso grandi traguardi, senza farsi spaventare da quello che lo circonda (in apertura festeggia l’approdo in finale nell’inseguimento a squadre, foto Federciclismo). Il ragazzo della Borgo Molino Rinascita Ormelle è ritornato dalla trasferta con la nazionale su pista a Tel Aviv. Dove ha conquistato, insieme ai suoi compagni, il titolo iridato nell’inseguimento a squadre, sfiorando per un soffio il record del mondo. 

«Sono tornato a casa dal Tel Aviv il 28 agosto – dice Delle Vedove – non ho ancora corso, mi sono riposato un po’ ed ho ripreso ad allenarmi pochi giorni fa. Il calendario quest’anno finisce il 16 ottobre, quindi ho ancora un mese di concentrazione, poi si potrà pensare al prossimo anno. Disputerò il campionato italiano di cronometro a squadre agli inizi di ottobre (si correrà il 1° ottobre a Fiume Veneto, ndr), è l’ultima gara sulla quale ho messo gli occhi, spero di finire bene».

Delle Vedove, il secondo da sinistra, insieme ai compagni di squadra dell’inseguimento (foto Instagram)
Delle Vedove, il secondo da sinistra, insieme ai compagni di squadra dell’inseguimento (foto Instagram)
Da dopo Tel Aviv si potrebbe dire che sei tornato in forma e motivato…

La maglia di campione del mondo è un sogno incredibile e già poterla indossare è un onore immenso. Peccato per il record del mondo, ma la pista non era delle migliori, era anche semi aperta, quindi c’erano un po’ di agenti ad influenzare la prestazione. 

A proposito del prossimo anno, abbiamo sentito che correrai con la continental dell’Intermarché Wanty Gobert.

Esatto, ne ho parlato con il mio procuratore Nicoletti ed insieme abbiamo deciso che era la scelta migliore per me. Inoltre io sono molto curioso e volevo proprio mettermi in gioco in una realtà come quella. Penso sia il passo giusto per tentare di fare del ciclismo il mio mestiere.

Delle Vedove ha ricevuto tante richieste: sia dall’Italia che dall’estero (photors.it)
Delle Vedove ha ricevuto tante richieste: sia dall’Italia che dall’estero (photors.it)
Quindi anche tu hai il procuratore, da quanto?

Non da molto, ho firmato la procura con lui da un mese più o meno. Inizialmente non volevo avere un procuratore, devo essere sincero: fossi rimasto a correre in Italia, non avrei firmato. Ma visto che sarò con una squadra straniera e ci saranno tante cose da curare, ho preferito averlo. Avevo un’idea diversa dei procuratori, pensavo imponessero le loro idee e che decidessero le cose a tavolino, invece Nicoletti no, mi ascolta e mi ha sempre chiesto cosa pensassi di ogni singolo dettaglio

Come è nato il contatto con la Intermarché?

A inizio giugno mi sono arrivate tantissime richieste ed offerte, tre da squadre Development: Lotto, Groupama FDJ e Intermarché. Sono arrivate in contemporanea anche due offerte dalle continental italiane: Zalf e Colpack.

Il ragazzo si è messo in luce con tante vittorie quest’anno, sia su strada che su pista (foto photors.it)
Il ragazzo si è messo in luce con tante vittorie quest’anno, sia su strada che su pista (foto photors.it)
Come mai hai scelto l’Intermarché?

Il progetto mi è sembrato molto interessante e disegnato a misura di un ragazzo che è al primo anno da under 23. Ho firmato per due anni, fino al 2024. Il primo anno rimarrò in Italia, c’è la scuola da finire, andrò ogni tanto in Belgio a correre o a fare ritiri. Mi hanno già anticipato che dovrei fare il calendario delle corse in Italia e qualcuna in Belgio e Olanda, non vedo l’ora.

Li hai già conosciuti?

Non dal vivo, andrò di persona solamente a fine ottobre, a stagione finita. Pensavo avessero una struttura molto complessa e intricata, invece nella loro professionalità sono molto semplici. Ho parlato anche con il vicepresidente e con il mio allenatore, Kevin Van Melsen. Quest’anno corre ancora con la WorldTour, ma dall’anno prossimo avrà questo nuovo ruolo. Dalla squadra mi scrivono spesso, mi fanno i complimenti, mi chiedono come sto, sono presenti e mi piace.

Hai già fatto qualche piccola esperienza all’estero, che ti aspetti?

Sì, ho fatto la Corsa della Pace e la Roubaix junior, come prima cosa mi aspetto di imparare tanto. Non vado con presunzione ma con voglia di mettermi in gioco, il livello è alto, l’ho visto nelle mie esperienze. Ho anche avuto modo di parlare con dei ragazzi alla Corsa della Pace, che per curiosità correranno con me il prossimo anno.

Delle Vedove in azione alla Corsa della Pace, una delle poche gare fuori dall’Italia corse dal corridore della Borgo Molino (foto Instagram)
Delle Vedove in azione alla Corsa della Pace, una delle poche gare fuori dall’Italia corse dal corridore della Borgo Molino (foto Instagram)
Cosa vi siete detti?

Parlavamo dei vari allenamenti e delle corse fatte. Ho sempre avuto la sensazione che nel Nord fossero più pronti, e ne ho avuto la conferma. Quei ragazzi fanno 200-300 chilometri in più a settimana rispetto a noi, per questo sono avanti di preparazione e di forma. Mi dicevano che si allenano sempre, anche con la pioggia, noi, invece, no.

Ci sono altre differenze?

La scuola, ne discutevo con un ragazzo tedesco e mi spiegava che da loro la scuola ti viene incontro se fai attività sportiva di alto livello, programmano le interrogazioni e le verifiche. Al contrario, in Italia, ti dicono che ti aiutano, ma poi non lo fanno concretamente

Insomma, curiosità e voglia di iniziare…

Voglio ripartire da zero, tirare una riga e rimettermi in gioco, non importa cosa ho fatto fino ad ora. Devo imparare tanto, lo ripeto, nei primi mesi dovrò restare attento. Per farvi un esempio: non so fare i ventagli, i miei compagni sì, non sono abituato a correre sul pavé, loro ci vivono. Non mi monto la testa, si fa un passo alla volta e nel 2024 vorrei trasferirmi in Belgio in pianta stabile, per fare un ulteriore passo in avanti.

La corsa di Ballerini riparte dal Belgio e profuma d’azzurro

25.07.2022
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Ballerini è all’Ethias Tour de Wallonie assieme ad Alaphilippe e un bel gruppo di corridori al lavoro per la seconda parte di stagione. Nomi anche importanti che a vario titolo, per problemi o per programma, sono rimasti fuori dal Tour e adesso hanno motivazioni da vendere. Il contesto è speciale. Ieri si è corso sulle strade della Liegi, ma nell’arco della settimana non mancherà il pavé. L’unico problema, venuto a galla giusto ieri, è un’ondata di caldo che da quelle parti non è affatto usuale. Basti pensare che quando il Tour ha fatto tappa in Belgio, indossando la felpa per andare a cena leggevamo con sgomento dei 40 gradi che bagnavano l’Italia.

«Invece è arrivato anche qui – ammette il Ballero – parliamo di 35-36 gradi. Così la tappa di ieri è venuta durissima, non credevo tanto. Un po’ alcune salite della Liegi e un po’ il caldo, mi dispiace che abbiamo perso la maglia di leader (Alaphilippe, vincitore della 1ª tappa è arrivato a 8’28”, mentre oggi ha dovuto fermarsi per positività al Covid, ndr). E mi dispiace che abbiamo perso Dries Devenyns, che è caduto due volte. La prima volta ha battuto la testa ed è ripartito. Poi è caduto di nuovo e lo hanno portato all’ospedale».

La seconda tappa del Wallonie è appena partita, Alaphilippe (e dietro Ballerini) ancora di ottimo umore…
La seconda tappa del Wallonie è appena partita, Alaphilippe (e dietro Ballerini) ancora di ottimo umore…
E quindi si riparte da qui?

Esatto, dopo aver lavorato bene a Livigno. Non posso dire di essere soddisfatto della prima parte di stagione. Ho puntato ancora sulle classiche, ma fra acciacchi vari e Covid, ho sempre inseguito la condizione senza mai trovarla davvero. Quando è così, fai le cose di fretta e si complica tutto. Sono esperienze che ti porti dietro, ma è anche vero che in certi momenti è stato difficile fare la squadra, quindi magari rientri che non sei al top. E basta un colpo d’aria per ammalarti.

Adesso sei a posto?

Ormai è passato tutto (sbuffa, ndr). Il Giro è andato discretamente, ho avuto le mie chance. Poi a Livigno ho staccato. Eravamo un bel gruppo, tutti quelli che non sono andati al Tour, da “Loulou” (Alaphilippe, ndr) a Evenepoel. E così il Tour ce lo siamo guardati in tivù. Ieri speravo che vincesse Jakobsen, che sa muoversi bene anche senza Morkov. Ma Philipsen aveva già fatto vedere di essere più forte.

Andermatt, un bel muro in pavé, per dare al ritiro di Livigno il sapore di Nord… (foto Instagram)
Andermatt, un bel muro in pavé, per dare al ritiro di Livigno il sapore di Nord… (foto Instagram)
L’anno scorso eri uno degli uomini di punta al mondiale, ma finì con caduta e ritiro. Hai già parlato con Bennati?

Ci siamo sentiti, certo. Con Benna mi sono sempre trovato bene, il primo stage alla Tinkoff lo feci con lui. Abbiamo un grande rapporto, è una brava persona, con lui scherzo spesso. Vedremo come andrà questa volta con la nazionale. Gli europei sono piatti. Il mondiale invece sarà duro come l’anno scorso. Non ho visto le strade, non so se sono larghe. Però viene duro, Alaphilippe non lo tolgo dai favoriti, per cui si vedrà.

Ieri a Parigi, Bennati ha fatto un po’ di nomi…

Bisognerà vedere come staremo a settembre. Bettiol effettivamente sta andando forte, ma al mondiale mancano quasi due mesi. Dovremo essere bravi a essere forti in quei giorni lì.

Tu come ci arriverai?

Niente Vuelta. Dopo il Wallonie, farò Burgos, poi gli europei, quindi una corsa in Belgio, Plouay, poi altre due settimane in altura, lo Slovacchia e a quel punto, se sarò nella rosa, il mondiale.

Bramati dice che gli piacerebbe vederti vincere in questi giorni, c’è una tappa che fa al caso tuo?

L’ultima, che ha anche qualche chilometro di pavé. Ma se dovesse essere un’altra, andrà bene lo stesso. Essendo appena scesi dall’altura, sapevo che le prime sarebbero state dure, ma adesso le cose andranno sicuramente meglio. E… una cosa: anche a me piacerebbe vincere…

I nuovi talenti belgi, più Pogacar che Van Aert

17.06.2022
5 min
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I belgi continuano a sfornare talenti in quantità industriale. Dopo le lodi cantate a proposito di Cian Uijtdebroeks approdato in pompa magna fra i pro’ bruciando le tappe come aveva fatto l’illustre connazionale Evenepoel (in apertura, neanche poi tanto più grande…), dalle categorie inferiori stanno arrivando nuovi campioni, come quel Van Eetveld che dopo aver vinto la Corsa della Pace è in lotta quantomeno per il podio al Giro U23 oppure quel Segaert che è al primo anno di categoria eppure già è stato 7° nella seconda tappa a Pinzolo, quella del primo squillo targato Hayter.

Una produzione di giovani tanto forti quanto numerosi lascia pensare anche per un Paese come il Belgio, dove il ciclismo è da sempre una religione. Anche perché, se andiamo indietro nel tempo, si scopre che anche loro hanno vissuto dei momenti no. Certo, da Museeuw a Boonen, da Gilbert fino a Van Aert, campioni per le classiche ci sono stati sempre, ma dall’inizio del secolo erano diventati sporadici e poi resta sempre un grande buco, quello degli interpreti di corse a tappe.

Van Eetveld 2022
Lennert Van Eetveld, vincitore della Corsa della Pace 2022 e protagonista al Giro U23 (foto Facepeeters)
Van Eetveld 2022
Lennert Van Eetveld, vincitore della Corsa della Pace 2022 e protagonista al Giro U23 (foto Facepeeters)

L’importanza della Tv

Qui forse si nasconde la novità: i ragazzi di oggi sono avvezzi tanto alle classiche quanto, ma forse più alle corse a tappe. Come nasce questo cambio di passo? Valerio Piva, il diesse dell’Intermarché Wanty Gobert che da molti anni vive in Belgio, identifica questa esplosione in fattori ben precisi.

«Premesso che io sono sempre convinto si tratti di cicli che riguardano ogni Nazione – dice – e quindi anche noi italiani torneremo a sfornare talenti, in Belgio c’è un forte peso dato dalla Tv. Ci sono gare praticamente ogni giorno, ma non solo: ci sono programmi, talk show dove partecipano vecchi campioni, insomma si parla sempre di ciclismo e questo pesa nella cultura dei ragazzini».

Il ciclismo resta quindi lo sport nazionale belga, anche a scapito del calcio? «Diciamo che siamo su due piani diversi, ma paralleli. Il ciclismo è parte integrante di questo Paese. Intanto perché le piste ciclabili sono tante e rispettate e questo permette ai genitori di far uscire i figli con un po’ meno di patemi d’animo. A ben guardare, non sono poi tante le squadre ciclistiche giovanili, ma i ragazzi hanno la possibilità di crescere poi in team collaudati, come possono essere i development delle 3 formazioni WorldTour oppure la squadra di Axel Merckx».

Segaert 2022
Alec Segaert si è aggiudicato quest’anno il titolo nazionale a cronometro
Segaert 2022
Alec Segaert si è aggiudicato quest’anno il titolo nazionale a cronometro

Grandi Giri? C’è da aspettare…

Valerio Piva, affrontando il discorso sulla nouvelle vague belga più dedita alle corse a tappe, vuole però andarci cauto.

«Non dobbiamo prendere certi risultati per oro colato. E’ vero – dice – questi ragazzi fanno molto bene nelle corse a tappe di categoria, anche quelle più importanti. Ma so per esperienza che fra queste e le corse a tappe professionistiche, e non parlo dei grandi Giri, c’è una differenza abissale. Anche Evenepoel che pure è un talento cristallino, fra i pro’ ha avuto bisogno di tempo per adattarsi. Solo ora si sta affermando come corridore completo. Io non credo sforneranno vincitori di Giro e Tour in tempi brevi, per questo ci sarà ancora da aspettare».

Abbiamo sottoposto quest’analisi per molti versi severa a un altro interlocutore di peso. Il direttore tecnico della nazionale belga Frederik Broché che da parte sua conferma come ci sia un piccolo cambio di tendenza nel movimento giovanile.

«In Belgio gli ultimi anni – spiega – hanno visto emergere sempre corridori da classiche. Ciò è normale, vista la popolarità che hanno le gare in linea più importanti e il ruolo di trascinatori delle folle di campioni come Van Aert. Il classico corridore belga è un passista puro oppure veloce, capace di emergere anche negli sprint affollati. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato, anche grazie alla multidisciplina. Ora i ragazzi cercano sempre più di essere corridori completi per poter emergere anche nelle corse a tappe».

Uijtdebroeks 2022
Per Cian Uijtdebroeks finora stagione da pro’ senza squilli ma con tanta esperienza
Uijtdebroeks 2022
Per Cian Uijtdebroeks finora stagione da pro’ senza squilli ma con tanta esperienza

Le nuove caratteristiche fisiche

Broché, a tal proposito, ha notato anche una nuova tipologia di corridore tra i più giovani talenti basandosi sulle caratteristiche fisiche.

«Prima – ragiona – avevamo atleti possenti, che raggiungevano anche gli 80 chili e che emergevano sul passo, oppure nel ciclocross. Al fianco di questi stanno però emergendo anche altri corridori, molto più leggeri, dai 60 chili in su, più portati per la salita e che abbinano alla leggerezza anche ottime capacità di guida mutuate dalla mtb. Devo dire poi che se in campo maschile questo ribollire ci fa ben sperare, fra le donne la situazione è molto più complessa. Abbiamo un deficit notevole che i successi della Kopecki hanno solo coperto parzialmente quest’anno».

Il tempo, solo il tempo potrà dare le risposte, se il Belgio avrà finalmente trovato interpreti da corse a tappe. Magari anche pretendenti per un podio al Giro o al Tour. Resta però un dubbio: non è che Merckx con le sue tonnellate di vittorie ha rappresentato un problema? In fin dei conti è lui l’ultimo belga grande interprete anche nelle corse a tappe.

«Beh, forse sì – ammette Broché sorridendo – ha lasciato un’eredità davvero pesante. Guardate Evenepoel, appena ha cominciato a vincere lo hanno subito etichettato come il “nuovo Merckx”. Per i giovani è un peso non indifferente, tanto è vero che ancora oggi a mezzo secolo di distanza ancora se ne parla. Questi giovani sono molto promettenti, ma bisogna anche saper aspettare e lasciarli tranquilli».

Cantiere Intermarché, Van der Schueren dirige i lavori

03.05.2022
5 min
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Si sono incontrati nell’hotel di Piva, come in una grande famiglia alla fine del viaggio. Solo che questa volta il viaggio erano le classiche del Nord, che per la Intermarché-Wanty-Gobert sono state un’esperienza travolgente. La vittoria di Girmay alla Gand-Wevelgem e il secondo posto di Hermans a Liegi, oltre alle buone prove alla Roubaix e alla Freccia Vallone, hanno proiettato il team belga a un livello probabilmente inatteso. Per questo, quando Hilarie Van der Schueren è entrato nell’Hove Malpertuus e ha incontrato l’altro vecchio volpone di Yvo Molenaers, i due si sono stretti la mano. In quello scambio di occhiate c’era una complicità di antica radice.

«Quinten era solo in finale – dice Hilarie, scuotendo il capo durante un incontro successivo su Zoom – Planckaert avrebbe potuto restare con lui, invece è entrato in fuga di prima mattina. Un errore. Ma la vittoria di Bini… Abbiamo fatto la storia del ciclismo lì. Non eravamo nemmeno convinti che potesse arrivare davanti ad Harelbeke, invece ha fatto quinto. Non abbiamo un budget illimitato, per questo serve saper scegliere. Lo avevo visto muoversi bene nelle prime gare in Francia, sapevo che avesse del potenziale, ma nessuno pensava che sarebbe stato così bravo».

Aike Visbeek, qui con Girmay, è il capo dei preparatori della squadra (foto Intermarché-Wanty)
Aike Visbeek, qui con Girmay, è il capo dei preparatori della squadra (foto Intermarché-Wanty)

Euforia alla Liegi

In questo ciclismo che non ha più segreti né veli, il video dell’ammiraglia belga nel finale della Liegi è un siparietto intenso e insolito (foto di apertura). Già sembra strano che a guidare l’auto in corsa ci sia appunto Van der Schueren, 74 anni. Vederlo poi arginare l’esultanza di Valerio Piva durante la volata è degno delle migliori candid camera.

«Valerio era emotivo – ride a sua volta – su di giri, ma io ero al volante. E lui a un certo punto inizia a urlare e picchiare, avrei avuto voglia di farlo anche io, ma ho dovuto guardare un po’ davanti. Non avrei voluto investire qualcuno…».

Van der Schueren è nato a gennaio del 1948. E’ direttore sportivo dal 1985
Van der Schueren è nato a gennaio del 1948. E’ direttore sportivo dal 1985

Rispetto in gruppo

Parlando con i corridori alla presentazione delle squadre o alle varie partenze, è emerso un aspetto di cui avevamo già parlato con i ragazzi della Eolo-Kometa. I risultati portano rispetto. E se prima c’era chi ironizzava, vedere la squadra davanti nelle corse che contano e sentirne parlare come di una grande famiglia fa sì che l’interesse del gruppo sia cresciuto. E questo per Van der Schueren è motivo di orgoglio.

«Ho 74 anni – sorride – quindi devo delegare. Oggi il mio ruolo è prendere contatto con gli organizzatori e poi ci sono i direttori e Aike Visbeek (il capo dei preparatori, uscito dalla Seg Academy Racing, ndr) che fanno la squadra. Decidono quali corridori mandare in quali gare. Visto come vanno le cose in questi ultimi mesi, con formazioni da rimaneggiare all’ultimo per motivi di salute, non è un lavoro di cui essere gelosi. Ho sempre preferito essere sull’ammiraglia e ora posso concentrarmi solo su quello. Non devo più preoccuparmi nemmeno che tutti abbiano i soldi sul conto alla fine del mese. Questo è il lavoro dei manager, Jean Francois Bourlart e Maxim Segers, e lo fanno bene».

Pozzovivo è appena arrivato nella squadra e si è detto stupito del bel clima trovato
Pozzovivo è appena arrivato nella squadra e si è detto stupito del bel clima trovato

Senza soldi dove vai?

«Ricordo bene – racconta ancora – quando uscì Vacansoleil e il nostro budget era quasi nullo, riuscivamo appena a pagare 12 corridori e tutti al minimo. Sia chiaro, non c’era niente di sbagliato. Sarebbe bello se esistesse ancora oggi una squadra in cui i giovani possano mettersi davvero alla prova. Ma se non hai soldi, non puoi fare niente. Siamo passati da avere un preparatore a mezzo servizio ad averne addirittura cinque. Ci sono sei medici e tre nutrizionisti, perché la prima cosa di cui parlò Visbeek fu proprio l’alimentazione. Non ce ne occupavamo prima per mancanza di soldi. Bastava che fossero pronti i sacchetti del rifornimento. Invece Aike ha lavorato molto duramente su questo».

Kristoff è l’emblema, secondo Van der Schueren, dell’abnegazione che regna nella sua squadra
Kristoff è l’emblema, secondo Van der Schueren, dell’abnegazione che regna nella sua squadra

Corridori come monaci

Va bene il budget, ma la scelta di salire nel WorldTour, rilevando la licenza che fu della CCC e prima ancora della BMC fu coraggiosa e per certi versi necessaria.

«Abbiamo avuto l’opportunità di diventare una WorldTour – racconta – e abbiamo dovuto coglierla, anche se forse non eravamo ancora pronti. Ricordo che dissi a Jean François Bourlart: “Se non lo facciamo, non andremo mai più al Tour. Alpecin è una certezza, Lotto e Quick-Step sono certezze. Non aggiungeranno mai una quarta squadra belga”. Abbiamo dovuto cogliere questa opportunità, sapendo che sul mercato c’erano pochi buoni corridori. Però a quelli che abbiamo preso, abbiamo passato la mentalità necessaria per tirare fuori il massimo del potenziale. Quando necessario, vivono come monaci. Questo è lo spirito in squadra e anche un corridore come Kristoff lo ha capito e si sta impegnando al massimo. Tutti si rendono conto che se non fanno così, non avranno chance di emergere».

Il secondo posto di Hermans alla Liegi è il primo podio del team in una Monumento
Il secondo posto di Hermans alla Liegi è il primo podio del team in una Monumento

Una tappa al Tour

E poi con i saluti e l’auspicio di vincere una tappa con Girmay al Giro d’Italia, il vecchio Hilarie che divenne direttore sportivo nel 1985 parla anche un po’ di sé.

«Mi fermerò – dice – non appena sentirò di non farcela più. Nessuno dovrà consigliarmi, dirmi che non mi fa bene… Sarò io il primo a staccare la spina. Mi tengo a un bastone, ma la mia salute va alla grande. Per guidare l’ammiraglia, devo sottopormi a un esame annuale e superare un test di guida. Mezz’ora attraverso il centro di Bruxelles. Quest’anno sono passato di nuovo a pieni voti. A luglio andrò al Tour per la 25ª volta. Forse sarà anche l’ultima. Vincere una tappa lì non sarebbe formidabile?».

Faticacce, qualche legnata e passi avanti per Zoccarato

17.03.2022
5 min
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«Eh, che dire? Ho passato una giornata a prendere legnate sui denti!», sintetizza scherzando Samuele Zoccarato del suo debutto stagionale in Belgio. 

Il classe 1998 della Bardiani Csf Faizanè, ieri alla Nokere Koerse, è stato spedito lassù per farsi le ossa e magari per provare ad ottenere qualcosina, visto che numeri fra test e allenamenti, dicono che è uno dei migliori ragazzi di Roberto Reverberi.

Nelle corse della prima parte della stagione in Belgio c’è molto nervosismo, ma anche un’atmosfera unica per pubblico e… corridori
Nelle corse della prima parte della stagione in Belgio c’è molto nervosismo, ma anche un’atmosfera unica
Samuele, facciamo un po’ il punto di questo inizio di stagione. Partiamo da ieri…

E’ stata una lotta continua, per le posizioni, per le fughe… per tutto. Sono stato quattro ore a cercare di infilarmi in ogni buco, a portarmi avanti. Poi il percorso era anche nervoso e non si andava piano. Ho avuto qualche problema con il pavè. L’ho sofferto molto e non capisco il perché.

Eppure non sei un mingherlino… Che abbiate sbagliato qualcosina in termini di pressione delle gomme?

E infatti ieri sera proprio di questo stavamo parlando con i meccanici. Ogni volta che entravo nei settori di pavè non riuscivo a controllare bene la bici e mi ritrovavo poi dietro. Ad una settantina di chilometri dall’arrivo ero riuscito a prendere una fuga. Siamo entrati in un tratto di pavè e mi hanno malamente tolto di ruota. Da oggi infatti cambiamo qualcosa sulle scelte tecniche.

Cosa?

Gomme più larghe. Qui stiamo usando dei tubolari da 28 millimetri.

Tubolari, non tubeless?

In teoria il tubeless dovrebbe essere meglio, specie su tracciati del genere. E’ più confortevole e più scorrevole, però molto dipende anche dal corridore. Per esempio, Marcato mi diceva che Trentin preferisce il tubolare, nonostante abbia a disposizione anche i tubeless.

Come sta andando questa tua prima parte di stagione?

Ho quasi finito il primo blocco di gare, anche se poi in realtà me ne restano molte. E’ metà marzo e ho già 25 giorni di corsa nelle gambe, senza contare il ciclocross. Sono contento perché la preparazione invernale è stata buona: tra il cross, la palestra e le uscite in bici ho sentito davvero una gamba pronta e la condizione resta stabile. Adesso però inizio a sentire che mi manca un po’ la palestra. Per chiari motivi logistici non sono più riuscito a farla.

Zoccarato San Fior 2021
Per farsi trovare pronto, questo inverno Zoccarato ha provato anche il ciclocross (foto Billiani)
Zoccarato San Fior 2021
Per farsi trovare pronto, questo inverno Zoccarato ha provato anche il ciclocross (foto Billiani)
E come farai? Pensi ai dei richiami?

Non è facile perché correrò moltissimo tra Belgio, Olanda e Francia: tante gare che mi porteranno quasi fino al Giro d’Italia. Tra Denain, De Panne, Schleprijse, Gent-Wevelgem, Brabante, Amstel… Sono davvero tante e finirò a metà aprile.

Però sei nel cuore del ciclismo, all’università… Ne uscirai più forte. Scusaci l’interruzione: torniamo alla palestra…

Proverò a fare degli esercizi a corpo libero nelle varie stanze degli hotel in cui andrò. Poi molto dipende da cosa si vuol fare. E’ chiaro che se si carica molto diventa complicato, perché non puoi farli prima della gara, né il giorno dopo: non è ideale per il recupero. Ma se si fa poco va bene anche il giorno prima della corsa. Magari stimoli dei muscoli che altrimenti non useresti, una sorta di attivazione muscolare.

Samuele, hai elencato tante gare importanti, dalle voci che ci giungono sei uno dei più forti della Bardiani Csf Faizanè: senti questa fiducia da parte del team?

Assolutamente sì. Vedo che ci tengono molto a me. Mi aiutano a risolvere i piccoli problemi che si creano. E rispetto all’anno scorso mi tutelano di più. 

Cioè?

Per esempio, l’anno scorso mi dicevano di andare in fuga, sempre, subito. Quest’anno mi dicono magari di anticipare nel finale, quindi per gran parte della corsa non spreco energie. Serve per provare a cercare qualche risultato e per me è importante, sin da piccolo non ho mai avuto la possibilità di fare risultato. Bisogna anche imparare a vincere o quantomeno a provarci.

Vero, è un feeling anche quello. Cancellara diceva che prima di vincere le corse grandi bisogna imparare a vincere quelle piccole…

Al UAE Tour, Bruno (Reverberi, ndr) mi ha detto di non andare in fuga, di provare a fare classifica. E così ho potuto correre in tutt’altro modo.

Zoccarato al debutto nelle classiche del Belgio di primavera. Eccolo nella Nokere Koerse (foto Instagram @moreljens)
Zoccarato al debutto nelle classiche del Belgio di primavera. Eccolo nella Nokere Koerse (foto Instagram @moreljens)
E come è andata? 

Beh, un po’ di pressione ce l’avevo, l’ho sentita, ma credo anche di averla gestita bene. Sapevo di avere dei limiti ed ero consapevole di come andavano gli altri. Se vedevo che imboccavamo una salita ed ero già fuori di 50 watt, sapevo che non sarei arrivato su con loro. Quindi “mollavo” prima. Cercavo di prendere il mio passo. Andavo regolare anziché scoppiare a metà scalata.

Come per le gare in Belgio, queste esperienze fanno crescere, mentalmente e anche fisicamente: spingi un po’ più in là il tuo motore…

Al UAE Tour c’erano due salite grandi. Una, la prima, più pedalabile di 20 chilometri e un’altra un po’ più dura di 10. Nella prima, mi sono staccato dal gruppetto dei migliori ai 3 chilometri dall’arrivo. Eravamo rimasti in una ventina di corridori. Sono stato contento, ma certo quando aprono davvero il gas non ce n’è per nessuno. Nella seconda invece mi sono staccato quasi subito (foto in apertura, ndr) e l’ho fatta tutta in rimonta. E per assurdo è andata meglio della prima come distacco. Ne ho visti tanti scoppiati per strada…

Abbiamo accennato al Giro: pensi di andarci?

Ufficialmente non sappiamo ancora nulla, ma sento la fiducia e credo di meritarmelo.

Cervélo, le classiche e Wout Van Aert. E c’è anche una S5 nuova…

03.03.2022
6 min
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Cervélo R5, S5, Caledonia e la P5 per le prove contro il tempo, senza dimenticare il modello specifico per il ciclocross. Wout Van Aert è uno di quei corridori che salta da una bici all’altra senza alcun problema: un’attitudine che va ben oltre la scelta tecnica e dedicata all’evento. Con la S5 ha vinto al suo esordio su strada alla Omloop. Abbiamo chiesto a Marcel Kruithof, meccanico del Team Jumbo-Visma.

Alcune Cervélo Caledonia pronte per una ricognizione sul pavé (foto Team Jumbo-Visma)
Alcune Cervélo Caledonia pronte per una ricognizione sul pavé (foto Team Jumbo-Visma)
Quali sono i modelli di bici che ha disposizione il campione del Belgio?

I modelli Cervélo che utilizza Wout sono tre: la S5, la R5 e la Caledonia. Ognuna di queste è dedicata ad un impiego specifico, alle quali va aggiunta la bici da crono. Poi c’è il modello da ciclocross.

Sembra utilizzare indistintamente ogni bicicletta, ma ha delle preferenze?

Van Aert è un atleta e un ragazzo semplice, che però sa perfettamente quello che vuole ed è molto preparato e preciso. Lavorare con lui è davvero gratificante e per noi meccanici diventa tutto più facile. Si, il modello di bici che preferisce è la S5. Con tutta probabilità è anche il modello che maggiormente gli si addice, considerando la potenza che è in grado di esprimere e la classe cha ha quando sprinta in una volata.

Ci puoi dare qualche dettaglio sulle sue misure ed eventuali differenze tra una bici e l’altra?

Dal punto di vista biomeccanico, il suo corpo lavora nello stesso modo su tutte le Cervélo che ha a disposizione, tranne che sulla bici da crono. Quest’ultima però è una categoria a parte. Se ci concentriamo sulle biciclette, sui modelli S5 e R5, le differenze ci sono, ma sono minime.

Sotto quale punto di vista?

La R5 ha un attacco manubrio differente, perché la S5 prevede il cockpit integrato e specifico. Si tratta di 2 millimetri in lunghezza e nell’altezza del manubrio. La Caledonia ha gli stesssi valori della R5. Tutte le sue bici hanno le pedivelle da 172,5 e su questo Wout non fa apportare variazioni nel corso della stagione.

Quindi, anche per le corse a tappe la posizione in sella resta invariata?

Sì esatto, non ci sono differenze tra le corse di un giorno, le gare sul pavé e le corse a tappe. Le variabili sono legate alla bicicletta che decide di utilizzare.

Quale bicicletta utilizzerà per le corse di primavera?

Per la Parigi-Roubaix è prevista la Caledonia, per tutte le altre gare è prevista la S5. Sono comunque da considerare le valutazioni dell’ultimo minuto.

La stessa bicicletta che Wout utilizza il giorno della gara, verrà utilizzata anche per le giornate che precedono l’evento?

Dipende dalle situazioni. Per dare un riferimento, posso dire che il corridore inizia ad usare lo stesso modello che userà in gara almeno tre giorni prima.

Lo stem e la piega della Caledonia (foto Team Jumbo-Visma)
Lo stem e la piega della Caledonia (foto Team Jumbo-Visma)
E per quanto riguarda la scelta delle ruote?

Wout e tutto il team possono scegliere tra i modelli di ruote Shimano Dura-Ace C36, C50 e C60, tutte con predisposizione per i tubolari. Le prime vengono richieste per i percorsi con tanta salita. Le C50 sono quelle più utilizzate dai corridori anche per la campagna del Nord. Quelle da 60 millimetri per le gare piatte e quando c’è poco vento.

Qual’è la sezione delle gomme e quali le pressioni di gonfiaggio?

Normalmente il corridore usa una sezione da 26, con pressioni che sono comprese tra le 5,8 e 7,2 atmosfere. Per le gare del pavé Van Aert di solito chiede pneumatici da 28, talvolta 30 millimetri e viene adeguata la pressione, verso il basso.

Una delle Cervélo S5 di WVA, dopo il montaggio al Service Course del team (foto Team Jumbo-Visma)
Una delle Cervélo S5 di WVA, dopo il montaggio al Service Course del team (foto Team Jumbo-Visma)
Vengono utilizzati i tubeless?

Non in gara. Le ruote e le gomme tubeless sono una fornitura legata al team development e alla squadra delle donne.

Wout chiede qualcosa di particolare in ottica dl pavé?

La particolarità è il doppio nastro al manubrio, ma solo in occasione della Roubaix. Per il resto delle gare le sue biciclette hanno una configurazione standard, senza particolari segreti. Una differenza tra l’allestimento della S5 e quella della R5 è il manubrio. Sulla seconda Van Aert preferisce un manubrio flat.

La nuova Cervélo R5-CX, sviluppata anche grazie al Campione Belga
La nuova Cervélo R5-CX, sviluppata anche grazie al Campione Belga
Invece per quanto riguarda i rapporti?

Rispetto al 2021 abbiamo le trasmissioni Shimano Dura Ace 12v, con le corone 54-40 e i pignoni con scala 11-30. Questo è standard e alle corse di primavera vedremo questa configurazione. E’ possibile che in estate qualche corridore, non Wout, chieda di utilizzare la combinazione 52-36 e i pignoni 11-34. Ma solo per le tappe più dure, con delle salite durissime.

Ci sono dei momenti della stagione road in cui chiede di usare la bici da cx?

Van Aert ha una Cervélo da ciclocross a casa, sempre pronta e disponibile. Sì, è possibile che il corridore utilizzi questa bicicletta in questo momento della stagione, per piacere e non per un training specifico.

Le Caledonia al termine della Parigi-Roubaix 2021 (foto Team Jumbo-Visma)
Le Caledonia al termine della Parigi-Roubaix 2021 (foto Team Jumbo-Visma)
Nella tua carriera hai mai visto un corridore così forte e al tempo stesso versatile?

Sono nel team da sette anni e in precedenza non mi era capitato di poter lavorare con un atleta del genere. Van Aert è speciale e credo che sono rare le occasioni in cui si è visto un corridore così forte e capace di fornire ogni volta delle indicazioni utili sotto molti punti di vista, per quello che riguarda le biciclette e anche per la gestione in gara.