Amstel Gold Race donne, Letizia Paternoster, volata per il quarto posto

EDITORIALE / Le donne italiane che soffrono e non si arrendono

27.04.2026
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Il ciclismo non è una scienza esatta e non tutte le stagioni sono uguali fra loro, per cui ci piacerebbe rifare questa analisi a ottobre e ritrovarci con un paniere differente. Ad ora tuttavia il ciclismo italiano delle donne, che tanta soddisfazione ci ha dato fino a un paio di anni fa, appare in sofferenza. Ci sono state cadute e incidenti importanti, ma come quando Nibali era la bandiera degli uomini e si stava tutti ben coperti nella sua ombra, i problemi di salute di Elisa Longo Borghini ci hanno privato dell’ombrello su cui per anni abbiamo fatto affidamento.

Ci ritroviamo nella stessa situazione del 2023, quando la piemontese vinse il UAE Tour a inizio stagione, poi per trovare un’altra vittoria italiana nel WorldTour bisognò attendere quella di Chiara Consonni al Tour of Chongming Island a fine stagione. E’ andata meglio l’anno scorso, quando alla vittoria nel deserto della Longo si sommarono quella di Elisa Balsamo a Cittiglio e poi la seconda maglia rosa della piemontese ai primi di luglio.

Guardando gli ultimi ordini di arrivo, la migliore delle nostre donne al Fiandre è stata Silvia Persico (7ª). Alla Roubaix è arrivata 18ª Chiara Consonni. Quarta Letizia Paternoster all’Amstel Gold Race. Undicesima e sedicesima Monica Trinca Colonel alla Freccia Vallone e alla Liegi.

UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet
Con il UAE Tour, Longo Borghini è l’unica italiana ad aver vinto finora una gara WorldTour donne
UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet
Con il UAE Tour, Longo Borghini è l’unica italiana ad aver vinto finora una gara WorldTour donne

Lo slancio della Valcar

Il podio di Eleonora Gasparrini alla Sanremo parla di un ricambio generazionale in arrivo. Federica Venturelli, del cui talento nessuno dubita, ha vinto ad Almeria l’unica corsa cui ha partecipato, poi nella caduta subito successiva ha riportato la frattura del gomito. In altri casi sembra di notare che alcune fra le azzurre più forti, fatta salva Longo Borghini, si trovino alle prese con una crescita non sempre lineare (spesso a causa di incidenti) oppure a gestire problematiche di vario genere in squadre che in apparenza non sono ritagliate sulla loro misura.

Basta infatti che si ritrovino in pista, con i riferimenti chiari con cui sono cresciute, per recuperare gli automatismi, la fiducia e le vittorie. La strada però è un’altra cosa e dopo tre anni dal suo smembramento par di notare che lo slancio della Valcar-Travel&Services, in cui le più si sono formate, si sia ormai spento e nelle nuove destinazioni non tutte abbiano trovato le giuste misure. E’ triste dover tirare in ballo ancora la meraviglia della squadra di Villa e Arzeni, ma è ancora più triste ricordare che a quel gruppo di donne fortissime siano mancate le risorse per portare le sue ragazze al WorldTour.

Al pari della Liquigas e prima la Mapei, quando la Valcar si è sciolta ha immesso sul mercato fior di atlete
Al pari della Liquigas e prima la Mapei, quando la Valcar si è sciolta ha immesso sul mercato fior di atlete

Il peso degli incidenti

E’ chiaro che non si possa pretendere la luna e che ad esempio una campionessa come Elisa Balsamo abbia faticato e non poco finora per rialzarsi dalle tante cadute, anche rovinose, che l’hanno fermata tra il 2023 e il 2024. La velocità del ciclismo attuale è spietata e non concede tempo: quello necessario per rimettersi in sesto dopo un infortunio è lo stesso in cui il resto del gruppo progredisce verso il livello successivo. E’ così fra gli uomini, è così fra le donne.

Se ne è accorta a sue spese Marta Cavalli, che nel 2022 vinse l’Amstel e la Freccia Vallone, ma non riuscì mai a rialzarsi del tutto dal terribile incidente dello stesso anno al Tour e dalla caduta in allenamento e l’investimento del 2024. Quando ti rendi conto che il tuo meglio basta al massimo per stare in gruppo, la tentazione è quella di voltare pagina.

Incidenti hanno rallentato i progressi di Vittoria Guazzini, oro olimpico nella madison assieme a Chiara Consonni, che per due volte è caduta alla Roubaix e lo scorso anno al campionato italiano ha rischiato di farsi ben peggio della frattura del radio e delle abrasioni con cui tornò a casa.

Nel 2022 Marta Cavalli vince la Freccia delle donne pochi giorni dopo l’Amstel. La sua carriera è stata fermata dagli incidenti
Nel 2022 Marta Cavalli vince la Freccia delle donne pochi giorni dopo l’Amstel. La sua carriera è stata fermata dagli incidenti

Il coraggio non manca

Lottano tutte come leonesse, anche quelle che alla fine sono costrette ad accontentarsi di un piazzamento: se non avesse incontrato sulla sua strada Lorena Wiebes, quante vittorie avrebbe a quest’ora Elisa Balsamo? Ma non molla e lotta.

Come Martina Alzini, che nonostante qualche acciacco continua a rincorrere il grande risultato. Martina Fidanza e sua sorella Arianna, entrambe capaci di vincere una corsa fra la Spagna e l’Australia. Come Rachele Barbieri, presa dal Team PicNic per tirare le volate a Charlotte Kool, salvo scoprire in corso d’opera che nel corso del 2025 l’olandese sarebbe passata alla Fenix-Premier Tech, lasciandola sola a fare volate per le quali probabilmente non era neanche pronta. Lotta anche Gaia Realini, diventata leader senza essere probabilmente pronta e alla rincorsa di una condizione fisica all’altezza.

Altre si sono perse per delusioni condivisibili e poca stima. Viene in mente Ilaria Sanguineti, ligure presa dalla Lidl-Trek per stare accanto a Elisa Balsamo e nel 2025 lasciata a casa dalla “sua” Sanremo senza spiegazioni plausibili e una ferita abbastanza profonda da farle capire di non essere più dove avrebbe voluto.

Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini
Gaia Realini ha 24 anni ed ha avuto finora una progressione resa irregolare da problemi fisici
Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini
Gaia Realini ha 24 anni ed ha avuto finora una progressione resa irregolare da problemi fisici

Le italiane con la valigia

Bisognerebbe attaccarsi a questo punto alla WorldTour italiana che manca anche fra le donne, ma visto che non se ne vede la prospettiva, è piuttosto inutile farlo. Le squadre italiane sono poche e si dividono fra scelte diverse e l’identica necessità di risorse. Come fra gli uomini, potrebbero diventare il trampolino per scelte migliori, ma il WorldTour delle donne ha anche meno posti e non sempre risulta permeabile a nuovi acquisti.

Ragazze azzurre inserite negli squadroni ci sono. Barbara Guarischi ed Elena Cecchini sono le colonne della SD Worx. Altre hanno faticato finora a trovare la strada maestra. Letizia Borghesi è sulla porta del grande risultato. Francesca Barale, 22 anni, ha lasciato il Team PicNic per approdare alla Movistar donne, passando il testimone a Gaia Masetti che ha trovato ad accoglierla Eleonora Ciabocco, 22 anni, che cresce per piccoli passi cocciuti e fa le cose migliori in maglia azzurra.

L’infornata delle donne junior più forti degli ultimi due anni ha trovato posto in piccole squadre e devo team in attesa di fare il grande salto, come Giada Silo alla UAE Development e Chantal Pegolo alla Isolmant con vista sulla Lidl-Trek. E proprio la squadra tedesca sta vivendo una rivoluzione la cui portata è ancora da capire. La proprietà ha voluto ridisegnare proprio il team delle donne, tagliando a fine marzo un tecnico attento come Michael Rogers e sostituendolo con Frank Schleck. Come cambieranno gli equilibri? In che modo l’ambiente diventerà più accogliente e produttivo?

Eleonora Ciabocco, Italia, campionato europeo ciclismo su strada 2025
Il secondo posto agli europei U23 di Eleonora Ciabocco dietro Paula Blasi conferma la sua crescita
Eleonora Ciabocco, Italia, campionato europeo ciclismo su strada 2025
Il secondo posto agli europei U23 di Eleonora Ciabocco dietro Paula Blasi conferma la sua crescita

Sembra ieri, ma sono passati due anni dall’Editoriale in cui scrivemmo che magari la parità dei premi fosse stata raggiunta, ma i problemi del ciclismo delle donne fossero gli stessi degli uomini. Le cose non sono cambiate, le differenze si stanno amplificando. Speriamo tutti che Elisa Longo Borghini torni presto a ristorarci con la sua energia e la sua ombra. E visti i tanti contratti in scadenza fra le nostre donne più forti, speriamo che nello scegliere le squadre per il prossimo futuro, in questo momento cerchino soprattutto il contesto migliore

Liegi-Bastogne-Liegi Femmes 2026, Demi Vollering

Vollering fa il tris a Liegi e poi usa parole come macigni

27.04.2026
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LIEGI (Belgio) – Il Fiandre, la Freccia Vallone e ora la Liegi. Demi Vollering appare quasi incredula, ma in fondo il bottino di quest’anno serve per compensare i piazzamenti dello scorso anno, quando l’intesa con la nuova FDJ United Suez non era ancora perfetta e accanto alle undici vittorie vennero tredici piazzamenti sul podio. Quest’anno invece la magia sembra non avere sosta ed è per questo che quando le chiediamo che cosa provi ad aver vinto un’altra volta la Liegi, la bionda olandese quasi balbetta.

«Credo di aver bisogno di un po’ di tempo per riflettere – dice – era già stata una stagione incredibile, ma aggiungere questa vittoria, per giunta ottenuta in questo modo, è ancora più speciale. Quindi penso che se domani sarò a casa e avrò un po’ di tempo per pensarci, spero che riuscirò a realizzarlo appieno».

Il gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometri
Il gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometri
Il gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometri
Il gruppo delle donne è partito alle 13,25 da Bastogne: gara di 156 chilometri

Una cicloturista sulla Redoute

Vollering e la Liegi significa raccontare di un rapporto speciale, che prese forma nel 2019 quando ad appena 19 anni e alla prima stagione con una squadra di categoria UCI, Demi ottenne il terzo posto.

«Per me questa gara – ricorda Vollering – è dove tutto è iniziato. Ero ancora una ciclista amatoriale e un giorno, insieme ai miei amici, salimmo fino alla Redoute. Eravamo in cima e uno di loro disse: “Riesci a immaginare i ragazzi che affrontano questa salita in gara?”. E io ho pensato: “Wow!”. Mi immaginai a gareggiare su quella salita e fu divertente perché all’epoca la gara femminile non c’era ancora. Si tenne solo nel 2017, quindi penso che questa storia sia anche un buon promemoria di quanta strada abbiamo fatto nel ciclismo femminile e di quanta ne dobbiamo ancora fare.

«Perché non tutti hanno visto il mio attacco sulla Redoute – annota Vollering con un pizzico di stizza – dato che lo streaming non era ancora cominciato. Ma la corsa era stata interessante anche prima di allora, quindi penso che dobbiamo continuare a lottare per ottenere di più in futuro».

Attacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometri
Attacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometri
Attacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometri
Attacco sulla Redoute: la terza Liegi di Demi Vollering è venuta dopo una fuga solitaria di 35 chilometri

Un attacco alla Pogacar

Racconta di aver avuto sempre paura di attaccare troppo da lontano. Pensava che muoversi dopo la Redoute fosse più prudente, anche se in cuor suo l’idea di un azzardo c’era sempre stata.

«Quest’anno – sorride – la mia squadra mi ha sfidato e mi ha detto: “Ok, abbiamo fatto un piano per puntare alla doppia vittoria”. In realtà quando me l’hanno detto, ero super entusiasta perché ci pensavo già da qualche anno. E quando ho capito che dicevano sul serio, ho pensato: “Ok, sì, facciamolo!”. Le mie compagne volevano essere certe che fossi d’accordo perché il piano era un po’ folle. E quando ho detto che andava bene, hanno detto che sarei stata davvero coraggiosa. E questo mi ha dato ancora più motivazione per farlo, anche per dare loro un esempio di come gareggiamo.

«E’ il secondo anno che corriamo insieme. Ora ci conosciamo meglio – annuisce Vollering – e si vede chiaramente in gara, dove ognuno conosce i punti di forza e di debolezza degli altri, ci motiviamo a vicenda e ci sproniamo un po’. Ci sentiamo una squadra forte e siamo super motivate a dare il massimo. Anche le ragazze si divertono a fare progetti, a metterli in pratica e a ottenere una vittoria dopo l’altra. E’ per questo che pratichiamo sport ad alto livello. Vogliamo metterci alla prova e migliorare ogni giorno. Questo è stato un motivo in più per cui ho voluto attaccare sulla Redoute».

Alle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l'inseguimento
Alle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l’inseguimento
Alle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l'inseguimento
Alle spalle di Vollering, Pieterse e Niewiadoma hanno tentato a lungo l’inseguimento

Il Giro viene dopo

La sfida contro la programmazione. Viene in mente la scelta di Evenepoel di saltare la Freccia per correre la Liegi e che stasera sarà tornato a casa con un terzo posto che dice ben poco a uno ambizioso come lui. Vollering ha rischiato e portato a casa il bottino pieno: al Giro d’Italia penserà poi.

«Avrò il tempo per andare in altura e pensare al Giro – dice Vollering – ho abbastanza spazio per prepararmi e non avrebbe avuto senso rinunciare a queste corse. Il primo obiettivo dell’anno erano le classiche di primavera, ovviamente, e abbiamo fatto benissimo. Quindi penso che prima di tutto abbiamo bisogno di una pausa e di goderci appieno quello che abbiamo fatto in questa primavera. Poi andrò in ritiro e mi preparerò al meglio per il Giro d’Italia».

Il valore dello sport

Questa volta Vollering non è solo una ciclista che ha vinto una delle gare più prestigiose. E così quando le viene chiesto di riprendere il discorso sul ciclismo femminile e i suoi margini, non si fa pregare.

«Ho molti sogni, oltre al ciclismo – dice – e uno di questi è ricordare alle persone quanto sia importante muoversi e stare all’aria aperta. Sto pianificando delle cose piuttosto interessanti per il futuro in questo ambito, anche con l’aiuto di Nike. Questa è una delle mie priorità: ispirare le persone per la salute fisica, certo, ma soprattutto per la salute mentale

«Purtroppo vedo troppi giovani che lottano con problemi di salute mentale. I social media sui cellulari sono diventati troppo importanti. Ne siamo così distratti che le persone dimenticano l’importanza di uscire, di fare attività fisica. Credo davvero che fare sport, sentirsi bene nel proprio corpo aiuti in tantissimi aspetti della vita. Allenarsi per un obiettivo, ad esempio, dà molta fiducia: fa capire che se ti impegni a fondo, sei in grado di raggiungere i tuoi obiettivi. E questa è una grande lezione di vita.

«Oggi si vedono molti ragazzi che faticano a trovare uno scopo, qualcosa che vogliano fare. Abbandonano il lavoro o gli studi con molta facilità perché non riescono più a sopportare la fatica. Il cervello diventa pigro. Quindi, fare sport, stare all’aria aperta, restituisce la forza mentale di cui si ha veramente bisogno per il resto della vita, per costruire la fiducia in se stessi, per trovare uno scopo e sì, per realizzare cose belle e importanti nella vita».

Monica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2'52" da Demi Vollering
Monica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2’52” da Demi Vollering
Monica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2'52" da Demi Vollering
Monica Trinca Colonel è stata la miglior italiana: 16ª a 2’52” da Demi Vollering

Le diretta delle donne

L’ultimo concetto, dando per scontata la grandezza della sua impresa sportiva, Demi Vollering lo dedica nuovamente alla parità fra ciclismo femminile e ciclismo maschile. Troviamo triste che nel momento in cui si dovrebbe e potrebbe parlare di come abbia lavorato con la squadra e delle sensazioni di quella fuga così coraggiosa, alla campionessa europea si chieda di usare la sua risonanza per cause di cui nessuno sembra interessarsi.

«Corriamo queste grandi corse – dice – nello stesso giorno degli uomini. E’ difficile dire se vada bene, ma di certo credevo che la diretta streaming durasse di più. Invece è stata piuttosto breve perché penso che sia iniziata quando è finita la gara maschile. Se mantenessimo gli orari di inizio attuali e prevedessimo, ad esempio, due schermi, con la gara maschile in uno e la femminile nell’altro, si potrebbero alternare e dare modo al pubblico di seguire anche la nostra corsa. 

«Anche perché, per come vanno le gare maschili – sorride – appena Pogacar se ne va, credo che tutti sappiano cosa succederà. Quindi, perché non alternare le due gare? E’ importante continuare a parlarne. Ho sentito tantissime persone deluse dalla scarsità di dirette streaming. Mi limito a ripetere quello che ho sentito: i nostri fan vorrebbero dirette più lunghe e spero che in futuro ce ne saranno».

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Paul Seixas, Tadej Pogacar

La Redoute col Cannibale, poi la resa: ma Seixas non si inchina

26.04.2026
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LIEGI (Belgio) – Seixas è contento e ai giornalisti ci sta facendo ormai l’abitudine. Aver vinto la Freccia Vallone l’aveva già messo al riparo dalle attese della Liegi, ma aver resistito fino a 13 chilometri dall’arrivo alle sfuriate di Pogacar gli ha dato la conferma di aver fatto un altro passetto. E’ troppo intelligente e umile per lanciarsi in proclami, ma il tono della sua voce è tutto fuorché stupito. Sa quanto vale, sa che è presto e sa che il tempo gioca a suo favore. E soprattutto, continua a correre per vincere, anche se si tratta di sfidare Tadej Pogacar.

«Sappiamo che Pogacar ha surclassato tutti negli ultimi anni – ammette Seixas – quindi il secondo posto con distacco minimo è un buon risultato. Bisogna procedere un passo alla volta. Alla Strade Bianche non sono riuscito a seguire il suo primo attacco, oggi invece sì. Sono contento della mia prestazione e mi viene anche da considerare il grande lavoro della squadra, perché a Siena mi sono trovato un po’ isolato e di conseguenza non sono riuscito a stargli dietro quando attaccava. Oggi invece ero proprio dietro di lui, posizionato perfettamente dalla squadra per tutta la gara. E credo che questo mi abbia permesso di resistere. Il vantaggio di essere proprio dietro di lui è stato qualcosa di speciale».

La vittoria alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Le vittorie alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
La vittoria alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Le vittorie alla Freccia Vallone e prima ai Paesi Baschi hanno dato a Seixas una grande popolarità
Che cosa manca a Seixas per arrivare al livello di Pogacar?

Devo ancora migliorare e poi, visto il livello a cui è arrivato, è già estremamente difficile stargli dietro. Il suo attacco è stato una delle azioni più potenti di sempre, quindi riuscire a resistere e lottare contro di lui fino alla Roche aux Faucons è stato qualcosa di buono. C’è ancora del lavoro da fare ed è normale, ma non dobbiamo anticipare troppo le cose, per cui oggi ci accontenteremo.

Puoi raccontare che cosa è successo nel momento in cui ti ha staccato?

Sulla Redoute ero davvero al limite assoluto, la velocità con cui stavamo salendo mi ha lasciato senza parole. Pensavo: come farò a resistere ancora? Era tutta una questione di tempo e quando ha attaccato la Roche aux Faucons, non ci è voluto molto perché mi arrendessi. Ero davvero al limite e poi ho resistito come meglio potevo. Comunque finché ce l’ho fatta è stato bello poter riprendere fiato e dargli qualche cambio. Abbiamo accumulato il vantaggio necessario per arrivare al traguardo, ma sull’ultima salita ha giocato benissimo le sue carte. Oggi è stato il più forte, non ero tanto lontano, ma tant’è.

Credi sia stato solo un fatto di forza o anche di esperienza?

Penso che l’esperienza aiuti sempre, anche se oggi la gara non è stata poi così complicata. Le squadre dettavano il ritmo, bisognava solo rimanere nella loro scia ed essere lì al momento giusto, finché mi sono ritrovato da solo con lui. Quindi cosa avrei potuto fare meglio oggi prima del posizionamento?

Che cosa?

Non molto, a dire il vero. Ero nella sua scia ed era tutto quello che dovevo fare e che oggi era cruciale. Quando siamo usciti dalla Redoute per andare verso la Roche aux Faucons forse avrei potuto dargli dei cambi più corti, ma credo che fosse un duello uno contro uno ed entrambi ce lo aspettavamo. Non avevo intenzione di fare giochetti rischiando di innervosirlo e anche di far recuperare gli altri.

Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Lo scollinamento sulla Redoute a ruota di Pogacar. Seixas ha ammesso che la velocità di scalata è stata folle
Quindi è stato un fatto di forza?

Non credo che tatticamente avrei potuto fare molto meglio. Oggi mi è mancata la potenza e certo, in un contesto di gara diverso, forse l’esperienza mi avrebbe aiutato di più. Ma oggi, in definitiva, la situazione mi ha favorito. La corsa era molto dura, quindi il posizionamento era leggermente più facile e questo mi ha permesso di esprimere semplicemente le mie capacità fisiche senza che l’esperienza giocasse un ruolo troppo importante. E’ vero, in una Monumento così lunga ci sono delle incognite, ma sapevo di aver fatto bene l’anno scorso al Lombardia. Sapevo di essere in grado di competere per le prime posizioni in una Classica Monumento, ma oggi non è servito a molto.

Che cosa è cambiato in Paul Seixas dopo il Lombardia?

Credo di aver fatto un vero e proprio salto di qualità in termini di resistenza, tanto che la difficoltà della corsa oggi si è quasi rivelata un vantaggio. Riesco a ripetere molti sforzi e a recuperare bene, quindi penso di aver fatto un balzo in avanti in questo senso. E questo si è visto anche ai Paesi Baschi. Ripetere gli sforzi non è stato un problema, quindi, continuerò su questa strada.

I Paesi Baschi sono stati utili per preparare queste corse?

Sono stati decisivi per la mia preparazione alla Freccia Vallone e alla Liegi, anche se a volte gli sforzi sulle salite spagnole sono più lunghi che qui. Ma mi ero allenato un po’ su entrambe le tipologie di corsa e sapevo che si completavano a vicenda. La squadra mi ha supportato benissimo e ha creato un programma molto interessante, che mi ha permesso di ottenere ottimi risultati. Prova ne sono la vittoria di Huy e il secondo posto di oggi.

Cosa si può chiedere di più?

Niente, questo primo anno è destinato ad essere difficile. Penso che l’inizio di stagione sia più che soddisfacente ed è stato gestito molto bene. Questo piazzamento si può considerare una vittoria pensando a quello che verrà, ma nella vita non ci sono certezze. Finché non l’hai fatto, non l’hai fatto: questo è tutto. Ma ovviamente, ora che sono arrivato secondo, la mia prossima ambizione sarà quella di vincere una Monumento. Ma dipenderà da molte cose. Nella vita bisogna essere ambiziosi e io lavorerò in questa direzione.

Diciannove anni, poche frasi ma tutte ben costruite e piene di argomenti. Paul Seixas è arrivato nel ciclismo come un lampo, professionista dopo gli juniores e la vittoria al Tour de l’Avenir nel primo anno. Un azzardo, come ogni volta che si bruciano le tappe. Come fece Evenepoel, che dopo i fuochi d’artificio degli inizi si va accomodando su una dimensione leggermente più umana.

Il contratto con la Decathlon CMA durerà sino alla fine del 2027, voci dicono che abbia firmato per un futuro diverso già dopo l’Avenir, ma di questo non c’è certezza. Quel che è certo è che uno così non andrebbe mai in una squadra in cui il solo orizzonte sia tirare per un altro. Specie se l’altro è l’avversario che vuole battere. Speriamo che nello sport almeno questo valore venga salvaguardato.

Liegi-Bastogne-Liegi 2026, Tadej Pogacar, Paul Seixas

Pogacar fa poker a Liegi, ma questa volta è stata dura

26.04.2026
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LIEGI (Belgio) – A un certo punto è parso che nessuno avesse nulla più da chiedergli. Tadej Pogacar ha vinto la quarta Liegi, come Argentin e appena un passo sotto Merckx. E anche se questa volta ha trovato più resistenza del solito, la sensazione (probabilmente sbagliata) è che non l’abbia trovato particolarmente emozionante. Emozione che invece c’è stata sull’arrivo quando ha puntato le dita al cielo nel ricordo di Camilo Muñoz, suo compagno dal 2019 al 2021, scomparso due giorni fa.

Vincere la Liegi a questo livello potrebbe sembrare quasi un esercizio matematico. Per cui, neutralizzata la fuga fiume del mattino (52 uomini fra cui Evenepoel), la UAE Emirates ha ripreso in mano la corsa, portando il capitano all’attacco della Redoute. E qui, nella consueta cornice di pubblico, la salita è esplosa quando Tadej ha attaccato e alla sua ruota si è lanciato subito Seixas.

Erano tre i più attesi del mattino, ma a quel punto Evenepoel era già defilato, dimostrando di essere sempre più spesso un corridore come gli altri. Invece Seixas ha tenuto fede alle attese e alle loro spalle si è scavato un baratro che, inquadrato dall’alto, ha fatto cogliere la differenza disarmante fra i primi due e gli altri. Per una volta, guardandosi alle spalle, Pogacar ha visto di non essere solo. E ha avuto la conferma che nel gruppo sia davvero arrivato un brutto cliente.

Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l'ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile
Sul traguardo col dito al cielo, Pogacar ha ricordato l’ex compagno Muñoz scomparso il 24 aprile

L’abbraccio al traguardo

Per staccare Seixas, Pogacar ha dovuto attendere la Cote de la Roche aux Faucons. Prima non si è mosso, ha lasciato che l’altro facesse la sua parte e ha atteso quell’ultima salita da cui la corsa si tuffa su Liegi. L’ha puntata a una velocità da asfissia e proprio mentre si cominciava a ragionare dello sprint, dato che Seixas sembrava in controllo, si è ripetuto il copione di sempre.

Il francese ha perso una pedalata e poi un’altra e in breve quel piccolo margine si è trasformato nei 45 secondi che li hanno divisi sul traguardo. Pogacar ha fatto la differenza da seduto, ma quando glielo chiediamo, dice che non è stato per una scelta tecnica: ha solo pensato a spingere. Alle loro spalle, a 1’42” Evenepoel ha giocato il finale da corridore esperto e con una bella volata ha conquistato il terzo posto.

Tadej ha avuto il tempo per una sorsata d’acqua, poi si è voltato verso Seixas e gli ha dedicato un abbraccio che è stato forse l’immagine più bella del giorno (foto di apertura). Si sussurra che il francese potrebbe finire nella sua stessa squadra: visto il duello di oggi, lo troveremmo un peccato.

«Sarò sincero – dice Pogacar – ero un po’ nervoso all’inizio, quando è partito quel grosso gruppo e stavamo spingendo al massimo per cercare di recuperare subito. Poi ci siamo calmati un po’, abbiamo resettato la mente e abbiamo modificato la nostra strategia. E’ brutto avere un gruppo così grande davanti: è sempre difficile collaborare con così tanti corridori in testa, ma con Remco non si sa mai.

«Quindi abbiamo dovuto pedalare al massimo e ringrazio la Decathlon che ha messo due uomini per darci una mano e il vantaggio ha subito preso a calare velocemente. E’ stata una giornata davvero frenetica, sono successe molte cose ed è stato interessante, ma non ci siamo fatti prendere dal panico. I ragazzi hanno fatto un buon lavoro, sono orgoglioso di come abbiamo lavorato».

Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar
Il forcing atteso sulla Redoute non ha spaventato Seixas, che ha tenuto la sfuriata di Pogacar

Il punto dell’attacco

Ha attaccato per la terza volta nello stesso punto della Redoute, ma quando glielo fanno notare sembra non dargli troppa attenzione. Se si tratta di una tattica che hanno studiato, pensiamo, non vorrà svelarla. Altrimenti c’è veramente da credere che le sue vittorie siano fatte di solo istinto e grandi gambe.

«La Redoute è una salita dura – spiega – e quando ci si arriva sono già passate cinque ore di gara e la stanchezza nelle gambe è tanta. Quindi per me è un buon punto per andare. Ogni anno è un po’ diverso, ma questa volta Benoit (Cosnefroy, ndr) ha fatto benissimo. Poi però è arrivato il momento in cui penso che fosse al limite delle sue energie e così sono partito.

«Sorpreso quando mi sono voltato e ho visto Seixas? Per niente. Era lì dove pensavo che sarebbe stato. Sono rimasto impressionato e stupito da quanto sia forte e ne parlerò sicuramente con lui. Ha fatto una gara fantastica e l’ha resa per me una delle più difficili. Aveva già dimostrato un inizio di stagione straordinario, con risultati incredibili e una grande maturità. E’ davvero bello vederlo così forte e penso di non aver mai visto uno scalatore più forte di lui».

Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore
Evenepoel ha conquistato il terzo posto regolando in volata il gruppo inseguitore

L’erede al trono

Parla col cuore in mano della squadra e dei compagni e di quanto ogni volta gli faccia piacere ritrovarli. E’ la strana dimensione di un corridore che oggi ha partecipato alla quinta corsa di stagione, avendone vinte quattro, ma il resto del tempo lo passa ad allenarsi da solo

«Non corro molto – riconosce – ma ogni gara porta con sé aspettative, pressione e sfide. Mi sono allenato molto, cercando di essere la migliore versione di me stesso in ogni gara che ho disputato finora e penso di esserci riuscito. E’ andata piuttosto bene, direi che è stata una bella primavera e mi sono divertito molto durante il periodo di preparazione per ogni gara. Vedremo come andrà e se ci divertiremo di nuovo.

«Però intanto mi sono accorto che avere intorno Paul Seixas potrebbe diventare una motivazione. Il fatto che a 19 anni corra a un livello così alto penso che dia motivazione a tutti gli altri e ci spinga a migliorare ancora, perché ha 19 anni e va così forte, ma di solito il fisico è al massimo della forma tra i 26 e i 30 anni. Per cui dovremo lavorare sodo per cercare di vincere il più possibile anche il prossimo anno, finché non ci sbaraglierà tutti (ride, ndr).

«Per me sarà facile cercare di lavorare ancora e meglio, per lui invece alla lunga potrebbe essere più difficile, ma so per certo che diventerà sempre più forte ogni anno. Io non sto certo diventando più giovane, per cui credo che sia una questione di tempo».

Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie
Con la vittoria di oggi, Pogacar ha centrato la quarta Liegi, come Argentin. Per lui nel 2026 cinque corse, con quattro vittorie

Da martedì Pogacar sarà in gara al Romandia e dice di non vedere l’ora, perché non l’ha mai fatto ed è curioso di aggiungere delle grandi corse per lui nuove.

«E’ anche una bella zona – dice con un sorriso – un po’ la conosco e come al solito cercherò di dare il massimo. E in qualche modo darà il via alla transizione verso le corse a tappe, dopo questo primo periodo dedicato alle corse di un giorno. E poi farò qualche ricognizione e poi andrò in vacanza prima di prepararmi per il Tour».

Nient’altro da aggiungere, qualche domanda in sloveno per la televisione di casa e poi accompagnato da Luke Maguire, Pogacar riprende la via del pullman. Un’altra sera di festa in casa UAE, ma stavolta anziché tornare a casa, Tadej farà rotta verso la prossima corsa: destinazione Villars sur Glane, da cui martedì inizierà il 79° Tour de Romandie.

100 giorni Tour Femmes

Tour Femmes: 100 giorni al via. Festa e strategia a Losanna

26.04.2026
5 min
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LOSANNA (Svizzera) – Tre imbarcazioni storiche in legno ci portano in un punto preciso del Lago Lemano. Esattamente laddove è stato allestito un grande triangolo galleggiante con la scritta 100 jours au Grand Départ du Tour de France Femmes. E’ da qui, dall’acqua, che scatterà la prossima edizione della corsa a tappe francese. E, come è nel loro DNA, i cugini d’Oltralpe non hanno lasciato passare in sordina questa ricorrenza.

Su ogni imbarcazione c’era un’autorità delle tre grandi città svizzere ospitanti questo Grand Départ: Losanna, Aigle e Ginevra. Ognuno ha parlato, ognuno si è detto compiaciuto e orgoglioso di ospitare il Tour Femmes e, allo stesso orario in cui scatterà la corsa il primo agosto, appunto fra 100 giorni, sono stati premuti i bottoni rossi. Una pioggia di coriandoli, rigorosamente vegetali e biodegradabili, è poi finita in acqua.

«Per lo sport, per le nostre ragazze e per la mobilità sostenibile, è un’enorme opportunità questo Tour Femmes. Ma direi che è un’opportunità per tutta la popolazione», ha detto la rappresentante del Canton de Vaud, Christelle Luisier Brodard. E sulla stessa linea, con sfumature diverse ma sempre legate ai giovani e alle pari opportunità, fino allo sviluppo del cicloturismo, hanno parlato anche gli altri rappresentanti locali, a cominciare dal sindaco di Aigle, Grégory Devaud.

100 giorni Tour Femmes
Marion Rousse (classe 1991) è la direttrice del Tour de France Femmes
100 giorni Tour Femmes
Marion Rousse (classe 1991) è la direttrice del Tour de France Femmes

Ogni scelta un perché

Quel che ci ha colpito è stata l’attenzione ai particolari, la voglia dei francesi di promuovere e, perché no, esaltare il loro operato, la loro corsa. La cura dei dettagli. Far partire la cerimonia su tre imbarcazioni a vela è stato un messaggio ben preciso per le atlete: «Buon vento in poppa ragazze».

«Perché abbiamo scelto la Svizzera? Perché soprattutto questa porzione del Paese offre un territorio ideale per la bici – ha detto Marion Rousse – Ci sono salite, pianura attorno al lago, scalate di ogni tipo e anche dei bellissimi vigneti. E poi anche perché queste cittadine si sono offerte al Tour Femmes non appena si è diffusa la notizia del suo ritorno cinque anni fa. Il Tour approdò per la prima volta all’estero proprio in queste terre. Senza contare che Aigle è la casa del ciclismo».

Ma attenzione: il Tour Femmes non è un dono caduto dal cielo. I francesi di ASO, nelle persone di Franck Perque e della stessa Marion Rousse, hanno fatto le cose con attenzione. Hanno effettuato sopralluoghi accurati, anche paralleli alla stretta logica sportiva. Per esempio, sapevate che la grande macchina del Tour de France classifica le città sedi di tappa con un sistema simile alle stelle degli hotel, ma usando le biciclette? E’ la graduatoria Tour de France Cycle City e in questa scelta ha inciso il fatto che, secondo i loro criteri, Losanna sia passata da tre a quattro “bici”: il voto massimo Anche questo conta.

E poi, al centro di tutto, c’è – e deve esserci – lo sport come promozione di un certo stile di vita. Di sogno.
«In tanti – prosegue Rousse – ci hanno chiesto perché non abbiamo fatto terminare la prima frazione al culmine della côte dove è posto l’arrivo, bensì a metà. Ebbene, perché arrivando in cima non avremmo portato il Tour Femmes dentro la città, tra la gente. E noi volevamo proprio raggiungere, nel vero senso della parola, la gente. Mostrare questo evento alle ragazzine, che magari possono iniziare a sognare e diventare un giorno professioniste. Per lo stesso motivo abbiamo scelto di transitare davanti al Museo Olimpico».

«E non dimentichiamo che il ciclismo è la vetrina più bella per il territorio», ha sottolineato il sindaco Devaud.

100 giorni Tour Femmes
Nella piazza centrale di Losanna è stato posto una grande countdown. Da qui al 1° agosto quasi ogni settimana sono previsti eventi collaterali di avvicinamento
100 giorni Tour Femmes
Nella piazza centrale di Losanna è stato posto una grande countdown. Da qui al 1° agosto quasi ogni settimana sono previsti eventi collaterali di avvicinamento

Professioniste del pedale

E a proposito di professioniste, Marion insiste molto su questo aspetto. Lo ribadisce più volte. Ci sono le professioniste perché esistono corse come il Tour Femmes. E c’è il Tour Femmes perché ci sono le professioniste.

«E’ fantastico come il nostro mondo stia crescendo così rapidamente. Il livello è alto perché oggi le ragazze possono allenarsi senza pensare ad altro. Prima potevano farlo in pochissime, adesso sono lavoratrici a tutti gli effetti. E questo alza il livello e noi dobbiamo offrire eventi all’altezza. le medie lo dimostrano».

«Quattro anni fa ci si interrogava sulla questione economica nel ciclismo femminile. Chiaro, rimane in ritardo rispetto a quello maschile, ma le cose stanno migliorando. Noi dobbiamo essere oculati, propositivi, ma allo stesso tempo prudenti nel creare i percorsi. Il rischio di sbagliare è alto».

Qui Marion Rousse si riferiva soprattutto al disegno dei tracciati, che non devono essere solo duri, ma ben ponderati, anche dal punto di vista tecnico e non soltanto spettacolare. Anche questo denota la cura nel concepire il percorso.

E quando le chiediamo se sogna di portare il Tour su qualche colle mitico, risponde così: «Ogni anno viviamo il nostro sogno, perché ogni anno c’è un luogo simbolico che entra nel percorso e nella giovane storia del Tour de France Femmes avec Zwift. Abbiamo fatto il Tourmalet e l’Alpe d’Huez e quest’anno ci sarà il Mont Ventoux. L’obiettivo è aumentare l’audience. Nelle gare di un giorno c’è la prova degli uomini e quella delle donne: dobbiamo far parlare del Tour Femmes come del Tour maschile, sapendo però che è un progetto diverso e che dobbiamo lavorare molto».

Il lavoro che stanno portando avanti è ampio e soprattutto profondo, ben ponderato. Durante la conferenza stampa è stato mostrato anche un video di una giovane ciclista locale, impaziente di vedere le campionesse sulle sue strade.

Lago Lemano
Una veduta del Lago Lemano, dei suoi vigneti collinari e delle montagne che lo circondano. Andare bici qui è un paradiso (foto Passione Verde)
Lago Lemano
Una veduta del Lago Lemano, dei suoi vigneti collinari e delle montagne che lo circondano. Andare bici qui è un paradiso (foto Passione Verde)

Tre giorni svizzeri

Il cantone francofono della Svizzera si appresta così a ospitare il Grand Départ del Tour Femmes. Dal 31 luglio, con la presentazione delle squadre, al 3 agosto, Losanna, Aigle e Ginevra – ma anche il lago Lemano e il Vaud – si tingeranno di giallo. Offriranno al mondo le bellezze di una terra che sembra davvero ideale per il ciclismo.

«Le prime tappe sono estremamente nervose – ha detto Rousse – e non volevamo esagerare con i dislivelli. Anche perché già nella prima frazione, con l’arrivo sulla Cote de Saint-Francois, potranno esserci distacchi interessanti. Abbiamo valutato anche una salita molto nota in zona, con una pendenza media del 13 per cento. Siamo andato a vederla, ma abbiamo preferito non inserirla».

«E non sono convinta neanche che si arrivi in volata, almeno non di gruppo, a Ginevra. Prima ci sono strappi impegnativi. E poi la partenza della terza tappa, quella che porta il gruppo in Francia, è durissima, con il Col de la Faucille subito dopo il via. Insomma, dovevamo pensare anche al resto del Tour. Credo che si possa uscire dalla Svizzera con distacchi già attorno ai 30 secondi tra le prime della generale».

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari

Pellizzari: uno sguardo su Lorenzo Finn e i paragoni scomodi

26.04.2026
5 min
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ARCO (TN) – Giulio Pellizzari e Lorenzo Finn non ci hanno messo molto a trovarsi, capirsi. D’altronde quando alla base c’è un talento grande come quello che accomuna i due scalatori azzurri della Red Bull-BORA-hansgrohe diventa più facile intendersi. Al Tour of the Alps vinto dal marchigiano, hanno avuto modo di correre per la prima volta uno accanto all’altro. La corsa dell’Euregio è terminata anzitempo per il ligure, a causa di una caduta che gli ha causato la frattura del radio del braccio destro (Lorenzo Finn è stato poi operato venerdì). 

Solamente 24 ore prima Lorenzo Finn era stata una pedina importante, se non fondamentale, nella vittoria di tappa di Giulio Pellizzari in Val Martello. Il campione del mondo under 23 si era mosso tamponando l’azione di Arensman, permettendo al suo capitano di rientrare. Inoltre con un bel forcing in salita Finn ha tenuto alta l’andatura evitando altri scatti. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn e Giulio Pellizzari hanno corso per la prima volta insieme

Sicurezza nei propri mezzi

Un debutto, nella corsa a tappe dalla quale emergono sempre i grandi scalatori, degno di nota per Lorenzo Finn. Quella caduta e il conseguente infortunio ci hanno privato di un bellissimo spettacolo, anche se la Red Bull-BORA-hansgrohe ha saputo poi vincere lo stesso. 

Ad Arco, alla partenza della quarta tappa, abbiamo voluto parlarne con Giulio Pellizzari, per chiedere cosa abbia visto, suo sguardo da giovane leader, in quelle poche ore insieme a Lorenzo Finn.

«E’ un ragazzo forte – esordisce Pellizzari – con tanta voglia di far bene, quindi questo può solo che essere un aspetto positivo. Ha una grande tranquillità, lo vedo molto sereno e sicuro di sé. Penso sia una sicurezza positiva». 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Egan Bernal
Nella tappa in Val Martello Lorenzo Finn ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Pellizzari
Qual è la caratteristica che ti ha colpito?

Allenandomi insieme a lui l’ho visto davvero appassionato, che a volte fa più di quello che dovrebbe fare ma per il semplice piacere di andare in bici. E’ un ragazzo a cui piace allenarsi, credo sia una qualità che possa fargli bene in chiave futura.

Ha giocato un ruolo chiave nella tua vittoria in Val Martello…

E’ andato fortissimo, e anche in gruppo si muove bene, in maniera sicura e tranquilla. Si vede che questo ambiente (quello del professionismo, ndr) fa al caso suo. Una cosa che mi ha colpito in maniera positiva è la sicurezza che ha nel prendere le salite davanti o nel muoversi all’interno del gruppo con tanta esperienza. 

In salita su quale aspetto vi siete confrontati?

Nella seconda tappa ha preso la salita verso Val Martello davvero forte, tenendo subito il ritmo dei primi. Nel finale, invece, era più al limite ma credo sia normale. Però si è gestito bene. Alla fine l’unico errore che ha fatto, su quale ci siamo anche confrontati, è l’essersi rialzato quando la strada ha iniziato a scendere nell’ultimo chilometro. E’ un errore fatto nella seconda tappa, ma sono sicuro che con il passare dei giorni non lo avrebbe fatto nuovemente. 

Sta crescendo bene…

Sì, sicuramente ogni gara che fa cresce, adesso speriamo che possa rientrare per il Giro Next Gen e possa ancora divertirsi un po’, ma penso che sia già pronto a fare il salto con i professionisti. Peccato non aver corso tutte e cinque le tappe insieme, ma avremo altre occasioni. 

Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe
Per Lorenzo Finn il Tour of the Alps è stata la terza corsa a tappe tra i pro’
A volte vogliamo paragonare lui e Seixas, avendo la stessa età, e tu l’altro giorno hai detto una cosa bella: che non dobbiamo forzare questa comparazione… 

Io ci sono passato con Del Toro, ne abbiamo anche parlato con lui. Alla fine la differenza è che Isaac ed io siamo amici, mentre Finn e Seixas no. Tutti vogliamo vincere e performare al meglio, credo che anche a Finn dia fastidio che un corridore con il quale si sfidava da juniores ora vinca la Freccia Vallone e sta andando così forte. Ma penso si debba rimanere calmi. 

Serve pazienza.

Quando uno è destinato a fare certe cose prima o poi ci arriva. Quindi basta fare bene le cose e senza la pressione di dire: «Voglio fare subito quello che sta facendo lui»

Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Il testa a testa tra Finn e Seixas è iniziato quando erano nella categoria juniores (Foto Duz Image/Michele Bertoloni)
Qual è la cosa più fastidiosa di questa contrapposizione?

Il fatto che magari la gente dice già che Finn non è al livello di Seixas (come a Pellizzari succedeva con Del Toro, ndr). Magari in realtà lui dentro si sente a quel livello, ma non è ancora arrivato il suo momento. 

E quella più sfidante? 

E’ di sapere che se lui è lì anche Lorenzo un giorno ci potrà essere. 

Ne nasce una motivazione maggiore per fare sempre meglio?

Credo proprio di sì. Alla fine Del Toro lo scorso anno mi ha dato tanta motivazione per crescere e migliorare. Anche a me sarebbe piaciuto arrivare a giocarmi un Giro d’Italia subito alla prima occasione. Il fatto di essere amici fa sì che se vince lui mi fa piacere ma non per questo metto in secondo piano le mie ambizioni personali. Magari tra Finn e Seixas non essendoci un aspetto di amicizia può essere più sfidante e stimolante.

GP Liberazione 2026

La Padovani conquista Roma. Liberazione a Bozzola e Lorello

25.04.2026
6 min
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ROMA – «Questa vittoria è per Kevin». Mirko Bozzola non fa troppi giri di parole e dedica il successo del GP Liberazione a Kevin Bonaldo, il compagno scomparso lo scorso autunno. Altro aspetto positivo di questo ragazzo? Che mentre scriviamo abbiamo la sua bici appoggiata al nostro computer e sotto la sua sella ci sono gli scarti dei gel… Cosa non facile, né scontata da fare in un circuito tanto duro e tecnico come quello delle Terme di Caracalla (in apertura foto Simone Lombi).

La due giorni di grande ciclismo romano si conclude con l’evento classico degli under 23. E si è vista una corsa scoppiettante. Una corsa che magicamente si è accesa poco dopo metà gara. All’improvviso il gruppo si è allungato, frazionato. I ragazzi avevano il classico collo tirato e la punta della sella nel sedere. In un amen il gruppo ha quasi dimezzato le unità in corsa.

GP Liberazione 2026
La gioia dei ragazzi della Padovani dopo l’arrivo. Per la squadra di Paiola è la seconda vittoria dell’anno dopo il Piva
GP Liberazione 2026
La gioia dei ragazzi della Padovani dopo l’arrivo. Per la squadra di Paiola è la seconda vittoria dell’anno dopo il Piva

Determinazione Padovani

E in questo forcing è emersa la vera forza dei ragazzi della SC Padovani-Cherry Bank. Davvero, vedendoli da bordo strada, traspariva la loro determinazione. Ci credevano più degli altri, questa era la nostra sensazione. E non senza orgoglio possiamo dire che avevamo ragione.
«Sì, l’abbiamo studiata bene – ha detto il direttore sportivo Matteo Paiola immediatamente dopo l’arrivo – Ci hanno corso dietro tutti, praticamente, perché ogni volta che partiva una maglia Padovani chiunque chiudeva. Fortunatamente siamo riusciti a concretizzare. Mi sono mosso anche io a 5 dall’arrivo, mi sono messo in cima allo strappetto più duro e gli ho dato il via. Gli ho detto: è ora. E loro ce l’hanno fatta».

Paiola lo aveva studiato e preparato bene questo GP Liberazione. Una riunione ben fatta e, anche nei giorni precedenti, allenamenti ben ponderati.

«Ognuno di noi vive in zone diverse ma abbiamo individuato strappi che somigliassero a quelli del circuito di Caracalla. Siamo soddisfatti per Mirko poi, specialmente dopo anni difficili e sfortunati: era importante, la puntava, ci credeva. E anche Riccardo Lorello è stato eccezionale. E’ stato un ottimo compagno di squadra, l’ha aiutato in tutto e per tutto. Una doppietta! Meglio di così cosa potevamo chiedere?».

GP Liberazione 2026
Ritmi elevatissimi, soprattutto dopo la seconda metà di gara. La media finale è stata di 42,898 km/h
GP Liberazione 2026
Ritmi elevatissimi, soprattutto dopo la seconda metà di gara. La media finale è stata di 42,898 km/h

Bozzola… bis

Bozzola è un classe 2004, un piemontese. Era stato anche nelle fila della continental Q36.5. Poi la squadra chiuse, lui ebbe degli alti e bassi in quel 2024. Ma dal 2025 ha ritrovato nuova linfa alla Padovani. E al terzo anno nella categoria ora qualcosa si muove.

I compagni si radunano dopo il traguardo. Gli abbracci, le pacche sulle spalle e Bozzola a terra, felice, che quasi non ci crede. Per lui qui a Roma, al Liberazione, è una sorta di déjà-vu: vinse sul viale delle Terme di Caracalla da juniores.

«Siamo venuti qua – dice Bozzola – volevamo far bene, volevamo portare a casa la vittoria e siamo stati preparati benissimo. Ho avuto qualche piccolo intoppo in stagione, ma ne sono uscito ed ecco oggi la conferma. Il Liberazione è una corsa che mi piace tantissimo, l’avevo già vinta da juniores e arrivare di nuovo da solo è qualcosa di fantastico. Questa vale senza dubbio di più. A proposito di più, oggi in squadra, come ci succede sempre, avevamo un compagno in più: Kevin. Lui ci dà forza e questa vittoria è tutta per lui».

Tatticamente i due Padovani sono stati impeccabili contro il bravo atleta della Technipes-InEmiliaRomagna, Tommaso Anastasia. Andati via in tre quando mancavano circa 14 chilometri all’arrivo, sono riusciti a staccare il drappello in cui viaggiavano. Ma il Liberazione è crudele. Esige rilanci. Ha curve a gomito, ripartenze in salita. Ok la tattica, ma serve tanta, tanta gamba. Anche per essere lucidi. E i Padovani davano sempre la sensazione di sapere dove fossero e perché.

GP Liberazione 2026
Il caldo si è fatto sentire, quasi 30° a Roma. I ragazzi hanno bevuto moltissimo e per tanti ci sono stati i crampi
GP Liberazione 2026
Il caldo si è fatto sentire, quasi 30° a Roma. I ragazzi hanno bevuto moltissimo e per tanti ci sono stati i crampi

Corsa dura

Ancora Bozzola: «Abbiamo cercato di correre sempre compatti e davanti. La fuga buona l’ho portata fuori io e ho sprecato molto per farlo. Mi sono serviti almeno tre o quattro scatti di fila, però stavo bene, la gamba c’era e sono venuto qua preparato benissimo. L’ultimo scatto è stato quello decisivo, quello che mi ha portato la vittoria, è qualcosa di fantastico. Ho capito dopo un centinaio di chilometri che poteva essere il giorno giusto perché mi sentivo ancora pieno di energie. Ho detto con Riccardo (Lorello, ndr): proviamo, attacchiamo e vediamo cosa viene fuori. Non abbiamo fatto tanti calcoli, però c’erano le gambe, c’era la forza di squadra ed è uscito tutto questo».

Mirko Bozzola è al terzo anno. Una volta questa gara era un pass per il professionismo. Oggi potrebbe esserlo ancora, ma la cosa è un po’ meno scontata. Il novarese però ci crede, ma resta coi piedi per terra.

«Per ora dico che questa è una bellissima vittoria, ma la testa è già alle prossime corse, che saranno la General Store, poi il GP del Marmo e poi sarò in ritiro per preparare il Giro Next Gen, dove punto veramente forte e spero sia un bellissimo trampolino di lancio».

GP Liberazione 2026
Il podio finale con Bozzola, Lorello e Anastaia tra le varie autorità. Un plauso a Claudio Terenzi (a destra) e al suo staff per la buona riuscita dell’evento
GP Liberazione 2026
Il podio finale con Bozzola, Lorello e Anastaia tra le varie autorità. Un plauso a Claudio Terenzi (a destra) e al suo staff per la buona riuscita dell’evento

Bravo Lorello

Vedere una squadra giocare così le sue carte fa davvero piacere. Certe regole del ciclismo restano intatte, al netto dei metodi di allenamento, dei potenziometri e quant’altro, che assolutamente servono sia chiaro. Ma una riunione ben fatta, buone gambe e il vecchio giochino della morsa restano ancora validi.

Quando Bozzola è scattato, quell’attacco si sapeva che, portato nella salita più lunga, quella che risaliva dalla Piramide Cestia, poteva essere decisivo. E così è stato. Dieci metri, poi 12, 20… Anastasia a rincorrere e Riccardo Lorello a ruota a fare da guardiano.

«Abbiamo fatto un gran gioco di squadra – dice Lorello – Io ho vinto al Trofeo Piva: lì il primo a farmi i complimenti è stato Mirko. Lui mi è stato tanto vicino anche durante l’inverno, è nata una fratellanza fra di noi, è il primo anno che corriamo insieme. Siamo stati due mesi in camera insieme tra ritiro e corse e quindi è nata una sintonia. Ho sognato che se fossimo arrivati in un gruppetto avrei dato il massimo per farlo vincere e così è stato».

E su Anastasia, superato in volata, ha aggiunto: «Purtroppo non si regala niente. Bisogna fare il massimo. Una doppietta fa bene. Penso che qui a Roma oggi abbiamo dato spettacolo. Ci siamo anche divertiti. Era da un mese che scherzavamo su questa corsa perché ci tenevamo tutti e due. L’anno scorso avevo fatto sesto e quest’anno ero venuto qua per vincere, ma arrivare secondo è stato come una vittoria perché davanti a me c’era un fratello.
«E ora? Ora ci spettano cinque ore di viaggio perché domani corriamo alla Vicenza-Bionde, altro che bel piattone di carbonara!».

Liegi Bastogne Liegi 2026, presentazione squadre, 25.04.2026, Tadej Pogacar

Tre sfidanti per la Liegi: Seixas e Remco assedio a Pogacar

25.04.2026
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LIEGI (Belgio) – Ieri mattina, dovendo percorrere gli ultimi 100 chilometri della Liegi, il pullman della UAE Emirates XRG si è fermato in un punto imprecisato fra Vielsalm e Trois Ponts. E mentre i corridori ne scendevano alla spicciolata, sull’altro lato della strada si è fermato il mezzo della Decathlon, in una sorta di marcatura inconsapevole che però in un solo colpo d’occhio ha dato la cifra della Liegi-Bastogne-Liegi di domani. Seixas getta il guanto di sfida, Pogacar lo ha raccolto e in mezzo c’è Evenepoel. Anche Remco si è affacciato al professionismo giovane come il francese (vinse San Sebastian a 19 anni), ma lui la Liegi l’ha già vinta per due volte.

La presentazione delle squadre a Place Saint Lambert (già tornata lo scorso anno) ha restituito alla Doyenne il suo teatro preferito. Liegi è una vecchia regina ammantata di velluto che sta cercando di rifarsi il trucco. Nuovi palazzi, grattacieli e centri commerciali, ma il centro è ostaggio dell’incuria. Quel velluto che un tempo fu splendido porta i segni del tempo ed è un peccato. Il cielo è di un bell’azzurro squillante, l’aria è fresca. Nei bar ai bordi della piazza, birre e aperitivi danno l’idea della festa.

Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni
Nella ricognizione di ieri sul percorso della Liegi, Pogacar ha attaccato forte sulla Redoute, piantando i compagni

La quinta di Pogacar

Pogacar correrà domani la quinta corsa di stagione. Delle prime quattro, tre le ha vinte e nella quarta – la Roubaix – è arrivato secondo. La Liegi è anche la quarta Monumento di stagione, avendo vinto sinora la Sanremo e il Fiandre. Tadej è arrivato in Belgio giovedì sera. Ieri mattina ha svolto la consueta recon sul percorso, staccando i compagni sulla Redoute e andando avanti da solo fino dopo la salita successiva. Il fatto di avere uno sfidante giovane come Seixas probabilmente lo intriga, anche se finora gli scontri diretti sono stati tutti a suo favore: dagli europei 2025 alla Strade Bianche.

«Non so davvero cosa aspettarmi – dice – ma penso che sarà una Liegi molto dura perché molti dei contendenti sono in ottima forma. Ci sono diversi punti del percorso che possono prestarsi ad attacchi, ma noi faremo la nostra corsa. Abbiamo un’ottima squadra e cerchiamo di seguire il nostro piano. Vediamo cosa accadrà all’attacco della Redoute, se sarà meglio andare via da soli come negli ultimi anni o qualcos’altro di sorprendente. Non ne abbiamo ancora parlato, forse mi limiterò a seguire e vedrò cosa succede, ma ovviamente darò il massimo per cercare di vincere la gara.

«Come ho seguito Seixas negli ultimi giorni? Come voi, alla televisione. Se però volete sapere che cosa penso di lui, direi che lo ammiro molto, vista la sua giovane età. E’ così maturo e sta dimostrando in gara quanto sia bravo come corridore. Penso che abbia un futuro brillante e sono sicuro che domani darà il meglio di sé».

Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi
Prime prove ieri per Seixas della Redoute, passata in agilità e senza fare grandi prove
Liegi, prime prove ieri per Seixas sulla Redoute, passata in agilità e senza fare grandi affondi

Seixas coi piedi per terra

Col francesino della Decathlon avevamo già parlato dopo la vittoria della Freccia Vallone. Mentre i suoi rivali si risparmiavano in attesa della Liegi, lui ha conquistato il Muro d’Huy. Se davvero la Liegi ha la porta chiusa, la Freccia Vallone sarà un bel modo per consolarsi nelle prossime settimane.

«La Liegi è sicuramente una grande corsa – dice Seixas – mi sto preparando da molto tempo e sono davvero emozionato di essere al via. Il confronto con Tadej e Remco non può che spronarmi a migliorare. Sono entrambi corridori incredibilmente forti e cercherò di lottare con loro, quindi non vedo l’ora che arrivi la gara. Non credo di poter essere messo sullo stesso piano di Pogacar: l’ho incrociato una volta sola alla Strade Bianche e abbiamo visto come è andata. Penso che Tadej sia il miglior corridore di tutti i tempi e il solo pensiero di poter correre contro di lui è già una cosa fantastica, vedremo come andrà.

«La Liegi sarà un’esperienza ma anche una gara da vincere: quando solo al via, il mio unico obiettivo è vincere, ma comunque andrà sarà una grande conclusione per questo blocco di gare. L’obiettivo è lottare con loro e non avere problemi. Sono sicuramente in ottima forma, la cosa più importante è che domani mi senta bene. Stasera mi rilasserò e me la godrò. Non vedo l’ora, ma bisogna rimanere calmi, altrimenti, come si dice, si perde il controllo.

«Credo che aspetteremo tutti fino alla Redoute – conclude – poi le cose si faranno inevitabilmente più difficili con l’avvicinamento alla salita della Maquisard, che è diversa dagli anni precedenti e potrebbe rendere la corsa ancora più dura, quindi vedremo come andrà. Penso che prima della Redoute, vista la discesa per arrivarci, sarà difficile che succeda qualcosa di significativo. Se si riuscisse a formare un gruppo leggermente più piccolo prima della Redoute, si eviterebbe di correre grossi rischi in discesa».

Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi
Evenepoel recita da terzo incomodo, come pure al Fiandre. La differenza è che lui ha vinto due Liegi

E Remco fa il furbo

Remco sta nel mezzo, un passo avanti rispetto a Pidcock, ma ben attento a non lanciarsi in dichiarazioni troppo roboanti. Le lezioni delle ultime volte lo hanno segnato e piuttosto che sbilanciarsi e annunciare propositi bellicosi, preferisce (facendo probabilmente violenza alla sua indole) restare un passo indietro.

«Dopo la vittoria dell’Amstel – dice – non è stata una vera pausa. La corsa è stata piuttosto lunga, 6 ore, e indecisa sino alla fine. Ho deciso di non partecipare alla Freccia Vallone per essere al massimo domani e tutti i passi di avvicinamento sono andati bene, quindi spero di essere al 100 per cento. Difficile dire dove si potrebbe attaccare, penso che la corsa esploderà sulla Redoute. Ci saranno degli attacchi, quindi sarà indispensabile arrivare all’inizio della salita con la massima efficienza possibile.

«Penso di avere buone possibilità, ma bisogna considerare che ci sono ancora altri corridori in ottima forma che vogliono dare il massimo e puntare alla vittoria o al podio. Tutti sanno che, ai miei occhi, Tadej è sempre davanti a tutti gli altri e poi c’è un gruppo molto numeroso di corridori di altissimo livello. Seixas è impressionante, questo è certo. Non dobbiamo dimenticare che ha solo 19 anni e che potrebbe avere davanti ancora 10 anni di carriera. E’ chiaro che deve impegnarsi per non perdere la concentrazione, ma davvero gli auguro una carriera lunga e ricca di successi. Io però spero di essere lì per la battaglia e lottare per la vittoria».

Nel baillamme della presentazione delle squadre, abbiamo incontrato diversi italiani. Ciccone, secondo lo scorso anno e appena arrivato dall’altura. Zana, in buona luce alla Freccia Vallone. Il piemontese Mattio, che dopo aver vinto la Roubaix accanto a Van Aert, ora proverà le cotes della Liegi. Tiberi che pochi hanno annotato nelle loro previsioni. Velasco e Scaroni, con qualcosa da dimostrare. Sarà una Liegi forse scontata, ma non ci sarà nulla di noioso.

Egan Bernal, Tour of the Alps 2026, Ineos Grenadiers

Il ritorno di Bernal: i problemi al ginocchio e il mirino sul Giro

25.04.2026
5 min
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BOLZANO (BZ) – Egan Bernal è tornato a correre al Tour of the Alps, dopo due mesi dall’ultima volta, quando alla Faun Ardeche Classique aveva conquistato il settimo posto. Tra le salite della corsa dell’Euregio il colombiano della Ineos Grenadiers ha conquistato un secondo posto che gli dà fiducia alle spalle di un grande Giulio Pellizzari. Il Tour of the Alps non era nei programmi di Bernal, ci è entrato quando uno stop prolungato lo ha portato fuori dalle gare e dai radar. Il corridore di Zipaquirà in questi mesi si è allenato a casa sua, in Colombia, dove ha cercato di rincorrere la migliore condizione. 

Mesi di duro lavoro sulle montagne di casa da tramutare in risultati, o almeno in sensazioni sulle quali costruire la prima parte di stagione.

«Prima di questa corsa – ci dice a fine Tour of the Alps – non sapevo a che livello fossi, ero pronto a tutto: sia staccarmi che lottare per vincere. Diciamo che non avevo in mente una posizione, quindi arrivare qua davanti è qualcosa di molto buono». 

Tour of the Alps 2026, Egan Bernal, Ineos Grenadiers
Il Tour of the Alps ha rappresentato il rientro alle corse per Bernal
Tour of the Alps 2026, Egan Bernal, Ineos Grenadiers
Il Tour of the Alps ha rappresentato il rientro alle corse per Bernal

Obiettivo Giro

Due mesi senza attaccare il numero sulla schiena sono tanti, con un grande carico di allenamento alle spalle si può provare a simulare lo sforzo in corsa. Ma certe dinamiche le si possono vivere solamente quando ci si trova in mezzo al gruppo

«A casa, in Colombia – ha dichiarato nella conferenza stampa di apertura – mi sono allenato molto bene sfruttando l’altitudine. Era però arrivato il momento di tornare in corsa e capire quali fossero le mie reali condizioni e lo stato di forma. Ho scelto di tornare qui al Tour of the Alps per testarmi in una gara davvero stimolante e impegnativa, è stato un passaggio importante che mi dà buone sensazioni in vista del mio obiettivo stagionale: il Giro d’Italia. Il secondo posto in classifica generale mi dà fiducia, ma il Giro è una corsa totalmente diversa».

Dolori e recupero

La scelta di Egan Bernal di non correre per due mesi deriva da un problema al ginocchio riscontrato proprio al termine della Faune Ardeche Classique. Erano arrivate voci a proposito di tale stop dalla Colombia, poi confermate anche dallo stesso Bernal durante la conferenza stampa di presentazione. 

«Confermo che ho avuto qualche problema al ginocchio – dice il campione colombiano – nella parte posteriore. Mi sono dovuto fermare per una ventina di giorni, più o meno. E’ per questo che la mia ultima corsa è stata a fine febbraio. Il calendario iniziale fatto in accordo con la squadra avrebbe previsto Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Giro di Catalunya. Ma dopo uno stop così lungo tornare in corsa troppo presto sarebbe stato un rischio, era necessario prendersi una pausa. Sono tornato in Colombia e ho cambiato i piani, tornare a correre qui al Tour of the Alps mi ha permesso di mettermi alla prova, devo ammettere che le sensazioni al termine di questi giorni sono molto buone».

Tour of the Alps 2026, Egan Bernal, Ineos Grenadiers
Finite le fatiche nella corsa dell’Euregio Bernal lavorerà per rifinire la condizione in vista del Giro
Tour of the Alps 2026, Egan Bernal, Ineos Grenadiers
Finite le fatiche nella corsa dell’Euregio Bernal lavorerà per rifinire la condizione in vista del Giro

La ricerca della forma

Dalle salite del Tour of the Alps parte la rincorsa di Egan Bernal alla sua seconda maglia rosa in carriera, dopo aver conquistato la prima nel 2021. In mezzo c’è stato il gravissimo incidente nell’inverno del 2022 che ha minato le sicurezze del colombiano, oltre a mettere a rischio la sua carriera. Bernal ha però recuperato al meglio, ripartendo da zero e tornando a vincere. Oltre al titolo di campione colombiano su strada e a cronometro, nel 2025 è arrivata anche una vittoria in una tappa alla Vuelta

«Il Giro è un obiettivo grande e ambizioso – conferma il corridore della Ineos – ero consapevole di arrivare al Tour of the Alps con tanti punti di domanda sulla mia condizione. Ma qui ho avuto modo di correre contro grandi scalatori che stanno preparando anche loro la corsa rosa. Tornare a lottare per la vittoria in una corsa a tappe è davvero bello».

«Vedremo quali potranno essere le mie ambizioni, mi sento meglio rispetto al Giro dello scorso anno, nel quale comunque sono stato in classifica (Bernal è arrivato settimo, ndr). L’obiettivo del 2026 è di arrivare ancora più avanti. Domenica correrò alla Liegi-Bastogne-Liegi, poi tornerò a Montecarlo per allenarmi. Sento che mi serve fare lavori di qualità, come cambi di ritmo e ripetute ad alta intensità».

Egan Bernal partirà poi per la Bulgaria insieme ai compagni di squadra del Team Ineos. Al Giro dividerà i gradi di capitano con Thymen Arensman, il vero punto di svolta per molti sarà la tappa del Blockhaus, dove si avranno i primi riscontri.