Nella Bora dei 5 capitani, ad Aleotti serve più fuoco

22.10.2023
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LIUZHOU – Dopo l’arrivo in salita di Nongla, Aleotti si è seduto a terra e si è preso tutto il tempo per respirare ancora. Gli ultimi 1.500 metri della quarta tappa al Tour of Guangxi sono stati una lunga apnea e chiunque non avesse le gambe migliori l’ha pagata a carissimo prezzo. Qualcuno ha annotato che raramente si vedono simili facce stravolte dopo un arrivo, in realtà si trattava delle stesse facce del Muro d’Huy, in un periodo dell’anno in cui tuttavia la condizione è meno buona.

«La prima parte della tappa – sorride Aleotti – è stata abbastanza tranquilla, quasi facile. Poi gli ultimi 10 minuti li abbiamo fatti a fiamma ed è stato l’ultimo sforzo vero della stagione. E dopo la scorsa settimana con due cadute, anche quella del Lombardia, l’ho pagata con 19 secondi di ritardo».

Quattordicesimo a Nongla, con 19 secondi di ritardo da Vidar, Aleotti ha dato tutto quel che aveva
Quattordicesimo a Nongla, con 19 secondi di ritardo da Vidar, Aleotti ha dato tutto quel che aveva

Il 2023 è stato un calvario. Gli obiettivi sono sfumati, la lista delle sfortune è interminabile e la sensazione che Giovanni sia in un ambiente che va avanti bene anche senza di lui ce l’abbiamo addosso da qualche tempo. La Bora-Hansgrohe si è rinforzata con l’arrivo di Roglic. Ci sono Hindley e Vlasov, Higuita e l’emergente Uijtdebroeks. Qualunque piccolo spazio, l’emiliano dovrà conquistarselo con la forza e un po’ più di fuoco addosso.

Che stagione è stata questo 2023?

Un po’ complicata e specialmente nella prima parte ho avuto tanti problemi. All’Oman mi sono ammalato, poi sono tornato e sono caduto in allenamento. Mi sono aperto la mano e sono stato di nuovo fermo. Prima del Giro ho avuto un’infezione all’occhio, sono guarito a tre giorni dal via. E appena ho recuperato, ho preso il Covid e mi sono ritirato dopo la tappa di Napoli. Nel ciclismo di adesso in cui è tutto così al limite, trovarsi a inseguire non è facilissimo. Invece da agosto in poi ho avuto un buon periodo, in cui mi sono sentito molto bene. Ho trovato continuità, motivo per cui abbiamo deciso di venire qui in Cina. E’ l’ultima corsa WorldTour, c’era una sola tappa di salita. L’obiettivo era probabilmente un piazzamento nei 10, ma quello che si è visto è ciò che è rimasto nel serbatoio. E allora sono contento di essere qua e di finire qua la stagione.

A ruota di Cesare Benedetti, veterano della Bora-Hansgrohe, c’è Aleotti. E sullo sfondo i grattacieli di Nanning
Aleotti a ruota di Benedetti, veterano della Bora-Hansgrohe. E sullo sfondo i grattacieli di Nanning
Un bel percorso a ostacoli, purtroppo rispetto agli obiettivi di partenza è stata una stagione deludente…

Diciamo che voglio finire prendendo il poco di buono che si è visto in questi ultimi mesi. Dal Polonia in poi mi sono sentito bene, sono stato davanti e diciamo che voglio prendere questo in prospettiva dell’anno prossimo.

Forse abbiamo visto il Giovanni migliore in occasione delle due vittorie al Sibiu Cycling Tour, che idea ti stai facendo di te? Anche perché con l’arrivo di Rogic forse gli spazi si chiuderanno…

Credo che con Roglic tutta la squadra farà un passo in avanti. Io continuo a crescere e spero di avere un po’ più di continuità. Come dicevo, nel ciclismo in cui si va a mille all’ora, trovarsi a inseguire per problemi fisici non è il massimo. So che ho lavorato bene, ma se per ogni passo che fai in avanti, poi devi farne due indietro, tutto si complica.

Ogni più piccolo spazio si dovrà conquistare?

Spero che l’arrivo di Roglic non tolga spazio e anzi porti più professionalità alla tanta che c’è già in questa squadra. Sicuramente l’arrivo di una superstar dà qualcosa in più a tutti e magari per me sarà anche un campione da cui imparare.

Partenza dell’ultima tappa del Tour of Guangxi, da qui si potrà andare per un po’ in vacanza
Partenza dell’ultima tappa del Tour of Guangxi, da qui si potrà andare per un po’ in vacanza
All’inizio della stagione avete la possibilità di indicare le corse che vorreste fare?

Di solito i nostri desideri e i programmi si condividono sempre con i direttori sportivi e con i preparatori. Anche l’anno scorso avevamo un programma che prevedeva la partenza dall’Australia, ma per vari motivi da lì in avanti sono saltati. L’Oman e la Coppi e Bartali erano i miei due obiettivi di inizio stagione. In Oman mi sono ammalato e alla Coppi e Bartali non sono partito per la caduta in allenamento. La squadra ascolta e io sono il primo ad ascoltare quello che mi consigliano di fare. Però la voglia di provare a mettermi alla prova c’è ed è tanta.

La domanda serviva per capire se tu sia rassegnato a un ruolo da comprimario o abbia voglia di batterti per vincere.

Penso che ormai sia sempre difficile vincere, perché vincono quasi sempre gli stessi. E anche per i giovani penso serva più tempo, specialmente se si parla di scalatori. Magari il velocista riesce a inserirsi meglio, mentre in salita la tattica conta poco e alla fine contano le gambe. E’ un ciclismo in cui vincono quasi sempre gli stessi. Io penso che sicuramente anche la fiducia in se stessi porti a fare risultati. Quindi quello che spero è sicuramente di avere continuità di prestazioni e di sensazioni. E di ricostruire questa fiducia. E poi non ci starebbe male un po’ di fortuna…

Conca riparte dopo due mesi senza bici (come Masnada)

22.10.2023
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CALDARO – Siamo in Trentino per il training camp di Q36.5 pronti a partire per un itinerario gravel, propensi a testare il materiale tecnico del marchio bolzanino. Ivan Santaromita (ex campione italiano, nonché tester e consulente R&D per Q36.5) ci sta parlando delle innovazioni tecniche che il brand sta progettando per il prossimo futuro. Vediamo arrivare un ragazzo alto, vestito con l’abbigliamento da riposo del Q36.5 Pro Cycling Team. «Oggi non pedalo con voi – dice sorridendo amaramente Filippo Conca – anzi a dir la verità non pedalo da inizio settembre». 

Proprio così, vi avevamo raccontato dell’infortunio di Fausto Masnada un mese fa e oggi troviamo con lo stesso medesimo problema al soprasella Filippo Conca. Un’infezione che lo ha costretto a riporre la bici in garage per due mesi senza altre possibilità. Per lui un anno complicato, ricco di aspettative, ridimensionate a seguito di tanti intoppi susseguitisi uno dopo l’altro inesorabilmente. 

Conca ha scelto il Q36.5 Pro Cycling Team dopo due anni in Lotto Dsnty
Conca ha scelto il Q36.5 Pro Cycling Team dopo due anni in Lotto Dsnty
Com’è andato questo tuo anno?

Un quarto di anno. Squadra nuova, tutto partiva da zero anche per loro. Le ambizioni erano comunque alte, sia come team sia per me stesso. L’anno scorso, a fine stagione, finalmente ero riuscito a trovare continuità, due o tre mesi senza problemi e stavo raccogliendo bene alla Vuelta. Alla diciassettesima tappa ho ripreso il Covid, quindi la stagione è finita anche lì in modo brusco. Dopo un bell’inverno ho iniziato bene, avevo buone sensazioni già a gennaio e febbraio alla Valenciana. Dopodiché al Tour of Rwanda sono stato male per colpa di un virus intestinale dopo solo un giorno di gara. Alla Strade Bianche comunque, non sono andato forte, ma col livello che c’era, neanche pianissimo, cioè mi sono staccato sul Monte Sante Marie da 50 corridori.

Poi?

A quel punto, sono andato alla Tirreno-Adriatico. I primi due o tre giorni stavo bene, poi tutto d’un colpo, da un giorno all’altro ero morto, mi staccavo prima dei velocisti e non si capiva il perché. Avevo un mal di schiena forte, non riuscivo a dormire, però non avendo né tosse né raffreddore, non abbiamo pensato neanche di fare un tampone Covid. Così ho fatto un mese completamente senza forze, fino a quando ho iniziato avere problemi respiratori. Tutte le volte che ho avuto il Covid ho sempre avuto problemi analoghi. Per 20-30 giorni, era difficile sia camminare che andare a 30 all’ora. Quindi molto probabilmente avevo passato il Covid senza essermene accorto.

Qui Conca all’italiano di Comano Terme con alla sua ruota Simone Velasco
Qui Conca all’italiano di Comano Terme con alla sua ruota Simone Velasco
Questo ha complicato la tua stagione?

Sì perché continuavo ad allenarmi, ma andavo sempre più piano, fino a quando poi abbiamo deciso di fermarci a inizio aprile. La squadra mi ha fatto un test VO2 Max e abbiamo visto  che avevo perso 12 punti di VO2 Max e 80 watt in soglia nonostante non avessi mai interrotto gli allenamenti fino a quel giorno. Da lì ho dovuto ricostruire tutto da capo, altura a Livigno e quant’altro, a fine aprile ho ripreso con le corse. Gare diciamo non adattissime, però facevo il mio, cercavo di aiutare la squadra, giustamente perché ero stato fuori la prima parte di stagione.

Quando hai rivisto la luce?

Finalmente sono riuscito a raggiungere un buono stato di forma all’italiano e ho fatto ottavo. Una piccola dimostrazione che mi ha dato fiducia per proseguire a testa bassa. In quelle situazioni ti aggrappi anche a risultati così. Alla sera dell’italiano sono partito e sono stato a Livigno 26 giorni, poi sono sceso e ho corso subito in Spagna dove ho ritrovato una buona gamba.

Poi cos’è successo?

Mi sono allenato ancora a casa e dopo 20 giorni sono andato a Burgos, dove è successo il misfatto perché ho fatto le prime tre tappe forte. Alla terza sentivo di stare bene, mi sono risparmiato per tutto il tempo, quando poi è arrivata la salita l’ho presa a tutta e sono rimasto subito da solo. Dopo tre, quattro minuti, tutto d’un tratto, sono esploso come se di colpo mi fossi surriscaldato. E’ una cosa di cui non avevo mai sofferto ed è suonato un campanello d’allarme. Con il dottore ci siamo accorti dell’infiammazione al soprasella, ma non abbiamo collegato le due cose. Nell’ultima tappa, sono stato malissimo, ho sofferto tutto il giorno e poi dopo l’arrivo febbre, vomito, mal di testa e l’ascesso tutto insieme. Da lì si è fermata la mia stagione…

Il Covid e l’infezione hanno alterato la stagione e la condizione fisica di Conca
Il Covid e l’infezione hanno alterato la stagione e la condizione fisica di Conca
E adesso?

Ho fatto l’operazione come ha fatto Masnada. Si rimuove l’ascesso e si riparte da zero. Infatti l’intervento è stato fatto dallo stesso chirurgo che ha operato Fausto.

Riprenderai la bici a novembre dopo 50 giorni. Ti aspetta un inverno anomalo?

Più o meno partirò nello stesso periodo, forse un po’ più tardi degli altri anni, perché di solito parto a inizio novembre. Anche se gli altri anni stavo fermo 20 giorni, dipendeva dall’annata, adesso però ripartirò da zero. 

Come ti sei tenuto in forma in questi due mesi senza bici?

In realtà ho provato a prenderla qualche volta quando l’infiammazione si sgonfiava, ma ogni volta facevo un danno più grosso. Così in accordo con i preparatori sto facendo camminate e molta palestra. Sono anche curioso di vedere come andrà, perché comunque non ho mai lavorato così tanto sulla forza. Pensavo di mettere molti più chili con la palestra. Proverò a far tutto l’inverno, tenendo gli allenamenti in palestra due volte a settimana.

La cronometro quest’anno gli ha regalato la terza top 10 stagionale
La cronometro quest’anno gli ha regalato la terza top 10 stagionale
Per quanto riguarda il team come ti sei trovato quest’anno in Q36.5?

Mi sono trovato bene. Comunque l’ambizione della squadra è alta, gli sponsor sono molto buoni, quindi c’è anche budget per lavorare bene. Il primo anno non è mai semplice, però credo sia stata un’annata positiva per la squadra.

Senti di aver trovato il tuo giusto spazio, sai che lo troverai anche anno prossimo?

Sì, a dir la verità, ho scelto di venire qua per questo. Sono professionista da tre anni e nelle poche occasioni in cui sono riuscito a trovare anche solo due mesi di costanza, che è pochissimo nel nostro sport, ho trovato un ottimo livello di performance. Con continuità potrei arrivare a livelli importanti anche di risultato. La possibilità di rinnovare in Lotto-Dstny ce l’avevo, però ho preferito cambiare aria. Il ruolo di gregario non lo disdegno, certo preferirei farlo in una squadra WorldTour italiana. Però qui sento che posso giocare le mie carte e mettermi a disposizione quando serve. Il tutto dimostrando di essere all’altezza anno dopo anno. 

Il tuo “quarto di anno” si è concluso. Ora obiettivi e ambizioni sono tutti spostati al 2024. Si parla di Giro d’Italia per Q36.5. Se così fosse?

Voglio esserci. Dovevo farlo nel 2022, ma il Covid me lo ha tolto due giorni prima del via. 

Inverno fra palestra e bici: così Cataldo tornerà al top

22.10.2023
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GUILIN – Si va al Tour of Guangxi per tanti motivi diversi. Dario Cataldo, la cui stagione si chiusa con 45 giorni di gara, è venuto per ritrovarsi come atleta. La caduta del Catalunya lo ha tenuto fuori per cinque mesi giusti: dal 20 marzo al 20 agosto. Per l’abruzzese, ogni corsa dal rientro è stata un passo: anche qui in Cina ha lavorato per riprendere il controllo di tutte le funzioni.

Di vacanze si parlerà più avanti. Prima ci sarà da volare a Chicago per il primo incontro con la squadra, poi il 2 novembre sarà al Criterium di Saitama e da lì allungherà il soggiorno in Oriente con uno scalo prolungato in Giappone e Vietnam. Che cosa sia successo in quei cinque mesi, Cataldo lo ha più o meno raccontato. Quel che incuriosisce è respirare attraverso le sue parole il ritorno all’efficienza.

Le immagini dell’incidente in Catalogna. Frattura di vertebre, costole, clavicola e acetabolo
Le immagini dell’incidente in Catalogna. Frattura di vertebre, costole, clavicola e acetabolo
Hai mai pensato di aver finito la tua carriera su quel marciapiede?

Parecchie volte. All’inizio non sapevo come sarebbe andata, ma ero certo che sarei tornato su una bici. Non so perché ne fossi sicuro, non avevo alcuna garanzia. Il ciclismo è uno sport talmente esigente, specialmente adesso, perché fossi certo di tornare a livelli sufficienti per essere competitivo.

Invece?

Sono tornato alle corse. Sto facendo molta fatica, perché non basta prepararsi un paio di mesi. Quindi avrò bisogno di un inverno intero per fare una buona preparazione in palestra. E poi forse, se tutto andrà bene, il prossimo anno sarò di nuovo competitivo.

Che cosa ricordi del giorno in cui sei risalito sulla bici?

Non vedevo l’ora, anche se ero timoroso. In realtà invece è andata molto bene. Il dottore che mi ha operato diceva di aspettare un’altra settimana, Borra mi ha detto di andare. Questo è un aneddoto che nessuno sa…

Il Giro è partito dal suo Abruzzo e lui lo ha vissuto da turista, con il busto ancora indosso
Il Giro è partito dal suo Abruzzo e lui lo ha vissuto da turista, con il busto ancora indosso

A questo punto vi aspettate l’aneddoto? Giusta pretesa, ma proprio sul più bello è partita la tappa. Momento verità. Alle 11,35, un messaggio ha avvisato che sul pullman della stampa mancava soltanto Enzo Vicennati, perciò mi sono messo a correre per non essere lasciato a piedi. E per ascoltare l’aneddoto, c’è stato da aspettare l’indomani.

L’aneddoto, dicevamo…

Quello che nessuno sa o comunque sanno in pochissimi. Il primo giorno sono andato a fare una sgambatina con un amico amatore che fa l’elettricista in Svizzera. Le sensazioni sono state subito buone. Dicevo: «Cavolo però… Dai, non male…». Dovevamo arrivare a una salitina di un paio di chilometri e gli ho detto: «Dai, arriviamo lì, così almeno provo a farla, per capire che sensazioni avrò». Invece quando siamo arrivati lì, la strada era chiusa. Abbiamo chiesto di passare e quelli di rimando ci hanno proposto di iscriverci alla cronoscalata di beneficienza che stava per cominciare.

Prima uscita e già gara?

Era aperta a tutti, si poteva fare a piedi, in bici o come volevi. Non competitiva e senza classifica, così abbiamo fatto l’iscrizione e siamo partiti. Insomma, ho messo subito il numero sulla schiena e lo sapete che quando attacchi il numero, alla fine un pochettino spingi. Ho corso cercando di riprendere il mio amico davanti. Per iscrivermi ho lasciato un nome falso, ero vestito col completo rosa da allenamento di Trek. Stavo bene, non ero per niente allenato, però sentivo che la biomeccanica funzionava e questo mi è bastato.

Il rientro alle corse di Cataldo porta la data del 20 agosto 2023, esattamente cinque mesi dopo la caduta del Catalunya
Il rientro alle corse di Cataldo porta la data del 20 agosto 2023, esattamente cinque mesi dopo la caduta del Catalunya
A quella ha pensato Fabrizio Borra…

Ha una esperienza infinita e sa osservare gli atleti come nessuno. Per rimetterli in asse serve la capacità di trovare il problema e risolverlo. Lavorando con Fabrizio, ti accorgi veramente di quanto sia avanti e quanto sia in gamba. Devi fidarti al 100 per cento su qualunque cosa ti dica. Ti propone il modo migliore di lavorare in ogni momento. Sono stato per una settimana a faticare in acqua e sembrava che non stessi facendo nulla. Invece ho fatto grossi passi in avanti. E quando ha visto che potevo iniziare con i lavori a secco, mi ha messo in mano il bilanciere.

Passaggio non banale visto il tuo infortunio…

Io pensavo di non riuscire e lui mi spronava. Voleva che sollevassi il bilanciere fino alla spalla, per me era impossibile, invece dopo 2-3 tentativi sono riuscito a farlo.

Così sei tornato alle corse, possibilmente avendo già un livello molto buono?

Non è più un ciclismo dove puoi tornare alle gare per prepararti. Se arrivi in gara all’80 per cento, vai a prendere sberle. Al 90 per cento, fai molta fatica. Io avevo già un buon livello, però molto lontano dall’essere competitivo. Tanto che alla prima corsa, ad Amburgo, ho tirato per la prima parte. Quando poi hanno iniziato ad accelerare, ho provato a tenere sul primo strappo e poi ho scelto di fermarmi al box. Proprio per non passare il limite. In questi casi bisogna sapersi ascoltare e io per fortuna ho sufficiente esperienza per sapere quando sto esagerando. Ho avuto un rientro abbastanza progressivo.

Cataldo in Cina per far crescere la condizione e andare alla ripresa con una buona base su cui ricostruire
Cataldo in Cina per far crescere la condizione e andare alla ripresa con una buona base su cui ricostruire
Hai parlato di un inverno di lavoro.

Ho concluso la fisioterapia riabilitativa, adesso devo lavorare alla performance. Ora ho la base per partire con il lavoro a secco, quindi in palestra. Devo rinforzare la parte addominale per il problema che ho avuto alla schiena, ma anche le gambe. In più ci saranno degli esercizi specifici anche per la respirazione, perché con il pneumotorace ho perso qualcosa.

La Lidl-Trek sta facendo un bel salto di qualità: essere un road capitain sarà sempre più impegnativo?

Per fare il “road captaindevi essere presente nei momenti cruciali, quindi spero di essere all’altezza nelle corse che contano e, se così non fosse, cercherò di dare il mio contributo. Ci sono anche altri corridori che vengono su molto bene e prima o poi verrà il momento di passare il testimone.

Leonard, il canadese bambino che gioca tra i grandi

21.10.2023
5 min
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NANNING – Michael Leonard passa il tempo prima delle partenze seduto da solo, interagendo un minimo con i compagni di squadra (in apertura con Viviani alla firma dell’ultima tappa al Tour of Guangxi). Sbarbato e giovanissimo, probabilmente timido, si sta facendo le ossa alla Ineos Grenadiers, viaggiando spesso nella coda del gruppo nella prima corsa WorldTour della carriera.

La prima volta che lo incontrammo fu nel 2022 in Toscana, all’indomani della Sanremo. Correva con il Team Franco Ballerini e batté Sciortino nella classica di apertura degli juniores, intitolata al campione toscano. Ci raccontò di aver contattato il diesse Andrea Bardelli dopo averli visti correre sul Lac Leman e ci presentò i genitori, Peter e Jill, venuti dal Canada per seguirlo nel debutto della carriera in Europa. Di lì a un anno, Michael sarebbe passato alla Ineos Grenadiers, per una di quelle scelte che lasciano inizialmente perplessi, ma che necessitano solo di tempo per avere i necessari riscontri.

E’ il 20 marco del 2022: Michael Leonard vince l’apertura toscana degli juniores
E’ il 20 marco del 2022: Michael Leonard vince l’apertura toscana degli juniores

Nel 2023 con Tosatto

La sua prima stagione nel WorldTour si chiuderà con 41 giorni di gara, fatti di corse fra i professionisti e anche alcuni appuntamenti fra gli U23, come il Tour de l’Avenir ed entrambi i mondiali di categoria. Il miglior risultato dell’anno è stata la vittoria dei campionati canadesi U23 a cronometro, ma spicca anche il 9° posto nella crono della Settimana Coppi e Bartali. Niente male per un ragazzo che ha compiuto 19 anni alla fine di marzo. La Ineos Grenadiers non ha un devo team, probabilmente lo avrà a partire dal 2024, perciò il giovane canadese è stato affidato alle cure di Matteo Tosatto.

«Ho sempre voluto far parte di una squadra del WorldTour – ammette – ma sicuramente è un’esperienza diversa rispetto a quella di stare nel team Franco Ballerini. La Ineos è stata molta accogliente e di supporto e mi ha permesso di progredire fortemente, ma passo dopo passo. Mi sto davvero divertendo».

Dopo il 10° posto nella crono U23, ai mondiali di Glasgow Leonard si è ritirato per una caduta
Dopo il 10° posto nella crono U23, ai mondiali di Glasgow Leonard si è ritirato per una caduta
Hai firmato che avevi ancora 18 anni, c’era un po’ di tensione?

Ero spaventato, assolutamente. Ero nervoso, ma penso sia normale avere pressione quando vieni qui. Se vieni supportato, la stessa pressione ti consente di migliorare. Penso di aver imparato molto su chi sono come corridore e anche sui modi migliori per prepararmi. Quindi sono entusiasta che il prossimo anno prenderò tutti questi insegnamenti e li metterò finalmente in pratica.

Hanno sempre parlato di te come di un atleta con ottimi valori: questi numeri danno fiducia in se stessi?

Penso che se sai di avere determinati valori di potenza, sai anche che magari non ti staccheranno all’inizio della gara. Ma ovviamente fare il corridore è molto più di quello che si vede da un test di potenza. E’ altro che determina dove finisci in gare come questa.

Hai avuto momenti difficili durante la stagione?

Assolutamente, ma penso che sia normale e penso che anche quelli ti permettono di crescere. Ci sono stati anche giorni in cui mi sono sentito forte. Ma sai, un giorno va bene, il giorno dopo soffri un po’ di più. E penso che anche questo sia normale.

Il Tour of Guangxi è stato la prima gara WorldTour di Leonard: ha aiutato i compagni e fatto fatica
Il Tour of Guangxi è stato la prima gara WorldTour di Leonard: ha aiutato i compagni e fatto fatica
Gare del livello del Tour of Guangxi sono alla tua portata?

E’ difficile saperlo, visto che ci sono stati perlopiù arrivi in volata. I 4 minuti che ho perso in salita sono tanti, ma devo riconoscere che certe accelerazioni non sono ancora nelle mie gambe.

Dove vivi? Qual è la tua base?

Sono ad Andorra e conto di restare lì. E’ fantastico per l’allenamento, mi trovo bene. Però non escludo neppure di tornare a lavorare per qualche periodo in Toscana. Il mio direttore sportivo di riferimento finora è stato Tosatto, ma col fatto che va via inizierà a seguirmi Cioni, che già segue altri giovani come Tarling. E Cioni vive in Toscana nelle zone in cui ero con la Franco Ballerini

Durante l’inverno tornerai in Canada?

Il progetto è questo e poi a dicembre andrò in ritiro con la squadra a Mallorca e lì vedremo quale sarà il mio programma per il 2024. Spero di avere prestazioni di livello più alto e di conseguenza possa partecipare a corse di maggior valore.

Alla Coppi e Bartali uno dei migliori risultati di stagione: il 9° posto nella crono finale
Alla Coppi e Bartali uno dei migliori risultati di stagione: il 9° posto nella crono finale
E’ cambiata la vita da quando sei professionista?

Sicuramente, ma si tratta sempre di svegliarsi ogni giorno, andare ad allenarmi e poi venire alle gare. Lo schema è molto simile, sono cambiati l’attenzione ai dettagli nell’allenamento e nell’alimentazione, e soprattutto la quantità di lavoro che per forza è superiore.

I tuoi genitori sono più venuti in Europa per seguirti?

Quest’anno non lo hanno fatto. Nel 2022 vennero a Mallorca e passammo insieme il Natale.

Qual è il tuo sogno di corridore?

Mi piacerebbe essere in testa nelle gare più importanti. Un sogno semplice, un po’ meno semplice sarà realizzarlo…

Tizza apre le porte della Bingoal a Persico e Villa: «Vi divertirete»

21.10.2023
5 min
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BIASSONO – Mentre alla Coppa d’Inverno i corridori sfilano sul traguardo, inanellando giri e macinando chilometri, a bordo strada troviamo Marco Tizza. In Brianza il corridore della Bingoal WB è di casa, ci sono tanti amici e il clima è quello tipico di fine stagione. Ci racconta com’è andato questo suo secondo anno nella professional belga, che da tempo ha aperto le porte all’Italia

«Proprio durante le corse di casa – racconta Tizza appoggiato alle transenne del traguardo – ho scoperto di aver preso il citomegalovirus. Alle gare avevo sensazioni brutte, ma gli esami li ho fatti solamente alla fine, a calendario ultimato. Mi sentivo strano, perché un conto è la fatica, staccarsi o altro, un altro è non resistere per più di due ore in gara. Così dopo la Tre Valli Varesine mi sono fermato, sarei dovuto andare in Turchia o alla Parigi-Tours, ma non ero in condizione».

Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Per Tizza una stagione iniziata bene ma interrotta anticipatamente a causa del citomegalovirus
Al di là di questo intoppo finale che stagione è stata?

Era partita benissimo, con tanti piazzamenti e molti risultati importanti. Dopo che sono andato in altura a luglio, per preparare la seconda parte del calendario, vedevo che non stavo bene, non raccoglievo il lavoro fatto. Poi sono andato in Norvegia all’Arctic Race of Norway dove faceva freddo, pioveva spesso, probabilmente lì ho preso il colpo finale. Ho sentito anche altri amici in gruppo che dopo la Norvegia si sono ammalati. 

Come li vedi i due nuovi italiani che arrivano in Belgio?

Li vedo bene, il passista (Villa, ndr) si salva un po’ di più. Il velocista (Persico, ndr) dovrà tenere parecchio duro per arrivare allo sprint, mentre Villa avendo fatto tanti risultati in corse importanti tra gli under 23 secondo me sarà un po’ più avvantaggiato. Poi la nostra fortuna è che passiamo dal fare le corse importanti a quelle di secondo piano, il tempo di crescere c’è tutto. 

Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Il gruppo della Bingoal è molto aperto e unito, è facile familiarizzare
Chiuso il tuo secondo anno come vedi la squadra per due giovani come loro?

Si ha tanta libertà e molta fiducia, addirittura ti fanno scegliere le gare che vorresti fare. Non sempre è possibile accontentare tutti, ma c’è molto confronto. Ormai considero questo team una famiglia, sto benissimo e non ho mai avuto problemi. Secondo me si troveranno molto bene. Dovranno imparare la lingua, spero sappiano almeno l’inglese. 

Come gestione dei ritiri e delle trasferte come fate? Si va spesso in Belgio?

Io, per esempio, sto molto in Italia, anche perché non facendo la campagna del Nord non ho motivo di andare in Belgio per un periodo prolungato, al massimo una settimana. Chiaramente chi fa tutto il calendario belga sta là un mese e mezzo abbondante, però non manca mai nulla. 

Allenarsi e correre in una professional belga è tanto diverso?

In Nippo ero in mezzo ai giapponesi, ora sono in mezzo ai belgi, a me non cambia nulla! Poi alla fine i compagni si divertono, mi piace fare gruppo e scherzare con tutti. I belgi hanno un carattere molto aperto e amichevole. 

Allora toccherà a te introdurre Persico e Villa…

Sì, sì! Ci togliamo subito il pensiero e li faremo trovare immediatamente a loro agio. 

Come organizzazione alla Bingoal come ti trovi?

Bene, sapete, magari quando si viene a correre in Italia non c’è il bus ma si usa il camper. Però è normale, visto che la squadra fa tre o quattro attività. Però il parco macchine è grande e gli altri mezzi sono tanti. Dal punto di vista lavorativo sono efficienti, si impegnano al massimo. Si vede che sono appassionati. In Belgio mettono la passione prima del lavoro. 

Con i periodi di preparazione come lavorate?

Ora faremo un ritiro a Zolder di cinque giorni per conoscerci. Poi faremo due settimane prima di Natale a Calpe e poi a inizio gennaio altre due settimane. Anche perché la stagione inizia a fine gennaio tra chi va in Arabia, Oman, Africa…

Come professional viaggiate davvero molto…

Io ho finito la stagione con 60 giorni di corsa, sarebbero dovuti essere 70. Ma alcuni compagni ne hanno fatti addirittura 90: praticamente hanno corso da tutte le parti. 

Persico e Villa dovranno anche imparare a fare quasi 70 giorni di corsa, al primo anno non sarà semplice…

No, non sarà facile – ride Tizza – a volte correre tanto non fa benissimo, però quando sei giovane serve per fare esperienza. Poi da lì capisci come reagisce il tuo corpo e puoi organizzare i calendari futuri. In squadra abbiamo un totale di sei direttori sportivi ed ognuno di loro prende in carico 5 o 6 corridori i quali si rapportano direttamente con lui. Per il resto c’è una chat di gruppo in cui si scrive e ci si confronta normalmente.

Un olandese in casa nostra. Il curioso caso di Daan Hoeks

21.10.2023
5 min
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Nel calendario under 23 che si è appena concluso, il suo nome compare spesso, le sue Top 10 sono molteplici ed è così dallo scorso anno. Il fatto è che Daan Hoeks, portacolori della Maltinti Lampadari è olandese e viene spontaneo chiedersi che cosa ci faccia qui, considerando che ormai il suo Paese, tra Jumbo Visma e Van der Poel è diventato il crocevia del ciclismo internazionale.

Hoeks si è ben ambientato dalle nostre parti, ha anche imparato la nostra lingua anche se quando si tratta di interviste o argomenti delicati preferisce ancora rifugiarsi nel più sicuro inglese. Non si è mai pentito della sua scelta, che viene da lontano, quasi instillata da suo padre: «Lo chiamavano il “ciclista del bel tempo”. Da noi il sole non compare così spesso e quando avveniva, mio padre ne approfittava subito per prendere la bici e uscire. La portava sempre con sé in vacanza, per forza di cose mi ha ispirato. Quando avevo dieci anni, ho provato a seguirlo mi sono davvero divertito».

L’Amsterdam Racing Academy, primo suo approdo fra gli juniores (foto LC)
L’Amsterdam Racing Team, primo suo approdo fra gli juniores (foto LC)
Come sei finito in Italia e quanto è importante per te correre qui?

Dopo il mio periodo da junior, correvo per l’Amsterdam Racing Academy. E con quella squadra abbiamo corso in Italia. Abbiamo fatto tutte le gare under 23. Poi nel 2021 Flavio Zappi stava cercando un corridore ospite e il mio team manager conosceva Flavio, così gli ho scritto più volte perché mi sarebbe piaciuto venire a correre qui. Così sono finito alla Mg.K Vis, contemporaneamente stavo facendo domanda per l’università a Bologna e tutto è andato per il verso giusto. Quindi è una bella storia.

Dalla Mg.K Vis alla Maltinti. Che cosa è cambiato da un team all’altro?

La mia esperienza alla Mg è stata segnata dalla mononucleosi. Ero molto motivato a fare bene, ma purtroppo non è stato così. Fondamentalmente, l’anno scorso ho avuto performance inferiori e le cose non sono andate come volevo. Poi quest’anno, quando ho scoperto che stavo diventando sempre più forte e tornavo al mio livello, ho ritrovato entusiasmo e spero di poter ripartire da qui.

Il team Holdsworth, una delle opportunità offerte da Flavio Zappi (foto Instagram)
Il team Holdsworth, una delle opportunità offerte da Flavio Zappi (foto Instagram)
Quali sono le gare dove ti trovi meglio?

Personalmente mi piacciono le gare con salite brevi e incisive, soprattutto se affrontate a gran ritmo. Ad esempio, come al GP Del Rosso. E quando si tratta dello sprint di un piccolo gruppo, spesso sono uno di quelli più veloci.

Rispetto al ciclismo olandese, che differenze hai trovato qui in Italia?

Beh, prima di tutto, ricordo che quando stavo facendo le mie prime gare qui in Italia, gli italiani scalavano molto più velocemente dei ciclisti olandesi. Sono un po’ più piccoli, pesano meno, magari un po’ meno veloci nello sprint. In Olanda infatti sono considerato uno dei più forti in salita. Da noi i ragazzi sono solo un po’ più grandi, più forti sul piano e vanno più veloci. È un modo diverso di correre.

Il podio del Trofeo Torresi con Hoeks fra Boschi e Niccoli del Gragnano Sporting Team (foto organizzatori)
Il podio del Trofeo Torresi con Hoeks fra Boschi e Niccoli del Gragnano Sporting Team (foto organizzatori)
Un team del tuo Paese, la Jumbo-Visma ha vinto tutte le corse più importanti di quest’anno, ma con corridori stranieri. Un olandese come te come lo vive, le sentite come vittorie nazionali o no?

Penso che i corridori olandesi debbano ancora diventare più forti perché Jimbo Visma ha iniziato con il loro team di sviluppo solo pochi anni fa. I talenti che avevano e hanno nella squadra stanno lentamente iniziando a vincere le gare. Ad esempio, Olaf Kooij. È un progetto a lungo termine, credo, perché prima in Olanda non c’erano buoni team di sviluppo per il livello del WorldTour quindi sta influenzando un po’ tutto il nostro movimento.

Hai contatti per passare professionista?

L’anno prossimo correrò di nuovo per Maltinti e spero di continuare dove mi sono fermato quest’anno. Quindi spero di vincere alcune gare a livello nazionale e di essere costante facendo qualche altro passo avanti.

Oltre al Trofeo Torresi (nella foto Rodella), Hoeks ha vinto anche il Trofeo Zanchi a Castiglion Fibocchi
Oltre al Trofeo Torresi (nella foto Rodella), Hoeks ha vinto anche il Trofeo Zanchi a Castiglion Fibocchi
Quali sono le gare che preferisci, corse in linea o a tappe?

Diciamo che mi riesco a concentrare di più e a tirare fuori il meglio nelle gare di un giorno, ma allo stesso tempo posso divertirmi davvero anche con le gare a tappe, perché secondo me è così che impari di più sulla tattica e anche sulle reazioni del tuo corpo. Questo è il modo giusto per diventare un ciclista migliore.

Qual è la vittoria più bella che hai ottenuto quest’anno, quella che ti ha emozionato di più?

Credo che sia stata la prima, a Montegranaro perché da quel momento ho iniziato a fare meglio e ho avuto la conferma che c’è ancora molto da fare.

Alla Mg.K Vis Colors of Peace l’olandese ha corso poco a causa della mononucleosi (foto Instagram)
Alla Mg.K Vis Colors of Peace l’olandese ha corso poco a causa della mononucleosi
Come ti trovi in Italia, che cosa ti piace di più e di meno?

Beh, ovviamente il clima è un grande vantaggio rispetto ai Paesi Bassi, la cultura è molto più familiare e le persone sono davvero gentili. Il cibo ovviamente è buono. Ma anche quando torno in Olanda mi piace il contrasto. Posso davvero godermelo.

Pensi che il fatto di correre in Italia ti tolga attenzione da parte dei team e dei media olandesi?

Sì e no. Direi di sì perché sanno che ci sono ciclisti che corrono all’estero e hanno già corso in quegli eventi. Quindi alcune persone mi conoscono e in qualche modo vogliono vedere come sta andando. E no, perché sono un po’ più lontani. Quindi spero di vincere alcune gare l’anno prossimo in più e più importanti, il che ovviamente spero che catalizzi un po’ più su di me i fari dell’attenzione.

Jorgenson, un altro americano per la Jumbo-Visma

21.10.2023
5 min
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BEIHAI – Matteo Jorgenson ha 24 anni e viene dall’Idaho, Stati Uniti. Per il corridore del Movistar Team si tratta della prima volta in Cina, per cui se ne va in giro spesso con gli occhi sgranati, cercando di memorizzare il più possibile. Jorgenson sembra la persona più gentile del mondo, ma quando si tratta di addentare le salite, si trasforma in un bel mastino.

Della sua storia vi avevamo già raccontato, ma ora il suo cammino nella squadra spagnola è giunto al termine. Dal prossimo anno, infatti, Matteo correrà alla Jumbo-Visma. Aveva già deciso di cambiare aria, vedendo nella Movistar la scarsa propensione a sposare la modernità del ciclismo contemporaneo.

«Eppure devo loro eterna gratitudine – sorride dalle sue lentiggini e gli occhi chiari – perché mi hanno accolto che ero un bambino e hanno fatto di me un corridore. Quando sono arrivato in Europa non ero neppure certo di avere le qualità per fare il corridore. In allenamento ero capace di ottimi numeri, però in gara era un’altra cosa».

L’americano è professionista dal 2020, è alto 1,90 e pesa 65 chili
L’americano è professionista dal 2020, è alto 1,90 e pesa 65 chili
Le cose sono cambiate. Hai vinto in Oman, sei arrivato secondo al Romandia, ti aspettavi una stagione così convincente?

Non so se me l’aspettassi, ma di certo la volevo. Durante l’inverno ho lavorato duramente, volevo che fosse un anno di svolta. 

C’è un obiettivo che ti è sfuggito e che l’avrebbe resa perfetta?

Direi di no, il mio obiettivo principale era vincere una gara professionistica e l’ho fatto staccando tutti in salita. Devo dire che l’ho raggiunto subito, dato che era la quarta corsa di stagione. Mentre al Romandia ero andato per vincere, ma il secondo posto alla fine è stato comunque buono. Non parlerei di obiettivo mancato, parlerei piuttosto di utili indicazioni per il futuro.

Pensi che nei tuoi piani un giorno potranno esserci i Grandi Giri?

Non credo per la classifica generale. Dal punto di vista energetico, sono un ragazzo grande e non so se per me sarebbero possibili più giorni consecutivi ad alto livello sulle grandi montagne. Però resta tutto da vedere.

La Movistar al Tour of Guangxi è stata guidata da Pablo Lastras, a destra: una vita nello stesso team, da atleta e tecnico
La Movistar al Tour of Guangxi è stata guidata da Lastras, a destra: una vita nello stesso team
Dal prossimo anno cambierai squadra, quali sono state le ragioni della scelta?

Diciamo che l’offerta economica c’è entrata ben poco. Fondamentalmente volevo un posto dove avrei potuto raggiungere il mio miglior livello. Era questo il mio obiettivo principale. Penso di avere ancora molti margini di miglioramento, non so quale sia effettivamente il mio limite.

Qual è stato il giorno quest’anno in cui ti sei sentito più forte?

E’ una buona domanda. Penso che forse è stato all’E3 Saxo Classic (quando si piazzò 4° a 33 secondi dietro Van Aert, Van der Poel e Pogacar, ndr). Non ho sentito le gambe per tutta la corsa, probabilmente è stato il mio giorno migliore in bici quest’anno.

Invece il giorno peggiore?

Probabilmente la tappa di Saint Gervais Mont Blanc del Tour, dove soprattutto ero disconnesso mentalmente e ho sofferto tutto il giorno nel gruppetto. Il giorno dopo infatti non sono ripartito. Al Tour ero messo piuttosto male, semplicemente non ero in una buona condizione.

La Jumbo Visma ha messo gli occhi su Jorgenson dopo il quarto posto al GP E3, quando fu 4° dietro Van Aert, Van der Poel e Pogacar
La Jumbo Visma ha messo gli occhi su Jorgenson dopo il quarto posto al GP E3, quando fu 4° dietro Van Aert, Van der Poel e Pogacar
Quali pensi siano le differenze fra la Movistar e la Jumbo Visma?

Non ne sono ancora sicuro, non facendo ancora parte della squadra. Alla Movistar negli ultimi anni ho visto Patxi Vila cercare di portare il cambiamento, ma in realtà non è riuscito a cambiare molto e adesso è tornato alla Bora-Hansgrohe. La squadra è gestita da persone in gamba che però sono ferme al ciclismo di vent’anni fa. Tutto quello che posso vedere della Jumbo-Visma è dall’esterno. Sono entusiasta di scoprirlo. La sensazione è che attuino una programmazione tipica più degli sport di squadra americani che del ciclismo. Curano tutti i dettagli, almeno da quello che raccontano i corridori che ne fanno già parte. La sensazione è che il rendimento sia la prima attenzione, dai gregari ai leader.

E’ vero, come hai raccontato, che al momento di inviarti l’offerta, hanno allegato anche una presentazione in cui ti mostravano tutto quello che avresti potuto trovare?

Verissimo, sono stati gli unici ad avere questo tipo di approccio. Le altre squadre con cui ho avuto contatti, mi hanno parlato di programmi, rassicurandomi che avrei avuto il mio spazio. La Jumbo-Visma non lo ha fatto e neppure mi hanno detto se sarò leader o aiutante. Credo che non sia questo il punto accettando di andare in una squadra così.

Qual è il punto?

E’ dentro di me. Se saprò andare forte come spero, allora penso che potrò avere il mio spazio. Non hanno fatto promesse, ma hanno reso chiaro il cammino che farò ed è quello di cui avevo bisogno.

Jorgenson voleva lasciare il Movistar Team con un successo, ma si è dovuto accontentare del 6° posto finale
Jorgenson voleva lasciare il Movistar Team con un successo, ma si è dovuto accontentare del 6° posto finale
In cosa pensi di dover migliorare?

Ci sono parecchi aspetti da mettere a posto. Uno è che se voglio fare classifica nei grandi Giri, devo migliorare nelle cronometro. In qualche modo devo trovare una posizione più aerodinamica. Sono alto e non sono ancora riuscito a essere abbastanza aerodinamico per essere competitivo. E poi, sempre se quello sarà il mio obiettivo, probabilmente dovrò lavorare sull’essere scalatore. Per ora, dopo il secondo giorno di alta montagna, faccio fatica.

Perché ami il ciclismo?

Mi piace il processo per cui ogni giorno, a casa o nel mondo, si cerca sempre di migliorare con l’allenamento. La fatica è molto mentale e penso che possa essere controllata con la testa. Penso che valga sempre la pena di spingersi oltre il limite della sofferenza, perché capisci che se hai superato un certo limite per una volta, puoi farlo ancora. E’ sempre qualcosa di utile.

Brambilla, fiducia già in estate: la Q36.5 se lo tiene stretto

21.10.2023
4 min
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Gianluca Brambilla non si ferma, rilancia e va avanti. Il veneto ha trovato nella Q36.5 nuova linfa e forse anche piena fiducia. A 36 anni suonati, il “Brambi” poteva anche dire basta. Una buona carriera, qualche vittoria di peso, team importanti nei quali ha anche lavorato per capitani importanti. Non doveva nulla a nessuno. 

Il livello poi oggi è siderale, si sa, e non è facile. I corridori nati negli anni ’80 sono sempre meno e pochissimi sono riusciti ad adattarsi al nuovo ciclismo. Per farlo serve una grande disponibilità, ma anche una certa intelligenza. 

Gianluca Brambilla (classe 1987) ai nostri “microfoni”
Gianluca Brambilla (classe 1987) ai nostri “microfoni”

Un anno in più

Invece succede che la firma per il rinnovo arriva prima di quanto ci si potesse attendere. 

«E’ stata una stagione positiva – ci spiega Gianluca – nonostante sia stata segnata da due momenti delicati: uno a dicembre scorso, quando sono stato operato di appendicite, e uno in piena estate al Giro di Svizzera.

«Nel primo, ho passato una settimana all’ospedale quando ero nel bel mezzo della preparazione. Perdere una settimana in quel modo, poi di questi tempi, non è stato facile. E infatti questo intoppo ha segnato il mio inizio di stagione».

Nel mezzo Brambilla fa delle buone corse e trova un certa continuità che non guasta mai, tanto più se si è un corridore non giovanissimo.
«Poi allo Svizzera, sul quale era incentrata la stagione, ho avuto sfortuna. Nelle prime tappe mi sono subito rotto la clavicola. Altro stop che mi ha tenuto fuori due mesi. Poi però comunque sono rientrato. Ho fatto subito qualche buon piazzamento. E sono andato anche vicino alla vittoria a Burgos».

Brambilla si appresta ad affrontare la 15ª stagione da pro’. Nel suo palmares sei vittorie tra cui una tappa al Giro 2016
Brambilla si appresta ad affrontare la 15ª stagione da pro’. Nel suo palmares sei vittorie tra cui una tappa al Giro 2016

Grinta…

La grinta non manca a Gianluca e questo è stato ancora una volta il suo punto di forza.
«Io – va avanti Brambilla – non mi accontento mai. Anzi, sono sempre un po’ troppo cattivo con me stesso. Però penso che per avere una mentalità vincente, devi essere un po’ così e alla fine credo sia una cosa positiva per me». 

Corridori così sono sempre meno. Jolly un po’ su tutti i terreni, disponibili per il team e all’occorrenza in grado di prendersi le proprie responsabilità. È facile capire dunque perché Douglas Ryder, patron della Q36.5, abbia deciso di tenerlo ancora un altro anno, almeno…

«Riguardo alla firma del contratto la situazione era più positiva dell’anno scorso – spiega con un certo orgoglio Gianluca – loro volevano farmi rinnovare e io che sono agli ultimi anni di carriera ho accettato di buon grado. Anche perché con la squadra mi trovo bene. Sono contento del supporto che riesco a dare con la mia esperienza».

Gianluca è un riferimento per i compagni. Eccolo con Damien Howson dopo che l’australiano aveva vinto nelle Asturie
Gianluca è un riferimento per i compagni. Eccolo con Damien Howson dopo che l’australiano aveva vinto nelle Asturie

Ed esperienza

E la parola esperienza in questo caso non è vaga come altre volte. La Q36.5 è davvero una squadra giovane e un Brambilla ci stava, e ci sta, bene.

«All’inizio della stagione ci siamo ritrovati un po’ ad inseguire le gare. Avevamo tante corse in calendario, volevamo arrivare dappertutto, però la squadra era fatta solo di 20 corridori. Ci sono stati momenti in cui facevamo tripla attività. E non era facile essere competitivi dappertutto. Poi però quando abbiamo preso il ritmo abbiamo colto qualche bel risultato e ci siamo tolti anche qualche soddisfazione».

Il discorso vira poi inevitabilmente sui giovani. Se Brambilla è un riferimento in gruppo, figuriamoci per i ragazzi della sua squadra. Già sapevamo del buon feeling con Walter Calzoni. E lui stesso lo conferma.

«Di giovani ne abbiamo tanti – dice Gianluca – e i nostri mi sembrano giovani che hanno più voglia di molti altri. Vogliono emergere. Penso a Walter per esempio. Lui mi sta vicino, mi chiede, è motivato… Per me è un ottimo corridore, ha un grande motore e deve cercare di sfruttarlo al meglio.

«Discorso simile per lo spagnolo Camprubi, forte e curioso».

Formolo e Moro per la nuova Movistar di Unzue

20.10.2023
4 min
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COMO – Eravamo alla partenza del Giro di Lombardia e in quel momento la Movistar (in apertura foto Gettysport) aveva in rosa per il 2024 solo otto corridori. Eusebio Unzue non si era tirato indietro alle nostre richieste di avere qualche informazione in più in vista della nuova stagione della sua squadra.

Unzue, patron storico della Movistar, alla partenza dell’ultimo Giro di Lombardia
Eusebio Unzue, patron storico della Movistar, alla partenza dell’ultimo Giro di Lombardia

Rivoluzione a metà

Erano stati accostati tanti nomi allo storico gruppo spagnolo. Nomi che poi non si erano concretizzati. Uno su tutti quello di Carlos Rodriguez. Su di lui, Unzue ci è parso davvero dispiaciuto per non essere riuscito a portarlo a casa.

“Ci sarà una rivoluzione”. “No, si continua con la linea storica dei corridori per le corse a tappe”, ci dicevano anche i colleghi iberici in tempi non sospetti. Fatto sta che tutto era ancora per l’aria.

«Pochi corridori? Io dico di no – spiega Unzue – abbiamo tutti quelli che servono, ma saranno annunciati al momento opportuno. Aspettiamo il termine della stagione per comunicarli». E così è stato.

«Abbiamo una squadra che è abbastanza simile direi a quella dell’anno passato – va avanti Unzue – Ne abbiamo 6-7 che vanno (in realtà sono stati dieci, ndr) e 6-7 che arrivano. Un po’ come tutti i team. Io dico che va bene. Spero molto nei giovani. Sia nei nostri giovani, che hanno fatto una bella stagione con noi, che in quelli che arrivano. L’idea è che continuino a crescere». 

Niente rivoluzione dunque, almeno non totale. Semmai più un cambio generazionale, anche se la Movistar resta abbastanza “anziana”. 

«Saltato Carlos Rodriguez – è chiaro che “Enrique” (Enric Mas, ndr) sarà il nostro capitano per i grandi Giri. Mentre Fernando Gaviria il leader per le volate… lui continua con noi. Io sono convinto che ci potremmo godere il prossimo anno».

Pelayo Sanchez (classe 2000) spagnolo, viene dalla Burgos-BH. Ha firmato fino al 2025
Pelayo Sanchez (classe 2000) spagnolo, viene dalla Burgos-BH. Ha firmato fino al 2025

Giovani ed esperti

«L’idea è quella di rinforzare la squadra maschile puntando su qualche nome importante», con queste parole Unzue ci aveva liquidato all’ultimo Tour de France.

Crescere e creare una squadra che potesse raccogliere anche un buon numero di punti: anche questo era un obiettivo. La Movistar infatti in questa stagione ha vinto 16 corse e ha chiuso al dodicesimo posto nella classifica a squadre. Non è a rischio, ma neanche così tranquilla visto che nelle retrovie i distacchi sono corti.

E allora come rinforzarsi? Persi in tutto dieci corridori, tra cui Gorka Izagirre che ha seguito il fratello Ion alla Cofidis. Jorgenson e Verona passati rispettivamente alla Jumbo-Visma e alla Lidl-Trek e con Erviti che ha chiuso la carriera, servivano dei begli innesti. Serviva gente affidabile e vincente. «Gente che ha fame e ancora voglia», ci ha detto Unzue. Corridori chiusi da tanti campioni nei rispettivi team di provenienza. Ma anche giovani in cerca di progetti che lasciassero loro più spazi personali.

E così ecco Davide Formolo e Remi Cavagna. «Credo che una squadra come la Movistar – ha dichiarato il veronese – sia ideale per il tipo di corridore che sono. Posso svolgere un ruolo importante nel supportare i leader nei grandi Giri e allo stesso tempo cercare risultati nelle corse di un giorno o ovunque sia necessario per la squadra».

Ma lo stesso vale anche per i “novellini”. Manlio Moro, Ivan Romeo e Pelayo Sanchez, quest’ultimo una delle rivelazioni dell’ultima Vuelta.

E alcune voci dicevano di una certa vicinanza anche di una grande (ex) stella, Nairo Quintana. «Non prendiamo Nairo – sottolinea Unzue – non in questo momento».

Classe 2002, Manlio Moro è ormai uno dei vagoni più importanti per il quartetto azzurro. Sarà in Movistar fino al 2026
Classe 2002, Manlio Moro è ormai uno dei vagoni più importanti per il quartetto azzurro. Sarà in Movistar fino al 2026

Moro e il Dna del team

Alla luce dei fatti però la squadra spagnola non cambia poi troppo il suo Dna. Si ritrova con un leader per le corse a tappe, Mas, due uomini veloci, Gaviria e Lazkano, e degli ottimi corridori che possono sia vincere che aiutare come Formolo, Cavagna, Aranburu, Cortina. A tutti questi va affiancata la serie di giovani di cui abbiamo detto… ma è gente su cui bisogna più lavorare che puntare.

Alla fine in questo mercato della Movistar, che è stato costellato soprattutto di rinnovi (ben 12), spicca il nome di Manlio Moro. Lui sì che si discosta un bel po’ dai profili storicamente associati al team iberico. Un pistard, una delle perle del quartetto azzurro tra gli scalatori spagnoli. Se il ruolo di Formolo tutto sommato si può inquadrare, quello di Moro resta un po’ più un’incognita.

«Il prossimo anno – ha detto il giovane pordenonese – sarà speciale per me, con le Olimpiadi. Quello è il mio vero obiettivo. Ma voglio crescere anche su strada e nelle cronometro, che sono la mia specialità e per il futuro fare bene nelle classiche». 

Vedremo, magari ha ragione il “vecchio” Unzue…