In attesa che inizi la seconda parte della Campagna del Nord con l’Amstel Gold Race facciamo un po’ il punto su quanto è successo relativamente ai “tre tenori”. Stiamo parlando di quei tre corridori (Alaphilippe, Van Aert e Van Der Poel in rigoroso ordine alfabetico, in apertura sul Poggio all’ultima Sanremo) che alla vigilia di ogni gara vengono indicati come i grandi favoriti.
E’ particolare il fatto che alla resa dei conti, spesso questo ruolo venga disatteso, anche negli appuntamenti principali. E’ indubbio che siano loro quelli che danno più spettacolo, ma è anche vero che nel ciclismo odierno c’è un livellamento dei valori che spesso premia altri corridori. Come lo Stuyven della Sanremo o l’Asgreen del Fiandre, capaci di sfruttare strategie di squadra vincenti. E forse la risposta è proprio qui, nel maggiore peso che il lavoro “a tavolino” o l’invenzione estemporanea hanno assunto.
Alaphilippe così e così
Partiamo dal campione del mondo francese. Nonostante le attese, non si può negare che l’inizio di stagione di Alaphilippe non sia stato all’altezza del suo blasone. Fra i tre tenori, il corridore della Deceuninck-Quick Stepè quello che ha corso di più, 16 giorni. Ha ottenuto però una sola vittoria, nella 2ª tappa della Tirreno-Adriatico, insieme a 3 podi fra cui il secondo posto alla Strade Bianche. Eppure, già in quell’occasione, nella sua stizza per la sconfitta di fronte a Mathieu Van Der Poel, c’erano i prodromi di come sarebbe andata nelle settimane successive.
Tirreno-Adriatico: vittoria per Alaphilippe a Chiusdino proprio davanti a VDP e Van AertTirreno: Alaphilippe vince a Chiusdino su VDP e Van Aert
C’è tempo per rimettere a posto le cose, a partire da Freccia e Liegi e poi fino alla gara olimpica, considerando il percorso di Tokyo. Ma è chiaro che qualche segnale deve arrivare, anche per sfatare la vecchia diceria della sfortuna legata alla maglia iridata…
VdP, ora la Mtb…
Molti indicano in Mathieu Van Der Poel il protagonista assoluto della stagione. Sicuramente il secondo dei tre tenori ha colpito tutti per il modo garibaldino di correre, che in 15 giornate di gara gli ha portato 4 vittorie. Una tappa all’Uae Tour abbandonato per due casi Covid nel suo team. La Strade Bianche. Due tappe alla Tirreno-Adriatico. Si aggiungono altri 3 podi tra cui la seconda piazza al Fiandre e la terza ad Harelbeke.
Nel ranking Uci ha raccolto 801 punti, secondo bottino dell’anno e questo non fa che acuire il rammarico per la sua scelta di lasciare la strada per iniziare la preparazione per le Olimpiadi di Mtb. Lo rivedremo al Giro di Svizzera e poi al Tour, ma sempre pensando al fuoristrada.
Van Der Poel al Fiandre, una grande gara a cui è mancata solo la vittoria finaleVan Der Poel al Fiandre: è mancata solo la vittoria finale
Van Aert colleziona punti
E’ curioso il fatto che pur correndo meno (12 giorni), fra i tre tenori Van Aert sia quello che ha raccolto più punti, segno di una grande costanza di rendimento. Per lui due vittorie, una alla Tirreno-Adriatico (dove è stato secondo in classifica) e poi la Gand-Wevelgem, più 4 podi tra cui il terzo posto a Sanremo.
Van Aert, un grande inizio stagione, anche come leader per le gare a tappeVan Aert, grande inizio stagione, anche nelle gare a tappe
Si può quasi dire che il Fiandre chiuso al 6° posto sia stato il momento più basso d’inizio stagione. Eppure Wout aveva iniziato con tanti dubbi e con la delusione iridata del ciclocross da smaltire. Per lui Amstel e poi rotta verso il Tour e la seconda parte di stagione. Lo attendono il doppio obiettivo olimpico fra gara in linea e crono, poi il mondiale di casa, dove vuole cancellare lo smacco ancora troppo recente di Ostenda, anche se su una bici diversa…
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Van Aert si sta sciroppando tutte le interviste della zona mista senza saltarne una con la stessa tenacia mostrata sul Qwaremont. Avrebbe diritto ad avere un diavolo per capello, come quei corridori che sono sfilati davanti ai giornalisti fingendo di non riconoscerne i cenni. Ma il campione è colui che ci mette sempre la faccia e in questo momento Van Aert non si sta sottraendo alle domande che prevedibilmente lo trafiggono. Era il favorito numero uno e un po’ se l’era anche tirata. La squadra era pronta a prendersi la corsa sulle spalle. Poi però sull’ultima salita le gambe hanno detto basta. Chissà se sarebbe cambiato qualcosa con una tattica meno sbarazzina, senza rintuzzare in prima persona gli attacchi di Alaphilippe e Van der Poel.
Quando Van der Poel ha sentito l’odore del suo sangue e ha affondato i denti sul Qwaremont, il belga ha dovuto arrendersi. E Dio solo sa quanto gli sia costato cedere… all’amico Mathieu, dopo essersi ritrovato nuovamente in fuga con lui e un altro corridore della Deceuninck-Quick Step. L’anno scorso era toccato ad Alaphilippe, questa volta c’era Asgreen.
«Ma non ci sono scuse da cercare – dice con voce calma e vari sorrisi ironici – per vincere un monumento come questo serve essere perfetti e io oggi non avevo questo superfeeling con la corsa e con la bicicletta. Sono arrivato sesto, chiaro che c’erano altre attese. Perciò non ci sono scuse».
Alla partenza, con Pedersen, Sagan, Van der Poel e AlaphilippeAlla partenza, con Van der Poel e Alaphilippe
Che cosa è successo?
Lo capisci subito se hai le gambe per fare la differenza e io oggi non le avevo. Ho cercato di sopravvivere, ma non è bastato.
Hai mai sperato di poter rientrare, gestendo la crisi?
La verità? Mai, ma perché sapevo di non essere in una delle mie giornate. Non come alla Strade Bianche, dove il cedimento è stato di qualche secondo. Questa volta le forze se ne stavano andando. Non so neanche se possa avere avuto una crisi di fame.
Quando te ne sei accorto?
Quando mi hanno staccato. Ma a parte gli scherzi, l’ultimo Qwaremont è stato il momento in cui sono saltato. Ho provato a tenere duro, ma lo senti se riesci a gestire la fatica o se invece la fatica ti sta tirando a fondo.
Sul Qwaremont è crisi, i primi vanno, il gruppo arrivaSul Qwaremont è crisi, i primi vanno, il gruppo arriva
La resa finale si è vista però solo sul Paterberg.
Da una parte speravo che davanti si guardassero e forse, se dietro di me non ci fosse stato un gruppetto così forte, avrebbero potuto farlo. Invece loro hanno tirato dritto e io per un po’ ho cercato di resistere, per tenermi il terzo posto. Il Paterberg è stata una vera lotta. E quando mi hanno preso, ho anche rischiato di restare indietro. Perciò alla fine questo sesto posto non è neppure da buttare via.
Credi di aver pagato gli sforzi del cross?
Non è questo il momento per certe valutazioni. Ho vinto la Gand, oggi non stavo bene. Avremo tempo di analizzare tutto.
Hai fatto tutte le interviste e altri ti aspettano dopo di noi…
Fa parte del mio lavoro, quando va bene e quando va male. Lo accetto. Grazie mille, visto che mi aspettano, credo di dover andare.
Dopo la vittoria di Siena e il programma che lo attende, Pogacar appare un gradino sopra i rivali. Il fenomeno è lui, ma gli altri fanno ugualmente paura
Dopo la caduta di De Panne, torna in gara (nel ciclocross) Mathieu Van der Poel. Parla dei rivali e dice di essere indietro: solo pretattica o mani avanti?
Nella tana del lupo Van Aert c’è anche un italiano. I nostri connazionali al via del Fiandre sono appena otto e fra loro c’è appunto Affini. Il gigante mantovano alla Jumbo-Visma c’è arrivato da pochi mesi, eppure i direttori l’hanno voluto fortemente alla partenza. Si sono accorti che quando c’è da caricarsi il gruppo sulle spalle, Edoardo sa farlo benissimo. E dato che oggi, vista la condizione di Van Aert, ci sarà da portarli tutti a spasso e anche a lungo, le leve dell’italiano sono quel che ci vuole.
Per i corridori che il mercoledì hanno corso a Waregem, ricognizione di venerdìPer i corridori che il mercoledì hanno corso a Waregem, ricognizione di venerdì
Come stai?
Sto benino, ma non al 100 per cento. Dopo la Sanremo ho preso un mega raffreddore e per qualche giorno quasi non respiravo. Poi a forza di tamponi, perché se hai il raffreddore diventano tutti sospettosi, il naso me l’hanno sturato. In generale, comunque, è una fase che vivo molto bene. E’ chiaro che avendo in casa il più forte, siamo tutti molto motivati. Anche se secondo me Van der Poel si sta nascondendo.
Avendo in casa il più forte di solita significa tirare tutto il giorno…
Ci prenderemo la responsabilità, se sarà necessario. Dipende anche da come si muoveranno le altre squadre. Ci sono anche altri che stanno bene, non sperino che li portiamo in carrozza al finale.
Il percorso è un po’ cambiato.
Faremo qualche sezione differente. Mi pare di aver capito che i paesi con il Muur e il Bosberg non abbiano dato l’autorizzazione al passaggio. E così dopo il primo Qwaremont si farà un nuovo giro. Verrà fuori un corsone, c’è davvero una bella sequenza di muri.
Siete andati a vederli?
Siamo andati in due gruppi separati. Noi che abbiamo corso mercoledì alla Dwars door Vlaanderen siamo andati venerdì a vedere la parte più importante. Quelli che invece non hanno corso, giovedì hanno fatto un bell’allenamento sul percorso.
Van Aert è un vero lupo sui muri. Eccolo provare il percorso giovedìVan Aert è un vero lupo quando la strada si fa impervia
Quale sarà il tuo ruolo?
Dovrò stare sveglio dalle prime battute e portare la squadra il più avanti che mi sarà possibile. Poi quando avrò finito, addio cari miei! Comunque essere qui dopo così poco tempo è gratificante e dà grande motivazione.
Con quale bici correrai?
Usiamo la Cervélo S5. Qualcuno nelle corse precedenti ha anche provato un nuovo modello, la Caledonia. Io stesso l’ho usata ad Harelbeke, ma per oggi usiamo tutti la S5. Ho cerchi da 60 e tubolari da 28. Ho usato gli stessi cerchi anche alla Gand-Wevelgem, dove il vento era decisamente forte. Ma sono pesante, difficile da spostare. Quanto ai rapporti, 39-54 e 11-30. Il 54 ormai lo uso in ogni corsa, si va così forte che perdere pedalate diventa difficile.
Come sta il capo?
Per come l’ho visto in questi giorni, è abbastanza tranquillo. Fa gruppo e devo dire che proprio questa sarà la nostra arma segreta in futuro. Si lavora bene, con una bella sinergia fra direttori e corridori.
Alla Tirreno, Affini ha dimostrato di saper fare anche il lavoro pesanteAlla Tirreno, Affini ha dimostrato di saper fare anche il lavoro pesante
Van Aert ha voce in capitolo nelle scelte?
Lui esprime sempre le sue idee e quando arriviamo a fare la riunione tattica, i direttori hanno già fatto il giro delle camere. Per cui alla fine si tratta di fare la sintesi delle varie opinioni. Fare la riunione la sera prima significa che al mattino sul bus diamo una ripassatina e semmai rifacciamo il punto sul meteo. Si pesava che avrebbe fatto freddissimo, invece il vento è calato e la temperatura è da primavera belga. Rigidina, ma sempre meglio che in inverno.
A che ora la sveglia stamattina?
Alle 6,45. Colazione prima delle 7 e poi partenza. C’è voluta quasi un’ora di pullman per arrivare in tempo alla presentazione dei team.
Cosa farai dopo il Fiandre?
Mi fermo un po’ e poi preparo il Giro. Qui c’è una bella pianificazione. Si decidono gli obiettivi e si pianificano gli allenamenti per arrivarci. Si fanno meno giorni di corsa, ma di maggiore qualità. Mi trovo bene, anche se siamo appena all’inizio. Alle corse ormai vanno tutti così forte che non si riesce a prenderle come allenamenti. E allora tanto vale prepararsi per bene in un posto che scegliamo noi, al ritmo che decidiamo di seguire…
«La gente e i giornalisti – dice Consonni – vedono solo quelli davanti. Ma per capire la vera essenza di una Gand-Wevelgem, bisognerebbe mettere la telecamera sugli ultimi. Ai primi sembra tutto facile. Sul computerino nell’ultimo Kemmel, un muro in pavé al 20 per cento dopo 5 ore e mezza di gara con le gambe che urlavano, c’era scritto “corsa interrotta”. Dice così quando la velocità scende sotto i 4 orari. Ma staccarsi ai 90 dall’arrivo e ugualmente tenere duro per arrivare al traguardo, vuol dire cercare di tirare fuori il meglio. Fenomeni si nasce, buoni corridori si diventa».
Per Consonni a colazione anche una fetta con pasta di mandorlePer Consonni a colazione anche una fetta con pasta di mandorle
Ginocchio okay
Inizia così questo viaggio tecnico a ritroso nella Gand-Wevelgem di Simone Consonni, il cui ginocchio parrebbe aver messo la testa a posto. Il bergamasco è tornato alle corse e a Wevelgem si è piazzato in 62ª posizione.
«Dopo Harelbeke – dice – ero finito. La Gand è stata la quarta corsa dell’anno e lassù siamo nell’elite del ciclismo mondiale. Sono abbastanza soddisfatto per averla finita senza dolore al ginocchio».
Mentre davanti Van Aert e i tre italiani si giocavano la corsa, Consonni pedalava a fatica verso il traguardo. Noi ci siamo fatti raccontare la sua giornata in sella.
La presentazione del Team Cofidis a Ypres e poi di nuovo sul pullmanLa presentazione del Team Cofidis a Ypres e poi di nuovo sul pullman
Sveglia e colazione
Se l’hotel è come sempre in zona Oudenaarde, per andare alla partenza da Ypres c’è da fare un bel pezzetto di trasferimento.
A che ora la sveglia?
Prestissimo, non buono per me. Nei giorni prima, ero da solo in hotel e mi svegliavo alle 9. Per le altre corse in Belgio la sveglia di solito è alle 8. Questa volta ha suonato alle 7 e nella notte c’è stato anche il passaggio all’ora legale. Ho anche provato ad andare a letto un po’ prima, ma non sono riuscito a prendere sonno. Una partenza a handicap (ride, ndr).
Colazione in camera come in Belgio in epoca Covid?
No, per fortuna la squadra ha preso tutto un piano dell’hotel e così siamo riusciti a mantenere la bolla, con due stanze adibite a ristorante. Se la colazione è alle 8, io metto la sveglia alle 8 e arrivo a tavola sempre un po’ dopo, per sfruttare il riposo al massimo. Quando sono arrivato, ho visto che qualcuno aveva preso della pasta, ma non ne avevo voglia. Invece ho mangiato yogurt, cereali e miele. Due fette tostate. Una con crema di mandorle, uova e prosciutto. L’altra con la marmellata. Un caffettino e via…
Senza pasta prima di una corsa tanto impegnativa?
Preferisco non ingolfarmi, prevedendo la partenza a tutta. Comunque nel pullman ho mangiato una banana e una barretta di carboidrati, per partire senza essere appesantito. E poi ho dormito per altri 15 minuti.
Che cosa hai fatto arrivato a Ypres?
Ho messo il body e sopra un giubbino pesante. Siamo andati alla firma e alla presentazione della squadra. Poi siamo tornati al bus e abbiamo fatto la riunione. Ho bevuto un altro caffè. Ho fatto il pieno di gel e barrette e 5 minuti prima di partire ho preso un altro caffè: il terzo di giornata.
La Cofidis attinge per i suoi corridori dal catalogo di Named SportLa Cofidis attinge per i suoi corridori dal catalogo di Named Sport
Bici da strada
Lo avevano detto anche Nizzolo e prima Trentin. Fra le corse del Nord, la Gand è quella che si affronta con la bici più normale. Il Kemmel è l’unico tratto in pavé un po’ lungo, ma ha il fondo così buono da non richiedere accorgimenti speciali.
Bici normale?
Quella da strada, con tubolari da 25 e cerchi più bassi. Da 40 e non da 55. Ruote sulla difensiva, insomma, per prendere meno sventagliate. Visto che il solo pavé era quello del Kemmelberg, le gomme le ho gonfiate a 6 davanti e dietro, mentre ad esempio ad Harelbeke avevo 6,2 davanti e 6,4 al posteriore.
Rapporti?
Classici. 39-54 e 11-29. Sul Kemmel il 29 è servito e se lo avessi avuto, avrei spinto anche il 32. Due borracce e via…
Dopo pochi chilometri, gruppo in pezzi: per Consonni, la temuta partenza a fiammaDopo pochi chilometri, gruppo in pezzi: la temuta partenza a fiamma
Rifornimenti smart
Ognuno ha le sue abitudini e come si può vedere Consonni, oltre alla pasta a colazione, non mangia panini. Anche se forse l’eccezione è dovuta al tipo di corsa.
Cosa c’era nelle due borracce?
In entrambe 45-50 grammi di carboidrati. In più avevo in tasca 5 gel e 2 barrette, in modo da integrare ogni ora con 60-80 grammi di carboidrati. Siamo partiti subito a fiamma, poi sono andati via i ventagli. Solo dopo 100 chilometri sono riuscito a mangiare l’unica barretta di tutto il giorno.
Niente panini?
In corse come questa, in cui vai sempre a tutta e non hai il tempo per mangiare, preferisco integrare i carboidrati bevendo e con gel. In una corsa a tappe, quando dopo la prima ora il ritmo scende, il panino ci può anche stare.
Cosa ti è arrivato con il sacchetto del rifornimento?
C’erano due borracce. Non semplice acqua, perché non è ancora così caldo. Erano ancora carboidrati, più un paio di panini che io però ho lasciato, barrette e gel. La mia Gand è stato un continuo reintegrare. Ed è stata una grandissima faticaccia.
Dopo l’arrivo, per Consonni 40 minuti senza mangiare, poi proteine e quinoa preparata dal teamDopo l’arrivo, 40 minuti senza mangiare, poi proteine e quinoa
Lavoro duro
Se usi le corse del Nord come ripartenza da un periodo di stop, considerando il livello della competizione, devi essere consapevole che dovrai stringere i denti fino a farti male.
Dicevi: una faticaccia…
Basta guardare il cuore. Ad Harelbeke ho corso per 4 ore e alla fine sono venuti fuori 158 battiti medi, il chiaro segno che non sono troppo allenato e lo sapevo. Ieri invece la gamba spingeva, ma non avevo il cambio di ritmo. Ho fatto 150 chilometri a inseguire. I battiti medi si sono abbassati fino a 149 con picchi di 185, da cui si vede bene quanto fossi finito. Sabato infatti ero salito fino a 196, per cui mi sento di dire che abbiamo fatto un bel blocco di lavoro. Sapevamo che avrei fatto fatica e che non avrei avuto la gamba per stare davanti e aiutare la squadra. Ma sono contento di averla finita e di aver lavorato bene. Zitto zitto, la scorsa settimana mi sono sparato 1.000 chilometrini. Il giorno dopo la Nokere Koerse ho fatto 4 ore e poi 3 ore ogni giorno, per completare il lavoro.
Come dire che in un modo o nell’altro la condizione arriverà?
L’idea è quella, anche se si tratta di un’arma a doppio taglio, perché ho fatto davvero tanti fuorigiri. Adesso mi aspettano tre giorni di recupero, continuando a fare gli esercizi per fortificare il ginocchio. Anche lassù comunque avevo i miei elastici e ci ho lavorato.
Recupero attivo
Consonni è arrivato a casa alle 21,30 circa della domenica, con un volo su Linate. Tornerà in Belgio la prossima settimana per Scheldeprijs, il mercoledì tra il Fiandre e la Roubaix sulla quale il mistero resta fitto.
Recupero a casa?
Due giorni senza bici e palestra per lavorare sul ginocchio. Poi sentirò Villa, perché non mi dispiacerebbe fra giovedì e venerdì andare a fare qualche sessione di lavoro in pista.
Quando hai mangiato per l’ultima volta in corsa?
Più o meno mancavano 150 chilometri alla fine. E quando siamo arrivati in fondo, avevo la pancia sottosopra, per i tanti zuccheri che ho buttato dentro. Alla fine sono rimasto in gruppo e ho lasciato che mi portassero all’arrivo. Mi hanno raccontato delle brutte scene mostrate di Bennett che rimetteva. Bè, questo è il Nord per buona parte gli atleti. Bello da guardare, bello anche da vivere, ma diverso da come si immagina.
Anche in Belgio aveva gli elastici per lavorare con il ginocchioAnche in Belgio aveva gli elastici per lavorare con il ginocchio
Dopo l’arrivo
Da Wevelgem a Bergamo, passando per Bruxelles e Linate. Ricordate il racconto di Moschetti della scorsa settimana? A Consonni è andata meglio.
Hai mangiato qualcosa dopo l’arrivo?
Ho fatto passare almeno 40 minuti, altrimenti ho lo stomaco chiuso e non riesco a far scendere niente. Poi ho mandato giù la classica borraccia di proteine. E poi, andando verso l’aeroporto, il pasto dopo gara preparato dalla squadra. Stavolta c’erano la quinoa con mozzarella, tonno e pomodorini. Infine in aeroporto, con tutti i ristoranti chiusi, ho mangiato un panino con il prosciutto. Il bello è che arrivato in Italia, nonostante la grande fatica e avendo mangiato da corridore, non avevo più fame. Vuol dire che ho lavorato bene e integrato nel modo giusto. Quando le gambe iniziano a funzionare, entri nel loop giusto. Capisci che le cose funzionano.
Nei giorni del male al ginocchio hai parlato del peso.
In effetti un po’ avevo mollato, però dal momento in cui ho potuto riprendere, sono restato concentrato. Adesso sono intorno ai 73,5 mentre al Tour ero 71,5. Per cui va bene.
Prossime corse?
Il mio programma, a causa del ginocchio, arriva a Scheldeprijs per cui dovremo rifarlo anche alla luce dei programmi di Elia (Viviani, ndr). Ho sentito parlare della Valenciana, forse di gare in pista. E’ tutto sul tappeto, non so nemmeno se si farà la Roubaix…
Nizzolo sta cominciando a capirlo solo ora. Forse la Gand l’ha buttata, anche se Van Aert magari avrebbe vinto lo stesso. E’ passata quasi un’ora dall’arrivo e Giacomo non ha ancora rivisto la volata, ma a forza di sentirsi dire che forse qualcosa è andata storta, qualche crepa si sta aprendo nella convinzione professata sul traguardo di aver fatto tutto bene.
«L’arrivo era corto – dice – ho corso per tutto il giorno come volevo. La volata l’ho presa così da dietro perché pensavo di non avere gambe per farla in testa. Pensavo di essere stanco e forse farla di rimonta era meglio. Potevo giocarmela meglio, ma ha vinto il più forte. Vorrei che questo fosse chiaro…»
In attesa del podio, ciascuno con i suoi pensieriIn attesa del podio, ciascuno con i suoi pensieri
Rimonta strozzata
Forse il nuovo finale della Gand-Wevelgem con dei chilometri nuovi a causa di un incendio. Oppure il fatto che Van Aert si sia tenuto saggiamente accanto Van Hooydonck, impedendo a chiunque di scattare. Magari davvero il senso di affaticamento per aver risposto agli scatti sul Kemmel e poi a due allunghi di Kung nel finale. Il 55 e le ruote da strada, perché tanto pavé in realtà non c’era. C’era tutto per fare bene, eppure qualcosa non ha girato nel verso giusto. Infatti mentre Van Aert con Trentin e Colbrelli a ruota si lanciavano nello sprint, Nizzolo doveva ancora iniziare la rimonta. Che in un arrivo breve come l’ha descritto benissimo lui, è rimasta soffocata nella gola.
Il gruppo di testa sotto al Menin Gate di Ypres, monumento ai cadutiIl gruppo di testa sotto al Menin Gate di Ypres, monumento ai caduti
Doppio rimpianto
«E proprio la gola – sorride mestamente – continua a darmi fastidio dalla Sanremo, ricordo che ne avevamo già parlato. E diciamo che certi sforzi e il vento freddo del Nord non aiutano a farlo passare. In salita non mi hanno staccato perché si andava troppo forte per fare la differenza. In finale poi Van Hooydonck ha ricevuto l’ordine di tirare fino all’ultimo. Io ho risposto a Kung, che mi è partito da davanti e non volevo lasciarlo andare. La rimonta, già la rimonta. Ero indietro. Mi sono lanciato e ho dovuto smettere di pedalare. Ho girato attorno a uno e poi sono ripartito. Mi resta la consapevolezza che alla fine delle corse lunghe sono ancora veloce, ma sta iniziando a venirmi anche un po’ di rimpianto. Come ho ancora qua sulla gola la Sanremo. Ho vinto bene la volata del gruppo. Quel colpo che ho dato col ginocchio sul manubrio a inizio anno mi ha fatto arrivare alla Classicissima con un po’ di ritardo, ma ora sto bene e guardo con curiosità al Fiandre. L’ho fatto una sola volta da neopro’ con Cancellara, ricordo poco. Starò quassù fino alla Roubaix. Perché a noi dicono che si dovrebbe fare».
Sull’ultimo Kemmel, il forcing di Van Aert. Trentin risponde beneSull’ultimo Kemmel, il forcing di Van Aert. Trentin risponde bene
Grazie a Van Hooydonck
Prima Van Aert e poi i tre italiani, da capire se esserne depressi oppure prendere atto che alle spalle del gigante ci fossero soltanto i nostri.
«E’ stato uno sprint velocissimo – dice il belga – abbiamo avuto vento favorevole fin dal Kemmel e siamo stati in grado di gestire bene il finale. Van Hooydonck ha fatto per tutto il giorno un lavoro fantastico, ma nel finale è stato superlativo. Non è stato un giorno semplice. La fuga non era molto numerosa e abbiamo dovuto fare parecchi chilometri tirando ciascuno per la sua parte. Abbiamo avuto sempre il vento di traverso, è stato uno sforzo enorme, ma ne è valsa davvero la pena».
Probabilmente sul Kemmel ha ragionato e ha scelto di non attaccare a fondo, come magari avrebbe fatto Van der Poel. Certe corse si vincono con la testa e non solo con il carattere. Per questo Van Aert è forse superiore all’olandese.
Schermaglie in pianura: Van Aert fa buona guardiaSchermaglie in pianura: Van Aert fa buona guardia
Trentin, quasi perfetto
Ieri Trentin le aveva azzeccate tutte. Ha sbagliato solo il pronostico sulla Trek-Segafredo, perché non poteva sapere che a causa di una doppia positività Covid, la squadra americana non sarebbe partita. Ma quando il discorso si è spostato sullo sprint, contro Van Aert c’è stato poco da fare.
«Ancora terzo come l’anno scorso – dice – un po’ sono deluso, ma non è una vergogna arrivare dietro un così. Diciamo che posso essere contento al 50 per cento. E’ venuta fuori una gara molto dura. Dopo 60-70 chilometri era già tutto spaccato. La prima selezione l’ho fatta io. Volevo dare una ripassata al gruppo, che era tutto compatto. Mi sono girato e avevo tutta la Bike Exchange a ruota. Si è formato un bel gruppo, nessuno ha fatto il furbo. E poi il Kemmel ha dato le scremate successive. Cosa vuol dire in prospettiva del Fiandre? Tutto e niente. Non si possono paragonare le due corse. Il Fiandre ha più salite e più pavé e spero di vincerlo. Così quando domenica parleremo della settimana trascorsa, potremo dire che il terzo alla Gand era il segnale della condizione».
Van Avermaet è rimasto fuori dai primi ed ha inseguito per tutto il giornoVan Avermaet è rimasto fuori dai primi ed ha inseguito per tutto il giorno
I dubbi di Colbrelli
Alla fine c’è Colbrelli, che il podio l’ha perso negli ultimi 30 metri e un po’ gli scoccia. La voce sempre venir fuori da un pozzo, sfinita e cupa. Sono andati forte per tutto il giorno e nel bilancio della stagione di Sonny c’è la scelta di non correre fino alla Sanremo, provando un modo di fare che probabilmente non ha dato frutti.
«Ma questo qua è un fenomeno – dice Colbrelli, riferendosi a Van Aert – e il compagno l’ha aiutato perché ha impedito gli scatti. Senza di lui magari vinceva ugualmente, ma gli toccava chiudere tutti i buchi. E in salita non ci ha staccato. La volata? Riguardandola, magari ho sbagliato a uscire dalla sua scia. Invece di pensare a passarlo, dovevo restare lì e magari mi portava lui sul podio, visto che Trentin mi ha passato con le ultime tre pedalate. Mi manca ancora qualcosa, perché non ho corso tanto. Abbiamo provato questa preparazione, era giusto farlo, ma non ho esplosività e facilità nei rilanci. E’ stato un buon test per domenica, anche se al Fiandre torneranno in ballo Van der Poel, Alaphilippe e altri. Comunque le corse quassù sono tutte diverse. Ad Harelbeke la Deceuninck sembrava imbattibile, oggi si sono squagliati. Se cambiava qualcosa senza il malanno di Bennett? Probabilmente sì. Ero accanto a lui quando ha rimesso, per poco non prendeva anche me. Non credevo ai miei occhi. L’ho guardato e mi sono detto: che cosa sta facendo questo qua?».
Le premesse c’erano tutte e l’E3 Saxo Bank Classic di Harelbeke non ha deluso le attese. Anzi si può ben dire che miglior introduzione la Campagna del Nord non la poteva avere. Una gara che passerà alla storia all’insegna dell’impresa di Kasper Asgreen, vincitore in solitaria. Prima con una fuga di una cinquantina di chilometri, poi con un assolo da finisseur nel finale. Ma la prova ha offerto una gran varietà di temi che meritano di essere approfonditi.
Divisori galeotti
Asgreen ha stupito tutti. Non tanto per la scelta di attaccare da lontano, che Van Der Poel ha sdoganato alla Tirreno-Adriatico, quanto per la sua saggezza tattica. Vistosi ripreso a una decina di chilometri dalla conclusione, Asgreen si è messo tranquillo in coda al gruppetto di 7 corridori, rifiatando.
Protetto da Stybar (campione uscente) e Senechal, a 5 chilometri dall’arrivo ha sfruttato uno dei tanti divisori della carreggiata. Tutto a destra mentre gli altri 6 navigavano dalla parte opposta. Così hanno impiegato quel paio di secondi per capire che se ne stava andando: secondi decisivi.
Il momento dell’attacco decisivo di Asgreen, Vdp non riesce a rispondereIl momento dell’attacco di Asgreen, Vdp non riesce a rispondere
Poco prima, allo stesso modo ci aveva provato Naesen (AG2R Citroen). Questo particolare sta diventando sempre più un fattore, soprattutto nelle parti finali delle corse quando non c’è un gruppo compatto. E’ come se si offrisse al corridore l’opportunità di nascondersi e avere quel brevissimo intervallo utile per fiondarsi in avanti senza essere visto. Un particolare da tenere bene a mente anche per le prossime gare della Campagna del Nord.
Supremazia Deceuninck
La vittoria di Asgreen dimostra che, pur in presenza di Van Der Poel e Van Aert, sipuò far saltare il banco. Ci si poteva attendere Ballerini come punta della Deceuninck-Quick Step, invece il team ha privilegiato altre soluzioni. L’attacco di Asgreen, con Stybar, Senechal e Lampaert a fare da stopper.
Asgreen con Stybar (alla fine 5°) e Senechal (2°), perfetto gioco di squadra nel finale Asgreen con Stybar (alla fine 5°), suo grande aiutante
Oltretutto l’evoluzione della corsa aveva eletto Senechal, spesso ultimo uomo nel treno di Bennett, come spauracchio per la volata, vista la sua velocità di base. Harelbeke ha confermato una volta di più perché il team belga sia considerato da anni il più forte nelle corse d’un giorno.
Ma Vdp c’è, sempre di più…
I due grandi sconfitti sono Van Der Poel e Van Aert, ma in maniera molto diversa. L’olandese ogni volta che scattava era in grado di spaccare il gruppo, grande o piccolo che fosse. Tanto che Asgreen, arrivato ai piedi dell’ultimo muro con una manciata di secondi, si è visto rimangiare il vantaggio per l’azione del campione dell’Alpecin-Fenix.
Van Aert lancia la caccia ad Asgreen, ma Vdp è pronto a saltarlo viaVan Aert lancia la caccia ad Asgreen, ma Vdp è pronto a saltarlo via
Van Aert, che errore!
Van Aert, che già aveva inseguito dopo una foratura, ha anche commesso un grave errore, mancando un rifornimento a una trentina di chilometri dal traguardo. Quando sull’ultimo muro ha lanciato il suo attacco, questo è durato una decina di secondi. E mentre VdP rilanciava, lui ha perso irrimediabilmente contatto per evidente carenza di carburante.
In una giornata molto poco italiana (il più brillante pareva Trentin, ma anche lui ha bucato e addio) la sfida fra i due… tenori ha visto Van Der Poel vincere ai punti. Rivincita domenica a Gand? Staremo a vedere…
Vederli lì a 50 forse 60 metri ma non aprire del tutto il gas per chiudere. Chissà cosa deve aver pensato Wout Van Aert una volta giunto in Via Roma? Uno dei tre “supereroi” era chiaramente il più marcato in quella situazione, anche perché era il più veloce. Gli altri hanno lasciato a lui l’onere di chiudere su Stuyven e Kragh Andersen, almeno sin quando non si è arrivati al limite e Van der Poel è partito lunghissimo, alla disperata.
Van Aert nelle interviste dopogaraVan Aert nelle interviste dopogara
Tocca a te, amico
Wout è amico di Jasper Stuyven, consideriamo anche questo. «Avevo due scelte: provo a chiudere su Jasper e lui non vince, ma neanche io, e qualcuno ne approfitta. Oppure aspettare ancora che si muova qualcuno. E’ molto difficile tatticamente in quelle situazioni fare la scelta giusta. Poi Van der Poel è partito presto, io l’ho seguito e nel finale anche altri mi hanno saltato».
Questo conferma, come abbiamo scritto ieri, che quando si è “troppo favoriti” difficilmente le cose vanno secondo i piani. La corsa resta bloccata in attesa di una mossa di questo o quel pretendente. Aver disputato una Tirreno-Adriatico a quel livello è stato quasi controproducente se si pensa alla Sanremo scoppiettante che ci si aspettava.
Sulla Cipressa Oomen fa il forcing eVan Aert è in seconda ruotaSulla Cipressa Oomen fa il forcing eVan Aert è in seconda ruota
Troppi sprinter sul Poggio
Van Aert però ha corso bene per quel che lo riguarda. In fin dei conti è stato l’unico dei tre a fare qualcosa sulla Cipressa. Non direttamente, è chiaro, ma ha messo a tirare Sam Oomen. Lo scalatore olandese ha scandito un ritmo elevatissimo che ha impedito ogni altra azione.
«Volevo proteggermi dagli attacchi (il pensiero è rivolto soprattutto a Van der Poel, ndr). Volevo restare così almeno fino al Poggio. Poi lì chiaramente ci sarebbe stata bagarre».
In fin dei conti Wout la volata se la poteva permettere. E tutto sommato la corsa del belga era stata ideale fino a quel momento. Doveva tenere le antenne dritte sul Poggio. E infatti lo ha preso nelle prime posizioni, pedala composto poco dietro Ganna e non appena si muove Alaphilippe è una gatto a mettersi alla sua ruota. E per un po’ ha anche rilanciato (come si vede nella foto di apertura).
«Andare via con lui – riprende Van Aert – sarebbe stato ideale, tanto più con la presenza in gruppo di tanti velocisti». A partire da Caleb Ewan, che a quel punto era diventato, forse, il pensiero numero uno di Wout. Quello è il momento chiave della sua Sanremo: non essere riuscito ad andare via con Alaphilippe e pochissimi altri.
Stuyven e Van Aert: passaggio di consegne dopo l’arrivoStuyven e Van Aert: passaggio di consegne dopo l’arrivo
Van Aert è già al Nord
Dopo l’arrivo i media soprattutto del Nord Europa “rapiscono” l’asso della Jumbo Visma. Dietro al palco lo intervistano per ore. Al suo fianco ci sono gli altri due del podio e a guardarli in volto Van Aert sembra essere quello più disteso, il più fresco. E tutto sommato il fatto che abbia vinto un suo connazionale e amico lo rincuora dal non essere riuscito a fare il bis. Anche se lui si dichiara deluso.
«Avevo la gamba per vincere, ma la situazione era troppo complicata con un amico là davanti, ma anche con tutti gli altri».
Dopo la Tirreno con la sua squadra era andato in quel di Imola. Si erano fermati lì. Wout ha percorso magari anche qualche strada del mondiale e devono essergli passate davanti le immagini dei due argenti (crono e strada). Alla Sanremo non voleva un altro piazzamento. Però dal team parlano di un Van Aert sereno e disponibile come sempre, uno dei pochi che non aveva neanche riprovato il finale. Meglio tornarci direttamente con il numero uno sulla schiena.
«Okay non ho vinto – ha concluso Van Aert – ma non bisogna disperare. Alla fine ci sono Fiandre, Roubaix e altre classiche. Mi aspettano tre settimane molto interessanti».
Vince in volata, vince a crono, va forte in salita: Wout Van Aert è tutto ciò. Il belga sta riscrivendo le regole del corridore completo e stupisce non poco. Dopo la Strade Bianche aveva detto di puntare alla classifica generale della Tirreno-Adriatico e se non avesse incontrato un altro fenomeno come Pogacar ci sarebbe anche riuscito. Ma questo ci porta a pensare un po’ più là. Van Aert può vincere un grande Giro? Oppure è “limitato” alle corse di un giorno? E ancora: le gare di una settimana sono il suo ideale?
Massimo Ghirotto (59 anni) oggi è commentatore dalla moto per Radio Rai Massimo Ghirotto (59 anni) oggi è commentatore dalla moto per Radio Rai
Ghirotto dice sì, ma…
Partiamo da Massimo. Lui ha corso tra gli anni ’80 e ’90 e ha visto dal vivo anche gli ultimi super atleti che potevano vincere classiche e grandi Giri con un certa facilità.
«Credo sia la domanda che tutti si pongono nel mondo del ciclismo e credo che una risposta certa non la sappia neanche Wout stesso. Si tratta di un corridore rarissimo che va forte dappertutto, anche nel cross non dimentichiamolo. Il fatto però che sia alto 187 centimetri e pesi 77 chili ci dice che è anche un bel “bestione”. Mi viene in mente Indurain. Lui vinceva i Giri, ma non le classiche. Allora penso a Moser, che vinceva entrambi, però va detto, e lo sostiene Francesco stesso, che i Giri di Moser erano disegnati per lui. C’erano tante crono e pochi arrivi in salita.
«Per cui dico che sì, potrebbe anche vincere dei grandi Giri, ma dovrebbe perdere almeno 2-3 chili, anche se a guardarlo in volto mi sembra già bello scavato, ma lo può fare. In questo caso, in teoria, perderebbe un po’ di spunto veloce per le volate, ma è anche vero che se Van Aert dovesse pensare alla classifica generale immagino non faccia anche gli sprint: il rischio sarebbe alto e dovrebbe dosare le energie.
«Meglio nelle corse di una settimana? Con i se e con i ma non si fa molto, ma alla Tirreno se non ci fosse stato Pogacar avrebbe vinto. A Prati di Tivo Van Aert non aveva neanche un compagno di squadra. In quelle situazioni avere un paio di uomini incide molto.
«I grandi Giri sono sempre più duri: il Giro lo conosciamo, la Vuelta propone arrivi in salita con pendenze incredibili e anche il Tour si sta allineando. Van Aert dovrebbe lavorarci e dovrebbe avere una squadra per lui, ma credo che alla fine per saperlo del tutto debba fare una prova vera. Io per esempio mi dissi: possibile che grande e grosso come sono non posso andare forte a cronometro? Per risolvere il dubbio provai… e la risposta fu no! ».
Bartoli è stato uno dei più grandi interpreti delle classiche, oggi è un preparatoreBartoli è stato uno dei più grandi interpreti delle classiche, oggi è un preparatore
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Seguendo l’ordine temporale, passiamo al punto di vista del campione toscano, protagonista delle classiche a cavallo tra gli anni ’90 e 2000.
«Van Aert che vince un Tour la vedo dura. Anche perché ha 26 anni ed è nella maturità o quasi. Sì, potrà crescere ancora, ma poco. Poi magari mi sbaglio e vince tutto! Però non vedo quei margini necessari per diventare un corridore da corse a tappe. Dove può primeggiare alla grande è nelle classiche. E’ un corridore che dà spettacolo e può vincere dalla Sanremo al Lombardia, passando per la Liegi. Lì ci sono salite che durano 10′ e su scalate di quella durata va più forte di altri. Anche al Lombardia può far bene, anche se è la classica più lontana dalle sue attitudini, ma avendo mostrato di andare forte in salita può farcela.
«Una sua caratteristica predominante è la determinazione. Rispetto a Van der Poel è più completo. Mathieu è più spregiudicato, è uno che punta forte su un obiettivo e lo vince. Guardiamo cosa ha fatto nella tappa di Prati di Tivo: si è staccato pensando al giorno dopo. Van Aert quel giorno invece ha mostrato grande concentrazione. Secondo me è andato anche più forte di Pogacar per certi aspetti. Gli scattavano in faccia, si staccava, li recuperava e li staccava a sua volta, ma non lo faceva perché voleva riprenderli, ma per salire con un passo che fosse il più veloce possibile.
«Il belga nella tappa dei muri ha pagato un po’ rispetto a Pogacar perché lui è meno scalatore e nell’arrivo del giorno prima aveva speso di più, anche per questo dico che non lo vedo nelle tre settimane (situazioni così capitano spesso, ndr). Di contro, è anche vero che l’anno scorso nel finale del Tour è andato forte lo stesso. Però spesso in vista degli arrivi in salita, una volta finito il suo lavoro, si staccava. E questo conta nel risparmio delle energie.
«Chi mi ricorda? A mia memoria nessuno. Magari fra qualche anno dirò: questo corridore mi ricorda Van Aert. No, uno così vincente su tutti i terreni non c’è. Basta poi leggere i suoi numeri: vince le volate a 1.500 watt e tiene sulle salite vere. Wout unisce le due cose in modo incredibile».
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E per finire parola al friulano-svizzero, l’unico che tra l’altro con Van Aert ha anche condiviso gare e chilometri in gruppo visto che ha corso fino alla stagione scorsa.
«Se Van Aert può vincere un grande Giro? Io dico di sì, ma devono esserci situazioni favorevoli, come più chilometri a crono e meno arrivi in salita. Mi vengono in mente due esempi, Indurain e Cancellara. Fabian ha vinto un Tour de Suisse. Per dire che se troverà sul suo cammino percorsi ideali ce la può fare.
«Mi ha colpito la sua crescita progressiva. Parlavo con lui quando ancora era nella continental e alternava strada e cross. E’ giovane adesso, all’epoca nel 2016, era un “bimbo”. Sempre educato. Ci siamo anche incontrati qualche volta sul Teide. Sembrava dovesse venire alla Wanty. Negli ultimi anni si è dedicato moltissimo alla cura dei dettagli e il miglioramento è stato continuo. E’ cresciuto nelle tappe di montagna e anche a crono ha fatto passi in avanti. L’altro giorno a San Benedetto nonostante la bici nuova aveva una posizione perfetta ed è stato subito performante: significa che ci lavora.
«Van Aert alla Tirreno ha dimostrato che può vincere una gara di una settimana, magari non facilmente, ma se arrivi davanti a gente come Bernal e Landa che sono scalatori significa che ce la puoi fare. Nei grandi Giri invece subentrano altri fattori. Vero che lo scorso anno ha fatto grandi performance nella terza settimana ma se parti per fare classifica è diverso. Portare a spasso 76-77 chili per tre settimane è diverso che farlo con 59 o per una sola settimana (incidono anche spesa energetica e recupero, ndr).
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«Fossi in lui preferirei puntare alla “top five” dei cinque monumenti e alle corse a tappe di una settimana, piuttosto che cambiarmi per conquistare un grande Giro. Lui nasce perfetto per queste gare. Se dovesse concentrasi su un grande Giro andrebbe troppo a modificare le sue caratteristiche, ma il fascino del Tour è il fascino del Tour… e qualche corridore non resiste, ci perde la testa! Meglio, per me, mantenersi sui propri standard».
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Come abbiamo detto altre volte tra i componenti in piena evoluzione c’è sicuramente il manubrio. Uno dei più particolari è certamente quello montato sulle Cervélo S5 della Jumbo Visma. Abbiamo parlato con Edoardo Affini per capire meglio le qualità di questo manubrio e in generale della S5.
Il cambio di bici
Con la nuova stagione la Jumbo Visma è passata dalle biciclette Bianchi alle Cervélo e Wout Van Aert dichiarava a inizio stagione che era curioso di vedere come si sarebbe trovato con il nuovo materiale, soprattutto a cronometro. Dai risultati ottenuti alla Tirreno-Adriatico potremmo dire che il cambio di bicicletta sia stato metabolizzato bene e il campione belga si proietta verso la Milano-Sanremo con l’aerodinamica Cervélo S5.
Edoardo Affini tira il gruppo alla Tirreno AdriaticoEdoardo Affini tira il gruppo all’ultima Tirreno Adriatico
Veloce e reattiva
Anche il nostro Edoardo Affini è passato allo squadrone olandese da pochi mesi e anche per lui c’è stato il cambio di bicicletta, infatti ricordiamo che la scorsa stagione pedalava su Scott. «Devo dire che finora in gara ho usato sempre la S5 – ci dice il corridore mantovano – anche perché è la bicicletta che si addice maggiormente alle mie caratteristiche». Ricordiamo che Affini è un passista molto forte a cronometro, tanto che ha vestito la maglia azzurra nella prova contro il tempo agli ultimi mondiali di Imola. «E’ una bicicletta molto veloce che mantiene bene le alte velocità – continua Affini – ed è anche reattiva, risponde bene ai cambi di ritmo. Certo io non ho la potenza dei velocisti puri, però nei rilanci ho visto che è molto efficiente».
Wout Van Aert in allenamento con la S5 nei primi raduni dell’annoWout Van Aert in allenamento con la Cervélo S5 nei primi raduni dell’anno
Rigido e aerodinamico
Tra gli elementi che rendono la S5 molto veloce c’è sicuramente il cockpit, composto dall’attacco manubrio CS28 a forma di V e dal manubrio AB08. «All’inizio ero molto curioso di questo manubrio – ci spiega Affini – anche perché è molto particolare e balza subito all’occhio. Devo dire che dopo qualche mese che lo sto provando mi trovo molto bene».
Il corridore della Jumbo Visma sottolinea alcune qualità: «E’ molto rigido e aerodinamico. Inoltre, la parte superiore piatta è molto confortevole e riesco ad avvolgerlo con tutta la mano senza problemi. E’ molto comodo per appoggiarsi con i gomiti e mettersi in posizione, ma adesso non lo posso più fare – dice ridendo – lo trovo meglio di un manubrio con la forma tonda tradizionale».
La Cervélo S5 della Jumbo VismaLa Cervélo S5 della Jumbo Visma, si notano le sue forme aerodinamiche
Facilità di regolazione
Cervélo ha sempre dichiarato che è stato scelto di realizzare questo manubrio in due pezzi separati, anziché in un pezzo unico, per dare più soluzioni di regolazioni ai ciclisti. In effetti Affini ci conferma questa qualità. «Come misure ho riportato quelle che ho sempre avuto e non ho avuto particolari problemi, anche perché questo tipo di manubrio in due pezzi permette di avere diverse regolazioni sia come attacco che come spessori».
Si nota la sezione piatta del manubrio e la forma a V dell’attaccoSi nota la sezione piatta del manubrio e la forma a V dell’attacco
Misure disponibili
Ricordiamo che l’attacco CS28 è disponibile in diverse misure, che vanno da 80 millimetri fino a 130 millimetri, con incrementi di 10 millimetri. Il manubrio AB08 è disponibile in 4 misure di larghezza, che partono da 38 centimetri fino a 44 centimetri. Il manubrio può essere ruotato fino a +5 gradi con incrementi di 2,5 gradi. Ovviamente il massimo vantaggio aerodinamico si ha con un angolo di 0 gradi.
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