Pietro Mattio, Wout Van Aert, pietra, Roubaix 2026, vittoria, Visma Lease a Bike

Ancora a Roubaix, questa volta con Mattio: alfiere di Van Aert

17.04.2026
6 min
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Pietro Mattio ammette di non aver ancora ripreso ad allenarsi, per tre giorni si è goduto il meritato riposo che i vincitori si possono godere. Non troppo però, perché dopo le fatiche della Roubaix per il giovane della Visma Lease a Bike si aprono le porte delle Ardenne. Il piemontese infatti sarà chiamato in causa anche alla Liegi-Bastogne-Liegi, la seconda Monumento della sua carriera. La prima parte di stagione si concluderà con il Giro di Romandia, poi il meritato riposo per arrivare pronto alle corse di giugno. 

Nelle chiacchiere finali della nostra intervista con Edoardo Affini c’è stato spazio anche per qualche battuta sull’ambientamento di Pietro Mattio. I meccanismi della Visma lui li conosce bene, visto che ha corso nel devo team per tre anni. Ma tra gli under 23 e il WorldTour c’è un abisso, che il passista classe 2004 ha saputo colmare alla grande. 

Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
Pietro Mattio alla mattina della sua prima Roubaix durante la presentazione delle squadre e il foglio firma
Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
Pietro Mattio alla mattina della sua prima Roubaix durante la presentazione delle squadre e il foglio firma

La Roubaix “fantasma”

Di lui Edoardo Affini ha detto che si vedono la voglia e l’attitudine: alla Parigi-Roubaix tali caratteristiche lo hanno portato a resistere ben oltre il previsto. Mattio infatti è stato di supporto a Van Aert fino all’imbocco della Foresta di Arenberg, da quel momento in poi la sua prima Monumento è stata un lungo viaggio fino al velodromo.

«Sottolineo – dice ridendo Pietro Mattio – che a Roubaix ci sono arrivato, ho fatto tutta l’ultima parte di gara con Welsford. Nell’ultimo chilometro mi sono staccato e sono entrato da solo (noi che eravamo lì confermiamo di averlo visto entrare e pedalare nel velodromo, ndr). Non so cosa sia successo, perché non ho mai cambiato bici e non ho mai forato, magari ho perso il transponder lungo qualche settore..».

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Pogacar
La vittoria di Van Aert è stata studiata a tavolino dalla Visma con una tattica ben precisa anche se rivista durante la corsa
Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Pogacar
La vittoria di Van Aert è stata studiata a tavolino dalla Visma con una tattica ben precisa anche se rivista durante la corsa
Poco importa, alla fine l’obiettivo principale è stato raggiunto: ha vinto Van Aert…

Da questo punto di vista sono assolutamente d’accordo, anche perché alla mia prima Roubaix abbiamo raggiunto un risultato inseguito per anni. Quindi sono davvero felice di come sia andata. 

Sei stato accanto a Van Aert fino a uno dei momenti cruciali, ci racconti la tattica di questa Roubaix?

Il piano iniziale era di fare corsa dura per isolare i favoriti, ovvero Pogacar e Van Der Poel. Ma in uno dei primi settori di pavé, il terzo, Van Aert ha forato. Questo ci ha portati a inseguire e rivedere il programma d’azione. In quel momento io ero davanti, insieme a Laporte, mentre Affini e Doull erano rimasti dietro e sono stati loro a dare una mano a Wout per rientrare. 

Tadej Pogacar, UAE Team Emirates-XRG, Parigi-Roubaix 2026
Il primo dei momenti chiave: Pogacar fora ed è costretto a usare una bici del cambio neutro Shimano
Tadej Pogacar, UAE Team Emirates-XRG, Parigi-Roubaix 2026
Il primo dei momenti chiave: Pogacar fora ed è costretto a usare una bici del cambio neutro Shimano
La corsa poi è esplosa…

C’è stata la scrematura che ha portato il gruppo ad assottigliarsi, saremo rimasti una quarantina di corridori. Noi della Visma eravamo in cinque, quindi andava tutto per il meglio. Quando Pogacar ha forato noi e la Alpecin abbiamo alzato il ritmo, per fargli consumare energie e compagni di squadra.

Che ne pensi delle polemiche a proposito di quest’azione?

La Roubaix è l’unica gara dove si può fare, se dovessimo aspettare tutti quelli che forano saremmo ancora fermi al primo settore. Fa parte del gioco, anche quando Van Aert ha forato nessuno lo ha aspettato. Per questo io ero quello che doveva rimanere sempre vicino a Wout, avendo misure simili gli avrei potuto passare subito la bici.

Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
Pietro Mattio e la sua ultima tirata prima della Foresta di Arenberg, lavoro finito per il piemontese
Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
Pietro Mattio e la sua ultima tirata prima della Foresta di Arenberg, lavoro finito per il piemontese
Anche voi volevate fare corsa dura, non solo la UAE.

Sì, avevamo una squadra forte e sapevamo che nel momento in cui fossero rimasti una quindicina di corridori avremmo potuto avere due o tre atleti davanti: Van Aert e Laporte su tutti. L’approccio alla corsa è stato subito molto veloce, Affini, Doull e io saremmo dovuti entrare nella fuga iniziale in caso fosse uscito un gruppo numeroso. Ma a quelle velocità era impossibile anticipare.

Vi aspettavate una UAE così aggressiva?

Assolutamente, anche perché era l’unica carta che potevano giocarsi. Stressare e sfinire gli avversari. Anche noi volevamo però tenere i ritmi alti, con Van Aert pronto a giocare d’anticipo. Io ho fatto l’ultima tirata prima della Foresta, e da quel momento la mia corsa era finita. Sono rimasto a un paio minuti, perché ho fatto in tempo a uscire da Arenberg e vedere Van Der Poel davanti a me

Cosa hai pensato?

Che sarebbe stata davvero dura per lui, ma non ho pensato fosse fuori dai giochi. Anche perché via radio arrivavano i distacchi ed era dato in costante avvicinamento. Il segnale andava e veniva, per cui le comunicazioni erano difficili, però sapevo che Van Aert avrebbe fatto di tutto per non permettere a Van Der Poel di rientrare.

Quando hai saputo della vittoria?

Poco dopo il Carrefour de l’Arbre. Ho fatto gli ultimi chilometri con un gruppetto di quattro o cinque, poi mi sono staccato e sono entrato nel velodromo da solo. 

Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
Una foto dell’esultanza di Pietro Mattio che al velodromo ci è arrivato davvero (foto Instagram/Pietro Mattio)
Pietro Mattio, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike (foto Instagram/Pietro Mattio)
Una foto dell’esultanza di Pietro Mattio che al velodromo ci è arrivato davvero (foto Instagram/Pietro Mattio)
Ti abbiamo visto anche incitare la folla…

Volevo gasare il pubblico, dopo 260 chilometri era giusto. Poi dalla Foresta al traguardo mentalmente è stata dura, però volevo finirla. Soprattutto dopo aver scoperto che ce l’avevamo fatta. 

Bicchiere di spumante ampiamente guadagnato, no?

Certamente! Poi mi sono concesso anche un foto con Van Aert e il trofeo (in apertura). Bellissimo, e pesa anche un bel po’.

Wout Van Aert, Tadej Pogacar, Parigi-Roubaix 2026

Colbrelli e la tattica: i campioni sanno (anche) leggere la corsa

17.04.2026
5 min
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Lo abbiamo scritto nell’editoriale che ha aperto la settimana post Parigi-Roubaix, le regole ancora vincenti del ciclismo esistono e continueranno ad esserci. Si spera almeno. L’argomento della tattica in corsa è rimasto al centro del nostro dibattito dopo il Fiandre e la Roubaix ci ha dato modo di proseguire. In un ciclismo dove si guarda a motori, watt e potenza spesso ci si è arresi al fatto che sia il più forte a vincere. Il che è vero, in parte.  

Tadej Pogacar ha vinto alla Strade Bianche dettando legge a colpi di pedali, allo stesso modo ha vinto la Milano-Sanremo e il Fiandre. Lo sloveno era il più forte in corsa e ha capitalizzato la sua superiorità. Ma siamo sicuri che il resto del gruppo abbia fatto in modo che Pogacar facesse più fatica del dovuto? Isoliamo la Strade Bianche, ma siamo sicuri che nelle altre due Monumento vinte dal campione del mondo in carica si sia fatto tutto per batterlo?

Pochi ragionamenti

Con queste domande siamo andati da Sonny Colbrelli, che con l’astuzia, la tattica e le giuste gambe nel 2021 ha vinto l’europeo e la Roubaix contro avversari di caratura superiore quali Evenepoel e Van Der Poel.

In questi giorni Colbrelli è super indaffarato, da poco ha aperto il suo negozio di bici e noleggio a Salò, sul Lago di Garda. Un punto vendita De Rosa dove si possono anche effettuare noleggi e grazie a due guide del posto pedalare sulle strade e i sentieri del lago. 

«Diciamo che adesso di tattica se ne vede davvero poca – dice Colbrelli – perché la tendenza è di andarsela a giocare fino alla fine. E’ un ciclismo che va a mille all’ora e nelle ultime gare nessuno resta a ruota, non so capire il perché. Immagino siano anche i diesse dall’ammiraglia a sconsigliare certi atteggiamenti. Io però un europeo e una Roubaix li ho vinti esattamente in questo modo, giocando con la tattica».

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Strade Bianche 2026: Pogacar attacca a 86 chilometri dall’arrivo dettando la legge del più forte, poco spazio alla tattica
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Strade Bianche 2026: Pogacar attacca a 86 chilometri dall’arrivo dettando la legge del più forte, poco spazio alla tattica

Accontentarsi

L’impressione è che nel ciclismo dei marziani accontentarsi sia quasi una scelta accettabile. Provare a vincere vuol dire arrivare fino in fondo e poi giocarsi le proprie carte. Ma siamo sicuri che certi atteggiamenti siano davvero i migliori o quelli giusti? Alla Sanremo Pogacar non ha esitato quando si è trattato di usare l’astuzia, così nel lanciare la volata con Pidcock a ruota si è mosso in modo da ingannare il britannico. 

«Pogacar è uno che non ha paura di nulla – analizza Sonny Colbrelli – e non guarda nemmeno alla tattica. E’ il più forte e non pensa a certe cose, fa quello che vuole. Al contrario Pidcock avrebbe potuto usare un po’ di astuzia, forse. Anche se rimango dell’idea che Pogacar quel giorno avesse una superiorità tale da poter fare tutto.

«L’argomento dell’accontentarsi – prosegue – potrebbe anche essere legato alla logica dei punti. Ormai quelli contano molto e certe squadre preferiscono arrivare davanti anche se battute piuttosto che rischiare di perdere posizioni».

Voci dall’ammiraglia

Per sapere se quest’ultima affermazione sia vera dovremmo salire in macchina con certi diesse. Sonny Colbrelli, che in carriera è stato sia corridore che diesse però può essere un riferimento importante

«Quando sono passato dalla bici all’ammiraglia – racconta ancora Colbrelli – ho vissuto anche un cambiamento enorme nell’approccio alle corse. Fino a qualche anno fa certe dinamiche in gara erano accettate, ora meno. E’ un ciclismo sempre più veloce e meno aperto dal punto di vista tattico. 

«E’ chiaro che le gare ora si aprono anche a 80 o 90 chilometri dal traguardo. Se uno come Pogacar attacca da così lontano è difficile anticipare».

Wout VAn Aert, Tadej Pogacar, Roubaix 2026
Roubaix 2026: Van Aert mette in atto ogni tattica possibile per mettere in difficoltà Pogacar e batterlo
Roubaix 2026: Van Aert mette in atto ogni tattica possibile per mettere in difficoltà Pogacar e batterlo

Orgoglio o testardaggine?

Il ragionamento non fa una piega, se il più forte di tutti anticipa e chiude la corsa a 80 chilometri dal traguardo, come alla Strade Bianche, c’è poco da fare. Ma è quando si arriva nel finale insieme a lui che forse si dovrebbero cercare vie alternative per vincere. Van Der Poel al Fiandre ha giocato ad armi pari e si è trovato senza cartucce da sparare. Al contrario Van Aert ha usato l’astuzia e la voglia di vincere per mettere nel sacco il campione del mondo.

«Mi trovo totalmente d’accordo – conclude Colbrelli – ma mi permetto di dire che Van Der Poel non è mai stato un grande tattico. Alla Roubaix del 2021 rimase per diversi chilometri tra il nostro gruppo e Moscon, bruciando tante energie e arrivando alla volata senza forze. Al contrario credo che Van Aert domenica abbia usato tutti i mezzi a disposizione. Sapeva che Pogacar e Van Der Poel erano i più forti, e ha corso sfruttando i momenti».

L’allungo nel tratto di Auchy-lez-Orchies à Bersée quando VDP era a venti secondi, mettere davanti Pogacar nei settori di pavè con vento contrario per evitare attacchi a sorpresa. Insomma, Van Aert ha dimostrato che per vincere serve essere campioni anche nel leggere la corsa.

Tadej Pogacar e Wout Van Aert, Roubaix 2026

Ehi Moreno, l’ha vinta Van Aert o l’ha persa Tadej?

16.04.2026
6 min
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Una Parigi-Roubaix così continua a tenere banco. Sono tanti i temi sollevati dall’Inferno del Nord: il ritorno di Van Aert, gli spunti tecnici, l’appeal in Belgio, le vecchie regole che restano valide. Ma c’è anche un’analisi più tattica.

Un’analisi che abbiamo voluto fare con Moreno Moser, uno dei commentatori che più si è appassionato al successo di Wout van Aert alla Parigi-Roubaix. E la domanda che gli abbiamo posto è: l’ha vinta Van Aert o l’ha persa Pogacar?

Moreno Moser, qui con Luca Gregorio, è un commentatore tecnico di Europosrt. I due, assieme a Magrini, sono letteralmente esplosi di gioia per il successo di Van Aert
Moreno Moser, qui con Luca Gregorio, è commentatore tecnico di Eurosport. I due, assieme a Magrini, sono letteralmente esplosi di gioia per il successo di Van Aert
Moreno Moser, qui con Luca Gregorio, è un commentatore tecnico di Europosrt. I due, assieme a Magrini, sono letteralmente esplosi di gioia per il successo di Van Aert
Moreno Moser, qui con Luca Gregorio, è commentatore tecnico di Eurosport. I due, assieme a Magrini, sono letteralmente esplosi di gioia per il successo di Van Aert
Quindi Moreno, l’ha persa Pogacar o l’ha vinta Van Aert?

Secondo me l’ha persa Van der Poel.

Partiamo col botto…

Pogacar non l’ha persa per me. E’ vero: Pogacar sicuramente è stato più sfortunato rispetto a Van Aert. Ha avuto un problema un po’ più grosso rispetto a Wout e quel rientro gli è costato non poco. Allo stesso tempo però penso che Pogacar quel tipo di sforzi riesca a recuperarli talmente bene che credo non gli pesino neanche così tanto. Perciò dico che, a conti fatti, non aveva proprio la forza di staccarlo. Mi riferisco a Van Aert ovviamente. Questo Van Aert in pianura non lo stacchi, neanche se ti chiami Pogacar e sei al 100 per cento.

E Van Aert?

Wout non mi ha mai dato neanche una minima impressione di cedere. Se avessi visto Van Aert quasi sul limite, avrei detto: «Forse sì, l’ha persa Pogacar». Ma così non è stato. Wout perdeva giusto qualche metro dopo qualche curva, ma poi richiudeva con grande facilità. Anzi, se devo dirla tutta, sul Carrefour de l’Arbre ho avuto più la sensazione contraria. Non dico che Wout potesse staccare Tadej, ma certo era in condizione di attaccarlo. Solo che non gli conveniva.

All’inizio hai citato anche Van der Poel…

Se Mathieu non avesse avuto quel doppio problema nell’Arenberg, secondo me non c’era storia neanche quest’anno. Probabilmente ci sarebbe stata una bella volata, molto più alla pari. Magari una volata a tre. E prima, quando ho detto che l’ha persa Van der Poel, mi riferisco soprattutto al pasticcio con Jasper Philipsen nella Foresta di Arenberg.

Il primo inconveniente tecnico di Van Aert ad Arenberg. Momento che inciso sull'economia della corsa
Il primo inconveniente tecnico di Van der Poel ad Arenberg. Momento che ha inciso sull’economia della corsa
Il primo inconveniente tecnico di Van der Poel ad Arenberg. Momento che inciso sull'economia della corsa
Il primo inconveniente tecnico di Van der Poel ad Arenberg. Momento che ha inciso sull’economia della corsa
Forse più un pasticcio della Alpecin-Premier Tech

Sì, meglio. La storia dei pedali con marche diverse è stata una scelta veramente discutibile. A memoria mia non ricordo pedali diversi in un team. Infatti quando ho visto che non gli entravano ho detto: «No, è impossibile, non possono avere marchi diversi». I corridori i pedali non li cambierebbero mai, così come le scarpe. Poi, se Philipsen aveva iniziato a testarli e si trovava bene, è difficile anche farlo tornare indietro. Forse il problema è stato iniziare a testare in certi momenti della stagione. Anche perché se c’è da fare un test, non lo fai con tutti. Quindi neanche mi sento di condannarli. Però…

Resta il però…

In quel momento Van der Poel ha perso quasi due minuti e mezzo. Se ne perdeva solo uno rientrava. E soprattutto avrebbe speso di meno.

Però è anche vero che forse davanti si sono un po’ regolati sul passo di Van der Poel, non credi Moreno? Spesso Pogacar e gli altri non sembravano a tutta…

Un po’ sì, però in quei momenti non fai troppi calcoli.

Torniamo ai due: Van Aert e Pogacar. Tadej è stato troppo generoso nel tirare? Era questo il filone tattico? O se l’è giocata bene Van Aert?

No, era giusto così. Van Aert poteva anche arrivare in volata a due, Pogacar no. Quindi è Pogacar che doveva staccarlo, ma non c’è riuscito perché, come dicevo, ha trovato un grande Van Aert che almeno in pianura adesso non lo stacchi.

A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
Filone tattico corretto, secondo Moser. Van Aert poteva arrivare in volata, Pogacar no. Spettava allo sloveno la maggior parte del lavoro
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
Filone tattico corretto, secondo Moser. Van Aert poteva arrivare in volata, Pogacar no. Spettava allo sloveno la maggior parte del lavoro
C’è qualche altro dettaglio di questa Roubaix che ti ha colpito, che ti è piaciuto o che al contrario non hai condiviso?

Direi di no, mi è piaciuto davvero tutto. Vedere questi super atleti, sempre loro, che lottano col coltello tra i denti a 120 chilometri dall’arrivo è fantastico. Pogacar fa un po’ da collante tra il mondo delle classiche e quello dei Grandi Giri, ma davvero con questi campioni stiamo vivendo una grande era. Se devo dire qualcosa che mi ha colpito, allora dico che mi sono emozionato per Van Aert. E’ stata una festa per tutti. Credo che in fondo Pogacar stesso fosse contento per lui!

Perché, dicci un po’?

Mi hanno fatto impressione le parole che ha detto nell’intervista post gara. Ha detto che nella sua testa si era disegnato mille volte questa corsa, questo scenario. E si vedeva che lui e il suo team ce l’avevano in mente. E poi, a otto anni dalla morte del suo compagno, Michael Goolaerts, lo ha ricordato. Il primo pensiero è stato per lui. Vuol dire che davvero questa cosa se l’era immaginata mille volte. Io la notte mi immaginavo le corse, le sognavo. Ho capito bene quel suo processo mentale.

In effetti è stato toccante…

Un’altra cosa che mi ha impressionato di Van Aert è stata la motivazione. In particolare quando gli hanno chiesto se avesse mai smesso di crederci e lui ha risposto di sì. A un certo punto non ci credeva più. In questo mondo di super positivismo, di ottimismo forzato o imposto, anche dai social, in cui non si può mai smettere di crederci, lui ha detto il contrario. E’ stata una grande apertura. Alcune volte puoi mollare e il giorno dopo risali in bici e continui. E’ stato uno schiaffo in faccia all’iper-positività utopica di questi tempi.

Setup diversi fra i due: ruote con prifilo differenziato anteriore-posteriore da 42-46 mm e coperture da 32 mm per Van Aert. Ruote da 56-60 mm e coperture da 35 mm per Pogacar
Ruote con profilo differenziato anteriore-posteriore da 42-46 mm e coperture da 32 mm per Van Aert. Ruote da 56-60 mm e coperture da 35 mm per Pogacar
Setup diversi fra i due: ruote con prifilo differenziato anteriore-posteriore da 42-46 mm e coperture da 32 mm per Van Aert. Ruote da 56-60 mm e coperture da 35 mm per Pogacar
Ruote con profilo differenziato anteriore-posteriore da 42-46 mm e coperture da 32 mm per Van Aert. Ruote da 56-60 mm e coperture da 35 mm per Pogacar
Parliamo di setup, Moreno. Sensazione nostra è che forse Pogacar non avesse la bici migliore. Dalla tv si vedeva che rimbalzava parecchio sul pavé con quelle gomme da 35 millimetri e ruote da 60. Mentre Van Aert aveva ruote molto più basse e gomme da 32 millimetri. Cosa ci dici?

Tadej saltellava di più forse perché è più leggero degli altri, però riguardo alle gomme, sul pavé più sono larghe e meglio è, secondo me. Non credo che lo penalizzasse troppo su asfalto. E poi tutti e due, ma non solo loro, avevano la bici più aero possibile, super rigida. In questo contesto la gomma è tutto, è la gomma che ammortizza.

Esatto, ma non è che forse si è lasciato un po’ troppo tutto alla gomma?

Hanno fatto 49 di media e sapete quanto conta una bici così a quelle velocità? Tantissimo. E’ troppo importante questo aspetto. E comunque parliamo di una sfida che si è risolta in volata, perciò non credo che ci siano stati troppi vantaggi o svantaggi per l’uno e per l’altro riguardo ai materiali. Il fatto tecnico di base è che Pogacar era più leggero. Leggevo che era quello con circa 10 chili in meno rispetto ai più leggeri tra i primi dieci classificati.

E’ che a volte ci facciamo trasportare dall’invincibilità di Pogacar. Come se per lui fosse tutto facile e scontato…

Rendiamoci conto che arrivare lì davanti è già un’impresa per Pogacar. Pensare che possa staccare Van Aert in pianura sarebbe più surreale che altro. Vorrebbe dire sviluppare una quantità di watt rispetto a loro incredibile. Magari poteva staccare il Van Aert del 2025, ma non questo.

Parigi-Roubaix 2026, Tadej Pogacar, docce velodromo

Roubaix, la resa di Pogacar in una frase alla radio

16.04.2026
7 min
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«Solitamente Tadej parla poco alla radio – dice Baldato – ma a un certo punto mi ha fatto una domanda un po’ ironica: “Dimmi, come posso batterlo?”. In quelle parole ci sta tutto. Ho capito il suo spirito, mancavano ancora alcuni settori di pavé, ma nei due più difficili il vento era contrario. E’ stato a favore per tutto il giorno, ma quando serviva davvero era contro. Sembra una piccolezza, ma è un’enormità e noi lo sapevamo.

«Abbiamo attaccato nei tratti in cui era a favore o di lato, ma negli altri con Van Aert a ruota non si riusciva a fare niente. Avete visto Wout quanti rischi si è preso per coprirsi? Riusciva a stargli al fianco, cosa che nessun altro avrebbe saputo fare. In certi momenti sembrava quasi che gli entrasse nel cambio e intanto però si proteggeva…».

Giro delle Fiandre 2023, Fabio Baldato, Marco Marcato (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)

Un altro secondo posto

Sono passati quattro giorni, ma la Roubaix è fatta di immagini lucidissime nello sguardo del direttore sportivo del UAE Team Emirates XRG. C’era tutto per vincere, ma pochi meglio di Baldato, che nel 1994 arrivò secondo, può capire le mille variabili con cui anche Pogacar ha dovuto fare i conti. Lo avevamo sentito pochi giorni prima, questa volta ci interessa il racconto di una giornata folle quasi quanto quella di Sanremo, ma conclusa nuovamente con una beffa.

«Difficile dire se una bruci più dell’altra – ammette – perché in entrambi i casi la sconfitta è dipesa da un imprevisto. Lo scorso anno fu la caduta, questa volta la foratura nel momento in cui purtroppo c’era un barrage. Il gruppo era rotto in due e con l’ammiraglia eravamo quasi un minuto indietro. C’erano due tratti di pavè, uno dietro l’altro, e arrivare da Tadej per dargli la bici non è stato semplice. Poi ha dovuto fare un grande sforzo per rientrare, fortunatamente sfruttando i compagni che erano rimasti. Ci eravamo concessi il lusso, convinti che sarebbe rientrato, di lasciare Vermeersch passivo nel gruppo davanti, perché sarebbe stato la nostra carta vincente…».

Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Invece Florian è caduto…

All’uscita dalla Foresta, ha forato davanti e ha avuto una bruttissima caduta. Ha picchiato il ginocchio malamente, sta recuperando e per fortuna sembra niente di grave. Per cui ci siamo trovati con Niels Politt e l’abbiamo usato per rientrare, per fare l’ultimo sforzo e portare Tadej davanti negli ultimi 80 chilometri.

Quanto è stato grande lo sforzo di Tadej per rientrare?

Ha speso tanto. La squadra l’ha portato fino a 20 secondi all’entrata del settore di Haveluy e in quel momento davanti ha attaccato Van Der Poel. La squadra ha fatto tanto, ma Tadej ci ha messo del suo. Per fortuna prima della Foresta si sono un po’ guardati. Erano tutti a ruota di Mathieu e lui ha pensato di tirare un attimo il fiato, dando modo a Pogacar di rientrare. Lo sforzo è stato grande. Lui è rientrato, ma non tutti nella stessa situazione ci sarebbero riusciti.

Anche l’inseguimento di Van der Poel ha avuto dell’incredibile…

Sì, era sparito. Lo davano a 2’10”-2’15”, ma la Roubaix è così, anche Ganna è rientrato due volte e non ha mai mollato. Lo diciamo sempre: never give up ed è proprio così. Pensavamo di aver perso Politt perché aveva fatto gran parte del lavoro, invece con l’esperienza di chi è arrivato sul podio della Roubaix, si è messo lì, è salito sul treno di Van der Poel ed è tornato in corsa, facendo ancora una top 10 che ha valore. Arrivare nei 10 alla Roubaix, è una vittoria per chiunque. Solo finirla è una vittoria.

L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
Pogacar ha provato più volte a staccare Van Aert: lo temeva in volata?

Esatto, quel messaggio alla radio era proprio per questo. Van Aert ha fatto quello che doveva, non ho avuto modo di parlare con Pogacar dopo la corsa, ma quello che è successo fa parte dei giochi, è nella tattica di corsa. E’ vero che forse è rimasto un po’ sulle ruote, ma quando Van der Poel è arrivato a 25 secondi, è stato lui a rimandarlo indietro. Avere un Van Der Poel che rientrava non piaceva neanche a Wout, ha fatto il suo. E in volata non lo scopriamo adesso.

Però l’anno scorso aveva perso quella del Brabante con Evenepoel…

La speranza era che dopo 260 chilometri, avesse le gambe stanche, che avesse speso di più o fosse al limite. Invece Van Aert è arrivato al velodromo quasi come se dovesse fare una volata di gruppo. Complimenti, non c’è niente da aggiungere. E come ha detto Tadej: c’è solo da riprovare.

Il rientro di Van der Poel sarebbe stato un rischio?

Non averlo è stato un pensiero in meno, però Van Aert si è dimostrato all’altezza e anche di più. Mi brucia la perdita di Vermeersch. Era il corridore più in condizione dopo Tadej e non lo avevamo usato per rientrare. Veramente il rammarico è stato non aver potuto giocare anche noi con un uomo in più. Come la Visma con Laporte, che è stato importante per favorire il rientro di Van Aert quando ha bucato.

Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
E’ possibile che tutte queste forature siano state causate dalla velocità che avete imposto al gruppo?

E’ una buona osservazione, ho pensato anch’io la stessa cosa. Già nella ricognizione li ho visti andare a 50 all’ora, mentre ai miei tempi si andava a 45-46. Sicuramente le sollecitazioni sono all’estremo e il pavé, per quanto se ne dica, ogni anno non è certo migliore. Alcuni tratti vengono rifatti, ma sono strade usate tutto l’anno dai trattori per cui le pietre sono di traverso: lo avete visto bene, sapete che cosa intendo. Quindi penso anch’io che sicuramente le velocità accrescano il rischio di foratura. Per questo abbiamo aumentato così tanto le sezioni…

Non si erano mai viste gomme così grosse.

Ormai si va proprio al limite del regolamento. Per la prima volta ho visto arrivare i commissari a misurare la dimensione degli pneumatici, mancava ancora questa. Non mi meraviglierei se il prossimo anno inventassero una regola per farci correre con i tubolari più piccoli, per farci rallentare. 

Certo la gomma di Tadej passava appena nella forcella: se ci fosse stato fango avrebbe usato la stessa misura?

Vi dirò, la pensavo allo stesso modo. Invece hanno fatto un test a marzo con fango e pioggia, mentre io ero alla Parigi-Nizza, e non hanno avuto problemi. Il copertone è quasi slick, non riesce veramente a portarsi via il fango. La grossa differenza la fa non avere più i vecchi freni rim che raccoglievano lo sporco. Con i freni a disco e la forcella senza angoli e tutta lucida, il fango non trova punti in cui impigliarsi. Per fortuna non c’è stata la prova contraria, perché correre la Roubaix sul bagnato a quelle velocità è sempre più rischioso.

Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Bè, la causa della velocità in fondo siete stati voi, no?

Visto il vento e il tipo di corsa che avevamo in mente di fare, avevo detto subito che avremmo fatto più di 48 di media. Si poteva lasciar andare la fuga e andare più tranquilli sull’asfalto, ma una volta entrati sul pavé, penso si sia capito che la nostra idea fosse di fare la corsa più dura possibile. Poi purtroppo abbiamo dovuto inseguire, fino a rimetterla in carreggiata, ma a Tadej non è bastato.

Gli toccherà tornarci? Pogacar ha vinto la Sanremo e ha detto che non ci tornerà più, la Roubaix ancora manca…

L’ha dichiarato lui, l’ha detto a tutti. Pogacar non è uno che lascia i lavori a metà e ci vuole riprovare. Never give up, soprattutto a Roubaix. Pensate a Van Aert, quanti anni ha impiegato per vincerla? Dal 2018 non si è mai arreso. Sono felicissimo anch’io per Wout, per quello che fa e quello che ha sempre fatto. E poi è un signore, non fa mai polemiche. No, veramente complimenti. Ha vinto un campione, non ha rubato niente.

Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert

Van Aert e la rincorsa alla Roubaix: viaggio tra sfortune e redenzione

15.04.2026
6 min
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Edoardo Affini in questi giorni è a casa, in Olanda, e si sta godendo la pace e la tranquillità della famiglia, la piccola Celeste ha ormai sei mesi e cresce. Nel periodo delle Classiche papà Edoardo ha fatto in tempo a fare avanti e indietro qualche volta ma senza godersela più di tanto. Ora, che con la Roubaix e la vittoria di Van Aert è finito il periodo di corse, ci si può rilassare e stare a casa. Infatti quando intercettiamo Affini è fuori per una passeggiata in compagnia della piccola, che intanto dorme. Sono passati due giorni dalla redenzione di Van Aert tra la polvere e le pietre della Roubaix e tutto sembra avere un senso diverso. 

«Sicuramente è stato il modo migliore di chiudere il periodo delle Classiche – dice con una risata Affini – e penso che tutto il mondo del ciclismo sia felice di questo capitolo conclusivo. O per lo meno questa è la sensazione che ho avuto sulle strade domenica guardando i tifosi. Erano tutti contenti come una Pasqua». 

Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Affini era accanto a Van Aert anche in questa edizione della Parigi-Roubaix, l’ennesima battaglia corsa insieme
Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Affini era accanto a Van Aert anche in questa edizione della Parigi-Roubaix, l’ennesima battaglia corsa insieme

La “Pasqua” belga

La Pasqua del Nord è arrivata una settimana dopo quella religiosa, se ci permettete questo accostamento. Perché la vittoria di Wout Van Aert è arrivata al termine di un’attesa durata otto anni, tanti ne sono passati da quando la Roubaix è entrata nella testa del corridore della Visma Lease a Bike

«Credo che Wout (Van Aert, ndr) – racconta Affini – se la meriti tutta, dopo esserci andati vicini per tanti anni è bello poter vedere un corridore del suo calibro aggiungere una gara del genere al palmares. Del significato che avesse la Roubaix per lui lo ha già detto, ma credo sia una cosa che vale per tutti».

Parigi-Roubaix 2026, velodromo, festa, Wout van Aert
Roubaix era tutta per Van Aert, un tifo da stadio per il belga della Visma Lease a Bike
Parigi-Roubaix 2026, velodromo, festa, Wout van Aert
Roubaix era tutta per Van Aert, un tifo da stadio per il belga della Visma Lease a Bike
Facciamo qualche passo indietro, in che modo arrivava la squadra a questa Roubaix?

Con la consapevolezza che nella Campagna delle Classiche eravamo stati sempre nel vivo della corsa. Abbiamo sfiorato la vittoria diverse volte, alla Dwars Door Vlaanderen e alla In Flanders su tutte. Senza dimenticare che al Fiandre Van Aert è rimasto giù dal podio per poco, quindi direi che l’avvicinamento è stato buono. Poi la Roubaix è sempre particolare.

Per la sua imprevedibilità?

E’ la corsa con il grado di incertezza più alto, può davvero succedere di tutto. Si possono programmare momenti e tattiche, ma poi si scende dal bus e si deve fare i conti con l’andamento della gara. 

Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Edoardo Affini
Edoardo Affini ha lavorato per Van Aert fino al quarto settore di pavé
Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Edoardo Affini
Edoardo Affini ha lavorato per Van Aert fino al quarto settore di pavé
Che aria si respirava sul bus la mattina?

Abbastanza rilassata, la riunione tecnica era stata fatta in hotel la sera prima, dopo la presentazione delle squadre. Quindi la mattina della corsa ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione e siamo saliti sul bus. L’hotel e la partenza distavano circa un quarto d’ora, onestamente nel tragitto eravamo tutti sereni, per quanto lo si possa essere alla partenza di una Classica come la Roubaix.

Nessuna tensione?

Solo quella “positiva”, che ti permette di rimanere attento e vigile, consapevole di quello che dovrai andare a fare. 

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike,
Wout Van Aert ha ritrovato la vittoria in una Classica Monumento sei anni dopo la Milano-Sanremo del 2020
Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike,
Wout Van Aert ha ritrovato la vittoria in una Classica Monumento sei anni dopo la Milano-Sanremo del 2020
Tu che ruolo avevi?

Sono rimasto accanto a Van Aert fino alla sua prima foratura, al quarto settore di pavé, poi è rientrato e ha fatto l’accelerazione che lo ha riportato davanti. In quel momento il gruppo si è spezzato e la metà davanti si è giocata la corsa. 

Quando hai saputo della vittoria?

Ero sempre collegato via radio, ma era facile capirlo dall’entusiasmo della gente a bordo strada. Quando ho visto i tifosi belgi così felici ho capito che ce l’aveva fatta. Van Aert in Belgio è una star, allo stesso livello di un calciatore di Serie A da noi in Italia.

Cosa hai provato nel vederlo vincere?

Ho rivisto le immagini dell’attacco e del finale, devo ammettere che è stato un gran piacere. Era da sei stagioni che provavamo a vincere Fiandre e Roubaix. Assistere alla sua vittoria mi ha reso davvero felice, ci siamo preparati insieme per anni ed è bello vedere il nostro lavoro ripagato. Credo di essere, tra i corridori in squadra, quello che ha fatto il maggior numero di giorni di gara insieme a lui

Per anni Van Aert ha sfiorato la Roubaix, qui nel 2023 quando ha forato sul pavé del Carrefour de l’Arbre, mentre davanti Van Der Poel scappava
Per anni Van Aert ha sfiorato la Roubaix, qui nel 2023 quando ha forato sul pavé del Carrefour de l’Arbre, mentre davanti Van Der Poel scappava
Qual è stata la prima cosa che vi siete detti una volta al bus?

Non credo di poterlo dire (sorride, ndr), ma ci siamo abbracciati senza dire tante parole, non penso ce ne fosse bisogno. Poi a cena abbiamo fatto un brindisi insieme alle famiglie, un bel modo per chiudere una giornata bellissima. Però questa non è mica la fine.

In che senso?

E’ vero, abbiamo raggiunto un obiettivo inseguito per tanti anni, ma il nostro lavoro non finisce mica con la Roubaix. Anzi, penso che Van Aert fosse il più contento di tutti, ma si guarda anche al futuro.

Uno dei momenti più difficili nella carriera del belga è stata la Vuelta 2024, una caduta dalla quale è stato difficile ripartire
Uno dei momenti più difficili nella carriera del belga è stata la Vuelta 2024, una caduta dalla quale è stato difficile ripartire
In questi anni c’è stato un momento più difficile?

Direi il 2024, la caduta e il conseguente infortunio alla Dwaars Door Vlaanderen sono stati difficili da mandare giù. Se poi penso a quanta fatica ha fatto Van Aert per tornare. Senza considerare che una volta alla Vuelta è caduto ancora e si fatto male al ginocchio, lì ti metti le mani nei capelli. 

Lui stesso ha detto che a volte si è trovato in difficoltà…

Sì, ma non si è mai arreso e credo che il suo atteggiamento sia stato un esempio per tutti noi. Van Aert è un modello da seguire, ce la mette sempre tutta. Averlo visto ripartire ogni volta è stato uno stimolo in più anche per noi compagni di squadra.

Affini e Van Aert
Affini è il compagno di squadra che ha condiviso più giorni di corsa insieme a Van Aert
Affini e Van Aert
Affini è il compagno di squadra che ha condiviso più giorni di corsa insieme a Van Aert
C’è stato un momento in cui, anche solo per un attimo, hai smesso di crederci?

Personalmente no, ho sempre pensato che ce l’avremmo fatta, anche nei momenti più difficili. Tutto il duro lavoro fatto da Van Aert per tornare ai suoi livelli doveva pagare, prima o poi. 

Credi che questa Roubaix possa essere un punto di svolta?

Magari è quella sicurezza in più che serviva, non che Wout sia mai stato agitato, ma ora penso sia più consapevole e possa dire: «Ce l’ho fatta». Perché dal pensare di potercela fare al farlo per davvero ne passa di acqua sotto i ponti.

Wout Van Aert, partenza Roubaix 2026

Wout come Poulidor, la sua popolarità cresceva ancora…

15.04.2026
5 min
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Non è la prima volta che scriviamo della popolarità di Wout Van Aert in Belgio. Qualcosa che va oltre il semplice essere fan. Ci sono valori che l’atleta di Herentals incarna alla grande: educazione, l’essere un padre di famiglia, il lottare sempre. Domenica scorsa c’era un mondo che lo seguiva: nei pub, nei fans club, a bordo strada… e persino negli stadi di calcio in attesa della partita.

E tutto ciò lo constatammo noi stessi quando al mondiale di Leuven 2021, la sera, passeggiando per la città, ci si imbatteva in orde di tifosi lungo la strada che cantavano “Wout Van Aert, Wout Van Aert” sulle note di Gigi D’Agostino. Dopo il trionfo alla Parigi-Roubaix siamo tornati dal nostro amico e collega Guy Van Den Langenbergh, giornalista di Het Nieuwsblad. Cos’è stato questo trionfo di Van Aert per il Belgio? E’ questo il nocciolo della questione.

Guy Van Den Langenbergh (classe nel 1968) è un giornalista sportivo specializzato in ciclismo e ciclocross. Scrive per Het Nieuwsblad dal 2004 ed è ospite anche di diversi talk
Guy Van Den Langenbergh è un giornalista sportivo specializzato nel ciclismo. Scrive per Het Nieuwsblad dal 2004 ed è ospite di alcuni talk
Guy Van Den Langenbergh (classe nel 1968) è un giornalista sportivo specializzato in ciclismo e ciclocross. Scrive per Het Nieuwsblad dal 2004 ed è ospite anche di diversi talk
Guy Van Den Langenbergh è un giornalista sportivo specializzato nel ciclismo. Scrive per Het Nieuwsblad dal 2004 ed è ospite di alcuni talk
Guy, ci eravamo già incrociati ad Anversa, al via del Giro delle Fiandre. Già quella mattina eri fiducioso circa una vittoria di Van Aert…

Vero, io e tutti noi belgi speravamo che Wout potesse vincere il Giro delle Fiandre, ma sappiamo tutti che per lui è ormai diventato più difficile, perché la fisionomia della corsa è cambiata. E’ più dura, con tre volte il Kwaremont e il Paterberg, e poi ci sono molte altre piccole côte in cui serve esplosività. Il dislivello è elevato (e sono cambiati anche gli interpreti aggiungiamo noi, ndr).

Alla fine questa vittoria è arrivata sette giorni dopo…

La Parigi-Roubaix è una corsa diversa. Conta più l’endurance, non l’esplosività, ma la capacità di sviluppare una grande velocità per molto tempo, soprattutto sui tratti in pavé. E Wout ha la struttura fisica, la capacità di guida e tutto quel che serve per brillare sui settori della Roubaix. E lo ha dimostrato domenica scorsa.

Cosa significa questa vittoria per il Belgio dunque? Tu ci hai sempre detto che Wout è il vero simbolo del ciclismo della tua Nazione…

La vittoria è molto importante per Wout, la sua vittoria più importante. Lui stesso ha sempre pensato che avrebbe potuto vincere una classica come questa e, all’età di 32 anni, è qualcosa di grandioso. La popolarità di Van Aert è aumentata anche negli ultimi anni. E non soltanto in Belgio. La televisione italiana, i commenti, anche gli inglesi e i francesi… tutti amano Wout. E’ un po’ come Raymond Poulidor, l’eterno secondo, ma sempre presente, sempre in lotta. E’ per questo motivo che il popolo francese lo ha amato, e lo ama, moltissimo.

Wout Van Aert
Nonostante tutto, anche questa volta non è mancato il brivido per Van Aert
Wout Van Aert
Nonostante tutto, anche questa volta non è mancato il brivido per Van Aert
E’ molto interessante questo punto di vista. Credevamo che con tutte quelle sconfitte fosse diminuito questo supporto generale, soprattutto perché spesso inflitte da Van der Poel, il suo rivale naturale…

Tra l’altro Poulidor era anche il nonno di Van der Poel. La popolarità di Wout è aumentata negli ultimi anni proprio perché non vinceva. E’ sempre stato molto vicino, ma non vinceva. Infortuni, volate perse, sfortune, cadute… ma ogni volta è tornato. Anche quest’anno, quando si era rotto una caviglia in una gara di ciclocross e ha avuto altri piccoli problemi, come la febbre all’apertura della stagione delle classiche. Sì, tutti pensavano che restasse l’eterno secondo… ma ora ha vinto una gara mitica. Una delle più belle corse che abbiamo mai visto.

Come avete vissuto la gara?

Abbiamo visto che Mathieu Van der Poel ha avuto dei problemi, che ha forato. Anche Tadej Pogacar e lo stesso Wout. E’ stata una corsa piena di dramma. Quando vuoi vincere e ti ritrovi da solo con Pogacar non pensi di poter vincere. Ma poi i chilometri passavano ed è arrivato lo sprint.

Insomma, ci avete creduto…

Van Aert ha dimostrato che anche Pogacar può essere battuto. Ed è stata una vera gioia per tutti. Io credo che in tutto il Belgio non si arrivi a cinque persone che non volessero che Wout vincesse. Gente nei pub, a bordo strada, davanti alla televisione… Anche Jasper Stuyven è stato molto contento del successo di Van Aert. Ho parlato con Mauro Giannetti e mi ha detto che persino Tadej era contento della vittoria di Wout. Questo perché lui è un corridore esemplare, forte, generoso. Un esempio per i giovani. Capite perché la popolarità di Wout è arrivata a un punto quasi incredibile. E’ stato un giorno fantastico. Per noi belgi certamente, ma soprattutto per il ciclismo.

L'apertura dell'autorevole Het nieuwsblad di lunedì mattina
L’apertura dell’autorevole Het Nieuwsblad (testata non solo di sport) dello scorso lunedì
L'apertura dell'autorevole Het nieuwsblad di lunedì mattina
L’apertura dell’autorevole Het Nieuwsblad (testata non solo di sport) dello scorso lunedì
E i media come hanno appreso e divulgato la notizia? La sua vittoria è stata l’apertura dei telegiornali o magari hanno parlato della guerra in Iran?

Sono sincero, in quel momento stavo lavorando e non ho visto i telegiornali, ma sono quasi certo che sia stata la notizia di apertura. Per il nostro giornale lo è stata. Era in prima pagina. I social media sono stati invasi da questo successo. C’erano anche le immagini di Michael Goolaerts. Sul nostro giornale e su un altro, i due maggiori del Belgio, c’era già un’intervista con il padre di Michael Goolaerts. Lui era davvero toccato. Giusto l’altro ieri il manager di Van Aert ha portato i fiori della Parigi-Roubaix ai genitori di Michael. C’erano foto ovunque. La vittoria di Wout senza dubbio ha dominato i media in Belgio.

E tu, Guy? Tu lo conosci da molto tempo, cosa hai visto nei suoi occhi? Cosa vi siete detti, ammesso tu ne abbia avuto la possibilità…

Gli ho scritto un messaggio per congratularmi con lui. E’ qualcosa che non faccio spesso e con pochi atleti. La prima volta che lo feci era per le Olimpiadi. Ma domenica sera gli ho scritto. Me lo sentivo proprio. Lo conosco da quando era un bambino che faceva ciclocross qui da noi. L’ho visto crescere in questa disciplina e poi su strada, dove è diventato un vero campione. Era qualcosa che non potevo immaginare a quell’epoca.

Parigi Roubaix 2026, Wout Van Aert

EDITORIALE / Van Aert e le regole (ancora) vincenti

13.04.2026
5 min
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Il copione della Sanremo non ha funzionato e nemmeno quello del Fiandre. Ieri sulle strade della Roubaix, dove l’assenza di salite ha costretto i corridori a combattere ricorrendo anche alla tattica, Van Aert ha dimostrato che il più forte può essere battuto applicando le regole del ciclismo di sempre, che in nome di un fairplay annacquato e imposto da non si sa quale convenzione, troppo spesso ha reso le corse scontate.

Il copione della Sanremo

Pogacar cade prima della Cipressa: è il più forte di tutti, ha motore e cattiveria da vendere, la caduta è l’occasione di rendergli la vita difficile, eppure lo aspettano. Continuano regolari come se niente fosse e si stringono per lasciarlo passare sulla Cipressa, affinché vada davanti e li ammazzi. E lui, killer chirurgico e senza tanti scrupoli, li supera e li mette in croce, vincendo poi la volata con la giusta dose di malizia. Nessun fairplay: Pidcock non deve passare a destra e lui chiude la porta.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia

Il copione del Fiandre

Pogacar è il più forte di tutti. Sui muri la bici gli scappa di sotto e sul primo Qwaremont fa capire che al passaggio successivo non ce ne sarà per nessuno. Prima di arrivarci però ci sono il Taaienberg e tratti di strada faticosa in cui uno da solo rischierebbe di spendere davvero tanto. E Van der Poel, che avrebbe l’occasione di farlo stancare, anziché mettersi a ruota e lasciargli il peso del lavoro, lo aiuta.

Dicono che abbia rallentato sperando di far rientrare Evenepoel. Dicono che abbia tirato per orgoglio e per dimostrare di essere al suo livello. Dicono che fra campioni si combatte alla pari. In realtà a Van der Poel è mancata la lucidità o forse l’umiltà. Ha aiutato e poi ovviamente è stato staccato.

La rabbia di Van Aert

Di certo Van Aert non ha vinto quanto si pensava qualche anno fa. Van Aert ieri aveva il sangue negli occhi, aveva una dedica per l’amico scomparso e voleva vincere per la sua famiglia. E così, quando si è ritrovato da solo con Pogacar nel finale della Roubaix, dando per scontato le grandi gambe, ha messo in atto tre mosse vincenti. E il campione del mondo, che ha dimostrato ancora una volta di essere un atleta immenso, è caduto nella rete perché senza salite, si è trovato privo di uno schema da applicare.

Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George

Respinto Van der Poel

La prima mossa. Van Aert era a ruota di Pogacar, quando dalla radio gli hanno detto che Van der Poel fosse prossimo ai rientro: dai due minuti che aveva all’uscita di Arenberg (fra breve diremo anche di questo) era arrivato a pochi secondi. Se il rientro di Evenepoel avrebbe riaperto il Fiandre, Wout ha pensato che ritrovarsi con Mathieu fra i piedi sarebbe stato un guaio e così prima di entrare nel settore di Pont-Thibault à Ennevelin ha accelerato e si è messo in testa, riaprendo il gap. Fatto fuori lo storico rivale, ha potuto concentrarsi solo su Pogacar.

A ruota sul pavé

La seconda mossa. Pogacar ha cominciato a capire che in volata rischiava grosso e nel settore di Mons-en-Pevéle è partito da dietro come una furia. Van Aert ha ammesso che lo sforzo per stargli appresso è stato il più duro della sua Roubaix e per questo, da quel momento, nei tratti di pavé è sempre rimasto a ruota di Tadej. Se vuole staccarmi, ha pensato, deve partire dal davanti.

A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi

Il minimo sindacale

La terza mossa. Capito che non lo avrebbe staccato sul pavé, Pogacar ha provato a farlo su un ponticello in salita: pochi metri così violenti che Van Aert ha aperto la bocca per riprendere fiato. E quando Pogacar si è voltato per chiedergli il cambio, il belga gli ha fatto cenno di no con la testa. Stanco per il rientro (sudato) dopo la sua foratura e per il peso di un attacco condotto sempre in testa, anche Pogacar ha visto la riserva.

Superato anche il Carrefour de l’Arbre, Van Aert ha fornito la collaborazione minima, ma non si è svuotato per dimostrare all’altro di essere al suo livello. Quello l’ha fatto nel velodromo, schiantandolo in volata. E ha poi sollevato la pietra al cielo come il sacerdote con l’ostia nella domenica in cui nelle chiese s’è raccontata la redenzione di San Tommaso.

I pedali di Philipsen

Questo è il ciclismo. Forza e testa, perché molto spesso a parità di forze, si vince con l’intuizione giusta. Ci sono regole che si danno per scontate, come ad esempio quella per cui il campione deve poter ricevere la bici da un compagno, se dovesse trovarsi in difficoltà: una bici di misure simili e con gli stessi componenti.

Immaginate pertanto la sorpresa di Van der Poel, con una gomma a terra nella Foresta di Arenberg, quando salendo sulla bici di Philipsen, si è reso conto che il compagno aveva i pedali diversi dai suoi (probabilmente i nuovi SRM) non compatibili con le sue tacchette. Van der Poel ha buttato via la Roubaix nel goffo tentativo di trovare una bici che gli andasse bene.

Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi

Le regole del gioco

Va bene essere amici, ma una gara di sei ore è più simile a una battaglia che a una partita di bridge e richiede atleti lucidi, arrabbiati e capaci di giocare tutte le carte.

E’ vero che ormai non si corre più per fame, per rabbia e per amore, ma le regole del gioco sono sempre le stesse e prevedono che per battere il più forte, in quelle poche occasioni in cui sia possibile, bisogna rendergli la vita difficile.

E a proposito del più forte e della velocità che ha imposto al gruppo, visto ieri quante forature? Chissà se siano dipese proprio dalla velocità folle con cui si è svolta la corsa: i 48,910 di media ne fanno la Roubaix più veloce della storia. Forse i tubeless gonfiati così bassi non erano pronti per impatti così violenti con le pietre? La risposta ai tecnici.

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Pogacar

Van Aert piega Pogacar: per sé, per il team e per Goolaerts

12.04.2026
5 min
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ROUBAIX (Francia) – Wout Van Aert piange e non la smette più, dal momento in cui ha tagliato il traguardo alzando un dito al cielo come a dire: «Eccomi, ci sono anch’io, finalmente», ma che in realtà significa anche molto altro. Tadej Pogacar deve rimettersi in tasca il sogno di conquistare tutte e cinque le Monumento, oggi è il giorno di Van Aert. Finalmente, diciamo tutti. 

A cinque chilometri dall’arrivo lo speaker del velodromo di Roubaix ha chiesto quanti fossero i sostenitori del belga e quanti quelli dello sloveno. Il boato che si è alzato per Wout Van Aert non ha lasciato dubbi: Roubaix oggi era tutta per lui

«Ci ho creduto davvero – dice Wout Van Aert in conferenza stampa – dopo il Carrefour de l’Arbre. Una volta usciti da quel tratto di pavé sapevo di avere una buona possibilità, la strada era ancora lunga e sarebbero potute succedere molte cose. Ma da quel momento ci ho creduto davvero».

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua
Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua

Pace fatta

Van Aert ha rincorso per anni una gara che sembrava stregata. Quasi impossibile da centrare per un corridore che in carriera avrebbe meritato di vincere molto di più, invece spesso si è trovato con una collezione di piazzamenti difficili da digerire. Lui è stato capace di mandarli giù, ripartire senza mai farsi abbattere. 

«Sono super orgoglioso di quanto fatto oggi – racconta ancora il belga – perché vincere questa gara significa praticamente tutto per me. Tutti noi ciclisti facciamo moltissimi sacrifici per arrivare a questi livelli e lottare in gare come la Roubaix. Vincere con uno sprint a due contro Tadej Pogacar e la sua bellissima maglia iridata penso sia la cosa migliore che mi potesse capitare. E’ un sogno che si avvera, finalmente».

Il cuore di Wout

La Parigi-Roubaix era così radicata nella testa di Wout Van Aert in una maniera quasi difficile da spiegare. Per due volte l’ha sfiorata salendo sul podio in entrambe le occasioni, secondo nel 2022, terzo nel 2023. Il cerchio si è chiuso, e vale molto di più di una semplice vittoria. 

«Per otto anni ho inseguito questa gara – spiega – l’ho corsa per la prima volta nel 2018, ed è stata subito una giornata molto triste. Quel giorno Michael Goolaerts morì, perdere un compagno di squadra in corsa è qualcosa di crudele (entrambi correvano per la Vérandas Willems-Crelan, ndr). Personalmente feci una bella gara e capii che mi si addiceva davvero.

«Da allora il mio obiettivo è sempre stato di vincere, per alzare il dito al cielo e dedicarla a lui. Nei giorni scorsi, passando nel punto in cui avvenne l’incidente fatale, mi è venuta la pelle d’oca. Mi piace credere che Michael mi abbia dato un po’ di energia oggi, per questo dedicare la vittoria a lui e alla sua famiglia è meraviglioso». 

Attendere

Van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix, nell’anno in cui forse in pochi ci speravano. I fari sono sempre stati puntati sul duello tra Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel, entrambi a caccia di un pezzo di storia e di record da battere. 

Invece ha vinto Wout Van Aert, con un successo che alla Visma Lease a Bike hanno inseguito per anni. La gioia è di tutti, da Laporte oggi quinto e che racconta di quanto servisse un successo del genere per il belga. E’ di Affini, che è stato scudiere di Van Aert in ogni momento, soprattutto in quelli più difficili. Come di Mattio, alla sua prima Roubaix tra i grandi e che una volta saputo della vittoria di Van Aert è entrato nel velodromo incitando la folla. 

«L’attacco da dietro di Pogacar sul settore di Mons en Pevele – racconta Van Aert – mi ha fatto decidere di restare alla sua ruota nei settori di pavé finali, per evitare di essere attaccato ancora a quel modo. Chiudere sul suo allungo mi è costato tanto, ho dovuto scavare a fondo nelle mie energie. Da quel momento ho capito che il mio unico obiettivo era rimanergli a ruota».

Un sogno lungo anni

«Penso di aver avuto una grande condizione oggi – conclude – ma non è stato l’unico anno in cui mi sentivo bene. Sarebbe una bella storia dire che mi sono sentito meglio rispetto agli altri anni, ma così non è, solo che in passato le circostanze non sono state dalla mia parte. Anche oggi ho avuto un po’ di sfortuna, ma sono riuscito a reagire nel modo giusto. Penso che le altre edizioni mi abbiano dato le conoscenze necessarie. 

«La squadra ha rincorso questa gara per anni, era il sogno di Richard Plugge (General Manager della Visma, ndr). Mi sento orgoglioso di aver portato a termine un lavoro durato tanto tempo. Un grazie va anche ai miei compagni con i quali abbiamo fatto qualcosa di incredibile».

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
6 min
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COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale

Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».