Parigi Roubaix 2026, Wout Van Aert

EDITORIALE / Van Aert e le regole (ancora) vincenti

13.04.2026
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Il copione della Sanremo non ha funzionato e nemmeno quello del Fiandre. Ieri sulle strade della Roubaix, dove l’assenza di salite ha costretto i corridori a combattere ricorrendo anche alla tattica, Van Aert ha dimostrato che il più forte può essere battuto applicando le regole del ciclismo di sempre, che in nome di un fairplay annacquato e imposto da non si sa quale convenzione, troppo spesso ha reso le corse scontate.

Il copione della Sanremo

Pogacar cade prima della Cipressa: è il più forte di tutti, ha motore e cattiveria da vendere, la caduta è l’occasione di rendergli la vita difficile, eppure lo aspettano. Continuano regolari come se niente fosse e si stringono per lasciarlo passare sulla Cipressa, affinché vada davanti e li ammazzi. E lui, killer chirurgico e senza tanti scrupoli, li supera e li mette in croce, vincendo poi la volata con la giusta dose di malizia. Nessun fairplay: Pidcock non deve passare a destra e lui chiude la porta.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia

Il copione del Fiandre

Pogacar è il più forte di tutti. Sui muri la bici gli scappa di sotto e sul primo Qwaremont fa capire che al passaggio successivo non ce ne sarà per nessuno. Prima di arrivarci però ci sono il Taaienberg e tratti di strada faticosa in cui uno da solo rischierebbe di spendere davvero tanto. E Van der Poel, che avrebbe l’occasione di farlo stancare, anziché mettersi a ruota e lasciargli il peso del lavoro, lo aiuta.

Dicono che abbia rallentato sperando di far rientrare Evenepoel. Dicono che abbia tirato per orgoglio e per dimostrare di essere al suo livello. Dicono che fra campioni si combatte alla pari. In realtà a Van der Poel è mancata la lucidità o forse l’umiltà. Ha aiutato e poi ovviamente è stato staccato.

La rabbia di Van Aert

Di certo Van Aert non ha vinto quanto si pensava qualche anno fa. Van Aert ieri aveva il sangue negli occhi, aveva una dedica per l’amico scomparso e voleva vincere per la sua famiglia. E così, quando si è ritrovato da solo con Pogacar nel finale della Roubaix, dando per scontato le grandi gambe, ha messo in atto tre mosse vincenti. E il campione del mondo, che ha dimostrato ancora una volta di essere un atleta immenso, è caduto nella rete perché senza salite, si è trovato privo di uno schema da applicare.

Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George

Respinto Van der Poel

La prima mossa. Van Aert era a ruota di Pogacar, quando dalla radio gli hanno detto che Van der Poel fosse prossimo ai rientro: dai due minuti che aveva all’uscita di Arenberg (fra breve diremo anche di questo) era arrivato a pochi secondi. Se il rientro di Evenepoel avrebbe riaperto il Fiandre, Wout ha pensato che ritrovarsi con Mathieu fra i piedi sarebbe stato un guaio e così prima di entrare nel settore di Pont-Thibault à Ennevelin ha accelerato e si è messo in testa, riaprendo il gap. Fatto fuori lo storico rivale, ha potuto concentrarsi solo su Pogacar.

A ruota sul pavé

La seconda mossa. Pogacar ha cominciato a capire che in volata rischiava grosso e nel settore di Mons-en-Pevéle è partito da dietro come una furia. Van Aert ha ammesso che lo sforzo per stargli appresso è stato il più duro della sua Roubaix e per questo, da quel momento, nei tratti di pavé è sempre rimasto a ruota di Tadej. Se vuole staccarmi, ha pensato, deve partire dal davanti.

A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi

Il minimo sindacale

La terza mossa. Capito che non lo avrebbe staccato sul pavé, Pogacar ha provato a farlo su un ponticello in salita: pochi metri così violenti che Van Aert ha aperto la bocca per riprendere fiato. E quando Pogacar si è voltato per chiedergli il cambio, il belga gli ha fatto cenno di no con la testa. Stanco per il rientro (sudato) dopo la sua foratura e per il peso di un attacco condotto sempre in testa, anche Pogacar ha visto la riserva.

Superato anche il Carrefour de l’Arbre, Van Aert ha fornito la collaborazione minima, ma non si è svuotato per dimostrare all’altro di essere al suo livello. Quello l’ha fatto nel velodromo, schiantandolo in volata. E ha poi sollevato la pietra al cielo come il sacerdote con l’ostia nella domenica in cui nelle chiese s’è raccontata la redenzione di San Tommaso.

I pedali di Philipsen

Questo è il ciclismo. Forza e testa, perché molto spesso a parità di forze, si vince con l’intuizione giusta. Ci sono regole che si danno per scontate, come ad esempio quella per cui il campione deve poter ricevere la bici da un compagno, se dovesse trovarsi in difficoltà: una bici di misure simili e con gli stessi componenti.

Immaginate pertanto la sorpresa di Van der Poel, con una gomma a terra nella Foresta di Arenberg, quando salendo sulla bici di Philipsen, si è reso conto che il compagno aveva i pedali diversi dai suoi (probabilmente i nuovi SRM) non compatibili con le sue tacchette. Van der Poel ha buttato via la Roubaix nel goffo tentativo di trovare una bici che gli andasse bene.

Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi

Le regole del gioco

Va bene essere amici, ma una gara di sei ore è più simile a una battaglia che a una partita di bridge e richiede atleti lucidi, arrabbiati e capaci di giocare tutte le carte.

E’ vero che ormai non si corre più per fame, per rabbia e per amore, ma le regole del gioco sono sempre le stesse e prevedono che per battere il più forte, in quelle poche occasioni in cui sia possibile, bisogna rendergli la vita difficile.

E a proposito del più forte e della velocità che ha imposto al gruppo, visto ieri quante forature? Chissà se siano dipese proprio dalla velocità folle con cui si è svolta la corsa: i 48,910 di media ne fanno la Roubaix più veloce della storia. Forse i tubeless gonfiati così bassi non erano pronti per impatti così violenti con le pietre? La risposta ai tecnici.

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Pogacar

Van Aert piega Pogacar: per sé, per il team e per Goolaerts

12.04.2026
5 min
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ROUBAIX (Francia) – Wout Van Aert piange e non la smette più, dal momento in cui ha tagliato il traguardo alzando un dito al cielo come a dire: «Eccomi, ci sono anch’io, finalmente», ma che in realtà significa anche molto altro. Tadej Pogacar deve rimettersi in tasca il sogno di conquistare tutte e cinque le Monumento, oggi è il giorno di Van Aert. Finalmente, diciamo tutti. 

A cinque chilometri dall’arrivo lo speaker del velodromo di Roubaix ha chiesto quanti fossero i sostenitori del belga e quanti quelli dello sloveno. Il boato che si è alzato per Wout Van Aert non ha lasciato dubbi: Roubaix oggi era tutta per lui

«Ci ho creduto davvero – dice Wout Van Aert in conferenza stampa – dopo il Carrefour de l’Arbre. Una volta usciti da quel tratto di pavé sapevo di avere una buona possibilità, la strada era ancora lunga e sarebbero potute succedere molte cose. Ma da quel momento ci ho creduto davvero».

Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua
Wout Van Aert, Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike
L’urlo liberatorio di Van Aert: dopo una rincorsa durata otto anni, la Parigi-Roubaix è sua

Pace fatta

Van Aert ha rincorso per anni una gara che sembrava stregata. Quasi impossibile da centrare per un corridore che in carriera avrebbe meritato di vincere molto di più, invece spesso si è trovato con una collezione di piazzamenti difficili da digerire. Lui è stato capace di mandarli giù, ripartire senza mai farsi abbattere. 

«Sono super orgoglioso di quanto fatto oggi – racconta ancora il belga – perché vincere questa gara significa praticamente tutto per me. Tutti noi ciclisti facciamo moltissimi sacrifici per arrivare a questi livelli e lottare in gare come la Roubaix. Vincere con uno sprint a due contro Tadej Pogacar e la sua bellissima maglia iridata penso sia la cosa migliore che mi potesse capitare. E’ un sogno che si avvera, finalmente».

Il cuore di Wout

La Parigi-Roubaix era così radicata nella testa di Wout Van Aert in una maniera quasi difficile da spiegare. Per due volte l’ha sfiorata salendo sul podio in entrambe le occasioni, secondo nel 2022, terzo nel 2023. Il cerchio si è chiuso, e vale molto di più di una semplice vittoria. 

«Per otto anni ho inseguito questa gara – spiega – l’ho corsa per la prima volta nel 2018, ed è stata subito una giornata molto triste. Quel giorno Michael Goolaerts morì, perdere un compagno di squadra in corsa è qualcosa di crudele (entrambi correvano per la Vérandas Willems-Crelan, ndr). Personalmente feci una bella gara e capii che mi si addiceva davvero.

«Da allora il mio obiettivo è sempre stato di vincere, per alzare il dito al cielo e dedicarla a lui. Nei giorni scorsi, passando nel punto in cui avvenne l’incidente fatale, mi è venuta la pelle d’oca. Mi piace credere che Michael mi abbia dato un po’ di energia oggi, per questo dedicare la vittoria a lui e alla sua famiglia è meraviglioso». 

Attendere

Van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix, nell’anno in cui forse in pochi ci speravano. I fari sono sempre stati puntati sul duello tra Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel, entrambi a caccia di un pezzo di storia e di record da battere. 

Invece ha vinto Wout Van Aert, con un successo che alla Visma Lease a Bike hanno inseguito per anni. La gioia è di tutti, da Laporte oggi quinto e che racconta di quanto servisse un successo del genere per il belga. E’ di Affini, che è stato scudiere di Van Aert in ogni momento, soprattutto in quelli più difficili. Come di Mattio, alla sua prima Roubaix tra i grandi e che una volta saputo della vittoria di Van Aert è entrato nel velodromo incitando la folla. 

«L’attacco da dietro di Pogacar sul settore di Mons en Pevele – racconta Van Aert – mi ha fatto decidere di restare alla sua ruota nei settori di pavé finali, per evitare di essere attaccato ancora a quel modo. Chiudere sul suo allungo mi è costato tanto, ho dovuto scavare a fondo nelle mie energie. Da quel momento ho capito che il mio unico obiettivo era rimanergli a ruota».

Un sogno lungo anni

«Penso di aver avuto una grande condizione oggi – conclude – ma non è stato l’unico anno in cui mi sentivo bene. Sarebbe una bella storia dire che mi sono sentito meglio rispetto agli altri anni, ma così non è, solo che in passato le circostanze non sono state dalla mia parte. Anche oggi ho avuto un po’ di sfortuna, ma sono riuscito a reagire nel modo giusto. Penso che le altre edizioni mi abbiano dato le conoscenze necessarie. 

«La squadra ha rincorso questa gara per anni, era il sogno di Richard Plugge (General Manager della Visma, ndr). Mi sento orgoglioso di aver portato a termine un lavoro durato tanto tempo. Un grazie va anche ai miei compagni con i quali abbiamo fatto qualcosa di incredibile».

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Tadej Pogacar

Poche ore e si parte per l’inferno: le voci dalla Roubaix

11.04.2026
6 min
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COMPIEGNE (Francia) – La presentazione delle squadre per la Parigi-Roubaix di domani avviene davanti al castello di Compiègne, in un clima tipicamente nordico: qualche goccia di pioggia, aria fredda e cielo grigio. I protagonisti di domani sfilano sul palco, il pubblico inizia a scaldarsi ma è quando lo speaker presenta i nomi di Van Aert, Pogacar e Van der Poel che il boato arriva anche a noi, incastrati tra le transenne e i tendoni bianchi dai quali cade l’acqua accumulata in queste ore. 

Nel viaggio in macchina di questa mattina, che da Bruxelles ci ha portati fino a Compiegne, abbiamo visto paesaggio e clima cambiare. Poco fuori questa città, dalle case in mattoni con tetti spioventi, le file di auto parcheggiate aumentano di minuto in minuto. La voglia di vedere i propri idoli e guardarli negli occhi in attesa che domani si scateni la battaglia è alta, sguardi e atteggiamenti a volte parlano da sé. 

Tadej lancia la sfida

Aprono le danze i corridori del Team Flanders Baloise, seguiti da quelli della Modern Adventure, la formazione di George Hincapie che si dicono emozionati e sperano di «sopravvivere agli attacchi di quelli là»

Sfilano e scorrono davanti alle postazioni dei media, che da pochi diventano sempre di più quando il calibro dei nomi cresce. Alla fine, per sentire le parole di Pogacar, ci tocca arrampicarci su un blocco di cemento. Una collega ci prende il telefono e ci dà una mano per scattare qualche foto del campione del mondo dal ciuffo ossigenato. 

«Queste sono le corse che rendono il ciclismo speciale – dice il campione del mondo – la Roubaix è stata la gara più dura che ho fatto negli ultimi anni. Tutti gli avversari arrivano pronti e in forma, il livello sarà altissimo. Domani tante cose saranno possibili, ma staccare Van Der Poel sarà la più difficile di tutte, ci proverò. Non ho molta esperienza di volate in velodromo, lo scenario ideale sarebbe di arrivare solo a Roubaix». 

Parigi-Roubaix 2026, presentazione, Bini Girmay
Il clima rigido porta i corridori a coprirsi, ecco Girmay intervistato con addosso una giacca invernale
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Occhi aperti

Tra i primi dei nove italiani che domani partiranno da Compiègne ecco spuntare Luca Mozzato con la Tudor, la caduta e la frattura della clavicola di Trentin hanno complicato la campagna del Nord del team svizzero. 

«Fino ad adesso sono andato bene – racconta – magari è mancata la ciliegina sulla torta ma sono sempre stato presente. Perdere Matteo (Trentin, ndr) è stato un vero peccato, avevamo visto essere quello più in forma del team. Con le armi che abbiamo proveremo a leggere la corsa, sarà importante approcciare bene subito i primi settori di pavé. I ritmi si sono alzati parecchio e non si ha più modo di respirare, dovremo essere bravi a inserirci nelle pieghe della corsa».

Davide Ballerini sta bene, lo dice mentre alle spalle gli passa Alessandro Romele, alla sua seconda Roubaix che ci saluta con un sorriso. 

«La condizione c’è – afferma convinto Ballerini – ho speso tanti giorni fuori casa per allenarmi. Le prime gare in Belgio non sono andate come avrei voluto, domani però siamo fiduciosi. Come sempre la Foresta di Arenberg sarà un momento cruciale, i favoriti vorranno arrivarci con un gruppo ridotto. Dovremo essere bravi a stare davanti e restare a ruota il più possibile. La testa giocherà un ruolo chiave, aver voglia di soffrire e spingersi oltre, alla fine è quello che fa la differenza».

La prima di Mattio

Parlando e sentendo le voci dei protagonisti il tema del meteo torna spesso al centro dei discorsi. Le ricognizioni hanno mostrato un pavé asciutto e polveroso, quindi questa “bagnata” che arriva a poche ore dal via sembra provvidenziale. 

Uno dei favoriti sarà Wout Van Aert, che al suo fianco ha come sempre il suo cavaliere di fiducia: Edoardo Affini. Ma quest’anno saranno due gli alfieri italiani della Visma Lease a Bike, che ha deciso di portare Pietro Mattio alla sua prima Roubaix da professionista. Anche se il piemontese ha già corso diverse volte la corsa under 23.

«Domani sarà completamente diversa come gara – ci dice con una buona dose di emozione – arrivare con uno dei favoriti come capitano è stupendo, Wout (Van Aert, ndr) è un leader grandissimo. In questi giorni l’ho visto bene, spero abbia recuperato al meglio dal Fiandre, visto che ha fatto un bel fuori giri. Ma era molto sereno.

«Personalmente mi sento bene – prosegue – dovremo capire come funziona, ma se sono qui la condizione è buona. Probabilmente mi toccherà lavorare nella prima parte di gara. Ho anche la fortuna di avere accanto un mentore come Affini, con il quale ho parlato tanto in avvicinamento a domani. La cosa che gli ho chiesto è come affrontare la Foresta di Arenberg, smettevo di pedalare per le vibrazioni e lui mi ha detto di non farlo altrimenti è anche peggio».

Ganna in cerca di fortuna

Il faro dell’Italia per la Parigi-Roubaix sarà Filippo Ganna, il gigante della Ineos arriva dalla vittoria della Dwars Door Vlaanderen di dieci giorni fa. La prima corsa in linea vinta da professionista, segnale incoraggiante. Così come lo è il suo sguardo e il volto tirato.

«La prima cosa da fare – racconta ridendo davanti a una collega della tv francese – è cercare un po’ di fortuna. Domani ci potrebbe essere tanto vento, vedremo di restare al riparo. Mi sono allenato tanto a casa per dare il meglio qui, è una delle mie gare preferite (Ganna nel 2016 vinse la Paris-Roubaix Espoirs, ndr). Voglio migliorare il risultato della Sanremo dove non sono riuscito a dare il meglio, non ho dubbi sulla mia condizione, ogni gara è diversa, quindi tutto è aperto».

Wout Van Aert

Cinque nomi per il Fiandre e perché: la previsione di Pozzato

03.04.2026
6 min
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Pochi giri di parole, tanta schiettezza e diretti al punto: cinque nomi per il Giro delle Fiandre e perché. A tenere banco in questa preview è Filippo Pozzato, uno che di Nord ne sapeva parecchio. E anche di corridori.

La seconda Classica Monumento della stagione va in scena fra 42 ore, più o meno. Ci sono tutti i più grandi. Dai due super pretendenti, Pogacar e Van der Poel, fino agli outsider più di lusso, passando per Pedersen, Asgreen e, non ultimo, anche Evenepoel… E Pozzato chi mette in questa top 5? Scopriamolo insieme.

Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre
Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre

Van Aert a sorpresa

«Cinque nomi sono tanti!», esordisce Pozzato… Come a dire che tanto i pretendenti più accreditati sono noti e sempre quelli. Ma il vicentino ci stupisce subito: «Vado controcorrente, il mio favorito è Wout Van Aert. E vi dirò di più: lo era anche alla Sanremo.
«Il perché? Perché è quello che è più in crescendo di tutti. Secondo me Wout ci arriva un po’ più fresco degli altri. Hanno corso poco anche gli altri, ma lui è stato fermo a inizio anno quando si è fatto male al piede».

Pozzato ci rivela poi la grande stima che nutre per Van Aert, un corridore che gli piace moltissimo. Attorno ai Monumenti ci gira da un bel po’: per lui vincere un Fiandre o una Roubaix sarebbe una vera liberazione, come lo è stato qualche giorno fa per Pogacar alla Sanremo. E immaginiamo lo sia anche per l’intera nazione belga.

Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?
Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?

VdP d’argento

«Al secondo posto dico Mathieu Van Der Poel. Vedo lui alla piazza d’onore perché qualcosa gli può mancare rispetto a Van Aert o anche Pogacar. Vi dico la verità, io non l’ho visto benissimo. Non fraintendetemi, a me Van der Poel piace molto. Era il super favorito di tutti alla Sanremo e forse era troppo scontato, per questo ho detto Van Aert… anche per fare un nome diverso da quello che dicevano tutti».

Oltre al discorso dell’andare controcorrente, Pozzato fa però un’analisi interessante e decisamente più tecnica riguardo al posizionare Van der Poel al secondo posto.

«Alla Sanremo io non l’ho visto benissimo. Non era super pimpante come sempre. Non so se si è fatto male quando è caduto. Ho visto che aveva sangue sulle mani, però non mi sembrava forte di gamba, potente come di solito. E anche quando ha vinto a Harelbeke, non l’ho visto super potente. Innanzitutto quel giorno non c’era gente del suo livello, ma la pedalata mi sembrava un po’ appesantita. Addirittura mi sembra troppo magro di gambe, più asciutto del solito. Che poi forse non è meno magro, ma meno tonico».

Tutto sommato anche alla In Flanders Fields lui e Van Aert (battuto da Ganna a Waregem), non sono andati all’arrivo e di solito nel ciclismo attuale, quando qualche calibro grosso parte, nessuno lo riprende. Questa teoria potrebbe avere risvolti molto interessanti proprio domenica. «Però aggiungo – dice Pozzato – che era anche una corsa facile. Il Kemmel era lontano dall’arrivo».

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre

Tadej “solo” terzo

Nella classifica di Filippo Pozzato, incredibilmente “solo” al terzo posto troviamo Tadej Pogacar. Sentiamo cosa ci dice Pippo. «Secondo me per lui sarà dura staccare tutti quanti. Di nuovo. Anche perché poi ormai se lo aspettano. Pogacar è uno che va di forza e per fare la differenza quasi certamente attaccherà nello stesso punto (l’Oude Kwaremont, ndr). E magari stavolta gli prendono le misure».

«Chiaro che anche gli altri devono avere le gambe, perché l’ultima volta erano attaccati a lui nel momento giusto, ma Tadej li ha tolti di ruota. Però, secondo me, questa volta la Alpecin-Premier Tech può mettergli fastidio. Guardiamo come hanno corso alla Sanremo: sei il più forte? Bene, cavoli tuoi, fai tu la corsa… E io farei lo stesso, non sto criticando la loro strategia. Perché così facendo possono pensare di sfiancare la sua UAE Emirates».

La prevedibilità è dunque il boomerang di Tadej, secondo Pozzato. Perché per il resto anche lui esalta le doti atletiche dello sloveno.

«Pogacar non si discute – spiega Pozzato – sapete dove mi ha impressionato alla Sanremo? Nella discesa del Poggio. Io cerco di guardare proprio l’aspetto tecnico e lui dopo le curve ha rilanciato due o tre volte tanto da mettere in difficoltà Pidcock. Capito? Pidcock in discesa! E lì ti accorgevi che era ancora forte, potente, che aveva la gamba piena. E non perché andasse giù più forte nelle curve, ma perché era più potente. Ha corso la Sanremo col 56! Ha fatto 300 chilometri con quel rapporto e poi ci ha anche vinto la volata. Perché poi l’ha vinta lui. Pidcock per me non ha sbagliato niente».

Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen
Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen

Spunta Laporte

E’ il francese, nonché compagno di squadra di Van Aert, il quarto della lista del Fiandre secondo Pozzato. Parliamo di Christophe Laporte. Un altro che si sta facendo rivedere dopo due stagioni a dir poco anonime.

«Al quarto posto – dice Pozzato – dico Laporte perché può correre un po’ di rimessa, con Van Aert che fa da punta. Chiaramente Laporte non va forte come i primi tre sugli strappi. E’ uno che dunque per vincere, deve giocare di rimessa, può stare a ruota. Ed è anche molto veloce in finale. Insomma, può vincere e lavorare. Anche lui è uno di quelli che quest’anno è tornato, ha una certa esperienza. Ha vinto qualche corsa di quelle giuste. Laporte è uno che sa muoversi in Belgio. Vincendo il campionato europeo ha dimostrato di essere un atleta che è davanti nelle corse che contano».

Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…
Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…

Chiude Vermeersch

Chiude la lista dei top 5 di Filippo Pozzato un altro belga, Florian Vermeersch, anche lui come Laporte compagno di squadra di un favoritissimo: Tadej Pogacar. Ma forse per Vermeersch l’incognita maggiore, più che i muri del Fiandre, potrebbe essere proprio Pogacar.

E infatti Pozzato spiega: «Se non lo usano prima per aiutare Pogacar, Florian è uno di quelli che può arrivare davanti. Ha già vinto un mondiale gravel, ha una buona gamba, sa muoversi benone, è davanti sui muri ed è anche “velocino“. Mi piace molto anche lui.

«Per Vermeersch vale lo stesso discorso fatto per Laporte: non è ancora all’altezza di quei tre davanti, però viene subito dopo. Lui e Laporte, correndo allo stesso modo, se la potrebbero giocare… sempre se si venissero a creare determinati scenari. Questi sono i cinque nomi che secondo me potenzialmente potrebbero giocarsi il Fiandre di domenica».

Prima di chiudere però non possiamo non incalzare Pozzato dicendogli che ha fatto fuori Mads Pedersen. Anche in questo caso Pippo ha la risposta pronta. «Gran corridore. Lo vorrei mettere dentro, ma ha saltato anche la In Flanders Fields perché era malato. Insomma, abbiamo pochi elementi per giudicare la sua condizione. In soldoni: non so come sta e per questo non lo metto nei primi cinque».

E sull’ultimo aggiunto della lista, Remco Evenepoel? Pozzato non ha dubbi: «Come motore sarebbe tra i primi cinque, però non l’ho mai visto sul pavè. E soprattutto un certo tipo di pavè».

Dwars door Vlaanderen 2026, Filippo Ganna

Ganna signore di Waregem: finalmente una classica

01.04.2026
5 min
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Pippo Ganna centra a Waregem la prima vittoria in una classica del Nord, la prima in una corsa di un giorno. Come nell’ultima strappata di un inseguimento individuale (solo che stavolta sotto le ruote c’erano muri e tratti in pavé), quando è uscito dall’ultima curva, il piemontese ha cambiato ritmo. Ha visto Van Aert e si è lanciato nella scia. Lo ha preso e lo ha saltato a doppia velocità a capo di una volata lunghissima, quasi una fucilata, mentre l’altro per l’ennesima volta si è ingobbito sul manubrio.

Finora per Filippo c’erano state cronometro e tappe: 31 cronometro, 2 classifiche generali, 6 tappe. Per vederlo vincitore di una prova in linea si deve tornare alla Roubaix U23 del 2016, quando era ancora U23 con la maglia della Colpack. La Dwars door Vlaanderen dà spessore ai due podi di Sanremo, al terzo di Harelbeke nel 2025, all’ottavo dell’ultimo Fiandre e il sesto della Roubaix 2023. Queste sono le sue strade e ha detto bene Trentin di recente sulla necessità di farne seriamente un obiettivo.

Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili
Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili

Primo nonostante la sfortuna

Se Waregem era un test in vista del Fiandre, ha detto che Van Aert è in crescita e anche Pedersen è sulla via del ritorno. E mentre è rimbalzata la notizia del debutto di Evenepoel (ma non si è ancora capito se sia un pesce d’aprile o un progetto concreto), spiace quasi constatare che vinto oggi, Ganna volerà a casa e tornerà da queste parti fra dieci giorni per la Roubaix. Se però servirà per farlo arrivare forte e cattivo alla sfida del pavé, allora le obiezioni torneranno nel cassetto.

«Oggi la squadra ha fatto un lavoro straordinario per me – ha detto Pippo dopo aver abbracciato e ringraziato i compagni – e mi ha dato un supporto enorme. Alla fine, ho cercato di ripagare tutto il loro sostegno con una vittoria fantastica. Wout (Van Aert, ndr) ha fatto una prestazione impressionante e raggiungerlo non è stato facile, ma le mie gambe mi hanno portato al traguardo ed è una vittoria incredibile per me».

Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo

Van Aert sull’Eikenberg

La corsa si è accesa sull’Eikenberg, dove proprio Van Aert ha sferrato il suo attacco più deciso, ritrovandosi prima in testa con Gregoire e Larsen e poi da solo. Quasi nello stesso momento Ganna è stato rallentato da un problema meccanico, ma è rientrato rapidamente in gruppo. Quando poi ha intuito che fosse arrivato il momento giusto, ha attaccato di nuovo a 6 chilometri dal traguardo, con una serie di scatti da togliere il fiato. Negli ultimi due, ha ripreso Vermeersch e ha proseguito verso l’ultimo chilometro.

«E’ stata una fatica enorme – riprende Ganna – e ho cominciato a crederci all’ultima curva. Il gruppo alle mie spalle stava inseguendo molto forte e pensavo che mi avrebbero raggiunto, ma sono davvero felice e spero che sia di buon auspicio per la squadra in vista delle prossime gare. Sono stato un po’ sfortunato nella prima parte. Prima ho rotto la ruota anteriore e ho dovuto cambiare bici. Poi il manubrio in un tratto di pavé e ho dovuto cambiarla ancora: spero che la sfortuna sia finita qui. Questa è una delle mie vittorie più importanti, soprattutto qui nell’università del ciclismo».

Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui

Wout guarda al Fiandre

Van Aert l’ha presa con spirito. Lo scorso anno sullo stesso traguardo fu ugualmente secondo, ma il piazzamento fu vissuto come una sorta di dramma, con la Visma Lease a Bike in superiorità numerica e la vittoria infine centrata da Neilson Powless.

«Sarebbe stato bello – ha sorriso – se il traguardo fosse stato 150 metri prima. Ho provato di tutto per vincere, a partire da quando mi sono ritrovato in testa dopo l’Eikenberg. Gregoire e Larsen erano dei buoni compagni di fuga, ma la velocità calava e ho dovuto attaccare. Pensavo di avere ancora abbastanza margine per farcela, ma quando dopo l’ultima curva ho visto Ganna e la sua ruota accanto a me, ho capito che era finita».

Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre

«E’ frustrante essere arrivati così vicini alla vittoria – prosegue Van Aert – soprattutto perché ho sentito a lungo di essere il migliore. All’ingresso dell’ultima curva, pensavo ancora di poter vincere e questo conferma le mie buone sensazioni. Cosa farò ora? Il meno possibile fino a domenica per ricaricare le energie. Sono pronto per il Fiandre, non vedo l’ora».

Finalmente un’altra classica che parla italiano, dopo la Parigi-Tours di Trentin dello scorso anno. E se è vero, come Ganna ha raccontato alla Tirreno-Adriatico, che la sua preparazione è stata diversa per arrivare più avanti con una condizione migliore, allora forse proprio la Roubaix potrebbe trasformarsi in un interessante momento della verità. Il testimone di Colbrelli aspetta ancora di essere raccolto.

Affini e Van Aert

Van Aert è tornato a ruggire. E Affini ci racconta che…

01.04.2026
6 min
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Terzo alla Milano-Sanremo, secondo alla In Flanders Fields, Wout van Aert sta tornando. Qualcuno lo aveva persino schernito sui social quando, alla vigilia della Classicissima, lui stesso disse di essere lì per giocarsela con Tadej Pogacar e Mathieu van der Poel. Ma come era possibile? Quei due avevano vinto tutti i Monumenti degli ultimi anni e lui arrancava… E invece alla fine non c’è andato lontano.

E se anche un coach esperto come Pino Toni, prima ancora della corsa, ha detto: «Guardate che Van Aert andrà forte», allora davvero è lecito pensare che l’asso della Visma-Lease a Bike si sia definitivamente ripreso.

A fare il punto della situazione ci aiuta, come spesso capita, Edoardo Affini, uno dei fedelissimi di Wout. Affini è uno da Nord, uomo da Classiche, uno di quelli che un team mette in pista quando servono i cavalli pesanti. Ma soprattutto è ormai un veterano della Visma e come pochi altri conosce Van Aert.

Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Edoardo Affini (classe 1996) è ormai una certezza della Visma per il Nord e non solo
Innanzitutto, Edoardo, come stai tu e come sta andando?

Io sto abbastanza bene, direi. Ho fatto Parigi-Nizza, Sanremo e poi appunto siamo venuti qua per cominciare questa settimana di Classiche. Tra l’altro, giusto l’altro ieri ho “vinto” un pass per la Dwars door Vlaanderen di oggi, che non dovevo fare. Ma Timo Kielich è caduto alla In Flanders Fields. Si è rotto la clavicola e, visto che io ero già qui, è toccato a me!

Come ti sembra, per voi della Visma, questo primo scorcio di stagione?

Direi che come squadra ci stiamo comportando abbastanza bene. Se guardiamo i risultati, bene o male siamo piazzati più o meno in tutte le corse che abbiamo fatto, sia con Wout ma anche con gli altri ragazzi. Siamo partiti col piede giusto. Poi vediamo oggi (la gara parte alle 12,09 da Roeselare e arriva a Waregem, ndr) e ovviamente gli appuntamenti più importanti: Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix.

Abbiamo rivisto un buon Van Aert, cosa ci dici di lui Edoardo? Come lo vedi dopo tanti anni che lo conosci?

Bene. Siamo stati in ritiro assieme a Sierra Nevada, eravamo proprio in appartamento io e lui. Si vedeva che stava lavorando bene, che era in forma. Soprattutto mi è parso determinato. Poi purtroppo prima dell’Omloop Het Nieuwsblad è stato male: ha preso un virus intestinale che l’ha buttato un po’ a terra ed è stato un peccato. Però è stato bravo alla Tirreno-Adriatico. E’ andato lì cercando di ricostruire la condizione. Da quello che ho capito, vedendo gli highlights delle tappe, siamo andati anche con fiducia alla Sanremo.

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
L’ordine d’arrivo della Sanremo: Pogacar, Pidcock e Van Aert. Wout mancava dal podio di una Monumento dalla Roubaix 2023
Raccontaci un po’ della Classicissima…

Peccato per la caduta. E il cambio bici, perché alla fine il problema grosso è stato che hanno dovuto cambiare bici sia lui sia Matteo Jorgenson. Ed è stato lì che abbiamo perso tanto tempo. Quello che ha dimostrato alla Sanremo, tornando sotto, stringendo i denti sul Poggio e poi attaccando nel finale, è stato un bel segnale. Un segnale importante anche di testa.

Insomma, quando ha fatto quella dichiarazione, che appunto a Sanremo se la sarebbe giocata, è perché il campione si conosce. Aveva fiutato una gamba importante…

Di certo nella caduta lui ha perso più terreno di Pogacar e Van der Poel, poi da lì a dire che sarebbe restato con loro è difficile. Sono situazioni che non puoi prevedere, non è matematica. Quel che è certo è che dalla caduta fino a quando l’ho riportato, assieme ai compagni, sotto alla Cipressa ha dovuto spingere forte. Vero che era a ruota, ma si volava e certi sforzi non sono gratis. Poi anche tornare sotto sulla Cipressa stessa, fare la discesa a tutta, riportarsi sul gruppo sull’Aurelia… non ha avuto neanche tempo di rifiatare che già era sul Poggio.

Insomma un finale caotico, duro e comunque è venuto via dalla Liguria con un podio che sa di speranza. E invece lassù che sensazioni ci sono, Edoardo? Qual è l’atmosfera anche mediatica attorno a Van Aert?

Quassù Wout è un vero idolo. Cominciano a parlarne già nelle settimane prima: di cosa saranno le Classiche, del duello. Prima erano solo loro due, Van der Poel e Van Aert, negli ultimi anni si è aggiunto anche Pogacar. E io direi che si può inserire tranquillamente anche Mads Pedersen, perché è un altro calibro molto grosso.

L'amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L'amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
L’amore per Van Aert è sempre stato fortissimo in Belgio, ma adesso i tifosi sono tornati a fremere
Però queste sue belle prestazioni hanno risvegliato un po’ gli animi?

Direi di sì. Penso che certe azioni abbiano dato fiducia prima di tutto a Wout stesso. E ovviamente anche al pubblico sulle strade o a casa. Qui, la sera, nei vari talk show che fanno in televisione si parla del Fiandre. Da noi è impensabile. E se Wout dovesse vincere una di queste corse, sarebbero davvero tutti contenti. Quassù Van Aert è al pari di un giocatore della nostra Serie A.

Edoardo, tu che lo conosci da tanti anni, ti sei accorto in queste ultime corse che qualcosa era cambiato? Parliamo proprio in gara…

L’ho rivisto bello deciso, anche con noi compagni. Era più chiaro nelle indicazioni, nelle richieste. Più motivato non direi, perché lui lo è sempre stato e perché, nonostante tutto, è sempre un leader. Anzi, il leader. Però nelle ultime uscite lo vedi che è un filino più convinto. Sicuramente è un circolo virtuoso: fa delle belle prestazioni, si carica e via così.

Anche perché poi quello che gli mancava alla fine erano un po’ di risposte, dopo tutte le sfortune degli ultimi anni. Contestualmente vanno tutti fortissimo e ci vuole un attimo a perdere un po’ di fiducia, anche se ti chiami Van Aert…

Ormai il livello è talmente alto che è così. E’ alto non solo nei migliori, ma è elevatissimo il livello generale del gruppo, dei gregari. Si sposta tutto sempre di più verso l’alto e ci sono sempre meno margini di errore o percentuali di forma che mancano.

Parigi-Roubaix 2025, Edoardo Affini
Edoardo scorterà Van Aert anche alla Roubaix
Parigi-Roubaix 2025, Edoardo Affini
Edoardo scorterà Van Aert anche alla Roubaix
Tu per esempio stai migliorando i tuoi valori nel corso degli anni?

Abbastanza. Non tutti gli anni sono uguali, però se prendiamo il riferimento da quando sono passato professionista nel 2019 ad adesso, il miglioramento è stato abbastanza importante e costante. Il problema è che migliorano tutti e quindi, se per una stagione non lo fai, resti indietro, perdi tempo.

Ed è quello che ha intralciato Van Aert in questi ultimi anni. Oggi invece come affronterà la Dwars door Vlaanderen? In vista del Fiandre si correrà un po’ al risparmio?

Risparmio di cosa?! Credo si provi a portare a casa la corsa. Anche perché qui di corse tranquille non ne esistono più.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert

Lampi di Van der Poel e Van Aert, sale l’attesa del Fiandre

29.03.2026
4 min
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Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.

Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917
In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917

Van Aert, bicchiere mezzo pieno

All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile. 

«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.

«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».

Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen

Van der Poel, bicchiere vuoto

Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.

«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.

«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».

Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP

Philipsen, bicchiere pienissimo

Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.

«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a fare. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».

Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Le Samyn 2026

Mattio è già un riferimento per Brennan e Van Aert

07.03.2026
5 min
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L’esordio sulle pietre nel WorldTour per Pietro Mattio è stato anticipato di ventiquattro ore rispetto al piano iniziale. La febbre che ha stoppato Wout Van Aert ha portato il ragazzo piemontese a correre alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne. In principio il programma prevedeva solamente la seconda delle due gare dell’Opening Weekend. 

L’altra novità per Pietro Mattio arriva invece con la convocazione alla Strade Bianche e che partirà tra poche ore, anche in questo caso a causa del forfait di un compagno di squadra. Insomma, nemmeno tre mesi nel WorldTour e sono già iniziati gli straordinari. 

«E’ un bene – dice con una risata quando lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in viaggio verso Siena – perché vuol dire che il team ha fiducia in me, inoltre credo che più esperienze si facciano e meglio sia. Mettere insieme tutte queste corse già al primo anno tra i professionisti vuol dire portarsi avanti».

Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio (a destra in maglia Visma), in azione durante la Omloop Nieuwsblad
E così ti sei fatto tutte e due le corse dell’Opening Weekend, che esperienza è stata?

Fantastica, davvero bella ed emozionante, per i belgi penso sia il fine settimana più importante dell’anno, dopo quello del Giro delle Fiandre ovviamente. Però è il primo della stagione, riparte tutto e l’atmosfera che si respira sulle strade e i settori di pavé è unica. 

Partiamo dalla Omloop Nieuwsblad, dove sei stato chiamato in causa per sostituire Van Aert…

Solo numericamente (ride, ndr). Mi hanno chiamato a una settimana dalla gara dicendomi che sarei dovuto partire un giorno prima del previsto per andare in Belgio e correre. Alla fine non è stato un grande cambiamento di piani. 

Che esordio è stato?

Prima di partire sapevo che si sarebbe andati forte e così è stato, forse mi sarei aspettato di trovare ritmi ancora più alti. Invece sono riuscito a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere competitivo, nonostante una preparazione non ottimale. Arrivavo dal Tour Down Under e dal UAE Tour, non il percorso di avvicinamento perfetto alle pietre del nord. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Alla Kuurne-Brussel-Kuurne Brennan ha concretizzato il grande lavoro fatto dai compagni, elogiando personalmente quanto fatto da Mattio
Qual era il tuo compito?

Stare vicino ai capitani. Alla Omloop Nieuwsblad la corsa era in mano alla Alpecin, con noi e gli altri team pronti a giocare di rimessa. Mentre alla Kuurne-Brussel-Kuurne siamo stati noi della Visma Lease a Bike a tenere in mano il pallino del gioco fin da subito, per arrivare in volata con Brennan. Abbiamo lavorato alla grande, tenendo sempre alto il ritmo e facendo staccare tutti gli altri velocisti. Lo sprint finale è stata quasi una formalità. 

Anche se Brennan a un certo punto è andato in difficoltà e sei stato tu a riportarlo sotto…

Non si è capito se per un momento abbia avuto un calo di concentrazione o se abbia tirato il freno per paura di cadere, come successo il giorno prima. Però ci ho messo una pezza e l’ho riportato sotto (tanto che Brennan nell’intervista post gara ha ringraziato pubblicamente Mattio per il lavoro fatto, ndr). 

Ti riferivi a questo quando hai detto di aver avuto ottime sensazioni?

Sicuramente è stato un bel segnale, riuscire a fare ciò che il team mi ha richiesto è un ottima cosa. Vedere un problema, risolverlo e poi arrivare alla vittoria. Non male direi. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Omloop Nieuwsblad 2026
Pietro Mattio ha fatto il suo esordio alla Omloop Nieuwsblad, assaggiando anche il pavé dei muri
Gli anni nel devo team quanto sono stati importanti per conoscere certi meccanismi?

Molto. Essere cresciuto con questa mentalità e imparare a mettersi a disposizione dei compagni mi ha aiutato per farmi trovare nel posto giusto e al momento giusto

Hai corso anche a Le Samyn, passando da Brennan a Van Aert…

Non avrei mai detto di riuscire a correre con Van Aert, invece c’è stata questa occasione e ne sono felice. Rientrava dallo stop per febbre, quindi in corsa eravamo più liberi. Tanto che sono entrato nella fuga insieme a un mio compagno. 

Poi nel finale eri di nuovo accanto al capitano, passando la bici a Van Aert quando ha forato…

Una volta ripreso dopo la fuga ero abbastanza al limite e mi trovavo in fondo al gruppo. L’ho visto con la ruota a terra e mi è venuto istintivo dargli la mia bici (i due hanno corporatura simile, ndr) anche perché le ammiraglie erano molto più indietro. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Alessandro Borgo, Bahrain Victorious, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Partenza della Kuurne-Brussel-Kuurne: Mattio insieme a Borgo, due degli arcieri iridati di Kigali di nuovo uno accanto all’altro
Come ti sei trovato sui muri del Nord?

La Omloop Nieuwsblad è stata parecchio impegnativa, mentre alla Kuurne mi sentivo meglio. I percorsi erano abbastanza diversi, con il secondo decisamente più semplice. Aver già corso sulle pietre da under 23 mi ha dato sicuramente una mano nel prendere dimestichezza. La grande differenza con il WorldTour sta nel ritmo, anche da under si fa forte, ma qui negli ultimi 80 chilometri si accelera ulteriormente

Sai già quali saranno i prossimi impegni?

Finita la Strade Bianche ho una settimana di pausa, poi correrò ancora in Belgio. Da lì vedremo, per il periodo delle Classiche sono inserito come riserva in diverse corse e sono nella long list per la Roubaix.